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Cannella, abbassa la glicemia e annienta gli attacchi di fame
Una tisana profumata e dimagrante, che combatte persino la candida e tiene sotto controllo la glicemia

 

La cannella è una di quelle spezie che rimanda immediatamente all'autunno e all'inverno, scalda eprofuma anche in piccolissime quantità.

Una tisana alla cannellaè, dunque, prima di tutto una vera e propria gratificazionesensoriale. In più, la cannella ha il pregio discaldare in breve tempo l'organismo e di facilitare la digestionese consumata dopo pasti abbondanti (tipici della stagione fredda).

Le proprietà di questa spezia sono innumerevoli: antibatteriche, antifungine, stimolanti e rinvigorenti. La profumatissima stecca di cannella andrebbe grattugiata nell'acqua e fatta bollire per una decina di minuti oppure aggiunta a tè, tisane e perfino latte.

Infatti, la tisana alla cannella ha anche il plus di abbassare la glicemia e persino l'indice glicemico di ciò che si è mangiato, oltre che di ridurre attacchi di fameimprovvisa e nervosa.

Facciamo un esempio pratico: una fetta di torta rilascia un tot di zuccheri nel sangue e, quindi, rialza immediatamente la glicemia favorendo l'accumulo di adipe (soprattutto nella parte alta del corpo). Una fetta di torta accompagnata da un infuso alla cannella, invece, rilascia lo stesso quantitativo di zuccheri della fetta "singola" ma la cannella va ad attaccare e annientare parte di quegli zuccheri.

Infine, le proprietà antifungine della spezia, fanno sì che la tisana con cannella abbia anche un effetto curativo e benefico su patologie come la candida albicans e sul batterio dell'Escherichia Coli (che va a distruggere).




  Nota che un basso contenuto di grassi non significa ipocalorico; leggi sempre l'etichetta.

«Provo a sintetizzare un messaggio semplice per le scelte a tavola nel diabete di tipo 2: si può mangiare di tutto, ma non si può mangiare tanto»

I TRUCCHI PER ABBASSARE L’INDICE GLICEMICO
È utile per un diabetico imparare a distinguere gli alimenti in base all’indice glicemico. Questo parametro indica quanto velocemente il glucosio presente nei cibi viene assorbito dal sangue. «Quando mangiamo un alimento ricco di carboidrati, i livelli di glucosio nel circolo sanguigno aumentano progressivamente, man mano che gli amidi e gli zuccheri vengono digeriti e assimilati», spiega Giorda. «La velocità di questi processi cambia a seconda dell’alimento e del tipo di nutrienti che contiene, dalla quantità di fibra presente e dalla composizione degli altri cibi già presenti nello stomaco e nell’intestino». L’indice glicemico riguarda, dunque, soprattutto i cibi ad alto contenuto di carboidrati, mentrequelli ricchi di grasso o di proteine non hanno un effetto immediato sui livelli di zucchero nel sangue (glicemia), ma ne determinano un tardivo incremento prolungato.

L’indice glicemico è influenzato dalla composizione degli alimenti, ma anche dai metodi di cottura. «Tendono a ridurlo, per esempio, la parziale bollitura (gli spaghetti al dente e non scotti si confermano buoni in ogni senso) o il raffreddamento degli alimenti cucinati, come le patate bollite», aggiunge Ferrari. «Anche la presenza di cibi con fibre solubili, capaci di assorbire elevate quantità di acqua, formando nell’intestino una sorta di gel, aiuta ad abbassare l’indice glicemico».

Ma cosa succede, invece, se si abbonda con i cibi ad alto indice glicemico? «L’aumento rapido dei livelli di glicemia nel sangue provoca la secrezione da parte del pancreas di grandi quantità d’insulina», continua Ferrari. «E l’insulina causa un rapido utilizzo del glucosio da parte dei tessuti, così che dopo due-tre ore dal pasto si determina un’ipoglicemia, con conseguente sensazione di fame e di un certo malessere. Se si ingeriscono altri carboidrati per fronteggiare la fame, si stimola una nuova secrezione di insulina e si entra in un circolo vizioso».

Non è l’unico pericolo. «Spesso il corpo non usa tutto il glucosio, che così viene trasformato in tessuto adiposo», continua Ferrari. «Le riserve di grasso non utilizzate si accumulano e generano sovrappeso». Non tutti gli studiosi, però, valutano allo stesso modo l’utilità dell’indice glicemico. «L’American diabetes association (Ada) ne ha addirittura messo in dubbio l’utilità clinica, raccomandando di rivolgere più l’attenzione sulla quantità di alimento che sulla fonte dei carboidrati», precisa Giorda.




L’eccesso di carboidrati e di cibi che innalzano la glicemia, non è solo un problema di diabete ma è il maggior responsabile dell'accumulo di chili sul girovita e frena i fisiologici processi bruciagrassi. I chili più difficili da buttare giù sono quelli che si depositano tra addome e fianchi, soprattutto nelle donne. Questo tipo di adipe è causato da un abuso di carboidrati spesso associato a stitichezza.

Ecco dieci cibi che possono aiutarci a controllare l’indice glicemico contrastando i chili di troppo

L’indice glicemico (IG) rappresenta la capacità dei carboidrati contenuti nei cibi di alzare la glicemia (valore che indica la quantità di glucosio presente nel sangue). Tanto più un carboidrato è digeribile e tanto maggiore sarà il suo indice glicemico. La scelta migliore è optare sempre per prodotti integrali, realizzati con farine non raffinate: soltanto in questo modo è possibile evitare i picchi glicemici che fanno male al pancreas, rallentano il metabolismo e provocano sovrappeso.

Definizione di indice glicemico
L’indice glicemico misura la capacità di un determinato glucide di alzare la glicemia dopo il pasto rispetto a uno standard di riferimento che è il glucosio puro.

Definizione della glicemia
La glicemia è la quantità di «zucchero» (in realtà di glucosio) contenuta nel sangue. A digiuno la glicemia è di circa 1g di glucosio per litro di sangue.
Ma se si assume un glucide, questo si trasforma con la digestione in glucosio, e ciò si traduce con un aumento della glicemia.
Il livello della glicemia nel sangue è estremamente importante rispetto all’aumento o alla perdita di peso. La glicemia che compare dopo la digestione, infatti, induce la secrezione di un ormone, l’insulina che, in funzione della sua importanza, è in grado di scatenare o meno il processo di aumento del peso.
I cibi ad alto contenuto di grasso o di proteine non hanno un effetto immediato sulla glicemia, ma ne determinano un tardivo incremento prolungato.
Utilizzare l ‘indice glicemico per preparare pasti sani, aiuta a tenere la glicemia sotto controllo. Ciò è particolarmente importante per i diabetici.

Cibi ad alto, medio e basso indice glicemico
 

– Alto indice glicemico: pane bianco, cornflakes, miele, patate al forno e fritte, cracker, riso arborio, zucchero saccarosio.

– Medio indice glicemico: ananas, spaghetti, banana, kiwi, mango, pane di segale, maccheroni, carote, uva, arancia.

– Basso indice glicemico: prugna, pera, yogurt, latte magro, latte di soia, fagioli bolliti, mela, lenticchie, fruttosio, cereali integrali.

La dieta che contrasta glicemia e adipe

La prima regola: evitare gli alimenti ad alto IG e preferire quelli a basso IG (pane, pasta, riso integrali ecc.). Ci sono poi alcuni cibi che, abbinati a quelli a basso IG, contribuiscono a mantenere la glicemia a livelli regolari e a ripulire il sangue da zuccheri e/o grassi in eccesso.
Ad esempio le fibre idrosolubili rallentano l’assorbimento di glucosio a livello intestinale. Esse sono pertanto in grado di mantenere la glicemia costante per lunghi periodi.
Inoltre la digestione di un alimento contenente grassi è rallentata; di conseguenza i carboidrati che contiene vengono assorbiti più lentamente.
Infine l’indice glicemico diminuisce se si aggiungono proteine ad un alimento. Le proteine hanno infatti effetti molto simili a quelli di grassi e fibre. Pur avendo un basso indice glicemico, gli alimenti ricchi di proteine presentano un medio indice insulinico.

I dieci super cibi che controllano l’indice glicemico


1. Salmone
– Fornisce Omega 3 che contribuiscono alla prevenzione di diabete e malattie cardiocircolatorie.

2. Yogurt

– I fermenti che contiene producono acido acetico e propionico che arrivano al fegato, dove regolano la produzione di glucosio e colesterolo.

3. Legumi

– Prevengono i picchi glicemici, il diabete, la fame nervosa, i trigliceridi e il colesterolo.

4. Carni bianche

– Apportano proteine che contribuiscono a controllare i livelli di glicemia e sono povere di grassi.

5. Olio extra vergine d’oliva

– È ricco di composti fenolici che riducono l’attività infiammatoria di geni, coinvolti nello sviluppo del diabete mellito di tipo 2 e di diverse patologie cardiovascolari o metaboliche.

6. Curcuma

– Numerosi studi hanno dimostrato che il suo principio attivo, la curcumina, può contribuire a mantenere sotto controllo il diabete mellito di tipo 2.

7. Thè

– Sia verde che nero, il tè contribuisce alla riduzione dei livelli di zucchero, colesterolo e trigliceridi nel sangue. Favorisce inoltre la riduzione del peso corporeo.

8. Cannella in tisana

– Contribuisce a prevenire il diabete di tipo 2 nelle persone a rischio (anziani, persone in sovrappeso). Rende l’insulina più efficiente.

9. Zucca

– Alcuni studi hanno dimostrato che è in grado di riparare le cellule del pancreas danneggiate dal diabete.

10. Arancia

– La fibra contenuta nella parte bianca sotto la buccia, regola l’assorbimento di zuccheri, grassi e proteine prevenendo diabete, arteriosclerosi e stipsi.





 
 

Come rivela un nuovo approccio medico scientifico che studia i rapporti fra iperglicemia, diabete e pH, in un ambiente organico alcalino le tossine e le scorie metaboliche vengono eliminate in maniera rapida ed efficace, mentre la stessa cosa non avviene in un ambiente acido. Ma se le scorie ristagnano nei tessuti, l’acido trattenuto nel sangue può depositarsi a livello del pancreas e, nel tempo, dare come risultato l’iperglicemia e/o il diabete. Per eliminare questi metaboliti tossici, la natura ci offre una serie di alimenti da inserire con frequenza nella dieta, soprattutto se si mangia in maniera sregolata e/o in famiglia ci sono già dei casi di iperglicemia e/o diabete.
Sono cibi comuni ma “curativi” che consentono di ridurre l’incidenza degli sbalzi glicemici.
 Ecco quali sono.

L’avocado combatte l’insulino-resistenza

Frutto originario della Persia, l’ avocado possiede un elevato contenuto di grassi monoinsaturi che sarebbero in grado di migliorare la tolleranza al glucosio e ridurre l’insulino-resistenza. La presenza nella polpa e nell’olio di avocado di un composto chiamato beta-sitosterolo aiuta ad abbassare i livelli di colesterolo e combatte la formazione di acidi. Gusta l’avocado in insalata condito con semi di sesamo e olio extravergine d’oliva. Mangialo 3-4 volte la settimana.

Il pomodoro normalizza i livelli di glucosio

Il pomodoro ha un ridotto contenuto di zuccheri e, una volta entrato nel circolo sanguigno, ha un rapido effetto alcalinizzante. È una ricca fonte di licopene, un antiossidante che combatte l’accumulo di radicali liberi che contribuiscono a ridurre i livelli di acido urico e acido solforico derivanti dal metabolismo della carne. Per ottenere questo effetto riequilibrante va consumato fresco, con un filo d’olio, o appena scottato, sotto forma di sugo. Ogni giorno consuma 2-3 pomodori in insalata o come sugo; se ti risulta indigesto, elimina la pellicina. Puoi anche usare il concentrato.

Limone e lime: grandi depurativi e ottimi alcalinizzanti

Molti pensano che il limone sia un frutto acidificante, ma in realtà non lo è, anzi: una volta assimilato, ha un effetto alcalinizzante sull’organismo. Lo stesso effetto ce l’ha il lime, che contiene ioni di potassio e di sodio che si trasformano, nel corso dei processi metabolici, in bicarbonato, alcalinizzando sangue e tessuti. Aggiungi il limone e il lime a tutte le bevande come acqua, tè e infusi. Va bene anche la scorza grattugiata per condire macedonie e insalate.

Il latte di cocco: fonte di fibre e grassi buoni

Il latte di cocco non dolcificato da agricoltura biologica è un’ottima fonte di grassi buoni, fibre, proteine e sali minerali che aiutano ad abbassare la glicemia e a ridurre il colesterolo.

Il latte di cocco, inoltre, è totalmente privo di lattosio ed è particolarmente adatto a chi è intollerante a questo zucchero. Il latte di cocco può essere sostituito al latte vaccino a colazione (freddo ma anche leggermente scaldato) o si usa per preparare frullati, frappé, torte e creme al cucchiaio.

  Prova l’insalata di salmone ipoglicemizzante

Ecco una ricetta, da gustare un paio di volte alla settimana, per tenere sotto controllo la glicemia.

- Ingredienti (per 2 persone)

300 g di filetto di salmone, il succo di mezzo limone, un piccolo bicchiere di latte di cocco, un cucchiaio di olio extravergine d’oliva, sale rosa dell’Himalaya, pepe, 20 g di semi di papavero, una manciata di pinoli, 200 g di spinaci, una manciata di foglie di basilico, 2 pomodori, una carota e un sedano tagliati a cubetti.

- Preparazione

Disponi il salmone in una teglia da forno in vetro. Lascialo marinare in acqua, succo di limone e latte di cocco per 2 ore. Preriscalda il forno a 200°C. Cuoci il salmone nel liquido per 25 minuti e poi passalo sotto il grill per 5 minuti per dorare la superficie. Prepara il condimento mescolando il restante succo di lime, l’olio, il pepe, il sale, i semi e i pinoli. Versa il tutto, compresi spinaci e basilico, in una terrina, unisci pomodori, sedano, carote e servi.






[Edited by Caterina63 3/6/2016 2:47 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)