L'adesione al cattolicesimo grazie alla FSSPX (da Messainlatino)

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Caterina63
00Saturday, July 10, 2010 10:34 AM

Pastore luterano ordinato prete tradizionalista


Sten Sandmark da ben 30 anni era pastore della chiesa luterana svedese. Sedicente chiesa, beninteso; tra l'altro retta da una vescovessa lesbica e che, prima al mondo, ha riconosciuto e iniziato a celebrare matrimoni omosessuali (per non parlare dei divorzi: il vescovo di Visby nelle Gotland è al terzo matrimonio).

Il pastore si rende conto che quella caricatura di confessione, in cui milita, non può essere la vera fede. Si rivolge allora per un colloquio al vescovo cattolico di Stoccolma, Arborelius (che a giusto titolo figura nella nostra colonna a destra nella rubrica La trahison des clercs: leggete
qui) e si sente fare un bel discorsetto dissuasivo sui cammini paralleli delle chiese sorelle verso il Cristo universale...

Con un vescovo così, con l'esempio dei riti cattolici che vede celebrare, con i discorsi dottrinali che sente fare da parte cattolica, comprende bene (lo racconta lui stesso) che è inutile abbandonare il luteranesimo ufficiale, per ritrovarlo tal quale, sotto diverso nome, dall'altra parte. E resta così pastore a Oskharsamn.

Un bel giorno però la Fraternità San Pio X, che si è messa in testa la balzana idea di ricattolicizzare la Svezia (dove il cattolicesimo, e per di più del genere del vescovo Arborelius, non raggiunge l'1% della popolazione), organizza una missione in quel paese. Chiede a pastori e vescovi luterani il permesso di celebrare una tantum la Messa di sempre nei loro templi, che di solito sono antiche chiese cattoliche anteriori alla Riforma. E in genere ha buona accoglienza - certo migliore di quella che è abituata ad ottenere da parroci cattolici - per la curiosità dei pastori di vedere la scomparsa, ma ancor viva nell'immaginario, messa tridentina. Proprio quella asperrimamente combattuta da Lutero.

A Oskharsamn il pastore Sandmark, particolarmente incuriosito, presta la sua chiesa e assiste al rito. Siamo nel 2005. La Santa Messa di Sempre lo sconvolge fino alle lacrime. Comprende la verità della Fede espressa da quella celebrazione, e decide di convertirsi.

Torna a chiedere lumi al vescovo Arborelius, che però lo irride dicendogli che ormai quella Messa cui ha assistito sopravvive solo tra gruppuscoli integralisti (il motu proprio è di là da venire). Ma questa volta il pastore non si lascia più scoraggiare: ha finalmente trovato la vera Fede. E così un anno dopo, nel luglio 2006, a Saint Nicolas de Chardonnet, compie un atto che la Chiesa ufficiale non richiede più a nessuno: la formale, solenne e pubblica abiura del luteranesimo e la professione della fede cattolica. Cui segue il Miserere, la revoca della scomunica che lo colpiva come eretico, l'amministrazione della cresima e il canto solenne del Credo. Quindi l'ex pastore entra in seminario, per diventare prete cattolico.

Il desiderio ha trovato realizzazione in questi giorni, con la sua ordinazione al seminario di Zaitzkofen. Ed ecco un documentario su questa storia così rincuorante, realizzato a suo tempo dalla televisione svedese (per inciso: contenente la famosa intervista a Williamson). Noterete, all'inizio, il disprezzo con cui il solito Arborelius, intervistato, risponde alla domanda se l'ex pastore sia entrato nella Chiesa Cattolica Romana: no, dice risolutamente, ha scelto questo 'gruppo'. Un gruppo, aggiunge poco dopo il giornalista, di omofobi, estremisti di destra e negazionisti, che si son messi in testa di rendere la Svezia di nuovo cattolica. Ora don Stern tornerà a casa, per lavorare a quello scopo.

qui il video:

http://www.gloria.tv/?media=20789

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Faccio solo una annotazione di carattere, ritengo, ecclesiale....
Senza dubbio il Vescovo ha sbagliato a gestire la situazione e non c'entra solo il fatto che il MP non era ancora stato varato liberando così la Messa antica, credo che se un vescovo ha di queste idee, egli le abbia mantenute anche dopo l'intervento del Papa....
Detto questo non "dipingerei" però la FSSPX come una sorta di parallelismo alla Chiesa Cattolica, vedo più la scelta del pastore luterano come una scelta fra i gruppi NELLA Chiesa.... poteva essere fra i domenicani (ad Oxford i novizi celebrano con il rito antico), o tra i carmelitani o appunto come ha optato nella FSSPX....dando così a questo gruppo la sua più corretta collocazione DENTRO LA CHIESA CATTOLICA  e non ai suoi margini o fuori....come del resto lo ritiene lo stesso Pontefice....del resto l'Ovile della Chiesa è sempre uno, purtroppo è in questo interno che si è permesso di far proliferare la zizzania al di la, io penso, di quanto Gesù stesso disse a suo riguardo....sta così a noi fare discernimento nella valutazione di certi gruppi e poter alimentare così CIO' CHE E' BUONO dentro questo Ovile santo....

Ritengo la notizia assai consolante e promettente, in passato durante il precedente pontificato, non pochi pastori passarono alla chiesa Ortodossa proprio per la Liturgia....ma all'epoca notizie di chi per la Messa da protestante diventava cattolico ortodosso, non facevano notizia...oggi molte cose sono cambiate e in meglio...e ci auguriamo davvero frutti così succulenti SENZA INVIDIE, senza gelosie per la scelta, al contrario, dobbiamo essere davvero contenti che la FSSPX riesca in questo difficile percorso a dare testimonianza vera di come un non cattolico guardi davvero alla Chiesa...
Benevnuto a questo luterano!


Caterina63
00Wednesday, January 12, 2011 12:36 PM

Parla Don Sbicego, il sacerdote vicentino passato alla FSSPX

da messainlatino:

Don Massimo Sbicego, il parroco vicentino entrato pochi giorni orsono nella Fraternità San Pio X, ci ha cortesemente inviato copia della lettera che ha indirizzato ai suoi ex parrocchiani, unitamente a quella delle missive con cui ha spiegato la sua scelta alla Curia vicentina. Quale sia la personale opinione circa la decisione, sofferta e meditata, del sacerdote, penso sia molto apprezzabile il suo tono garbato e rispettoso verso le autorità diocesane e gli stessi parrocchiani, pur accompagnato da giusta fermezza e chiarezza sulle questioni dottrinali e liturgiche che hanno motivato il grande passo.

Enrico







11 gennaio 2011
Carissimi fedeli,

mi sembra opportuno, a distanza di qualche giorno, uscire dal riserbo che ha caratterizzato la mia partenza: sappiate anzitutto che anche a me è dispiaciuto non averVi salutato personalmente testimoniando la stima che ho per Voi.

La decisione di entrare nella Fraternità Sacerdotale San Pio X, unitamente alle motivazioni che la determinano, non è di oggi: già due anni fa ne parlai con mons. Nosiglia, allora Arcivescovo Vescovo di Vicenza, per ottenere il permesso di trascorrere un anno "sabbatico" presso una casa di tale istituto.

A metà dicembre u.s. mi sono aperto nuovamente e con franchezza circa la mia decisione con mons. Furian; l’Amministratore Diocesano mi ha accolto e ascoltato con la massima benevolenza manifestandomi il desiderio che io lasciassi gestire all’autorità diocesana il compito di dare spiegazioni. Tale intenzione mi è stata successivamente manifestata anche dal Vicario foraneo. La richiesta mi è sembrata ragionevole e l’accoglierla mi è sembrato un segno di buona volontà verso i miei superiori che ho inteso lasciare liberi nel gestire al meglio la situazione che si sarebbe creata: me ne sono così andato senza clamore onde peraltro evitare di coinvolgerVi direttamente in questa delicata questione di coscienza. Tutto qui.

Quella che troverete di seguito è la stessa lettera e lo stesso biglietto d’accompagnamento, che inviai a mons. Furian, dopo il nostro colloquio personale di metà dicembre; sono testi che esprimono non solo la consapevolezza di una situazione ecclesiale, ma anche l’interiorità della mia persona.

Ringrazio tutti coloro che in questi giorni mi hanno espresso la loro vicinanza; Vi saluto con affetto e chiedo al Signore di benedirVi.

don Massimo


***



Pedemonte, 21 dicembre 2010

Carissimo don Ludovico,

ti ringrazio di cuore per il paterno colloquio del 14 dicembre e per la tua ulteriore lettera; in essa ho sentito viva la stima, la comprensione e l’umanità che del resto è reciproca.

La scelta della Fraternità San Pio X, oltre che scelta di coscienza, si basa su profonde convinzioni dottrinali, su una ricerca di Verità, che è Nostro Signore, che mi hanno interrogato, a volte inquietato, per anni fino a mettere in discussione il ministero ricevuto. Nella Fraternità ho trovato il senso profondo del Sacerdozio Cattolico tanto che potrei osar dire: "ai più sembrerà che io lasci la Diocesi, in realtà, come Cattolico, sto tornando a casa".




Don Massimo



A mons. Ludovico Furian
Amministratore diocesano

mi accingo a scrivere queste poche righe per rendere ragione di una scelta che è scelta di coscienza, di fede, e soprattutto di coerenza con la chiamata di Nostro Signore al Sacerdozio e con l’ideale sacerdotale.

Spesso a noi Sacerdoti viene chiesto se abbiamo incontrato Gesù; io oggi posso dire: "Sì! Io l’ho incontrato". L’ho incontrato ai piedi di una croce che sovrastava un vecchio altare, mentre offrivo la Vittima Santa ed Immacolata, per i miei peccati, per coloro che assistevano a quella S. Messa, per tutti i fedeli cristiani vivi e defunti. L’ho incontrato attraverso un rito liturgico, quello di sempre, quello che il Santo Padre vuole rivalorizzare malgrado mille ostacoli, che significa molto di più di una cerimonia esteriore: esso rende presente realmente il Calvario e il Sacrificio della Croce tra le mie mani, in modo misterioso ma chiaro mi fa essere e sentire unito a Cristo, soprattutto attraverso il desiderio di imitarlo come sacerdote, pastore e in qualche modo anche come vittima, offrendo le mie croci quotidiane in unione con Lui.

Celebrando il Santo Sacrificio il Signore stesso ha risvegliato in me un seme sopito, quasi soffocato da inconcludenti pastorali e da pindariche "svolte antropologiche", il seme della chiamata Sua al Sacerdozio: "ti voglio per Me per la salvezza delle anime" è l’idea che scaturisce dal Santo Sacrificio della Messa, l’unico, la S. Messa di sempre. Per me oggi è incredibile ed insopportabile che la S. Messa, il cuore vivo e pulsante della Grazia nella Chiesa, venga sottoposta al vaglio di chi la giudica "noiosa", che si senta l’esigenza di "riflettere su come valorizzarne i segni" in modo creativo, con chi della vita e del Sacrificio di Nostro Signore ha capito poco o nulla. D’altra parte mi rendo conto che questo problema è legato alla natura conviviale del Novus Ordo: la cena se non è coinvolgente, viva, emozionante, è invito sgradito; penso che il rischio concreto sia di costruire una celebrazione ed una Chiesa adolescenziali, mirate a "coinvolgere" più che a "santificare".

Una voce autorevole ha parlato di "apostasia silenziosa": la stessa che ho sperimentato diffondersi tra i nostri ragazzi e giovani insegnando alle medie e alle superiori, incontrandoli in parrocchia piuttosto che per strada; penso che essa derivi dall’assumere inconsapevolmente la mentalità del mondo contemporaneo con il suo egoismo, l’assenza dello spirito di sacrificio, della mortificazione, la negazione o l’ignoranza del soprannaturale, il relativismo religioso ed etico etc. Il punto dolens tuttavia è che i nostri percorsi di catechismo, i gruppi, l’IRC, favoriscono tutto ciò, laddove la dottrina cattolica è dimenticata, non insegnata, a volte persino ridicolizzata a favore di "dimensioni umane" che non giungono mai al dunque: maturare una scelta consapevole e incondizionata di fede e di vita Cattolica.

In questo la Santa Messa Tridentina impone, con la forza della Grazia e della Tradizione, una messa in discussione della nostra tiepidezza, una riforma personale di vita, unitamente ad un’ecclesiologia sensata dove i fedeli portano avanti la loro battaglia nel mondo, nel lavoro, in famiglia, nello sport, scoprendo che il mondo non li ama perché sono di Cristo e della Chiesa Cattolica; i Sacerdoti si dedicano a Dio, nell’orazione e nell’apostolato, per sostenere, esortare, far maturare, donare la Grazia sacramentale che è Cristo stesso.

Una battaglia pacifica, non irenica, certamente non di "basso profilo"; sento improrogabile una Chiesa che abbia il coraggio della Verità, di ridirla oggi, perché la Dottrina non è sua proprietà ma rappresenta il Buon Deposito che Cristo le ha dato: l’Unicità della Salvezza di Nostro Signore; il senso della vita orientata ai Novissimi; il senso del Sacrificio di Cristo dal quale ciascuno può ricevere la Grazia che salva; il senso di un impegno serio, fatto di ascesi e di caritas che il Signore retribuirà al momento opportuno; il senso della Presenza Vera, Reale di Cristo nell’Ostia; il senso della Speranza per tutti i crocifissi della storia perché Cristo è stato il primo di loro e continua ad esserlo quotidianamente sull’altare; il senso di una Chiesa capace ancora di insegnare ai giovani ad inginocchiarsi per recitare il Santo Rosario; il senso di una Parola al servizio del Santo Sacrificio; una Parola illuminata dalla Tradizione costante piuttosto che abbandonata ad interpretazioni estemporanee, effimere, al "magistero" soggettivo della Cesira, piuttosto che dell’improbabile esegeta di turno, in contrasto con il Magistero della Chiesa.

Quanto mi fa riflettere quel passo di San Paolo: "Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, per il prurito di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole" … e quanta confusione sento, quante banalità, quante sparate, quante "teologie" à la page.

Oggi sono pronto per scegliere Nostro Signore forse più di quando fui ordinato, dieci anni fa, perché vedo la storia che Egli ha fatto con me; pur rattristato per tanti confratelli che, anche recentemente, hanno abbandonato il ministero, con un po’ di nostalgia per la Diocesi che continuo ad amare ed alla quale rimango profondamente legato, oggi scelgo di continuare la mia vita di consacrazione lì dove Egli è presente con Verità, Fede, Dottrina, Speranza, per un futuro di ricostruzione della Chiesa: la Fraternità Sacerdotale San Pio X.

Umilmente chiedo ad un uomo semplice, dal sorriso sincero, ad un Vescovo dalla statura enorme, mons. Bernard Fellay, di accogliermi nella lotta contro l’autodemolizione della Chiesa, affinché Cristo risorga nei cuori e nelle società.

Con la presente dò quindi le dimissioni da parroco dell’Unità Pastorale Alta Valdastico dal mezzogiorno del 30 dicembre, pregando per Lei, mons. Vicario, e chiedendole di provvedere alla cura pastorale di quegli amati parrocchiani.

Finché sono rimasto vi ho dato il mio cuore e ho cercato di trasmettere un po’ della Fede Cattolica tuttavia, senza la Santa Messa di sempre, quella Tridentina, il cielo resta chiuso e la deriva è inevitabile (M. Devies, "La riforma liturgica anglicana").

Certo del reciproco rispetto per una scelta di coscienza tanto travagliata e della vicendevole preghiera che ci unisce all’Unica Chiesa Cattolica, supplico il Signore affinché: "Corpus Domini nostri Iesu Christi custodiat animam nostram in vitam æternam".

Pedemonte, 14 dicembre 2010

con fiducia
don Massimo Sbicego



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 la mia breve riflessione:


Embarassed Le parole di Don Massimo mi ritrovano in un riscontro tristemente reale, per esperienza diretta, in questi quadri:  
 
- PASTORALI INCONCLUDENTI.... frase durissima ma verissima che ci richiama a quell'attivismo infruttuoso dal quale non scaturiscono vocazioni ma tutt'alpiù forgiano nuovi ASSISTENTI SOCIALI.... un parroco una volta disse apertamente in una omelia che NON comprendeva come mai in dieci anni di ATTIVITA' PARROCCHIALI non fosse scaturita NESSUNA VOCAZIONE.... "non comprendeva o ignorava la verità che aveva davanti?" non spetta a me discutere questo, ma ESPORRE IL PROBLEMA SI... questo spetta a noi....  
 
l'altro quadro è il seguente:  
 
- " Il punto dolens tuttavia è che i nostri percorsi di catechismo, i gruppi, l’IRC, favoriscono tutto ciò, laddove la dottrina cattolica è dimenticata, non insegnata, a volte persino ridicolizzata a favore di "dimensioni umane" che non giungono mai al dunque: maturare una scelta consapevole e incondizionata di fede e di vita Cattolica."  
 
il paradosso è che abbiamo una sfilza di CATTOLICI ADULTI.... mentre manca all'interno una autentica MATURAZIONE della fede e della vita veramente Cattolica.... è un paradosso ammantato di superbia e di orgoglio che fa prevalere l'ASSOCIATISMO PENALIZZANDO L'ECCLESIALITA'.... l'associatismo infatti non necessita di dogmi e dottrine, basta UNA QUALSIASI FEDE per renderlo MOVIMENTO....al contrario l'ecclesiologia la quale si fonda sulla dottrina e di conseguenza  SUI SACRAMENTI - Confessione e Messa soprattutto - necessita non di una fede qualsiasi, ma di quella DEL DEPOSITO DELLA FEDE GESTITA NELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA....  
 
Don Massimo ha fatto una scelta che mi riporta allo scenario del Vangelo DI MARTA E MARIA....in Lc.10,38-42 Wink  
Marta " Lo ospitò a casa sua....era molto affacendata" ( ATTIVISMO )....  
Maria invece si mise ai suoi piedi "per ascoltare ciò che diceva" (VITA ECCLESIALE )....  
 
Maria NON DICE NULLA.... :  
"Allora Marta si fece avanti e disse: "Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata da sola a servire? Dille di aiutarmi! Ma il signore rispose: Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose. Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore e nessuno gliela porterà via."  
Gesù non intendeva certo penalizzare LA SANTA ATTIVITA'.... non a caso le maggiori Opere di bene nascono proprio nella Chiesa VERSO LA SOCIETA' E L'UOMO DA SERVIRE.... ma qui Gesù sottolinea proprio quell'ATTIVISMO che non favorisce l'attività ecclesiale... ma resta fine a se stesso, per una necessità SECONDARIA....ed è fondamentale sottolineare che Gesù NON condanna Marta, ma molto più divinamente ELEVA la scelta di Maria AD UNA NECESSITA' PRIMARIA.... Wink  
 
Non dobbiamo giudicare o condannare Don Massimo per la sua "scelta migliore", quanto piuttosto INTERROGARCI ed evitare di comportarci come Marta che a differenza di Maria CHE TACE, DENUNCIA IL SANTO COMPORTAMENTO di Maria, ma senza ottenere ragione... Wink  

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Bartimeo ha detto:

" Noi ci esaltiamo nella disobbedienza, ci sembra di dare prova di energia e di vigore personale; ma San Benedetto dichiara che è semplicemente PIGRIZIA". Paul Delatte, Commentario, pg 19.  
Giusto per usare uno strumento di comparazione tra il vero e Santo Sacerdote che nonostante tutte le prove cui è sottoposto persevera a stare lì dove Dio lo aveva posto e chi non lo fa.  
Poi liberissimo di andare dove vuole. Ma la Chiesa, come dire, non è una azienda da cui ci si dimette per cambiare un'altra azienda.  
"Il dolore è buono, è l'avvicinarsi a Dio" (pg 37) quando uno non sopporta più il dolore cosa fa? Appunto: fugge!  
Liberissimo di andarsene ma non fatelo passare per per martire.  
MD


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la mia risposta:

Embarassed  perdonami Bartimeo, ma Don Massimo NON  si è dimesso.... non ha trattato la Chiesa come "una azienda", se è per questo, in alcune diocesi e parrocchie lo ha fatto da sè stessa.... Wink  
Pur liberissimo di andare dove vuole, egli NON è uscito dalla Chiesa... se la FSSPX fosse FUORI della Chiesa, non avrebbe alcun senso la revoca della scomunica ai 4 vescovi! Segno evidente che il Papa HA ANCORA GIURISDIZIONE SUI 4 VESCOVI e sulla FSSPX che attualmente vive una situazione di EMERGENZA E STRAORDINARIETA'.... così come è altrettanto AMBIGUO sostenere che la Messa antica NON POTENEDO MAI ESSERE ABROGATA E' DUNQUE LIBERALIZZATA - Summorum Pontificum - difatto però è paradossalmente  celebrata in forma "straordinaria".... Embarassed  
se una Messa E' "LIBERA DI ESSERE DETTA"  - parole usate da Benedetto XVI -, perchè RINCHIUDERLA in una forma detta "straordinaria"?  
così si è messa la FSSPX in una sorta di FORMA STRAORDINARIA.... il chè è del tutto legittimo e per altro sostenuto dal Concilio Vaticano II in quel suo concetto di APERTURE a sostegno di ogni attività emergente nella Chiesa.... Wink  
 
In secondo luogo io penserei di più alla vocazione di questa Persona.... se per salvare tale vocazione egli nella FSSPX ha trovato la VIA, LA VERITA' E LA VITA.... buon per lui e per noi perchè come dice san Paolo:  
1Cor  
Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: Io sono di Paolo! oppure: Io invece sono di Apollo! E altri: E io sono di Cefa! O ancora: Io sono di Cristo! Ma Cristo è stato forse diviso?» (1,1 1-13).  
 
Caro Bartimeo, chi ha portato queste divisioni a queste estreme conseguenze? Wink  
 
Don Massimo NON E' FUGGITO.... ma è entrato a far parte di quella schiera di cui il Papa dice nella Lettera ai Vescovi:  
 
Può essere totalmente errato l’impegnarsi per lo scioglimento di irrigidimenti e di restringimenti, così da far spazio a ciò che vi è di positivo e di ricuperabile per l’insieme?  
Penso tuttavia che non si sarebbero decisi per il sacerdozio se... non ci fosse stato l’amore per Cristo e la volontà di annunciare Lui e con Lui il Dio vivente. Possiamo noi semplicemente escluderli, come rappresentanti di un gruppo marginale radicale, dalla ricerca della riconciliazione e dell’unità? Che ne sarà poi? "


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Areki ha detto:
 
Non c'è che da ringraziare il Signore per queste lettere così semplici e profonde. Sono contento perchè don Massimo ha trovato nei superiori diocesani ascolto e comprensione, al di la della situazione che egli denuncia e che effettivamente esiste.  
C'è un disagio in molti sacerdoti e c'è una crisi di identità. Quello che don Massimo ha detto è tutto vero.  
Lo seguo con la preghiera e l'affetto, mentre continuiamo tutti a fare la buona battaglia per la Tradizione.  
don Bernardo



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Il mio grazie:

BRAVO Don Bernardo!!! Smile  
l'assurdità di chi critica la scelta di Don Massimo sta nel fatto che non comprendono questa CRISI D'IDENTITA' della vocazione, ragion per cui, chi si scandalizza di un prete che va nella FSSPX non sa fare e dire nulla per i LAICI che a causa di questa crisi, lasciano la Chiesa invece per recarsi tra i buddisti, animisti, pentecostali, e quant'altro di più esotico esista sul mercato....
  
Al contrario dovremmo RINGRAZIARE Dio per aver conservato questa Vocazione e fare noi lo sforzo, con tutta umiltà, di riconoscere che la crisi d'identità è scaturita all'interno della Chiesa e non nella singola vocazione della fondazione di mons. Lefebvre il quale fondò la FSSPX proprio per salvaguardare l'identità del Sacerdozio CATTOLICO....  

SIAMO NELLA STESSA BARCA..... lo comprendano quanti criticano la scelta di Don Massimo!




Caterina63
00Wednesday, January 12, 2011 12:41 PM
[SM=g1740733] a riguardo del "caso" di don Massimo esposto nel messaggio precedente, ci sono interventi interessanti alcuni dei quali li ho pubblicati sopra, altri li trovate nel Blog in questione, qui ne posterò ancora altri di interesse al tema:


....anima in tormento...ha detto:

sono profondamente triste nel leggere la lettera di don Massimo, perchè non devono esistere due chiese, la chiesa è una!!  
la sua decisione dimostra ancora una volta la grande voglia che abbiamo tutti di sacralità di varcare la soglia e di trovare DIO non il mondo con tutte le sue brutture.  
mi auguro che la chiesa cattolica romana faccia seriamente il punto della situazione e verifichi i frutti del dopo concilio vaticano II.  
Personalmente quando entro in chiesa vorrei trovare un prete riconoscibile già dall'abbigliamento, vorrei sentire musiche degne del culto, bontà, santità delle forme vera arte e universalità...recita così la sacrosanctum concilium......e vedere delle celebrazioni che non siano una profanazione del tempio......diciamolo quanti santi si sono abbeverati con il rito così detto antico????......

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la mia risposta:

Embarassed  NON ci sono DUE Chiese con la FSSPX, ma due modi di VIVERLA, mons. Lefebvre non fondò una Chiesa, ma si accinse a DIFENDERE LA CHIESA da ciò che Paolo VI definì "AUTODEMOLIZIONE".......  
così come non ci sono DUE Messe ma due FORME "ordinaria e straordinaria" che purtroppo sottolineano questo SCANDALO....  
 
"due" Chiese esistono quando si formulano DOTTRINE E DOGMI CONTRARIE E DIVERSE ALLA TRADIZIONE....e dove esistono gruppi AL SUO INTERNO atti a difendere la propria tradizione e non quella della Chiesa, un esempio eclatante è il cammino neocatecumenale, CHIESA NELLA CHIESA perchè Kiko ha ottenuto, paradossalmente, di MODIFICARE I PRESBITERI DELLE CHIESE E NON CELBRANO LA MESSA SUGLI ALTARI CONSACRATI, ma dove vanno devono mettere per ordine di Kiko IL LORO ALTARE al di sotto dell'altare legittimo.... inoltre Kiko insegna che la Comunione deve essere presa OBBLIGATORIAMENTE PER LORO SOTTO LE DUE SPECIE, ALTRIMENTI NON E' COMPLETA....  
Embarassed 

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Bartimeo ha detto:

Caterina. La mia era una risposta e non un ragionamento. Non ho detto si è dimesso ho fatto un paragone ( se leggi bene dico ... come dire, non è un'azienda).  
Detto questo io attendo ancora una risposta a questo quesito.  
Cosa cavolo stanno a discutere a fare se tutto è già così chiaro?  
Se, Mons. Fellay, non è canonicamente Vescovo ( mi sembra di essere nel giusto facendo questa affermazione) ed essendo ( ma non mi risulta sia così) la Fraternita nella Chiesa, il sacerdote che fa passa da una realtà ad un'altra, non deve ubbidire al Vescovo diocesano comunque? Provo a spiegarmi meglio con una battuta: non rischia questo sacerdote di essere mandato a lavorare a Torino dalla fraternita e di ritrovarsi poi come Vescovo cui deve ubbidienza Mons. Nosiglia?  
Attendo le due risposte!  
ciao  
Matteo



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la mia risposta (il messaggio lo trovate nel post precedente)

Smile  Caro Bartimeo, allora conterò sul tuo perdono per il mio avanzato approfondimento alle tue parole...  
quanto a mons. Fellay egli E' VESCOVO, altrimenti non avrebbe avuto senso la revoca della scomunica che stava anche a cuore del Papa.... non ha attualmente GIURISDIZIONE è vero, ma.... non trova forse l'esilio anche la Messa antica che pur essendo STATA LIBERATA di fatto non lo è ed è detta di forma "straordinaria" e dove non è collocata CANONICAMENTE in forma ordinaria in nessuna Chiesa tranne quella della Trinità a Roma perchè voluta espressamente dal Papa e così resa "ordinaria" anche dai Frati dell'Immacolata?  
Ma quale Vescovo VIVE CANONICAMENTE la Messa antica leberalizzata? Wink  
Potremo così chiederci: mons. Fellay è Vescovo? secondo le parole del Papa si, ma attualmente lo è in una forma "straordinaria"....  
non ha giurisdizione... ma è libero  - revoca della scomunica - di esserci....  
 
E' ovvio pertanto ( seconda domanda ) che attualmente la situazione della FSSPX non avendo giurisdizione non dipende dal vescovo del luogo.... ma semmai CHIEDE una sorta di "lasciapassare" direttamente alla Santa Sede che non a caso, dopo l'ED alla fine gli è stato concesso.... leggasi per esempio le recenti ordinazioni presbiteriali di giugno dove il vescovo del luogo - germania - le aveva negate, e la FSSPX, spostandosi di luogo, ha ottenuto un "lasciapassare" dalla Santa Sede.... Wink  
Sono "concessioni" che la Santa Sede può e deve permettersi.... questo per altro garantisce che le divergenze che nascono dentro le diocesi non rischino di diventare  eccessive o peggio, far diventare il vescovo del posto una sorta di Soviet....  
 
Se un domani la FSSPX troverà giurisdizione, sono sicura che ci saranno anche gli elementi per evitare che tale obbedienza al Vescovo possa incidere SULLA FORMAZIONE DEI SEMINARISTI E SULLA LORO SPECIFICA VOCAZIONE all'interno della Fraternità stessa... l'esempio concreto lo abbiamo negli Ordini Religiosi dove non è il vescovo a determinarne l'andamento....  
spero di aver dato un contributo alle tue domande....  
un abbraccio!



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