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Le verità fondamentali di «Pinocchio» spiegate dal cardinale Giacomo Biffi

Last Update: 5/8/2020 10:56 PM
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3. PER UN FILO SOSPESO SUL NULLA...

Maestro Ciliegia regala il pezzo di legno al suo amico Geppetto, il quale lo prende per fabbricarsi un burattino meraviglioso che sappia parlare, tirar di scherma e fare i salti mortali

 

E’, questo Geppetto, un vecchietto tutto arzillo, così straordinariamente fantasioso, così consapevole delle sue capacità artigianali, così ottimista verso quel pezzo di legno da decidersi solennemente: Ho pensato di fabbricarmi da me un bel burattino!

E’ qui adombrata la culla della nostra esistenza di uomini, venuti al mondo non per caso ma per una libera decisione di Dio, che sembra aspettarsi molto da questa creatura che sogna di fare: un burattino meraviglioso che sappia ballare, tirar di scherma e fare i salti mortali.

Nella ricchezza della sua vita d’amore, Dio ha voluto come debordare oltre la sua famiglia Trinitaria. Un giorno si tenne consiglio di Casa Trinità e si decise: “Aggiungi un posto a tavola..!”, e si creò l’uomo perché divenisse in qualche modo partecipe della divinità. “Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza...” (Gen 1,26).

Il perché è un mistero d’amore gratuito. Dio ha voluto che la vita sovrabbondasse oltre l’oceano della sua perfetta gioia interiore, varcasse l’infinita distanza che lo separava dal nulla, per dare spazio ad altre libertà capaci di dialogo libero e sincero e di comunione con Lui.

Questo significa che prima che nel ventre della madre, la fonte della nostra vita è nel cuore di Dio Padre, nell’intimo della “famiglia” di Dio. Noi siamo - fin da prima della creazione del mondo - oggetto di un atto di amore, di un progetto preciso, di un senso e di un perché; ci ha chiamati ciascuno per nome! Come il vasaio (cfr. l’immagine di Gen 2,7) non fa vasi in serie, ma ciascuno è un capolavoro a sé, così ogni uomo è unico e irripetibile. Siamo, alla fine, un impasto di terrestre ed eterno che fonda in noi il profondo bisogno di Lui.

Porci il problema della nostra origine è l’unico atto serio, oltre le “alienazioni” degli inutili problemi di ogni giorno. Capita a volte all’uomo di essere come quel viaggiatore che, salito in treno, si dà da fare per trovarvi il posto nello scompartimento e stare comodo..., e poi si dimentica della stazione d’arrivo. Sapere se l’uomo sia il risultato del fortuito confluire di forze senz’anima, senza ragione e finalizzazione, o sia il progetto che ha un senso e uno scopo, è essenziale per dare la risposta ad un’esistenza che non voglia essere solo casuale. Tener viva la coscienza di quel destino di vita divina è questione di vita o di morte, o semplicemente di realismo e razionalità.

 

L’alternativa è solo la morte. Giustamente si ribella chi della vita si ferma al solo segmento del percorso terreno!

Del resto cosa è più irrisolvibile? Domandarci come la materia ignara abbia potuto germinare spontaneamente lo spirito oppure perché Dio, amore e libertà, abbia voluto costruirsi l’uomo?

Oltretutto se l’azione creatrice di Dio mi resta inscrutabile, irraggia però splendore e gioia a tutta la mia vita: la gioia di sapermi visto e voluto da sempre, e non un figlio di nessuno in mano alle violenze di tutti; di essere tenuto in mano da uno potente - “Il Padre mio - diceva Gesù - è il più grande di tutti” (Gv 10,29) -, e chiamato ad una comunione di figlio con un Padre creatore!

Un incubo pesa sul cuore dell’uomo che guarda solo in sé: la sua precarietà, la coscienza cioè di essere sospeso sull’abisso del nulla. Ma in questo progetto la mia precarietà non mi è più angosciosa: so di essere sospeso per un filo sul nulla, ma è il “filo tenacissimo” dell’amore di un Dio fedele!

 

4. SENTI’ ARRIVARSI UN CALCIO SULLA PUNTA DEL NASO

Geppetto, tornato a casa, comincia subito a fabbricarsi il burattino e gli mette nome Pinocchio.

 

Prime monellerie del burattino

La creazione del burattino è piena di sorprese, è la descrizione dei rapporti che intercorrono tra l’uomo e Dio.

E’ un “dialogo” un po’ deludente, che va esaminato con cura.

 

DIO

Birba di un figliolo!

Geppetto non ha ancora finito di sbozzare quel pezzo di legno, che lo chiama già figlio, assegnandogli anche un nome. Suggerisce la prima strabiliante verità che precisa la creazione dell’uomo: per Dio, la decisione di creare si accompagna subito con quella di essere padre. “Ci ha scelti - scrive san Paolo - prima della creazione del mondo predestinandoci ad essere suoi figli adottivi” (Ef 1,5). “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” (1Gv 3,1). Figli non in qualche modo, ma figli veri. La cosa avvenne così.

Il Padre aveva un Figlio molto caro, dall’eternità, col quale vi era intesa perfetta. Un giorno decise di allargare famiglia e di avere un UOMO come suo figlio proprio: Gesù “predestinato come Figlio di Dio” (Rm 1,4).

Egli è il primo esemplare di uomo voluto da Dio: è il Figlio Unigenito, uno di Casa Trinità, che assume la natura umana, portando quindi fin dall’inizio la nostra umanità in una intimità profonda con la divinità. Gesù costituisce quindi il PROTOTIPO IDEALE d’ogni altra creatura.

 

Su di lui, uomo-Dio, è stato “stampato”, cioè creato ogni uomo. Infatti quell’Unigenito (uomo-Dio) è voluto subito come “primogenito” di una lunga serie di fratelli che fossero, come Lui - oltre che uomini - veri figli di Dio, amati come Lui, partecipi della stessa natura divina, destinati a vivere per sempre in Casa Trinità.

Quel che il Figlio è per natura, l’uomo lo diviene per grazia, per dono gratuito. “Ha dato potere di diventare figli di Dio a quelli che credono nel suo nome, i quali da Dio sono generati” (Gv 1,12-13). Un giorno Gesù svelerà questa profonda intenzione di Dio, pregando per noi: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). Si realizzi cioè una sola famiglia divina allargata a tutti gli uomini, accogliendoli come figli ed eredi della stessa intimità della Trinità.

Dono questo che l’uomo è chiamato ad accogliere e maturare con la sua libertà. Il senso della vita è far crescere in noi quella condizione di figli di Dio per poter arrivare alla fine a divenirne eredi.

Tutta la storia di Pinocchio sarà appunto un lungo cammino per passare da burattino a bambino.

 

UOMO

La bocca non era ancora finita di fare, che cominciò subito a ridere e a canzonarlo.

Il riso spavaldo su tutto ciò che ci precede (e ci ricorda un dono ricevuto), è l’atteggiamento adolescenziale dell’uomo che si crede autosufficiente e non debitore di nessuno!

Sentì arrivarsi un calcio sulla punta del naso!

E’ il guadagno che ci fa Dio volendo bene all’uomo. La ribellione gratuita e dispettosa verso il proprio Autore accompagna fin dall’inizio il cammino dell’umanità. E’ il peccato di Adamo e il nostro: non ci fidiamo di Dio, lo vogliamo scavalcare pensando di gestire meglio la nostra felicità indipendentemente da Lui e dalla sua legge. Nasce nel cuore un sospetto: Dio è veramente buono come vuol far credere e disponibile in tutto? Che ci proibisca qualcosa? Il peccato è proprio dubitare di Dio e della sua totale bontà, mettere in discussione che Dio voglia sempre e comunque il nostro bene. Pensare che faccia il doppio gioco, che abbia degli interessi nascosti, che ci voglia sfruttare!

E allora diciamo: è meglio che pensi io a me stesso e non mi fidi di nessuno; del resto, chi più di me sa quel che è il mio bene? Non c’è bisogno che un altro me lo dica. Chi è più esperto di me nel capire ciò che mi dà soddisfazione e felicità? Ecco allora: io lo scavalco, io gliela faccio..! E’ il calcio di Pinocchio..., calcio che anche noi purtroppo tiriamo spesso contro Dio!

 

DIO

Dovevo pensarci prima!

Quasi un pentimento amaro di Dio: “Il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo” (Gen 6,6), è scritto nella Bibbia parlando dei tempi prima di Noè. Tanto è l’orrore e il dispiacere di Dio per il rifiuto dell’uomo!

Ormai è tardi.

Perché? Geppetto poteva bruciare subito tutto. Dio può benissimo ripetere il diluvio o distruggere all’istante il peccatore! Ma Dio è padre e misericordia: crea per la vita e attende il ravvedimento.

Geppetto lo conduceva per insegnargli a mettere un passo dopo l’altro.

E’ scritto nel profeta Osea: “Al mio popolo io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro” (Os 11,3). Dio non è un dongiovanni che mette al mondo dei figli e poi se ne disinteressa. Questa è idea pagana di Dio! Il Dio cristiano è un padre amoroso e appassionato che educa e guida alla meta il proprio figlio. “La gloria di Dio è l’uomo vivente” (sant’Ireneo). Soggiace qui la grande idea della Provvidenza di Dio, Colui che vede e vuole il mio bene più di quello che io non veda e voglia di me. Egli sa trarre il bene, cioè il nostro bene, anche dal male. Sa scrivere dritto anche sulle nostre righe storte!

 

UOMO

Quando le gambe gli furono sgranchite, Pinocchio cominciò a camminare da sé e a correre per la strada; finché infilata la porta di casa, saltò nella strada e si dette a scappare.

Qui siamo al vertice dell’assurdo! Appena l’uomo si sente autonomo se ne infischia di Dio e fa a meno di Lui. Il giorno in cui si allontana da chi gli ha dato la vita e l’invita all’amore, gli sembra il giorno della raggiunta maturità. E’ un mistero del cuore umano! Gesù ne ha parlato nella parabola del figlio prodigo. L’uomo trova continuamente pretesti e giustificazioni per difendersi da Dio (...la Chiesa, i preti, i soldi del Vaticano, ....!). Forse quello che più profondamente è fastidioso e duro per lui è il suo “diventare come bambini”, è fare un atto di fede vero e coraggioso: dipendere e abbandonarsi a Dio. Terribile costatazione: l’uomo spesso si annoia di Dio!

 

 

5. DOVE C’E’ LA FEDE, C’E’ LIBERTA’

Il burattino, fuggito di casa, si imbatte nelle forze dell’ordine.

Un carabiniere lo afferra per il naso e lo riconsegna a Geppetto; poi sotto la pressione dell’opinione pubblica (curiosi e bighelloni), rimette Pinocchio in libertà e, chissà perché, conduce in prigione Geppetto.

 

E’ questa una pagina amara. Ma è meglio ogni tanto mettere il dito sulla piaga. C’entrano la folla e l’autorità.

Chi ne diceva una, chi un’altra. “Povero burattino! – dicevano alcuni - ha ragione di non voler tornare a casa! Chi sa come lo picchierebbe quell’omaccio di Geppetto! ...”. Altri: “E’ un vero tiranno coi ragazzi! E’ capacissimo di farlo a pezzi!”.

Non è stato un gioco al massacro in questi anni? Cosa non s’è detto e si dice contro la famiglia? E’ tutto il giovanilismo della cultura dominante ad allettare e approvare ogni devianza. Sono colpevoli sempre e solo gli altri e, tra i primi, i poveri genitori, anche quando ce l’hanno messa proprio tutta! Non è mai Pinocchio che sbaglia, ma Geppetto! La tragedia è che al tempo di Collodi erano solo “i curiosi e i bighelloni” a stravolgere i valori. Oggi l’allettamento al male e il dispregio dei valori morali è ben più sfacciato e organizzato, potente ed efficace. Prima era moda, adesso è norma; peggio... rassegnazione perché moltissimi gettano la spugna!

Non parliamo poi dell’ “oscurantismo” della Chiesa e della morale cattolica, di quel Geppetto-Dio che rende schiava la coscienza creando complessi di colpa e traumi nel subcosciente coi suoi “tabù”! Emancipazione, libertà, permissivismo...! Non ci si lamenti poi dei “baby killers”...!

 

Insomma, tanto dissero e tanto fecero, che il carabiniere rimise in libertà Pinocchio, e condusse in prigione quel pover’uomo di Geppetto.

E’ l’epoca dei sondaggi d’opinione: la verità è DOXA! Guai ad andar contro l’opinione dominante, inimicarsi la carta stampata, il quinto potere ...: l’autorità non è a servizio della gente?!

L’autorità invece è in balia della pressione dell’opinione pubblica, montata e manipolata dai mass-media. Il consenso è la prima norma del partito, non il bene comune. Si parla di “programmi”, ma le alleanze (... o le alternanze!) sono disinvolte in vista del potere.

Il più debole è schiacciato. L’autorità è sempre stata forte con il debole e debole col forte.

Non è questione di inefficienza. E’ questione di valori. Si parla oggi di “eticità”. L’autorità è necessaria, è nel disegno di Dio. E’ il suo uso parziale ed egoistico, che non tiene conto della globalità dell’uomo e del bene comune, che la rende inefficace e controproducente. E’ ben raro che essa brilli dei valori dello spirito. Pensiamo al potere economico: difficilmente riesce a distinguere gli uomini dalle cose, e comunque non vuol saperne del fatto che produttori e consumatori sono prima di tutto persone e figli di Dio. Pensiamo al potere dei mezzi informativi: prima della verità viene lo scoop, l’audiance, il sensazionale, lo scandalistico quando non la manipolazione, l’ideologia.. Pensiamo alle organizzazioni di categoria che troppo spesso confondono la giustizia con l’interesse della propria parte! Del resto sappiamo quanto sia potente la tentazione del “cadreghino” invece del “servizio”. Lo aveva già detto Gesù, con sarcasmo: “Coloro che hanno il potere (sulle nazioni) si fanno chiamare benefattori” (Lc 22,25).

Il ricupero e la coltura di evidenze etiche comuni è il primo passo da fare per ricostruire il consenso sociale e poi politico. Lo Stato dev’essere laico, nel senso di non imporre una particolare fede o ideologia. Ciò però non significa indifferenza nel difendere e promuovere i valori necessari alla convivenza umana. L’opera più decisiva è l’educazione delle coscienze e in particolare quelle delle giovani generazioni. Lasciarle senza proposte e valori non è rispettare la libertà, ma votarle al nulla. Tagliare le radici, rinnegare una cultura, è perdere l’identità.

Qui l’opera dei credenti è preziosa. Il loro ambito prima di tutto è nel sociale, per esercitarvi in modo diretto l’attenzione alla persona umana, valore primo assoluto. Il volontariato infatti è l’esercizio di quella gratuità che traduce la fede in vita, testimonia e sostiene una speranza di cambiamento, supplisce e completa, con la carità e la misericordia, la troppo rigida giustizia umana che rasenta spesso la peggior ingiustizia. Se dei cristiani - come capita - esercitano il potere politico in modo sbagliato, dipende dal fatto che forse non sono passati prima dal sociale!

D’altra parte l’annuncio evangelico è l’unico che dà libertà e disincanto di fronte a ogni formula politica. Solo la fede, con la certezza di avere un solo Signore cui obbedire, libera dall’incantamento verso gli “uomini della provvidenza”, le “formule collaudate”, i miti della “nazione” e della “razza”, i libretti di Mao o di Marx che costituiscono “vangelo” per i bigotti della “rivoluzione permanente”, anche dopo la caduta di tutti i loro “dei”, e ...a costo magari di rimanere a conservare solo un museo di antiquate nostalgie fallite!

Sant’Ambrogio diceva: “Ubi fides, ibi libertas”.

Ma siamo andati troppo lontano, mentre Geppetto se ne va in carcere colpevole solo di aver voluto salvare la sua creatura dai capricci.

Balbettava singhiozzando: sciagurato figliolo! E pensare che ho penato tanto a farlo un burattino per bene.

E’ il mistero del Dio che “soffre”, perché è sempre Lui a preoccuparsi di più della libertà e della salvezza dell’uomo.




[SM=g1740771] continua......

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)
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