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Tanti motivi PER CREDERE

Ultimo Aggiornamento: 26/09/2009 21:41
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22/09/2009 15:40
 
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La vera Chiesa di Gesù Cristo

 

“Perché tanto ésprit catholique? “ Perché solo nella Chiesa cattolica trovo l'unione, che tanto amo, del genio e della santità. E poi perché amo la verità, perché sono tra quelli che si osti­nano ad afèrmare che due più due fà quat­tro. Ora, tra le versioni del Cristianesimo, sol­tanto quella cattolica mi pare la verità e la chiarezza: al di fuori ci sono forse delle verità, ma impazzite, non la verità piena e senza errori che sta solo nel Credo cattolico". (JEAN GUITTON, tratto da VITTORIO MES­SORI, Inchiesta sul Cristianesimo, Oscar Monda­dori 1993, p. 71)

 

1. Quanto esposto nel capitolo precedente ci ha consentito di trarre una prima, anche se non definitiva, conclusione alla nostra ricerca della vera Chiesa fondata da Gesù di Nazareth.

 

2. Né le chiese che appartengono alla prolifica famiglia della Riforma protestante, né quella anglicana, né la valdese (per citare solo le più note) possono dimostrare, con prove storiche, d'avere origini che risalgono all'età apostolica. Di sicuro, nessuna di esse è stata fondata da Gesù.

 

3. Soltanto la Chiesa cattolica e quella dell'Oriente cristiano, l'Or­todossa, hanno un'età bimillenaria. La sola, vera Chiesa istituita dal Signore non può che essere una di esse. E solo su queste due confessioni si svilupperà la nostra indagine di carattere storico.

 

4. Come facciamo a capire qual è la vera Chiesa fondata da Cristo? Ci aiuta a rispondere l'esame di un'altra caratteristica della vera Chiesa di Cristo: il Primato di Pietro.

 

5. Il Primato di Pietro, promesso da Cristo al Principe degli Apo­stoli, divide le Chiese d'Oriente dalla Chiesa cattolica. Le prime ricono­scono a Pietro, e ai suoi successori, i Vescovi di Roma, un Primato di onore, ma non di giurisdizione. La posizione del Vescovo di Roma è cer­tamente privilegiata rispetto a quella di tutti gli altri Vescovi, ma non tale da consentire al successore di Pietro di governare tutta la Chiesa. Questo è quanto credono le Chiese d'Oriente.

 

6. La Chiesa Cattolica ritiene invece che i successori di Pietro, i Pa­pi, i Vescovi di Roma, abbiano un Primato che comporti anche il go­verno di tutta la Chiesa, non solo un Primato d'onore. Chi ha ragione?

 

7. La risposta deve esserci fornita dalla storia, precisamente da quella storia che hanno in comune la Chiesa cattolica e le confessioni dell'Oriente cristiano.

 

8. In primo luogo: non si hanno dubbi che, fin dai primi decenni successivi la morte di Pietro, il suo ministero sia stato esercitato dal Vescovo di Roma. La Chiesa primitiva era comandata dal Vescovo di Roma. Ne dà testimonianza l'episodio che vede come protagonista papa Clemente, quarto Vescovo di Roma dopo Pietro, Lino e Anacleto.

 

9. Di Clemente ci è pervenuta la celeberrima lettera che egli scris­se, sul finire del I secolo, ai cristiani di Corinto. Questi ultimi avevano deposto i loro capi dando vita ad una pericolosa situazione di anarchia.

 

10. Ecco le parole con le quali Clemente interviene per condan­nare questa deposizione: "Quelli che furono da essi [Apostoli] stabiliti o dopo da altri illustri uomini con il consenso di tutta la Chiesa, che avranno servito rettamente il gregge di Cristo con umiltà, calma e gentilezza e che hanno avuto testimonianza da tutti e per molto tempo, li riteniamo che non siano allontanati dal ministero" (CLEMENTE ROMANO, Lettera ai Corinti 44,3, in I Padri Apostolici, a cura di Antonio Quacquarelli, Città Nuova, Roma 1981, p. 78).

 

11. Clemente dà un ordine: vengano reintegrati nei loro ruoli di comando quelli che la comunità della Chiesa di Corinto aveva allontanato. Giunge persino a minacciare gravi sanzioni qualora le sue disposi­zioni non siano rispettate: "Quelli che disobbediscono alle parole di Dio, ripetute per mezzo nostro, sappiano che incorrono in una colpa e in un peri­colo non lievi" (Ibid., 59, in I Padri Apostolici, cit., p. 88).

 

12. Dunque, la storia ci dice che Clemente, Vescovo di Roma, suc­cessore di Pietro:

- interviene negli affari interni di una Chiesa, quella di Corinto, che, al pari di quella di Roma, aveva origini apostoliche.

- interviene mentre è ancora vivo Giovanni, uno degli Apostoli.

- interviene minacciando sanzioni se non viene obbedito.

 

13. Come non ricordare, proprio in questo episodio, l'applicazione di quel potere di "legare e sciogliere" che Gesù aveva conferito a Pietro e che in questa occasione viene esercitato dal suo legittimo successore?

 

14. La lettera di Clemente, che rivela il ruolo preminente del Vescovo di Roma su un'altra Chiesa, viene conservata con cura dalle comunità cristiane primitive, tanto è che nell'anno 170, il vescovo di Corinto, Dionigi, scrive a papa Sotero informandolo che quello scritto era letto nella celebrazione eucaristica domenicale.

 

15. Nel I secolo, quando la Chiesa era una, sembra certo che il Vescovo di Roma esercitasse il suo "Primato" non solo dal punto di vista onorifico, ma anche e soprattutto nel governo della Chiesa. La storia ci offre altri dati.

 

16. Nel secondo secolo, il ruolo di governo e di guida del Romano Pontefice era pacificamente accettato nella Chiesa intera. Lo attesta una serie di documenti di incomparabile valore.

 

17. Per brevità citiamo soltanto Ireneo (ca 140-ca 200), vescovo di Lione, che nella sua famosissima opera Adversus haereses, scritta per confutare le dottrine eretiche, riferendosi alla Chiesa di Roma, ci lascia scritto: "Infatti, con questa Chiesa, in ragione della sua origine più eccel­lente, deve necessariamente essere d'accordo ogni Chiesa, cioè i fedeli che vengono da ogni parte... essa nella quale per tutti gli uomini sempre è stata conservata la Tradizione che viene dagli Apostoli" (S. IRENEO DI LIONE, Contro le eresie egli altri scritti, 111, 3) 2, a cura di Enzo Bellini, Jaca Book, Milano 1981, p. 218).

 

18. È difficile trovare un documento più chiaro riguardante le con­vinzioni dei primi cristiani in merito al Primato della Chiesa di Roma. Con questa Chiesa, cioè con la Chiesa Cattolica, deve rimanere in comu­nione ogni cristiano, da qualunque parte provenga, occidentale od orien­tale.

 

19. Sono parole che bene farebbero a leggere Protestanti, Angli­cani e anche Ortodossi, tutti allontanatisi dalla Chiesa di Roma nel corso dei secoli.

 

20. Anche nel terzo e nel quarto secolo il Primato della Chiesa di Roma non veniva posto in discussione dai Cristiani. Tra i documenti che lo attestano, ricordiamo le parole che sant'Agostino, vescovo di Ippona, rivolge a quanti, come al suo tempo i Donatisti, avevano abbandonato l'unità con la Chiesa Cattolica: "Voi sapete che cos'è la Chiesa cattolica: è la vite di cui voi siete i tralci tagliati... Perciò affrettatevi a ritornare per essere nuovamente innestati sulla vera vite. Poiché infatti la vera vite è là dove è la sede di Pietro, quella sede di cui noi conosciamo la serie autentica dei titolari. Ivi è la pietra contro la quale non prevarranno le porte dell'in­ferno" (S. AGOSTINO, Psalmus contra partem Donati, del 394).

 

21. Ai tempi di s. Agostino, quando non s'era verificata la scissione tra Cristiani d'Occidente e d'Oriente, coloro che abbandonavano la Chiesa cattolica venivano invitati a "ritornare per essere nuovamente inne­stati sulla vera vite", vera vite che coincideva con la cattedra di Pietro. Per il santo vescovo di Ippona, le parole di Cristo: "le porte degli inferi non prevarranno" erano state rivolte alla Chiesa cattolica, alla Chiesa di Roma, dov'era la sede di Pietro e dei suoi successori.

 

22. Questo invito conserva tutto il suo valore. Oggi un cattolico lo rivolge, forte della tradizione della Chiesa, a quei Cristiani che non sono in comunione con la Cattedra di Pietro, cioè con la Chiesa Cattolica.

 

23. La storia ci insegna che i Pontefici di Roma hanno esercitato il loro Primato, che comprendeva anche il governo della Chiesa, ben prima che si verificasse la scissione dolorosa del 1054, che separò l'Oriente dal­l'Occidente cristiano.

 

24. Sempre per ragioni di brevità, qui ricordiamo solo che Papa Vittore (189-199) decide di scomunicare le Chiese d'Asia che non si accordavano con la Chiesa di Roma nella definizione della data della celebrazione della Pasqua.

 

25. Il fatto è di rilevante importanza. Infatti, nessun vescovo, tranne quello di Roma, il Papa, poteva attribuire a se stesso un potere come questo: scomunicare tutte le Chiese di un'intera regione. Siamo di fronte all'esercizio di quel potere di legare e di sciogliere affidato da Gesù a Pietro e tramandato ai suoi successori. Un potere che nessuno osa contestare, quando la Chiesa era una.

 

26. Ma la storia ci offre anche altri dati interessanti. Essa ci con­sente di conoscere ciò che, in merito al Primato di Pietro, i predecessori degli attuali vescovi e patriarchi dell'Oriente cristiano, ora separati da Roma, confessavano prima della dolorosa scissione. Erano anch'essi con­vinti che si trattasse solo di un Primato d'onore e non invece di giurisdi­zione? A questa domanda rispondono i documenti che ci sono pervenuti dai primi Concili della Chiesa, riconosciuti come validi anche dagli attuali vescovi dell'Oriente scismatico.

 

27. I primi quattro Concili si svolgono tutti in Oriente, convocati dall'Imperatore. Il Papa non vi partecipa, ma manda suoi rappresentanti.

 

28. L'esame dei documenti approvati dai Concili non lascia alcun dubbio sul riconoscimento del Primato di Pietro, sulle prerogative di questo Primato, sul ruolo di guida, di comando e di governo dell'intera Chiesa esercitato dal Vescovo di Roma, riconosciuto ed accettato da tutta la Chiesa. Ecco qualche esempio.

 

29. Il Credo approvato dal primo Concilio ecumenico di Nicea (325), alla presenza di oltre 300 vescovi dell'Oriente, è firmato per primo da Osio, vescovo di Cordoba, e da due presbiteri romani. I tre erano i rappresentanti del papa Silvestro.

 

30. Nel terzo Concilio ecumenico, tenuto ad Efeso nel 431, il rap­presentante del Papa, il presbitero Filippo, pronuncia memorabili parole che, vera e propria esposizione dottrinale del Primato di Pietro, sono accolte in deferente silenzio da tutta l'assemblea: "Nessuno dubita, o Piuttosto è un fatto noto in tutti i secoli, che il santo e beatissimo Pietro, il pescatore e capo degli Apostoli, colonna della fede e fondamento della Chiesa cattolica, ricevette da nostro Signore Gesù Cristo, Salvatore e Redentore delgenere umano, le chiavi del regno e che a lui è stato dato il potere di legare e di sciogliere. E Pietro, fino a questo tempo e per sempre vive e Giudica nella persona dei suoi successori. Ora appunto il suo successore e sostituto legittimo, il nostro santo e beato papa Celestino, vescovo, ci ha mandato a questo Concilio per rapparesentarlo" (JOANNES DOMINI­CUS MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, vol. IV, ristampa anastatica, Graz 1960-1961, p. 1295).

 

31. Non meno significativa risulta essere la lettera inviata dal papa Celestino al suddetto Concilio: "Nella nostra sollecitudine noi abbiamo mandato i nostri santi fratelli e colleghi nel sacerdozio, i vescovi Areadio e Proietto insieme con il prete Filippo, uomini specchiatissimi e d'un solo sen­tire con noi, affinché intervengano nelle vostre discussioni ed eseguiscano ciò che già da noi è stato deciso. Siamo sicuri che la vostra santità si sentirà in dovere di uniformarsi alle loro decisioni" (Ibid., p. 1287).

 

32. Infine, ricordiamo il IV Concilio ecumenico, svoltosi a Calce­donia, in Turchia, nel 451. Il Papa Leone I Magno non vi partecipa, ma manda i suoi rappresentanti e pone come condizione che il Concilio venga presieduto da uno di essi, il vescovo Pascasino.

 

33. Alla seduta inaugurale si registra una dimostrazione del ruolo preminente del Romano Pontefice. Infatti, il rappresentante del Papa si oppone alla partecipazione al Concilio del Vescovo di Alessandria, Dio­scoro, con queste parole: "Abbiamo con noi le istruzioni del beato ed apo­stolico Vescovo della città dei Romani, il quale è capo di tutte le Chiese (qui est caput omnium Ecclesiarum), ed esse prescrivono che Dioscoro non deve partecipare al Concilio e se tenta di farlo deve essere espulso" (Ibid., vol. VI, pp. 580-581).

 

34. L'affermazione che il Vescovo di Roma è "capo di tutte le Chiese", pronunciata solennemente dinanzi a tutti dal legato pontificio, non scandalizza i presenti e nessuno la contesta, nemmeno il Patriarca di Costantinopoli, ivi presente, che, lo ricordiamo, era predecessore dell'at­tuale Patriarca di Costantinopoli che oggi non riconosce il pieno Primato di Pietro.

 

35. Abbiamo qualche argomento per trarre una conclusione. La documentazione fin qui esaminata ci porta ad affermare che, prima dello scisma di Costantinopoli dell'anno 1054, che darà vita alla Chiesa d'O­riente, il Primato di Pietro era riconosciuto da tutta la Chiesa, affermato dai Concili ai quali parteciparono i predecessori di quanti oggi lo conte­stano nella sua interezza.

 

36. La storia ci dimostra, con abbondanza di documenti, che si trattava di un Primato non solo di onore (come sarebbero disposti a rico­noscere tuttora le gerarchie della Chiesa ortodossa) ma di governo e di giurisdizione, come lo crede e lo esercita ancora oggi, come sempre ha fatto e continuerà a fare, la Chiesa Cattolica.

 

37. Ne consegue che, sulla base della documentazione storica in nostro possesso, è la Chiesa di Roma, cioè la Chiesa cattolica, che ha conservato intatta sia la dottrina sia il ruolo ed i compiti che Cristo ha affidato a Pietro e ai suoi successori.

 

38. È proprio dalla storia che ci giunge il permesso di affermare, con un notevole margine di certezza, che la sola Chiesa fondata da Cri­sto è quella cattolica, che fa capo al Vescovo di Roma.

 

39. Infatti, essa sola, tra tutte le Chiese oggi esistenti:

- ha origini che risalgono all'età apostolica, attraverso la successione dei sommi pontefici a partire da Simon Pietro, e dunque è stata fondata da Gesù Cristo;

- conserva intatto il Primato di Pietro, così come lo ha istituito il Signore e lo ha compreso ed esercitato la Chiesa primitiva. Primato non solo di onore ma di giurisdizione, cioè di governo della Chiesa intera;

- può dimostrare che questo Primato fu riconosciuto, accolto e accettato da tutta la Chiesa dell'antichità e fu sempre esercitato dai Papi.

- infine, può dimostrare che quanti negano l'esercizio del Primato di Pie­tro, quanti contestano il ruolo che ancora oggi ricopre il Papa, si sono allontanati dalla vera dottrina insegnata da Gesù Cristo, dalla sola Chiesa fondata dal Maestro e dalla consuetudine, cioè dalla Tradizione della Chiesa.

 

40. Il cattolico ha argomenti sufficienti per esporre, sostenere e difendere i motivi di credibilità della Chiesa cui appartiene.

 

"La Chiesa cattolica, considerata come istituzione reli­giosa, ha esercitato sulla società lo stesso influsso eserci­tato sul mondo dal cattolicesimo come dottrina, lo stesso influsso esercitato da nostro Signore Gesù Cristo sul­l'uomo. Infatti nostro Signore Gesù Cristo, la sua dot­trina e la Chiesa sono tre manifestazioni differenti di una stessa realtà, che è l'azione divina, che opera in maniera soprannaturale e simultanea nell'uomo e in tutte le sue facoltà, nella società e in tutte le sue istitu­zioni. Nostro Signore Gesù Cristo, il cattolicesimo e la Chiesa cattolica sono la stessa parola, la parola di Dio che risuona perpetuamente nei cieli". (JUAN DONOSO CORTES, Saggio sul cattolicesimo, il liberali­smo e il socialismo, Rusconi, Milano 1972, p. 127)

 

La vera religione

 

“L’uomo è per costituzione un animale reli­gioso”.

(EDMUND BURKE, Reflection on the Revolution in France)

 

1. È un dato di fatto che nel mondo esistono tante religioni. Può capitare che quanti si avvicinano a Dio restino sconcertati di fronte alle innumerevoli credenze, alla varietà di riti, alla diversità di convinzioni che riguardano Dio.

 

2. Naturalmente, il Cattolico sa bene che il Cristianesimo è una Religione rivelata da Dio e per questo motivo è la sola Religione vera. Ma conosce questa Rivelazione perché egli dà fiducia alla Chiesa e alla Parola di Dio, alla Bibbia. Non è così invece la posizione di quanti cre­dono in Dio ma non sono cristiani. Per questi ultimi la Bibbia e la Chiesa non hanno la stessa autorità di cui godono presso i Cattolici.

 

3. L'esistenza di numerose religioni è un fatto comprensibile. Gli uomini hanno sempre cercato di conoscere Dio, di rispettarne la volontà e soprattutto di rendergli un culto. Nel fare questo, hanno commesso errori, talvolta molto evidenti, che la stessa ragione umana può mettere in luce. L'esistenza di numerose credenze religiose è dovuta proprio a questi errori.

 

4. In questo capitolo ci proponiamo di gettare uno sguardo, molto superficiale, sui motivi di credibilità del Cristianesimo in rapporto alle altre religioni. Siamo convinti che sia possibile, dopo quanto detto nei capitoli precedenti, cogliere la ragionevolezza del Cristianesimo anche attraverso l'evidenziare gli errori delle altre credenze.

 

5. Siamo debitori, per una buona parte di questo capitolo, delle informazioni ricavate dalla serie di video-cassette apologetiche, pubblitata dall'editrice Mimep-Docete, specialmente da quella intitolata "La vera religione"

 

L'uomo religioso

 

6. È un dato ormai accertato che l'uomo è sempre stato un essere religioso. Mircea Eliade, uno dei massimi, se non il più grande, storico delle religioni della nostra epoca, scriveva che "Essere uomo significa essere religioso" e a quanti gli domandavano perché gli uomini sono religiosi rispondeva "Gli uomini sono religiosi perché sono intelligenti" (MIRCEA ELIADE, Storia delle credenze e delle idee religiose, Firenze 1983, vol. I, pag. 6).

 

7. Da quando l'uomo è apparso sulla terra, egli è sempre stato un essere religioso. La storia dei popoli ci insegna che, fino al XVIII secolo, tutte le civiltà, tutte le culture, tutte le convinzioni ed il pensiero umano - tranne in rari e singoli casi - erano innervate di profonda religiosità.

 

8. L'antropologia culturale, quella disciplina che studia le caratteri­stiche culturali dei vari gruppi umani, conferma il dato che abbiamo sopra indicato. Jean Servier, etnologo di fama mondiale, scrive: "L'idea di un Dio unico, eterno, increato, padrone della vita, origine e termine dell’avventura umana, è presente in tutte le civiltà umane" (JEAN SER­VIER, L'uomo e l'invisibile, Rusconi, Milano 1973, p. 121).

 

9. Questo dato della moderna antropologia culturale era già cono­sciuto ai tempi di Aristotele (384-322 a.C.), nella cui opera "De coelo et mondo" noi possiamo leggere: "Tuttigli uomini hanno la convinzione che esistonogli déi" (I, 3, 270b, 5-6).

 

10. È bene sapere, come ha detto il filosofo Henri Bergson, che sono esistite nel passato - e si possono trovare ancora oggi - società o gruppi umani che non hanno né scienza, né arte e nemmeno filosofia. Ma non è mai esistita alcuna società che non avesse una sua religione, cioè un rapporto con il Divino" (H. BERGSON, Les deux sources de la morale et de la religion, PUF, Paris 1995, p. 105).

 

11. Sono affermazioni supportate da dati ormai pacificamente accettati dalla paleoantropologia e dall'antropologia culturale. In Cri­mea, sul Monte Carmelo in Israele, in Uzbekistan sono state trovate molte tombe che risalgono a 50/100.000 anni prima di Cristo. Siamo nell'epoca dell'Uomo di Neandertal, quando non esisteva alcuna forma di scrittura. Siamo, pertanto, in piena preistoria.

 

12. Jean Servier ha studiato queste tombe e ci ha detto che presso i popoli preistorici "non vi è mai stato un sotterramento frettoloso di una carogna ingombrante oppure di una carcassa inutile". A quei tempi l'uomo credeva già ad una forma di sopravvivenza dopo la morte, dun­que possedeva una credenza tipicamente religiosa.

 

13. Recentemente, in Australia, sono state scoperte tracce di uomini vissuti 170.000 anni fa. Sono state ritrovate migliaia di piccole incisioni su una roccia a sud-ovest di Darwin. Gli studiosi sono convinti che avessero uno scopo di culto, cioè religioso. Ma sono stati trovati anche grani di ocra rossa, usata da tutti gli uomini preistorici per pitture rituali, segno di credenze religiose, che ritraggono i corpi dei defunti.

 

14. Non solo il mondo della preistoria, ma anche quello della sto­ria è pieno di segni e di tracce della religiosità dell'uomo. Templi, monu­menti, resti sepolcrali per giungere, attraverso millenni, fino alle nostre splendide cattedrali. Il mondo è colmo di opere che mostrano la profonda religiosità dell'essere umano.

 

15. L'ateismo, come fenomeno sociale, nasce soltanto 200 anni fa, con la Rivoluzione francese. Resta un fenomeno tipico dell'epoca mo­derna e pare sia già in declino nel mondo post-moderno, dove sta nascendo una nuova religiosità. È bene che un cattolico, impegnato nel­l'opera di evangelizzazione, sappia che la negazione di Dio è un dato relativamente recente, non è affatto naturale e scontato nella storia del genere umano, essendo l'uomo, al contrario, un essere strutturalmente religioso.

 

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