Avignone e il soggiorno dei Papi (dal 1309 al 1377)

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Caterina63
00Saturday, February 28, 2009 5:38 PM
In data 10 gennaio 2009, il Santo Padre ha nominato l’Em.mo Card. Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del VII centenario dell’inizio del soggiorno avignonese dei Romani Pontefici (1309-1377), in programma ad Avignon (Francia) il 7 e l’8 marzo 2009.

Il Cardinale Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione composta da:

- Rev.do Can. Jean Philibert, Rettore della Cattedrale Metropolitana di Notre-Dame des Doms di Avignon;

- Rev.do Can. Daniel Bréhier, Parroco di Carpentras e Presidente della Commissione diocesana per l’arte sacra.

Pubblichiamo di seguito la Lettera del Santo Padre all’Em.mo Card. Paul Poupard:


LETTERA DEL SANTO PADRE

Venerabili Fratri Nostro

PAULO S.R.E. Cardinali POUPARD

Pontificii Consilii de Cultura Praesidi emerito

Septingentesimus iam appetit annus ex quo tempore Romani Pontifices ad Avenionensem Sedem, Decessoris Nostri Clementis V de consilio voluntateque, transmigrarunt ibidemque sunt commorati usque ad definitum Romam anno MCCCLXXVII reditum. Quaedam interea usu inibi evenerunt magni momenti. Nam, ut nonnulla supponamus exempla, ibidem Concilium Viennense est celebratum; sanctus Thomas Aquinas in sanctorum catalogum relatus est. Nec pietatis defuerunt incrementum ac testificationes, sicut preces purgatorii animabus adhibitae, sancti Petri peculiaris cultus atque sanctissimum Sacramentum per vias plateasque adorari est coeptum.

Admodum ideo decet iuvatque ut anni hi congruenter commemorentur et iusta ratione extollantur. Celebratio enim haec copiam dat et facultatem illius temporis spatii considerandi, quo Avenionensis Sedes christiani nominis veluti cor habebatur, ad quam praestantiores homines confluere solebant. Ipso igitur favente Domino, mensis Martii IX-X diebus illius aetatis sollemnior agetur recordatio.

Quocirca ut eventum magnificentius efficaciusque evolvatur, Avenionensis Archiepiscopi, Venerabilis Fratris Ioannis Petri Cattenoz, postulatis libenter occurrentes, mittere aliquem eminentem Praesulem statuimus, qui partes Nostras sustineat et Personam gerat. Ad te autem, Venerabilis Frater Noster, cogitationem convertimus, qui, Francogallicae Nationis inclitus filius, prorsus idoneus occurris ad ministerium hoc praestandum et luculenter explendum. Itaque permagna moti affectione, te Missum extraordinarium Nostrum renuntiamus et constituimus ad commemorationem quam supra diximus agendam.

Exoptamus insuper ut hac ex recordatione Sedes ista praeclara, ex pristino splendore sumpto incitamento, proximos in annos novum florem experiatur. Universis proinde participibus, cum civilibus tum religiosis Potestatibus, fidelibusque inibi cunctis voluntatem Nostram benignam ostendes. Cunctis Nostro nomine Benedictionem Apostolicam impertias volumus, quae sit animorum renovationis signum et futuro de tempore supernarum gratiarum nuntiatrix.

Ex Aedibus Vaticanis, die XXVI mensis Ianuarii, anno MMIX, Pontificatus Nostri quarto.

BENEDICTUS PP. XVI

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Approfittando di questo evento  vorrei tracciare con voi una panomarica di quel periodo molto interessante... Occhiolino

Da una selezione accurata di informazioni riporto quanto segue...(le foto le ho pescate io  Occhiolino )

Avignone: Il Palazzo dei Papi

Lusso a corte

Il Palazzo dei Papi è il palazzo gotico più importante del mondo. Si tratta in realtà di due palazzi distinti, il Vecchio e il Nuovo. Con i suoi circa 15.000 m2 è grande più o meno quanto 4 cattedrali gotiche ed accoglie più di 650.000 visitatori all’anno.
Questo lo rende uno dei 10 monumenti più visitati di Francia. Non è un luogo semplicemente museale, come ci si aspetterebbe per una residenza papale. In ogni periodo dell’anno ci sono mostre, visite a tema e concerti. Durante la stagione estiva la Grande Cappella ospita una grande mostra d’arte e ogni Luglio, nel Cortile d’Onore del Palazzo, iniziano le rappresentazioni del Festival di Avignone.


incisione di Israel Sylvester del 1650 che rappresenta il palazzo dei papi ad Avignone


Un po' di storia

Non doveva andare così. Clemente V, primo papa di Avignone, credeva che il suo soggiorno avignonese dovesse durare poco quindi decise di alloggiare nel Convento dei Prêcheurs dei Domenicani. Non la pensavano così i suoi successori, soprattutto Giovanni XXII che fece ingrandire i vecchi appartamenti del vescovo e trasformò la vecchia chiesa parrocchiale di Saint-Etienne, situata nel lato sud della Cattedrale di Notre-Dame-des-Doms, in cappella pontificia.
Lo stesso papa fece costruire, nel 1319 una sala destinata alle riunioni del tribunale per la cause apostoliche.

La vera costruzione del palazzo inizia nel 1334, alla morte di Giovanni XXII. Il suo successore, Benedetto XII, dà l’incarico a Pierre Poisson di costruire di una grande torre, "La Torre des Anges", fiancheggiata da appartamenti privati e protetta da mura; fu quindi costruita la Grande Cappella (Cappella Benedetto XII) parallela alla Cattedrale Notre-Dame des Doms. Nel 1337 furono edificate l’ala del Conclave, l’ala degli Appartamenti privati (oggi distrutta), la Torre dello Studio, il Concistoro e il Tinello Grande, la Torre delle Cappelle, la Torre delle Latrine, le cucine e i contrafforti del giardino.

Nel 1340 e nei sette anni successivi Poisson impiega circa 800 operai nei lavori che porteranno all’edificazione dell’ala dei Familiari (al posto degli appartamenti di Giovanni XXII) l’attuale torre della Campana, le gallerie del chiostro e la scalinata esterna che conduce alla Cappella Pontificia. Benedetto XII non ne vedrà la fine della costruzione dell’imponente torre di Trouillas, ma alla sua morte il Palazzo dei Papi è una fortezza immensa che assicura la sicurezza di papi che vivevano sotto la minaccia costante di chi congiurava per riportare il papato a Roma.

I lavori continuano con Clemente VI, il papa che dà al palazzo l’eleganza gotica che oggi possiamo ammirare. I muri si coprono di affreschi magnifici realizzati dall’italiano Matteo Giovanetti e gli arredi si arricchiscono di preziosa tappezzeria da muro. Le costruzioni si succedono fino al 1351. I lavori dell’ala Sud sono ultimati nel 1352, poco prima della morte di Clemente VI.


Avignone è conosciuta come antica città papale, a seguito della scelta di papa Clemente V nel 1309 di farne la propria sede. In totale nove papi governarono sul seggio cittadino, dei quali due scismatici, risiedendo nel cosiddetto "Palazzo dei Papi":

Clemente V (1305-1314)
Giovanni XXII (1316-1334)
Benedetto XII (1334-1342)
Clemente VI (1342-1352)
Innocenzo VI (1352-1362)
Urbano V (1362-1370)
Gregorio XI (1370-1378)
antipapa Clemente VII (1378-1394)
antipapa Benedetto XIII (1394-1423)


La visita al Palazzo

Il Palazzo dei Papi è immenso. Tutte le aree meritano una visita ma noi vi indichiamo quelle che non potete assolutamente perdere lasciando a voi la scelta. Un’avvertenza: vi stupirà il vuoto delle stanze e la mancanza quasi assoluta degli arredi. Sono stati razziati durante la Rivoluzione Francese.


La sala della Grande Udienza e la Cappella Grande

La visita al Palazzo dei Papi inizia da qui. La Grande Udienza è il capolavoro dell’architetto Jean de Louvres. È lunga 52 metri, larga 16,30 e alta 11. È composta da due navate divise da cinque pilastri, su cui poggiano le crociere a sesto acuto.

La Grande Udienza era il luogo dove si riuniva il Tribunale della Cause Apostoliche, poi soprannominato Sacra Rota a causa del banco in muratura a forma di ruota su cui sedevano i suoi membri. Il lato nord della sala era coperto da un immenso affresco del Giudizio Universale, che doveva sottolineare l’infallibilità del tribunale.
Al di sotto della Sala c’è la Cappella Grande, fatta edificare da Clemente VII, che ha le stesse dimensioni e strutture della Sala superiore.

La camera del cervo

Questa stanza segna il passaggio dal Palazzo Vecchio a quello Nuovo. Il nome deriva dalla scena di caccia al cervo che la decora, che purtroppo è quasi scomparsa durante i pesanti lavori di ristrutturazione effettuati nel XVIII ° secolo. Era lo studio privato di papa Clemente VI che la fece arredare con un letto e la sua biblioteca privata. La Camera del Cervo si trova al quarto piano della torre del Guardaroba. Nella stessa torre al pianterreno si trova il locale per i bagni d’acqua calda riservati al papa. Ai due piani successivi ci sono i guardaroba, da cui il nome della torre. Al di sopra della Camera del Cervo si trovava la Cappella privata del Papa, dedicata a San Michele.


La camera del Papa

La Camera del Papa si trova al piano principale della Torre degli angeli, tra la Camera del Camerlengo e il Tesoro Grande, che contiene una parte del tesoro e la biblioteca del Palazzo. Nella camera, divisa da due pareti mobili, dormiva il papa con i suoi servitori. Il soffitto è affrescato con arabeschi di foglie di vite e di quercia, in cui si muovono uccelli e scoiattoli.

La Loggia

Il luogo storico più importante del palazzo è la Loggia che costituisce il sagrato della Grande Cappella. Dalla Loggia il Papa impartiva la triplice benedizione alla folla riunita nel Cortile d’Onore e sempre qui aveva luogo l’imposizione della tiara, cerimonia con cui si incoronavano i pontefici.
Il portale della Grande Cappella è composto da due archi; quello superiore è scolpito con 12 personaggi, quello il più basso solo da 10. Alcuni hanno le teste mutilate, pratica comune durante la Rivoluzione Francese, come era anche accaduto per le statue dei Re d’Israele che ornavano Notre Dame a Parigi.


Giulio II che fu arcivescovo in Avignone fino alla sua elezione al soglio Pontificio nel 1503 quando la Sede Petrina era ritornata a Roma già da due secoli

Il chiostro

Il Chiostro è formato da quattro edifici con diverse funzioni riuniti intorno ad un cortile. L’ala del Concistoro, a Est, è composta da due sale sovrapposte: il Concistoro e il Grande Tinello. A Sud, l’ala degli Ospiti o del Conclave è attraversata da un passaggio coperto, difeso ad ogni estremità da porte a battenti e sovrastato da una sala per la manovra delle saracinesche. Questa ala ha tre livelli: un vasta sala lunga 38 metri era utilizzata per ospitare i cardinali durante i conclavi. Sotto si trovano gli alloggi dei panettieri e dei bottiglieri. I panettieri si occupava della fabbricazione del pane per la popolazione del palazzo mentre i bottiglieri assicurano l’approvigionamento dei vini e avevano a disposizione la Grande Cantina, che si trova al di sotto di questa abitazione. A Ovest c’è l’ala dei Familiari e a nord la Cappella pontificale di Benedetto XII.


PORTALE DELLA CAPPELLA DI CLEMENTE VI
(Nel palazzo dei Papi ad Avignoni)


Alcune curiosità

 Avignone così, fu città papale – vice Roma, sostituta temporanea della città eterna – per circa settant’anni, tra il pontificato di Clemente V (1307-14) e l’elezione al soglio pontificio di Gregorio XI, che, pur essendo francese (si chiamava Pietro Roger de Beaufort), decise il ritorno a Roma (1377). Il cerimoniale riservato ai papi era ricco, complesso, assai fastoso. Prevedeva, per esempio, che il papa, in quanto massima autorità, detentore del sommo potere spirituale, sedesse a mensa da solo, su un tavolo posto ad un livello superiore a quello di tutti gli altri cardinali. Il periodo in cui il papato rimase ad Avignone coincise con il controllo, di fatto, dell’autorità papale da parte del re di Francia.

Anche il numero dei cardinali francesi eletti durante il periodo della cattività avignonese aumentò sensibilmente. Senza dubbio, già a quel tempo, secondo una tendenza che sarebbe divenuta manifesta nel Cinquecento, il papa e la corte pontificia erano un centro di potere e di distribuzione di potere (sotto forma di onori, benefici, ricchezze, ecc.) di straordinaria importanza.

In questo periodo la Chiesa non si rinnovò in senso evangelico ma verificò la sconfitta dell' universalismo cattolico, in quanto andavano emergendo gli interessi degli Stati e delle chiese nazionali. Riacquistarono vigore le proteste contro la corruzione e la ricchezza della Chiesa, in quanto la corte avignonese appariva ancor più mondanizzata e corrotta di quella romana.

Importante e decisiva risulterà, in questo periodo, la predicazione della senese Caterina da Siena, Terziaria Domenicana, che scrivendo al Pontefice Gregorio XI e denunciando la corruzione della Corte papale e rimarcando che la Sede di Pietro era Roma, convinse il Pontefice a farvi ritorno.

Informazioni per la visita
Orari di apertura


Il Palazzo dei Papi è aperto tutti i giorni, tutto l’anno.
Dal 15 marzo agli 1 luglio: 9.00 – 19.00
Luglio, Agosto e settembre: 9.00 – 20.00
Durante il Festival del Teatro, a luglio: 9.00-21.00
Ottobre: 9.30 - 19.00
Dal 1 novembre al 14 marzo: 9.30 - 17.45
I biglietti possono essere acquistati fino ad 1 ora prima della chiusura.
Costo del biglietto
Bassa stagione (1 novembre-14 marzo)7.50 €
Alta stagione (15 marzo - 31 ott.) 9,50€
Caterina63
00Saturday, February 28, 2009 5:55 PM
Con il termine di cattività avignonese si intende il periodo che il pontefice e la sua corte trascorsero presso la città di Avignone, in Provenza, praticamente sotto il controllo della monarchia francese. Tale periodo va dal 1304 al 1377 e segna il primo tangibile manifestarsi del fallimento di una chiesa universale.  Pochi anni dopo il ritorno del pontefice a Roma, si riproporrà nuovamente il distacco della Chiesa di Francia da quella di Roma ( clero gallicano ). Il Piccolo ed il Grande scisma testimonieranno tale divisione tra le varie Chiese nel continente europeo.

L'arcivescovo Bertrand de Got, eletto papa nel 1305 col nome di Clemente V, con il pretesto del clima insalubre di Roma, ma in realtà per sottrarsi ai conflitti della città, scelse di fissare la sua dimora ad Avignone nel 1309.

Il periodo avignonese costituisce, a detta di tutti gli storici, una fase di oggettiva debolezza del potere papale che viene direttamente controllato dalla monarchia francese di Filippo il Bello e dagli Angioini di Napoli, come dimostrò il caso dei Templari, ordine religioso-cavalleresco sciolto proprio in questo periodo. Lontano dai contrasti romani la Curia svilupperà ordinatamente la propria strutturazione burocratica e fiscale.


I PAPI DI AVIGNONE furono i seguenti:

Clemente V
, Bertand de Got nato a Villandraut (Gironda) e già vescovo di Bordaux. Sotto il suo pontificato fu celebrato un "processo" al suo predecessore Bonifacio VIII (procedimento poi annullato) e fu decretato lo scioglimento dell'Ordine dei Templari. Clemente V morì a Roquemaure sul Rodano il 20 aprile 1314. Fu sepolto a Uzès.


miniatura conservata al British Museum di Londra mostra l'arcivescovo Bertrand de Got, eletto papa nel 1305 col nome di Clemente V



Giovanni XXII, Jacques Duèse nato a Cahors, già vescovo di Avignone. Fu eletto papa il 3 agosto 1316. Giovanni XII , più di Clemente V, si interessò (con ingrandimenti e ristrutturazioni) alla residenza papale di Avignone. Fra i suoi problemi principali i rapporti con l'impero e con alcuni settori dell'ordine dei Francescani. Durante il suo pontificato fu irregolarmente eletto dal clero romano un altro personaggio (P.Rainalducci da Corvara, un Niccolo V non riconosciuto). Giovanni XXII fu un discreto amministratore ma istituì anche il sistema delle "commende" e perfezionò la burocrazia. Morì ad Avignone il 4 dicembre 1334 e qui fu sepolto nella chiesa di Notre Dame Des Doms.


Benedetto XII, Jacques Fournier figlio di un mugnaio, già monaco circestense e cardinale, eletto nel 1334 pochi giorni dopo la morte del predecessore. Fu sollecitato da un'ambasceria di romani a tornare in Italia, ma i tempi non erano maturi nonostante il papa pensasse molto al ripristino dell'autorità pontificia. Fece diversi lavori nel palazzo di Avignone, ma si preoccupò anche della sede romana. Morì il 25 aprile 1342 e fu  sepolto ad Avignone nella Chiesa di Notre Dame des Domes.

Clemente VI, Pierre Roger, nato nel Corrèze, già cancelliere del re e vescovo. Non si preoccupò affatto di tornare a Roma (dove a quei tempi ci fu pure l'esperimento di Cola di Rienzo). Durante il suo papato il palazzo di Avignone brillò sovente per il lusso. Morì il 6 dicembre 1352 e fu sepolto nell'abbazia di Chaise Dieu nell'Alta Loira.

Innocenzo VI , Etienne Aubert, dotto canonico ed infine anche vescovo di Ostia. Semplificò l'amministrazione della Curia e talora ipotizzò di tornare a Roma (dove non c'era più Cola di Rienzo). Morì il 12 settembre 1362 e fu sepolto nella Certosa di Villeneuve-les-Avignon.

Urbano V, Gouillame Grimoard di nobile famiglia di Grisac. Monaco benedettino e docente. Eletto papa nel 1362, fu sollecitato da Brigida di Svezia (ed anche dal Petrarca) a tornare a Roma. Si decise alla fine ad un viaggio in Italia ed arrivò a Roma (accolto a Corneto dal cardinale Albornoz). Fece ingresso nella città eterna il 16 ottobre 1367. Nell'ottobre del 1368 vi accolse l'imperatore d'Oriente, Giovanni Paleologo. Intanto le condizioni generali erano cambiate e decise di tornare ad Avignone. Morì poche settimane dopo e fu sepolto nel monastero di S.Vittore a Marsiglia. Successivamente fu dichiarato "beato".

Gregorio XI , Pierre Roger de Beaufort, nipote di Clemente VI. Fu eletto dopo brevissimo conclave e fu anche necessario ordinarlo sacerdote e vescovo prima dell'incoronazione. Si schierò con i francesi, ma pensò quasi subito ad un ritorno a Roma . Ricevette S.Caterina da Siena ed infine si mise in viaggio per l'Italia, ma arrivato a Roma la situazione l'obbligò a rifugiarsi ad Anagni . Prima di morire emanò una bolla che autorizzava i cardinali presenti a Roma a nominare un papa senza aspettare gli altri cardinali lontani. Dopo la sua morte (27 marzo 1378) fu sepolto a Roma nella chiesa di S.Francesca Romana al Foro.

Il conclave così concepito, dopo qualche burrasca con i popolani di Roma, elesse papa il napoletano Bartolomeo Prignano (vescovo di Bari) che si fece incoronare (aprile 1378) con il nome di Urbano VI . Sorsero tuttavia polemiche in ordine alla validità di questa elezione avvenuta sotto pressione popolare ed , a quanto pare, con delle riserve espresse nelle stesse schede della votazione.
Poco dopo 13 cardinali, in particolare francesi, elessero pertanto nel castello Caetani di Fondi (Lt) un altro papa con il nome di Clemente VII (cardinale Robert di Ginevra, che si era fatto una brutta immagine a Cesena). Iniziò così il grande e lungo scisma d'Occidente che divise le coscienze e la politica d'Europa.

Robert di Ginevra (antipapa secondo l'Annuario Pontificio) dalle temporanee residenze di Anagni e Sperlonga provò a conquistare Roma ma, dopo la sconfitta di Marino, riuscì solo a creare difficoltà ad Urbano VI che nel frattempo moriva a Roma nell'ottobre 1389 .

L'antipapa raggiunta Avignone tentò di farsi riconoscere come unico pontefice ma il Conclave elesse invece il napoletano Pietro Tomacelli (Bonifacio IX). Alla morte di Clemente VII fu eletto un altro antipapa avignonese (Pedro de Luna, Benedetto XIII). In tempi successivi ci furono altre complicate vicende ma Avignone cessò di essere sede papale dal 1410 pur restando controllata dalla Chiesa fino alla drammatica conclusione durante la Rivoluzione Francese.

Già prima della delibera dell'assemblea repubblicana, Avignone fu abbandonata dal vice-delegato Filippo Casoni e nel luglio del 1790 anche le guardie svizzere che erano rimaste furono costrette alla resa. Un anno dopo (ottobre 1791) i rivoluzionari francesi massacrarono una sessantina dei loro oppositori in uno dei luoghi del grande palazzo papale (nella Torre della Ghiacciaia).

Sui papi del periodo avignonese va comunque riferito che, in linea generale, si preoccuparono molto delle crociate, dell'organizzazione della Curia, della Cancelleria, del tribunale della Rota ed infine delle missioni in Asia finchè non furono gravemente impedite dalle invasioni di Tamerlano.



Caterina63
00Saturday, February 28, 2009 11:33 PM
Dall'amico Tergestinus, ecco la traduzione della Lettera del Papa postata in apertura thread e che ringrazio di tutto cuore[SM=g1740717]


Al nostro venerabile fratello Paolo Poupard cardinale di santa romana Chiesa, presidente emerito del pontificio consiglio per la cultura.
Giunge ormai il settecentesimo anno dal tempo in cui i pontefici romani, per decisione e volontà del nostro predecessore Clemente V, si trasferirono alla sede di Avignone, e lì si trattennere fino al definitivo ritorno a Roma nel 1377. In quel periodo nacquero alcuni fatti e consuetudini di grande importanza. Infatti, per proporre alcuni esempi, lì si tenne il concilio di Vienne; san Tommaso d'Aquino fu annoverato nel catalogo dei santi. Né mancarono testimonianze di un accrescimento della pietà, come l'uso delle preghiere per le anime del purgatorio, il culto peculiare a san Pietro, e si cominciò a venerare il santissimo Sacramento nelle strade e nelle piazze.

Pertanto è quantomai opportuno e utile che quegli anni si commemorino debitamente e si esaltino a giusto titolo. Infatti questa celebrazione dà occasione e facoltà di considerare quel periodo di tempo, quando la sede di Avignone era ritenuta quasi il cuore dell'identità cristiana, alla quale solevano recarsi gli uomini più importanti. Dunque, con il favore del Signore, nei giorni 9 e 10 marzo si terrà la commemorazione solenne di quel periodo.

A tal fine, perché l'evento si svolga in maniera più fastosa ed efficace, noi veniamo volentieri incontro alle richieste dell'arcivescovo di Avignone, il venerabile fratello Giovanni Pietro Cattenoz, decidendo di inviare qualche eminente prelato, che ci rappresenti e agisca in persona nostra. Abbiamo quindi rivolto il nostro pensiero a te, venerabile nostro fratello, che, figlio illustre della nazione francese, ti presenti perfettamente idoneo per assumere e portare pienamente a termine questo incarico.
Dunque, mossi da grandissimo affetto, ti nominiamo e ti designamo nostro inviato straordinario per tenere la commemorazione di cui abbiamo parlato sopra.
Desideriamo inoltre che da questa memoria codesta sede prestigiosissima, raccogliendo lo stimolo dall'antico splendore, goda nei prossimi anni di una nuova fioritura. Conseguentemente paleserai la nostra magnanima volontà a tutti coloro che prenderanno parte, sia ai poteri civili sia a quelli religiosi, e a tutti i fedeli di colà. Vogliamo che tu impartisca a tutti, a nome nostro, la benedizione apostolica, che sia segno di rinnovamento degli animi e nunzia di grazie celesti per il tempo futuro.
Dai palazzi vaticani, nel giorno 26 di gennaio, anno 2009, quarto del nostro pontificato.


BENEDETTO XVI PAPA.



Caterina63
00Saturday, March 7, 2009 9:50 PM
Il cardinale Poupard inviato speciale di Benedetto XVI ad Avignone per i settecento anni dell'inizio del soggiorno dei Papi

La luce della Chiesa risplende anche nei tempi bui

    Nella discontinuità della storia, persino negli eventi più complessi, la continuità della Chiesa resta un punto fermo. È un fatto che da san Pietro a Benedetto XVI la successione apostolica non sia mai venuta meno e che anche nei tempi più difficili nella Chiesa si accendono sempre nuove luci di speranza. È questo il messaggio che, come inviato speciale del Papa, il cardinale Paul Poupard ha riaffermato alle celebrazioni per il settimo centenario dell'inizio del soggiorno avignonese dei Pontefici (1309-1377), svoltesi nella città francese sabato 7 e domenica 8 marzo. Tre gli appuntamenti di rilievo:  un incontro storico nel palazzo comunale, la messa e i vespri in cattedrale.

    Com'è noto, risale al francese Clemente v la decisione di trasferire la residenza ad Avignone per meglio garantire la libertà della Chiesa in un tempo in cui a Roma l'autonomia dei Papi non era del tutto assicurata. Fu poi Gregorio XI nel 1377 a decidere il rientro nella città eterna. "Il Papa di Avignone era sempre il Papa di Roma" dice il cardinale Poupard sottolineando che, pur nelle contraddizioni, "l'azione tenace e ostinata dei Papi dell'epoca è riuscita a strappare la Chiesa dall'interessata, pesante tutela dei poteri laici". Lo sguardo della fede, aggiunge, "ci fa privilegiare l'azione dei Papi di Avignone per la vita della Chiesa, con la celebrazione del concilio di Vienna, la canonizzazione di san Tommaso d'Aquino, l'affermazione del culto pubblico dell'Eucaristia". Quel soggiorno, che non è stato certo una "cattività", ha dunque prodotto una grande ricchezza spirituale, ecclesiale e anche artistica.
   
 "All'apice del loro potere - ricorda il porporato - i Papi avignonesi hanno dato ogni giorno da mangiare a migliaia di poveri". Una testimonianza di carità controcorrente per "il nostro tempo, ebbro  di  progresso, inebriato dalle sue conquiste prodigiose, ma che ha anche fabbricato la bomba atomica, praticato l'aborto e trascinato il modo intero in una crisi, all'inizio bancaria e finanziaria,  ma  presto  divenuta economica e poi sociale, che colpisce in pieno i più poveri".

    Affrontando le questioni più propriamente storiche il cardinale ha spiegato come la permanenza dei Papi sulle rive del Rodano, per garantire la libertà della Chiesa, non abbia alterato la natura della loro funzione apostolica:  "In effetti il Papa di Avignone è sempre il Papa e laddove è il Papa là è Roma. Ma Roma era in preda a un disordine crescente che l'arcivescovo di Bordeaux, appena eletto Papa col nome di Clemente V, si stabilì ad Avignone, al di fuori dal regno di Francia ma alle sue porte. I suoi successori trovarono conveniente restarvi per l'insicurezza costante a cui il papato era esposto. I loro nomi ci sono familiari:  Giovanni  xxii,  Benedetto  XII,  Clemente VI, Innocenzo VI, il beato Urbano V e Gregorio XI".

    Così la celebrazione dei settecento anni dell'inizio del soggiorno avignonese dei Papi è innanzitutto un "rendimento di grazie al Signore che non smette di guidare la Chiesa in mezzo alle vicissitudini dei tempi". Non va mai dimenticato che "i sette Papi che si sono succeduti sulla cattedra di san Pietro soggiornando in modo più o meno costante ad Avignone, non hanno smesso di servire la Chiesa, ognuno a suo modo, e alcuni con virtù come Urbano V riconosciuto beato. Tutti si sono impegnati, con maggiore o minore successo, a pacificare l'Europa, e in particolare l'Italia, a rafforzare gli ordini religiosi, a diffondere il Vangelo nel mondo. Furono naturalmente uomini del loro tempo, con i loro limiti, ma con la consapevolezza di servire la Chiesa".
   
E questo - dice il cardinale - è un grande insegnamento anche per l'oggi:  "I tempi sono cambiati, le monarchie si sono diradate, gli imperi si sono smembrati, gli Stati pontifici sono scomparsi, ma la Chiesa resta poiché ha ricevuto da Gesù la promessa della sua assistenza, tutti i giorni fino alla fine dei tempi, sotto la guida di Pietro che ha il compito di confermare i propri fratelli nella fede". Quindi "il fatto di risiedere ad Avignone non cambia affatto la natura della funzione di Pontefici. Non turba né l'unicità della loro sovranità né l'universalità del loro magistero. Nel corso del loro soggiorno i Papi di Avignone non smisero mai di parlare di Roma e del ritorno a Roma, il cui vescovo, successore dell'apostolo Pietro che vi subì il martirio, svolge il suo servizio alla Chiesa universale".



(©L'Osservatore Romano - 8 marzo 2009)
Caterina63
00Wednesday, March 11, 2009 7:33 PM
Dal 9 marzo 1309 al 17 gennaio 1377 la sede dei Papi fu in Francia
Ma anche ad Avignone
Cristo è romano


di Agostino Paravicini Bagliani

    Il 9 marzo 1309 Papa Clemente V (1305-1314) decide di recarsi ad Avignone e risiedere provvisoriamente nel convento dei domenicani. L'arcivescovo di Bordeaux Bertrand de Got era stato eletto più di quattro anni prima, a Perugia, il 5 giugno 1305, al termine di un lungo e contrastato conclave. Fino ad allora Clemente V era stato un Papa itinerante, spostandosi da Bordeaux, dove aveva ricevuto la notizia della sua elezione, a Vienne, nel Delfinato, dove era stato incoronato. A Poitiers aveva avuto due incontri con il re di Francia Filippo il Bello, che tentò in ogni modo di evitare che il Papa facesse ritorno a Roma. Se si pensa alle pressioni che Clemente V subì da parte del re di Francia - per la questione dei Templari, il processo alla memoria di Bonifacio VIII e così via - la scelta di Avignone era in qualche modo ragionevole, essendo una città dell'Impero, alle porte del regno di Francia.

    Clemente V non sembra avere mai dato segni di volersi recare a Roma. Forse voleva tenersi lontano dalle fazioni - si pensi alle lotte tra i Colonna e i Caetani - che avevano attraversato il pontificato di Bonifacio VIII. Sulla decisione di rimanere in Francia giocò però anche il suo cagionevole stato di salute.

    Mai prima di allora - e mai dopo allora - il papato fu così a lungo assente da Roma. Per motivi assai diversi, nel secolo precedente, i Papi avevano però vissuto fuori di Roma per ben sessant'anni, cinquanta dei quali in una città dello Stato pontificio (Anagni, Viterbo, Orvieto, Perugia).  Occhiolino

Nessuno dei diciassette Papi che si sono succeduti da Innocenzo III (1198-1216) a Benedetto XI (1303-1304) ha trascorso il suo intero pontificato nell'Urbe. Sei non sono persino mai entrati a Roma, e tra questi anche Celestino V, rimasto per tutto il suo (breve) pontificato all'interno del Regno di Sicilia, subendo in questo le pressioni di Carlo II d'Angiò. Nemmeno uno dei tre Papi francesi del Duecento - Urbano IV, Clemente IV, Martino IV - soggiornò a Roma, a causa di problemi politici della città di Roma, ma anche perché le principali città dello Stato pontificio potevano ormai agevolmente accogliere la corte dei Papi anche per periodi più lunghi.

 Due dei tre concili del secolo XIII furono tenuti a Lione (1245, 1274), anch'essa città dell'Impero alle porte del regno di Francia. Per più di mezzo secolo, dal 1227 al 1272, nessun Papa fu eletto e incoronato a Roma. E soltanto con il pontificato di Niccolò III (1277-1280) si può parlare di un cosciente desiderio di riprendere pieno possesso di Roma. Persino un concetto giuridico, elaborato dai massimi canonisti dell'epoca (Sinibaldo Fieschi, futuro papa Innocenzo IV e Enrico da Susa, cardinale vescovo di Ostia), secondo cui ubi papa, ibi Roma, sembrava giustificare prolungate assenze dei Papi da Roma.

    Il successore di Clemente V, Giovanni XXII (1316-1334) - eletto a 72 anni - non fu incoronato ad Avignone, ma a Lione, il 7 agosto 1316. Già due giorni dopo, il Papa ordinò di riaprire ad Avignone l'udienza delle contraddette, dando così un chiaro segnale di voler far ritorno alla città di cui era stato vescovo (dal 1310). Il Papa abitò dapprima il palazzo vescovile, che fece però demolire negli anni 1321-1322 e sostituire con una residenza più grande, capace di soddisfare le nuove esigenze residenziali. Ma si trattava pur sempre di una residenza provvisoria. E anche il suo successore, il cistercense Benedetto XII (1335-1342), volle probabilmente fare ritorno a Roma e lo promise a un'ambasceria romana venuta a congratularsi per la sua elezione. In seguito, il Papa diede però l'ordine di costruire un palazzo papale al posto degli edifici fatti edificare dal suo predecessore. Decidendo di includere nel perimetro del palazzo l'altura che domina Avignone - il Rocher des Doms - gli architetti poterono costruire lo straordinario palazzo-fortezza che si può ancor oggi ammirare.

    Il suo successore, Pierre Roger, eletto con il nome di Clemente VI (1342-1352), aggiunse due nuove grandi ali - che verranno definite il "palazzo nuovo" - e le arricchì con nuove cappelle (San Marziale, San Giovanni) che fece decorare da un prete di Viterbo, Matteo Giovannetti, allievo di Simone Martini.

    Sono  affreschi  stupendi per la loro qualità artistica, ma importanti anche per il loro significato iconografico. Dopo alcuni decenni di residenza avignonese, Clemente VI volle infatti richiamare con questi affreschi l'apostolicità romana di Pietro e la basilica di San Giovanni in Laterano. La vita di Marziale affrescata nella cappella omonima ricordava che Cristo aveva chiesto in visione a san Pietro di affidare a san Marziale l'incarico di convertire le Gallie. Una delle più belle scene affrescate da Matteo Giovannetti illustra la concessione del pastorale da parte di san Pietro a Marziale. I magnifici affreschi nella cappella di San Giovanni, dedicati all'evangelista e a Giovanni Battista, erano un chiaro riferimento alla basilica lateranense, cattedrale del pontefice romano. Nel 1345, Clemente VI tenne inoltre un importante sermone su san Giovanni e sulla sua importanza nella storia dell'apostolicità cristiana e romana.

    Il palazzo nuovo di Clemente VI dimostra che verso la metà del secolo XIV la corte dei Papi si era assuefatta a risiedere ad Avignone. Nemmeno l'ambasceria romana, di cui faceva parte Cola di Rienzo, venuta ad Avignone per convincere il Papa a celebrare a Roma un secondo Giubileo nel 1350 - dopo quello del 1300 promulgato da Bonifacio VIII - ebbe successo.

    Il peso "demografico" della corte papale costituì uno dei principali ostacoli al ritorno a Roma. Dei centotrentaquattro cardinali creati dai sette Papi avignonesi (da Clemente V a Gregorio XI, 1305-1378), novantasei erano nati nella Francia del Sud. Soltanto quattordici cardinali erano italiani.

 Il personale di curia era francese per il settanta per cento. Non pensando di tornarvi, Clemente VI decise di acquistare dalla regina Giovanna di Napoli la città e la signoria di Avignone nel giugno 1348. La Sede apostolica era però già - dal pontificato di Gregorio X (1272-1276) - proprietaria del Contado Venassino, di cui faceva parte la città avignonese.

    Il prolungato distacco da Roma comportò conseguenze importanti per la vita liturgica e la ritualità pontificia. Numerosi oggetti simbolici - come la cattedra di san Pietro, conservata nella basilica vaticana, o i seggi di porfido presso il palazzo lateranense - erano rimasti a Roma. Ad Avignone, la vita liturgica e cerimoniale dovette adattarsi a spazi nuovi, non appartenenti alla secolare tradizione romana. Avignone divenne però una delle grandi capitali europee della musica liturgica e con il raffinato Clemente VI la corte raggiunse una sorta di apice culturale. Si pensi a Francesco Petrarca, presente ad Avignone nella sua qualità di cappellano del cardinale romano Giovanni Colonna, e alle sue riscoperte di codici di autori classici. Si pensi anche al grande mecenatismo di Clemente VI nel campo della filosofia naturale, dalla matematica ed astronomia (Jean de Murs) alla chirurgia (Guy Chauliac), alla fisiognomica (Guglielmo di Mirica).

    Avignone fu attraversata da grandi questioni teologiche, dalla visione beatifica (sotto Giovanni XXII) alla questione della povertà (Fraticelli, Beghine). Lasciando intendere che gli eletti non potessero essere ammessi alla visione beatifica che il giorno del giudizio universale, Giovanni XXII accese un dibattito che finì soltanto quando si ritrattò sul suo letto di morte. Questo Papa - morto a 90 anni - aveva tentato nei primi anni del suo pontificato di ridurre lo sfarzo della vita di corte, specie nelle residenze dei cardinali, le cosiddette livrées.

    Poco meno di sessant'anni dopo l'arrivo di Clemente V ad Avignone, Urbano V (1362-1370) decise contro l'esplicità volontà del re di Francia Carlo V di fare ritorno a Roma. La ferrea politica del cardinale Egidio Albornoz all'interno dello Stato pontificio ne aveva creato le condizioni. Il 30 aprile 1367, mantenendo la sua promessa, il Papa lascia Avignone. Il 19 maggio le galere pontificie salpano da Marsiglia e il 16 ottobre il Papa entra a Roma salutato con grande enfasi dal Petrarca. Il soggiorno romano di Urbano V durò due soli anni. Stanco e malato, il Pontefice decise di tornare ad Avignone, dove morì il 19 dicembre 1370. Fu l'unico Papa avignonese ad essere portato sugli altari (Pio IX lo beatificò nel 1870). Monaco benedettino come Benedetto XII e Clemente VI, conobbe alla sua morte momenti di culto di grande intensità.

    Brigida di Svezia non riuscì a trattenere Urbano V a Roma. Sette anni dopo, il suo successore, Gregorio XI (1370-1378), decise di tornare a Roma, convinto dalle alte parole di Caterina da Siena. Giunto nell'urbe il 17 gennaio 1377, vi morì già un anno dopo, il 27 marzo 1378. La contestazione mossa da cardinali francesi all'elezione di Urbano VI (1378-1389) provocò l'elezione dell'antipapa Clemente VII (1378-1394) e l'apertura del grande scisma di Occidente, destinato a durare quarant'anni

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(©L'Osservatore Romano - 12 marzo 209)
Caterina63
00Saturday, November 19, 2011 11:48 PM
Si fa riferimento alla necessità di rivalutare tutti gli aspetti positivi di quel periodo, che spesso, nella storiografia ecclesiastica, sono stati in qualche modo oscurati dalla scarsa levatura dei Papi avignonesi. D'altra parte, fu proprio grazie all'incremento della pietà e al progresso degli studi teologici che si crearono le condizioni necessarie a persuadere il Papa a far ritorno a Roma.

LE LETTERE DI SANTA CATERINA
Tratte da: "Le Lettere di S. Caterina da Siena - ridotte a miglior lezione e in ordine nuovo disposte con proemio e note"
di Niccolò Tommaseo (G. Barbera, editore - 1860) 
CCXXIX - A Gregorio XI

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

   Reverendo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, indegna vostra figliuola, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi uomo virile, e senza veruno timore servile; imparando dal dolce e buono Gesù, di cui voi vicario sete, ché tanto fu l'amore suo inestimabile verso di noi, che corse all'obbrobriosa morte della croce, non curando strazii, obbrobrii, villanie e vituperio: ma tutti lipassava, e punto non gli temeva; tanto era l'affamato desiderio, che egli aveva dell'onore del Padre e della salutenostra. Perocché al tutto l'amore gli aveva fatto perdere sé, in quanto uomo. Or così voglio che facciate voi, padre. Perdete voi medesimo da ogni amore proprio: non amate voi per voi, né la creatura per voi; ma voi, e il prossimo amate per Dio, e Dio per Dio in quanto egli è degno d'essere amato, e in quanto egli è sommo e eterno Bene. Ponetevi per obietto questo Agnello svenato, perocché il sangue di questo Agnello vi farà animare ad ogni battaglia. Nel sangue perderete ogni timore; diventerete, e sarete pastore buono, che porrete la vita per le pecorelle vostre.

   Orsù, padre, non state più. Accendetevi di grandissimo desiderio, aspettando l'adiutorio e la Providenzia divina. Perocché mi pare che la divina bontà venga disponendo li grandi lupi, e facciali tornare agnelli. E però ora di subito vengo costà per metterveli in grembo umiliati. Voi, come padre, son certa che gli riceverete, non ostante la ingiuria e la persecuzione che v'hanno fatta; imperando dalle dolcee prima Verità, che dice che il buono pastore, poiché ha trovato la pecorella smarrita, egli se la pone in sulla spalla, e rimettela nell'ovile. Così farete voi, padre; perocché la vostra pecorella smarrita, poiché ella è ritrovata, la porrete in su la spalla dell'amore, e metteretela nell'ovile della santa Chiesa. Poi di subito, vuole e vi comanda il nostro dolce Salvatore, che voi drizziate il gonfalone della santissima croce sopra gl'Infedeli, e tutta la guerra si levi e vadene sopra di loro. La gente che avete soldata per venire di qua, sostentate, e fate sì che non venga; perocché farebbe più tosto guastare, che acconciare.

   Padre mio dolce, voi mi dimandate dell'avvenimento vostro; e io vi rispondo, e dico da parte di Cristo crocifisso, che veniate il più tosto che voi potete. Se potete venire, venite prima che settembre; e se non potete prima, non indugiate più che infino a settembre. E non mirate a veruna contraddizione che voi aveste; ma, come uomo virile e senza alcuno timore, venite. E guardate, per quanto voi avete cara la vita, voi non veniate con sforzo di gente, ma con la croce in mano, come agnello mansueto. Facendo così, adempirete la volontà di Dio; ma venendo per altro modo, la trapassereste, e non l'adempireste. Godete, padre, e esultate: venite, venite.

   Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore. Perdonatemi, padre. Umilmente v'addimando la vostre dolce benedizione
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