Italia: l'Università fondata da una Donna

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Caterina63
00Wednesday, November 11, 2009 8:38 AM
I settant'anni della Lumsa

Lo strano caso di un'università
fondata da una donna


di Giuseppe Dalla Torre

Nell'aula magna della Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa), dedicata a Caterina da Siena, campeggia da 70 anni una frase tratta da san Paolo:  Non in persuasibilibus humanae sapientiae verbis, sed in ostensione spiritus et virtutis (1 Corinzi, 2, 5). Essa esprime un pensiero che potrebbe essere percepito quantomeno come singolare per rapporto al luogo in cui è scolpita:  il cuore dell'ateneo. Che cos'altro può essere, infatti, una università, se non innanzitutto un centro pulsante di inesausta ricerca? Se non una agorà, nella quale sono chiamate a manifestarsi le parole dell'umana sapienza?

A una prima lettura quelle parole di Paolo, che pure era un intellettuale, si colgono come un invito ad abbandonare le illusioni, le chimere, le arroganze persino, dell'umana sapienza, per abbandonarsi, in spirito di umiltà intellettuale, nella ben più alta, solida, immutevole, vera Sapienza. Una più approfondita investigazione del testo però, se riguardato rispetto al luogo in cui è riprodotto, induce a cogliere ulteriori significati. Perché con quelle espressioni non si intese, al momento della fondazione dell'ateneo, mortificare l'intelligenza umana e la saggezza che essa produce, ma segnalare come i verba humanae sapientiae rischino di rimanere lettera morta, nella testimonianza che l'intellettuale cristiano è chiamato a dare, se non vivificati dalla forza dello spirito; si volle indicare, in tempi d'affermazione dell'uomo prometeico, l'impotenza di ogni titanismo umano.

Da questo punto di vista le parole di Paolo non sono acqua sul fuoco della passione intellettuale, non sono un invito ad abbandonare la ricerca. Al contrario, possono essere lette come sollecitazione a un percorso intellettuale sorretto dalla fede:  in fide et humanitate, come recita il motto inciso nel sigillo della Lumsa.

Quelle parole, che per 70 anni hanno ispirato ricerca, insegnamento, studio, indicano le ragioni della esistenza di una università cattolica che, come è scritto nella sua magna charta, si propone tra l'altro a livello scientifico di perseguire il dialogo tra fede e ragione, in una ideale tendenza verso l'integrazione delle conoscenze e dei valori; che a livello formativo intende operare con una costante preoccupazione etica e in una prospettiva teologica, nella ricerca di una sintesi tra fede e cultura, tra scienza e sapienza, per una armonica crescita della persona umana. L'ispirazione cristiana dell'ateneo ha comportato e comporta una particolare attenzione, nella prassi della ricerca e della didattica, alla dignità umana, al di là di ogni chiusura, culturale o anche confessionale; ha costantemente affermato, nel volgere del tempo, il primato della morale sulla tecnica, dell'uomo sulle cose, dello spirito sulla materia; ha costituito continuo richiamo al culto della libertà, della giustizia e della pace, in una visione trascendente del senso della vita.

Caso unico in Italia di un ateneo fondato da una donna, in tempi in cui la presenza femminile nella realtà universitaria era ancora del tutto marginale, forse proprio per questo la Lumsa ha avuto sin dalle origini una fortissima vocazione alla paideia, alla educazione dell'uomo, di tutto l'uomo, nella sua integralità, ben oltre l'obbiettivo della sua preparazione intellettuale alla ricerca e alle professioni. E questa vocazione mantiene tuttora, in un contesto di forte espansione e diversificazione della sua offerta formativa, che va molto al di là delle originarie e preziose, ma delimitate, finalità di formazione di maestri, di docenti di scuole secondarie, di personale operante nell'educativo extrascolastico.

La Lumsa nasce, nel 1939, nel clima suscitato dalla enciclica Divini illius Magistri, apparsa dieci anni prima, nella quale Pio xi rivendicava coraggiosamente i diritti della famiglia, della Chiesa, della società, nella educazione delle più giovani generazioni, contro le pretese statolatriche e manipolatorie delle intelligenze da parte dei totalitarismi allora trionfanti. Nel contesto attuale, così mutato almeno in Occidente, il problema educativo è di nuovo in primo piano nell'attenzione della società e della Chiesa, seppure per ragioni assai diverse e ben note, che attengono all'indebolirsi e al cedere delle tradizionali agenzie educative, ma anche a certi orientamenti della cultura. Alla tirannia delle ideologie è talora subentrata la suadente pervasività del pensiero relativista e non cognitivista, che in sostanza svuota come un tarlo l'azione paidetica.

La vocazione originaria dell'ateneo, che in tempi di definizione del dogma Pio xii volle intitolato all'Assunta, ha dunque ancora una chiara attualità.
 

Giovedì 12 l'udienza con Benedetto XVI


Dopo la messa inaugurale celebrata lo scorso 26 ottobre dal cardinale Agostino Vallini, vicario generale per la diocesi di Roma, le celebrazioni per i settant'anni della Libera Università Maria Santissima Assunta (Lumsa) proseguiranno giovedì 12 novembre con l'udienza con Benedetto XVI e poi con un articolato programma culturale che, tra i vari appuntamenti, prevede quattro convegni - "Teologia in università:  il caso italiano" (26 novembre); "Sfida educativa e formazione degli insegnanti" (5-6 febbraio); "La pienezza dell'umano negli scritti di madre Tincani" (25 febbraio) e "Libertà ed educazione" (27-28 maggio) - una mostra fotografica e la pubblicazione del volume In fide et humanitate. 70 anni della Lumsa edito dalla Libreria Editrice Vaticana.

Vi sono poi una serie di seminari organizzati dai laureati e dagli studenti dell'università. Tre di questi sono in programma per il prossimo 18 novembre:  "Verso una carta dei diritti e dei doveri dello studente Lumsa", "L'identità della Lumsa:  quale umanesimo?" e "Diventare "adulti" alla Lumsa:  quali valori per il nostro futuro?". Pubblichiamo gli articoli del rettore dell'università, del prorettore e di una missionaria della scuola studiosa della figura di Luigia Tincani.



(©L'Osservatore Romano - 11 novembre 2009)


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Caterina63
00Wednesday, November 11, 2009 8:43 AM

Insegnare tacendo (è l'esempio che conta)


di Giuseppe Ignesti

TestoSettanta anni fa nacque a Roma il Magistero Maria Santissima Assunta, dal quale poi con il tempo ebbe origine l'attuale Libera Università Maria Santissima Assunta, nota ormai coll'acronimo Lumsa. A quel risultato si era giunti quasi in modo provvidenziale. Da un lato, infatti, la Santa Sede in quel torno di anni si era posta con lungimiranza, ma anche con viva preoccupazione, il problema della promozione di un rinnovamento culturale della presenza cattolica nella scuola italiana; dall'altro, all'interno della Chiesa italiana aveva preso corpo una particolare vocazione per l'educazione delle nuove generazioni da parte di una nuova congregazione religiosa, nata nel ceppo della famiglia domenicana, da un ordine cioè che da secoli aveva offerto alla Chiesa risposte sempre attente e idonee al rinnovamento della cultura e degli studi cattolici.

In primo luogo, a favorire la nascita e della nuova congregazione religiosa e della prima radice della nuova università, misteriosamente e felicemente intrecciate, fu certamente la fiducia e la simpatia mostrate da alcune personalità sensibili ai problemi della formazione culturale dei giovani, personalità poste ai vertici della Chiesa e all'interno della stessa curia romana, quali gli stessi Pontefici Pio XI e Pio XII; i padri domenicani, soprattutto Fanfani, Cormier, Cordovani, e i maestri generali Gillet e Theissling; i monsignori Giuseppe Pizzardo, poi cardinale e cofondatore assieme alla Tincani della nuova istituzione universitaria, e Giovanni Battista Montini, poi Papa Paolo VI. Fu, per così dire, una vera e propria duplice nascita sub umbra Petri.


Quanto alla novella congregazione religiosa, subito definita delle Missionarie della scuola, va precisato che, secondo l'iniziale, originale progetto della madre Tincani, le religiose avrebbero dovuto insegnare nelle scuole statali, senza vestire un abito religioso particolare, ma indossando un abito qualunque, semplice se non povero, che fosse solo idoneo alla loro professione di docenti. Questo tipo di presenza nella scuola, per meglio avvicinare gli altri insegnanti e soprattutto la gioventù studiosa, avrebbe assunto piuttosto la figura del lievito nella pasta secondo la parabola evangelica:  più che dall'abito o da altre forme esteriori, le Missionarie della scuola, come le definì efficacemente Pio XI, si sarebbero distinte e rese evidenti agli occhi del mondo dal loro comportamento effettivo, un comportamento esemplare di vita evangelica coerentemente vissuta. Questa avrebbe certamente reso difficile la loro vita in convento, costringendole a una vita di singole, pienamente libere e autonome anche nella vita extrascolastica, senza quella costante guida che una vita comunitaria normalmente favorisce e comporta. Una vita improntata a un forte richiamo alla responsabilità personale e dunque particolarmente idonea a quel compito di evangelizzazione in un ambiente, quale quello della cultura e dell'insegnamento, che molto richiede al costante sviluppo della personalità individuale. 

L'idea fu quella di una forma di vita religiosa totalmente nuova, adatta a favorire l'evangelizzazione degli ambienti della cultura e della scuola fortemente secolarizzati e spesso dominati da forti pregiudizi anticlericali; l'obiettivo era ed è soprattutto quello di formare culturalmente le giovani generazioni nel pieno rispetto della loro libertà intellettuale, sì da consentire la loro apertura ad accogliere un approfondimento della loro vita spirituale e religiosa. Tale scelta aveva certamente il rischio di corrispondere a un piccolo numero di vocazioni, ma aveva il grande vantaggio di saldare la scelta per una completa vita religiosa senza separarsi dal mondo, anzi con una forma di apostolato di piena immersione nel mondo.

La giovane congregazione, una volta approvata, ebbe subito una rapida diffusione, favorita dalla già preesistente rete delle terziarie domenicane, tra le quali molte già svolgevano il loro apostolato come insegnanti nelle scuole statali e per le quali quella semplice e geniale nuova forma di vita religiosa veniva incontro a una vocazione interiore già sentita e spontaneamente praticata. Si ebbe perciò attorno alla madre Tincani una rete di competenze nel campo dell'educazione che la Chiesa subito apprezzò per l'alto significato spirituale, culturale e professionale. Fu così naturale e spontaneo che dal cardinale Giuseppe Pizzardo, responsabile del dicastero degli studi, venissero affidati alla madre Tincani delicati incarichi conoscitivi di indagine, di sorveglianza e di studio, sullo stato dell'istruzione svolta in Italia dagli istituti religiosi, al fine di verificare la preparazione degli insegnanti e l'impostazione della didattica, soprattutto nell'ottica di corrispondere al riconoscimento giuridico sancito già dalla legge e confermato dagli accordi del Laterano.

Il quadro complessivo dello stato effettivo delle scuole cattoliche italiane dovette evidenziare delle obiettive carenze se alla fine degli anni Trenta maturò nell'animo del cardinale Pizzardo il disegno, prontamente condiviso dalla madre Tincani, di dover provvedere alla migliore preparazione delle religiose cattoliche dedite all'insegnamento. L'idea fu quella della fondazione a Roma di un ateneo cattolico, il secondo dopo quello di Milano, con il fine specifico di formare insegnanti cattoliche tra le religiose dei vari ordini e delle diverse congregazioni che operavano nelle scuole della penisola. Si trattava in particolare di poter favorire la formazione didattica delle insegnanti nelle scuole cattoliche dell'Italia centro-meridionale, che con difficoltà avrebbero dovuto seguire i corsi che a tale scopo già si tenevano a Milano a opera dell'Università Cattolica del Sacro Cuore.

La madre Tincani e le sue consorelle erano dunque chiamate a collaborare alla fondazione di un istituto pareggiato universitario di magistero, che ebbe subito il riconoscimento da parte del Governo italiano e diede inizio alle sue attività già nell'autunno del 1939. Rispetto al carisma della giovane congregazione domenicana, che come si è detto consisteva nella presenza discreta e solitaria delle religiose nella scuola statale come lievito nella farina, quello della fondazione di un istituto universitario pubblicamente e chiaramente cattolico rappresentava un'eccezione, in qualche misura un vero e proprio sacrificio, un servizio reso alla pressante richiesta della Chiesa per un impegno di apostolato al quale professionalmente le Missionarie della scuola erano personalmente e con competenza altamente preparate. Un servizio, dunque, reso con sacrificio della propria particolare forma di una vocazione, del proprio carisma.

Ne diede pubblica testimonianza il Papa Paolo VI, ricevendo le Missionarie della scuola il 1° settembre del 1976, appena tre mesi dopo la morte della madre Tincani. E fu un discorso, quello del Papa, che in primo luogo confermava la stima che fin dall'inizio della loro esperienza aveva sempre nutrito verso di loro per aver scelto e perseguito "la linea di un apostolato modernamente concepito e attuato", un apostolato che incontrava in lui, nel suo animo di pastore, piena "rispondenza alla vostra vocazione"; ma che in secondo luogo, non tralasciava di affrontare i problemi nuovi che i tempi ponevano e le risposte nuove che a essi era necessario offrire.

Così Papa Montini non solo sottolineava l'urgenza di un'azione di apostolato cattolico, moderno e intelligente nel mondo della scuola - attraversato da turbamenti e cambiamenti profondi negli animi dei giovani allievi e degli insegnanti, mentre erano in atto forti movimenti di contestazione delle concezioni tradizionali della scuola, della cultura e della stessa vita - ma invitava le missionarie a impegnarsi con coraggio in tale ambito tanto delicato, anche se tale impegno, per le forme nuove richieste rispetto a quelle disegnate e attuate nel passato, sarebbe parso distaccarsi troppo dalla linea di apostolato originariamente concepita. Con estrema franchezza il Papa così si rivolgeva alle missionarie, in qualche modo rispondendo ad alcuni dubbi che in alcune di loro erano evidentemente sorti, circa le forme nuove richieste alla loro azione apostolica nel campo dell'educazione delle nuove generazioni proprio sul contrasto tra l'aspetto fondamentale della loro vocazione originaria, quello della loro presenza discreta e disseminata nelle scuole statali, e l'impegno sempre più gravoso della responsabilità di gestire un ateneo dichiaratamente cattolico e presente in modo visibile e separato rispetto alla realtà universitaria italiana:  "Non può, dunque, considerarsi la vostra opera semplice continuazione di quanto fu fatto in passato e non è infedeltà il continuare la via quasi allontanandosi dal punto di partenza. No. (...) Ma deve, piuttosto, acquistare ulteriore e netto sviluppo in ragione delle stesse difficoltà, e tradursi, all'occorrenza, in iniziative originali e geniali, ispirate ai canoni della pedagogia cristiana e, soprattutto, ai contenuti della dottrina evangelica".

Si trattava di un invito ad avere fiducia ad affrontare le difficoltà di quella nuova, difficile stagione, fidando, oltre che nella parola, nell'esempio; soprattutto nella certezza che "le nuove generazioni non sono insensibili a questa sollecitudine". Proprio la definizione di missionarie bene corrispondeva - secondo il Papa - a questa nuova condizione di apostolato tra i giovani:  non poteva infatti non significare di "trovarsi in condizioni che sembrano impossibili, dove sembra quasi assurdo andare a predicare, dove non c'è nessuna preparazione, proprio nessuna voglia di ascoltare". Questa era proprio una vera condizione missionaria, fondata sull'annuncio e sulla testimonianza della Buona Novella da parte di insegnanti chiamate a essere "liberatrici di anime", cioè chiamate a offrire alle anime "la possibilità di formarsi, di arricchirsi, di esplicare i doni e i talenti che il Signore ha messo in ciascuna di esse".

Tale compito, affermava il Papa, non necessita di una forma diretta di apostolato, in quanto può essere anche efficacemente svolto facendo "trasparire una verità superiore e un destino superiore" attraverso il semplice insegnamento delle diverse scienze umane. "Avete da insegnare - egli disse - oltre alle varie materie che sono affidate alla vostra competenza, la scienza della vita:  perché si vive, come si vive, dove dobbiamo mettere le speranze e i punti orientatori della nostra esistenza. E questo lo potete fare anche tacendo:  basta professare bene ciò che siete".

Nato come magistero, l'istituto cercò fin da subito di trasformarsi in libera università, anche se la prospettiva che spingeva a chiedere tale ampliamento dell'originale iniziativa limitata alla formazione di insegnanti di magistero era quella di una offerta riservata sempre e soltanto a religiose, con la finalità piuttosto evidente di poter meglio rispondere alla necessità di preparare all'insegnamento di una più ampia scelta tra le materie impartite nelle scuole italiane. Prima, timida ma significativa modifica all'ordinamento didattico, sarà quella introdotta a partire dall'anno accademico 1967-68, di consentire l'ammissione ai corsi, fino ad allora riservata alle religiose, anche ad allieve laiche:  un primo passo che avrebbe di lì a poco favorito quello successivo e più generale, l'allargamento anche ai giovani allievi.

Solo nel 1989 - grazie all'allora direttore Giorgio Petrocchi che inserì la trasformazione dell'istituto in libera università all'interno del piano quinquennale di sviluppo delle università italiane del 1986-1990 - fu possibile procedere alla nascita dell'attuale Lumsa. Sulla scia di tale scelta si pose quindi la gestione dell'ateneo nel successivo ventennio, soprattutto sotto la guida dell'attuale rettore, Giuseppe Dalla Torre.


Luigia Tincani e la carità intellettuale


di Cesarina Broggi

La presenza di Luigia Tincani alle origini del Magistero Maria Santissima Assunta, ora Lumsa, è stata decisiva. L'istituto universitario a Roma - visto come una necessità da Papa Pio xii - aveva bisogno per nascere della chiaroveggenza educativa di una madre Tincani e di un cardinale intelligente e dinamico come Giuseppe Pizzardo.
L'iniziativa fu assunta da Tincani come gesto di giustizia e di carità per rendere partecipi le religiose, donne intelligenti, motivate e spiritualmente preparate, dei beni culturali di cui venivano private per circostanze socioculturali particolari.

Una rilettura dei suoi scritti ci rivela la grande attualità della sua figura e del suo insegnamento che continua oggi a trasmettere anche ai numerosi studenti laici - ai quali con Paolo VI la Lumsa si è aperta - i valori educativi della tradizione cristiana, rispondendo all'invito di Benedetto XVI ad affrontare l'emergenza educativa e i danni del relativismo con la proposta della verità.

Tincani ci parla innanzitutto dell'importanza "di semplici e luminosi principi e verità dalle quali bisogna lasciarsi guidare quando si insegna. Volere fortemente e intensamente amare quello che vogliamo far volere e amare, sono la migliore ed unica legge da sostituire a tutte le metodologie". Nella tesi di laurea, discussa nel 1925 alla Cattolica, Tincani pone il concetto di educazione sulle basi della filosofia cristiana appoggiandosi alla filosofia tomistica. Si ferma sulla legge della vita universale, legge di cooperazione e di mutuo aiuto:  "Ogni essere in quanto limitato può e deve essere concepito come un qualche cosa che tende a perfezionarsi e che per perfezionarsi ha bisogno di un aiuto esterno. Nel mondo delle intelligenze il conoscere è un perfezionarsi dell'essere imperfetto. Insegnare e apprendere è il modo dell'aiuto fraterno per tendere al fine. Ma come l'intelletto non deve e non può essere mai disgiunto dal volere, così conoscere è anche amare; insegnare vuol dire donare di sé, apprendere, accogliere in sé l'essere di altri, farlo proprio; la legge della vita universale è scambio e comunione di vita:  è amore".

"La verità - afferma - attira il nostro essere, lo spirito ne va in cerca come il povero che ha fame e cerca e chiede finché non trova:  è la umana fame, come la chiama Dante, fame giusta e buona (...) La carità intellettuale riversa la verità conosciuta e amata sui poveri, i poveri più veri che sono quelli dello spirito, quelli che il Padre ci ha dato da nutrire".








 


(©L'Osservatore Romano - 11 novembre 2009)

Caterina63
00Thursday, November 12, 2009 6:14 PM

Alle ore 12 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza i Docenti e gli Studenti della Libera Università Maria Santissima Assunta, in occasione del 70° anniversario di fondazione dell’Ateneo, e rivolge loro il discorso che riportiamo di seguito:



DISCORSO DEL SANTO PADRE




Signori Cardinali,

Signor Presidente del Senato e distinte Autorità,

Magnifico Rettore e chiarissimi Professori,

care Missionarie della Scuola,

cari studenti e amici tutti!

Sono lieto di incontrarvi in occasione del 70° anniversario di fondazione della Libera Università Maria Santissima Assunta. Saluto cordialmente il Rettore della vostra Università, Prof. Giuseppe Dalla Torre, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha rivolto. Mi è gradito salutare il Presidente del Senato, Onorevole Renato Schifani, e le altre Autorità civili e militari italiane, come pure le numerose Personalità, i Rettori e i Direttori Amministrativi presenti. A tutti voi, che formate la grande famiglia della LUMSA, rivolgo il mio caloroso benvenuto.


Il vostro Ateneo, sorto nel 1939 per iniziativa della serva di Dio Madre Luigia Tincani, fondatrice dell’Unione Santa Caterina da Siena delle Missionarie della Scuola, e del Cardinale Giuseppe Pizzardo, allora Prefetto della Congregazione dei Seminari e delle Università degli Studi, con lo scopo di promuovere un’adeguata formazione universitaria per le religiose destinate all’insegnamento nelle scuole cattoliche, iniziò la sua attività nel clima di impegno educativo del mondo cattolico suscitato dall’Enciclica di Pio XI Divini illius Magistri. La vostra Università è nata quindi con un’identità cattolica ben precisa, su impulso anche della Santa Sede, con la quale conserva uno stretto legame. Nei trascorsi settant’anni, la LUMSA ha preparato schiere di insegnanti e si è notevolmente sviluppata, specie dopo la trasformazione, nel 1989, in Libera Università, e la conseguente creazione di nuove Facoltà con l’ampliamento del bacino di utenza. So che oggi essa conta circa 9000 studenti nelle quattro sedi sul territorio nazionale e rappresenta un riferimento importante nel campo educativo. Mentre andava profondamente evolvendosi la situazione culturale e legislativa in Italia e in Europa, la LUMSA ha saputo compiere un percorso di crescita con una duplice attenzione: rimanere fedele all’intuizione originaria di Madre Tincani e, al tempo stesso, rispondere alle nuove sfide della società.


In effetti, il contesto odierno è caratterizzato da una preoccupante emergenza educativa, sulla quale ho avuto modo di soffermarmi in varie occasioni, nella quale assume una rilevanza del tutto particolare il compito di coloro che sono chiamati all’insegnamento. Si tratta anzitutto del ruolo dei docenti universitari, ma anche dello stesso iter formativo degli studenti che si preparano a svolgere la professione di docenti nei diversi ordini e gradi della scuola, oppure di professionisti nei vari ambiti della società. Infatti, ogni professione diventa occasione per testimoniare e tradurre in pratica i valori interiorizzati personalmente durante il periodo accademico.

La profonda crisi economica, diffusa in tutto il mondo, con le cause che ne sono all’origine, hanno evidenziato l’esigenza di un investimento più deciso e coraggioso nel campo del sapere e dell’educazione, quale via per rispondere alle numerose sfide aperte e per preparare le giovani generazioni a costruire un futuro migliore (cfr Enc. Caritas in veritate, 30-31; 61). Ed ecco allora che si avverte la necessità di creare nell’ambito educativo legami di pensiero, insegnare a collaborare tra discipline diverse e ad imparare gli uni dagli altri. Dinanzi ai profondi mutamenti in atto, sempre più urgente è poi la necessità di appellarsi ai valori fondamentali da trasmettere, come indispensabile patrimonio, alle giovani generazioni e, pertanto, di interrogarsi su quali siano tali valori. Alle istituzioni accademiche si pongono quindi, in modo pressante, questioni di carattere etico.


In tale contesto, alle Università cattoliche è affidato un ruolo rilevante, nella fedeltà alla loro identità specifica e nello sforzo di prestare un servizio qualificato nella Chiesa e nella società. Risultano quanto mai attuali, in tal senso, le indicazioni offerte dal mio venerato predecessore Giovanni Paolo II nella Costituzione apostolica Ex corde Ecclesiae, quando invitava l’Università cattolica a garantire istituzionalmente una presenza cristiana nel mondo accademico. Nella complessa realtà sociale e culturale, l’Università cattolica è chiamata ad agire con l’ispirazione cristiana dei singoli e della comunità universitaria come tale; con l’incessante riflessione sapienziale, illuminata dalla fede, e la ricerca scientifica; con la fedeltà al messaggio cristiano così come è presentato dalla Chiesa; con l’impegno istituzionale al servizio del popolo di Dio e della famiglia umana, nel loro cammino verso la meta ultima (cfr n. 13).


Cari amici, la LUMSA è un’Università cattolica, che ha come elemento specifico della propria identità questa ispirazione cristiana. Come si legge nella sua Magna charta, essa si propone un lavoro scientifico orientato alla ricerca della verità, nel dialogo tra fede e ragione, in una ideale tensione verso l’integrazione delle conoscenze e dei valori. Si prefigge al tempo stesso un’attività formativa da condursi con costante attenzione etica, elaborando positive sintesi tra fede e cultura e tra scienza e sapienza, per la crescita piena ed armonica della persona umana. Questa impostazione è per voi, cari docenti, stimolante ed esigente. Infatti, mentre vi impegnate ad essere sempre meglio qualificati nell’insegnamento e nella ricerca, vi proponete anche di coltivare la missione educativa. Oggi, come in passato, l’Università ha bisogno di veri maestri, che trasmettano, insieme a contenuti e saperi scientifici, un rigoroso metodo di ricerca e valori e motivazioni profonde. Immersi in una società frammentata e relativista, voi, cari studenti, mantenete sempre aperti la mente e il cuore alla verità.

Dedicatevi ad acquisire, in modo profondo, le conoscenze che concorrono alla formazione integrale della vostra personalità, ad affinare la capacità di ricerca del vero e del bene durante tutta la vita, a prepararvi professionalmente per diventare costruttori di una società più giusta e solidale. L’esempio della Madre Tincani fomenti in tutti l’impegno di accompagnare il rigoroso lavoro accademico con un’intensa vita interiore, sostenuta dalla preghiera. La Vergine Maria, Sedes Sapientiae, guidi questo cammino con la vera sapienza, che viene da Dio. Vi ringrazio di questo gradito incontro e di cuore benedico ciascuno di voi e il vostro lavoro.


[01672-01.01] [Testo originale: Italiano]

                            Pope Benedict XVI arrives for an audience to students of the Catholic LUMSA university on November 12, 2009  in the Paul VI hall at the Vatican.

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