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I Pontefici e il loro Magistero SUL ROSARIO

Ultimo Aggiornamento: 24/10/2016 13.02
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21/12/2008 11.09
 
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Il Religioso Convegno

(La recita del Rosario per la pace fra i popoli)

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Preoccupazioni per il problema della pace

Il religioso convegno della domenica 10 settembre a Castelgandolfo, con rappresentanze nobili e copiose di Cardinali, di Prelati, del Corpo Diplomatico, ed una moltitudine di fedeli di ogni provenienza, è stato tutto penetrato da sentimento di viva preoccupazione circa il problema della pace.

La presenza della Nostra umile persona, la Nostra voce commossa era punto direttivo, luminoso e centrale di quell'incontro. Dalle Nostre mani consacrate e benedette si è levato il Sacrificio Eucaristico di Gesù, Salvatore e Redentore: Salvator et Redemptor mundi, e Re pacifico dei secoli e dei popoli.

Tutte le nazioni in rappresentanza erano là a dare ampia significazione di universalità. Gruppo notevole formavano, fra gli altri, gli alunni del Collegio Urbano di Propaganda, richiamo di tutte le genti, anche non cristiane, ma tutte invocanti la pace.

Commossi e insieme fiduciosi, abbiamo annunziato in quella sera misteriosa il Nostro proposito di incoraggiare successivi convegni di anime a misura che se ne presentasse l'occasione lungo la via, per intrattenerle in preghiera circa questo fondamentale impegno della preservazione della pace nel mondo intero e a salvezza della civiltà.

È a questa intenzione, ed a offrire un primo esempio, che pochi giorni dopo ci siamo recati nelle Catacombe di S. Callisto, le più vicine alla Nostra residenza estiva, per implorare di là, presso le sacre memorie di quanti ci precedettero - ben quattordici Pontefici, e con loro vescovi e martiri illustri della storia - la cooperazione della loro intercessione celeste per assicurare a tutte le nazioni - e tutte appartengono in qualche modo a Cristo - il grande tesoro della pace: ut cuncto populo christiano pacem et unitatem Dominus largiri dignetur.

Ora eccoci al mese di ottobre, che da tradizione confidente di pietà e di carità cristiana, consacrato al culto ed alla venerazione della Madonna del Rosario, ci viene offerto come nuova occasione opportunissima di universale preghiera al Signore per la stessa grande intenzione, che interessa individui, famiglie, popoli.

La devozione del Santo Rosario

Nello scorso maggio, ispirandoci al gesto di Papa Leone XIII, di gloriosa memoria richiamammo l'insegnamento della Rerum Novarum sviluppandolo con la Nostra Enciclica Mater et Magistra, nella intenzione di accostare sempre più la dottrina cattolica alle nuove esigenze della umana e cristiana convivenza.

Rammentiamo ora che quel grande Pontefice, che fu già luce e direzione del Nostro spirito nel prepararci, dalla Nostra puerizia, ai chiarori del ministero sacerdotale, al sopravvenire dell'ottobre tornò più volte sull'invito al mondo cristiano alla recita del S. Rosario, proposto a tutti i figli della Chiesa ad esercizio di sacra e benefica meditazione, a nutrimento di spirituale elevazione e ad intercessione di grazie celesti per tutta la Chiesa.

I suoi successori tennero a fare onore alla pia e commovente tradizione. E Noi intendiamo umilmente seguire questi grandi Pastori veneratissimi del gregge di Cristo non solo nell'impiego delle sollecitudini sempre più intense per gli interessi della giustizia e della fraternità, nella vita di quaggiù, ma anche nella fervida ricerca della santificazione delle anime, che è la nostra vera forza e la sicurezza per ogni buon successo, come risposta dall'alto alle voci della terra, erompenti da anime sincere, assetate di verità e di carità.

Già sull'aprirsi dell'ottobre del 1959 ci rivolgemmo al mondo cattolico con l'Enciclica Grata recordatio e l'anno seguente indirizzammo, allo stesso scopo, una Lettera al Cardinale Vicario della Nostra diocesi di Roma.

Per questo ci compiaciamo, venerabili Fratelli e diletti figli, quanti siete sparsi in tutto il mondo, richiamarvi anche quest'anno ad alcune considerazioni semplici e pratiche, che la devozione del S. Rosario ci suggerisce, a saporoso nutrimento e a robustezza di principi vitali, posti a direzione del vostro pensare e del vostro pregare. E tutto questo ad espressione di pietà cristiana perfetta e felice, e sempre in luce di universale supplicazione per la pace di tutte le anime e di tutte le nazioni.

Il Rosario, come esercizio di cristiana devozione tra i fedeli di rito latino, che sono notevole porzione della famiglia cattolica, prende posto, per gli ecclesiastici dopo la S. Messa ed il Breviario, e per i laici dopo la partecipazione ai Sacramenti. Esso è forma devota di unione con Dio, e sempre di alta elevazione spirituale.

Parole e contenuto

È vero che, presso alcune anime meno educate a sollevarsi oltre l'omaggio labiale, esso può venir recitato come monotona successione delle tre preghiere: il Pater Noster, l'Ave Maria, e il Gloria, disposte nell'ordine tradizionale di quindici decine. Questo, senza dubbio, è già qualche cosa. Ma - dobbiamo pur ripeterlo - è solo avviamento o risonanza esteriore di confidente preghiera, piuttosto che vibrante elevazione dello spirito a colloquio col Signore, ricercato nella sublimità e tenerezza dei suoi misteri di amore misericordioso per la umanità tutta intera.

La vera sostanza del Rosario ben meditato è costituita da un triplice elemento che dà alla espressione vocale unità e coesione, discoprendo in vivace successione gli episodi che associano la vita di Gesù e di Maria, in riferimento alle varie condizioni delle anime oranti e alle aspirazioni della Chiesa universale.

Per ogni decina di Ave Maria, ecco un quadro, e per ogni quadro un triplice accento, che è al tempo stesso: contemplazione mistica, riflessione intima, e intenzione pia.

Contemplazione mistica

Anzitutto, contemplazione pura, luminosa, rapida di ogni mistero, cioè di quelle verità della fede che ci parlano della missione redentrice di Gesù. Contemplando ci si trova in una comunicazione intima di pensiero e di sentimento con la dottrina e con la vita di Gesù, figlio di Dio e figlio di Maria, vissuto sulla terra a redimere, a istruire, a santificare, - nel silenzio della vita nascosta, fatta di preghiera e di lavoro, - nei dolori della sua beata Passione, - nel trionfo della Resurrezione: come nella gloria dei cieli, ove siede alla destra del Padre, sempre in atto di assistere e di vivificare di Spirito Santo la Chiesa da Lui fondata, e progrediente nel suo cammino attraverso i secoli.

Riflessione intima

Il secondo elemento è la riflessione, che dalla pienezza dei misteri di Cristo si diffonde in viva luce sopra lo spirito dell'orante. Ciascuno avverte nei singoli misteri l'opportuno e buon insegnamento per sé, in ordine alla propria santificazione e alle condizioni in cui vive; e sotto la continua illuminazione dello Spirito Santo, che dal profondo dell'anima in grazia "sollecita per noi con gemiti inenarrabili" (Rm 8,26), ognuno raffronta la sua vita col calore di insegnamento, che sgorga da quei medesimi misteri, e ne trova inesauribili applicazioni per le proprie necessità spirituali, come per quelle del vivere suo quotidiano.

Intenzione pia

In ultimo è intenzione: cioè indicazione di persone, o istituzioni, o necessità di ordine personale e sociale, che per un cattolico veramente attivo e pio rientrano nell'esercizio della carità verso i fratelli, carità che si diffonde nei cuori ad espressione vivente della comune appartenenza al corpo mistico di Cristo.

In tal modo il Rosario diventa supplica universale delle anime singole e dell'immensa comunità dei redenti, che da tutti i punti della terra si incontrano in una unica preghiera: sia nella invocazione personale, a implorazione di grazie per i bisogni individuali di ciascuno; come nel partecipare al coro immenso e unanime di tutta la Chiesa per i grandi interessi dell'intera umanità. La Chiesa, quale il Redentore Divino la volle, vive tra le asprezze, le avversità e le tempeste di un disordine sociale che sovente si volge in minaccia paurosa; ma i suoi sguardi sono fissi e le energie della natura e della grazia sempre protese verso il supremo destino delle eterne finalità.

Recitazione labiale e privata

Questo è il Rosario Mariano, osservato nei suoi vari elementi, insieme riuniti sulle ali della preghiera vocale, e ad essa intrecciati come in un ricamo lieve e sostanzioso, ma pieno di calore e di fascino spirituale.

Le preghiere vocali acquistano pertanto anch'esse il loro pieno risalto: anzitutto l'orazione domenicale, che dà al Rosario tono, sostanza e vita, e venendo dopo l'annuncio dei singoli misteri, sta a segnare il passaggio da una decina all'altra; poi la salutazione angelica, che porta in sé gli echi della esultanza del cielo e della terra intorno ai vari quadri della vita di Gesù e di Maria; e infine il trisagio, ripetuto in adorazione profonda alla Santissima Trinità.

Oh! sempre bello, così, il Rosario del fanciullo innocente e dell'ammalato, della vergine consacrata al nascondimento del chiostro o all'apostolato della carità, sempre nell'umiltà e nel sacrificio, dell'uomo e della donna padre e madre di famiglia, nutriti di alto senso di responsabilità nobili e cristiane, di modeste famiglie fedeli alla antica tradizione domestica: di anime raccolte in silenzio, e astratte dalla vita del mondo, a cui hanno rinunziato, e pur tenute sempre a vivere col mondo, ma come anacoreti, fra le incertezze e le tentazioni.

Questo è il Rosario delle anime pie, che recano viva la preoccupazione della propria singolarità di vita e di ambiente.

Preghiera sociale e solenne

Nell'atto di rispettare questa antica, consueta e commovente forma di devozione Mariana, secondo le personali circostanze di ciascuno, ci è permesso per altro di aggiungere che le trasformazioni moderne, sopravvenute in ogni settore della umana convivenza, le invenzioni scientifiche, lo stesso perfezionamento della organizzazione del lavoro, conducendo l'uomo a misurare con maggior ampiezza di sguardo e penetrazione di accorgimento la fisionomia del mondo attuale, vengono destando nuove sensibilità anche circa le funzioni e le forme della preghiera cristiana. Omai ogni anima che prega non si sente più sola ed occupata esclusivamente dei propri interessi di ordine spirituale e temporale, ma avverte, più e meglio che per il passato, di appartenere a tutto un corpo sociale, di cui partecipa la responsabilità, gode dei vantaggi, teme le incertezze e i pericoli. Questo del resto è il carattere della preghiera liturgica del Messale e del Breviario: ad ogni suo tocco, segnato dall'"Oremus", che suppone pluralità e moltitudine tanto di chi prega, quanto di chi attende esaudimento e per cui la preghiera è compiuta. È la folla che prega in unità di supplicazione per tutta la fraternità umana, religiosa e civile.

Il Rosario di Maria adunque viene assunto ad elevazione di grande preghiera pubblica ed universale in faccia ai bisogni ordinari e straordinari della Chiesa santa, delle nazioni e del mondo intero.

Vi furono epoche difficili, assai difficili nella storia dei popoli, per la successione di avvenimenti che segnarono in note di lacrime e di sangue le variazioni degli Stati più potenti dell'Europa.

È ben nota, a quanti seguono dal punto di vista storico le vicende delle trasformazioni politiche, la influenza esercitata dalla pietà Mariana, a preservazione da minacciate sventure, a ripresa di prosperità e di ordine sociale, a testimonianza di spirituali vittorie ottenute.

Monumento storico di pietà e di arte a Venezia

Sempre memori della città Nostra diletta di Venezia, che ci offrì per sei anni tanto care occasioni di buon ministero pastorale, amiamo segnalare a motivo di vivo compiacimento, che ci tocca il cuore, il restauro oggimai compiuto della sontuosa Cappella del Rosario, decoro preclarissimo della Basilica dei Ss. Giovanni e Paolo dei Padri Domenicani di là.

È un monumento che splende con molto onore fra i tanti che a Venezia affermano nei secoli le vittorie della fede, e corrisponde a quegli anni precisamente, che seguirono il Concilio Tridentino, segnando - dal 1563 al 1575 - il fervore caratteristico diffuso su tutta la cristianità in onore del Rosario di Maria, da allora invocata nelle Litanie sotto il titolo di "Auxilium Christianorum".

Ancora e sempre: Rosario invocazione di pace universale

O Rosario benedetto di Maria: quanta dolcezza nel vederti sollevato dalle mani degli innocenti, dei sacerdoti santi, delle anime pure, dei giovani e degli anziani, di quanti apprezzano il valore e l'efficacia della preghiera, sollevato dalle folle innumeri e pie come emblema, e come vessillo augurale di pace nei cuori e di pace per tutte le genti umane!

Dire pace in senso umano e cristiano significa penetrazione negli animi di quel senso di verità, di giustizia, di perfetta fraternità fra le genti, che dissipa ogni pericolo di discordia, di confusione, che compone le volontà di tutti e di ciascuno sulle tracce della evangelica dottrina, sulla contemplazione dei misteri e degli esempi di Gesù e di Maria, divenuti familiari alla devozione universale: sullo sforzo di ogni anima, di tutte le anime, verso l'esercizio perfetto della legge santa, che, regolando i segreti del cuore, rettifica le azioni di ciascuno verso il compimento della cristiana pace, delizia del vivere umano, pregustamento delle gioie immanchevoli ed eterne.

Un saggio di Rosario meditato

Diletti Fratelli e figli, su questo argomento del Rosario di Maria, inteso come supplicazione mondiale per la pace del Signore e per la felicità anche quaggiù delle anime e dei popoli, il cuore ci suggerirebbe altre pie considerazioni suadenti e toccanti. Ma preferiamo offrire alla vostra attenzione, come a complemento di questa Lettera Apostolica, un Nostro piccolo saggio di devoti pensieri, distribuiti per ogni decina del Rosario, con riferimento alla triplice accentuazione - mistero, riflessione e intenzione - di cui abbiamo accennato sopra.

Queste note semplici e spontanee possono ben convenire allo spirito di molti particolarmente inclinati a superare la monotonia del semplice recitare. Forme utili ed opportune ad edificazione personale più viva, a più acceso fervore di supplica per la salute e per la pace di tutte le genti.

Questo ultimo pensiero è per S. Giuseppe. La sua cara figura più volte appare nei misteri Gaudiosi del Rosario. Ma ricordiamo che il grande Pontefice Leone XIII, nel fervore delle sue raccomandazioni, per ben tre volte - nel 1885, nel 1886, nel 1889 - lo presentò alla venerazione dei fedeli del mondo intero, insegnando quella preghiera "A te, o beato Giuseppe", che ci è tanto più cara, perché appresa nei fervori della Nostra felice infanzia.

Ancora una volta la raccomandiamo, invitando il Custode di Gesù e lo Sposo purissimo di Maria ad avvalorare con la sua intercessione i Nostri voti, le Nostre speranze.

Auguriamo, infine, di tutto cuore che questo mese di ottobre riesca, come vuol essere, una successione continuata e deliziosa per le anime pie di mistica elevazione presso Colei che l'ufficiatura del Sacratissimo Rosario, nel suo conchiudersi, ancora e sempre acclama la "Beata Mater, et intacta Virgo gloriosa, Regina mundi" ad universale pace e consolazione.

Castel Gandolfo, 29 settembre 1961, festa di S. Michele Arcangelo.

IOANNES PP. XXIII

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Meditazioni del Beato Giovanni XXIII


Primo Mistero Gaudioso. L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine.


Primo punto luminoso, questo, a congiungere cielo e terra: primo di quelli che sono i più grandi avvenimenti, nei secoli.
Il Figlio di Dio, Verbo del Padre, "per cui tutto è stato fatto di tutto ciò che esiste" (Gv 1,3) nell'ordine della creazione, assume in questo mistero l'umana natura, egli stesso diventa uomo, pur di potere, dell'uomo e dell'umanità intera, essere il redentore, il salvatore.
Maria Immacolata, fiore della creazione, il più bello, il più fragrante, col suo "Ecco l'ancella del Signore" (Lc 1,38) dato in risposta alla voce dell'Angelo, accetta l'onore della divina maternità, la quale nell'istante stesso si compie in lei. E noi, nati un giorno col nostro padre Adamo, già figli adottivi di Dio, quindi decaduti, torniamo oggi altrettanti fratelli, figli adottivi del Padre, restituiti all'adozione con la redenzione che s'inizia. Noi saremo, ai piedi della croce, figli di Maria con quel Gesù che oggi da lei vien concepito. Sarà, da oggi, mater Dei, e poi mater nostra. Oh sublimità, oh tenerezza del primo mistero!
A rifletterci, il nostro dovere principale, continuo, sta nel ringraziare il Signore, che si è degnato di venire a salvarci, perciò si è fatto uomo, uomo nostro fratello: con noi si è associato alla condizione di figlio di donna, di questa donna facendoci, ai piedi della croce, figli di adozione. Figli adottivi del Padre celeste, ci ha voluti figli della stessa madre sua.
Intenzione di preghiera, nella contemplazione di questo che è il primo quadro offerto alla nostra contemplazione, oltre la perennità abituale del ringraziamento, sia uno sforzo, ma sincero, ma reale, di umiltà, di purezza, di carità viva, altrettante virtù delle quali la Vergine benedetta porge a noi così prezioso esempio.

Secondo Mistero Gaudioso. La Visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta.

Che soavità, che grazia, in codesta visita di tre mesi, fatta da Maria alla diletta cugina! L'una e l'altra, depositarie di una maternità imminente: per la Vergine madre, la maternità più sacra che sia possibile anche soltanto immaginare sulla terra. Una dolcezza d'armonia si alterna nei due canti che si intrecciano: "Benedetta tu tra le donne" (Lc 1,42), da una parte; dall'altra: "Il Signore ha guardato l'umiltà della sua ancella; d'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata" (Lc 1,48).
Quanto qui accade, ad Ain-Karim, sul colle di Ebron, illumina di una luce, umanissima e celeste insieme, quali sono i rapporti che legano le buone famiglie cristiane, educate alla scuola antica del santo Rosario: Rosario recitato ogni sera in casa, nel cerchio degli intimi; Rosario recitato, non in una o cento o mille famiglie ma da tutte, da tutti, in tutti i luoghi della terra, ovunque "soffre, combatte e prega" (A. Manzoni, La Pentecoste, v. 6) qualcuno di noi, chiamato da un'alta ispirazione, o il sacerdozio, o la carità missionaria, o un sogno che avveriamo di apostolato; oppure chiamati da uno di quei tanti motivi, tanto legittimi che sono persin doverosi, del lavoro, del commercio, del servizio militare, dello studio, dell'insegnamento, di altra qualsiasi occupazione.
Bel ricongiungersi, durante le dieci Avemarie del mistero, tra tante e tante anime, unite per ragione di sangue, per vincolo domestico, per un rapporto che santifica, e perciò rinsalda, il sentimento d'amore che stringe le persone più care: tra genitori e figli, tra fratelli e congiunti, tra conterranei, tra appartenenti a uno stesso popolo. Tutto ciò, allo scopo e in atto di sorreggere, accrescere, illuminare la presenza di quella universale carità, l'esercizio della quale è la gioia più profonda e il più alto onore nella vita.

Terzo Mistero Gaudioso. La Nascita di Gesù.

Nell'ora che le leggi dell'assunta natura umana segnavano, il Verbo di Dio, fattosi uomo, esce dal tabernacolo santo che è il seno immacolato di Maria. Prima sua apparizione nel mondo, in una mangiatoia: ivi le bestie digrumano il fieno e tutto intorno è silenzio, povertà, semplicità, innocenza. Voci di angeli trascorrono per il cielo, ad annunziare la pace: quella pace, della quale è apportatore all'universo il bambino nato allora allora. Primi adoratori, Maria, la madre, e Giuseppe, il padre putativo; dopo di loro, umili pastori che, invitati da voci angeliche, son discesi dalla collina. Giungerà più tardi una carovana di gente illustre, preceduta lontano lontano da una stella, e offrirà doni preziosi, pieni di reconditi significati. Tutto, nella notte di Betlemme, parla un linguaggio di universalità.
Nel mistero, non un ginocchio che non si pieghi adorando innanzi alla cuna. Non uno che non vegga gli occhi del divino Infante, che guardano lontano, quasi in atto di scorgere a uno a uno i popoli della terra, i quali passano tutti, uno dopo l'altro, come in una rivista, alla sua presenza, ed egli tutti li riconosce, tutti li identifica, li saluta, sorridendo, tutti: ebrei, romani, greci, cinesi, indiani, popoli dell'Africa, popoli di qualsivoglia regione dell'universo, di qualsivoglia epoca della storia, regioni le più dissite e deserte, le più remote, segrete, inesplorate: epoche passate, presenti, future.
Al Santo Padre, nel defluire delle dieci Avemarie, piace raccomandare a Gesù che nasce, il numero senza numero di tutti i bambini - quanti sono! una moltitudine sterminata - di tutte le stirpi umane, che nelle ultime ventiquattro ore, di notte, di giorno, vengono alla luce un po' dappertutto sulla faccia della terra. Quanti sono! e tutti, battezzati che saranno o no, appartengono tutti, di diritto, a Gesù, a questo bambino che nasce in Betlemme; son suoi fratelli, chiamati al proseguimento di quella dominazione di lui che è la più alta e la più dolce che sia nel cuore dell'uomo e nella storia del mondo, la sola degna di Dio e degli uomini: una dominazione di luce, una dominazione di pace: il regno che chiediamo nel Pater noster.

Quarto Mistero Gaudioso. La Presentazione di Gesù al Tempio.

Gesù, sorretto dalle braccia materne, è proteso al sacerdote, e insieme protende innanzi le braccia sue: è l'incontro, è il contatto dei due Testamenti. Si avvia verso "la luce a rivelazione delle genti" (Lc 2,32), egli, splendore del popolo eletto, figlio di Maria. Presente e presentatore anche lui, san Giuseppe, che partecipa del pari ai riti delle offerte legali che sono di prescrizione.
L'episodio, in altra maniera ma analogo nella sostanza dell'offerta, torna di continuo nella Chiesa, anzi vi si è perpetuato: nell'atto che ripetiamo le Avemarie, quanto è bello contemplare il campo che germina, la messe che s'innalza: "Levate gli occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura" (Gv 4,35). Son le speranze sorgenti, lietissime, del sacerdozio, dei cooperatori e delle cooperatrici del sacerdozio, così in gran numero nel regno di Dio e tuttavia non bastanti mai! giovani nei seminari, nelle case religiose, negli studentati missionari, persino - e perché no? non sono cristiani anche loro, chiamati anche loro ad essere apostoli? - nelle università cattoliche; e le speranze di tutti gli altri virgulti dell'apostolato futuro e imprescindibile dei laici: apostolato, che nel suo espandersi, nonostante difficoltà e contrasti, persino entro le nazioni tribolate dalla persecuzione, offre e non cesserà mai di offrire uno spettacolo così consolante, da strappare parole d'ammirazione e di letizia.
"Luce a rivelazione delle genti" (Lc 2,32), gloria del popolo eletto.

Quinto Mistero Gaudioso. Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio.

Gesù conta ormai dodici anni. Maria e Giuseppe l'accompagnano a Gerusalemme, per la preghiera rituale. D'improvviso, scompare dai loro occhi, pur così vigilanti, così amorosi. Affanno grande, e una ricerca che si protrae vana per tre giorni. Alla pena succede la gioia d'averlo trovato, lì, sotto gli atrii circostanti del Tempio. Egli ragionava coi dottori della legge; e con quali parole significative ce lo rappresenta san Luca, nella più meticolosa precisione! Lo trovano, dunque, seduto fra mezzo ai dottori "audientem illos et interrogantem eos" (Lc 2,46), in atto di ascoltarli, di interrogarli. Un incontro coi dottori, allora, importava molto, significava tutto: conoscenza, sapienza, indirizzo di vita pratica nella luce del Testamento antico.
Tale, in ogni tempo, il compito della intelligenza umana: raccogliere le voci dei secoli, trasmettere la dottrina buona, spingere con fermezza e con umiltà più innanzi lo sguardo della investigazione scientifica; noi moriamo uno dopo l'altro, andiamo a Dio; l'umanità va verso l'avvenire.
Il Cristo, come nella luce d'oltre natura così nelle luci naturali, non è mai assente: vi si trova sempre nel mezzo, al suo posto: "Magister vester unus est, Christus" (Mt 23,10).
Questa che è la quinta serie di dieci Avemarie, ultima dei misteri gaudiosi, riserviamola come una invocazione del tutto speciale a tutto beneficio di quanti vennero chiamati da Dio, per doni di natura, per circostanze di vita, per desiderio di superiori, al servizio della verità, nella ricerca o nell'insegnamento, nella diffusione della scienza antica o delle tecniche nuove, per il tramite dei libri o degli spettacoli audiovisivi, invitati tutti a imitare Gesù anch'essi. Sono gli intellettuali, i professionisti, i giornalisti; costoro, i giornalisti specialmente, ai quali spetta quotidianamente il compito caratteristico di far onore alla verità, debbono trasmetterla con religiosa fedeltà, con estrema saggezza, senza fantastiche distorsioni e contraffazioni.
Sì, sì, per tutti costoro preghiamo, siano sacerdoti, siano laici: preghiamo che la verità sappiano ascoltarla, e ci vuol tanta purezza del cuore; sappiano intenderla, e ci vuol l'umiltà intima della mente; sappiano difenderla, e occorre quella che fu la forza di Gesù ed è la forza dei santi, l'obbedienza. Soltanto l'obbedienza ottiene la pace, ossia la vittoria.

Primo Mistero Doloroso. L'Agonia di Gesù nell'orto degli ulivi.

La mente commossa torna di continuo sulla immagine del Salvatore, lì, nel luogo del supremo abbandono: "...E il suo sudore diventò come di gocce di sangue che cadevano a terra" (Lc 22,44). Pena intima dell'animo, amarezza estrema della solitudine, venir meno del corpo affranto. Non può essere determinata l'agonia che dalla imminenza di quella passione che Gesù ormai vede non più lontana, non più vicina, ma presente ormai.
La scena del Getsemani ci conforta e incoraggia a tendere tutta la volontà nell'accettazione, un'accettazione piena della sofferenza, quando chi quella nostra sofferenza vuole o permette è Iddio: "Non mea voluntas sed tua fiat" (Lc 22,42). Parole che straziano e che risanano, perché insegnano a quale incandescenza di fuoco può e deve giungere il cristiano che soffre insieme con Gesù che soffre, e danno, come in un ultimo tocco, la certezza, per noi, dei meriti più inenarrabili, i meriti della vita divina in noi, vita viva in noi oggi nella grazia, domani nella gloria.
Una intenzione particolare va tenuta innanzi agli occhi qui, nel presente mistero: la "sollicitudo omnium ecclesiarum" (2Cor 11,28), l'ansia che scuote, come il vento che scoteva il lago di Genezaret: "il vento era contrario" (Mt 14,24), la preghiera quotidiana del Santo Padre, l'ansia delle ore più trepide dell'altissimo ministero pastorale; l'ansia della Chiesa che sparsa per tutta la terra soffre con lui, e, insieme, egli soffre con la Chiesa, presente in lui e sofferente in lui; l'ansia di anime, porzioni intere del gregge di Gesù, soggette alle persecuzioni contro la libertà di credere, di pensare, di vivere. "Chi sta male e non sto male anch'io?" (2Cor 11,29).
Partecipare ai dolori dei fratelli, patire con chi patisce, "flere cum flentibus" (Rm 12,15), costituisce un beneficio, un merito per tutta la Chiesa. La "comunione dei santi" non è questo avere tutti e ciascuno in comune il sangue di Gesù, l'amore dei santi e dei buoni, e, anche, ahimè, il nostro peccato, le nostre infermità? Ci si pensa mai a questa comunione, che è unione e quasi, come Gesù diceva, unità: "che siano uno" (Gv 17,22; cfr. Gv 10,30)? La croce del Signore non soltanto innalza noi ma attrae le anime, sempre: "E io, se sarò sollevato da terra, tutto attrarrò a me" (Gv 12,32). Tutto, tutti.

Secondo Mistero Doloroso. La Flagellazione di Gesù alla colonna.

Il mistero ci propone al ricordo il supplizio, così spietato, delle tante battiture sulle membra immacolate e sante di Gesù.
Il composto umano risulta d'anima e corpo. Il corpo subisce le tentazioni più umilianti; la volontà, anche più debole, può venire facilmente trascinata. Si troverà dunque nel mistero un richiamo a quella penitenza, salutare penitenza, perché implica e importa la salute vera dell'uomo, che è salute nella sua validità corporale ed è insieme salute nel senso di salvezza spirituale.
Grande è l'insegnamento che ne discende, per tutti. Non saremo chiamati al martirio cruento, ma alla disciplina costante, alla mortificazione quotidiana delle passioni sì. Orbene, per cotesta strada, vera "via della croce", strada quotidiana, inevitabile, indispensabile, che può anche a volte diventare eroica nelle sue esigenze, noi si arriva un passo dopo l'altro alla rassomiglianza sempre più perfetta con Gesù Cristo, alla partecipazione dei suoi meriti, all'abluzione nel suo sangue immacolato, di ogni colpa in noi e in tutti. Non vi si giunge per via di facili esaltazioni, di fanatismi magari innocenti, mai innocui.
La Madre, addolorata, lo vide flagellato così: pensiamo con che afflizione! Quante mamme vorrebbero poter gioire del perfezionamento dei loro figlioli, avviati e iniziati da loro alla disciplina di una buona educazione, di una vita sana, e debbono, invece, piangere allo svanire di tante speranze, nel pianto che tante ansie non sono approdate a nulla.
Le Avemarie del mistero chiederanno dunque al Signore in dono la purezza del costume nelle famiglie, nella società, specialmente nelle anime giovanili, le più esposte alla seduzione dei sensi; chiederanno insieme il dono di una robustezza di carattere, d'una fedeltà a tutta prova agli insegnamenti ricevuti, ai propositi fatti.

Terzo Mistero Doloroso. La Coronazione di spine.

La contemplazione del mistero in singolar modo si addice a coloro che portano il peso di responsabilità gravi, nella direzione del corpo sociale: è dunque il mistero dei governanti, dei legislatori, dei magistrati. Sul capo di questo Re, ecco la corona di spine. Anche sul loro capo viene imposta una corona, corona innegabilmente fulgente d'una aureola di dignità e distinzione, corona di una autorità che vien da Dio ed è divina; tuttavia è talmente intessuta d'elementi che pesano, che pungono, che rendono perplessi e vorrebbero persino amareggiarci, da spine insomma e da fastidi; senza parlare del dolore che ci recano i malanni e le colpe degli uomini, quanto più li si ama, e si ha il dovere d'essere per loro colui che rappresenta il Padre che è nei cieli. L'amore stesso diviene allora, come per Gesù, una corona di spine che gli uomini crudeli intessono sul capo a chi li ama.
Altra applicazione utile del mistero potrebbe essere: pensare a quelle che sono le gravi responsabilità di chi avesse ricevuto maggiori talenti, ed è pertanto tenuto a farli fruttificare in egual misura, attraverso un esercizio continuato delle sue facoltà, della sua intelligenza. Il servizio del pensiero, vale a dire l'impegno che si richiede a chi più ne fosse dotato, in luce e a guida di tutti gli altri, deve essere compiuto con tutta pazienza, respingendo le tentazioni dell'orgoglio, dell'egoismo, della disgregazione che demolisce.

Quarto Mistero Doloroso. Il Viaggio al Calvario di Gesù carico della Croce.

La vita umana è un pellegrinare continuo, lungo e pesante. Su su, per l'erta sassosa, per la strada segnata a tutti su quel colle. Nel mistero attuale, Gesù rappresenta il genere umano. Guai se per ciascuno di noi non ci fosse la sua croce: l'uomo, tentato di egoismo, d'insensibilità, o prima o poi soccomberebbe per via.
Dalla contemplazione di Gesù che ascende al Calvario, noi apprendiamo, col cuore prima che con la mente, ad abbracciare e baciare la croce, a portarla con generosità, con trasporto, secondo le parole dell'Imitazione di Cristo: "Nella croce sta la salvezza, nella croce sta la vita, nella croce sta la protezione dai nemici, l'effusione di una celeste soavità" (L. II, XII, 2).
E come non estendere la preghiera a Maria che seguì, addolorata, Gesù con uno spirito di tale e tanta partecipazione ai suoi meriti, ai suoi dolori?
Il mistero ci ponga davanti agli occhi la visione di tanti poveri tribolati: orfani, vecchi, malati, prigionieri, deboli, esiliati. Per tutti, chiediamo la forza, chiediamo la consolazione che sola dà speranza. Ripetiamo con tenerezza, e perché no? con qualche lagrima nascosta: "O crux, ave, spes unica" (Breviario Romano, inno dei vespri della Settimana santa).

Quinto Mistero Doloroso. La Crocifissione e Morte di Gesù.

"Vita et mors duello conflixere mirando" (Sequenza della Messa di Pasqua): vita e morte presentano i due punti significativi e risolutivi del sacrificio di Cristo. Dal sorriso di Betlemme, che si accende in tutti i figli degli uomini al loro primo apparire sulla terra, l'anelito e singulto ultimo sulla croce, che accolse in uno tutti i dolori nostri per santificarli, che espiò tutti i peccati nostri per cancellarli, ecco la vita di Gesù nella nostra vita. E Maria sta lì, accanto alla croce, come stava accanto al Bimbo in Betlemme. Preghiamola, questa madre, preghiamola che preghi anch'essa per noi, "nunc et in hora mortis nostrae".
Nel mistero potrebbe vedersi adombrato il mistero di coloro che mai nulla sapranno - quale tristezza immensa - del sangue che è stato versato anche per loro dal Figlio di Dio; il mistero soprattutto dei peccatori ostinati, degli increduli, di quelli che ricevettero, e ricevono e poi la rifiutano, la luce del Vangelo! Così pensando, la preghiera si dilata in un respiro vastissimo, in un singhiozzo di accorata riparazione verso orizzonti mondiali di apostolato; e si domanda, di gran cuore, che il sangue preziosissimo versato per tutti gli uomini, doni alla fine, doni a tutti gli uomini la salvezza e la conversione: e il sangue di Gesù dia a tutti l'arra, il pegno di una vita eterna.


                                                 [SM=g1740720]


Primo Mistero Glorioso. La Risurrezione di Gesù.

È questo il mistero della morte affrontata e vinta. La risurrezione segna il trionfo maggiore di Cristo, e insieme l'assicurazione del trionfo per la santa Chiesa cattolica, di là dalle avversità, di là dalle persecuzioni, ieri nel passato, domani nell'avvenire: "Christus vincit, regnat, imperat". Fa bene ricordarlo, la prima delle apparizioni del Cristo risorto fu per le pie donne, familiari alla sua umile vita, rimastegli vicine nelle sofferenze di lui sino al Calvario, sino al Calvario compreso.
Tra i fulgori del mistero, lo sguardo della nostra fede contempla viventi, unite ormai con Gesù risorto, le anime a noi più care, le anime di coloro dei quali godemmo la familiarità, condividemmo le pene. Come ci si ravviva nel cuore, alla luce della risurrezione di Gesù, il ricordo dei nostri morti! Ricordati da noi e suffragati nel sacrificio stesso del Signore crocifisso e risorto, partecipano ancora della nostra vita migliore, che è la preghiera ed è Gesù.
Non per nulla la liturgia orientale conclude il rito funebre con l'alleluja per tutti i morti. Invochiamo ai morti la luce dei tabernacoli eterni, mentre il pensiero si dirige nello stesso tempo alla risurrezione che attende le nostre stesse spoglie mortali: "et exspecto resurrectionem mortuorum". Saper aspettare, confidar sempre nella promessa soavissima di cui la risurrezione di Gesù ci dà il pegno sicuro, ecco, questo è un pregustare il cielo.

Secondo Mistero Glorioso. L'Ascensione di Gesù al Cielo.

In questo quadro, contempliamo la consummatio, quanto dire il compimento ultimo delle promesse di Gesù. È la risposta che dà lui al nostro anelito verso il paradiso. Il definitivo ritorno suo al Padre, dal quale egli un giorno discese tra noi nel mondo, è sicurezza per tutti noi, ai quali egli ha promesso e preparato un posto lassù: "vado parare vobis locum" (Gv 14,2).
Il mistero, innanzitutto, ci si presenta come luce e indirizzo di quelle anime che siano studiose ciascuna della propria vocazione. Vi si legge dentro quel movimento spirituale, quell'ardore di continua ascensione che brucia nel cuore ai sacerdoti, non trattenuti e non distratti da beni della terra, intesi unicamente ad aprirsi le vie, e aprirle agli altri, che portano alla santità e alla perfezione; a quel grado, cioè, di grazia al quale debbono, in privato o in comune, giungere sacerdoti, religiosi, religiose, missionari, missionarie, laici innamorati di Dio e della Chiesa, molte anime, quelle anime almeno che sono come il buon profumo di Cristo (cfr. 2Cor 2,15); e dove son loro si sente Gesù vicino: vivono infatti di già in una comunicazione continuata di vita celeste.
Questa posta di Rosario ci insegna ed esorta a non lasciarci trattenere da ciò che aggrava, appesantisce; ad abbandonarci, invece, alla volontà del Signore che ci spinge in alto. Le braccia di Gesù, nell'ora del suo ritorno al Padre ascendendo al cielo, si allargano in atto di benedizione sopra i primi apostoli, sopra tutti coloro che, nella loro traccia, continuano a credere in lui, ed è nel loro cuore una placida e serena sicurezza dell'incontro ultimo con lui e con tutti i salvati, nella felicità eterna.

Terzo Mistero Glorioso. La Discesa dello Spirito Santo.

Gli apostoli nell'ultima cena ricevettero la promessa dello Spirito; nel Cenacolo poi, scomparso Gesù ma presente Maria, lo ricevono come dono supremo di Cristo; che altro è infatti il suo Spirito? ed è il consolatore, è il vivificatore delle anime. Lo Spirito Santo continua le sue effusioni sulla Chiesa e nella Chiesa ogni giorno: secoli e popoli appartengono allo Spirito, appartengono alla Chiesa. I trionfi della Chiesa non son sempre palesi, esteriormente; di fatto, ci son sempre e sempre son ricchi di sorprese, spesso di meraviglie.
Le Avemarie del mistero che meditiamo mirano verso una speciale intenzione, in questo anno di fervore in cui tutta la Chiesa santa, che è pellegrina nel mondo, la vediamo avviarsi e prepararsi al Concilio ecumenico.
Il Concilio ha da riuscire una Pentecoste novella di fede, di apostolato, di grazie straordinarie, per la prosperità degli uomini, per la pace del mondo intero. Maria, la madre di Gesù, sempre dolcissima madre nostra, si trovava insieme con gli apostoli, nel Cenacolo della Pentecoste. Restiamo sempre più vicini a lei, nel Rosario, in questo anno. Le nostre preghiere unite con la sua rinnoveranno l'antico prodigio; e sarà come il sorgere d'un nuovo giorno, un'alba vivissima della Chiesa cattolica, santa e sempre più santa, cattolica e sempre più cattolica, nei tempi moderni.

Quarto Mistero Glorioso. L'Assunzione di Maria Vergine al Cielo.

L'immagine sovrana di Maria si accende e si irraggia, nella esaltazione suprema a cui può giungere una creatura. Che scena di grazia, di dolcezza, di solennità, la dormizione di Maria, così come i cristiani di Oriente la contemplano! Distesa essa nel sonno placido della morte, Gesù le sta accanto, la trattiene presso il cuor suo, come se l'anima di Maria fosse un bambino, a indicare il prodigio della immediata risurrezione e glorificazione.
I cristiani di Occidente preferiscono seguire, levando gli occhi e il cuore, Maria che è assunta, in anima e corpo verso i regni eterni. Così l'han vista e rappresentata gli artisti più insigni, incomparabile di divina bellezza. Oh, seguiamola pure così, lasciamoci rapire anche noi fra l'angelico corteo.
Motivo di consolazione e di fiducia, in giorni di dolore, a quelle anime privilegiate - come tutti noi possiamo essere, soltanto se rispondiamo alla grazia -, che Iddio prepara nel silenzio al trionfo più bello, il trionfo dell'altare.
Il mistero dell'Assunta ci rende familiare il pensiero della morte, della nostra morte, e diffonde in noi una luce di placido abbandono; ci familiarizza e riconcilia con l'idea che il Signore sarà, come vorremmo che fosse, vicino alla nostra agonia, a raccogliere lui fra le mani sue l'anima nostra immortale. "Gratia tua nobis tecum, Virgo Immaculata".

Quinto Mistero Glorioso. L'Incoronazione di Maria Vergine.

È la sintesi di tutto il Rosario, che si chiude così nella letizia e nella gloria.
Quella grande missione, che aprì col suo annunzio l'Angelo a Maria, a modo di una corrente di fuoco e di luce, è passata via via attraverso i singoli misteri: il disegno eterno di Dio per la nostra salvezza, che vi è rappresentato in tanti quadri, ci ha sin qui accompagnato e ci ricongiunge ora a Dio nello splendore dei cieli.
La gloria di Maria, madre di Gesù e madre nostra, si accende nella luce inaccessibile della Trinità augusta, e si riflette, come un riverbero abbagliante, nella santa Chiesa: trionfante nei cieli, paziente nella sicura attesa del purgatorio, militante sulla terra.
O Maria, tu preghi con noi, tu preghi per noi. Noi lo sappiamo, noi lo sentiamo. Oh, quale delizia di realtà, altezza di gloria, in questa celeste e umana corrispondenza di affetti, di voci, di vita, che il Rosario ci ha apprestato e appresta: temperamento della umana afflizione, pregusto di oltremondana pace, speranza di vita eterna!


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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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Il Rosario secondo i Papi


 
di SALVATORE M. PERRELLA, osm

Tra il mondo dei santi e dei peccatori
   

Il magistero dei Papi dell’ultimo secolo ha avuto un’attenzione costante alla preghiera del rosario. Cominciamo dalle parole di Leone XIII (1878-1903), il "Papa del rosario", su questo pio esercizio.
 

A tutti è noto come il magistero dei Papi sia sempre stato particolarmente attento, alla luce della rivelazione e della tradizione, a motivare, regolare, incrementare e accompagnare la venerazione e la pietà dei fedeli verso la Vergine Maria, consapevole che tale antica consuetudine, varia nelle sue espressioni e profonda nelle sue motivazioni, è un fatto ecclesiale rilevante e universale. Rilevante è stato anche l’interessamento dei Papi nei confronti della preghiera del rosario, sovente raccomandato ai fedeli per la sua caratura o impronta biblica incentrata sulla contemplazione degli eventi salvifici della vita di Cristo, cui fu strettamente associata la Vergine Madre. E sono anche numerose le testimonianze di pastori e di uomini di santa vita sul valore e sull’efficacia di tale preghiera.

Ai nostri giorni, nonostante il rinnovamento della liturgia e della pietà popolare attuate a seguito del concilio Vaticano II e dell’esortazione apostolica Marialis cultus di Paolo VI, il rosario sperimenta in qualche ambiente una sorta di altera marginalizzazione di natura "pseudodemocratica" (K. Rahner), giustificata dal timore che esso possa, in qualche modo, sminuire la centralità della liturgia ecclesiale.

Rosario
Un giovane con il rosario alla Giornata mondale della gioventù a Toronto (23-28 luglio 2002).

Lungi dal "competere" in modo conflittivo con la preghiera pubblica della Chiesa, esso è un pio esercizio, una preghiera popolare rilanciata da Giovanni Paolo II con la sua lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae; rilancio che ha lo scopo, facendo nostre alcune osservazioni ancora attuali di von Balthasar, di «liberare il rosario da una specie di ristrettezza estranea allo spirito di Maria e alimentarlo, in conformità a quello stesso spirito, con la pienezza dell’idea e dell’opera salvifica di Dio per il mondo. L’essenza e l’azione di Maria in tutto questo è la mediazione: tra Dio e il mondo, tra Cristo e la Chiesa, tra spirito e carne, tra i due modi di esistenza ecclesiale, tra il mondo dei santi e quello dei peccatori. Ella si trova a tutti i crocevia, per indicare la strada». Parole che ben riassumono l’atteggiamento, le intenzioni, i contenuti e le proposte dei Romani Pontefici dell’ultimo secolo, da Leone XIII a Giovanni Paolo II e, recentemente, a Benedetto XVI.

Per la remissione dei mali e degli errori dell’età moderna

Leone XIII (1878-1903) ha esperito il suo lungo e intenso servizio pontificale in un tempo difficile: fra tradizione e progresso. Papa Pecci ha dedicato al rosario mariano ben sedici documenti: undici encicliche (dalla Supremi apostolatus, del 1° settembre 1883, alla Diuturni temporis, del 5 settembre 1898); una costituzione apostolica (Parta humano generi, dell’8 settembre 1901); tre lettere apostoliche (Salutaris ille Spiritus, del 24 dicembre 1883; Vi è ben noto, indirizzata ai vescovi italiani, del 20 settembre 1887; Ubi primum, sulla Confraternita del rosario, del 2 ottobre 1898); un chirografo inviato al cardinale Lucido M. Parrocchi, vicario di Roma, del 31 ottobre 1886, affinché i fedeli si distinguano nella loro pietà alla Vergine mediante la recita del santo rosario. Altri documenti mariani minori sul rosario non abbiamo spazio per annotarli.

Il pio esercizio è considerato da Leone XIII una vera e propria preghiera cristiana in quanto «è un intreccio di salutazioni angeliche, intercalate dall’orazione del Signore unite dalla meditazione. Così composto, il rosario costituisce la più eccellente forma di preghiera, esso ci offre una salda difesa della nostra fede e un sublime modello di virtù nei misteri proposti alla nostra contemplazione». Fra «le molteplici forme di pietà verso Maria, la più stimata e praticata è quella così eccellente del santo rosario».

A questa pratica molto semplice e popolare è stato dato il nome di rosario anche perché «ricorda, in un felice intreccio, i grandi misteri di Gesù e di Maria: le loro gioie, i loro dolori e i loro trionfi». Per cui essa è preghiera ampiamente e convintamente diffusa dai Papi, caldeggiata e sperimentata dalla Chiesa, nei momenti tempestosi della sua storia, come rimedio ai mali e agli errori religiosi, ideologici e sociali che hanno afflitto e affliggono la Chiesa e il popolo cristiano. Santi, pastori e fedeli la ritengono cara in quanto ispirata, insegnata e raccomandata dalla stessa Madre di Dio, in quanto è preghiera e meditazione dei salutari ed edificanti misteri di Cristo e di Maria, pratica che esprime l’efficacia e potenza della Corredentrice del genere umano, della Mediatrice e della Dispensatrice delle grazie celesti.

Per ridestare l’illanguidita pietà dei fedeli

Per Leone XIII, questa carissima pratica mariana, che al tramonto del secolo XIX e agli inizi del secolo XX, «si è, per divina disposizione, meravigliosamente affermata, per ridestare l’illanguidita pietà dei fedeli», è utile alla perseveranza nella fede e a vivere le opere della stessa sull’esempio delle virtù evangeliche della Vergine.

E se il rosario viene compreso anche come teologale meditazione dell’amore di Cristo, porterà il credente a vivere esemplarmente la fede, in quanto non «è assolutamente possibile che uno consideri e contempli attentamente queste bellissime testimonianze di amore del nostro Redentore, senza ardere di viva riconoscenza per lui. Anzi la fede, se sarà autentica, avrà allora tale potere che, illuminando la mente dell’uomo, e commovendo il suo cuore, quasi lo trascinerà a seguire le orme di Cristo, attraverso tutti gli ostacoli; fino a farlo prorompere in quella protesta degna di Paolo: "Chi ci separerà dall’amore di Cristo? La tribolazione, o l’angoscia, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la persecuzione, o la spada?" (Rm 8,35). "... Non vivo più io, ma vive in me Cristo" (Gal 2,20)».

Leone XIII
Leone XIII (1810-1903; pontificato dal 1878), il "Papa del rosario".

Per questi indubitabili valori e influssi per la vita umana e cristiana, per la stessa sua forma «che si presta ottimamente per la preghiera comune», il rosario può essere ritenuto preghiera per la Chiesa e della Chiesa, ed è vivamente consigliato come pratica quotidiana ai genitori, ai figli, ai giovani, alle famiglie.

Il "Salterio della Vergine" «costituisce la più eccellente forma di preghiera, e il mezzo più efficace per conseguire la vita eterna [... ], ci offre una salda difesa della nostra fede e un sublime modello di virtù nei misteri proposti alla nostra contemplazione. Noi abbiamo inoltre dimostrato che il rosario è pratica facile e adatta all’indole del popolo, al quale presenta altresì, nel ricordo della famiglia di Nazareth, l’ideale più perfetto della vita domestica. Per tali motivi i fedeli ne hanno sempre sperimentato la salutare potenza».

Rosario
Il rosario si chiama così anche perché
«ricorda i grandi misteri di Gesù e di Maria: le loro gioie, i loro dolori e i loro trionfi».

Non stupisce che Leone XIII sia stato denominato il "Papa del rosario", pratica che egli ha propagato con larghezza e convinzione divenendo «una pubblica testimonianza del Nostro amore verso l’augusta Madre di Dio, e, nello stesso tempo, uno stimolo e un premio alla pietà dei fedeli, affinché nell’ora estrema della loro vita possano essere confortati dal suo aiuto, e soavemente addormentarsi sul suo seno» .



Salvatore M. Perrella

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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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LETTERA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
PAOLO PP. VI

MENSE MAIO

SI INDICONO SUPPLICHE
ALLA BEATA VERGINE MARIA
NEL MESE DI MAGGIO

 

Epistola enciclica ai Venerabili Fratelli Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi
e a tutti gli Ordinari dei luoghi in pace e comunione con la sede Apostolica.

VENERABILI FRATELLI
SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE

1. All'approssimarsi del mese di maggio, consacrato dalla pietà dei fedeli a Maria Ss.ma, esulta il Nostro animo al pensiero del commovente spettacolo di fede e di amore che, fra poco, sarà offerto in ogni parte della terra in onore della Regina del cielo. È, infatti, il mese in cui, nei templi e fra le pareti domestiche, più fervido e più affettuoso dal cuore dei cristiani sale a Maria l'omaggio della loro preghiera e della loro venerazione. Ed è anche il mese nel quale più larghi e abbondanti dal suo trono affluiscono a noi i doni della divina misericordia.

2. Ci riesce pertanto assai gradita e consolante questa pia pratica del mese di maggio, così onorifica per la Vergine e così ricca di frutti spirituali per il popolo cristiano. Giacché Maria è pur sempre strada che conduce a Cristo. Ogni incontro con lei non può non risolversi in un incontro con Cristo stesso. E che altro significa il continuo ricorso a Maria, se non un cercare fra le sue braccia, in lei e per lei e con lei, Cristo Salvatore nostro, al quale gli uomini, negli smarrimenti e nei pericoli di quaggiù, hanno il dovere e sentono senza tregua il bisogno di rivolgersi, come a porto di salvezza e come a fonte trascendente di vita?

3. Appunto perché il mese di maggio porta questo potente richiamo a più intensa e fiduciosa preghiera, e perché in esso le nostre suppliche trovano più facile accesso al cuore misericordioso della Vergine, fu cara consuetudine dei Nostri Predecessori scegliere questo mese consacrato a Maria, per invitare il popolo cristiano a pubbliche preghiere, ogniqualvolta lo richiedessero i bisogni della Chiesa o qualche minaccioso pericolo incombesse sul mondo. E Noi pure, Venerabili Fratelli, quest'anno sentiamo il bisogno di rivolgere un simile invito a tutto il mondo cattolico. Se consideriamo, infatti, le necessità presenti della Chiesa e le condizioni in cui versa la pace nel mondo, abbiamo seri motivi per credere che l'ora è particolarmente grave, e urge più che mai l'appello ad un coro di preghiere, da rivolgersi a tutto il popolo cristiano.

4. Il primo motivo di questo appello ci viene suggerito dal momento storico che la Chiesa sta attraversando in questo periodo del Concilio Ecumenico. Avvenimento grande, questo, che pone alla Chiesa l'enorme problema del suo conveniente aggiornamento, e dalla cui felice riuscita dipenderà per lungo tempo l'avvenire della Sposa di Cristo e la sorte di tante anime. È la grande ora di Dio nella vita della Chiesa e nella storia del mondo. Al riguardo, quantunque gran parte di lavoro sia già stato felicemente compiuto, tuttavia gravi compiti vi attendono ancora nella prossima Sessione, che sarà conclusiva. Seguirà, poi, la fase non meno importante dell'attuazione pratica delle decisioni conciliari, ed essa richiederà altresì lo sforzo congiunto del clero e dei fedeli, affinché i semi gettati durante il Concilio possano arrivare alla loro effettiva e benefica esplicazione. Ad ottenere i lumi e le benedizioni divine sopra questa gran mole di lavoro che ci aspetta, Noi riponiamo la Nostra fiducia in colei che abbiamo avuto la gioia di proclamare nella scorsa sessione Madre della Chiesa. Essa, che ci ha prodigato la sua amorosa assistenza fin dall'inizio del Concilio, non mancherà certamente di continuare il suo aiuto fino alla fase conclusiva dei lavori.

5. L'altro motivo del nostro appello è dato dalla situazione internazionale, la quale, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli, è oscura e incerta più che mai, giacché nuove gravi minacce mettono in pericolo il supremo bene della pace nel mondo. Come se nulla avessero insegnato le tragiche esperienze dei due conflitti che hanno insanguinato la prima metà del nostro secolo, oggi noi assistiamo all'acuirsi pauroso di antagonismi fra i popoli in alcune parti del globo, e vediamo ripetersi il pericoloso fenomeno del ricorso alla forza delle armi, non alle trattative, per risolvere le questioni che oppongono tra loro le parti contendenti. Ciò comporta che popolazioni di intere Nazioni siano sottoposte a sofferenze indicibili causate da agitazioni, da guerriglie, da azioni belliche, che si vanno sempre più estendendo e intensificando, e che potrebbero costituire da un momento all'altro la scintilla di un nuovo terrificante conflitto.

6. Di fronte a questi gravi pericoli della vita internazionale Noi, consapevoli dei Nostri doveri di Pastore Supremo, crediamo necessario far conoscere le Nostre preoccupazioni e il timore che i dissi di non si inaspriscano a tal punto da degenerare in conflitto sanguinoso.

7. Supplichiamo quindi tutti i responsabili della vita pubblica a non restar sordi all'aspirazione unanime dell'umanità che vuole la pace. Facciano quanto è in loro potere per salvare la pace minacciata. Continuino a promuovere e a favorire colloqui e trattative a tutti i livelli e in tutti i tempi, pur di arrestare il pericoloso ricorso alla forza con tutte le sue tristissime conseguenze materiali, spirituali e morali. Si cerchi di individuare sulle vie tracciate dal diritto, ogni vero anelito di giustizia e di pace per incoraggiarlo e per effettuarlo, e si dia fiducia ad ogni leale atto di buona volontà, in modo che la causa positiva dell'ordine abbia la prevalenza su quella del disordine e della rovina.

8. Purtroppo, in questa dolorosa situazione dobbiamo constatare con grande amarezza, che molto spesso si dimentica il rispetto al carattere sacro e inviolabile della vita umana, e si fa ricorso a sistemi ed atteggiamenti che sono in aperto contrasto col senso morale e col costume di un popolo civile. A questo riguardo non possiamo fare a meno di elevare la Nostra voce in difesa della dignità umana e della civiltà cristiana, per deplorare gli atti di guerriglia, di terrorismo, la presa di ostaggi, le rappresaglie contro le popolazioni inermi. Delitti, questi, che, mentre fanno retrocedere il progresso del senso del giusto e dell'umano, inaspriscono sempre più gli animi dei contendenti e possono sbarrare le vie ancora accessibili alla buona volontà reciproca, o almeno rendere sempre più difficili quei negoziati che, se franchi e leali, dovrebbero condurre ad un ragionevole accordo.

9. Queste nostre sollecitudini, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli, sono dettate non da interessi particolari, ma unicamente dal desiderio della tutela di quanti soffrono e dei vero bene di tutti i popoli. E noi vogliamo sperare che la coscienza delle proprie responsabilità dinanzi a Dio e dinanzi alla storia, abbia forza bastevole a indurre i governi a proseguire nei loro generosi sforzi per salvaguardare la pace e per rimuovere per quanto è possibile gli ostacoli reali o psicologici, che si frappongono ad una sicura e sincera intesa.

10. Ma la pace, Venerabili Fratelli, non è soltanto un prodotto nostro umano; è anche e soprattutto un dono di Dio. La pace scende dal Cielo; ed essa regnerà realmente fra gli uomini, quando finalmente avremo meritato che ci sia concessa dall'onnipotente Iddio, il quale al pari della felicità e delle sorti dei popoli tiene nelle sue mani anche i cuori degli uomini. Noi perciò perseguiremo questo insuperabile bene pregando; pregando con costanza e vigilanza, come ha fatto sempre la Chiesa fin dai primi tempi; pregando in particolar modo facendo ricorso alla intercessione e alla protezione di Maria Vergine, che è la Regina della pace.

11. A Maria adunque, Venerabili Fratelli, si innalzino in questo mese mariano le nostre suppliche, per implorare con accresciuto fervore e fiducia le sue grazie e i suoi favori. E se le gravi colpe degli uomini pesano sulla bilancia della giustizia di Dio e ne provocano i giusti castighi, noi sappiamo anche che il Signore è il Padre delle misericordie e il Dio di ogni consolazione1  e che dei tesori della sua misericordia Maria santissima è stata da lui costituita ministra e dispensiera generosa. Ella che ha conosciuto le pene e le tribolazioni di quaggiù, la fatica del quotidiano lavoro, i disagi e le strettezze della povertà, i dolori del Calvario, soccorra adunque alle necessità della Chiesa e del mondo; ascolti benigna le invocazioni di pace che a lei si elevano da ogni parte della terra; illumini chi regge le sorti dei popoli; ottenga che Dio, il quale domina i venti e le tempeste, calmi anche le tempeste dei contrastanti cuori umani e ci dia la pace in questo nostro tempo, la pace vera, quella fondata sulle basi salde e durevoli della giustizia e dell'amore; giustizia resa al più debole non meno che al più forte; amore che tenga lontano i traviamenti dell'egoismo, in maniera che la salvaguardia dei diritti di ciascuno non degeneri in dimenticanza o negazione dei diritto altrui.

12. Voi dunque, Venerabili Fratelli, nel modo che crederete più opportuno, portate a conoscenza dei vostri fedeli questi Nostri voti e queste nostre esortazioni e fate in maniera che durante il prossimo mese di Maggio si promuovano nelle singole diocesi e nelle singole parrocchie speciali preghiere e specialmente dedicando la solennità consacrata a Maria Regina ad una solenne pubblica supplica per gli scopi sopra indicati.

13. Sappiate che Noi facciamo particolare assegnamento sulle preghiere degli innocenti e dei sofferenti, poiché sono queste voci che più di ogni altra penetrano i cieli e disarmano la divina giustizia.

E poiché si offre l'opportuna occasione, non mancate di inculcare con ogni cura la pratica del santo Rosario, la preghiera così cara alla Vergine e tanto raccomandata dai Sommi Pontefici, per mezzo della quale i fedeli sono in grado di attuare nella maniera più soave ed efficace il comando del divino Maestro: Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto.2

14. Con questi sentimenti e con la speranza che la Nostra esortazione trovi pronti e docili gli animi di tutti, a voi, Venerabili Fratelli, e a tutti i vostri fedeli di cuore impartiamo l'Apostolica Benedizione.

Dato a Roma presso S. Pietro, il 29 aprile 1965, secondo anno del nostro pontificato.

PAOLO PP. VI


(1) Cf. 2 Cor 1,3.

(2) Mt 7,7.


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[SM=g1740733] Oggi si parla tanto di TRADIZIONE che spesso diventa motivo di attrito anzichè di gioiosa CONDIVISIONE....

Vi offriamo allora questo pro-memoria....un brevissimo Documento che sta alla sorgente della pia pratica del Rosario e che da allora ha sempre trovato il sostegno di tutti i Pontefici. Parliamo della Consueverunt Romani Pontifici di san Pio V firmato nel 1569 e che costituisce il primo Documento Ufficiale (una Bolla) sulla eccellente pratica del santo Rosario. Il Papa che dopo la Vittoria a Lepanto indisse la Festa della Madonna del Rosario...

Questa Tradizione sta anche alla sorgente delle parole della Madonna di Fatima: Sono la Madonna del santo Rosario....DITE IL ROSARIO OGNI GIORNO... [SM=g1740722]

www.gloria.tv/?media=159776

Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
info@sulrosario.org




[SM=g1740717]


[SM=g1740738] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

Dopo la meditazione del Discorso che il Papa Benedetto XVI ha tenuto, a seguito del santo Rosario:
www.gloria.tv/?media=161263


ecco la Preghiera per l'Atto di Affidamento che invitiamo tutti a ripetere sovente, mettendo in pratica OGNI SFORZO per comprendere davvero la nostra identità Cattolica e quindi veramente umana, poichè la nostra autentica misura di umanesimo autentico è Gesù Cristo, nostro Signore....


Di cuore ringraziamo il Sommo Pontefice che ci sta riportando IN GINOCCHIO davanti al Tabernacolo e supplichevoli nell'intercessione alla Madre di Dio......

Per il canto:
www.gloria.tv/?media=161489

Vergin santa che accogli benigna
chi t'invoca con tenera fede
volgi uno sguardo dall'alta tua sede
alle preci di un popol fedel.

RIT.:Deh, proteggi fra tanti perigli
i tuoi figli, o Regina del ciel.
Deh, proteggi fra tanti perigli
i tuoi figli, o Regina del ciel.

Tu Maria sei splendida face
che rischiara il mortale sentiero
sei la stella che guida il nocchiero
e lo salva dall'onda crudel.

Tu che gli angeli un giorno vedesti
la' sul Golgota piangerti accanto
deh! asciuga dei miseri il pianto
col materno purissimo vel.

Benedetta fra tutte le genti
tu sei l'arca d'eterna alleanza
in te posa la nostra speranza
contro l'arti d'un mondo infedel.

A noi mostra pietosa il tuo volto
scenda a noi la tua voce nel cuore
come scende rugiada sul fiore
e ravviva il suo languido stel.

Ci conforti o Maria la tua grazia
ch'e' rifugio d'ogni anima errante
ci dia pace nell'ultimo istante
ci dia gloria immortale nel ciel.

Movimento Domenicano del Rosario
www.sulrosario.org
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[SM=g1740717]

[SM=g1740750] [SM=g1740752]
[Modificato da Caterina63 28/05/2011 14.27]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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08/11/2011 20.38
 
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[SM=g1740733] Cari Amici, non diamo per scontato di conoscere la nostra storia, specialmente riguardo alla regina delle Devozioni, il Santo Rosario...
Con questo video www.gloria.tv/?media=213124
riteniamo che possa essere utile conoscere, per grandi linee, il percorso di questa Devozione nel Magistero dei Pontefici.


[SM=g1740750]

[SM=g1740738]


[SM=g1740717] Cari Amici, il 4 maggio 1963 il beato Pontefice, Giovanni XXIII incontrava, per la prima volta, il Primo Pellegrinaggio Nazionale del Rosario Vivente, un evento che possiamo definire storico. Vi offriamo allora l'audio originale di quell'incontro montato in video come un karaoke affinchè possiate sia leggerlo che ascoltarlo, e meditarlo saggiamente.
www.gloria.tv/?media=242354

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[SM=g1740738]
[Modificato da Caterina63 12/01/2012 18.47]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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06/11/2012 14.24
 
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«L’IMMACOLATA CI LIBERI DAL MALE
CHE CI INTOSSICA OGNI GIORNO»


Ricordiamo le forti parole del Papa sull’inquinamento morale causato dai mass media. Davanti all’Immacolata di Piazza di Spagna (in foto) Benedetto XVI ha rilevato che «...nel cuore delle città cristiane Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricordano la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli...

Cosa ricorda a tutti noi con la sua presenza? Ricorda che "dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia" (Rm 5,20) – come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.

Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della grazia sul peccato e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili...

Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre "spettatori", come se il male riguardasse solamente gli altri e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti "attori" e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri...

Maria immacolata ci aiuti a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. È la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. "Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia..."».

(L’Osservatore Romano, 9.10.2009)
  


   

«...ESORTIAMO AL PIO ESERCIZIO DEL ROSARIO
NELLE CASE, NELLE FAMIGLIE»

  
Il pellegrinaggio di Benedetto XVI a Carpineto Romano (5 settembre) nel ricordo della nascita di Leone XIII (18102010) – a cui è legata la prima grande enciclica sociale Rerum novarum – ci ripropone la figura del Pontefice che in epoca moderna maggiormente inculcò la devozione al rosario. Papa Gioacchino Pecci (foto) infatti scrisse undici encicliche su Maria e il rosario. Tanto che «per Papa Leone la Madonna è stata Mater rerum novarum, ovvero generatrice di una nuova ottica cristiana» (Avvenire, 28.7.2010). Citiamo dalla prima di esse, dalla Supremi apostolatus.

«...Voi vedete le incessanti e gravi lotte che travagliano la Chiesa. Voi vedete che la pietà cristiana, la pubblica moralità, e la stessa fede, il più grande dei beni e fondamento di tutte le altre virtù, sono esposte a pericoli sempre più gravi... La necessità del divino aiuto non è certamente minore oggi di quella che era sentita quando il grande san Domenico, a guarire le ferite della società, introdusse la pratica del rosario mariano. Egli, illuminato dall’alto, vide chiaramente che ai mali del suo tempo non vi era rimedio più efficace che ricondurre gli uomini a Cristo, che è "via, verità e vita", mediante la frequente meditazione della redenzione da lui operata; e interporre presso Dio l’intercessione di quella Vergine, a cui fu concesso di "annientare tutte le eresie".

Per questo motivo egli dispose la pratica del rosario in modo che fossero successivamente ricordati i misteri della nostra salvezza, e a questo dovere della meditazione s’intrecciasse come un mistico serto di salutazioni angeliche, intercalate dalla preghiera a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo.

Noi dunque, che andiamo ricercando un uguale rimedio a non diversi mali, non dubitiamo che la stessa preghiera, introdotta dal santo Patriarca con così notevole vantaggio per il mondo cattolico, tornerà efficacissima nell’alleviare anche le calamità dei nostri tempi.

In considerazione pertanto di queste ragioni esortiamo caldamente tutti i cristiani a compiere, senza stancarsi, il pio esercizio del rosario, o pubblicamente o in privato, nelle loro case e famiglie...».
   


   

«LA SICILIA È COSTELLATA
DI SANTUARI MARIANI»

  
Nella sua storica visita a Palermo il 3 ottobre Benedetto XVI ha ricordato l’amore dei siciliani verso Maria immacolata.

«...In questo momento di profonda comunione con Cristo, presente e vivo in mezzo a noi e in noi, è bello, come famiglia ecclesiale, rivolgerci in preghiera alla sua e nostra madre, Maria santissima immacolata.

La Sicilia è costellata di santuari mariani, e da questo luogo mi sento spiritualmente al centro di questa "rete" di devozione, che congiunge tutte le città e tutti i paesi dell’isola.

Alla Vergine Maria desidero affidare tutto il popolo di Dio che vive in questa amata terra.

Sostenga le famiglie nell’amore e nell’impegno educativo; renda fecondi i germi di vocazione che Dio semina largamente tra i giovani; infonda coraggio nelle prove, speranza nelle difficoltà, rinnovato slancio nel compiere il bene. La Madonna conforti i malati e tutti i sofferenti, e aiuti le comunità cristiane affinché nessuno in esse sia emarginato o bisognoso, ma ciascuno, specialmente i più piccoli e deboli, si senta accolto e valorizzato.

Maria è il modello della vita cristiana. A lei chiedo soprattutto di farvi camminare spediti e gioiosi sulla via della santità, sulle orme di tanti luminosi testimoni di Cristo, figli della terra siciliana.

In questo contesto desidero ricordare che oggi, a Parma, è proclamata beata Anna Maria Adorni, che nel secolo XIX fu sposa e madre esemplare e poi, rimasta vedova, si dedicò alla carità verso le donne carcerate e in difficoltà, per il cui servizio fondò due istituti religiosi.

Madre Adorni, a motivo della sua costante preghiera, veniva chiamata "Rosario vivente". Mi piace rilevarlo all’inizio del mese dedicato al santo rosario. La quotidiana meditazione dei misteri di Cristo in unione con Maria, Vergine orante, ci fortifichi tutti nella fede, nella speranza e nella carità».

(L’Osservatore Romano, 45.10.2010)
   


   

Brevi
   

«La devota tradizione del "volo" della casa di Maria dalla Terra Santa sino a Loreto ci invita a meditare sul "volo" in senso spirituale, sul rapporto tra terra e cielo...». Così il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone (in foto sotto di Catholic Press), ricordava il 25 marzo – festa dell’Annunciazione – a Loreto i 90 anni della proclamazione da parte di Benedetto XV (era il 24 marzo 1920) della Beata Vergine lauretana quale patrona dell’aeronautica e di tutti i viaggiatori in aereo (L’Osservatore Romano, 26.3.2010). Grandi manifestazioni e momenti di preghiera si sono succeduti con il pellegrinaggio della statua della Beata Vergine in tutti gli aeroporti italiani, che si concluderà il 10 dicembre, festa principale del Santuario di Loreto.

Il giorno prima di entrare in conclave il card. Karol Wojtyla si recò solo soletto a pregare al Santuario della Mentorella, una cinquantina di km da Roma. Nel ritorno rimase appiedato per un guasto alla macchina e fu riportato a Roma da un passante. Il giorno dopo quello sconosciuto Cardinale polacco divenne Giovanni Paolo II. Era il 16 ottobre 1978. Sembra che Wojtyla sia andato a pregare in quel Santuario – uno dei più antichi d’Europa – altre 30 volte. Questi e altri ricordi di papi e di santi sono stati commemorati con uno specialissimo annullo postale vaticano, raffigurante la Vergine con la scritta: Die emissionis. 1500° Anniversario della fondazione del santuario Madre delle Grazie della Mentorella.

«Lei si chiama Anastasio del Santo Rosario. Ma lo dice il rosario?», chiede Giovanni XXIII al carmelitano Anastasio Ballestrero (foto sotto). «Certo che lo dico». «Quante poste dice?», insiste il Papa. «Tutte e quindici». Ma «Tutti i giorni?». «Sì!», risponde il carmelitano. E papa Giovanni: «Bravo! Anch’io faccio lo stesso. Anche adesso che sono papa. E quando mi dicono come trovo il tempo: basta volere!, rispondo, e il tempo c’è sempre» (Maria Ausiliatrice, sett.­ott. 2010). Ballestrero (1913­1998) diventerà arcivescovo di Torino e sarà creato cardinale nel 1979 da Giovanni Paolo II.

Con i 213 cannoni vinti ai russi davanti a Sebastopoli nella guerra di Crimea (1853­1856) veniva innalzata 150 anni fa la statua di Notre-Dame de France sulla collina a ridosso dell’antico Santuario di Notre-Dame de Puy (centro-sud della Francia). «Non la guerra, ma la pace ci invita a servire la Vergine Maria». Così il vescovo Henri Brincard ricorda quell’evento del 1860, che coinvolse la nazione intera e Napoleone III. La statua bronzea della Vergine è di 22 metri con il piedistallo. Il piede che schiaccia il serpente è di un metro e novanta, mentre il serpente che lo insidia e gira sulla sfera su cui poggia la Vergine è lungo 17 metri (cf Stella Maris, n. 470/19).

«Perché non ricordiamo che Gesù, Maria e Giuseppe erano una famiglia migrante?». Da questa provocazione del diacono cattolico Ferdinando Ruiz si è tenuta in Arizona, al confine col Messico, una catena di solidarietà orante – la recita continua del rosario nelle famiglie e comunità parrocchiali per 40 giorni – in risposta alla campagna xenofoba anti immigrazione promossa da quello Stato degli Usa. Perché 40 giorni? Perché richiama i «40 years in the desert», dove sono peregrinati gli ebrei verso la Terra Promessa. Al Santuario di Guadalupe (foto sotto), nel confinante Messico, i vescovi hanno ricordato questa situazione di attrito con gli Stati Uniti, nel 200° anniversario dell’indipendenza del Messico (1810-2010). Il 12 dicembre ricorre la festa della Vergine di Guadalupe.

Oltre alle bestemmie di un presidente del Consiglio, dobbiamo registrare l’insulto (mariano) ai credenti di un presunto esperto d’arte. Il noto Vittorio Sgarbi nel Comune dove è sindaco (Salemi nel trapanese) ha fatto esporre una pittura di un certo Giuseppe Veneziano con una Madonna raffaellesca portante in braccio un piccolo Hitler: "La Madonna del Terzo Reich". «Personalmente non sono turbato né preoccupato dai pugni allo stomaco di presunti artisti – ha detto mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazzara del Vallo – al di là delle implicanze blasfemiche credo si faccia torto alle vittime del nazismo ». Avvenire ha consigliato di mettere per Natale Veneziano e Sgarbi al posto dell’asino e del bue nel presepe. «Sarebbe una salutare riflessione sulla crisi dell’arte» (30.9.2010).

«O Vergine santissima, Madre del Signore... fo voto a voi di rimanere vergine...». Tutti abbiamo letto a scuola come Lucia nei Promessi Sposi (cap. XXI) recitando il rosario fece voto di castità alla Madonna mentre era prigioniera dell’Innominato. Prendendo lo spunto da questo celebre "voto", nella casa stessa di Alessandro Manzoni (foto sotto) a Milano si è tenuta un’esposizione di ex voto che copre oltre mezzo millennio, dal ’400 al dopo guerra, 1945. Scampati pericoli di ogni genere, richieste di grazie, illustrati in 100 "ex voto", frutto di amore e fede incrollabili, come lo era stato il "voto" di Lucia, che ha ispirato la mostra.

«Oggi, 15 agosto 1781, sappiano tutti coloro nelle mani dei quali capiterà questa mia scrittura, che io sottoscritto Bruno mi vendo per schiavo perpetuo della Beata Vergine Maria con donazione pura, libera, perfetta, della mia persona...». È la consacrazione a Maria del venerabile Pio Bruno Lanteri. Tra il 20092010 si sono celebrati i 250 anni della nascita, che avvenne a Cuneo nel 1759. La fondazione della Congregazione degli Oblati di Maria Vergine gli fu ispirata da sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) e dal grande devoto di Maria san Luigi di Montfort (1637-1716). Riteneva la Madonna «vera fondatrice della Congregazione ». Morì nel 1890. Lanteri è un po’ il padre dei clochard, si direbbe oggi, ispiratore delle iniziative sociali della Torino dell’epoca.

La Regina d’Europa – questo è il suo titolo – dal Santuario di Monte Lussari (Tarvisio, nella foto sopra) estende il suo abbraccio verso Austria e Slovenia. Qui a 1789 metri un pastore trovò una statua della Vergine in un cespuglio. La consegnò in paese al parroco, ma nottetempo l’immagine tornò sul monte e... qui si videro le pecore del pascolo inginocchiate davanti alla statua. La prima cappella è del 1360. Per i 650 anni è stato proclamato un giubileo. Poco oltre il confine, in Austria, presso il Santuario di Maria Wörth, quasi in gemellaggio spirituale si è tenuto nell’estate il "Pellegrinaggio dei tre popoli", guidato dai Vescovi di Lubiana, Udine, Klagenfurt.



Fraternamente CaterinaLD

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(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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VISITA PASTORALE
AL PONTIFICIO SANTUARIO DI POMPEI
  

RECITA DEL SANTO ROSARIO

MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Pontificio Santuario di Pompei
Domenica, 19 ottobre 2008

        

Venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari religiosi e religiose,
cari fratelli e sorelle!

Prima di entrare in Santuario per recitare insieme a voi il santo Rosario, ho sostato brevemente dinanzi all’urna del beato Bartolo Longo, e pregando mi sono chiesto: “Questo grande apostolo di Maria, da dove ha tratto l’energia e la costanza necessarie per portare a compimento un’opera così imponente, nota ormai in tutto il mondo? Non è proprio dal Rosario, da lui accolto come un vero dono del cuore della Madonna?”. Sì, è stato veramente così! Lo testimonia l’esperienza dei santi: questa popolare preghiera mariana è un mezzo spirituale prezioso per crescere nell’intimità con Gesù, e per imparare, alla scuola della Vergine Santa, a compiere sempre la divina volontà. E’ contemplazione dei misteri di Cristo in spirituale unione con Maria, come sottolineava il servo di Dio Paolo VI nell’Esortazione apostolica Marialis cultus (n. 46), e come poi il mio venerato predecessore Giovanni Paolo II ha ampiamente illustrato nella Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae, che oggi idealmente riconsegno alla Comunità pompeiana e a ciascuno di voi. Voi che vivete ed operate qui a Pompei, specialmente voi, cari sacerdoti, religiose, religiosi e laici impegnati in questa singolare porzione di Chiesa, siete tutti chiamati a fare vostro il carisma del beato Bartolo Longo e a diventare, nella misura e nei modi che Dio concede a ciascuno, autentici apostoli del Rosario.

Ma per essere apostoli del Rosario, occorre fare esperienza in prima persona della bellezza e della profondità di questa preghiera, semplice ed accessibile a tutti. E’ necessario anzitutto lasciarsi condurre per mano dalla Vergine Maria a contemplare il volto di Cristo: volto gioioso, luminoso, doloroso e glorioso. Chi, come Maria e insieme con Lei, custodisce e medita assiduamente i misteri di Gesù, assimila sempre più i suoi sentimenti e si conforma a Lui. Mi piace, al riguardo, citare una bella considerazione del beato Bartolo Longo: “Come due amici – egli scrive –, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo diventare, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto” (I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27ª ed., Pompei, 1916, p. 27: cit. in Rosarium Virginis Mariae, 15).

Il Rosario è scuola di contemplazione e di silenzio. A prima vista, potrebbe sembrare una preghiera che accumula parole, difficilmente quindi conciliabile con il silenzio che viene giustamente raccomandato per la meditazione e la contemplazione. In realtà, questa cadenzata ripetizione dell’Ave Maria non turba il silenzio interiore, anzi, lo richiede e lo alimenta. Analogamente a quanto avviene per i Salmi quando si prega la Liturgia delle Ore, il silenzio affiora attraverso le parole e le frasi, non come un vuoto, ma come una presenza di senso ultimo che trascende le parole stesse e insieme con esse parla al cuore. Così, recitando le Ave Maria occorre fare attenzione a che le nostre voci non “coprano” quella di Dio, il quale parla sempre attraverso il silenzio, come “il sussurro di una brezza leggera” (1 Re 19,12). Quanto è importante allora curare questo silenzio pieno di Dio sia nella recita personale che in quella comunitaria! Anche quando viene pregato, come oggi, da grandi assemblee e come ogni giorno fate in questo Santuario, è necessario che si percepisca il Rosario come preghiera contemplativa, e questo non può avvenire se manca un clima di silenzio interiore.

Vorrei aggiungere un’altra riflessione, relativa alla Parola di Dio nel Rosario, particolarmente opportuna in questo periodo in cui si sta svolgendo in Vaticano il Sinodo dei Vescovi sul tema: “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”. Se la contemplazione cristiana non può prescindere dalla Parola di Dio, anche il Rosario, per essere preghiera contemplativa, deve sempre emergere dal silenzio del cuore come risposta alla Parola, sul modello della preghiera di Maria. A ben vedere, il Rosario è tutto intessuto di elementi tratti dalla Scrittura. C’è innanzitutto l’enunciazione del mistero, fatta preferibilmente, come oggi, con parole tratte dalla Bibbia. Segue il Padre nostro: nell’imprimere alla preghiera l’orientamento “verticale”, apre l’animo di chi recita il Rosario al giusto atteggiamento filiale, secondo l’invito del Signore: “Quando pregate dite: Padre…” (Lc 11,2). La prima parte dell’Ave Maria, tratta anch’essa dal Vangelo, ci fa ogni volta riascoltare le parole con cui Dio si è rivolto alla Vergine mediante l’Angelo, e quelle di benedizione della cugina Elisabetta. La seconda parte dell’Ave Maria risuona come la riposta dei figli che, rivolgendosi supplici alla Madre, non fanno altro che esprimere la propria adesione al disegno salvifico, rivelato da Dio. Così il pensiero di chi prega resta sempre ancorato alla Scrittura e ai misteri che in essa vengono presentati.

Ricordando infine che oggi celebriamo la Giornata Missionaria Mondiale, mi piace richiamare la dimensione apostolica del Rosario, una dimensione che il beato Bartolo Longo ha vissuto intensamente traendone ispirazione per intraprendere in questa terra tante opere di carità e di promozione umana e sociale. Inoltre, egli volle questo Santuario aperto al mondo intero, quale centro di irradiazione della preghiera del Rosario e luogo di intercessione per la pace tra i popoli. Cari amici, entrambe queste finalità: l’apostolato della carità e la preghiera per la pace, desidero confermare e affidare nuovamente al vostro impegno spirituale e pastorale. Sull’esempio e con il sostegno del venerato Fondatore, non stancatevi di lavorare con passione in questa parte della vigna del Signore che la Madonna ha mostrato di prediligere.

Cari fratelli e sorelle, è giunto il momento di congedarmi da voi e da questo bel Santuario. Vi ringrazio per la calorosa accoglienza e soprattutto per le vostre preghiere. Ringrazio l’Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio, i suoi collaboratori e coloro che hanno lavorato per preparare al meglio la mia visita. Devo lasciarvi, ma il mio cuore rimane vicino a questa terra e a questa comunità. Vi affido tutti alla Beata Vergine del Santo Rosario, e a ciascuno imparto di cuore l’Apostolica Benedizione.

* * *

Prima di lasciare Pompei il Papa ha rivolto un saluto ai fedeli riuniti all'esterno del santuario.

Cari fratelli e sorelle,

è arrivato il momento del mio congedo, ma come ho detto, rimango sempre con il cuore vicino a voi, vicino a questo bellissimo Santuario, a questa gente piena di fede, di entusiasmo e di carità. Grazie a voi! Restiamo fedeli alla Madonna e così restiamo fedeli alla carità e alla pace. Vi benedico tutti nel nome di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Arrivederci! Grazie!

 


[SM=g1740717] [SM=g1740750] [SM=g1740752]


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[SM=g1740722] Benedetto XVI Rosario scuola di contemplazione e silenzio

Il 19 ottobre 2008 Benedetto XVI si recava a Pompei per la Supplica e per la recita del Santo Rosario. In quella occasione offrì una meravigliosa catechesi sul Rosario, scuola di contemplazione e silenzio interiore, paragonabile all'efficacia dei Salmi nella sua costante e lenta ripetizione. Ve lo riproponiamo in video e audio a nostra edificazione.

www.gloria.tv/?media=429268

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04/05/2013 23.10
 
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Il Santo Padre, Francesco, invita al Rosario nell'Udienza di oggi primo maggio 2013





E in questo mese di maggio, vorrei richiamare all’importanza e alla bellezza della preghiera del santo Rosario. Recitando l'Ave Maria, noi siamo condotti a contemplare i misteri di Gesù, a riflettere cioè sui momenti centrali della sua vita, perché, come per Maria e per san Giuseppe, Egli sia il centro dei nostri pensieri, delle nostre attenzioni e delle nostre azioni. Sarebbe bello se, soprattutto in questo mese di maggio, si recitasse assieme in famiglia, con gli amici, in Parrocchia, il santo Rosario o qualche preghiera a Gesù e alla Vergine Maria! La preghiera fatta assieme è un momento prezioso per rendere ancora più salda la vita familiare, l’amicizia! Impariamo a pregare di più in famiglia e come famiglia!

Cari fratelli e sorelle, chiediamo a san Giuseppe e alla Vergine Maria che ci insegnino ad essere fedeli ai nostri impegni quotidiani, a vivere la nostra fede nelle azioni di ogni giorno e a dare più spazio al Signore nella nostra vita, a fermarci per contemplare il suo volto. Grazie.




PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO

PAROLE DEL SANTO PADRE FRANCESCO

[Video]




Basilica Papale di S. Maria Maggiore
Sabato, 4 maggio 2013

Ringrazio l’Eminentissimo Signor Arciprete di questa Basilica per le parole dette all’inizio. Ringrazio lei, fratello e amico, un’amicizia che nacque in quel Paese alla fine del mondo! Grazie tante. Ringrazio per la presenza il Signor Cardinale Vicario, i Signori Cardinali, i Vescovi, i Sacerdoti. E ringrazio voi, fratelli e sorelle, che oggi siete venuti a pregare la Madonna, la madre, la “Salus Populi Romani”. Perché questa sera siamo qui davanti a Maria. Abbiamo pregato sotto la sua guida materna perché ci conduca ad essere sempre più uniti al suo Figlio Gesù; le abbiamo portato le nostre gioie e le nostre sofferenze, le nostre speranze e le nostre difficoltà; l’abbiamo invocata con il bel titolo di “Salus Populi Romani” chiedendo per tutti noi, per Roma, per il mondo che ci doni la salute. Sì, perché Maria ci dona la salute, è la nostra salute.

Gesù Cristo, con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ci porta la salvezza, ci dona la grazia e la gioia di essere figli di Dio, di chiamarlo in verità con il nome di Padre.  Maria è madre, e una madre si preoccupa soprattutto della salute dei suoi figli, sa curarla sempre con grande e tenero amore. La Madonna custodisce la nostra salute. Che cosa vuol dire questo, che la Madonna custodisce la nostra salute? Penso soprattutto a tre aspetti: ci aiuta a crescere, ad affrontare la vita, ad essere liberi; ci aiuta a crescere, ci aiuta ad affrontare la vita, ci aiuta ad essere liberi.

 1. Una mamma aiuta i figli a crescere e vuole che crescano bene; per questo li educa a non cedere alla pigrizia - che deriva anche da un certo benessere -, a non adagiarsi in una vita comoda che si accontenta di avere solo delle cose. La mamma ha cura dei figli perché crescano sempre di più, crescano forti, capaci di prendersi responsabilità, di impegnarsi nella vita, di tendere a grandi ideali. Il Vangelo di san Luca dice che, nella famiglia di Nazareth, Gesù «cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui» (Lc 2,40). La Madonna fa proprio questo in noi, ci aiuta a crescere umanamente e nella fede, ad essere forti e non cedere alla tentazione dell’essere uomini e cristiani in modo superficiale, ma a vivere con responsabilità, a tendere sempre più in alto.

2. Una mamma poi pensa alla salute dei figli educandoli anche ad affrontare le difficoltà della vita. Non si educa, non si cura la salute evitando i problemi, come se la vita fosse un’autostrada senza ostacoli. La mamma aiuta i figli a guardare con realismo i problemi della vita e a non perdersi in essi, ma ad affrontarli con coraggio, a non essere deboli, e a saperli superare, in un sano equilibrio che una madre “sente” tra gli ambiti di sicurezza e le zone di rischio. E questo una mamma sa farlo! Non porta sempre il figlio sulla strada della sicurezza, perché in questa maniera il figlio non può crescere, ma anche non lo lascia soltanto sulla strada del rischio, perché è pericoloso. Una mamma sa bilanciare le cose. Una vita senza sfide non esiste e un ragazzo o una ragazza che non sa affrontarle mettendosi in gioco, è un ragazzo e una ragazza senza spina dorsale! Ricordiamo la parabola del buon samaritano: Gesù non propone il comportamento del sacerdote e del levita, che evitano di soccorrere colui che era incappato nei briganti, ma il samaritano che vede la situazione di quell’uomo e la affronta in maniera concreta, anche con rischi. Maria ha vissuto molti momenti non facili nella sua vita, dalla nascita di Gesù, quando «per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7), fino al Calvario (cfr Gv 19,25). E come una buona madre ci è vicina, perché non perdiamo mai il coraggio di fronte alle avversità della vita, di fronte alla nostra debolezza, di fronte ai nostri peccati: ci dà forza, ci indica il cammino di suo Figlio. Gesù dalla croce dice a Maria, indicando Giovanni: «Donna, ecco tuo figlio!» e a Giovanni: «Ecco tua madre!» (cfr Gv 19,26-27). In quel discepolo tutti noi siamo rappresentati: il Signore ci affida nelle mani piene di amore e di tenerezza della Madre, perché sentiamo il suo sostegno nell’affrontare e vincere le difficoltà del nostro cammino umano e cristiano; non avere paura delle difficoltà, affrontarle con l’aiuto della mamma.

3. Un ultimo aspetto: una buona mamma non solo accompagna i figli nella crescita, non evitando i problemi, le sfide della vita; una buona mamma aiuta anche a prendere le decisioni definitive con libertà. Questo non è facile, ma una mamma sa farlo. Ma che cosa significa libertà? Non è certo fare tutto ciò che si vuole, lasciarsi dominare dalle passioni, passare da un’esperienza all’altra senza discernimento, seguire le mode del tempo; libertà non significa, per così dire, buttare tutto ciò che non piace dalla finestra. No, quella non è libertà! La libertà ci è donata perché sappiamo fare scelte buone nella vita! Maria da buona madre ci educa ad essere, come Lei, capaci di fare scelte definitive; scelte definitive, in questo momento in cui regna, per così dire, la filosofia del provvisorio. È tanto difficile impegnarsi nella vita definitivamente. E lei ci aiuta a fare scelte definitive con quella libertà piena con cui ha risposto “sì” al piano di Dio sulla sua vita (cfr Lc 1,38). Cari fratelli e sorelle, quanto è difficile nel nostro tempo prendere decisioni definitive. A tutti con quella libertà piena con cui ha risposto “sì” al piano di Dio sulla sua vita (cfr Lc 1,38).

Cari fratelli e sorelle, quanto è difficile, nel nostro tempo, prendere decisioni definitive! Ci seduce il provvisorio. Siamo vittime di una tendenza che ci spinge alla provvisorietà… come se desiderassimo rimanere adolescenti. E’ un po’ il fascino del rimanere adolescenti, e questo per tutta la vita! Non abbiamo paura degli impegni definitivi, degli impegni che coinvolgono e interessano tutta la vita! In questo modo la nostra vita sarà feconda! E questo è libertà: avere il coraggio di prendere queste decisioni con grandezza.

Tutta l’esistenza di Maria è un inno alla vita, un inno di amore alla vita: ha generato Gesù nella carne ed ha accompagnato la nascita della Chiesa sul Calvario e nel Cenacolo. La Salus Populi Romani è la mamma che ci dona la salute nella crescita, ci dona la salute nell’affrontare e superare i problemi, ci dona la salute nel renderci liberi per le scelte definitive; la mamma che ci insegna ad essere fecondi, ad essere aperti alla vita e ad essere sempre fecondi di bene, fecondi di gioia, fecondi di speranza, a non perdere mai la speranza, a donare vita agli altri, vita fisica e spirituale.

Questo ti chiediamo questa sera, O Maria, Salus Populi Romani, per il popolo di Roma, per tutti noi: donaci la salute che solo tu puoi donarci, per essere sempre segni e strumenti di vita. Amen.

* * *

All’uscita dalla Basilica, dal Sagrato il Santo Padre ha rivolto le seguenti parole ai numerosi fedeli radunati in Piazza:

Fratelli e sorelle,

Buona sera! Grazie tante per la vostra presenza nella casa della mamma di Roma, della nostra Madre. Viva la Salus Populi Romani. Viva la Madonna. E’ la nostra Madre. Affidiamoci a lei, perché lei ci custodisce come una buona mamma. Io prego per voi, ma vi chiedo di pregare per me, perché ne ho bisogno. Tre “Ave” per me. Vi auguro una buona domenica, domani. Arrivederci. Adesso vi do la benedizione - a voi e a tutta la vostra famiglia. Vi benedica il Padre Onnipotente.. Buona domenica.

 

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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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[SM=g1740733] Papa Francesco Salus Populi Romani e il Rosario di Maria

Cari Amici, in questo tempo Pasquale e Mariano, il santo Padre Francesco ci ha donato subito un ricco magistero mariano con l'esplicito invito al santo Rosario.
Ci pare di cogliere così la sua bella devozione alla Salus Populi Romani: "la nostra mamma, la nostra salute".
Ascoltiamolo e mettiamo in pratica i suoi consigli.
www.gloria.tv/?media=443992


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[SM=g1740750] [SM=g1740752]

E ancora ..... [SM=g1740733] Per l'Omelia della Festa dell'Assunta al Cielo, 15 agosto 2013, Papa Francesco ha descritto magistralmente la situazione reale della beatificazione di Maria Assunta al Cielo in anima e corpo, descrivendo lo scopo e la motivazione di tale gloria mai fine a se stessa. Maria è con noi, con i i veri Discepoli del Figlio nel combattimento quotidiano contro l'opera ingannatrice del Demonio e per questo, dice il Papa, il Rosario è un arma veramente vincente. Ascoltiamolo per mettere in pratica i suoi suggerimenti.

it.gloria.tv/?media=496878

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[SM=g1740750]

[SM=g1740717] [SM=g1740720] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

[Modificato da Caterina63 08/09/2013 17.56]
Fraternamente CaterinaLD

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ANGELUS 


Piazza San Pietro
Domenica, 17 novembre 2013

Video

http://d2.yimg.com/sr/img/1/624d5b09-e392-3182-abb9-f2772c7ff757

 (non è un fotomontaggio, il Papa ha sponsorizzato una confezione con la Corona del Rosario con la quale dire anche la Coroncina della Divina Misericordia.....  )

Cari fratelli e sorelle buongiorno,

il Vangelo di questa domenica (Lc 21,5-19) consiste nella prima parte di un discorso di Gesù: quello sugli ultimi tempi. Gesù lo pronuncia a Gerusalemme, nei pressi del tempio; e lo spunto gli è dato proprio dalla gente che parlava del tempio e della sua bellezza. Perché era bello quel tempio. Allora Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra» (Lc 21,6). Naturalmente gli chiedono: quando accadrà questo?, quali saranno i segni? Ma Gesù sposta l’attenzione da questi aspetti secondari – quando sarà?, come sarà? – la sposta alle vere questioni. E sono due. Primo: non lasciarsi ingannare dai falsi messia e non lasciarsi paralizzare dalla paura. Secondo: vivere il tempo dell’attesa come tempo della testimonianza e della perseveranza. E noi siamo in questo tempo dell’attesa, dell’attesa della venuta del Signore.

Questo discorso di Gesù è sempre attuale, anche per noi che viviamo nel XXI secolo. Egli ci ripete: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome» (v. 8). E’ un invito al discernimento, questa virtù cristiana di capire dove è lo spirito del Signore e dove è il cattivo spirito. Anche oggi, infatti, ci sono falsi “salvatori”, che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani. Gesù ci mette in guardia: «Non andate dietro a loro!». “Non andate dietro a loro!”

E il Signore ci aiuta anche a non avere paura: di fronte alle guerre, alle rivoluzioni, ma anche alle calamità naturali, alle epidemie, Gesù ci libera dal fatalismo e da false visioni apocalittiche.

Il secondo aspetto ci interpella proprio come cristiani e come Chiesa: Gesù preannuncia prove dolorose e persecuzioni che i suoi discepoli dovranno patire, a causa sua. Tuttavia assicura: «Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto» (v. 18). Ci ricorda che siamo totalmente nelle mani di Dio! Le avversità che incontriamo per la nostra fede e la nostra adesione al Vangelo sono occasioni di testimonianza; non devono allontanarci dal Signore, ma spingerci ad abbandonarci ancora di più a Lui, alla forza del suo Spirito e della sua grazia.

In questo momento penso, e pensiamo tutti. Facciamolo insieme: pensiamo a tanti fratelli e sorelle cristiani, che soffrono persecuzioni a causa della loro fede. Ce ne sono tanti. Forse molti di più dei primi secoli. Gesù è con loro. Anche noi siamo uniti a loro con la nostra preghiera e il nostro affetto. Anche abbiamo ammirazione per il loro coraggio e la loro testimonianza. Sono i nostri fratelli e sorelle, che in tante parti del mondo soffrono a causa dell’essere fedeli a Gesù Cristo. Li salutiamo di cuore e con affetto.

Alla fine, Gesù fa una promessa che è garanzia di vittoria: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (v. 19). Quanta speranza in queste parole! Sono un richiamo alla speranza e alla pazienza, al saper aspettare i frutti sicuri della salvezza, confidando nel senso profondo della vita e della storia: le prove e le difficoltà fanno parte di un disegno più grande; il Signore, padrone della storia, conduce tutto al suo compimento. Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il mondo, il disegno di bontà e di misericordia di Dio si compirà! E questa è la nostra speranza: andare così, in questa strada, nel disegno di Dio che si compirà. E’ la nostra speranza.

Questo messaggio di Gesù ci fa riflettere sul nostro presente e ci dà la forza di affrontarlo con coraggio e speranza, in compagnia della Madonna, che sempre cammina con noi.




http://d2.yimg.com/sr/img/1/8f22f196-302f-39df-abbe-14cd8ed42fa6

Dopo l'Angelus

 

Oggi ricorre la “Giornata delle vittime della strada”. Assicuro la mia preghiera e incoraggio a proseguire nell’impegno della prevenzione, perché la prudenza e il rispetto delle norme sono la prima forma di tutela di sé e degli altri.

Anche vorrei adesso a tutti voi consigliarvi una medicina. Ma qualcuno pensa: “Il Papa fa il farmacista adesso?” E’ una medicina speciale per concretizzare i frutti dell’Anno della Fede, che volge al termine. Ma è una medicina di 59 granelli intracordiali. Si tratta di una “medicina spirituale” chiamata Misericordina. 
Una scatolina di 59 granelli intracordiali. In questa scatoletta è contenuta la medicina e alcuni volontari la distribuiranno a voi mentre lasciate la Piazza. Prendetela! C’è una corona del Rosario, con la quale si può pregare anche la “coroncina della Misericordia”, aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l’amore, il perdono e la fraternità. Non dimenticatevi di prenderla, perché fa bene, eh? Fa bene al cuore, all’anima e a tutta la vita!

A tutti voi un cordiale augurio di Buona Domenica.


 

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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30/11/2015 14.46
 
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[SM=g1740717] [SM=g1740720] Cari Amici, se c'è un oggetto - oltre la Croce - che lega i Pontefici fra loro, e noi a loro, e tutti noi al Cielo, è la Corona del Rosario dono di Maria.

In questo breve video vi offriamo un piccolo riepilogo dei Papi con il... Rosario in tasca, a portata di mano come si suol dire e pronto all'uso. Dopo la testimonianza di Giovanni Paolo II anche Benedetto XVI in visita apostolica in Benin tirò fuori il rosario dalla tasca per sollecitare a questa preghiera.

Oggi anche Papa Francesco ha fatto lo stesso, e ve lo offriamo in video audio.

gloria.tv/media/FEZDAFfDrmh

www.youtube.com/watch?v=CjA6w5HG3M0


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[SM=g1740738] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

Papa Francesco mettiamoci sotto il manto di Maria

Per il Giubileo dei sacerdoti Papa Francesco ha fatto alcune riflessioni imponenti. Noi seguendo il carisma che ci è proprio abbiamo cercato di raccogliere in questo video, con audio originale del santo Padre, i passi più commoventi che riteniamo indispensabili per la nostra crescita, edificazione e autentica formazione mariana. “La prima antifona mariana di Occidente è questa, dice il Papa: Sub tuum praesidium, il manto della Madonna. Non avere vergogna: non fare grandi discorsi; stare lì e lasciarsi coprire, lasciarsi guardare da Lei. E piangere!"
Buona meditazione a tutti

gloria.tv/video/1C3QNBEuS1nqCtkV1FWcxcPqF

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[SM=g1740750] [SM=g1740752]

"La preghiera del Rosario non ci allontana dalle preoccupazioni della vita, ma ci chiede di incarnarci nella storia di tutti i giorni per saper cogliere i segni della presenza di Cristo in mezzo a noi.... Maria ci permette di comprendere cosa significa essere discepoli di Cristo”.

Così il santo Padre Francesco durante la veglia di preghiera del Giubileo Mariano in piazza San Pietro dell'8 ottobre e qui, assai umilmente, riproposto in video per la nostra edificazione.

www.youtube.com/watch?v=z2-BsSEyDsY
gloria.tv/video/4phuEPxiACqYBMwjiLMsKU1ph

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[Modificato da Caterina63 24/10/2016 13.02]
Fraternamente CaterinaLD

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