00 1/2/2018 10:45 PM

ANALISI MISTAGOGICA DEL RITO DEL SANTO BATTESIMO


Terminato il rito per costituire un catecumeno, se esso si è svolto nel nartece (come si dovrebbe fare), si entra in chiesa e si va verso il soléa (presbiterio) oppure si prosegue verso il soléa se esso si è svolto all’inizio della chiesa, mancando in essa il nartece.
Prima dello svolgersi della processione vengono date le candele accese ai battezzandi (ai genitori) e ai padrini. 
La candela indica la luce della risurrezione, ma anche l'attesa dello sposo che sta per giungere e congiungersi coll'anima del battezzando.
Arrivati al Solea, il sacerdote toglie la stola della penitenza e si riveste degli abiti bianchi, anche questo non senza significato. 
" L'abito bianco è simbolo di gioia, per la pecorella smarrita che viene ritrovata nel battesimo " dice il Goar nel suo rituale (20).
Ma indica anche la luce e dunque la chiesa deve essere tutta illuminata. Nessuna luce deve essere spenta perché tutto deve indicare la realtà della festa che si sta celebrando.
Il sacerdote quindi dà inizio alla liturgia battesimale con le stesse parole della liturgia eucaristica: " Benedetto il Regno del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli ".
Egli si trova dinanzi alla kolinvithra dove è stata versata acqua tiepida. Generalmente la vasca battesimale è posta su una mensola quadrata, su cui si pone il S. Evangelo, il S. Myron, l'olio da benedirsi per le unzioni catecumenali, tre candele accese e un asciugamano bianco.
Seguono le invocazioni diaconali (se c'è il diacono, altrimenti vengono dette dal presbitero celebrante), ed a ognuna di esse si risponde col Kyrie eléison.
Queste invocazioni hanno il compito di preparare gli animi al mistero che sta per compiersi ma soprattutto a far prendere coscienza ai fedeli del loro sacerdozio regale.
Il Kyrie eléison dei fedeli è una continua epiclesi. Essi supplicano insieme al sacerdote affinché scenda lo Spirito Santo sull'acqua, sull'olio, sul catecumeno battezzandolo.
Il Kyrie eléison non si può tradurre solo con "Signore pietà". Esso ha una valenza maggiore. Significa: 
" Signore dimostra quello che sei! Signore fa che quello per cui ti stiamo invocando si realizzi! Signore non deluderci nella nostra speranza! Signore rivelaci la tua misericordia e riversala sulle nostre ferite quale olio di guarigione e di lenimento delle nostre sofferenze! ".
Terminate queste invocazioni, il sacerdote recita misticamente, una preghiera con la quale supplica il Signore di renderlo degno di comunicare la Divina Grazia:
" O Dio, pieno di clemenza e di misericordia, che scruti i cuori e i reni, tu che sei il solo a conoscere i segreti degli uomini: nulla infatti rimane nascosto alla tua presenza ma tutto è spoglio ed esposto ai tuoi occhi; tu che conosci tutto di me, non avermi in avversione e non distogliere da me il tuo volto, ma in quest’ora passa sopra alle mie colpe; tu che non ti soffermi sui peccati degli uomini che fanno penitenza, lava la sozzura del mio corpo e le macchie della mia anima, e santificami interamente con la potenza perfetta della tua invisibile e spirituale destra; affinché, annunziando agli altri la libertà ed accordandola loro per la fede connessa al tuo ineffabile amore per gli uomini, non venga io stesso riprovato come schiavo del peccato. No! o Signore, solo buono e amico degli uomini, fa che io non ritorni umiliato e pieno di vergogna, ma inviami forza dall’alto e corroborami per il servizio del grande e sopraceleste Mistero che mi sta innanzi. Imprimi l’icona del tuo Cristo su colui che sta per rinascere, attraverso me, degno di compassione, ed edificalo sul fondamento dei tuoi Apostoli e Profeti, e non sradicarlo mai, ma innestalo nella tua santa Chiesa Cattolica ed Apostolica come virgulto di verità da non estirparsi: affinché, progredendo egli nella pietà, sia glorificato anche per lui il tuo santissimo Nome: del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amín".
Soffermiamoci un po’ su questa preghiera per diversi motivi. Il primo è la coscienza, da parte del sacerdote, della propria nullità e indegnità nel celebrare il grande mistero della rinascita di un'anima.
Non per falsa umiltà, o per un inutile senso della propria indegnità. Bensì per la verità circa la sua persona che deve sempre più conformarsi a Colui che lo ha chiamato per essere "tramite", "canale di grazia".
Il sacerdote fa la sua confessione al Signore, perché sente di non essere stato sempre fedele alla sua vocazione e di non essere stato sempre all'altezza della chiamata. Egli riconosce che ciò che dice agli altri, lui in prima persona, alle volte non lo ha sempre vissuto .
Un altro motivo di riflessione è dato dal fatto che il sacerdote non è un "impiegato statale", egli è chiamato in prima persona a vivere ciò che il Signore tramite lui concede ai suoi figli. 
Ancora, egli non è un medium, un catalizzatore; è chiamato a santificarsi, santificando gli altri. Quindi supplica il Signore di santificarlo e di perdonargli i peccati che ha commesso contro il suo essere sacerdote, (perché egli è sacerdote, non fa il sacerdote) affinché, annunziando agli altri la libertà ed accordandola loro, non sia lui stesso riprovato come schiavo del peccato.
Non bisogna trascurare questa preghiera o passarci sopra come ormai sorpassata. Consigliamo invece di recitarla non in segreto o durante le invocazioni diaconali, bensì a voce alta e chiara, perché il popolo possa sentire ed essere istruito dalla stessa preghiera, perché, crediamo, che la preghiera, qualunque essa sia, quando è detta col cuore, è una grande mistagogia!
Bisogna poi evidenziare tre particolarità del Battesimo che la preghiera contiene: in essa infatti si afferma che il battesimo: imprime, stampa, l’icona del Cristo nell’anima del battezzato; edifica il battezzato sul fondamento degli Apostoli e dei Profeti; innesta il fedele nella Chiesa. Proprietà, queste, che devono diventare, necessariamente, elementi di mistagogia.
Segue la preghiera di consacrazione dell'acqua. Essa si divide in tre parti, come una preghiera eucaristica.
Contiene nella prima parte elementi tipici dei prefazi: la celebrazione delle grandezze di Dio; nella seconda l'anámnêsi: l'opera compiuta dal Cristo a favore dell'uomo; nella terza parte: l'epíclêsi per l’effusione dello Spirito Santo a favore dell'acqua e del battezzando .
L’acqua della Kolinvíthra diventa dunque acqua santa per potenza dello Spirito del Signore, e diventa acqua per la purificazione del corpo e dello spirito e di liberazione da ogni peccato originale e personale, e da ogni potenza satanica.
Terminata la consacrazione dell’acqua, il sacerdote benedice l’olio per le unzioni catecumenali.
La preghiera di benedizione dell’olio, contiene elementi utili alla mistagogia. Troviamo in essa richiami veterotestamentari, che trovano il loro compimento nel Nuovo Testamento, indicando così, che tutto ciò che Dio ha operato prima di Cristo lo ha fatto in vista del Cristo e per Cristo, e che le unzioni con l'olio, nell’antica alleanza, erano prefigurazione dell'unzione di Spirito Santo che avrebbero ricevuto i credenti in Cristo.
"Tu che in forza di esso (l’olio), hai riempito di Spirito Santo coloro che erano sotto la Legge e perfezioni coloro che sono sotto la Grazia ".
L'olio benedetto tuttavia non è solo figura del Myron, ma è anche una benedizione sul catecumeno affinché sia irrobustito, rinnovato, libero dagli influssi del demonio e dai mali del corpo e dell'anima.
Dopo aver benedetto l’olio dei catecumeni, il sacerdote, cantando l’Allilúia, versa in forma di croce una parte dell’olio nell’acqua, a significare l’effusione dello Spirito Santo in essa; il galleggiare dell’olio sull’acqua, indica, invece, l’aleggiare dello Spirito su di essa (Gn 1, 2) rendendola feconda e capace di generare nuove creature. Quindi unge la fronte del catecumeno "con l'olio della gioia" nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, perché possa sempre gioire nel meditare la salvezza e gloriarsi del suo essere cristiano stando a testa alta nell'assemblea dei Santi.
Lo unge poi sul petto per la salvezza dell'anima, perché il petto simboleggia la parte spirituale umana, la sede del suo cuore.
Lo unge sulla schiena per la salvezza del corpo, perché la schiena simboleggia la parte corporale dell'uomo, la capacità di portare i pesi e dunque la croce del Signore.
Lo unge sulle orecchie per l'ascolto della fede. 
Lo unge sui piedi perché possa camminare sui passi del Cristo.
Infine lo unge sulle mani per indicare la partecipazione all'opera creaturale delle mani del Creatore che lo hanno fatto e plasmato. 
Il padrino poi completa l'unzione su tutto il corpo.
Abbiamo visto nella II Catechesi Mistagogica di S. Cirillo di Gerusalemme che tale unzione viene spiegata con l’immagine agricola dell’innesto dell’olivastro sull’ulivo buono.
Con ciò si indica che l'uomo viene inserito in Cristo per essere trasformato in uomo nuovo: " Così spogliati, siete stati unti con olio benedetto dalla cima dei capelli alla pianta dei piedi e siete entrati in comunione con l'ulivo buono che è Gesù Cristo.
Recisi dall'olivastro siete stati innestati sull'ulivo buono e resi partecipi della linfa dell'ulivo. 
L'olio benedetto simboleggia la partecipazione all'abbondanza del Cristo che mette in fuga ogni traccia di potenza avversa ".
Anticamente i lottatori venivano unti per poter sfuggire alla presa dell'avversario, così l'unzione sul catecumeno indica non solo l'inizio della rinascita cristiana ma anche sua lotta contro il maligno, e la capacità di sfuggire ai suoi artigli.
Il battezzando è dunque pronto per il S. Battesimo. 
Viene portato al sacerdote il quale volgendolo ad oriente, lo immerge tre volte dicendo: "Il servo di Dio (nome) viene battezzato nel nome del Padre (prima immersione), del Figlio (seconda immersione) e dello Spirito Santo (terza immersione)". Ad ogni immersione il popolo risponde "Amín" (Amen, Così è, Così sia).
Quindi, mentre il battezzato viene asciugato, si canta il Salmo 31 (32).
Sempre nella II Catechesi Mistagogica di S. Cirillo di Gerusalemme, abbiamo visto il significato delle tre immersioni, non è male qui riproporre il testo: "Siete stati immersi tre volte nell'acqua e tre volte ne siete fuoriusciti, ciò era un simbolo dei tre giorni trascorsi da Cristo nel sepolcro... 
In quel medesimo istante voi siete morti e siete nati, l'acqua salutare vi fu sepolcro e madre.
Cosa straordinaria e meravigliosa! Noi non siamo morti realmente, né realmente sepolti, né tantomeno realmente crocifissi; tutto questo è avvenuto in immagine, però la nostra salvezza si è veramente compiuta. 
Cristo fu veramente crocifisso, fu realmente sepolto ed è veramente risorto; tutti questi doni egli ce li ha dati per grazia, affinché partecipando in immagine alle sue sofferenze, acquistassimo realmente la salvezza.
O sovrabbondante misericordia! Cristo ha ricevuto i chiodi sulle sue mani innocenti e sui piedi, e ne ha sofferto; a me invece, senza che io ne soffra o fatichi, è donata la salvezza per comunione alle sue sofferenze" (21).
Appena il battezzato viene asciugato e parzialmente rivestito, terminato il Salmo 31, alcuni rituali prescrivono la cresima e quindi la consegna delle veste candida cioè luminosa (photoeidhê stolê), altri invece prevedono prima la consegna della veste e poi la cresima.
Personalmente, per il concetto che ci siamo fatti della cresima, preferiamo il primo modo: la vestizione dopo il Myron.
D'altra parte anche Cirillo parla della crismazione col Myron dopo la terza immersione e la risalita "dalla piscina delle sacre fonti" (22). 

Comunque nell'un caso o nell'altro essa simboleggia la purificazione ottenuta, o la veste nuziale che rende atti a partecipare al banchetto delle nozze, l'armatura dello Spirito Santo. Il problema si risolve in base alla mistagogia che la veste bianca suggerisce.
Abbiamo detto più su che l’Iniziazione Cristiana può essere considerata come un "unico sacramento" in tre fasi distinte. Questo viene confermato chiaramente dalla preghiera della crismazione:
"Benedetto sei Tu, Signore Dio onnipotente, fonte dei beni, sole di giustizia. Tu che hai fatto risplendere una luce di salvezza su coloro che erano nella tenebra, per la manifestazione del tuo unigenito Figlio e Dio nostro, e hai donato a noi indegni la beata purificazione nel santo Battesimo e la divina santificazione nel vivificante Crisma; tu che adesso ti sei compiaciuto di rigenerare questo tuo servo neo illuminato per mezzo dell’acqua e dello Spirito e gli hai accordato la remissione dei peccati volontari ed involontari, tu stesso, o Signore, Re universale e pieno di misericordia, concedi al medesimo anche il sigillo del dono del tuo santo, onnipotente ed adorato Spirito e la comunione del santo Corpo e del prezioso Sangue del tuo Cristo. Custodiscilo nella tua santità, confermalo nella retta fede, liberalo dal maligno e da tutte le sue insidie; e con il salutare tuo timore custodisci la sua anima nella purezza e nella giustizia, affinché in ogni sua opera e parola sia a te gradito e divenga figlio ed erede del tuo regno sopraceleste.
Poiché tu sei il Dio nostro, Dio che dona misericordia e che salva, e a te rendiamo gloria: Padre, Figlio e Spirito Santo, ora e sempre e nei secoli dei secoli. Amín".
In essa, come si vede, si afferma che il Signore ci ha manifestato il mistero del battesimo e la "divina santificazione nel vivificante crisma".
Che è stato Lui ad operare la rigenerazione del battezzato per mezzo dell'acqua e dello Spirito. Ora lo si supplica perché sia ancora Lui, il Signore, a concedergli il sigillo del dono dello Spirito Santo (Cresima) e la partecipazione al corpo e sangue di Cristo ( Eucarestia) .
Tale sigillo convalida un patto avvenuto, e il Signore conferma nella fede retta il battezzato, lo libera dal maligno e da tutte le sue insidie, gli custodisce l'anima nella purezza e nella giustizia grazie al suo timore, e infine lo rende capace di essergli gradito in ogni sua opera e parola.
Quindi il sacerdote tracciando sulla fronte, sugli occhi, sulle narici, (sulle gote), sulla bocca, sulle orecchie, sulle mani e sui piedi un segno di croce col santo Myron dice ogni volta: "Sigillo del dono dello Spirito Santo".
Il significato di queste unzioni lo dà ancora S. Cirillo nella sua terza mistagogia:
"Per prima cosa siete stati crismati sulla fronte, per essere liberati dalla vergogna che il primo uomo trasgressore portava ovunque, e per poter contemplare a viso aperto, come in uno specchio, la gloria del Signore.
Poi sulle orecchie, perché riceviate delle orecchie capaci di udire i divini misteri. 
Poi sulle narici, perché possiate dire, dopo aver ricevuto il balsamo: noi infatti siamo dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano (cf. 2 Cor 2,15). 
Poi sul petto, affinché indossata la corazza della giustizia, possiate resistere alle insidie del demonio. Come Cristo, dopo il battesimo e la discesa dello Spirito Santo, uscì a combattere contro il demonio, così voi pure, dopo il santo battesimo e la mistica crismazione, rivestiti dell'armatura dello Spirito Santo, affrontate la potenza dell'avversario e la combattete dicendo: Tutto posso in colui che mi dà forza (Fil 4, 13)" ( 23 ).
Qualche altro rituale prescrive che si crismino anche le gote per esprimere la gioia di appartenere a Dio e testimoniare la felicità della risurrezione.
San Cirillo non parla delle crismazioni degli occhi, delle mani e dei piedi e della bocca, probabilmente perché non si usavano farle. Ma al santo interessava, pensiamo, far notare che ungendo i battezzati sulla fronte, sugli orecchi e sul petto, si tracciava su di lui un segno di croce.
Comunque c'è da dire che le unzioni variano da Chiesa in Chiesa, e che dunque bisogna rispettare le tradizioni locali.
Le unzioni su tutti gli organi di senso indicano inoltre che tutto l'uomo viene santificato e che tutto ciò con cui il cristiano viene a contatto deve diventare santo; il fedele, in altre parole, è chiamato a sublimare tutte le realtà, da quelle del pensiero a quelle materiali.
In questo modo il battezzato è chiamato a essere un altro Apostolo ripieno di Spirito Santo e a profetizzare col buon profumo delle sue opere sante. 
E' pronto inoltre a sedersi alla mensa del banchetto eucaristico. Esso ne ha tutto il diritto e l'obbligo.
Terminata l'unzione crismale il sacerdote con il neo-battezzato e il padrino, compiono tre giri intorno alla Kolinvíthra, cantando il versetto di Galati 3, 27: "Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo. Alleluia!".
Il giro indica la gioia e la danza di esultanza per la grazia della redenzione e per l'ingresso nella dimensione divina.
Ogni sacramento introduce il fedele nell'eternità, girare attorno all'altare o alla vasca battesimale significa che tutto ritorna a Dio nel rinnovamento. Così come il cerchio non ha inizio né fine, così, compiendo i tre movimenti circolari, si vuol indicare l'eternità escatologica del già e non ancora, in cui il credente è inserito (24).
Lo stesso rito lo ritroviamo nel matrimonio e nelle sacre ordinazioni con ancora altre valenze di significato.
Terminato il triplice giro, si proclama la Parola di Dio.
Le pericopi lette sono: Rm 6, 3-11 e Mt 28, 16-20.
Il contenuto è tipicamente battesimale, basta leggerle per rendersene conto.
Dopo una breve Ektenía, se non c'è liturgia eucaristica, il battezzato riceve l'Eucaristia grazie ai doni presantificati; se si celebra la Divina Liturgia allora vi partecipa e si avvicina per primo alla Comunione, tenendo in mano la candela accesa.
La partecipazione al Corpo e al Sangue del Signore costituisce il culmine della Iniziazione Cristiana.
Senza questa partecipazione il battezzato non è "perfetto". 
Per diventare un solo corpo e un solo sangue con Lui, noi dobbiamo nutrircene.
L'unione sponsale col Verbo fatto Carne si compie nel battesimo, viene perfezionata nella cresima, ma solamente nella partecipazione eucaristica avviene la consumazione delle nozze per cui "i due saranno una carne sola" (Gn 2, 24).
Diventiamo indissolubilmente membra del suo Corpo solo quando la sua linfa divina è entrata attraverso la nostra bocca nel nostro cuore, cioè nel nostro essere più intimo.
La dottrina dei Santi Padri questo ci insegna, e ci conforta nel aver ripristinato la prassi antica, aiutandoci a superare inutili scrupoli e falsi ostacoli, che lungo i secoli sono stati posti adducendo varie giustificazioni, ma che oggi non hanno più motivo di esserci.


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)