A.D. 313 - 2013 1.700 anni dall'Editto di Costantino, chiariamo la questione

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Caterina63
00Wednesday, February 18, 2009 10:54 AM

Celebrazioni per l’Editto di Milano di Costantino. Si arrabbierà qualcuno?

Costantino, bronzo, Museo Naz. Belgrado


Da un articolo apparso su Petrus apprendiamo che a Milano nel 2013 (ossia un anno dopo l’Incontro Mondiale delle Famiglie, che proprio in questi giorni il Papa ha comunicato si terrà nel capoluogo lombardo) verrà celebrato il 1700° anniversario dell’Editto che l’imperatore Costantino emanò a Milano, col quale garantiva ai cristiani la libertà del culto dopo secoli di persecuzioni. Secondo la leggenda, ciò avvenne in ringraziamento per l’aiuto divino ricevuto durante la battaglia del Ponte Milvio (allorché gli apparve una croce sul sole e la scritta: In hoc signo vinces, con questo stemma trionferai).


Editto di libertà, quindi, da non confondere con quello dell’imperatore Teodosio, del 381 d.C. (quindi circa settant’anni dopo) che proclamò il cristianesimo religione ufficiale dell’Impero Romano, a discapito delle altre religioni e in particolare del paganesimo. L’occasione si presta perciò a celebrazioni della libertà di coscienza e di culto, della laicità più o meno positiva dello Stato, della condanna delle persecuzioni. Materie, queste, su cui ben pochi in Occidente (la limitazione geografica è essenziale) avrebbero da obiettare ai nostri giorni: quel che si dice sfondare porte aperte.


Epperò, epperò... ci sembra ci sia dell’altro, meno ‘politicamente corretto’.
La corrente postconciliare progressista ha sempre visto in Costantino il pernicioso iniziatore di una commistione tra Stato e Chiesa, l’inventore del cesaropapismo (la preminenza dello Stato sulla Chiesa) e al tempo stesso il largitore di privilegi alla Chiesa ed ai suoi membri, che avrebbero fatto venir meno l’aurea semplicità e povertà dei cristiani dell’epoca evangelica e dato inizio a commistioni temporali e terrene. Le accuse fanno riferimento, a dire il vero, non tanto all’Editto di Milano, ma agli interventi imperiali in materia di dogmi e dottrina (il Concilio di Nicea, quello che definì il dogma trinitario, fu convocato appunto da Costantino nel 325 d.C.); ed anche alla cosiddetta donazione di Costantino, quella sorta di testamento già deprecato da Dante, e smascherato come falso dall’umanista Lorenzo Valla nel Quattrocento, con cui Costantino morente avrebbe ‘donato’ la metà occidentale dell’impero al papa Silvestro, giustificando quindi un potere temporale che, di fatto, si consolidò invece secoli dopo (la Donazione di Sutri, atto di inizio del dominio temporale pontificio, è del 728 d.C.).

La donazione di Costantino è chiaramente un falso, ma molti ravvisano comunque nella ‘normalizzazione’ dei rapporti tra Stato e Chiesa l’inizio di una fase ‘costantiniana’ della Chiesa, ossia di trionfalismo e di potere temporale, che solo con il Concilio Vaticano II si sarebbe iniziato a porre in discussione, pur restando a metà del guado. Questa è la tesi, dicevamo, della corrente progressista ed un corifeo di essa è il decano dei vaticanisti, Giancarlo Zizola, il quale ogni tre per due usa quest’aggettivo "costantiniano", riferito alle cose della Chiesa, con le peggiori accezioni; nei suoi libri egli continua a ribadire la necessità, ad esempio, di restituire all’Italia lo Stato vaticano, abolire le nunziature, licenziare le guardie svizzere, abolire gli attributi di sovranità. Una battaglia, insomma, talmente di retroguardia Anni Sessanta da apparire perfino commovente.

E l’Editto di Milano sarebbe stato proprio l’atto di inizio di questa deprecabile fase costantiniana, di una Chiesa alleata o almeno non ostile al potere politico, contro cui si levano gli strali delle "voci profetiche" del progressismo postconciliare. Decidere di celebrare solennemente la ricorrenza non è quindi privo di qualche significato assai significativo e promettente.

********************

la notizia:

Nel 2013 a Nis (Serbia) le celebrazioni per il 1700° anniversario dell'Editto di Milano. Il Nunzio Apostolico non esclude la presenza del Vicario di Cristo nella terra che diede i natali a Costantino

editto


CITTA’ DEL VATICANO - Dalla Santa Sede non vi e' ancora alcuna indicazione su una possibile visita futura di Papa Benedetto XVI in Serbia, anche se il Vaticano guarda ''con interesse'' alle celebrazioni del 2013 a Nis (sud della Serbia) per i 1700 anni dell'Editto di Milano col quale l'imperatore romano Costantino (nato proprio a Nis) pose fine alle persecuzioni nei confronti dei cristiani.
 
Lo ha detto il nunzio apostolico in Serbia, l’Arcivescovo Orlando Antonini. ''Confermo che resta l'invito al Santo Padre fatto dal presidente Boris Tadic, come anche quello presentato dai vescovi cattolici lo scorso anno'', ha dichiarato il nunzio in una intervista.
 
''Quello che posso dire - ha aggiunto - e' che il Vaticano guarda con interesse al programma dei festeggiamenti per il 1700° anniversario dell'Editto di Milano, previsti nel 2013 a Nis. E io personalmente credo molto in tale iniziativa''. Nei giorni scorsi, il vescovo di Nis, Irinej, aveva affermato che il Papa potrebbe visitare la Serbia ortodossa proprio nel 2013, in occasione delle celebrazioni di Nis.

Per l'Arcivescovo Antonini, l'anniversario dell'Editto di Milano fra tre anni riveste in realta' uguale interesse per tutti i cristiani - cattolici, ortodossi, protestanti - e per questo le celebrazioni di Nis potrebbero essere l'occasione per un incontro tra i massimi rappresentanti del cristianesimo di Oriente e di Occidente. Nessun Papa finora ha visitato la Serbia, il Montenegro e la Macedonia, e Benedetto XVI ha ricevuto inviti a visitare tutti i Paesi dei Balcani.


fonte: Petrus




Caterina63
00Wednesday, February 18, 2009 11:17 AM
Ulteriore approfondimento tratto da una discussione sul nostro forum nel 2003...


Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre

(Dante Alighieri - Inferno, Canto XIX)

Per comprendere i fatti occorre avere un quadro generale della situazione nell'arco, almeno di 500 anni dall'inizio dell'avventura Cristiana...

Per quanto possiamo leggere in giro.... la cosa tanto fatidica successa nel 300 d.C. è la donazione di Costantino. Da allora la Chiesa avrebbe pensato più ai beni terreni, ai lussi e alle conquiste territoriali piuttosto che a tramandare la fede. Così dicono i Protestanti e i Pentecostali.....Da qui datano la nascita della Chiesa di Roma....., del papato.

Poi ci sono quelli che sostengono che la donazione di Costantino è un falso, e, quindi, che la Chiesa ha basato tutta la sua ricchezza e il suo potere temporale su una menzogna....
Insomma come la giri giri...proviamo a chiarire questo periodo storico....[SM=g1740733]

Anche se è risaputo che la Donazione Costantiniana, con la quale Costantino avrebbe affidato la sovranità sull'Occidente al papa di Roma, è un falso del IX secolo, resta indubbio che con Costantino e con l'Editto di tolleranza di Milano del 313 si apre un nuovo periodo per la Chiesa, ricco di conseguenze, indubbiamente, non tutte positive.....

Cessano per esempio e finalmente le persecuzioni durate ben tre secoli a periodi alterni con la consueta confisca di piccoli beni che la Chiesa riceveva per il suo servizio...... in quanto al Cristianesimo viene riconosciuta, dal punto di vista formale, pari azione dignità rispetto alle altre religioni; ma nella sostanza l'Editto è qualcosa di molto di più....

Non ci dimentichiamo che la Roma dei Cesari aveva lasciato alla Chiesa una situazione DRAMMATICA: non esisteva più la giustizia, la magistratura era corrotta fino all'osso.....non vi si trovava a chi affidare le questioni burocratiche di ogni bega civica o politica che fosse, il brigantaggio dilagava.....era la gente stessa che ricorreva al suo vescovo per ottenere giustizia per qualche torto subito, a Roma non vi era altra autorità che quella della Chiesa,  che donava alla gente ancora un briciolo di credibilità nella giustizia... questo era lo scenario![SM=g1740733]

Due esempi chiarissimi:

PERSECUZIONI E CATACOMBE
I primi cristiani dovettero subire le persecuzioni degli imperatori romani che si rifiutavano di adorare come fossero divinità. Le persecuzioni più sanguinose furono dieci a partire da quella di Nerone (64 d.C.) per arrivare a Diocleziano (303 d.C.).
Non potendo riunirsi liberamente, i cristiani decisero di tenere le loro adunanze religiose nelle catacombe. Erano grotte sotterranee nelle quali i cristiani seppellivano i loro morti. Talvolta venivano scavati in profondità anche due o tre piani di gallerie: le più profonde arrivavano fino a 20 metri sotto terra.

IN HOC SIGNO VINCES
"Con questo segno vincerai". Secondo la leggenda, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio, a Costantino sarebbe apparsa in sogno una croce su cui erano incise le parole In hoc signo vinces. In seguito a ciò, l'imperatore ordinò ai suoi soldati di imprimere sugli scudi una X e una P incrociate, che erano le prime due lettere del nome di Cristo in greco. Costantino ottenne la vittoria e l'attribuì all'intervento del Dio dei cristiani. Secondo la leggenda questo episodio lo convinse a promulgare il celebre editto.

 


Costantino, resosi conto della forza non solo morale o ideologica del Cristianesimo ma soprattutto economica ed organizzativa, attraverso il suo potere unitario, «monarchico-gerarchico» e centralizzato...capace di SOPRAVVIVERE IN TEMPI DI PERSECUZIONI E MISERIA...... trova del tutto naturale rivolgere ad Essa il suo sguardo come MODELLO DA SOTTOSCRIVERE..... Ciò spiega la sua scelta e quella dei suoi successori - fatta eccezione dell'effimera esperienza di segno opposto dell'imperatore Giuliano, destinata a fallire miseramente nell'illusione di poter ridar vita ad un paganesimo culturalmente ormai spento..... Una scelta, quella di Costantino e dell'Impero, volta a favorire l'unità dei cristiani anche attraverso la lotta contro gli eretici, i dissidenti, gli scismatici, coloro cioè che potevano in qualche modo creare difficoltà a tale intento....

Ma per capire bene la storia dei secoli successivi, legata a molti errori...fino a raggiungere quell'apice di CORRUZIONE ALL'INTERNO DELLA CHIESA STESSA....... è necessario tener presente che sia in Costantino sia nei suoi successori l'elemento religioso è continuamente subordinato e funzionale all'ideologia di un Impero unitario e centralizzato e non viceversa. Non a caso tra le disposizioni del Concilio di Arles del 314 è prevista la condanna di quei cristiani che abbandonano l'esercito..... La Chiesa ci metterà non poco tempo per capire la TRAPPOLA discutendone al Conclio Lateranense con il quale inizia a prendere le distanze da una oppressione continua del controllo del potere politico su ogni sua azione.......[SM=g1740733]

Infatti il potere politico si sentì spesso legittimato ad intervenire ogni qualvolta un'eresia rischiasse di compromettere l'unità... e questo non significa necessariamente che a muovere l’imperatore fosse una disinteressata difesa dell'ortodossia.....al contrario..... alle cessate persecuzioni farà seguito una pesante se non addirittura indebita intromissione del potere civile nelle questioni religiose e queste a loro volta serviranno spesso a mascherare dissidi col potere centrale di natura politico-economica......

Rileggendo appunto con serenità queste pagine di storia ci accorgeremo che la stessa Chiesa fu una vittima di un cambiamento culturale e politico contro il quale, per quel periodo, NON AVEVA NESSUN MEZZO PER OPPORSI......E AVEVA BISOGNO DI TEMPO PER CAPIRE COME USCIRNE FUORI...non dimentichiamo infatti che qui maturerà l'eresia ARIANA CHE DEVASTERA' LA CHIESA ROMPENDOLA NELLA SUA UNITA'......

L’Editto di Milano
A proposito dell’Editto di Milano del 313 (dal De mortibus persecutorum di Lattanzio):

“...Quando noi, Costantino Augusto e Licinio Augusto, felicemente ci incontrammo nei pressi di Milano e discutemmo di tutto ciò che attiene al bene pubblico e alla pubblica sicurezza, questo era quello che ci sembrava di maggior giovamento alla popolazione, soprattutto che si dovessero regolare le cose concernenti il culto della divinità, e di concedere anche ai cristiani, come a tutti, la libertà di seguire la religione preferita, affinché qualsivoglia sia la divinità celeste possa esser benevola e propizia nei nostri confronti e in quelli di tutti i nostri sudditi.

Ritenemmo pertanto con questa salutare decisione e corretto giudizio, che non si debba vietare a chicchessia la libera facoltà di aderire, vuoi alla fede dei cristiani, vuoi a quella religione che ciascheduno reputi la più adatta a se stesso. Così che la somma divinità, il cui culto osserviamo in piena libertà, possa darci completamente il suo favore e la sua benevolenza.

Perciò è opportuno che si sappia, Costantino, che io, Licinio, sono d’accordo col tuo editto, cosicché, abolite del tutto le precedenti disposizioni imperiali concernenti i cristiani, ora, invece, in assoluta tranquillità, tutti coloro che vogliano osservare la religione cristiana possano farlo senza alcun timore o pericolo di molestie...”.


L’Editto di Teodosio del 380

“Graziano, Valentiniano e Teodosio, Imperatori Augusti. Editto per il popolo di Costantinopoli. Vogliamo che tutte le genti sottoposte alla clemenza del nostro governo aderiscano a quella religione che il santo Pietro Apostolo, come tutt’ora afferma questa stessa religione da lui introdotta, avrebbe rivelato ai romani; quella religione che, come è evidente, è praticata dal vescovo Damaso e dal vescovo di Alessandria Pietro, uomo di apostolica santità.

Perché, in conformità all’insegnamento degli apostoli e alla dottrina dei Vangeli, si creda che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio, di pari potenza e che costituiscono la Trinità divina. Ordiniamo che solo coloro che osservano questa legge siano chiamati cristiani cattolici; gli altri saranno invece considerati dementi, folli e colpiti dall’infami di un credo ereticale e le loro adunanze non avranno diritto al titolo di chiese; ed essi saranno colpiti dapprima dalla vendetta divina e poi anche dalla nostra ira che discende dalla volontà celeste.

Dato in Tessalonica, il 3 delle calende di marzo, da Graziano e Teodosio.”


Nel IV secolo un prete alessandrino di nome Ario
....... predica che, essendo il Figlio generato dal Padre e quindi non a lui coeterno, essi fossero simili per divina natura, ma non esattamente uguali, relegando quindi il Figlio ad un ruolo subordinato ed infrangendo così il dogma trinitario. Ario andò a colpire e a minare la base stessa dell'unità di tutti i Cristiani da Oriente ad Occidente che avevano invece ben impresso nel cuore la Verità Trinitaria.......

Infatti con la concezione ariana di Dio emerso dalla solitudine con la creazione, del Verbo all'origine delle cose create e del Figlio generato nel tempo....... la Chiesa, in quanto voluta da Cristo, veniva a perdere uno dei suoi maggiori punti di forza carismatica.

La fortuna di Ario suggerisce invece agli storici di oggi...quale progetto di divisione contro l'unità della Chiesa, vi fosse nel movimento ariano.... È indubbio che esso, attaccando il trinitarismo, tendesse ad indebolire il primato già in parte riconosciuto della Chiesa di Roma e nello stesso tempo si allineasse a quell'esasperato teologizzare che contraddistingueva la pars orientale dell'Impero.

Inutilmente un Tertulliano aveva gettato, nei suoi scritti, le più salde basi per la formulazione del dogma trinitario, quasi preveggente difesa contro il successivo pericolo ariano tanto da coniarne il termine: Trinità fin dal primo secolo......e inutilmente un Ilario di Poitiers leverà la sua voce in difesa dell'ortodossia, sopportando sconfitte ed esili ad opera dell'imperatore Costanzo il quale.....morto Costantino....diventa il «nuovo nemico di Cristo»

Così come inutilmente, nel 325, nel concilio convocato a Nicea, il vescovo Atanasio difenderà l' ortodossia contro le tesi ariane portando una commovente fede all'azione dello Spirito Santo quale Terza Persona della Trinità.......ed anche se formalmente condannato, l' Arianesimo continuerà ad esistere, spesso tutelato dallo stesso potere civile in opposizione alla Chiesa di Roma.

Il fatto che Costantino, dunque..... il promulgatore dell'Editto di Milano, il mitizzato protettore della Chiesa, abbia, solo in punto di morte, ricevuto il battesimo da un vescovo ariano, è sufficientemente significativo dal momento che se tale Battesimo è dato con la stessa formula indetta dalla Chiesa resta un Battesimo valido....... Non solo, ma mentre dopo la morte di Costantino i suoi successori nella parte occidentale si manterranno sostanzialmente fedeli al credo niceno, in Oriente la simpatia Continuerà a giocare indubbiamente a favore degli Ariani e ariano, significativamente, sarà Ulfila, l’apostolo dei Goti..........

ergo....non temiamo assolutamente....MAI.......di rivedere la nostra storia e di accorgerci invece quanto potente sia stata ed è la Mano del Signore verso la Chiesa Cattolica Romana che la guida e la Protegge mantenendo la sua promessa di FEDELTA': e le porte degli inferi non prevarranno.......[SM=g1740733]

[SM=g1740721]

Caterina63
00Monday, June 6, 2011 11:01 AM
[SM=g1740733] Ricapitolando un pò:

La Storia vuole che Costantino, sconfitto Licinio, Imperatore d'Oriente, divenne sovrano assoluto dell'Impero. Ricostruì Bisanzio, rinominandola Costantinopoli, e qui vi trasferì la sede imperiale, lasciando al Papato la gestione di Roma, oltre che su numerosi altri territori.
Si stabilivano in pratica le basi del potere temporale della Chiesa e le fondamenta della cultura occidentale degli ultimi venti secoli.

Ma il documento, come  già accennato, nella realtà non è mai esistito, e questo implica una oggettività ed una onestà storica che non permetta di falsificare quel "potere temporale" che il Papato ricevette invece direttamente da Gesù Cristo per poter esercitare il suo governo, la sua propria missione di annunciare il Vangelo nel mondo, ciò sarebbe stato impossibile senza un "potere" che è per la Chiesa IL SERVIZIO all'uomo di ogni tempo.

La  presunta autenticità di tale documento apparve già dubbia a partire dal X secolo e fu decisamente impugnata prima da Arnaldo da Brescia, poi da Nicolò Cusano, e infine, soprattutto, dal filosofo Lorenzo Valla (1407- 1457). Dal suo libro De Falso Credita et Ementita Costantini Donatione Declamatio si evince l'evidente falsità del testo, tramite soprattutto un'analisi delle evidenti incongruenze storiche e linguistiche presenti al suo interno.
 In un passo della sua opera, Valle dichiara che "per prima cosa dimostrerà che Costantino e Silvestro non erano giuridicamente tali da poter legalmente l'uno assumere, volendolo, la figura del donante e poter quindi trasferire i pretesi regni donati che non erano in suo potere, e l'altro da poter accettare legalmente il dono (nè del resto lo avrebbe voluto).
 In seconda istanza, dimostrerà che anche se i fatti non stessero così ( ma sono troppo evidenti), nè Silvestro accettò nè Costantino effettuò il trapasso del dono.
 In terza istanza dimostrerà che nulla diede Costantino a Silvestro, ma al Papa immediatamente anteriore davanti al quale era stato battezzato. Dimostrerà (quarto assunto) che è falsa la tradizione che il testo della  Donazione si trovi nelle decisione decretali della Chiesa o sia tratto dalla "Vita di Silvestro".
Non si trova nò in essa nè in alcuna cronaca, mentre invece si contengono nella Donazione contraddizioni, affermazioni infondate, stoltezze, espressioni, concetti barbari e ridicoli."

Nessuno, tra gli storici moderni, riconosce la Donazione di Costantino come "autentica", nonostante si tratti di un documento di grande interesse ed estrema importanza perchè, anche se falso, rappresenta una fase dello sviluppo della teoria politica ma non solo della Chiesa, ma in generale di tutto l'Occidente, questo aspetto deve essere coraggiosamente ed onestamente portato avanti da chiunque contesti alla Chiesa un potere derivante da questo falso documento dal momento che, ed è fuori discussione, che tutta l'Europa crebbe e ideò la propria supremazia in base a questi cambienti.
lampante

Infatti, secondo le più recenti opinioni di storici ed esperti, l'origine della falsificazione andrebbe ricercata in Francia, probabilmente a Reims, nel lungo periodo che va dal secolo VII al secolo X. L'attenzione è poi particolarmente rivolta al periodo carolingio, quando fu ricostruita la dignità imperiale in Europa. La questione dell'autenticità del documento emerse quindi con grande interesse nello stesso periodo in cui la Chiesa si andava rafforzando in termini di potere, soprattutto territoriale e politico.
E non deve sorprende poi più di tanto il fatto che la Chiesa stessa abbia sfruttato a proprio vantaggio  questo falso documento per affermare la propria legittima presenza nei confronti di un potere politico "statale o imperiale" altrettanto in crescita in tutta Europa.
angiolo

Il caso della Donazione di Costantino aiuta a mettere in evidenza come la falsificazione e la manipolazione della realtà siano da sempre presenti nel tessuto della nostra civiltà, e come da queste a volte si possono generare pagine fondamentali della Storia. Va detto, infatti, che al di la del Docmento "falso" ciò che divenne realtà ed è parte integrante la storia non solo della Chiesa, ma anche dell'Europa e dell'Occidente, furono i cambiamenti politici verso i quali la Chiesa stessa NON poteva restare a guardare, non poteva restare indietro.

Piuttosto la Chiesa seppe dimostrare che non aveva affatto bisogno di quel Documento o di altri, o di trame false, per affermarsi nel tempo e nella storia dell'umanità, se all'inizio della falsa Donazione la Chiesa sembrò restarne invischiata, e di fatto lo fu, il tempo stesso confermò come Essa seppe liberarsene, come il potere "temporale" dei Papi non dipendeva affatto da nessuna donazione UMANA, ma più semplicemente dal diritto DIVINO e dalla legittimazione di una Istituzione che non dipende dagli uomini, nè dalle nomine, nè dalle incoronazioni, nè dai territori, MA DALLE COSCIENZE DEGLI UOMINI, dalla Predicazione del Vangelo, DALLA DIVINA EUCARISTIA, dal Culto all'unico vero Dio.

E mentre i vari Cesari si alternano nei comandi imperiali terreni, e mentre cambiano le geografie politiche degli Stati e degli Imperi, il Papato dimostra ancora oggi la sua DIVINA STABILITA' nel tempo e fra gli Uomini con o senza la donazione di Costantino
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Caterina63
00Wednesday, April 18, 2012 10:28 AM

Antisemitismo, Vaticano: l'editto di Costantino non ha contribuito (Izzo)



Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 17 apr.

C’e’ una "leggenda nera" sull’Imperatore Costantino, alimentata da chi ancora oggi non vede di buon occhio l’apporto dei cristiani alla vita pubblica. Anche per questo, nel 1700esimo anniversario della Battaglia di Ponte Milvio e della conversione di Costantino il Pontificio Comitato di Scienze storiche ha promosso un Convegno internazionale di Studio sul tema "Costantino il Grande. Alle radici dell’Europa".

"La conversione di Costantino non ha avuto il minimo impatto sullo statuto degli ebrei nell’Impero Romano, il cambiamento comincia nel IV secolo", [SM=g1740733]
ha chiarito, presentando l’evento, la professoressa Claire Sotinel, docente di Storia Romana presso l’Universita’ Paris-Est Creteil. E il professor Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano ma anche membro del Pontificio Comitato e ordinario di storia del cristianesimo all’Universita’ La Sapienza, ha ricordato che il cristianesimo deve molto a Costantino, ma solo le Chiese orientali lo venerano come santo in quanto la canonizzazione fu ad opera di un antiPapa.

"Costantino - ha affermato il presidente del dicastero vaticano, il monaco premostratense Bernard Ardura - fu incontestabilmente un grande imperatore e un geniale politico, riusci’ ad unificare l’intero Impero creando Costantinopoli, la nuova Roma.
Dall’Arco presso il Colosseo, fino alle numerose testimonianze numismatiche, fu glorificato per il suo genio, ed e’ divenuto, lungo i secoli, l’icona di questo mondo nuovo, ossia l’Europa cristiana, di cui siamo gli eredi".
 
Il Convegno, che si aprira’ domani pomeriggio nell’Aula del Sinodo, fara’ luce sul contesto in cui visse Costantino, a cominciare dalla sua educazione e dai rapporti tra i cristiani e l’Impero romano prima del 313. Gli studiosi si avvicenderanno sui rapporti fra religione e Stato, sull’idea di liberta’ religiosa nell’Impero, sulla religione dal punto di vista dell’Imperatore e del Senato romano.

Non mancheranno le discussioni sulla conversione di Costantino, sul suo battesimo e sul suo atteggiamento nei confronti dei cristiani all’indomani della Battaglia di Ponte Milvio. Il Convegno si propone pero’ anche di studiare un altro aspetto di questa battaglia iniziata a Saxa Rubra e terminata a Ponte Milvio, il 28 ottobre 312, nel corso della quale l’antagonista Massenzio annega tra i flutti del Tevere: un evento di non grande rilievo dal punto di vista propriamente strategico-militare, ma assurse rapidamente al ruolo di simbolo fondativo di un mondo nuovo, nato dall’incontro di Costantino con il cristianesimo.

Secondo padre Ardura, "la tolleranza nei confronti delle istanze religiose dei soggetti dell’Impero stava per concludere l’era delle persecuzioni imperiali contro i cristiani, per favorire l’evangelizzazione dell’intero Impero, disegnando il profilo dell’Europa occidentale e balcanica".
 
"Un’Europa - sottolinea il religioso - in cui sono sbocciati i valori di dignita’ umana, di distinzione e cooperazione fra religione e Stato, di liberta’ di coscienza, di religione e di culto.
Certo, queste realta’, che andranno a far parte integrale del patrimonio umanistico e culturale dell’Europa, avranno bisogno di molti secoli per giungere a maturita’, ma esse sono gia’ presenti nella svolta costantiniana e nell’evento della Battaglia di Ponte Milvio".
 
Una dimensione storica che ha voluto esaltare nel 1960 il film Costantino il Grande, che non a caso sara’ riproposto al Convegno, come testimonianza del permanere di Costantino nella cultura e nell’arte.
 
[SM=g1740771]
 
 
Convegno del Pontificio Comitato di Scienze Storiche

Millesettecento anni fa
la svolta di Costantino

"Fiumi d'inchiostro, da Eusebio di Cesarea nel IV secolo fino al recente libro di Paul Veyne Pourquoi notre monde est-il devenu chrétien? sono stati versati sull'argomento, ma la questione costantiniana resta una delle domande più interessanti del tardoantico" ha esordito Claire Sotinel (dell'Université de Paris-Est Créteil, già membro dell'?cole Française de Rome) presentando nella Sala Stampa della Santa Sede il convegno "Costantino il Grande.

 

Alle radici dell'Europa" - organizzato dal Pontificio Comitato di Scienze Storiche nel millesettecentesimo anniversario della battaglia di Ponte Milvio e della conversione dell'imperatore - insieme a padre Bernard Ardura, presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa, e il direttore del nostro giornale.
I lavori del convegno si aprono il 18 aprile nell'Aula del Sinodo in Vaticano, proseguiranno il giorno successivo nel Collegio Teutonico, il 20 aprile alla Pontificia Università Lateranense e "si concluderanno - ha precisato Ardura - sabato in Vaticano con la proiezione del film Costantino il Grande, di Lionello De Felice".


Episodio storico celeberrimo, quello della vittoria su Massenzio ad saxa rubra e poi a Ponte Milvio il 28 ottobre del 312, ma più complesso di quello che possa sembrare a uno sguardo superficiale. "Mentre il convegno del 2013 indagherà le conseguenze della cosiddetta "svolta costantiniana" - ha continuato Ardura - il convegno romano vuol far luce sul contesto generale in cui visse Costantino, i rapporti fra religione e Stato e sull'idea di libertà religiosa nell'impero".

Domande - ha detto Sotinel - che non interessano solo lo storico: sono state infatti "discusse spesso in ambito religioso e politico, nel medioevo per giustificare il potere temporale del Papa, nel Cinquecento per contestarne l'autorità, o ancora per elaborare il concetto di laicità à la française nell'Ottocento". Nella storia dell'antico cristianesimo, ha aggiunto il nostro direttore, non mancano altri momenti di passaggio decisivi, come la "svolta callistiana" del III secolo quando la Chiesa, con Papa Callisto I, può iniziare a rivendicare la proprietà di cimiteri ed edifici di culto, ma la figura del figlio di Costanzo Cloro resta cruciale.

La propaganda contraria e favorevole a Costantino non si esaurisce con la morte dell'imperatore: continua fino ai nostri giorni. Il figlio di Elena, nel bene e nel male, è colui che ha dato la possibilità al cristianesimo di essere un popolo e non una "élite di perfetti" o un club esclusivo riservato a pochi iniziati, ed è interessante ripercorrere l'elenco delle opposte fazioni, dagli antichi storiografi fino ai contemporanei, da Lutero e Melantone a Yves Congar e Jean Daniélou. (silvia guidi)



(©L'Osservatore Romano 18 aprile 2012)
 
Caterina63
00Wednesday, November 28, 2012 12:54 PM
[SM=g1740733] Sono iniziate le celebrazioni per commemorare i 1.700 anni dell’Editto di Milano, sottoscritto nel febbraio 313 da Costantino e Licinio, rispettivamente imperatori d’Occidente e d’Oriente.

Con questo decreto, chiamato Editto di Tolleranza, la cui importanza non sarà mai sopravvalutata, la Chiesa cattolica usciva dalle catacombe e iniziava la sua vita pubblica. 
A dare il via alle commemorazioni a Milano, un convegno intitolato “Ai tempi di Elena e Costantino: tracce di cultura e storia”, ospitato dal Consiglio regionale della Lombardia nella Sala Pirelli, e promosso dal gruppo culturale “Elettra Latina” coordinato dalla professoressa Federica Sposi.

Questo Editto non sarebbe stato possibile, però, senza il trionfo di Costantino sull’usurpatore Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre 312.

A Roma il sindaco Gianni Alemanno ha presentato il programma per le celebrazioni del 1.700esimo ...
... anniversario di questa battaglia, che giungeranno fino al 2 dicembre con incontri, proiezioni e visite guidate in diversi punti della città.

Associandoci anche noi alle celebrazioni, offriamo ai nostri gentili lettori il testo di una relazione in merito, tenuta nell’agosto 2007 all’Università estiva delle TFP dal prof. Roberto De Mattei:

http://www.atfp.it/2008/81-marzo-2008/301-una-fiamma-di-fede-e-coraggio.html

***

Una fiamma di fede e coraggio [SM=g1740752]

di Roberto de Mattei

[Introducendo l’anno del centenario di nascita del grande leader cattolico Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), ispiratore delle Società per la Difesa della Tradizione Famiglia e Proprietà — TFP, proponiamo ai nostri lettori ampi stralci della conferenza del prof. Roberto de Mattei nell’ultima Università Estiva delle TFP europee, tenutasi in Austria ad agosto.]

È il 27 ottobre dell’anno 312 dopo Cristo. Due eserciti si fronteggiano alle porte di Roma. Il primo esce dalle Mura Aureliane per schierarsi lungo le sponde del Tevere, presso Ponte Milvio. È comandato da Marco Aurelio Valerio Massenzio. Il secondo, sceso verso Roma da Treviri, in Germania, si attesta lungo la via Flaminia. È guidato da Flavio Valerio Costantino. I due contendenti lottano per il titolo di Augusto di Occidente, una delle quattro cariche supreme nella Tetrarchia, il nuovo sistema di governo dell’Impero ideato da Diocleziano.

Saxa Rubra: cambia il destino dell’Impero

La giornata volge al tramonto, quando le truppe di Costantino vedono improvvisamente stagliarsi nel cielo un grande segno luminoso, con una scritta fiammeggiante: In hoc signo vinces. Eusebio di Cesarea, il primo grande storico della Chiesa ricorda l’evento con queste parole: “Un segno straordinario apparve in cielo. (...) Quando il sole cominciava a declinare, Costantino vide con i propri occhi in cielo, più in alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano tracciate le parole IN HOC SIGNO VINCES. Fu pervaso da grande stupore e insieme a lui il suo esercito”.

L’effetto sulle truppe è impressionante. Nell’esercito di Costantino ci sono molti cristiani. Essi hanno vissuto l’ultima persecuzione, la più terribile, quella di Diocleziano, iniziata nel 297 con l’epurazione dall’esercito di tutti i fedeli di Cristo. I militari cristiani che erano molto numerosi nelle armate imperiali, erano stati posti di fronte ad un’alternativa radicale: abbandonare la loro religione o il loro posto nell’esercito. Vi fu chi scelse la triste strada dell’apostasia, ma molti perseverarono e, lasciato l’esercito, emigrarono in Gallia dove si arruolarono con Costanzo Cloro, l’unico dei quattro tetrarchi che non aveva aderito alle persecuzioni di Diocleziano. Ciò significa che, all’inizio del IV secolo, il numero dei cristiani che affollavano l’esercito di Costanzo, stanziato nelle Gallie e in Britannia, non era irrilevante.

Quando, nel 305, Costanzo era morto a York, in una spedizione contro i Picti e gli Scoti, le truppe avevano acclamato imperatore Costantino, figlio di Costanzo e di Elena, futura imperatrice e futura santa, mentre i pretoriani a Roma proclamavano imperatore Massenzio. Quest’ultimo aveva invocato gli dei pagani, per chiedere loro la vittoria. La Croce apparsa nel cielo era, senza ombra di dubbio, il simbolo dei cristiani. I due eserciti che ora si affrontavano erano consapevoli che non erano forze meramente umane quelle coinvolte nel terribile scontro. Nella notte, come  narra Lattanzio, Cristo apparve in sogno a Costantino, “esortandolo ad apporre quel simbolo sugli scudi dei soldati con quei segni celesti di Dio e ad iniziare quindi la battaglia”.

Vi sono momenti in cui un uomo può cambiare, con il suo sì o con il suo no, il corso della sua vita. E vi sono momenti in cui dalla scelta di quest’uomo può dipendere la sorte di popoli e di nazioni per i secoli a venire. Accadde in quella notte di ottobre al figlio di Costanzo ed Elena, chiamato a decidere quale sarebbe stato il destino dell’Impero di Roma.
Non sappiamo cosa avvenne nel cuore di Costantino: se la sua decisione fu fulminea o se ebbe dubbi ed esitazioni. Sappiamo però che, la mattina dopo, egli non solo fece imprimere il monogramma di Cristo sui vessilli delle sue legioni, ma che istituì il Labarum, lo stendardo che avrebbe sostituito l’aquila romana di Giove e che tutti i soldati da allora avrebbero dovuto onorare.
La battaglia si svolse furiosa. Costantino riuscì a spingere l’esercito rivale con le spalle al Tevere, dove Massenzio cercò scampo nella fuga. Fu travolto dalle acque e la sua testa fu portata al vincitore, che ascese al soglio dell’Impero.
Cristianesimo e milizia

Il 28 ottobre del 313 la Croce trionfò vittoriosa sul sangue e sulla polvere del grande campo di battaglia di Saxa Rubra, là dove il Tevere fa una grande ansa, prima di costeggiare la Flaminia. Il luogo prese il nome di Saxa Rubra, dal colore del sangue versato sulle pietre. Quel sangue, per la prima volta nella storia, non fu solo sangue cristiano.
Costantino non era cristiano e non divenne cristiano in quella notte, ma rispose affermativamente all’invito di Cristo. Un anno dopo, il 13 giugno 313, egli promulgò l’Editto di Milano con cui ogni legge persecutoria emanata in passato contro i cristiani era abolita e il Cristianesimo diveniva religio licita nell’Impero.
Costantino è celebre per quest’editto che poneva fine all’era delle persecuzioni ed apriva un’epoca nuova di libertà per la Chiesa. È grazie a questo editto che si parla di “svolta costantiniana” nella storia della Chiesa. E tuttavia, nella vita di Costantino ed in quella della Chiesa, l’ora decisiva, fu un’altra: quella in cui per la prima volta la Croce di Cristo, vexilla regis, apparve sul campo di battaglia, difesa dalle spade dei legionari.

C’erano stati eretici, come i montanisti che avevano sostenuto l’incompatibilità del Cristianesimo con le armi. Non era questo l’insegnamento del Vangelo e non era stato questo, nei primi tre secoli, l’atteggiamento dei cristiani. Malgrado le opinioni in senso contrario di Tertulliano, le cui posizioni riflettono la sua evoluzione verso l’eresia montanista, nessun atto del Magistero aveva proibito il servizio militare nel corso dei primi tre secoli. Al contrario, è noto il fatto che in questo periodo storico molti cristiani servirono come ufficiali o soldati nelle legioni romane, conciliando la duplice caratteristica di cristiani e di militari, senza che la Chiesa rivolgesse loro alcun rimprovero per questo motivo: molti di questi furono anzi canonizzati.

Gli ufficiali e soldati cristiani che furono martirizzati in quest’epoca non furono messi a morte per aver rifiutato come cristiani di servire nell’esercito, ma per aver rifiutato di partecipare a cerimonie pagane imposte dai persecutori, ossia per aver rifiutato di compiere atti di idolatria e di apostasia. Tale è l’esempio di sant’Eustachio, di san Sebastiano, dei legionari della XII Fulminata sotto Marco Aurelio, e di san Maurizio della Legione Tebea, sotto Diocleziano.

Guerra giusta

Il Cristianesimo insegnava che era possibile essere buoni cristiani e buoni soldati: era possibile servire in armi un’autorità che veniva riconosciuta come legittima, anche quando perseguitava la fede. Ma l’apparizione della Croce a Costantino significava qualcos’altro: per la prima volta nella storia, appariva un esercito cristiano: un’armata di uomini non tutti cristiani, ma disposti a combattere nel nome di Cristo.
Per la prima volta la Croce non era solo il simbolo della sofferenza nel martirio: diveniva il simbolo della sofferenza nella lotta. Era Cristo stesso, che chiedeva a Costantino e alle sue legioni di combattere e chiedeva di combattere in suo nome: si può combattere dunque in nome di Dio, quando la causa è giusta, quando la guerra è santa, quando Dio stesso lo vuole, come tante volte sarebbe accaduto nella storia.
La battaglia di Saxa Rubra non dimostrava solo la legittimità del combattimento cristiano. Il monogramma di Cristo impresso sul labaro di Costantino esprimeva la teologia politica del Vangelo, riassunta dalla massima Non est potestas nisi a Deo (Rom. 13, 1). Il monogramma di Cristo imprimeva un carattere sacro sul labaro imperiale, conteneva in sé  tutta la Civiltà cristiana del Medioevo.

Il monogramma di Cristo impresso sul vessillo imperiale e l’insegna, in hoc signo vinces, che spronava alla lotta, conteneva la storia dei secoli futuri: il sogno di sant’Ambrogio e di Teodosio di costruire un Impero romano cristiano; la realizzazione del Santo Impero, nell’800 dopo Cristo, con l’incoronazione di Carlo Magno, padre e fondatore della Cristianità medioevale. Nei cerimoniali di incoronazione imperiali e regi che succederanno a quello di Carlo Magno, il sovrano riceve dal consecrator non solo la corona ma anche la spada: Accipe gladium de altare sumptum; la spada è santa come l’altare da cui è presa. Il sovrano deve brandirla vigorosamente per dimostrare la propria decisione di difendere la Chiesa contro i nemici esterni ed interni che la aggrediscono.
Fu in questo spirito che nacquero le crociate, intraprese per difendere la fede e riconquistare i Luoghi Santi. Il grido Deus vult che risuonò sul campo delle crociate riecheggia quello di Saxa rubra: in hoc signo vinces. “Nel lanciare l’appello alle Crociate — scrive il cardinale Castillo Lara — nell’animare i soldati prendendoli sotto la loro alta direzione, i pontefici non si posero mai il problema della incongruenza della guerra con lo spirito della Chiesa, né si domandarono se avevano diritto di organizzare eserciti e lanciarli contro gli infedeli. (…) I Papi di conseguenza non solo non lo consideravano illecito, ma anzi avevano coscienza di esercitare in tal modo un proprio potere: il supremo potere di coazione materiale”.

Nelle crociate la Chiesa esercita la potestas gladii ecclesiastica, il potere di coercizione, non solo spirituale, ma anche materiale, che scaturisce dalla sua natura giuridica di societas perfecta, indipendente da ogni autorità umana. Dal carattere di società perfetta che le è proprio, deriva alla Chiesa, pleno jure, la potestà di coazione, sia sul piano spirituale che su quello materiale. Le crociate costituiscono una espressione storica di questo diritto della Chiesa ad usare della forza materiale per conseguire il suo fine soprannaturale.

Le crociate: un atto di amore

Il professor Jonathan Riley-Smith, caposcuola del rinnovamento degli studi sulle crociate, in un saggio apparso nel 1979 con il titolo Crusading as an Act of Love, La Crociata come atto d’amore, ricorda la bolla Quantum praedecessores, del 1° dicembre 1145, con cui Papa Eugenio III, riferendosi a coloro che avevano risposto all’appello della prima crociata, afferma che essi erano “infiammati dall’ardore della carità”, e alla carità, all’amor di Dio, fa risalire la motivazione profonda di questa impresa.

Offrire la propria vita è la più grande forma di amore e il più perfetto atto di carità, poiché ci fa perfetti imitatori di Gesù secondo le parole del Vangelo, secondo cui “nessuno ha più grande amore di colui che dà la sua vita per Lui e per i suoi fratelli” (Gv. 3, 16; 15, 13). Questa testimonianza è comune ai martiri e ai crociati. Se il martirio è l’atto con cui il cristiano è disposto a sacrificare la sua vita per preservare la propria fede, la crociata appare, nelle sue motivazioni più profonde, come l’atto con cui il cristiano è disposto ad offrire la propria vita, per il bene soprannaturale del prossimo, difendendolo con il suo combattimento. Nei crociati, la prospettiva del martirio è insita nel signum super vestem: la Croce rossa sull’abito bianco. Quella stessa Croce, nell’ottobre del 312, era apparsa nel cielo, per indicare ai legionari di Costantino la via della lotta e della vittoria.

Quando Marcantonio Colon-na, comandante della flotta pontificia nella battaglia di Lepanto, prestò giuramento nella cappella papale, l’11 giugno 1571, ricevette dalle mani del Papa, oltre al bastone del comando, una bandiera di seta rossa. Su questa bandiera era impresso il Cristo crocefisso tra i principi degli apostoli Pietro e Paolo; sotto di essi vi era lo stemma di Pio V e come motto: In hoc signo vinces.
Plinio Corrêa de Oliveira, “crociato del secolo XX”

[SM=g1740717] [SM=g1740720]  In hoc signo vinces.
Sotto questa insegna può porsi la vita di Plinio Corrêa de Oliveira,  entrato nella storia come “il crociato del secolo XX”.

La personalità di Plinio Corrêa de Oliveira fu senza dubbio prismatica ed ogni definizione, anche quella di “crociato” può essere considerata riduttiva. Eppure la parola “crociato”, più di ogni altra gli si addice e, sotto certi aspetti, ne riassume la sua vocazione. Cercherò di offrire qualche elemento di riflessione su questo punto.

Plinio Corrêa de Oliveira volle un giorno riassumere il senso della sua vita e della sua opera in queste poche parole vergate di sua mano:

“Quando ancora molto giovane considerai rapito le rovine della Cristianità, affidai ad esse il mio cuore, voltai le spalle al mio futuro e di quel passato carico di benedizioni feci il mio avvenire”.

Per comprendere queste parole, per comprendere la grandezza della vocazione di Plinio Corrêa de Oliveira, si può meditare su un punto che il Concilio Vaticano I ha definito articolo della nostra fede: la possibilità per la ragione umana di raggiungere la certezza dell’esistenza di Dio e di credere in Lui, seguendo un itinerario che ascende a Dio dalle cose create, perché, secondo le parole di san Paolo, “le perfezioni invisibili di Dio, fin dalla creazione del mondo, sono rese visibili all’intelligenza degli uomini, per mezzo degli esseri che Egli stesso ha fatti” (Rom. I, 20).
Si potrebbe affermare, per analogia, che esiste la possibilità, per l’anima umana, di conoscere e amare la Chiesa, attraverso le sue opere e, in primis, attraverso le perfezioni della Civiltà cristiana di cui essa è Madre. La contemplazione di una cattedrale, l’ascolto di una melodia gregoriana o polifonica, la lettura di un capolavoro come la Divina Commedia o le Lusiadi, infonde, nella nostra anima la certezza che tutto il bello, il bene e il vero prodotto dall’uomo nella storia, ha la sua sorgente soprannaturale nella Chiesa, definita da Pio XII “principio vitale della società umana”.
Negli anni in cui il giovane Plinio entrava nell’agone della vita, la Prima Guerra mondiale travolgeva i pilastri della società cristiana, ma quanto di essa sopravviveva era sufficiente per rivelarne al suo cuore tutta la grandezza. Questa grandezza era innanzitutto spirituale, si alimentava alla fonte della Grazia, di cui era Madre e custode la Chiesa.

Contemplando le rovine della Cristianità Plinio Corrêa de Oliveira conobbe e amò profondamente la Chiesa e decise di servirla. Dal suo amore per la Chiesa nacque la decisione di difendere la Civiltà cristiana, combattendo a viso aperto contro i suoi nemici. “La combattività cristiana — scrisse — ha significato unico di legittima difesa. Non c’è per essa altra possibilità di legittimità. È sempre l’amore per una cosa offesa, che spinge il cristiano alla lotta. Ogni lotta è tanto più vigorosa quanto più elevato è l’amore con cui si combatte. Per ciò stesso, nel cattolico non c’è maggior combattività di quella con cui egli lotta in difesa della Chiesa, oltraggiata, negata, calpestata”.

Così era accaduto per le crociate che furono imprese difensive, non aggressive, nate dall’amore verso la Chiesa e la Civiltà cristiana. La Cristianità medievale visse sempre in guerra di legittima difesa contro i barbari che incalzavano l’Europa a nord e a est, e contro i musulmani che la aggredivano a sud. Se gli uni e gli altri non avessero violato le sue frontiere, se avessero permesso l’opera di evangelizzazione dei missionari, se avessero rispettato i Luoghi Santi, non vi sarebbero state le crociate.

Un nuovo nemico minacciava ora la Civiltà cristiana: un processo distruttivo che affondava le sue radici nell’umanesimo rinascimentale e che si era sviluppato attraverso le tappe storiche del Protestantesimo, della Rivolu-zione francese e del comunismo. Plinio Corrêa de Oliveira ingaggiò una guerra mortale contro la Rivoluzione anticristiana che, dopo la Prima guerra mondiale, prendeva la forma dei due “fratelli nemici”: il comunismo e il nazionalsocialismo.

La voce Cristianità, che giungeva dolente dal passato, risuonò profondamente nel cuore del giovane studente di Diritto dell’Università di San Paolo, del giovane Presidente dell’Azione Cattolica paulista, del giovane deputato all’Assemblea Costi-tuente, del giovane direttore del Legionario. Plinio Corrêa de Oliveira voltò le spalle al suo futuro e “di quel passato carico di benedizioni” fece il suo avvenire.

In che senso il suo avvenire può essere equiparato a quello di un crociato? In fondo, si potrebbe obiettare, nessuna crociata fu bandita dai Papi nel XX secolo e Plinio Corrêa de Oliveira lottò, ma non impugnò mai le armi. Usò la penna, la parola, l’esempio, più simile, sotto certi aspetti, a un grande apologeta, a un grande controversista, a un dottore della Chiesa, piuttosto che a un crociato.

La risposta a questa obiezione è semplice. Sant’Agostino afferma che martyres non facit poena, sed causa. Questa sentenza significa che ciò che rende il martire tale non è la morte violenta, la sofferenza subita, ma la ragione ultima della sofferenza e della morte: il fatto che la morte sia inflitta in odio alla verità cristiana. I martiri furono tali non per le loro sofferenze, ma perché offrirono la loro vita per la Chiesa. Analogamente si potrebbe dire che ciò che rende la crociata tale non è l’uso delle armi, non è la sofferenza della lotta armata, ma il fine stesso dell’impresa: il servizio della Civiltà cristiana e, attraverso essa, della Chiesa. La lotta del crociato è direttamente orientata alla difesa della Civiltà cristiana, così come la sofferenza del martire è direttamente orientata a testimoniare la verità della Chiesa.

Nessuno, meglio di Plinio Corrêa de Oliveira, comprese, nel secolo XX, il nesso intimo e profondo che lega la Civiltà cristiana alla Chiesa. Egli comprese che la Rivoluzione è un processo che, attraverso la distruzione dell’ordine temporale cristiano, mira a colpire a morte la Chiesa “Corpo Mistico di Cristo, maestra infallibile della Verità, tutrice della legge naturale e, in questo modo, fondamento ultimo dello stesso ordine temporale”. La Rivoluzione mira a impedire alla Chiesa la sua missione di salvezza delle anime che essa esercita non solo nel suo potere spirituale diretto, ma anche nel suo potere temporale indiretto. La Contro-Rivoluzione che sorge in difesa della Chiesa “non è destinata a salvare la Sposa di Cristo” che “non ha bisogno degli uomini per sopravvivere. Al contrario, è la Chiesa a dare vita alla Contro-Rivoluzione, che, senza di essa, non sarebbe attuabile e neppure concepibile”:
La Chiesa è l’anima della Contro-Rivoluzione

La Chiesa è dunque una forza fondamentalmente contro-rivoluzionaria, ma non si identifica con la Contro-Rivoluzione: la sua vera forza sta nell’essere il Corpo Mistico di Nostro Signore Gesù Cristo. Nondimeno, l’ambito della Contro-Rivoluzione oltrepassa, in un certo senso, quello ecclesiale, perché comporta una riorganizzazione di tutta la società temporale dalle fondamenta. “Se la Rivoluzione è il disordine — afferma il pensatore brasiliano — la Contro-Rivoluzione è la restaurazione dell’Ordine. E per Ordine intendiamo la pace di Cristo nel Regno di Cristo. Ossia, la Civiltà cristiana, austera e gerarchica e, nei suoi fondamenti, sacrale, antiugualitaria e antiliberale”.

Chi combatte, dice S. Agostino, non combatte per la guerra, combatte per la pace, e la pace di chi combatte per Cristo è la pace di Cristo, realizzata da una società integralmente cristiana. Questa meta è espressa dal ideale della Regalità sociale di Gesù Cristo, il cui Regno non è di questo mondo (Gv, 18, 36), ma a questo mondo si estende, e in questo mondo inizia a realizzarsi, perché solo a Cristo è stata data ogni potestà in cielo e in terra (Mt, 18, 28).

Combattere per la Civiltà cristiana significa combattere per l’instaurazione di tutte le cose in Cristo (Ef. 1, 10). Restaurare in Cristo, secondo le parole di san Pio X, “non solo ciò che appartiene alla divina missione della Chiesa di condurre le anime a Dio, ma anche ciò che (…) da quella divina missione spontaneamente deriva: la civiltà cristiana nel complesso di tutti e singoli gli elementi che la costituiscono”.

Ciò che fa il crociato tale è il fine, non i mezzi della lotta. Non è l’uso delle armi, ma il proposito di combattere per il Regno di Cristo a formare un cuore crociato. Plinio Corrêa de Oliveira fu il crociato del secolo XX, perché tutta la sua vita fu spesa in difesa della Civiltà cristiana. Fu questa la sua specificità, la sua essenza, la causa della sua santità, perché fu in questo servizio che le sue virtù brillarono con particolare eroismo.

Il beato Urbano II non combatté in prima persona davanti alle mura di Gerusalemme, ma bandì e infuse lo spirito di quella Prima crociata che fu il modello di imprese analoghe e successive. San Bernardo di Chiaravalle non impugnò la spada, ma trasmise ai templari, prima che la Regola di un Ordine, lo spirito degli ordini religiosi e militari che sarebbero fioriti nella Cristianità. Plinio Corrêa de Oliveira non difese con le armi la Civiltà cristiana, ma infuse lo spirito di lotta a tutti coloro che avrebbero dovuto difenderla, anche dopo la sua morte.

Egli stesso nel maggio del 1944 tracciò, su Il Legionario, un primo bilancio della sua vita, che appare quasi come il testamento, ma anche il programma di una crociata:

“Innanzitutto, abbiamo sempre amato il Romano Pontefice. Non c’è stata una parola del Papa che non sia stata da noi pubblicata, spiegata, difesa. Non c’è stato un interesse della Santa Sede che non abbiamo rivendicato col massimo ardore di cui una creatura umana sia capace. Nelle nostre parole, grazie a Dio, non c’è stato nessun concetto, nessuna sfumatura, che discordasse dal Magistero di Pietro anche solo in una virgola, in una riga. Siamo stati su tutte le linee gli uomini della Gerarchia, le cui prerogative abbiamo difeso con strenuo ardore, contro quelle dottrine che pretendono di sottrarre all’Episcopato e al Clero la direzione del laicato cattolico.

“Non c’è stato equivoco, confusione o tempesta che sia al riguardo riuscita a lasciare la più lieve macchia sul nostro stendardo. Abbiamo difeso a tutto campo lo spirito di selezione, di formazione interiore, di mortificazione e di rottura con le vergogne del secolo. Abbiamo lottato per la dottrina della Chiesa contro i torvi eccessi del nazionalismo statolatrico che ha dominato l’Europa, contro il nazismo e il fascismo in tutte le sue varianti, contro il liberalismo, il socialismo, il comunismo e la famigerata ‘politique de la main tendue’. Non si è levato nessuno contro la Chiesa, in nessuna parte del mondo, che non sia stato contestato dal Legionário.

“Contemporanemente, non abbiamo mai perso di vista il dovere di alimentare in ogni modo le devozione alla Madonna e al Santissimo Sacramento. Non c’è stata una sola iniziativa genuinamente cattolica che non abbia avuto tutto il nostro entusiastico appoggio. Alla nostra porta non ha bussato nessuno, che avesse in mira solo la maggior gloria di Dio, senza trovare un’ospitalità in colonne amiche e accoglienti. In questa vita, c’è una buona battaglia da combattere. Ora siamo sfiniti, sanguinanti in tutte le membra. Usciamo da questo combattimento estenuati, feriti. In compenso, non osiamo chiedere altro, come premio, che il perdono di tutto quanto inevitabilmente c’è stato di fallibile e di umano in questa opera che dovrebbe essere tutta per Dio, diretta a Dio solo”.

Fu in perfetta coerenza con questo spirito che, nel gennaio del 1951, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira  aprì il primo numero di Catolicismo con un articolo non firmato, “La crociata del secolo XX”, destinato a divenire un autentico manifesto della Contro-Rivoluzione cattolica. Bisogna rileggere quelle pagine con attenzione, meditandole, come si leggono quei testi ispirati dalla Grazia, che non perdono la loro attualità nel corso del tempo.

“È questa la nostra finalità, il nostro grande ideale. Avan-ziamo verso la Civiltà cattolica che potrà nascere dalle rovine del mondo moderno, come dalle rovine del mondo romano è nata la civiltà medioevale. Avanziamo verso la conquista di questo ideale con il coraggio, la perseveranza, la decisione di affrontare e vincere tutti gli ostacoli, con cui i crociati marciavano verso Gerusalemme”.

Queste parole esprimono innanzitutto una teologia e una filosofia della storia. Quando Plinio Corrêa de Oliveira scrive, all’indomani della Seconda Guerra mondiale, il mito dominante è ancora quello del progresso. L’idea di progresso dopo aver costituito l’anima delle principali correnti del pensiero europeo dell’Ottocento — dal liberalismo al socialismo — era penetrata all’interno della Chiesa con il modernismo, le cui idee fermentavano sordamente sotto il pontificato di Pio XII. Dopo la sua morte, il pensiero cattolico sarebbe stato dominato dalle tesi progressiste di Jacques Maritain. Nel suo libro «Umanesimo integrale», apparso nel 1936, il filosofo francese affermava la sua fede nella irreversibilità del mondo moderno e del ruolo storico che in esso avrebbe giocato il marxismo. In quegli stessi anni Plinio Corrêa de Oliveira prevedeva il sorgere di una “Quarta Rivoluzione”, il crollo del mondo moderno e la fine del comunismo, o meglio la sua metamorfosi, il passaggio dall’ipertrofia dello Stato alla dissoluzione dello Stato, dallo Stato comunista al comunismo senza Stato, dall’utopia del progresso al regno del caos.

Sulle rovine del mondo moderno sarebbe sorta la Civiltà Cristiana del XXI secolo: “Avanziamo verso la conquista di questo ideale con il coraggio, la perseveranza, la decisione di affrontare e vincere tutti gli ostacoli, con cui i crociati marciavano verso Gerusalemme”. Con parole analoghe, nel suo ultimo libro, Plinio Corrêa de Oliveira rivolge ai nobili e alle élites tradizionali, un appello estremo alla crociata.

“Se il nobile del secolo XX si mantenesse consapevole di questa missione — egli scrive — e se, animato dalla fede e dal amore per la vera tradizione, facesse di tutto per esserne all’altezza, otterebbe una vittoria di grandezza non minore di quella conseguita dai suoi antenati, quando contennero i barbari, respinsero l’Islam oltre il Mediterraneo, e sotto il comando di Goffredo di Buglione abbatterono le mura di Gerusalemme”.

Anche queste parole vanno meditate. In esse ritroviamo lo spirito di tutti i combattenti cristiani che, a partire da Saxa Rubra, nel corso dei secoli non hanno arretrato di fronte al nemico: hanno riposto tutta la propria fiducia in Dio, hanno combattuto e hanno vinto.

In hoc signo vinces. È questo e non altro lo spirito del Messaggio di Fatima, che si conclude con una visione al cui centro campeggia “una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia”, ai cui piedi il Santo Padre “venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni”. Una Croce che evoca terribili persecuzioni, ma anche lotte cruente, sullo sfondo di una città in rovine che ricorda quelle rovine del mondo moderno da cui, secondo Plinio Corrêa de Oliveira, sarebbe nata la Civiltà cristiana, come dalle rovine del mondo romano era nata la Civiltà medioevale.

La fiducia in questa vittoria ricevette un suggello soprannaturale nel messaggio di Fatima.  Plinio Corrêa de Oliveira non aveva ancora nove anni quando, all’estremo opposto di quella Europa in cui faceva la sua comparsa il comunismo, la Santissima Vergine, affidò ai tre pastorelli della Cova da Iria un messaggio drammatico, illuminato dalle parole, piene di speranza: “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà”.

Queste parole, come quelle di Cristo a Costantino, sono oggi un segno che si leva all’orizzonte. Il messaggio di Fatima, come quello di Saxa Rubra, è un appello alla lotta e al trionfo della Civiltà cristiana, che Saxa Rubra dischiuse nella storia e che Fatima promette di restaurare nel suo splendore.

Tra le condizioni richieste dalla Madonna a Fatima per l’instaurazione del suo Regno, vi è la consacrazione della Russia al suo Cuore Immacolato. Consacrare significa ordinare e subordinare a Dio l’uomo e la società. La promessa del trionfo del Cuore Immacolato esprime l’ideale di sacralizzazione dell’ordine temporale rappresentato dalla Civiltà cristiana, che si sottomette interamente a Dio e riconosce la suprema regalità di Gesù Cristo e di Maria.

Questo trionfo si proietta sul nostro futuro, ma al termine di una lotta la cui eco giunge ai nostri cuori da secoli lontani. “La vita della Chiesa e la vita spirituale di ogni fedele — scrisse Plinio Corrêa de Oliveira, riferendosi a santa Teresina — sono una lotta incessante. Talvolta Dio concede alla sua Sposa periodi di grandezza splendida, visibile, tangibile. Egli dà alle anime dei momenti di straordinaria consolazione interiore o esteriore. Ma la vera gloria della Chiesa e del fedele risultano dalla sofferenza e dalla lotta. Lotta arida, senza bellezza sensibile né poesia definibile. Lotta nella quale si avanza talvolta nella notte dell’anonimato, nel fango del disinteresse o dell’incomprensione, sotto la bufera e i bombardamenti scatenati dalle forze congiunte del demonio, del mondo e della carne. Ma lotta che riempie di ammirazione gli Angeli del Cielo e attira la benedizione di Dio”.

È questa la nostra lotta oggi in corso e dobbiamo comprenderne la portata, pur nell’aridità. Noi siamo gli eredi di coloro che un giorno levarono con entusiasmo gli scudi a Saxa Rubra. Siamo gli eredi di coloro che sventolarono la bandiera della Chiesa sui campi delle crociate e nelle acque di Lepanto.
Siamo e vogliamo essere gli eredi del crociato per eccellenza del XX secolo: Plinio Corrêa de Oliveira. Vogliamo fare nostra la sua battaglia contro la Rivoluzione. Vogliamo fare nostra la sua certezza soprannaturale nella vittoria finale della Contro-Rivoluzione.
Come lui, noi non impugniamo armi materiali. La nostra lotta non è armata, ma pacifica e incruenta. Ma proprio perché è pacifica, il nostro spirito di lotta è più intenso, più radicale e più determinato.

Noi siamo gli eredi di Plinio Corrêa de Oliveira e nel suo nome ripetiamo:
[SM=g1740717] [SM=g1740720]  In hoc signo vinces.

[SM=g1740771]


Caterina63
00Friday, August 30, 2013 2:37 PM

Il Papa al Simposio intercristiano: Stato e Chiesa collaborino per il bene comune. Messaggio di Bartolomeo



2013-08-29 Radio Vaticana

“La vita dei cristiani e il potere civile. Questioni storiche e prospettive attuali in Oriente ed Occidente” è il tema del XIII Simposio intercristiano, inquadrato nell’Anno Costantiniano, a 1700 anni dall’Editto di Milano nel 313. L’incontro, inaugurato nella sede ambrosiana dell’Università cattolica, è promosso dall’Istituto francescano di spiritualità della Pontificia Università Antonianum di Roma, insieme con la Facoltà teologica ortodossa dell’Università “Aristotele” di Salonicco.

Buoni auspici per i lavori sono giunti da Papa Francesco e dal Patriarca Bartolomeo I, in due messaggi. Il servizio di Roberta Gisotti:


“La storica decisione” di Costantino - sottolinea il Papa nel suo messaggio - con la quale veniva decretata la libertà religiosa per i cristiani, aprì nuove strade alla diffusione del Vangelo e contribuì in maniera determinante alla nascita della civiltà europea”. Bene dunque fare “memoria di quell’avvenimento”, che sia in Oriente che Occidente, ha tramandato – ricorda Francesco “la convinzione che il potere civile trova il suo limite di fronte alla Legge di Dio, la rivendicazione del giusto spazio di autonomia per la coscienza, la consapevolezza che l’autorità ecclesiastica e il potere civile sono chiamati a collaborare per il bene integrale della comunità umana.”

Cosi anche Bartolomeo I nel suo messaggio rimarca l’importanza dell’Editto costantiniano che permise ai cristiani “l’esercizio libero dei loro doveri culturali e religiosi”, “tema attuale – osserva il Patriarca di Costantinopoli - anche nei nostri giorni, nei quali da una parte la tentazione del potere influenza in certi casi la vita dei cristiani dall’altra certe forme di potere politico nel mondo contemporaneo operano negativamente oppure mettono in pericolo la loro vita”. Qual è dunque l'intento sotteso del Simposio? Lo abbiamo chiesto a padre Paolo Martinelli, preside dell’Antonianum:



R. – L’idea è quella di mettersi in ascolto delle vicendevoli tradizioni, in Oriente e Occidente, per conoscere di più le diverse tradizioni teologiche, spirituali e anche storiche, consapevoli, da una parte, a partire dall’evento costantiniano, della diversificazione degli approcci che avvengono in Oriente e in Occidente, tra la questione del potere politico e la vita dei cristiani. Dall’altra parte, è proprio l’attualità. Siamo in un mondo sempre più globalizzato; le nostre società sono società plurali e quindi anche le nostre diverse tradizioni si sono così profondamente diversificate nel tempo, e adesso sono chiamate proprio a collaborare di più, per fare in modo che la presenza cristiana nella società sia sempre più significativa, incisiva, all’interno del contesto socio-culturale dei nostri tempi.

D. – Sarà, dunque, un’indagine storica, teologica, spirituale, che approderà nell’ultimo giorno alle prospettive attuali in Oriente e Occidente. Due parole, oggi, forse, abusate rispetto ai tanti cambiamenti intervenuti nel corso dei secoli, che hanno certamente cambiato la valenza concettuale di Oriente e Occidente...

R. – Mentre, proprio nella storia, questo tema in particolare ha diversificato molto le tradizioni cattolica e ortodossa, attualmente, di fatto, ci troviamo ad affrontare molto di più temi comuni. Per esempio, uno dei temi che verrà affrontato è proprio quello relativo alla laicità dello Stato, al nuovo concetto di Stato, che l’epoca moderna e la nostra epoca contemporanea ci mette davanti. E’ chiaro che qui le nostre tradizioni possono, da una parte, avere un grande patrimonio, un grande contributo da dare, ma occorre rileggere questa tradizione all’interno delle nuove questioni, che dobbiamo affrontare, soprattutto l’idea di una laicità che appunto può presentarsi in una forma un po’ neutrale, che tende a non dare uno spazio reale e positivo alle diverse tradizioni religiose; mentre la possibilità è invece di pensare ad una laicità che permetta ai diversi soggetti culturali e religiosi di dare un loro contributo alla vita buona di tutti. Questo, senz’altro, è uno dei temi che, attualmente, ci vede più compagni tra Oriente ed Occidente.

D. – Si discute molto in questi tempi del ruolo dei cristiani, per incidere positivamente nella società, e non tutti sono d’accordo su come debba essere questo ruolo...

R. – Le nostre tradizioni tra Oriente ed Occidente si sono diversificate molto nell’epoca moderna. Noi, anzitutto, in Occidente, ci siamo confrontati con questa idea moderna dello Stato e della sua laicità, con una grossa differenziazione tra il potere civile e il soggetto ecclesiale, mentre, dall’altra parte, l’Oriente ha vissuto più una sinergia, da un certo punto di vista, radicata nella sua tradizione. Mi sembra che punto interessante di confronto sia proprio l’idea di una fede vissuta, che non possa essere considerata semplicemente ai margini della vita sociale, come un fatto meramente privato o individuale: la vita della fede, la vita dei cristiani ha un suo contributo da dare alla società plurale cui diversi soggetti partecipano. Questa è una cosa che noi ovviamente in Occidente abbiamo sentito in modo marcato in questi ultimi tempi, ma che di fatto si accomuna anche con i cambiamenti che stanno capitando in Oriente.


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Caterina63
00Friday, August 30, 2013 7:00 PM

2013-08-31 L’Osservatore Romano

Autorità ecclesiastica e potere civile «sono chiamati a collaborare per il bene integrale della comunità umana». Lo scrive il Papa nel messaggio inviato al cardinale Koch per il XIII simposio intercristiano che si tiene a Milano dal 28 al 30 agosto.

Al Venerato Fratello

il Signor Cardinale Kurt Koch

Presidente del Pontificio Consiglio

per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

È con particolare gioia che ho appreso dell’iniziativa dei Simposi intercristiani, organizzati, con scadenza biennale, dall’Istituto Francescano di Spiritualità della Pontificia Università Antonianum e dal Dipartimento di Teologia della Facoltà Teologica Ortodossa della Università Aristoteles di Salonicco, con lo scopo di approfondire la conoscenza delle tradizioni teologiche e spirituali di Oriente e di Occidente e di coltivare relazioni fraterne di amicizia e di studio tra i membri delle due istituzioni accademiche.

Desidero pertanto rivolgere il mio cordiale saluto agli organizzatori, ai relatori e a tutti i partecipanti alla XIII edizione della benemerita iniziativa, che si svolge quest’anno a Milano, con la collaborazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sul tema «La vita dei cristiani e il potere civile. Questioni storiche e prospettive attuali in Oriente e Occidente». Tale argomento bene si inserisce nel quadro delle molteplici iniziative che intendono commemorare il XVII centenario della promulgazione dell’Editto costantiniano, iniziative che a Milano hanno avuto momenti di particolare rilievo, quali la visita del Patriarca Ecumenico Bartolomeo i alla Chiesa ambrosiana e alla città.

La storica decisione, con la quale veniva decretata la libertà religiosa per i cristiani, aprì nuove strade alla diffusione del Vangelo e contribuì in maniera determinante alla nascita della civiltà europea. La memoria di quell’avvenimento offre l’opportunità, per il presente Simposio, di riflettere sull’evolvere delle modalità con le quali il mondo cristiano si è relazionato con la società civile e con l’autorità che la presiede. Tali modalità si sono sviluppate lungo la storia in contesti assai differenti, conoscendo significative diversificazioni in Oriente ed Occidente. Al tempo stesso, esse hanno conservato alcuni tratti fondamentali comuni, quali la convinzione che il potere civile trova il suo limite di fronte alla legge di Dio, la rivendicazione del giusto spazio di autonomia per la coscienza, la consapevolezza che l’autorità ecclesiastica e il potere civile sono chiamati a collaborare per il bene integrale della comunità umana.

Auspicando che i lavori del Simposio portino frutti abbondanti per il progresso della ricerca storica e della conoscenza reciproca fra le diverse tradizioni, assicuro il mio ricordo nella preghiera e di cuore invoco la Benedizione Apostolica su coloro che hanno contribuito all’organizzazione del Convegno e su tutti coloro che vi prendono parte.

Dal Vaticano, 19 agosto 2013






Caterina63
00Tuesday, September 24, 2013 4:44 PM

2013-09-24 Radio Vaticana

Il dialogo tra le Chiese di Oriente ed Occidente rappresenta una condizione indispensabile per il processo di riconciliazione tra i popoli della ex Yugoslavia e dei Balcani.
Ne è convinto mons. Stanislav Hocevar, arcivescovo metropolita di Belgrado.
A conclusione delle celebrazioni avvenute a Nis, nella Serbia meridionale, in occasione del XVII centenario dell’Editto di Costantino, mons. Hocevar interviene sui prossimi sviluppi ecumenici in Serbia all’indomani della visita nel Paese dell’inviato speciale del Papa, cardinale Angelo Scola.

L’intervista è di Stefano Leszczynski:


R. - È stato molto importante attualizzare l’Editto di Milano ed attualizzarlo per le nostre circostanze in cui risulta molto importante specialmente la promozione della riconciliazione ed un nuovo desiderio per l’unità dei cristiani. Ecco perché abbiamo organizzato la celebrazione conclusiva in questo senso: i giovani dovrebbero essere portatori di questa nuova visione.

D. – Secondo lei l’Europa, quindi l’avvicinamento all’Europa, quanto potrebbe rafforzare l’unione tra i cristiani dei Paesi balcanici?

R. – Quanto più l’Europa sarà unita, quanto più sarà matura la politica dell’Europa e specialmente quanto più sarà forte e profondo il cristianesimo in Europa tanto più si promuoverà anche l’unità tra i cristiani. Non possiamo dimenticare che solo quando collaborano ambedue queste dimensioni – quella politica sociale e quella religiosa e morale – tanto più anche l’unità dei cristiani sarà rafforzata. L’unità dei cristiani è la “grazia” più alta, più preziosa, e per poter arrivare a questa piena unità deve maturare la “totalità della vita”: non possiamo essere uniti soltanto ad un livello ma lo dobbiamo essere integralmente. Ecco perché è molto importante che l’Europa cresca e che abbia una nuova apertura verso l’Oriente; e che l’Oriente cresca nella sua identità.

Il tema dell’ecumenismo e dell’unità tra le Chiese sorelle di Oriente e Occidente è fortemente presente anche nella comunità serbo-ortodossa come strada maestra per rilanciare i valori cristiani nelle società balcaniche e in un’ottica europea.

Come spiega al microfono di Stefano Leszczynski il dottor Marko Nikolic, ricercatore presso l’Istituto di Politica ed economia internazionale di Belgrado ed autore di un libro sull’ecumenismo in Serbia:


R. – E’ molto importante il concetto del fenomeno dell’ecumenismo, sia a livello teorico che a livello pratico, per la società serba; perché questo concetto supporta il fenomeno del dialogo inteso come valore. L’ecumenismo è molto importante anche per il processo di integrazione della Serbia nella Comunità europea, nell’Unione Europea.


D. – L’ecumenismo, e quindi l’unità dei cristiani, sono precondizioni secondo lei per arrivare ad un dialogo interreligioso; o è necessario portarle avanti contemporaneamente a questa iniziativa?


R. – Dipende di quale livello parliamo: prima di tutto secondo me è più importante migliorare il dialogo intercristiano e poi “imparare” anche il dialogo interreligioso.


D. – Perché viene ritenuto così importante l’ambito ecumenico per il rafforzamento della democrazia e per un maggiore sviluppo anche delle istituzioni secolari del Paese?


R. – Perché i valori cristiani sono i fondamenti di ogni dialogo. Per questo è molto importante promuovere tali valori cristiani anche nelle società - nell’area economica e politica – affinché ci siano le condizioni per un processo integrativo, ma anche al fine dell’evangelizzazione.


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DISCORSO DEL SANTO PADRE PIO X
AI FEDELI CONVENUTI A ROMA
IN OCCASIONE DEL XVI CENTENARIO DELLA PROMULGAZIONE 
DELL'EDITTO DI COSTANTINO

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Domenica, 23 febbraio 1913

 

La vostra presenza, o figli diletti, Ci ricolma di grande letizia, perchè se in ogni parte del mondo cattolico si commemora la ricorrenza sedici volte centenaria del riconoscimento e della tutela della libertà, che Gesù Cristo ha dato alla sua Chiesa, era ben giusto che a dar prova della loro esultanza e della loro devozione alla Cattedra di Pietro fossero fra i primi i non degeneri figli di coloro, che primi gustarono i frutti dell' Editto salutare. Facciamo pertanto con voi i Nostri rallegramenti, perchè con questo atto dimostrate lo spirito da cui siete animati e il voto vostro che ritorni quel tempo in cui era concesso alla Chiesa di poter godere quella libertà, che le è necessaria per esercitare fruttuosamente il suo ministero a bene delle anime e della società. Perchè è ben doloroso che, mentre ringraziamo la divina Provvidenza per aver chiamato Costantino dalle tenebre del Gentilesimo onde erigesse templi ed altari a quella Religione, che i suoi antecessori per tre secoli tentarono sterminare; restituisse ai cristiani i beni usurpati, e desse al cristianesimo piena libertà religiosa: noi in tanto vantato progresso di civiltà e in tanta luce di scienza dobbiamo per la Chiesa reclamare indarno anche dai Governi cristiani quella libertà, che essi medesimi riconoscono, o dovrebbero riconoscere, necessaria allo svolgimento della sua azione soprannaturale sulla terra.

La Chiesa, questa grande società religiosa degli uomini, che vivono nella stessa fede e nello stesso amore sotto la guida suprema del Romano Pontefice, ha uno scopo superiore e beai distinto da quello delle società civili, che tendono a raggiungere quaggiù il benessere temporale, mentre essa ha di mira la perfezione delle anime per l'eternità. La Chiesa è un regno, che non conosce altro padrone che Dio ed ha una missione tanto alta. che sorpassa ogni limite, e forma di tutti i popoli d'ogni lingua e d'ogni nazione una sola famiglia; non si può quindi nemmeno supporre che il regno delle anime sia soggetto a quello dei corpi, che l'eternità divenga strumento del tempo, che Dio stesso divenga schiavo dell'uomo.

Gesù Cristo infatti, il Figlio eterno del Padre, cui fu dato ogni potere in cielo ed in terra, ha imposto ai primi ministri della Chiesa, gli Apostoli, questa missione : come mandò me il Padre, anch'io mando voi (Ioan. XX, 21). - Andate dunque; istruite tutte le genti, battezzandole nel Nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo; insegnando loro di osservare tutto quello che vi ho comandato. Ed ecco ch'io sono con voi sino alla consumazione dei secoli (Matth. XXVIII, 19-20).

Dunque la Chiesa ha da Dio stesso la missione d'insegnare, e la sua parola deve pervenire alla conoscenza di tutti senza ostacoli che la arrestino, e senza imposizioni che la frenino. Poiché non disse Cristo : la vostra parola sia rivolta ai poveri, agli ignoranti, alle turbe ; ma a tutti senza distinzione, perchè voi nell'ordine spirituale siete superiori a tutte le sovranità della terra. La Chiesa ha la missione di governare le anime e di amministrare i Sacramenti; e quindi, come nessun altro per nessun motivo può pretendere di penetrare nel Santuario, essa ha il dovere d'insorgere contro chiunque con arbitrarie ingerenze o ingiuste usurpazioni pretenda di invadere il suo campo. La Chiesa ha la missione d'insegnare l'osservanza dei precetti e di esortare alla pratica dei consigli evangelici, e guai a chiunque insegnasse il contrario, portando nella società il disordine e la confusione. La Chiesa ha il diritto di possedere, perchè è una società di uomini e non di angeli, ed ha bisogno dei beni materiali ad essa pervenuti dalla pietà dei fedeli, e ne conserva il legittimo possesso per l'adempimento dei suoi ministeri, per l'esercizio esteriore del culto, per la costruzione dei templi, per le opere di carità, che le sono affidate e per vivere e perpetuarsi fino alla consumazione dei secoli.

E questi diritti sono così sacri che la Chiesa ha sentito sempre il dovere di sostenerli e difenderli, ben sapendo che, se cedesse per poco alle pretensioni dei suoi nemici, verrebbe meno al mandato ricevuto dal Cielo e cadrebbe nella apostasia. Perciò la storia ci segnala una serie di proteste e rivendicazioni fatte dalla Chiesa contro quanti volevano renderla schiava. La sua prima parola al Giudaismo, detta da Pietro e dagli altri Apostoli: Bisogna obbedire a Dio, piuttosto che agli uomini (Act. V, 29), questa sublime parola fu ripetuta sempre dai loro successori e si ripeterà fino alla fine del mondo, fosse pure per confermarla con un battesimo di sangue.

E di questo sono così persuasi i nostri stessi avversari, che ripetono a parole, esservi all'ombra della loro bandiera ogni sorta di libertà; infatti però la libertà, o meglio la licenza, è per tutti, ma non la libertà per la Chiesa. Libertà per ognuno di professare il proprio culto, di manifestare i propri sistemi ; ma non per il cattolico, come tale, che è fatto segno a persecuzioni e dileggi, e non promosso, o privato di quegli offici, a cui ha sacro diritto. Libertà d'insegnamento; ma soggetta al monopolio dei Governi, che permettono nelle scuole la propagazione e la difesa di ogni sistema e di ogni errore ; e proibiscono perfino ai bambini lo studio del Catechismo. Libertà di stampa, e quindi libertà al giornalismo più iroso d'insinuare in onta alle leggi altre forme di governo, di aizzare a sedizione le plebi, di fomentare odi e inimicizie, d'impedire cogli scioperi il benessere degli operai e la vita tranquilla dei cittadini, di vituperare le cose più sacre e le persone più venerande ; ma non al giornalismo cattolico, che difendendo i diritti della Chiesa e propugnando i principi della verità e della giustizia, dev'essere sorvegliato, richiamato al dovere e fatto segno a tutti come avverso alle libere istituzioni, e nemico della patria. A tutte le associazioni anche più sovversive la libertà di pubbliche e clamorose dimostrazioni ; ma le processioni cattoliche non escano dalle Chiese, perchè provocano i partiti contrari, sconvolgono l'ordine pubblico e disturbano i pacifici cittadini. Libertà di ministero per tutti, scismatici e dissidenti; ma pei cattolici solo allora che i ministri della Chiesa non abbiano nel paese, cui sono mandati, anche un solo prepotente, il quale s'imponga al Governo, che ne impedisce l'ingresso e l'esercizio. Libertà di possesso per tutti; ma non per la Chiesa e per gli Ordini religiosi, i cui beni con arbitraria violenza sono manomessi, convertiti e dati dai Governi alle laiche istituzioni.

Questa, come voi ben conoscete, è la libertà di cui gode la Chiesa anche in paesi cattolici ! E quindi abbiamo ben ragione di consolarci con voi, che la reclamate lottando per essa nel campo di azione che vi è finora concesso. Coraggio adunque, o figli diletti ; quanto più la Chiesa è osteggiata da ogni parte, quanto più le false massime dell'errore e del pervertimento morale infettano l'aria dei loro miasmi pestiferi, tanto maggiori meriti vi sarà dato acquistare dinanzi a Dio, se farete ogni sforzo per evitare il contagio e non vi lascerete smuovere da alcune delle vostre convinzioni, rimanendo fedeli alla Chiesa.

E con la vostra fermezza darete opera a ben fruttuoso apostolato, persuadendo avversari e dissidenti, che la libertà della Chiesa provvederà mirabilmente alla salute e alla tranquillità dei popoli, perchè esercitando il magistero divinamente affidatole, conserverà intatti e in vigore i principi di verità e di giustizia, sui quali poggia ogni ordine e dai quali germogliano la pace, l'onestà ed ogni civile cultura. In questa lotta non potranno certo mancarvi difficoltà, molestie e fatiche : guardatevi però dal perdervi di animo, perchè vi sosterrà nella pugna il Signore, apportandovi copioso soccorso di celesti favori.

E di questi sia caparra la Benedizione Apostolica, che dall'intimo del cuore impartiamo a voi e a tutti i cari vostri. - Benediciamo poi con tutte le indulgenze gli oggetti, che portate con voi, ed accordiamo ai Parroci e ai Superiori degli Istituti e ai Confessori delle Comunità Religiose la facoltà d'impartire per una volta la Benedizione Apostolica, coll'Indulgenza plenaria per tutti i confessati e comunicati.

Benedictio Dei Omnipotentis Patris et Filii et Spiritus Sancti descendat super vos, et maneat semper.



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