00 9/2/2013 10:35 AM

IL DONO DELLA PROFEZIA

 

 

     Lo splendore dei miracoli e il lume profetico, ottimi uditori, spiccano quasi due bellissimi e chiarissimi occhi nel corpo della Chiesa, e rischiarano coi loro fulgori tutta la terra. Chi non è del tutto cieco, deve giudicare così. Noi, per benignità di Dio, ci dilettiamo un mondo nella contemplazione di questi due occhi. Per essi ci sentiamo rapire ognor più dall'amore della bellezza della Chiesa Cattolica. Godiamo sì noi di questo bene: ma vorremmo comunicarlo ad altri e specialmente agli infelici eretici, che sono aggirati dagli inganni di Satana. Due settimane fa cominciammo a parlare dell’uno e dell'altro lume. Dello splendore dei miracoli abbiamo detto nel discorso ultimo e nel precedente, poco del molto, che si sarebbe potuto dire: abbastanza però, ne son certo, data la brevità del tempo. Ora il filo degli argomenti richiede, che c'intratteniamo a ragionare brevemente del secondo occhio, cioè della luce profetica.

     Cominciamo dalla eccellenza del lume del predire il futuro. Essa è tanto sublime che può convenire al solo vero Dio, e a quelli ai quali egli dà questo privilegio singolare. Ci sono delle cose future, che hanno cause create non già necessarie, ma libere, o certo tali, che possono essere impedite. Parliamo di queste, che né in sé, né nelle loro cause esistono con certezza. Tali cose future non si conoscono, né in sé, né nelle loro cause da nessuna intelligenza, né umana né angelica. La sola causa ne è la volontà di Dio. In essa certamente esistono e già dall'eternità esisterono tutte le cose, che in qualunque modo hanno da avvenire, sia liberamente, sia necessariamente. «Giacché chi ha conosciuta la mente del Signore? O chi a lui diede consiglio?» (Rm. 11, 34). Certo, come nessuno conosce ciò che è nell'uomo; così nessuno conosce ciò che è in Dio, se non lo Spirito di Dio, e a chi lo Spirito lo voglia rivelare. «Poiché non per umano volere fu portata una volta la profezia: ma, ispirati dallo Spirito Santo, parlarono i santi uomini di Dio» (2 Pt 1, 21). E «Benedetto il Signore Dio d'Israele....conforme annunziò per bocca dei santi profeti suoi, che sono stati da antico» (Lc. 1, 70). «Iddio, che molte volte e in molte guise parlò un tempo ai padri per i profeti» (Eb. 1, 1). Di qui in Isaia al capo quarantuno parla lo Spirito Santo e dice: «Annunziate le cose che verranno in futuro, e conosceremo, che voi siete dii» (Is 41, 23). E di nuovo nel capo seguente: «Io il Signore, questo è il mio nome, non cederò ad un altro la mia gloria, né il mio onore ai simulacri. Quelle prime cose, ecco che sono avvenute, nuove cose ancora io annunzio: a voi le svelo avanti che avvengano» (Is 42, 9). Questa è dunque gloria singolare del vero Dio, che certo non darà ai simulacri, e non permetterà agli dèi falsi, né ai falsi profeti di arrogarsi di annunziare le cose che hanno da venire, e farle udire prima che nascano. Perciò nel libro del Deuteronomio al capo diciottesimo il medesimo Spirito Santo dice: «Se un profeta corrotto da arroganza vorrà annunziare nel nome mio quello, che io non gli ho comandato di dire, o parlerà a nome degli dèi stranieri, sarà messo a morte. Che se il tuo pensiero ti suggerisce: come posso io conoscere che il Signore non ha detta quella parola? Eccoti il segno. Se Quello che il profeta ha predetto nel nome mio non sia avvenuto, il Signore non ha parlato: ma il profeta per la sua superbia ha inventata tal cosa, e perciò tu noi temerai» (Dt. 18, 20).

     Uditori, la predizione delle cose future è così propria di Dio, che ad essa non possono in alcun modo aspirare, senza rivelazione di Dio, né gli uomini, né i demoni, e neppure di angeli santi. Quindi nessuno può dubitare che quella sola è la Chiesa del vero Dio, nella quale si trova il vero lume profetico. Dimostriamo, che la sola Chiesa Romana fu sempre adorna di questo chiarissimo lume: e necessariamente e manifestamente si conchiuderà, che la sola Chiesa Romana è la vera Chiesa di Dio; qualunque cosa latrino tutte le sinagoghe dei demoni.

    Chi può negare, che nella Chiesa Cattolica, in cui, ci troviamo, fiorì la profezia in quasi tutti i secoli, non solo dopo la venuta del Salvatore, ma anche dal principio del mondo? Prima del diluvio furono profeti: Adamo, Enoch e Noè. Adamo perché predisse il matrimonio di Cristo e della Chiesa. E ciò per testimonianza di S. Girolamo al capo Quinto nella Epistola agli Efesii, e di S. Prospero al principio del libro delle promesse e predizioni di Dio. Che Enoch fosse profeta, e che predicesse molte cose dei tempi avvenire, n'è garante l'apostolo San Giuda nella  sua lettera. Di Noè testifica l'apostolo S. Pietro nella sua prima lettera, che mentre fabbricava quella immensa arca, predisse con le parole e poi fatti, il futuro diluvio generale: e che gli uomini di quel tempo non gli credettero. Quasi nessuno dei cristiani ignora, che dopo il diluvio hanno profetato molte cose di Gesù Cristo, della Chiesa, degli eretici, del futuro giudizio, o con le parole, o coi fatti, o coi libri scritti: Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe. Mosè, Davide, Salomone, i quattro profeti maggiori, i dodici minori, e inoltre molti altri.

     Prendiamo ad esempio Gesù Cristo, la cui Passione e Risurrezione fra breve festeggeremo, e a cui mirano come a fine e a bersaglio tutte le pagine divine. Chi non ammirerebbe, come nulla si legge nel Nuovo Testamento, che non si legga predetto nei libri del Testamento vecchio? figura di ciò erano quei due Spiriti Serafini, che, come si può vedere nel profeta Isaia, con mirabile consenso «gridavano l'uno all'altro: Santo, Santo, Santo il Signore Dio degli eserciti» (Is 6): e similmente i due Cherubini, che, come leggiamo nell'Esodo con le ali coprivano il propiziatorio, e di essi uno guardava sempre l'altro (Es 37). Questi sono i due Testamenti, il vecchio e il nuovo, che talmente si rimirano a vicenda, e uno grida all'altro così, che tutto quello che dice l’uno promettendo e predicendo, l'altro ripete asserendo, che già è avvenuto e s'è adempiuto. E' stato concepito Gesù Cristo dalla Vergine? Lo predisse Isaia: «Ecco che una Vergine concepirà e partorirà» (Is 7). Nacque in Betlemme di Giuda? Lo predisse Michea: «E tu Betlemme terra di Giuda» (Mic 1). I re, primizie della gentilità, gli porteranno doni? (Mt 2). Lo predisse Davide: «I re di Tarsi e le isole a lui faranno le loro offerte: e i re degli Arabi e di Saba porteranno i loro doni» (Ps. 71, 10), fu presentato Gesù nel tempio? (Lc. 2). Lo predisse Malachia: «Subito verrà al suo tempio il Dominatore cercato da voi, e l'Angelo del Testamento bramato da voi» (Ml 3, 1). Poi fuggì in Egitto? (Mt, 4). Predisse questo Osea: «Dall'Egitto richiamai il mio figliuolo» (Os 11, 1). Parlò in parabole? Lo predisse Davide: «Aprirò in parabole la mia bocca: dirò cose recondite dei primi tempi?» (Ps. 77, 2). Curò ciechi, sordi, zoppi, mutoli? Ma questo fu profetato da Isaia: «Dio verrà egli stesso, e vi salverà. Allora gli occhi dei ciechi si apriranno, e si spalancheranno le orecchie dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cerbiatto, e sarà sciolta la lingua dei mutoli» (Is 35, 4). Camminerà sulle acque? (Mt 14). Lo predisse Davide: «Tu camminavi pel mare: tu ti facesti strada per mezzo alle acque» (Ps. 76, 19). Sedé sull'asina e sul suo puledro? (Mt. 26) La predizione è di Zaccaria: «Ecco che viene a te il tuo Re giusto e Salvatore: egli è povero, e cavalca un'asina e un asinello» (Zc 9, 9). Fu tradito da un discepolo? (Mt. 26). Ciò fu preannunziato da Davide: «Chi mangiava il mio pane, mi ha ordito un gran tradimento» (Ps. 40, 9). fu venduto per trenta monete d'argento? Zaccaria lo predisse: «Ed essi mi pesarono per mia mercede trenta monete d'argento» (Zc. 11, 12). fu ingiuriato e schiaffeggiato? Lo predisse Geremia: «Porgerà la guancia a chi lo percuote: sarà satollato di ignominie». (Lam 3, 30). Cospireranno alla sua morte i re delle genti e i principi dei Giudei? Lo seppe tanto prima Davide: «Si sono levati su i re della terra, e i principi si son collegati insieme contro il Signore, e contro il suo Cristo» (Ps. 2, 2). Fu battuto coi flagelli? Isaia l'ha presentito: «Ho dato il corpo mio a quelli, che mi percuotevano, e le mie guance a quei che mi strappavano la barba» (Is 90, 6). Che se volessimo percorrere tutti i vaticini che riguardano Gesù Cristo, non basterebbe un giorno. E se confrontassimo non le parole soltanto, ma anche i fatti e le ombre e le figure con le cose adombrate e figurate, faremmo un discorso senza fine. Dunque noi deduciamo un grande e invincibile argomento contro i Giudei ed i Pagani da questo adempimento di tanti e così grandi vaticini, e a ragione ci gloriamo con l'apostolo S. Pietro, perché noi abbiamo «più fermo il parlar dei profeti, a cui» ben facciamo «prestandovi attenzione, come ad una lucerna, che risplende in un luogo oscuro» (2 Pt 1, 19).

    Veniamo al Nuovo, Testamento. Non predisse Gesù Cristo stesso, maestro il più sapiente di tutti i profeti, con parole ben chiare la distruzione della città di Gerusalemme? E non avvenne forse dopo quarant'anni, come aveva egli predetto? (Lc. 19). Poniamo pure, che non avessimo Giuseppe ed Egesippo, che con somma diligenza ne scrissero il fatto: basterebbe abbondantemente il famoso arco trionfale eretto a Vespasiano e a Tito, che ancora a Roma dura iutiero e visibile, mentre gli altri quasi tutti sono stati o abbattuti o sepolti. In esso si vedono sempre a ricordo dei posteri l'Arca del Testamento, il candelabro ed altri ornamenti degli Ebrei, ed anche una turba degli stessi Ebrei con le mani legate dietro la schiena.

     Nei tempi apostolici non hanno forse predetto gli apostoli Pietro, Paolo, Giovanni e Giuda, con un medesimo spirito, molte cose dei futuri eretici, che coi nostri occhi vediamo adempirsi? Non splenderono anche nel medesimo tempo con questo lume profetico il profeta Agabo e le figlie del diacono Filippo ed alcuni altri? Di più S. Basilio Magno scrive, che fu grande e ammirabile profeta quel grande San Gregorio di Neocesarea. Di Sant'Antonio, celeberrimo e conosciutissimo in tutto il mondo, riferisce Sant'Atanasio, che predisse il guasto della Chiesa, che avvenne dagli Ariani, quando distrussero gli altari, imbrattarono i vasi sacri, uccisero i sacerdoti, disonorarono le sacre vergini, insomma misero a soqquadro tutto il mondo con i loro tumulti e sedizioni: come oggi fanno i Calvinisti.

     Ci fu un santo anacoreta. chiamato Giovanni. Di lui ci hanno tramandato Palladio, Teodoreto ed altri storici parecchi, che fu celebre pei vaticini. L'imperatore Teodosio, non intraprese mai una guerra senza consultarlo quale oracolo, e senza aver udito da lui tutto il successo della guerra. 

     S. Gregorio attesta che S. Benedetto predisse al re Totila, che avrebbe occupato Roma, che poi avrebbe passato il mare, avrebbe regnato solo nove anni, da ultimo il decimo anno sarebbe morto, e che tutto si verificò, come S. Benedetto aveva predetto.

     Che S. Malachia, vescovo d'Irlanda splendesse per lume profetico, n'è testimonio degnissimo di fede S. Bernardo. Che S. Bernardo stesso abbia predetto non una cosa, ma molte, e che siano avvenute tutte conforme alla sua predizione, ce ne assicurano i libri scritti della sua vita e delle sue gesta. Di lui ricorderò una sola predizione. Ad un certo Andrea predisse un dì, che egli si sarebbe fatto Cistercense. Colui, all'udir questo, restò smarrito. Nulla aveva mai sognato meno: anzi nulla aveva mai maggiormente aborrito. Quindi con sdegno gli disse: Da questo capisco, che sei un falso profeta. Son certo. che tu hai detto una parola, che non si verificherà mai e poi mai. Io non te la perdonerò. Ti svergognerò alla presenza del re e dei principi in pubblico convegno, sì che si faccia palese la tua falsità. Poi se ne andò quasi furioso, bestemmiando e imprecando a quel santo monastero l'estrema rovina. Desiderava anzi, che non solo quel monastero, ma tutta quella valle andasse radicalmente distrutta. Che avvenne di poi? Oh cosa meravigliosa e quasi incredibile! Era passata appena la notte, anzi non era ancora passata: colui, tutto mutato, insofferente d'indugio, prima che facesse giorno, corre al monastero, domanda l'abito, si fa monaco. Che diranno qui gli eretici? Chi, all'infuori di Dio. fece conoscere a S. Bernardo un così grande cambiamento, che era possibile solo per la destra dell'Eccelso?

    Che diremo di S. Francesco? Oh quante predizioni riferisce di lui S. Bonaventura! Ci fu già guerra tra i pagani e i cristiani. Il giorno della battaglia era imminente. Il servo di Dio antivide tutto l'esito della guerra. Intimò ai cristiani, di astenersi quel giorno dal combattere; altrimenti egli vedeva, che si sarebbe fatta una grande strage di cristiani. Non credettero all'uomo di Dio. Fidati della potente moltitudine, entrarono in battaglia. In un batter d'occhio, secondo la predizione del sant'uomo, l'esercito dei cristiani restò sbaragliato, e quasi tutti o uccisi, o prigionieri.

    S. Caterina da Siena non predisse ella apertamente quello scisma tra Urbano e Clemente, il più penoso, il più orribile, il più lungo che vedesse mai la Chiesa?

    Ma sarebbe troppo lungo, e niente affatto necessaria passare in rassegna tutti i profeti della Chiesa Cattolica. Questo solo oserei dire insomma e senza esagerazione, ottimi uditori, che sono quasi senza numero i vaticini dei santi, e di quei santi, che tutti gli eretici ammettono, essere stati nostri, vogliamo dire, della Chiesa Romana. Ho letto ben io una buona parte delle storie, nelle quali si contengono le vite dei santi della Chiesa Cattolica: e senza menzogna posso affermare, che a stento non ci fu un sant'uomo, e principalmente in questi ultimi cinque secoli, che tanto dispiacciono agli eretici, il quale non fosse arricchito di questo tanto eccellente e nobile dono di Dio. Potrei inoltre contare molti uomini santi della nostra fede e religione, i quali furono ornati non solo del dono della profezia, ma altresì di altre ammirande visioni e rivelazioni, e, ciò che è anche più sublime, della grazia del conoscere i cuori e della discrezione degli spiriti. E non soltanto nei secoli passati, ma anche in questo nostro tempo, come i miracoli, così non mancò alla Chiesa Cattolica il dono della profezia. Abbiamo, oltre molti altri, quei due Franceschi: il fondatore dell'ordine dei Minimi, e il Saverio, tra i Padri della Compagnia di Gesù, antesignano e nuovo apostolo dell'India. Ma di loro abbiamo parlato altra volta. Questi nel secolo presente, e quasi al nostro tempo, furono chiari, e per molti e grandi miracoli, e perché previdero molte cose per divina rivelazione, le quali avvennero, come essi avevano predetto.

     Qual cosa tale hanno mai avuto le sinagoghe dei demoni? Sù mettano fuori le loro predizioni. Chi non istupirebbe, che i nostri papisti, idolatri, nemici di Dio, splendono non solo per miracoli, ma anche per lume profetico; e codesti fratelli evangelici non sanno altro, che dir menzogne? Sempre, a dir vero, i demoni pretesero questa gloria, di predire le cose future, quale vero distintivo della divinità. Di qui è, com'è chiaro, che prima della venuta di Cristo, si ricorreva in tanti luoghi agli oracoli di Apollo Clario, Pizio, Delio, Dodomeo: ma tutti essi alla venuta di Dio in carne improvvisamente ammutolirono. Notarono questa fatto, come sommamente meraviglioso e prodigioso non solo fra i nostri, Sant'Antonio presso Sant'Atanasio; ma anche tra i gentili, Plutarco. Da ciò Plutarco, come sappiamo da Teodoreto, intitolò «il libro degli oracoli che cessarono»: e cerca la causa di così nuovo e ammirabile mutamento. Infatti quale meraviglia maggiore, dell'essere stato imposto silenzio in ogni parte del mondo a tutti gli oracoli con tanta prestezza e dell'essere chiusa in eterno, quasi con pietre, la loro bocca?

     Ma, ditemi, quali erano le predizioni dei demoni? Alcune volte rispondevano con oscurissimi equivoci ed indovinelli; sicchè qualunque cosa avvenisse, paresse che essi avessero detto la verità; ma tutta la colpa cadesse sugli interpreti. Altre volte parlavano sì in modo chiaro: ma predicevano cose, che essi col permesso di Dio, avevano intenzione di fare, o che già si erano cominciate a fare. Ma questo non è tanto profetare né congetturare, quanto annunziare agli assenti le cose presenti.

     Né migliori sono i vaticini degli eretici. Potrei recarvi molti esempi, se potessimo percorrere i vaticini falsi dei pseudo-profeti così dell'antico, come del nuovo testamento. Ma siamo stretti dalla brevità del tempo. Diremo solamente qualcosa delle false predizioni degli eretici del nostro tempo.

     Martin Lutero fu profeta secondo l'opinione sua e dei suoi. Ecco com'egli scrive in un libro ai Tedeschi, per erigere scuole cristiane: «Non vi dev'essere d'impedimento, il gloriarsi alcuni dello Spirito e lo stimar poco le sacre scritture. Ma, buon amico, spirito qua, spirito là. Anch'io fui in ispirito, ed anche ho veduto spiriti forse più di quanti questi stessi ne vedranno ancora entro un anno». Poi niente ripete più spesso, che la sua bocca è la bocca di Cristo, e le sue parole sono parole di Cristo, e che egli è certo, di aver la sua dottrina dal cielo. Vediamo dunque ciò che gli ha rivelato lo Spirito.

     Che cosa dunque predisse di futuro cotesto insigne profeta, che fu in ispirito e vide spiriti più che altri entro un anno. Predisse primieramente, nel libro contro Tomaso Munsero, che due anni dopo il vaticinio la Chiesa Romana sarebbe andata in rovina a tal segno, che non si sarebbero trovati più in nessun luogo, né Pontefici, né cardinali, né vescovi, né sacerdoti, né monaci, né monache, né chiese, né campanili; né campane. Dice inoltre nella risposta contro il re Enrico d'Inghilterra: «Le mie dottrine staranno in piedi, e il Papa cadrà, a dispetto di tutte le porte dell'inferno, e delle potestà dell'aria, della terra e del  mare». Ma dopo tutto che cosa è avvenuta? Sono passati quarantasei anni, e il Papa sta in piedi, o piuttosto siede, e i cardinali, i vescovi, i preti, i monaci, e le monache vanno crescendo di giorno in giorno. Ha veduto ristorar chiese e campanili, se stavano per cascare e fabbricarne di sana pianta. Che ne cadessero, o che ne siano caduti dei campanili, non so, se non in parte qui in Lovanio il campanile di S. Pietro. Ma che sia andata in malora la dottrina di Lutero, si può conoscere anche solo da ciò, che pochissimi sono i veri luterani. E quelle stesse massime, che Lutero avrebbe voluto stimare quali oracoli, oramai le mandano al diavolo, non i cattolici soltanto, ma anche i suoi discepoli. Dunque non è il Signore che ha fatto quel vaticinio: ma lo ha inventato per sua superbia il profeta; e perciò egli non ci fa paura.

     Un'altra volta, nella prefazione all'Alcorano, predisse il medesimo Lutero, che di lì a non molto i Maomettani si sarebbero convertiti alla fede di Cristo secondo il suo vangelo, non secondo la Chiesa Romana. Ma non s'è trovato bugiardo il profeta anche in questo? Io stesso ho veduto a Roma essere battezzati dei Maomettani: e non è raro il caso, che alcuni vengano alla fede. Nelle Indie poi non già pochi, ma molti cultori di Maometto si sono convertiti e si vanno convertendo giornalmente alla fede di Cristo, e all'ubbidienza della Chiesa di Roma. I Luterani ne mettano innanzi almeno uno, se possono. Neppure questo dunque ha parlato il Signore: ma l'ha inventato il profeta per superbia sua; e perciò egli non ci fa paura.

     Da ultimo, senza parlare di altre sue profezie, alcuni anni fa avvenne, che i contadini, messi sù dai Luterani, tumultuarono, e presero le armi contro i loro principi e contro i loro padroni. Allora Martin Lutero si fece vedere profeta, e andava dicendo, che non erano i contadini, ma Dio stesso a combattere contro i principi. E prediceva ai principi l'estrema rovina. Ma che avvenne in fine? I contadini furono disfatti e i principi ne uscirono vittoriosi. Che fece allora Lutero? Arrossì forse? Si riconobbe profeta falso? Ma che! Come se prima non avesse detto niente in favore dei contadini, si diede ad esercitare la sua maldicenza contro i contadini stessi. Visto, che non gli era riuscito il vaticinio del futuro cominciò a vaticinare del passato. «Io credo certo, disse, che non è rimasto nessun demonio nell'inferno, ma che tutti sono venuti sù dentro a questi contadini sediziosi e pessimi farabutti». Non dunque fece Dio neppure questo vaticinio: ma l'aveva inventato il profeta per la sua superbia. Noi non abbiamo paura di lui.

     Che dire di Tomaso Muncero, discepolo carissimo di Lutero? Non prometteva lui a quella ciurmaglia di contadini, dei quali era a capo, in nome e autorità di Dio, come uno dei profeti, la vittoria certissima? E tanto certa l'asseriva, che egli si diceva un altra Gedeone: e si vantava, che avrebbe ricevuto in una sua manica, senza averne danno, tutte le palle delle bombarde. Ma con tutto ciò i contadini restarono battuti, ed egli stesso non poté sostenere senza lesione neppure un colpo di spada. Non fu dunque il Signore a dire quella vittoria: ma l'aveva finta il profeta per la superbia del suo spirito: perciò noi non abbiamo paura di lui.

     Pochi anni addietro certi Anabattisti, avevano occupato la Calabria, provincia d'Italia. Furono arrestati. Stando per subire l'estremo supplizio andavano dicendo: «Anche se verremo gettati giù dalle torri, non patiremo alcun danno. Tosto verranno gli angeli, e ci accoglieranno, sì che non abbiamo a urtar coi piedi contro le pietre» (Ps. 90, 12). Ho saputo questo da un grande personaggio, che, se ben mi ricordo, fu presente al supplizio. Quegli sciagurati, furono davvero precipitati dalle torri, ed ebbero contusi non i piedi soltanto, ma anche la testa e il collo. Arrivati in terra, ebbero tutti spaccata la testa, e sparsero la piazza delle loro cervella, prima che gli angeli avessero il tempo di portare loro aiuto. Esempi tali se ne possono portare senza numero. E come le profezie vere dei Santi cattolici sono quasi infinite; così le bugie e le false predizioni degli eretici eccedono ogni numero. Quanti falsi martiri in questi nostri giorni asseverarono. che anch'essi non sarebbero rimasti bruciati in mezzo alle fiamme! Eppure rimasero bruciati fino alle ceneri. Quante volte al contrario affermarono, che essi si sarebbero bruciati in un istante! E poi, sebbene fossero carichi di polvere da fucile, prima di poter morire erano tormentati molto a lungo. Da ciò, certo, se non fossero affatto accecati ed ostinati, capirebbero una buona volta, di aver abbandonato lo spirito della verità, e di aver aderito agli spiriti dell'errore e della seduzione a rovina eterna loro e di altri.

 

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)