La Chiesa di fronte ai Totalitarismi

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Caterina63
00Monday, December 15, 2008 4:36 PM

Un grazie al sito: www.culturacattolica.it


Chiesa e totalitarismi

Riemerge la lettera che Papa Pio XI inviò al re per fermare le leggi razziali del 1938

ROMA, lunedì, 13 febbraio 2006 (ZENIT.org).- Sulla copertina del numero in edicola (n. 7, 16 febbraio 2006) del settimanale "Panorama" è riportata la notizia della pubblicazione di una lettera che Papa Pio XI inviò il 5 novembre 1938 a Vittorio Emanuele III, re d'Italia, per impedire la promulgazione delle leggi razziali varate da Benito Mussolini contro gli ebrei.

Nel tentativo di impedire la pubblicazione delle leggi razziali, la Santa Sede aveva tentato una mediazione tramite il padre gesuita Pietro Tacchi Venturi e il sottosegretario al ministero degli Interni, Guido Buffarini-Guidi.

Fallita la mediazione il 4 novembre 1938, Pio XI scrisse al Duce, Benito Mussolini, dal quale non ottenne alcuna risposta.

Il 5 novembre, quindi, il Pontefice scrisse una lettera direttamente al re, Vittorio Emanuele III, protestando perché la legge "per la tutela della razza ariana" comprendeva norme in aperto contrasto con il Concordato stipulato l'11 febbraio del 1929 tra Santa Sede e Regno d'Italia. Nella lettera, Pio XI lamentava anche che Mussolini non avesse preso in considerazione il punto di vista della Santa Sede, neanche per ciò che riguardava gli ebrei convertiti alla religione cattolica.

La lettera, riprodotta per intero da "Panorama", è parte dei documenti contenuti nella collezione storica che Licio Gelli ha donato allo Stato italiano e che sono stati presentati l'11 febbraio 2006 a Pistoia.

Per approfondire il senso e la rilevanza storica di questa lettera, ZENIT ha intervistato il professor Luigi Matteo Napolitano, docente di Storia delle Relazioni Internazionali all'Università di Urbino.

Che ne pensa della lettera inviata da Pio XI al re Vittorio Emanuele III per contrastare le leggi razziali, pubblicata dal settimanale "Panorama"?

Napolitano: La lettera non è una novità. Fu resa nota alla fine degli anni Cinquanta da Padre Angelo Martini, uno dei quattro gesuiti curatori dei documenti vaticani sulla Seconda Guerra Mondiale; e anche in quei volumi se ne trova traccia.

La lettera è stata pubblicata poi nel 2003 da Gianluca André, nel volume dei Documenti Diplomatici Italiani da lui curato. Più importante è dire che la missiva si pone nell'ambito di quella forte critica che la Santa Sede (nelle persone di Pio XI e del suo Segretario di Stato Eugenio Pacelli, poi suo successore) muoveva alla Germania hitleriana e al "modello razzista" importato in Italia da Mussolini. Su questo la documentazione è inoppugnabile.

Più importante è aggiungere un tassello a questa storia. È vero che il re rispose al Papa di aver trasmesso a Mussolini il suo messaggio, e che questo sarebbe stato tenuto "in massimo conto" per conciliare i punti di vista divergenti fra Chiesa e Stato. Ma questa era una risposta del tutto formale, di circostanza. Lo prova il fatto che la lettera del re fu redatta dallo stesso Mussolini il quale, nel prepararla, disse al sovrano che i punti di vista della Santa Sede e dell'Italia fascista erano "molto antitetici" e che il Vaticano stava tirando alquanto la corda con l'Italia, mollando completamente in altri casi (e non alludeva certo alla Germania, ma all'atteggiamento del Vaticano verso le potenze "democratiche"). Di queste considerazioni riservate ovviamente non vi è traccia nella risposta del re che, come si è detto, riproduceva alla lettera la bozza di Mussolini.

La sensazione diffusa dalla metà degli anni Sessanta in poi è che la Chiesa cattolica non avesse fatto nulla contro le leggi razziali. Questa lettera mostra invece un atteggiamento di critica severa contro quelle leggi. Sulla base della conoscenza che lei ha di quel periodo, cosa si può dire sull'atteggiamento della Santa Sede in merito alle leggi razziali?

Napolitano: Nel periodo considerato sono molti gli elementi che provano come tra la Santa Sede e le dittature ci fossero ripetuti e aspri contrasti. Non si tratta solo di una critica severa, ma anche di una generale ripulsa nei confronti di tutto ciò che nazismo e fascismo ormai rappresentavano, in termini di idee-guida e di direttrici politiche.

Tornando alla domanda, è importante vedere che cosa accadde dopo il decreto-legge del 10 novembre 1938, che varò le leggi razziali. Gli archivi conservano le note di protesta della Santa Sede contro queste leggi: la prima è del 13 novembre 1938, la seconda del 22 successivo. Ad esse il Governo italiano rispose con una nota del 29 novembre, cui il Vaticano replicò con altra nota del 14 dicembre.

Il bilancio di questi scambi e dei rapporti tra il Vaticano e l'Italia sta tutto nelle parole di Eugenio Pacelli riguardo alle leggi razziali fasciste: "Mussolini pensi bene a quello che fa: deve sapere che sono molti gli Italiani, anche in alto, malcontenti di Mussolini. È un vulnus al Concordato: il Santo Padre non si presterà in nessun modo". Questo risulta dagli archivi, e non solo da quelli vaticani.

Ci fu qualche altra istituzione, gruppo politico o corrente culturale che si oppose alle leggi razziali?

Napolitano: Le leggi razziali rappresentavano un innesto innaturale nella cultura e nei valori italiani. Pur dietro un'apparente consenso al regime, non dovrebbe sorprendere il riscontrare diffuse aree di dissenso nei confronti di quelle leggi, considerate una passiva imitazione del nazismo: un "corpo estraneo" (e purtroppo invasivo) nella vita italiana. La Chiesa cattolica e i fedeli, in grado diverso, svilupparono così una "disubbidienza civile" nei confronti di quelle leggi, proprio come accadde nella Francia di Vichy; e lo fecero aiutando gli ebrei perseguitati nei modi in cui ciò si poté fare. Lo prova, del resto, anche il recente volume sui "Giusti italiani" (molti dei quali cattolici) curato da Yad Vashem. La Santa Sede fece fronte all'emergenza razziale con la sua rete di nunziature, delegazioni apostoliche e diocesi; ma anche creando un ufficio dedicato all'assistenza di tutte le vittime di guerra. Nessuna organizzazione o istituzione impegnata in questo campo (come la Croce Rossa internazionale o le stesse agenzie ebraiche) poté privarsi del consiglio e della collaborazione del Vaticano nei momenti più drammatici della Seconda Guerra Mondiale e della Shoah.



 

La purificazione della memoria storica mette in evidenza un aspetto della Chiesa: la fallibilità, il peccato.
Questo è vero. Voluta e fondata da Cristo, assistita continuamente dal soffio dello Spirito Santo, è di fatto però guidata da uomini, con il loro carattere, personalità, vedute.
Tuttavia questa operazione contiene anche un rischio: presentare la Chiesa umana, troppo umana.
Questa Chiesa avrà anche qualcosa di positivo; a suo credito avrà anche dei meriti.
Le sue innegabili ombre non riescono ad offuscarne la luminosità, il suo ruolo di leadership.
Cristo si è presentato al mondo come 'luce, maestro, guida'. Queste stesse prerogative le ha trasmesse anche alla sua Chiesa.

Come sarebbe l'umanità, oggi, alla fine del secolo, in un tentativo di affermazione del 'pensiero debole', nella obliterazione di punti di riferimento, se non ci fosse una Chiesa, un Pontefice che ha il coraggio di ricordare all'uomo di 'essere uomo', di presentargli continuamente i suoi elementi costitutivi ed i principi ai quali deve modellare i suoi comportamenti.
Un effato filosofico dice: "Agere sequitur esse": il modo di agire deve essere conseguenziale, in rapporto alla natura dell'essere.
Anthony Rhodes ha concluso un suo libro con la seguente riflessione: "Malgrado alcune deficienze ed alcune pecche, la Chiesa Cattolica è un istituto di valore così unico che, senza di essa, il mondo civile sarebbe infinitamente più povero".
La Chiesa si è fatta paladina della verità e della giustizia.
Lei, piccolo Davide, senza esercito, senza armi, appoggiandosi solo alla croce di Cristo ed irrobustita dalla grazia dello Spirito Santo, ha avuto il coraggio di fronteggiarsi con i vari giganti Golia che sono sorti in questo secolo, per impedire loro la distruzione fisica e morale dell'umanità.
A questo suo mandato in favore dell'uomo, vera missione umanitaria, la Chiesa è stata fedele fino allo spargimento del sangue.

Noi rimaniamo impressionati di fronte al numero dei martiri dell'antico Impero. Eppure gli Imperi di questo ultimo secolo ne hanno immolato ancora di più.
Sembrava che la chimerica pretesa di distruggere la Chiesa fosse un progetto ormai archiviato. Eppure ogni tanto riaffiora in diverse forme camaleontiche.
Il Novecento si è aperto con il tentativo francese di attuare la separazione della Chiesa dallo Stato, per opera del Presidente del Consiglio Emile Combes. Costui si lamentava che "la Chiesa Cattolica si era riorganizzata in una gerarchia dispotica che guidava il popolo verso un ideale del tutto opposto a quello della società moderna, tramando apertamente la distruzione di quell'edificio politico e sociale costruito dalla Rivoluzione. Tra non molto noi dovremo probabilmente annientare la reazione clericale di un secolo".

Questo momento non tardò a venire. Il 1° luglio del 1901 tutte le associazioni a carattere religioso furono poste sotto il controllo dello Stato. Combes abrogò il diritto all'insegnamento agli Ordini religiosi (Legge del 7 luglio 1904). Il 9 dicembre 1905 fu firmata la legge (art. 2) della separazione della Chiesa dallo Stato. A quel tempo si diceva: "Contro il prete tutto è lecito. E' il cane rabbioso che ogni passante ha diritto di abbattere prima che il suo virus impesti il gregge" (Henri Béranger).
Pio X si oppose fermamente a tutto questo, con le due encicliche: Vehementer (11 febbraio 1906) e Gravissimo Officii Munere (10 luglio 1906).

Non si tratta di una persecuzione cruenta ma densa di odio laicista. Il clero non si lasciò intimidire. Sia i diocesani come i religiosi obbedirono al Papa. La Chiesa francese perdeva circa trenta milioni di franchi annui di compensi ai religiosi e di fondi per la manutenzione degli edifici. Affrontò ogni serie di sacrifici e ristrettezze. Il clero visse alla giornata con fondi provenienti da enti caritatevoli e privati. Parecchi sacerdoti cercarono di trovarsi un lavoretto per sopravvivere; ma la fedeltà a Roma non fu incrinata (A. Rhodes, p. 8s).
Altre difficoltà sorsero da parte dei nuovi Governi succeduti al crollo dell'impero austro-ungarico. Anche qui la Chiesa dovette prendere netta posizione. Per esempio: l'episcopato cecoslovacco emanò il 6 marzo 1926 una lettera pastorale nella quale escludeva dal battesimo, matrimonio e sepoltura religiosa i comunisti, socialisti, massoni e liberali (A. Rhodes, p. 100).

Tuttavia i tentativi più violenti di distruggere la Chiesa e le persecuzioni furono quelli conseguenti alla rivoluzione bolscevica dal 1917 fino alle recenti trasformazioni, che potremo datare con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989. In questa situazione si può parlare di quella "moltitudine immensa" di martiri dell'Apocalisse.
Ancora oggi, ancora in questi mesi, vengono pubblicati libri che (alla luce dell'apertura degli archivi) confermano la triste volontà di voler annientare la Chiesa in quelle regioni.
La Chiesa, sia cattolica che ortodossa, ha pagato con un grande spargimento di sangue la sua fedeltà a Cristo ed all'uomo.
Si è perfino tentato di sottrarre a questi eroi la stessa corona del martirio, sostenendo che queste uccisioni non furono attuate da motivazioni religiose bensì politiche. Questo è falso come emerge da una congerie di pubblicazioni, anche recentissime.

Nel marxismo teorico c'è come principale punto del programma la eliminazione della prima sovrastruttura: quella religiosa. Celebre è la frase: "La religione è l'oppio del popolo".
Se nel secolo scorso la riflessione di Marx è rimasta teoria, nel nostro ha avuto l'attualizzazione cominciando da Lenin. Il ricordo di alcune sue linee programmatiche permette di avvertire meglio l'ampiezza del tentativo antireligioso:
"La religione è l'oppio del popolo. La religione è una specie di acquavite spirituale....
L'operaio cosciente moderno, getta via con disprezzo i pregiudizi religiosi, lascia il cielo a disposizione dei preti e dei bigotti borghesi, conquistandosi una vita migliore su questa terra. Il socialismo chiama la scienza a combattere contro le tenebre della religione e liberare l'operaio dalla credenza in una vita d'oltretomba... Nessuna sovvenzione statale deve essere accordata alla chiesa ed alle associazioni confessionali e religiose... Noi ci proclamiamo atei nel nostro programma... Il nostro programma è interamente fondato sulla concezione scientifica, e più precisamente materialistica, del mondo... La nostra propaganda comprende necessariamente anche la propaganda dell'ateismo" (dicembre 1905, vol. 10, p. 73 ss.)

"La base filosofica del marxismo, come Marx ed Engels hanno più volte affermato, è il materialismo dialettico, materialismo incontestabilmente ateo, risolutamente ostile ad ogni religione... La religione è l'oppio del popolo: questo detto di Marx costituisce la pietra angolare di tutta la concezione marxista in materia di religione... Il marxismo è materialismo. Come tale esso è altrettanto implacabilmente ostile alla religione quanto lo è il materialismo degli enciclopedisti... Noi dobbiamo lottare contro la religione: questo è l'abbiccì di tutto il materialismo, e quindi del marxismo... Bisogna far scomparire le radici sociali della religione... Dunque: abbasso la religione, viva l'ateismo; la diffusione delle idee atee è il nostro compito principale" (maggio 1909, vol. 15, p. 380 ss).
Da questa concezione ideologica, deriva anche la morale comunista. In un discorso sui "Compiti delle Associazioni giovanili" (2 ottobre 1920) Lenin ha fortemente difeso l'esistenza e l'essenza della morale comunista.

A chi obiettava che il partito era senza morale, lui ha risposto categoricamente che "la morale comunista non è dedotta dai comandamenti di Dio": "Noi neghiamo tutte queste morali. Diciamo che la nostra etica dipende in tutto e per tutto dagli interessi della lotta di classe del proletariato... Per noi la moralità dipende dagli interessi della lotta della classe operaia" (vol. 31, p. 269 ss.).

A chi potrebbe pensare che queste concezioni non appartengono all'essenza del comunismo ma sono semplicemente opinioni 'private' di Lenin, mi permetto di accennare l'atteggiamento di Kruscev. Pur avendo tentato di attuare, come si dice, una politica di distensione, ha dato un risveglio alla lotta antireligiosa nel programma contenuto nel famoso Rapporto Il'icev sulla intensificazione della propaganda ateistica (1964). Se per fortuna sono state limitate le forme precedenti di crudeltà, l'impegno si è spostato sul piano scientifico, sempre molto limitativo nei confronti della libertà religiosa.
Se oggi le cose stanno gradualmente cambiando, non si deve dimenticare l'intrinseco negativo di queste dottrine. Anche se non sono riuscite a raggiungere lo scopo, si deve ammettere che lo hanno tentato con ogni mezzo ed al di là di ogni misura.

Ma il Vangelo parla chiaro: "Portae inferi non praevalebunt adversus eam" (Le potenze dell'inferno non prevarranno contro di essa - Mt XVI, 18).
Ironia della sorte: proprio poco tempo fa un Papa ha messo piede in Georgia, celebrandovi una solenne liturgia, proprio in quella terra che aveva dato i natali ad un georgiano che aveva come scopo la distruzione della Chiesa.
Lui è morto nel 1953; nel 1956 il suo successore ne ha svelato i torbidi pensieri con la famosa destalinizzazione. Ma quella Chiesa che ha fatto tanto per annientare sta risorgendo dalle ceneri per continuare ad essere luce e vita.
Purtroppo il presente secolo è pieno di questi tentativi ma anche di tanti eroismi.
All'indomani della rivoluzione bolscevica, il germe malefico dell'odio alla religione è stato trasferito in Messico. Ed abbiamo negli anni '20 la terribile ondata persecutoria contro la Chiesa messicana. Uno dei martiri più conosciuti è Padre Pro.

La matrice di questa persecuzione non è soltanto marxista. Altre forze, endogene, hanno apportato il loro contributo. Una di queste, che ha avuto grande incidenza, è la massoneria. Nel Congresso internazionale di Buenos Aires (1906) è stato tracciato il "piano d'azione" per annientare la Chiesa e la fede nell'animo dei credenti.

Per la loro importanza ed incidenza nel Messico e, come vedremo, anche nella Spagna, riporto solo alcune della 40 conclusioni:
"3)

E' necessario adottare una morale più ampia e generosa e liberarsi da quella vacua, imbecille morale ecclesiastica;
4) si deve stabilire il divorzio;
7) l'insegnamento pubblico deve essere laico;
8) l'insegnamento dogmatico e le pratiche religiose costituiscono un ostacolo per il recupero dei reclusi; pertanto debbono essere banditi dal regime penitenziario;
15) i conventi femminili devono essere aboliti;
17) la scuola laica è l'unica che risponda agli interessi della società moderna;
18) è necessario impedire la fondazione di nuovi conventi;
20) bisogna dare maggior spazio all'istruzione laica dello Stato ed esercitare il più severo controllo sull'istruzione data dai privati;
22) gli ordini religiosi devono essere aboliti;
27) si riconosce la necessità di creare a Roma un giornale che combatta il Vaticano;
33) le processioni pubbliche devono abolirsi in quanto pericolose per la pubblica tranquillità".

Negli anni '20, mentre in Russia dopo il periodo chiamato "comunismo di guerra", si stava sistematicamente applicando l'ideologia non solo non solo contro Dio ma anche contro l'uomo, nell'Europa occidentale stava sorgendo un'altra non meno infausta ideologia, la nazional-socialista. Uno dei suoi scopi era quello di distruggere la fede e la morale cristiana, per sostituirla con altre categorie, di annientare non solo la Chiesa cattolica ma anche quella protestante e tutti coloro che si impegnavano a tenere viva nel popolo la fiamma della religione e dell'onestà. Chiunque affermava una visione ultraterrena della storia e dell'uomo faceva ombra al nuovo idolo di fronte al quale milioni di vite umane furono immolate.

Alla Chiesa trascendente questa ideologia ha voluto sostituire una chiesa immanente, una chiesa pangermanica come emanazione dello Stato-divinità e deputata alla sua idolatria e servizio. Al culto divino si è voluto contrapporre un culto naturalistico, alle feste religiose feste soltanto civili e pagane, evidenziando non l'immagine di Dio impressa in ogni uomo (Gen I, 26) ma la sua forza bruta e l'immoralità delle passioni. Questo è dimostrato da un documento caduto nell'autunno del 1941 nelle mani degli Alleati nel quale erano elencato trenta punti concernenti la creazione di una "Chiesa Nazionale Tedesca".

Gli estremi coincidono. L'impianto marxista-sovietico come questo nazional-socialista tedesco hanno tentato di soppiantare il "paradiso celeste" per impiantare un "paradiso terrestre". Ed invece, dietro quella artificiale facciata di gioiosità della vita c'erano nascosti i gulag, i lager. Quelle terre furono trasformate non in un paradiso ma in una triste valle di lacrime, in un immenso cimitero.

Il nostro gande poeta Dante nel linguaggio poetico aveva già ben evidenziato questo nel cantico di Ulisse: "Il mare si chiuse sopra di loro". Quel tentativo di varcare le colonne d'Ercole, quello sforzo titanico dell'uomo di di andare oltre i suoi limiti del finito per sostituirsi alla divinità, si sono rivoltati contro lo stesso uomo, simili ad un boomerang, portando come effetto la pazzia e la tirannide, foriere di distruzione e di morte.

Ma anche qui la Chiesa non si è lasciata intimidire. Il coraggio evidenziato da figure come Faulhaber, von Galen, e nel mondo protestante Bonhoeffer e tanti altri lo possono testimoniare.

Dal 1931 con punte fino al 1936 e con strascichi fino al 1939, anche nella Spagna c'è stato un tentativo di annientamento della Chiesa. Tra vescovi, sacerdoti e religiosi le vittime, secondo i calcoli più sicuri, sono state 6.832, oltre alla numerosa schiera dei laici che, pur nella difficoltà del conteggio, sarebbero diverse decine di migliaia. Molti di questi sono stati già beatificati per martirio.


Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele

Caterina63
00Monday, December 15, 2008 4:41 PM
MA LA CHIESA NON E' SOLTANTO MARTIRE, E' ANCHE MAESTRA
Autore: Mattioli, Vitaliano

I Papi hanno il dovere di smascherare le false dottrine.

Il magistero pontificio di questi decenni è denso di interventi chiarificatori.
Nei riguardi del Messico Pio XI è intervenuto in diverse occasioni.
1) Con l'Epistola Apostolica Paterna Sane (2-2-26);
2) Con l'Enciclica Iniquis Afflictisque (18-11-26);
3) Con l'Epistola Enciclica (29-9-32).

Anche per la Spagna Pio XI non è stato a guardare. Il suo principale intervento è costituito dalla Lettera enciclica Dilectissima Nobis (3-6-33).

In questa doppia serie di interventi il Papa rivendica alla Chiesa i suoi diritti di professare liberamente la fede cattolica e di esercitare il culto nelle varie modalità pastorali. Esorta vescovi, sacerdoti, fedeli di rimanere fedeli al mandao di Cristo.
Tuttavia i due interventi più conosciuti e che hanno suscitato più scalpore sono state le due Encicliche del 1937 contro il nazional-socialismo e il comunismo. Rispettivamente la Mit Brennender Sorge (14-3-37) e la Divini Redemptoris (19-3-37). E' da ricordare che ambedue i documenti sono stati preparati dall'allora Card. Eugenio Pacelli, Segretario di Stato.

Nel documento contro il nazional-socialismo, definito "una delle più severe condanne di un regime nazionale che il Vaticano avesse pronunciato" (Rhodes), Pio XI chiarisce lo specifico della dottrina cristiana che non ha niente a che vedere con questa nuova filosofia della vita. Molti cristiani potevano essere indotti in errore. Per questo il Pontefice tenta di smascherare quegli insani principi che già avvelenavano il popolo. Evidenzia come il nazional-socialismo sta esattamente agli antipodi del cristianesimo; non è per l'uomo ma contro l'uomo.

Si tratta di due concezioni opposte della vita e del mondo. L'una imperniata sull'uomo, sul sangue, sulle sue capacità di autoredenzione, sull'orgoglio della razza; l'altra dominata dalle idee di Dio, della sua rivelazione biblica, del peccato e della redenzione per Cristo, della Chiesa, dalla rivalutazione dell'uomo, di qualunque uomo in quanto fatto ad immagine e somiglianza di Dio e redento da Cristo. Il cristianesimo è una religione universale ed è proteso a tutta l'umanità.
Pio XI cercò in qualunque modo di smascherare queste insane dottrine.
Lo stesso concordato del 20 luglio 1933 con il Terzo Reich non è affatto un atto di simpatia verso il nuovo regime ma una condanna indiretta in quanto costituisce una difesa da parte della Chiesa che si sentiva minacciata nella sua stessa natura.
Così il grande storico Jedin commenta il fatto: "La Chiesa quindi si trovò necessitata ad un concordato in una misura mai sperimentata fino a quel momento. Pertanto il concordato della Santa Sede con il Reich germanico va considerato un'arma difensiva".
L'Episcopato tedesco collimava in pieno con il Pontefice da costituire allora veramente un 'cuor solo ed un'anima sola'. Diverse furono le condanne prese nelle riunioni episcopali a Fulda e nelle letetre pastorali: sono almeno 10 questi interventi.

Famose sono anche le prediche degli arcivescovi Faulhaber e von Galen rispettivamente nell'avvento del 1933 e nell'estate del 1941 per le decise prese di posizione contro l'ideologia nazional-socialista decisamente anticristiana ed antiumana.
A pochi giorni di distanza uscì l'altro documento: Divini Redemptoris nel quale si evidenziavano tutti i mali del comunismo applicato in Russia, Messico, Spagna. Ne stigmatizza in particolare la dottrina in quanto non solo contro la Chiesa ma contro qualunque forma di religione e contro lo stesso uomo: "Il comunismo spoglia l'uomo della sua libertà, toglie ogni libertà alla persona umana ed ogni ritegno morale contro l'assalto degli stimoli ciechi. Diventa una semplice ruota ed ingranaggio del sistema (10)... Rifiuta alla vita umana ogni carattere sacro e spirituale (11)... Il comunismo impoverisce la persona umana, capovolgendo i termini della relazione dell'uomo e della società" (30). "Il comunismo di oggi... nasconde in sé un'idea di falsa redenzione. Uno pseudo ideale di giustizia, di uguaglianza e di fraternità nel lavoro, pervade tutta la sua dottrina e tutta la sua attività di un falso misticismo" (8).

Questa dottrina era stata già condannata dai suoi predecessori fin dal suo sorgere nel secolo scorso. Pio IX, nella enciclica Qui Pluribus così la stimmatizzò: "Nefanda dottrina, sommamente contraria allo stesso diritto naturale, che porta al radicale sovvertimento dei diritti, delle cose, delle proprietà di tutti, e della stessa società umana" (Qui pluribus, 9-11-1846). Ed il suo successore Leone XIII, a sua volta riferendosi a questa dotrina, così si esprimeva: "Micidiale pestilenza che intaccando il midollo della società umana la condurrebbe alla rovina" (Quod apostolici Muneris, 28-12-1878).

La seconda guerra mondiale ha fatto da spartiacque tra la prima e seconda parte del secolo.
Le persecuzioni del nazional-socialismo ed i tentativi di distruggere la Chiesa sono terminati con l'annientamento del sistema.
Mentre sono continuate in forma esasperata nell'Unione Sovietica e nelle Nazioni dell'Europa dell'Est cadute sotto la sua egemonia.

Qualche anno dopo un altro fronte si è aperto in Cina con la vittoria di Mao: un'altra cristianità martirizzata ed immolata all'idolo di una folle ideologia. Mao ha recato un danno ancora più grave: ha creato una 'chiesa parallela' a servizio del Partito: la 'chiesa patriottica' che esiste ancora oggi e procura non poche difficoltà.
Inoltre la persecuzione si è estesa anche alle Chiese dei territori del Sud-Est asiatico, dovunque si è impiantato il regime comunista: Viet-Nam, Laos, Cambogia, Corea.

In queste nazioni i fedeli hanno dimostrato una fede veramente eroica.
Già si sa molto delle uccisioni subite dalla Chiesa cinese, delle limitazioni e persecuzioni. Continuamente, ancora oggi, giungono testimonianze di tutto questo. Ma quando anche qui si potranno consultare gli archivi, apparirà tutta l'immane tragedia che i cristiani cinesi hanno vissuto per la loro fedeltà a Cristo.
Gli anni '60 hanno visto l'estendersi della lotta contro la Chiesa anche nel continente africano e latino-americano.

Nel continente africano, la decolonizzazione e l'odio contro gli europei ha coinvolto anche la Chiesa. Si tratta di fatti conosciuti da tutti.
Nell'America Latina le varie dittature che hanno voluto trovare una giustificazione nella dottrina della Sicurezza Nazionale, hanno combattuto la Chiesa considerandola un veicolo per la diffusione dell'ideologia comunista, una porta per l'affermazione dei partiti comunisti nel Sud-America. Quale cecità!
Il fatto che la Chiesa, schieratasi sempre a favore dell'uomo, predicava la giustizia sociale, difendeva i poveri, gli oppressi, dava voce a chi non ne aveva, è stato frainteso come predicazione del marxismo!
Si è dimenticato invece che la giustizia è una virtù naturale che rientra nei contenuti del V° comandamento. La Chiesa, impegnandosi a difendere i deboli contro i soprusi, predicando la giustizia sociale non fa altro che compiere un suo dovere, quello di predicare il Vangelo nella sua interezza, nel quale sono contenuti anche i principi della virtù della giustizia.

Del resto la dottrina sociale della Chiesa si fonda proprio su questo.
Ma la miopia di certi uomini, che si chiamavano 'cristiani', non permetteva loro di comprendere questo dinamismo interno alla Chiesa, la quale ha pagato e continua a pagare a carissimo prezzo la fedeltà al compimento della sua missione evangelica.

Uno per tutti mi piace ricordare Mons. Oscar Romero. Nella sua ultima predica difese questo compito della Chiesa.
Ma dietro questo nome ci sono tanti altri meno carismatici ma non per questo meno degni di memoria e di ammirazione.
Un altro fronte persecutorio è costituito dai vari integralismi religiosi, con la copertura di nazionalismo. Basta pensare alla situazione della Chiesa nel Libano, in Indonesia. Sono di poche settimane fa le violenze che si sono abbattute contro i cattolici di Timor Est.

Nel Nord-Africa e negli Emirati arabi la Chiesa continuamente è sottoposta a soprusi di ogni specie, limitazioni, brutalità fino alle uccisioni. Le notizie che continuamente giungono sono davvero raccapriccianti.

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Autore: Mattioli, Vitaliano


Se questi sono i Fronti negativi che chiameremo Ad Extra, non sono mancati in questo secolo gli attentati Ad Intra, all'interno della stessa Chiesa, dai quali lei si è dovuta difendere. Si tratta di attentati alla dottrina stessa della Chiesa, gli attacchi all'ortodossia.

Il secolo si è aperto con il modernismo e la questione dell'Action Française, facente capo a Charles Maurras e condannata dal Vaticano nel 1926. L'appoggio dato alla Chiesa da questo movimento aveva poco da fare con la religione.
Altri interventi si sono succeduti sia prima come dopo il Concilio: il catechismo olandese, un libro di moralisti americani sulla sessualità; recentemente circa la 'Teologia della Liberazione' in America Latina, ed altre deviazioni dottrinali di singoli teologi.

Combes parlava di 'gerarchia dispotica'. Questo atteggiamento della Chiesa non potrebbe dar adito ad una riflessione: la Chiesa che combatte i totalitarismi non è poi la prima totalitaria a casa sua?

Qui si deve chiarire la struttura della Chiesa che è una 'societas sui generis'. Uno degli angoli di osservazione sbagliati è quello di porsi nei riguardi della Chiesa con un'ottica pagana, pianificandola con tante altre organizzazioni umane. La Chiesa non ha coniato, non possiede una 'sua' dottrina, ma solo quella del suo fondatore Cristo, alla quale lui l'ha affidata e che la Chiesa deve sforzarsi di custodire gelosamente.

Allora non si tratta di 'dittatura del pensiero' ma di 'fedeltà' a Cristo e di rispetto per la verità. La Chiesa è chiamata ad esercitare la 'diaconia' della verità.
Se sono molto pericolosi i tentativi da parte di strutture politiche di annientare la Chiesa nella sua conformazione visibile, molto più rischioso è l'attentato che viene rivolto al cuore stesso della Chiesa, all'integrità della dottrina cristiana. Non ho detto "alla 'sua' dottrina" ma "alla dottrina di Cristo". Volutamente mi sono espresso così proprio perché la dottrina che la Chiesa presenta e difende non è la 'sua' ma le è stata affidata da Cristo.

La discussione teologica è utile e necessaria se serve a chiarire, approfondire, evidenziare la ricchezza intrinseca della verità. E' invece dannosa quando tenta di mettere in dubbio la stessa verità, di alterarne l'essenza stessa dei contenuti. Compito dei teologi è di sviscerare i profondi e molteplici contenuti della verità. Il teologo, all'inizio del suo mandato deve proferire un giuramento di fedeltà, dove tra l'altro si legge: "Nell'adempiere il compito che mi è stato affidato a nome della Chiesa conserverò integro il deposito della fede, lo trasmetterò e lo spiegherò fedelmente, evitando qualsiasi dottrina ad esso contraria" (Professio Fidei, 1 marzo 1989).

A questo punto la Chiesa interviene spinta da un duplice dovere di fedeltà: a Cristo ed all'uomo. Giovanni Paolo II è intervenuto su tale argomento con l'enciclica Veritatis Splendor. Nel n. 37 si legge: "In forza del mandato divino che gli è stato dato nella Chiesa, il magistero ha per missione di proporre l'insegnamento del Vangelo, di vegliare sulla sua integrità e di proteggere così la fede del popolo di Dio. Per realizzare questo, talvolta può essere costretto a prendere delle misure onerose. Agendo così esso intendere essere fedele alla sua missione".
Ho tentato di aprire uno squarcio nella storia di questa secolo per quanto riguarda le difficoltà che la Chiesa ha dovuto affrontare. E' emerso un panorama preoccupante ed eroico: eroico perché la Chiesa non ha ceduto e dopo la persecuzione è rifiorita più giovanile di prima, annaffiata dal sangue dei martiri, secondo quella proverbiale espressione di Tertulliano: "Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani".

Ma anche preoccupante e doloroso, segno della miopia e superficialità degli uomini. Se costoro fossero convinti dell'importanza della Chiesa, della sua insostituibilità nel quadro dell'ecologia morale e spirituale, non si sforzerebbero di privare il mondo e loro stessi di un bene così preziono ed unico. In una lettera un cristiano del Viet-Nam così si esprime: "Quando si vive in una società in cui la religione esiste, si critica i religiosi senza rendersi conto di come sarebbe la vita senza di essi. E' solo quando si vede tutta una società che bandisce la religione, che ci si rende conto fino a che punto l'uomo può diventare orribile senza di essa" (settembre 1977).

La frase di Anthony Rhodes, citata all'inizio è profondamente vera. Proviamo ad immaginare la società di oggi senza questo punto di riferimento. In un mondo di compromessi, che va alla deriva, che ha perso la bussola dei valori, la Chiesa è l'unica che si erge come via e luce, che ha il coraggio, a rischio di rendersi antipatica, di proclamare come stanno le cose, la verità sull'uomo, che non sbiadisce i valori ma li ripresenta, sfidando l'attuale schizofrenia dell'uomo occidentale, pur di salvarlo dalla spirale dell'autodistruzione interiore.
Anche questa Chiesa è santa e peccatrice insieme. Anche lei ha bisogno di perdono. Ma se lei deve chiedere perdono, molto di più deve concedere il perdono. Ma la Chiesa, vera madre, ha già perdonato, al imitazione del suo Fondatore: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno", non sanno di qual bene privano loro e la stessa umanità con la distruzione della Chiesa.

Costoro tuttavia devono rendersi conto di un'altra realtà. Forse a costoro sarà bene ricordare le parole del saggio Gamaliele il quale al Sinedrio che voleva impedire agli Apostoli di predicare nel nome di Cristo, rispose: "Lasciate in pace questi uomini e non occupatevene più. E la ragione è questa: nel caso che questa teoria e questa prassi sia di origine umana essa si dissolverà; se invece è da Dio, non sarete voi a distruggerla; senza contare che un giorno non vorrete risultare nemici anche di Dio" (At V, 38 s.).

S. Leone Magno scriveva: "Nessun genere di crudeltà può distruggere una religione, che si fonda sul mistero della croce di Cristo. La Chiesa infatti non diminuisce con le persecuzioni, anzi si sviluppa, e il campo del Signore si arricchisce di una messe sempre più abbondante, quando i chicchi di grano, caduti a uno a uno, tornano a rinascere moltiplicati" (Discorso n. 82).

Questo non perché gli uomini che dirigono la Chiesa sono migliori o più bravi degli altri, ma perché la Chiesa è di Cristo e dietro questi uomini c'è l'assistenza continua di Cristo e del Suo Spirito: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevaranno contro di essa" (Mt XVI, 18); "Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo" (Mt XXVIII, 20).

Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Caterina63
00Tuesday, November 17, 2009 3:01 PM
Il decano del Collegio cardinalizio sul contributo dei cristiani alla costruzione del continente

Per un'Europa non confessionale
ma neppure laicista




Nella mattinata del 16 novembre, presso l'Università Europea di Roma, è stato presentato il volume Per una nuova Europa. Il contributo dei cristiani (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2009, pagine 104, euro 11) del cardinale decano del Collegio cardinalizio. Pubblichiamo l'introduzione dell'autore.



di Angelo Sodano

Il 9 novembre del 1989 cadeva il Muro di Berlino e s'apriva per l'Europa un'epoca nuova della sua storia. Nei vent'anni che ci separano da quel giorno sono nate molte speranze per l'avvenire del nostro continente, non più diviso in due parti da una "cortina di ferro" (secondo la nota espressione coniata da Winston Churchill già nel 1945, all'inizio della "guerra fredda").
Anche per i cristiani dell'Europa centro-orientale sorgeva nel 1989 un'epoca nuova di libertà che permetteva loro d'integrarsi con gli altri popoli europei. Ricordo con grande commozione la visita che il compianto Papa Giovanni Paolo II fece al muro di Berlino e alla centrale Porta di Brandeburgo, il 23 giugno del 1996. In quell'occasione il Papa disse appunto che "la Porta di Brandeburgo era diventata la porta della libertà".

In quel nuovo clima l'Europa iniziò a respirare "a due polmoni", per usare una metafora cara al grande Pontefice defunto. Poteva così realizzarsi uno scambio fra le ricchezze e i valori spirituali dei diversi popoli europei.

Nel noto discorso tenuto nel Parlamento di Varsavia, l'11 giugno 1999, il Papa affermava che con questi due polmoni "l'Europa dovrebbe respirare congiungendo in sé le tradizioni dell'Oriente e dell'Occidente (...) Se vogliamo che la nuova unità dell'Europa sia duratura - egli proseguiva - dobbiamo costruire su questi valori spirituali, che ne furono un tempo alla base, tenendo in considerazione la ricchezza e la diversità delle culture e delle tradizioni delle singole nazioni. Questa, infatti, deve essere la grande Comunità europea dello Spirito".
Questo impegno per un'Europa dello Spirito è ora portato avanti con grande impegno dall'attuale Sommo Pontefice Benedetto XVI, nel solco tracciato dal suo immediato predecessore, come prima dai Papi che si succedettero sulla cattedra di Pietro dalla fine della seconda guerra mondiale, cioè dai Papi Pio XII, Giovanni xxiii, Paolo VI e Giovanni Paolo i.

Con particolare chiarezza Benedetto XVI dall'inizio del suo pontificato, ha sempre ricordato le radici cristiane dell'Europa, capaci di assicurare un nuovo armonico sviluppo della vita sociale del continente. Parlando ai partecipanti del convegno promosso dal Partito popolare europeo, il 30 marzo 2006, il Papa così s'esprimeva: "Attualmente l'Europa deve affrontare questioni complesse di grande importanza, come la crescita e lo sviluppo dell'integrazione europea (...) Per raggiungere questi obiettivi sarà importante trarre ispirazione, con fedeltà creativa, dall'eredità cristiana che ha contribuito in modo particolare a forgiare l'identità di questo continente.

Apprezzando le sue radici cristiane, l'Europa sarà in grado di offrire un elemento sicuro alle scelte dei suoi cittadini e delle sue popolazioni, rafforzerà la loro consapevolezza di appartenere a una civiltà comune, e alimenterà l'impegno di tutti ad affrontare le sfide del presente per il bene di un futuro migliore". Già prima di essere stato chiamato dalla Provvidenza divina a guidare la Chiesa cattolica in quest'ora importante della sua storia, il cardinale Joseph Ratzinger aveva indicato in numerosi suoi interventi tale via sicura per una vera integrazione europea e per un reale progresso del nostro continente.

Un nuovo scenario s'era aperto in Europa vent'anni fa, con il crollo dei regimi comunisti. Terminava allora un'immane tragedia che tanto aveva sconvolto l'Europa del secolo XX.
Già prima, nel 1945, con la fine della seconda guerra mondiale, era crollata l'ideologia nazista, che aveva segnato una pagina nera nella storia del nostro continente.

In quello stesso 1989, il Papa Giovanni Paolo II, ricordando il 50° dell'inizio della seconda guerra mondiale e le cause che la provocarono, così scriveva: "La vita pubblica, in effetti, non può prescindere dai criteri etici. La pace si propaga in primo luogo sul terreno dei valori umani, vissuti e trasmessi dai cittadini e dai popoli. Quando si sfilaccia il tessuto morale di una Nazione, tutto è da temere (...) Il rispetto di Dio e il rispetto dell'uomo vanno di pari passo. Essi costituiscono il principio assoluto che permetterà agli Stati ed ai blocchi politici di andare oltre i loro antagonismi".

Certo la tragedia provocata dal regime nazista era stata immane, causando la morte di più di 55 milioni di persone - come ricordava il Papa in quell'occasione - lasciando poi divisi fra di loro gli stessi vincitori e un'Europa da ricostruire. Altrettanto pauroso era stato il dramma umano provocato dal regime comunista nei vari popoli dell'allora Unione Sovietica. Uno degli storici russi, Roy Medvedev, già nel 1989, parlava di 40 milioni di vittime di Stalin nell'allora Unione Sovietica.

Vent'anni fa sorgeva però una nuova speranza per l'avvenire dell'Europa. Si poteva così pensare a ricostruire su nuove basi il futuro del continente, per una nuova Europa, degna della sua storia bimillenaria.
In realtà, l'Europa più che una realtà geografica è una realtà spirituale, che la contraddistingue dagli altri continenti. È ciò che già annotava Christopher Dawson nel suo noto studio sulla "nascita dell'Europa", scrivendo: "L'Europa non è un'unità naturale, come l'Australia o l'Africa; essa è il risultato di un lungo processo di evoluzione storica e di sviluppo spirituale".

Anche il nostro storico valdostano Federico Chabod, nel suo classico lavoro sulla Storia dell'idea di Europa, annotava già nel 1944 che egli si proponeva di concentrarsi sul "concetto di Europa dal punto di vista culturale e morale, dell'Europa che forma un quid a sé, distinta dalle altre parti del globo, dell'Europa come individualità storica, che ha una sua tradizione, che può far appello a tutta una serie di nomi, di fatti, di pensieri che le hanno dato, nei secoli, una impronta incancellabile".

È però noto che lo slancio iniziato vent'anni fa per un rinnovamento spirituale dell'Europa, nel solco delle sue origini cristiane, ha subito dei forti contraccolpi, con vari tentativi per snaturarne la realtà. Infatti, s'è andata sviluppando una corrente laicista, che vorrebbe occultare il fenomeno religioso e morale nella vita dei popoli europei. Qualcuno ha pure parlato di momenti di amnesia storica, altri di fenomeni di cristofobia. Certo vi sono stati dei tentativi di dissolvere l'identità cristiana dell'Europa.
Contro tale deriva hanno giustamente reagito molti uomini di buona volontà e, in particolare, i cristiani d'Europa, custodi di quel patrimonio spirituale che li ha sempre caratterizzati nel corso dei secoli. Del resto, essi ricordano che ben peggiori furono nel secolo XX i tentativi d'eliminare la presenza cristiana nella vita del continente. Basti pensare all'opera nefasta del nazismo e del comunismo e ai tanti martiri che hanno pagato con la propria vita la fedeltà agli ideali cristiani, per i quali avevano vissuto e operato. Parimenti, i cristiani hanno ancora ben presente la campagna scatenata contro di loro alla fine del secolo XVIII dalla rivoluzione francese, nel nome della "dea-ragione".

Ciò nonostante, i discepoli di Cristo - cattolici, ortodossi e riformati - forti della loro coscienza cristiana, non si sono mai persi in sterili discussioni, ma hanno sempre lavorato per far progredire l'Europa alla luce di quei valori spirituali, che sono il suo patrimonio prezioso.

Del resto, l'attuale crisi economica ha poi indotto molti a ritornare a scoprire la necessità, per un'ordinata convivenza umana, di quei valori etici che il cristianesimo ha portato al mondo e che per secoli hanno sostenuto il cammino dei popoli europei. È ciò che recentemente ci ricordava il Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Caritas in veritate del 29 giugno 2009, dicendoci che la stessa "economia ha sempre bisogno dell'etica per il suo corretto funzionamento" .

Volgendo, poi, lo sguardo all'impegno attuale dei Governi per lo sviluppo sociale, il Papa proseguiva: "La religione cristiana e le altre religioni possono dare il loro apporto allo sviluppo solo se Dio trova un posto anche nella sfera pubblica, con specifico riferimento alle dimensioni culturale, sociale, economica e, in particolare, politica. La dottrina sociale della Chiesa è nata per rivendicare questo "statuto di cittadinanza" della religione cristiana. La negazione del diritto a professare pubblicamente la propria religione e ad operare perché le verità della fede informino di sé anche la vita pubblica comporta conseguenze negative sul vero sviluppo. L'esclusione della religione dall'ambito pubblico come, per altro verso, il fondamentalismo religioso, impediscono l'incontro tra le persone e la loro collaborazione per il progresso dell'umanità.

La vita pubblica si impoverisce di motivazioni e la politica assume un volto opprimente e aggressivo. I diritti umani rischiano di non essere rispettati o perché vengono privati del loro fondamento trascendente o perché non viene riconosciuta la libertà personale. Nel laicismo e nel fondamentalismo si perde la possibilità di un dialogo fecondo e di una proficua collaborazione tra la ragione e la fede religiosa. La ragione ha sempre bisogno di essere purificata dalla fede, e questo vale anche per la ragione politica, che non deve credersi onnipotente. A sua volta, la religione ha sempre bisogno di venire purificata dalla ragione per mostrare il suo autentico volto umano. La rottura di questo dialogo comporta un costo molto gravoso per lo sviluppo dell'umanità".

Il messaggio che con la citata enciclica il Papa Benedetto XVI ha diretto al mondo intero, comporta un richiamo particolare per l'Europa, per la speciale missione che essa è chiamata a svolgere nell'attuale realtà internazionale. È un richiamo destinato soprattutto ai cristiani del continente, perché immettano il lievito del Vangelo di Cristo nella vita delle loro comunità. È un lievito che lentamente ha già portato a un alto grado di civiltà i popoli europei e ha configurato la loro identità di fronte al mondo. È un lievito che ancor oggi può trasformare la società.
Rivendicando l'influsso del cristianesimo nella formazione dell'Europa nessuno vuole appropriarsi della storia del nostro continente. Al riguardo, già riconosceva il Papa Giovanni Paolo II che "la storia dell'Europa è, infatti, un grande fiume nel quale sboccano numerosi affluenti, e la varietà delle tradizioni e delle culture che la formano è la sua grande ricchezza".

I cristiani vogliono solo rivendicare il diritto a concorrere alla formazione d'una civiltà che rispetti e promuova il diritto di tutti e, quindi, anche dei singoli credenti e delle loro istituzioni.
La nuova Europa che i cristiani, e in particolare i cattolici, vogliono consolidare non è un'Europa confessionale. Essi però non vogliono nemmeno che l'Europa sia una istituzione laicista, dimentica di quei valori spirituali che l'hanno animata nel corso dei secoli. I cristiani sanno bene di dover dare a Cesare ciò che è di Cesare, ma chiedono pure legittimamente a Cesare di dare a Dio ciò che è di Dio.



(©L'Osservatore Romano - 16-17 novembre 2009)


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