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Il Sacramento del Battesimo

Last Update: 8/10/2020 8:52 AM
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1/10/2011 9:39 PM
 
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RINATI DALL’ACQUA FIGLI DI DIO E DI MARIA

Scrive il Papa nella "Tertio millennio adveniente" in riferimento al primo anno del triennio di preparazione del Giubileo: "L’impegno di attualizzazione sacramentale potrà far leva nel corso di questo anno alla riscoperta del Battesimo come fondamento dell’esistenza cristiana": la figura di Maria, Madre di Cristo e Madre del cristiano, illumina profondamente questo sacramento, attraverso il quale si muore all’uomo terreno e si rinasce come uomo celeste.

di MARCELLO PIERACCINI

La Lettera Apostolica del Santo Padre Tertio Millennio adveniente del 10 novembre 1994 annuncia, come dice il titolo, l’approssimarsi del terzo millennio cristiano ed indice il Giubileo dell’anno 200. Essa stabilisce un tempo di preparazione a questo evento per tutta la Chiesa della durata di tre anni a partire dal 1997 affinché le grazie di conversione, di perdono e di riconciliazione, che sono proprie del Giubileo possano giungere al maggior numero possibile di uomini.

Mai la Madre senza il Figlio

Questo primo anno è dedicato alla riflessione su Gesù Cristo, Verbo del Padre fattosi uomo per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria. Dice l’enciclica: "L’impegno di attualizzazione sacramentale potrà far leva nel corso di questo sonno alla riscoperta del Battesimo come fondamento dell’esistenza cristiana secondo le parole dell’Apostolo: Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo" (Gal 3,27).

In questo primo anno la Vergine sarà contemplata soprattutto nel mistero della sua divina maternità. Questa contemplazione oggi è quanto mai necessaria perché proveniamo da un’epoca che ha dimenticato non solo i veri fondamenti teologici della pietà mariana, ridotta spesso ad una devozionismo sentimentale ed utilitaristico; ma anche l’idea stessa di una spiritualità sacramentale. Troppo spesso i sacramenti sono visti come atti quasi magici la cui azione viene data teoricamente per scontata indipendentemente dalle disposizioni del soggetto; anche se poi questa presunta efficacia non trova riscontro nella realtà delle cose. La contemplazione del mistero di Maria può essere un mezzo per una loro maggiore comprensione ed un aiuto a dilatare gli spazi del cuore per una loro più fruttuosa ricezione. Il mistero di Maria ha infatti due connotati essenziali per la sua corretta comprensione. La Tradizione, soprattutto patristica, ha elaborato nell’amorosa meditazione delle Scritture una teologia ed una spiritualità mariana di grande profondità.
Questa spiritualità ha due caratteristiche fondamentali e costanti. La prima è che questa spiritualità è essenzialmente cristologica: è totalmente fondata sul mistero di Cristo, così che il mistero di Maria è sempre visto, compreso e pregato alla luce di quello del Signore.
Questo aspetto è bene espresso dall’iconografia greca, che non rappresenta mai la Vergine senza il Bambino o senza riferimento al Figlio.

A questo proposito è interessante notare che in tutte le apparizioni della Vergine, essa non fa altro che ripetere ed esplicitare le stesse parole dette alle nozze di Cana: "Fate quello che egli (Gesù) vi dirà" (Gv 2,5). Perché sempre Maria indica Cristo.

La seconda caratteristica è che questa pietà, come la teologia da cui deriva, proprio perché cristologica, è anche ecclesiologica: è vista, cioè, in uno strettissimo rapporto con il ministero della Chiesa; di modo che questi due misteri si illuminano a vicenda.
Isacco della Stella(così chiamato dal monastero della Stella, in Francia; + 1150 circa) così riassume la tradizione su questo punto: "L’una e l’altra (la Chiesa e Maria) sono madre; l’una e l’altra è vergine; l’una e l’altra concepisce dallo stesso Spirito senza attrattiva carnale; l’una e l’altra dà una paternità senza peccato sa Dio Padre. Maria senza peccato fornisce al corpo il Capo; la Chiesa, nella remissione di tutti i peccati, dà a questo Capo un corpo. L’una e l’altra sono Madre di Cristo; ma nessuna delle due lo partorisce intero senza l’altra. Così nelle Scritture ispirate da Dio ciò che è detto universalmente di quella madre che è la Chiesa, lo è detto anche singolarmente di Maria; e ciò che è detto in modo speciale di Maria Vergine e Madre, si intende a buon diritto, in un senso generale, della Chiesa vergine e madre; di modo che quando si vuol parlare dell’una o dell’altra, ciò che ne dice si applica all’una e all’altra, quasi indifferentemente" (Disc. 61 sull’Assunzione di Maria).

Fa presente la tenerezza materna di Dio

Parlare della Vergine Maria e del Battesimo significa fare riferimento a quella funzione materna di Maria per la quale il Figlio di Dio si è fatto nostro fratello e noi in lui abbiamo ricevuto l’adozione a figli Dio; siamo cioè diventati secondo l’espressione di S. Paolo, "figli nel Figlio".
La maternità di Maria è non solo immagine della maternità della Chiesa, ma anche, in qualche modo, causa di essa. Questa maternità, che la fece cristiana predica di Maria e della Chiesa, è a sua volta icona, immagine dell’amore peterno-materno di Dio.

L’amore di Dio per noi è nella Scrittura un fatto ed un’esperienza che supera ogni possibilità di descrizione in termini umani. Per questo, volta a volta è presentato come amore di un Padre, di una madre e quello di uno sposo per la sua sposa amatissima; tanto più amata quanto più lo ha fatto soffrire. Non deve perciò sorprenderci che la parola che nell’Antico Testamento designa maggiormente questo amore pieno di misericordia e di tenerezza sia "rahàm", che ha la stessa radice del termine che designa in ebraico le viscere materne.
Esplicitamente questo amore nel profeta Isaia è proclamato da Dio al suo popolo, che durante l’esilio era tentato di dubitare del suo amore: "Sion ha detto: il Signore mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticato. Si può dimenticare una donna del suo bambino, sì da non commuoversi per il frutto del suo seno? Anche se una donna dimenticasse il suo figlio, io non ti dimenticherò mai. Ecco ti ho tatuato sulle palme delle mie mani, le tue mura sono sempre davanti a me" (Is 49,14-16).

"Tu sei mio figlio, oggi io ti ho generato"

Per capire il significato del nostro Battesimo, dobbiamo fare riferimento al Battesimo di Cristo. Il suo Battesimo non è però come quello di Giovanni, un segno di conversione; ma è per lui il segno profetico della sua missione, cioè della sua morte e risurrezione, espressa nell’immersione-emersione dalle acque. I tre segni che accompagnano il suo Battesimo sono a loro volta segni profetici di ciò che il Battesimo fa per noi che in modo estremamente reale ci fa diventare "figli nel Figlio" di Dio.

Il primo segno è quello dei "cieli aperti" (Mc 3,16 e par.). Per comprenderlo dobbiamo ricordare che tra gli Ebrei del tempo di Gesù si era fatta strada l’idea che i cieli fossero "chiusi", perché non c’era più alcun profeta e il popolo viveva dominato dai pagani. Essi vivevano nell’attesa di un intervento di Dio che aprisse di nuovo i cieli. Tutta la letteratura apocalittica, caratteristica di questo tempo,, rinfocolava questa speranza.
Si capisce bene allora come Gesù, iniziando il suo ministero, annunciasse ai suoi discepoli: "In verità in verità vi dico: vedrete i cieli aperti e gli angeli di Dio scendere e salire sul Figlio dell’Uomo" (Gv 1,51).
Il secondo segno è lo Spirito che scende su Gesù come un colomba. Commenta S. Proclo, Vescovo di Costanitinopoli (+ 446): "Guardate lo strano diluvio, più grande e più prezioso di quello di Noè. Allora l’acqua del diluvio fece perire il genere umano; ora invece l’acqua del Battesimo, per la potenza di colui che è stato battezzato, richiama alla vita i morti. Allora la colomba, recando nel becco un ramoscello d’ulivo, significò la fragranza del profumo di Cristo Signore; ora invece lo Spirito Santo, scendendo in forma di colomba, ci mostra il Signore stesso, pieno di misericordia verso di noi".
Il terzo segno è quello della voce dal cielo: "Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto" (Mt 14.17 e par.). La voce del Padre ripete quasi letteralmente la proclamazione fatta nel primo dei canti del servo di Jahveh: "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio" e ancora: "Ho posto il mio Spirito su di lui; egli poterà il diritto alle nazioni" (Is 42,1).

I quattro canti del Servo di Jahveh sono, nel libro di Isaia, lo stupefacente annuncio del Messia sofferente, che darà la sua vita in espiazione per molti. Allora la parola del Padre nel Battesimo è come la proclamazione della missione di Gesù e della sua morte e risurrezione, già adombrata nel segno dell’acqua. Questa parola chiama Gesù a quella "obbedienza fino alla morte e alla morte di croce" (Fil 2,8) di cui parla S. Paolo. Su questa Parola Gesù sarà di lì a poco tentato dal diavolo (Mt 4,11); a questa parola Gesù darà risposta nell’orto degli Ulivi: "Abbà, Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice; però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu" (Mc 14,36).

Queste riflessioni possono aiutarci a comprendere ciò che dice S. Paolo sul Battesimo: "Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù siamo stati battezzati (cioè "immersi") nella sua morte? Per mezzo del Battesimo siamo stati dunque sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti, per mezzo della gloriosa potenza del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche con la risurrezione" (Rom 6,1-6).
Questa configurazione del Battesimo alla morte e risurrezione di Cristo era evidente anche come segno negli antichi battisteri, che erano delle vasche molto profonde (quella del Laterano è stata poi colmata) dove i battezzandi scendevano come in una tomba e risalivano come per una risurrezione.
Il cristiano vive con i cieli aperti, cioè in una dimensione escatologica che si manifesta in quelle "opere di vita eterna"(amore al nemico, vendere i beni e darli ai poveri, ospitalità a chi non può ricambiare, accettazione delle persecuzioni, ecc.), che hanno la loro giustificazione nel fatto che la vita eterna c’è e che in qualche modo la rendono presente. Il cristiano vive la nuova dimensione della vita (morte dell’uomo "vecchio" schiavo del peccato e nascita dell’uomo "nuovo") non con le sue forze, ma per la forza e la spinta interiore dello Spirito. Infine, per opera dello Spirito, può combattere e vincere in Gesù Cristo le suggestioni del maligno e obbedire fiducioso al Padre anche davanti alla croce, perché egli ha sperimentato e sa che la croce è gloriosa e sempre comporta un’esperienza di risurrezione. Egli compie così il suo pellegrinaggio di Pasqua in Pasqua, fino alla Gerusalemme del Cielo.

Il Battesimo e il dono dello Spirito fanno sì che lo stesso Cristo nasca "misticamente" nel cristiano.

"Ecco tuo figlio", ossia "Ecco Cristo"

Viene allora la risposta dell’angelo a Maria: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo" (Lc 1,35). In Maria la potenza dello Spirito fa sì che in lei nasca fisicamente il Figlio di Dio. Il Battesimo e il dono dello Spirito fanno sì che Cristo nasca "misticamente" nel cristiano, come i Padri ripetono spesso. Così Origene, commentando la parola di Gesù a Maria sotto la croce, afferma: "Gesù dice a sua Madre: "Ecco tuo figlio" e non già: "Anche questo è tuo figlio". Ciò equivale a dire: "Questo è Gesù che tu hai partorito". Infatti chiunque è perfetto (cioè davvero rassomigliante al Padre: cfr Mt 5,48) non vive più, ma vive in lui Cristo. E perché in lui vive Cristo, quando si parla di lui a Maria si dice: "Ecco tuo figlio, cioè Cristo"" (Commento al Vangelo di Giovanni, 1,4.23).
Così Maria è associata alla salvezza operata da Cristo Gesù ed è giustamente detta Madre nostra, Madre della Chiesa. La mirabile sapienza di Dio ha voluto dare in Maria non solo una Madre per noi, ma un segno, un’immagine del perfetto compimento della Chiesa, madre dell’umanità redenta, Sposa escatologica di Dio che, nel compimento perfetto del Battesimo, ritrova la sua verginità perduta con il peccato e che come Maria, è allo stesso tempo vergine, sposa e madre.
Per questo non stupisce che l’Apocalisse termini con la visione della nuova Gerusalemme, che scende dal cielo come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21,3.4).

S. Agostino esprime un po’ queste idee in una famosa omelia sulla Traditio symboli (cioè la consegna del Credo) ai catecumeni: "Questa è la Chiesa cattolica, nostra madre vera. Onoriamola perché è la Sposa di così grande Signore. E che cosa potrò dire? O grande e singolare degnazione dello Sposo! La incontrò prostituta dietro idoli e demoni e la rese vergine. Se guardiamo secondo il metro umano, la Chiesa ha solo un piccolo numero di vergini consacrate; ma nella fede deve avere tutti vergini: donne e uomini. Volete sapere come essa è vergine? Ascoltate l’apostolo Paolo; ascoltate l’amico dello Sposo, che è geloso per lo Sposo, non per sé stesso: Io vi ho promesso, dice, ad un unico Sposo per presentarvi a Cristo come vergine pura (2 Cor 11,2). Ma tu dirai: se essa è vergine, come mai partorisce figli? E io ti rispondo: la Chiesa assomiglia a Maria, che partorì il Signore. E se consideri bene, anche la Chiesa partorisce Cristo, perché sono membra di Cristo quelli che vengono battezzati. Voi siete il Corpo di Cristo e sue membra, dice l’Apostolo (1 Cor 12,27). E se partorisce membra di Cristo, essa è somigliantissima a Maria" (Discorso 213,8).


Ora questa maternità della Chiesa si esplica attraverso i sacramenti, a cominciare dal Battesimo, che di tutti è la fonte; e il mistero di questa maternità non è disgiunto dal mistero di Maria, sia come Madre dei credenti, sia come immagine della missione che ha la Chiesa. S. Ambrogio esclama: "Come sono ammirabili quelle realtà annunciate profeticamente in Maria, come figura della Chiesa" (De institutione virginum, 13,8).



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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