DIFENDERE LA VERA FEDE
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A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Difendere INSIEME LA CROCE, il Crocefisso nostro SEGNO di Vittoria

Ultimo Aggiornamento: 16/02/2016 17.50
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27/11/2008 17.10
 
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Affronteremo qui, cari Amici, la questione del CROCEFISSO, questa CROCE che sono anni ormai che sembra dare fastidio a "qualcuno"...

A periodi e a ondate ci si accanisce contro questo simbolo che per noi però NON è semplicemente tale, ossia un simbolo NO! Per noi è molto di più E' IL SEGNO, neppure "un" segno come potrebbero essercene fra tanto, ma è IL SEGNO DELLA NOSTRA VITTORIA...... [SM=g27988]

E allora, impariamo a conoscerlo non solo attraverso il Segno, ma anche la Croce usata nei nostri simboli cristiani ed Ecclesiali...

Cominceremo dalla CROCE ORTODOSSA....per proseguire in un percorso semplice e a piccoli passi...

La Croce Ortodossa

La più diffusa nell'Ortodossia è la croce con otto bracci, chiamata anche il crocifisso.



Sull'asse centrale (verticale) si trovano tre traverse orizzontali. Quella mediana è grande, per le mani del Cristo crocifisso. La traversa orizzontale superiore ricorda la tavola con la scritta: "Gesù Nazareno, Re dei Giudei". Questa scritta in tre lingue - greco, latino ed ebraico - è stata messa sulla croce di Cristo per ordine di Pilato. Era usanza romana scrivere la colpa del reo su delle tavolette.

Nella tradizione ortodossa i piedi di Cristo non sono trafitti con un solo chiodo, come in quella cattolica, bensì con due chiodi, uno per ciascun piede. Come mostrano le ricerche sulla Sindone di Torino così era in realtà. La traversa orizzontale inferiore è per i piedi del Crocifisso. Un capo di essa è un pò rialzato. Questo lato rialzato mostra il cielo, verso cui è diretto il Buon Ladrone, crocifisso assieme a Cristo, l'altro capo invece è diretto verso il basso, verso l'inferno, il posto per l'altro ladrone, quello che non si è pentito.



Molte volte, al di sotto della croce, si può vedere l'immagine del teschio: è la testa di Adamo, che secondo la tradizione fu sepolto sul Golgotha, sotto il luogo dove è stato crocifisso Cristo. Dalla fenditura della roccia sotto la Croce cadde sulla testa di Adamo una goccia del sangue di Cristo ridandogli la vita, ridando la vita a Adamo: uomo e umanità.

Vicino alla croce sono presentati molte volte la Vergine Maria e il discepolo amato da Cristo: l'Apostolo Giovanni.

Spesso vengono messi anche gli strumenti di morte di Cristo: la lancia con la quale hanno trafitto il suo fianco, e la canna con la spugna imbevuta d'aceto, che fu data a Cristo dal soldato romano.

A volte si può vedere anche la croce con la mezzaluna.
Qualcuno pensa che questo sia il simbolo della vittoria dell'Ortodossia sull'Islamismo. Invece la croce con la mezzaluna è conosciuta molto prima del conflitto tra cristiani e musulmani, è conosciuta già dai tempi della Chiesa primitiva: la forma della croce e quella della luna unite insieme formano un'ancora, simbolo della speranza.
La mezzaluna simboleggia anche il calice eucaristico con il sangue di Cristo che redime i peccati dell'uomo.
Questi tipi di croce sono messi sui templi dedicati alla Vergine Maria, perchè la mezzaluna è il suo simbolo (cfr Ap.12), e il sole è simbolo di Cristo.



Il segno della Croce è un gesto che il cristiano ortodosso compie nella sua preghiera e in ogni momento della giornata per ricordare Dio. Il gesto è una confessione e, nello stesso tempo, una petizione. Con il segno della Croce si confessa che la morte è stata sconfitta dalla morte e risurrezione di Cristo. La Croce non è dunque un segno di morte e di finitezza ma di vita perché unisce veramente i credenti con la sorgente della vita stessa. Il segno della Croce è anche una petizione con la quale si chiede la partecipazione a quella vita trasfigurata anticipata dalla Resurrezione di Cristo, vita che non conosce termine.

Questo segno non deve essere un gesto sporadico o superstizioso. Il suo vero senso si coglie quando nasce da una fede profonda e da un cuore contrito. Come gesto coinvolge anche il corpo che prega con l'anima: la redenzione cristiana coinvolge tutto!

Come si lo fa?
Nella prassi della Chiesa Ortodossa il segno della Croce si fa’ tenendo tre dita della mano destra unite e le altre due libere. Questo gesto è la confessione dell'unità e trinità di Dio e delle due nature (umana e divina) unite in Cristo senza essere confuse tra loro (Dogma del Concilio di Calzedonia). La mano così disposta tocca la fronte (Nel nome del Padre), l'ombelico (del Figlio), la spalla destra (e del Santo) e la spalla sinistra (Spirito).


__________________
"Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero" (Santa Caterina da Siena)
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Il Crocefisso




Lettera aperta per chi è "allergico" al Crocefisso


Buongiorno a tutti e auguri...
Diversi anni fa, un saggio di Umberto Eco "Fenomenologia di Mike Bongiorno" tentò di spiegare tra il serio e il faceto, il "Mike nazionale" agli italiani. Eco analizzò il successo del presentatore relazionandolo alle aspettative dei milioni di spettatori che seguivano le sue trasmissioni.

E' ovvio che io non sono Eco e il sig. Smith di turno (colui che gettò fuori dalla finestra un crocefiso) non è Bongiorno, tuttavia, se me lo consente, sig. Smith, vorrei collocarla al centro di questa riflessione "natalizia".

Sì, perché lei merita almeno un po' d'attenzione, oserei dire più cristiana che colta, perché solo un paese dalle radici cristiane può consentirle di dire ciò che dice e fare ciò che fa. Le avrei dedicato, mi creda, un'attenzione colta, ma mi sa che non è il caso: sa, mi sembra lei l'unico a non sapere che tra cristiani e musulmani non si è sempre fatto a sciabolate, anzi...

Pensi, che quando le due civiltà si sono incontrate in limitate isole di convivenza, hanno dato origine ad archittetture meravigliose e alla fusione di spiriti che è tipica dei popoli del "Libro". Perfino pensatori come Avicenna e Averroè hanno meditato sul pensiero occidentale e il pensiero occidentale ha meditato su Avicenna e Averroè, ma lei questo sembra ignorarlo. A lei, mi consenta il berlusconiano intercalare, sembra interessare solo il fatto di venir proclamato campione del mondo del "lancio del crocefisso" e, se possibile, portare tale sport alle prossime olimpiadi.
Sappia, che quel crocefisso che lei con tanta disinvoltura lancia dalla finestra dell'ospedale in cui sua madre (e me ne dispiace cristianamente) era ricoverata, ben volenteri si sottomette al suo sport preferito e, comunque, pur volando da diversi piani, non smette di annoverare nel suo sacrificio universale sia lei che la sua sofferente mamma.
Cosa vuole che sia per Uno che si è fatto crocifiggere per me e per lei fare un voletto di pochi metri? Sa, nella ex Yugoslavia abbondano crocefissi senza più braccia che, ostinatamente rimangono appesi in quello strano equilibrio salvifico, privo di braccia, quasi a voler dire che noi dobbiamo essere quelle braccia che a Cristo sono state strappate dalle bombe.


Ma a lei, sig. Smith, le braccia servono solo per menare e per difendersi quando le prende. Provi ad usarle per stringere altre mani e vedrà che sarà una cosa sorprendente. Sa, mi sono chiesto spesso che tipo sia lei, e ad oggi ancora me lo chiedo: ma non mi sembra un nobile musulmano, un principe del deserto o un magnanimo muftì. Non mi sembra uno che nel deserto darebbe la metà della sua borraccia ad un ebreo o ad un cristiano, pur essendo lei e noi popoli "del libro". Né mi sembra uno che la smetterà di lanciare crocefissi qualora se ne presenterà l'occasione.


Magari provi, visto le sue radici scozzesi, a lanciarne uno un po' più grosso, come fanno gli scozzesi con i tronchi, magari un crocefisso grosso come quello che il don Camillo di Guareschi si caricava sulle spalle in solitare processioni boicottate dal buon Peppone.


Ci pensi, sig. Smith, pensi a quel povero Cristo dalle braccia allargate e pensi anche che la porta del cielo, o del paradiso se più le piace, è una porta dal disegno cruciforme, un passaggio in cui si entra solo allargando le braccia, così come si allargano per accogliere o abbracciare, per esprimere la gioia di un ritorno o la sconsolatezza di un addio.


 Ci pensi a quelle braccia allargate, sig. Smith e vedrà che non fanno male a nessuno...


Ci rifletta come i suoi illustri correligionari Avicenna e Averroè e vedrà che rinunciare a diventare campione del mondo di "lancio del crocefisso", comunque la migliorerà come uomo e come vero musulmano. Ci pensi, pensi a questo mondo martoriato e giudichi se vale la pena di amare od odiare, carezzare o picchiare, vivere in pace o essere il piccolo avversario di quel "cadaverino in croce" come lo chiama lei.


 E se il cuore glielo consente (mi perdonerà, ma fido più nel suo cuore che nei suoi neuroni che mi sembrano affaticati) provi a vivere e a farci vivere questo Natale senza ulteriori provocazioni, lanciando magari a capodanno una vecchia pentola dalla finestra ed evitando di coinvolgere il nostro stanco (ma mai domo) crocefisso, in acrobatiche quanto inutilmente provocatorie evoluzioni aeree. Pensi pure che si fa sempre in tempo a diventare amici, anche con fedi diverse, e stia tranquillo che se qualcuno insorgesse per togliere dal muro una "mezzaluna", noi cristiani combatteremmo contro di lui, gli impediremmo di offendere lei e il suo credo coi suoi simboli preziosi.


Ci pensi davanti ad una buona fetta di panettone... Auguri a lei e alla sua famiglia...


Chisolm

Fraternamente CaterinaLD

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12/02/2009 23.07
 
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Da una omelia del 14.1.2004 del vescovo emerito di Gorizia Vitale Bommrco, di venerata memoria.

                                      

Riporto così dal diario di quel giorno:

...ogni Diocesi inserisce nella meditazione della Liturgia delle Ore mattutina il Santo che gli è proprio....e qui da noi oggi si ricorda il B.Oderico da Pordenone:
.......
Oderico è un pò il "nostro" MARCO POLO.....essendo egli partito per la Cina come missionario e dopo averci lasciato lettere meravigliose della sua missione......
Mi chiedevo, prima di entrare alla Messa e sostando presso il Crocefisso e fissandolo con una stretta al cuore.....in qual modo i santi del passato avessero mai reagito di fronte alla situazione di oggi nei suoi confronti.....

Ebbene celebrava la S. Messa il nostro amato vescovo (in pensione per motivi di salute) che vive da malato nella nostra Parrocchia e che è stato vescovo di Gorizia per molti anni. Una persona umilissima, entra ed esce dall'ospedale e tra una "pausa" ed un altra, non rinuncia alla Messa mattutina con noi....ed essendo egli un francescano e vescovo di qui, non ha trascurato oggi di parlarci di questo grande missionario ed ecco la sua omelia che desidero condividervi:
il vescovo ci ha raccontato un episodio dei viaggi del B.Oderico:

< ....aveva ricevuto RISPETTO dei grandi capi NON cristiani della Cina e della Regione dove operava, un giorno si faceva una grande Processione del Venerdì Santo con il trasporto di un grande Crocefisso. Passà di li la carovana del Governatore naturalmente non cristiano ed incuriosito fece fermare il suo corteo e si mise a guardare.

La Processione procedeva dignitosamente e composta pregando e cantando Inni al Signore, al chè il Governatore si mise di traverso e la bloccò e chiese al missionario che apriva la fila: < Che cosa stai portando in corteo? > e lui risponde chinando la testa: < Eccellenza, portiamo il simbolo della nostra salvezza, per benedire questa terra > Al chè un consigliere del Governatore un tantino geloso dice: < Sono stuperstizioni contro la nostra fede, eccellenza, sarebbe saggio impedirlo! >

Il b. Oderico rimane in silenzio con la testa china, stringendo un Crocefisso più piccolo, di certo pregava che tutta quella gente non venisse colpita duramente! Dopo qualche secondo di silenzio il Governatore dice a gran voce: < Consigliere perfido! Nessuno che viene per benedire può essere accusato di superstizione contro i nostri dèi! - e rivolto al missionario- regalami quell'oggetto che hai fra le mani, e la benedizione che dici di portare mi seguirà nell'esercizio che devo compiere!>

Il Missionario glielo regalò, allora il Governatore si scansò per far passare la Processione e al passaggio del Crocefisso si tolse la berretta e chinò la testa.....e disse: < Chi tiene le braccia allargate inchiodate, non può abbassarle per maledire! > Al suo rientro volle conoscere la storia di questo Signore inchiodato.

Ecco, vedete fratelli e sorelle quale grande lezione di fede questo missionario oggi ci dona gratuitamente! Il valore del Crocefisso che oggi è disprezzato e che in passato ha riscosso il RISPETTO di coloro che adoravo più dèi, oggi rivendica da noi cristiani QUELLA FEDE CHE IL B.ODERICO PORTO' IN TERRE LONTANE. La risposta all'intolleranza di oggi ci chiede se siamo in grado noi di comportarci come coloro che in passato morirono per difendere il Crocefisso, ma dobbiamo morire prima di tutto a noi stessi.

Rinunciare alle nostre superstizioni per far emergere la potenza di Gesù sulla Croce, portarlo con il dovuto rispetto, onorarlo, cambiare i nostri atteggiamenti sbagliati per amore di Colui che ha avuto le braccia allargate e bloccate in quella posizione dai chiodi che tanto hanno colpito benevolmente il cuore del Governatore cinese che alla fine ha abbassato il capo di fronte al suo passaggio. Che cosa ha convinto il Governatore se non la trasparenza della fede del Missionario e di tutta quella gente COMPOSTA e silenziosa? Un adoratore di dèi ha accusato di perfidia il suo consigliere e si è chinato davanti al Crocefisso, grazie proprio all'atteggiamento umile del b.Oderico il quale ha fatto dono del suo crocefisso da missionario al Governatore. Uno scambio di doni: il rispetto in cambio di un crocefisso; un crocefisso in cambio del rispetto! ..>


Grazie vescovo Bommarco.....[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740717]

                              
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mercoledì 15 aprile 2009


Mentre fervono le polemiche intorno alle oscenità di Monsignor (sic!) Di Falco che stacca Cristo dalla Croce, riceviamo dall'autore e pubblichiamo in esclusiva la Prefazione di Don Nicola Bux al nuovo volume del prof. Michele Loconsole "Il segno della Croce. Storia e Liturgia". Buona Lettura!


Segnaliamo inoltre che è sempre disponibile sulla colonna di link sulla destra la raccolta di articoli sul dialogo ebraico-cristiano a cura del prof. Loconsole. Potete scaricare il file in pdf cliccando qui o sull'immagine di Giotto.


Michele Loconsole
Il Segno della Croce. Storia e Liturgia
Progedit
2009, pp. 104, € 14.00

Prefazione di Don Nicola Bux

In cruce latebat sola deitas, sulla croce solo la divinità restava nascosta, canta san Tommaso d’Aquino nel celebre inno Adoro te devote, al termine di oltre un millennio che aveva visto i cristiani prima timorosi di esibirla, poi orgogliosi di farne il distintivo. La croce, un supplizio scandaloso per i giudei e folle per i pagani, come ha osservato san Paolo, Gesù Cristo lo ha per così dire esorcizzato, innanzitutto perché “chi dal legno traeva vittoria da esso fosse sconfitto” – dice alludendo a satana il prefazio della Santa Croce – poi, perché essendosi accostata ad esso la morte per il morso letale, questa ha finito per ingoiare la divinità del Figlio nascosta sotto l’umanità appesa al legno, e così è stata sconfitta. Tutta la teologia apostolica e patristica quindi esalta la croce diventata simbolo e strumento di redenzione.

Il prof. Michele Loconsole ne traccia in questo libro il percorso, dalle timide allusioni catacombali alla grande esaltazione gerosolimitana del 14 settembre del 335, quando la “Croce preziosa e vivificante” fu issata a mo’ di trofeo sulla roccia del Golgota, messa in evidenza nella nuova basilica dell’Anastasi tenacemente voluta dalla basilissa Elena, dal figlio Costantino e dal vescovo Eusebio. È la croce aurea e gemmata, senza raffigurazione del crocifisso. Proprio tale esaltazione che diviene festa importante dell’anno liturgico sia bizantino che romano, non meno dell’inventio che l’aveva preceduta, fa’ pian piano il giro del mondo cristiano fissandosi in affreschi e mosaici in Oriente e Occidente, come in sant’Apollinare in Classe a Ravenna e in san Clemente a Roma.

La croce, gloriosa e gemmata o albero fiorito ai cui rami si riparano le tortore, simbolo delle anime che cercano Dio, diviene il punto cardinale di orientamento della preghiera che fa memoria del mistero della redenzione e attende il ritorno glorioso di Cristo. Un mistero sempre presente sull’altare: per questo la croce è sull’altare e lo spiega come il luogo alto del sacrificio del Signore. Non è una suppellettile secondaria – come si intende da taluni che la decentrano – ma il segno-icona senza cui non si capisce il luogo sacro cristiano.

La croce non è solo nella liturgia, ma nella devozione del popolo verso la Passione di Gesù, che informa l’esistenza quotidiana: “è una croce”, “sta attraversando un Calvario”, sono alcuni modi di dire informati al simbolo per eccellenza del cristianesimo. Quando alla croce si cominciò a non ritenere disdicevole apporre il corpo del crocifisso, anzi a renderla più efficace a rappresentare quasi al vivo il Signore, vuoi in atteggiamento sofferente e morente, vuoi vivente e glorioso, essa si affermerà ancora più, fino a invadere le case e i crocicchi di strada. Per non parlare delle reliquie e dei reliquiari della croce sparsi nelle chiese del mondo che, se fossero messe tutte insieme, non darebbero affatto qualcosa di smisurato, come ha detto con malizia qualcuno.

Alla comprensione realistica di tutto ciò tende il documentato saggio di Loconsole, al quale auguro un gran numero di lettori. E possa contribuire a far tornare la croce al centro della liturgia e dello sguardo di sacerdote e fedeli.


[SM=g1740722] [SM=g1740721] [SM=g1740733] [SM=g1740717] [SM=g1740720]


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Così la Corte europea è pronta a rimuovere tutti i crocifissi dalle scuole italiane

giovedì 20 agosto 2009 alle ore 19.27

Non si sono ancora spente le polemiche suscitate dalla recente decisione del Tar del Lazio sui professori di religione e già una decisione ancor più importante sta per essere presa, in questi giorni, in totale sordina.

Davanti alla Corte europea dei diritti dell’uomo è attualmente pendente un giudizio sulla compatibilità tra le norme dell’ordinamento italiano che prevedono l’esposizione
obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche e la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma nel 1950. Il giudizio è stato promosso da una signora che già nel 2002 aveva fatto ricorso al Tar del Veneto per ottenere la rimozione del crocifisso dalle aule scolastiche frequentate dai figli. Il Tar aveva rigettato il ricorso e la sua decisione era stata impugnata, senza esito, dinanzi al Consiglio di stato. Anche quest’ultimo aveva ritenuto legittime le norme che obbligano a esporre il crocifisso, osservando che, se per i credenti esso può rivestire un significato religioso, non assume comunque valore discriminatorio per i non credenti: il crocifisso, infatti, rappresenta e richiama “in forma sintetica immediatamente percepibile ed intuibile (al pari di ogni simbolo) valori civilmente rilevanti, e segnatamente quei valori che soggiacciono ed ispirano il nostro ordine costituzionale, fondamento del nostro convivere civile”.
La signora veneta non si è arresa, e nel luglio 2006 ha fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, lamentando da parte dell’Italia una violazione della Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

In particolare, ha denunciato una lesione della libertà di pensiero, coscienza e religione e una discriminazione nei confronti propri e dei figli rispetto ai cittadini appartenenti
alla religione cattolica, come anche la violazione del diritto ad assicurare ai figli un’educazione conforme alle proprie convinzioni religiose e filosofiche.

La Corte europea ha posto al governo italiano alcune domande, tra cui quella relativa alle conseguenze per i professori che decidessero di non esporre o rimuovere il crocifisso e quella relativa alla possibilità di esporre accanto al crocifisso simboli di altre religioni.

La questione all’esame della Corte europea è assai delicata. E’ da auspicare che la Corte non ceda alla lusinga di una deriva laicista che non manca, purtroppo, di sostenitori, ma che non ha nulla a che vedere con un corretto rapporto tra potere pubblico e religione, quale quello che si desume, tra l’altro, dalla Costituzione italiana. Secondo quest’ultima, è bene ricordarlo, i poteri pubblici non sono indifferenti verso il fenomeno religioso, bensì, pur riconoscendo l’importanza della religione nella realtà sociale, si dichiarano incompetenti a disciplinarla direttamente e affidano, invece, tale disciplina agli accordi con le diverse confessioni religiose. Inoltre, la decisione della Corte europea potrebbe avere conseguenze particolarmente significative non solo per l’Italia, ma anche per gli ordinamenti degli altri numerosi paesi che hanno sottoscritto la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.


Il Foglio 20 agosto 2009

Filippo Vari
(Professore associato di Diritto costituzionale, Università Europea di Roma)


[SM=g1740720] ma che fastidio da?


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L'Europa e il crocefisso, la cristianofobia al potere


Nota di Massimo Introvigne

Ci siamo. Da diverso tempo si accumulavano i segnali di un prossimo colpo delle istituzioni europee contro il cristianesimo e la Chiesa Cattolica.

Qualche mese fa, il 4 marzo 2009, avevo avuto occasione di partecipare come esperto a Vienna a una conferenza dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) dove era stato lanciato l’allarme su una montante «cristianofobia», che in diversi Paesi non si limitava più alla propaganda ma si esprimeva in leggi e sentenze contro la libertà religiosa e di predicazione dei cristiani e contro i loro simboli.

L’attacco anticristiano si era finora svolto in modo prevalentemente indiretto, attraverso la proclamazione di presunti «nuovi diritti»: anzitutto, quello degli omosessuali a non essere oggetto di giudizi critici o tali da mettere in dubbio che le unioni fra persone dello stesso sesso debbano godere degli stessi riconoscimenti di quelle fra un uomo e una donna. Tutelando gli omosessuali non solo – il che sarebbe ovvio e condivisibile – da violenze fisiche, ma da qualunque giudizio ritenuto discriminante ed etichettato come «omofobia», le istituzioni europee violavano fatalmente la libertà di predicazione di tutte quelle comunità religiose, Chiesa Cattolica in testa, le quali hanno come parte normale del loro insegnamento morale la tesi secondo cui la pratica omosessuale è un disordine oggettivo e uno Stato bene ordinato non può mettere sullo stesso piano le unioni omosessuali e il matrimonio eterosessuale.

La sentenza «Lautsi c. Italie» del 3 novembre 2009 della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo segna il passaggio della cristianofobia dalla fase indiretta a una diretta.

Non ci si limita più a colpire il cristianesimo attraverso l’invenzione di «nuovi diritti» che, proclamando il loro normale insegnamento morale, le Chiese e comunità cristiane non potranno non violare, ma si attacca la fede cristiana al suo cuore, la croce.

I giudici di Strasburgo – dando ragione a una cittadina italiana di origine finlandese – hanno affermato che l’esposizione del crocefisso nelle aule scolastiche italiane viola i diritti dei due figli, di undici e tredici anni, della signora Lautsi, li «perturba emozionalmente» e nega la natura stessa della scuola pubblica che dovrebbe «inculcare agli allievi un pensiero critico».

Ove tornasse in Finlandia, la signora Lautsi dovrebbe chiedere al suo Paese natale di cambiare la bandiera nazionale, dove come è noto figura una croce, con quale perturbazione emozionale dei suoi figlioli è facile immaginare.
Basta questa considerazione paradossale per capire come, per qualunque persona di buon senso, la croce a scuola o sulla bandiera non è uno strumento di proselitismo religioso ma il simbolo di una storia plurisecolare che, piaccia o no, non avrebbe alcun senso senza il cristianesimo.

In Italia la signora Lautsi intascherà cinquemila euro dai contribuenti – un piccolo omaggio della Corte di Strasburgo – e avrà diritto di far togliere i crocefissi dalle aule dove studiano i figli.

Certo, ci sarà l’appello, e giustamente il nostro governo rifiuterà di applicare questa sentenza ridicola e folle. Ma le «toghe rosse» italiane si sentiranno incoraggiate dai colleghi europei. Che non sono tutti «stranieri» dal momento che uno dei firmatari della sentenza è il giudice italiano a Strasburgo, il dottor Vladimiro Zagrebelsky, campione – insieme al fratello minore Gustavo – del laicismo giuridico nostrano.


 CARI CATTOLICI E CARI CRISTIANI....TOCCA NOI NON VERGOGNARCI DI DIFENDERE IL CROCEFISSO.....

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Stefano Porfirio da FB
Nel colmo di qualche grave afflizione prendete in mano il CROCIFISSO, fatevi fare una predica da Lui.. Che predica sentirete!

FONDATE SEMPRE la vostra MEDITAZIONE sopra i misteri della PASSIONE di Gesù, non la lasciate mai: attendetevi ogni giorno, vedrete miracoli della misericordia di Dio. Perché ...è il mezzo necessario per confortare e fortificare lo spirito. Perché... è la via più sicura ed il mezzo più efficace per farsi santi; è la via regia. Perché ... è la SCUOLA DIVINA ove s'impara l'altissima scienza della santità, quella santità che è la VERA SANTITA, la più sicura e la più preziosa: è qui che hanno imparato i santi. In questa scuola divina potremo imparare: a essere umili di cuore, - amanti del proprio disprezzo, - amanti del patire, - a essere dolci e mansueti - pieghevoli e obbedienti, - a essere uomini di grande orazione. ­

Qui l'anima amante si inabissa tutta in quell'immenso mare d'infinita carità che rinnova lo spirito e la rende vera delizia della Sposo celeste. Perché... in questa scuola... non c'è inganno! Chi se l'intende col CROCIFISSO non piglia errore. Perché... è un balsamo cosi prezioso e di tanta virtù che addolcisce ogni travaglio, medica ogni pena. Tutte le cose vi saranno dolci. E' miele, latte e fuoco per l'anima amante Si pacificherà presto il vostro cuore. Perché... è la fonte per compatire Gesù. Perché.. è la porta che conduce all'intima unione con Dio, alla più sublime contemplazione.

Il cuore vi fa ali di fuoco per volare a Dio. L'anima vi succhia la dolcezza ineffabile del Santo AMORE, arrivando poi a bere l'AMORE DIVINO a fiumi, a mari ..mari. ..di fuoco!

Un Dio flagellato! Un Dio crocifisso. .. un Dio morto! Chi?... Per chi?... Ci basta a tenerci in meditazione un'eternità.

Un po' di forza per tornare in campo aperto e predicare il mio Gesù Crocifisso, morto per noi peccatori sopra la Croce e così, se fosse possibile, attaccare il fuoco a tutto il mondo!

Non perdete di vista la PASSIONE di Gesù, portate le pene dello Sposo divino come vasetto di mirra sull'altare del vostro cuore.

E lasciate che questo prezioso desiderio vi inzuppi tutti e vi penetri sino nella midolla delle ossa, gusterete quanto siano dolci i frutti di quest'albero di vita: la CROCE.

Vi prego quanto so e posso: approfittatevi di quella scienza divina che Gesù da maestro sovrano vi insegna nella scuola della sua SS. PASSIONE. In mezzo alle occupazioni è necessario confortare e fortificare lo spirito ai piedi del CROCIFISSO nella meditazione delle sue santissime pene.

(Da i pensieri di S. Brigida)

                         crocifisso


Contro la sentenza del Parlamento Europeo, riportiamo il Crocefisso sugli Altari, nelle nostre case, anche al collo, MA NON COME MONILE, QUANTO PIUTTOSTO QUALE SEGNO DELLA NOSTRA IDENTITA'..... Il Crocefisso, non la croce vuota attenzione.... E' GIOIA e così va testimoniato da noi aiutando a far comprendere alle persone che Egli non è contro nessuno, Egli è solo CONTRO IL MALE....

Può dunque davvero essere un segno di intolleranza per chi non crede? O non è piuttosto una guerra CONTRO COLUI che combatte contro i mali dell'Uomo come l'aborto, il divorzio, l'uso spropositato della genetica...contro la legalizzazione delle coppie dello stesso sesso ecc? Ma Gesù, il Crocefisso nemico di ogni male, NON è contro l'Uomo debole e peccatore.... Egli combatte GLI ATTI MALVAGI...NON LE PERSONE... O con me o contro di me, dice Gesù....ebbene, cominciamo a scegliere da che parte stare con tutto ciò che questo comporta....




 
Gabbianella1., 04/11/2009 16.56:

Sapete cosa penso?Qta notizia nn vien per nuocere...adesso mi aspetto che i cristiani facciano sentire la loro voce....chissa' adesso ci sveglieremo tutti.Anche quelli un po' anestesizzati.... Caro Gesù,noi ti porteremo sempre nel cuore e nn avremo paura di mostrare la tua Croce.Amen.





Speriamo Gabbianella....intanto leggiamo qui e guardiamo la vignetta che uscirà domani sull'O.R.

La sentenza della Corte di Strasburgo

Il crocifisso, i giudici
e Natalia Ginzburg



di Giuseppe Fiorentino e Francesco M. Valiante

Tra tutti i simboli quotidianamente percepiti dai giovani, la sentenza emessa ieri dalla Corte di Strasburgo - che proibisce l'esposizione del crocifisso dalle aule scolastiche italiane perché sarebbe contraria al diritto dei genitori di educare i figli in linea con le loro convinzioni e al diritto dei bambini alla libertà di religione - ha colpito quello che più rappresenta una grande tradizione, non solo religiosa, del Continente europeo.

"Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l'immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l'idea dell'eguaglianza tra gli uomini fino allora assente". A scrivere queste parole, il 22 marzo 1988, era Natalia Ginzburg sulle pagine de "l'Unità", il quotidiano fondato da Antonio Gramsci, allora organo del Partito comunista italiano.

Le parole della scrittrice, a oltre vent'anni di distanza, esprimono un sentimento ancora ampiamente condiviso in Italia. Ne sono dimostrazione le tante reazioni seguite al pronunciamento della Corte europea. Mentre il Governo italiano ha annunciato di aver presentato ricorso contro la sentenza, il mondo politico ha evidenziato quasi unanimemente la mancanza di buon senso insita nel provvedimento, ribadendo come la laicità delle istituzioni sia un valore ben diverso dalla negazione del ruolo del cristianesimo.

"Stupore e rammarico" sono stati espressi in particolare dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il gesuita Federico Lombardi, in una severa dichiarazione trasmessa dalla Radio Vaticana e dal Tg1.

"È grave - ha affermato - voler emarginare dal mondo educativo un segno fondamentale dell'importanza dei valori religiosi nella storia e nella cultura italiana". E ha continuato:  "Stupisce poi che una Corte europea intervenga pesantemente in una materia molto profondamente legata all'identità storica, culturale e spirituale del popolo italiano. Non è per questa via che si viene attratti ad amare e condividere di più l'idea europea, che come cattolici italiani abbiamo fortemente sostenuto fin dalle sue origini". Di "visione parziale e ideologica" ha parlato la Conferenza episcopale italiana, sottolineando che nella decisione della Corte "risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale".

Va ricordato che in Italia il Consiglio di Stato nel 2006 aveva già ritenuto legittime le norme che prevedono l'esposizione del crocifisso nelle scuole, affermando che questo non assume valore discriminatorio per i non credenti perché rappresenta "valori civilmente rilevanti e, segnatamente, quei valori che soggiacciono e ispirano il nostro ordine costituzionale".

In effetti la sentenza della Corte di Strasburgo, con l'intento di voler tutelare i diritti dell'uomo, finisce per mettere in discussione le radici sulle quali quegli stessi diritti si fondano, disconoscendo l'importanza del ruolo della religione - e in particolare del cristianesimo - nella costruzione dell'identità europea e nell'affermazione della centralità dell'uomo nella società. Sotto altro profilo, la decisione dei giudici di Strasburgo sembra ispirata a un'idea di laicità dello Stato che porta a emarginare il contributo della religione alla vita pubblica.

Si potrebbe così prefigurare un futuro non tanto lontano fatto di ambienti pubblici privi di qualunque riferimento religioso e culturale nel timore di offendere l'altrui sensibilità. In realtà, non è nella negazione, bensì nell'accoglienza e nel rispetto delle diverse identità che si difende l'idea di laicità dello Stato e si favorisce l'integrazione tra le varie culture. "Il crocifisso rappresenta tutti" - spiegava Natalia Ginzburg - perché "prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti,  ebrei  e  non  ebrei  e  neri  e bianchi".


(©L'Osservatore Romano - 5 novembre 2009)


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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05/11/2009 15.00
 
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Ipocrisie clericali: a scuola sì, sull'altare no.


Quanti preti in questi giorni si lamentano della sentenza ridicola della Corte europea dei diritti umani che impone all'Italia di togliere i crocifissi dai muri delle aule scolastiche. Ma sono spesso gli stessi preti che non si rendono più conto che sul loro altare, dico: l'altare della chiesa, il crocifisso è stato già tolto da un pezzo. E nessun tribunale l'ha imposto!
Prima di far tornare il crocifisso nei luoghi pubblici, dove comunque ci sta benissimo, facciamo una buona battaglia per il ritorno della croce al suo posto d'onore sugli altari: non di fianco, non storta, non nascosta, ma "piantata" ben al centro della "mensa" che è anche "calvario".
Per chi brontola che "nasconde il prete", c'è sempre, almeno, la soluzione tradizionale ed elegante delle chiese gotiche, soprattutto francescane: porre un crocifisso di dimensioni monumentali sospeso proprio sopra l'altare. Mette insieme tutte le esigenze, e va bene sia che si celebri "di qua" che "di là" dell'altare....











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06/11/2009 19.28
 
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L’amarezza e lo sdegno dei vescovi italiani

DA ROMA GIANNI CARDINALE

L’ «insensata», come scrive l’Osservatore Romano, sentenza della Corte di Strasburgo contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche continua a suscitare amarezza e sdegno nell’episcopato italiano. Sulla scia del cardinale Angelo Ba­gnasco, presidente della Cei, sono intervenuti ieri altri porporati e pre­suli della penisola. Per il cardinale vicario di Roma, Agostino Vallini, la sentenza «dimostra di non rispet­tare la storia, la cultura e l’espe­rienza religiosa del popolo italia­no ». «La libertà religiosa – spiega Vallini – è il diritto di ogni uomo di esprimere liberamente la propria fede, anche in pubblico».

Ecco poi il monito del cardinale Carlo Caffarra: «Togliete pure il cro­cifisso, togliete pure questo ricordo e l’uomo non potrà che avere un profondo disprezzo di se stesso». «Non è la prima volta – ricorda l’ar­civescovo di Bologna – che la Chie­sa deve fare i conti con situazioni difficili. Anche se non si è mai tro­vata ad affrontare una situazione di vuoto così radicale».

Il cardinale Camillo Ruini, presi­dente del Comitato per il progetto culturale della Cei, interpellato sul tema ha confessato che ci sono lai­ci «che intendono la loro laicità co­me rifiuto di ogni ruolo pubblico della Chiesa e spesso anche come rifiuto di qualsiasi possibilità del­l’esistenza di Dio». «Con queste po­sizioni – aggiunge – inevitabilmen­te il dialogo diventa un confronto critico, nel quale il terreno comu­ne è difficile da trovare».

Il crocifisso non è solo un simbolo reli­gioso, ma «u­no dei grandi simboli della cultura occi­dentale » ribadisce il presidente del pontificio Consiglio per la Cultura, l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, che ricorda quanto scrisse in pro­posito la scrittrice Natalia Ginzburg sull’Unità. E lo stesso fa il vescovo di Ivrea Arrigo Miglio, che invita a cogliere questa occasione «per es­sere più attenti al messaggio che il Crocifisso ci trasmette e per ren­derci conto, al tempo stesso, della sintesi formidabile di fede cristia­na che il segno di croce rappresen­ta ogni volta che abbiamo il corag­gio di tracciarlo su di noi».

Il vescovo di Biella Gabriele Mana, dichiara che non solo «come uomo di fede, ma come cittadino italiano che pensa», si sente «umiliato del­la deriva laicista» rappresentata dal «pronunciamen­to » di Strasburgo. «La rimozione imposta del cro­cifisso dalle aule ferisce tutti – scrive l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte – nelle ra­dici più profonde della convivenza civile, perché attenta al rispetto del­la coscienza di tanti e alla libertà re­ligiosa ». Il vescovo di Chioggia, Adriano Tes­sarollo, osserva: «È proprio vero che l’epurazione di tutti i segni che e­sprimono convinzioni diverse, che proclamano la pace e l’amore, che certamente non recano offesa ad alcuno» aiuti «la convivenza e la tol­leranza?».

Dalla Calabria l’arcivescovo di Ros­sano- Cariati, Santo Marcianò, ri­flette: «Eliminare il Crocifisso non significa eliminare solo Dio: signi­fica eliminare l’uomo; eliminare la domanda sul dolore, l’interrogati­vo sul senso della vita». Lapidario da Vienna il cardinale Christoph Schonborn: «La senten­za della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo è semplicemente i­naccettabile».

Avvenire, 6 novembre 2009


[SM=g1740717] [SM=g1740720]


QUI RUSSIA

Gli ortodossi: è un precedente molto pericoloso alla fine punteranno a togliere le croci dalle chiese


Anche gli ortodossi russi scendono in campo contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo - emanazione del Consiglio d’Europa - che martedì si è pronunciata contro la presenza del crocifisso nelle scuole italiane.

«Si tratta di un precedente pericoloso che può portare a una destabilizzazione nell’intera Europa».

Lo ha detto padre Filarete, rappresentante del patriarcato di Mosca presso il Consiglio d’Europa.
«In Europa si potrebbe assistere a una destabilizzazione sociale, e al sorgere di un’ondata di proteste su questioni che in precedenza non erano motivo di tensioni nella società», ha detto Filarete citato ieri dall’agenzia Interfax.

A parere del rappresentante russo-ortodosso a Strasburgo, è stato creato «un precedente estremamente pericoloso. Oggi si chiede di rimuovere il crocifisso dalle scuole nei paesi di cultura cattolica.
Domani si potrà chiedere di rimuovere anche i »segni cristiani« dai simboli statali storici dei paesi europei. E si può pensare benissimo che – ha concluso padre Filarete – sulla base delle stesse motivazioni e utilizzando le medesime argomentazioni, si chiederà di rimuovere le croci da migliaia di chiese europee».

Avvenire, 6 novembre 2009



Fraternamente CaterinaLD

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07/11/2009 19.34
 
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Augusto Prinsen November 6, 11:11 post meridiem Reply
Cari amici,

Abbiamo già superato le 1000 adesioni!!! Tuttavia sarebbe bello se diventassimo ancora di più! Pertanto vi chiedo, se volete, di invitare altra gente ad aderire a questa iniziativa!

Inoltre vi segnalo il gruppo che promuove il tutto che è 'Cattolici Romani':
http://www.facebook.com/group.php?gid=2397004314 .
Se non siete ancora iscritti, e vi va, potete aderire anche a quel gruppo!

Un saluto!

Augusto



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Quei muri appesi ai Crocefissi…

5 novembre 2009 / In Articoli

Gesù è stato giudicato – duemila anni fa – dalle varie magistrature del suo tempo. E sappiamo cosa decise la “giustizia” di allora.

Oggi la Corte europea di Strasburgo ha emesso una sentenza secondo cui lasciare esposta nelle scuole la raffigurazione di quell’Innocente massacrato dalla “giustizia umana” viola la libertà religiosa.

E’ stato notato che semmai il crocifisso ricorda a tutti che cosa è la giustizia umana e cosa è il potere ed è quindi un grande simbolo di laicità (sì, proprio laicità) e di libertà (viene da chiedersi se gli antichi giudici di Gesù sarebbero contenti o scontenti che una sentenza di oggi cancelli l’immagine di quel loro “errore giudiziario” o meglio di quella loro orrenda ingiustizia).

Ma discutiamo pacatamente le ragioni della sentenza di oggi: il crocifisso nelle aule, dicono i giudici, costituisce “una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni” e una violazione alla “libertà di religione degli alunni”.

Per quanto riguarda la prima ragione obietto che quel diritto dei genitori è piuttosto leso da legislazioni stataliste che non riconoscono la libertà di educazione e che magari usano la scuola pubblica per indottrinamenti ideologici.

La seconda ragione è ancor più assurda. Il crocifisso sul muro non impone niente a nessuno, ma è il simbolo della nostra storia. Una sentenza simile va bocciata anzitutto per mancanza di senso storico, cioè di consapevolezza culturale, questione dirimente visto che si parla di scuole. Pare ignara di cosa sia la storia e la cultura del nostro popolo.

Per coerenza i giudici dovrebbero far cancellare anche le feste scolastiche di Natale (due settimane) e di Pasqua (una settimana), perché violerebbero la libertà religiosa.

Stando a questa sentenza, l’esistenza stessa della nostra tradizione bimillenaria e la fede del nostro popolo (che al 90 per cento sceglie volontariamente l’ora di religione cattolica) sono di per sé un “attentato” alla libertà altrui.

I giudici di Strasburgo dovrebbero esigere la cancellazione dai programmi scolastici di gran parte della storia dell’arte e dell’architettura, di fondamenti della letteratura come Dante (su cui peraltro si basa la lingua italiana: cancellata anche questa?) o Manzoni, di gran parte del programma di storia, di interi repertori di musica classica e di tanta parte del programma di filosofia.

Infatti tutta la nostra cultura è così intrisa di cristianesimo che doverla studiare a scuola dovrebbe essere considerato – stando a quei giudici – un attentato alla libertà religiosa. In lingua ebraica le lettere della parola “italia” significano “isola della rugiada divina”: vogliamo cancellare anche il nome della nostra patria per non offendere gli atei? E l’Inno nazionale che richiama a Dio?

Perfino lo stradario delle nostre città (Piazza del Duomo, via San Giacomo, piazza San Francesco) va stravolto? Addirittura l’aspetto (che tanto amiamo) delle vigne e delle colline umbre e toscane – come spiegava Franco Rodano – è dovuto alla storia cristiana e ad un certo senso cattolico del lavoro della terra: vogliamo cancellare anche quelle?

Ma non solo. Come suggerisce Alfredo Mantovano, “se un crocifisso in un’aula di scuola è causa di turbamento e di discriminazione, ancora di più il Duomo che ‘incombe’ su Milano o la Santa Casa di Loreto, che tutti vedono dall’autostrada Bologna-Taranto: la Corte europea dei diritti dell’uomo disporrà l’abbattimento di entrambi?”

Signori giudici, si deve disporre un vasto piano di demolizioni, di cui peraltro dovrebbero far parte pure gli ospedali e le università (a cominciare da quella di Oxford) perlopiù nati proprio dal seno della Chiesa?

Infine (spazzata via la Magna Charta, san Tommaso e la grande Scuola di Salamanca) si dovrebbero demolire pure la democrazia e gli stessi diritti dell’uomo (a cominciare dalla Corte di Strasburgo) letteralmente partoriti e legittimati (con il diritto internazionale) dal pensiero teologico cattolico e dalla storia cristiana?

La stessa Costituzione italiana – fondata sulle nozioni di “persona umana” e di “corpi intermedi” (le comunità che stanno fra individui e Stato) – è intrisa di pensiero cattolico. Cancelliamo anche quella come un attentato alla libertà di chi non è cattolico?

E l’Europa? L’esistenza stessa dell’Europa si deve alla storia cristiana, se non altro perché senza il Papa  e i re cristiani prima sui Pirenei, poi a Lepanto e a Vienna, l’Europa sarebbe stata spazzata via diventando un califfato islamico.

Direte che esagero a legare al crocifisso tutto questo. Ma c’è una controprova storica. Infatti sono stati i due mostri del Novecento – nazismo e comunismo – a tentare anzitutto di spazzare via i crocifissi dalle aule scolastiche e dalla storia europea.

Odiavano l’innocente Figlio di Dio massacrato sulla croce, furono sanguinari persecutori della Chiesa e del popolo ebraico (i due popoli di Gesù) che martirizzarono in ogni modo e furono nemici assoluti (e devastatori) della democrazia e dei diritti dell’uomo (oltreché della cultura cristiana dell’Europa e della civiltà).

Il nazismo appena salito al potere scatenò la cosiddetta “guerra dei crocefissi” con la quale tentò di far togliere dalle mura delle scuole germaniche l’immagine di Gesù crocifisso.

Non sopportavano quell’ebreo, il figlio di Maria, e volevano soppiantare la croce del Figlio di Dio, con quella uncinata, il simbolo esoterico dei loro dèi del sangue e della forza. Lo stesso fece il comunismo che tentò di sradicare Cristo dalla storia stessa.

Se le moderne istituzioni democratiche europee si fondano sulla sconfitta dei totalitarismi del Novecento, non spetterebbe anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo considerare che la tragedia del Novecento è stata provocata da ideologie che odiavano il crocifisso (e tentarono di sradicarlo) e che i loro milioni di vittime si ritrovano significate proprio dal Crocifisso?

Non a caso è stata una scrittrice ebrea, Natalia Ginzburg, a prendere le difese del crocifisso quando – negli anni Ottanta – vi fu un altro tentativo di cancellarlo dalle aule: “Non togliete quel crocifisso” fu il titolo del suo articolo.

Scriveva:

“il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? (…) Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano”.

La Ginzburg proseguiva:

“Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo… prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini… A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola”.

Con tutto il rispetto auspichiamo che pure i giudici lo apprendano. “Il crocifisso fa parte della storia del mondo”, scrive la Ginzburg.

Infine il crocifisso è il più grande esorcismo contro il Male. Infatti non è il crocifisso ad aver bisogno di stare sui nostri muri, ma il contrario. Come dice un verso di una canzone di Gianna Nannini: “Questi muri appesi ai crocifissi…”. Letteralmente crolla tutto senza di lui, tutti noi siamo in pericolo.

Per questo potranno cancellarlo dai muri e alla fine – come accade in Arabia Saudita – potranno proibirci anche di portarne il simbolo al collo, ma nessuno può impedirci di portarlo nel cuore. E questa è la scelta intima di ognuno. La più importante.

Antonio Socci

Da Libero, 4 novembre 2009


Fraternamente CaterinaLD

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Studenti ed Enti locali difendono il crocefisso


Sull'aggiornatissimo sito Zenit.it si legge un interessante articolo, che riporta con precisione e scrupolo i molteplici volti di quella che si può definire una strenua difesa in favore del crocefisso.

Quello che tra questi stupisce e commuove di più potrebbe essere la "rivoluzione studentesca".

Ma a differenza di quello che si è stati abituati a pensare, questa è pacifica e orientata in senso favorelvole nei confronti del crocefisso.

L'articolo dell'ottimo Antonio Gaspari presenta tante testimonianze di professori, studenti e sindaci: sarebbe ingiusto ridurne il contenuto con una sintesi in questo blog.

Per tale ragione si invita il lettore a leggerlo per intero al link indicato.

Qualcuno forse storcerà il naso, leggendo di questi ragazzi che non "praticano" con assiduità (per non dire mai) i riti della religione che il crocefisso, da loro così strenuamente e lodevolmente difeso, rappresenta.

Ma è comunque un buon segnale il fatto che essi vi siano così affezionati a tal punto da sfidare la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: ciò signigica che lo sentono parte di loro, della loro vita, della loro cultura, della loro tradizionale e perchè no, anche della loro fede che nella difficile età che è l'adolescenza è però difficile professare davanti ai coetanei.

E' fuor di dubbio che i giovani si muovano per cose in cui credono sinceramente, in maniera disinteressata e per valori per cui ritengano meritevole lottare (gli scontri generazionali precedenti docent). Si presume quindi che il fatto che gli studenti si siano "s-mossi" in difesa del crocefisso, del nostro crocefisso, con tutti i valori e significati che rappresenta e comunica, sicuramente significa che essi credono in ciò che difendono.

C'è da sperare, ma è quasi certo, che dopo queste forti prese di posizione, essi, tra qualche anno, si sentiranno più maturi e, ricordando, praticheranno nella vita gli insegnamenti di Colui che, tempi addietro, avevano così strenuamente difeso e innalzato con orgoglio sui muri delle loro classi.

Sicuramente è lodevole anche l'impegno delle Amministrazioni in tal senso. E non si può che approvarlo.

Ma le iniziative degli studenti forse godono di migliori pregi per merito delle loro peculiari spontaneità, entusiasmo e vigore. E son per questo meritevoli di maggior attenzione, lodi e di incoraggiamento.

Che, infine, si debba essere grati alla sentenza dei Giudice di Strasburgo, per aver fatto rinascere in tutt'Italia l'affetto e l'orgolio verso il Crocefisso e di aver fatto rialzare gli occhi a Nostro Signore Gesù Cristo, che con la sua Croce ha redento il mondo, attirando tutti a Sè?

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Non si ferma l'ondata popolare in difesa del crocifisso


di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 8 novembre 2009 (ZENIT.org).- Nel 1968 gli studenti occupavano le scuole al grido "Dio è morto"; oggi gli studenti portano il crocifisso nelle aule e nei luoghi in cui non c'è.

Come ha riportato questo sabato Avvenire in un articolo di Paolo Ferrario dal titolo "Gli studenti si ribellano: quella croce non si tocca", in diverse scuole a livello nazionale gli studenti hanno portato le croci nelle aule in cui non c'era.


All'istituto professionale "Golgi" di Brescia, gli studenti si sono portati da casa un crocifisso enorme e lo hanno appeso in bella vista sopra la cattedra.


Il dirigente scolastico l'ha fatto togliere, ma dopo una notte chiuso nell'armadio della classe, venerdì mattina il crocifisso è ricomparso al proprio posto.

La professoressa Ersilia Conte, che al "Golgi" insegna Chimica, ha raccontato che "quella dei ragazzi è stata una bella sorpresa. Dove non è arrivata la scuola ci hanno pensato gli studenti, che evidentemente ne hanno parlato prima tra di loro decidendo di dare a tutti una bella testimonianza".

Analoga vicenda al liceo scientifico "Fermi" di Salò (Brescia), dove dopo una votazione per decidere se mettere il crocifisso in aula i ragazzi di quinta hanno appesa la Croce sopra la cattedra.

Il professore di Lettere Marco Tarolli ha riferito: "Mi hanno detto che al crocifisso non sono disposti a rinunciare".


A Imola, al liceo linguistico "Alessandro da Imola", che partecipa a numerosi programmi di scambio con altri Paesi del continente, la studentessa Caterina Bassi, ha dichiarato: "Secondo me è una sentenza sbagliata perché l'Italia è cattolica. Se un ateo non crede non dovrebbe nemmeno provare fastidio. La cosa veramente assurda è proporre l'insegnamento della religione musulmana".

La professoressa di Scienze, Carla Cardano, ha aggiunto: "La sentenza ignora la tradizione cristiana e la storia del nostro Paese. Mai avuto prima d'oggi problemi in classe".

Sono forse questi alcuni frutti delle Giornate Mondiali della Gioventù, durante le quali la Croce è stata portata nei diversi continenti?


Qualsiasi sia l'origine, sta di fatto che l'ondata popolare in difesa del crocifisso non si placa.

Quasi in ogni giunta comunale, provinciale e regionale a livello nazionale, si è discusso sul se e come comportarsi di fronte alla sentenza della Corte di Strasburgo che ha chiesto la rimozione di tutti i crocifissi presenti nella aule scolastiche d'Italia.

Una riposta chiara l'ha data la Giunta regionale della Valle d'Aosta, che ha "invitato tutte le scuole di ogni ordine e grado a mantenere il crocifisso nelle aule".


In un documento dell'Esecutivo valdostano - proposto dall'assessore all'istruzione, Laurent Vierin, d'intesa con il presidente della Regione, Augusto Rollandin - si legge che secondo la Giunta "l'applicazione di tale sentenza potrebbe costituire un pericoloso precedente in quanto innescherebbe una serie di ricorsi da parte di chiunque si dovesse sentire in qualche modo leso dall'esposizione di simboli religiosi, compresi tutto il patrimonio artistico italiano che direttamente o indirettamente fa riferimento alla religione cattolica".

Nel documento si rileva inoltre che "tale esposizione non può e non deve essere considerata un atto offensivo nei confronti di alcuno e che, in particolare, il crocifisso rappresenta per la comunità valdostana un elemento religioso parte integrante della propria tradizione storica culturale".


La Valle d'Aosta, in conclusione, sollecita il Governo italiano a ricorrere contro la sentenza della Corte di Strasburgo.


A Firenze, il presidente del consiglio provinciale Davide Ermini, a seguito della polemica relativa alla sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani che vieta di esporre il crocifisso nelle aule scolastiche e, in generale, nei locali pubblici e negli uffici delle Pubbliche amministrazioni, ha acquistato un crocifisso e lo ha attaccato nel proprio ufficio di Palazzo Medici Riccardi.


In Toscana il presidente regionale dell'Unione delle Comunità Montane (Uncem), Oreste Giurlani, ha lanciato un appello a tutti i sindaci della regione a emettere un'ordinanza in difesa del crocifisso nelle scuole.

Giurlani, sindaco del comune di Fabbriche di Vallico (Lucca), ha firmato un'ordinanza con la quale ribadisce di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole del comune come "espressione dei fondamentali valori civili e culturali del popolo italiano".


In Sardegna, a Carbonia, un gruppo di commercianti ha esposto un cartello in cui è scritto "Attenzione, in questo locale esponiamo il crocifisso".


A Roma don Enzo Caruso, direttore per l'Italia del Movimento Mondo migliore, ha sottolineato che "nessuna corte ha il diritto di determinare le espressioni dell'identità culturale di un popolo" e ha definito la sentenza europea un "attacco a uno dei simboli più essenziali, che esprime l'anima stessa della civiltà italiana nonchè europea".


Nel frattempo, i sondaggi continuano a confermare l'enorme sostegno di cui gode il crocifisso in Italia.

Una ricerca tra i telespettatori del programma "Domenica in" ha rilevato che il 96% degli interpellati vuole che il crocifisso rimanga nelle aule e nei luoghi pubblici perché "fa parte della nostra tradizione e identità culturale".


Sembrerà paradossale, ma per ora il risultato della sentenza della Corte di Strasburgo è stato quello di far presente il crocifisso in tanti luoghi dove non c'era.


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Il primate Ieronymos pronto a riunire un sinodo straordinario

La sentenza che vieta il crocifisso nelle scuole
mobilita la Chiesa ortodossa greca


[SM=g1740722]

Atene, 14. "Non sono solo le minoranze ad avere diritti; i diritti sono anche delle maggioranze". In una dichiarazione ripresa da numerose agenzie di stampa, l'arcivescovo di Atene, Ieronymos ii, primate della Chiesa ortodossa autocefala di Grecia, è intervenuto sulla recente sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo che, chiamata a pronunciarsi su un caso in Italia, ha decretato che l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche viola il diritto dei genitori all'educazione dei loro figli e restringe la libertà di pensiero e di religione degli alunni.

Ieronymos si è detto pronto a riunire un sinodo straordinario, la prossima settimana, per individuare un piano d'azione nel timore che questa sentenza possa rappresentare un precedente anche per la Grecia. E ha fatto appello ai cattolici per arginare questa "minaccia ai simboli cristiani", contro quei giudici "che ignorano il ruolo del cristianesimo nella formazione dell'identità dell'Europa".

La presa di posizione del primate ortodosso segue un tentativo da parte dell'Osservatorio per l'applicazione degli accordi di Helsinki in Grecia (Espe) di far ordinare da un tribunale, sulla scia della decisione europea sull'Italia, la rimozione di tutti i simboli religiosi dalle scuole, dagli edifici pubblici e dalle aule di giustizia.

 Riguardo queste ultime, l'Espe ha inoltre chiesto di eliminare la presenza del Vangelo dalla formula di giuramento per i testimoni. Il tribunale di Atene - riferisce l'Ansa - ha respinto la richiesta per mancanza di giurisprudenza ma non ha escluso di poterla riesaminare se la sentenza europea diventasse definitiva. Dal canto suo, la coalizione di sinistra (Syriza) ha chiesto al Governo socialista come intenda comportarsi al riguardo, sottolineando che se la sentenza della Corte di Strasburgo fosse definitiva dovrebbe essere applicata non solo dall'Italia ma da tutti i Paesi europei. Il ministro dell'Educazione, della Formazione permanente e degli Affari religiosi, Anna Diamantopoulou, ha risposto che "il problema non è all'ordine del giorno", poiché "i problemi della scuola in Grecia sono altri".

Il vescovo ortodosso di Thessaloniki, Anthimos, ha detto di sperare che il Governo faccia ricorso contro qualsiasi sentenza di tribunale greco o europeo che obblighi a rimuovere i simboli religiosi dalle scuole del Paese (generalmente rappresentati da un'icona con il volto di Cristo). E il vescovo di Phthiotis, Nikolaos, ha avvertito che "presto i giovani non avranno più nessun simbolo che li protegga" e che "gli idoli del calcio e del pop sono dei poveri sostituti".

La Chiesa ortodossa greca, alla quale aderisce il 92 per cento della popolazione, è intervenuta recentemente anche per denunciare come "ingiusta" la decisione di triplicare l'imposta sulle sue proprietà presa dal Governo socialista nel quadro di un piano per risanare i conti pubblici. Il Sinodo dei vescovi, in una dichiarazione, ha affermato che, pur essendo la Chiesa pronta a fare il suo dovere, la scelta di tassare le proprietà al 3 x 1000, invece del precedente 1 x 1000, la pone in una situazione di "ineguaglianza con altre entità legali".



(©L'Osservatore Romano - 15 novembre 2009)


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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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29/11/2009 19.51
 
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[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740722] eccellente la partecipazione della Marcia PER IL CROCEFISSO promosso dal Movimento dell'Amore Familiare confluito stamani alle 12,00 in san Pietro per l'Angelus con il Papa[SM=g1740721] 



                                       marcia per il Crocefisso

                                       Angelus 28 11 2009

                                       marcia per il crocefisso


Il saluto del Pontefice Benedetto XVI al termine dell'Angelus:

Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare coloro che hanno preso parte alla marcia promossa dal Movimento dell’Amore Familiare per manifestare profondo amore al Crocifisso, riconoscendone il valore religioso, storico e culturale.



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La Civiltà Cattolica" sul ricorso alla Corte europea per i diritti dell'uomo

Il crocifisso
nelle scuole


Anticipiamo ampi stralci dell'editoriale dell'ultimo numero de "La Civiltà cattolica" intitolato "Il crocifisso nelle scuole". L'articolo è interamente dedicato all'esame, fissato per il 30 giugno prossimo, da parte della Grande Chambre della Corte europea dei diritti dell'uomo del ricorso presentato dal Governo italiano verso la sentenza della Corte di Strasburgo che vieta l'esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche.

Il ricorso presentato dal Governo italiano contro la sentenza della Corte di Strasburgo del 3 novembre 2009 critica la decisione della Corte, la quale ha affermato che la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche contrasta con la necessaria neutralità che uno Stato dovrebbe avere nell'esercizio delle proprie funzioni pubbliche. Anzi, ha ritenuto che questo simbolo possa essere una fonte di turbamento emotivo per gli alunni che credono in un'altra religione o che non credono affatto. Insomma, per i giudici di Strasburgo l'esposizione del Crocifisso contrasterebbe con le necessarie garanzie di pluralismo educativo di una società democratica.

Per giustificare la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche - scrivevamo nel quaderno del 5 gennaio 2002 - in Italia ci si appella alla laicità dello Stato:  lo Stato italiano, si dice, non riconosce più la religione cattolica come religione di Stato; la Repubblica è diventata uno Stato laico e, perciò, non può accettare che simboli religiosi siano esposti in un luogo pubblico come la scuola. Che valore ha questo argomento?

Il suo valore dipende dal significato che si attribuisce al termine "Stato laico". Infatti, secondo molti, oggi questo termine significa che lo Stato deve ignorare il fatto religioso, anzi deve positivamente escluderlo; in altri termini deve essere, se non dichiaratamente contro la religione, positivamente areligioso e considerare la religione un fatto privato, senza alcuna rilevanza pubblica. Ma, così inteso, lo Stato non è "laico", ma "laicista".

In realtà, la laicità è cosa diversa dal laicismo. Infatti, a differenza di quest'ultimo, la laicità dello Stato significa che lo Stato non fa propria nessuna religione particolare, in quanto è incompetente in campo religioso e non persegue finalità religiose, ma deve riconoscere e rispettare il fatto religioso, promuovere, favorire la più ampia libertà religiosa e facilitare l'esercizio della loro religione a coloro che lo desiderano, nel rispetto dell'ordine pubblico, della pubblica moralità e della legalità. Agendo in tal modo lo Stato laico riconosce e favorisce il diritto dei cittadini a praticare la propria religione.
Carlo Cardia (cfr. Identità religiosa e culturale europea, 2010, p. 23) riconosce che, "anche in termini giuridici, la sentenza costituisce un vero e proprio strappo nei confronti dei cardini essenziali sui quali sono nati e si sono sviluppati i processi di integrazione europea. (...) Uno strappo che ha fatto temere a molti l'incrinatura di quegli equilibri tra Stati membri e istituzioni europee che nessuno fino a oggi aveva messo in discussione".

Fra gli altri riprendiamo quanto ebbe a dire il professor Francesco Margiotta Broglio nel 2006. "Non esiste - disse - una definizione comune o univoca di laicità. Ciascuno Stato ha la sua storia di libertà religiosa; ciascun sistema giuridico ha, a modo suo, integrato le religioni nella democrazia e definito la neutralità nello spazio pubblico; ciascun sistema giuridico, infine, ha stabilito la propria specificità nella gestione del pluralismo religioso, nella regolamentazione delle confessioni religiose e delle organizzazioni non confessionali". Perciò in una tale materia è il principio di sussidiarietà che viene messo da parte nella sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Invece, secondo la precedente giurisprudenza della Corte di Strasburgo, agli Stati viene lasciato un ampio margine in tema di libertà religiosa. Citando affermazioni della stessa Corte si può dire:  "In ragione del loro diretto e continuo contatto con le forze vitali dei loro Paesi, le autorità degli Stati sono in linea di principio in una posizione avvantaggiata rispetto al giudice internazionale".

Fra l'altro, andando contro la propria giurisprudenza più volte confermata e contro quanto scrivevamo nel quaderno del 5 dicembre 2009, la Corte non ha tenuto nel dovuto conto il principio della rilevanza dell'appartenenza della stragrande maggioranza della popolazione italiana alla religione cattolica. La sentenza in tal modo - nota C. Cardia (cfr. ivi, p. 50 s) - evita di riconoscere (come sarebbe stato doveroso) che la presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche ha il valore di un semplice e coerente richiamo a questa realtà sociale tanto antica quanto attuale e che esso quindi non assume alcun carattere di imposizione, ma costituisce il riflesso di uno dei caratteri di identità dell'Italia conosciuto in tutto il mondo.

Nella relazione che accompagna la Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione, elaborata dal ministero dell'Interno italiano, si afferma positivamente:  "Il segno, o il simbolo religioso, non è, non può essere mai uno strumento di offesa per chi ha un'altra fede. Esso costituisce un mezzo che esprime le diversità e può arricchire gli altri interlocutori. Se non si afferma questo principio le società multiculturali sono destinate a vivere in un continuo stato di fibrillazione, facile a sfociare in veri conflitti interconfessionali, e rischiano così di ricadere nel passato. Per entrare nel merito, se in un Paese i segni o i simboli della religione tradizionale sono collocati in edifici pubblici non si può chiedere di toglierli per motivi di multiculturalità, perché essi esprimono, secondo le leggi di quell'ordinamento, una identità o una radice storica che meritano rispetto e considerazione.

Altrettanto, se in un Paese esistono tradizioni culturali legate a festività religiose - in Italia a festività natalizie, al culto mariano, ad altre ricorrenze - nella scuola, in ambienti giovanili o in altri momenti della vita associativa, volerle eliminare vorrebbe dire proprio intaccare quella ricchezza multiculturale che si vuole invece tutelare e promuovere. D'altronde, nessuno ha mai pensato di eliminare le statue di Buddha nei Paesi nei quali il buddismo vanta una lunga tradizione, o di cancellare festività nazionali che hanno una chiara impronta religiosa riferibile alla religione di maggioranza".

Infine, conclude il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta:  "Il simbolo della Croce, esposto nelle scuole italiane e in quelle di moltissimi altri Paesi europei, ma anche nelle bandiere delle nazioni del Nord Europa è qualcosa che non appartiene soltanto alla più gran parte dei cittadini europei, né è espressione esclusiva di un indirizzo confessionale, ma è diventato, per usare le parole di Gandhi, un simbolo universale che parla di fratellanza e di pace a tutti gli uomini di buona volontà. Su questa base si può chiedere una giusta revisione della sentenza di Strasburgo del 2009 per tener ferma la coesione e la solidarietà spirituale dei popoli europei che vogliono camminare insieme mantenendo le proprie identità e tradizioni" (cfr. Identità religiosa, cit.)


(©L'Osservatore Romano - 19 giugno 2010)
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24/06/2010 21.15
 
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Spagna: per i vescovi il Crocifisso riflette il sentimento religioso

Insieme con altre conferenze episcopali e diverse istanze sia statali sia sociali di tutto il Continente, “la Commissione permanente della Conferenza episcopale spagnola, desidera sottolineare l'importanza del Crocifisso per le convinzioni religiose dei Paesi e per le tradizioni culturali dell'Europa”. Lo si legge in una nota della Commissione episcopale riunita fino ad oggi a Madrid.  ...»


Vescovi inglesi: sul Crocifisso la Corte Europea non si confomi al secolarismo

In vista della decisione della Camera Grande della Corte europea per i diritti dell’uomo, riguardante l’esposizione dei simboli religiosi nelle scuole pubbliche italiane, l’arcivescovo Peter Smith, responsabile del dipartimento per la cittadinanza cristiana della Conferenza episcopale inglese e gallese, ha diffuso una nota, in cui si sottolinea il “grande dibattito,  ...»


Per i vescovi cechi il Crocifisso è un "elemento positivo"

In vista dell’imminente udienza della Corte Europea sul crocifisso, il 30 giugno, mons. Dominik Duka, presidente dei vescovi cechi, ha inviato una lettera a mons. Aldo Giordano, Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa. “Il Cristianesimo, nella forma di cultura giudaico-cristiana, è stato presente alla nascita e alla formazione della civiltà  ...»
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06/12/2010 20.07
 
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Intervista al docente ebreo Joseph Weiler che ha deciso di difendere il ricorso a Strasburgo

Il crocifisso nelle scuole
e l'identità culturale


di Elisabetta Galeffi


Il professor Joseph Weiler, in Egitto per partecipare all'incontro multiconfessionale Meeting Cairo, il sabato sera, finita la shabbat, è felice di tuffarsi nell'immensa confusione di gente e di rumori della capitale del Paese nordafricano. Avvocato e docente ordinario alla New York University, Weiler ha lasciato la ben più prestigiosa Law School di Harvard solo per il piacere di abitare nella multiforme realtà della Grande Mela.

Una passione per la vita e le differenze che spiega la sua decisione di difendere di fronte alla Corte di Strasburgo il ricorso dei Paesi terzi a favore della libertà di affiggere il crocifisso nelle scuole italiane. Si è presentato per l'arringa, di fronte ai quattordici giudici della Grande camera, indossando la kippah, così che, anche visivamente, si sapesse che era lì per il pluralismo di mondi e pensieri; lo stesso che pare attrarlo così tanto anche in Egitto.

"Non ho chiesto soldi per la difesa - confessa - non volevo che si pensasse che c'erano ragioni di denaro. Se si disconosce l'identità religiosa di qualcuno, si disconosce anche l'identità di ogni altra confessione. Anche della mia".

Nel libro Un'Europa cristiana. Un saggio esplorativo, del 2003, Weiler scrive:  "È un'Europa che nel discorso pubblico recupera tutta la ricchezza che può venire dal confronto con una delle sue principali tradizioni intellettuali e spirituali:  la sua eredità cristiana". Era proprio necessario che lo dicesse un non cristiano, quanto la cristianità è stata rilevante per le conquiste civili degli europei? "Le giuro - sorride il professore - non ho alcuna intenzione di convertirmi".

Il cristianesimo fa paura?

Tengo a dire che io non parlo mai di "cristianofobia" nei miei libri, bensì di "Cristofobia", giusto per chiarire che non ce la si può cavare con frasi del tipo "ce l'ho con la Chiesa e la sua storia e magari con i suoi simpatizzanti ma riconosco l'esempio e la grandezza della figura di Gesù Cristo". Non volere il crocifisso nelle scuole italiane, è prendersela con Gesù. Essere dei laici come si vorrebbe far credere o degli agnostici significa non preoccuparsi della sfera religiosa di chi laico non è.

Si  parla  tanto di rispetto delle differenze.

La grande lezione della Comunità europea è il principio di tolleranza che è scritto nella Convenzione costitutiva della Ue. Un gruppo di Stati hanno accettato le loro differenze e si sono uniti. C'è una pubblica morale che accetta i musulmani, i buddisti, anche noi ebrei, ma i cristiani non godono di grande simpatia.

Perché siamo così negletti?

Lo spiego nel mio libro Un'Europa cristiana nel paragrafo sulla "Cristofobia". Otto motivazioni per questa avversione per Cristo e la sua Chiesa:  motivi di tipo sociologico, psicologico, emotivo. Per esempio c'è chi attacca Cristo senza alcuna conoscenza degli insegnamenti della Chiesa o basandosi solo su ricordi del catechismo nelle scuole. Poi ci sono casi di invidia:  il Papa ha delle folle ad ascoltarlo, folle che non se le sogna neppure una rock star.

Nella sua memoria difensiva davanti alla Corte di Strasburgo lei fa l'esempio di due bambini:  uno nato da famiglia non credente, l'altro da famiglia cristiana. Se c'è il crocifisso in classe è discriminato il primo, se non c'è è discriminato il secondo.

La Convezione europea ha il grande pregio di difendere il pluralismo delle identità statali all'interno della comunità e di prevedere che i suoi membri abbiano libertà di religione e libertà dalla religione all'interno dei singoli Paesi. Date queste premesse, è giusto che il non credente si astenga dall'ora di religione, ma è anche giusto che uno Stato mantenga la sua identità se lo vuole. La ricorrente, signora Lautsi, vuole imporre il dovere della laicità all'Italia. Ciò è contrario alla Convenzione che parla di diritto alla laicità ma anche di diritto alla pluralità di culture. I bambini non saranno discriminati se la scuola è capace di insegnare loro la lezione di tolleranza e pluralismo, come la costituzione dell'Europa dovrebbe averla insegnata a tutti.

La prima corte, all'interno del tribunale di Strasburgo, ha stabilito che gli Stati sovrani hanno un dovere di neutralità e imparzialità; quindi non possono valutare la legittimità e l'espressione delle convenzioni religiose. La Corte, secondo lei, ne dedurrebbe che appendere il crocifisso in classe è valutare legittimo un convincimento religioso. In Italia quello dei cattolici.

È così. Però questo concetto di neutralità è basato su due errori concettuali. Ripeto:  la Convenzione assicura la libertà, di e dalla religione, ma la controbilancia con un'altra grande libertà per i singoli Stati, quella di decidere autonomamente, quando si tratta dell'eredità religiosa quale identità collettiva della nazione e riguardo ai simboli che sono testimoni di questa identità. In Europa ci sono Paesi dichiaratamente laici come la Francia e Paesi come la Germania, l'Irlanda, la Grecia che nella loro stessa Costituzione fanno riferimento a Dio. La regina Elisabetta è anche capo della Chiesa d'Inghilterra:  vogliamo arrivare a dire che non si può mettere l'immagine della regina nelle scuole inglesi perché è anche un'immagine religiosa? Uno Stato non può spogliarsi della sua eredità culturale perché proviene da un'identità religiosa. È la Convenzione europea che lo stabilisce.

Nella sua sentenza, la prima Camera sarebbe in contrasto con il principio di tolleranza e pluralismo sancito dalla Comunità europea al suo nascere.

Sì, la Camera ha deciso adottando solamente i valori dello Stato laico. Questa decisione americanizza l'Europa, ordinando una rigida separazione tra Chiesa e Stato e imponendo una singola regola valida per tutti i Paesi dell'Unione.

Cos'è dunque la laicità?

Viste le premesse, la prima Corte non l'ha intesa come una categoria vuota. Vuota per assenza di fede, la Corte considera la laicità la controparte della principale divisione sociale che riguarda la religione; da una parte i credenti dall'altra i laici. La laicità non è dunque un elemento di neutralità come sostiene la prima Corte nella sua sentenza.

Come andrà a finire?

Difficile dirlo. Il presidente dell'alta Corte rimane lo stesso della prima Corte e anche il giudice italiano, in questo caso. Perdere comunque sarebbe sempre meglio che vincere con una motivazione ambigua, senza riconoscere del tutto, per esempio, l'importanza della storia cristiana come vera costruttrice dell'Europa che noi abitiamo.


(©L'Osservatore Romano - 6-7 dicembre 2010)

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Il Papa: Il Crocifisso parla a tutti gli uomini di buona volontà e, come tale, non è fattore che discrimina. L'Italia si segnala per la difesa della libertà religiosa (Izzo)

PAPA: APPREZZAMENTO A GOVERNO PER DIFESA CROCIFISSO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 17 dic.

Benedetto XVI deplora "il tentativo di eliminare dai luoghi pubblici l'esposizine del dei somboli religiosi" ed esprime "apprezzamento al Governo Italiano che a questo riguardo si e' mosso in conformita' con una corretta visione della laicita'".
"Il Crocifisso - ha ricordato il Pontefice nel
discorso al nuovo ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco - e' certamente l'emblema per eccellenza della fede cristiana, ma che, allo stesso tempo, parla a tutti gli uomini di buona volonta' e, come tale, non e' fattore che discrimina".
Per Benedetto XVI, la difesa che ne ha fatto il Giverno Italiano dopo la discussa sentenza della Corte Europea di Strasburgo rappresenta dunque una scelta coerente "alla luce della sua storia, cultura e tradizione", che ha trovato "il positivo sostegno anche di altre Nazioni europee".

© Copyright (AGI)

PAPA: ITALIA SI SEGNALA PER DIFESA LIBERTA' RELIGIOSA

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 17 dic.

"La societa' italiana e le sue autorita' hanno dimostrato una particolare sensibilita' per la sorte di quelle minoranze cristiane, che, a motivo della loro fede, subiscono violenze, vengono discriminate o sono costrette ad una forzata emigrazione dalla loro patria".
Lo ha affermato Benedetto XVI esprimendo oggi la sua gratitudine al Governo Italiano attraverso il nuovo ambasciatore Francesco Maria Greco che gli ha presentato le Lettere Credenziali. "Mentre in alcune societa' vi sono tentativi di emarginare la dimensione religiosa, le cronache recenti - ha osservato - ci testimoniano come ai nostri giorni vengano compiute anche delle aperte violazioni della liberta' religiosa".

"Di fronte a questa dolorosa realta'" il Papa ha auspicato che "possa crescere ovunque la consapevolezza di questa problematica e, conseguentemente, vengano intensificati gli sforzi per vedere realizzato, ovunque e per tutti, il pieno rispetto della liberta' religiosa". "Sono certo - ha aggiunto - che all'impegno in tal senso da parte della Santa Sede non manchera' l'appoggio dell'Italia in ambito internazionale".
Il Papa ha sottolineato in particolare il ruolo che esercita l'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede "la cui prestigiosa sede legata anche alla memoria di san Carlo Borromeo ho potuto visitare - ha ricordato - due anni or sono".

Questa rappresentanza italiana, ha rilevato, "costituisce un importante punto di raccordo per i rapporti di intensa collaborazione che intercorrono fra la Santa Sede e l'Italia, non solo dal punto di vista bilaterale, ma anche nel piu' ampio contesto della vita internazionale".

Ed "offre un valido contributo allo sviluppo di armoniosi rapporti fra la comunita' civile e quella ecclesiale nel Paese, e presta pure preziosi servizi al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede". "Sono certo - ha assicurato - che sotto la Sua guida questa intensa attivita' proseguira' con rinnovato slancio, e gia' da ora esprimo a Lei e ai Suoi collaboratori la mia viva riconoscenza".

"Signor Ambasciatore - ha detto infine Papa Ratzinger al dottor Greco - desidero assicurarle che, nel compimento della sua alta missione, potra' contare sul sostegno mio e dei miei collaboratori".
Da parte sua, il nuovo ambasciatore italiano presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, ha ricordato che in Italia Stato e Chiesa vivono con "rispettiva autonomia e indipendenza, ma anche nel comune servizio della vita personale e sociale dell'essere umano".

"Oggi - ha detto Greco - mi viene concesso l'onore di presentarmi al Sommo Pastore della Christianitas, i cui insegnamenti contribuiscono ad illuminare il cammino - non solo dei fedeli - nella sfera politica, economica e sociale, oltre che spirituale".

"Il dialogo interculturale e interreligioso per contrastare intolleranze e fondamentalismi rappresenta per la Santa Sede - ha ricordato il diplomatico - una mansione esistenziale ed e' divenuto per l'Italia la nuova frontiera della sua politica estera: il compito principale della diplomazia e' oggi, infatti, la gestione della diversita'". In particolare, ha aggiunto, "il mio ministro degli Esteri e il Governo non si stancano di ribadire, in ogni contesto interno e internazionale, che dobbiamo far sentire alta la nostra voce di fronte alla cristiano-fobia e alla violenza contro le minoranze cristiane, le piu' vessate di tutte".

Il dottor Greco ha poi ricordato i possibili campi di collaborazione internazionale tra Italia e Santa Sede: la pace nelle aree di crisi l'abolizione della pena di morte, la protezione dell'ambiente, il governo di una globalizzazione progressiva e pervasiva, sottolineando che "a far da sfondo c'e' una visione condivisa della centralita' della persona umana e del rispetto della vita".

E in questo contesto ha evocato il tema di un "federalismo solidale" e assicurato a nome del Governo che "il rispetto della laicita' dello Stato non ci rende certo sordi all'invocazione della Santita' Vostra che ogni decisione economica e politica non prescinda da una dimensione morale". "Anche gli spiriti laici piu' intransigenti non possono infatti negare - ha spiegato - quel ruolo pubblico che la fede e la religione dovrebbero avere nella governance e che permette, al credente come al non credente, di invocare coerenza fra etica e politica".

"Mi piace ricordare - ha quindi concluso il nuovo rappresentante italiano - che, in questi lunghi anni al servizio dello Stato, insieme ai colleghi di tanti paesi abbiamo guardato con ammirazione alla millenaria diplomazia vaticana e alla sua esemplare capacita' di operare con discrezione e con straordinaria efficacia".


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 Rammentiamo di come pochi, forse, sanno la provenienza della Bandiera Europea che Messori raccontò in un bell'articolo anni or sono....
la Commissione Europea aveva indiziato un Concorso ufficiale per creare la nuova Bandiera... siamo prima degli anni '70...
appena trovo il testo ve lo condivido.... ad ogni modo è presto detto:

l'ideatore della Bandiera che appunto vinse il Concorso, era un pio devoto della Madonna Immacolata :) e più devotamente della Madonna DELLA MEDAGLIA MIRACOLOSA alla quale si ispirò per creare la Bandiera:
sfondo azzurro per richiamare il Cielo, la nostra vera Patria e le Dodici stelle che richiamando appunto al capitolo 12 dell'Apocalisse, è l'emblema stessa della Medaglia Miracolosa....
una Bandiera SEMPLICE in sè, eppure ricchissima di significato.... e la Vergine Madre di Dio gradì la fede e la fedeltà del suo devoto tanto da fargli vincere il Concorso....

Quanto al CROCEFISSO, anche qui si fa molta confusione.... una confusione che purtroppo alimenta la disaffezione al Crocefisso stesso...

Va detto che occorre distinguere TRA LA CROCE(=VUOTA).... e il CROCEFISSO che letteralmente significa: Colui che sulla Croce fu affisso, inchiodato....

nel primo caso la Croce vuota è UN SIMBOLO
nel caso del Crocefisso E' IL SEGNO....


la differenza è notevole a tal punto che il protestantesimo moderno, NON venera IL CROCEFISSO, IL SEGNO, MA IL SIMBOLO, OSSIA LA CROCE VUOTA e questo perchè essi NON ADORANO LE IMMAGINI mentre noi ADORIAMO IL CROCEFISSO E L'EUCARESTIA E VENERIAMO TUTTE LE ALTRE IMMAGINI SACRE....

questa differenza ha prodotto ed alimentato l'errore che LA CROCE - vuota - ESSENDO UN SIMBOLO potesse essere messo non solo in discussione, ma anche fatto oggetto di RIMOZIONE oppure di grave SINCRETISMO religioso ed associato in eguale misura insieme agli altri simboli religiosi....
c'è una immagine CHE E' ERETICA e purtroppo usata anche dai cattolic: una croce vuota messa insieme, in cerchio, a tutti gli altri simboli religiosi....ponendo così e gravemente IL CRISTO AL PARI DELLE ALTRE DIVINITA' O SIMBOLOGIE.... :(

NOI DIFENDIAMO PRINCIPALMENTE IL CROCEFISSO e non la Croce vuota.....

Il Crocefisso in quanto tale E' IL NOSTRO SEGNO, "IL VANTO", come usa dire san Paolo.... :wub:
e come tale lo difendiamo da ogni pretesa di rimozione e da ogni forma di SINCRETISMO RELIGIOSO....
NON abbiamo altro Dio all'infuori di Cristo che ci ha rivelato il Padre e ci ha donato lo Spirito Santo.... tutte le altre fedi con i loro simboli, per quanto rispettabili, non possono essere messi sullo stesso piano, nè possono essere messi al di sopra di LUI....

La recente sentenza ha dimostrato, grazie a Dio, che l'uomo quando vuole sa essere RAGIONEVOLE....
CACCIARE IL CROCEFISSO dalla nostra identità storica e di UMANITA' VERA, avrebbe prodotto un rapido decadimento dell'umana società
...
non si trattava di rischiare di eliminare UN SIMBOLO - croce vuota - , MA DI CANCELLARE IL SEGNO - croce con il Cristo-Dio inchiodato - DELLA NOSTRA UMANITA'....

Il Venerdì Santo e il 14 settembre, Festa dell'Esaltazione della Croce, sono i due giorni dell'Anno in cui la Chiesa fa MEMORIA DEL CROCEFISSO E ADORA NELLE CHIESE E NELLE CASE IL CROCEFISSO....
mentre, dunque la Croce vuota che VENERIAMO e che ci rammenta che Cristo è si morto MA E' ANCHE RISORTO, non è più su quella Croce....
il Crocefisso che invece ADORIAMO, ci sostiene ogni giorno nella dura battaglia della vita, ci rammenta continuamente chi siamo, quale sia e come è la nostra umanità FERITA DAL PECCATO e ci dice che DIO SI E' FATTO UOMO E LI FU INCHIODATO PER LA NOSTRA SALVEZZA....

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Non a caso rammentiamo che tutti i Santi che hanno ricevuto stimmate o potenti grazie, o che hanno avuto la grazia di parlare con Cristo, questo è sempre avvenuto attraverso IL CROCEFISSO E MAI CON UNA CROCE VUOTA
... :)

Se vi capitasse di trovarvi di fronte un Sacerdote o perfino dei Catechisti che vi dicono che NON E' IMPORTANTE QUESTA BATTAGLIA perchè "basta portare Gesù nel cuore e non esternamente" rispondete loro che noi non siamo protestanti.... noi non abbiamo eliminato IL SACRIFICIO DELLA MESSA nella quale si ripete, in modo incruento, QUEL SACRIFICIO... e che DAL CROCEFISSO la divinità ha parlato ai Santi.....

san Carlo Borromeo, per far fronte alla grave piaga della peste che uccideva il popolo milanese e a causa della tiepidezza della fede del suo tempo, IMPOSE NELLE CHIESE L'ADORAZIONE DEL CROCEFISSO RECITANDO DAVANTI A LUI IL ROSARIO CON I MISTERI , ARRICCHENDO TALE PIETA' DI SANTE INDULGENZE... la peste cessò di colpo... e il popolo ritrovò la fede....

alle tante forme di PESTE che ammorbano il nostro mondo, RIPORTIAMO IL CROCEFISSO ALLA SUA LEGITTIMA REGALITA' NON SOLO NEI NOSTRI CUORI, MA ANCHE ESTERNAMENTE PERCHE' LA NOSTRA FEDE E' FATTA DI SEGNI.....




Quelle croci in Chiesa a marcare l'Infinito






di Luigi Codemo 25-06-2011


Non basta una somma di pietre per costruire un edificio. Tanto meno una chiesa. Perché, a ben guardare, il tutto precede le parti. L’edificio precede le pietre che lo innalzano. L’edificio, per governare la collocazione delle pietre che lo costituiranno, in qualche modo, deve già esistere. È come un figlio che cresce. Non è che ogni giorno gli si aggiunge un pezzettino sopra la testa, ma cresce nella relazione delle parti. Il corpo, nella sua profonda unità, precede le membra.


Fin dall’inizio dell’annuncio cristiano, prima ancora di costruire chiese e cattedrali, la comunità dei discepoli ha visto se stessa come un edificio armonicamente unito. Nei Vangeli troviamo che la Chiesa è casa edificata sulla roccia. Cristo è la pietra d’angolo. Nella Prima lettera di Pietro, nella lettera dell’apostolo che è stato chiamato ad essere la prima pietra, i credenti sono inscritti in questa sintesi grandiosa: “Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” (1Pt 2,2-4). L’edificio inteso come un corpo vivo è l’immagine che avvicina e introduce al mistero della Chiesa.


Questa immagine ha innervato lungo i secoli il modo di concepire e progettare le chiese. Ad esempio, il rito di dedicazione di una chiesa è considerato in analogia al battesimo. Ugo di San Vittore, siamo nel XIII secolo, scrive che come il corpo è immerso tre volte nel fonte battesimale così la chiesa viene aspersa con l‘acqua per tre volte. Un altro segno analogo al battesimo che avviene nel rito della dedicazione è l’unzione delle mura della chiesa, o delle colonne portanti, per mezzo del crisma. Memoria visibile di questo gesto sono le “croci di consacrazione”, il più delle volte di forma circolare, che troviamo collocate sui muri. A volte di pietra, altre volte di bronzo, spesso sono solo dipinte.
Indicano dove il vescovo ha tracciato una croce con l’olio santo. Nel loro insieme, marcano lo spazio consacrato, lo spazio dedicato interamente e per sempre al culto cristiano.

Il vescovo Durand, nel suo scritto Il Razionale del XIII secolo, scrive: “Dodici croci dipinte sulle mura vengono unte, perché le croci sono insegne di Cristo e segni del suo trionfo. Le croci quindi vengono dipinte a ragione affinché rendano manifesto che questo luogo è stato sottomesso al dominio di Cristo”. Il fatto che siano dodici ricorda gli apostoli, testimoni di Cristo e quindi le vere e originarie colonne del tempio. Solitamente sono così disposte: due all’ingresso, due nel presbiterio, le restanti nella navata. A volte sono solo quattro, poste nei quattro punti cardinali. Quando si entra in chiesa, ci si trova quindi dentro uno spazio delimitato da quelle piccole croci. Ricordano che quello spazio racchiuso è stato unto dal crisma, attestano che lì è avvenuto un conferimento di perfezione. Che è come dire che quello spazio è dedicato ad accogliere ciò che è incontenibile.
I segni della croce e dell’olio si imprimono l’uno nell’altro per manifestare la grazia che trabocca. Come quando dopo il diluvio la colomba portò il ramoscello d’ulivo e con esso la pace tra il cielo e la terra. Come quando Maria di Betania versò l’olio sui piedi di Gesù, segno di amore e dedizione totale.

E poi ancora. Il vescovo Durand scrive che “le dodici croci dipinte sulle pareti e unte dall’olio ricordano la passione di Cristo con la quale egli ha santificato la Chiesa”. E sappiamo anche che le dodici croci di consacrazione ricordano le dodici colonne della basilica vicina all’Anastasis di Gerusalemme, il luogo dove Gesù è risorto. Le dodici croci di consacrazione presentano una ricchezza di significati che partono dall’Antico Testamento e giungono fino alla passione, alla morte e alla risurrezione di Cristo. E segnano uno spazio chiamato a testimoniare, oggi, una sovrabbondanza dove l’intero eccede sempre la somma delle parti.



[Modificato da Caterina63 29/06/2011 18.43]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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La replica alle polemiche suscitate a New York da un'associazione di atei

La croce di Ground Zero simbolo universale di conforto

 

WASHINGTON, 1. "La croce è simbolo di consolazione e conforto per tutti coloro che hanno perso i propri cari e di speranza per i sopravvissuti": è la replica della comunità cristiana di New York alla polemica, mossa dall'associazione American Atheists, riguardo il trasferimento della croce alta circa sei metri, precedentemente collocata vicino a una chiesa nell'area di Ground Zero - luogo dei tragici attentati dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle - presso il National September 11 Memorial and Museum, che è in corso di ultimazione nella medesima area.

Dopo la cerimonia di benedizione, la "World Trade Center cross" sarà dunque, a partire dal 2012, visibile agli occhi dei visitatori del museo ma, per l'associazione che promuove la difesa dei diritti degli atei - che peraltro ha sporto anche denuncia alla Suprema Corte dello Stato di New York - questo rappresenta una violazione della Costituzione degli Stati Uniti e della legge sui diritti civili in vigore nello Stato di New York.

Secondo infatti i contestatori, essendo il museo realizzato con fondi pubblici, non può ospitare il simbolo di una sola religione, perché "diminuirebbe i diritti civili di atei, agnostici, ebrei, musulmani e tutti gli altri non cristiani, in quanto la croce promuove il cristianesimo al di sopra delle altre religioni". Il presidente dell'associazione di atei, Dave Silverman, ha affermato che "l'11 settembre non ha nulla a che fare con la cristianità. Se la fondazione che gestisce il museo e il monumento per l'11 settembre permetterà a tutte le altre comunità religiose di esporre simboli della stessa dimensione, allora saremo felici di far cadere la denuncia".

Ma di fronte alla croce migliaia di persone si sono fermate a pregare nel ricordo delle vittime e per chiedere la pace. Padre Brian Jordan, un religioso francescano, che ha presieduto la cerimonia di benedizione e che ha curato la pastorale tra i lavoratori impegnati nella ricostruzione dell'area devastata dagli attentati, sottolinea che la croce è simbolo "di consolazione e di conforto per coloro che hanno perso i propri cari, ma è stata anche speranza e sostegno per i sopravvissuti e specialmente per coloro che sono stati impegnati nei soccorsi, per i vigili del fuoco, per i poliziotti, per gli operai addetti alla ricostruzione e per molti altri".

L'iniziativa contro il simbolo dei cristiani ha, fra l'altro, provocato la reazione dell'American Center for Law and Justice, un'organizzazione cristiana che promuove la libertà religiosa nel mondo, che ha presentato una controdenuncia, osservando che "la questione sollevata è profondamente viziata e priva di merito". Il presidente del museo, Joe Daniels, conclude che la croce "rappresenterà una parte importante dell'impegno nel raccontare la storia dell'11 settembre in maniera che nesun'altra cosa potrebbe fare".



(©L'Osservatore Romano 1-2 agosto 2011)

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 Giudice ebreo salva-crocifisso





Il crocifisso non genera nessuna discriminazione



La sentenza finale – e inappellabile – della Grande Chambre sottolinea che non ci sono evidenze che attestino che il crocifisso appeso in aula porti a un indottrinamento alla fede cattolica. Non si pronuncia sul dibattito sul valore del simbolo del crocifisso. Lo ritiene comunque un simbolo “passivo”, che non muta le opinioni della classe.


di ANDREA GAGLIARDUCCI
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Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”.

Chi lo ha scritto? Natalia Ginzburg, ebrea ed atea, durante gli anni Ottanta. Un altro ebreo, Joseph Weiler, avvocato statunitense, ebreo osservante e professore di Ebraismo alla New York University, era tra gli avvocati che sono intervenuti a sostegno delle memorie dei nove Paesi membri che si sono associati all’Italia nel ricorso alla Grand Chambre della Corte Europea di Strasburgo sulla presenza del crocifisso a scuola.

 

Weiler si diceva critico: «Non mi è piaciuta, stando a una prima impressione, la linea di difesa tenuta dal Governo italiano, il quale ha tentato di presentare il crocefisso come un simbolo che trascende le sue origini religiose e che ha un significato laico. Un tale ragionamento si può fare di sicuro in altre ipotesi, come per la Croce Rossa, però non è un argomento appropriato su cui fondare una difesa in questo caso». Un argomento condiviso anche da alcuni giuristi della Santa Sede.

I fatti sono noti: i coniugi Albertin-Lautsi dal 2002 hanno contestato la presenza del crocifisso nella scuola frequentata dai loro due figli. Hanno sollevato prima la questione al Consiglio d’Istituto, che ha respinto la mozione. Quindi al Tar del Veneto, che ha prima rimandato la questione alla Corte Costituzionale, poi (dopo che ha rimandato tutto al Tar) si è pronunciato contro il ricorso. I coniugi hanno fatto quindi ricorso al Consiglio di Stato (altro parere negativo) e poi alla Corte Europea che, nel novembre del 2009, diede sostanzialmente ragione alla signora Lautsi, affermando la violazione da parte dell’Italia di norme fondamentali sulla libertà di pensiero, convinzione e religione e scatenando un’ondata d’indignazione. Il Governo italiano, a quel punto, ha domandato il rinvio alla Grande Chambre della Corte, ritenendo la sentenza 2009 lesiva della libertà religiosa individuale e collettiva come riconosciuta dallo Stato italiano.

Allo Stato italiano si sono uniti altri nove Paesi europei, curiosamente nessuno facente parte della vecchia Europa.

La sentenza finale – e inappellabile – della Grande Chambre sottolinea che non ci sono evidenze che attestino che il crocifisso appeso in aula porti a un indottrinamento alla fede cattolica. Non si pronuncia sul dibattito sul valore del simbolo del crocifisso. Lo ritiene comunque un simbolo “passivo”, che non muta le opinioni della classe. Tanto più – nota la Grande Chambre – che in Italia lo spazio scolastico è aperto anche ad altre confessioni religiose, e tra l’altro “i ricorrenti non si lamentano del fatto che la presenza del crocifisso in classe abbia implicato delle pratiche di insegnamento volte al proselitismo o che i figli della ricorrente siano stati confrontati a un insegnamento condizionato da tale presenza”.




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