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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Il Vangelo sul davanzale (dell'Amico Chisolm)

Last Update: 8/4/2012 2:30 PM
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11/28/2008 7:13 PM
 
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Quel che seguirà in questa pagina, sono meditazioni del Vangelo viste da un altra angolatura...
Ringraziando l'Amico Chisolm invito tutti a fare tesoro di quanto segue, qui non vi è necessità di parlare, ma di imparare ad ascoltare e....contemplare..... [SM=g27988]

*******************************************************


Bentrovati.

Dalla finestra del mio studio non mancano mai due cose: un fiore fresco messo in un vasetto con l'acqua e qualche briciola di merendina per un amico che mi viene sempre a trovare verso mezzogiorno, quando il sole è più alto.
Il fiore fresco, in genere, dura un paio di giorni per poi seccarsi come un segnapagina naturale in uno dei miei libri. Lo compro da un napoletano che vende fiori su un piccolo apecar con sopra la bandiera del Napoli e la foto di Maradona.
Oggi ho voluto un piccolo giglio bianco, non so se fosse un vero giglio ma gli assomigliava molto: mi pareva più piccolo di un giglio classico, ma egualmente umile e candido. Da circa un quarto d'ora emerge dal vasetto e sembra incuriosito dalla vita che si svolge tre piani sotto.

Le briciole della mia merendina sono invece per il passerotto.
Come dicevo, verso mezzogiorno si posa sul davanzale e allunga il collo per scrutare pericoli eventuali che potrebbero venire: come lo intravedo, mi scosto di lato di modo che, tranquillizzato, possa mangiare tranquillo.
Mangia, poi mi lascia una minuscola cacca sul davanzale, scruta incuriosito il fiore del giorno e poi, con un frullo d'ali, vola via, non prima di aver cinguettato un "grazie", non a me, ma, immagino, alla Provvidenza che gli mette sul davanzale briciole di merenda, almeno cinque giorni su sette.

Dal canto suo, il giglio o quel che è, si imbeve di luce calda e potente: splende come se non più di Salomone e mi ricorda che la mia camicia è leggermente macchiata e io non me ne sono accorto.
Giglio (o quel che è...) e passero mi ricordano ogni giorno l'Amore che tutto sostiene, mi rammentano mille piccole cose da fare, non fatte, da progettare. Sembra di avere un piccolo Vangelo di vita che, dal davanzale, si fa promemoria del mondo che dovrebbe essere un po' migliore: se due passeri non si vendono che per un soldo, nenache uno di loro cadrà se il Padre non vuole, io mi limito a farmi provvidenza seconda con poche briciole. Anche il giglio (o quel che è, ma gli somiglia assai...) mi spara dritto negli occhi quel che dovrebbe essere il colore della mia anima, mica macchiata come la camicia che porto.


Mi direte cosa centra tutto questo con un serio sito di apologetica cattolica: non lo so di preciso, ma stamani il fiore è per Eluana, un piccolo omaggio a nome di noi tutti.
Poi, tra qualche ora, verrà il passero: mangerà e mi lascerà la solita cacchina.

Trillerà un "grazie", guarderà meravigliato il simil-giglio e, con un frullo d'ali, volerà via. Stamani ho aggiunto doppia razione di briciole, così, se vorrà, potrà volare un po' più alto e portare a Eluana il nostro saluto.
Prego il Signore della vita, che è Padre suo, nostro, di gigli e di passeri... Lo prego di mandare un raggio della sua luce su questa terra buia: buia perché qualcuno ha staccato la spina...
Amen e buona giornata a tutti, con un "grazie" a Pergamena.

Chisolm

****************************************

il mio "grazie"

L'altro giorno ho fatto un pò di pulizia sul mio balcone....da qualche settimana studiavo di scoprire dove fosse l'intruso che mi sta rosicchiando le foglie del geranio..e me na hai fatto tornare il ricordo grazie a quelle cacchette..
Infatti pur vedendo la distruzione che inesorabilmente avanzava sulle foglie senza vedere il colpevole, la sua presenza era segnalata dalle cacchette.....

Non amo i pesticidi.....dall'anno scorso poi si posano sulle mie piante alcune farfalle gialle e bianche....thò, mi dissi l'anno scorso...i colori della bandiera del Papa.... di conseguenza niente veleni per le mie piante, le farfalle sono un buon segno di VITA sana....

E così due giorni fa di santa pazienza mi sono messa a cercare l'intruso fra i gerani....dopo una attenta perlustrazione l'ho trovato....un bruco bello grosso (e lo testimoniavano le cacchette) tutto verde che beatamente si stava sgranocchiando una bellissima foglia....cosa fare?
Confesso che sono entrata in crisi! Quel bruco ora apparentemente sgradevole e fastidioso, diventerà domani una bellissima farfalla... ma come fare per evitare la distruzione del geranio? Se lo lascio li, tempo una settimana e il geranio morirà....(aveva iniziato a mangiarsi il tronco)....ma ucciderlo, no, non me la sono sentita....
Ho staccato la foglia con il bruco sopra, l'ho messa dentro una scatola e l'ho portata giù dove c'è la base di un boschetto....l'ho tolto dalla scatola e adagiato la foglia con il bruco in mezzo ad un cespuglio di fiori...gli ho lasciato un mucchietto di foglie di geranio visto che gli piaceva tanto e me ne sono andata....la vita continuerà....

La Buona Novella ci parla soprattutto DELLA VITA......della vita in ogni condizione e in ogni situazione, e se come ci dice l'apostolo siamo chiamati a combattere la Buona Battaglia, la vera battaglia è comprendere questo Vangelo della VITA....è capire la VITA.... e goderne ogni singola sfaccettatura, anche quella di un vangelo sul davanzale...

Grazie a te,
[Edited by Caterina63 5/15/2010 11:57 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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11/28/2008 7:26 PM
 
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...in un altro forum un tale parlava di intelligenza (ironicamente suppongo) circa il sapere le questioni della Chiesa, della nostra fede....
Parlando qui di questo sublime Vangelo sul davanzale, riporto la mia risposta che ritengo attinente....

Non si tratta di intelligenza.... [SM=g27987]
a Trieste andavo a trovare una centenaria della mia parrocchia....era diventato il mio passatempo preferito perchè mi ritempravo alla sua presenza e appena entravo era pronta per parlare con me della Chiesa....una centenaria? si certo....e come? CON IL ROSARIO.... [SM=g27988]
lei adorava il Rosario, diceva a ragione "IO SO TUTTO DELLA CHIESA"....

comprendete?

Non si tratta di intelligenza umanamente parlando, ma di AMORE PER LA CHIESA, Chiesa non semplicemente COME UN CONTENITORE CHE MANTENGA VIVA LA FIAMMA DI UN CAMMINO di questo o di quest'altro...MA QUALE TRADIZIONE VIVENTE DELLA NOSTRA FEDE COMUNE......

NOI laici siamo infallibili? CERTO CHE SI....
Prendete questa centenaria....essa quando diceva quelle parole "io so tutto della Chiesa" e tirava fuori il Rosario per far vedere LA SUA FONTE, li ERA DAVVERO INFALLIBILE.... [SM=g27987]



Non si tratta di intelligenza, MA DI AMORE... [SM=g27998] ...


*****************************************************************


Buongiorno a tutti.

Oggi è un po' difficilino trovare ispirazione dal mio davanzale. Sarà perché il vangelo odieno è un po' duretto, visto che Gesù parla di portare la spada, la separazione, di operare una scelta, insomma, e una scelta radicale.
Qui nel campus universitario c'è parecchia animazione: le lezioni sono finite ma ci sono le sessioni d'esame.
Sul prato sottostante, gli studenti consumano il panino e una bibita, ripetono gli appunti, parlano al cellulare. Un cane insegue un fresbee verde che lo precede sempre di un attimo. C'è perfino una mamma che ha portato il suo bambino in mezzo a questo po' di verde. E' una mamma giovane, e questo mi fa piacere... Il bambino, potrà avere un quattro anni, gioca con una palla verde come il fresbee, ma cane e bambino giocano su spazi differenti senza che nessuno invada il prato dell'altro.

Ad un certo punto, il cane agguanta il disco di plastica e il padrone, per premio, gli dà un biscotto: gli mette il guinzaglio e tutti e due trotterellano a tempo canino verso casa.
Anche il bambino merita un premio perché ha giocato con moderazione, senza sudare, obbedendo ai consigli della sua giovane mamma. Si scola un bel succo di frutta e, mentre beve, assapora due dolcezze: quella del succo e quella dello sguardo pieno d'amore di sua madre.
Cosa centra il vangelo di oggi con questa bella scena?
Ho provato a pensare a quel bambino tra diversi anni: forse si sposerà, forse andrà a lavorare all'estero, forse (perché no?) diventerà sacerdote.

In ogni caso, la sua scelta lo allontanerà da sua madre, da questa meravigliosa bevuta di succo di frutta e di occhi che sprizzano amore.
Quale sarà la sua scelta, lo sa solo il Signore.
Ma il Signore potrebbe farsi esigente, chiedere più amore verso di Lui che verso la propria madre, o padre, o sorella...
Per questo, il succo di frutta che disseta il bambino è buono, ma potrebbe non essere tutto, come tutto l'amore potrebbe non stare solo nello sguardo innamorato tra mamma e bambino, ma altrove, non importa dove.

Lontano, il cane e il suo padrone sono oramai un puntino.
La mamma asciuga il mento appiccicoso del bambino con un kleenex.
I due si guardano con un amore ancora più intenso, ma potrebbe essercene un altro di Amore. Germoglierà più avanti, chissà... Ma se fosse amore verso Cristo, sarebbe un amore così forte da mettere in disparte mamma, papà, sorella e succo di frutta.
Non li cancellerebbe, ovviamente, ma reclamerebbe per sé il primo posto.

C'è sempre questa possibilità: che per quanto si possa amare qualcuno, Cristo è sempre lì a farsi Amante esigente e geloso.
Non parlo per me: sarò abbastanza compensato se, nell'altra vita, il Signore ogni tanto vorrà farmi giocare col suo fresbee verde e, magari, premiare la mia povera fedeltà di canis domini (o domini-canis... se più vi piace) con un biscotto che fa crunch sotto i denti...

Statemi bene,
Chisolm


[SM=g1740757]
[Edited by Caterina63 5/15/2010 11:58 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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11/28/2008 11:46 PM
 
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Un amico ha risposto raccontandomi questa:


Saltando di palo in frasca, il pensiero vola ad una suora ultranonagenaria conosciuta a Lussemburgo. Anch'io mi ritempravo alla sua presenza; lei non parlava francese, io non parlavo tedesco/lussemburghese, ma ci capivamo lo stesso. "Anche se tutti tradissero, io rimarrei fedele", diceva. E quando le raccontai che un sacerdote della FSSP aveva cominciato a celebrare la Messa di sempre in città, disse, commossa, "finalmente torna", facendomi vedere il messalino conservato da anni.

Non si tratta di intelligenza, MA DI AMORE.


*****************************************************

....bellissima quella del messalino conservato.....e sto scoprendo che molti lo hanno conservato proprio con la speranza che in qualche modo ritornasse..... Occhiolino

ho degli amici della mia età, il papà di uno di loro ha 81 anni e fa ancora il chierichetto TUTTOFARE in ben 5 chiesette arroccate nei vari paesi attorno a Buccino, vicino Salerno...

Lui sta tutto il giorno fuori per aiutare i tre sacerdoti che devono a turno occuparsi delle 5 chiese sparse, prende la sua apetta eppur mettendoci il doppio del tempo riesce a svolgere ancora tutte le sue mansioni...e la moglie, 79 anni, lo attende preparando da mangiare e....RECITANDO TRE ROSARI AL GIORNO, dice che il quarto aggiunto lo dice ogni tanto....
ebbene, questa persona di 81 prega ancora con gli antichi breviari....quando al figlio gli dissi: "ricordati di non cestinare questi libri quando....fra 100 anni non serviranno più a tuo padre...." sapete che mi ha risposto? il padre ha detto: "VISTO CHE SONO STATI RIFIUTATI VOGLIO ESSERE SEPPELLITO CON LORO...." [SM=g27988]

"dice" la Messa ogni giorno ALL'ALBA con il messalino antico....nelle parti della Consacrazione TACE FACENDO RIVIVERE I RICORDI IN LUI DELLA MESSA ANTICA..... poi va a quella "moderna" e dice: "qui faccio la passione, obbedisco al Papa ma soffro tanto, riconosco che è una messa cattolica solo al momento della Consacrazione che ripeto in latino nel mio cuore, tutto il resto è una pena indescrivibile...."

Quando gli annunciai del Motu Proprio del Papa - li queste notizie non arrivano se non con qualche anno di ritardo....- rispose: "ho fatto bene a conservare i messali, IO CI HO SEMPRE SPERATO! VIVA IL PAPA!"
da 40 anni dice il Rosario ogni giorno per il ritorno della Messa VERA E SERIA...e quando il figlio per stuzzicarlo gli dice: "se dici così, sei disobbediente al Papa!" gli risponde: "se avessi disobbedito al Papa ora sarei stato un povero sperduto, no invece, io gli obbedisco, ma non dovevano toccare la Messa, e prego tutti i giorni per lui e per i vescovi che lo consigliano a malo modo...quelli sono stati i cattivi che hanno cambiato tutto, ma il Signore farà tornare tutti i conti, noi dobbiamo soffrire!"

Questi due coniuigi che hanno fatto 50 anni di matrimonio, 4 figli, hanno vissuto 25 anni nelle baracche dei terremotati.....quando li abbiamo conosciuti 7 anni fa, il giorno di Ferragosto fummo ospiti in questa umile dimora arredata con quadri che dalla chiesa il parroco AVEVA FATTO TROVARE NELL'IMMONDIZIA e che lui raccolse, pulì e portò a casa.....e l'aria di PACE E DI FESTA che si respirava l'ha dentro, non se ne può avere idea se non vivendo una esperienza del genere....

Fettuccine fatte in casa..... 11 persone attorno ad una tavola dentro un prefabbricato per terremotati di 30 anni fa....non so come entrammo, ma di certo non eravamo stretti....
Lui, fiero nonnetto, quando ci ha visti tutti seduti ha detto: "bene, oggi è la Festa della Beata Vergine, Assunta in cielo, RINGRAZIAMOLA PER QUESTO DESCO e lodiamo il Signore che non ci priva mai della sua provvidenza"
poi ha preso L'ANTICO MESSALE, ha letto la preghiera in latino in riferimento all'Assunta, segno della Croce e via, a mangiare.... [SM=g27987]

Da due anni finalmente hanno ricevuto l'alloggio....non hanno fatto nuovi arredamenti, hanno portato i quadri religiosi salvati dalla distruzione....e come libreria ha tutti i messali e libri antichi che dalle chiesette avevano tutti BUTTATI.......

Grazie a te amico, per avermi fatto ricordare questi sprazzi di vita vera.... [SM=g28002]
[Edited by Caterina63 5/15/2010 11:58 PM]
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12/18/2008 3:06 PM
 
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C'è un quadro famoso che rappresenta Gesù in un giardino buio. Con la mano sinistra alza una lampada che illumina la scena, con la destra bussa ad una porta pesante e robusta.
Quando il quadro fu presentato per la prima volta ad una mostra, un visitatore fece notare al pittore un particolare curioso.
"Nel suo quadro c'è un errore. La porta è senza maniglia".
"Non è un errore" rispose il pittore. "Quella è la porta del cuore umano. Si apre solo dall'interno".

[SM=g1740722]

L'aeroporto di una città dell'Estremo Oriente venne investito da un furioso temporale. I passeggeri attraversarono di corsa la pista per salire su un DC3 pronto al decollo per un volo interno.
Un missionario, bagnato fradicio, riuscì a trovare un posto comodo accanto a un finestrino. Una graziosa hostess aiutava gli altri passeggeri a sistemarsi.
Il decollo era prossimo e un uomo dell'equipaggio chiuse il pesante portello dell'aereo.
Improvvisamente si vide un uomo che correva verso l'aereo, riparandosi come poteva, con un impermeabile. Il ritardatario bussò energicamente alla porta dell'aereo, chiedendo di entrare. L'hostess gli spiegò a segni che era troppo tardi. L'uomo raddoppiò i colpi contro lo sportello dell'aereo. L'hostess cercò di convincerlo a desistere. "Non si può... E tardi... Dobbiamo partire", cercava di farsi capire a segni dall'oblò.
Niente da fare: l'uomo insisteva e chiedeva di entrare. Alla fine. l'hostess cedette e aprì lo sportello.
Tese la mano e aiutò il passeggero ritardatario a issarsi nell'interno.
E rimase a bocca aperta. Quell'uomo era il pilota dell'aereo.

Attento! Non lasciare a terra il pilota della tua vita.

[SM=g1740720]

[Edited by Caterina63 5/15/2010 11:59 PM]
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1/5/2009 5:06 PM
 
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Da un messaggio dell'Amico Chisolm del 28.8.2003[SM=g1740722]

Bentrovati!
Oggi è S. Agostino: non so se c'è qualche iscritto che si chiama così, in tal caso, auguri. Ma gli auguri più belli vorrei rivolgerli a quanti avranno la possibilità, o meno, di meditare l'Antifona ai Vespri di questa sera...
"Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo... Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità... mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace..."
Povero sant'Agostino! Sapete, di ritorno dalle ferie ho girovagato un po' tra i "siti cristiani" e ho scoperto che al povero santo si attribuiscono innumerevoli colpe. Tra le massime imputazioni, quella sulla negazione del paradiso ai bimbi non battezzati e un'altra, relativa alla sua idiosincrasia, da convertito, verso il sesso.

Non vale la pena, credetemi, iscriversi in quei siti e ribattere "teologicamente" agli sfondoni che si leggono... Non vale la pena perchè sant'Agostino viene odiato come la "parte per il tutto": odiando lui, si odia la Chiesa.
Ma non è questo il discorso che volevo fare.

In quest'estate assassina, mi è capitato di visitare qualche anziano malandato e avvelenato spiritualmente dall'afa soffocante e dall'assenza di visite di figli e nipoti.
Uno, in particolare, mi è rimasto impresso. L'ho visitato al paese di villeggiatura e, assieme al parroco, ho assistito alla più bella dichiarazione d'amore per Dio che abbia mai udito.
Il parroco, un giovane veneto, è rimasto un tantino scandalizzato dalla "dichiarazione d'amore" e non riusciva a nascondere il suo disagio.
L'anziano, mentre snocciolava tutto quello che aveva fatto per i suoi figli, intercalava la narrazione con le peggiori bestemmie: la Trinità e Maria Santissima si alternavano a a parole irripetibili.
Il parroco, con amore pastorale diventava rosso e mi guardava come per dire: "Non ci sta con la testa...".

Io, con meno amore pastorale e con più pelo sullo stomaco (le bestemmie sul lavoro, le odo in continuazione...) raccontai ai due la storia di un altro grande santo,  Alfonso de' Liguori che, andando a portare i sacramenti ad un morituro, sentì molto peggio di quello che sentivamo noi. Alle ripetute bestemmie del malato, il santo chiese (così me l'hanno raccontata) un maggiore silenzio giustificandolo: "shhhhhh! sta dicendo le litanie a modo suo! Lasciamolo pregare in pace...".
Tutto qui.

Poi, il malato s'acquietò e disse: "Io non ce l'avevo con Dio, ma coi figli che m'hanno lasciato solo... Scusate! Ma Dio, secondo voi, s'è offeso? Dite la verità!".

Come vedete, alla fine dello sfogo umano (siamo uomini, creature, il Signore sa di cosa siamo fatti...) lo stesso anziano, solo e malato è giunto alla conclusione di sant'Agostino. Quella che parla di un amore giunto in ritardo da parte dell'uomo ma costante dal versante di Dio, di un Dio che si fa dire tutto e si fa fare tutto pur di sentirsi dire "scusa se ti ho amato tardi...".

"E di che? Io sono benigno e paziente e quelle tue bestemmie sono state il grido della tua sofferenza. Il tuo modo per dirmi che mi ami: ti ho fatto io e vuoi che non ti conosca?".

In buona sostanza, dietro ogni apparente rifiuto di Dio, quel Deus absconditus cui attribuiamo il mistero del male, c'è sempre l'infinita pazienza, amorosa pazienza direi, del padre e della madre che conoscono il balbettio del bambino quando comincia ad esprimersi. Anche quando il bambino è cresciuto e quel balbettio diviene bestemmia, Dio ridisegna i codici linguistici e con l'immenso amore che Gli è proprio, anagramma quelle bestemmie in parole d'amore.

Ma dove lo troviamo un altro Dio così?
Agostino ce lo rivela:
"...il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo spendore dissipò la mia cecità; diffondesti la la tua fragranza e respirai... mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace...".
Questo, per dire che nessuno è mai troppo solo, mai troppo in ritardo, mai troppo emarginato, mai troppo poco amato, per scoprire che l'essenza di una bestemmia pronunciata nella malattia appartiene al mondo misterioso della grazia, per la quale e nella quale, non è vano guardare l'orologio della vita e sillabare, nel sospiro dell'angoscia,  quel "Tardi ti ami, bellezza così antica...".

Dio non porta l'orologio ed è sufficientemente Signore da capire che il grido di dolore della sua creatura più amata, può sembrare una parolaccia, ma non lo è mai, almeno per Lui...
Statemi bene,
C.

**************************************

alcuni contributi a questo messaggio[SM=g1740717]


S.Agostino ha avuto un grande privilegio se vogliamo....quello di TOCCARE IL FONDO....si, io credo che difficilmente si possa dire "Tardi t'amai", se prima non facciamo l'esperienza della nostra nullità, se non proviamo dentro di noi la sconfitta, l'annientamento, il DOLORE VERO di sentire dentro che...."tardi t'amai mio Dio..."[SM=g7831]
Naturalmente diverse saranno le personali esperienze su questo "Tardi t'amai", ma credo che ognuno di noi ci dovrà passare in un modo o nell'altro.....
Non è importante il tempo alla fine, ma la qualità di quell'istante, di quell'attimo in cui i veli del cuore si sfalderanno facendoci capire l'immenso Amore di questo Dio che si china su di noi, aspetta, attende, ci accarezza......La qualità di quel saper dire anche con le lacrime agli occhi per la gioia....TARDI T'AMAI BELLEZZA COSI' ANTICA E COSI' NUOVA.......

dalla forumista Smile

C'era una volta una virgola( ,) seccata dalla poca considerazione in cui tutti la tenevano. Perfino i bambini delle elementari si facevano beffe di lei. Che cos'è una virgola, dopo tutto? Ne giornali nessuno la usa più. La buttano, a casaccio.
Un giorno la virgola si ribellò.

Il Presidente scrisse un breve appunto, dopo il lungo colloquio con il Presidente dell'altra superpotenza: " Pace, impossibile lanciare i missili" e lo passò frettolosamente al Generale.


In quel momento la piccola, trascurata virgola mise in atto il suo piano e si spostò. Si spostò di una sola parola, appena di un saltino. Quello che lesse il Generale fu: "Pace impossibile, lanciare i missili".
E scoppiò la Guerra modiale.

Fai attenzione alle piccole cose. Sono il seme di quelle grandi. [SM=g7574]


Dio è pazzo di te !

Se Dio avesse un frigo, metterebbe il tuo ritratto sulla porta......
Se avesse un portamonete, la tua foto sarebbe lì.....
T’invia fiori a ogni primavera e il sole sorge per te ogni mattino......
Quando desideri parlare, Egli ti ascolta!

Poteva vivere in qualunque parte dell’universo e ha scelto di vivere nel tuo cuore......

E cosa ti sembra il regalo di Natale che t’inviò a Betlemme?.....
E che dire di quel venerdì sul Calvario e la domenica di Risurrezione?


Credilo, è pazzo di te. Ti ama veramente.

Piangi tutto quello che necessita piangere… Egli asciugherà le tue lacrime.

Egli ti darà un altro giorno per ridere di quello che un giorno ti ha fatto piangere,

solo spera e soprattutto abbi fede, Dio ti benedica...


grazie a Suor Gloria

[SM=g1740720]




...la tenerezza di Dio...!![SM=g1740717]

Una esperienza del 2004


Alla Messa partecipa spesso una signora, una Mamma....che ha accanto a sè una ragazza Dawn....Tutti ci conosciamo e a lei è dedicato il posto di fianco all'altare perchè vuole PARTECIPARE alla Messa...
Il suo stato è grave, ha la necessità di TUTTO.
Ciò che colpisce nell'osservare una scena che non si può evitare, è la tenerezza di questa Mamma che non appare affatto come una ADDOLARATA, quanto una PREMUROSA E MAMMA AFFETTUOSA...... se impari a conoscere il quadro vedrai emergere l'affetto di Dio per le sue creature....
Questa ragazza ama essere circondata dalle persone, e a chi le si avvicina, lei con la sua mano disrticolata, fa una carezza, dona un sorriso, ti guarda con quegli occhi verdi e ti penetra come un laser nel cuore......
Ieri in Chiesa c'era festa più del solito, le Palme benedette, 70 bambini del catechismo, tanta gente....una confusione ordinata e questa ragazza era infervorata, a modo suo cantava, voleva comunicare, voleva essere partecipe.....La mamma allora per calmarla usa un metodo.....LE ACCAREZZA SENZA SOSTA IL VISO, I CAPELLI, LE SPALLE...... e lei come per incanto si calma.......
Ieri le stavo dietro....e di fianco mi dava la mano...voleva che gliela tenessi e che l'accarezzassi.......e così per oltre metà della Messa sono stata in questa posizione......la Mamma le accarezzava il viso, io le tenevo la mano e l'accarezzavo....
Per la prima volta (eppure sono tre anni) mi sono accorta dell'importanza di quel gesto così ABITUDINARIO CHE COMPIAMO....noi lo facciamo quasi meccanicamente e solo forse per ricevere in cambio un altra effusione d'affetto.....
Qui tutto era GRATUITO E SPONTANEO.......
Per la prima volta nelle mani di quella Mamma, ho visto le Mani sante di Maria mentre carezzava il Figlio deposto dalla Croce, segnato dal martirio dei miei peccati....[SM=g7182] ....
Nella ragazza che mi dava la sua mano, ho visto la mano di Dio che tendendosi verso di me mi chiedeva di AFFERRARLA.......
E' stato un incontro molto particolare....Carezze per dimostrare che l'affetto che possiamo donare è la pienezza di Dio....[SM=g1740717]
Madre Teresa parlava del sorriso e di regalare sorrisi.....ma diceva anche di TOCCARE CON MANO...di usare le mani per compiere tenerezze....che abbiamo bisogno di tenerezze che possano dimostrare l'amore di Dio......e san Francesco diceva: fammi STRUMENTO DELLE TUE MANI.....



[Edited by Caterina63 1/5/2009 9:29 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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1/7/2009 1:22 PM
 
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"Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre... Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano... Eppure ...neanche Salomone con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro..." (Mt 6, 24 e sg.).

Chisolm 23.4.2002
In queste giornate caldine, i passeri si abbeverano alle pozze che si creano sotto le fontanelle di Roma. Li vedo zompettare in una pozzerella poco più grande della mia scarpa...

Mi fermo per non spaventarli e li lascio dissetare. Poi proseguo e, sull'ultimo tratto di viale che porta a casa mia, prima ancora che agli occhi, arriva al naso il profumo dei glicini grappolosi che pendono da un muretto. Confesso che mentre cammino penso a cosa troverò per cena, ad una camicia che ho intravisto nel negozio all'angolo, ad un bel libro che vorrei aggiungere agli altri.

Cammino, e per quello strano scherzo dei venti romani, mi arriva anche l'odore del mare. Poi, esce la mia anima mendicante quando ne incrocio uno, il solito, ancora col cappotto e scalzo. Tento sempre di offrirgli un caffé, ma lui rifiuta in un linguaggio che non conosco. Mi guarda e prosegue. Vorrei dirgli: "Attento, mi fai scappare i passeri..." ma quei piumottini cincischianti non sembrano infastiditi da lui e gli fanno posto per bere.

Aspetto il suo odore forte: so che verrà non appena quello dei glicini lascerà spazio a quell'umanità sporca e sudata. Me ne vergogno e aspiro più forte. Perdonami, fratello mio: non so fare che questo: respirare il tuo odore forte e allontanare il mio fragile disgusto prima dal cuore e poi dal naso.

Ti vedo, allora, senza quelle preoccupazioni dei passeri nel mangiare: mangerai quello che troverai. E anche coi fili penzolanti dal cappottaccio, senza più ordine nella trama e nell'ordito, senza più un colore tra quelli che l'arcobaleno offre ai miei occhi, ti vedo più splendido di Salomone perché, a differenza di me, la tua anima e il tuo cuore non risentono della forza di gravità di questa terra.

Ti vedo riassumere le beatitudini nella tua semplice disgrazia di essere felice così, con qualcosa che ti è successo e che ti ha portato ad essere quello che sei. Ecco, perdonami ancora: è come se t'avessi detto "disgraziato", ovvero senza grazia.
Ma credo che tu abbia grazia da vendere a quelli come me che pensano alla cena, ai vestiti, ai libri. Credo che tu abbia Vangelo da vendere quando, incontrandoti, perfino i passeri ti accolgono, i glicini ti donano uno spruzzo della loro fragranza, i tuoi occhi si fissano nei miei ricordandomi, per una strana suggestione, di avermi dato l'occasione d'aver incontrato il Signore.

Quasi sincronicamente, giriamo gli opposti angoli del palazzo e delle nostre vite.
Quasi sincronicamente, ci accorgiamo d'essere stati, io lettore d'una pagina del Vangelo e tu una pericope di carne.

Quasi sincronicamente, ci diamo un inconscio appuntamento per l'indomani: io, tu, i passeri, i glicini...

Ciao amico mio...
C.

[SM=g1740717]


Dall'Amico Teofilo il 27.4.2002

Carissimi, uno dei versetti che negli ultimi tempi mi si sono ripresentati più spesso alla riflessione è stato quello di Gv.18,7
 

7Domandò loro di nuovo: "Chi cercate?". Risposero: "Gesù, il Nazareno". 8Gesù replicò: "Vi ho detto che sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano".


Ogni volta che aprivo il mio Nuovo Testamento, mi si presentava sempre questo versetto sotto gli occhi. Sarà che la piegatura del libretto era tale da aprirsi sempre alla stessa pagina, fatto è che gli occhi mi andavano sepre lì.

Poi dopo tante volte che questo era successo ho pensato: vuoi vedere che il Signore mi vuole far capire qualcosa di importante per me.

Allora, dopo una breve preghiera di richiesta di luce su questo versetto, ne ho tratto questa conclusione:

A volte si dice di cercare Gesù, ma poi ci si indirizza a tante cose. In realtà si cerca altro. Lo sguardo del cuore non è per LUI SOLO.


Mentre Egli vuole la nostra attenzione esclusiva. E' un Dio geloso perchè è perdutamente innamorato e vorrebbe lo stesso amore, e vorrebbe essere cercato come Egli ci cerca.


LASCIAR PERDERE IL RESTO, e CERCARE LUI SOLO
.

Forse questo mi occorre maggiormente. A me in particolare ma forse è una conclusione che può andar bene a tutti. E perciò ho pensato di parteciparvela.

Con affetto Teofilo


[SM=g1740717]

Dall'Amico Chisolm  1.6.2002[SM=g7831]

Il mistero eucaristico55x111:
sapete bene, amici miei, quanto questa realtà sia segno di separazione e di incomprensione con altre confessioni. Il nodo da sciogliere è la presenza reale di Cristo in un pezzo di pane. 
Da bambino, al catechismo, mi arrovellavo per cercare di capire, con la tenacia dei piccoli, come ciò fosse possibile. Come faceva un uomo grande e grosso come Gesù a stare in un dischetto di ostia? Confesso che ci pensavo anche nel momento in cui ricevetti la mia prima eucarestia, e il parroco dovette notare il mio sguardo pensoso, tanto da richiamarmi alla cerimonia...
Teologo inguaribile fin da piccolo!

Quando l'ostia si sciolse nella mia bocca, mi sentii sazio, di una sazietà che non mi fece toccar cibo al pranzo che seguì. Mia madre pensò all'emozione, ma il mio stomaco, era veramente pieno di un non so che. Con gli anni che seguirono, si diradò questa sensazione di bisogno-sazietà tanto che, come tanti adolescenti, lasciai l'eucarestia alle mie spalle. Poi, non so come, non so perché, tornò quella specie di fame, quel gorgogliare dell'anima che brontola come uno stomaco affamato.
Tornai a mangiarne e tornò la sazietà. Passarono altri anni e, misteriosamente, passai ad una prospettiva diversa da quella infantile che si chiedeva per come e perché.

Decisi di rinunciare a portare nella mia mente quel processo oscuro e grande, per tuffarmici io, gettarmici dentro e smettere coi perché. Allora, da quel momento, quando la mia anima brontola come il mio stomaco, capisco che è l'ora della Cena, che è l'ora in cui, anche se solo per un secondo, il mio corpo e il mio spirito crescono alimentati simultaneamente, l'uno dai carboidrati presenti nel pane, l'altro da Cristo che si accomoda nella comoda poltrona (un pò consumata) della mia anima.

Passiamo qualche minuto di intimità, io ai Suoi piedi e Lui che mi carezza il capo: non ci diciamo niente di più di quello che ci dicevamo quando ero bambino. Egli riconosce nel mio silenzio, uguale a quella tenace ed infantile superbia che voleva cogliere il Suo mistero, il più fitto dei dialoghi, la più personale delle comunicazioni, il più assurdo degli amori, quello che crede senza vedere, che spera senza uno straccio di certezza, che ama anche quando è difficile farlo.

Sento il Suo sguardo, ascolto il Suo silenzio, percepisco il tocco della Sua mano.
"Ecco, io sono con te, tutti i giorni, fino alla fine del mondo...".
Vorrei rispondergli: "...anch'io, Signore, sarò con te tutti i giorni" ma le senzazioni sono finite, le promesse si fanno incaute, le parole interiori quasi guastano quel silenzio magnifico che si era stabilito tra noi due. Allora, mi accorgo che la poltrona sulla quale si era accomodato è vuota: rimane solo un segno.

Tutto questo, dura per il tempo che l'ostia esaurisce la sua materialità: poi, guardando alla poltrona vuota e un po' consumata della mia anima, capisco che non se ne è andato. Si è semplicemente alzato e si è messo al lavoro con me ed è, allora, come se io non vivessi più nella solitudine disgraziata, nella falsa autonomia, ma nella più dolce delle democrazie nella quale, io, il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo, ci interpelliamo sempre prima di decidere il da farsi nell'ordinaria fatica di un giorno nuovo, magnifico e benedetto...
Vi invio il mio sorriso un pò stanco e la certezza che il Signore farà risplendere su voi e sui vostri cari lo splendore del Suo Volto...
C.

[SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717]
[Edited by Caterina63 1/7/2009 2:35 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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1/16/2009 3:03 PM
 
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Come recita il salmo: “Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando nell'anima mia proverò affanni, tristezza nel cuore ogni momento?”

Questo “fino a quando?” è il lamento che percorre tutta la Scrittura, in lungo e in largo, indica lo sconforto del cuore e suona l’arpa scordata della desolazione. E’ il sonno anestetizzante dei discepoli che non riescono a vegliare neanche un’ora col loro Signore, tanto è lo sconforto e lo lasciano solo…
E’ la voce divenuta rauca per il tanto invocare il nome del Signore, è la vista annebbiata per la fatica di volerlo scorgere oltre l’orizzonte visivo, è la sordità causata dai mille rumori del mondo.

La fatica si sente, pesa, sconquassa cuore e anima… Il salmo in questione sembra la colonna sonora del pessimismo.

Ma, ecco, che il salmo prosegue, quasi inaspettatamente, quasi in un nuovo accordo della cetra: “Nella tua misericordia ho confidato. Gioisca il mio cuore nella tua salvezza e canti al Signore, che mi ha beneficato.”
La misericordia arriva inaspettata, risponde alla fiducia: è allora che il cuore torna a gioire nel battito nuovo di un’energia di grazia, senza aritmie e senza vuoti di suono. Allora il cuore si rinfranca, gusta la salvezza e canta, canta con una voce che non immaginava di possedere. Questo cantare è il rendere grazie, sempre e comunque, a Colui che fa nuove tutte le cose, anche quando il sonno prende il sopravvento e si cede alla tentazione dello sconforto.

Non c’è da aver timore: il salmista ce lo ha detto chiaramente e, se la musica della cetra è la sua, il testo è di un grande Paroliere, ma così grande che nessuno spartito ha potuto contenerlo. Allora, il grande Paroliere ha “cantato” la sua Parola come melodia e ha “cantato” noi come accompagnamento…
Siamo note di una musica che magari non capiamo, ma proviamo a cantare lo stesso…

Chisolm


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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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1/26/2009 4:39 PM
 
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Bentrovati.

Stamani (9.6.2006), aprendo il giornale, ho appreso l'eliminazione "chirurgica" di un noto terrorista, le beghe postelettorali tra uomini di potere, un sacco di pubblicità di televisori al plasma e paginone intere sull'avventura dell'Italia al Mondiale...

Solo un piccolo trafiletto, piccino piccino, diceva in quattrocento caratteri che una "mamma coraggio" aveva rifutato le cure al suo tumore perché non danneggiassero il bambino che cresceva in lei. Ora la nuova vita è nata e lei potrà curarsi. Tutto qui.
Bene, ho pensato tra me e me, allora la vita vale ancora qualcosa, anche se gli articoli su pillole abortive e riciclaggio di embrioni occupano spazi ben più di rilievo dei pochi caratteri dedicati a questa donna coraggiosa.

Poi, con un po' di presunzione, mi sono chiesto quale quotidiano leggessero in cielo i miei e i vostri cari che non ci sono più, quale prestigiosa testata prediligessero il Signore e tutti i santi al momento della colazione, insomma, quale poteva essere il palinsesto ideale del Giornale di Dio.

Ho immaginato mio nonno col paginone aperto e gli occhiali calati sul naso.
In prima pagina, a caratteri cubitali, risaltava il titolo: "Tu sei mio figlio: oggi io ti ho generato" e, sottotitolo in grassetto: "Mamma coraggio celebra la vita".
Poi, a seguire, notizie sugli ultimi, i poveri di pane e di spirito, di gioia e di salute: la campagna contro l'abbandono dei cani era l'unica pubblicità ammessa.

Solo in fondo, un minuscolo trafiletto di trecentonovantanove caratteri fondeva politica, costume e calcio in un unico, piccolo riquadro, visto il quale, immagino, mio nonno deve aver ripiegato il giornale per andare a giocare a bocce con suo padre.
Mia nonna, ne sono convinto, ritagliava la prima pagine del Giornale di Dio di qualche giorno fa, un magnifico arcobaleno che, come la cometa di Betlemme, lasciava il cielo per baciare l'erba di Auschwitz.

Nonna, probabilmente, una volta incorniciato il ritaglio, lo appenderà in cucina, vicino al crocifisso che ebbe in dono il giorno del suo matrimonio.
Perdonatemi, ma oggi mi sento leggero...
Ciao,
Chisolm


Grazie Chisolm..........[SM=g1740717]

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16.6.2006 da Rosalba:

Cosa scriverebbero mai sul Giornale di Dio, visto che il titolo del Thread è questo?
Una cronaca breve come questa, se fossi lì, in Paradiso, una giornalista:
Ieri alla Processione del Corpus Domini a Roma, quella che il Papa guida da san Giovanni in Laterano fino a santa Maria Maggiore, ripercorrendo tutta la Via Merulana, ho visto una donna incinta, in stato avanzato, forse prossima al parto, bella in volto come una Madonna, il marito le teneva il braccio e il figlio più piccolo era sulle spalle del padre che con una mano accarezzava la testa della mamma, una scena bellissima, con le candele che illuminavano quei tre volti. Cantavano e pregavano, sorridevano, il bambino sulle spalle del padre ogni tanto batteva le mani come se si rendesse conto che stava partecipando ad una festa in grande, non si è lamentato neppure un istante, hanno seguito il corteo fino alla fine, io con loro erano diventati per me un punto di riferimento di quella testimonianza Eucaristica del Dio con noi, della presenza viva di Cristo.
Ho pregato, ho chiesto perdono, ma soprattutto ho sperato ed ho ringraziato Gesù che mi ha dato la possibilità di essere li, in quel momento!
Notizie che non compariranno mai sui giornali terrestri, neppure per un trafiletto!
Con affetto Rosalba.55x111

15 giugno 2006: Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo - Santa Messa e Processione Eucaristica
[Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

19.6.2006
Amici....da parte di Oliva, alias Rita, stamani con gioia ricevo questa e-mail e con gioia la condivido con voi tutti.....[SM=g1740717] ......

Carissima Tea, vorrei che inserissi in Bacheca una cosa che ho vissuto anni fa.
- Ero in Francia, ed era il Venerdì Santo del 1991. Alla tv avevo visto cose orribili, violenza, guerre, assassinii e ne avevo un groppo in gola. Gesù muore per la Pace e c'è tutta questa morte! Appena libera dal lavoro, esco di casa col Rosario in mano e comincio a lasciare una scia di Preghiera. Vedo una chiesa aperta ed entro, inginocchiato nel primo banco c'è un ragazzo, avrà al massimo trent'anni, che recita il Rosario davanti alla Croce. Vado ad inginocchiarmi anch'io nel banco vicino e continuo il Rosario sussurrandolo con quel ragazzo. E allora ho realizzato che la Pace c'era, quella di Gesù, e che nel mondo eravamo in tanti a seminarla, uniti nel sussurro dell'Amore di Colui che è Risorto.
Quanta guerra e morte in tv! Ma noi eravamo lì a seminare Pace. Nel mondo eravamo milioni a seminare Pace, e credo che questa cronaca sia ancora in prima pagina nel Quotidiano di Dio, con la firma di sua Madre, Maria![SM=g7182]
Con affetto in Cristo Gesù[SM=g1740720]
Rita-

[SM=g1740750] [SM=g1740722]


Oggi sul Giornale di Dio, questo vi trovai scritto:

"Sabato scorso sono partiti due salesiani, giovani sacerdoti, insieme a quattro laici per andare in una zona sperduta dell'Africa, per portare conforto e per portare la parola di Dio, il suo amore, il suo nutrimento, la sua speranza e la sua gioia!
Hanno lasciato casa, patria e famiglia, per dedicarsi a questi bambini malati e sopratutto manchevoli di amore vero. Oggi, sulla terra, qualcuno ha avuto ancora fiducia in Dio!"

Questo vi troverei scritto, perchè anche se noi uomini siamo deboli e non sappiamo rispettare Dio, Egli è fedele alle sue promesse e il suo progetto trionferà.
Questo vi troverei scritto, perchè li ho accampagnati anch'io all'aeroporto queste persone coraggiose e fiduciose in Gesù, nostro pane quotidiano.
Con affetto per tutti voi da Lauro, Anna e Andrea, salesiano missionario.



[SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717]

28.6.2006:

Caro Chisolm, sai dirmi dove posso acquistare questo stupendo quotidiano?[SM=g7574]

Oggi ho letto sul Giornale di Dio che sicuramente la bambina Cristina  nata da una mamma coraggiosa che morendo ha donato i suoi organi, questa la sua foto:

I coniugi Tonia Accardo e Nicola Visciano

È nata Sofia, "Il regalo più bello"
La madre rifiutò le cure per salvarla



 ce la farà, nonostante le precarie condizioni data la prematura nascita: ancora una volta la vita sta vincendo la sua battaglia contro la morte! Dio c'è e continua a lavorare! Peccato che il trafiletto di questa notizia ha perso la sua strada nei media a causa del referendum, dei mondiali e di altre notizie fangose.

Ma c'era anche un altra notizia, questa volta mista tra loscoop e il gesto di un uomo disperato: l'ex giocatore della Juventus ha tentato di suicidarsi. Pessotto ha preso con se una corona del rosario e si è lasciato andare dalla finestra. Non è deceduto, ma le sue condizioni sono gravi seppur sembra fuori pericolo!

Quel rosario tenuto fra le mani nel compiere un gesto disperato, leggo nel Giornale di Dio, sono un richiamo per tutti noi cristiani, alla preghiera per queste persone depresse, all'affetto che dobbiamo avere gli uni per gli altri, supplicando Dio di aiutarci a non arrivare alla disperazione.
Questo è un mondo che deprime, che ci porta alla disperazione, che ci sta alienando, quai a lasciare vincere Satana che semina tanto scoraggiamento!

Questo mi dice quel rosario tenuto fra le mani di Pessotto, questo leggo ad incoraggiamento fra le righe del Giornale di Dio portato avanti dalle vite e dalle storie di ognuno di noi.
Dio ci benedica tutti, grazie di cuore, Aldo.



[SM=g1740722] [SM=g1740750]

30.6.2006 da Smile

Uno Smile a tutti, con tanto affetto.

Oggi sul Giornale di Dio credo di aver letto le lacrime di Gesù per le due bambine uccise in Belgio. Ho letto di Gesù che soffriva a causa dell'ingiustizia umana, a causa degli uomini della legge che non sono capaci di tenere a bada queste persone che sono profondamente malate. Poi ho veduto come questa foto Gesù che prega per noi, come ha detto il Papa ieri alla festa dei Santi apostoli Pietro e Paolo e che forse non tutti hanno ascoltato, Gesù prega per noi!

Poi leggendo nella Lectio Divina che Caterina con cura premurosa ci prepara ogni settimana, ho letto che Gesù domenica ci invita di nuovo a non temere, ma ad avere sempre fede in lui anche quando vediamo la morte davanti a noi. Gesù è vivo e ci dice: non temete, abbiate fede!

Poi ho letto la lettera del nostro parroco, che è stata sicuramente sul Giornale di Dio, dice che 7 giovani di anni 20-25 della nostra parrocchia hanno rinunciato ad andare in vacanza ad Agosto perchè per tutto il mese si occuperanno degli anziani della nostra parrocchia che resteranno soli. Stanno preparando per organizzarsi le giornate da passare insieme anche per l'adorazione eucaristica mentre molti saranno in ferie, mentre io che avrei voluto essere con loro, sarò nuovamente ricoverata perchè corro il rischio sempre della disidratazione e con questo caldo non si può scherzare. Per ora sono in partenza con i miei, stiamo tutti in famiglia in campagna, ne approfitterò per giocare con due nipotini e per leggere qualche buon libro.

Questo Giornale di Dio mette in cuore molto amore e soprattutto regala tanta ed immensa serenità, la gioia delle piccole cose, dei piccoli gesti quotidiani.
Un grande abbraccio a tutti. Smile, Adriana.



Chiesi a Dio che mi liberasse dall'orgoglio
E Dio disse No
Disse che non era qualcosa che Lui doveva togliermi ma che io dovevo dargli...

Chiesi a Dio che facesse guarire mia madre che era ammalata.
e Dio disse No
Mi Disse che il suo spirito era sano e che il suo corpo era qualcosa di passeggero...

Chiesi a Dio che mi desse pazienza,
e Dio disse No
Disse che la pazienza è frutto delle sofferenze non si regala, si conquista...

Chiesi a Dio che mi desse felicità,
e Dio disse No
Mi disse che Lui dava benedizioni, e che la felicità dipende da me...

Chiesi a Dio, di non farmi soffrire,
e Dio disse No
Mi disse che il dolore e la sofferenza mi allontanano dagli interessi materiali e mi avvicinano di più a Lui...

Domandai a Dio se mi amava,
E Dio disse Si
Disse che mi aveva dato il suo unico Figlio, che era morto per me[SM=g1740720]
e che un giorno sarei andato con Lui in Paradiso perchè ho fede...

Chiesi a Dio di aiutarmi
ad amare tutti gli uomini
come li ama Lui, e mi disse:
Finalmente cominci a capire!

[SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717] [SM=g1740717]


33 anni è entrata nell'Ordo Virginium. Lavora e fa teatro
La madre: "Ora pensa d'andare in Kenya, ci riuscirà"

Cristina, ragazza down, si fa suora
"Non volevo essere felice da sola" 


3 agosto 2006

Cristina durante la cerimonia

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[SM=g1740750] [SM=g7182] [SM=g1740744]

14.8.2009

Nel Giornale di Dio si suol raccontare una storia di conforto per ogni uomo.

E' la storia di un soldato che presentatosi alla soglia del paradiso, sperava di potervi entrare assicurando san Pietro di essere stato un soldato coraggioso fino a morire per la patria.

Era tutto vero: si trovava scritto nel librone che il Santo teneva in mano; tuttavia, sfogliando le pagine egli scuoteva la testa: non era sufficiente.
Ma San Pietro, all'apparenza burbero, era di cuore tenero.
Non se la sentiva di respingere il soldato e pensò di consultarsi con San Michele Arcangelo.

Dopo tanto discutere anche San Michele scosse la testa, in fondo gli ordini del Signore erano precisi, i Comandamenti andavano rispettati l'aveva detto Lui, Gesù
  «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». (Mt.19,17)
Allora San Michele rispose: "Niente da fare, quel soldato non é degno di varcare la soglia del Paradiso".

Ma San Pietro sperava ancora e convocò in adunanza San Giuseppe, San Francesco, Santa Caterina da Siena e Santa Teresa del Bambin Gesù, sperando di fr breccia nel cuore delle due Donne. Nonostante la perorazione del portinaio celeste, nessuno giudicò quell'anima in regola per entrare nel Regno dei Cieli, non restava che ricorrere a Gesù, in fondo l'ultima parola spettava a Lui! E lui, il Salvatore degli uomini, ascoltava attentamente, scuoteva la testa, assumeva un aria pensierosa.
Ma proprio in quel momento si sentì un baccano d'inferno (è proprio il caso di dirlo): venti diavoli gridavano che quell'anima apparteneva a loro. San Pietro non sapeva che fare, tutti Santi iniziarono a supplicare il Signore..."Signore è vero, egli non è in regola, ma tu puoi....",
quando apparve al fianco di Gesù una bella Signora, che più si avvicinava al Figlio Gesù, più diventava splendente come il sole. Si avvicinò  con un libro in mano.
Lo consegnò a suo Figlio.
Questi scorse un centinaio di pagine; erano tutte uguali: vi erano scritte le migliaia di Ave Maria, recitate dal soldato nelle notti in trincea, solo un fiume di Ave Maria per sè stesso, per i nemici, per gli amici, per la fine della guerra...

Sorrise, Gesù, e s'inchinò davanti a sua Madre accogliendo la richiesta di salvezza; mentre i diavoli, costretti a svignarsela, protestavano: "Questa donna ci rovina sempre tutto! Maria non fa che rubare le anime che speriamo di portare con noi all'inferno"!
Auguro a tutti voi una Festa per l'Assunta in serenità.
Con affetto Carla.

[SM=g1740722] [SM=g1740750] [SM=g7182] [SM=g1740720] [SM=g7182]

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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2/12/2009 12:42 PM
 
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Dall'amico Chisolm nel 2002[SM=g1740717]

Mio vecchio amico di giorni e pensieri,
da quanto tempo che ci conosciamo,
venticinque anni sono tanti e diciamo,
un po' retorici, che sembra ieri...

 
Questa canzone di Guccini è una delle mie preferite: è piena di nostalgia e di cose non dette. Anche noi, amici, abbiamo tante cose non dette... Ci scambiamo piccole teologie e grandi passioni, sopportabili malanni e cose più serie, qualche risata e, raramente, qualche lacrima.
Eppure, ognuno di voi, è un vecchio amico di giorni e pensieri, anche se non ci siamo mai visti oltre queste tastiere, anche se molte cose delle nostre vite personali e private, sfuggono alla realtà per entrare in queste maglie virtuali.
Quando leggo storie piccole e grandi (ma ogni storia non è mai piccola...), quando affronto le vostre confessioni, le vostre speranze, il vostro coraggio, mi sento limitato da un volto che manca, da mani che non si possono stringere, da pacche sulle spalle e, perché no? da un buon bicchiere che, forse, berremo insieme solo virtualmente.

 
Invece io so che è diverso e tu sai
quello che il tempo ci ha preso e ci ha dato,
io appena giovane sono invecchiato,
tu forse giovane non sei stato mai.

 
Il bello del nostro incontrarsi alla velocità delle onde elettromagnetiche, è un po' un piccolo mistero di fede...  Fede è credere senza vedere e la nostra amicizia è un volersi bene senza vedersi: in fondo, queste due cose viaggiano con la certezza di un amore fiducioso e, per questo, più forte, più maturo, più pieno.
Certo, è strano vivere in posti differenti, avere vite differenti, gusti differenti e, tuttavia, ritrovarsi nell'unica fede, nell'inesauribile speranza, nell'incolmabile carità.
Mi piace questa canzone, dicevo, ma l'ascolto raramente: non perché sia nostalgica, ma perché quella di Guccini è una nostalgia senza Dio.

Voglio dire che leggendo alcuni messaggi di dolore, degno e pacato, mi sento pieno di nostalgia, ma quella che ha Dio per oggetto... Nostalgia di non aver avuto l'occasione di coltivare questa amicizia collettiva e personale ad un tempo, nostalgia per non aver avuto l'occasione di ridere insieme, mangiare insieme, andare allo stadio insieme.
Bene, questa nostalgia, quella che ha Dio per oggetto e denominatore comune delle nostre vite, mi dice che Guccini sbaglia, pur con la sua canzone molto bella: sbaglia perché la mia nostalgia, amici cari, cessa non appena io apro il rubinetto della speranza e quel potente fiotto di vita che ne esce, irriga l'aridità di certi momenti.

Quel potente getto di speranza mi dice, ci dice come il salmista: che abiteremo per molti anni nella casa del Signore, o come l'autore del Genesi che volle sottolineare Abramo come colui che sperò contro ogni speranza...

 
Quei giorni spesi a parlare di niente,
sdraiati al sole inseguendo la vita,
come l'avessimo sempre capita,
come qualcosa capito per sempre.

 
Il mio Leopardi, le tue teologie,
esiste Dio? Le risate più pazze,
le sbornie assurde, le mie fantasie,
le mie avventure in città con ragazze...

 
Ecco, non mi sento di dire di aver speso male il mio tempo, né di aver troppo inseguito la vita, né di averla capita fino in fondo ma una cosa mi sento di dire: che se non ci fosse Dio a tenermi "in essere" non ci sarebbe vita capace di essere tale.
Non ci sarebbe sole a scaldarmi o luna a stuzzicarmi le corde del cuore, non ci sarebbe pioggia a inzupparmi e ponentino ad asciugarmi, non ci sarebbero canzoni da cantare o bambini a giocare nei cortili, non ci sarebbero rondini puntuali sotto il mio tetto e il mio cane a scodinzolare per il mio ritorno a casa.
Se Dio non mi tenesse in essere, non ci tenesse in essere, se non ne avessimo certezza, allora amici miei, saremmo come quei tristi predicatori di siti nei quali Dio è assoggettato alla parola dell'uomo.

Ma Dio, che tiene tutto in essere è quello stesso Dio che non "spezzerà la canna infranta" né permetterà che il suo "santo veda la corruzione".
E' lo stesso Dio che tiene in essere l'universo e che, per bocca del Figlio, rivolge all'uomo sofferente la domanda topica "...quid vis faciam?" , che vuoi che faccia per te?
"Signore, che io veda se son cieco, ascolti se son sordo,  parli se son muto,  corra come un cervo se sono zoppo, canti alla vita se sento il buio vicino, insomma, o Signore, mantienimi in essere...".

Solo questo volevo dire, e ho fatto un giro lunghissimo per dirlo. Solo questo volevo augurare: credere, sperare, amare. Gli altri verbi possiamo tranquillamente metterli nel cassetto insieme al servizio buono, quello per gli ospiti. Dio solo questi tre verbi usa: crede nell'uomo, spera nell'uomo, ama l'uomo.
L'uomo non può che rispondere di conseguenza.

Con un magnifico atto d'affidamento, breve come un sospiro e, tuttavia, gravido di vita che, in quanto voluta da Dio, non rigetta mai se stessa. Dio non lascia cadere nel fango chi ha tratto dal fango della creazione.
Nell'adorazione eucaristica di domani, userò l'ardire di figlio discolo e impertinente per ricordarglieLo. Rimetterò in quel Pane tutta la poca fede che posseggo, la piccola speranza che coltivo, la minima carità che esercito.
Gli dirò di guardare al dolore dei Suoi figli, di essergli bastone e vincastro, balsamo per il corpo e per lo spirito, in una parola: PADRE.

 
Il Signore vi conceda una notte dolce...

C.

[SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739]

[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740717]

Sabato Santo è il giorno dell'assenza di Dio.

Cristo è sepolto, Dio ha trasformato il suo amore per l'uomo in impotenza verso il Figlio, lo Spirito ancora non è venuto. Tutto corre in fretta nella Gerusalemme di venti secoli fa e nell'aria si ode ancora il puzzo acre del "mysterium iniquitatis", sulla cui scia, quella dell'ora delle tenebre si rincorrono il tradimento di Giuda e il triplice rinegamento di Pietro. Il popolo redento è in una terra di nessuno, tra la morte e la Pasqua, incerto sul proprio destino affidato ad un uomo che volle farsi prezzo di riscatto.

Non c'è la Chiesa, non c'è Dio, non c'è Cristo, non c'è lo Spirito. C'è solo una Donna a rappresentare il legame tra il già e il non ancora, in quella sua maternità stroncata dalla croce, dal peccato, dalla morte.

Quella Donna, sarà chiamata "Madre della Chiesa" e l'VIII capitolo della Lumen Gentium tratterà della sua relazione col mistero della Chiesa stessa.
Nelle sue meditazioni sulla Settimana santa, Edith Stein penserà con intensa e toccante poesia a quel sabato dell'assenza.
Immagina Maria, traboccante di dolore portata, quasi di peso, a casa del suo figlio ereditato: Giovanni e la immagina chiusa nel mutismo e nell'assenza di sé, tipico stato della maternità offesa e calpestata.

 
"...Avrai lasciato intendere che volevi essere sola. Era di certo impossibile andare al Tempio come facevi di solito il sabato e nelle feste, andarvi tra le persone che Lo avevano crocifisso e che ora ti avrebbero mostrato a dito. L'unico sollievo era restare sola. Una volta le lacrime dovevano pure reclamare il loro diritto. Se il Signore aveva pianto sulla tomba di Lazzaro, non dovevi piangere anche tu, dopo tutto quello che era accaduto? Tutta la Sua vita, che era la Tua vita, ti sarà passata ancora una volta davanti all'anima; tutti i richiami alla sofferenza, tutti i passi dei profeti..."

 
Edith Stein continua con parole molto belle, con una conclusione non dissimile a quella della Lumen Gentium, ma a me piace fermarmi qui, davanti a questo dolore tanto intenso da far sembrare inutile ogni ulteriore commento.
Non so voi, ma il sabato santo mi lascia sempre inebetito: se non avessi la certezza della Pasqua, direi che la morte eterna assomiglia ad un sabato di santa Assenza, di un gregge lasciato senza Pastore, di un breve ma interminabile flash temporale nel quale le tenebre conquistano il loro illusorio potere.

Mi tornano in mente i volti dei miei cari, quelli conosciuti e quelli mai visti e, insieme, la terribile, odiosa, meschina tentazione che tutto sia falso, una grande messa in scena, che nulla ci sia dopo la morte e che l'ora delle tenebre sia l'ora presente, mai revocata ma subdolamente imposta con la malignità del dubbio.

Il Sabato santo è anche questo: tentazione.
Ma non una tentazione qualunque, da sette vizi capitali: magari!
La tentazione che tutto sia un continuum di assenza, di impotenza, di fantastiche invenzioni teologiche...

Allora, in questo sabato tenebroso imploro Maria di distaccarsi dal suo dolore e rincuorarmi perché ho bisogno di credere, di vivere, di sperare. La prego di considerarmi come Giovanni e, abbracciarmela come mia madre, portarmela a casa per ripassare insieme le Scritture e i ricordi di suo Figlio, come quando si sfoglia un album di fotografie.
Metterla, stanca, nella stanza degli ospiti con un brodo caldo che mi toccherà farle bere come con i bambini e sperare che si addormenti.

Poi, vegliarla, come Lei ha fatto con me in tutti questi anni e, sempre nella mia fantasia, addormentarmi stanco ai piedi del suo letto, forse come ha fatto Giovanni.
Poi, chissà come, chissà perché, intuire i bagliori dell'alba prima del gallo e svegliarsi carico d'entusiasmo per dirle: "...Madre mia, è ora..."
E, invece, trovare il letto vuoto e, come sempre, come ogni volta, la sua immagine che mi sorride dal comò, mentre fuori, le campane dissolvono gli ultimi vapori della grande tentazione, quella dell'assenza di Dio...

Un caro saluto a tutti,
C.

                       
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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3/6/2009 7:46 PM
 
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Una risposta dell'amico Chisolm in un blog che raccoglie le testimonianze sofferte di chi ha lasciato un noto gruppo ecclesiale...

*********************


Quando ho un po’ di tempo libero, mi occupo del rapporto tra teologia e letteratura. Ho trovato in molte pagine, anche di scrittori “atei”, l’anelito a un qualcosa che pare sfuggente. C’è per esempio, l’ultimo libricino del biblista Paolo De Benedetti (Il filo d'erba -Verso una teologia della creatura a partire da una novella di Pirandello, Morcelliana) nel quale si fa una lettura della creazione a partire da un breve racconto pirandelliano “Canta l’epistola” è il titolo).

E’ la storia di Tommasino Unzio che lascia il seminario perché lì non sente il peso reale della sua vocazione: il seminario gli era stato imposto per via di un’eredità dello zio: nessun nipote prete, nessuna eredità. Quello che capita a Tommasino, una volta uscito dal seminario è molto simile a tante vostre esperienze: isolamento, maldicenze (è uscito dal seminario per fare il porco comodo suo… mormorano i paesani, è un poveraccio…, un mentecatto, un povero idiota) ed emarginazione.
Dal padre piglia tante di quelle botte...

Invece Tommasino possiede una sua spiritualità che il non credente Pirandello fa emergere inaspettatamente. Tommasino trovava vuota la vita seminariale, vuote le preghiere, false le relazioni di una piccola comunità invidiosa. E’ per questo che esce. E si innamora…
Sì: si innamora di un piccolo filo d’erba (ma vi lascio alla lettura della novella…).
Da qui, De Benedetti intesse la sua lettura teologica sul creato e sull’importanza che per Dio ha perfino un piccolo filo d’erba.

Volevo solo dire, la novella è un pretesto, che invece il dolore deve essere, se non divulgato perché ancora troppo cocente, almeno raccontato in un diario personalissimo in cui non vada smarrita neanche una virgola di quanto vissuto. Forse verrà, quando e come il Signore vorrà, il momento di una dettagliata e resocontata esperienza personale.

E’ proprio in questo tempo di ideologie frammentarie in cui si pubblicano libri di tutti i generi e tutti si improvvisano scrittori che, a mio avviso, si deve tenere un diario dell’anima, un quadernetto di prosa spicciola e sincera nel quale dire a Dio: “Signore, ti scrivo questa mia…”.
So che molte lettere sono state inviate alle Congregazioni del caso e, immagino, che ci sia stato più silenzio che risposte
. [SM=g1740721]

Anche per gli eccellentissimi cardinali, purtroppo, il tempo dell’ascolto è un lusso che si concede a chi conta. Per questo, visto che voi contate ben più di un filo d’erba (e Pirandello ha compreso meglio di un cardinale quanto un filo d’erba sia prezioso agli occhi di Dio) mi permetto di suggerirvi: scrivete le vostre esperienze, raccoglietele, datele il respiro del vissuto più che di una lettera ad eminentissimi occhialini dorati. Scrivete e raccontate.
Forse ci sarà qualcuno che saprà leggere teologicamente tra le lacrime patite ingiustamente.
Scusate la mia impertinenza: non ho vissuto quel che avete passato voi.

Perfino Edith Stein, nella sua tesi sull’empatia, dice che vedendo una persona sofferente potrà intuirne il dolore dalle espressioni del volto, dalla sua gestualità, da qualcosa che trasuda dal suo aspetto, ma non potrà mai vivere fino in fondo “quel” dolore.

Chisolm
Fraternamente CaterinaLD

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3/27/2009 6:28 PM
 
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Ieri con Caterina siamo stati un po’ al telefono. Ci siamo scambiati qualche riflessione su certi momenti difficili che stiamo passando. Ci siamo augurati un buon finale di Quaresima cercando di capire quel che il Signore vuole.

Non è facile capire il Signore, o meglio, certe volte abbassiamo l’audio e ci convinciamo di sentirlo.
Ma la sua è una frequenza particolare e l’unico decoder possibile per ascoltarlo è entrare con lui nel clima santo della preghiera.

Stanotte riflettevo guardando spicchi di luce lunare sul soffitto (entrano sempre insinuandosi tra i piccoli varchi delle persiane) che si adagiavano sullo scuro. Ho riflettuto su questi mesi di conversazioni fatte insieme, su quanto ho appreso e condiviso, sul poco che ho offerto e su quello che tutti possiamo offrire.

Mi è venuta in mente (se non sbaglio, visto il mio attuale rinc…..mento) la bellissima seconda lettura di domenica prossima, tratta dalla lettera agli Ebrei:

«Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.»

Mi è sembrata molto affine a tante testimonianze di sofferenza lette insieme. Vi parrò un semplicione, visto che non ho passato un millesimo di ciò che ho letto, se mi pare di intravedere in esse un tratto del brano riportato.

Alla luce di quel brano, mi è parso di cogliere in alcuni di voi dei riverberi di “teodicea jobica” (perdonate il tecnicismo), cioè, se io vi leggo, come faccio ad accordare la giustizia di Dio con la presenza del male attraverso l’esemplarità di Giobbe?
E’ chiaro che questa è una sfida per la teologia, occorre meditare, riflettere, pensare perché tanti “piccoli” siano in mano a “pochi eletti”, perché vengano nutriti a slogan e a balletti a-liturgici, perché viene inculcato loro lo spettro di satana più che il lieto annuncio della vicinanza dello Spirito del Risorto.

Forse è un piccolo tassello che compone il mosaico del mistero dell’iniquità. Forse.
Mi direte giustamente che, più che esser questione teologica, è questione che riguarda un Magistero spesso silente e assente. Forse.

Ma come si fa ad essere ascoltati, creduti, degni di una piccola attenzione in mezzo a questa fanfara in cui, come dicevo ieri, ci si scopre “idioti”, cioè “a se stanti”, in un’emarginazione figlia di un piccolo numero che ha trovato il coraggio di ribellarsi, di dire “io voglio stare nella vera Chiesa di Dio!”?

Vorrei lasciarvi questa riflessione per il fine settimana. La prendo da un libro (amo la letteratura ebraica contemporanea) di André Schwarz Bart, L’ultimo dei giusti, una bellissima storia sulla “teodicea jobica”, cioè sulla sofferenza del giusto innocente.
E’ la conclusione dell’autore che, alla fine della storia, si trova ad invocare un Qualcuno che sembra non rispondere:

«Ieri, mentre fremevo disperato in mezzo alla strada
inchiodato al suolo, una goccia di pietà cadde dall’alto sul mio viso; non un alito
di vento nell’aria, non una nube in cielo……C’era soltanto una presenza».

Chisolm


[SM=g1740733]

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4/20/2009 12:58 PM
 
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Vi condivido quest'altro passo di Vangelo sul davanzale dell'Amico Chisolm che ritoccherò solo nell'introduzione per renderlo condivisibile a chiunque si sentirà coinvolto....[SM=g1740734] o vorrà sentirsi tale....

Cara Amica (o Amico),
.... essere "domenicani" è una grazia che comporta un certo obbligo verso la "veritas", direi l'obbligo maggiore. Può capitare di difenderla, questa "veritas", con modi che non sempre vengono accolti e condivisi.
....non ti nascondo che (quando avvengono certe situazioni che ci portano al dolore, alla sofferenza, alla depressione, alle gravi incomprensioni che conducono alle divisioni...) ho annusato un certo vapore di zolfo.
 
Non mi sento di escludere che il grande tentatore ....possa solleticare e solleticarci....nel luogo più intimo della loro e nostra sofferenza, facendo apparire come un nemico quella che è una persona amica.

Se ben ricordi, dopo le tentazioni del deserto, il diavolo se ne andò da Gesù per "tornare al momento opportuno" e quel momento per lui propizio fu l'orto degli ulivi, cioé il luogo dove il dolore di Cristo tocco tutti i suoi centri del dolore, fino a fargli sudare sangue e farlo tremare per la paura.
 
Gesù che trema per la paura: pensa che meraviglia divina, l'essersi accollato tutta la fragilità della natura umana!
Gesù che suda sangue, che forse batte i denti, che ha il respiro affannato, forse qualche tic nervoso.
Ma non scosta il calice, si rimette al Padre con atto fiduciale che supera ogni paura, ogni tensione, ogni tentazione.[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740717] 
 
Quando mi sento triste, o preso dal dolore della "notte oscura", ripenso al mio Signore che, fuorché nel peccato, ha assunto ogni oncia della mia umanità: allora tremo con Lui, batto i denti con Lui, gli passo i miei tic nervosi: con mani tremolanti afferro il calice ma le mani mi tremano, la lingua non riesce a dire "sia fatta la Tua volontà", mi pare di versare in terra, per il tremore, il contenuto del calice. Sudo, smanio, impreco, piango: sì, piango e chiedo: "Signore, ma perché mi hai fatto così?"
 
Non c'è risposta, solo fragoroso silenzio.
Il mio piccolo orto degli ulivi è secco e sterile. Cerco di annaffiarlo con le lacrime ma sono poche e non bastano.
Ecco, allora, la tentazione: una voce sottile che mi sussurra: "Ma lascia stare... Tanto dopo non c'è nulla... Sono tutte cazzate... Non c'è nulla, nulla, nulla..."
 
Allora, con la vista appannata afferro la Scrittura e leggo ciò che mi capita. In quelle parole non trovo immediatamente quiete, né pace ma solo lo stimolo di cercare in esse la "veritas".
La trovo solo quando credo di non averla vista, per quella strana equazione del cuore che me la fa trovare come un quadrifoglio immeritato e mimetizzato.
 
Qualche volta la trovo in luoghi inaspettati, qualche volta trovo il quadrifoglio dell'amore di Dio nel mio piccolo e secco orto degli ulivi. La mia "veritas" non è mia, è Sua e non la trovo immediatamente: prova a trovare un quadrifoglio nel mare di trifogli!
Prova a scrutare nel cuore degli amici e farti tutta a tutti: non importano i diverbi, ma la veritas che, come domenicana devi "proporre" con la grazia della caritas: ma come domenicana, queste cose le sai già.
 
Abbi fiducia,
Chisolm

[SM=g1740734] [SM=g1740738]
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5/21/2009 12:29 PM
 
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Riporto da qui
Perchè sono Cattolico, di Chesterton
necessariamente due riflessioni....[SM=g1740734]


"VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?"

Quando Chisolm vola così in alto cerco di aggrapparmi letteralmente alla sua scarpa per tentare di volare con lui  Ghigno

quante volte sentiamo dentro di noi la necessità di abbandonare questa sorta di gravità che ci tiene attaccati nel modo peggiore alle cose di questo mondo, compreso, per restare in tema, questo tortuoso, testardo VOLEMOSE BENE?

Io voglio davvero bene quando al primo posto pongo, come mio primo Prossimo LA VERITA'(=Cristo); quando pongo come mio primo Prossimo l'Eucarestia....non si può dire di volere bene al prossimo quando, per il volemose bene, pongo l'Eucarestia di lato per NON offendere chi non la comprende...

Giovanno cap. 6 san Pietro glielo fa notare: "Signore, IL TUO LINGUAGGIO E' DURO, CHI POTRA' COMPRENDERLO? MOLTI DISCEPOLI SE NE STANNO ANDANDO!!"
Gesù non li ferma, non apre dicasteri, non dice "stavo scherzando ragazzi! tornate qui!!"
no, ma esordisce con un secco: "VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?"

Quanti di noi accetterebbero oggi un amico che ci desse una risposta del genere? Non lo manderemo forse a quel paese per aver offeso la nostra sensibilità?
 Occhiolino

E invece oggi è questo che si fa nella Chiesa: "ehi amico, non andartene, dai non parliamo di ciò che ci divide, parliamo di ciò che ci unisce!! LASCIAMO PERDERE IL RESTO! oppure parliamone TROVIAMO UN ACCORDO...VOLEMOSE BENE "

In tal modo si riscrivono le dottrine, si modifica il Vangelo a seconda delle necessità del momento, si favoriscono gruppi capaci di STORDIRE la gente con nuove invenzioni perchè l'importante è che ci sia AGGREGAZIONE, GUAI SE I DISCEPOLI ANDASSERO VIA, non bisogna agire come Gesù (Volete andarvene anche voi?), ma accomodare Gesù alle esigenze del momento...

Ma non è il Cristo vero che viene offerto, bensì LA SUA IMMAGINE...


[SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739] [SM=g1740739]



"VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?"

Grazie Caterina di questa citazione. Essa mi interpella e ci interpella quotidianamente, e lo fa sempre quando ci sentiamo stanchi e il cammino sembra una salita senza fine. Questa domanda mi suscita una tenerezza indicibile, è come se fosse stata formulata per me e me solo.
Ogni tanto, la tentazione di “andarsene” è forte, urge, provoca, brucia. La voglia di tirare i remi in barca, leggere magari i gialli al posto di libri più impegnati, andarsene al cinema, mandare tutto e tutti a quel paese, insomma, la voglia di “normalità”, di stare in “basso” e non di “volare” come tu e Mic, immeritatamente mi attribuite causandomi bruciori allo stomaco, mi aleggia intorno sempre all’ora del demone meridiano.

E’ l’ora dell’abbiocco dello spirito, come dico io, quando sonnolenza e torpore ti stuzzicano come una zanzara ingorda. Però è proprio in quel momento, proprio lì, che nel cuore prende forma la domanda “vuoi andartene anche tu?”.

Sai, io mi commuovo sempre quando vedo certi film: trattino d’amore incorrisposto o di “aristogatti”, beh, la lacrimuccia mi scappa. Ma quando nel cuore mi rintocca quella domanda, mi devo chiudere nella stanza d’ufficio per non farmi vedere piangere.
Mi scuserai, anzi mi scuserete, lo sfogo, ma quella domanda per me è la sintesi di ciò che intendo per Verità e Rivelazione: una domanda non “alta”, ma “bassa”, semplice e diretta, dove l’Incarnazione si rivela in tutta la sua povertà infinità per regalarmi, spero un giorno, la mia immeritata ed eterna quiete in Colui che si dispera nella più umana delle passioni, quella di un Amico che teme io possa andarmene e lasciarlo solo.

Se Lui è Via, Verità e Vita, io non posso scorporare questa triunità, non posso dirgli: “scelgo una discesa che la salita è dura”, “magari per la verità mettiamoci d’accordo”, “fammi fare la mia vita”. No. Sono tentato ma quella domanda incombe, tenera e insolente, rovente, ardita, impietosa, mi pungola mentre sento nell’anima quegli Occhi che non smettono di scrutare le mie più intime tentazioni, le mie più fangose bassezze.
Per questo mi viene da piangere in quei momenti, per la Sua umanità che ha assunto la mia fino all’assurdo del dono cruento di Se stesso, accollandosi i miei peccati senza averne mai commesso uno, incontaminata Vittima d’amore.

Ebbene, io dovrei credere che “altrove” esiste un Dio così? Che posso trattare i suoi “attributi” venendo incontro a “meno perfezione e più condivisione”? Ecco perché quel “vuoi andartene anche tu?” mi dà la scossa e mi brucia. Qui non si tratta di teologia “alta”, ma di qualcosa di inscritto dentro, direi di istintivo e connaturale, di voler essere pesce e venir catturato dalla Sua rete per esser issato nella Sua barca e veleggiare verso Casa.

E se anche, come in questi momenti, sembra non esserci vento per la barca di Pietro, Egli è Signore del vento, capace di costruire il maestrale con la bonaccia, di trasformare l’acqua in vino, di resuscitare i morti e di consolare gli afflitti.
Una sola cosa mi chiede, ci chiede: "VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI?"
Se Lui è Via, Verità e Vita, non possiamo svendere questo mistero di Grazia perché Cristo è la vera Grazia di Dio…
E dove vuoi che vada, Signore?

Chisolm






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6/9/2009 10:41 AM
 
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Chi cerca la Verità non è mai solo? Ne sei certo?

Edith Stein, come tutti potete leggere nella breve presentazione che la riguarda ha detto: ““Chi cerca la verità cerca Dio, che lo sappia o no”.
Questa ricerca della Verità l’ha posta in automatico isolamento: prima “culturale”: come donna non avrebbe mai, per quanto geniale, conseguire i risultati di un uomo giacché questo era lo spirito dell’epoca. Poi, familiare, per la sua conversione, come dice il salmista: “sono un estraneo per i miei fratelli”.

La verità, talvolta esige il rinnegamento di ciò che ne ostacola il raggiungimento, ma Edith “perde per guadagnare”. Quale che sia il tempo nel quale il guadagno fiorisce, Dio solo lo sa. “La rosa è senza perché”, diceva Silesius, cioè non si cura di essere rosa ma risponde al suo “istinto” di essere rosa.

Un istinto che, come ha ricordato il Pontefice, è istinto “trinitario”, inscritto nel “genoma” di ogni cristiano: la Trinità è relazione amorosa, dialogo gioioso tra i Tre che sono Uno”. Come spiegare, allora, la solitudine del cercatore di Verità se non nel mistero d’amore che avvolge la Trinità stessa?

La Trinità è un oceano che è impossibile travasare nella sabbia come fa il bambino che Agostino descrive. Ma è un oceano nel quale è possibile tuffarsi per farne parte.
Ecco, il coraggio del cercatore di Verità è il coraggio del tuffo nel mistero, e la solitudine, l’isolamento, non sono altro che il tempo infinito che intercorre tra il salto e l’impatto nel mare calmo d’amore.

Edith Stein ha compiuto questo salto: come un trapezista si è lanciata nel vuoto tendendo le braccia in atto fiduciale. Sicuramente ha annaspato nell’aria, fino a che il Grande Acrobata le ha afferrato saldamente i polsi e l’ha trascinata nelle sue meravigliose, acrobatiche oscillazioni.

Chi cerca la Verità prende un bel respiro, e poi salta…

Chisolm


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6/22/2009 10:25 AM
 
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RIPORTO DA RINASCIMENTO SACRO
questa bellissima lettera di Andrea....vale la pena di inserirla anche qui.... Sorriso

“ Il conto è già stato pagato”
 



Ho portato a ritoccare un antico calice dal restauratore più noto, ed onesto, della zona.

Quando sono andato a ritirarlo la cassiera mi ha detto: “ Il conto è stato pagato. Lei ha anche un buono da spendere qui”.

Stupefatto, e, sinceramente, molto contento, ho chiesto invano al titolare il nome dell’anonimo benefattore che avrei voluto almeno ringraziare.

L’unica cosa che il restauratore, di grande fede e devozione, mi ha detto è stato : “ State facendo delle belle iniziative in grande comunione di intenti con il Papa. Siete osteggiati dai Vescovi e da tanti preti… ma va bene così!”

Quel maestro orefice ha pronunciato “ comunione di intenti con il Papa” con tale convinzione ed enfasi che ho trovato in lui tutta la fierezza dei nostri corregionali che seppero testardamente resistere, in varie epoche, alle seduzioni illuministe, liberali, fasciste e marxiste.

“ Il Papa parla per me” era il motto più famoso dei cattolici perseguitati nel passato nelle Marche.

Noi vogliamo, come i nostri corregionali di altre epoche, rimanere fortemente radicati nella “grande comunione di intenti con il Papa” e tutto quello che umilmente riusciamo a fare trova il suo fondamento nel Magistero e nella disciplina giuridica della Chiesa.

Dopo un anno e mezzo di fervida attività liturgica il gruppo di fedeli e di servienti ( musicisti , ministranti , cantori ecc ecc) autoformatosi accanto all’Altare ha cortesemente rifiutato tesseramenti e aggregazioni varie; semmai s'è ritrovato spontaneamente tra i tanti amici che ovunque, silenziosamente, a modo loro, contribuiscono ad un nuovo movimento liturgico legato a questo grande Papa.

Il nostro “tradizionalismo” dal “volto umano” è basato sul buon senso, sull’unità accanto al solo Altare di Cristo e sull’esercizio della carità, convinti che “di tutte le cose, più grande è la carità”. (1Cor 13,13).

Peccato che i nostri Vescovi, condizionati da un loro Confratello, che di fatto sta facendo il “gioco” di coloro che vorrebbero i gruppi legati alla tradizione appannaggio unico di scismatici ed estremisti, non sanno ancora apprezzare quanto stiamo facendo a sola lode di Dio.

Non fa nulla : con il tempo maturano anche le nespole, dicevano i nostri vecchi…
Per ora ci consoliamo con l’affetto della gente normale e devota “in grande comunione di intenti con il Papa” .

Lasciamo, invece, agli eterni dialoganti, con tutto e con tutti, meno che con noi, che siamo i più derelitti, le sempre più intense frequentazioni dei “circoli che contano” dove possono sfoggiare tutta la loro voglia di stare sotto i riflettori.

Noi che aspiriamo di stare, umilmente, con le nostre miserie quotidiane “in grande comunione di intenti con il Papa” desideriamo rimanere “poveri” soprattutto di riflettori perché tutta l’attenzione e tutta la gloria deve essere rivolta alla Croce, da cui venne la nostra salvezza.

“Nella Chiesa c’è posto per tutti” ha detto il nostro amatissimo Papa il 14 settembre 2008 ai Vescovi Francesi riuniti a Lourdes.

Io mi auguro che Coloro che indossano il Sacro Pallio ricordino quanto il Papa ha detto loro nella Liturgia di imposizione : “Sit vobis hoc Pallium symbolum unitatis et cum Apostolica Sede communionis tessera; sit vinculum caritatis et fortitudinis incitamentum, ut die adventus et revelationis magni Dei pastorumque principis Iesu Christi, cum ovibus vobis creditis stola potiamini immortalitatis et gloriæ”.

“Questo Pallio sia per voi simbolo di unità e segno di comunione con la Sede Apostolica; sia vincolo di carità e stimolo di fortezza, affinché nel giorno della venuta e della rivelazione del
grande Dio e del principe dei pastori Gesù Cristo, possiate ottenere, con il gregge a voi affidato, la veste dell’immortalità e della gloria”.

Preghiamo la Divina Provvidenza affinchè la linea liturgica “benedettiana” possa essere compresa anche da Coloro che il Signore ha designato come nostri Pastori !


Andrea Carradori




La mia risposta..........

Caro Andrea, autore di questa lettera profonda e sofferta, sabato notte è deceduta una mia coetanea da lungo tempo malata, sposata con due figli, lascia loro e il marito in un vuoto doloroso e tremendo...
Persone di Chiesa e lei stessa impegnata nelle attività parrocchiali quando la salute glielo permetteva, si trovava ora e da mesi completamente da sola perchè chi sta nella Chiesa ha troppo da fare e non ha tempo di VEDERE CERTE NECESSITA'...
Il marito, durante le ore di agonia non si dava pace e diceva: "non è giusta questa indifferenza da parte di quelle membra che mia moglie con affetto ha sempre servito...."
la moglie con un filo di voce gli rispondeva: "NON ESSERE INGIUSTO! non amareggiarti, non è forse in questo abbandono e in questa differenza che si è consumato il più grande dei Sacrifici? E il Signore non mi ha concesso molto di più avendo VOI, i miei cari, vicini a me ed uniti a LUI in questa agonia come ebbe i suoi più cari ai piedi della Croce?
Piuttosto mantieni la promessa che mi hai fatto, fammi celebrare le Messe Gregoriane"....

****************

Il "canto" di una Madre in agonia che invita a guardare laddove certe Membra di questo Corpo che è la Chiesa non riescono a guardare è l'augurio che rivolgo a Te, Andrea, e a quanti si stanno prodigando per la riforma benedettiana...
Nessun Atto, nessuna gloria, nessuna sofferenza passa inosservata allo sguardo di Colui che tutto vede e a tutto provvede...






Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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1/8/2010 6:05 PM
 
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ed io ho deciso di ri-istruirmi secondo i dettami del magistero cattolico

Così si esprime il nostro amico: io non entro nelle dinamiche delle quali siete tutti più esperti di me, ma un pensiero voglio esprimerlo a cui agganciare i miei auguri a tutti voi.

Come ben sapete, Edith Stein maturò la sua convinzione di aderire al cristianesimo quando si avvide che il suo essere ebrea aveva raggiunto la sua pienezza, cioè riconoscere il Cristo come Messia. Erano finite le attese, le cicliche aspettative di una ritualità che si nutriva esclusivamente di un attendere indefinitivamente l’Unto di Dio attraverso un tempo il cui arco si tende ancora adesso verso un infinito escatologico.

Allora, ad un bel punto, comprò un messalino e un catechismo per incominciare a “ri-istruirsi”. Quando fu pronta, o si ritenne tale, si presentò da un sacerdote esprimendo la sua intenzione di farsi battezzare dicendo: “La prego, Padre, mi interroghi…”
Così, almeno narrano gran parte delle biografie a lei dedicate…

La decisione di “ri-istruirsi” è opzione dell’anima che si accorge affamata di Carne e di Sangue, di quel cibo, insomma, tante volte banalizzato in liturgie frettolose che non lasciano intravedere in quel Cibo la sacralità della sua sostanza. Allora brontola lo stomaco dell’anima, brontola perché ha fame e sete e nessun cibo riesce ad estinguere quel senso perenne di bisogno.

Quando Edith Stein lascia il cibo “kosher” per la Carne e il sangue di Cristo subisce anatema: qualcuno della sua famiglia, probabilmente, ha recitato per lei il kaddish, che è la preghiera per i morti, diviene forestiera ed estranea per la sua famiglia di sangue.
E’ isolata, sola, e possiamo solo immaginare il suo sentimento più intimo, certo compensato dal guadagno di Colui che tutto le fa perdere per essere guadagnato Tutto.

Questa similitudine, non la accosto a nulla, la lascio decantare in personali riconoscimenti di chi l’ha vissuta, e questo nel rispetto verso coloro le cui pene io non posso conoscere ma solo intuire.
Edith Stein lasciò una bella preghiera allo Spirito Santo della quale ricordo le prime righe:
“Chi sei, dolce Luce che mi inondi
e rischiari la notte del mio cuore?
Tu mi guidi come la mano di una madre;
ma se mi lasci
non avanzerei più di un passo…”

Auguro questa Luce a tutti coloro che per seguire il Signore, non temono per sé “la preghiera per i morti” ma cantano a quello Spirito la lode alla vita, alla Sua potenza, quando con umile ma ferma epiclesi gli dicono:
“Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.
Piega ciò che è rigido
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò ch'è sviato.”

Con queste parole, vi auguro la luce dello Spirito per godere pienamente la presenza del “Dio con noi”.
Reciprocamente nella preghiera condivisa,

Chisolm



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Fraternamente CaterinaLD

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5/16/2010 12:00 AM
 
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Chi ha inventato il croissant? il famoso cornetto?

  si.... sono di quelle domande che non ci vengono in mente, ma poi quando ne scopri la radice ti fa piacere averlo saputo....

 “Un fremito d’orrore corse per l’Occidente quando nell’846 gli Arabi risalirono il Tevere e, dilagando per la campagna, saccheggiarono le basiliche di S. Pietro e di S. Paolo”.

Così narrava lo storico Giorgio Falco (1888-1966) nel suo La Santa Romana Repubblica. Profilo storico del Medio Evo, pubblicato nel 1942 con lo pseudonimo di Giuseppe Fornasieri.

Solo il costituirsi di una Lega italiana, fra Roma, Gaeta, Napoli ed Amalfi il senso nazionale non fu certo inventato dal così detto Risorgimento, e perché si manifestasse, per quanto possa essere ritenuta opportuna, non era necessaria l’unità politica della nazione in un solo Stato, tre anni dopo sventò la minaccia, sconfiggendo in un’epica battaglia navale alle foci del Tevere la flotta musulmana, che si era presentata per ritentare il colpo.

L’islam aveva in quell’epoca già conquistato il Medio Oriente ed il nord Africa, e aveva provato a risalire l’Europa seguendo la pista della penisola iberica, lungo la quale giunse a minacciare il regno dei Franchi, venendo fermato a Poitiers nel 732 (o 733 secondo i più recenti studi storici), sconfitto in un’altra storica battaglia da Carlo Martello.


I tentativi di conquista attraverso le incursioni marine dei pirati saraceni, che mutarono il quadro urbano e socio-economico lungo tutte le coste non islamizzate del Mediterraneo, e provando a risalire in armi la penisola italica e quella balcanica si protrassero almeno fino al 12 settembre 1683, quando, ancora in un’altra storica battaglia, sotto le mura di Vienna l’esercito della mezza luna fu sconfitto ed in quella occasione per celebrare la vittoria fu inventato il croissant o “cornetto”: mezza luna da mangiare con gusto, dopo che anche la sua flotta era stata sbaragliata a Lepanto il 7 ottobre 1571 da quella cristiana, nella quale si distinsero soldati e condottieri napoletani....



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8/4/2012 2:30 PM
 
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L'Apologetica, questa sconosciuta...

 
« Non scrivo un'apologia, ma una chiarificazione perché la Chiesa, per difendersi, ha bisogno soltanto di esser conosciuta e presentata al mondo e alla storia quale Gesù l'ha realmente pensata e istituita. Tutto il resto che in qualsiasi modo la riguarda è irradiazione della sua vitalità e potenza redentrice, oppure difetto e tradimento di figli indegni, nei quali il mondo deve riconoscere e condannare soltanto se stesso ».
Queste parole sono l'incipit di un'opera di Padre Enrico Zoffoli Chiesa e uomini di Chiesa. Apologetica a rovescio, Ed Segno, 1994.

Mettiamo il testo, in formato pdf, [ vedi qui ] prezioso per chi fosse interessato sia a consultarlo che a scaricarselo. Esso è ormai introvabile nelle librerie, ma ora è qui, a disposizione di tutti, per donarci il respiro e gli insegnamenti della Chiesa di sempre, molto in tema con le nostre attuali discussioni.

A seguire pubblico una riflessione di un nostro carissimo lettore.


È vero: l'apologetica sembra qualcosa di « antico », di superato... Purtroppo, lo so per esperienza, anche nelle università il nucleo dogmatico (forse la parte più difficile della teologia) viene memorizzato a fatica, quasi fosse una sorta di matematica celeste da apprendere, dare l'esame e via...
 
C'è sforzo di memoria, dunque, ma non di “ragione”: eppure, proprio la ragione dovrebbe veicolare quei dati antichi ed eterni nella novità perenne del Vangelo.
 
Lo sforzo dell'apologetica è esecizio dimenticato da molti e forse è questa la parziale causa di un proliferare di movimenti non educati alla retta fede da una retta ragione.
 
Direi, anzi, che la mancanza di una sana apologetica sia concausa di innumerevoli relativismi: il punto è che solo in chiave cattolica l'apologetica è vista come un relitto d'una fede debole e scarsamente capace di con-vincere.
 
Però, quando si tratta di altri momenti "culturali" del nostro tempo, allora diviene lecita.
Mi spiego (senza per questo introdurmi in questioni moralmente delicate): l'orgoglio gay ha una sua apologetica; C. Augias quando irride la Chiesa fa apologetica del suo strambo ateismo; i nichilisti fanno apologetica in nome del loro nulla; il terrorismo si esprime nell'apologetica delle sue idee...

Solo noi, piccolo gregge, quando difendiamo il nostro Dio, la nostra tradizione, la preziosa liturgia dal profumo di viole diveniamo pericolosamente apologetici... Bestemmiamo, forse, contro la modernità per la quale la Verità è sbocconcellabile in mille porzioni a seconda del palato di ciascuno?
 
Ci illudiamo, forse, di trovare ancora cose nuove dallo scrigno antico che le conserva e le genera?
 
Non credo: credo che la nostra fede sia vana senza le opere ma che possa essere ancora più impoverita dalla mancanza di una vera, piena, coerente apologetica.
Chisolm



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