Piccole o grandi curiosità, pro o contro, sulla Chiesa diventate "storia"

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Caterina63
00Saturday, December 19, 2009 12:14 AM
Ricordandovi di documentarvi anche su questo:

La "leggenda nera" sul Medioevo

inseriremo in questo Thread piccoli o grandi fatti storici raccontati in modo così malevole e distorto tanto d'aver offuscato la verità nella Chiesa e della Chiesa stessa rovinandone l'immagine...

Finocchio
di : 2003 Rino Cammilleri


Un lettore mi manda un ritaglio e mi chiede spiegazioni. Prima il ritaglio, da «Liberazione» del 2.6.00 a firma di don Vitaliano Della Sala(spretato nota mia); titolo: «Beati i peccatori». Svolgimento: «Finocchi. E’ uno dei tanti termini con cui si stigmatizzano le persone omosessuali.


Forse non tutti ne conoscono l’origine. E’ bene ricordarla. Quando gli omosessuali venivano messi al rogo, si coprivano le fascine con bucce e piante fresche di finocchi, così i corpi potevano bruciare più lentamente, mentre nell’aria si diffondeva un intenso odore di finocchio. Si dà il caso che la Chiesa cattolica non sia stata affatto estranea a questi roghi. Vi era, a quei tempi, un connubio tra l’autorità religiosa e quella civile e politica; quest’ultima, il cosiddetto braccio secolare, traduceva in pratica, dava esecuzione a ciò che decideva l’altra. [...]».

Risponde Cammilleri:



Lì per lì, a orecchio, mi pare strano che l’Inquisizione si sia occupata di pederasti, visto che aveva competenza solo sull’eresia. Consulto il Dizionario Treccani e trovo che Finocchio era una maschera della commedia dell’arte; per la precisione, utilizzata dalla compagnia teatrale del duca di Modena alla metà del XVII secolo. Poi, la scheda si occupa di botanica, dopo aver solo accennato a Dante, che usa il termine «finocchio» nel senso di «babbeo». Per eccesso di scrupolo, contatto Vittorio Messori, il quale mi risponde che il maggiore dizionario etimologico, il Cortellazzo-Zoli, ha una lunga e scientifica scheda dove tra le molte ipotesi non si accenna neppure a quella del rogo, ma rinvia a una maschera del teatro dell'arte fiorentino, un Finocchio, servo dai modi effeminati.


Secondo il Panzini, invece, si diceva «finocchio perchè questo è tutto buco». Per sicurezza, vado sul Devoto-Oli e, anche qui, trovo la commedia dell’arte. Dunque, i finocchi alla brace sono una bufala. La sodomia era vietata illo tempore?


Sulla carta sì, ma dai tribunali civili. Per esempio, Leonardo da Vinci fu processato per sodomia, ma solo perché la vittima era minorenne.
Tra l’altro, l’imputato venne assolto.
 Bisognerebbe, a questo punto, andare a vedere cosa succedeva nei Paesi protestanti (tra i primi calvinisti, i puritani etc.; dunque, fuori dalla giurisdizione cattolica e non certo nel Medioevo ma nell’Evo Moderno).
Ma non ne ho alcuna voglia. Anche perché la Chiesa non c’entra.
**********************

Ringraziamo Cammilleri per questo ulteriore chiarimento.........non si finisce mai d'imparare

Il 3 febbraio del 2005 scrivevo in un forum su MSN quanto segue:

(lo riporto così tale e quale come quando lo scrissi e ripescato ora dai salvataggi del forum Ghigno )

Incredibile amici, poco fa  a tavola con i figli e parlando del loro lavoro a scuola, il piccolo che va in prima media, mi dice:
"Mamma.....oggi abbiamo parlato dell'Inquisizione e dei roghi, certo che la Chiesa ne ha fatto di macello....pensa che ha messo al rogo anche quello che scoprì la circolazione del sangue, il Serveto, il professore ci ha raccontato la sua storia e che la Chiesa lo mise al rogo perchè temeva le sue idee rivoluzionarie....."
 
aaaaaaaahhhhhhhhhhaaaaahhhhhh............
ma perchè i professori devono essere così IGNORANTI?Che?!??
 
Michele Serveto, umanista e medico spagnolo, scopritore della circolazione polmonare del sangue, uomo dal carattere impetuoso ed irruento. Il Serveto, a causa delle sue posizioni antitrinitarie, fu arso vivo a Ginevra il 27 ottobre 1553, vittima dell'intransigenza ed intolleranza religiosa del riformatore Giovanni Calvino.... Occhi al cielo
 
Ho stampato la fonte ed ho detto a mio figlio di portarlo in classe domani.......
 
E poi dicono che i giovani conoscono la storia?Che?!?
 
quanta pazienza.......MAMME e papà....PARLATE CON I VOSTRI FIGLI...E DOCUMENTATEVI....


 Occhi al cielo



Caterina63
00Saturday, December 19, 2009 12:26 AM
Da una "Lettera al Direttore" pubblicata sul Bollettino Salesiano del Giugno 2005

CHIESA TRUCE.

Direttore, [...] Sono due anni ormai che mi informo sul passato truce della Chiesa, due anni di duro lavoro! [...] Perché la Chiesa ha una biblioteca che nessuno può consultare? Perché ha pagato la gente per mettere le sue chiese tutte al Nord? Perché libri del tipo il “Necronomicon” sono rimasti censurati per così tanto tempo? La Chiesa ha reso gli uomini vermi. Negherebbe perfino, se potesse, i roghi delle streghe. Perché nessuno ha ancora querelato Brown se ha scritto cose fandonie?

voda...@...com



Caro amico,

lei è proprio male informato. Non so se per scelta o per ignoranza... Andiamo con ordine. Di quale biblioteca vaticana va cianciando che non si può consultare? Questa sì che è nuova. Di zecca. Non esistono in Vaticano biblioteche proibite. E’ probabile che lei parli dell’Archivio Segreto che non è una biblioteca, ma sono documenti (faldoni, fascicoli, buste, fogli, carte, schede, ecc.). Se intendeva parlare di questo, le preciso alcune cose.

1.   I cosiddetti “archivi segreti” esistono presso tutti gli stati di questo mondo. E restano inconsultabili finché tutto non è stato inventariato, diviso, verificato, catalogato, numerato, contrassegnato, tradotto, interpretato... L’archivio segreto vaticano (che poi è l’archivio del Pontefice) che riceve documenti da tutto il mondo è costituito da una montagna di materiale corrispondente a 80 km lineari (badi che non dico sciocchezze!). Viene aperto man mano che un “fondo” (il fondo è tutto il cumulo di materiali arrivato in Vaticano sotto un determinato pontefice) è pronto. Per il momento sono a disposizione degli studiosi i fondi fino al pontificato di Benedetto XV (1914-1922). E’ stato annunciato che nei primi mesi del 2006 sarà aperto il fondo del pontificato di Pio XI (1922 - 1939). Ovviamente man mano verrà aperto il resto, tenendo presente che più un pontificato è stato lungo più tempo richiede la preparazione del fondo.

2.   Per quanto riguarda il Necronomicon”, non so chi le abbia suggerito che è un libro da prendere in considerazione. Ne è autore Abdul Alhazred, un poeta folle vissuto sotto gli Ommaiadi, nell’VIII secolo dopo Cristo. Di costui si raccontano le stramberie più esilaranti, fino alla sua morte: afferrato in pieno giorno da un mostro invisibile, dilaniato e divorato in maniera orripilante. La storia lo considera pazzo fino al midollo. Non mi dica di credere al “Necronomicon”, non mi sono ancora mangiato il cervello. Lei afferma che la Chiesa l’avrebbe censurato? Quando mai? Io l’ho letto più di una ventina di anni fa, ma per diletto, e mi ci sono fatto quattro crasse risate. Detto libro non viene preso in considerazione in nessuna università, in nessun centro/studi, in nessuna ricerca storica. Le stupidaggini sono tutt’al più materia per psichiatri.

3.   La faccenda delle chiese al Nord è una panzana che non sta né in cielo né in terra. Nord rispetto a chi? Per i norvegesi noi siamo al Sud, e in Norvegia non esistono chiese come quelle di cui parla lei. La Turchia è al Sud – rispetto a noi – eppure ci sono chiese di una bellezza unica. Santa Sofia di Istambul è stata considerata una delle più belle del mondo. E le antiche chiese della costa africana erano splendide, finché non furono distrutte dall’avanzata maomettana. L’America Latina è al Sud e ha chiese e santuari che competono con quelli europei... Quindi non riesco proprio a capire che cosa lei voglia dire.

4.   I roghi delle streghe? Ne parlano, oggi, solo gli anticlericali. Gli storici stanno più zitti, perché sanno bene che se è vero che i tribunali ecclesiastici hanno emesso delle condanne a morte, solo gli stati le hanno eseguite. E potevano tranquillamente non farlo, perché il potere esecutivo non era in mano alla Chiesa ma esclusivamente allo Stato.

5.   La Chiesa avrebbe reso gli uomini vermi? Badi bene, caro amico, lei sta dando del verme a tipi come Dante, Petrarca, Michelangelo, Bernini, Manzoni, Mendel, Bach, Tolstoi, Cervantes, Shakespeare, Pascal, Franklin, Ampère, Volta, Marconi, Mattei, Shuman... I più grandi geni del nostro passato nella scienza, nell’arte, nella letteratura, nella filosofia, nella poesia, nella musica sono stati anche dei grandi cristiani...

6.   Quanto poi a Brown... Querelarlo? Ma che cosa sta dicendo? Migliaia di scrittori hanno scritto cretinerie inimmaginabili. Se si dovesse procedere alla querela di tutti quelli che scrivono sciocchezze i tribunali di tutto il mondo non dovrebbero fare altro. E la libertà di stampa? E poi, vede, querelare Brown vorrebbe dire concedergli un minimo di importanza, ma Brown non ne ha proprio nessuna, almeno come storico. Comunque illustri critici, compreso Umberto Eco, hanno qualificato il libro suddetto con giudizi ben più fulminanti del mio.

7.   Buon Ultimo... il Papa non ha mai confessato scempi della Chiesa, ha invece chiesto perdono di comportamenti non cristiani operati da cristiani, preti compresi, che sono uomini tanto quanto lei e me, quindi soggetti a sbagliare. Lei che ha letto la Bibbia “come libro religioso e come libro di storia” (Male, ragazzo mio: la Bibbia non è un libro storico ma di fede), dovrebbe ricordare di aver letto che “Il giusto (questo termine il libro sacro lo applica a tipi come san Giuseppe, sposo di Maria, non so se mi spiego), il giusto, dunque, sbaglia – “pecca” – sette volte al giorno” (Prov. 24,16). E, per di più, il perdono chiesto dal Papa riguardava solo fatti storici non teologici.

Bene, caro amico: se il frutto dei suoi “due duri anni di ricerche” è quanto ha espresso nella sua e-mail, allora, mi creda, lei ha sprecato due anni della sua vita.



Caterina63
00Saturday, December 19, 2009 12:31 AM
  Schiavi.


Pare che tra il Cinquecento e il 1863, anno in cui venne abolita la schiavitù negli Stati Uniti, vennero deportati come schiavi nelle due Americhe alcune decine di milioni di africani. Nell'immaginario collettivo la colpa di questa immane tragedia viene ascritta in massima parte ai colonizzatori cattolici portoghesi e spagnoli, dimenticando che tra i maggiori responsabili si devono annoverare sì dei cristiani, ma calvinisti olandesi, luterani tedeschi e anglicani britannici, senza contare le indispensabili complicità di animisti africani, che spesso vendevano i loro fratelli, e di arabi musulmani, questi ultimi con il compito di catturare gli schiavi e trasportarli fino all'imbarco.
 

Non molti sanno, invece, che almeno in questo caso la Chiesa Cattolica intervenne immediatamente a condannare, già alla fine del Quattrocento, questa pratica disumana.
Condanna ribadita da Papa Paolo IV nel 1537 e da Papa San Pio V nel 1568, ripetuto da Papa Urbano VIII nel 1639 e da Papa Benedetto XIV nel 1714.

Come non molti sanno che quando Giovanni Paolo II si recò sull'isola dalla quale avvenivano i tristi embarghi e chiese "perdono" a NOME DI TUTTI I CRISTIANI, il rappresentate africano disse esplicitamente che "gli storici sanno quali aiuti edificanti ricevemmo noi dalla sua Chiesa..." il Papa lo interruppe e disse: "Vi chiedo perdono a nome di TUTTI i cristiani..." e si abbracciarono!

Come non tutti sanno che la stessa cosa accadde quando il Papa si recò nella Riserva Indiana in America, i libri di storia scolastici si ostinano a parlare di cattolici, mentre non si menziona che non furono i cattolici i colonizzatori, ma frangie protestanti di diverse denominazioni che allora non correggevano quando si facevano chiamare "preti". Voluto o no, questo equivoco, sta di fatto che che se è vero che non c'è cosa peggiore di chi non vuol sentire, c'è anche il fatto che la storia è chiara su una sorta di propaganda a livello mondiale anticattolica!


http://www.vatican.va/holy_father/leo_xiii...lurimis_it.html


IN PLURIMIS

LETTERA ENCICLICA
DI SUA SANTITÀ
LEONE PP. XIII

dove leggiamo:

Moltissimo fecero per gli schiavi i Pontefici romani, davvero memorabili come difensori dei deboli e vindici degli oppressi.

San Gregorio Magno ne mise in libertà quanti più poté, e nel concilio romano dell’anno 597 volle che fosse concessa la libertà a coloro che avevano deciso di dedicarsi alla vita monastica.

Adriano I ordinò che gli schiavi potessero liberamente contrarre matrimonio, contro il volere dei padroni.

Alessandro III nell’anno 1167 prescrisse apertamente al re Mauro di Valenza di non ridurre in schiavitù alcun cristiano, poiché nessuno è schiavo per natura, e tutti sono stati creati liberi da Dio.

Inoltre Innocenzo III, su richiesta dei fondatori Giovanni da Matha e Felice di Valois, nell’anno 1198 approvò e promulgò l’Ordine della Santissima Trinità per la redenzione dei cristiani che fossero caduti in potere dei Turchi. Onorio III e poi Gregorio IX approvarono un Ordine, simile al precedente, di Santa Maria della mercede; Ordine che Pietro Nolasco aveva fondato con una legge severa, secondo la quale tutti i religiosi che ne facevano parte dovevano darsi schiavi in sostituzione dei cristiani prigionieri della tirannide, se ciò fosse stato necessario per redimerli. Lo stesso Gregorio decretò un più ampio soccorso liberatorio per cui era sacrilegio vendere schiavi alla Chiesa; egli stesso fece seguire una esortazione ai fedeli perché donassero i loro schiavi a Dio e ai Santi come espiazione delle colpe e a titolo di sacrificio.


A questo proposito si aggiungono molti altri meriti della Chiesa. Essa infatti, applicando pene severe, difese sempre gli schiavi dalle ire crudeli e dai lesivi oltraggi dei padroni; aprì i luoghi sacri come rifugio per coloro che erano vessati dalla violenza; accettò come testimoni gli schiavi liberati, e tenne a freno con la minaccia di castighi coloro che osassero con criminosi inganni ridurre in schiavitù un uomo libero.

Con sempre maggior favore la Chiesa assecondò la liberazione degli schiavi che in ogni caso, secondo i tempi e i luoghi, considerava suoi fedeli; sia quando stabilì che i Vescovi sciogliessero da ogni vincolo di schiavitù coloro che si erano segnalati per ininterrotta, lodevole onestà di vita; sia quando permise agevolmente ai Vescovi di dichiarare liberi, con atto di volontà sovrana, i loro servi.

Inoltre, è da attribuire alla misericordia e al potere della Chiesa se la severità della legge civile è stata alquanto mitigata nei confronti degli schiavi, e se gli emendamenti proposti da Gregorio Magno furono accolti nella legge scritta delle nazioni. Ciò fu fatto soprattutto per opera di Carlo Magno che li introdusse nei suoi Capitularia come poi fece Graziano nel Decretum. Infine, lungo il corso dei secoli, i monumenti, le leggi, le istituzioni insegnano e illustrano splendidamente la sublime carità della Chiesa verso gli schiavi, la cui afflitta sorte mai lasciò priva di tutela e sempre alleviò con ogni soccorso. Pertanto, non si attribuiranno mai abbastanza elogi né si sarà mai abbastanza grati alla Chiesa cattolica che per somma grazia di Cristo Redentore abolì la schiavitù, introdusse tra gli uomini la vera libertà, la fratellanza, l’uguaglianza, e perciò si rese benemerita della prosperità dei popoli.

Alla fine del secolo decimo quinto, quando la funesta piaga della schiavitù era quasi scomparsa presso le genti cristiane e gli Stati tentavano di rafforzarsi nella libertà evangelica e di estendere il loro dominio, questa Sede Apostolica, con assidua vigilanza cercò di impedire che rigermogliassero quei malefici semi. Perciò rivolse la sua vigile attenzione ai territori da poco tempo scoperti in Africa, in Asia, in America. Infatti era giunta voce che i capi di quelle spedizioni, sebbene cristiani, avessero abusato delle armi e dell’ingegno per imporre la schiavitù a popoli inoffensivi. In pratica, a causa della natura del territorio che si voleva sottomettere e delle miniere di metalli da esplorare e scavare con grande impiego di mano d’opera, furono adottati provvedimenti sicuramente ingiusti e inumani.

Infatti si cominciò con qualche traffico deportando dall’Etiopia schiavi da impiegare in quei lavori: tale operazione, poi definita "la tratta dei negri", infierì oltre misura in quelle colonie. Seguì poi, con crudeltà non dissimile, l’oppressione degli indigeni (generalmente chiamati "Indiani") al modo degli schiavi. Non appena questi fatti furono noti a Pio II, senza alcun indugio, il giorno 7 ottobre dell’anno 1462, scrisse una lettera al Vescovo di Rubio per biasimare e condannare tanta malvagità. Non molto tempo dopo Leone X usò tutti i buoni uffici e l’autorità in suo potere, presso i re del Portogallo e delle Spagne, perché provvedessero a estirpare dalle radici quell’abuso contrario non solo alla religione ma anche all’umanità e alla giustizia.

Tuttavia quella vergogna persisteva perché sopravviveva l’ignobile causa dell’insaziabile avidità di lucro. Allora Paolo III, ansioso nella sua paterna carità per la sorte degli indiani e degli schiavi africani, prese la decisione estrema di affermare con solenne decreto, al cospetto di tutte le genti, che a tutti gli schiavi era dovuto un giusto e particolare potere in triplice forma: potevano disporre della propria persona; potevano vivere in società secondo le loro leggi; potevano acquistare e possedere beni. Queste disposizioni ebbero più ampia conferma nella lettera inviata al Cardinale Arcivescovo di Toledo: chi avesse operato contro lo stesso decreto incorreva nella interdizione dei sacramenti, integra restando la facoltà del Romano Pontefice di assolvere .

Con la stessa sollecitudine e con la stessa costanza, altri Pontefici quali Urbano VIII, Benedetto XIV, Pio VII si dimostrarono strenui difensori della libertà per gli Indiani e per i Negri e per altri non ancora educati alla fede cristiana. Pio VII, inoltre, nel congresso di Vienna dei principi alleati europei, richiamò l’attenzione di tutti anche su quella tratta dei Negri (di cui si è detto) perché fosse radicalmente abolita, come era già stata soppressa in molti luoghi. Anche Gregorio XVI ammonì severamente coloro che disprezzavano la clemenza e le leggi; richiamò in vigore i decreti e le pene stabilite dalla Sede Apostolica e non omise alcun argomento perché anche le nazioni lontane, imitando la moderazione di quelle europee, si astenessero dalla ignominia e dalla crudeltà della schiavitù . A proposito, è accaduto a Noi di ricevere congratulazioni da principi e da governanti per aver ottenuto, a forza di perseveranti preghiere, che fosse dato ascolto ai lunghi e giustissimi reclami della natura e della religione.

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Caterina63
00Saturday, December 19, 2009 12:46 AM

Quando il Cristianesimo liberò le donne....



SFATIAMO CERTE LEGGENDE SULLA DONNA NEL MEDIOEVO


L’Età di mezzo come repressiva e chiusa al genio femminile?
La società feudale come riflesso di un patriarcalismo ottuso?
La Chiesa nemica numero uno del «sesso debole» e artefice della sua subordinazione?

Tutti luoghi comuni sul ruolo di madri, spose e religiose nell’epoca in cui il cattolicesimo permeava ogni aspetto della vita pubblica e privata.


Jacques Le Goff, il massimo medievista vivente, ribalta da un punto di vista meramente storico falsificazioni e distorsioni di prospettiva.

«Oggi si tende a sminuire il ruolo della donna, sia nel cristianesimo sia nella storia dell’Occidente. Eppure mi colpiscono i progressi che la donna ha fatto nella società cristiana del Medioevo. Pensiamo a figure come quella di Ildegarda di Bingen, badessa renana del XII secolo, coraggiosa studiosa razionale che con la sua autorità e con il prestigio esercitò un notevole potere all’epoca. Poi, a partire dal XIII secolo, con la comparsa del misticismo le donne si imposero nuovamente nell’universo della santità»

Medioevo:
quando il cristianesimo liberò le donne


da Avvenire.it del luglio 2007

Facciamo attenzione alle illusioni, diffidiamo dell’idea che il progresso sia irreversibile, costante, in movimento lineare dai tempi passati all’epoca contemporanea. Oggi il numero di donne che ha accesso al potere è molto ridotto.

In Occidente non vi sono più donne Primo ministro di quante fossero nel Medioevo regine o reggenti


Maria, Maria Maddalena, Marta… I Vangeli sono abitati da figure femminili che circondano Cristo e lo ispirano. Il cristianesimo medievale, lungi dal rinchiudere la donna in un ruolo secondario, l'ha autenticamente posta a fianco dell'uomo. La donna, nel Medioevo, è in gran parte identificabile, nella visione della Chiesa, con due figure antitetiche, quella di Eva, la peccatrice e la tentatrice, e quella di Maria, la madre di Cristo. Certo, l'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle donne nel Medioevo non può risolversi in questa antitesi, ma bisogna riconoscere che essa è centrale.


Vorrei tuttavia ricordare che il culto mariano, fondamentale nella religione e nella società medievali (è difficile isolare, nel Medioevo, la religione da tutto il resto, poiché essa è pervasiva) ha inizio, in Occidente, solo nell'XI secolo, a differenza di quanto accade nel mondo bizantino. È soprattutto a partire dal XII secolo che la figura di Maria si impone, mentre la figura di Eva, quasi sempre complemento della coppia che forma con Adamo, si era già imposta da molto tempo.

Vorrei anche sfumare l'idea che abbiamo di una opposizione netta tra la figura di Eva e quella di Maria: dopo il Medioevo molto spesso si è irrigidita ed esasperata questa antinomia, facendo in particolare di Eva la peccatrice e la tentatrice. Tuttavia, molto precocemente, Eva è stata utilizzata come immagine simbolica della Chiesa: essa non poteva quindi essere considerata in modo totalmente negativo dagli uomini di quel tempo. Nel Medioevo la Chiesa è una persona, se ne parla come se fosse tale. È molto interessante a questo proposito notare che, simbolizzata da Eva, essa partecipa per questo al peccato originale.

La cristianità è diretta da un'istituzione non esente da errori e da peccato, fallibile; concetto, questo, che per noi contemporanei è scontato. Si relativizza così l'atteggiamento di Giovanni Paolo II, che alcuni trovano particolarmente sconvolgente, rivoluzionario, e che invece non fa altro che riallacciarsi all'antichissima tradizione del cristianesimo. Per capire il contenuto di questa allegoria, è necessario non dimenticarsi che il cristianesimo medievale ha costantemente cercato nella Bibbia riferimenti e spiegazioni alle realtà del suo tempo. In Eva, quindi, è stata trovata una sorta di figura primitiva, primigenia, della donna. La società medievale, che non possiede il senso della storia, ha naturalmente rappresentato la Chiesa in questa prospettiva eterna, astorica. Eva è la prima creatura femminile di Dio e, di conseguenza, è essa stessa un'istituzione divina: credo che sia questo fatto che ha indotto gli esegeti a elevarla a simbolo della Chiesa.

Veniamo ora all'idea del suo secondo posto, essendo il primo naturalmente riservato all'uomo. In altri termini, come definisce la tradizione cristiana il posto della donna sul piano divino? Eva è una creazione diretta e volontaria di Dio, ma in effetti è apparsa tardi, dopo tutto il resto della Creazione. Vi sono state anche interpretazioni, del tutto ortodosse, del testo della Genesi che hanno ritenuto Eva il risultato di una sorta di pentimento di Dio: Egli avrebbe inizialmente pensato di creare un uomo, se non asessuato, almeno dotato di entrambi gli attributi sessuali, androgino. E poi, dopo aver valutato negativamente questa soluzione, avrebbe preferito creare una donna a fianco dell'uomo, Adamo. Da tutto questo deriva la convinzione che la distinzione dei sessi sia stata un'idea secondaria nella mente del Creatore e non un'idea primigenia.

Perché gli esegeti hanno ritenuto fosse così? Innanzi tutto perché Eva è stata creata dopo tutto il resto del mondo, e poi perché, come gli animali, essa non ha ricevuto il nome direttamente da Dio, ma da Adamo: Dio l'ha creata senza attribuirle un nome, e una creazione senza nome è una creazione imperfetta. Per finire, Dio, al momento di darle la vita, annuncia che lo fa per non lasciare solo Adamo; da ciò si può inferire non solo una secondarietà, ma per sino una sorta di assoggettamento funzionale della donna nei confronti dell'uomo, poiché la sua ragione di essere sta nel tenergli compagnia.

Eva è in effetti stata creata da una costola di Adamo, da cui dipende quindi anche nella sua esistenza carnale. Essa è un pezzo di Adamo, ma non possiamo accontentarci di questa definizione. Sono fioriti innumerevoli riflessioni e commenti sul passo della Genesi che narra la creazione di Eva. Uno dei più interessanti, a mio avviso, è quello di Tommaso d'Aquino, nel XIII secolo. Egli afferma, a grandi linee, che Dio ha creato Eva da una costola di Adamo e non l'ha creata dalla testa o dai piedi; se l'avesse creata dalla testa, ciò avrebbe voluto dire che Egli vedeva in lei una creatura superiore ad Adamo, al contrario, se l'avesse creata dai piedi, l'avrebbe considerata inferiore: la costola si trova a metà del corpo, e la scelta quindi stabilisce l'uguaglianza, nella volontà di Dio, di Adamo e di Eva. Io ritengo che l'idea che la donna sia uguale all'uomo abbia determinato la concezione cristiana della donna e abbia influenzato la visione e l'atteggiamento della Chiesa medievale nei suoi confronti.


PER LE NOZZE CI VUOLE IL SUO SÌ. 

Credo che tale rispetto della donna sia una delle grandi innovazioni del cristianesimo; pensiamo alla riflessione che la Chiesa ha condotto sulla coppia e sul matrimonio, fino a giungere alla creazione di tale istituzione, ora tipicamente cristiana, formalizzata dal quarto concilio Lateranense nel 1215, che ne fa un atto pubblico (da cui la pubblicazione dei bandi) e, cosa fondamentale, un atto che non può realizzarsi se non con il pieno accordo dei due adulti coinvolti. Ciò che mi pare rilevante nelle disposizioni del concilio Lateranense è il fatto che il matrimonio diventa impossibile senza l'accordo dello sposo e della sposa, dell'uomo e della donna: la donna non può essere data in matrimonio senza il suo consenso, essa deve dire sì.


LA NOVITÀ CRISTIANA.

Si potrà controbattere che questi sono princìpi, ma la realtà è ben diversa… Effettivamente, ci sono stati pochi matrimoni in cui il consenso della donna è stato decisivo; il matrimonio ha continuato ad essere un elemento fondamentale nelle strategie familiari, o di lignaggio, nel caso di matrimoni nobili, oppure dinastiche nel caso di matrimoni reali. Georges Duby ha descritto efficacemente il ruolo di paraninfo del re d'Inghilterra, tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo; egli intervenne in particolare nei confronti di Guglielmo il Maresciallo, suo vassallo, uomo di guerra e consigliere, ricompensato dal re con un brillante matrimonio. Ma anche negli ambienti contadini è il parentado, più precisamente i genitori, che impongono il matrimonio; e lo impongono soprattutto alla donna.

Ciò nonostante, e vorrei insistere poiché non credo affatto che la teoria sia irrilevante, teoricamente il matrimonio si fonda sulla volontà reciproca dell'uomo e della donna. E la Chiesa, per giustificare questa disposizione, ricorda in prima istanza il matrimonio di Adamo ed Eva e poi, soprattutto, quello di Maria e Giuseppe.

Nell'ebraismo, la donna è quasi del tutto subordinata al marito; la questione è un po' più complessa, e in un certo modo prefigura il cristianesimo, nel paganesimo romano, poiché, da un lato la donna romana è una persona con minori diritti, non può cioè compiere un certo numero di atti giuridici senza il consenso del marito, dall'altro, i romani sviluppano una concezione egualitaria di questa unione, che si traduce con la celebre formula «Ubi Gaius tu Gaia», «Laddove sono Gaio, tu sei Gaia». Insomma, credo vi sia stata un'autentica promozione della donna, messa in luce, almeno a livello dottrinale, dal cristianesimo e ritengo che ciò sia stato avvertito come tale, al di là di tutte le consuetudini familiari e sociali che tendevano a mantenerla in una condizione di inferiorità.

I testi che si citano sempre condannano l'atto sessuale o ritengono la donna responsabile della tentazione: si tratta di una certa forma di divulgazione della dottrina. Ma di cosa è rappresentativa, esattamente? Si dice spesso che in caso di adulterio non vi è uguaglianza fra uomo e donna. Ora, in un certo numero di casi molto particolari, e spesso molto famosi, l'uomo è stato severamente condannato dalla Chiesa, pensiamo al re di Francia Roberto il Pio o a Filippo Augusto. Roberto il Pio, nei primi anni dell'XI secolo, dovette separarsi dalla seconda moglie, Berta di Blois, poiché il clero lo considerava bigamo (la prima moglie era ancora viva) e incestuoso (i due erano consanguinei in terzo grado). Il papa Innocenzo III, invece, eletto nel 1198, lanciò l’interdetto contro il regno di Filippo Augusto, che aveva ripudiato nel 1193 la moglie, Ingeborg di Danimarca, e aveva sposato Agnese di Merania. Negli statuti urbani del XII secolo in Italia e del XIII in Francia, si trovano articoli sulla punizione dell’adulterio che prevedono dure pene sia per gli uomini che per le donne. Così, ad esempio, le Consuetudini di Tolosa del 1293, che raccomandano e illustrano in un disegno la castrazione di un marito adultero…


IL CULTO DELLA MADDALENA.

Il fondamento del pensiero e della pratica cristiani, nel Medioevo, sono le Sacre Scritture. Abbiamo rapidamente commentato la creazione di Eva nella Genesi. Vi sono, ben inteso, numerose figure di donne nell’Antico Testamento, perverse come Dalila, virtuose come Rachele, eroiche come Ester… e sempre secondarie rispetto agli uomini. Poi, giunge la rivoluzione del Nuovo Testamento. Gesù è accompagnato fino alla fine da sua madre. Dispensa il proprio insegnamento a Marta e a Maria. Resuscita Lazzaro, per rispondere al desiderio delle sorelle. Una delle più belle figure femminili dei Vangeli è, evidentemente, Maria Maddalena, creatura complessa, una sorta di smentita apportata all’immagine negativa di Eva, votata al peccato: Maria Maddalena ha peccato, ma non è nella sua natura, è capace di ripensare se stessa e di pentirsi, e Gesù afferma che essa è migliore, nella sua debolezza e nella sua redenzione, di coloro che non hanno mai peccato. Il culto di Maria Maddalena esploderà alla fine del Medioevo: ne ha parlato in modo dettagliato e apprezzabile Georges Duby.

Ai piedi della croce vi sono Giovanni, il discepolo preferito, Maria e Maria Maddalena a partecipare all’agonia di Gesù. Sono essi che seppelliscono il Dio sofferente; e tre giorni dopo, sono delle donne che scoprono che la tomba è vuota e diffondono la notizia della resurrezione… Non si può certo dire che i Vangeli siano una questione fra uomini! Tale concezione radicalmente nuova dei rapporti tra uomo e donna avrà ripercussioni sulla struttura stessa della Chiesa, sulla sua gerarchia. So bene che non vi sono donne sacerdote, ancora meno papa, ma, a partire dal Medioevo, esse possono trovare collocazione nel clero regolare, realizzarsi, essere riconosciute al pari degli uomini ed esercitare potere: all’epoca, contava qualcosa essere badesse!

È una donna, Maria, a chiedere a Gesù di compiere il primo miracolo, ed Egli obbedisce, trasformando l’acqua in vino, alle nozze di Cana. Questo è un episodio proprio difficile da interpretare! Ciò che possiamo notare, è che la scena ha luogo prima dell’inizio della predicazione pubblica di Gesù, e che Maria lo incita a fare qualcosa per la prima volta. È come se lei lo rivelasse a se stesso; anche la sua filiazione divina gli è stata rivelata, Egli non ne era a conoscenza prima: e chi meglio di una madre può rivelare il segreto delle origini?

Maria, nel Medioevo, era, credo, profondamente venerata, malgrado il monoteismo ortodosso, come una sorta di quarta componente divina, la quarta persona della Trinità. Ho esitato a lungo prima di esprimere questa intuizione, ma mi pare corrisponda alla verità della fede medievale. Ma è così; pensiamo a tutti i dibattiti intorno all’Immacolata Concezione, dogma vigorosamente combattuto anche da personaggi come san Bernardo e san Tommaso d’Aquino, ufficialmente r iconosciuto solo nel 1854: ritengo che la violenza di questo rifiuto, da parte di alcuni santi e alcuni eminenti teologi, avesse origine, certo, da una sorta di impossibilità a giustificarlo teologicamente, ma anche dal fatto che vedessero in questa «eresia» il fondamento o la conseguenza di una devozione quasi pagana a Maria, una sorta di ritorno al culto pagano delle dee madri.

Sono persuaso che nel Medioevo si sia effettivamente assistito a una divinizzazione di Maria. Sicuramente tale fenomeno si potrebbe interpretare come una forma di politeismo, ma, per quel che mi riguarda, voglio leggervi la valorizzazione della donna nella religione e trovo che sia un fatto estremamente positivo.

Una delle mie convinzioni più salde, confortata dai progressi degli studi storici è che il Medioevo, era di tenebre e di violenza, sia stato anche e soprattutto un momento decisivo per la modernizzazione dell’Occidente. Si pensi ad esempio all’evoluzione dell’interesse estetico, nell’Antichità volto soprattutto alla celebrazione di un ideale maschile e che nel Medioevo evolve verso la celebrazione del corpo – e soprattutto del viso – della donna. Non credo ci si debba vedere una «strumentalizzazione», come si dice oggi, della donna, donna-oggetto, semplice oggetto del desiderio. No, credo che vi sia stata una vera e propria promozione della donna, attraverso, in particolare, le rappresentazioni del corpo di Eva, occasione insperata per gli artisti che finalmente potevano rappresentare la donna nuda, e il volto di Maria.

Nella dottrina della Chiesa vi è senz’altro un certo grado di paura della donna, che è stata, come ha detto Jean Delumeau, una delle grandi paure dell’Occidente, e la Chiesa non l’ha ancora del tutto superata. Ma è una questione che dipende dalla Chiesa o dagli uomini? È così facile liberarsene? Questo aspetto è veramente cambiato?


Veniamo alle sante:

un’altra occasione, se così si può dire, di promozione della donna nell’universo cristiano. Vi sono state molte donne martiri; esse hanno forzato molto presto le porte della santità. Vi sono molte sante alle quali i fedeli si rivolgono con devozione. Ma sono necessari alcuni riferimenti cronologici. Durante i primi secoli del Medioevo, il modello maschile della santità è la figura del vescovo: i santi sono nella maggior parte dei casi dei vescovi – trasposizione nella gerarchia celeste della gerarchia terrestre. Si impone, in seguito, lentamente, la santità delle badesse, ricordiamo ad esempio Ildegarda di Bingen, badessa renana del XII secolo, grande mistica, ma anche coraggiosa studiosa razionale, la cui autorità e il cui prestigio esercitarono un notevole potere all’epoca.

Infine, a partire dal XIII secolo, con la comparsa del misticismo, in modo eclatante, le donne si impongono di nuovo nell’universo della santità. Una scrittura, quella delle sante mistiche, che con tutta evidenza privilegia l’interiorità, l’esperienza di sé. Penso che abbia potuto modificare la sensibilità occidentale, e penso anche che sia una sfera da cui gli uomini sono stati esclusi. Il misticismo femminile è infatti una tendenza molto occidentale, al contrario di ciò che avviene invece in Oriente, dove il personaggio chiave dell’effusione mistica è lo sciamano, che è anche stregone. La Chiesa accoglie il misticismo e respinge la stregoneria, separa questi due universi, li definisce come antagonisti, anche se entrambi sono abitati essenzialmente da donne.


DONNE AL POTERE.


Le donne hanno avuto senza alcun dubbio un ruolo politico molto importante durante il Medioevo, ma vorrei tornare sul fatto che non mi piace utilizzare il termine «politico», come non mi piace utilizzare il termine «religione», riferendomi a questo periodo; sono parole che non esistono nel Medioevo, che non corrispondono ad alcuna categoria intellettuale. Allora, se vuole, si può parlare del ruolo delle donne nel governo – neanche questo termine esiste all’epoca, ma è meno arbitrario utilizzarlo.

Perché in Francia, in virt ù della legge salica, le donne sono state escluse dalla successione diretta e dal trono? Vi è stato un abbozzo di teorizzazione all’inizio del XIV secolo, dopo la morte dell’ultimo figlio di Filippo il Bello, per escludere il re d’Inghilterra dalla successione al trono. Poi, alla fine del regno di Carlo V, nel XV secolo, si «inventa» la legge salica, applicata nel regno di Francia. Ma quest’idea non riusciva a imporsi nel sistema feudale, che non vedeva sistematicamente escluse le donne. Bianca di Castiglia, nel XIII secolo, ha tenuto senza impedimenti le redini del regno. In Francia il potere reale è stato precocemente e rigidamente affidato solamente a uomini, più per ragioni pratiche che teoriche: il capo del regno deve infatti essere forte, innanzi tutto fisicamente, poiché deve essere un guerriero.


MA PER LA DONNA IL VERO SECOLO BUIO È L’800.
 

In linea generale, penso che sia necessario ponderare sia la visione negativa, sia la visione dorata della condizione femminile nel Medioevo. Oggi si tende a sminuire il ruolo della donna, sia nel cristianesimo sia nella storia dell’Occidente. Mi colpiscono i progressi che la donna ha fatto nella società cristiana del Medioevo, anche se ciò non deve indurci a ritenere che vivesse in una situazione di uguaglianza con l’uomo; bisogna considerare però che si partiva da molto lontano… e vedremo anche che in seguito sarà peggio: sono profondamente convinto che non vi sia stata peggiore condizione femminile di quella della donna in Europa nel XIX secolo. La cosa peggiore per la donna è stata la diffusione e il trionfo dei valori borghesi. E praticamente la borghesia non esisteva prima del XIX secolo. Nel Medioevo vi sono nobili e contadini e certo non sono essi a mostrarsi più duri con le donne.


Facciamo dunque attenzione alle illusioni, diffidiamo dell’idea che il progresso sia irreversibile, costante, in movimento lineare dai tempi passati all’epoca contemporanea. Oggi il numero di donne che ha accesso alle più alte s fere del potere è molto ridotto. In Occidente non vi sono più donne Primo ministro di quante fossero nel Medioevo regine o reggenti.

le regine

Teodolinda

(?-628) Regina dei longobardi. Cattolica – mentre la gran parte dei longobardi era ariana – cercò un avvicinamento con la Chiesa di papa Gregorio Magno, con il quale intratteneva uno scambio epistolare. Furono restituiti così beni alla Chiesa, reinsediati vescovi e avviati sforzi per comporre lo scisma tricapitolino che divideva il papa di Roma dal patriarca di Aquileia. Il suo aperto incoraggiamento dato alla riforma monastica di san Colombano approdò, nel 612, alla fondazione del monastero di Bobbio. Fu sepolta nel Duomo di Monza, da lei voluto. Fu in seguito canonizzata.

Matilde di Canossa

(1046-1115) Marchesa di Toscana, signora di immensi domini in Toscana, Emilia e Lombardia, sposò prima Goffredo di Lorena, e poi Guelfo di Baviera. Motivi religiosi e politici la indussero a schierarsi costantemente al fianco del papato nella lotta per le investiture. Sconfitta negli anni seguenti dalle armate imperiali, si sottomise formalmente a Enrico V, mantenendosi poi neutrale nelle lotte tra papato e impero, che in seguito a lungo si contesero la sua eredità.

Eleonora di Aquitania

(1122-1204) Figlia di Guglielmo IX, ultimo duca d’Aquitania, sposò Luigi VII di Francia. Annullato il matrimonio, Eleonora sposò Enrico Platageneto, conte d’Angiò e duca di Normandia, divenuto nel 1154 re Enrico II d’Inghilterra. Allontanata anche da quest’ultimo, tenne corte a Poitiers, circondandosi di poeti e artisti. Reggente d’Inghilterra durante la crociata del figlio Riccardo Cuor di Leone (1189-1194) si ritirò, infine, nell’abbazia di Fontevrault.

le mistiche

Ildegarda di Bingen

(1098-1179) Di nobili origini, Ildegarda fu messa a otto anni sotto la guida della badessa Jutta di Spanheim. Le successe nel 1136 alla guida del monastero benedettino di Disinbodenberg, in Germania. Ne fondò altri, tra cui Bingen, in cui si trasferì e dove morì nel 1179. Ebbe molte visioni, delle quali scrisse a Bernardo di Chiaravalle, che ne apprezzò il genio femminile. La lode del creato la portò a scrivere anche trattati di botanica. Ma il suo talento enciclopedico si espresse in particolare nel canto. Fu forse la prima donna musicista della storia cristiana.

Angela da Foligno

(1248-1309) Una delle prime mistiche italiane, Angela nacque nella cittadina umbra di Foligno. In gioventù indulse alle vanità femminili, vivendo poi in una tranquilla agiatezza. Dopo essersi recata ad Assisi ed aver avuto esperienze mistiche avviò un'intensa attività apostolica. Una volta morti marito e figli diede tutti i suoi averi ai poveri ed entrò nel Terz'Ordine Francescano.

Giuliana di Norwich

(1342-1416) È considerata una delle più grandi mistiche inglesi. All'età di trent'anni, soffrendo per una grave malattia e credendosi prossima alla morte, Giuliana ebbe una serie di intense visioni. Queste sarebbero state vent'anni dopo la fonte della sua opera principale, chiamata Sedici Rivelazioni dell'Amore Divino. Probabilmente il primo libro scritto da una donna in lingua Inglese.

le sante

Chiara d’Assisi

(1193-1253) Aveva appena dodici anni Chiara quando Francesco d’Assisi compì nella pubblica piazza il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre. Conquistata dal suo esempio, la giovane, della nobile famiglia degli Offreducci, sette anni dopo lo raggiunse alla Porziuncola. Fondò l’Ordine delle «povere recluse di San Damiano» di cui fu nominata badessa e di cui Francesco dettò una prima Regola. Per aver contemplato, nella notte di Natale, sulle pareti della sua cella, il presepe e le funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è stata scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupò di diffonderlo, distinguendosi per un culto speciale del SS. Sacramento, che salvò anche il convento di Chiara dai saraceni.


Caterina da Siena

(1347-1380) Caterina non va a scuola, non ha maestri. I suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua "cella" di terziaria domenicana, e poi cenacolo di artisti, dotti e religiosi. Lei impara a leggere e a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi parla a papi e re, a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia.

le scrittrici

Maria di Francia

Poetessa e favolista in lingua d'oil fra il XII e il XIII secolo. Figura sfuocata dal punto di vista storico (forse figlia illegittima di Goffredo IV d'Angiò), non lo è da quello della personalità letteraria, tanto che soprattutto per i suoi Lais era nota anche ai poeti in lingua del sì della successiva generazione. Tra questi, autrice di soli tre sonetti studiatissimi, c'è anche una poetessa: quella Compiuta che ora viene definita "da Firenze" e che qualche tempo fa era famosa come "la Compiuta Donzella", unica presenza femminile fra i lirici toscani che precedono gli Stilnovisti.

Christine de Pizan

Il connubio ideale fra Italia e Francia del Medioevo raggiunge il culmine con un personaggio che deve molto a entrambi i paesi: Christine de Pizan, nata nel 1364 a Venezia da genitori italiani, ma vissuta per quasi tutta la sua vita in Francia, in cui stentò inizialmente a farsi accettare ma infine riuscì a diventare una figura di spicco dell'editoria e anche della politica. Infatti l'autrice di molte opere celebrate, tra cui La città delle Dame, i trattati polemici contro il Roman de la Rose, e un poemetto su Giovanna d'Arco, era anche una rinomata copista: oggi sarebbe stata un'editrice. Costretta a lavorare dalla precoce vedovanza per provvedere ai tre figli, la sua scelta di una professione letteraria, esercitata con orgoglio, fa di lei una pioniera delle conquiste narrative e poetiche delle autrici del '900.


L'autore e il libro

Jacques Le Goff è considerato uno dei più insigni medievisti contemporanei. Allievo di March Bloch, erede dello spirito de Les Annales, è direttore di ricerca dell'«École des Hautes Études en Sciences Sociales». È autore di numerose opere, fra cui La civiltà dell'Occidente medievale, San Luigi, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, La nascita del Purgatorio, Storia e memoria. Qui pubblichiamo ampi stralci del capitolo «Il cristianesimo ha liberato le donne», presente nel volume Un lungo Medioevo, in libreria per le edizioni Dedalo (pagine 236, euro 20,00). Un testo raccolto a suo tempo da Véronique Sales per la rivista L'Histoire.
Fino al XVIII secolo l'immagine diffusa del Medioevo è quella di un'epoca che inizia con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente e si conclude con la scoperta (inconsapevole) dell'America. Per l'autore, invece, si tratta di un periodo più esteso, i cui aspetti salienti si prolungano ben oltre il Rinascimento. Un periodo né oscuro, come lo volevano umanisti e illuministi, né completamente dorato, come lo immaginavano i romantici del XIX secolo. Esso è, come ogni periodo della storia, fatto di ombre e luci. Tra queste ultime, l'autore mette in evidenza alcune delle principali forze d'innovazione di quell'epoca, come appunto il riscatto sociale della donna.

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 Benedetta sei Tu fra tutte le Donne.... e Benedetto è il frutto del Tuo seno, Gesù!


Caterina63
00Monday, December 13, 2010 9:18 AM

I cattolici e i nazisti


Il ruolo della religione nel Terzo Reich


di padre John Flynn, L.C.


ROMA, domenica, 12 dicembre 2010 (ZENIT.org).- La Chiesa è spesso accusata di non aver fatto abbastanza per contrastare Hitler, ma nel suo recente viaggio in Inghilterra e Scozia Benedetto XVI ha colto l’occasione per presentare l’altro lato della questione, ricordando alle persone la natura antireligiosa del regime nazista.

“Desidero, inoltre, ricordare l’atteggiamento del regime verso pastori cristiani e verso religiosi che proclamarono la verità nell’amore; si opposero ai nazisti e pagarono con la propria vita la loro opposizione”, ha detto alla regina Elisabetta II e alle altre persone presenti al ricevimento ufficiale a Edimburgo, in Scozia.

La ricostruzione del Papa dei nazisti come atei e desiderosi di sradicare Dio dalla società non è stata accettata da tutti. In un comunicato stampa del 16 settembre, Andrew Copson, direttore della British Humanist Society, ha negato che sia stato l’ateismo a portare i nazisti verso comportamenti radicali.

Un libro uscito qualche mese fa getta un po’ di luce sulla questione del rapporto tra nazismo e religione. Nel testo, intitolato “Catholicism and the Roots of Nazism” (Oxford University Press), l’autore Derek Hastings mostra come, in effetti, nei primi anni del movimento nazista fosse presente un forte elemento cattolico. Egli sottolinea tuttavia che vi è una netta discrepanza tra il regime nazista degli anni Trenta e Quaranta e il movimento del primo dopoguerra a Monaco.

“Nonostante l’occasionale facciata conciliatoria, vi sono pochi dubbi sul fatto che il partito nazista abbia mostrato un’ampia antipatia verso la Chiesa cattolica – e per molti aspetti verso il cristianesimo in generale – per gran parte della durata del Terzo Reich”, osserva Hastings.

L’autore ricorda che secondo numerosi storici, dopo l’ascesa al potere nel 1933, il nazismo deve essere considerato come una sorta di religione politica e di devozione laica con l’obiettivo di soppiantare l’identità cattolica o cristiana.

Monaco

Il partito nazista è nato nel 1919 a Monaco. Nel periodo che va dal 1919 al fallimento del Putsch (colpo di Stato) di Monaco del 1923, i nazisti corteggiavano apertamente i cattolici. L'apertura al cattolicesimo ha consentito loro di ottenere consenso e di distinguersi rispetto agli altri movimenti popolari. Nel periodo successivo al fallimento del 1923, in cui Hitler è stato per breve tempo in carcere, il movimento nazista si è rifondato, soprattutto nel 1925, in modo tale da lasciare poco spazio al suo precedente orientamento cattolico.

Hastings spiega che questo legame cattolico dei nazisti, durante i primi anni, era dovuto a fattori locali non tipici del resto della Germania. A Monaco e nelle regioni circostanti dell’alta Baviera, il sostegno al Partito popolare bavarese (BVP) era molto minore che in qualsiasi altra zona cattolica del Paese. Si tendeva invece a sostenere movimenti popolari con un’accezione più nazionalistica.

Un’altra caratteristica dei cattolici di Monaco e dintorni era l'ostilità verso ciò che consideravano un eccessivo ultramontanismo del BVP e dei Vescovi della Chiesa. Il movimento ultramontano, spiega Hastings, è nato tra il XVIII e il XIX secolo quando un numero sempre maggiore di cattolici in Europa guardava al Papa che risiedeva al di là delle montagne (ultra montes).

Nel decennio precedente la Prima Guerra Mondiale vi è stato un movimento riformatore cattolico nella regione attorno a Monaco che propugnava una nuova forma di identità religiosa che fosse fedele alla Chiesa cattolica in senso spirituale, ma più aperta a una visione politica e culturale radicalmente nazionalistica, osserva Hastings. I nazisti hanno potuto sfruttare queste tendenze locali, combinandole con la generale delusione successiva alla Grande Guerra per guadagnarsi il consenso dei cattolici nelle fasi iniziali del loro sviluppo.

Nel 1923 i nazisti avevano ottenuto il sostegno di migliaia di cattolici a Monaco e dintorni, prosegue Hastings. Inizialmente il BVP ha ignorato il nuovo partito, probabilmente per non dargli troppa importanza. Alla fine del 1922, vedendo le crescenti adesioni al partito nazista, il BVP ha deciso di imbarcarsi in una campagna volta a smascherare la natura pericolosa dei nazisti.

Ciò non ha impedito ai nazisti di corteggiare i cattolici e, secondo Hastings, il 1923 è stato il periodo culminante dei loro sforzi. Quell’anno avevano avviato un tesseramento diretto ad attrarre i cattolici nel loro partito. I loro sforzi sono stati ripagati al punto da coinvolgere anche numerosi sacerdoti cattolici.

Nei discorsi dell’epoca, Hitler parlava apertamente della sua fede cattolica e dell’influenza che essa aveva sulla sua militanza politica. Nel 1923, il quotidiano nazista Beobachter aveva iniziato persino a pubblicare gli orari delle Messe domenicali e ad esortare i suoi lettori a rispettare i precetti religiosi.

Rifondazione

Questa vicinanza tra i cattolici e il partito nazista si è improvvisamente interrotta con il Putsch della birreria nel novembre di quell’anno. Il tentativo di Hitler di prendere il controllo dello Stato bavarese è fallito rapidamente e il movimento nazista è entrato in un periodo di divisioni e di declino, spiega Hastings.

Questo ha coinciso con un’ondata di anticattolicesimo da parte degli altri movimenti popolari a Monaco, che a sua volta ha influenzato il partito nazista. Secondo Hastings, in questo periodo molti cattolici hanno lasciato il partito nazista, e quelli che sono rimasti hanno sacrificato la loro identità cattolica. Anche i sacerdoti cattolici che avevano aderito al partito lo hanno abbandonato. Nell’autunno del 1923, infatti, l’Arcidiocesi di Monaco-Frisinga aveva vietato loro di prendere parte agli incontri del partito nazista.

Dopo la rifondazione, il precedente orientamento cattolico è stato rovesciato e in gran parte il cristianesimo è stato sostituito con un proprio set di martiri, tratti dal fallito Putsch. Anche lo stesso Hitler da quel momento non si definiva più credente cattolico, né fautore del cristianesimo, afferma Hastings.

Con il tempo, il movimento nazista è diventato sempre più apertamente anticattolico, al punto che i nazisti si opponevano fortemente al concordato tra la Baviera e il Vaticano. Erano anche apertamente critici contro il Nunzio Apostolico, l’Arcivescovo Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII. I Vescovi tedeschi venivano spesso attaccati nelle pubblicazioni naziste, soprattutto il Cardinale Michael von Faulhaber, che poco prima del Putsch del 1923 aveva parlato in difesa degli ebrei.

Sulla questione dell’antisemitismo nazista e dell’influenza dei cattolici, Hastings osserva che nei primi anni il movimento nazista aveva tratto ispirazione, per la sua propaganda, dall’iconografia del Nuovo Testamento, ad esempio Gesù che scaccia i cambiavalute dal Tempio. A questo punto, l’ideologia nazista non era ancora pienamente definita, ma negli anni successivi è diventata una forma più pura e più apertamente laica di antisemitismo.

Per la fine degli anni Trenta, in particolare dopo le condanne ufficiali da parte della Chiesa, secondo Hastings, la reciproca incompatibilità tra le visioni cattolica e nazista è diventata più chiara.

In conclusione, l'autore afferma che mentre è necessario riconoscere la lealtà del clero e dei laici cattolici nel primo movimento nazista, non risulta fondata l’accusa al cattolicesimo come istituzione o insieme di idee.

La convivenza tra le identità nazista e cattolica, inoltre, è venuta meno in ciò che Hastings definisce “il diluvio dell’invettiva anticattolica che ha lavato il movimento spaccato dal fallito Putsch”.

Questa convivenza è stata tra le prime vittime della crescente ambizione politica messianica di Hitler, secondo l'autore.

Ciò che emerge con chiarezza, sia dal lavoro di Hastings che da altre fonti, è che gli orribili eccessi del regime nazista si sono verificati nonostante l’influenza cattolica e non a causa di questa
.


Caterina63
00Wednesday, August 17, 2011 11:31 PM

Il Graal a Valencia


Da La Bussola


di Rino Cammilleri
10-08-2011
«San Lorenzo, perché tanto di stelle per l’aere turchino arde e cade?». Così inizia la poesia del Pascoli X agosto, e io, scolaro elementare, mentre, costretto, la imparavo a memoria, mi chiedevo che cosa significasse quella «x». Solo alle medie avrei saputo che non era una lettera ma il numero romano che sta per 10.

Il poeta aveva i suoi motivi (l’omicidio del padre) per collegare le festa di San Lorenzo al «pianto di stelle», ma il martire del III secolo non c’entrava con le meteore che si incendiano brevemente entrando nell’atmosfera. Io le ricordo, bisognava guardare in direzione delle Pleiadi, di notte e in campagna, attorno, appunto, al 10 agosto. Ma tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, quando l’inquinamento, anche quello luminoso, rendeva i cieli notturni del Sud letteralmente tempestati di stelle.

No, non è per il povero Lorenzo che il cielo estivo piange. Se proprio si vuol cercare il meraviglioso nella vicenda di San Lorenzo, tanto vale puntare più in alto, a quella «leggenda delle leggende» che è il Graal. Sì, perché Lorenzo vi ha a che fare. E non è detto che sia una leggenda. Ma procediamo con ordine.
Lorenzo era uno dei diaconi di papa Sisto II al tempo delle persecuzioni. A Lorenzo era affidata anche la cassa della diocesi di Roma; in particolare, spettava a Lorenzo occuparsi dell’assistenza. Gli Apostoli avevano creato i primi sette diaconi appunto per questo, per sgravare se stessi dall’incombenza di dover provvedere alle vedove, agli orfani e ai bisognosi con i fondi che i primissimi cristiani mettevano in comune. Sisto II subì il martirio, poi toccò a Lorenzo.

A quest’ultimo fu riservato il supplizio della graticola perché rivelasse dove aveva messo le «ricchezze» della Chiesa. Lui indicò i poveri, per cui quelle «ricchezze» erano state spese. Poi gridò al carnefice che poteva anche rigirarlo, visto che da un lato era già «cotto», e rese l’anima a Dio. Lorenzo era ispanico, per questo il cattolicissimo imperatore Filippo II diede alla sua reggia la forma di un «escorial», una graticola.

Ebbene, nell’anno 258, poiché le cose si stavano mettendo male, Sisto II aveva affidato a Lorenzo alcuni preziosi oggetti da mettere al sicuro. Preziosi per la fede, s’intende. Lorenzo li aveva portati nel suo paese, a Huesca. Tra questi oggetti c’era anche una coppa di agata pregiata, quella con cui il papa diceva messa. Perché era speciale, quella coppa?

Perché con essa usava celebrare San Pietro, che l’aveva portata a Roma da Antiochia, e ad Antiochia l’aveva portata da Gerusalemme. Con quella coppa i suoi ventidue successori celebrarono fino al tempo di Sisto II. Era la coppa che Gesù aveva usato nell’Ultima Cena. In essa il vino era stato trasformato nel suo Sangue. Infatti, la frase con cui nella messa si procedeva alla consacrazione era da considerarsi letterale: «…prese questo glorioso calice…». Ma la coppa che contenne il Sangue di Cristo è il Graal.

Che fine fece il Graal di Huesca? Attraversò il secoli passando per varie mani, sempre portato al sicuro per sottrarlo prima ai Vandali, ariani, e poi ai musulmani. Nel 1399 il re d’Aragona, Martín I, lo fece porre nella cattedrale di Saragozza e impreziosire con aggiunte in oro. Nel 1424 il re Alfonso il Magnanimo lo donò alla città di Valencia, che dal 1437 lo custodisce nella sua cattedrale. Con esso i papi Giovanni Paolo II e l’attuale Benedetto XVI, in visita, hanno celebrato la messa. Nel XX secolo è stato sottoposto a esami da parte di un pool di studiosi, i quali hanno concordemente convenuto che si tratta effettivamente di un oggetto in uso nella Palestina del I secolo.

Perché nel Medioevo il Graal si considerava «perduto» e, dunque, leggendario? Per il semplice fatto che la Spagna era dominata dagli islamici. E chi sapeva dov’era il Graal si guardava bene dall’aprire bocca.


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