La drammatica situazione della Chiesa a Cipro (di Francesco Colafemmina)

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Caterina63
00Sunday, August 23, 2009 3:09 PM

martedì 11 agosto 2009

L'EUROPA CRISTIANA IN VIA D'ESTINZIONE E LE ULTIME NOTIZIE SCONCERTANTI DALLA GRECIA


di Francesco Colafemmina
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In questa calda estate che si avvia verso il suo culmine, mentre l'Italia è alle prese con le molteplici divagazioni di politici che sarebbe meglio definire commedianti, la Grecia nella quale mi trovo, è quotidianamente sconvolta da nuovi episodi che hanno al loro centro le azioni presenti e passate della vicina Turchia. Perchè occuparsi di un tale argomento su Fides et Forma? La risposta è molto semplice ed è duplice: anzitutto perchè l'ingresso della Turchia in Europa che sarà deciso per l'ennesima volta il prossimo dicembre costituisce l'evento fulcro della cancellazione di una identità europea e di una europa cristiana.

In secondo luogo perchè lo studio di quanto compiuto dai turchi a Cipro nel 1974 costituisce un esempio emblematico di distruzione programmatica di luoghi santi, chiese, cappelle, icone, opere d'arte cristiana. E' opportuno ricordare che nel
novembre 2006 il presidente cipriota Tasos Papadopoulos, recentemente scomparso, aveva donato al Santo Padre Benedetto XVI durante un'udienza privata un libro in cui erano dettagliatamente descritte le distruzioni subite dalla nazione cipriota: più di 133 chiese dissacrate, convertite in moschee, in stalle o in depositi. Più di 15.000 icone rimosse e distrutte o vendute al mercato nero dei collezionisti. Un documento che non può non aver impressionato il Santo Padre, già alle prese con le numerose devastazioni di tanti vescovi e preti cattolici...

Ma veniamo ai fatti di oggi. Partiamo dall'ultima e impressionante notizia: in un pozzo di una località ricompresa nei territori ciprioti occupati dai Turchi sono stati ritrovati i resti di 15 ciprioti uccisi a freddo nel 1974, durante la sanguinosa e vile invasione turca. L'esame del dna su questi resti ha rivelato che almeno cinque di questi uomini sono i ragazzi che vedete in fotografia. Una foto scattata nel settembre 1974 da un giornalista turco, che raccontava l'invasione, e che ha immortalato i cinque giovani legati e catturati dai soldati turchi poco prima che venissero freddati.

Questa scoperta ha rivelato finalmente quanto si sospettava ovvero che i cosiddetti "agnoumenoi" (dispersi) di quella invasione infame, sono stati per lo più freddati dall'esercito turco violando ogni diritto umano ed ogni convenzione internazionale. Mancano ancora all'appello 1390 dispersi!!! Un numero impressionante di uomini di cui nessuno sa più nulla.

Da allora, da quella estate di 35 anni fa, nè lo stato Turco nè il suo potentissimo esercito ha fatto sapere alcunchè sulla sorte di quegli uomini, civili o combattenti della Guardia Nazionale Cipriota, morti da eroi per difendere la propria patria dall'invasione di un barbaro nemico. Quella invasione fu poi seguita dall'occupazione turca della metà settentrionale dell'isola. Occupazione effettuata contro ogni risoluzione ONU e seguita nel 1983 dall'autoproclamazione dello stato Turco Cipriota o di Cipro Nord: uno "pseudostato" satellite riconosciuto internazionalmente dalla sola Turchia, rinfoltito da circa 300.000 immigrati turchi che sono serviti ad equilibrare la popolazione cipriota, definita ormai per comodità "grecocipriota".

Come se non bastasse in queste ultime due settimane i giornali greci sono ricchi di notizie sulle continue provocazioni turche. Basti pensare che solo nei mesi di giugno e luglio di quest'anno ci sono state 363 violazioni dello Spazio Aereo Greco ad opera di aerei militari turchi; 19 sorvoli del territorio greco, 107 violazioni dei canoni di volo e 58 intercettazioni ad opera di aerei militari greci che hanno accompagnato fuori dallo spazio aereo greco aerei turchi ARMATI!
Queste notizie sono sconvolgenti per noi italiani, ma la cosa più sconvolgente è che nessuno in Italia e tantomeno in Europa ne parli. Pur considerando che la Grecia costituisce assieme a Cipro uno dei confini orientali dell'Europa. Ma non è finita qui.

A ciò si aggiunge la disputa di alcune isolette dell'Egeo, considerato da Ankara "mare turco".
In particolare in questi ultimi giorni i sorvoli turchi e la propaganda televisiva turca si sono concentrati sull'isolotto di Ro, dove c'è un presidio militare greco e che ufficiosamente viene improvvisamente rivendicata come "zona grigia" dai vicini turchi candidati all'ingresso in Europa.
La Turchia in poche parole rivendica contro ogni legislazione o diritto internazionale una parte dello spazio aereo greco, una parte delle acque territoriali greche, e addirittura una parte del territorio greco, compresa anche parte dei fondali dell'Egeo, nei quali è contenuto petrolio che la Grecia non può nè estrarre nè esplorare visto che per questa ragione nell'87 si rischiò la guerra, scongiurata dagli onnipresenti Stati Uniti.

Una riflessione a termine di questa sequela di orrende notizie: è mai possibile che l'Europa possa inglobare un corpo estraneo come la Turchia? Non è evidente che non solo mancano le premesse culturali, religiose, sociali, ma anche premesse di "buon comportamento"? Perchè poi i mezzi di comunicazione europei non si occupano di quanto avviene nella vicinissima Grecia, meta del turismo di mezza Europa, ma ultima ruota del carro quando si tratta di toccare interessi vivacissimi che riguardano la Turchia, ma continuano a bombardarci in ogni periodo dell'anno soltanto con il dramma concentrazionario ebraico, come se non fossero avvenute altre tragedie paragonabili?

Questa nazione europea è l'unica nonchè l'ultima ad avere una croce sull'asta della sua bandiera, è una nazione nella quale la cultura è stata trasmessa dalla Chiesa Ortodossa, dove la liberazione dai turchi è cominciata nel 1821, il giorno dell'Annunciazione, quando il monaco Germanos ha sventolato il vessillo della libertà e lo ha benedetto presso il monastero di Aghia Làvra, vessillo che era soprattutto vessillo cristiano. Migliaia di volontari accorsero dall'Europa per liberare questa nazione dal giogo musulmano, Lord Byron morì a Missolongi, Santorre di Santarosa venne qui a combattere e a morire fianco a fianco ai suoi fratelli dell'Ellade... Oggi invece la nostra cultura, la nostra identità sembra immersa in un tale buio che facciamo fatica a riconoscere le nostre stesse orme e non solo quelle dei nostri padri e stiamo per cedere anche dinanzi al mix culturale e religioso che porrà fine - se la Turchia entrerà in Europa - alla civiltà europea. Una civiltà cristiana, nonostante le vili omissioni dei politicanti corrotti e spavaldi, ignoranti ed indegni, che le hanno negato lo stigma di Cristo.

Caterina63
00Thursday, June 3, 2010 6:12 PM
Le attese della popolazione di Cipro nell'intervista al nunzio apostolico Antonio Franco

Dalla visita del Papa un valore aggiunto
nel cammino verso la pace


di Mario Ponzi


Un valore aggiunto nel cammino verso la pace nella vasta regione mediorientale. Così l'arcivescovo Antonio Franco, nunzio apostolico a Cipro, ha definito il prossimo viaggio di Benedetto XVI nell'isola mediterranea. Nell'intervista rilasciata al nostro giornale il rappresentante pontificio si sofferma su quelle che, a suo parere, saranno le linee direttrici lungo le quali si svilupperà la visita. Il Papa "sarà missionario sulle orme dell'apostolo Paolo e di san Barnaba"; "promotore di un nuovo slancio per la ripresa e la positiva conclusione del processo di pace e di riunificazione dell'isola", divisa dal 1974; "testimone della validità del dialogo ecumenico"; "conforto per le due eroiche comunità cattoliche di Cipro"; "faro sul cammino sinodale verso l'assemblea speciale per il Medio Oriente".

Benedetto XVI si reca a Cipro. Difficilmente però l'attenzione sarà contenuta nei confini dell'isola. Dopo Turchia, Giordania, Israele e Territori Palestinesi questo viaggio assume un significato emblematico dell'attenzione con la quale il Papa segue lo sviluppo della questione medio orientale, nelle sue diverse sfaccettature.

Non vi è dubbio che sia una concreta chiave di lettura. Cipro rappresenta, nel suo piccolo, la problematica che scuote il Medio Oriente:  dalla convivenza di religioni diverse, al confronto con l'islam, alle contese territoriali. Il Papa non può certo obbligare nessuno, tanto meno pretende di risolvere annosi problemi politici. Certamente la sua sola presenza potrà servire da stimolo per un rinnovato impegno comune. È quello che si augurano un po'tutti, anche se per motivi diversi.

Diversi in che cosa?

I motivi degli uni riguardano per esempio il ripristino dell'unità territoriale dell'isola, con tutto ciò che ne consegue:  dalla possibilità di circolare liberamente, a un rinnovato incremento turistico, visto l'alto valore archeologico del nord del Paese. I motivi degli altri sono forse più legati alla realizzazione di programmi politici di più ampio respiro, per esempio in un'ottica europeistica. Comunque non è nelle possibilità del Papa risolvere le situazioni, lo ripeto. C'è già l'Organizzazione delle Nazioni Unite che sta lavorando molto e bene per una composizione della controversia. Dunque si deve solo attendere che la buona volontà abbia il sopravvento. Senza dubbio è di buon auspicio il fatto che nei giorni della vigilia dell'arrivo del Pontefice a Cipro, dopo quasi due mesi di sospensione si è riaperto il negoziato tra le parti contendenti - esattamente il 26 maggio - e un accordo sembra finalmente più vicino.

Dal punto di vista ecumenico quale sarà l'impatto di questa visita?

Naturalmente non ci aspettiamo nulla nell'immediato. Ma devo dire che i suoi effetti la visita li ha già avuti in questi giorni, cioè ancora prima che inizi. L'arcivescovo ortodosso Chrysostomos ii ha espresso più volte soddisfazione e si è molto adoperato per far sopire sul nascere ombre di possibili contestazioni estremiste. Ha cercato ripetutamente di far capire il senso profondo di questo viaggio che, sebbene non sia dovuto o ispirato esclusivamente da motivazioni di carattere ecumenico, certamente porterà frutti anche per lo sviluppo futuro del dialogo. C'è da considerare anche la particolarità del Medio Oriente, vitalizzato dalla presenza di Chiese orientali sui iuris:  melchita, siriaca, maronita, copta, armena e caldea. Si tratta di Chiese che se da una parte hanno bisogno di vivere i loro particolarismi liturgici, linguistici e pastorali dall'altra hanno bisogno di sentirsi in comunione tra loro. Qualche problema in questo senso si è avvertito negli ultimi anni. Un p0' meno a Cipro, dove vivono solo tre piccole comunità di cattolici latini, maroniti e armeni. Ritengo provvidenziale la visita del Papa proprio come elemento visibile di quella comunione che cercano. Sul piano più squisitamente ecumenico ci si aspetta un ulteriore elemento di speranza nel rapporto con la Chiesa greco-ortodossa. Ma i frutti, lo ripeto, li coglieremo ben dopo la visita del Papa. A Cipro la Chiesa cattolica è stimata per il suo impegno nel sociale, soprattutto nel campo dell'istruzione.

In quale modo si preparano le comunità cattoliche ad accogliere il Papa?

C'è tanto entusiasmo. Intendiamoci, si tratta di piccole comunità. Per avere un'idea pensi che su una popolazione di 794 mila persone i cattolici sono appena 25 mila. Sono riuniti in un'unica provincia ecclesiastica suddivisa in tredici parrocchie. Due vescovi, dodici sacerdoti diocesani, diciotto sacerdoti religiosi, diciotto religiosi non sacerdoti, oltre quarantadue religiose professe costituiscono la forza che la Chiesa cattolica può mettere in campo in questo momento a Cipro. E purtroppo c'è attualmente un solo seminarista maggiore. Tuttavia questo sparuto gruppo riesce a dirigere diciotto scuole primarie, quattro scuole medie e sei tra orfanotrofi e asili nido. Per un totale di quasi 7 mila studenti. Nell'assistenza sanitaria gestisce direttamente due ospedali, tre ambulatori e un centro per anziani. Proprio sui loro assistiti puntano per offrire al Papa una degna assistenza. Io credo poi che, grazie all'atteggiamento positivo di Sua Beatitudine Chrysostomos ii, anche molti ortodossi si presenteranno all'appuntamento con il Papa. Noi riteniamo per esempio che alla messa presso l'Eleftheria's Stadium di Nicosia parteciperanno oltre ventimila persone. Lo stadio ne contiene solo settemila, dunque altri tredicimila saranno costretti a seguire la messa dall'esterno.

Come mai è stata scelta Paphos per l'arrivo del Pontefice?

Certo sarebbe stato suggestivo accogliere il Papa a Salamina, nella parte nord dell'isola, sorta nel luogo in cui la tradizione vuole che nel 46 approdasse san Paolo, accompagnato dal suo amico san Barnaba, il fondatore della Chiesa a Cipro. Paphos è l'antica capitale romana. È un suggestivo sito archeologico, ricco di testimonianze e di simboli della religiosità. Tra l'altro c'è la famosa colonna alla quale, secondo la tradizione, l'apostolo Paolo fu legato e fustigato.

Che tipo di accoglienza si aspetta?

So che si stanno facendo molti preparativi. Sia il governo sia la Chiesa ortodossa e le comunità cattoliche stanno lavorando a tempo pieno per una degna accoglienza. Io credo che alla fine ci sarà una grande mobilitazione da parte dei ciprioti ai quali sicuramente si aggiungeranno moltissimi fedeli provenienti dalle zone vicine. Alcuni hanno già annunciato la loro partecipazione insieme con i loro vescovi. L'attesa è molto vivace. I ciprioti sono gente aperta. Sono certo che anche gli ortodossi guardano al Papa con stima e simpatia. Tutti sperano che la sua visita porti un vento di pace in uno spirito di perdono e di riconciliazione.


(©L'Osservatore Romano - 3 giugno 2010)

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Benedetto XVI primo Pontefice a visitare Cipro dal 4 al 6 giugno 2010



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