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Non ho capito un passo del Vangelo (chiarimenti e approfondimenti sulla Scrittura)

Last Update: 2/26/2018 7:20 PM
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11/30/2011 12:16 PM
 
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[SM=g1740722]ringraziando l'amica Ester:


La Passione di Cristo descritta da un medico

 

di Fausto Rossi, da "Ancora nel Getsemani - Egli cerca l'amore" (1986)

 

Sono un chirurgo. Ho insegnato a lungo, per tredici anni sono vissuto in compagnia di cadaveri e durante la mia carriera ho studiato a fondo l'anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione.

  • Gesù entrato in agonia nel Getsemani, scrive l’evangelista Luca, pregava intensamente e diede in un sudore "come di gocce di sangue” che cadevano fino a terra, il solo evangelista che riporta il fatto era un medico. Il sudar sangue, o ematoidrosi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica accompagnata da ''una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura, il terrore, lo spavento, l'angoscia di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini hanno schiacciato Gesù. Tale tensione estrema produce la rottura delle finissime vene capillari che che stanno sotto le ghiandole sudoripare, il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle, poi cola su tutto il corpo fino a terra.
  • Conosciamo il processo intentato dal Sinedrio ebraico, l’invio di Gesù a Pilato ed il ballottaggio fra il procuratore romano ed Erode. Pilato cede e ordina la flagellazione di Gesù. I soldati spogliano il Signore e lo legano per i polsi ad una colonna dell'atrio. La flagellazione si effettua con delle strisce di cuoio multiple, su cui sono fissate delle palline di piombo e degli ossicini. Le tracce nella Sindone di Torino sono innumerevoli: la maggior parie delle sferzate è sulle spalle, sulla schiena, sulla regione lombare e anche sul petto. I carnefici devono essere stati due, uno da ciascun lato, di ineguale corporatura. Colpiscono a staffilate la pelle già alterata da milioni di microscopiche emorragie causate dal sudore di sangue. La pelle si lacera e si: il sangue zampilla. A ogni colpo Gesù trasale in un soprassalto di dolore, Le forze gli vengono meno: un sudore freddo gli imperla la fronte, la testa gli gira in una vertigine di nausea, brividi gli corrono lungo la schiena. Se non fosse legato in alto per i polsi, crollerebbe in una pozza di sangue.
  • Poi lo scherno della coronazione. Con lunghe spine, più dure di quelle dell'acacia, gli aguzzini intrecciano una specie di casco e glielo applicano sul capo. Le spine penetrano nel cuoio capelluto e lo fanno sanguinare (I chirurghi sanno, quanto sanguina il cuoio capelluto). Dalla Sindone si rileva che un forte colpo di bastone, dato obliquamente, lasciò sulla guancia destra di Gesù un’orribile piaga contusa, il naso è deformato da una frattura dell'ala cartilaginea.
  • Pilato, dopo aver mostrato quell’uomo straziato alla folla, lo consegna per la crocifissione. Caricano sulle spalle di Gesù il grosso braccio orizzontale della croce; pesa una cinquantina di chili. Il palo verticale è già piantato sud Calvario. Gesù cammina a piedi scalzi per le strade dal fondo irregolare, cosparso di ciottoli. I soldati lo trascinano con corde. Il percorso non è molto lungo, circa 600 metri. Gesù a fatica trascina un piede dopo l'altro e spesso cade sulle ginocchia. La spalla di Gesù è coperta di piaghe perché, quando egli cade a terra, la trave gli sfugge e gli scortica il dorso. Sul calvario comincia la crocifissione i carnefici spogliano il condannato, ma la sua tunica è incollata alle piaghe. Avete mai staccato la garza di medicazione da una larga piaga contusa? Ogni filo di stoffa aderisce al tessuto della carne viva. Per levare la tunica, si lacerano le terminazioni nervose messe allo scoperto dalle piaghe. I carnefici danno uno strappo violento: meraviglia che esso non provochi una sincope. Il sangue riprende a scorrere. Gesù viene disteso sul dorso e le suo piaghe si incrostano di polvere e di ghiaietta. Lo distendono sul braccio orizzontale della croce. Gli aguzzini prendono le misure e danno un giro di succhiello nel legno per facilitare la penetrazione dei chiodi. Il carnefice prende un chiodo (un lungo chiodo appuntito e quadrato), lo appoggia sul polso di Gesù, con un colpo netto di martello glielo pianta e lo ribatte saldamente sul legno: orribile supplizio! Gesù deve avere spaventosamente contratto il volto. Nello stesso instante il suo pollice, con un movimento violento, si è posto in opposizione nel palmo della mano perché il nervo mediano è stato leso. Si può immaginare ciò che Gesù deve aver provato: un dolore lancinante, acutissimo, che si è diffuso nelle dita. come una lingua di fuoco è passato nella spalla e gli ha folgorato il cervello. E' il dolore più insopportabile che un uomo possa provare, quello dato dalla ferita dei grossi tronchi nervosi. Di solito provoca una sincope e fa perdere la conoscenza. Il nervo è distrutto solo in parte. La lesione del tronco nervoso rimane in contatto col chiodo: quando il corpo sarà sospeso sulla croce, il nervo si tenderà fortemente come una corda di violino. A ogni scossa, a ogni movimento, vibrerà risvegliando dolori strazianti. Un supplizio che durerà tre ore. Il carnefice e il suo aiutante impugnano le estremità della trave, sollevano Gesù mettendolo prima seduto e poi in piedi; quindi, facendolo camminare all’indietro, lo addossano al palo verticale. Poi rapidamente incastrano il braccio orizzontale della croce sul palo verticale. Le spalle della vittima strisciano dolorosamente sul legno ruvido e le punte taglienti della grande corona di spine lacerano il cranio. La povera testa di Gesù è inclinata in avanti, poiché lo spessore del casco di spine le impedisce di appoggiarsi al legno. Ogni volta che il martire solleva la testa, riprendono le fitte acutissime. Gli inchiodano i piedi.
  • È mezzogiorno. Gesù ha sete. Non ha bevuto dalla sera prima. I lineamenti sono tirati, il volto è una maschera di sangue, la bocca è semiaperta e il labbro inferiore comincia a pendere. La gola secca gli brucia, ma Egli non può deglutire. Ha sete. Un soldato gli tende sulla punta della canna, una spugna imbevuta di bevanda acidula, in uso tra i militari. Uno strano fenomeno si produce sul corpo di Gesù. I muscoli delle braccia si irrigidiscono in una contrazione che va accentuandosi: i deltoidi, i bicipiti sono tesi e rilevati, le dita si incurvano. Si direbbe un ferito colpito da tetano, in preda a quelle orribili crisi che non si possono descrivere. È ciò che i medici chiamano tetania, quando i crampi si generalizzano: i muscoli dell'addome si irrigidiscono in onde immobili; poi quelli intercostali, quelli del collo e quelli respiratori. Il respiro si è fatto, a poco a poco, più corto. L'aria entra con un sibilo ma non riesce più a uscire. Gesù respira con l'apice dei polmoni. Ha sete di aria: come un asmatico in piena crisi, il suo volto pallido a poco a poco diventa rosso, poi trascolora nel violetto purpureo e infine nel cianotico. Gesù, colpito da asfissia, soffoca. I polmoni, gonfi d'aria, non possono più svuotarsi. La fronte è imperlata di sudore, gli occhi escono fuori dall'orbita. Dolori atroci martellano il suo cranio.
  • Ma cosa avviene? Lentamente, con uno sforzo sovrumano. Gesù ha preso un punto di appoggio sul chiodo dei piedi. Facendosi forza, a piccoli colpi, si alza alleggerendo la trazione delle braccia. I muscoli del torace si distendono. La respirazione diventa più ampia e profonda, i polmoni si svuotano e il viso riprende il pallore primitivo. Perché questo sforzo? Perché Gesù vuole parlare: "Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno". Dopo un istante il corpo ricomincia ad afflosciarsi e l'asfissia riprende. Sono state tramandate sette frasi pronunciate da Lui in croce : ogni volta che vuol parlare, dovrà sollevarsi tenendosi ritto sui chiodi dei piedi: inimmaginabile! Sciami di mosche, grosse mosche verdi e blu, ronzano attorno al suo corpo e gli si accaniscono sul viso, ma Egli non può scacciarle. Dopo un po’ il cielo si oscura, il sole si nasconde e d’un tratto la temperatura si abbassa. Fra poco saranno le tre del pomeriggio. Gesù lotta sempre: di quando in quando si solleva per respirare. E’ l'asfissia periodica dell'infelice che viene strozzato: una tortura che dura da tre ore. Tutti i suoi dolori, la sete, i crampi, l'asfissia, le vibrazioni dei nervi mediani gli hanno strappato un lamento: "Dio mio. Dio mio, perché mi hai abbandonato?". Ai piedi della croce stava la Madre di Gesù: possiamo immaginare in quale strazio. Gesù grida: "Tutto è compiuto". Poi a gran voce dice: "Padre, nelle Tue mani raccomando il mio Spirito". E muore.

 

 

 







Così è morto Gesù: check-up della Passione

 

Nei Vangeli la precisione di un referto medico. Attacco di panico nel Getsemani, traumi vari, disidratazione, asfissia e infine una trombosi coronarica.

 

di Roberto Beretta,

da Avvenire (30/05/1999)

 

È come se avesse fatto l'autopsia a Cristo. Quel sabato stesso di Passione, dentro il sepolcro nuovo scavato nella roccia e comprato dal pio Giuseppe d'Arimatea; prima che rotolasse la pietra a custodire (almeno per una notte) il cadavere di Gesù di Nazareth. E quante cose scopre - in un corpo di ormai duemila anni fa - il bisturi accurato di Pierluigi Baima Bollone, 61 anni, direttore dell'Istituto di medicina legale dell'università di Torino (nonché del Centro internazionale di sindonologia).

 

Il professore seziona con la solita accuratezza dell'anatomo-patologo, scientificamente. E, anche se stavolta i suoi reperti sono soltanto letterari, arriva a conclusioni sorprendenti. Gli ultimi giorni di Gesù, il volume che Baima Bollone fa uscire dopodomani per Mondadori (pp. 260), dovrebbe far discutere: perché, quanto a deporre sulla storicità dei Vangeli, potrebbe risultare l'equivalente di un papiro di Qumran. Lo scienziato torinese, infatti, riepiloga e discute i migliori risultati della ricerca medica internazionale sulla passione di Cristo, e ne conclude che il Nuovo Testamento è tutt'altro che un testo esclusivamente «teologico». Non potrebbe, vista la precisione nel descrivere i sintomi dell'agonia: con termini che, alla moderna scienza medica, tornano tutti credibili. E qui lo si vede in dettaglio.

 

Cominciamo dal check-up di Gesù il giovedì santo, professore. Come stava il paziente?

Si potrebbe dire molto in materia, basandosi sui Vangeli. Sappiamo anzitutto che Cristo ha avuto uno sviluppo regolare e armonico, dato che la sua famiglia si spostava in lunghi viaggi senza complicazioni per il bambino. Sappiamo pure che cresceva normalmente, come bambino attivo e capace di iniziativa (vedi l'episodio della fuga nel Tempio).

 

C'è però anche qualche accenno di stress: Cristo era stanco per i viaggi e le privazioni?

Sì, tant'è vero che i farisei lo scambiano per un cinquantenne quando non aveva ancora 40 anni. Insomma, Gesù era in buona salute ma un pò sciupato.

 

E quel giovedì notte, lei scrive, ebbe un attacco di panico nel Getsemani.

Si tratta di un termine tecnico: non indica cioè un semplice stato di paura. Come descritto dagli evangelisti, soprattutto dal medico Luca, la situazione di Gesù corrisponde esattamente alla sindrome da attacco di panico scientificamente accreditata. Esistono infatti 13 sintomi tipici del panico e perché si possa dire di trovarsi in presenza di un attacco occorre che nel soggetto ne ricorrano almeno 4; ora, Cristo nell'orto degli ulivi risponde a parecchi: sudorazione, desiderio di fuggire, paura di morire, caduta a terra, angoscia... Insomma, nonostante gli evangelisti non avessero intenzioni mediche, in realtà sono stati clinicamente molto precisi.

 

E il sudore di sangue?

È una fenomenologia nota (anche se rara) e descritta come ematoidrosi, ovvero sudorazione tinta di sangue dovuta a un totale coinvolgimento neurovegetativo: un fenomeno psicosomatico, si direbbe oggi. Come medico non ho dunque nessuna difficoltà a credere a Luca, anche perché Gesù era ben conscio di quel che gli sarebbe capitato. Un'altra ipotesi è quella di un'emorragia cutanea psicogena.

 

Si possono quantificare i dolori subìti da Cristo durante la passione?

Ci sono anzitutto gli stati di stress psichico, come la paura e la frustrazione per la vergogna subìta con l'arresto. Poi la privazione del sonno, la fame e la sete, oltre alla fatica dei ripetuti interrogatori che dovevano essere estenuanti: paragonabili a quelli di un prigioniero di guerra. Quindi ci sono vari traumatismi contusivi: lo schiaffo di un servo del sacerdote Anna, le percosse dei soldati alla testa, e naturalmente le lesioni delle 39 flagellazioni che già da sole potevano essere mortali. Infine la spogliazione, ripetuta due volte, delle vesti: che deve aver sortito lo stesso effetto di quando si strappano le bende sulle ferite aperte.

 

Possiamo ricostruire com'era fatta la croce?

Era probabilmente a "tau", cioè senza la sporgenza superiore, perché così risultava più facile sistemare il patibolo in cima al palo piantato per terra. Non c'era poi ragione che fosse alta, se si pensa che il Golgota era abbastanza elevato per consentire agli astanti di vedere. Ma quanto al resto - se avesse o no un sedile (come si usava talvolta) o un appoggio per i piedi, se siano stati usati 3 oppure 4 chiodi - non possiamo sapere nulla.

 

Un argomento usato anche contro padre Pio sostiene che egli aveva le stigmate sul palmo delle mani, mentre Gesù fu trafitto nei polsi. È così?

Non lo sappiamo esattamente. In ogni caso l'immaginario comune riferisce le piaghe al palmo, anche se la Sindone dice polso e l'unico caso di archeologia testimonia una crocifissione all'avambraccio.

 

Di che cosa è morto Gesù? L'ipotesi più corrente pare quella dell'asfissia.

Non basta. L'asfissia non è compatibile col fatto che Gesù in croce parla più volte e col grido emesso prima di morire. Secondo me si è trattato di asfissia complicata da un fatto cardiaco terminale. Una trombosi coronarica, probabilmente, col sangue che coagula nelle coronarie. Il sangue di Gesù, infatti, per la disidratazione e le ferite era viscoso, povero d'ossigeno.

 

E perché "solo" tre ore d'agonia?

In effetti, se crocifissi a braccia allargate, i condannati potevano resistere un giorno e oltre: da cui la rottura delle gambe per accelerare la morte. Ma l'organismo di Gesù era indebolito dalla situazione di base e dalle iper-torture subìte.

 

Infine la ferita al costato, da cui «uscì sangue e acqua»: cosa ci dice questo particolare?

Che il sangue era separato nella componente sierosa e in quella rossa, quindi non era più vitale: Gesù era certamente già morto. Ma non è probabile che la lancia del soldato abbia colpito il cuore, perché poi di lì difficilmente il sangue riesce a uscire dal corpo: si ferma nel cavo pleurico. È più accettabile che ci fosse un precedente accumulo di sangue nel torace, forse dovuto a un colpo di flagello.

 

Comunque, dopo la sua analisi, i Vangeli risultano attendibili dal punto di vista medico-legale.

Perfettamente.

 

E cosa dice ad esegeti e teologi che, dalla scuola storico-critica in poi, tendono a considerare l'opera degli evangelisti come una semplice rilettura "catechetica", con scarso valore di cronaca?

Non entro in merito. Dico solo che il riscontro medico legale è questo. E depone a favore della storicità dei Vangeli. Gli evangelisti non volevano fare un referto medico, però l'hanno fatto ed è scientificamente credibile.

 

A questo punto non si può trascurare quella che potrebbe essere la "prova del nove": la Sindone.

No, della Sindone non si parla nel libro e ci tengo che si dica.

 

Perché?

È un problema di metodo: prima studiamo i Vangeli dal punto di vista medico, poi vedremo se i dati sono compatibili con l'uomo della Sindone. Ma in un altro libro.

 

Ci anticipi almeno se i risultati delle due indagini sono compatibili.

Sì, lo sono.

 

 

[SM=g1740720] comprenderete la passione di santa Caterina per il valore del SANGUE di Cristo? Sangue, Sangue, Sangue, soleva invocare spesso la senese, per propiziare la conversione, la misericordia, il perdono, ma anche per suscitare la compassione di chi rifiutava di convertirsi... e comprendiamo bene come la santa e molti altri santi, senza essere medici, hanno saputo descrivere quanto abbiamo letto.... penso anche alla beata Caterina Emmerich dalla quale infatti esce fuori il film The Passion di cui le immagini, e che fu criticato per la sua "brutalità" come a dire: noi siamo sensibili! altro che sensibili! si vuole offuscare la Passione di Cristo per evitare di lasciarci coinvolgere nella conversione....la nuova modernità filtratasi anche nella dottrina del dopo concilio, ha mitigato la Messa e la stessa Passione, trasformando la stessa in una CENA, IN UN BANCHETTO FESTOSO.... non si vuole colpire la sensibilità della gente, tanto Cristo è morto, a che serve ripetere i particolari? basta LA MEMORIA... ed ecco la messa protestantizzata! e non aggiungo altro!



[Edited by Caterina63 11/30/2011 9:14 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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