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  Treno dei bambini. Francesco: solo Gesù vi fa volare liberi




 

30/05/2015

Siate ragazzi capaci di volare liberi con l’aiuto di Gesù, perché lontani da lui rischiate di avere il cuore “di ghiaccio e pietra”. È l’augurio che Papa Francesco ha rivolto ai circa 200 ragazzi giunti per la terza volta in Vaticano con il “Treno dei bambini”. L’iniziativa, organizzata dal “Cortile dei Gentili”, è rivolta a minori in situazioni disagiate, figli e figlie di detenuti e detenute provenienti da Roma, Civitavecchia, Latina, Bari e Trani. Quest’anno, il tema dell’appuntamento è stato il “Volo”, un modo per alleggerire la quotidianità di piccoli che vivono separati dai genitori. Il servizio di Alessandro De Carolis:

Sono usciti dal treno volando in braccio a Papa Francesco. Perché questo hanno proposto gli organizzatori del viaggio di quest’anno ai loro piccoli passeggeri: “volare via”, più in alto della gabbia della sofferenza che ogni giorno rinchiude e soffoca con la sua tristezza – per questi piccoli indecifrabile, ingestibile – vite che dovrebbero altrimenti poter librarsi leggere proprio come il chiasso allegro e gli aquiloni con i quali i bambini colorano l’Aula Paolo VI, sventolandoli davanti a un Papa molto partecipe e paterno:

Papa: Ditemi: è vero quello che ha detto la signora, Patrizia, che avete volato oggi?
Bambini: Sì!
Papa: Non ci credo!
Bambini: Sì!
Papa: Uno che mi spieghi… Come si vola?
Bambino: con i sogni!
Papa: Con i sogni! E cosa si sogna? Tutto quello che tu vuoi! Che bello! E se tu vuoi andare a trovare il tuo papà, la tua mamma, tua zia, lo zio, il nonno, la nonna, gli amici, tu puoi andare volando con la fantasia…

Il cuore di ghiaccio non sogna
Il dialogo tra Francesco e i bambini del treno che per un giorno li ha fatti volare è tutto così, un botta e risposta spontaneo e velocissimo. E leggero come le verità più profonde della vita spiegate a ragazzi che si godono una giornata d’infanzia, scavata fra giorni dove non invece si vola mai, perché mamma o papà non sono vicini, sono chiusi in carcere, e allora non c’è tempo per guardare troppo il cielo, quella casa dove volano anche i sogni:

Papa: Questa domanda è difficile, pensateci bene. Un bambino, un ragazzo, una ragazza che non riesce a sognare, come è?
Bambini: E’ brutta! … E’ infelice!
Papa: Non sento?
Bambini: E’ infelice!
Papa: Infelice! Perché sognare ti apre le porte della felicità. Invece chi non sogna è chiuso, ha il cuore come?
Bambini: Spezzato?
Papa: Con il cuore chiuso…
Card. Comastri: Come ghiaccio?
Papa: Come il ghiaccio! Ghiacciato! E’ così.
Bambino: è come una pietra.

Gesù aiuta a volare
Quando sogni, “sogni tutto quello che vuoi tu”, dice un ragazzino, e queste parole toccano i più grandi, sembrano fatte insieme di aria e di piombo. Francesco abbraccia con lo sguardo i bambini che gli si muovono vicino e spiega perché può succedere che un cuore diventi di ghiaccio o di pietra:

Papa: Tu dimmi… Tu, quando uno ha la possibilità che il cuore diventi un ghiaccio o una pietra?
Bambino: Quando non sogniamo!
Papa: Quando non sogniamo, quando non preghiamo!
Bambino: E quando non ascoltiamo la parola…
Papa: Quando non ascoltiamo… Dillo forte! Vieni, vieni… Tu hai detto una cosa bellissima! Dillo qui a tutti. Il cuore diventa pietra o ghiaccio quando?
Bambina: Quando non ascoltiamo la Parola di Dio e di Gesù!
Papa: Sei stata brava! Sei stata brava! Sì, anche tu.
Papa: Benissimo. Non dimenticare questo: volare con i sogni…
Bambino: Non smettere mai di sognare!
Papa: Come?
Bambino: Non smettere mai di sognare!
Papa: Non smettete mai di sognare! Anche – come ha detto lei – di ascoltare la Parola di Gesù, perché ascoltando la Parola di Dio uno si fa grande,  allarga il cuore e ama tutti”.

Frutti di giustizia e verità
Il cardinale Comastri è accanto al Papa mentre i bambini a un certo punto portano a Francesco delle cose, una candela, un cero. Uno gli porta una poesia per Gesù. Le parole del piccolo diventano grandi, l’impegno per una vita che – come in coro tutti hanno detto un attimo prima al Papa – vuole “sognare e volare sognando”:

“Amico Gesù, che volesti essere chiamato amico dei peccatori, per mistero tua morte e resurrezione, donami la tua pace e liberami dai miei peccati, perché io ti porti frutti di carità, giustizia e verità”.

Grande l’effervescenza dei bambini durante il viaggio in treno che li ha condotti all’incontro con Papa Francesco. La descrive il nostro inviato a bordo,Fabio Colagrande:

 “Vogliamo andare dal Papa, vogliamo andare dal Papa, vogliamo andare dal Papa…!”

Ma tutta questa accoglienza è per noi?”. Una ragazza barese guarda stupita dal finestrino dell’Etr-600 Frecciargento giunto alle 10.05 – dopo 4 ore di viaggio – alla Stazione vaticana proveniente da Bari. E’ una dei tanti figli di detenuti delle case circondariali di Bari e Trani arrivati in Vaticano per incontrare Papa Francesco grazie alla terza edizione del “Treno dei bambini”, iniziativa organizzata, tramite il Cortile dei Gentili, dal dicastero della Cultura. Circa 300 bambini pugliesi, coi loro familiari, si sono uniti ai loro coetanei figli dei detenuti del carcere romano di Rebibbia e ai loro accompagnatori – per un totale di circa 500 persone – per essere ricevuti in modo informale dal Papa nell’atrio dell’Aula Paolo VI. Padre Raffaele Lacarne, frate minore cappuccino, è il cappellano della Casa circondariale di Bari:

“Ci sono persone che hanno bisogno realmente di misericordia e di speranza – proprio quest’anno il Papa ha indetto l’Anno della Misericordia. Sono persone che non hanno bisogno di discorsi tecnici, sociologici o psicologici: sono persone che hanno bisogno di sentirsi amate da qualcuno. Questo Papa, che lo Spirito santo ha voluto oggi nella Chiesa, ha questo carisma, di farti sentire realmente amato da Gesù Cristo attraverso la sua persona”.

Per minori che provengono da realtà fatte di separazione dai genitori, solitudine, difficoltà economiche, faide famigliari, e per i loro parenti è una giornata di festa, ma soprattutto un’occasione per recuperare la dignità e abbattere lo stigma che grava sui detenuti e le loro famiglie. Lidia De Leonardis è il direttore della Casa Circondariale di Bari:

“Credo che per coloro che sono reclusi, per quanto possano anche aver sbagliato, il senso più grande è quello alle volte dell’abbandono e della solitudine, cioè sentirsi  lontani da tutto e da tutti. E quindi avere la possibilità di avere un contatto con l’esterno – e anche con chi può dar loro anche la possibilità di parlare, di ascoltare le loro ragioni – è fondamentale e importante per non sentirsi soli e per sentirsi riconosciuti come esseri umani e dare anche una prospettiva in futuro di un inserimento sociale”.

Per molti di loro, è stato il primo viaggio in treno e sicuramente il primo incontro con il Papa. Durante il percorso, sui vagoni del Frecciargento, era difficile gestire la disciplina dei piccoli, per l’eccitazione e l’ansia di incontrare Francesco. E altrettanto hanno faticato i gendarmi vaticani non abituati all’irruenza degli adolescenti. Clima di grande festa, dunque, ma anche, a tratti, di sottile malinconia, a ricordarci delle vite difficili di  persone che proprio per questo sono state ospiti d’onore oggi in Vaticano. Michele Elia è l’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane:

“Siamo ospiti noi su questo treno, come i ferrovieri, e i veri protagonisti sono tutti bambini con le loro mamme, i loro accompagnatori, i nostri colleghi ferrovieri, che sono degli angeli custodi che tengono il treno perfetto. E’ una festa, una bellissima festa alla quale noi non vogliamo mai rinunciare”.





Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)