16.11.1959 nasce la FILMOTECA VATICANA

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Caterina63
00Sunday, November 15, 2009 10:47 PM
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La Biblioteca Vaticana

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Il 16 novembre 1959 Papa Giovanni XXIII istituiva la Filmoteca Vaticana

La storia della Chiesa in 35 millimetri


di Claudia Di Giovanni

"Quest'anno ricorre il 50° anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, voluta dal mio venerato predecessore, il beato Giovanni XXIII, e che ha raccolto e catalogato materiale filmato dal 1896 a oggi in grado di illustrare la storia della Chiesa. La Filmoteca Vaticana possiede pertanto un ricco patrimonio culturale, che appartiene all'intera umanità. Mentre esprimo viva gratitudine per ciò che è già stato compiuto, incoraggio a proseguire tale interessante lavoro di raccolta, che documenta le tappe del cammino della cristianità, attraverso la suggestiva testimonianza dell'immagine, affinché questi beni siano custoditi e conosciuti". Con queste parole Benedetto XVI ha ricordato i cinquant'anni di attività della Filmoteca Vaticana, impegnata a ricercare e conservare il materiale filmato sulla storia dei Pontefici, della Chiesa, della sua opera nel mondo, oltre a una serie di film di alto valore artistico e umano.

L'invenzione del cinema ha indubbiamente creato un nuovo modo di comunicare. Nato nel 1895 per documentare il mondo e le attività dell'uomo, si è andato configurando sempre più come manifestazione artistica ed espressione della società. Le immagini in movimento sono diventate uno degli elementi caratteristici della società contemporanea, fondamentali per registrare e riprodurre le vicende del reale, anche se solo nel 1980 l'Unesco ha riconosciuto che i film sono un bene culturale e, come tali, fanno parte del patrimonio dell'umanità. L'esigenza di preservare dalla scomparsa gli elementi costitutivi di questo patrimonio culturale del Novecento, con la volontà di trasmetterlo alle generazioni future, risale indietro nel tempo ed è all'origine delle filmoteche, strutture nate per custodire la memoria, riscoprendo e valorizzando le immagini filmate.

La Filmoteca Vaticana, come tante altre nel mondo, è impegnata a ricercare, conservare e divulgare materiali non sempre noti, ma particolarmente preziosi, che rendono la sua collezione unica al mondo. Essa, infatti, custodisce un piccolo pezzo di questo patrimonio culturale composto dalle immagini filmate che ricostruiscono la storia della Chiesa, ma che testimoniano anche lo stretto legame tra i Pontefici del Novecento e la comunicazione.

Quando il 16 novembre di cinquant'anni fa Giovanni XXIII istituisce la Filmoteca Vaticana, comprende già il valore della testimonianza filmata, al punto di creare nella Città del Vaticano un archivio che possa raccogliere e conservare il materiale audiovisivo. Il 1959 è un anno particolare nel pontificato di Roncalli; è, infatti, lo stesso anno in cui il Papa annuncia il concilio Vaticano II, in un momento di profondi cambiamenti storici e sociali. Da qui è nata l'idea di ricordare l'anniversario della Filmoteca con un dvd, La Filmoteca Vaticana. Immagini dal concilio, realizzato da Nicola Vicenti unicamente con le immagini dell'archivio.

Il filo conduttore del documentario è il legame che unisce la Filmoteca al Vaticano II. I due eventi potrebbero sembrare slegati, ma in realtà sono intimamente connessi dalla necessità che il Papa sente di parlare al mondo, con il suo stesso linguaggio. E lo fa attraverso i media, che stanno velocemente trasformando la realtà del pianeta e che saranno i testimoni dell'evento che porterà la Chiesa universale in una nuova era. L'urgenza è comunicare con tutti.

Il documentario è stato realizzato selezionando le oltre 100 ore di filmati sul Vaticano II, senza la pretesa di esaurire l'argomento in 60 minuti, sottolineando piuttosto lo spirito di quell'aggiornamento che interrogava la Chiesa universale e coinvolgeva tutti gli uomini, mentre la comunicazione viaggiava veloce, grazie alla possibilità offerta dai media di raggiungere tutti i cristiani.

In tutti questi anni la Filmoteca Vaticana ha continuato a ricercare e custodire le testimonianze filmate sulla Chiesa e i Pontefici che, con criteri ed espressioni diverse, secondo le epoche, hanno dimostrato attenzione, interesse, stima, e a volte riserve, per gli strumenti della comunicazione, aprendo la strada al loro utilizzo da parte dei fedeli e della Chiesa stessa, per annunciare il messaggio di Cristo. La Chiesa, dunque, entra con Papa Giovanni XXIII in questo rinnovamento, con l'intento di instaurare un rapporto di dialogo che conduca alla reciproca comprensione e tale percorso si può ricostruire attraverso il materiale filmato raccolto in cinquant'anni dalla Filmoteca, sottolineando come in ogni epoca i Pontefici abbiano definito determinate forme espressive di comunicazione.

Leone XIII, Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e Papa Benedetto XVI. Centotredici anni di storia a cui fanno da sfondo guerre, tragedie e traguardi dell'uomo.

In un immaginario lungometraggio realizzato con i documenti di archivio sarebbe possibile illustrare la storia della Chiesa, della comunicazione e allo stesso tempo del mondo, attraverso gli eventi che hanno caratterizzato gli anni in cui la macchina da presa è diventata testimone dell'uomo. Per questo motivo la Filmoteca Vaticana è aperta a tutti coloro che vogliono comprendere meglio la storia della Chiesa e l'accoglienza dei ricercatori è fondamentale, perché spesso arrivano in archivio senza una vera consapevolezza di determinati argomenti, magari con qualche pregiudizio, ignorando l'esistenza di immagini che si rivelano poi una vera scoperta. Conserviamo dunque il materiale per tramandarlo, mostrarlo a chi, vedendolo per la prima volta, conosce e si incuriosisce tanto da voler approfondire determinate tematiche, o a chi, rivedendo immagini già conosciute, rivive il suo passato e riscopre le sue radici. La Filmoteca Vaticana compie ogni giorno il percorso di catalogazione dei documenti audiovisivi, attraverso una serie di passaggi non semplici che partono dall'identificazione delle immagini e puntano alla conservazione e alla valorizzazione dei materiali.

Le pellicole, pur essendo tra gli standard più duraturi, hanno bisogno di attente cure per durare nel tempo e i film in attesa di essere esaminati sprigionano a volte un odore di aceto; è l'odore inconfondibile di un processo debilitante di degradazione chimica che colpisce le vecchie pellicole a base di acetato di cellulosa che, se non opportunamente conservate, sono destinate alla distruzione. In cinquant'anni molte di queste pellicole, alcune uniche, sono state salvate e recuperate grazie proprio agli sviluppi di tecniche sempre più affidabili, aggiungendo un'altra tessera al grande mosaico della storia umana.

Ogni anno riusciamo a recuperare qualche filmato rilevante, come nel caso di Guerra alla Guerra, la pellicola del 1948 restaurata assieme alla Cineteca Nazionale. Questo documentario, importante dal punto di vista artistico e storico, attesta l'impegno di Pio XII durante la seconda guerra mondiale, a favore di tutte le vittime del conflitto e rappresenta una riflessione fondamentale sulla guerra, anche per le nuove generazioni. A questo si aggiungono le 70 pellicole che documentano l'attività della Pontificia Opera di Assistenza (Poa) voluta da Pio XII come sostegno ai bisognosi.
A marzo, tra l'altro, è stato realizzato il dvd Pastor Angelicus, un film del 1942 che, sempre sullo sfondo della guerra, è uno straordinario esempio di comunicazione da parte della Chiesa. La Filmoteca Vaticana ha voluto celebrare così i 70 anni dell'elezione di Pio XII, avvenuta il 12 marzo 1939, sottolineando il fatto che dopo di lui è cambiato il modo di fare comunicazione. 

Un elenco di tutto il materiale dell'archivio sarebbe impossibile da redigere, ma i titoli catalogati sono oggi 7.800. Grazie alle migliaia di metri di pellicola conservati, la Chiesa si esprime attraverso i suoi Pontefici, i santi, i missionari, i sacerdoti, gli uomini che hanno prestato la loro opera al servizio del Vangelo. E a questo si aggiunge lo sguardo degli artisti, di coloro che attraverso il film hanno espresso la loro spiritualità per condividerla con lo spettatore. Vent'anni fa l'archivio aveva 500 titoli registrati su un libro e le pellicole erano conservate in un ambiente non del tutto idoneo.

In questi venti anni la Filmoteca è cresciuta; molto materiale che era destinato alla distruzione è stato recuperato e sono stati creati ambienti climatizzati che garantiscono la conservazione delle pellicole. Quelle pellicole che ancora oggi vedono la luce nella piccola sala di proiezione che si trova a Palazzo San Carlo, realizzata negli anni Sessanta e completamente ristrutturata nel 2005. In questa sala sono stati proiettati documentari storici, film di particolare valore, fiction di argomento religioso, proiezioni nelle quali l'archivio ha avuto l'onore di ospitare attori, registi, produttori, ma soprattutto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.

La Filmoteca Vaticana continua dunque il lavoro per il quale è stata creata, aperta alle collaborazioni, agli scambi, attenta alla conservazione e sempre alla ricerca di filmati che possono contribuire a ricostruire pezzo dopo pezzo la storia della Chiesa e dell'uomo, le sue radici. In passato, l'immagine filmata ha faticato a ottenere il suo riconoscimento. Ormai però il cinema è considerato una forma d'arte, simbolo del XX secolo, elemento sostanziale della sfera comunicativa, testimonianza storica e culturale capace di esprimersi attraverso la creatività, mezzo per documentare la storia e conservare la memoria culturale, strumento di conoscenza.

Le parole d'incoraggiamento del Santo Padre sono l'augurio migliore per l'anniversario della Filmoteca Vaticana, una piccola realtà con una collezione davvero eccezionale che non vuole restare chiusa in una scatola, perché l'archivio conserva la memoria, una memoria fatta di ricordi che devono essere sollecitati affinché l'identità cristiana dell'uomo non resti nascosta in un cellario ben climatizzato. La sola conservazione del patrimonio filmato non basta; fondamentale rimane la sua diffusione.



(©L'Osservatore Romano - 15 novembre 2009)
Caterina63
00Sunday, November 15, 2009 10:51 PM
Come fu raccontata la giornata del «Pastor Angelicus»

Un'udienza aperta a tutto il mondo


La Filmoteca Vaticana iniziò l'analisi sistematica del materiale conservato in archivio, per valutare innanzi tutto il tipo di filmati e verificare lo stato di conservazione delle pellicole. A mano a mano che procedeva il lavoro di individuazione dei titoli e di visione, si andava delineando un patrimonio audiovisivo interessante, una vera e propria documentazione filmata sulla storia della Chiesa e degli uomini che in essa avevano prestato il proprio servizio, a partire dal 1886, anno in cui il cinema nascente muoveva i primi passi e riprendeva la benedizione di Leone xiii nei Giardini Vaticani.

Tra i filmati legati alla vita della Chiesa e dei pontificati, uno suscitò particolare interesse. Si trattava di Pastor Angelicus; quando il film venne passato alla moviola, si vide subito che la pellicola era in buono stato e, facendo un confronto con altri archivi cinematografici, si scoprì che si trattava di una delle pochissime copie non danneggiate dal tempo, un 35 millimetri molto ben conservato.
Il film, un'opera artistica di grande fascino per l'epoca in cui era stato realizzato, nasce come omaggio del cinema alla figura di Pio XII, sullo sfondo della seconda guerra mondiale. Siamo nel 1942. Il Centro cattolico cinematografico e la Cines producono questo documentario nel quale la macchina da presa segue da vicino il Pontefice nella sua giornata, passando dai suoi momenti di vita pubblica e quelli di vita privata, utilizzando anche vecchie riprese e fotografie che fanno riferimento al periodo dell'infanzia e a quello precedente l'elezione al Pontificato.

L'occasione di questo singolare documento storico è la celebrazione del xxv anniversario episcopale di Papa Pacelli Pio XII e sono proprio le immagini della solenne celebrazione giubilare in San Pietro a chiudere gli ottanta minuti della pellicola, un vero contributo del cinema ai festeggiamenti del Pontefice. La notizia di un film sulla figura di Pio XII aveva suscitato grande curiosità sin dall'inizio e si era diffusa in Italia, ma anche nel resto del mondo, tanto che Pastor Angelicus fu poi distribuito in Francia, Germania e Spagna. Per l'epoca si trattava di un'opera grandiosa e soprattutto meritevole di portare il Papa a contatto con tantissimi fedeli, attraverso il potere emotivo dello schermo.

Il momento storico che fa da sfondo alla realizzazione di Pastor Angelicus è senza dubbio uno dei più difficili per l'Europa e per il mondo intero, segnato da una serie di eventi drammatici che si rincorrono e proprio questa situazione contribuirà a dare al film un significato particolare, intenso e spirituale, di là da quello commerciale.

Il Centro cattolico cinematografico ottiene il permesso di eseguire le riprese all'interno del Vaticano, evidenziando l'intento apostolico della produzione e allo stesso tempo il desiderio del Pontefice di trovare un mezzo per essere vicino alle sofferenze dell'umanità, dimostrando la sua fiducia nel mezzo, strumento di comunicazione capace di affiancarsi agli altri in uso all'epoca per diffondere il suo messaggio di pace al mondo intero.

Il ruolo di Papa Pacelli in questa iniziativa è da subito molto attivo; lui stesso approva il progetto, visiona con attenzione la sceneggiatura e "interpreta" il ruolo principale, inflessibile e attento a ogni dettaglio, proprio perché consapevole del potere dell'immagine. Nella primavera del 1942 il Vaticano diventa dunque un set cinematografico unico. Sotto la regia di Romolo Marcellini e l'aiuto regia di Ennio Flaiano, al suo primo lavoro, gli operatori iniziano le riprese e in otto mesi girano metri e metri di pellicola. La biografia di un Papa ancora in vita diventa un documento cinematografico singolare, trasformando il film in un'udienza aperta a tutto il mondo.

Il giudizio positivo della critica e il consenso del pubblico non tardano ad arrivare. Il film fa sentire alla gente la vicinanza del Papa, ma non solo. Esso è, infatti, interpretato da molti come un'apertura ufficiale da parte della Chiesa all'uso del cinema, considerato non solo uno strumento per fare spettacolo e intrattenere, ma un altro mezzo di cui servirsi per comunicare. Le sale cinematografiche si riempiono, catturando lo spettatore, grazie anche a un sapiente lavoro di ripresa che sfrutta l'impatto emotivo dei primi piani.

In quegli anni, il cinema ha già assunto un'importanza economica e sociale notevole e, soprattutto, è evidente la sua vocazione come strumento utile alla comunicazione, ma anche alla propaganda. Quasi naturale che fosse proprio Pio XII, un Papa che ha avuto un rapporto costante con i media, ad accettare di lasciarsi riprendere nella sua giornata, nei contatti con la gente, con i bambini, con i soldati, vicino alle persone, nella consapevolezza che comunicare se stesso e il messaggio di amore al mondo poteva svolgere un importante ruolo di sostegno, di conforto, di evangelizzazione.
Difficilmente, in un altro modo, gli sarebbe stato possibile raggiungere così tante persone, nonostante la radio diffondesse la sua voce e gli permettesse di essere vicino ai fedeli, aprendo uno spiraglio alla speranza. Ma vedere il Papa era tutta un'altra cosa. Il film si avvale di uno stile narrativo semplice e misurato, artisticamente arricchito da una splendida fotografia, che offre un'affascinante testimonianza dell'operato del Pontefice, senza mai scadere nello spettacolare.

Il titolo, Pastor Angelicus, fa riferimento alla profezia di Malachia, il vescovo irlandese del XII secolo che avrebbe dato tale appellativo al 260° successore di Pietro, appunto Papa Pio XII, guida spirituale dei cattolici in un mondo che, nell'anno della sua elezione, si apprestava a entrare in guerra. Il suo motto era Opus iustitiae pax ("la pace è l'opera della giustizia") e fino al 1° settembre 1939 egli aveva cercato di impedire lo scoppio della guerra e aveva lanciato il famoso appello diffuso dalla Radio Vaticana. Ma la guerra scoppia e il Papa si serve della moderna tecnica per essere vicino ai cattolici di tutto il mondo.

A cinquanta anni di distanza, quel film è capace di suscitare interesse e continua a essere richiesto. Il Papa torna nelle case di molti con quello stesso messaggio, valido allora come oggi, dimostrando che il mondo ha ancora bisogno di pace, quella pace cui Pio XII aveva sempre fatto richiamo.

Tra le ultime acquisizioni la documentazione per immagini dell'attività
della Pontificia Commissione di Assistenza ai profughi voluta da Pio XII

In primo piano la solidarietà con la guerra sullo sfondo


Nella storia della Chiesa, un impegno costante è stato il servizio a favore dei più deboli. Lo stretto rapporto che ancora unisce la Chiesa e la carità si è rinnovato attraverso i secoli, come elemento sostanziale del messaggio evangelico. Monasteri, centri specializzati, volontari e fedeli hanno sempre svolto questa missione, con maggiore impegno nei momenti più difficili della storia, a fianco degli uomini, a sostegno delle loro necessità fondamentali, materiali, ma anche spirituali.

Tale impegno rivive in una serie di immagini filmate che la Filmoteca Vaticana ha acquisito recentemente, una raccolta di settanta pellicole in 35 millimetri che provengono dall'archivio della Pontificia Opera di Assistenza (Poa). Pio XII

Questo materiale ripercorre l'attività dell'organizzazione, che inizia ufficialmente il 18 aprile 1944, quando monsignor Ferdinando Baldelli, su incarico di Pio XII, istituisce la Pontificia Commissione di Assistenza ai profughi (Pca). Sullo sfondo della seconda guerra mondiale si mette in moto un apparato di sostegno che, con slancio ed energia, ha come priorità quella di soccorrere i profughi del conflitto e riuscire a distribuire gli aiuti che arrivano, soprattutto dagli Stati Uniti, attraverso il Vaticano. La Pca inizia, dunque, la sua attività in coincidenza dell'ultima fase della guerra e proseguirà poi nel difficile contesto dei primi sforzi per la ricostruzione.

Proprio mentre nel mondo corrono notizie dolorose di stragi e morte, la Radio Vaticana trasmette gli innumerevoli appelli per ritrovare i militari e i civili dispersi, nonostante i tentativi di ridurla al silenzio. Così, oltre all'istituzione di un vero e proprio ufficio informazioni, si cerca di rispondere ai bisogni di tante persone travolte dalla guerra e di far fronte alle nuove sfide caritatevoli della tragica realtà bellica.

L'intenzione di Pio XII è di riuscire a creare una vera e propria rete di cattolici in tutto il mondo, per ottenere gli aiuti da distribuire alle popolazioni bisognose, maggiormente colpite dal conflitto. Ma ben presto, nella pratica, ci si rende conto che l'emergenza è superiore alle aspettative e può presentarsi sotto molteplici aspetti, tanto che, a ridosso della guerra, nel 1945, la Pca si trova a far fronte a una serie di problematiche ben più ampie:  la guerra crea prigionieri, feriti, orfani, disperde le famiglie. L'organizzazione riesce comunque a portare avanti un'immensa opera benefica, che ottiene la fiducia di altri organismi internazionali e di governi, che inviano i soccorsi necessari ad ampliare il raggio di azione.

Occorre occuparsi dei rimpatriati, per i quali viene predisposto un primo punto di riposo e di distribuzione dei pasti (circa 700 al giorno), nonché in alcuni casi l'assistenza ospedaliera. Si cerca così di facilitare il ritorno di tutti quelli che hanno combattuto e sofferto, assistendo i reduci nei loro bisogni primari, con la distribuzione di pane, frutta e farmaci, anche perché molti di loro escono dalla prigionia in condizioni di salute davvero precarie.

In quegli anni segnati dalla guerra, la condizione sociale impone continui sforzi per far fronte a una serie di emergenze differenti, che necessitano sempre di nuovi adeguamenti e, a un certo punto, le iniziative assistenziali non furono più occasionate solo dall'urgenza  del  momento.  Si  giunse alla consapevolezza  che  occorreva un sistema  più  continuativo e in progressiva  evoluzione,  per adeguarsi alle mutate  esigenze  assistenziali,  come nel caso delle mense e delle colonie per ragazzi.

Negli anni a seguire, infatti, l'operato della Pca andò concentrandosi soprattutto sull'assistenza alle famiglie in difficoltà e ai bambini. Nacquero così le mense dei poveri, che presero poi il nome di "Refettori del Papa", mentre continuava  l'assistenza ai carcerati, che proprio grazie alla Pca potevano rimanere in contatto con le famiglie. Nel 1947  sorsero  le  colonie  estive, che vennero gestite grazie all'impegno disinteressato  di  un notevole numero di  volontari  per assistere i bambini, tra cui medici,  suore,  cappellani e assistenti.

Superata l'emergenza della guerra e degli anni a essa successivi, nel 1953 la Pca fu chiamata Pontificia Opera di Assistenza e ricevette una personalità giuridica e un proprio statuto, conferitole dalla Santa Sede.

Sullo sfondo della lenta ripresa nell'Italia del dopoguerra, la finalità rimaneva quella di provvedere all'assistenza materiale e morale dei poveri più in generale, aiutandoli pertanto sul piano sociale, assistenziale, ma anche su quello spirituale, secondo i principi della carità evangelica.

Fu così che orfani, braccianti, emigranti, profughi, trovarono conforto grazie agli ingenti contributi che venivano offerti, partendo principalmente da quelli alimentari. Attraverso i filmati è possibile vedere come l'associazione seguiva ogni fase di questo delicato processo, che iniziava con l'individuazione delle necessità e proseguiva con la distribuzione degli aiuti, attraverso un percorso di controllo e preparazione dei generi alimentari di base.

Le assistenti sociali svolgevano all'interno dell'associazione un ruolo primario, tanto che vennero istituite scuole specifiche per la loro preparazione. Esse schedavano ogni singolo caso, così da poter informare l'organizzazione centrale nei dettagli. L'aiuto che veniva fornito qualche volta riguardava anche l'esecuzione di diverse pratiche burocratiche, svolte al posto dei diretti interessati.

Il settore sanitario è stato un altro campo importante nel quale la Poa ha operato, riuscendo a contare negli anni sul contributo di oltre 1.800 medici, che prestavano la propria opera volontaria presso istituti dotati di moderne attrezzature. Oltre a questo impegno pratico, vennero create le cappelle mobili, per assicurare un'assistenza sacramentale e la possibilità dell'Eucaristia a tutte le persone che non potevano raggiungere una chiesa.

L'opera della Poa raggiunse tutta l'Italia, ma nel sud del Paese, la ricostruzione si trovò a fare i conti con una disoccupazione più alta che altrove e così, con particolare attenzione alla gioventù, vennero creati centri di addestramento professionale per avviare i ragazzi a vari mestieri.

Ma la Poa è stata presente anche là dove le tragedie della natura hanno portato distruzione, basta pensare alle alluvioni nel Polesine e al disastro del Vajont.
Nel 1970 Paolo VI decide che è giunto il momento di sciogliere la Poa, poiché ritiene che essa abbia ormai storicamente esaurito il suo compito. Questo significa la fine di un'epoca, ma non certo l'esaurirsi della missione caritativa della Chiesa. L'anno successivo, 1971, l'eredità della Poa viene, infatti, raccolta dalla Caritas, un organismo pastorale creato dalla Conferenza episcopale italiana.

Attraverso le immagini in bianco e nero, conservate nell'archivio, che testimoniano la lunga attività della Pontificia Opera di Assistenza, sullo schermo scorrono i volti della sofferenza, della paura, del dolore più profondo, a cui le parole non possono aggiungere nulla; uomini e donne senza tempo, così diversi e così uguali, nella tragedia della guerra, della fame, della malattia, delle catastrofi naturali. E per tutti loro non solo il conforto materiale, seppur essenziale e primario, ha portato consolazione,  ma  anche l'appoggio spirituale che, attraverso l'amore di Cristo, si è fatto azione.




(claudia di giovanni)



(©L'Osservatore Romano - 15 novembre 2009)

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