A tutti voi che passate da qui: BENVENUTI
Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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I DIECI COMANDAMENTI...ragionati

Last Update: 2/7/2016 10:48 PM
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12/3/2008 11:50 AM
 
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Settimo Comandamento: Non rubare

IQT - Catechismo della Chiesa CattolicaIl testo ufficiale del Catechismo della Chiesa Cattolica. E' possibile effettuare ricerche attraverso l'indice tematico.

www.iqt.it/catechismo/settimo_comandamento.htm#settimo

Articolo 7: Il settimo comandamento
I. La destinazione universale e la proprietà privata dei beni
II. Il rispetto delle persone e dei loro beni
III. La dottrina sociale della Chiesa
IV. L'attività economica e la giustizia sociale
V. Giustizia e solidarietà tra le nazioni
VI. L'amore per i poveri
In sintesi



E QUI:
Catechismo del Concilio di Trento
it.wikisource.org/wiki/Catechismo_del_concilio_di_Trento/Parte_III/Settimo_Coma...
[SM=g27988]

Settimo Comandamento: Non rubare


Così insegna la Chiesa da SEMPRE:

341 Chi si rende colpevole di rapina

Più esteso quindi è il campo della rapina. Poiché anche quelli che non danno la mercede dovuta agli operai sono rapinatori e san Giacomo li invita alla penitenza con queste parole: "Piangete, o ricchi, ululando sulle sciagure che vi piomberanno addosso" (Gc 5,1). E più sotto aggiunge la ragione per cui devono fare penitenza: "Ecco che la mercede degli operai che hanno mietuto i vostri terreni, da voi defraudata, grida e il grido è entrato nelle orecchie del Signore degli eserciti" (Gc 5,4). Questo genere di rapine è severamente condannato nel Levitico (19,13), nel Deuteronomio (24,14), nel libro di Malachia (3,5) e nel libro di Tobia (4,15). In questa classe di rapinatori sono inclusi coloro che non pagano o carpiscono e prendono per sé le gabelle, i tributi, le decime e simili cose, dovute ai rettori della Chiesa e ai magistrati.
Si rendono rei di questa colpa gli usurai inesorabili e crudeli nelle rapine, che derubano e dissanguano il misero popolo con le loro usure. Consiste l'usura nel ricevere un'aggiunta in più oltre il capitale dato, sia denaro o qualsiasi altra cosa, che possa esser acquistata o stimata per denaro. Così infatti sta scritto nel libro di Ezechiele: "Non riceverà usura e sovrabbondanza [di denaro]" (18,17) e il Signore dice nel Vangelo di Luca: "Date in prestito, senza aspettarne nulla" (6,35). Sempre fu considerato gravissimo questo delitto, anche presso i pagani, e odioso più d'ogni altro. Da ciò il motto: "Cos'è far usura? E che cosa è uccidere un uomo?"; poiché quelli che danno a usura vendono due volte la medesima cosa, o vendono quel che non esiste.
Commettono rapine anche i giudici corrotti dal denaro, che emettono giudizi venali e che, adescati con denaro e condoni, capovolgono le giustissime cause degli umili e dei diseredati.
Sono condannati per la medesima colpa di rapina quelli che frodano i creditori, i debitori fraudolenti e tutti coloro che, ottenuto un certo lasso di tempo per pagare, comprano mercanzie sulla parola propria o altrui e non mantengono la parola giurata. Il crimine di costoro è anche più grave, perché i mercanti, in conseguenza del loro inganno e della loro frode, vendono più cara ogni cosa, con grave danno di tutta la cittadinanza. A costoro sembra convenire il detto di David: "II peccatore prenderà in prestito e non pagherà" (Sal 36,21).
E che diremo di quei ricchi che troppo duramente esigono, da quelli che non hanno da pagare, quel che presero in prestito e, contro la proibizione di Dio, tolgono loro come pegno, anche le cose necessarie al mantenimento del loro corpo? Dice infatti Dio: "Se riceverai in pegno dal tuo prossimo il vestito, glielo restituirai prima del tramonto.
Esso infatti è l'unica cosa con cui si può coprire, è l'indumento della sua carne e non ha altro in cui possa dormire; se griderà giustizia a me lo esaudirò, perché sono misericordioso" (Es 22,26). La crudeltà della loro pretesa chiameremo dunque a buon diritto "rapacità" e "rapina".
Nel numero di coloro che vengono chiamati rapinatori dai santi Padri sono quelli che, durante la carestia, incettano frumento e fanno sì che per loro colpa il mercato sia più caro e più difficile. Ciò vale anche per tutto quel che riguarda il mantenimento e tutte le cose necessarie alla vita; a essi si riferisce quella maledizione di Salomone: "Chi nasconde le derrate, sarà maledetto fra le genti" (Prv 11,26).
I parroci dunque liberamente rimprovereranno costoro dei loro misfatti e più ampiamente spiegheranno le pene minacciate per questi peccati.


342 Chi è obbligato alla restituzione

Ciò che abbiamo detto riguarda le cose proibite; ora veniamo a parlare delle cose comandate da questo precetto, tra le quali ha il primo posto la soddisfazione o restituzione; infatti il peccato non viene rimesso, se non si restituisce il maltolto. Ma, poiché non soltanto chi ha commesso un furto deve restituire il maltolto a colui che ha derubato, ma anche tutti quelli che parteciparono al furto sono obbligati alla restituzione, bisogna spiegare chi siano quelli che non possono sfuggire a quest'obbligo di soddisfare o di restituire.
Parecchie sono le categorie di siffatta gente. La prima è di coloro che comandano di rubare; essi sono non solo compagni e autori del furto, ma anche i più malvagi tra quel genere di ladri.
La seconda categoria, pari alla prima nella volontà sebbene inferiore negli effetti, e tuttavia da considerarsi allo stesso grado, è di quelli che, non potendo comandare, sono consiglieri e suggeritori di furti.
Terza categoria è di coloro che vanno d'accordo con i ladri.
Quarta, quella di coloro che partecipano al furto, dal quale traggono lucro (se si può chiamar lucro quel che li conduce agli eterni tormenti, qualora essi non si ravvedano); di loro così parla David: "Se vedevi un ladro correvi con lui" (Sal 49,18).
Quinta categoria di ladri sono coloro che, potendo impedire il furto, sono tanto lontani dall'impedirlo e dall'opporsi che, anzi, lasciano e permettono che esso avvenga.
Sesta categoria sono coloro che, sapendo con certezza che è stato commesso un furto e dove, non svelano la cosa, ma fingono di non saperla.
L'ultima categoria comprende tutti i complici, i custodi, i patrocinatori e quanti offrono loro un ripostiglio e un rifugio. Tutti costoro sono tenuti alla riparazione verso i derubati e devono esser caldamente esortati a compiere questo dovere indispensabile.
Né sono del tutto immuni da questa colpa neppure coloro che approvano e lodano il furto. Non sono poi alieni da questa medesima colpa i figli di famiglia e le mogli, che sottraggono di nascosto denaro ai padri e ai mariti.


343 Bisogna inculcare la misericordia

In correlazione con questo comandamento sta la divina sentenza che noi dobbiamo aver compassione dei poveri e dei bisognosi; alleviarne le tristi condizioni e le angustie con i nostri mezzi e i nostri servigi. E siccome questo argomento deve esser trattato spessissimo e con la massima ampiezza, i parroci cercheranno nei libri di uomini santissimi come Cipriano, Giovanni Crisostomo, Gregorio Nazianzeno e altri, che ottimamente scrissero intorno all'elemosina, ciò che loro occorre per soddisfare a quest'obbligo. Infatti bisogna infiammare i fedeli all'ardore e all'alacrità nel soccorrere coloro che devono vivere della pietà altrui. Bisogna anche insegnare quanto sia necessaria l'elemosina, affinché tutti possiamo mostrarci veramente, in pratica e con l'opera nostra, liberali verso i bisognosi, con questa argomentazione validissima che, cioè, nel supremo giorno del giudizio. Dio avrà in abominio e condannerà al fuoco eterno coloro che tralasciarono o trascurarono gli obblighi dell'elemosina; invece loderà e introdurrà nella patria celeste coloro che benignamente trattarono gli indigenti.
L'una e l'altra massima furono pronunciate dalla bocca di nostro Signore Gesù Cristo: "Venite, benedetti del Padre mio, possedete il regno preparato per voi; via da me, maledetti, nel fuoco eterno" (Mt 25, 34s.41s). Inoltre i sacerdoti citino i passi adatti a persuadere, per esempio: "Date e vi sarà dato" (Lc 6,38). Espongano la promessa di Dio, della quale non si può pensare niente di più ricco e magnifico: "In verità vi dico, nessuno ha abbandonato la casa... che non riceva il centuplo adesso in questo mondo e nel mondo a venire la vita eterna" (Mc 10, 29.30).
Aggiungano quel che fu detto da Cristo: "Procuratevi amici con la disonesta ricchezza perché, quand'essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne" (Lc 16,9).


344 Vari modi di esercitare la misericordia

Espongano, poi, le varie specie di questo dovere, in modo che chi non può largire ai bisognosi tanto da sostentare la vita, almeno conceda prestiti al povero, secondo il precetto di Cristo nostro Signore: "Date in prestito, senza aspettarne nulla" (Lc 6,34). Il santo re David così esprime la felicità di chi agisce in tal modo: "Beato l'uomo che ha misericordia e da in prestito" (Sal 111,5). È degno poi della cristiana pietà, quando non ci sia possibilità di beneficare altrimenti quelli che per vivere hanno bisogno della pietà altrui, esercitare un lavoro con le proprie mani, evitando così anche l'ozio, per poter alleviare l'indigenza dei bisognosi. A ciò esorta tutti l'Apostolo con il suo esempio, nella lettera ai Tessalonicesi, con le parole: "Voi stessi sapete quanto sia necessario imitarci" (2 Ts 3,7). Parimenti agli stessi: "Attendete a star quieti, ad adempiere il vostro ufficio e a lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ammaestrati" (1 Ts 4,11 ).
E agli Efesini: "Chi rubava, ormai non rubi più; piuttosto lavori operando con le proprie mani quel che è buono, per avere di che dare il necessario a chi soffre" (Ef 4,2.8).
Bisogna anche curare la frugalità e aver riguardo ai beni altrui, per non essere di peso ne molesti agli altri. Questa temperanza, certo, appare in tutti gli Apostoli, ma soprattutto splende in san Paolo di cui è quel motto ai Tessalonicesi: "Ricordatevi, o fratelli, del nostro lavoro e della nostra fatica: lavorando notte e giorno, per non aggravare nessuno di voi, vi predicammo il Vangelo di Dio" (1 Ts 2,9). E lo stesso Apostolo in un altro luogo afferma: "Con fatica e con sudore, lavorando notte e giorno, per non aggravare nessuno di voi" (2 Ts 3,8).


345 Bisogna tener lontani i cristiani da queste colpe

Ma perché il popolo fedele si tenga lontano da tutto questo genere di nefandi delitti, sarà compito dei parroci rintracciare nei Profeti e prendere dagli altri Libri divini le parole di abominio dei furti e delle rapine e le terribili minacce fatte da Dio a coloro che commettono quelle colpe. Esclama il profeta Amos: "Ascoltate, voi che calpestate il povero e fate perire i miseri della terra, dicendo: "Quando passerà il mese e venderemo le mercanzie? Allora potremo diminuire la misura, aumentare il siclo e usare stadere ingannevoli" " (Am 8,4.5). Sono dello stesso tenore molte espressioni in Geremia (7,8s), nei Proverbi (21,6) e nel Siracide (10,9). Non c'è poi da dubitare che l'origine dei mali, da cui è oppressa questa età, sia in gran parte compresa in queste cause.
Ma perché i cristiani s'avvezzino a trattare con tutti i mezzi imposti dalla liberalità e dalla benignità i bisognosi e i mendichi, la qual cosa si riferisce all'altra parte del comandamento, i parroci esporranno i grandissimi premi che Dio promette in questa vita e nell'altra agli uomini benefici e munifici.



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Sempre la Chiesa HA PARLATO E INSEGNATO LA VERA MISERICORDIA......

Il Nuovo CCC ci ha aggiunto una perla preziosa:

III. La dottrina sociale della Chiesa


2419 « La rivelazione cristiana [...] ci guida a un approfondimento delle leggi che regolano la vita sociale ». (295) La Chiesa riceve dal Vangelo la piena rivelazione della verità dell'uomo. Quando compie la sua missione di annunziare il Vangelo, attesta all'uomo, in nome di Cristo, la sua dignità e la sua vocazione alla comunione delle persone; gli insegna le esigenze della giustizia e della pace, conformi alla sapienza divina.

2420 La Chiesa dà un giudizio morale, in materia economica e sociale, « quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle anime ». (296) Per ciò che attiene alla sfera della moralità, essa è investita di una missione distinta da quella delle autorità politiche: la Chiesa si interessa degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al Bene supremo, nostro ultimo fine. Cerca di inculcare le giuste disposizioni nel rapporto con i beni terreni e nelle relazioni socio-economiche.

2421 La dottrina sociale della Chiesa si è sviluppata nel secolo diciannovesimo, all'epoca dell'impatto del Vangelo con la moderna società industriale, le sue nuove strutture per la produzione dei beni di consumo, la sua nuova concezione della società, dello Stato e dell'autorità, le sue nuove forme di lavoro e di proprietà. Lo sviluppo della dottrina della Chiesa, in materia economica e sociale, attesta il valore permanente dell'insegnamento della Chiesa e, ad un tempo, il vero senso della sua Tradizione sempre viva e vitale. (297)

2422 L'insegnamento sociale della Chiesa costituisce un corpo dottrinale, che si articola a mano a mano che la Chiesa, alla luce di tutta la parola rivelata da Cristo Gesù, con l'assistenza dello Spirito Santo, interpreta gli avvenimenti nel corso della storia. (298) Tale insegnamento diventa tanto più accettabile per gli uomini di buona volontà quanto più profondamente ispira la condotta dei fedeli.

2423 La dottrina sociale della Chiesa propone principi di riflessione; formula criteri di giudizio, offre orientamenti per l'azione:
Ogni sistema secondo cui i rapporti sociali sarebbero completamente determinati dai fattori economici, è contrario alla natura della persona umana e dei suoi atti. (299)

2424 Una teoria che fa del profitto la regola esclusiva e il fine ultimo dell'attività economica è moralmente inaccettabile. Il desiderio smodato del denaro non manca di produrre i suoi effetti perversi. È una delle cause dei numerosi conflitti che turbano l'ordine sociale. (300)
Un sistema che sacrifica « i diritti fondamentali delle singole persone e dei gruppi all'organizzazione collettiva della produzione » è contrario alla dignità dell'uomo. (301) Ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto, asservisce l'uomo, conduce all'idolatria del denaro e contribuisce alla diffusione dell'ateismo. « Non potete servire a Dio e a mammona » (Mt6,24; Lc 16,13).

2425 La Chiesa ha rifiutato le ideologie totalitarie e atee associate, nei tempi moderni, al « comunismo » o al « socialismo ». Peraltro essa ha pure rifiutato, nella pratica del « capitalismo », l'individualismo e il primato assoluto della legge del mercato sul lavoro umano. (302) La regolazione dell'economia mediante la sola pianificazione centralizzata perverte i legami sociali alla base; la sua regolazione mediante la sola legge del mercato non può attuare la giustizia sociale, perché « esistono numerosi bisogni umani che non hanno accesso al mercato ». (303) È necessario favorire una ragionevole regolazione del mercato e delle iniziative economiche, secondo una giusta gerarchia dei valori e in vista del bene comune.


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__________________
"Se sarete ciò che dovrete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero" (S.Caterina da Siena)
[Edited by Caterina63 6/30/2009 9:15 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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