00 1/26/2018 1:47 PM

Colloquio della chiesa con il mondo contemporaneo

Poi e da ultimo, il concilio cercherà di lanciare un ponte verso il mondo contemporaneo. Singolare fenomeno: mentre la chiesa, cercando di animare la sua interiore vitalità con l’aiuto dello Spirito Santo, si distingue e si stacca dalla società profana, in cui è immersa, viene al tempo stesso qualificandosi come fermento vivificante e strumento di salvezza del mondo medesimo, e scoprendo e corroborando la sua vocazione missionaria, ch’è quanto dire la sua essenziale destinazione a fare dell’umanità, in qualunque condizione essa si trovi, l’oggetto dell’appassionata sua missione evangelizzatrice.

Voi stessi, venerabili fratelli, avete sperimentato questo prodigio. Voi infatti, iniziando i lavori della prima sessione, e quasi infiammati dalla parola inaugurale di papa Giovanni XXIII, avete immediatamente sentito il bisogno di aprire, per così dire, le porte di quest’assemblea, e di subito gridare al mondo, dalle soglie spalancate, un messaggio di saluto, di fraternità e di speranza. Singolare gesto, ma mirabile! Il carisma profetico, si direbbe, della santa chiesa è subito esploso; e come Pietro nel giorno della pentecoste ha sentito l’impulso di levare immantinente la sua voce e di parlare al popolo, così voi avete subito voluto non già trattare le vostre cose, ma quelle del mondo, non già aprire il dialogo fra voi stessi, ma aprirlo col mondo!

Questo significa, fratelli venerati, che il presente concilio è caratterizzato dall’amore, dall’amore che pensa agli altri ancor prima che a sé, dall’amore universale di Cristo!

Questo amore ora ci sostiene, perché aprendo la nostra visione sulla scena della vita umana contemporanea noi dovremmo essere spaventati, piuttosto che confortati; addolorati, piuttosto che rallegrati; sollecitati alla difesa e alla condanna, piuttosto che alla fiducia e all’amicizia.

Noi dobbiamo essere realisti, non celando la ferita che da non poche regioni viene anche a questo sinodo universale. Possiamo essere ciechi, e non avvertire che molti posti di questa assemblea sono vuoti? Dove sono i nostri fratelli di nazioni, nelle quali la chiesa è avversata, e in quali condizioni si trova la religione in tali territori? Il Nostro pensiero, a tale ricordo, si aggrava per quanto sappiamo e ancor più per quanto non Ci è dato a sapere riguardo alla sacra gerarchia, a religiosi e religiose, e a tanti Nostri figli sottoposti a timori, a vessazioni, a privazioni, a oppressioni a causa della loro fedeltà a Cristo e alla chiesa.

Quanta tristezza per questi dolori, e quale dispiacere nel vedere che in certi paesi la libertà religiosa, come altri fondamentali diritti dell’uomo, sono sopraffatti da principi e da metodi di intolleranza politica, razziale o antireligiosa. Duole il cuore il dover osservare come nel mondo siano ancora tante ingiustizie contro l’onesta e libera professione della propria fede religiosa. Ma la Nostra deplorazione, piuttosto che in acerbe parole, vuole esprimersi ancora in franca e umana esortazione a quanti fossero di ciò responsabili a deporre nobilmente la loro ingiustificata ostilità verso la religione cattolica, i cui seguaci non come nemici o come cittadini infedeli devono essere considerati, ma piuttosto come membri onesti e laboriosi della società civile a cui appartengono. Ai cattolici poi che soffrono per ragione della loro fede mandiamo, anche in questa occasione, il Nostro affettuoso saluto e invochiamo per loro particolare divino conforto.

Né la Nostra amarezza finisce qui. Lo sguardo sul mondo Ci riempie d’immensa tristezza per tanti altri mali: l’ateismo invade parte dell’umanità e trae dietro a sé lo squilibrio dell’ordine intellettuale, morale e sociale di cui il mondo perde la vera nozione. Mentre la luce della scienza delle cose cresce, si diffonde l’oscurità sulla scienza di Dio e di conseguenza sulla vera scienza dell’uomo. Mentre il progresso perfeziona mirabilmente gli strumenti di ogni genere di cui l’uomo dispone, il suo cuore declina verso il vuoto, la tristezza, la disperazione.

Avremmo cento cose da dire su queste complicate e, per tante ragioni, tristi condizioni dell’uomo moderno, ma non adesso. Ora, dicevamo, l’amore riempie il cuore Nostro e quello della chiesa riunita a concilio. Noi guardiamo al nostro tempo e alle sue varie e contrastanti manifestazioni con immensa simpatia e con immenso desiderio di offrire agli uomini di oggi il messaggio di amicizia, di salvezza e di speranza che Cristo ha recato nel mondo: "Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui" (Gv 3,17).

Lo sappia il mondo: la chiesa guarda ad esso con profonda comprensione, con sincera ammirazione e con schietto proposito non di conquistarlo, ma di valorizzarlo; non di condannarlo, ma di confortarlo e di salvarlo.

Ad alcune categorie di persone guarda la chiesa dalla finestra del concilio, spalancata sul mondo, con particolare interesse: guarda ai poveri, ai bisognosi, agli afflitti, agli affamati, ai sofferenti, ai carcerati, cioè guarda a tutta l’umanità che soffre e che piange: essa le appartiene, per diritto evangelico; e ama ripetere a quanti la compongono: "Venite a me, voi tutti" (Mt 11,28).

Guarda agli uomini della cultura, agli studiosi, agli scienziati, agli artisti; e anche per questi la chiesa ha grandissima stima e grandissimo desiderio di accogliere le loro esperienze, di confortare il loro pensiero, di tutelare la loro libertà, di allargare gioiosamente nelle sfere luminose della parola e della grazia divina la dilatazione del loro spirito tormentato.

Guarda ai lavoratori, alla dignità delle loro persone e delle loro fatiche, alla legittimità delle loro speranze, al bisogno di miglioramento sociale e di elevazione interiore che ancora tanto l’affligge, alla missione che può essere loro riconosciuta, se buona, se cristiana, di creare un mondo nuovo, di uomini liberi e fratelli. La chiesa, madre e maestra, è loro vicina!

Guarda alle guide dei popoli. E alle parole gravi e ammonitrici che la chiesa deve loro sovente rivolgere sostituisce oggi una parola di incoraggiamento e di fiducia: Coraggio, reggitori delle nazioni; voi potete dare oggi alle nostre genti molti beni di cui la vita ha bisogno: il pane, l’istruzione, il lavoro, l’ordine, la dignità di cittadini liberi e concordi, solo che conosciate veramente chi è l’uomo, e solo la sapienza cristiana ve lo può dire con luce completa; voi potete, insieme, operando nella giustizia e nell’amore, creare la pace, questo massimo bene tanto sospirato e dalla chiesa tanto difeso e promosso, e fare dell’umanità una città sola; Dio sia con voi!

E poi la chiesa cattolica guarda più in là, oltre i confini dell’orizzonte cristiano: come potrebbe mettere limiti al suo amore, se essa deve far suo quello di Dio Padre, che piove su tutti le sue grazie (cf. Mt 5,45), e che così ha amato il mondo da dare per esso il suo unigenito Figlio? (cf. Gv 3,16). Guarda dunque oltre la propria sfera; e vede quelle altre religioni, che conservano il senso e il concetto di Dio, unico, creatore, provvido, sommo e trascendente, che professano il culto a Dio con atti di sincera pietà e sulle quali credenze e pratiche fondano i principi della vita morale e sociale.

La chiesa cattolica scorge indubbiamente, e con suo dolore, lacune, insufficienze ed errori in tante espressioni religiose come quelle indicate, ma non può fare a meno di rivolgere anche ad esse un suo pensiero, per ricordare loro che la religione cattolica tiene nella dovuta stima tutto ciò che in esse è di vero, di buono e di umano, e che per conservare nella società moderna il senso religioso e il culto di Dio - dovere e bisogno della vera civiltà - essa è in prima linea come la più valida sostenitrice dei diritti di Dio sull’umanità.

E ancora l’occhio della chiesa si distende su altri immensi campi umani: quelli delle nuove generazioni di gioventù che salgono nel desiderio di vivere e di affermarsi, quelli dei popoli nuovi che stanno acquistando coscienza di sé e indipendenza e ordinamento civile, e quelli delle innumerevoli creature umane che si sentono sole pur nel turbine d’una società senza vera parola al loro spirito; e a tutti, a tutti lancia il suo grido di saluto e di speranza, a tutti augura e offre luce di verità, di vita e di salvezza, perché Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità" (1Tm 2,4).

 

Conclusione

Venerabili fratelli, la nostra missione di ministri della salvezza è grande e grave. Per meglio compierla siamo ora riuniti in questa solenne assemblea. La comunione dei nostri animi, profonda e fraterna, sia a noi guida e vigore. La comunione con la chiesa celeste ci sia propizia: così ci assistano i santi delle nostre diocesi e delle nostre famiglie religiose, ci assistano gli angeli e i santi tutti e specialmente i santi Pietro e Paolo, e san Giovanni Battista e in particolare s. Giuseppe, dichiarato patrono di questo concilio. Materna e potente ci sia l’assistenza di Maria santissima, che di cuore invochiamo; Cristo presieda; e tutto sia alla gloria di Dio, della santissima Trinità, la cui benedizione noi osiamo dare a voi tutti, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Saluto finale

Rivolgiamo un cordiale saluto ai cristiani della tradizione orientale con quella lingua greca che fu la lingua dei primi concili ecumenici e dei grandi padri e dottori della fede: Basilio Magno, Gregorio Nisseno, Gregorio il Teologo, Giovanni Crisostomo, Cirillo d’Alessandria, Giovanni Damasceno e tanti altri che illuminarono tutta quanta l’ecumene e sono rimasti una gloria per il pensiero cristiano.

Fratelli delle sante chiese d’oriente, preghiamo e lavoriamo per la gloria di Dio e per la dilatazione del suo regno nella fede e nell’amore.

Salutiamo anche i cristiani dei popoli slavi e li assicuriamo del Nostro desiderio di pregare e lavorare per la gloria di Dio e la diffusione del suo regno nella fede e nell’amore.


  Magistero pontificio - Copertina  




Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)