E' morto padre Blet lo storico gesuita difensore della Chiesa e di Pio XII

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Caterina63
00Monday, November 30, 2009 6:50 PM
È morto lo storico gesuita Pierre Blet per sessant'anni al servizio della Santa Sede

Intellettualmente nel cuore del cattolicesimo


di Andrea Riccardi


"Leggete padre Blet"
- rispose Giovanni Paolo II ai giornalisti che lo interrogavano su Pio XII e la sua politica durante la seconda guerra mondiale.

Papa Wojtyla veniva dalla Chiesa polacca, che non solo aveva sofferto durante l'occupazione tedesca, ma aveva vissuto problemi di comunicazione con Roma, anzi era stata investita dalla propaganda nazista che ritraeva Papa Pacelli lontano dai polacchi. Giovanni Paolo II conosceva la drammaticità e la complessità dei problemi della Chiesa durante l'ultima guerra mondiale e per questo aveva detto: "Leggete padre Blet". Infatti Pierre Blet era tutt'altro che uno scrittore di corte, qualcuno per cui la storia coincideva con l'interesse della sua istituzione, come è stato troppo a lungo pensato.

È stato uno storico attento alla complessità, un ricercatore che non prescindeva mai da una scrupolosa inchiesta negli archivi. Si è spento a più di novant'anni, ma non ha perso mai la passione per il dibattito storico.

Recentemente, in un'ultima intervista sui "silenzi" di Pio XII, rispondeva a chi gli chiedeva che cosa si troverà negli archivi vaticani al momento della loro apertura: "Troveranno che non abbiamo nascosto niente".

Pierre Blet era stato uno dei quattro storici gesuiti, chiamati da Paolo VI, a pubblicare i documenti vaticani sulla seconda guerra mondiale, a seguito delle polemiche sui "silenzi" di Pio XII all'inizio degli anni Sessanta.

Papa Montini aveva preso una decisione coraggiosa, che avrebbe portato alla stampa di dodici ponderosi volumi contenenti i documenti della Santa Sede tra il 1939 e il 1945. Sono una fonte essenziale per chi vuole ricostruire non solo la storia della Chiesa in quel periodo, ma anche per chi vuol fare la storia della guerra in tutti i suoi risvolti diplomatici, sociali, religiosi. L'obiezione fatta all'opera dei quattro gesuiti (conclusa con la stampa dell'ultimo volume nel 1981) è che non può sostituire il contatto diretto con la documentazione. È vero che la ricerca in archivio è altra cosa rispetto all'utilizzo delle fonti a stampa; ma si può star certi che i gesuiti hanno fatto un lavoro scrupoloso e onesto, anche quando qualche documento da pubblicare non era del tutto favorevole all'esaltazione del lavoro della Santa Sede.

La scelta di far conoscere la documentazione della Santa Sede fu un atto di coraggio e di fiducia nella storia da parte di Papa Montini, se si pensa che i primi volumi videro la luce a meno di dieci anni dalla morte di Pio XII.

Paolo VI, stretto collaboratore di papa Pacelli durante la guerra, era convinto, anche per esperienza diretta, che la Santa Sede avesse fatto la scelta più giusta in quei frangenti. Qualche volta l'utilizzazione dei documenti pubblicati dai gesuiti avrebbe giovato alla ricerca storica, spesso diffidente verso questa fonte. Del resto basta scorrere i dodici volumi sulla Santa Sede e la guerra mondiale, per accorgersi - anche solo per il ponderoso apparato critico - della serietà e del rigore del lavoro fatto dai quattro storici gesuiti.
Padre Blet è stato uno storico della Santa Sede, nel senso che si è collocato intellettualmente nel cuore della Chiesa cattolica.

Ha prestato tanti servizi alla Chiesa: è stato consultato su numerosi problemi, ha insegnato non solo nella Pontificia Università Gregoriana, ma ha anche formato i giovani ecclesiastici che si preparavano al servizio internazionale della Santa Sede. Era un uomo che conosceva bene la storia e il presente del governo centrale della Chiesa, erudito e saggio. Aveva il senso alto del servizio alla Chiesa, maturato in tanti anni di impegno umile e fattivo. La sua convinta appartenenza alla Santa Sede non significa che fosse uno storico di parte o un apologeta incapace di vedere la realtà. Rifiutava però un approccio sensazionalistico e scandalistico alla storia di un'istituzione di cui conosceva la complessità, le fragilità e le grandezze.

La sua vita era estremamente ritirata, a differenza del suo confratello Robert Graham, amante più di lui di dibattiti e incontri. Una volta incontrai Blet in una commissione di tesi all'università di Nanterre in Francia, dove entrambi eravamo invitati dall'amico, lo storico Philippe Levillain. Il gesuita mi disse: "Sono un uomo discreto".

Lo era. Aveva cominciato a parlare, rilasciando interviste, soltanto quando si era sentito la responsabilità di essere l'ultimo testimone di quella grande ricerca sugli archivi di Pio XII. Era così uscito dal suo abituale riserbo. Lo ha fatto sino alla fine con un'ultima intervista, perché convinto che il dibattito pubblico non rendesse giustizia alla verità della storia di Papa Pacelli e della Chiesa durante la seconda guerra mondiale. Su questa vicenda aveva pubblicato un volume in cui richiamava all'esigenza di stare ai fatti e ai documenti, ma anche di considerare il contesto internazionale in cui la Santa Sede venne a operare dal 1939.

Uomo con un alto senso della Chiesa, padre Blet non era uno storico di parte, proprio perché veniva da una scuola che l'aveva educato a stare ai documenti e ai fatti. Non era nato come storico dell'età contemporanea, ma veniva da una tradizione di ricerca sul lungo periodo, specie sull'età moderna. Aveva pubblicato vari studi sulla vicenda del clero francese tra Seicento e Settecento, durante il regno di Luigi xiv, servendosi della documentazione delle assemblee del clero e di altro prezioso materiale.

Da questa esperienza traeva un rigore nella ricerca e nell'uso degli archivi. Era anche un esperto della diplomazia pontificia, di cui aveva tracciato un ampio panorama dalle origini sino all'inizio dell'Ottocento. Studioso dell'età moderna e delle relazioni internazionali, aduso a complesse ricerche archivistiche, padre Blet affrontò gli anni di Pio XII con la convinzione, maturata nelle lunghe frequentazioni delle carte della Santa Sede, che la Chiesa non avesse nulla da temere dalla storia.

È la convinzione di una scuola di storici ecclesiastici che, dall'apertura degli archivi vaticani con Leone XIII, unisce rigore scientifico alla passione per la Chiesa.

Questa tradizione perde, con la morte di padre Blet, un insigne esponente.



(©L'Osservatore Romano - 30 novembre 1 dicembre 2009)
Caterina63
00Monday, November 30, 2009 6:53 PM
Non c'è Chiesa senza Roma



di Philippe Levillain

Padre Blet aveva un nome: Pierre. Veniva utilizzato raramente. Si diceva semplicemente padre Blet. Eppure era tutto lì, nella tessitura onomastica del membro della Compagnia di Gesù, nella quale era entrato nel 1937, dedicandosi al servizio di Pietro. È questa obbedienza ai voti dell'ordine da lui scelto che lo avrebbe portato ad accettare di partecipare in modo rilevante all'edizione degli Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale, voluta da Paolo VI dopo le insinuazioni spettacolari del Vicario di Rolf Hochhut nel 1964, che stigmatizzavano Pio XII per la sua complicità nello sterminio del popolo ebreaico, la Shoah.

Nato il 18 novembre 1918, padre Blet nel 1950 venne chiamato come professore di storia moderna presso la Facoltà di storia ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana. Visse intensamente gli anni di Pio XII. Insegnò storia diplomatica presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica dal 1965 al 1995 e formò molti grandi diplomatici della Santa Sede in seno a una istituzione un tempo detta l'Accademia dei nobili ecclesiastici. La matrice del suo pensiero in termini di Chiesa si colloca nella tesi sostenuta nel 1959: Le Clergé de France et la monarchie. Étude sur les assemblées Générales du clergé de 1615 à 1666. Padre Blet aveva visto giusto: non c'è Chiesa senza Roma. La monarchia aveva bisogno di consulenze. In modo spontaneo padre Blet formava un collegamento tra la diplomazia, la Santa Sede e il temperamento francese.

La sua grande opera, pubblicata nel 1962, su Girolamo Ragazzoni, vescovo di Bergamo, testimoniava questa straordinaria capacità dello sguardo di Roma su un mondo lacerato. La visione di Giovanni XXIII vi aveva contribuito. Come Papa, nonostante la brevità del pontificato.
La ricca opera di Padre Blet, il cui ultimo libro Richelieu et l'Église Bruxelles, André Versaille éditeur, 2007) ha riscosso un grande successo in Francia, non basta a dare conto della sua sorprendente personalità.

Uomo pio, modesto, sempre accogliente, sempre sorpreso dall'interesse che gli veniva mostrato, padre Blet viveva alla Gregoriana la pienezza della vita al quarto piano dal lungo corridoio dove accompagnava gli ospiti con la massima cortesia. Parlava di cose importanti e, soprattutto, verso la fine della sua vita si preoccupava che venisse compresa quale fosse la forma di santità di Pio XII, Papa disperato, Papa sacrificato alla ragione di Stato: quella dello stato del cristianesimo, che forse sarebbe morto. Affrontava gli eventi con serenità, era fiducioso.

È così che ha accettato con calma l'ordine storico delle sue convinzioni.


Esperto non solo di Pio XII



Noto universalmente per i suoi studi su Pio XII e la seconda guerra mondiale padre Pierre Blet oltre all'opera monumentale in dodici volumi Actes et Documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale redatta in collaborazione con Robert Graham, Angelo Martini, Burkhart Schneider (Città del Vaticano, Libreria editrice Vaticana, 1965-1982) è autore del volume Pie XII et la Seconde guerre mondiale d'après les archives du Vatican (Paris, Perrin, 1997).

Ma il gesuita Blet era anzitutto un modernista. Ecco alcuni titoli della sua bibliografia: Le Clergé de France et la monarchie. Étude sur les assemblées Générales du clergé de 1615 à 1666, (Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1959); Girolamo Ragazzoni évêque de Bergame nonce en France. Correspondance de sa nonciature 1583-1586, (Paris-Rome, De Boccard - Université Grégorienne, 1962); Correspondace du nonce en France Ranuccio Scotti 1639-1641, (Paris-Rome, De Boccard - Université Grégorienne, 1965); Les Assemblées du clergé et Louis XIV de 1670 à 1693 (Roma, Pontificia Università Gregoriana, 1972); Histoire de la représentation diplomatique du Saint-Siège des origines à l'aube du XIX siècle (Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 1982 e 1990); Le Clergé de France, Louis XIV et le Saint-Siège de 1695 à 1715, (Città del Vaticano, Archivio Segreto Vaticano, 1989); Le Clergé du Grand Siècle en ses assemblées, (Paris, Cerf, 1995).


E il Re Sole
tramontò davanti a Papa Pacelli



di Raffaele Alessandrini

"Padre Blet in ospedale? L'ho trovato lucidissimo, pieno di vita nonostante le sue serie condizioni di salute. Era davvero molto divertito dal cancan mediatico suscitato dalle sue dichiarazioni su Pio XII e sulla Humani generis unitas, di cui, giorno dopo giorno, era aggiornato dal confratello Peter Gumpel, il postulatore della causa di canonizzazione di Pio XII".

Così Filippo Rizzi, il collega di "Avvenire" al quale lo storico gesuita aveva rilasciato pochi giorni fa la sua ultima intervista, racconta al nostro giornale le sue impressioni e i suoi ricordi a caldo sulla notizia, appena giunta, della morte dell'ultimo dei quattro studiosi della Compagnia di Gesù che per incarico di Paolo VI curarono la pubblicazione dei dodici volumi degli Actes et documents du Saint-Siège relatifs à la seconde guerre mondiale (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1965-1982).

Dopo la morte dei padri Burkhart Schneider (1976) e Angelo Martini (1981) i superstiti dell'impresa erano stati Robert Graham - che, sul finire del 1981, aveva con fierezza potuto scrivere a un vecchio amico giornalista: "Missione compiuta. Due morti" - e proprio lui, Pierre Blet. Padre Graham sarebbe morto nel 1997, dopo quindici intensi anni di studi e approfondimenti. Sulla breccia sarebbe rimasto solo padre Blet. Proprio lui che era il meno contemporaneista dei quattro storici.

Agli inizi, come raccontava, aveva accettato l'incarico per obbedienza. I suoi interessi specifici riguardavano soprattutto la Francia del Seicento, del Re Sole e di Richelieu, come dimostra ampiamente la sua bibliografia. Eppure il gesuita francese si sarebbe grandemente appassionato della figura di Pio XII. Un Papa il cui atteggiamento accorto, di riservato e operoso "silenzio" - ricordava Blet in questi ultimi giorni - avrebbe avuto un significativo riconoscimento anche da Martin Gilbert, il biografo di Winston Churchill.

Per Gilbert infatti proprio l'atteggiamento di Pio XII fu decisivo per la salvezza di un grande numero di ebrei dallo sterminio. Padre Blet, come ricorda ancora Rizzi, dopo essersi tanto dedicato agli anni della guerra, sperava di poter scrivere una sintesi del pontificato di Papa Pacelli. Studiando le sue encicliche era certo di vedere in lui l'autentico precursore del concilio Vaticano II.


(©L'Osservatore Romano - 30 novembre 1 dicembre 2009)
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