00 8/24/2015 3:11 PM

   Un sacerdote risponde

Le chiedo se esista ancora il precetto della Chiesa di non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti

Gentile Padre Angelo Bellon,

vorrei ricevere alcuni chiarimenti in merito alla celebrazione delle nozze durante la Quaresima. In particolare cosa significava il divieto di celebrare le nozze in forma solenne durante il periodo di Quaresima? La celebrazione delle nozze erano quindi del tutto proibita in questo periodo di preparazione alla Pasqua?

Spesso soprattutto tra gli anziani esiste la ferrea convinzione che in questo periodo sia impossibile sposarsi (a volte supportati dall'atteggiamento di alcuni sacerdoti che di fatto scoraggiano le nozze in tale periodo), ma a quanto mi è dato sapere, tale divieto non esiste più (se non per il Venerdì Santo e il Sabato Santo).  Vorrei se possibile sapere di più sull'argomento. 

La ringrazio e le porgo i miei più cordiali saluti

Gabriele


Risposta del sacerdote

Caro Gabriele,

1. In passato c’era un precetto della Chiesa che suonava così: “Non celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti”.

Il precetto non vietava le nozze, ma vietava di dare solennità alle nozze nei tempi penitenziali, quali quelli di avvento e soprattutto di quaresima.

Il motivo è facilmente intuibile. Le nozze, in quanto tali, comportano la festa, il banchetto e un banchetto che sia degno delle nozze.

Alle nozze non è lecito essere col volto o con atteggiamento dimesso.

Questo era il motivo principale.

Anche in passato dunque si concedeva di celebrare le nozze in tempo di quaresima e di avvento, soprattutto se vi era una certa urgenza, ma senza solennità.

2. La disciplina della Chiesa oggi è mutata.

La disciplina della Chiesa deve essere una disciplina che vale per tutto il mondo.

E può capitare che in certe regioni della terra il tempo più favorevole e più mite per le nozze sia proprio quello della quaresima quando il gran caldo è passato (come può succedere nell’emisfero sud del continente) o prima che il tempo diventi del troppo caldo e afoso, come può capitare in certe zone tropicali.

3. Rimane tuttavia preziosa l’indicazione data che viene dal passato.

Il tempo di quaresima invita alla penitenza, la quale, insieme con un carattere purificatorio, ne ha anche uno espiatorio.

Beninteso, l’espiazione per i nostri peccati l’ha compiuta tutta Gesù Cristo e l’ha compiuta in maniera sovrabbondante. Tuttavia ad essa manca il farla nostra.

E la si fa nostra non soltanto col pensiero e la volontà, ma partecipandovi sia con l’anima che col corpo, perché la persona umana non è fatta solo anima, ma di anima e di corpo.

4. Colgo l’occasione per pubblicare i cinque precetti della Chiesa, così come sono presentati dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

Come puoi notare non compare più la proibizione di celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti.

Essi sono preceduti da una dichiarazione importante: “Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nello spirito di preghiera e nell’impegno morale, nella crescita dell’amore di Dio e del prossimo” (CCC 22041).

5. Eccoli in ordine (CCC 2042-2043):

“Il primo precetto (« Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro ») esige dai fedeli che santifichino il giorno in cui si ricorda la Risurrezione del Signore e le particolari festività liturgiche in onore dei misteri del Signore, della beata Vergine Maria e dei Santi, in primo luogo partecipando alla celebrazione eucaristica in cui si riunisce la Comunità cristiana, e che riposino da quei lavori e da quelle attività che potrebbero impedire una tale santificazione di questi giorni.

Il secondo precetto (« Confessa tutti i tuoi peccati almeno una volta all’anno ») assicura la preparazione all’Eucaristia attraverso la recezione del sacramento della Riconciliazione, che continua l’opera di conversione e di perdono del Battesimo.

Il terzo precetto (« Ricevi il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua ») garantisce un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della Liturgia cristiana.

Il quarto precetto (« In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno ») assicura i tempi di ascesi e di penitenza, che ci preparano alle feste liturgiche e a farci acquisire il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore.

Il quinto precetto (« Sovvieni alle necessità della chiesa ») enuncia che i fedeli sono tenuti a venire incontro alle necessità materiale della chiesa, ciascuno secondo le proprie possibilità”.

6. In passato il quarto proibiva di celebrare solennemente le nozze nei tempi proibiti. Il secondo e il terzo “confessarsi almeno una volta all’anno e fare la Comunione a Pasqua” erano accorpati

Adesso, tolto il quarto, il secondo e il terzo sono stati disgiunti cosicché questi precetti (che venivano chiamati “generali”) della Chiesa rimangono ancora nel numero di cinque.

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo al Signore e ti benedico.

Padre Angelo


Un sacerdote risponde

Desidero sapere quante e quali sono le feste di precetto

      Quesito 

      Caro Padre Angelo, 
      apprezzo molto la Sua rubrica e la seguo attentamente. 
      La domanda che Le pongo è più banale di altre, ma vorrei essere sicuro di non mancare alle disposizioni della Chiesa. Quali sono le feste di precetto (quelle in cui, oltre naturalmente a tutte le domeniche, è prescritta la partecipazione alla Messa)? Non trovo la risposta da nessuna parte. 
      Per quanto ricordo sono cinque, e cioè il 1° Gennaio (Madre di Dio), il 6 (Epifania), il 15 Agosto (Assunzione), il 1° Novembre (Ognissanti), l’8 Dicembre (Immacolata). In più, la festa del Santo Patrono del luogo. Mi corregga se sbaglio. 
      La ringrazio per tutte le Sue chiarissime e preziose risposte. Maria SS. La accompagni quotidianamente. 
      Armando Trapani


      Risposta del sacerdote 

      Caro Armando, 
      ti ringrazio per gli apprezzamenti per il nostro sito e anche per l’invocazione fatta a Maria perché mi accompagni quotidianamente. 
      Vengo ora alla tua domanda. 
      
      Le feste di precetto sono dieci in tutto, e sono menzionate nel Codice di Diritto Canonico, can. 1246, 2. 
      Sono le seguenti: 
      Natale, Epifania, Ascensione, Corpus Domini, Madre di Dio (1 gennaio), Immacolata Concezione (8 dicembre), Assunzione (15 agosto), S. Giuseppe (19 marzo), SS. Pietro e Paolo, Ognissanti.
      Si concede poi alle Conferenze episcopali, previa autorizzazione della S. Sede, di abolire o trasferire alla domenica alcune di queste solennità (ib.). 
      Nel tuo elenco ne mancano cinque: Natale (che non necessariamente cade di domenica), Ascensione, Corpus Domini, S. Giuseppe, SS. Pietro e Paolo. 
      La Conferenza episcopale italiana, usufruendo di quanto disposto dal canone citato, ha spostato alla domenica le solennità dell’Ascensione e del Corpus Domini, mentre ha sospeso il precetto per la festa di S. Giuseppe e dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. 
      La festa del santo Patrono è festa civile per la città, ma non è festa di precetto in senso religioso. 
      
      Ti ringrazio per il quesito, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico. 
      Padre Angelo





Un sacerdote risponde

Ho molta difficoltà a capire e a fare nella vita di tutti i giorni la volontà di Dio

Quesito

Gentile p. Angelo,
ho molta difficoltà a capire e a fare nella vita di tutti i giorni, nelle azioni, nei pensieri, nel parlare la volontà di Dio. Dove finisce la mia e inizia quella di Dio?
Come faccio a capire se in una discussione sto facendo la sua o sto parlando così come mi viene! E nelle azioni? Per esempio: oggi non voglio andare a lavorare perché non so, non mi fa voglia o ho timore di incontrare il mio titolare che da un pò di giorni è teso e in qualche modo riversa su di me la sua rabbia... è una mia volontà e una mia scelta o quella di Dio?
Mi scusi ma non so se sono riuscito a farmi capire...avevo in mente dei discorsi più chiari e ora che devo scriverli non riesco più ad esporli...però in pratica la domanda è sul chiarimento di che cosa significa "la volontà di Dio"....."Padre sia fatta la tua e non la mia!".
Grazie e scusi per la confusione di espressione e letteraria
Luca


Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. sono cinque i segni attraverso i quali si manifesta la volontà di Dio.
Il primo è indicato dai suoi precetti, e cioè da quanto comanda. Tra questi campeggiano il precetto di amare Dio con tutto il cuore e il precetto di amare il prossimo come noi stessi, anzi di amarlo come Gesù lo ama.
Il secondo è indicato dalle sue proibizioni. Esse hanno come oggetto i peccati. Le proibizioni di Dio, contenute nei dieci comandamenti, valgono sempre e in ogni momento e non conoscono eccezioni o privilegi.

Il terzo segno è dato dai suoi consigli o ispirazioni. Qui è sempre necessario il discernimento per non dire che è volontà di Dio ciò che passa per l’anticamera del nostro cervello. Tra i consigli, primeggiano quelli che hanno a che fare con lo stato di vita (sacerdotale, consacrata, matrimoniale).

Il quarto è dato dagli avvenimenti voluti da Dio. Possiamo dire che è voluto da Dio tutto il bene che accade e il compimento del bene.

Infine si fa rientrare benché indirettamente nella volontà di Dio anche quello che da Dio è permesso. Ciò che Dio permette, ma non vuole, è il peccato, il male. Se lo permette, significa che rientra tra i suoi disegni. E sappiamo già con precisione che il male è permesso da Dio solo per essere condannato a servire un bene più grande.
Questi sono i cinque segni attraverso i quali si può diagnosticare la volontà di Dio secondo quel grande teologo e maestro di vita spirituale, qual è stato il padre Reginaldo Garrigou-Lagrange, in La provvidenza e la confidenza in Dio, vol. 2, cap. 7.

2. Venendo adesso ad applicare questi criteri alle domande che hai fatto, potrei dire:
Nelle discussioni non devi offendere il prossimo e devi proporre la verità secondo quanto ti pare giusto in coscienza.
Proporrai il tuo parere con umiltà, cercando di prendere tutto quello che di buono e di vero vi è nelle posizioni altrui.
Se si tratta della legge di Dio devi proporla con tutta franchezza.
Nelle azioni: ciò che è chiaramente peccato non va mai fatto.

Il bene va fatto, ma non sempre è doveroso farlo, perché potrebbe essere controproducente.
Inoltre va detto che il compimento del bene non obbliga se comporta un grande disagio. Qui è necessario soppesare in coscienza ciò che è meglio. Ad esempio: se uno è malato non deve andare a Messa né deve andare a lavorare. Il bene preminente per lui in quel momento consiste nel ricuperare la salute.
Diverso invece è il caso in cui uno non abbia voglia di andare a lavorare. Qui deve andare ugualmente perché non deve cedere alla pigrizia, che è sempre un male, mentre l’andare a lavorare è un bene che è necessario realizzare per se stessi e per la collettività.
E se andando a lavorare incontra il suo titolare che scaricherà su di lui la sua rabbia, prenderai questa croce come permissione di Dio per un bene più grande, quale è quello dell’espiazione dei peccati e della conversione dei peccatori.

3. Spero di essere stato chiaro.
L’argomento che hai toccato è molto importante, tanto che il Signore ha voluto metterlo tra i contenuti della preghiera del Padre nostro, che è la preghiera tipica del cristiano.
Siamo chiamati a fare la volontà Dio qui sulla terra come viene fatta in cielo, e cioè con sollecitudine e con amore.

Ti prometto un Pater.
Ti saluto e ti benedico.
Padre Angelo









Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)