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Non ho capito un passo del Vangelo (chiarimenti e approfondimenti sulla Scrittura)

Last Update: 2/26/2018 7:20 PM
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8/28/2012 7:23 PM
 
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  Il sonno nella Sacra Scrittura



Il rettore della Pontificia Università Lateranense introduce il X Congresso Mondiale sulla Sindrome delle apnee nel sonno


di mons. Enrico dal Covolo

ROMA, lunedì, 27 agosto 2012 (ZENIT.org) – Riportiamo di seguito l’introduzione di monsignor Enrico Dal Covolo, rettore della Pontificia Università Lateranense, al X Congresso Mondiale sulla “Sindrome delle apnee del sonno”, promosso dal Comitato Scientifico del Congresso (Campidoglio – Pontificia Università Lateranense, Roma, 27 agosto – 1 settembre 2012).

***

Autorità accademiche e civili,

Illustri Membri del Comitato Scientifico promotore del Decimo Congresso Mondiale sulle apnee del sonno,

Cari Colleghi;

mentre – come Rettore della Pontificia Università Lateranense (per antonomasia l’“Università del Papa”), che ospita questo prestigioso evento scientifico –; mentre rivolgo a Voi tutti un deferente e cordiale saluto, desidero proporvi un breve appunto sul sonno nella Sacra Scrittura.

È questo, infatti, il più importante argomento di raccordo fra le tematiche che affronterete nei prossimi giorni, e la sede accademica nella quale le tratterete.

1)La Sacra Scrittura è attraversata dal sonno degli uomini, poiché esso si rivela come una forma adeguata per esprimere la visione di Dio.

Di fatto, è noto che per l’Antico Testamento e per il Giudaismo Dio non si può vedere faccia a faccia, pena la morte di chi cerca di valicare la barriera che lo separa dall’Assoluto. Sin dalle prime pagine del libro della Genesi, Adamo è addormentato da Dio, perché dalla sua costola egli possa trarre Eva, la madre dei viventi (Genesi 2,21-22).

Esempio emblematico del sonno legato alla visione di Dio e dei suoi progetti è poi – dopo Giacobbe (Genesi 28,10-22)– Giuseppe, il patriarca definito per antonomasia “il sognatore”. Egli, mediante i sogni, è capace di identificare la volontà di Dio per sé e il suo popolo (Genesi 37,5-11).

Anche il giovane Samuele vive una particolare esperienza del sonno: ma qui Dio lo desta dal sonno, per costituirlo profeta di Israele (1Samuele 3,11-12).

Con i libri sapienziali e apocalittici, il sonno diventa il luogo privilegiato nel quale Dio rivela la sua volontà per la redenzione finale di Israele, e perché i giusti possano meritare la morte vista come sonno, e non come la fine di tutto.

2) Nel Nuovo Testamento è Matteo l’evangelista che più di tutti gli altri autori si sofferma sul sogno. Non a caso, egli sceglie come personaggio toccato dal sonno Giuseppe, il padre adottivo di Gesù. Di fatto, proprio nel sonno Giuseppe comprende la volontà di Dio su di sé, sulla sua sposa Maria, e su Gesù bambino (Matteo 1-2). La sua vocazione, la fuga in Egitto e il ritorno in patria sono cadenzati dal sonno di Giuseppe, che nel sogno è condotto da Dio attraverso le varie difficoltà.

Significativo è che, mentre Giuseppe il patriarca rivela i sogni da lui sperimentati nel sonno, Giuseppe il padre di Gesù non comunica a nessuno, neanche a Maria, i suoi sogni, ma li conserva nel cuore come uomo giusto e del silenzio. Giuseppe non ha bisogno di rivelare ad altri la volontà di Dio. Vuole solo metterla in pratica, senza tentennamenti.

Così il sonno si manifesta anche come il luogo della prova e della fede, l’elemento su cui discernere, per accogliere o rifiutare il disegno di Dio.

Dall’apocalittica giudaica Paolo mutua il linguaggio del sonno per parlare dei defunti non come morti, bensì come dormienti (1Tessalonicesi 4,13-17). Conviene sottolineare che dal participio greco koimethéntes, qui impiegato, deriva il termine cimitero, che segnala non lo stato della morte o dei morti, bensì quello dei dormienti, in vista della loro partecipazione finale alla risurrezione di Cristo.

3)In conclusione, sono diversi i contributi che il sonno apporta alla teologia e all’antropologia biblica: è il luogo privilegiato in cui, pur non potendo vedere direttamente Dio, l’uomo è comunque destinatario della sua volontà; è anticipazione della condizione mortale, che accomuna tutti gli esseri umani; ed è visto come stato di passaggio verso la vita piena dei credenti, che si uniranno a Cristo.

La proposizione paolina di 1Tessalonicesi 5,10 può essere scelta come conclusiva di una visione positiva e transitoria del sonno: “Sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con il Signore”.

Ma non posso terminare senza fare almeno un cenno al sonno nel tempo della Chiesa. Io sono salesiano, e dunque figlio di un grande sognatore, che si chiama Don Bosco.

Tutta la sua straordinaria opera educativa cominciò con il famoso “sogno dei nove anni”: “A nove anni”, scrive Don Bosco stesso nelle sue Memorie, “a nove anni ho fatto un sogno. Mi sembrava di giocare insieme a tanti ragazzi nel prato dietro alla mia casa. Ma i ragazzi non erano buoni: alcuni urlavano, altri litigavano, altri – addirittura – bestemmiavano. Mi slanciai in mezzo a loro per farli smettere… In quel momento, apparve un uomo maestoso. Mi chiamò per nome: ‘Giovanni!’, e mi ordinò di mettermi alla testa di quei ragazzi…”. Da questo sogno inizia l’avventura educativa di Don Bosco.





******************



  Qualcuno sa spiegare cosa significano questi passi, o cosa intende dire Gesù?

Matteo 5,21-37
21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere"; e: "Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio"; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: "Raca", sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: "Stolto", sarà sottoposto al fuoco della Geenna.









Trascrivo il commento del famoso sacerdote Ricciotti nella Bibbia degli anni 40
" 22 Io invece dico a voi...." In questi passi si distinguono tre mancanze contro la carità verso il prossimo, a cui corrispondono tre specie di tribunali che dovranno giudicarle ed eventualmente punirle o purificarle. La semplice ira contro il prossimo è già degna d'essere giudicata dall'ordinario tribunale locale. Se l'ira è accompagnata da un insulto, quale chiamare Raca (-sciocco) una persona, è degna di essere deferita al tribunale supremo della nazione ch'era, all'epoca, il Sinedrio stabilito a Gerusalemme. Se infine si giungerà a chiamare il prossimo "Stolto", che equivaleva a "empio" e poi ad "ateo", il colpevole è meritevole del fuoco della Geenna.. (..)

Il Discorso del Signore non vuole assolutizzare i termini, piuttosto risponde ad una serie di domande provocatorie dei farisei, le tre mancanze vanno inserite nel lungo contesto che parte dalla legge e i profeti (Mt.5,17) Leggi e precetti Gesù non venne a cambiare ma a portare a compimento e rivela il vero senso di giustizia rimproverato agli Scribi e Farisei vv.19-20; da questo punto il Signore unisce la legge antica e nuova da Lui portata che vuole eliminare ogni ipocrisia (fariseismo) e perciò, dice il Signore: Voi avete udito che fu detto.... Io invece dico a voi.... (...)

Per questo aggiunge subito dopo dal vv.23 "Se dunque tu, nel fare la tua offerta sull'altare, ti rammenti che il tuo fratello ha qualcosa contro di te (ti ha dato dello Stolto, ti ha detto che sei uno sciocco), lascia lì la tua offerta davanti all'altare e và prima a riconciliarti col tuo fratello; poi ritorna a fare l'offerta...." E il discorso continua al vv.25 Gesù consiglia quanto sia più saggio trovare un'accordo con l'avversario, prima che lui ti "ti consegni al giudice e questi alle guardie e tu venga gettato nel carcere, dal quale (e qui Nostro Signore ci ricorda anche il Purgatorio) non ne uscirai fino a quando non avrai pagato fino all'ultimo centesimo...." Seguono infatti ulteriori consigli, la cosiddetta "nuova legge" basata sulle azioni: Il perdono delle offese; l'elemosina; la preghiera; il digiuno; tesori in cielo; occhio e cuori puri; le vane preoccupazioni e la Provvidenza.

Essere "perfetti come Dio" è, nella sostanza, la meta a cui deve tendere il vero discepolo di Cristo; la meta è certamente irraggiungibile, ma dovere del cristiano è questo avvicinarsi il più possibile. Il nostro modello è allora il Cristo stesso, immagine del Dio invisibile, che davanti all'offesa più grave, non ha risposto loro come avrebbero meritato i suoi persecutori. Mantenersi attenti a non venire meno alle tre mancanze contro la carità conduce, allora, alla via della perfezione ed evita che l'avversario possa trovare un qualche appiglio per trascinarti in tribunale...." 





[Edited by Caterina63 1/15/2014 10:30 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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