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Lettera M

Motti latini, sentenze e citazioni di uso quotidiano, con indicazione delle fonti, con i chiarimenti necessari e la traduzione italiana.

Motti latini che iniziano con la lettera M.





Magna carta
Grande carta. - La magna carta libertatum (grande carta delle libertà), concessa nel 1215 dal re d'Inghilterra Giovanni Senzaterra ai baroni, contiene in una sola pergamena di grande formato il riconoscimento dei rispettivi diritti della corona inglese e dell'aristocrazia. Essa è considerata il prototipo degli atti di garanzia delle libertà individuali. 

Magna pars. (Virgilio, Aen., II, 5-6). 
Gran parte. - L'espressione deriva dalle parole di Enea che dà inizio al racconto della caduta di Troia: quaeque ipse miserrima vidi Et quorum pars magna fui, e le quali cose tristissime io stesso vidi e delle quali fui gran parte. La locuzione magna pars si applica a chi è parte importante in un'impresa, in un fatto. 

Magnificat. (Luca, I, 46-55). 
Magnifica. - Magnificat anima mea Dominum, l'anima mia magnifica il Signore, è l'inizio del cantico che la Vergine Maria recitò in risposta al saluto della parente Elisabetta. E' il più solenne dei canti dedidati alla Madonna e viene recitato o cantato nei vespri e in molte funzioni in onore della Vergine. 

Maiora premunt
Urgono cose di maggiore importanza. - La locuzione latina invita a tralasciare le cose di minore importanza per dedicarsi a quelle più importanti ed urgenti. In Lucano (Phars. I, 674-5) troviamo analoga espressione, ma con altro senso: Terruerant satis haec pavidam praesagia plebem; Sed maiora premunt, questi presagi avevano già atterrito la pavida plebe; ma altri ancor più gravi la opprimono. 

Mala avis
Uccello cattivo. - L'espressione viene talora usata con riferimento a persona cui si attribuiscono, anche solo scherzosamente, influssi malefici. 

Mala tempora currunt
Corron tempi cattivi. - E' la rituale imprecazione dei nostalgici del passato contro la tristezza del tempo presente o le difficoltà di determinate circostanze. E' quasi una regola che una generazione denigri se stessa per rimpiangere le precedenti, salvo poi essere rimpianta dalle generazioni successive. 

Male parta male dilabuntur. (Nevio in Cicerone, Philipp. II, 27, 65). 
Le cose male acquistate han mala fine. - Frase proverbiale latina cui corrisponde il proverbio italiano La farina del diavolo va tutta in crusca

Manu militari
Con mano militare. - La locuzione latina si usa a proposito di azioni compiute con la forza delle armi, con l'intervento dell'esercito: la sommossa fu sedata manu militari

Mare magnum
Mare grande. - Espressione con cui gli antichi designavano il mare che secondo le loro concezioni geografiche circondava tutto intorno la terra abitata, detto anche Oceano e Atlantico. Oggi, l'espressione viene usata per indicare una tumultuosa quantità di cose, di gente, un ambiente o una situazione di caos, di confusione: c'è da perdersi, in questo mare magnum di pratiche burocratiche!

Mare Nostrum
Mare Nostro. - Così gli antichi Romani chiamavano il Mediterraneo, essendone padroni di tutte le sponde. L'espressione Mare nostrum fu ripresa durante la campagna di Libia e dal fascismo, ma con scarsa fortuna. 

Margaritas ante porcos. (Matteo, VII, 6). 
Perle dinanzi ai porci. - Frase tratta da un'esortazione di Gesù: nolite dare sanctum canibus, neque mittatis margaritas vestras ante porcos, non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci. L'esressione è ripresa talvolta come invito a non mescolare il sacro con il profano, le cose nobili con le volgari. 

Mater dolorosa
Madre addolorata. - Verso iniziale della sequenza Stabat mater dolorosa Iuxta crucem lacrimosa, Dum pendebat filius, stava la madre dolorosa lacrimando presso la croce, mentre pendeva il figlio, attribuita (quasi con certezza) a Jacopone da Todi, e ispirata alla scena della passione di Gesù. La Mater dolorosa, cioè la Madonna Addolorata ai piedi della croce, ha ispirato molti pittori che hanno elevato la Vergine dolente a simbolo universale dell'amore materno. In senso figurato, la locuzione latina è usata per indicare donna dall'aspetto triste e in gramaglia, specialmente se colpita nel suo affetto materno. 

Mea culpa 
Per mia colpa. - Frase contenuta nel Confiteor, con la quale il fedele riconosce di aver peccato in pensiero, parole ed opere. La formula intera è mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa, e si pronuncia battendosi tre volte il petto. In senso figurato il mea culpa viene usato per sottolineare rassegnazione di fronte alle conseguenze di un proprio errore: non mi resta che dire il mea culpa

Medice, cura te ipsum. (Luca, IV, 23) 
Medico, cura te stesso. - Proverbio che Gesù immagina possa essergli ricordato dagli abitanti di Nazaret quasi a esortarlo a compiere, nella sua patria, quei miracoli che si diceva avesse fatto a Cafarnao; ma Gesù replica all'obiezione: nemo propheta acceptus est in patria sua, nessun profeta è gradito nella sua patria. Oggi la frase si adopera con invito a considerare e curare i propri difetti prima che quelli degli altri. 

Melius est abundare quam deficere
E' meglio abbondare che scarseggiare. - Massima suggerita dalla sapienza popolare, che tuttavia va presa con cautela. Essa va ripetuta frequentemente nel linguaggio corrente (anche nella forma ellittica melius abundare), e applicata a casi concreti in cui si ritiene più conveniente peccare per eccesso che per difetto. Memento audere semper
Ricordati di osare sempre. - Motto creato da Gabriele D'Annunzio per decifrare l' acronimo M.A.S. dei motoscafi armati per la caccia ai sommergibili. 

Memento mori. 
Ricordati che devi morire. - Saluto che i frati trappisti si scambiano ogni volta che s'incontrano nelle loro celle. La frase latina si rifà alle parole del Genesi (III, 19) ricordati, uomo, che sei polvere, e in polvere ritornerai

Meminisse iuvabit. (Virgilio, Aen., I, 203). 
Gioverà ricordarsene. - Parole tratte dal noto verso virgiliano forsan et haec olim meminisse iuvabit, forse anche queste cose un giorno ci piacerà ricordare. Nel linguaggio corrente la frase latina è usata come previsione che un giorno sarà piacevole, oppure utile, opportuno, ricordare gli avvenimenti attuali. 

Mens sana in corpore sano. (Giovenale, Sat. X, 356). 
Mente sana in corpo sano. - Nota sentenza, tratta da un verso di Giovenale: Orandum est ut sit mens sana in corpore sano, bisogna chiedere (agli dèi) che la mente sia sana nel corpo sano. Per il mondo classico l'ideale della perfezione era un armonico equilibrio tra le facoltà dell'intelletto e quelle del corpo. 

Miles gloriosus
Il soldato millantatore. - E' il titolo di una commedia di Plauto. Il protagonista, Pirgopolinice, è convinto che nessuno lo superi nel conquistare città e femmine. Tiene soprattutto all'eleganza, all'apparenza. E' il lontano progenitore degli innumerevoli spacconi che incontriamo nella finzione letteraria e nella realtà della vita. 

Minus habens
Che ha meno. - Il minus habens è persona che ha meno intelligenza, considerata perciò meno dotata dalla natura. In senso più oggettivo, la locuzione latina viene usata talora per indicare chi abbia, di fatto, meno diritti di quelli riconosciuti alla generalità dei cittadini. 

Mirabile dictu
Mirabile a dirsi. - Locuzione latina usata per enfasi come inciso anche in contesti italiani, insieme con altre analoghe, come mirabile visu, mirabile auditu (mirabile a vedersi, a udirsi), a proposito di fatti, spettacoli, ecc. che destano grande meraviglia. 

Mirabilia
Cose meravigliose. - Parola frequente in contesti italiani, soprattutto in frasi di tono ironico o scherzoso: al suo ritorno da Parigi, raccontò mirabilia di ciò che aveva visto; rimedio contro la febbre, di cui il farmacista gli diceva mirabilia (Bacchelli); promettere mirabilia, fare promesse straordinarie. 

Miserere
Abbi pietà. - Il più noto dei salmi penitenziali (il cantico di David), così detto dalle parole con cui ha inizio nella versione latina Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam, Abbi pietà di me, Signore, per la tua grande misericordia. Con valore verbale, nel senso di "abbi pietà", per lo più come reminiscenza delle espressioni liturgiche, la parola è usata anche in contesti italiani: "Miserere di me" gridai a lui (Dante); Miserere del mio non degno affanno(Petrarca). Nel linguaggio comune, si usa oggi per chiedere scusa o prdono: miserere (omiserere di me, miserere mei), non lo farò più

Missus dominicus
Messo del signore. - Fu Carlo Magno a istituire l'ufficio dei missi dominici, inviati regi che, muniti di apposita istruzione, dovevano sorvegliare le regioni del vasto dominio, ognuna delle quali era affidata a un missus laico (conte) e a un missus ecclesiastico (vescovo). 

Modus vivendi
Modo di vivere. - Accordo stabilito provvisoriamente fra due parti in contrasto e fatto di reciproche concessioni, per eliminare i motivi di attrito e permettere lo svolgimento di normali rapporti: cercare, trovare, raggiungere un modus vivendi. Nel diritto internazionale, accordo di carattere provvisorio, destinato a regolare una determinata categoria di rapporti fra due stati, in attesa che sia comcluso l'accordo definitivo. 

More solito
Secondo il solito costume. - La locuzione latina è usata anche in contesti italiani, soprattutto quando si vuol riprovare qualche biasimevole abitudine: è arrivato, more solito, con mezz'ora di ritardo

More uxorio
Secondo il costume matrimoniale. - Nel linguaggio giuridico, la locuzione latina è usata, per lo più, in unione al verbo vivere o convivere, con riferimento a due persone che, pur non essendo coniugate, convivono di fatto come marito e moglie. 

Mors tua vita mea
La tua morte è la mia vita. - Sentenza applicata a vari casi particolari per significare che il danno di una persona è spesso un vantaggio per un'altra. In senso lato, la frase latina allude alle dure leggi della vita e alla lotta per l'esistenza. 

Motu proprio o motuproprio
Per moto proprio, di propria iniziativa. - Atto o documento di una concessione emanata direttamente dal sovrano, dal capo dello stato, dal pontefice, senza che sia intervenuta la proposta o la richiesta di persone interessate: un motuproprio del papa, del re. Con significato più generico e nell'uso familiare, l'espressione è anche riferita all'agire di persona qualsiasi: l'ha fatto di motuproprio, spontaneamente, senza che altri l'obbligasse o lo pregasse. 

Motus in fine velocior
Il moto è più veloce verso la fine. - La frase è riferita probabilmente, nella tarda latinità, a un moto accelerato (inteso, nel contesto della fisica aristotelica, come moto con il quale un corpo elementare torna al suo luogo naturale). Nel linguaggio comune, la frase è usata talvolta per indicare l'intensificarsi di un'azione verso la sua fine. 

Mutatis mutandis
Mutate le cose che son da mutare. - Si usa quando si fa un confronto tra due fatti, due situazioni, per dire che, cambiati alcuni elementi, le cose restano praticamente immutate: mutatis mutandis, la situazione è la stessa

Mutato nomine. (Orazio, Sat., I, I, vv. 69, 70). 
Mutato il nome. - Espressione usata per significare che le stesse considerazioni possono applicarsi a cose, persone o situazioni diverse. Deriva dalla frase di Orazio: mutato nomine de te fabula narratur, cambiato il nome, di te parla la favola.









Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)