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Se avete desiderio di capire che cosa insegna la Bibbia che il Magistero della Santa Chiesa, con il Sommo Pontefice ci insegna, questo Gruppo fa per voi. Non siamo "esperti" del settore, ma siamo Laici impegnati nella Chiesa che qui si sono incontrati da diverse parti d'Italia per essere testimoni anche nella rete della Verità che tentiamo di vivere nel quotidiano, come lo stesso amato Giovanni Paolo II suggeriva.
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Castelgandolfo e le vacanze dei Pontefici

Last Update: 10/21/2016 3:34 PM
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Castelgandolfo e i Papi

Il Castello e le Ville Pontificie dall'imperatore Domiziano a Benedetto XVI. Aneddoti e curiosità, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale. Le foto esclusive.

Il mantra dei romani: "Il Papa è a Castello"

16/07/2010

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Benedetto XVI nel giardino della Villa

 

 

A Roma avvisano: “Il Papa è a Castello”. Lo dicono da sempre, come un matra ordinario e regolare. O almeno lo dicevano finché Giovanni Paolo II cominciò a fare la vacanze anche altrove sulle Alpi. E anche Benedetto XVI per qualche anno ha seguito la tradizione recente di Karol Wojtyla. Ma quest’anno ha deciso di tornare alla tradizione antica quando i Papi raggiungevano la Villa affacciata sul lago di Castelgandolfo.

 

 

    
Perché abbia deciso così Joseph Ratzinger non è dato saperlo, almeno ufficialmente. Qualcuno ha detto che voleva dare un segnale di sobrietà per via della crisi economica. Altri hanno fatto sapere che Benedetto XVI voleva stare in assoluta tranquillità, per scrivere le pagine del nuovo libro a cui sta lavorando, un testo che completa la trilogia su Gesù di Nazareth, questa volta sulla infanzia di Gesù. E poi che avrebbe anche messo mano alla bozza della nuova enciclica, anche questa per completare la trilogia sulle virtù teologali: dopo la carità e la speranza ecco la fede.


     Il Papa ama passeggiare nell’immenso giardino della Villa, può leggere, pregare in assoluta tranquillità.

Alla fine di settembre incontrerà alla Villa, come di consueto i suoi compagni di scuola e i suoi studenti del periodo in cui era professore in Germania. E’ un colloquio importante, una sorta di seminario che serve per fare il punto sulla teologia attuale. La gente di Castelgandolfo è contenta che il Papa stia lì per tutta l’estate accanto a loro. Alla domenica il cortile della Villa si riempie per la recita dell’Angelus. La presenza del Papa ha anche un ritorno economico per l’economia della zona.

 

 

     Il 15 agosto il Papa esce dalla Villa e va a celebrare la messa nella piccola chiesa sulla piazza principale del Paese. Una volta i Papi passeggiavano per il borgo.

Pio IX andava per i vicoli e entrava anche nelle case
e spesso sollevava il coperchio della pentola sui fornelli per saggiare la consistenza del brodo. E se vedeva che il cibo non era sufficiente lasciava un po’ di denaro alla famiglia. In questo dossier raccontiamo il Castello, la Villa e i suoi speciali inquilini.


Il Castello e le Ville Pontificie dall'imperatore Domiziano a Benedetto XVI. Aneddoti e curiosità, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale.

La villa di Domiziano

16/07/2010


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Anche Giovanni Paolo II sulla terrazza sul lago di Castelgandolfo


Era la grandiosa residenza di campagna dell’Imperatore Domiziano
che si estendeva attorno al lago di Albano. Le due sponde erano occupate dalla sue ville. C’erano palazzo portici e teatri. Le Ville Pontificie del complesso di Castelgandolfo sono state costruite sui resti della parte centrale della residenza dell’Imperatore. Secondo alcuni studiosi dove si trova ora il Palazzo papale era il centro dell’antica Albalonga.


La Villa dominava il mar Tirreno e la collina era stata tagliata in tre grandi terrazze che finivano sul mare. Il criptoportico dove oggi il Papa passeggia al coperto  era lungo in origine oltre 300 metri. Adesso ne rimangono solo circa 120. Gli altri imperatori non si interessarono però alla grandiosa villa e preferirono scegliersene altre. Adriano si fece costruire la Villa di Tivoli. La storia tace fino al 1200 quando sulle rovine di Albalonga la famiglia genovese dei Gandofi (da cui il nome di Castegandolfo) eresse appunto una rocca quadrata con in piccolo cortile interno, che c’è ancora.

    Nel 1596 papa Clemente VIII con la Bolla dei Baroni prese possesso del castello, togliendolo ai Savelli che l’avevano presa ai Galdolfi. Insomma quella Rocca passò in molte mani in tre secoli finché il Papa con un decreto del Concistori dei cardinali e nel 1604 lo dichiarò “patrimonio inalienabile della Santa Sede”. Paolo V portò l’acqua con l’acquedotto che le attingeva dal Malafitto, una sorgente sulle montagne intorno e bonificò la zona prosciugando un laghetto.

Urbano VIII, Papa Barberini, eletto nel 1623 fu il primo Papa che decise di villeggiare stabilmente a Castelgandolfo.
Fece restaurare la Rocca e costruire l’ala del palazzo che guarda il lago, a sinistra dell’attuale facciata. E si cominciò ad ampliare il giardino e ad affrescare gli interni. Alessandro VII, Papa Chigi, costruì l’altra ala a destra del portone quello che guarda verso il mare.


Ma fu Clemente XIV ad acquistare la villa accanto, Villa Cybo, e il parco di tre ettari. Nel 1870 con la presa di Porta Pia e la fine dello Stato Pontificio la residenza papale di Castelgandolfo finì dimenticata, perché, nonostante la “Legge delle Guarentigie” l’aveva inclusa tra le pertinenze del Papa, i Pontefici non uscirono più dal Vaticano, nemmeno per andare in vacanza a Castelgandolfo.

 

[Edited by Caterina63 7/14/2013 4:27 PM]
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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Il Castello e le Ville Pontificie dall'imperatore Domiziano a Benedetto XVI. Aneddoti e curiosità, fino alla tragedia della seconda guerra mondiale. Le foto esclusive.

I Papi in vacanza

16/07/2010



Pio XII accarezza due agnelli hjyp.jpgnel giardino della Villa nel 1955


Dove andavano in vacanza i Papi prima di Castelgandolfo?


Intanto ci andavano e amavano soprattutto la campagna. Eugenio III, eletto nel 1145, si fece costruire un palazzetto a Segni per le vacanze dove si recarono in seguito molti pontefici. Innocenzo IV (1243) preferiva Anagni, il suo predecessore Gregorio IX nel 1235 si fece  costruire anche lui una casa di campagna a Terni. Martino V Colonna d’estate andava nel castello di Genazzano. Ma non durò molto.

Già con Paolo II nel 1464 i Pontefici scelgono qualche luogo di Roma, che allora non era considerato città, ma campagna. Sisto IV a Torre in Pietra, oggi borgata sull’Aurelia verso il mare e nel castello di caccia alla Magliana. Clemente VII Medici (1523) sale a Villa Madama, sulla pendici di Monte Mario oggi piena città, ma allora lontana dal centro. Paolo III Farnese sale per la prima volta ai Castelli Romani a Frascati. Lo fa anche Gregorio XIII (1572).

Sisto V (1585) invece sceglie il Quirinale, che allora era un modesto palazzotto del cardinale Luigi D’Este. Lo fa sistemare e ampliare, costruisce la piazza e vi mette l’attuale fontana. Con Sisto V il Quirinale diventa abitazione dei Papi per buona parte dell’anno.

    Con il cardinale Barberini, Urbano VIII, la scelta di Castelgandolfo è praticamente definitiva. Il 10 maggio 1626, finiti i lavori di restauro della vecchia Rocca, parte per la villeggiatura. Allora era davvero un lungo viaggio, che durava un giorno con due fermate per abbondanti libagioni, la prima Tor di Mezza Via, praticamente oggi dentro Roma, dai Marescotti e la seconda alle Frattocchie, prima di Albano, dove fino a qualche anno c’era la famosa scuola quadri del Pci, dai Colonna.

Il Papa viaggiava su una carrozza trainata da sei cavalli
, scortato dai svizzeri, preceduto da un cavaliere che portava la croce e seguito dalla corte. In tutto viaggiavano circa 150 persone. Emilio Bonomelli, che per molti anni a metà del Novecento è stato direttore delle Ville Pontificie, descrive questo straordinario viaggio in un libro sulle vacanze dei Papi nella storia, ormai introvabile. Prima erano andati a Castelgandolfo cuochi, panettieri, camerieri, maestri di tavola e di vino, per dar da mangiare a tutta quella gente che, scrive Bonomelli, “era di gagliardo appetito” dal momento che le istruzioni sul cibo non prevedevano mai meno di una decina di portate per ogni pranzo ordinario.

Quando gli abitanti di Castelgandolfo avvistavano il polverone del corteo, che si rimetteva in moto dalla Frattocchie, cominciavano a suonare le campane. Oggi Benedetto XVI soggiorna a Castelgandolfo praticamente da solo e sicuramente le portate alla sua tavola sono molto molto minori.



[Edited by Caterina63 7/14/2013 4:28 PM]
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Il presagio di Pio XI

16/07/2010


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Pio XI alla scrivania


I Patti Lateranensi segnano una nuova epoca per la residenza estiva dei Papi
. Ma durante le discussioni con il governo fascista si era affacciata anche l’ipotesi di dare ai Pontefici Villa Farnese a Caprarola oppure Villa Doria Pamphlij che sta accanto al Vaticano dietro il colle del Gianicolo nel centro di Roma, che oggi è una delle sedi di rappresentanza della Presidenza del Consiglio, quella dove si accampò Gheddafi con la sua tenda beduina durante il soggiorno a Roma.

Ma il principio di mantenere alla Santa Sede la sua villa tradizionale alla fine prevalse. Pio XI comperò alcuni orti verso Albano dove sorse una piccola azienda agricola. Nel 1934 fu trasferito l’Osservatorio Astronomico, la Specola Vaticana, che è affidato ai gesuiti, poiché a Roma c’erano troppe luci notturne che ostacolavano l’osservazione delle stelle.

     Oggi la Villa, o meglio le Ville pontificie del complesso di Castelgandolfo si estendono per 55 ettari, e godono di extraterritorialità, come il Vaticano. Papa Ratti, cioè Pio XI, eletto nel 1922 e morto nel 1939, che aveva speso molti soldi per la Villa, ne era talmente innamorato che arrivò a passarci sei mesi all’anno tra il 1934 e il 1938.

Nell’appartamento pontificio fece costruire una cappella privata e vi portò una statua della Madonna nera di Czestochowa, quasi un presagio per quando anni più tardi qui si sarebbe inginocchiato il primo Papa polacco della storia. Nel 1933 Pio XI andò due volte in segreto a Castelgandolfo ad ispezionare personalmente i lavori. E’ da Castelgandolfo che Pio XI  alzò la voce contro il nazismo e le leggi razziali italiane e la guerra imminente.


Gli sfollati del '44

16/07/2010


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Il bombardamento del 1944


Sui muri esterni della Villa Pontificia ci sono ancora i segni delle schegge
, sopra Porta Romana, la volta che immette sulla piazza di Castelgandolfo. Ad ogni restauro vengono protetti, affinchè resti come monito.


Era il 1944, quando il fronte si attestò sotto Roma. Il 23 settembre 1944 gli abitanti di Anzio e di Nettuno erano stati costretti a lasciare le loro per via di un’ordinanza tedesca. Ma i primi profughi bussarono alla Villa Pontificia già il 9 settembre quando un reparto di paracadutisti tedeschi attaccò i soldati italiani della divisione Piacenza accampati  ad Albano a Villa Doria.

Il Papa, Pio XII, diede ordine di aprile le Ville e inviò a Castelgandolfo il sostituto alla segreteria di Stato Giovanni Battista Montini e il direttore delle Ville Emilio Bonomelli. La Segreteria di Stato Vaticana aveva provveduto già a luglio a fornire agli Alleati le carte con l’esatta ubicazioni delle Ville Pontificie, per evitare errori nei bombardamenti, e nei mesi successivi aveva informato Londra che  all’interno delle Ville c’erano centinaia e centinaia di sfollati.

     La Villa era stipata di gente, accampate anche nei giardini sotto tende di fortuna, dormiva nel criptoportico, sulle scale con i materassi a terra. Il Papa aveva dato disposizione di aprire le stanze dei dignitari, il salone degli svizzeri, le sale dell’anticamera, del Concistoro e addirittura il suo appartamento.

Nella camera da letto papale in quei mesi nacquero ben 34 bambini, tra cui due gemelli
, a cui i genitori diedero i nomi di Eugenio Pio e Pio Eugenio in onore del Papa, Eugenio Pacelli, Pio XII. Bonomelli aveva organizzato un comitato di autogoverno composto da alcuni sfollati di cui lui era presidente.


I contatti con il Vaticano erano assicurati da una radio che funzionava con un generatore regalato al Papa dalla Marina Militare italiana dopo l’8 settembre. Nella Villa c’erano anche alcuni sacerdoti, un salesiano don Dino Stella e don China, che erano in contatto con  la resistenza. Due di loro un giorno uscirono nei boschi perché avevano avuto notizia che due prigionieri di guerra inglesi erano riusciti a sfuggire ai tedeschi. Li trovarono, li vestirono con la talare e la domenica in albis del 1944 li battezzarono nella chiesa parrocchiale di Castelgandolfo, mentre un ufficiale tedesco ignaro della vicenda, suonava l’organo.

     Ma nonostante gli avvisi del Vaticano gli Alleati il 10 febbraio del 1944 bombardarono la residenza di Propaganda Fide a poche centinaia di metri dalla Villa dove si trovano altri rifugiati. Fu una strage: 500 morti. La Villa pontificia si trasformò in ospedale precario per curare i feriti. Nel bombardamento vennero colpiti anche i conventi delle Clarisse e delle suore brasiliane. Dodici suore morirono. I primi due carri armati americani arrivarono a Castegandolfo il 4 giugno 1944. Due soldati con una jeep bussarono al portone della Villa ed entrarono nel cortile, quello dove oggi i fedeli assistono all’Angelus di Benedetto XVI.

 

Montini: "Quest'aria buona"

16/07/2010


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La salma di Papa Montini A Castelgandolfo


Paolo Vi morì a Castelgandolfo il 6 agosto 1978
. La salma dei Pontefice venne composta nella sala degli Svizzeri e rimase lì fino al 9 agosto quando venne portata in Vaticano in forma privata. Giovanni Paolo I, eletto il 26 agosto, non andò mai a Castengandolfo durante il suo breve pontificato. L’ottobre il cardinale Karol Wojtyla a Roma per il conclave salì a Castelgandolfo per qualche ora di riposo. Appena eletto Papa il 25 ottobre tornò a Castello tra gli abitanti in festa. Dopo la Seconda Guerra mondiale le vacanze dei Papi nella Villa ricominciarono nel 1946.


      Si calcola che Pacelli, Pio XII, trascorse a Castelgandolfo quasi un terzo del suo pontificato. Amava molto la Villa. E anche lui morì lì il 9 ottobre 1958. Era il primo pontificato che si chiudeva a Castelgandolfo. Anche Roncalli pochi giorni dopo la sua elezione volle andare nella Villa. Si affacciò alla finestra sulla piazza e liberò alcune colombe. Giovanni XXIII fu il primo Papa a recitare l’Angelus alla domenica per fedeli e iniziò la tradizione di celebrare la messa il 15 agosto nella chiesa parrocchiale per la Madonna Assunta.

Montini ogni anno tornò a Castelgandolfo per due mesi ogni anno dalla metà di luglio alla metà di settembre. Il 13 agosto 1972 durante l’Angelus parlò della vacanza: “Respiriamo quest’aria buona, ammiriamo la bellezza di questo quadro naturale, gustiamo l’incanto della sua luce e del suo silenzio”. Con l’Anno santo del 1975 il Papa decise di tornare a Roma ogni mercoledì perché l’affluenza dei pellegrini era molta e l’udienza non si poteva tenere alla Villa. E si decise per la prima volta di usare l’elicottero. A Giovanni Paolo II Castelgandolfo stava un po’ stretto, non è un mistero. Karol Wojtyla fece costruire, dicono, nel giardino della Villa una piscina che, a quanto pare, non è mai stata fotagrafata.






[Edited by Caterina63 7/14/2013 4:32 PM]
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Nella residenza di Castel Gandolfo

Le vacanze di lavoro del Papa


Le vacanze che Benedetto XVI sta trascorrendo a Castel Gandolfo sono entrate nella terza settimana. Circondato dalla bellezza della Creazione e della storia, come lo stesso Pontefice ha sottolineato al suo arrivo nel pomeriggio dello scorso 7 luglio.

La giornata del Papa non è però molto diversa dal solito, se non per i ritmi quotidiani - di poco ritardati rispetto a quelli consueti, anche a causa del clima piuttosto caldo di queste giornate estive - perché si tratta in realtà di vere e proprie vacanze di lavoro, scandite dal tempo dedicato alla meditazione e alla preghiera, dai momenti riservati alla musica, ascoltata ma anche eseguita al piano, da lunghe passeggiate nel tardo pomeriggio insieme al segretario particolare, monsignor Georg Gänswein.

Una vacanza di lavoro pure in questi giorni di luglio, che sono più tranquilli e solitari.

A parte infatti la tradizionale sospensione delle udienze private, speciali e generali (queste ultime riprenderanno regolarmente dal prossimo 4 agosto), anche in questo primo periodo del soggiorno a Castello, Benedetto XVI esamina quotidianamente l'abbondante corrispondenza e le carte che gli giungono dal Vaticano, con particolare attenzione alla ripresa dei prossimi impegni:  dai viaggi - a Carpineto Romano (5 settembre), nel Regno Unito (16-19 settembre), a Palermo (3 ottobre), in Spagna (6-7 novembre) - alla preparazione dell'assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente (10-24 ottobre), dalla messa a punto della lunga e importante esortazione apostolica frutto dei lavori sinodali sulla Parola di Dio alla stesura di altri testi, tra cui un messaggio ai giovani per l'incontro di Madrid.

Come di consueto, poi, verso la fine di luglio arriveranno a Castel Gandolfo anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, qualche giorno più tardi monsignor Georg Ratzinger, che resterà con il fratello per quasi tutto il mese. E il 28 e il 29 agosto la residenza pontificia ospiterà il tradizionale incontro organizzato dagli antichi allievi del Papa riuniti nello Schülerkreis, incontro che quest'anno affronterà l'ermeneutica del concilio Vaticano ii, tema che Benedetto XVI ha trattato ex professo nell'importante discorso del 22 dicembre 2005.

Alle vacanze del Papa - qui documentate da immagini scattate dai nostri fotografi Francesco Sforza e Simone Risoluti - ha dedicato un editoriale per la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano il gesuita Federico Lombardi, confermando che "il Papa ha cominciato a preparare il terzo volume della sua grande opera su Gesù. Dopo aver consegnato nei mesi scorsi il manoscritto del secondo volume, dedicato alla Passione e alla Risurrezione, di cui si stanno ora preparando le traduzioni ed edizioni nelle diverse lingue e di cui si prevede l'uscita in libreria nella prossima primavera, Benedetto XVI ha posto mano ora alla terza ed ultima parte", quella che sarà dedicata ai Vangeli dell'infanzia.

Nella nota padre Lombardi ha sottolineato che a Castel Gandolfo il Papa "ha immediatamente cominciato a dedicarsi all'attività di lettura e studio che, anche se impegnativa, non lo affatica. Ha rivisto il materiale di uno dei volumi della sua "Opera omnia", di cui è iniziata la pubblicazione in tedesco e in italiano". Appare evidente - continua l'editoriale riferendosi alla stesura, già iniziata, del terzo volume su Gesù - quanto a Benedetto XVI "stia a cuore portare a termine questo grande disegno avviato anni fa".

Nella prefazione al Gesù di Nazaret - scrive poi padre Lombardi - il Papa "ricordava di aver cominciato a lavorarci "durante le vacanze estive del 2003", di aver dato forma definitiva ai capitoli dall'1 al 4 nell'agosto del 2004", e confidava che dopo l'elezione alla sede episcopale di Roma aveva dedicato "tutti i momenti liberi per portare avanti il libro". Durante l'assemblea sinodale sulla Parola di Dio "molti interventi avevano messo in luce l'importanza cruciale di quest'opera del Papa come modello di lettura teologica e spirituale dei Vangeli, come guida per i credenti ad incontrare - attraverso i Vangeli - la persona di Gesù:  "il Gesù reale, il Gesù "storico' in senso vero e proprio", come afferma con decisione il Papa".


(©L'Osservatore Romano - 24 luglio 2010)

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8/9/2010 5:38 PM
 
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Nella festa della Trasfigurazione la visita alla Madonna dei Bisognosi, Carsoli e Rocca di Mezzo

Il Papa in Abruzzo




Nel giorno della festa liturgica della Trasfigurazione, 6 agosto, in cui il Vangelo presenta Gesù in preghiera sul monte, Benedetto XVI ha desiderato recarsi in un piccolo Santuario sui monti al confine fra il Lazio e l'Abruzzo, noto come la "Madonna dei Bisognosi". È questo, secondo quanto riferito dal gesuita Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, il senso della visita compiuta venerdì dal Papa nell'antica chiesa mariana, dove in mattinata si è recato a pregare con i suoi accompagnatori.

Edificata sul monte Serrasecca che separa i comuni aquilani di Pereto e Rocca di Botte, Santa Maria dei Bisognosi ha celebrato proprio nel giugno scorso il xiv centenario. Dal 610 - anno della presunta traslazione da Siviglia alla montagna di Carsoli della statua lignea della Madonna che dà il nome al santuario - a oggi, questo luogo mariano custodisce anche un antichissimo crocifisso in legno e affreschi di particolare pregio artistico. Meta di fedeli e devoti, i Papi hanno onorato il santuario concedendo numerose indulgenze.

Tra i visitatori illustri recatisi a venerare la Madonna dei Bisognosi si presume vi siano stati anche san Francesco nel 1216 e Alessandro iv nel 1250. In tempi più recenti sono giunti madre Teresa di Calcutta, nel luglio 1990, e, nell'ottobre 2003, lo stesso cardinale Joseph Ratzinger, che era ospite a Collalto Sabino.

Dopo la visita al santuario mariano, secondo le informazioni rilasciate alla stampa da padre Lombardi, il Pontefice si è recato per il pranzo a Carsoli, presso la comunità di religiose che ospita il cardinale Fiorenzo Angelini. Nel pomeriggio, accompagnato dal suo segretario particolare, monsignor Georg Gänswein, Benedetto XVI ha poi raggiunto Rocca di Mezzo. Accolto dal cardinale Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio, ha incontrato il parroco, il sindaco e altri amministratori comunali.

A Rocca di Mezzo il Papa ha visitato la chiesa di San Leucio - danneggiata dal sisma che nell'aprile 2009 ha sconvolto l'Aquila e la regione - sostandovi in preghiera per le persone e le famiglie provate dal terremoto.
In serata Benedetto XVI è rientrato a Castel Gandolfo.


(©L'Osservatore Romano - 8 agosto 2010)

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8/14/2010 11:02 AM
 
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Fuori programma del Papa: chiede all'autista di cambiare il percorso della minicar e si presenta in piazza fra lo stupore generale (Jovino)


Fuori programma del Papa, con la minicar fra i pellegrini

di LUIGI JOVINO

CASTEL GANDOLFO

I pellegrini spagnoli si sono bloccati come statue quando se li sono trovati davanti così all’improvviso: figuriamoci se il programma del loro viaggio prevedeva l’incontro con il pontefice Benedetto XVI e il fratello Georg scarrozzati per Castel Gandolfo sulla miniPapamobile, una bianca golf-car.

Invece l’altro ieri pomeriggio Papa Ratzinger ha chiesto all’autista di tirare dritto, evitando il percorso interno alle ville pontificie dove sta trascorrendo le lunghe vacanze di lavoro, e si è presentato in piazza tra lo stupore generale. La silenziosa vetturetta ha così percorso a sorpresa i 150 metri di strada che separano l’uscita del complesso di villa Cybo dal palazzo apostolico. E mentre scrosciavano applausi e saluti, sono scattati immediatamente gli agenti della polizia di Stato e i carabinieri che in questi mesi presidiano giorno e notte il perimetro delle mura vaticane. Il Papa ha sorriso al gruppo di pellegrini e ha risposto con calore ai saluti prima di rientrare nel palazzo dopo l’immancabile passeggiata pomeridiana, conclusa dai canti mariani intonati di fronte alla statua della Vergine Maria nei giardini vaticani.

«Sono stato richiamato dice ancora emozionato Stefano Carosi, titolare di un bar in piazza della Libertà a Castel Gandolfo dalle grida festose e dai battimani. Sono uscito e non credevo ai miei occhi: il Papa sulla sua macchinina bianca circondato da tanta gente. La sua permanenza in piazza è durata solo qualche minuto, ma la nostra meraviglia è stata grande». Anche questo episodio dimostra che Papa Benedetto XVI a Castel Gandolfo si sente davvero a casa sua e non esita a “uscire” dal protocollo.

Apprezza particolarmente l’atmosfera familiare che si crea con i pellegrini che durante l’udienza sono sistemati a contatto di gomito e vive giornate intense, ma molto semplici pregando e scrivendo il terzo volume su Gesù, dedicato ai vangeli dell’infanzia, anche se non è escluso che possa essere elaborata una nuovo enciclica.

© Copyright Il Messaggero, 13 agosto 2010
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9/30/2010 11:48 PM
 
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Il saluto del Papa ai dipendenti delle Ville Pontificie alla vigilia del rientro in Vaticano

La Bibbia è da conoscere e assimilare


Nel pomeriggio di mercoledì 29 settembre, vigilia del suo rientro in Vaticano, il Papa ha incontrato i dipendenti delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e li ha ringraziati per il lavoro svolto durante il periodo del suo soggiorno estivo nella cittadina laziale.

Cari fratelli e sorelle!
Prima di accomiatarmi da Castel Gandolfo, a conclusione del soggiorno estivo, mi è gradito accogliervi per questa visita di congedo, che mi offre l'opportunità di esprimere a ciascuno di voi la mia viva riconoscenza per il lavoro che qui svolgete e di congratularmi in particolar modo per l'animo che ispira questo vostro servizio.

Ringrazio il Direttore, Dottor Saverio Petrillo, per le gentili parole rivoltemi e per i sentimenti che, a nome di tutti, mi ha manifestato. Sono lieto di rinnovare, in questa occasione, l'espressione del mio apprezzamento per la competenza e l'accuratezza che Lei, caro Direttore, unitamente a tutto il Personale, dedica alla cura del Palazzo e delle Ville Pontificie. Il Signore ricompensi ciascuno con abbondanti doni celesti e custodisca voi e le vostre famiglie. Grazie a tutti perché, anche questa estate, mi avete accompagnato con la preghiera e con il vostro diuturno lavoro. Mi siete stati sempre vicini e di questo vi sono riconoscente.

Continuate, cari amici, ad offrire la quotidiana testimonianza della vostra fede, soprattutto ponendovi in docile ascolto della Parola di Dio.

Oggi, nella liturgia, celebriamo tre eccelsi Messaggeri di questa Parola che illumina, orienta, difende, consola, soccorre:  i santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, inviati da Dio, con missioni specifiche, in momenti particolari della storia della salvezza. Ogni cristiano è chiamato ad accogliere e a vivere ogni giorno, con semplicità e gioia, la Parola di verità che il Signore ci ha comunicato. Nel corso dei secoli la Chiesa ha conosciuto splendide figure di fedeli discepoli di Cristo che si sono nutriti assiduamente e con amore della Sacra Scrittura, ponendo in essa profonda fiducia.

Domani faremo memoria di san Girolamo, un Padre della Chiesa che ha posto al centro della propria vita la Bibbia:  l'ha tradotta nella lingua latina, l'ha commentata nelle sue opere. Questo eminente dottore della Chiesa ammoniva che "ignorare le Scritture è ignorare Cristo" (Commento ad Isaia, prol.). Perciò, è fondamentale che ogni cristiano viva in contatto e in dialogo personale con la Parola di Dio, donataci nella Sacra Scrittura, leggendola non come parola del passato, ma come Parola viva, che si rivolge oggi a noi e ci interpella.

Carissimi, vi assicuro un costante ricordo nella preghiera, affinché ciascuno possa conoscere e assimilare sempre più profondamente la Parola di Dio, stimolo e sorgente della vita cristiana per tutte le situazioni e per ogni persona. La Vergine Santa è modello di questo ascolto obbediente:  imparate da Lei! Il Signore vi conceda giorni lieti e santi; lo Spirito Santo arricchisca dei suoi doni le vostre famiglie.

Ed ora, in segno della mia amicizia, imparto di cuore a ciascuno di voi qui presenti ed alle persone a voi care una particolare Benedizione Apostolica.


(©L'Osservatore Romano - 1 ottobre 2010)
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"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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[SM=g1740733] Sono iniziate le vacanze per Benedetto XVI. Ieri pomeriggio, il Papa si è trasferito nella residenza estiva di Castel Gandolfo per un periodo di riposo. Per tutto il mese di luglio, quindi, sono sospese le udienze generali del mercoledì, che riprenderanno dal prossimo 3 agosto. Il Pontefice presiederà regolarmente la preghiera domenicale dell''angelus dalla località laziale. Sono tra voi, ha detto Benedetto XVI al suo arrivo, per iniziare le mie vacanze. Qui "trovo tutto: montagna, lago, mare, una chiesa bella con una facciata rinnovata e gente buona". "Sono felice di essere qui": ha concluso, prima di impartire la benedizione ai presenti.


www.gloria.tv/?media=173581

Buon riposo Santo Padre....anche se, sappiamo bene che non ti riposerai senza far nulla, ma continuando a lavorare per noi..... [SM=g1740721]



[SM=g1740717]


L'arrivo nel tardo pomeriggio di giovedì 7
La comunità di Castel Gandolfo
accoglie Benedetto XVI

"Cari amici, auguro a tutti voi una buona sera. Sono arrivato in questo momento per cominciare le mie vacanze e qui trovo tutto: montagna, lago e vedo persino il mare, una bella chiesa con la facciata rinnovata, e gente buona. Per questo sono felice di essere qui. Speriamo che il Signore ci conceda buone vacanze. Imparto a tutti voi di tutto cuore la mia benedizione. Buona sera e grazie".

È il primo saluto di Benedetto XVI alla comunità di Castel Gandolfo, che lo ha accolto, come sempre con una grande manifestazione di affetto, nel tardo pomeriggio di ieri, giovedì 7 luglio, quando si è affacciato dalla finestra esterna del Palazzo Pontificio dove trascorrerà il periodo estivo.

A dar voce alla risposta dei castellani al saluto del Papa è stata quest'anno la nuova campana della parrocchia di San Tommaso da Villanova. Il Pontefice stesso l'aveva benedetta durante l'udienza del 15 giugno scorso in piazza San Pietro. Essa fa parte di un più ampio progetto realizzato su iniziativa dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), che ha riguardato non solo il ripristino dell'antico campanile in ferro, da tempo sprovvisto dell'unica campana, ma ha anche interessato il restauro della facciata, restituita all'antico splendore cromatico della maestria del Bernini.

Un particolare che il Papa ha notato appena affacciatosi alla finestra e non ha mancato di sottolineare. Del resto il restauro è stato volutamente portato a termine in occasione del sessantesimo anniversario dell'ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI, il cui nome e il cui stemma sono stati incisi nella campana. Da quest'anno, e per tutti quelli a venire, proprio i rintocchi di questa annunceranno l'arrivo del Papa a Castel Gandolfo.

"Un evento che si ripete da secoli - ci ha detto il direttore delle Ville Pontificie, Saverio Petrillo - che io personalmente, ma sono certo anche tutta la comunità castellana, vivo con sempre nuova emozione". In effetti da quattro secoli i pontefici, durante l'estate, si trasferiscono sui Colli Albani per trascorrere un periodo di riposo estivo. Il primo a farlo fu Urbano VIII. Era il 10 maggio del 1626. Nelle cronache del tempo - raccolte da Emilio Bonomelli, quando era cronista de "Il cittadino", il quotidiano cattolico di Brescia fondato da Giorgio Montini, papà di Paolo VI - si racconta quale fosse anche allora l'attesa di questo evento: "Di buonissima ora, in carrozza a sei cavalli, il Papa parte dal palazzo Quirinale. Indossa, come d'abitudine in questi viaggi, la mozzetta e la stola, ed ha al suo fianco il fratello cardinale di sant'Onofrio. Lo precede il crocifero a cavallo e lo segue la sua nobile corte; sono tutti in abito corto da viaggio: chi a cavallo, chi in lettiga".

E segue tutto un elenco di persone con funzioni particolari, dal maestro di casa al confessore, dal "segretario degli Stati" a quelli "dei memoriali e delle Cifre"; e poi ancora il medico segreto, l'elemosiniere, il caudatario, l'aiutante di camera, il coppiere, lo scalco, il maestro delle poste, i chierici segreti, i cappellani, i furieri con la famiglia bassa dei palafrenieri, i lettighieri, gli officiali segreti e quelli comuni. Tutti "scortati dagli svizzeri impennacchiati". E il corteo sollevava un tale polverone che "dalla torre della rocca quelli che erano in vedetta per spiare l'arrivo del pontefice lo notavano già quando giungeva in località Frattocchie e davano il segnale.
A quel momento le campane cominciavano a suonare e il borgo rintrona dello scoppio dei mortaretti".

Dunque il suono a distesa della nuova campana di San Tommaso da Villanova ad annunciare l'arrivo del Papa rinnova l'originaria tradizione dell'antico borgo dei Castelli. Quella volta il Papa si fermò solo dieci giorni, ma si dovette trovare veramente bene se, rientrato in Vaticano, con documento ufficiale stabilì la sede estiva del Papato nelle Ville ai castelli romani "affinché il Pontefice - scrisse tra le motivazioni - non abbia bisogno di recarsi nelle dimore altrui per trascorrere le sue vacanze".


Per la verità la preoccupazione di Urbano VIII, indiscusso fondatore delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, di costruire una dimora per le vacanze estive non era un'esigenza solo da lui avvertita. Molti pontefici infatti stabilirono di costruire "in luogo salubre - si legge ancora nel testo di Bonomelli - un apposito palazzo onde assicurare a sé e ai suoi successori una residenza estiva lontana dall'aria inclemente di Roma". E erano assai numerosi i casi dei Pontefici che periodicamente si allontanavano da Roma per rifugiarsi in campagna.

Una tradizione ben collaudata dunque quella che Benedetto XVI riprese già il 5 maggio 2005, recandosi nella cittadina laziale solo pochi giorni dopo la sua elezione. "Ricordo quel pomeriggio con tanta gioia - ci ha detto il direttore Petrillo - poiché dopo l'apprensione per il primo impatto tra il nuovo pontefice e la nostra realtà capii immediatamente come egli trovasse subito congeniale alla sua natura questa residenza". E tanto è vera questa intuizione del direttore che anche quest'anno, per la seconda volta consecutiva, il Papa ha declinato ogni invito e ha deciso di trascorrere interamente a Castel Gandolfo le sue vacanze. Benedetto XVI anche ha motivato questa scelta proprio al suo arrivo salutando i castellani: "Qui c'è tutto le montagne, il lago, il mare...". Anche il mare. Per descrivere la natura che circonda il luogo gli aggettivi passano al superlativo. Gli spazi verdi dominano in lungo e in largo, il panorama è incantevole da qualsiasi prospettiva, dalla parte del Mar Tirreno, visibile sulla linea d'orizzonte, dalla parte del lago di Castel Gandolfo, sempre vissuto e movimentato; dalla parte delle pendici che circondano le Ville e persino dall'affaccio sul borgo di Albano, con la sua caratteristica piazzetta ornata dalle antiche botteghe che, seppure ammodernate, non hanno perso l'impronta e il fascino antico.

E c'è poi la gente di Castello, che con l'arrivo del Papa sembra riprender vita. "È l'apertura stessa del Palazzo - dicono gli anziani del posto - la comparsa delle Guardie Svizzere sull'uscio che cambiano il volto di Castello. E poi comincia il grande movimento della gente che sale sin qui per vedere il Papa. Per un periodo di tempo ci sembra di essere al centro dell'attenzione del mondo intero. È una bella sensazione".

A Benedetto XVI lo hanno raccontato ieri sera, con la loro presenza, un centinaio di fedeli che lo hanno salutato calorosamente. Sul balcone del Municipio, proprio di fronte al Palazzo, era schierata l'intera giunta comunale. Il sindaco Maurizio Colacchi, lo aveva appena accolto all'eliporto delle Ville, insieme al cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, al vescovo di Albano Marcello Semeraro, al nuovo parroco di san Tommaso, il salesiano don Pietro Diletti, al direttore delle Ville e al direttore della Specola vaticana padre José Gabriel Funes. Benedetto XVI era accompagnato dal prefetto della Casa Pontificia, arcivescovo Harvey, dal reggente della Prefettura, vescovo De Nicolò, e da monsignor Xuereb della sua segreteria particolare.



(L'Osservatore Romano 9 luglio 2011)



[SM=g1740722]
[Edited by Caterina63 7/14/2013 2:35 PM]
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(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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7/9/2011 11:43 AM
 
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L'estate di Benedetto XVI: Castel Gandolfo, Madrid, Germania

Pope Benedict XVI blesses faithful from a balcony before leaving The Vatican for his summer residence of Castel Gandolfo on July 7, 2011. Pope benedict XVI will lead the Sundays' Angelus prayers from Castel Gandolfo before going to Madrid for the World Youth Day from 16 to 21 August.

E il terzo volume di “Gesù di Nazaret”


 

CASTEL GANDOLFO, venerdì, 8 luglio 2011 (ZENIT.org).- Benedetto XVI è da questo giovedì nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, dove trascorrerà l'estate.

Vi resterà fino a settembre, tranne nei giorni in cui parteciperà alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid (dal 18 al 21 agosto) e in quelli del viaggio in Germania (Berlino, Erfurt e Friburgo in Brisgovia, dal 22 al 25 settembre).

Durante il periodo estivo si sospendono le udienze private e speciali. Nel mese di luglio non si celebreranno neanche le udienze generali del mercoledì, che il Papa riprenderà il 3 agosto.

Gli incontri del Pontefice con i pellegrini avranno luogo per la recita dell'Angelus la domenica e nelle solennità nella residenza estiva di Castel Gandolfo.

E' prevista solo una visita ufficiale, quella del Primo Ministro della Malesia, Najib Razak, il 18 luglio, in vista dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e questo Paese del sud-est asiatico.

Secondo “The Malaysian Insider”, il premier sarà accompagnato dal Ministro degli Esteri e dall'Arcivescovo cattolico di Kuala Lumpur, monsignor Murphy Pakiam.

Attualmente la Santa Sede è rappresentata in Malesia non da un Nunzio, ma da un “delegato apostolico”, monsignor Leopoldo Girelli, che risiede a Singapore e le cui visite nel Paese possono  rivolgersi ufficialmente solo alla Chiesa locale.

La mattina del 15 agosto, il Papa presiederà la Messa nella chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo, dedicata a San Tommaso di Villanova.

Il Pontefice riposerà – preghiera, musica e passeggiate – e lavorerà ai suoi discorsi per Madrid e per il viaggio in Germania, nonché al suo terzo volume su Gesù di Nazaret, dedicato alla lettura dei Vangeli dell'infanzia di Cristo.

Potrà anche già pensare alla pubblicazione della sua esortazione apostolica post-sinodale sulla riconciliazione in Africa e al suo viaggio in Benin (dal 18 al 20 novembre).

Dal 26 al 28 agosto riceverà poi i suoi ex allievi della Ratzinger Schülerkreis e i membri di un nuovo gruppo di studenti di questo circolo.

Gli alunni del professor Ratzinger rifletteranno quest'estate sulla nuova evangelizzazione.

Una teologa, Hanna-Barbara Gerl-Falkowitz, e un membro della Comunità dell'Emmanuele, Otto Neubauer, offriranno una testimonianza nel corso dell'incontro.

 

 

Pope Benedict XVI blesses faithful from a balcony before leaving The Vatican for his summer residence of Castel Gandolfo on July 7, 2011. Pope benedict XVI will lead the Sundays' Angelus prayers from Castel Gandolfo before going to Madrid for the World Youth Day from 16 to 21 August.

 

 

 

Nella residenza estiva il pontefice-professore torna alla sua prima passione: la lettura e la scrittura. Dice il Segretario: “E’ il suo modo di riposarsi”

alessandro speciale
roma

 Dal 7 luglio, papa Benedetto XVI si è trasferito nella residenza estiva dei papi a Castel Gandolfo, sui colli dei Castelli Romani. Già da qualche anno, malgrado i numerosi inviti ricevuti, il pontefice ha preferito infatti non allontanarsi troppo da Roma e dal Vaticano e preferisce sfuggire al caldo della Capitale nella spaziosa villa vicino al lago di Albano.

Il motivo, come ha spiegato recentemente il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, è semplice: “Il riposo, che è ciò di cui egli ha bisogno e che desidera, è forse garantito più andando direttamente a Castel Gandolfo che trasferendosi per un breve periodo in un luogo non abituale, in cui bisogna anche cambiare le abitudini dal punto di vista degli ambienti e dell’ordine della giornata... Castel Gandolfo ha certamente il vantaggio del luogo conosciuto, del luogo già preparato e attrezzato per una normale presenza del Santo Padre”.

Il pontefice, quindi, mantiene sostanzialmente immutati le abitudini della sua giornata abituale in Vaticano con la differenza – naturalmente – che nella residenza sui Colli, sorpattutto nei mesi di luglio e agosto, non ci sono la maggior parte delle udienze e degli impegni pubblici che normalmente occupano la seconda parte della sua mattinata.

La sveglia, rispetto alle sei abituali, è ritardata più o meno di mezz'ora, così come la messa un'ora più tardi. Nella sua casa di vacanza, il pontefice occupa il tempo, oltre che con la preghiera, dedicandosi in modo particolare a quel lavoro intellettuale e culturale che, con un po' dispiacere, durante il resto dell'anno deve trascurare per gli impegni connessi con il suo incarico.

A Castel Gandolfo, quindi, il papa-professorre torna alla sua prima passione, quella della lettura e della scrittura: quest'anno, a parte gli ultimi ritocchi ai discorsi che pronuncerà durante il suo viaggio a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù, a fine agosto, sulla scrivania di papa Ratzinger ci sono anche il viaggio di fine settembre nella sua patria, la Germania, e una terza parte del suo libro su Gesù, più piccola, dedicata ai 'vangeli dell'infanzia', e forse, chissà, anche una nuova enciclica dedicata alla virtù teologale della fede dopo quelle dedicate alla speranza (Spe salvi) e alla carità (Caritas in veritate).

D'altra parte, come ha raccontato il suo primo segretario personale, Georg Gänswein, “il modo migliore del Papa per riposare è quello di studiare e scrivere di teologia, di Sacra Scrittura, perché sono gli argomenti che lo appassionano”.

A Castel Gandolfo il papa si sente a casa, anche dal punto di vista della logistica e delle abitudini e i suoi ritmi, soprattutto a settembre quando – pur rimanendo ancora nella residenza estiva – gli impegni e la mole di lavoro sono praticamente quelli 'normali', sono praticamente gli stessi. Non a caso, il segretario di Stato vaticano, si trasferisce anche lui a Colli, nella vicina Villa Barberini, e anche tutto lo staff papale si trasferisce con il pontefice.

Nel pomeriggio, e a volte anche dopo cena prima di ritirarsi, il pontefice può passeggiare nell'ampio giardino della villa, costruita su un antico palazzo dell'imperatore Domiziano.

I ritmi più distesi dell'estate permettono al pontefice anche di ricevere alcuni ospiti in maniera più distesa, lontano dalle formalità delle udienze ufficiali, come è successo l'anno scorso con il giornalista tedesco Peter Seewald per i colloqui che hanno dato origine al libro-intervista 'Luce nel mondo'.

Forse accadrà anche quest'anno. Di certo, finora, c'è l'unico impegno ufficiale confermato dell'estate: l'udienza il 18 luglio con il primo ministro malese Najib Razak, in vista dello stabilimento delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

A fine mese, poi, come ogni anno, a Castel Gandolfo si riunirà il gruppo dei suoi ex-studenti per l'annuale incontro dello del Ratzinger Schülerkreis.

Il ritorno a Roma è previsto a fine settembre.

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Papa Benedetto XVI Castel Gandolfo

 

 

 

[Edited by Caterina63 7/16/2011 11:01 AM]
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8/30/2011 8:23 PM
 
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Nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo

Tutti gli animali del Papa


 

di MARIO PONZI

Un bracco fa capolino tra le reti del recinto dove altezzose galline razzolano rasserenate da quella presenza. Poco più in alto, all'ombra di un rigoglioso uliveto, pascolano libere alcune maculate vacche frisone, con le mammelle gonfie di latte. Poco discosta s'intravvede la serie di piccole arnie del frequentatissimo apiario, dove matura un miele raffinato. Su, nel cielo, due falchetti addestrati hanno il loro bel da fare per proteggere i frutteti dall'assalto combinato di decine di fameliche cornacchie.

Tra le frasche del boschetto di pini, larici e lecci, di tanto in tanto s'affaccia il muso appuntito di una volpe in agguato, in attesa di un attimo di distrazione del bracco di guardia. In questo periodo estivo, poi, c'è l'ormai familiare coppia di upupe che regolarmente sceglie gli alti lecci per trascorrervi l'estate. E si avverte uno straordinario profumo di fieno, confuso con quello delle rose, che pervade tutto il rosso villaggio che, nelle Ville pontificie di Castel Gandolfo, ospita gli animali del Papa.

La fattoria è un pezzo storico della dimora estiva dei Pontefici. Si trova nella parte estrema della residenza, proprio dietro il cancello che si apre sulla piazza di Albano. Spaziare con l'occhio su questi venti ettari di terra, è come ritrovarsi immersi in una delle tele secentesche del pittore napoletano Andrea De Lione, maestro nel raffigurare anche scene bucoliche caratterizzate da colori brillanti e da un vivace dinamismo.

Di colori sono ricchi i fiori delle serre nella zona riservata alla floricoltura, il roseto nei ruderi della villa imperiale, il parco che si confonde con l'orto e si estende sino al pergolato, coperto in questi giorni di pampini verdolini.

I tralci s'inerpicano fino alle grandi terrazze ricavate da un'arida pietraia, e trasformate in un digradare ordinato di colture orticole. E nel bel mezzo le mucche. "Una volta - ricorda Saverio Petrillo, il direttore delle Ville - abbiamo ospitato anche due cinghiali. Li aveva regalati don Zeno di Nomadelfia a Paolo VI.

Di movimento ne crearono un bel po'. Più pacifiche erano le gazzelle di Pio XI. Erano state donate al Papa dal delegato apostolico in Egitto e il Pontefice si affezionò a quelle bestiole: le andava a trovare ogni volta che si fermava a Castello. Le sue erano visite quotidiane e non andava mai a mani vuote. Si racconta che spesso prendesse tra le sue braccia la più piccolina delle due. Purtroppo fece una brutta fine: un giorno, infatti, spaventata da un gruppo di giovani esploratori ungheresi in visita al Papa, saltò il recinto, si ritrovò sulla via Appia e venne travolta da un'auto. Con grande dispiacere di Pio XI".

Ogni pietra rossa del casale, ogni ramo o pianta avrebbero qualcosa di singolare da raccontare, per il susseguirsi di frequentatori illustri passati in questa parte delle Ville. Di certo la fattoria del Papa, anche se simile a tante altre, suscita comunque curiosità. Non esiste tuttavia un'aneddotica particolare e le cronache ne parlano solo a margine di eventi ben più significativi. Tutto quello che si sa è frutto dei racconti tramandati di generazione in generazione e un po' di storia si può leggere in questa stessa pagina. Ma la fattoria del Papa merita di per sé un'attenzione particolare.

Perché, come era nelle intenzioni di Pio XI, può senz'altro essere considerata un modello nel suo genere. Intanto, per la sua caratteristica della quale vanno fieri i fattori. Nonostante sia sempre stata tenuta al passo con i tempi e dotata delle tecnologie più moderne e sofisticate, la fattoria ha infatti conservato intatto l'aspetto del rustico antico, mostrando come sia possibile che l'ordine, la pulizia e le esigenze razionali dell'agricoltura moderna, estremamente tecnologizzata, possano sempre conciliarsi con il sapore della tradizione e con il gusto del pittoresco. Così, nell'ala principale dell'antico casale si scopre una modernissima pastorizzatrice per il latte. "L'uso di materiali d'avanguardia - spiega il responsabile della fattoria Giuseppe Bellapadrona - ci consente di pastorizzare il latte a 75 gradi, in modo da non distruggere le proprietà organolettiche. Da qui esce un latte di alta qualità, con un contenuto di siero-proteine superiore a quello che normalmente si trova nel pastorizzato in commercio. Riusciamo a conservare praticamente intatte tutte le proprietà principali".

Le mucche in produzione, quelle cioè che danno il siero, sono 25 e sono sistemate in una moderna vaccheria, allestita nel 2008. Quasi per evitare che stonasse con il resto del complesso è stata allestita in una zona più defilata. "Ci siamo decisi a farlo - spiega Bellapadrona - per offrire alle mucche un ambiente salubre e confortevole in modo da non farle stressare e dunque per non compromettere la qualità del prodotto". E sarebbe un peccato perché sono bestie di ottimo lignaggio, tutte rigorosamente segnate e marcate nell'anagrafe del Libro della frisona italiana.

Con la nuova sistemazione godono di notevoli spazi di libertà anche se si trovano in un ampio capannone aperto sui quattro lati. Ognuna ha il proprio spazio per il riposo: "Sono loro stesse che si sistemano il giaciglio con la paglia". Così è per il posto alla mangiatoia, una feritoia "che si apre ad orari stabiliti". E il menù è ricco: "Si tratta - precisa il responsabile della fattoria - di un'alimentazione tipica della zona del parmigiano reggiano, tutto a secco, fieno e concentrato.

Del tutto assenti le sostanze insilate del fieno o del mais perché nella zona del parmigiano lo sconsigliano per evitare fermentazioni anomale del formaggio". Un piatto unico, insomma, preparato con un miscelatore di ultima generazione, in modo che le "mucche assumano sia la parte proteica che la fibra in un insieme di massima digeribilità e adatto al fabbisogno di ognuna di loro. Questo perché ogni animale, a seconda del latte che produce, ha bisogno di un'integrazione alimentare". Nulla dunque è lasciato al caso. Tanto meno l'igiene: spazzole automatiche provvedono più volte al giorno alla pulitura del canale tra la zona giorno e quella notte, in modo da tenere l'ambiente sempre pulito. Lo stesso vale per il canale di scorrimento utilizzato per raggiungere il reparto mungitura che è completamente meccanizzata.

Proprio grazie ai miglioramenti e soprattutto all'attenzione posta nell'assicurare agli animali il benessere di un'esistenza tranquilla e pulita, "le nostre vacche - spiega Bellapadrona - riescono a produrre grandi quantità di latte, almeno cinquanta litri al giorno ciascuna.
Tuttavia dovendo rispettare la quota di produzione che ci è stata assegnata a suo tempo, circa seicento litri al giorno, dobbiamo cercare di limitare la produzione. Per attenerci alla regola riduciamo i capi in produzione. Del resto il nostro scopo, anche se riusciamo sempre ad autofinanziare ogni attività, non è commerciale. Latte, olio, uova e poche volte la carne sono in vendita esclusivamente nello spaccio annonario del Vaticano".

C'è stato un periodo tuttavia durante il quale il "latte del Vaticano" era particolarmente ambito. "Fu nei giorni - ricorda il responsabile - immediatamente successivi al disastro nucleare di Cernobyl, quando la nube di cesio sprigionata dal reattore distrutto giunse anche sull'Italia e inquinò gran parte delle campagne e dei raccolti. Noi già molto tempo prima, avevamo l'abitudine di conservare le nostre scorte di fieno non solo al coperto ma anche avvolte in teloni impermeabili.

E quando vennero tecnici per verificare il livello di radiazioni assorbite, il risultato fu stupefacente: non c'era traccia alcuna. In quel periodo ricordo che sconsigliavano l'assunzione di latte, soprattutto da parte dei neonati. Mettemmo così a disposizione il nostro. Furono le stesse autorità sanitarie a consigliare chi ne aveva più urgenza di rivolgersi a noi".

Non meno efficiente il pollaio. Un ampio recinto nel quale circa trecento galline ovaiole sono libere di razzolare a piacimento. "Danno - dice Bellapadrona - oltre duecento uova al giorno, che restano in vendita all'annona vaticana per pochissimo tempo: sono molto ambite e terminano in un baleno". Una sessantina sono i polli da carne, anch'essi rigorosamente ruspanti e "il ricambio è assicurato da diverse nidiate di pulcini che acquistiamo direttamente da pollai di fiducia e facciamo crescere secondo rigorosi criteri di igiene".

A completare questo quadro sono un vivaio, dal quale si ricavano i fiori e le piante necessarie per adornare i Palazzi pontifici, un frutteto soprattutto di albicocchi e peschi sufficiente alle esigenze interne e un uliveto secolare che dà frutti per una discreta quantità di olio, fra i duemila e i tremilacinquecento litri. Un nettare reso pregiato dalla spremitura a freddo, oltreché dalla particolarità dell'oliva, piccola ma molto saporita come quelle di alberi secolari. Solo poche bottiglie fanno una fugace comparsa tra gli scaffali dell'annona in Vaticano. E naturalmente tutti i prodotti arrivano sulla tavola del Papa.






(©L'Osservatore Romano 31 agosto 2011)
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Le novità che Benedetto XVI vedrà nella residenza estiva di Castel Gandolfo (O.R.)


L'arrivo nel tardo pomeriggio di martedì 3 luglio


La comunità di Castel Gandolfo ha accolto Benedetto XVI


Per il secondo anno consecutivo Benedetto XVI trascorrerà l'intero periodo estivo nella residenza delle Ville Pontificie a Castel Gandolfo, dove è giunto intorno alle 18 di ieri, martedì 3 luglio. Decisione in un certo senso annunciata già lo scorso anno proprio quando, al momento del suo arrivo, spiegò la sua predilezione per la cittadina laziale, dove il Papa è certo di poter trovare tutto ciò di cui ha bisogno per trascorrere un periodo di riposo immerso nella quiete e circondato da una natura rigogliosa -- «montagna, lago e vedo persino il mare» disse in quell'occasione -- accanto a una «bella chiesa» e tra «gente buona».

Tanti «cari amici», come ha salutato i suoi “temporanei” compaesani appena giunto tra di loro. La prima cosa che ha fatto è stata proprio comunicare la sua gioia. Si è affacciato infatti al balcone esterno del Palazzo Pontificio e a coloro che si sono radunati sulla piazzetta prospiciente per dargli il benvenuto ha confidato la sua felicità «per essere arrivato qui per le mie ferie. Auguro a tutti un buon riposo» ha detto aggiungendo anche l'auspicio che tutti possano godere della frescura che offre Castel Gandolfo. «Speriamo -- ha poi proseguito -- che possiamo rinnovarci spiritualmente e fisicamente in questa bella, piccola città circondata dalla bellezza della creazione». Infine ha ringraziato i presenti e ha rinnovato il suo augurio di buone vacanze per tutti.

Il Pontefice era giunto dalla Città del Vaticano in elicottero, accompagnato dal prefetto della Casa Pontificia, l'arcivescovo James Michael Harvey, dal reggente, il vescovo Paolo De Nicolò, dai monsignori Georg Gänswein, suo segretario particolare, e Alfred Xuereb, della segreteria particolare.
All'eliporto delle Ville Pontificie lo hanno accolto il cardinale Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, con il segretario generale, il vescovo Giuseppe Sciacca, il vescovo di Albano, Marcello Semeraro, padre Josef Mai, vice direttore della Specola Vaticana, don Pietro Diletti, parroco della parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova, e il direttore delle Ville Pontificie, Saverio Petrillo, il quale come sempre ha portato al Papa il primo saluto della comunità.
La popolazione della ridente cittadina laziale è stata rappresentata dal neo sindaco Silvia Monachesi. Il resto del Consiglio comunale ha applaudito al Papa dai balconi del municipio che si affacciano proprio sul lato destro del Palazzo Pontificio.

Come già annunciato, per tutto il mese di luglio restano sospese le udienze, mentre è confermato l'appuntamento domenicale per la recita dell'Angelus. Confermate anche le due uscite già programmate. Lunedì 9 luglio Benedetto XVI si recherà nel Centro Ad gentes dei padri Verbiti a Nemi. Incontrerà i religiosi riuniti per il capitolo generale, ma per il Papa sarà anche occasione per rivivere il ricordo di una sua precedente permanenza in quella casa. Era il 1964, e Joseph Ratzinger partecipava ai lavori del Vaticano II in qualità di perito. Con alcuni colleghi teologi trascorse alcuni giorni proprio nel convento di Nemi per lavorare su alcuni temi conciliari.

L'altra uscita riguarda la visita a Frascati, dove celebrerà la messa domenica 15 luglio. Confermato infine il concerto che sarà offerto dalla West-Eastern Divan Orchestra, diretta dal maestro Daniel Barenboim, nel pomeriggio di mercoledì 11 luglio, nel Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo.
Da segnalare, infine, alcune novità che Benedetto XVI vedrà nella residenza estiva. Si tratta innanzitutto della ristrutturazione dell'ala del Palazzo situata al fianco del lago. Dove prima c'erano i locali occupati dalla Specola Vaticana -- trasferita nel 2009, come è noto, nell'ex monastero delle monache basiliane ai confini con la piazza di Albano -- sono state allestite, al primo piano, nuove sale per le udienze e, nel sottostante piano rialzato, sono stati ricavati alcuni locali per la Guardia Svizzera e un ulteriore punto di pronto soccorso, modernamente attrezzato, al servizio dei pellegrini che raggiungeranno il Palazzo in occasione di udienze e di altri eventi aperti al pubblico.

Lavori di restauro anche per la parrocchia di San Tommaso da Villanova. Conclusi quelli relativi alla facciata, stanno ormai arrivando al termine anche quelli all'interno. Obiettivo è restituire al tempio il tratto berniniano originario.

Infine un paio di novità anche nella fattoria pontificia. «Abbiamo impiantato -- ci ha spiegato il direttore Petrillo -- due piccoli vitigni, uno di uva rossa e uno di uva bianca. Il Papa avrà certamente occasione di vederli, magari durante una delle sue passeggiate domenicali, solitamente più lunghe di quelle che fa nei giorni feriali che per lui, anche qui a Castello, sono comunque giorni di lavoro, di studio e di riflessione. Ho piacere di mostrarglieli perché per noi hanno assunto un simbolismo particolare. Abbiamo collocato l'impianto proprio ai piedi della statua del Buon Pastore. Cosicché qui in Villa lo abbiamo battezzato “La vigna del Buon Pastore”.

E chissà forse il Papa, durante una delle sue passeggiate quotidiane, incontrerà anche gli ultimi abitanti della fattoria, i due asinelli recentemente donati alle Ville e gelosamente allevati da tutta la comunità».



(L'Osservatore Romano 5 luglio 2012)

[SM=g1740757]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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7/14/2013 2:32 PM
 
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[SM=g1740758] Come è stato riportato dal Notiziario ufficiale il nuovo Pontefice, Papa Francesco, non trascorrerà, almeno per quest'anno, le vacanze estive a Castel Gandolfo ma vi andrà saltuariamente per qualche Angelus e per la Solennità del 15 agosto dell'Assunta in Cielo, celebrando la Messa nella Parrocchia della piccola cittadina e recitando l'Angelus con i fedeli.

Oggi 14 luglio il Papa Francesco ha fatto il suo primo Angelus e la sua, per la verità, seconda visita giacchè vi andò il 23 marzo per incontrarsi con il Predecessore Benedetto XVI, poi ha incontrato oggi le autorità e la comunità della villa Pontificia

INCONTRO CON I DIPENDENTI DELLE VILLE PONTIFICIE

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo
Domenica, 14 luglio 2013


 

Cari fratelli e sorelle,

desidero prima di tutto ringraziare il Vescovo di Albano, il Sindaco di Castel Gandolfo e il Direttore delle Ville Pontificie per il loro cordiale benvenuto, che interpreta anche i sentimenti di tutti voi e dell’intera cittadinanza. Grazie a tutti e a ciascuno per questa accoglienza!

Sono venuto qui per trascorrere una giornata di incontro con i cittadini di Castel Gandolfo, con i pellegrini e tutti i visitatori, che giustamente amano questo luogo, sono incantati dalla sua bellezza, vi trovano un momento di distensione…. Ma sono venuto anche per esprimere a voi, che lavorate in queste Ville Pontificie, la mia gratitudine per la vostra preziosa opera. E con voi saluto e ringrazio le vostre famiglie, che in qualche modo partecipano del vostro servizio alla Santa Sede. Il Signore vi assista sempre, assista il vostro lavoro e la vostra vita familiare; vi ricolmi della sua grazia e vi accompagni col suo amore paterno.

La presenza del Vescovo di Albano, Mons. Marcello Semeraro, mi offre lo spunto per inviare un pensiero affettuoso alla comunità parrocchiale di Castel Gandolfo; e anche alle comunità religiose che vivono in questo territorio. Penso all’intera Diocesi di Albano, e la esorto a rinnovare con gioia e con entusiasmo l’impegno di annuncio e testimonianza del Vangelo.

A Lei, Signora Milvia Monachesi, Sindaco di questa Città, e all’intera Amministrazione comunale rivolgo un sincero ringraziamento per il lavoro in favore della comunità. Le chiedo di trasmettere il mio saluto cordiale e di assicurare il mio ricordo nella preghiera all’intera popolazione, che incoraggio ad essere segno di speranza e di pace, attenta sempre alle persone e alle famiglie più in difficoltà. Questo è importante! Noi dobbiamo sempre essere segno di speranza e di pace in questo momento. Aprire le porte alla speranza, affinché la speranza vada avanti, e operare la pace, sempre!

In questo momento il mio pensiero va al Beato Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI, che amavano trascorrere parte del periodo estivo in questa residenza pontificia. Tanti di voi hanno potuto incontrarli e accoglierli, conservandone un caro ricordo. La loro testimonianza vi sia sempre di incoraggiamento nella fedeltà quotidiana a Cristo e nel continuo sforzo per condurre una vita coerente con le esigenze del Vangelo e gli insegnamenti della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle, vi affido alla materna protezione della Vergine Maria – che dopodomani onoreremo come Vergine del Monte Carmelo –, perché possiate svolgere i vostri diversi compiti in modo proficuo e sereno. La Madonna vegli sempre su di voi e sulle vostre famiglie! Anche voi pregate per me – ne ho bisogno –e per il mio servizio. Rinnovo a ciascuno la mia gratitudine e vi benedico di cuore. Grazie!



Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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3/3/2014 1:04 PM
 
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Papa Francesco apre al pubblico i Giardini pontifici di Castel Gandolfo




Il Papa apre al pubblico i Giardini di Castel Gandolfo: dal primo marzo di quest’anno, pellegrini e turisti possono varcare la soglia delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo per visitare il Giardino Barberini. Le Ville Pontificie di Castel Gandolfo sorgono in un’area di circa 55 ettari, situata nei Castelli Romani, in provincia di Roma, inclusa tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia. Sono state concesse alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929, in quanto costituiscono la residenza suburbana frequentata dai Papi fin dall’epoca di Urbano VIII, nel 17.mo secolo.

Nel Giardino Barberini, quello più accessibile e anche meno conosciuto, si potranno ammirare scenari naturalistici ed archeologici: dal Giardino della Magnolia, al Viale delle Rose, dal Viale delle Erbe aromatiche a quello dei Ninfei, dal Piazzale dei lecci al Giardino del Belvedere. Nell’area della Villa Barberini sorgeva, con affaccio sul lago, la Villa dell’Imperatore Domiziano e il visitatore potrà sostare fra le rovine del Teatro imperiale o il criptoportico. Affacciandosi sul Piazzale Quadrato o sui giardini del Belvedere lo sguardo si aprirà sul Lazio fino alla linea azzurra del mare.

Per prenotazioni, vedere sul sito dei Musei Vaticani al settore “Visite guidate”.
Questo il link:
http://mv.vatican.va/2_IT/pages/z-Info/MV_Info_Servizi_Visite.html#castelgandolfo




Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2014/03/03/papa_francesco_apre_al_pubblico_i_giardini_pontifici_di_castel/it1-778039 
del sito Radio Vaticana 




 

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10/21/2016 3:34 PM
 
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Da domani diventa museo l'Appartamento Papale di Castel Gandolfo

Un interno del Palazzo Apostolico a Castel Gandolfo - RV

Un interno del Palazzo Apostolico a Castel Gandolfo - RV

21/10/2016 

Diventano ancora più accessibili e visitabili le Ville Pontificie di Castel Gandolfo estese su antichi siti romani per 55 ettari di terreno. Infatti dopo l'apertura al pubblico, due anni fa, dei Giardini e dopo l'inaugurazione nel 2015, del museo della Galleria dei Ritratti nel Palazzo Apostolico, da domani si spalancano anche le porte più private della residenza estiva dei Papi. E le sorprese non mancano. Oggi all'anteprima per la stampa, c'era Gabriella Ceraso

Non  un giorno storico ma senz’altro simbolico, questo dell’apertura degli appartamenti del Papa al pubblico. Lo dicono tutti a Castel Gandolfo, il parroco, il sindaco e il direttore dei  Musei vaticani Antonio Paolucci, che dando il via alle visite ha ribadito: ”da oggi questa isola sigillata per pochi diventa, con un biglietto da 10 euro, un luogo di condivisione”. Papa Francesco lo vuole così e ne siamo felici.

Ed è veramente straordinario salire al secondo piano del Palazzo che nel ‘600 volle Urbano VIII e attraversare, dopo 4 secoli, la casa dei Papi, almeno dei 15 che qui sono stati. Segnate da marmi policromi, opere pittoriche e busti imponenti, ci sono le sale dell’accoglienza per gli ospiti, il Salone delle fedeli Guardie svizzere, la sala del Trono, dei  Palafrenieri, o gli ambienti più intimi del pranzo come la sala dell’Orologio, il salottino verde. La vista splendida va dai castelli romani ad Anzio, luogo di quello sbarco che nella seconda guerra mondiale portò circa 12mila persone a rifugiarsi qui. Tante donne, all’epoca, partorirono proprio nella camera del Papa. Tutto è rimasto come allora: anche quel letto semplice, cuore del Palazzo, dove si spensero Papa Pacelli e poi Paolo VI e dove passò la convalescenza Giovanni Paolo II dopo l‘attentato. E’ emozionante vedere lo studio privato dove sono nate tante pagine del magistero e soffermarsi davanti al Santissimo nella cappella privata, come hanno fatto Benedetto XVI e Francesco appena eletto e poter vedere dove la preghiera di chi ha guidato la Chiesa per secoli si è levata a Dio.

L’arte avvicina a Dio e agli uomini: è questo lo spirito di questa condivisione per Papa Francesco e anche quello che ha guidato il concerto di musiche popolari cinesi offerto al pubblico al termine della visita. In repertorio anche l’opera Anima mundi, scritta dal maestro Cui Zimo dopo l’incontro con Papa Francesco  a Santa Marta. Incontro di mani, ha detto, che c’è stato tra noi e incontro di cuori: e se il vincolo è l’amore misericordioso, ha concluso, può coinvolgere  tutte le nazioni e tutta la Terra.

Centinaia di migliaia di turisti sono attratti dalla bellezza della natura e delle atmosfere della residenza papale di Castel Gandolfo e ognuno "porta via un ricordo e una emozione particolare". Così al microfono di Gabriella Cerasoparla del nuovo progetto museale, il direttore delle Ville Pontificie, Osvaldo Gianòli


R. – Questo è un progetto che è partito da lontano: è partito nel 2014. Alla fine Papa Francesco ci ha fatto un grande dono decidendo di riaprire anche l’appartamento privato, permettendoci così di poter anche immaginare quella che poteva essere o che è stata la vita dei Pontefici qui dentro, con una condivisione che per noi è un dono. Come già in altri momenti: penso – per esempio – nel ’44, quando durante la guerra il Santo Padre accolse tutti coloro che chiedevano rifugio presso le Ville Pontificie.

D. – Direttore, qual è più o meno il flusso che voi avete calcolato da quando – praticamente sono già un paio di anni – tanti spazi sono stati aperti, dai Giardini alla Galleria dei Ritratti ed ora queste nuove stanze…

R. – L’affluenza è una affluenza che ci riempiedi orgoglio! Nel 2014 ci sono stati circa 10 mila turisti; nel 2015, sono stati circa 26 mila; e nel 2016 arriveremo a quasi 50 mila.

D. – Da cosa sono maggiormente attratti? E quali sono le loro emozioni e commenti?

R. – In generale i Giardini sono molto ben visti dal turista, che ne ammira l’ampiezza, la gestione e l’impianto che è stato realizzato negli anni Trenta da parte dell’architetto Momo, con tutti i giardini all’italiana. Ma non solo, anche la parte agreste, la parte della fattoria, la parte dell’uliveto… Naturalmente anche il Palazzo farà la sua parte, perché è molto apprezzato poter cominciare a vedere dove viveva il Pontefice e dove passava le sue vacanze, dove – diciamo così – esprimeva la sua parte privata. L’attenzione di ogni turista che viene è riportata a quell’immaginario che è un bene unico. E queste sono le impressioni maggiori che rileviamo all’uscita dal percorso.

D. – C’è qualche curiosità che queste mura, che questi spazi raccontano?

R. – Tanti aneddoti e anche tante curiosità. Per esempio, Giovanni XXIII amava molto venire a Castello, perché ritrovava una sua dimensione un po’ – diciamo – privata e qualche volta riusciva anche ad uscire inosservato attraverso il Cancello di Sant’Antonio, riuscendo così a conquistare qualche spazio di libertà, inteso come momento privato; a Papa Benedetto, che amava e che ama molto Castel Gandolfo, piaceva molto soggiornare vicino alla Fontana della Madonnina e dare da mangiare ai pesci… Questo lo ricordiamo con piacere e con affetto. Ma ce ne sono anche tanti altri…

D. – Se dovesse – anche se non ce n’è bisogno – invitare e invogliare, in qualche modo, i nostri ascoltatori a venire a vedere e a curiosare, cosa direbbe?

R. – Ognuno di noi si porterà via un ricordo che rimarrà comunque nel cuore.














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