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I DIECI COMANDAMENTI...ragionati

Last Update: 2/7/2016 10:48 PM
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11/2/2011 12:24 AM
 
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Giovani sacerdoti

Giovani sacerdoti

La trasmissione «Le Iene» manda in onda le impietose interviste ad alcuni sacerdoti nei pressi di san Pietro, che non ricordano il decalogo…

ANDREA TORNIELLI
Città del Vaticano

 

 

 

L’ultima puntata de «Le Iene», programma satirico e dissacrante di una Tv italiana, non è passato certo inosservato per i credenti. Negli anni scorsi le incursioni degli inviati del programma, attraverso l’uso di registrazioni video nascoste, avevano smascherato qualche sacerdote troppo cedevole ai piaceri della carne. Ma la scorsa settimana, l’argomento non erano più la morale e i peccati del clero, bensì la fede.

 

 

L’inviata de «Le Iene», infatti, stazionando nei pressi di Piazza San Pietro, ha intervistato diversi sacerdoti (e anche un cardinale, senza che questo si presentasse come tale e senza che l’intervistatrice lo identificasse) sui dieci comandamenti. Qualche domanda sul loro significato e sulla loro attualità, quindi, a sorpresa, domande dirette del tipo: può dire ai nostri ascoltatori che cosa afferma il nono comandamento? Oppure: qual è il quinto comandamento?

 

 

L’esito, almeno per quanto riguarda le interviste montate e andate in onda, è stato deludente, anzi, devastante. I sacerdoti si sono dimostrati insicuri davanti alla telecamera, non ricordavano l’ordine dei comandamenti, alcuni li hanno confusi scambiandoli uno per l’altro. Sono abbondati i «non ricordo», «mi coglie di sorpresa»,«nell’ordine non li so dire», «al momento non posso elencarli in sequenza», «sono nel pallone… devo andare a ripassarli», etc. etc.

 

 

C’è da dire, a parziale giustificazione degli intervistati, che si è trattato, tranne che in un caso, di preti non italiani, ma spagnoli, americani, portoghesi, indiani, che non padroneggiavano a dovere la lingua italiana, e che ciononostante in modo disponibile e simpatico hanno accettato di rispondere alle domande de «Le Iene». I preti in questione non si sono sottratti all’occhio impietoso della telecamera nemmeno quando hanno cominciato a tentennare. Qualcuno ha ricordato il quinto ma non il nono, qualcun altro – un sacerdote italiano con la barba – ha preferito sottolineare che l’importante è l’amore e ammettendo di non ricordare i comandamenti nel loro ordine ha preferito citare sant’Agostino: «Ama e fa ciò che vuoi». Ed è probabile che più di qualcuno sia rimasto confuso dalla domanda a bruciapelo e abbia avuto un vuoto di memoria.

 

 

A riscattare la categoria (ma non sappiamo in realtà quante e quali interviste siano andate invece a buon fine), ci ha pensato il cardinale brasiliano Claudio Hummes, già arcivescovo di San Paolo del Brasile e Prefetto emerito della Congregazione del clero, che, per nulla intimidito dall’intervistatrice, ha azzeccato ogni risposta dimostrandosi preparatissimo.

 

 

Al di là dell’interno de «Le Iene», che hanno messo alla berlina questi sacerdoti, tutti in clergyman, con il colletto, ma incapaci di ricordare nella giusta sequenza il decalogo, l’episodio non può non sconcertare. In un caso, mentre don Felice non riusciva a trovare le parole, sono state le persone che passavano di là a suggerirgli che il settimo comandamento è «non rubare». Esiste dunque un problema, e non secondario. Un problema originato anche dalla catechesi post-conciliare che ha abbandonato l’apprendimento mnemonico e sintetico contenuto nel vecchio Catechismo di san Pio X.

 

 

«Non ho visto il filmato, ma ne ho registrato gli echi negativi in non pochi cristiani e anche in alcuni non cattolici e non credenti. Ho percepito un disagio fortissimo – spiega a Vatican Insider il vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negri – e si dimostra che la vera crisi che attraversa la Chiesa cattolica è una crisi di carattere culurale. Cioè una crisi di cultura primaria. Il dogma è stato per secoli la cultura primaria e aveva nei comandamenti un punto di riferimento sostanziale». «Se viene meno questo riferimento – conclude il vescovo – manca il riferimento educativo fondamentale che il popolo ha».

 

 

 

 

 

 

Questo è il testo del decalogo:

1) Io sono il Signore, tuo Dio, non avrai altro Dio al di fuori di me.

2) Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio.

3) Ricordati di santificare le feste

4) Onora il padre e la madre.

5) Non uccidere.

6) Non commettere atti impuri.

7) Non rubare.

8) Non pronunciare falsa testimonianza.

9) Non desiderare la moglie del tuo prossimo.

10) Non desiderare la casa del tuo prossimo né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.


[SM=g1740733]

 

e mentre il web si riempiva di commenti per il video delle jene.... un santo Sacerdote faceva una Predica mirata su questi Comandamenti...

 

Festa di Tutti i Santi 2011


Santi Comandamenti


Predica 1 Novembre 2011 di padre Konrad Festa di Tutti i Santi
sui Dieci Comandamenti

(Avvisiamo che questa Predica tratta dall'audio, non è stata rivista e corretta da Padre Konrad - come è solito fare - pertanto potrebbe subire, in futuro, un leggero cambiamento nel testo)

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Carissimi fedeli, l'unico scopo della vita umana è la nostra santificazione, per questo siamo stati creati, per nient'altro che questo.
Il Signore ci da ottanta o novanta anni di vita, normalmente, solo per questo.
Se noi arriviamo alla fine dei nostri giorni e non siamo ancora santi, abbiamo fallito.

Cosa è la Santità?
La santità è la perfezione della Carità, ossia, la perfezione dell'Amore sovrannaturale, nel senso assoluto dei termini la santità, la perfezione della Carità, la perfezione dell'Amore sovrannaturale è solo Dio stesso, Dio è la santità, Dio è la Carità, e Dio che è la santità e la Carità ci comanda di essere Santi anche noi: "siate Santi, perchè Io sono Santo", dice il Signore quattro volte nel Libro del Levitico.
Ma cosa è la santità per noi? Cosa è la perfezione della Carità per gli uomini?
Nostro Signore Gesù Cristo + risponde: "nessun uomo ha un amore più grande di questo, di dare la sua vita per i suoi amici". Parla della santità, parla della perfezione dell'amore per un uomo, per noi, esprime la santità in termini di quell'atto che Lui ha compiuto da uomo per salvare il mondo. Questa è dunque la santità per noi: dare la nostra vita per i nostri amici. 

Per quali amici? Per Dio stesso, perché Dio è il nostro più grande, più caro e amorevole Amico, è in un certo senso il nostro unico Amico, perché Lui ci ha creati, ci conserva in esistenza, ci ha dato e ci da tutto ciò che siamo e che abbiamo; ci ha redenti con la Sua Passione e la Sua Morte e ci vuol dare tutto a noi, cioè Se Stesso e per sempre.
Dobbiamo, dunque, dare la nostra vita per Lui in primo luogo e in assoluto, e poi dobbiamo dare la nostra vita per il nostro prossimo, questo in secondo luogo e in modo relativo, perchè amiamo il prossimo solo in Dio e a causa di Dio, questo difatti è il soggetto del Comandamento nuovo del Signore: che vi amiate gli uni e gli altri, come Io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Questa stessa perfezione dell'amore viene insegnata in due altri testi particolari della Sacra Scrittura, il primo testo è: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze e il prossimo come te stesso", il secondo testo è quello dei Dieci Comandamenti di cui i primi tre stabiliscono l'amore per Dio e gli altri sette stabiliscono l'amore per il prossimo: chi mi ama - dice il Signore - tiene i miei Comandamenti.

Per spiegare meglio ciò che sono i Dieci Comandamenti bisogna sapere che non solo vietano ciò che è peccato, ma che anche ci incitano alla perfezione della Carità.
E difatti lo scopo della vita umana non è solo di evitare il peccato, soprattutto il peccato mortale per poter raggiungere il Cielo, bensì di perfezionarci, come ho detto all'inizio di questa Omelia, per raggiungere quel grado di gloria in Cielo che Dio ha stabilito per noi prima della creazione del mondo.

Guardiamo un attimo il lato positivo dei Comandamenti:
- i primi tre stabiliscono l'adorazione e l'onore dovuto a Dio, tanto privato quanto pubblico, nonché la Fede, la Speranza e la Carità verso di Lui;
- il quarto stabilisce l'onore per i Genitori e per i Superiori,
- il quinto (con le parole del Catechismo di Trento) ci ingiunge, anche, di estendere la nostra concordia e caritatevole amicizia verso i nemici per avere pace con tutti, sia pure affrontando con pazienza, ogni contrarietà;
- il sesto ci ingiunge alla purezza dell'amore, alla castità ed alla modestia;
- il settimo ci impone di essere benevoli e generosi verso il prossimo;
- gli ultimi tre, l'ottavo, il nono e il decimo ci insegnano di non parlare male del prossimo, di pregare per ciò che ci conviene di possedere, di apprezzare i nostri beni e di ringraziarne il Signore.
Per tenere i Comandamenti e per perfezionarci occorre la pratica delle virtù, soprattutto le virtù Cardinali della prudenza, della giustizia, della temperanza e fortezza, occorre anche un lavoro assiduo contro le nostre imperfezioni di carattere o di abitudine, forse siamo approssimativi nelle azioni e nelle nostre parole, siamo rozzi, maleducati un pò, indifferenti al prossimo, un pò liberi nelle parole, un pò maliziosi, aspri, amari, suscettibili, permalosi, distratti, disordinati, inaffidabili, inclini al risentimento, pensieri contro la Carità, all'eccesso di tristezza, di ira, di paura o persino di gioia. Questo lavoro sul nostro carattere, sulle nostre abitudini, anche quasi più del lavoro contro il peccato è il lavoro più difficile che ci sia, si chiama "il lavoro dei Santi", nelle parole di santa Teresina che provengono dalla Sacra Scrittura: "il lavoro fra tutti più penoso è quello che si intraprende sopra se stessi per arrivare a vincersi".

Una parola sulla Preghiera.
Stiamo aspettando la Vita Eterna qua, dove vogliamo essere con Dio per sempre, se non pensiamo, se non parliamo, se non preghiamo mai a Lui, quale tipo di preparazione è questa per la Vita Eterna. Una mezza Ave Maria mentre mi addormento non basta! Devo afferrare del tempo, la mattina e la sera, per la Preghiera anzi, devo provare a vivere sempre nella presenza di Dio con l'attenzione della mente, verso di Lui, che non dimentichi mai che Lui è il mio più grande Amico che occorre adorare, lodare, ringraziare, di cui occorre chiedere favori, a cui devo dare e dedicare tutta la mia vita.
Ho parlato del lato attivo della santificazione, ma c'è anche il lato passivo.
La vita, dopo la caduta, è dura, siamo la per lavorare e soffrire, per portare la nostra croce dietro a Lui, e questa sofferenza ci santifica più di tutte le azioni che potremmo compiere. Lui ha dato la Sua vita per i suoi amici, cioè a noi, nella sofferenza, quella sofferenza che ha manifestato il Suo Amore, così anche noi dobbiamo dare la nostra vita a Lui, con tutta la nostra sofferenza, perché questa manifesterà anche il nostro amore. Ci saranno sempre sofferenze e difficoltà, ma queste possiamo accettarle per amore di Lui ed offrirglieLe come i nostri più preziosi tesori, uniti con le Sue sofferenze in Croce. Per la Sua gloria, per la salvezza del mondo, e per la santificazione della nostra anima.
Amen.

In nomine Patri, et Filii, et Spiritus Sancti.
Sia lodato Gesù Cristo +

[SM=g1740722]

 

[Edited by Caterina63 11/7/2011 12:14 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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