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Quello che non si sa sul bombardamento di Hiroshima e di Nagasaki

Ultimo Aggiornamento: 06/08/2015 16.50
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Una storia di cui si sapeva solo una eco lontana, finalmente ora se ne sa di più....

Il Santo Rosario e la bomba atomica di Hiroshima
 


Su Hiroshima è caduta una bomba atomica.

Lo scopo era di annientare Hiroshima per distruggere il potere militare giapponese.

Ma la Madonna, la Regina del Rosario, ha protetto miracolosamente una piccola comunità di quattro padri gesuiti, che vivevano nella casa parrocchiale, a soltanto otto isolati dal centro dell’esplosione. Padre Hubert Schiffer aveva 30 anni elavorava nella parrocchia dell’Assunzione di Maria, a Hiroshima. Ha dato la sua testimonianza davanti a decine di migliaia di persone: “Attorno a me c’era soltanto una luce abbagliante. Tutto a un tratto, tutto si riempì istantaneamente da una esplosione terribile. Sono stato scaraventato nell’aria. Poi si è fatto tutto buio, silenzio, niente. Mi sono trovato su una trave di legno spaccata, con la faccia verso il basso. Il sangue scorreva sulla guancia. Non ho visto niente, non ho sentito niente. Ho creduto di essere morto. Poi ho sentito la mia propria voce. Questo è stato il più terribile di tutti quegli eventi. Mi ha fatto capire che ero ancora vivo e ho cominciato a rendermi conto che c’era stata una terribile catastrofe! Per un giorno intero i miei tre confratelli ed io siamo stati in questo inferno di fuoco, di fumo e radiazioni, finché siamo stati trovati ed aiutati da soccorritori. Tutti eravamo feriti, ma con la grazia di Dio siamo sopravvissuti”.

Nessuno sa spiegare con logica umana, perché questi quattro padri gesuiti furono i soli sopravvissuti entro un raggio di 1.500 metri. Per tutti gli esperti rimane un enigma, perché nessuno dei quattro padri è rimasto contaminato dalla radiazione atomica, e perché la loro casa, la casa parrocchiale, era ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno erano state distrutte e bruciate. Anche i 200 medici americani e giapponesi che, secondo le loro stesse testimonianze, hanno esaminato padre Schiffer, non hanno trovato nessuna spiegazione a perché mai, dopo 33 anni dallo scoppio, il padre non soffriva nessuna conseguenza dell’esplosione atomica e continuava a vivere in buona salute. Perplessi, hanno avuto tutti sempre la stessa risposta alle tante loro domande: “Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario.” Ecco il messaggio pieno di speranza di Hiroshima: La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica! Oggi, nel centro della città ricostruita di Hiroshima, si trova una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, che si prega in questa chiesa giorno e notte.




Un altro racconto di padre Schiffer aggiunge che avevano appena finito di dire Messa, e si erano recati a fare colazione, quando la bomba cadde:
"Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l'aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l'aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d'autunno."

 Quando riaprì gli occhi, egli, guardandosi intorno, vide che non vi erano più edifici in piedi, fatta eccezione per la casa parrocchiale. Tutti gli altri in un raggio di circa 1,5 chilometri, si racconta, morirono immediatamente, e quelli più distanti morirono in pochi giorni per le radiazioni gamma. Tuttavia, il solo danno fisico che padre Schiffer accusò, fu quello di sentire alcuni pezzi di vetro dietro il collo. Dopo la resa del Giappone, i medici dell’esercito americano gli spiegarono che il suo corpo avrebbe potuto iniziare a deteriorarsi a causa delle radiazioni. Con stupore dei medici, il corpo di padre Schiffer sembrava non contenere radiazioni o effetti dannosi della bomba. In realtà, egli visse per altri 33 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti gli otto membri della comunità dei Gesuiti di Hiroshima erano ancora in vita. Questi sono i nomi degli altri sacerdoti gesuiti che sopravvissero all'esplosione: Fr. Hugo Lassalle, Fr. Kleinsorge, Fr. Cieslik.

Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, dove un convento francescano - "Mugenzai no Sono" ("Giardino dell'Immacolata") - fondato da San Massimiliano Kolbe rimase illeso come a Hiroshima. Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la sopravvivenza degli otto gesuiti all'esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.

Sapevate che nel 1945 il 70% dei cattolici giapponesi viveva a Nagasaki? Era “la città cattolica del Giappone”.

Testimonianza del prof. Hikoka Vanamuri – sopravvissuto di Hiroshima nel 6 agosto 1945 ( tratto da: nelcuoredimaria ): Hikoka Vanamuri, già professore all'Università di Tokio in filosofia, è stato intervistato in occasione del suo pellegrinaggio a Fatima, e così ha risposto: «Non tornerò in Giappone. Dopo anni di studi, dopo anni di meditazione ho compreso che la vita nell'atmosfera viziata di Buddha è rimasta un’inacidita testimonianza storica di paganesimo vociferante e mi sono convertito alla religione cattolica. La decisione l'ho presa dopo lo scoppio della bomba atomica su Hiroshima. Ero a Hiroshima per una ricerca storica. Lo scoppio della bomba mi trovò in biblioteca. Consultavo un libro portoghese e mi venne sott'occhio l'immagine della Madonna di Fatima. Mi sembra che questa si muovesse, dicesse qualcosa. All'improvviso una luce abbagliante, vivissima mi ferì le pupille. Rimasi impietrito.

Era accaduto il cataclisma. Il cielo si era oscurato, una nuvola di polvere bruna aveva coperto la città. La biblioteca bruciava. Gli uomini bruciavano. I bambini bruciavano. L'aria stessa bruciava. Io non avevo portato la minima scalfittura. Il segno del miracolo era evidente. Non riuscivo tuttavia a spiegare quello che era successo. Ma il miracolo ha una spiegazione? Non riuscivo nemmeno a pensare. Solo l'immagine della Madonna di Fatima mi splendeva su tutti i fuochi, sugli incendi, sulla barbarie degli uomini. Senza dubbio ero stato salvato perché portassi la testimonianza della Vergine su tutta la terra. Il dott. Keia Mujnuri, un amico dal quale mi recai quindici giorni dopo stabilì attraverso i raggi X che il mio corpo non aveva sofferto scottature. La barriera del mistero si frantumava. Cominciavo a credere nella bellezza dell'amore. Imparai il catechismo ma sul cuore tenevo l'immagine di Lei, il canto soave di Fatima. Desideravo il Signore per confessarmi, ma lo desideravo per mezzo di Sua Madre».


Tratto da: La Signora di tutti i Popoli

[Modificato da Caterina63 06/08/2015 16.46]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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  Quello che su Hiroshima (e Nagasaki) ancora non dicono

hiroshima

A settant’anni dallo sgancio dall’atomica su Hiroshima, avvenuto com’è noto il 6 agosto 1945 alle ore 8:45, c’è aspettarsi – oltre alla doverosa commemorazione delle 80.000 vittime – una prevedibile ondata di retorica che nulla aggiungerà, sul versante storico, alla conoscenza di fatti drammatici che pure, a distanza di decenni, esigerebbero riflessioni più profonde e che, soprattutto, presentano ancora lati poco noti, per non dire sconosciuti. Non tutti, per fare un esempio, sanno che le due bombe atomiche sul Giappone vennero sganciate sì per volontà del presidente Harry Truman (1884-1972) e del colonnello Henry Stimson (1867-1950), ma con la netta opposizione non solalmente degli scienziati ma pure dei vertici militari, a partire dal generale Leslie Groves (1896–1970), responsabili dello sviluppo della bomba atomica.

Se non tutti sono a conoscenza di queste divergenze sul ricorso all’atomica – divergenze che la dicono lunga sull’effettiva necessità strategica e politica di radere al suolo quelle due città -, ancora meno conosciuto è un altro aspetto, oggettivamente inquietante, vale a dire il fatto che nei centri Hiroshima e Nagasaki viveva la stragrande maggioranza dei cattolici presenti in Giappone. C’è chi naturalmente osserva come la scelta di bombardare proprio quelle città sia stata determinata da esigenze anzitutto strategiche, e che Nagasaki fu rasa al suolo dopo che furono scartati, per ragioni meteorologiche, i centri di Nakamura e Kokura; comunque sia, è storicamente fuori discussione come a fare le spese dei micidiali ordigni sia stata, più di tutte, la comunità cristiana. Eppure, curiosamente, non lo si ricorda mai.

Un terzo aspetto, altrettanto sconosciuto su Hiroshima e Nagasaki, riguarda quelli che potrebbero essere ritenuti dei miracoli. Il primo riguarda, appunto, la città di Hiroshima, le cui abitazioni furono in gran parte rase al suolo dalla bomba tranne pochi edifici fra i quali quello che ospitava una comunità di otto padri gesuiti: la cosa fu tanto più straordinaria se si pensa che stiamo parlando di un presbiterio adiacente alla chiesa parrocchiale che si trovava – com’è accertato – sostanzialmente a meno di un miglio di distanza dal punto di detonazione di “Little Boy”, dunque ampiamente compreso nel suo raggio infernale. Nel 1976 padre Hubert Schiffer, uno dei superstiti, registrò la sua testimonianza con gli altri sopravvissuti, incredibile ma vero, tutti ancora in vita.

Un evento simile accadde pure nella città di Nagasaki, nella quale la bomba sganciata tre giorni dopo per piegare un Giappone che ostinatamente rifiutava la resa, vide resistere alla devastazione dell’ordigno – anche grazie alla protezione di un piccolo monte – il convento francescano fondato da san Massimiliano Kolbe (1894-1941).
Furono, questi di Hiroshima e Nagasaki, davvero due miracoli? Come spesso accade e come i credenti ben sanno, Dio predilige manifestazioni che potremmo definire moderate, cioè abbastanza luminose per innescare il dubbio della propria origine divina ma non eccessive, per non alterare la libertà, da parte degli uomini, di credere mossi da fede autentica e non perché costretti dall’evidenza. Ragion per cui non si vuole, qui, presentare questi eventi come prove di nulla se non del fatto che neppure pagine orribili della storia possono eliminare del tutto la Speranza.

giulianoguzzo.com





Fraternamente CaterinaLD

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(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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