00 4/24/2015 9:48 AM
CHIESA TEDESCA

 




Dei preti cattolici di Germania solo uno su due sarebbe disponibile a scegliere ancora una vita da celibe, un quarto non vorrebbe vivere ancora il celibato, un quarto si dice “indeciso”. Inoltre,  il 54% dichiara di confessarsi solo una volta all’anno (o anche meno). E i cattolici? Non sono messi meglio. Due indagini.



di Lorenzo Bertocchi

I fedeli tedeschi confermano la loro voglia di evoluzione nella Chiesa. Secondo il documento reso disponibile nel sito della Conferenza episcopale, le risposte al questionario intersinodale mostrano che i cattolici di Germania si aspettano grandi aperture dal Sinodo sulla famiglia. Soprattutto sui temi più spinosi: si chiede l’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati, uno “sviluppo” della dottrina morale per l’accoglienza pastorale delle persone omosessuali, e una forma di «benedizione in chiesa per le seconde nozze civili».

Queste richieste sono espressione di un serio discernimento, oppure mostrano un cattolicesimo diluito e alle corde?
La domanda è lecita, soprattutto alla luce di quanto emerge da un’altra indagine di cui è stata data notizia giovedì scorso. Sempre sul sito della Conferenza episcopale tedesca, è stato dato conto della conclusione di un’altra analisi condotta su oltre 8.000 “operatori pastorali” in tutta la Germania. Il campione, composto dal 48% di sacerdoti, 22% di “collaboratori parrocchiali esperti”, 18% “assistenti pastorali” e un 12% di diaconi, doveva fornire elementi sul grado di soddisfazione delle loro vita e del loro “lavoro”.

L’analisi, diretta da alcuni accademici di importanti centri di studio, ha raggiunto risultati che, forse, ci aiutano ad interpretare le risposte fornite al questionario intersinodale. Dei preti cattolici di Germania solo uno su due sarebbe disponibile a scegliere ancora una vita da celibe, un quarto non vorrebbe vivere ancora il celibato, un quarto si dice candidamente “indeciso”. Non pochi sacerdoti parlano del problema che gli deriva dalla “solitudine affettiva” perché non hanno una relazione a lungo termine con un’altra persona. Secondo quanto riporta il Der Tagesspiegle l’indagine rileva che alcuni sacerdoti dichiarano «una relazione immatura con la loro sessualità, o con il loro orientamento sessuale».

Il lavoro di raccolta dei dati è stato condotto tra il 2012 e il 2014 e i risultati sono molto ampi, lo studio si può acquistare on line, ma sul sito domradio.de è stato reso disponibile un vasto report. Nel contesto generale gli operatori pastorali sono in linea con il livello di soddisfazione della propria vita mostrato anche da altre categorie sociali, ma, allo stesso tempo, manifestano problematiche di stress e disagio che sono tipiche dei nostri tempi.
Ci sono però alcuni dati che, al di là di ogni considerazione, fanno riflettere sulla vita di fede delle comunità cattoliche tedesche. Una certa mondanità pare si sia impadronita dei preti visto che il 54% di loro dichiara che si confessa solo una volta all’anno (o anche meno frequentemente), e questo vale anche per il 70% dei diaconi, percentuale che sale alle altezze vertiginose del 91% quando si tratta di “assistenti pastorali.” Solo il 58% dei sacerdoti dichiara di «pregare ogni giorno o più volte al giorno».

A questi dati possiamo aggiungere quelli che risalgono a qualche mese fa e che si riferiscono a un’altra indagine ancora, sempre condotta sul cattolicesimo tedesco, questa volta dall'Istituto Allensbach. Alla domanda, «perché sei cattolico?», il 68% dei tedeschi rispondeva dicendo: «Perché permette di celebrare gli eventi importanti della vita», e poi, subito dopo, perché «è una tradizione di famiglia». Il 60% dei fedeli dice di non credere in una vita dopo la morte, e solo un terzo crede nella Resurrezione di Cristo. Un tedesco su quattro però riteneva che se un gatto nero gli attraversa la strada porta sfortuna. Senza voler addentrarci nei numeri dobbiamo però ricordare che le statistiche della Chiesa tedesca accusano da decenni una continua caduta dei dati riferiti al numero di sacerdoti e al numero di partecipanti alla santa messa domenicale.

Questo insieme di dati, per quanto riportati in maniera sommaria, sono abbastanza indicativi rispetto alla salute della Chiesa cattolica in Germania. Ricordiamo le parole del cardinale Marx quando dichiarava che, indipendentemente dai risultati del Sinodo, loro, i vescovi tedeschi, avrebbero esercitato opzioni pastorali autonome sui temi del Sinodo. Perché, diceva il cardinale, la chiesa tedesca non è una mera “filiale” della Chiesa di Roma. Senza entrare in questioni che riguardano il rapporto tra Vaticano e Conferenze episcopali, rimane il dubbio se queste richieste siano motivate da un autentico discernimento, oppure una più terrena volontà di salvare il salvabile.

 

VERSO LA SCOMPARSA DEL CATTOLICESIMO. IL SONDAGGIO CHE LA CHIESA TEDESCA NON HA VOLUTO DIVULGARE

Verso la scomparsa del cattolicesimo. Il sondaggio che la Chiesa tedesca non ha voluto divulgare

Segnaliamo l'incipit di questo articolo scritto sul Sussidiario da Roberto Graziotto,  insegnante di filosofia, religione, latino e storia in un liceo in Sassonia-Anhalt. 

«La generazione (tedesca) socializzata cristianamente e attiva a livello ecclesiale uscirà tra poco dal mondo del lavoro e morirà nei prossimi tre decenni. Poi crollerà anche la facciata della Chiesa. Dietro ad essa apparirà una minoranza di fedeli, che non sarà più grande della comunità religiosa dei testimoni di Geova». Così, in modo lapidario, si è espresso Markus Günther nella Frankfurter Allgemeine Zeitung alla fine dell'anno scorso, qualche giorno dopo il Natale.
L'uscita dal mondo del lavoro è un fatto degno di nota, in modo particolare se si tiene conto del sistema tedesco di "tasse obbligatorie" per l'appartenenza alla Chiesa. L'articolo parla di una ricerca statistica affidata dalla Chiesa cattolica in Germania al rinomato istituto demoscopico di Allensbach.

I risultati sono stati così catastrofici che non sono stati presentati al grande pubblico. Alcuni dati: il 68 per cento ha risposto alla domanda sul come mai è cattolico con una risposta del tipo: «Perché così si possono festeggiare i momenti importanti della vita in Chiesa, per esempio il matrimonio e il battesimo». In seconda posizione si trova la motivazione: «Semplicemente, fa parte della tradizione della nostra famiglia».

Ogni tre ragazzi che vengono cresimati (o confermati, secondo il vocabolario teologico luterano) uno non crede in Dio. Per quanto riguarda l'andare alla Messa domenicale vi è stata un'ulteriore perdita del 10 per cento tra quei pochi che ci vanno ancora. Per quanto riguarda poi il popolo tedesco in generale, il dato più interessante è che solo un terzo dei tedeschi crede nella risurrezione di Cristo. Tenendo conto del fatto, dice il commentatore della FAZ, che formalmente due terzi dei tedeschi appartengono ad una confessione cristiana, è un dato importante. Ovviamente a una statistica si può far dire ciò che si vuole, ma certamente questi dati, pur tenendo conto del fatto che Dio può far nascere figli ad Abramo anche da delle pietre (Lc 3,3), non possono essere negati, tanto più che, come dice il Vangelo di Giovanni, solo la «verità ci può far liberi» (Gv 8,32).

Ora, la verità non è la registrazione di cose pretese vere, come spesso fanno le statistiche, ma la mia esperienza mi permette di confermare che molti dei risultati che la statistica di Allensbach rileva sono senz'altro "veri". Se poi si chiedesse quante persone credono che la nascita verginale di Maria non sia un mito, ma una realtà storica e teologica, ci troveremmo certamente di fronte ad un dato sconcertante. Probabilmente credono in essa — pur tenendo contro delle riduzioni che su questo avvenimento vengono fatte nel Corano —, in forza del loro libro sacro, più musulmani che cristiani nei paesi industriali.

I dati statistici sono interpretati dal giornalista tedesco con un'analisi molto acuta, ma non nuova. La crisi religiosa non è dovuta al fatto che la Chiesa sia troppo poco «aggiornata» nei confronti del nostro tempo. La Chiesa evangelica lo è in tutte le questioni poste dai media oggi: sacerdozio per le donne, abolizione del celibato, liberalità in questioni etiche, completa accettazione degli omosessuali e dei divorziati risposati, ma essa è ancora più in crisi della Chiesa cattolica, le loro chiese sono ancora più vuote. La questione essenziale, così Markus Günther, è invece che le Chiese devono annunciare all'uomo di oggi «verità assolute». Questo è il suo compito e proprio in esso fallisce. Per questo le persone si affidano a un eclettismo religioso in cui provano a darsi delle risposte riguardanti esigenze assolute […]. 

 




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)