00 12/13/2013 8:30 PM

Don Ariel: "Uno scisma di fatto"

 
  UNO SCISMA DI FATTO

Lettura socio-ecclesiale circa il problema tedesco - del padre Ariel S. Levi di Gualdo



Il don Ariel S. Levi di Gualdo seduto su
una scultura di bronzo a Monaco di Baviera


«Il vero problema di Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera, è quello di sempre: prima sono tedeschi, poi forse cattolici, ma sempre a modo loro e soprattutto con inestinguibile altezzosità teutonica, perché nell'animo profondo sono rimasti l'antico popolo barbaro di sempre e da sempre ostile a Roma e a quella romanità che è centro e motore della universalità cattolica». 


Caro Marco Tosatti.

Ho appena letto uno dei tuoi commenti precisi, decisi e delicati nel quale riporti alcune affermazioni dell’Arcivescovo Metropolita di Monaco di Baviera, Cardinale Reinhard Marx [qui], frutto di un evidente errore compiuto dalla buona fede di due diversi pontefici: Benedetto XVI, che costui lo nominò giovane e rampante alla sede arcivescovile bavarese creandolo poco dopo cardinale; e Francesco I, che lo ha voluto nella commissione dei cosiddetti otto saggi. Questo tuo articolo mi ha richiamato alla mente il mio penultimo libro: “E Satana si fece Trino”, che tu stesso hai recensito alla sua uscita [qui]. E visto che certi problemi li ho trattati in passato seguitando a pagare al presente prezzi alquanto elevati per avere osato entrare pubblicamente in certe disquisizioni a dir poco spinose, ho deciso di offrire ai lettori, come incentivo e come pieno supporto al tuo breve ma efficace commento, due paragrafi tratti da questa mia opera, dove riporto come testimone oculare e come sacerdote fatti e situazione di inaudita gravità teologica e liturgica che ho dovuto fronteggiare in diversi contesti del Nord dell’Europa, in particolare nella “cattolica” Baviera la cui sede metropolitana era già retta all’epoca dall’Arcivescovo Reinhard Marx, imminente cardinale, sotto gli occhi impotenti del quale accadeva giorno dietro giorno ciò che in coscienza e in fedele verità ho descritto nei miei resoconti pubblicati poco dopo.

         

Dall’Opera: E Satana si fece Trino: 

LA GERMANIA TRA SECOLARIZZAZIONE RADICALE E SCISMA DI FATTO, A MAGGIORE RAGIONE: EGO TE ABSOLVO …

… durante i miei soggiorni in Germania notai che gli abitanti di München mi guardavano per strada come se vedessero qualche cosa d’inusuale. 
Il tutto mi fu chiaro all’improvviso, quando in una via del centro mi imbattei in un episodio singolare …
«Padre, lei è un prete tedesco».
«No, sono un prete italiano».
Pochi istanti di silenzio, poi un timido sorriso:
«Io sono un’anziana cattolica, moglie di un italiano morto da diversi anni. Ricordo ancora i tempi passati, quando anche i nostri preti andavano in giro per le strade vestiti da preti …».

Un altro sorriso e di nuovo una domanda:
«… da quanto tempo si trova a München?».
«Da un paio di mesi, però vi rimarrò altro tempo ancora». 
Un altro sorriso seguito da una domanda che mi lasciò di stucco:
«Quanti preti, vestiti come lei da preti ha incontrato?».
Rimasi un attimo pensieroso, poi risposi:
«A dire il vero mai nessuno».
Sorride di nuovo l’anziana cattolica che si ricordava ancòra i preti vestiti da preti in giro per la sua città:
«Siccome potrei essere sua nonna, vorrei darle un consiglio: rimanga così com’è, prete riconoscibile da tutti, sempre».
Di mesi ne passarono diversi senza mai incontrare un prete vestito da prete per le strade del centro storico di München, che poco dopo soprannominai Bürchen, giocando sulla parolaburqa o burka, il vestito nero imposto alle donne da una certa usanza ”islamica”, da sempre giudicata non conforme ad alcuna regola religiosa da eminenti religiosi e altrettanti teologi musulmani. Lo prova il fatto che in alcuni paesi musulmani è proibito, entrare in luoghi pubblici, università, ma persino dentro le stesse moschee, con questo vestimento. 
Nella città bavarese di Bürchen, frotte di donne velate scortate da figli e mariti escono da alberghi a cinque stelle per recarsi a far compere nelle più costose gioiellerie e atelier del centro. Da una parte, i preti di München che circolano anonimi per le strade in abiti civili, i più zelanti usano l’abito ecclesiastico solo dentro le chiese, senza farvi però due metri fuori dalla porta. Dall’altra, le donne velate che hanno mutato la capitale bavarese nella Bürchen delloshopping. 
Nei paesi capitalisti della morente Europa coi petroldollari si compra di tutto, dall’oro all’incuria sulle violazioni dei veri diritti umani di popoli interi, ridotti alla fame da poche famiglie che detengono l’intera ricchezza del paese, beneficiate all’occorrenza dal silenzioso supporto degli esponenti dell’integralismo laico europeo, pronti a lottare per i “diritti umani” solo quando si tratta di legalizzare la pillola abortiva, od a parlare di sacrosanta laicità quanto esigono tappare ad ogni costo la bocca alla Chiesa Cattolica ed ai cattolici.
Benaccetti siano allora i petroldollari, mentre i preti di quella che fu la cattolica Baviera, hanno ridotto la fede a una faccenda privata che si celebra nel nascondimento delle chiuse mura delle chiese, non più sulle piazze dei testimoni della fede.
Trascorsi alcuni mesi, la mia solitudine fu rotta dall’arrivo di un confratello anglofono e collega di studi a Roma. La prima volta che uscimmo insieme, entrambi in clergyman nero come nostra abitudine, dopo un’ora di cammino per il centro della città il confratello sbotta allegro:
«Capisco che siamo due splendidi indossatori appena scesi dalle passerelle ecclesiastiche delprete-a-porter e che per questo tutti ci guardano ammirati; ciò che mi turba è che finché mi guardano le donne, la cosa rientra nelle regole di natura, se però mi guardano gli uomini, la cosa comincia a preoccuparmi».
Lo rassicurai:
«I primi giorni rimasi colpito anch’io, compresi però presto il motivo di questi sguardi: le persone non sono più abituate a vedere i preti vestiti da preti in giro per la strada. Gli anziani che se li ricordano ancora, vedendoci restano stupìti, come dire: “Ancora non si sono estinti”. I giovani, che invece non li hanno mai visti, al vederci restano incuriositi».
Bisbiglia il confratello mentre da Maximilianstraße entriamo in Max Joseph Platz:
«Quel tale, a distanza ci ha scattato una fotografia».
«Abituati anche a questo, io non ci faccio più caso».
«Meno male che siamo vestiti col clergyman nero, immagina cosa accadrebbe se stessimo andando ad una solenne liturgia con la talare romana indosso».
«Saremo finito su qualche telegiornale della sera, che avrebbe aperto annunciando che in Max Joseph Platz erano stati avvistati due extraterrestri».
Sorrido mentre il confratello domanda:
«Ho appreso dalle guide che nel centro della città c’è la chiesa cattedrale, la sede episcopale, gli uffici dell’arcidiocesi, varie parrocchie, il seminario arcivescovile, più case religiose, la facoltà teologica …».
«Esattamente così».
«E muovendoti da mesi in questa zona, riconoscibile come prete e socievole come sei per indole, non sei mai stato fermato da uno dei 1.300 presbìteri di questa arcidiocesi che ti ha avvicinato per presentarsi e per chiederti da dove venivi e che cosa facevi da queste parti?».
Giunti davanti alla libreria cattolica fermo il passo e rispondo al confratello:
«Incontri … saluti ?
Siamo nella Capitale della Germania del Sud, dove ti sorridono e ti accudiscono con somma cortesia, solo però in tutti quei locali, negozi e strutture private, dove col portafoglio alla mano entri per acquistare prodotti o servizi; in quei contesti commerciali ti trattano come una via di mezzo tra un principe ereditario e il messia. Fuori dai rapporti commerciali di acquisto e di vendita, là dove entra in gioco l’accoglienza e la gratuità, troverai totale chiusura. A München i cattolici sono il 55% della popolazione. In certe zone della Baviera oltre l’80%». Come prete devo però dirti di avere incontrato più apertura e ospitalità nella Germania del Nord, in zone dove i cattolici oscillano tra il 4 il 6% della popolazione; nelle zone del Nord, sono stato accolto con estrema e profonda affettuosità umana e cristiana e proprio per questo conservo di esse un ricordo davvero ottimo».
«Mi stai preparando psicologicamente al mio lungo soggiorno?»
«Ti sto rispondendo che da queste parti non sono mai riuscito a entrare in contatto coi preti del luogo, che non conosco e che non ho mai conosciuto; ma soprattutto sappi che ho avuto difficoltà anche a trovare ospitalità per celebrare la Santa Messa. Difficoltà che come prete sarei stato preparato ad affrontare in Vietnam, in Cina o in Arabia Saudita, non però nella “cattolica” Baviera. Quando i primi tempi non ero ancora in grado di celebrare col Messale Tedesco, ai religiosi che con cortese e totale distacco ci ospitano nella loro casa, chiesi più volte se qualcuno poteva aiutarmi. Nessuno volle però farlo, pur avendo tempo per dedicarsi a tante altre cose cattoliche, non cattoliche e persino ludiche. Grazie a Dio i gesuiti di München, contattati dai loro confratelli di Roma, mi misero in contatto con un loro anziano confratello, che mi dedicò il suo tempo e il suo affetto, offrendomi anzitutto una delle cappelle della Casa della Compagnia di Gesù presso l’Università, dove ho potuto celebrare la Santa Messa. È merito di questo gesuita, se oggi celebro in tedesco con tutto il dovuto decoro linguistico; è lui che mi ha insegnato a leggere il messale, ma soprattutto è merito suo se ho potuto celebrare la Messa».
«Stai dicendo il vero o ti stai prendendo gioco di me?».
«Volendo posso narrarti anche di peggio».
«Cosa c’è di peggio, del negare a un prete straniero che non conosce nessuno del posto e dell’ambito ecclesiale locale, l’ospitalità per celebrare la Messa, all’interno di chiese dove della liturgia fanno spesso ciò che vogliono, come ambedue abbiamo amaramente appurato?».
«Hai ragione. 
Se non ricordo male proprio ieri sera, il parroco della parrocchia annessa all’abbazia che ci ospita [NdR. L’abbazia benedettina di Sankt Bonifaz] ― dove in diversi mesi di soggiorno non mi è stato mai permesso di celebrare la Messa sia nella chiesa sia nelle numerose cappelle disponibili, tanto meno per l’assemblea dei fedeli ― ti ha narrato soddisfatto che dalla prossima domenica l’omelia al Vangelo sarà fatta da una Gentile Signora¹. Non scendiamo poi nei dettagli di quel che accade durante la celebrazione della Messa, o di quel che viene fatto dell’Eucaristia».
«Ciò che mi colpisce è che non si tratta di una chiesa sperduta tra le lande, ma di una parrocchia nel cuore della Capitale di uno Stato …».
«… e in questa parrocchia centrale ― come accade anche in altre parrocchie centrali ― l’unica volta che ho concelebrato è stato messo in pratica tutto ciò che è proibito dai canoni liturgici, dalle istruzioni e da tutti i successivi richiami fatti dalla Santa Sede, ma soprattutto lesivo alla dignità stessa dell’Ordine Sacerdotale. 
Il messale fu usato solo per il prefazio d’offertorio e la preghiera eucaristica, per il resto pura improvvisazione da sociologia salottiera ...² La Liturgia della Parola fu ridotta a una sola lettura e l’omelia fu fatta da una laica. L’altare fu preparato da altrettanti laici, mentre a me, unico concelebrante, fu permesso di avvicinarmi solo al Sanctus, per la preghiera eucaristica. Dopo la frazione del pane, prima che il presbitero avesse fatto la comunione, fu dato un frammento di Sacra Ostia alla laica e al laico, solo dopo a me prete. Poi fu fatta l’elevazione e l’acclamazione: Seht das Lamm Gottes, das hinwegnimmt die Sünde der Welt ³ …
Quando osai allungare la mano su una delle due pissidi deposte sul corporale, per adempiere a ciò per cui sono stato ordinato prima diacono e poi presbitero, fui mandato immediatamente a sedere, perché nonostante la presenza più che abbondante di due preti, la comunione fu amministrata dai due laici ad un’assemblea di circa quaranta persone⁴.
Ricevuta la Sacra Ostia, la gente si muoveva a passeggio in giro per la chiesa con l’Eucaristia in mano⁵, per andare ad auto-comunicarsi ai calici distribuiti sull’altare. Le “chierichette”, bimbette neppure adolescenti, prendevano solerti il calice da sopra l’altare e lo abbassavano ai bimbi più piccoli⁶, perché questi potessero intingervi la Sacra Ostia come un biscottino dentro una tazza di latte⁷. Terminato il Rito di Comunione, la Signora Laica ha purificato i vasi all’altare; il Signor Laico ha riposto la pisside dentro il tabernacolo a schiena diritta, senza accennare neppure un vago segno di riverenza al Santissimo Sacramento. Dopo avere visto e sofferto ciò, non ho più concelebrato, perché tutto questo non è cattolico; perché come prete non posso rendermi complice di ciò che la Chiesa proibisce».
Sorride il confratello:
«Sei sempre così sconvolto da questo fatto, da dimenticare che al termine di quella Messa giungesti in camera mia livido in viso, mettendoti a urlare e a dare pugni sul muro, non ricordi?»
«Ricordo bene».
Ci scambiamo uno sguardo reciproco, poi il confratello prosegue:
«E tutto questo accade nonostante che i vescovi, dopo essere stati richiamati da Roma, abbiano inviato precise indicazioni ai loro presbiteri, facendo presente che ai laici non è consentito proclamare e predicare il Vangelo nelle Chiese durante la celebrazione della Messa; che non è lecito ai fedeli auto-comunicarsi da soli ... A maggiore ragione non capisco perché non lascino celebrare te. Lasciano celebrare persino quel prete pittoresco che si presenta dinanzi ai fedeli con l’orecchino all’orecchio, che non indossa neppure i paramenti sacri, che …».
«Lo hai detto. 
Non sono pittoresco, ed oltre a non esserlo hanno capito che sono un prete fedele a ciò che indica l’Ordinamento Generale del Messale Romano; cosa che li induce anzitutto a temere che i fedeli possano fare confronti. Per questo non mi hanno mai permesso di celebrare la Messa, offrendomi solo la possibilità di concelebrare, che equivale all’obbligo coatto di stare ai loro personali canoni liturgici, che non sono però i canoni della Chiesa Universale. Quel che è norma della Chiesa diviene così illecito da impedire, quel che è illecito da impedire, diviene norma da tutelare. Tutto questo non è solo disubbidiente sprezzo verso l’Autorità della Chiesa; tutto questo è diabolico, perché equivale a imporre con violenza un pensiero e uno stile non cattolico dentro la Chiesa Cattolica. Non si mira più a privare il Popolo di Dio della fede, si mira più in alto: privare di fede la Chiesa».
«E dinanzi a tutto questo tu dici di avere conosciuto di peggio?».
«Si.
Una volta fui cercato con urgenza da dei conoscenti che mi chiesero se potevo visitare un cattolico molto ammalato, di nazionalità tedesca ma italiano di nascita, giunto in Germania appena adolescente. Certo che posso visitarlo, risposi, domandai solo perché non vi fosse già andato un prete del luogo, ad esempio il parroco. Mi spiegarono che dopo alcuni diverbi avuti con dei preti per fatti poco edificanti, per protesta si era cancellato dalla lista degli iscritti alla Chiesa Cattolica, cessando di pagare la tassa annuale e perdendo così i diritti di fedele.
Mi precipitai da quest’uomo con un’idea ben chiara: se fosse stato solo ammalato, lo avrei confortato e invitato a chiamare il parroco; se a causa di una grave malattia fosse stato in pericolo di vita, avrei provveduto ad amministrare i sacramenti. Era invece in condizioni gravi, il suo colore giallastro diceva tutto sulle sue condizioni di salute e sul male che lo consumava. 
Dopo averlo salutato domandai se avesse mai abiurato la fede cattolica. Rispose di avere sempre creduto nella Chiesa e in tutte le verità di fede da essa annunciate. Detto questo mi narrò di avere avuto attriti per brutte vicende legate a fatti incresciosi, divenuti anni dopo oggetto di pubblici scandali; mai però problemi di fede con la Chiesa. Spiegato il tutto mi disse di voler rinnovare la sua professione di fede insieme a me, che per tutta risposta attaccai: Wir glauben an den einen Gott, den Vater, den Allmächtigen … L’uomo mi interruppe dicendo che per rendere grazie al Signore della mia visita desiderava recitare la Professione di Fede come l’aveva imparata da bimbo, ed attaccò: Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente … 
Senza violare alcun canone amministrai l’Unzione degli Infermi a questo figlio della Chiesa e l’assoluzione plenaria prevista dal rito, perché dinanzi a un battezzato in grave pericolo di vita qualsiasi prete, persino un prete dimesso dallo stato clericale e colpito da scomunica, deve impartire l’assoluzione dai peccati.
Negare un sacramento a un morente per quisquilie burocratiche, è cosa aggravata dal fatto che in molte di queste chiese, numerosi preti giocano all’intercomunione o alla così detta ospitalità sacramentale, amministrando ogni domenica l’Eucaristia a protestanti. Non solo sapendo che non sono cattolici, molto peggio: invitandoli loro stessi a riceverla come segno di “fraternità ecumenica” ⁸. Tutto questo i vescovi tedeschi lo sanno bene, anche se dinanzi a cose del genere non usano la solerte severità che usano con chi non versa le tasse alla Chiesa.
Per questi luterani che ricevono il Sacramento dell’Eucaristia nelle chiese cattoliche, la Chiesa Luterana della Germania, passa forse una quota delle proprie tasse statali a quella Cattolica?».
Sbigottito replica il confratello:
«Sono davvero allibito».
«Cosa possiamo rimproverare, a un fedele che si è cancellato per protesta dalle liste di una Chiesa dove la teologia è pura speculazione intellettuale, non di rado fatta in aperta sfida al Magistero della Chiesa; dove la pastorale è arte imprenditoriale di gestione d’azienda; dove le uniche forme di fraternità che si è capaci a manifestare, sono quelle riversate su tutto ciò che non è cattolico? Si può escludere dai sacramenti un cattolico per una protesta politica, ed al tempo stesso amministrare il Sacramento dell’Eucaristia a fedeli protestanti invitati a fare salotto ecumenico nelle nostre chiese? Non occorre andare in giro per le chiese a filmare quel che accade nel corso delle liturgie; non occorre registrare certe omelie, fatte talvolta da laici, alcune volte persino da ministri di culti non cattolici, dinanzi alle quali allibirebbe persino Giordano Bruno da Nola. Non occorre, perché queste cose a Roma le sanno meglio di noi e da prima di noi, resta da capire perché in concreto non facciano niente».
«Forse tra poco qualche cosa di concreto faranno».
«Cosa?».
Ride il confratello:
«Daranno la berretta cardinalizia all’arcivescovo di questa diocesi al primo concistoro, perché per certe sedi il titolo cardinalizio è un diritto, mentre per i titolari di questo diritto sembra non sia un dovere far ubbidire i propri preti alle leggi della Chiesa».
Ammicco e proseguo:
«Se da Roma certi vescovi sono richiamati e obbligati a dare precise direttive ai loro preti, a quel punto invieranno una circolare ufficiale al clero, lasciando semmai trasparire nelle pose ufficiose che si tratta di indicazioni che la Santa Sede li ha obbligati a dare. Così facendo: da una parte soddisfano la richiesta della Santa Sede, dall’altra evitano di inasprire i loro preti. Ricevuta la circolare ufficiale, una larga fetta di preti si sentiranno sfidati da Roma, continuando a fare ciò che vogliono in modo più romanofobico di prima. Il vescovo si sarà messo però con la coscienza in ordine, adempiendo all’esortazione della Santa Sede: ha inviato una precisa, scritta e inutile direttiva ai propri preti».
Sospira il confratello:
«Temo succeda davvero quel che tu dici».
«Il compito dei vescovi non è mandare carte in giro per porsi con le spalle al sicuro ma far rispettare ciò che sulle carte si scrive, anche a costo di arrivare nelle parrocchie all’improvviso durante la celebrazione della Messa, anziché starsene nel proprio ufficio a scrivere best seller più o meno teologici. Giunto d’improvviso a verificare di persona quel che accade, a quel punto il vescovo non dovrebbe esitare a richiamare il parroco davanti ai fedeli al termine della Messa; e se il caso lo richiede, rimuoverlo all’istante dalla guida della parrocchia per avere sfidato l’Autorità della Chiesa e quella del suo vescovo. Solo a quel punto le carte cominceranno a contare qualche cosa, ed i vescovi dimostreranno di essere in vera comunione con Pietro, anziché giocare a salvare capra e cavoli in un continuo nulla di fatto».
Replica il confratello:
«Forse a Roma temono che un agire d’autorità possa scatenare una ribellione, un vero e proprio scisma da parte di una fetta di Chiesa».
«Per paura di uno scisma ufficiale, si preferisce accettare un tacito scisma di fatto e avallarlo così in un certo qual senso? Hai visto che cosa fanno della sacra liturgia, centro di comunione e di unità della Chiesa universale? Vivere una comunione che non c’è, di per sé è uno scisma, soprattutto quando dei canoni, del magistero e delle istruzioni della Chiesa, viene fatto ciò che abbiamo visto fare in giro per le varie chiese, senza che i vescovi si preoccupino più di tanto.
Altra soluzione? Cominciare a mandargli i vescovi da fuori, come si trattasse davvero di una terra da evangelizzare, perché tale è, perché l’episcopato tedesco ― e non parliamo di quello olandese ― ha dimostrato di essere stato incapace a frenare la protestantizzazione e la secolarizzazione della Chiesa. Anzi, alcuni professori-cardinali ne sono stati i diretti fautori. A questa situazione siamo giunti perché i vescovi tedeschi hanno dimostrato di non avere esercitato autorità e controllo sul clero, sui centri di formazione ecclesiastica e sulle facoltà teologiche, dalle quali seguita a sortire il peggio della più ribelle deriva. Dinanzi a certe situazione che oramai hanno valicato la gravità, Roma non può giocare di politica e di diplomazia, perché più salva gli equilibri politici per non irritare nessuno, più le chiese di queste regioni si svuotano. E dopo avere esercitato fino in fondo tutte le migliori prudenze politiche, Roma rimarrà con la sua prudente diplomazia curiale stretta in mano e con le chiese del Nord Europa deserte, o in ogni caso popolate da pochi “cattolici”, che nei concreti fatti risulteranno più protestanti dei protestanti».
Esito alcuni istanti, poi pongo al confratello un quesito pesante come l’intero massiccio roccioso di una montagna:
«Da queste parti, ti senti dentro una Chiesa Cattolica?».
«Più giro per le chiese, più sale in me la strana sensazione di essere finito dentro una Chiesa protestante, che nel suo apparato esterno richiama le forme tradizionali di quella cattolica. Solo però nelle forme esterne. All’interno questa è una Chiesa secolarizzata e protestantizzata; e lo è nella misura in cui si sono secolarizzati e protestantizzati diversi vescovi e un’ampia fetta del loro clero».
«Non trovi indicativo che due persone nate, cresciute e formate in due continenti diversi, appartenenti a due culture diverse, tali siamo tu ed io, stiano provando l’identica sensazione?».
«Secondo te: perché quest’intenso trasporto verso tutto ciò che non è cattolico e quest’indifferenza verso i propri confratelli presbìteri?»
Taglio corto: 
Adesso entriamo dentro la libreria, poi all’uscita ti risponderò».
Acquisto il messale grande da altare in lingua tedesca che da tempo desideravo avere al posto di quello piccolo, mentre il confratello curiosa tra gli scaffali. 
Usciti fuori il confratello riprende il discorso:
«Dovevi rispondere alla mia domanda di prima».
«Ti rispondo subito: se anziché due preti cattolici fossimo stati due pastori evangelici, ci avrebbero già avvicinati e resi oggetto delle più squisite fraternità ecumeniche. Questi preti, pur offrendo illecita “ospitalità sacramentale” ai protestanti, mostrano di avere perduto la percezione del Sacramento dell’Ordine nel quale sono stati inseriti, che dovrebbe unirli in divina parentela fraterna anche all’ultimo dei preti più sconosciuti di questo mondo, che in quanto prete è un fratello legato a loro nell’Ordine Sacro attraverso il sangue di Cristo. Questo è il vero dramma celato dietro un’apparente mancanza di ospitalità e di accoglienza fraterna. Sta infatti scritto: se non ami il tuo fratello che vedi, non puoi amare Dio che non vedi. Aggiungo: e chi non accoglie l’umanità del fratello, non potrà mai accogliere e scoprire l’umanità del Gesù storico che ci introduce nel mistero del Cristo della fede attraverso i misteri dell’amore, impossibili da penetrare attraverso superbe speculazioni teologiche fatte in antagonismo alla Chiesa, anziché in devoto servizio alla Chiesa».
Non fummo più soli, assieme patimmo e ridemmo, pregammo e celebrammo il Sacrificio Eucaristico, perché come ci ha insegnato il Signore Gesù, dove saranno anche due soli riuniti nel suo nome, Lui sarà sempre in mezzo a loro. 
Forse per questo un giorno la Chiesa sarà salva: due confratelli capaci di accogliersi e di vivere la loro ecumenica fraternità sacerdotale cattolica uniti dal sangue di Cristo e dall’amore per Pietro, unica e autentica pietra sulla quale il Signore Gesù edificò la sua sola Chiesa.




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)