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Il Triregno (la Tiara) in uso ai Pontefici: non si usa più ma non è abolito il simbolo

Last Update: 1/27/2017 6:07 PM
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6/11/2009 6:47 PM
 
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Amici....dopo aver parlato di altri simboli ed usi nella Chiesa come:

Che cosa è il FALDISTORIO? A che cosa serve?

Che cosa è il PALLIO ?

Il Pastorale (Ferula) del Pontefice

e

Cosa veste il Papa per la Liturgia?


parliamo ora della Tiara (o Triregno) per comprendere non soltanto il valore e la simbologia appunto, ma anche per chiarire il fatto che il gesto di Paolo VI di abbandonarne l'uso dopo esserne stato incoronato, Giovanni Paolo I non ne fece uso durante l'incoronazione anche se avrebbe dovuto... ma non significa affatto la sua demolizione o abolizione.... essa resta infatti in uso come Stemma dello Stato Vaticano, come Stemma nella Bandiera ufficiale....

Come la Chiesa usò la Tiara per SPIEGARE IL POTERE DI CUI E' STATA INVESTITA DAL CRISTO, così la Chiesa ha deciso ora  di accantonarla, di LIMITARLA ad un uso più ristretto...perchè mai avrebbe potuto abolirne IL SIGNIFICATO dal momento che nessun Pontefice può abolire i poteri conferitegli dal Cristo per gestire la Chiesa e nella quale il Papa è, appunto, Vicario di Cristo e non il Capo di sè stesso... 


                                       san Pio X
                                                san Pio X

                                                  
                Tiara di Leone XIII usata per la cerimonia dell'incoronazione di San Pio X



sotto: incoronazione di Giovanni XXIII con l'uso della Tiara
                              GXXIII


                                    
L'amico Newman forumista commentava tempo fa in un altro forum:
Questa è la famosa fotografia, storica, del giorno in cui Paolo VI depose la sua tiara, e non quella del Papato, alla quale rinunciò successivamente Giovanni Paolo I, per esprimere un gesto tangibile di quel cambiamento col quale si voleva portare verso una Chiesa materialmente povera e austera, in solidarietà coi tempi moderni. Fu un gesto che venne a completare una serie di abbondoni di usanze e vestigia della Corte Papale rinascimentale, considerate, a torto o a ragione, anacronistiche.  Ciò tuttavia non mutò minimamente le prerogative pontificie ma rimase solo una cerimonia simbolica.

condivido!

Dal forumista Fides et Ratio posto questa riflessione che condivido pienamente:

la rinunzia ad un simbolo non costituisce abdicazione alla sostanza, su questo non vi è dubbio, ma, a quarant'anni dal gesto montiniano viene da domadarsi: " Era propio il caso"?

sappiamo che - ufficialmente-  Paolo VI si decise a completare la cosiddetta riforma del cerimoniale nel 1969 (abolendo la Corte), dopo il suo viaggio pastorale in Africa; io mi chiedo: abolire abiti e titoli avrebbe sfamato la Nigrizia? No di certo, e ben poco c'entra l'Africa in questa scelta forse improvvida...

Montini temeva l'incalzare apparentemente inarrestabile della modernità, ed a costo di immani scarifizi, ricercò costantemente un compromesso con la società moderna, o meglio con i simboli di questa.

In quegli anni mentre le femministe bruciavano reggiseni, certi preti, in preda ad una triste mania di emulazione brucivano pianete ed abbattevano altari a martellate

Questa premessa costituì' l'errore primigenio della sua strategia; gli sarebbe convenuto restare fermo sulle precedenti forme e sostanze, in tutto e per tutto, in quanto, sebbene lui perseguisse un "adeguamento", non si è accorto che il mondo si evolveva con una velocità impressionante, anno dopo anno, mese dopo mese...il '68 fu il '68, ma già nel 1970 le cose eran cambiate.

Certi riflessi della pastorale odierna tradiscono ancora un maldestro tentativo di conformare la Chiesa alle eisgenze di un'epoca conclusasi  - grazia a Dio - assai velocemente.
Il '68 è finito dovunque, ma, paradossalmente, in certi luoghi (più o meno sacri) faticano ad accorgersene...

Però il Signore che dispone l'avvicendarsi dei tempi e delle stagioni (non solo meteorologiche) ha voluto che sulla Cattedra di Pietro sedesse Joseph Ratzinger: il che dice tutto sulla guida provvidenziale della Chiesa.


************************************

Non vogliamo da qui polemizzare, ma è fuori dubbio che il gesto che sarebbe dovuto essere semplicemente di forma, si confuse nella SOSTANZA andando a corrodere le fondamenta della Chiesa nella sua legittima autorità Petrina...

Ma leggiamo un pò di storia, come nasce la Tiara?

Ce lo facciamo dire da un libro del 1878 scritto dalla Casa editrice dei Salesiani proprio per il sacerdote don Bosco.....e che riporta l'incorazione di Papa Leone XIII

leggiamo:

Triregno. È un ornamento del capo, rotondo, chiuso al di sopra,  circondato da tre corone. È questa una magnifica e splendida insegna di onore, di maestà, di giurisdizione del Sommo Pontefice. La sua origine rimonta ai tempi di Costantino, che la diede a s. Silvestro in segno di onore. Era fatto a forma del Pileo dei Romani, berretto, che usavano solamente i liberi e non gli schiavi. Perciò vuoisi che Costantino l’ abbia data a s. Silvestro, appunto per indicare che la Chiesa cessava di essere schiava e tiranneggiata dai persecutori, e cominciava ad essere libera nei suoi spirituali esercizi.

            Quest’ ornamento da prima portava una sola corona, ed era detto Regno. Fu chiamato poscia Triregno quando ebbe aggiunte due altre corone. La seconda corona fu aggiunta da Bonifacio VIII; la terza da Benedetto XII. Sebbene una sola possa esprimere il sommo potere del Papa, tuttavia le tre corone esprimono meglio le tre potestà che egli ha in Cielo, in terra e nel Purgatorio, coelestium, terrestrium, et infernorum. Le tre  corone possono ancora significare che il Papa è Sommo Sacerdote, Signore temporale, e universale Legislatore. Il Triregno è sormontato da un globo su cui sorge una croce. Il globo e la croce posta sul Triregno indica il mondo assoggettato a Gesù Cristo in virtù della Croce, ed è sostenuto dal Papa, perchè tutta la terra è alla sua cura affidata.

 Tiara. - Quello, che ora dicesi Triregno, anticamente, cioè prima che vi fossero le tre corone, chia-mavasi comunemente Regno, o Tiara. Ora però la parola tiara si prende per indicare il medesimo Triregno.

( sempre dal medesimo testo, che parla dell'incoronazione di Papa Leone XIII, leggiamo la descrizione dell'evento)

Allora il Cardinale secondo Diacono, che stava a sinistra del trono, toglieva dal capo del Pontefice la mitra, ed il Cardinale primo Diacono, che stava alla destra, gli imponeva il Triregno, proferendo a voce alta e vibrata le famose parole:  Accipe Tiaram tribus coronis ornatam,et scias Te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris N. J. C. cui est honor et gloria in saecula saeculorum.

            Ricevi la Tiara ornata di tre corone, e sappi che Tu sei Padre dei Principi e dei Re, Reggitore del mondo, Vicario in terra del Salvator Nostro Gesù Cristo, cui è onore e gloria nei secoli dei secoli.

            Il Triregno imposto al S. Padre Leone XIII fu già donato al Santo Padre Pio IX dalla Guardia Palatina d’ onore.

            L’ atto e le parole suddette fecero correre come un fremito di commozione fra gli astanti, molti dei quali ne rimasero inteneriti fino alle lagrime. Era questo difatto il punto più bello e più solenne della grandiosa cerimonia, e non poteva non produrre un effetto vivissimo nel cuore di tanti figli devoti ed affezionati alla nostra santissima religione.

********************************

diceva così a ragione l'amico Newman:

La verità, che finalmente si comincia ad ammettere, è che la vicenda postconciliare fu un cavallo di Troia che sfondò gli argini del buonsenso ecclesiale. Fu pertanto prevalentemente un fenomeno politico e culturale, che costrinse alte, e magari nobili, idealità teologiche a precipitare e fossilizzarsi nella sociologia dell'epoca


.... la deposizione della tiara fu un atto personale di Paolo VI; difatti la "Romano Pontifici eligendo", promulgata dallo stesso Pontefice, prevedeva che il nuovo Papa fosse incoronato, secondo l'uso, dal Cradinale Protodiacono.

Poi la Provvidenza volle che al sacro Soglio ascendesse Luciani (Giovanni Paolo I) - uomo non particolarmente attento a certi "segni" e, per operata dei soliti devastatori modernisti oramai impernati in Curia, disattendendo la Romano Pontifici Eligendo, il rito dell'incoronazione venne omesso.
( strano, a questo punto, che, secondo una certa letteratura, papa Luciani venne comunque "Obbligato" a fare uso della gestatoria).

Paolo VI, in un certo senso fu un martire, impose a sè stesso dei grandi sacrifici (di indole sua era ben altro che modernista, minimalista o "semplicista"), al solo scopo di non porsi in urto fronatale - a scanso di mali peggiori - con le nefaste tendenze che allora imperavano, nella speranza - purtroppo infondata che, finita la buriana conciliarista - gradatamente, le cose si sarebbero assestate. Ma l'assestamento non ci fu...

Ricapitolando: la Romano Pontifici Eligendo, cap. VI, che parla di: ACCETTAZIONE, PROCLAMAZIONE E INCORONAZIONE DEL NUOVO PONTEFICE. Quindi Paolo VI, anni dopo aver rinunciato alla Tiara, come già detto rimane convinto della Incoronazione per il suo Successore.
Più precisamente è l'ultimo punto (n. 92) della Costituzione Apostolica a dire: Infine il Pontefice sarà incoronato dal Cardinale Protodiacono e, entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto.

Espressa in maniera chiara la volontà del Pontefice di essere incoronato. Altrettanto chiara è stata la volontà di Papa Giovanni Paolo I (e successivamente di Papa Giovanni Paolo II, che - volendo - avrebbe potuto richiamarsi alla Costituzione Apostolica paolina ancora vigente e farsi incoronare) di non volere più la tiara. Benedetto XVI si è semplicemente richiamato alla Costituzione Apostolica wojtyliana Universi Dominici gregis e ha presieduto la Santa Messa di inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma.

Paolo VI depone la tiara (non vi rinuncia nè l'abolisce, lasciando così liberi i suoi successori di fare come meglio avrebbero creduto, non dimentichiamolo): alcuni oggi si stracciano le vesti. Ma nel clima del tempo (l'acuta sensibilità sociale, le lotte sindacali, la lotta dei paesi del terzo mondo per liberarsi dal colonialismo....) come avrebbe potuto la Chiesa proporsi autenticamente come interlocutrice ai popoli emergenti, se il suo capo veniva "incoronato" con un cerimoniale più fastoso di quello della regina d'Inghilterra (il capo del più vasto impero coloniale, fino a quel momento)? Con ciò non intendo dire che Paolo VI "fece bene" o "fece male": ma solo che il suo gesto va contestualizzato nel tempo e nel mondo in cui fu compiuto, e questa contestualizzazione è indispensabile, non opzionale, così come è indispensabile rammentare che il significato della Tiara NON è venuto meno e che è rimasto negli Stemmi più significativi di ogni Pontificato e della Santa Sede: la Tiara con le due chiavi, simbolo dell'autorità petrina del legare e sciogliere, e dei Sacramenti.

Il fatto che ciò che diaciamo è vero lo spiega che la statua di bronzo di san Pietro, posta nella Basilica alla venerazione dei fedeli, viene ancora oggi rivestita in certe occasioni particolari, con gli ornamenti Pontifici e con la Tiara...a significare appunto che è Lui il Principe degli Apostoli e che da Lui passano questi tre simboli ai suoi Successori legittimi:

                         Tiara

                                                               Benedetto XVI stemma
                                                                  stemma di Benedetto XVI a ridosso di una Chiesa


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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6/13/2009 3:42 PM
 
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.......qualcuno ora osserverebbe: "Ma lo stemma di Benedetto XVI non porta la tiara come Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II!"

Verissimo.... ma se osserviamo attentamente lo stemma di Benedetto XVI nella mitria che sostituisce la Tiara non sono stati eliminati i Tre REGNI....


                                                

                                    Stemma Benedetto XVI


 La mitra pontificia raffigurata nel suo stemma, a ricordo delle simbologie della tiara, è di argento e porta tre fasce d'oro (i tre suddetti poteri di Ordine, Giurisdizione e Magistero), collegati verticalmente fra di loro al centro per indicare la loro unità nella stessa persona.



Questo stemma fu un "regalo a sorpresa" del card. Montezemolo al Papa appena eletto... e conoscendo tutti la mitezza di Ratzinger si sapeva, e avranno saputo benissimo che non avrebbe mai rifiutato un dono specialmente in una occasione così particolare come lo stemma per il suo Pontificato...

Molto si è discusso su questo "dono" volto a togliere al Pontefice uno degli ULTIMI SEGNI-SIMBOLI DELLA SUA AUTORITA' PETRINA.....il sito ufficiale del Vaticano, molto diplomaticamente, a mio parere, fa passare questo nuovo stemma come una scelta ponderata dallo stesso Pontefice, ma a quanto pare non è così.... Joseph Ratzinger pensava bene di ritirarsi in pensione, non si aspettava di essere eletto Papa a 79 anni....nè di poter salire su quel Calvario...ma, come dice Gesù a Pietro: "...e quando sarai vecchio e stanco, UN ALTRO TI CINGERA' I FIANCHI E TI CONDURRA' DOVE TU NON VUOI...."
Joseph Ratzinger ha così accettato questa croce e il cardinale Montezemolo gli ha fatto trovare in dono lo stemma già pronto... il Papa lo ha semplicemente raccolto, come la croce del mandato, ben sapendo dei venti contrari che ancora spirano nella Chiesa (leggersi il link in basso)....

Per noi resta importante che il SIGNIFICATO della Tiara NON è venuto meno, anche la mitria di Benedetto XVI lo ricorda...così come la Tiara resta a memoria nello Stemma ufficiale del Vaticano perchè, come si suol dire: morto un Papa se ne fa un altro, che tale Istituzione della Chiesa resta con i suoi tre segni racchiusi nella Tiara dal momento che essi non sono stati l'invenzione di un Pontefice, ma sono una autorità che gli proviene da Dio...

si noti infatti che anche la Bandiera ufficiale del Corpo delle Guardie Svizzere, sulla quale i cadetti fanno il proprio giuramento di fedeltà al Pontefice reca, del Pontefice regnante, lo stemma con la Tiara:

   

Lo stemma del comandante in carica viene disegnato tradizionalmente con i colori del suo cantone di origine ed inserito al centro della croce.

...tale Bandiera è così composta da una croce bianca in quattro campi, dei quali il primo reca lo stemma del Papa regnante e il quarto lo Stemma  di papa Giulio II che li ha fondati, entrambi su campo rosso.

Essi giurano fedeltà al Sommo Pontefice e non dunque ad una persona semplicemente nominata a qualcosa....in tale qualità, il Sommo Pontefice, si fregia anche della Tiara.....
Lo abbiamo visto anche in alcune occasioni Liturgiche nelle quali, sul piviale, lo stemma del Pontefice è montato sotto la Tiara....così come sul trono rosso:


                     Benedetto XVI trono


La tiara non è dunque scomparsa, non potrebbe mai scomparire fino al ritorno glorioso di Cristo nel quale sarà sottomesso ogni potere e allora non ci sarà più la necessità di renderlo visibile attraverso i segni....

ad ottobre vi fu uno strano episodio rimasto purtroppo isolato, cliccando qui avrete i particolari:
Benedetto XVI riporta la Tiara NELLO STEMMA, ma vince LA TOPPA....

si è trattato di una brevissima, ma edificantissima apparizione di un o stemma Petrino assai più appropriato e purtroppo, a quanto pare, ritrattato... ma non si sa da chi...





[Edited by Caterina63 3/21/2011 7:48 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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8/7/2011 9:14 PM
 
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Regalata una bella tiara al Papa in nome dell'Unità dei Cristiani

UT UNUM SINT!
(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

*
*


Leggiamo dal blog Orbis Catholicus una notizia: MIRABILE VISU!
Chissà cosa diranno ora tutti quei prelati e parateologici postconcilianovaticanosecondisti che pensano che la tiara sia un orrido orpello medioevale, un abietto retaggio del potere temporale del Papa, un'ostacolo deprecando all'unità dei Cristiani.
Insomma, a sentir loro sembra che la tiara sia l'origine di tutti i mali, e che sia stata cosa buona e giusta abbandonarla, in nome della tanto attesa e mai abbastanza lodata collegialità. E invece pare proprio che non tutti i cristiani la pensino (fortunatamente) allo stesso modo.


Siamo ben consapevoli che questo evento non porterà alle conseguenze accarezzate dai più "nostalgici" (in senso buono) dei nostri lettori e, lo ammettiano, un po' anche da noi. Non vedremo, infatti, di nuovo il Papa con la tiara (almeno non a breve, temiamo).
Ma l'occasione è buona per sottolineare il Primato del Vescovo di Roma, che la tiara (tra l'altro) simboleggia.


La tiara, si sa, è pur sempre un copricapo, e come tutti gli accessori non è, va da sè, necessario nè indispensabile. Ma è utile ricordare il suo significato teologico che essa ha sempre avuto sin dall'inizio (significato che va al di là della mera "grammatica araldica" e dei significati che le son stati assegnati nel corso dei secoli, se pur in stretta connessione del primo). Ma per farlo abbandoniamo ogni discorso o valutazione "estetica". Fermiamoci al simbolo. Che già è importantissimo.


Anch'essa infatti più di ogni altro paramento sacro, rappresenta ottimamente e visibilmente il ruolo primaziale del Papa sugli altri Vescovi, il suo compito di Capo, la sua funzione di Guida e di Pastore della Chiesa Universale, mistica Sposa di Cristo.
L'intenzione degli offerenti è chiara e il messaggio esplicito: "Santo Padre, su di Lei si regge la Santa Chiesa di Cristo, Ella ne è il Capo, con Lei e sotto di Lei, per promessa divina, saremo di nuovo un corpo solo."


Roberto


Da Orbis Catholicus 2.



Alla udienza generale settimanale di oggi il Santo Padre ha ricevuto un diadema fatto nuovo per lui e presentata da cristiani cattolici e ortodossi.
La tiara è stato commissionato da Dieter Filippi (http://www.dieter-philippi.de/), un uomo d'affari tedesco cattolico che ha una grande devozione per il papato, nonché alla chiamata all'unità dei cristiani.
La tiara è stata creata a Sofia, in Bulgaria dai cristiani ortodossi dello studio Liturgix (http://www.liturgix.com/).
Oggi una piccola delegazione di cattolici romani e ortodossi bulgari in pellegrinaggio a Roma ha avuto l'onore di presentare la tiara al Santo Padre, in nome dell'unità dei cristiani.
Complimenti a Dieter ea tutti i cattolici tedeschi e ortodossi bulgari coinvolto in questo meraviglioso progetto.
Ut unum sint!



foto: foto: L'Osservatore Romano; testo: Orbis Catholicus 2

Tra i precedenti, la tiara consegnata dai cattolici ungheresi a Papa Giovanni Paolo II, nel 1981.

Il Triregno di Papa Giovanni Paolo II






LA SUPPLICHIAMO SANTO PADRE..... magari anche per una BenedezionieURBI ET ORBI, riporti l'immagine di Cristo RE E GLORIOSO, reggitore di ogni Potere.....



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Anticaglie papaline a Castel Gandolfo



Un colpo d'occhio dalle tinte pacelliane, in una piazza stracolma di pellegrini giunti a Castel Gandolfo per la prima udienza di Benedetto XVI nella stagione estiva.

Il seguito papale, per festeggiare l'evento (e per far ombra al Papa) ha rispolverato un vecchio "strato" risalente al pontificato di Papa Pio IX, solitamente appeso al Laterano per la festa del Corpus Domini e nella stessa Villa Pontificia in particolari occasioni, come la Festa di San Sebastiano.

Il drappo dai modi neogotici, con su scritto
"Ego rogavi pro te" "non deficiat fides tua" (ho pregato per te, la tua fede non venga meno [Lc 22,32]) sfoggia un grande triregno e le consuete chiavi petrine. Probabilmente il personale della Villa papale non è stato informato delle recenti vicissitudini. Insomma... l'anticaglia papalina che non t'aspetti!
 




[Edited by Caterina63 8/7/2011 9:21 PM]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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6/4/2013 12:14 PM
 
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[SM=g1740733] dal FB  
Benedetto XVI Forum
Ha rinunciato spontaneamente al pontificato ma ora ne vuol ugualmente mantenere i simboli

RATZINGER VUOLE TENERE LO STEMMA [SM=g1740721]

È andata a vuoto la missione del cardinal Montezemolo

* di Marco Bertoncini *

«Santo Padre, dopo aver rinunciato al pontificato non pensa di cambiare lo stemma?» «Grazie, non intendo modificarlo». Questa è la sintesi del tentativo operato dal cardinale Andrea Carlo di Montezemolo presso Benedetto XVI perché mutasse lo stemma usato dal 2005 al 2013, adottandone uno nuovo rapportato alla situazione (inattesa e con precedenti limitati e indietro nei secoli) del pontefice emerito. È lo stesso presule, esperto di araldica ecclesiastica, a darne notizia sul fascicolo n. 113 della rivista Nobiltà, nell'articolo «Un nuovo stemma per un papa emerito?».

Il cardinale Montezemolo aveva apprestato lo stemma per papa Benedetto subito dopo la sua elezione. Di quello, asserisce, il pontefice emerito dovrebbe abbandonare i simboli «che gli competevano solo per l'ufficio, o per la dignità, che ora ha abbandonato». Quindi, via le grandi chiave decussate, simbolo della giurisdizione petrina ora non più esercitata. Al più, esse potrebbero figurare all'interno dello stemma nuovo, al capo (cioè nella sommità). In sé, potrebbe invece restare la mitria, introdotta proprio da Benedetto XVI in luogo della tiara, simbolo abituale dei papi nel corso dei secoli. La mitria, infatti, simboleggia l'ordine episcopale: oggi Ratzinger rimane vescovo; anzi, per alcuni avrebbe dovuto assumere il titolo di «vescovo emerito di Roma» e non quello di «pontefice emerito». Secondo mons. Montezemolo, però, si ridurrebbe a «un semplice logo», all'evidenza insufficiente per chi sia stato a capo della Chiesa. Via, quindi, pure la mitria.

Potrebbe non essere tolto il pallio, voluto dallo stesso papa Benedetto nello stemma papale, insieme con l'abbandono della tiara. Il cardinale Montezemolo ritiene che il «già Sommo Pontefice» (tale il nome che il presule ritiene sarebbe più appropriato per Benedetto XVI) potrebbe riprendere nel proprio stemma il motto che usava quand'era arcivescovo di Monaco, ossia «Cooperatores Veritatis». Quanto al copricapo da inserire, egli punta sul galero, tradizionale per i cardinali, con quindici fiocchi: galero e fiocchi, però, li propone insolitamente bianchi, per distinguerli dai diversi colori in uso per altri prelati.

Alla fine, il lavoro dell'esperto araldista ha prodotto uno stemma che ricorda l'ufficio già ricoperto da Ratzinger soltanto nelle chiavi decussate, messe nel capo. Nel resto, lo stemma è adattato al nuovo status. Non si sa quali stemmi, dopo la rinuncia, avessero usato Celestino V e Gregorio XII. Probabilmente proprio per la mancanza di precedenti il pontefice emerito ha preferito, come riconosce lo stesso Montezemolo, esprimere «vivo gradimento e sentita gratitudine per l'interessante studio fattogli pervenire», ma ha «fatto sapere che preferisce non adottare un emblema araldico espressivo della nuova situazione venutasi a creare con la rinuncia al Ministero Petrino».
Ci saranno, dietro il rifiuto del papa emerito, considerazioni storiche, teologiche, canonistiche, ma forse anche umane: il nuovo stemma lo farebbe apparire troppo distante dalla condizione precedente, conducendolo allo stato o di una sorta di cardinale aggregato o di un semplice vescovo emerito, non già di pontefice sia pure rinunciatario.

Da italiaoggi.it

*****************************

[SM=g1740733] breve riflessione.... e perchè dovrebbe modificare il suo stemma?
Lo stesso Montezemolo aveva messo il nuovo Papa appena eletto, Benedetto XVI, davanti al fatto compiuto, consegnandogli - come un dono - lo stemma senza la tiara ma con quella mitria-tiara mantenendo le tre fasce dei tre poteri legittimi al Vicario di Cristo in terra.....
Ora se è vero che Benedetto XVI ha rinunciato al governo della Chiesa, non ha però rinunciato a quell'essere VICARIO DI CRISTO in una forma diversa a causa dell'età e di fatti a noi ancora e forse per sempre, sconosciuti.....

Ha fatto perciò bene Benedetto XVI a tenersi lo stemma così come è.... a voler fare i pignoli, infatti, dovrebbere essere il nuovo Papa a non copiare lo stemma del predecessore e, semmai, RIPORTARE LA TIARA nel suo stemma [SM=g1740727]








[Edited by Caterina63 6/4/2013 12:17 PM]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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4/28/2014 9:07 PM
 
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La Tiara o Triregno, indossata dai Papi al momento dell'incoronazione fin quando non fu deposta da Paolo VI, reca tre corone a significare le tre potestà: coelestium, terrestrium, et infernorum. Veniva imposta dal proto-diacono, proferendo a voce alta e vibrata le famose parole:Accipe Tiaram tribus coronis ornatam,et scias Te esse Patrem Principum et Regum, Rectorem Orbis, in terra Vicarium Salvatoris N. J. C. cui est honor et gloria in saecula saeculorum (Ricevi la Tiara ornata di tre corone, e sappi che Tu sei Padre dei Principi e dei Re, Reggitore del mondo, Vicario in terra del Salvator Nostro Gesù Cristo, cui è onore e gloria nei secoli dei secoli). Detta alle origini semplicemente Regno, risulta consegnata da Costantino a Papa Silvestro, a significare la signoria della Chiesa alla fine delle persecuzioni cui erano stati fino allora sottoposti i cristiani. La seconda corona fu aggiunta da Bonifacio VIII e la terza da Benedetto XII.
La deposizione della Tiara da parte di Paolo VI, fu attuata solo nella prassi e mai codificata se non con un cambiamento, sempre di prassi, sancito da Giovanni Paolo II.
Paolo VI, 1975, Romano Pontifici Eligendo: n. 92. Infine il Pontefice sarà incoronato dal Cardinale Protodiacono e, entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto.
Giovanni Paolo II, 1996, Universi Dominici gregis, n. 92. Il Pontefice, dopo la solenne cerimonia di inaugurazione del pontificato ed entro un tempo conveniente, prenderà possesso della Patriarcale Arcibasilica Lateranense, secondo il rito prescritto.
Il gesto di Paolo VI, tuttavia, sancisce una rottura col passato, e ad esso - altrettanto inedito per le cause addotte e simbolicamente dirompente - si affianca, oggi, la rinuncia di Benedetto XVI.
Sono a conoscenza di un dato storico proveniente da una testimonianza dell'allora protodiacono, card. Di Jorio. Quando Paolo VI manifestò l'intenzione di deporre la Tiara, non gli fu possibile farlo con una cerimonia come avrebbe voluto perché i cardinali-diaconi gli dissero: « Noi gliel'abbiamo imposta, noi non gliela leveremo ». E dunque egli entrò in Basilica portandola in mano e andò a deporla sotto l'Altare della Confessione... Ma oggi, di fatto la Tiara non c'è più, se non nei simboli custoditi dalle pietre e dalle vestigia storiche che ci tramandano il respiro di una fede millenaria.

****

Si possono individuare tre tappe di una progressiva "ingravescentem aetatem", in senso storico, contrassegnate dai rispettivi momenti scaturiti dai gesti di Pontefici dei nostri tempi:
  1. Paolo VI depone la Tiara
  2. Benedetto XVI depone la giurisdizione
  3. Francesco depone tutti i simboli e apre indiscriminatamente ad eretici e scismatici
Se il terzo esito sopra indicato - di cui abbiamo già alcuni prodromi inquietanti - si realizzerà appieno, la situazione umanamente sarà drammatica e quanto mai destabilizzante, per chi ha occhi per vedere e anche per chi non li ha, perché sarà trascinato in una corrente deviata e sviante, nel totale oblio, a quanto sembra, del fatto che il governo "petrino" esercitato dal Sommo Pontefice dispone per sua natura agendo contemporaneamente sia sull'asse geografico che su quello cronico, con validità universale su tutta la terra - Urbi et Orbi - ma anche su tutti i tempi.

Il dramma (non so definirlo diversamente) che viviamo è che la plenitudo potestatis data dal mandato divino mi sembra contraria agli spogliamenti che ho indicati, che - dico meramente come ipotesi - mi pare possano essere validi solo agendo a titolo personale visto che muovono dai cosiddetti "segni dei tempi" e non secondo l'investitura ricevuta dal Signore che ha un'orizzonte di perennità. Sono questioni più grandi di noi, che possiamo solo sfiorare con la nostra ragione e il nostro 'sensus fidei', ma che riguardano altre sedi e altre competenze. Il fatto di coglierne l'esistenza e la portata sviante impone di non tacere. Le soluzioni, tuttavia, appartengono ad altre responsabilità.

L'unico vantaggio di aver occhi per vedere, se vedo giusto, è la consapevolezza di doversi aggrappare al Signore, che illuminerà la strada a partire dall'adesione del cuore, nella certezza che la Sua Chiesa, l'Una Santa da Lui costantemente salvata e vivificata, è quella da cui attingiamo... Ma è dura sia da pensare che da dire e da vivere, in attesa di un Papa che ripareggerà la verità. A scanso di qualunque equivoco, questo discorso non è assolutamente sedevacantista perché ognuno dei Papi coinvolti è stato legittimamente eletto pronunciando il suo "Accipio - Accetto".

**************

I prodromi

Il 21 novembre 1964, per la chiusura del terzo periodo del Concilio ecumenico, Paolo VI afferma: « la Chiesa non si compone soltanto della sua struttura gerarchica, della sacra liturgia, dei sacramenti, dei suoi organismi » e cita la mistica unione con Cristo; ma poi, secondo una nuova visuale, traccia sostanzialmente il passaggio da una Chiesa, vista come gerarchica, come società perfetta, a una Chiesa vista come comunione di fratelli. Da una Chiesa vista come sempre tesa a difendere i suoi spazi e i suoi diritti, a una Chiesa che vuole essere solo lievito nella pasta. Lievito all’interno delle sue strutture, lievito all’interno delle altre religioni. Da una Chiesa vista come chiusa in se stessa preoccupata della sua conservazione – ma così era realmente? –  a una Chiesa come comunità aperta al mondo, popolo di Dio in cammino. Un principio che gli sembrò doversi esplicare in quanto fin allora implicito nell’ecclesiologia cattolica fu quello della collegialità, divenuto uno dei maggiori criteri di riforma della Chiesa.

Il problema nasce dalla contraddizione tra la democratizzazione che scaturisce da questa nuova visione di Chiesa e la sua costituzione divina. Viene inadeguatamente applicato alla Chiesa il principio che regola le comunità civili, ignorando la differenza tra esse e Chiesa di Cristo: le comunità civili prima si pongono in essere e poi si danno e formano il proprio governo. In ciò esercitano la loro libertà, mentre in esse stesse si fonda originariamente e fontalmente ogni giurisdizione comunicata alle autorità sociali. Al contrario, la Chiesa non si è data da se stessa né ha formato da sé stessa il suo governo, ma è stata fondata in toto da Cristo il cui disegno preesiste all’esistenza stessa dei fedeli. La Chiesa è dunque una società sui generis in cui il capo è anteriore alle membra e l’autorità viene prima della comunità.[1]

Quindi una dottrina che ponga la sua base nel popolo di Dio democraticamente concepito e nel sentimento e nell’opinione del popolo di Dio, è antitetica a quella della Chiesa dove l’autorità non è chiamata ma chiama, e dove tutti i membri sono servi di Cristo, obbligati al precetto divino.

Sui poteri del Pontefice e sul suo rapportarsi alla collegialità dunque molto influisce l’ambiguità della Lumen Gentium  alla quale Paolo VI, messo sull'avviso dai Padri del Coetus Internationalis Patrum, cercò di rimediare con la Nota Praevia stesa sotto la supervisione del Cardinal Ottaviani. E tuttavia tale nota, con molta coerenza progressista posta in calce alla Costituzione, viene sistematicamente "saltata" essendo, appunto, "praevia"...

La Chiesa è per sua natura gerarchica. E il Papa (CIC, can.331), in virtù della sua funzione di Vicario di Cristo, ha nella Chiesa un potere ordinario supremo, pieno, immediato e universale, che può sempre esercitare liberamente. Il potere gli deriva dalla sua funzione e non da una sorta di presidenza del collegio episcopale. Del resto, il can. 1404 recita: Prima Sedes a nemine iudicatur.
 
La dottrina del Vaticano I e del Vaticano II nella Nota praevia definisce il Papa principio e fondamento dell’unità della Chiesa, giacché è conformandosi a lui che i vescovi si conformano tra di loro. Non è possibile poggino la loro autorità su un principio immediato che sarebbe comune alla loro potestà e a quella papale. Ora con l’istituzione delle Conferenze episcopali e con gli organismi Sinodali la Chiesa è un corpo policentrico a vari livelli nazionali o provincie locali. Conseguenza immediata è un allentamento del vincolo di unità che si manifesta con ingenti dissensi su punti gravissimi.

La nuova ecclesiologia conciliare sancita da Lumen Gentium si armonizza con la “Pastor æternus” circa la giurisdizione universale del Romano Pontefice (n.18), però azzarda un avventuroso allargamento di questa mediante la dottrina della collegialità vescovile come organo di governo accanto e analogo a quello del Sommo Pontefice (nn.19, 22). Nonostante la “Nota esplicativa previa”, mons. Gherardini osserva che « dottrina della Chiesa è quanto la sua Tradizione, dagli Apostoli sino ad oggi, presenta e propone come tale: la collegialità non ne fa parte ».

Lumen Gentium, al n.19 dichiara: « Il Signore Gesù, dopo aver pregato il Padre, chiamò a sé quelli che egli volle, e ne costituì dodici perché stessero con lui e per mandarli a predicare il regno di Dio (cfr. Mc 3,13-19; Mt 10,1-42); ne fece i suoi apostoli (cfr. Lc 6,13) dando loro la forma di collegio…»

Non mancano perplessità, nelle posizioni più tradizioniste, se si pensa che il termine “collegio” per designare l'episcopato non ricorre né nella Sacra Scrittura né nella Tradizione della Chiesa antica. Apostoli vuol dire ‘mandati’: il Signore li manda due a due non in "collegio"... C’è anche da osservare che il “collegio” si fonda su una potestà giuridica e morale, mentre si diviene vescovi per via sacramentale, ovvero mediante un quid che è nel contempo fisico e mistico come lo è l'unità della Chiesa.

La collegialità, per effetto della creazione di strutture sovra diocesane come le Conferenze Episcopali, rischia di diminuire non solo l'autorità del pontefice ma anche quella dei singoli vescovi nelle loro diocesi. Inoltre non è peregrina l'osservazione che se i vescovi, per diritto divino, costituiscono un vero e permanente collegio in senso stretto, con a capo il romano pontefice, ne deriva come prima e non unica conseguenza che la chiesa in modo abituale dovrebbe essere governata dal Papa con il collegio episcopale. In altre parole, il governo della Chiesa, per diritto divino, non sarebbe monarchico e personale, ma collegiale. È Giovanni Paolo II che ha inserito la collegialità nel nuovo Codice di Diritto Canonico trasformandola così in legge (Costituzione Apostolica Sacrae disciplinae leges, 25 gennaio 1983).

In effetti si manifesta una duplice inconciliabilità nel principio del rapporto tra Primato e collegialità. Basti pensare alla tesi dell’unico soggetto (collegio dei vescovi e romano pontefice) e i dati del magistero che, pur senza posizioni dichiarative parlano di due distinti soggetti (LG 22). All’interno stesso di questa suddivisione, la stessa inconciliabilità si coglie tra le esigenze metafisiche dell’autorità nella vita sociale e la realtà ecclesiale compresa alla luce della rivelazione cristiana.

Lumen Gentium, al n. 22 evidenzia una tensione che, ultimamente, manifesta la difficoltà di « collocare all'interno di una concezione collegiale  del ministero episcopale che scaturisce da un'ampia prospettiva storico-salvifica della Chiesa come communio la dottrina del Vaticano I, la quale si distingue per una visione della Chiesa apologetica, giuridica  e astorica ed inoltre concentrata sul Papa »[2].

La Chiesa in tutte le epoche risente di -ismi di vario genere, dai quali la sua, che è anche la nostra, storia terrena non è mai esente. Ma assolutizzare certi aspetti per giustificare la rivoluzione Copernicana operata dal concilio è stata un’operazione prevenuta e ideologica. Di certo era necessario aggiornare ciò che era rinnovabile e meglio organizzabile, non rifondare la Chiesa.

Si pretende dunque che la visione Chiesa-comunione sia la scoperta del Vaticano II e vada a sostituirsi a quella di società perfetta ed oggi appare dominante come se più vicina alle assonanze bibliche  specificamente neotestamentarie, come se potesse finalmente sintetizzare alla perfezione tutto il rapporto con Dio fino al concilio non esattamente compreso. Ma il rischio più grande è quello di ricondurre tutto ad un'interpretazione puramente psico-sociologica, ai bisogni e alle attese umane. Acquista valore la Chiesa locale, come se l’universalità della Chiesa e tutto il suo mistero prima del concilio non le appartenesse a pieno titolo.

Possibile che nessuno abbia mai detto a costoro che la Chiesa, fin dal suo nascere ad opera del Salvatore, se non fosse stata e rimasta “comunione” dei Suoi in Lui, non sarebbe mai stata LA Chiesa?
________________________________
1. Romano Amerio. Iota unum, Lindau 2009, 470
2. H. Rikhof, Il vaticano II e la "collegialità episcopale", 26

(*) Nota Magister sul suo Blog Settimo cielo: " ...Non è la prima volta che papa Jorge Mario Bergoglio fa capire d’essere intenzionato a rafforzare il ruolo del sinodo dei vescovi.
Ma questa volta si è espresso oralmente in una forma che – se messa per iscritto in anticipo – avrebbe fatto alzare il sopracciglio a qualche revisore della congregazione per la dottrina della fede. Perché un sinodo dei vescovi, istituto parziale e transeunte, non è la stessa cosa del collegio episcopale universale, costitutivo da sempre e per sempre della struttura della Chiesa". [...]
 



   


[Edited by Caterina63 10/18/2014 2:40 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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1/27/2017 6:07 PM
 
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A ogni Papa la sua tiara

Il presidente del Parlamento della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, Trajko Veljanoski, ne ha regalata una a Francesco. Anche Benedetto XVI e Giovanni Paolo II ne ricevettero in dono
ANSA

La tiara donata a Papa Bergoglio da Trajko Veljanoski

 
Ultima modifica il 17/05/2016 
 

È il copricapo che per secoli ha caratterizzato il papato. Aveva talora la forma di ogiva, altre volte la forma arrotondata e più larga al vertice, sormontata da tre corone. È la tiara o triregno, utilizzato dai Pontefici il giorno dell’incoronazione e poi in alcune speciali circostanze particolarmente solenni. L’ultimo a indossarne una fu Paolo VI, nel giugno 1963.  

 

 

 

 

Papa Montini la mise poi all’asta per donarne il ricavato ai poveri e oggi è conservata nel museo del Santuario Nazionale della «Immaculate Conception» a Washington. Da allora nessuno dei suoi quattro successori l’ha mai più usata e Benedetto XVI - dopo un colpo di mano del cardinale Montezemolo che lo mise davanti al "dono" compiuto, lo stemma papale senza tiara - la tolse dal suo stemma papale, sostituendola con la mitria vescovile. Ma anche dopo Paolo VI i Papi hanno continuato ad avere le loro tiare. 

 

Francesco fino a ieri non ce l’aveva (e probabilmente non ne sentiva la mancanza, si vede dalla foto): ci ha pensato il presidente del Parlamento della ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia, Trajko Veljanoski, a donargliene una impreziosita di perle raccolte nel lago di Ohrid e lavorata a mano dalle suore del Monastero di Rajcica. Mancanza di tatto e cortesia da parte di Papa Francesco che poteva almeno fingere di gradire il lavoro fatto... 

Anche Benedetto XVI ne aveva ricevuta una, donatagli in piazza San Pietro al termine dell’udienza generale nel maggio 2011 da Dieter Filippi, un uomo d’affari tedesco. La tiara era stata realizzata a Sofia, in Bulgaria, dai cristiani ortodossi dello studio Liturgix.  Se non altro ringraziò.

 

 

 

Nella sacrestia vaticana si conserva anche una tiara in metallo di foggia medioevale donata a san Giovanni Paolo II dagli ungheresi. 

 

 

 

Anche se scomparsa dall’uso liturgico e dallo stemma personale del Pontefice, la tiara rimane negli stemmi della Città del Vaticano, accompagnata dalle due chiavi incrociate. Il suo uso ebbe inizio tra il IX e il X secolo. Con l’accrescere del potere temporale venne tempestata di pietre preziose. La seconda corona fu aggiunta da Bonifacio VIII (nel 1298 o nel 1301), mentre la terza corona si deve a Benedetto XII, nel 1342: dopo aver invano tentato di riportare a Roma la sede papale, il Pontefice del periodo avignonese volle così sottolineare la sua sovranità sulla Chiesa universale. 

 

In Vaticano si conservano diverse tiare, molte delle quali preziose, usate dai vari Pontefici. Ma si conserva anche quella decorata con finte gemme di cartapesta, servita per incoronare Pio VII, eletto nel 1800 al conclave di Venezia, mentre Roma era occupata dalle truppe napoleoniche.  

 

Papa Montini, nella Costituzione apostolica «Romano Pontifici eligendo» (1975) aveva lasciato la possibilità che si ripetesse la cerimonia dell’incoronazione. Il suo successore, Giovanni Paolo I, non ci pensò neppure, e lo stesso hanno fatto Giovanni Paolo II – che nella Costituzione «Universi Dominici gregis» (1996) sostituì la cerimonia di incoronazione con la dicitura messa di inaugurazione del pontificato – Benedetto XVI e Francesco. 




Fraternamente CaterinaLD

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