00 9/2/2013 10:37 AM

CONFRONTO DEGLI ERETICI ANTICHI E NUOVI QUANTO ALLA FEDE

 

 

    Abbiamo da ribattere molti e molto vari errori di diversi eretici del nostro tempo. Parmi di avere a riuscir bene nell'intento, se mi servirò dello stratagemma, di cui si servì a suo tempo per sconfiggere gli eretici, il cristianissimo e potentissimo imperatore Teodosio il vecchio, per ciò stesso potentissimo, perché cristianissimo. Socrate lasciò ricordo del fatto nel libro quinto delle Storie. Vide quel zelante imperatore, che le Chiese d'Oriente si trovavano divise in innumerevoli sette ed eresie per causa di Ario, di Eunomio e di Macedonio. Che fece? fa chiamare a sé i sostenitori di ciascuna setta. Domanda loro, se sono disposti ad udire e seguire quei dottori, dei quali si era certi, che, prima che fosse sorta l'eresia Ariana, erano stati cattolici ed ortodossi, ed avevano molto bene governato la Chiesa di Dio. Bella! in quante angustie non mise l'Imperatore quella turba di eretici con quella sola domanda! La consapevolezza delle novità profane non li lasciava accettare i giudizi proposti dall'imperatore: né al contrario potevano per alcuna giusta od apparente ragione non accettare il loro giudizio. In modo simile ci porteremo noi con gli eretici del nostro tempo oggi e nel seguente discorso, Confronteremo la fede e i costumi, così dei cattolici, come degli eretici recenti, con la fede e con i costumi dei cattolici e degli eretici antichi. La fede ed i costumi della Chiesa antica e degli eretici antichi - credo, che ve ne ricorderete - sono due argomenti, Quasi gli ultimi, di quei dodici, che ci siamo impegnati di spiegarvi nei discorsi di quest'anno. Ora se potremo dimostrare, che la fede e la religione, la vita e i costumi dei Luterani, dei Zuingliani, degli Anabattisti, dei Calvinisti sono non simili, ma in tutto gli stessi con la fede e con la religione, con la vita e con i costumi degli antichi empissimi e mille volte condannati eretici; allora finalmente domanderemo, che, come a voti unanimi esecriamo, anatematizziamo, condanniamo agli eterni tormenti tutti quegli eretici; così voi giudichiate degno dello stesso anatema e supplizio questi nuovi eretici che hanno professato e tenuto la stessa fede, la stessa religione e gli stessi costumi. Al contrario domanderemo che giudichiate, doversi ritenere e conservare, come retta e santa la fede e la religione della Chiesa cattolica, che dai santi Padri fu tenuta un dì e venerata: Padri, che abbracciamo e veneriamo tutti, come veramente pii ed ortodossi, tanto noi cattolici quanto gli eretici.

    Diciamo prima della fede, poi diremo dei costumi. Lutero al nostro tempo insegnò e volle che fosse come un fondamento della sua dottrina, che la fede, senza le opere, è sufficiente per la salvezza eterna. Inoltre, che l'uomo cristiano è tanto ricco, che, anche volendo, non può perdere la sua salvezza, per quanto grandi peccati commetta, salvo che se· non volesse credere. Gli pseudo-apostoli e gli Eunomiani insegnarono già allora tempo lo stesso. Sant'Agostino parla così dei falsi apostoli nel libro «della fede e delle opere» al capo quattordici, «Bisogna scuotere dai cuori religiosi il pensiero, che per salvarsi basti la sola fede, trascurando frattanto di viver bene e di tener la via di Dio con le buone opere. Anche al tempo degli Apostoli, certuni non capirono alcuni punti oscuri dell'apostolo Paolo, e cedettero, che egli dicesse questo». E un poco più giù aggiunge. «Appunto, perché allora era sorta questa opinione, altre lettere degli apostoli Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda hanno per iscopo di combattere una tale opinione, e fortemente sostengono, che non giova nulla la fede senza le opere. E così anche S. Paolo stesso si spiegò che, non qualsivoglia fede, con la quale crediamo in Dio, è salutare e veramente evangelica, ma (solo) quella, le cui opere procedono della carità». Così parla Sant'Agostino e Santo Ireneo, nel libro primo contro Valentino, capo venti, attesta che questa stessa eresia fu anche di Simon Mago.

     Sant'Epifanio al principio del libro terzo contro le eresie, e Sant'Agostino al capo 55 delle eresie, ci fanno sapere, che Eunomio, lebbroso d'anima e di corpo, e quasi il più scellerato di tutti gli eretici, fu così nemico delle buone opere, che diceva, bastare la sola fede: ma che le opere tanto non sono necessarie; che l’andare a donne e gli altri peccati non nuocciono punto, purché l'uomo creda. Come si vede ciò è lo stesso di quello che dice Lutero, che «non può l'uomo perdere la sua salvezza, per quanto grandi peccati egli commetta, salvo che se non volesse credere». Dunque i Luterani non possono negare (se pure non avessero perduto il pudore) d'essere prole dei pseudo-profeti, e insieme discepoli di Simone e di Eunomio, i quali furono condannati dagli stessi Apostoli

     Inoltre Lutero e Calvino e quasi tutti i settari insegnano, che l'uomo non ha libero arbitrio, e che tutte le cose accadono per assoluta necessità. E questo è un secondo fondamento della nuova dottrina. Nel passato proprio questo fu insegnato prima dai Simoniani, e ce ne fa fede S. Clemente nel lib. 3° delle Ricognizioni: poi dai Manichei, di che ci assicura S. Girolamo nella prefazione al suo dialogo contro i Pelagiani. 

     Viclefo, Lutero. Melantone, Calvino e gli altri insegnano, che Dio veramente e propriamente, non col permettere, ma coll'operare,è causa di tutti i peccati. A suo tempo insegnò questo Simon Mago come ci fa sapere Vincenzo nel Commonitorio: poscia lo insegnò anche Florino, come ce ne fa certi Eusebio nel lib. 5° delle storie al cap. 20. I Libertini e Serveto nelLa Francia - e lo attesta Calvino stesso - negano, che ci sarà la risurrezione dei corpi. Ma questa è eresia antichissima, ripresa da S. Paolo apostolo in Imeneo e FIlato, e da Epifanio in Simon Mago e Menandro. I Sacramentarii insegnano, che la santissima Eucarestia non è la vera carne di Cristo. Insegnarono questo stesso, con le stesse parole, al principio della Chiesa, alcuni uomini scellerati. Te li riprende Sant'Ignazio. discepolo di San Giovanni apostolo: e ce ne fa testimonianza Teodoreto nel dialogo 3. intitolato «impatibile». Alcuni degli Anabattisti vanno insegnando, che Gesù Cristo è solo uomo e non anche Dio: e che egli non esistette, prima che nascesse dalla Vergine. Ebbene nulla di nuovo. Insegnarono così gli Ebionisti. Paolo di Samosata e Fotino. Ancora: gli Anabattisti insegnano, che Gesù Cristo non ha tolto nulla dalla Santissima, Vergine Maria: ma che ebbe un corpo o celeste, o dagli elementi, e che passò attraverso alla Vergine, come per una fessurina o per un tubo.

     Or che altro è questo, se non riaccendere i furori estinti, e rinnovare gli orrendi deliri degli empi dottori, Valentino ed Apelle, affine di abolire intieramente la verità del Verbo di Dio e la cristiana religione? Tertulliano nel libro «delle Prescrizioni» degli eretici, è testimonio di tali aberrazioni. E non crediate già, che questo pazzo furore degli Anabattisti sia sopito. Tutt’altro. Non è un anno, che fu permessa di disputare in pubblico intorno a questa questione, cioè «se Gesù Cristo abbia assunto la sostanza della sua carne da Maria Vergine, o altronde». Ecco a che siamo ridotti da codesti innovatori, che oramai fra i cristiani si metta pubblicamente in questione, se Gesù benedetto sia uomo e figlio di Maria! Ma andiamo innanzi a vedere il resto. I settari oggi tolgono di mezzo la penitenza e la confessione. Fecero il medesimo, tempo addietro; i Montanisti e i Novaziani. Ne siamo assicurati da S. Girolamo in una lettera a S. Marcella intorno agli errori di Montano, e da Teodoreto al libro terzo «delle favole degli eretici». Michele Serveto, che fu fatto morire dal suo condiscepolo Calvino, negò apertamente da empio la sacrosanta Trinità. In cielo gli spiriti sublimi dei Serafini vanno confessando giorno e notte, che essa è tre volte adorabile. E quest'uomo impuro e pieno dello spirito di bestemmia osa chiamare la SS. Trinità non solo un mostro di tre teste e un cotal cerbero tripartito, ma anche un'illusione di Satana, e dii immaginari, e tre spiriti di demonii, e un mostro di Gerione. Ecco perché oggi esistono nella Transilvania dei ministri, che chiamano Trinitarii e sofisti Sant'Agostino e gli altri antichi, che pongono in Dio tre vere e sussistenti Persone. Or chi non vede, che questa è la stessa stessissima eresia di Noeto e di Sabellio, che la Chiesa ha sempre avuto in orrore? E che fu condannata da S. Basilio, da Sant'Agostino, da tutti i Padri e da tutti i concili?

    Inoltre Lutero e Calvino non vogliono, che sia necessario il battesimo di acqua. Ma non bestemmiavano ed insegnavano la stessa cosa con le stesse parole i Manichei? Di questi Teodoreto, nel lib. 1° «delle favole degli eretici», riferisce, che essi avevano per consuetudine di servirsi a meraviglia dei prestigi, e che tenevano certi misteri ed orge scellerate, con cui facevano uscire di senno i loro uditori, e li davano in possesso di Satana, in modo, che assolutamente a stento e difficilmente si riusciva a convertirli. Chi potrebbe dubitare, che tutte queste cose convengono altrettanto ai nostri Anabattisti, quanto ai Manichei? Infatti tutti sanno, che gli Anabattisti hanno i loro segreti, le loro orge; i loro incantesimi; ed essi si consegnano ai demoni in tal maniera, e sono tanto posseduti da loro, che sono i più ostinati di tutti gli eretici, benché non ci sia stata mai una setta più turpe, né più assurda. 

     Ma andiamo innanzi. Lutero insegnò, che anche i fanciulli e le donne sono sacerdoti. La sinagoga Anglicana poi insegna, che non solo una donna, ma una donna bastarda ed eretica è capo supremo della chiesa anglicana. Il medesimo tale e quale insegnarono già i Pepusiti. Ce ne rendono testimonianza Sant'Epifanio e Sant'Agostino nel catalogo degli eretici. I settari insegnano oggi, che non si hanno da offrire i suffragi per i morti, e che non sono da osservare i digiuni stabiliti dalla Chiesa. Insegnarono proprio lo stesso gli Ariani mille anni fa. Ma per questo furono ritenuti quali eretici della Chiesa; e Sant'Epifanio e Sant'Agostino li hanno messi nel catalogo degli eretici. Lutero insegnò, che la verginità non è da più del matrimonio: che i peccati sono eguali, che tutti sono egualmente santi, e che i digiuni non giovano niente. E così insegnò anticamente Gioviniano, stoico ed epicureo ad un tempo. San Girolamo lo confutò, con due assennatissimi libri. I Luterani, i Zuingliani, i Calvinisti, tutti i settari insieme fremono contro i santi e contro le loro reliquie, e vogliono, che né s'invochino come intercessori ed avvocati presso Dio e neanche si onorino. E Vigilanzio fu quello che volle già la stessa cosa con simile follia. San Girolamo, acerrimo difensore della verità, rigettò e mandò in frantumi la sua audacia col libro, che scrisse contro di lui, con tanta dottrina ed eloquenza, I Centuriotori Magdeburgesi. seconda la loro divozione a Dio e ai Santi, con incredibile metamorfosi, non si peritano di anteporre Vigilanzio, o diremmo meglio il briaco dei sonnecchianti, a San Girolamo. E pretenderebbero, che non tanto sembrasse Vigilanzio confutata da S. Girolamo, quanto S. Girolamo corretto da Vigilanzio. E tuttavia salta loro la mosca al naso, se li chiamiamo innovatori. Che cosa è innovare e capovolgere il mondo, se non è questo? Chi ha mai udito in questi mille anni, non che Vigilanzio fu eretico e S. Girolamo cattolico: ma S. Girolamo eretico e Vigilanzio cattolico? Con questa legge dovremmo fare S. Leone Magno eretico ed Eutiche cattolico, S. Cirillo eretico e Nestorio cattolico. Sant'Agostino eretico e Pelagio cattolico, S. Basilio eretico ed Eunomio cattolico, Sant'Atanasio eretico ed Ario cattolico, Sant'Ireneo eretico e Valentino cattolico. S. Cipriano eretico e Novaziano cattolico, e, alle corte! S. Pietro eretico e Simon Mago cattolico!

     Ma torniamo al filo del discorso. Zuinglio, Bucero, Calvino e certi altri sostengono, che i figli dei cristiani nascono senza peccato ed eredi del regno (eterno). Aggiungono, che l'uomo può con le sole sue forze della natura guadagnarsi la beatitudine eterna; Zuinglio poi pensa, che se la guadagnò Catone e Scipione, Ma oh! non è questa l'eresia Pelagiana, che Sant'Agostino annienta in quasi tutto il settimo tomo delle sue opere? Lutero, nell'esporre la lettera agli Ebrei, asserisce, che Cristo non è un uomo onnipotente. Ne segue, che Gesù Cristo Salvatore nostro non è uomo-Dio, e che in Cristo ci sono due persone. Di qui oggi non mancano di quelli, che dicono che Maria Santissima non è Madre di Dio. Or questa è tale e quale l'eresia Nestoriana. Tutta la Chiesa la condannò nel primo concilio di Efeso. Molti dei Luterani insegnano, che non c'è il corpo del Signore nell'Eucarestia fuori del riceverla e del servirsene. E non insegnarono un tempo il medesimo due individui, di cui San Cirillo, in una lettera a Colosirio, dice che sono mentecatti? Lutero, nel libro dei concili, insegna, che la divinità di Cristo ha patito: e Serveto è Svencfeld, e certe altre teste ancor più balzane confondono la natura umana e divina di Cristo. Questa, è chiaro, è l'eresia di Eutiche, che fu condannata dal concilio di Calcedonia, il più grande ed illustre di tutti. I Calvinisti infieriscono con gran furore contro le immagini dei santi: e vorrebbero veder tolta del tutto ogni memoria della croce di Cristo e della nostra Redenzione. Ma questo è quello stesso pazzo furore, che 800 anni fa si spargeva in Oriente, e contro il quale si radunò il numerosissimo e santissimo concilio secondo di Nicea.

     Che diremo ormai della peste Ariana? L'abbiamo voluta riservare per ultima, come la più grave e perniciosa di tutte. Certo fu eresia principale di Ario, il più pestilenziale di tutti gli eretici, che il Figlio di Dio non è omousio al Padre, cioè che non è della stessa natura ed essenza del Padre. Contro di lui si tenne il primo e più antico concilia di Nicea. Testimoni ne sono: i Santi Agostino ed Epifanio e quasi tutti i Padri. Non c'è quasi nessuno degli antichi, che non abbia confutato questa eresia. Facilissimamente, si può far vedere, che questa eresia, la quale rovescia tutta la religione cristiana, piacque a Lutero, a Calvino e ai loro discepoli. Primo viene Lutero. Scrive egli contro Giacomo Latomo, persona eruditissima, e dice: (3) «L'anima mia odia questa parola omousio». Deh! di che parere sarebbe Ario e che altro direbbe, se venisse qua redivivo dall'inferno? Tutti quei fatti tragici deturparono e desolarono miseramente e in gran maniera la Chiesa, e furono eccitati, perché? per causa di questa sola parola omousio. Perciò i Padri cattolici altro non avevano di mira nei loro libri e nei concili, fuorché di assodare questo principio, che insegna, essere Gesù Cristo omousio al Padre, cioè Dio vero, eguale e consustanziale al Padre. Al rovescio gli eretici osarono tutti gli organi in dieci conciliaboli, con la mira di non ottener altro, che l'abolizione di questa parola. E fecero di tutto per toglierla non solo dal Simbolo e dai concili, ma perfino dai dizionari. Quindi anche chiamavano per ischerno i cattolici col nomignolo di Omousiani.

     Ma udite inaudita empietà, calunnia e menzogna perniciosissima del medesimo Lutero. In quello stesso libro contro il Latomo, non contento di aver detto: «L'anima mia odia questa parola omousio», aggiunge pure, che anche S. Girolamo non volle accettare una tal parola; perché credeva, che nelle sillabe di essa parola stesse nascosto non so che di veleno. Che fare dunque di questa razza di gente, che non sa difendere la sua causa altro, che con le menzogne? S. Girolamo in quello stesso passo, addotto da Lutero, e che si trova nella lettera a S. Damaso intorno alla ipostasi, spesso ammette, abbraccia, loda chiaramente la omousio Trinità. Crede poi, che ci stia nascosto alcunché di veleno nelle sillabe, non già della parola omousio, ma della parola ipostasi. Ecco come parla il santo: «Ahi dolore! Dopo la fede di Nicea, dopo il decreto di Alessandria, a cui va unito del pari l'Occidente, un presule degli Ariani e i Campesi esigono da me, Romano, un nome nuovo per le tre ipostasi. Di grazia, quali Apostoli hanno tratta fuori tali cose? Quale nuovo Paolo, maestro delle genti, ha insegnato questo? Suvvia, interroghiamolo, che cosa crede egli, che si possa intendere per tre ipostasi. Dicono: tre persone. Rispondiamo: siamo noi, che crediamo così. Non basta il senso, Domandano con insistenza: proprio un nome; perché nelle sillabe sta nascosto non so che di veleno». Ecco avete udito, dove dice San Girolamo, che sta nascosto il veleno, si pensi! nel nome ipostasi. che è ambiguo, perché può significare e sostanza e persona. Gli Ariani desideravano, che le tre persone si dicessero tre ipostasi, affinché si credessero in Dio tre sostanze, e perciò si togliesse l'omousio. Invece è tanto lungi, che a S. Girolamo dispiacesse la parola omousio, che anzi per il solo timore, che quella parola ci fosse tolta dagli Ariani; paventò dire tre ipostasi le tre persone. Ditemi in fede vostra, signori miei: che scelleraggine è questa; con una menzogna fare ariano San Girolamo, martello degli eretici, e ad un tempo con quella calunnia ingannare l'anima dei semplici? Che dire, mentre a Lutero dispiacque non solo la parola omousio, ma anche il nome Trinità? Ciò egli apertamente confessa col togliere dalle litanie dei Tedeschi quella bellissima ed antichissima formola di preghiera «Sancta Trinitas unus Deus miserere nobis».

     Ma veniamo a Calvino. Cosa che non è priva di grande sospetto, egli, quando scrive intorno alla Genesi e a S. Giovanni, devia altrove, ad altro senso, le testimonianze, che non poco fanno chiaramente intendere la Santissima Trinità e la divinità di Cristo. Pietro Carlo, che intervenne al sinodo di Losanna, scrisse al cardinale Lotaringo: che Calvino non volle mai confessare, che Gesù Cristo è Dio da Dio e dalla sostanza del Padre: ma chiamò assurda e ridicola ripetizione quelle bellissime e significantissime parole del Simbolo «Dio da Dio, Lume da Lume, Dio vero da Dio vero», Non  approvò il nome Trinità, perché non usato da Cicerone! non ammise il Simbolo di Nicea, pubblicato contro gli Ariani mille ducent'anni avanti. Al Simbolo di Sant'Atanasio. disse, che né ci credeva, né discredeva, finché non l'avesse esaminato alla stregua delle Scritture. Ditemi: che fecero, o che dissero di più gli Ariani? Ma, quando non ci fosse nulla di tutto questo; in che modo potranno scusare Calvino della empietà Ariana; mentre egli con termini chiari e precisi vorrebbe, che quelle parole di S. Paolo: «Allora anche lo stesso Figlio sarà soggetto a lui, che gli ha assoggettata ogni cosa» (I Cor 15, 28), si debbono riferire ad ambedue le nature di Cristo? Se Calvino insegna, che Gesù Cristo dovrà essere assoggettato al Padre secondo l'una e l'altra natura, la divina e l'umana; come non insegna anche che la divinità di Cristo è diversa dalla divinità del Padre, e che perciò Dio Figlio è minore di Dio Padre, il che poi è l'identicissima eresia Ariana?

    Vedete dunque, dove tendono codesti novatori. Cominciarono, dalle indulgenze, e a poco a poco arrivano a toglierci la Trinità, l'Incarnazione, tutti i misteri, tutti i sacramenti, a fare Ariano il mondo e ad estinguere affatto la Religione di Cristo. Da queste sorgenti sono zampillati quelli, che ora predicano ai quattro venti, che l'unico e solo Dio è il Padre e che Cristo Figlio di Dio è minore del Padre: e perciò il Simbolo di Sant'Atanasio lo chiamano per ischerno Simbolo Satanasio. Orbene, non vi pare, che l'Arianesimo conduce dritto al paganesimo, quale già udiamo dire, che è stato suscitato nella Polonia? Ivi non mancano di quelli, che insegnano, esserci tre onnipotenti, tre eterni, tre essenze, tre dii. E dal paganesimo non si arriverà all'ateismo? Questo il bersaglio, questo il fine, questa l'intenzione di Satana: far diventare e finalmente atei i cristiani. Lutero ci è testimonio, che fu tale Carlostadio, il quale è poi il padre di tutti i sacramentari di questo tempo. E Lutero asserì con serietà, che Carlostadio fu ateo a tal segno, da credere, che non c'è Dio, né in cielo, né in terra. E la Germania e la Francia ancora non capiscono, miseramente sedotte, da quale spirito siano menati gli stolti ed empi pseudoprofeti, che le hanno ingannate. E se costoro non fossero stolti ed empi, non così alla cieca darebbero addosso ai primi e principali articoli della fede, nei quali si contiene in compendio la nostra eterna salvezza: e non ci tirerebbero fuori dallo spirito di Satana quei dommi profani, che un dì i bestemmiatori eresiarchi, condannati tante volte dal giudizio di tutto il mondo, sacrilegamente fabbricarono, per distruggere le basi della religione e i primi fondamenti della dottrina cristiana.

     Chi non crederebbe, che in questo tempo Satana sia stato sciolto da tutti i legami; dato che infuria contro il Signore e contro il suo Cristo con guerra così aperta, e con tanta successo di cose, e si burla di Dio immortale e beffeggia tutta la Chiesa, per mezzo dei suoi satelliti e ministri? Ora rinnova egli tutte insieme le eresie, che altre volte in diversi tempi sollevò. Ciò fa, affinché quanto meno tempo vede, che gli sopravanza nel suo regno, con tanto maggior ardore si lancia con tutto se stesso a questo solo scopo, cioè di lavorare bravamente nei suoi figli e veramente precursori dell'Anticristo, quello che San Paolo chiama «mistero d'iniquità» (2 Ts. 2, 7). Ma finiamo. Se non mi inganno, credo, che ormai capite, che la fede degli eretici antichi e dei moderni è assolutamente la stessa: appunto perché tutti ebbero per padre il medesimo spirito di seduzione e di menzogna. Perciò dobbiamo noi esecrare Lutero, Zuinglio, Calvino e le altre pesti per la stessa ragione, per la quale esecriamo Simone, Manicheo, Ario e gli altri eretici mostruosi.

 

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)