L'ANNO SACERDOTALE NELLA CHIESA SPARSA NEL MONDO (le iniziative)

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Caterina63
00Friday, June 19, 2009 10:02 PM
Celebrazione d'apertura dell'arcivescovo di Westminster Vincent Nichols

L'Anno sacerdotale
in Inghilterra e Galles


Londra, 19. Con una messa celebrata questo pomeriggio nella chiesa cattedrale di Westminster dall'arcivescovo Vincent Nichols hanno preso il via in Inghilterra e Galles le celebrazioni per l'Anno sacerdotale indetto da Benedetto XVI. Un evento che si presenta ricco d'iniziative e di spunti di riflessione in tutte le ventidue diocesi che costituiscono la maggiore Conferenza episcopale della Gran Bretagna.

Un Anno che - ha spiegato Nichols, il quale per l'occasione ha anche registrato un video messaggio che può essere visualizzato sul sito web dell'arcidiocesi - chiama in primo luogo i sacerdoti a rinnovare la propria vita, ma invita anche i fedeli alla preghiera e alla gratitudine per il dono di questi uomini che spendono interamente la propria esistenza al servizio di Dio e della Chiesa.
 
"È un Anno in cui, come Chiesa - ha detto nell'omelia - diciamo che siamo fieri dei nostri sacerdoti, che li amiamo, che riconosciamo con gratitudine la testimonianza della loro vita e la generosità del loro lavoro pastorale".

I sacerdoti, dal canto loro, sono chiamati a una revisione di vita, a una comprensione ancora maggiore delle proprie responsabilità. "Oggi, noi preti abbiamo bisogno di ricordare - ha aggiunto l'arcivescovo - la grande risonanza che hanno le nostre parole. Le parole che diciamo, le cose che facciamo possono produrre un gran bene, ma anche causare un grande danno".

Per questo occorre prestare molta attenzione alla "scelta delle parole" e a non compiere "azioni sbagliate" che possano confondere i fedeli. E alla riflessione di tutti i sacerdoti, oltre alla figura di san Giovanni Maria Vianney, l'arcivescovo di Westminster propone d'affiancare anche quella di san Giovanni Southworth, sacerdote vissuto in Inghilterra nel difficile periodo seguito alla Riforma, il quale spese la sua vita tra i poveri e i malati di Londra e fu martirizzato a Tyburn nel 1654. Particolari e solenni celebrazioni si svolgeranno il 27 giugno, vigilia della sua festa.

La gente e le parrocchie della diocesi di Westminster sono poi invitate a rinnovare e a intensificare la preghiera e il lavoro per le nuove vocazioni sacerdotali. "Nel corso di quest'Anno sacerdotale - ha affermato l'arcivescovo - in ogni parrocchia si darà nuovo vigore alla preghiera davanti al Santissimo sacramento e al rosario. Questa preghiera, come pure lo studio, sarà di sostegno alla vita delle nostre comunità e ci permetterà di ringraziare Dio con tutto il cuore per il dono dei nostri sacerdoti. E credo sarà anche la fonte per una nuova primavera di vocazioni sacerdotali".

L'urgenza di ridare slancio alla pastorale vocazionale è un fattore molto sentito dall'intera comunità cattolica locale. "Un importante risultato per l'Anno sacerdotale - ha dichiarato in proposito padre Eddie Clare, dell'Ufficio nazionale per le vocazioni della Conferenza episcopale d'Inghilterra e Galles - sarebbe una rinnovata attenzione per le vocazioni. Sottolineare l'importanza dei sacerdoti e la loro insostituibile presenza nella vita della Chiesa può spingere molti a considerare se quella del sacerdote non sia veramente la propria vocazione". In questo contesto s'inserisce anche la presentazione di un libro avvenuta subito dopo la messa in Westminster. Il volume - Priesthood:  A life open to Christ - curato da Canon Daniel Cronin, contiene oltre settanta testimonianze e esperienze di vescovi e sacerdoti di tutto il mondo.
 
Iniziative, in occasione dell'Anno sacerdotale, sono state già programmate in molte delle diocesi d'Inghilterra e Galles. L'arcidiocesi di Birmingham ha realizzato un apposito sito - www.yearforpriests.org - che raccoglie e riassume i vari appuntamenti a livello nazionale. Analogo lavoro è compiuto anche sul sito www.ukpriest.org, che nel corso dell'Anno verrà arricchito da testimonianze di sacerdoti e seminaristi. Tra le iniziative, dal 12 al 15 ottobre nella cattedrale di Westminster, anche la venerazione delle reliquie di santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa e patrona delle missioni, la quale in vita tanto ebbe a cuore la preghiera per i sacerdoti e le vocazioni sacerdotali.


(©L'Osservatore Romano - 20 giugno 2009)

Caterina63
00Sunday, June 28, 2009 12:24 PM

Il nuovo Arcivescovo di Westminster promuove l'Adorazione eucaristica



Il nuovo Arcivescovo di Westminster Vincent Nichols ha aperto l’anno sacerdotale (nella foto, un'immagine della cerimonia) invitando i cattolici a dedicare un'ora alla settimana a pregare per i preti davanti al Santissimo Sacramento. Nel corso di un’omelia in Westminster Cathedral ha insistito che ogni parrocchia concentri gli sforzi di quest’anno in un rinnovamento della vita di preghiera, in particolare introducendo la devozione delle Quarantore, con l’Adorazione del SS. Sacramento tenuta continuamente in una serie di diverse chiese.
Ha detto che la pratica "sosterrebbe noi nella nostra vita insieme, ci consentirebbe di pregare Dio con tutto il cuore" e sarebbe fonte di nuove vocazioni.
Nella sua omelia, l’arcivescovo ha detto che l’anno sacerdotale è un anno in cui, come Chiesa, "noi diciamo che siamo orgogliosi dei nostri preti, che li amiamo, li onoriamo e riconosciamo con gratitudine la testimonianza delle loro vite e la generosità del loro lavoro pastorale".
Ha aggiunto che non c’era giorno migliore per iniziare l’anno sacerdotale della Festa del S. Cuore di Gesù. Il Sacro Cuore, ha detto, è un simbolo dell’amore del Signore che dona tutto se stesso, cosa che i preti cercano di imitare nelle loro vite.
Ha anche osservato che la sua immagine favorita per descrivere il prete è quella di strumento nelle mani di Dio, una matita, penna o biro forse, con cui il Signore può scrivere tutto ciò che il Padre Gli dice. E ciò che scrive, se noi Glielo permettiamo, sarà sicuramente una storia di amore indefettibile. Ha aggiunto che i preti sono chiaramente strumenti di Cristo soprattutto quando celebrano Messa e quando assolvono i peccati, "il grande tesoro e privilegio del sacerdozio".

Si ritiene in generale che la preghiera davanti al SS. Sacramento sia diventata molto più comune con i pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, dopo un declino della pratica dopo il Vaticano II.
Fr Peter Newby, parroco a St Mary Moorfields nella City di Londra, ha detto di aver visto un cambiamento negli ultimi 10-15 anni e è sorpreso da quante chiese hanno ora qualche forma di Adorazione settimanale. Ha aggiunto che la vita della sua parrocchia è stata "profondamente toccata" dalla Adorazione perpetua: "consente alla gente di andare e venire senza dover incontrare nessuno e di avere solo una conversazione privata con Dio".
Fr Newby ha anche detto che ha avuto un potente effetto sulle vocazioni. "Aiuta a coltivare un gran numero di cattolici profondamente impegnati. Alimenta un’intensità".
Fr Alexander Sherbrooke, parroco a St Patrick's, Soho, Londra, che pure ha l'Adorazione quotidiana, concorda che sembra avere un forte impatto sulle vocazioni: "Dove c’è stata Adorazione eucaristica, molte vocazioni sono arrivate". E ancora: "L’Adorazione è un invito all’umiltà, un appello a inginocchiarsi e implorare il Signore per il Suo aiuto. E’ anche un invito [per i preti] ad essere più incentrati sulla celebrazione della S. Messa: la Messa è il centro dell’essere prete".
Fr Tim Finigan, parroco di Blackfen, Kent, ha detto che l’iniziativa dell’Arcivescovo Nichols è "molto rincuorante" e che è "una grande consolazione per i preti sapere che la loro gente prega per loro".



Caterina63
00Monday, August 10, 2009 8:33 PM
Due iniziative per attualizzare il sacramento

Negli Stati Uniti i fedeli
scoprono di nuovo la confessione



Washington, 10. Alcune recenti statistiche negli Stati Uniti dimostrano che il numero delle confessioni tra i cattolici è in costante calo ma il clero, piuttosto che sentirsi scoraggiato per la disaffezione dei fedeli verso questo sacramento, cerca nuove strade per avvicinarli nuovamente alla pratica.

Uno studio condotto nel 2008 dal Center for Applied Research in the Apostolate, presso la Georgetown University, a Washington dc, ha messo in evidenza che i tre quarti dei cattolici non partecipano mai al sacramento della riconciliazione o, se lo fanno, si confessano una sola volta all'anno o anche meno.

Nel Colorado, la diocesi di Colorado Springs ha cercato di risolvere il problema della scarsa frequentazione dei fedeli presso il confessionale delle chiese parrocchiali in un modo originale: aprire una cappella negli ambienti di un centro commerciale dove i visitatori possano raccogliersi in preghiera e anche partecipare alla messa e confessare i propri peccati.

Monsignor Robert E. Jaeger, vicario apostolico della diocesi, ha dichiarato, a proposito dell'iniziativa, che questa è rivolta a quei fedeli che a volte esitano a frequentare la loro parrocchia e trovano più agevole raccogliersi in preghiera in un posto vicino al luogo dove si svolge la loro attività giornaliera oppure dove si recano spesso per gli acquisti.

La cappella di Colorado Springs è gestita da cinque frati francescani cappuccini che a turno accolgono i visitatori della struttura. Molti credenti frequentano il luogo di preghiera in modo regolare mentre altri vi passano solo sporadicamente.

Questa iniziativa spirituale inserita nella realtà di un grande centro commerciale, ha incrementato il numero delle confessioni e anche la frequenza alla messa. Per molti credenti il problema della scarsa frequenza in chiesa non ha una motivazione di indifferenza verso la fede ma una difficoltà a trovare il tempo necessario nel corso della giornata per una sosta di raccoglimento spirituale. La cappella presso il centro commerciale a Colorado Springs risolve parte del problema in quanto pone un luogo di culto all'interno di una struttura dove tutti passano per i motivi più diversi. Monsignor Jaeger sottolinea che la cappella è in attività dal 2001 e rispetta gli orari di apertura dei grandi magazzini, ovvero dalle 10 del mattino fino alle 9 di sera.

Pur nella semplicità della struttura, per la cappella presso il centro commerciale sono passati migliaia di fedeli nel corso di otto anni di attività. Si calcola che alla liturgia del pomeriggio abbiano partecipato complessivamente oltre 72.000 fedeli mentre a quella di mezza giornata il numero totale dei credenti abbia superato i 16.000.
Per il vicario apostolico di Colorado Springs, la chiave del successo della cappella è nella collaborazione dei religiosi con i volontari laici che assicurano i servizi per il mantenimento dei locali.
Un'altra iniziativa per riportare i fedeli statunitensi alla pratica del sacramento della confessione è stata avviata in Illinois e intitolata "24 hours of Grace".

Si tratta di tenere alcune parrocchie aperte ventiquattro ore al giorno predisponendo i turni dei religiosi che prestano il loro servizio. Questa iniziativa a ciclo annuale viene inaugurata all'inizio del tempo pasquale per invitare i cattolici a frequentare la parrocchia in ogni momento, sia di giorno che di notte per confessarsi, prendere parte alla messa.

Secondo padre Michael McGovern, parroco della chiesa di St. Mary in Lake Forest, molti fedeli si sentono sollecitati a tornare nuovamente nel tempio perché sanno che c'è un sacerdote che li aspetta nell'intero arco delle ventiquattro ore.




(©L'Osservatore Romano - 10-11 agosto 2009)

Caterina63
00Sunday, August 23, 2009 11:25 AM
Un sito dei vescovi degli Stati Uniti prepara i fedeli

Prossima la traduzione in inglese
del Messale Romano


Washington, 22. Un nuovo sito internet è stato realizzato dalla Conferenza episcopale degli Stati Uniti per preparare i cattolici alla traduzione inglese del nuovo Messale Romano di prossima  pubblicazione.

Il sito www.usccb.org/romanmissal , lanciato in rete venerdì 21 agosto, comprende materiale riguardante il processo di sviluppo dei testi liturgici, testi campione dal Messale, un glossario dei termini e delle risposte alle domande più frequenti. In seguito saranno inseriti altri contenuti. 

Messale romano I vescovi della Commissione per il Culto Divino valutano il sito una risorsa fondamentale per tutti coloro che si preparano a utilizzare il nuovo testo.
"A partire dal Concilio Vaticano II - ha spiegato il vescovo di Paterson, monsignor Arthur Joseph Serratelli, durante un messaggio video sulla rete - abbiamo imparato molto sull'uso della lingua parlata nella liturgia e questo nuovo modo di intendere i nuovi testi.

"I testi - ha spiegato - sono comprensibili e scritti in maniera accurata, attenta e rispettosa. Essi non solo si sforzano di rendere il significato del testo accessibile all'ascoltatore, ma cercano anche di portare alla luce la ricchezza biblica e teologica del testo latino".

Dopo più di cinque anni di consultazioni, di studio e di riflessione, ci si attende dai vescovi l'esame e l'approvazione della parte finale dei testi tradotti che dovrebbe avvenire entro la fine di quest'anno.

L'approvazione definitiva (recognitio) del testo da parte della Santa Sede sarà l'ultimo passo prima della pubblicazione destinata alla liturgia.
Monsignor Serratelli considera questo tempo di attesa come un'opportunità per apprendere e prepararsi.

"Abbiamo una grande occasione in questo periodo - ha sottolineato il vescovo di Paterson - non solo di conoscere i cambiamenti e la revisione dei testi, ma anche di approfondire la nostra comprensione della liturgia stessa. Noi incoraggiamo i sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, ministri liturgici e tutti i fedeli di avvalersi delle informazioni che stiamo mettendo a disposizione".

Dal 2003 tutti i vescovi del mondo anglofono sono stati impegnati per preparare una traduzione inglese del Messale Romano.
I testi contengono prefazioni alla messa in occasione delle liturgie votive e delle messe per i defunti; benedizioni solenni per la conclusione della messa; preghiere per le persone e preghiere eucaristiche, in occasione, per esempio delle ordinazioni.
Nell'assemblea di primavera che si era tenuta a San Antonio, in Texas, non erano stati raggiunti i due terzi dei voti necessari per l'approvazione delle traduzioni, a causa dell'emergere di alcuni dubbi.

In particolare, il vescovo di Erie, monsignor Donald Walter Trautman, aveva avanzato alcune osservazioni in merito alla grammatica, alla struttura delle frasi e alle parole scelte ritenute non adatte per il culto nei tempi attuali.
È stato perciò necessario chiedere il voto pastorale per i presuli che non erano presenti.

In autunno i vescovi passeranno a esaminare altri testi, quali per esempio i Gray Books, messi a punto dalla International Commission for English in the Liturgy.
Si attenderà, quindi, la recognitio della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Nel 2008 era stata approvata definitivamente  la  nuova  trduzione in inglese delle parti principali della messa. Il testo riguardava la traduzione del rito penitenziale, del Gloria, del Credo, delle preghiere eucaristiche, delle acclamazioni eucaristiche, del Padre Nostro e di altre preghiere e risposte usate giornalmente nel corso della liturgia.


(©L'Osservatore Romano - 23 agosto 2009)
Caterina63
00Friday, August 28, 2009 7:29 PM
I vescovi dell'Asia

Il potere unificatore
dell'Eucaristia


Manila, 28. I vescovi dell'Asia si pongono la priorità di favorire l'incontro intimo e personale con Gesù Cristo e la comunione tra le persone attraverso un nuovo fervore nelle celebrazioni eucaristiche.
 
Lo afferma il messaggio conclusivo della nona edizione dell'assemblea plenaria della Federazione delle Conferenze episcopali asiatiche (Fabc).

In questo sacramento - si legge nel messaggio - il Dio dell'unità viene a impregnare e ad arricchire la nostra vita, personale e sociale, consegnandoci il dono dell'unione con Lui e con il prossimo. Le nostre celebrazioni dovrebbero suscitare in tutti il coraggio di costruire autentiche comunità che riconcilino, perdonino e si prendano cura dei poveri e degli emarginati".

Il documento della Fabc indica che "l'amore perfezionato nel sacrificio offerto da Gesù e rinnovato nell'Eucaristia genera uno stile di vita e di amore sacrificato e che solo questo può raggiungere vera armonia e pace. L'anima dell'Asia - prosegue il messaggio - ha sete dell'armonia universale. L'Eucaristia risponde a questa ricerca:  ogni cristiano e ogni comunità devono trasformarsi in ciò che celebrano:  unità nella diversità".

I vescovi e di delegati partecipanti alla riunione hanno difeso una "cultura dell'ascolto che accolga la Parola di Dio in modo contemplativo come la Vergine Maria".
Nel loro messaggio i vescovi asiatici della Fabc hanno lanciato un accorato appello alla speranza, vedendo l'Eucaristia come "una memoria capace di curare il trauma della disperazione".

C'è inoltre un appello alla missione:  "Le nostre celebrazioni eucaristiche devono toccare il cuore degli asiatici, che amano il colore, i fiori, i simboli, la musica e anche la contemplazione".

La nona riunione plenaria della Fabc - la federazione si riunisce ogni quattro anni e ha visto la presenza di centodiciassette partecipanti - si è conclusa con una celebrazione presieduta dall'inviato papale, il cardinale Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

Nell'incontro finale, padre Catalino Arevalo ha ricevuto un riconoscimento speciale da parte dei vescovi della Fabc quale "Padre della teologia asiatica".


(©L'Osservatore Romano - 29 agosto 2009)
Caterina63
00Monday, August 31, 2009 4:59 PM

Il sacerdote, chiamato ad essere fratello, padre e sposo


Spiega il Vescovo Dominique Rey nel suo libro sul sacerdozio


PARIGI, lunedì, 31 agosto 2009 (ZENIT.org).- Il sacerdote è chiamato a incarnare tre figure, “fratello, padre e sposo”, segnala il Vescovo di Fréjus-Toulon, monsignor Dominque Rey, nel suo libro “Le prêtre” (“Il sacerdote”), pubblicato nel contesto dell'Anno Sacerdotale.

Monsignor Rey lo ha spiegato in un'intervista con il portavoce della Conferenza dei Vescovi Francesi, monsignor Bernard Podvin, pubblicata sulla web della Conferenza.

Circa le tre dimensioni del sacerdote, il Vescovo sostiene che “la figura del fratello fonda le altre due”.

“Come si può esercitare una paternità se non all'interno di una fraternità comune?”, si chiede. “Come cristiani, la riceviamo nel Battesimo”.

Quanto alla dimensione sponsale, il Vescovo francese segnala che il sacerdote “prende il posto di Cristo sposo”, anche se avverte che “la dimensione sponsale è attualmente la più incompresa”.

“A partire da questa, acquistano senso il celibato del sacerdote e il suo irrinunciabile impegno con la Chiesa, della quale è un ministro”, aggiunge.

Circa l'aspetto paterno del sacerdote, monsignor Rey indica: “La dimensione della paternità mi sembra un'urgenza e una sfida in un contesto in cui la figura paterna viene messa in gioco nei modelli sociali a causa della disintegrazione della famiglia e della rinuncia all'autorità”.

Citando alcuni psicologi, il presule afferma che “una società senza padre è una società senza riferimento”.

“E' dando la vita a esempio di Cristo e perdendola che si può veramente dare la vita – dichiara –. La paternità cristiana è un sacrificio, ma è fonte di gioia”.

Fedeltà nel poco e nel molto

Tra i vari aspetti trattati dal libro, c'è anche quello della fedeltà cristiana, che secondo l'autore “deve basarsi su quella di Cristo nei confronti della sua Chiesa, per la quale Egli ha donato se stesso fino a dare la vita”.

Il Vescovo indica che “ci sono alcuni modelli di fedeltà che sostengono e stimolano la nostra”, come quella dei suoi genitori, “la cui testimonianza di 70 di vita in comune mi ha dimostrato che la parola 'amore' è legata alla parola 'sempre'”.

“La fedeltà si costruisce nel quotidiano – spiega –. Per essere fedeli nel molto bisogna partire dalla fedeltà nel poco, vissuta giorno per giorno: fedeltà alla preghiera, alle amicizie, agli impegni”.

“Paradossalmente, mentre la nostra cultura decanta 'l'infedeltà' sempre alla ricerca di nuove esperienze, lo zapping perpetuo e le relazioni consecutive e per contratto, l'uomo attuale è alla ricerca di un radicamento profondo e duraturo, di un amore che non muore”, aggiunge.

Secondo monsignor Rey, “ogni fedeltà è un'arte di vivere con il tempo: al di là dell'effimero”.

“Cerchiamo di costruire sull'invariabile, sul permanente – constata –. E' lì che possiamo ritrovare Cristo: 'il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno'”.

Nel libro, il Vescovo riconosce che “affrontando le proprie difficoltà e gli ostacoli del cammino alcuni sacerdoti diffidano del loro ministero”.

“Non vedono i frutti del loro apostolato, affrontano l'indifferenza e anche il disprezzo – confessa –. Non possono portare da soli 'il peso della speranza'”.

Legame con i laici e sostegno dei sacerdoti

In questo senso, osserva: “Il legame con i laici e il sostegno dei confratelli sacerdoti mi sembrano indispensabili per mantenere una speranza ferma ed evitare che il ministero intraprenda una via perennemente alla ricerca di consolazioni che ci sviino dalla missione che la Chiesa ci ha affidato”.

Monsignor Rey sottolinea anche che “la speranza cristiana si nutre della preghiera”. “Questa è fiducia nella presenza di Dio che si serve dei nostri talenti, ma anche delle nostre fragilità”.

“La speranza è un dono e una responsabilità – aggiunge –. Per il sacerdote, questa consiste anche nel portarla a chi l'ha perduta; è, in definitiva, certezza che, attraverso le lotte, si trova il Risorto alla fine del cammino”.

Il ricavato della vendita del libro verrà devoluto interamente al seminario diocesano di La Castille.



Caterina63
00Monday, September 14, 2009 11:25 PM
L'Anno sacerdotale

Un tempo di rinnovamento e di conversione


di James Checchio
Rettore del Pontificio Collegio Americano del Nord

Quando Benedetto XVI ha compiuto lo scorso anno la sua
prima visita pastorale negli Stati Uniti d'America, ha detto ai fedeli radunati il 17 aprile presso il National stadium di Washington: "Sono venuto per ripetere l'urgente esortazione degli Apostoli alla conversione per il perdono dei peccati e per implorare dal Signore una nuova effusione dello Spirito Santo sulla Chiesa in questo Paese".

E la risposta della Chiesa statunitense all'invito del Papa al rinnovamento e alla conversione è di certo ulteriormente stimolata da questo
Anno sacerdotale che stiamo vivendo. La storia ha dimostrato che una delle strade più efficaci per il rinnovamento della Chiesa è il rinnovamento dei suoi ministri, che come padri spirituali sono al servizio del gregge loro affidato e sono perciò in grado di trasmettere il messaggio evangelico con rinnovato vigore e amore sacerdotale.
Il rinnovamento spirituale dei sacerdoti sarà una delle grazie di questo anno speciale.

Nell'annunciarlo il Pontefice ha riconosciuto l'opera eccezionale svolta dai preti, ma ha anche evidenziato che l'Anno sacerdotale ha lo scopo di "favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale" (
discorso alla plenaria della Congregazione per il Clero, 16 marzo 2009) e li ha esortati perciò a essere "uomini di intensa preghiera, che coltivano una comunione di amore e di vita con il Signore" (discorso alla Pontificia Accademia Ecclesiastica, 23 maggio 2009).

Dopo aver visitato i seminari degli Stati Uniti in questi ultimi anni, i vescovi del Paese hanno già intensificato i propri sforzi per promuovere il rinnovamento del clero attraverso l'attenzione paterna alla formazione dei futuri ministri. In un certo senso la celebrazione dell'Anno sacerdotale esige da noi preti lo stesso livello di discernimento e di rinnovato impegno che poniamo nel mantenere le nostre promesse sacerdotali per "promuovere l'impegno d'interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi" (
lettera per la proclamazione dell'Anno sacerdotale, 18 giugno 2009).

Le diocesi degli Stati Uniti hanno risposto alla sollecitazione dell'Anno sacerdotale offrendo nuove opportunità di rinnovamento: sia incoraggiando i sacerdoti ad approfondire la preghiera e l'impegno per mantenere le loro promesse, sia chiedendo ai fedeli laici e ai religiosi di sostenerli con la preghiera. Alcuni vescovi hanno già scritto lettere ai sacerdoti o tenuto incontri specifici con loro. Allo stesso tempo, hanno condiviso gioie e sfide personali, incoraggiandoli a intensificare gli sforzi per approfondire la vita di preghiera, a corrispondere alle numerose e diverse esigenze pastorali del loro gregge, a sollecitare i fedeli ad amare i fratelli e a vivere con coraggio il Vangelo nella vita familiare, nell'opera di educazione cattolica, nella tutela della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Alcun lettere sono state pubblicate sui siti diocesani e condivise ampiamente; altre sono state di natura più personale. Diversi presuli hanno colto l'occasione della festa di san Giovanni Vianney, il 4 agosto, per affrontare questi temi portando a esempio la vita esemplare del sacerdote francese.

Per sostenere i sacerdoti nella preghiera vengono organizzati molti ritiri a livello locale, nazionale e internazionale. L'arcidiocesi di New York, per esempio, promuoverà un ritiro ad Ars guidato da padre George Rutler, autore del volume Cure D'Ars today: St. John Vianney. La diocesi di Pittsburgh organizzerà un ritiro sempre ad Ars, che si concluderà a Roma con l'incontro internazionale dei sacerdoti nel giugno del prossimo anno.

Durante la settimana di Pasqua, ad Ars, anche il nostro Pontificio Collegio Americano del Nord terrà un ritiro per i seminaristi, scandito dalla preghiera quotidiana sulla tomba del santo curato. In tutte le diocesi verranno indette giornate di preghiera e di riflessione sul sacerdozio. Presso la Catholic university of America, a Washington, si terrà un simposio per approfondire il mistero del sacerdozio alla luce dell'eredità teologica e spirituale della Chiesa. I relatori saranno docenti della facoltà, membri del clero locale e della compagnia dei sacerdoti di San Sulpizio. Altre istituzioni cattoliche, in particolare seminari, ospitano incontri su vari temi legati al sacerdozio, con la partecipazione di docenti e del clero locale.

Per sostenere i sacerdoti con la preghiera, il Papa nella
lettera citata ha ricordato le parole san Giovanni Vianney: "Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più prezioso che il buon Signore può concedere a una parrocchia e uno dei doni più grandi della misericordia divina".

Nelle diocesi del Paese, vescovi e sacerdoti hanno incoraggiato i fedeli a unirsi in preghiera per i sacerdoti e per chiedere al Signore vocazioni più copiose. Alcune diocesi, come quella di Philadelphia, hanno chiesto ai fedeli di pregare individualmente, ma anche collettivamente, in particolare nelle famiglie, nelle parrocchie e nei gruppi. L'arcidiocesi ha commissionato una statua del santo che viene portata in peregrinatio di parrocchia in parrocchia nel corso dell'Anno sacerdotale. Anche nella diocesi di Baltimora si è chiesto ai fedeli di pregare, ma anche di inviare a un sito internet le loro riflessioni sui sacerdoti. Inoltre, è stato organizzato uno speciale ciclo di catechesi sul sacerdozio.

I Cavalieri di Colombo - fondati nel 1882 dal sacerdote statunitense Michael J. McGivney - sono spesso definiti "il forte braccio destro della Chiesa" e offrono anch'essi un contributo all'Anno sacerdotale con la campagna "In solidarity with our priests". Non sorprende che i Cavalieri abbiano elaborato e promosso una serie di iniziative per sostenere i sacerdoti nel corso dell'anno. Il punto centrale di tale azione è comunque la preghiera. Hanno chiesto ai loro membri di pregare a ogni incontro ed evento, così come a casa, in famiglia. Inoltre il cavaliere supremo ha esortato tutti i councils del Paese a esprimere riconoscenza in modo particolare ai propri parroci durante l'Anno sacerdotale.

Un'altra istituzione che contribuisce al rinnovamento della vita sacerdotale approfondendo l'impegno per la preghiera è l'Institute for priestly formation a Omaha, nel Nebraska. Oltre a intensificare il programma di formazione sacerdotale per questo specifico anno con proprie pubblicazioni, ha reso disponibile una serie di strumenti e programmi per promuovere l'insegnamento delle virtù sacerdotali e l'approfondimento della vita di preghiera. Uno di questi strumenti è il libro The diocesan priest: consecrated and sent scritto da David Bohr, già decano del Pontificio Collegio Americano del Nord, che raccoglie molte delle sue conferenze sulla formazione del clero diocesano.

Di certo, la Chiesa negli Stati Uniti è grata per l'Anno sacerdotale. Gli stessi fedeli hanno accolto favorevolmente l'invito a sostenere i preti con la preghiera. Allo stesso modo, noi sacerdoti salutiamo con gioia l'opportunità di riflettere nuovamente sull'impegno di essere modelli del buon pastore, degni ministri dell'altare e servitori ferventi e generosi del Vangelo. Confidiamo nel fatto che il rinnovamento dell'impegno sacerdotale produrrà un nuovo soffio dello Spirito Santo sulla Chiesa nel nostro Paese.


(©L'Osservatore Romano - 14-15 settembre 2009)
Caterina63
00Friday, October 9, 2009 7:11 PM
Dal 14 al 18 ottobre a Mumbai il primo congresso missionario

I cattolici in India chiamati
a rinnovare la testimonianza di fede


Mumbai, 9. "La nostra speranza è che il congresso missionario aiuti tutta la comunità ecclesiale in India ad avere una maggiore consapevolezza di cosa significhi essere Chiesa, una più grande coscienza della sua vocazione e un autentico impegno a vivere da cristiani".

Sono le parole usate dal cardinale Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, per esprimere gli auguri ai partecipanti al Prabhu Yesu Mahotsav, il congresso missionario - il primo organizzato dalla Chiesa nel Paese - che si svolgerà, a Mumbai, dal 14 al 18 ottobre. Per cinque giorni, circa 1.500 delegati prenderanno parte alle discussioni sul tema "Fai brillare la tua luce:  diventa il messaggio e il messaggero".
 
Il cardinale, che ha parlato in occasione della conferenza stampa di presentazione dell'evento, ha affermato che la riunione punta a far emergere la ricchezza della vita della comunità indiana e a sollecitarne l'impeto missionario.
 
"In India - ha spiegato il porporato - vivono circa diciotto milioni di cattolici e ci sono decine di migliaia di sacerdoti, religiosi e religiose. Il congresso vuole sollecitare la loro missione a illuminare tutta la popolazione con la luce dei valori e degli insegnamenti del Vangelo". "Questa luce - ha aggiunto il cardinale - si diffonde attraverso il servizio, lo sviluppo di una sempre maggiore consapevolezza personale e l'opera di costruzione del Paese". E, a tale proposito, ha indicato Madre Teresa di Calcutta come "privilegio e esempio vivo di missione in India e per l'India".

Il cardinale ha sottolineato quindi i settori della società nei quali l'esperienza e l'opera dei cristiani risultano determinanti. "Uno degli ambiti - ha specificato - più significativi della nostra presenza in India è l'educazione:  la Chiesa è il più grande fornitore di educazione dopo il Governo, e scuole, università e istituti, rispondono al compito di un'educazione integrale degli studenti, non solo cattolici, perché possano portare un contributo effettivo alla società e al Paese". Oltre a questo ambito, il porporato ha citato quello sanitario:  "Si tratta - ha affermato - di opere di carità piccole e grandi che arrivano sino alle aree rurali e offrono un aiuto ai poveri altrimenti esclusi dai servizi sanitari di base".

Le riflessioni dei delegati si soffermeranno, fra l'altro, sul profondo legame della vita della Chiesa con la complessa realtà culturale della nazione. "Nel nostro amato Paese - ha osservato il cardinale - viviamo in una società pluralistica, multiculturale e multireligiosa. In questo contesto siamo chiamati a riconoscere la chiamata di Gesù, a immedesimarci con la cultura che ci circonda e a vivere secondo le circostanze dei diversi luoghi in cui abitiamo". "La Chiesa - ha concluso - è immersa nella cultura e nel contesto dell'India e non è un caso che il suo primo congresso missionario si svolga in concomitanza con il Diwali, la festa indù delle luci che celebra la vittoria del bene sul male".

Il direttore delle Pontificie Opere Missionarie in India, padre Ignaci Siluvai, ha ricordato che l'incontro raccoglierà le riflessioni del congresso missionario asiatico, tenutosi in Thailandia nel 2006, cercando di contestualizzare e attualizzare le indicazione emerse allora.

"Occorre sempre tenere vivo - ha detto il direttore - lo spirito missionario nelle Chiese locali e mantenere sempre acceso il fuoco della testimonianza. Uno degli aspetti su cui saranno chiamati a confrontarsi i delegati sarà anche la situazione delle minoranze. "Le difficoltà sono divenute opportunità per rimanere fermi nella fede - ha rilevato padre Siluvai - e portare ad altri la testimonianza della nostra fede in Cristo. Ne abbiamo avuto molti esempi nella martoriata comunità cristiana dell'Orissa. Al congresso ripeteremo che la nostra via è quella del Maestro e che il Signore non ci abbandona mai".


(©L'Osservatore Romano - 10 ottobre 2009)
Caterina63
00Saturday, October 31, 2009 7:46 PM

A congresso gli educatori
dei seminari filippini


Manila, 31. Riflettere su una più efficace formazione teologica, filosofica e culturale dei futuri sacerdoti. Questo lo scopo del congresso che per quattro giorni ha riunito i responsabili e gli educatori dei seminari filippini.

L'incontro, promosso dalla commissione per i seminari della Conferenza episcopale filippina, si è svolto, dal 26 al 30 ottobre, a Manila presso il centro di formazione sacerdotale dell'arcidiocesi, il San Carlos di Makati City. Vi hanno preso parte oltre centocinquanta tra rettori, presidi, direttori spirituali e docenti provenienti da quarantatré seminari diocesani.

Il congresso, ancor più nella prospettiva dell'Anno sacerdotale, ha avuto due obiettivi di fondo. In primo luogo ancorare la formazione dei seminaristi alle più aggiornate indicazioni dell'episcopato filippino. E, in seconda battuta, agevolare l'aggiornamento teologico, filosofico e culturale dei docenti e degli educatori dei seminari. L'incontro è stato aperto con una celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo ausiliare di Manila, Bernardino C. Cortez. Tra gli interventi anche quello del vescovo di San Jose, Mylo Hubert C. Vergara, presidente della commissione episcopale per i seminari.


(©L'Osservatore Romano - 1 novembre 2009)

Caterina63
00Saturday, November 21, 2009 4:52 PM
[SM=g1740722] [SM=g1740721] IMPONENTE PROCESSIONE EUCARISTICA....


A questo link
http://catholickey.blogspot.com/2009/11/pics-22000-youth-in-eucharistic.html si trovano le immagine di una imponente processione eucaristica svoltasi a Kansas City ieri in occasione della sessione della Conferenza Nazionale della Gioventù Cattolica. Immagini come queste, una così massiccia partecipazione giovanile, rallegrano veramente il cuore.

[SM=g1740717] [SM=g1740720] una vera partecipazione....neppure in Italia se ne vedono così salvo forse quella del Corpus Domini con il Papa...



Caterina63
00Wednesday, November 25, 2009 1:00 PM

Il Primate di Francia crea un seminario diocesano 'biformalista'

L'Arcivescovo di Lione (sede primaziale delle Gallie), cardinale Barbarin, ha fatto annunziare, nel corso di un convegno tenutosi a Versailles nei giorni scorsi intitolato Réunicatho (che, come il nome promette, ha riunito tutti coloro che si sentono legati alla liturgia di sempre, di tutte le varie fraternità, istituti e tendenze), l'apertura a partire dall'anno accademico 2010-2011 di un seminario bi-formalista: ossia nel quale verrà insegnata tanto la forma ordinaria quanto quella straordinaria del rito. Ce ne informa Paix Liturgique.

Finalmente qualcuno si è reso conto che, nel panorama del morente cattolicesimo francese, occorre seguire 'i segni dei tempi'. Che non vuol più dire continuare ad applicare le ricette che s'ostinano a ripetere stancamente i senili corifei à la Melloni dello 'spazio ai laici', del 'meno messe più Messa', della 'apertura al mondo moderno'; bensì vedere quali sono le uniche isole felici, in gran tempesta. In Francia, isola felice è la diocesi di Tolone, l'unica fino ad oggi che abbia aperto il seminario diocesano anche ad aspiranti sacerdoti che vogliano celebrare secondo il rito immemoriale. E attenzione: non celebrare ogni tanto, ma abitualmente, anzi esclusivamente. Con l'effetto ormai conosciuto in tutto il mondo: che la piccola diocesi di Tolone, da sola, raccoglie un decimo di tutte le vocazioni di Francia; perfino più di Parigi!

E mentre l'Arcivescovo di Parigi, il card. Vingt-Trois, ha recentemente sfogato la sua bile contro il collega di Tolone in una intervista a La Croix di cui abbiamo riferito qui; mentre il vescovo di Langres ha promesso che la diocesi di Tolone, dopo questo vescovo, 'finirà per colare' (v. al medesimo link); finalmente un mitrato francese ha preso la via giusta: quella dell'emulazione di qualcosa che funziona.

La S. Messa di sempre nel seminario lionese sarà celebrata ogni giorno ed aperta anche ai seminaristi per la forma ordinaria. Che di una contaminazione 'tridentina' hanno, come tutti, gran bisogno.

L'iniziativa proviene dalla Associazione sacerdotale Totus tuus, sotto l'egida del vescovo ausiliare di Lione mons. Batut (che è stato a lungo parroco della parrocchia biritualista - ora dovremmo dire, se fossimo pedanti, biformalista - di St. Eugène-S.te Cècile a Parigi).

Vi è chi vede in questo tipo di iniziative episcopali un rischio per gli istituti tradizionali già esistenti (cfr. qui). Ed una specie di strumento che permetterà ancora a lungo di evitare il ricorso ai preti di quegli istituti, potendo trovare tra i 'diocesani' coloro che potranno soddisfare la crescente domanda di Messe straordinarie. E' vero, tra l'altro, che gli appartenenti a questa associazione sono in buona parte 'fuoriusciti' della Frat. San Pietro.

Per quanto siano fondate queste preoccupazioni, non riusciamo a condividerle. Il mondo tradizionale ha una straordinaria fecondità vocazionale, nonostante il numericamente limitato 'bacino' di provenienza. Se la Tradizione si radica nelle diocesi e nelle parrocchie, aumenterà grandemente il 'mercato' da cui attingere vocazioni. Non solo: un seminario diocesano 'tradizionale' può attirare chi non si sente portato per gli istituti e le fraternità 'specializzate'. Quanto all'idea che ciò possa consentire di perpetuare l'esclusione e la ghettizzazione dei sacerdoti Ecclesia Dei, evitando di dover loro affidare parrocchie e chiese... beh, basta considerare l'età media del clero francese (oltre 70 anni) per capire che... o si nominano parroci i laici (come tentano già surrettiziamente di fare parecchi episcopi francesi) o ci si arriverà con la forza dell'ineluttabilità. Fata volentem ducunt, nolentem trahunt.


[SM=g1740722] [SM=g1740721]
Caterina63
00Saturday, January 9, 2010 8:39 PM
Un'iniziativa dell'arcidiocesi di Sydney in occasione dell'Anno sacerdotale

Studenti cattolici in rete
tra Australia e Florida


Sydney, 9. In occasione dell'Anno sacerdotale, il Catholic education office dell'arcidiocesi di Sydney ha posto in atto un'iniziativa di comunicazione globale che ha permesso di far lavorare insieme insegnanti e studenti di alcune scuole cattoliche di Sydney e di vari istituti gestiti da religiosi in Florida, sulla costa orientale degli Stati Uniti.
 
A Sydney, ragazze e ragazzi quindicenni hanno prodotto alcuni audiovisivi. Alcuni di loro sono stati ricevuti, nei giorni scorsi, dal cardinale George Pell, presso la sede arcivescovile. Nel corso dell'incontro, il porporato ha narrato ai giovani cosa lo ha spinto a scegliere, ancora adolescente, a prepararsi alla vita sacerdotale. All'inizio, gli studenti sembravano emozionati ma subito dopo hanno mostrato di sentirsi a loro agio per il modo informale con cui si è rivolto a loro l'arcivescovo. In breve la conversazione ha assunto toni distesi e le domande poste dai giovani al porporato sono state numerose.

L'intero incontro è stato trasmesso in rete per mezzo di una webcam connessa a un computer. Durante la ripresa, Elisabeth, studentessa cattolica quindicenne, si è rivolta al cardinale affermando che, dopo aver ascoltato il suo racconto, anche lei desidera iniziare, al più presto, un cammino vocazionale. Usando in modo spontaneo il linguaggio giovanile, Elisabeth ha definito "very cool" l'incontro con il cardinale Pell.

A migliaia di chilometri, gli studenti di alcuni istituti cattolici in Florida hanno iniziato a collaborare con i giovani australiani attraverso le moderne tecnologie di comunicazione in rete. A coordinare il loro lavoro è Caroline Cerveny, una suora appartenente all'ordine delle Suore di san Giuseppe di Philadelphia (Ssj), ideatrice e responsabile del programma Interactive Connections. Si tratta di una comunità di cattolici americani, connessi per via telematica, che usano le più moderne tecnologie informatiche per promuovere la catechesi e la formazione religiosa.

Al programma di comunicazione tra studenti, progettato da suor Caroline Cerveny, partecipano in Florida gli alunni della "Bishop Moore Catholic School" di Orlando, e quelli della "St Petersburg Catholic High School" a St Petersburgh. Quest'anno alcuni rappresentanti dei giovani cattolici australiani, che hanno partecipato al programma di comunicazione in rete del 2009, si recheranno in Florida per conoscere, finalmente in modo reale, i loro coetanei del continente nord-americano.
 
"Nel corso dell'anno passato - dichiara Adrian, uno degli studenti che parteciperà al viaggio - i contatti con i nostri amici americani sono molto frequenti. Mi sembra ormai di conoscerli, anche se finora non ci siamo incontrati di persona. Certo i contatti in rete aiutano gli scambi delle idee ma credo che sia anche necessario stringere fisicamente le loro mani per sentirsi veramente amici". I rappresentanti dei giovani australiani per il viaggio in Florida sono stati scelti tra gli alunni e le alunne degli istituti cattolici di "All Saints" e "Our Lady of Mercy" a Sydney. Ad accompagnare i giovani sarà il responsabile del settore "e-learning" dell'arcidiocesi, Anthony Munro, insieme a Jenny Foldes, coordinatrice del progetto di Comunicazione globale presso il college "Our Lady of Mercy".

Illustrando il programma dell'imminente viaggio negli Stati Uniti, Anthony Munro ha spiegato che gli studenti "visiteranno le scuole e i loro amici statunitensi, parteciperanno inoltre all'Education Technology Conference". Questa ultima è una iniziativa rivolta agli alunni delle high schools cattoliche in Florida per aggiornarli sulle più recenti iniziative nel settore della catechesi diffusa per via dei mezzi informatici. Ovviamente chi non potrà partecipare di persona, riceverà continui aggiornamenti per mezzo della posta elettronica oppure collegandosi a diversi siti in rete che ogni giorno pubblicheranno le notizie più recenti sugli interventi.

"Certamente - ha dichiarato Christine Trimble, responsabile della didattica presso l'"Our Lady of Mercy College" - questo viaggio sarà per i giovani molto interessante. Ovviamente non si deve ignorare che si tratta di ragazzi e di ragazze quindicenni. La conoscenza delle tecnologie per la comunicazione virtuale è per loro molto importante ma sarebbe un grande errore ignorare la loro naturale predisposizione ad accrescere le conoscenze in modo anche più diretto. Per questo nel programma del viaggio è prevista una visita al centro della NASA a Cape Canaveral dove potranno incontrare alcuni esperti del settore spaziale".

I ragazzi e le ragazze australiani si sono dimostrati entusiasti per le occasioni d'incontro che potranno avere nel corso del tour negli Stati Uniti. Tuttavia hanno fatto notare agli insegnanti che lo studio, la comunicazione virtuale e l'uso delle più moderne tecnologie di comunicazione non possono sopprimere quello che è ancora indispensabile per la loro età:  il sano divertimento. Hanno quindi chiesto - e sembra che sia stata già concessa - una visita a "Disney World" nella città di Orlando.


(©L'Osservatore Romano - 10 gennaio 2010)

Caterina63
00Thursday, January 21, 2010 7:15 PM
L'arcivescovo Agostino Marchetto al congresso dei rettori dei santuari di Francia

La via
dell'incarnazione culturale


"Santuari e vita diocesana" è il tema dell'intervento che l'arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha pronunciato al congresso dell'Associazione dei rettori dei santuari di Francia (Ars) in svolgimento a Parigi dal 18 al 21 gennaio. Ne pubblichiamo, qui di seguito, ampi stralci.
 

Desidero iniziare il mio intervento, dopo aver ringraziato per il cordiale invito, trasmettendovi, insieme al mio, il saluto di sua eccellenza Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, e assicurandovi allo stesso tempo il sostegno del nostro dicastero alle attività che la vostra Association des Recteurs de Sanctuaires di Francia realizza. L'attenzione pastorale ai pellegrinaggi e ai santuari s'inserisce di fatto, insieme con altri otto settori, fra le competenze della pastorale specifica della mobilità umana di cui il nostro dicastero si occupa
.

Ci è stato chiesto di approfondire, nel nostro intervento, la relazione esistente fra "Santuari e vita diocesana", tema di questo Congresso. Ritengo appropriata questa scelta, che affronta un tema fondamentale per la vita pastorale e nel cui sviluppo faremo riferimento all'essenza stessa della Chiesa, però con una premessa.

Nell'orologio teologico attuale, il pendolo si è spostato sull'aspetto della Chiesa particolare, locale, ma non bisogna dimenticare la dimensione universale, l'altro movimento del pendolo che, potremmo dire, fino al concilio ecumenico Vaticano ii era considerato in modo prevalente, forse con un eccesso di astrazione, di disincarnazione. Ritengo che l'invito rivoltomi affinché partecipassi a questo Congresso implica la considerazione della vita della Chiesa universale, che non è in contraddizione con quella diocesana.


La pastorale d'insieme

La coscienza dell'universale deve essere, o meglio è presente, nei suoi santuari, dove inoltre si celebra in comunione con il Vescovo di Roma e con quello locale, come risulta evidente nell'Eucaristia, che è il culmine e la fonte della vita cristiana.
La riscoperta dell'ecclesiologia delle Chiese particolari e delle Chiese locali ha comportato uno sviluppo della cosiddetta "pastorale d'insieme", che si cristallizza nell'elaborazione di piani pastorali che per questo vengono chiamati "insiemi".
I piani e gli obiettivi pastorali sono dimostrazione di un'autentica pastorale diocesana e uno fra i mezzi più efficaci per la necessaria pastorale d'insieme. Nascono da uno studio serio della realtà socio-religiosa del territorio, al fine di poter offrire una risposta evangelizzatrice più adeguata possibile, tenendo conto di quello che i tedeschi chiamano Sitz im Leben. Questa pianificazione diocesana definisce gli obiettivi comuni, offre linee di azione, struttura i tempi, determina i mezzi e indica i responsabili, in modo che sia possibile raggiungere un'azione evangelizzatrice e sacramentale accolta e condivisa nella diocesi dalle sue diverse realtà, la totalità dei suoi agenti di pastorale e l'insieme delle sue azioni.

A tutti viene chiesto di essere in sintonia, in comunione, con questa pianificazione, di modo che ognuno, essendo corresponsabile, e a partire dal proprio ambito, offra la risposta adeguata e riesca a far sì che si sviluppino azioni pastorali convergenti, in linea con le priorità stabilite dal vescovo.
La pastorale d'insieme è anche conseguenza della somma degli sforzi e dei mezzi necessaria per poter affrontare le nuove sfide che l'evangelizzazione pone nel mondo contemporaneo. Il fenomeno della mobilità umana giustifica ancora di più, se possibile, la necessità di questa pastorale d'insieme.
Le attuali circostanze di vita ci permettono di continuare a pensare che dinanzi a noi c'è una società cristiana stabile, con la quale si può lavorare in modo permanente e indipendente da altre strutture e istituzioni.

Ciò vale anche per i santuari. Di fatto, la mobilità, generata in molte occasioni da ragioni di lavoro o di ozio, sta cambiando la comprensione del senso di appartenenza a una comunità riferente di indole sociale o anche religiosa. Più che di forti sentimenti di appartenenza, possiamo parlare oggi di una molteplicità di vincoli di carattere temporale o circostanziale e la struttura parrocchiale non sembra rispondere pienamente e correttamente a tale mobilità. Parimenti, si sono mostrati inutili gli sforzi per ridurre tutta la vita ecclesiale a un territorio preciso. Per questo possiamo affermare che senza una pastorale d'insieme si corre il rischio di sviluppare azioni senza continuità e senza un seguito.

Sempre dai santuari si può e si deve fare una lettura di questo fenomeno, estrapolando le giuste conseguenze. Da un lato, sappiamo che molte delle persone che vi si recano lo fanno in modo circostanziale, oppure la loro presenza appare scaglionata nel tempo, il che impedisce di sviluppare qualsiasi processo continuato e programmato di crescita nella fede. Ma ai santuari si recano anche persone al fine di beneficiare di "servizi", per così dire, che non sempre trovano nella propria parrocchia, o perché cercano un certo anonimato, come avviene con la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione. Per questo, inserirsi in una pastorale d'insieme favorirà il successo di ogni azione evangelizzatrice e sacramentale lì realizzata, in vista della missione nel mondo propria di ognuno.


La dimensione della religiosità popolare

A conclusione, penso che la vita dei santuari e le manifestazioni di pietà popolare che si sviluppano attorno a essi, devono far parte dei piani pastorali diocesani. In essi deve essere correttamente inserita la dimensione della religiosità popolare; allo stesso tempo bisogna favorire la relazione di quest'ultima con le realtà e le azioni ecclesiali, evitando qualsiasi isolamento. La pianificazione pastorale deve quindi coordinare e articolare i diversi ambiti a beneficio di un'attenzione più consona rivolta a tutti, nella quale, a partire dalla somma degli sforzi generali, si contribuisca alla maturazione della concreta, ricca e complessa esperienza religiosa. Allo stesso tempo, però farà sì che l'intera comunità cristiana possa beneficiare delle ricchezze e dei valori che il santuario e la pietà popolare implicano. In questo piano si dovrebbero tener presenti alcuni punti concreti, come, l'accoglienza verso quelle persone che occasionalmente si avvicinano al santuario per un qualche evento religioso, l'atteggiamento profondamente missionario che le omelie vi devono assumere e la nobilitazione delle celebrazioni liturgiche. La questione delle omelie è importante, è vitale; di fatto per molti credenti è l'unica possibilità di alimentare la propria fede.

Allo stesso tempo, e sempre a partire dalla suddetta pastorale d'insieme, si potrebbe e si dovrebbe cercare di dare una risposta a uno degli aspetti che è solito causare, in non poche occasioni, attrito:  il rapporto fra le parrocchie e i santuari.
La parrocchia è l'espressione pastorale territoriale della Chiesa diocesana che ha come fine quello di giungere a tutti i suoi membri. È la stessa Chiesa diocesana che si rende presente e vicina, con tutte le sue ricchezze e responsabilità. La parrocchia "è la Chiesa che si trova fra le case degli uomini", secondo una bella espressione di Giovanni Paolo ii.
Parrocchia e santuario appaiono come ambiti necessari e complementari per poter raggiungere il fine evangelizzatore e santificatore, in lode a Dio, della Chiesa. In tal senso, il piano pastorale diocesano può e deve tracciare cammini di collaborazione.

Riformuliamo la domanda:  come inserire il santuario nel contesto della vita diocesana e, più concretamente, nell'ambito di una pastorale d'insieme? La domanda ha già in parte ricevuto una risposta da quanto è stato detto in precedenza, ma ora voglio aggiungere la riflessione che offre il documento intitolato Il Santuario. Memoria, presenza e profezia del Dio Vivente, pubblicato dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti nel 1999, e più concretamente faccio riferimento al suo numero 17, che ha come titolo proprio Convergenza di sforzi.
Il santuario ha un'innegabile specificità, che deve essere rispettata e promossa, ma che, allo stesso tempo, deve essere messa al servizio della Chiesa e, in concreto, della Chiesa particolare nella quale nasce e della quale è erede. La comunione ecclesiale è una comunione nella diversità e a partire dalla diversità.


Il Santuario e la cultura locale

Sia i santuari sia le pratiche di pietà popolare a essi vincolate, specialmente nel loro aspetto esterno e rituale, conservano una profonda e intima relazione con la cultura locale, essendo anche espressione privilegiata dell'inculturazione del Vangelo nel popolo concreto.
L'inculturazione, o meglio l'incarnazione culturale - come preferiva dire il cardinale Ratzinger - intesa come sintesi fra cultura e fede, non si presenta come un processo opzionale, dal quale si può prescindere, ma è un'esigenza sia della cultura sia della fede. Un segnale singolare del fatto che il processo d'inculturazione si sta realizzando è la fusione armoniosa e intima fra il messaggio cristiano e la cultura di un popolo, ossia, l'espressione dei valori cristiani mediante le manifestazioni popolari.

Così, le grandi verità e i valori del Vangelo s'incarnano nei caratteri peculiari della cultura locale, si esprimono con i modi culturali di quel popolo, e allo stesso tempo il messaggio cristiano offre alla cultura una nuova visione dell'uomo, del mondo, della storia e della vita. Se tale processo non si fosse prodotto - questo "incontro felice fra l'opera di evangelizzazione e la cultura locale" -, l'azione evangelizzatrice sarebbe rimasta a un livello superficiale.

I santuari, che costituiscono una parte importante del patrimonio storico-culturale delle varie popolazioni o aree geografiche, possono quindi contribuire, in grande misura, a generare sentimenti di comunità e d'identità, di appartenenza e di coesione, a generare l'ethos. È così possibile offrire un importante servizio sia alla Chiesa particolare sia alla società stessa. Non considerando o cercando di sopprimere le espressioni popolari, "si corre il rischio che i quartieri, i paesi e i villaggi diventino deserti senza storia, senza cultura, senza religione, senza linguaggio e senza identità, con gravissime conseguenze".

Dinanzi a tutto ciò, è possibile presentare queste manifestazioni religiose e culturali come ambiti in cui l'uomo "recupera l'identità perduta o distrutta, ritrovando le proprie radici".


(©L'Osservatore Romano - 22 gennaio 2010)
Caterina63
00Tuesday, February 9, 2010 6:42 PM
La riflessione conclusiva del cardinale Scherer

L'incontro nazionale
dei sacerdoti del Brasile


São Paulo, 9. Il sacerdote deve assimilare la Parola di Dio e proclamarla agli altri con l'esempio. Il messaggio cristiano non ha soltanto carattere informativo ma "performativo".

Ciò significa che il Vangelo non è soltanto una comunicazione di realtà ma è una comunicazione dinamica che produce eventi e che cambia la vita. E quel mutamento di vita è l'incontro con una persona, il Cristo, che salva e fa liberi. Questa, in estrema sintesi, la riflessione offerta dall'arcivescovo di São Paulo, il cardinale Odilo Pedro Scherer, ad oltre 500 sacerdoti del Brasile partecipanti al tredicesimo incontro nazionale a Itaci.

L'appuntamento, sotto l'egida della Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani (Cnbb), ha costituito - come ha sottolineato il porporato - un momento privilegiato per "un rinnovamento della coscienza sacerdotale che porta a rinsaldare i vincoli della comunione ecclesiale". Una presa di coscienza di fronte alle sfide della nuova evangelizzazione in una "perenne tensione missionaria". Secondo il cardinale Scherer, il sacerdote, costantemente alimentato dall'Eucaristia, dalla preghiera, deve "approfondire la Parola di Dio incarnandola nel mondo con la consapevolezza che il Verbo è dono da offrire agli altri nella carità e nella speranza".

Il ministero sacerdotale - ha sottolinato ancora il porporato - non può prescindere nella sua azione pastorale dall'educare quanti "ignorano le verità fondamentali della fede". Ecco allora il dovere d'ogni presbitero di promuovere "la lettura orante della Scrittura" nelle famiglie, nelle comunità e nelle parrocchie. Si tratta di una formazione permanente "personale e comunitaria" che, nella prospettiva della salvezza, diviene forza evangelizzatrice, testimonianza d'una fede "che sa offrire ragioni della speranza" anche a chi è lontano da Dio.

In occasione dell'incontro nazionale dei sacerdoti del Brasile, il Consiglio episcopale latinoamericano (Celam) ha inviato un messaggio ai partecipanti. "Nel contesto dell'Anno sacerdotale - sottolineano i presuli - noi benediciamo Dio per il dono della vita e per il dono del ministero dei sacerdoti mostrando loro il nostro sostegno fraterno ed esprimendo gratitudine per la generosa dedizione pastorale specialmente verso i più deboli della società".



(©L'Osservatore Romano - 10 febbraio 2010)

Caterina63
00Monday, February 15, 2010 8:57 PM
Il cardinale Sandri presiede le celebrazioni per i 1600 anni della morte di san Marone

La Chiesa in Libano chiamata al dialogo ecumenico


In questo Anno sacerdotale il sedicesimo centenario della morte di san Marone "possa essere, per clero, religiosi e laici, motivo di rinnovata adesione a Cristo buon Pastore, nella plurisecolare fedeltà al Romano Pontefice".

Lo ha auspicato Benedetto XVI in un telegramma - a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato - letto in occasione della divina liturgia presieduta domenica pomeriggio, 14 febbraio, dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma. Con questo rito si è aperto ufficialmente a Roma il giubileo indetto dalla Chiesa maronita per i 1600 anni dalla morte di san Marone.

Nell'omelia il cardinale Sandri ha sottolineato come "lungo i secoli i maroniti hanno cercato il loro vanto nel proclamarsi figli della Chiesa cattolica, grazie al vincolo di unità nella verità e nell'amore col Sommo Pontefice romano". Nell'indire il giubileo, il Patriarca maronita cardinale Nasrallah Butros Sfeir lo aveva definito "un anno di giustizia, di riconciliazione e di pentimento".

A partire da queste parole, anche il cardinale Sandri ha richiamato i fedeli alla necessità di compiere un esame di coscienza per chiedersi dove sia veramente ancorato il proprio cuore. "La domanda - ha detto - si impone soprattutto a noi sacerdoti davanti al luminoso esempio sacerdotale di san Marone. È la domanda che dovrà risuonare nel prossimo Sinodo per il Medio Oriente:  i cristiani, chiamati con questo nome proprio ad Antiochia, con i loro pastori, dovranno fissare lo sguardo su Gesù, il vero tesoro, per ritrovare l'essenziale della fede e crescere nella comunione. È questo del resto il carisma autentico del monachesimo:  essenzialità e comunione in Cristo".

Rivolgendosi poi ai maroniti, il porporato li ha invitati a considerare la loro responsabilità "verso la Chiesa e la nazione. Sarebbe triste che voi deludeste le aspettative di Dio, della Chiesa e del Libano. Testimoniate la fede dei padri cooperando tra Chiese Orientali cattoliche e Chiesa latina, e come comunità cattolica confermando un convinto dialogo ecumenico perché sia costruttivo il confronto interreligioso. Solo così, il mosaico splendido di religioni e culture che è il Libano potrà favorire la stabilità della pace nella reciprocità del rispetto e della solidarietà". Il prefetto ha infine ricordato le parole con cui Benedetto XVI definì il Libano "un messaggio e un simbolo di cooperazione e convivenza".


(©L'Osservatore Romano - 15-16 febbraio 2010)

Caterina63
00Thursday, March 4, 2010 9:31 PM
Il messaggio per la Giornata dell'Ispanoamerica

Sacerdoti santi
per una missione
più forte e incisiva


Si celebra domenica prossima, 7 marzo, in tutte le diocesi della Spagna, la Giornata dell'Ispanoamerica. Come di consueto la Pontificia Commissione per l'America latina ha reso noto, per l'occasione, un messaggio a firma del cardinale presidente, Giovanni Battista Re, e dell'arcivescovo vicepresidente José Octavio Ruiz Arenas. In esso si esprime tra l'altro gratitudine a quanti "anonimi missionari", hanno abbandonato tutto "per andare alla ricerca del "cento volte tanto" evangelico".

Il tema scelto per la celebrazione della giornata di quest'anno, "Sacerdoti, discepoli e missionari", ricorda il carattere pastorale e missionario che i vescovi dell'America latina hanno voluto conferire all'ultima Conferenza generale dell'episcopato latinoamericano, celebrata ad Aparecida (Brasile) e, allo stesso tempo, si pone in esplicita consonanza con l'Anno sacerdotale indetto da Benedetto XVI il 16 giugno scorso.

Una coincidenza, quella con la celebrazione dell'Anno sacerdotale, evidenziata dal messaggio della Pontificia Commissione per l'America latina (Cal), poiché il fine specifico dell'iniziativa di Benedetto XVI di "contribuire a promuovere l'impegno d'interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte e incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi" coincide con lo spirito della celebrazione della stessa Giornata dell'Ispanoamerica.

Non a caso il messaggio inizia proprio con l'omaggio a tutti gli spagnoli che "per mezzo del sacramento dell'Ordine sono stati configurati a Cristo, Buon Pastore, per dedicare la loro vita al servizio della Chiesa, sia in questo amato Paese sia al di là delle sue frontiere" e a tutti "quei sacerdoti che hanno dedicato la loro vita interamente all'annuncio del Vangelo nei vari paesi dell'America Latina".

Un omaggio doveroso soprattutto in considerazione del bisogno urgente, avvertito in tutto il mondo, di sacerdoti capaci di rispondere, con generosità e coraggio alla chiamata. Si tratta di una questione che, nota il messaggio, chiama in causa la responsabilità di tutti i fedeli, della famiglia in particolare, poiché essa è l'"ambito in cui si deve insegnare e promuovere l'atteggiamento di disposizione e di libertà interiore per rispondere alla chiamata".

Del resto nell'ultima riunione plenaria della Pontificia Commissione per l'America latina, tenutasi a Roma nel febbraio 2009, i membri e i consiglieri, manifestarono proprio l'urgente necessità di "impegnare ogni presbitero, i seminaristi stessi e la comunità ecclesiale in generale, in questo campo della pastorale vocazionale e pregare intensamente il Signore, padrone della messe, affinché susciti queste vocazioni al servizio della Chiesa".

Quale occasione migliore - è la domanda che si coglie tra le righe del messaggio della Cal - dell'Anno sacerdotale per rinvigorire la testimonianza che "tutti i presbiteri, vescovi compresi", sono chiamati a dare "con la loro presenza e con la loro parola", affinché siano "forza attraente della persona di Cristo" per le nuove generazioni?

La figura proposta per accompagnare ogni attimo dello svolgimento di questo anno straordinario è quella affascinante di san Giovanni Maria Vianney. "La fisionomia spirituale di questo umile parroco di una zona rurale della Francia - si legge nel messaggio della Cal - ci convince di ciò che si può ottenere, anche disponendo di scarse risorse umane e materiali, se si ha la consapevolezza della forza trasformatrice della grazia:  quella chiara convinzione che l'apostolo san Paolo esprime con le sue emblematiche parole "Tutto posso in Colui che mi dà la forza" (Filippesi 4, 13).

Grazie alla presenza e all'azione pastorale di questo santo sacerdote, l'umile parrocchia di Ars, un villaggio senza importanza non molto distante da Lione, divenne in poco tempo un centro di pellegrinaggio al quale si recavano persone delle altre parrocchie vicine, ma in primo luogo di Lione, di tutta la Francia e infine di ogni parte del mondo. Nella vita di san Giovanni Maria Vianney trasparivano la fede incrollabile di un autentico discepolo di Cristo e uno spirito missionario sublimato nel calore della preghiera".

Un esempio illustre per i sacerdoti di oggi, dunque, che viene da lontano. Ma "come non menzionare - si legge ancora nel documento - anche tutti coloro la cui storia non viene ricordata, quelli che nel silenzio, o in una vita semplice, sconosciuta alla maggioranza, hanno contribuito a riflettere nel loro tempo e nel loro contesto, forse in luoghi remoti, la luce folgorante di Cristo?

Ci si deve domandare se il loro anonimato non sia altro che un ulteriore segno della straordinaria qualità e autenticità del loro dono di sé". Nel mondo di oggi, nel quale la realtà del sacerdozio e la sua presenza sembrano contrastare in modo acuto e incisivo con i criteri di una cultura relativista, sempre più estranea al Vangelo, è necessario proporre l'esemplarità concreta ed attuale di quanti, proprio oggi, sono pronti a lasciare tutto ciò che possiedono per lanciarsi "nell'avventura di agire e di parlare in nome di Cristo a quanti sono negli angoli più lontani, incontrando molto spesso contraddizioni e difficoltà, e giungendo persino, non poche volte, a salire con Cristo sull'altare della Croce mediante il martirio".

In questa ottica nel celebrare la Giornata dell'Ispanoamerica, "il nostro sguardo - si legge ancora nel messaggio - si volge nuovamente all'America Latina come terra di missione".

"La Spagna missionaria è presente in queste terre in modo continuativo da oltre cinque secoli. La forza che spinge oggi molti sacerdoti, religiosi, religiose e laici a lasciare i propri luoghi di origine per donare la loro vita attraverso il servizio evangelizzatore nel cosiddetto "Continente della Speranza", ha qualcosa dello stesso Spirito che spinse tante altre persone nel corso della storia ad andare alla ricerca, non dell'oro o della ricchezza temporale, ma di quella perla preziosa del Vangelo, che è il Regno dei Cieli già presente in questo mondo (cfr Matteo 13, 45-46)".

Oggi - prosegue il documento - "si rinnova questa pressante chiamata, affinché, come veri discepoli di Gesù, molti rispondano con coraggio alla vocazione di annunciare il Vangelo fino ai confini della terra (cfr. Atti, 1, 8) e affinché sacerdoti e missionari siano disposti a dedicare la propria vita con generosità al grande compito dell'evangelizzazione".

Il testo della Pontificia Commissione si conclude con la citazione di alcune parole tratte dall'omelia pronunciata da Benedetto XVI nei vespri della solennità del Sacro Cuore di Gesù, nella basilica di San Pietro, lo scorso 19 giugno, le quali "possono aiutare a riaffermare sinteticamente il nucleo centrale di questo messaggio, e anche di tutto l'Anno sacerdotale:  "La Chiesa ha bisogno di sacerdoti santi; di ministri che aiutino i fedeli a sperimentare l'amore misericordioso del Signore e ne siano convinti testimoni"".


(©L'Osservatore Romano - 5 marzo 2010)
Caterina63
00Saturday, March 6, 2010 8:46 PM
Il 19 marzo in Spagna la celebrazione della Giornata del seminario

Testimoni
della misericordia di Dio


di Alessandro Trentin

Chiamati a essere servitori della Parola, della liturgia e della comunità:  è il triplice impegno rivolto ai futuri sacerdoti in occasione della Giornata del seminario 2010, che sarà celebrata in Spagna il 19 marzo. Il tema scelto per l'edizione di quest'anno è "Il sacerdote, testimone della misericordia di Dio". La misericordia, vissuta e testimoniata dal sacerdote, si sottolinea, "s'incentra sulla dimensione primaria ed essenziale della sua vocazione concreta:  la relazione con Dio pastore misericordioso".

Questa relazione, è specificato, "deve crescere gradualmente durante il percorso di formazione in seminario". La formazione dei seminaristi e dei sacerdoti, è aggiunto, "richiede attitudini personali e spirituali coerenti con le funzioni del loro ministero". Pertanto, il seminario "costituisce il luogo unico e più idoneo e per formare i candidati nelle virtù sacerdotali:  la fede, la speranza, la carità pastorale, la preghiera, il celibato, la povertà, la disponibilità all'obbedienza, la formazione teologica, la fraternità presbiterale e le attitudini di misericordia".

Entrando nel merito del tema scelto per l'edizione di quest'anno, si evidenzia ancora:  "La misericordia è una modalità dell'amore:  è l'amore che si incontra con la miseria e le difficoltà della persona vicina. Quando l'amore s'incontra con la persona che ci sta accanto, si trasforma in misericordia e nei sacerdoti la misericordia è una qualità dell'amore pastorale. L'origine e il fondamento unico stanno dunque nell'amore di Dio verso il prossimo, poiché tutte le creature sono il frutto dell'amore di Dio".

La Chiesa, si ricorda fra l'altro nel messaggio pubblicato per la Giornata, "ha raccolto l'eredità e il mandato che il Signore Gesù ha dato ai suoi discepoli di proclamare il Suo vangelo al mondo intero". L'annuncio di Verità proclamato costituisce la notizia più importante per l'umanità:  in Cristo, nel mistero pasquale, si è realizzata la riconciliazione con il mondo".

I sacerdoti, prosegue il messaggio, "hanno ricevuto da Cristo la funzione di annunciare, trasmettere, celebrare e testimoniare la misericordia di Dio, attuata per mezzo della riconciliazione e, questo unico perdono, si realizza per ciascun uomo tutte le volte che si rende necessario". Nel testo preparato per l'occasione si ricorda, fra l'altro, che la donazione totale verso il prossimo, la predilezione per i poveri e le persone sofferenti in genere, la collaborazione e il senso comunitario, rappresentano altri valori di riferimento per il ministero sacerdotale.

La concezione del servizio pastorale "come esercizio di misericordia" si manifesta, fra l'altro, attraverso l'annuncio della Buona Novella, la celebrazione dei sacramenti, l'esercizio del servizio di carità e la promozione della pace e della riconciliazione e vivendo la formazione permanente come fedeltà al ministero sacerdotale e processo di continua conversione. Nel messaggio rivolto ai seminaristi della Spagna l'8 novembre 1982, in occasione del viaggio apostolico, il servo di Dio Giovanni Paolo ii scrisse:  "La fedeltà alla Chiesa equivale ad accettarla, in tutta la sua interezza carismatica e istituzionale, come "mistero" o espressione dell'amore di Dio, che avvince il cuore degli amici di Cristo.
 
La Chiesa ascolta la Parola in tutta la sua integrità ed è fedele nel donarla agli uomini in ogni concreta circostanza. Anche il sacerdote deve offrire con fedeltà la Parola divina che ha precedentemente ricevuto e assimilato. Non si tratta di un'ideologia o di un'opinione personale, ma della Parola rivelata da Dio, predicata dalla Chiesa, celebrata nella liturgia, assimilata nella contemplazione, vissuta dai santi, approfondita dai dottori. Il futuro sacerdote, allora, ha bisogno di una solida formazione dottrinale nei differenti rami del sapere teologico e filosofico"

"L'obiettivo - si evidenzia nel testo redatto per celebrare la Giornata - è quello di evidenziare come il valore e la virtù della misericordia costituiscano il fondamento necessario della formazione sacerdotale:  il seminarista, candidato al sacerdozio, deve primariamente riconoscere la misericordia che Dio ha voluto offrire con il dono della vocazione, che va vissuta con un compromesso liberamente assunto e ardentemente desiderato, come risposta di vita".

In questo contesto, "il seminario e il lavoro comunitario dei formatori renderanno possibile l'individuazione delle qualità presenti nell'umanità del seminarista, l'individuazione del fondamento reale della sua vocazione per giungere alla formazione sacerdotale".

Le dimensioni o le aree formative che offre il seminario - si legge nel documento - "devono essere integrate con altre strettamente connesse:  la formazione umana, fondamento per la scelta sacerdotale; la possibilità di un itinerario di maturazione della personalità che orienti anche la formazione del pastore; ed ancora, la formazione spirituale, alimentata dai sacramenti, che favorisce la relazione del futuro sacerdote con Cristo". Pertanto, è aggiunto, "il seminario deve offrire un'educazione nelle virtù". Indispensabile, infine, risulta la formazione intellettuale e culturale che ha lo scopo "di fortificare la propria fede per annunciarla all'uomo di oggi".

Per attuare questo cammino, si legge ancora, "non basta la capacità sufficiente e personale dell'individuo per realizzare gli studi, ma occorrono ben altre qualità e virtù umane essenziali:  quali la creatività, la ragione critica e costruttiva; l'intelligenza pratica e il sentimento comune".

La formazione pastorale si esplica nel triplice munus dell'insegnamento, della santificazione e della guida. La capacità dei candidati di affrontare la vita sacerdotale, si legge a conclusione del documento, "si svilupperà nelle molteplici relazioni umane, nella Chiesa e nella società. Punti di riferimento, per questa scelta di vita, sono l'esperienza della misericordia di Dio nella pastorale vocazionale e la perenne ricerca della Verità dell'amore nel sacramento della penitenza e della riconciliazione:  realtà queste che hanno costituito il fondamento sacerdotale della vita del santo Curato d'Ars".

Secondo i dati relativi al 2007-2008 nei seminari maggiori della Spagna erano presenti 1.381 candidati al sacerdozio, mentre gli allievi dei corsi nei seminari minori erano 1.834.


(©L'Osservatore Romano - 7 marzo 2010)
Caterina63
00Tuesday, March 16, 2010 3:35 PM

Card. Scherer: valorizzare la grandezza della vocazione sacerdotale


Chiede preghiere e collaborazione con i presbiteri


SAN PAOLO, martedì, 16 marzo 2010 (ZENIT.org).- L'Arcivescovo di San Paolo (Brasile), il Cardinale Odilo Scherer, afferma che l'Anno Sacerdotale vissuto dalla Chiesa è un'“opportunità speciale” perché “il sacerdote e la comunità dei fedeli riscoprano la vera identità del sacerdozio, la grandezza della vocazione sacerdotale e l'importanza del servizio dei presbiteri per la vita della Chiesa”.

Senza i sacerdoti, “la Chiesa non vive. La natura stessa della Chiesa cattolica include il ministro ordinato, come presenza sacramentale di Gesù Cristo alla guida e in mezzo alla comunità dei fedeli”, segnala monsignor Scherer in un articolo pubblicato sulla rivista arcidiocesana “O São Paulo”.

La Chiesa, spiega, “è più di una semplice organizzazione umana, visto che è anche opera della grazia di Dio e dell'azione dello Spirito Santo. E' un mistero umano-divino, e se vogliamo comprenderla correttamente non dobbiamo mai dimenticare né separare questa sua duplice dimensione”.

“E' sempre in questa realtà umano-divina della Chiesa che dobbiamo comprendere la figura del sacerdote – indica –; pur essendo umano come tutti i suoi fratelli, è stato chiamato da Dio e posto alla guida della comunità dei fedeli per rappresentare Cristo, buon Pastore e Capo del corpo; in nome di Cristo e con il suo potere, serve e santifica il popolo, che non appartiene a lui, ma a Dio”.

“Il sacerdote è al servizio degli uomini nelle cose che sono di Dio. Per questo, diciamo che rappresenta a livello sacramentale Gesù Cristo davanti alla Chiesa e, in nome di Cristo, svolge la sua missione nella Chiesa”.

“Senza questa relazione con Cristo e la Chiesa – prosegue monsignor Scherer –, non si comprende bene la figura del sacerdote e si corre il rischio di vedere in lui un funzionario di cose ('affari') religiose, un mago che 'mette le mani' in cose sacre o un semplice agente dei servizi sociali”.

L'Arcivescovo di San Paolo ricorda che il presbitero “resta umano e soggetto a tutte le debolezze della condizione umana; per questo, deve valorizzare le sue buone qualità e capacità umane, per porle meglio al servizio del dono divino che ha ricevuto con la vocazione e l'ordinazione sacerdotale”.

“Deve percorrere il cammino di santità e i difetti e le debolezze umane non devono offuscare la grandezza del dono che ha ricevuto, non per merito suo, ma per grazia e bontà di Dio; non per la propria vanità, ma per servire il regno di Dio e per il bene dei fratelli”.

Per questo, “il sacerdote è anche chiamato a esercitarsi nella pratica delle virtù e nell'ascesi, per sottomettere le debolezze umane alla legge della grazia e della santità di Dio. Nell'unione profonda con Dio e nella sintonia costante con la sua volontà troverà la sua forza”.

Monsignor Scherer riconosce che “purtroppo, al giorno d'oggi, l'immagine vera e bella del sacerdozio è spesso offuscata dalla diffusione di notizie sulle debolezze umane dei presbiteri”.

Allo stesso modo, compaiono “falsari, che usurpano le funzioni sacerdotali e ingannano il popolo, sfruttano la fede a livello commerciale e screditano il servizio dei sacerdoti”.

“Tutto ciò fa soffrire i presbiteri, che devono cercare di vivere degnamente il sacerdozio – ha confessato –. Ad ogni modo, sono certo che la Provvidenza di Dio farà sì che questa sofferenza sia purificatrice”.

Lungi dal “distruggere il sacerdozio”, infatti, questa sofferenza “farà sì che torni ad emergere in tutta la sua grandezza e bellezza; così tornerà anche ad attirare giovani ben disposti a consacrarsi interamente al sacerdozio di Cristo nel servizio alla Chiesa e all'umanità”.

Il Cardinale Scherer cita quindi San Giovanni Maria Vianney, proclamato da Benedetto XVI patrono di tutti i sacerdoti, che diceva: “Quando si vuole distruggere la religione, si inizia attaccando il sacerdote”.

“La preghiera per i presbiteri, i diaconi e i seminaristi, insieme al sostegno e alla collaborazione con loro, si tradurranno nella vitalità delle comunità della Chiesa e in abbondanti frutti nella missione ecclesiale”, conclude il porporato.


Caterina63
00Saturday, March 27, 2010 8:00 PM
Approvate le linee guida della National Conference of Priests of England and Wales

Collaborazione più stretta
fra l'episcopato e i sacerdoti inglesi


Londra, 27. Aprire la strada a un confronto per far nascere nuove forme di collaborazione tra sacerdoti e vescovi in Inghilterra e in Galles. È quanto si è delineato all'interno del National Conference of Priests of England and Wales (Ncpew), l'organismo di rappresentanza del clero che ha avviato da tempo una stagione di rinnovamento che, nelle intenzioni, dovrà portare a un'organizzazione diversa che sia in grado di fare fronte alle difficili sfide dell'attuale momento storico.

Nei giorni scorsi, infatti, al termine di una riunione dell'organismo è stato presentato un progetto di revisione che ha ottenuto l'approvazione di trenta sacerdoti in rappresentanza delle ventidue diocesi che fanno parte della Conferenza episcopale d'Inghilterra e Galles. Si tratta, è stato spiegato, del risultato di un ampio programma di consultazioni che ha coperto un arco temporale di diciotto mesi, coinvolgendo i consigli diocesani locali. Istituita trentanove anni fa, la Ncpew ha la necessità di adattarsi ai tempi mutati e, in particolare, è emersa una crescente difficoltà di comunicazione con i presuli.

È stato dunque deciso di creare un gruppo di lavoro, al quale partecipa, tra gli altri, il segretario generale della Conferenza episcopale, padre Marcus Stock, con il compito di indicare le linee guida di una riforma che consenta di venire incontro alle molteplici istanze di rinnovamento presentate dal clero locale.

Come accennato, il progetto che darà nuova forma alla collaborazione tra vescovi e sacerdoti ha previsto un ampio coinvolgimento, proprio per garantire, si sottolinea, il più ampio consenso. Su alcuni punti è stato già raggiunto un accordo. Il cambiamento, fra l'altro, dovrebbe coinvolgere lo stesso nome:  la proposta è quella di dare vita all'Association of Priests of England and Wales (Apew). Il nuovo organismo, inoltre, sarà composto da ventidue rappresentanti, uno ciascuno per le diocesi dell'episcopato. Ogni rappresentante presso l'organismo verrebbe scelto dal consiglio dei sacerdoti presente in ciascuna diocesi:  il rappresentante potrebbe essere il presidente dello stesso consiglio sacerdotale, oppure qualsiasi altro membro scelto collegialmente.

In particolare, l'organismo avrà un contatto diretto con il segretario generale della Conferenza episcopale:  in pratica la figura del segretario farà da tramite tra la rappresentanza del clero e i vescovi.

Il gruppo di lavoro si è soffermato poi sulla necessità di garantire periodici momenti di confronto tra i membri dell'organismo:  l'associazione, è la proposta avanzata, potrebbe riunirsi due volte l'anno per identificare i temi di maggiore interesse; mentre ogni due anni è prevista una conferenza generale aperta a tutti i sacerdoti. Peraltro è previsto che le riunioni e l'assemblea avvengano in concordanza con il programma delle riunioni dell'episcopato e con i temi al centro delle riflessioni dei presuli, al fine di dare una contestualizzazione alle varie discussioni e fornire un ampio ventaglio di proposte sugli argomenti di maggiore interesse per la vita della comunità ecclesiale.

Le due riunioni annuali dell'associazione avranno una durata temporale più ridotta rispetto ai tempi programmati attualmente dalla Ncpew. Infine, è stato trattato anche il tema delle risorse:  un'amministrazione condivisa con gli uffici specifici della Conferenza episcopale dovrebbero garantire, si osserva, adeguate risorse per consentire lo svolgimento delle riunioni annuali. Il nuovo organismo, inoltre, sarà finanziato allo stesso modo come avviene per la Ncpew.

"Il nuovo organismo - ha affermato il vice presidente uscente della Ncpew, padre Tony Slingo - permetterà alla nostra missione sacerdotale di fare fronte contemporaneamente alla realtà diocesana locale e alle strategie nazionali, mettendo insieme indipendenza e collegialità".

La nascita dell'associazione si rileva ancora assume un'importanza ulteriore in questo anno speciale che il Papa ha voluto dedicare proprio al sacerdozio. "In questo Annus sacerdotalis - ha evidenziato, fra l'altro, Benedetto XVI, rivolgendosi ai vescovi della Conferenza episcopale d'Inghilterra e Galles in visita ad limina apostolorum il 1° febbraio scorso - siate vicini ai vostri sacerdoti e riaccendete il loro senso di enorme privilegio e di gioia nello stare in mezzo al popolo di Dio come alter Christus". È un Anno, ha affermato il presidente della Conferenza episcopale, l'arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols, in occasione dell'apertura delle celebrazioni lo scorso giugno, "in cui, come Chiesa, diciamo che siamo fieri dei nostri sacerdoti, che li amiamo, che riconosciamo con gratitudine  la  testimonianza della loro vita e la generosità del loro lavoro pastorale".

Il clero in Inghilterra e Galles guarda dunque con fiducia e ottimismo alla nuova stagione di rapporti con l'episcopato, nel segno di una sempre più forte unità nel corpo della Chiesa. "L'obiettivo della missione sacerdotale - ha spiegato il presidente uscente della Ncpew e responsabile del gruppo di lavoro, padre Tom Jordan - deve essere la diocesi locale, ma questo nuovo organismo va ad aggiungersi all'impegno dei sacerdoti all'interno dei singoli consigli diocesani, portando così benefici anche a livello nazionale".

Dalla Conferenza episcopale giungono parole di apprezzamento per l'iniziativa che garantirà un dialogo più efficace tra pastori e religiosi. "Questo nuovo organismo - osserva padre Stock - è una grande opportunità, con molti aspetti positivi, perché combina il realismo con un metodo costruttivo per i sacerdoti e i vescovi, di impegnarsi insieme sui temi strategici". Dall'episcopato, inoltre, si sottolinea "che questa proposta rappresenta un passo in avanti coraggioso, qualcosa di cui essere fieri, un nuovo capitolo di quell'unità che serve per costruire il Regno di Dio".

Il processo che ha portato all'individuazione della proposta di riforma era stato avviato da tempo. La volontà di un riassetto globale della Ncpew era emersa già in un incontro svoltosi a Leeds nel 2007. "Una nuova organizzazione - rilevò il presidente, padre Jordan - è necessaria per venire incontro alle esigenze dei sacerdoti. Nella Chiesa ci sono stati tanti sviluppi fin da quando la Conferenza venne istituita". Tra il maggio e il giugno del 2007, quindi, presero il via le prime informali discussioni a livello diocesano. Nel 2008 il tema è stato poi al centro di una riunione dei rappresentanti dell'organismo che hanno anche indicato i vari punti da porre in evidenza per costruire il nuovo modello associativo. Nel 2009, in particolare dal mese di aprile, i vescovi hanno iniziato a esaminare le questioni avanzate, ponendole al centro delle loro riflessioni in occasione di una serie d'incontri con il clero.

Gli ultimi mesi, infine, hanno visto chiudersi finalmente la fase delle consultazioni a livello diocesano, con l'approvazione delle linee guida del nuovo organismo. "I tempi sono cambiati e anche noi abbiamo bisogno di cambiare. Siamo entrati in un nuovo territorio - conclude il presidente uscente, padre Jordan -. Il Papa ha voluto l'Anno sacerdotale e ha accettato di fare visita nel nostro Paese. Sono convinto che in futuro la voce dei sacerdoti sarà udita in una nuova e vibrante maniera per il bene della Chiesa che con impegno intendiamo servire".


(©L'Osservatore Romano - 28 marzo 2010 )
Caterina63
00Monday, April 26, 2010 1:16 PM

Visita delle reliquie del Curato d'Ars in Irlanda


Offre “l'opportunità di rinnovare il ministero sacerdotale in tutto il Paese”


DUBLINO, domenica, 25 aprile 2010 (ZENIT.org).- I Vescovi d'Irlanda si preparano a ricevere la visita, dal 25 al 29 aprile, delle reliquie di San Giovanni Maria Vianney, patrono dei parroci, nel contesto dell'Anno Sacerdotale.

Il presidente della Commissione episcopale irlandese per il clero, monsignor Philip Boyce, ha ricordato in un comunicato che il Papa “ha espresso la sua speranza che l'Anno Sacerdotale sostenga la fedeltà e la santità dei sacerdoti e approfondisca il loro impegno nei confronti del rinnovamento interiore per una testimonianza più intensa e decisiva del Vangelo nel mondo di oggi”.

“Gli episodi vergognosi emersi di recente hanno provocato grandi scandali e sofferenze – ha sottolineato il Vescovo –. Quest'Anno, quindi, offre ai laici e ai religiosi la possibilità di diventare vero popolo di Dio”.

Le reliquie verranno esposte in quattro città in altrettanti giorni diversi, dedicati a vari temi: questa domenica visiteranno Cork (“Le vocazioni al sacerdozio”); lunedì Dublino (“La portata sociale del Curato d'Ars”); martedì Knock (“Il sacramento della riconciliazione”); mercoledì Armagh (“L'Eucaristia e la leadership pastorale”).

I Vescovi d'Irlanda sperano che la visita delle reliquie del Santo Curato d'Ars “sia un momento di grazia e di rigenerazione ed esorti i fedeli a pregare davanti alle reliquie nelle chiese scelte in base alle quattro province ecclesiastiche d'Irlanda”.

A loro nome, monsignor Boyce ha affermato che l'iniziativa offre “l'opportunità di rinnovare il ministero sacerdotale in tutto il Paese”.

Caterina63
00Thursday, June 10, 2010 6:01 PM
America Latina: le iniziative della Chiesa per la chiusura dell'Anno Sacerdotale





In America Latina sono state organizzate diverse attività per la chiusura dell’Anno Sacerdotale che dimostrano lo spirito di comunione vissuto durante questo anno. “E’ stato un anno che non ha riguardato solo i sacerdoti, ma tutto il popolo di Dio, perché il sacerdote è dono di Dio alla Chiesa e al mondo" ha scritto il vescovo di Concordia in Argentina, mons. Luis Armando Collazuol, in una lettera ai fedeli in occasione della chiusura dell'Anno Sacerdotale che la diocesi celebrerà il 25 giugno.

La regione di Buenos Aires - riferisce l'agenzia Fides - ha promosso un incontro presso il santuario di Luján, dove si è riflettuto sul rapporto dei sacerdoti con Gesù Buon Pastore. Fra le attività più partecipate sono da segnalare la venerazione delle reliquie del santo Curato d'Ars nel novembre 2009, e l’incontro del clero nel santuario di Luján. In Brasile, l'arcivescovo di Rio de Janeiro, mons. Orani João Tempesta, ha presieduto il 5 giugno, presso la chiesa di san Pietro a Rio Comprido, una Messa per la chiusura dell'Anno Sacerdotale nella diocesi. Nella sua omelia ha sottolineato l'importanza del ministero sacerdotale come dono di Dio.

Ha ricordato che Cristo, il Sommo Sacerdote, è colui che presiede l'Eucaristia, ed è presente nella Parola e nell'azione della Chiesa, alimentando e perdonando il popolo di Dio. Egli ha aggiunto che il sacerdote, in mezzo al popolo e formato per servirlo, costruisce nella storia il Regno di Dio. In Perù l'arcidiocesi di Lima ha aperto un sito web per presentare tutte le attività, i documenti e i temi che riguardano l'Anno Sacerdotale.
 
In Bolivia è stata data molta importanza al concorso "Aneddoti nella vita di un sacerdote": si trattava di scrivere aneddoti tratta della vita del sacerdote, ed è stato rivolto specificamente a loro nel contesto dell'Anno Sacerdotale. La Commissione per le missioni della Conferenza episcopale ha proposto anche la preghiera per i sacerdoti della Beata Nazaría Ignacia (1889-1943), cha da Oruro è stata conosciuta in tutto il mondo. Negli altri Paesi si è riproposto il messaggio “L’Identità missionaria del presbitero nella Chiesa” del cardinale Claudio Hummes all'Assemblea plenaria della Congregazione del Clero, nel marzo del 2009, dove nelle conclusioni afferma: “la missionarietà è un elemento costitutivo della identità della Chiesa e, in particolare, dei sacerdoti.

L’urgenza missionaria nel mondo di oggi, è davvero grande e richiede un rinnovamento della pastorale, che va concepita come una ‘missione permanente’, una missione ‘ad gentes’ ”. (R.P.)


Indonesia: 208 preti in ritiro a Jakarta per la conclusione dell'Anno Sacerdotale



Sono 208 i preti di 19 diversi ordini religiosi che hanno partecipato a Jakarta al ritiro che chiude l’Anno sacerdotale. “Il ritiro non è solo un evento religioso e pastorale” ha scritto ai convenuti mons. Johannes Maria Trilaksyanta Pujasumarta, vescovo di Bandung. “Lo scopo è che i sacerdoti dispongano il loro cuore alla voce dello Spirito Santo in modo tale che le loro vite diano più frutto per l’intera assemblea della Chiesa”. L’evento - riferisce l'agenzia AsiaNews - è stato sponsorizzato da Lumen 2000 in collaborazione con il Forum per la cooperazione e la formazione continua dei preti in Indonesia (Bkblii).

Durante il ritiro è stata commemorata la vita di san Jean-Marie Vianney, pastore di Ars, patrono di tutti i sacerdoti. Mons. Ignatius Suharya, vescovo coadiutore di Jakarta, ha guidato l’evento incentrato sul modello della fedeltà e della persistenza nella fede di Cristo. Nel suo intervento, ha indicato con forza a tutti di continuare a testimoniare la fede della Chiesa, “affinché ogni lavoro pastorale sia affidabile e significativo per l’intera umanità”. Per fare questo, ha sottolineato il vescovo di Bandung mons. Pujasumarta, non bisogna fare altro se non “seguire lo stesso modo di essere di Gesù”. "È questo l’esempio cui ogni prete deve rifarsi nella sua opera missionaria", ha detto nel corso del ritiro il nunzio apostolico in Indonesia mons. Leopoldo Girelli
. (R.P.)





radio vaticana




Caterina63
00Monday, October 10, 2011 5:50 PM
[SM=g1740733]uno dei frutti della Riforma di Benedetto XVI e dell'Anno Sacerdotale.... dopo l'arrivo in Inghilterra del Nuovo Messale, ecco anche negli ESA

Diario Vaticano / Non tutti i vescovi sono di buona volontà

Gli italiani sono in prima fila nel disubbidire a Roma, per quanto riguarda la traduzione delle parole della consacrazione. Tedeschi e austriaci seguono a ruota. E anche nelle traduzioni del Padre nostro e del Gloria c'è disaccordo

di ***





CITTÀ DEL VATICANO, 4 ottobre 2011 – In questi giorni in tutte le parrocchie e chiese degli Stati Uniti sta arrivando la nuova versione inglese del Messale Romano, che verrà utilizzata a partire dalla prossima prima domenica di Avvento, il 27 novembre.

Numerose e molto dibattute le variazioni rispetto al precedente Messale. Ma il cambiamento che ha suscitato maggiori dispute è certamente quello che riguarda le parole della consacrazione del vino, là dove nella versione latina si legge: "Hic est enim calix sanguinis mei […] qui pro vobis et pro multis effundetur". Il "pro multis" di questa formula nelle traduzioni in lingua volgare del postconcilio è stato generalmente tradotto con "per tutti": traduzione che non solo non rispettava la lettera dell’originale latino, a sua volta derivato da testi evangelici, ma ha ingenerato anche un sottile ma vivace dibattito teologico.

Per ovviare a questi problemi, nell’ottobre 2006 ai presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo è stata inviata una lettera, su "indirizzo" di Benedetto XVI, dalla congregazione per il culto divino allora presieduta dal cardinale Francis Arinze. In essa si chiedeva di tradurre il "pro multis" con "per molti". Cosa che hanno fatto gli episcopati d’Ungheria (da "mindenkiért" a "sokakért") e di vari paesi d’America latina (da "por todos" a "por muchos"), che si accinge a fare l'episcopato spagnolo, e che ha fatto, non senza vivacissime discussioni anche tra vescovi, l’episcopato degli Stati Uniti (da "for all" a "for many"). Quanto agli episcopati di Germania e di Austria, in essi si registrano forti resistenze al passaggio dal "fur alle" al "fur viele".

Per quanto riguarda l’Italia, l’argomento è stato affrontato dai vescovi nel corso dell'assemblea plenaria della conferenza episcopale tenuta ad Assisi nel novembre del 2010, nel corso dell’esame dei materiali della terza edizione italiana del Messale Romano.

In quella occasione, tra i vescovi italiani si è manifestata una massiccia riluttanza a introdurre il "per molti". Nel corso dei lavori, infatti, si è insistito sul fatto che le conferenze episcopali delle singole regioni erano già state "unanimi" nello scegliere la versione "per tutti". E quando i vescovi dell'Italia intera sono stati chiamati a votare su questo punto specifico del Messale il risultato è stato questo: su 187 votanti, oltre a una scheda bianca, ci sono stati 171 voti a favore di mantenere il "per tutti", 4 per introdurre la versione "per la moltitudine" (calco da "pour la multitude" in vigore nel Messale francese), e appena 11 per il "per molti" richiesto dalla Santa Sede nel 2006.

Nella stessa riunione i vescovi italiani votarono anche a favore di due cambiamenti nel Padre nostro e nel Gloria.

Per il Padre nostro, nel corso di una duplice votazione, i vescovi hanno dapprima scartato l’ipotesi di mantenere la frase "non ci indurre in tentazione"; questa frase infatti ha raccolto solo 24 voti su 184 votanti, meno delle due che poi sono andate in ballottaggio: "non abbandonarci alla tentazione" (87 voti) e "non abbandonarci nella tentazione" (62 voti). Di queste due, la più votata nel ballottaggio è risultata infine la prima, con 111 suffragi contro 68.

Per quanto riguarda il Gloria, su 187 votanti, 151 hanno approvato la variazione "Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama", al posto di quella attualmente in uso "Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà", che ha ottenuto 36 suffragi.

A proposito di questi stessi testi, i vescovi degli Stati Uniti hanno preferito non toccare il Padre nostro, lasciando inalterata la frase "and lead us not into temptation", linguisticamente più fedele al latino "et ne nos inducas in tentationem".

Mentre per quanto riguarda il Gloria hanno scelto di cambiare le parole "and peace to his people on earth" in "and on earth peace to people of good will", anche in questo caso seguendo testualmente l’originale latino "et in terra pax hominibus bonae voluntatis".

__________
4.10.2011

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