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Meditazioni per l'Avvento-Natale 2009 fino all'Epifania

Ultimo Aggiornamento: 09/01/2010 16:04
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10/12/2009 11:44
 
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13 dicembre: III Domenica di Avvento (Gaudéte)

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Sequéntia sancti Evangélii secúndum Ioánnem (1, 19-28)


In illo témpore: Misérunt Iudæi ab Ierosólymis sacerdótes et levítas ad Ioánnem, ut interrogárent eum: Tu quis es? Et conféssus est, et non negávit: et conféssus est: Quia non sum ego Christus. Et interrogavérunt eum: Quid ergo? Elías es tu? Et dixit: Non sum. Prophéta es tu? Et respóndit: Non. Dixérunt ergo ei: Quis es, ut respónsum demus his, qui misérunt nos? Quid dicis de te ipso? Ait: Ego vox clamántis in desérto: Dirígite viam Dómini, sicut díxit Isaías prophéta. Et qui missi fúerant, erant ex pharisæis. Et interrogavérunt eum, et dixérunt ei: Quid ergo baptízas, si tu non es Christus, neque Elías, neque prophéta? Respóndit eis Ioánnes, dicens: Ego baptízo in aqua: médius áutem vestrum stetit, quem vos nescítis. Ipse est, qui post me ventúrus est, qui ante me factus est: cuius ego non sum dignus ut solvam eius corrígiam calceaménti. Hæc in Bethánia facta sunt trans Iordánem, ubi erat Ioánnes baptízans.

Laus tibi, Christe.


***

Traduzione italiana conforme alla versione CEI 2008


In quel tempo: i Giudei inviarono [a Giovanni] da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose:
«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore,
come disse il profeta Isaia».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.


Parola del Signore!


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Omelia di don Paolo Curtaz

Sei la gioia di Dio!

Cammino di sopravvivenza al natale, terza tappa.

Alzare lo sguardo, quindi, senza lasciare che la vita appesantisca il cuore poi – come ci dice il Battista – spianare i colli dell'arroganza, riempire i crateri dello scoraggiamento ed elaborare un pensiero lineare e semplice. La gente che da Gerusalemme è scesa nei pressi di Gerico a vedere questo profeta ardente di passione resta turbata, scossa. E se avesse ragione lui? Qualcuno, timidamente si avvicina al profeta e chiede: "Che cosa dobbiamo fare?".

"Che cosa dobbiamo fare?" è anche la domanda che sorge nel nostro cuore quando ci guardiamo dentro, quando lasciamo che il silenzio evidenzi, smascheri la nostra sete di felicità e di bene, quando una tragedia ci ridesta alla durezza e alla verità della vita, quando vogliamo preparaci ad un natale che non resti solleticazione emotiva ma diventi conversione e luce e pace.

"Che cosa dobbiamo fare?" e il mondo ci risponde: "Sistemati, lavora, guadagna, riposati, curati, regalati, lasciati andare, emozionati, sballa..." tutte cose piuttosto vere. Ma saranno poi davvero capaci di riempire il cuore? Dove avete puntato la prua della vostra nave? Quale strada state percorrendo? Vi porterà davvero alla felicità? E se il mondo non spesse – sul serio – darci risposte? E per mascherare questo vuoto lo riempisse di parole?
Giovanni risponde in maniera dolce e sorprendente: consigli spiccioli, all'apparenza banali, ben diversi dai proclami che ci aspetteremmo, dalle scelte radicali che dovrebbe proferire: "condividete, non rubate, non siate violenti..." Tutto lì?

Restiamo stupiti, un po' delusi. Ma Giovanni ha terribilmente ragione: dalle cose piccole nasce l'accoglienza. Perché forse anche a voi, come a me, succede di immaginarmi, anche nella fede, capace di improbabili eroismi: partirò in Africa volontario – e intanto non vedo la mia dirimpettaia anziana sola – andrò una settimana in monastero nel silenzio – e intanto non trovo neppure cinque minuti di preghiera al giorno – dedicherò del tempo alla riflessione – e non ho neppure il coraggio di depennare qualche riunione dall'agenda al collasso... No, amici Giovanni ha ragione, fai bene ciò che sei chiamato a fare, fallo con gioia, fallo con semplicità e diventa profezia, strada pronta per accogliere il Messia. Era normale per i pubblicani rubare, normale per i soldati essere prepotenti ed ecco che la parola li riconduce alla semplicità dell'essere uomini. Diventa eroico, anche oggi, essere integerrimi nell'onestà sul lavoro, profetico essere persone miti in un mondo di squali.

La gente è turbata: Giovanni è un uomo buono, mostra loro una strada semplice, dà loro retta... che sia lui il Messia? Ed ecco la notizia: arriva uno più forte che battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Arriva il Cristo, è lui la risposta al cosa dovete fare, è lui colui che brucia dentro, che dà forza. Giovanni ancora non lo conosce eppure il suo cuore pulsa di gioia. Gesù è fuoco, non pia devozione, non bella abitudine, non saggezza da seguire. Fuoco, fuoco, fuoco che brucia, che inquieta, che scalda, che illumina, che turba nel profondo, che scardina, che riempie. Vi ricordate cosa diceva santa Caterina da Siena? "Se sarete ciò che dovrete essere metterete fuoco in Italia e nel mondo intero!" e sempre diceva la santa senese: "la mia natura è fuoco!", lo Spirito Santo che Gesù ci ha mandato è fuoco, possibile che come cattolici non ci sentiamo ardere dentro? Giovanni allora già ne assapora la presenza, già ne coglie la statura immensa, inattesa, sconcertante. Eppure lui, il più grande tra i nati da donna, verrà ucciso per il ballo sensuale di un'adolescente, ucciso da un re fantoccio suddito dei propri desideri e del giudizio della gente. Ma è felice, comunque, sin d'ora.

Giovanni ha già il cuore colmo di gioia anche se ancora aspetta, anche se ancora non vede. Ma già gioisce. L'annuncio che vi faccio, la "buona novella" in mezzo a tante orribili notizie che ci raggiunge è proprio questa: Dio ti ama e te lo dimostra in Gesù Cristo. Accogliere Gesù è avere il cuore pieno di gioia. La fede cristiana è anzitutto gioia. Non gioia semplice, sciocca, ingenua. Mediteremo a lungo, fra qualche mese, di come la gioia cristiana sia una tristezza superata, sia una gioia conquistata a caro prezzo...

Nel frattempo Paolo dice ai Filippesi e a noi: "rallegratevi nel Signore sempre!"; aggiunge che la nostra gioia deve essere nota a tutti, cioè che la gente deve pensare ai cristiani come gente serena e piena di luce! Per Paolo, che pure di cose tristi ne subisce e ne vede, la pace che viene da Dio custodisce i nostri cuori.Ma se la mia vita è un calvario? Se proprio la sofferenza è la nota dominante della mia vita? Se la depressione o la solitudine hanno minato alla radice il mio buonumore? Perché mai devo essere felice?

La risposta di Sofonia, profeta vissuto nel 640 a.C., è bruciante: "Il Signore tuo Dio... esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore". Sii felice: tu sei la gioia di Dio! Sii felice: Dio ti ama teneramente con il suo amore ed è il suo amore che ti rinnova, ti cambia. Tutta la Bibbia, tutta l'esperienza di Israele prima e della Chiesa poi dice questo: sei amato, il vero volto di Dio è uno sguardo di bene e di amore che ti ricostruisce.
Natale si avvicina e siamo invitati a riscoprire questo atteggiamento fondante della fede cristiana: non come sforzo ma come consapevolezza; siamo la gioia del nostro Dio e questo riempie la nostra vita di gioia per essere discepoli di colui che è fuoco e dona lo Spirito...


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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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