DIFENDERE LA VERA FEDE

Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

  • Posts
  • OFFLINE
    Caterina63
    Post: 39,864
    Gender: Female
    00 1/7/2020 8:55 AM

       LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 1 alla 71 (1)


     CLICCA QUI PER: Libro Secondo  -  numerate da 72 a 152


     


    Libro Terzo



                                                                                                                                     
    CCXVIII

    A Gregorio XI
                             
     
     
     

    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
  • OFFLINE
    Caterina63
    Post: 39,864
    Gender: Female
    00 1/7/2020 8:57 AM

    CLIII  (153)- A monna Caterina, a monna Orsola, e altre donne in Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnate e annegate nel sangue dello svenato Agnello, considerando me, che nel sangue abbiamo la vita. E però io voglio, dilettissime figliuole, che apriate l'occhio dello intellettoa ragguardare nel vasello del cognoscimento di voi. Nel quale cognoscimento trovate voi, essere uno vasello dove si riceve questo glorioso e prezioso sangue, perocché nel sangue è unita la natura divina intrisa col fuoco dellacarità. E però l'anima che ragguarda nel vasello del cognoscimento di sé, trova questo sangue, il quale Dio ha dato per mezzo del Figliuolo suo. E perché il sangue fu sparto solo per lo peccato, però vi trova il cognoscimento di sé; a vedendosi difettuosa, vede ancora nel sangue la divina giustizia; perocché per fare giustizia del peccato commesso, sparse il sangue suo. E cognosce allora l'anima che l'eterna volontà di Dio non cerca né vuole altro che la sua santificazione; perocché, se egli avesse voluto altro che il nostro bene, non avrebbe dato la vita. Adunque specchiatevi nel sangue che trovate nel vasello di voi medesime.


    Aprite, aprite l'occhio dello intelletto nella potenzia del Padre eterno, il quale trovate in questo sangue per l'unione della natura divina nella natura umana. Troveretevi ancora la sapienzia del Figliuolo, nella quale sapienzia cognoscerete la somma ed eterna sua bontà, e la miseria nostra; trovando la clemenzia dello Spirito Santo il quale fu quello legame, che unì Dio nell'uomo, a l'uomo in Dio; a tenne confitto e chiavellato questo Verbo in sul legno della santissima croce. E così s'empirà a distenderà la volontà vostra ad amare; e per siffatto modo vi legherete con Cristo crocifisso, che né dimonio né creatura non ve ne potranno mai separare; ma ogni contrario che vi venisse, vi fortificherà in amore e in unionecon Dio a col prossimo vostro. Perocché nei contrari si prova la virtù; a tanto quanto più è provata nell'anima, tanto è più perfetta questa unione fatta col suo Creatore.


    E parendovi forse alcuna volta che le tribolazioni siano cagione di separarvi dall'unione di Dio a dalla virtù, non è però così: anco, sono accrescimento di virtù a d'unione: perocché l'anima savia, del sangue di Cristo crocifisso vestita, quanto più si vede perseguitare a scalcheggiare dal mondo, tanto più leva l'affetto dal mondo. E se elle sono battaglie che elle procedono dal dimonio; elle ci fanno umiliare a levare dal sonno della negligenzia, a fannoci venire a perfetta sollicitudine. Torranvi, sesarete savie a prudenti, ogni ignoranzia: a concepirete uno lume e uno cognoscimento; e per siffatto modo riceverete grazia che non tanto che renda lume in voi, ma renderallo di fuore nell'altre creature per esempioe specchio di virtù. E così adempirete la parola del nostro Salvatore, cioè che noi dobbiamo essere lucerna ardente, che renda lume, a non tenebre.


    Orsù dunque, dilettissime figliuole, fate che io non vi senta più dormire, né vi vegga tenebrose per amore proprio, ma con amore ineffabile, nel quale amore cerchiate voi per Dio, il prossimo per Dio, a Dio per Dio, in quanto egli è somma ed eterna Bontà, degno d'essere amato, a non offeso da noi. Altro non dico. Amatevi, amatevi, dilettissime a carissime figliuole, insieme; e legatevi nellegame della vera a ardentissima carità. Permanete nella santa e dolcedilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


     


    CLIV - A frate Francesco Tebaldi di Fiorenza, essendo nell'Isola di Gorgona


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissimo a dolcissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voinel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi abitare nella casa del cognoscimento di voi, nel quale cognoscimento acquisterete ogni virtù; a senza questo vivereste in ogni male e senza veruna ragione. Ma potreste dire a me: «In che modo ci posso entrare? e come mi ci posso conservare dentro?». Rispondovi. Voi sapete che senza il lume in neuno luogo potremo andare se non in tenebre; dalla qual tenebra saremooffesi: e in questa tenebra non potreste cognoscere la vostra necessità di quello che vi bisogna tra via. Noi siamo tutti viandanti e peregrini, posti nella strada della dottrina di Cristo crocifisso. Chiva con comandamenti nella carità comune; e chi va per gli consigli, per la carità perfetta, non scordandosi però dei comandamenti. Per questa via neuno può andare senza il lume; perocché non avendo lume, non potrebbe vedere il luogo dove gli conviene riposare, nel quale luogo può discernere chi l'offende e chi 'l sovviene.


    Questo luogo è la casa del cognoscimento santo di sé; la quale casa l'anima vede col lume della santissima fede che sta nella strada della dottrina di Cristo crocifisso. Cioè, che colui che vuole seguitare, subito entra in sé medesimo. In questa casa truova il principale nemico suo, che' l vuole offendere, cioè la propria sensualità, ricoperto col manto dell'amore proprio. Il quale nemico ha due principali compagni, con molti altri vassalli d'intorno. L'uno è il mondo con le vanità a delizie sue, il quale s'è fatto amico dell'appetito sensitivo che disordinatamente desidera; l'altro è il dimonio co' suoi inganni a con false a diverse cogitazioni a molestie, alle quali lavolontà sensitiva è inchinevole, che volontariamente si diletta in esse cogitazioni per qualunque modo il dimonio gli le ponesse innanzi. Questi principali nemici hanno molti servitori, che tutti stanno per offendere l'anima, se per lo lume non è discreta a ponerci rimedio. E però la ragione trae fuora il lume della santissima fede, eintra in casa, e signoreggia la propria sensualità; perché ha veduto ch'ella non cerca né vuole altro che la morte sua; a però s'è accompagnata co' falsi suoi nemici. Questo ha cognosciuto col lume:e però con impeto si leva; e trae fuora il coltello dell'odio d'essa sensualità, a dell'amore delle vere a reali virtù, e con esso l'uccide.


    Morto questo, tutti gli altri rimangono sconfitti: ché neuno il può offendere se egli non vuole. Con questo lume vede chi è quello che l'ha sovvenuto e campato dalla morte e ridottolo a vita: vede ch'è il fuoco della divina carità; perocché Dio per amore diè la virtù a potenzia all'anima, che con la forza della ragione salisse in su la sedia della coscienzia, e con la sapienzia del Verbo, che egli le fece participare, desse la sentenzia che la sensualità fosse morta. La volontà che participa la clemenzia dello Spirito Santo, a le dolcevolontà di Dio, col coltellosopraddetto a con la mano del libero arbitrio l'uccida. Vedendo che Dio è il suo rimedio, sovvenitore ed aitatore, cresce l'anima, in questa casa del cognoscimento di sé, in uno lume della verità a in uno fuoco inestimabile ineffabile e incomprensibile, che arde e consuma ciò che fusse nella casa contra la ragione; consumando nella fornace della carità di Dio e del prossimo l'acqua dell'amore proprio spirituale e temporale. In tanto che veruna cosa cerca l'affetto dell'anime, se non Cristo crocifisso; volendolo seguitare per la via delle pene, a modo di Dio, e non a modo suo; libero libero si lassa guidare alle dolcevolontà di Dio.


    Allora i nemici nol possono offendere. égli bene data licenzia dal giusto Signore, che percuotano alla porta: e questo permette egli, perché più sia sollicita la guardia anon dormire nel letto della negligenzia, ma prudentemente vegghi; e anco per provare se questa casa è forte o no, acciocché, non trovandosi forte, abbia materia di fortificarsi, e col lume vedere chi la fa forte e perseverante; e poiché l'ha veduto, con grande sollicitudine la stringa a sé. Quale è quella cosa che ci fai forti a perseveranti? é l'orazione umile e continua, fatta nella casa del cognoscimento di sé e della bontà di Dio in sé. Facendola fuore di questa casa, l'anima n'averebbe poco frutto.


    Questa orazione ha per suo fondamento l'umilità; la quale umilità s'acquista in questa casa sopraddetta; e è vestita del fuoco della divina carità; la quale si trova nelcognoscimento che aviamo di Dio, quando col lume l'anima ragguarda sé essere amata inestimabilmente da lui. Il quale amore prova ed ènne certificata nella propria creazione, vedendosi creata per amore alla imagine e similitudine di Dio; e nella seconda si vide ricreato a grazia nel sangue dello immacolato Agnello. Queste sono due principali grazie che rinchiudono in sé ogni altra grazia spirituale e temporale, particolare e generale. E così con questo lume si veste di fuoco. A mano a mano séguita la lagrima; perché l'occhio, quando sente il dolore del cuore, gli vuole satisfare, e geme, siccome il legnoverde quando è messo nel fuoco, che per lo grande calore gitta l'acqua. Così l'anima che sente il fuoco della divina carità, il desiderio e l'affetto suo stanno nel fuoco, el'occhio piange, mostrando di fuore quella particella che gli è possibile di quello che è dentro. Questa procede da diversi sentimenti dentro, secondo che le è porto dall'affetto dell'anima: siccome voi sapete che si contiene nel Trattato delle Lagrime; e però in questo non mi stendo più.


    Ritorno breve breve all'orazione: breve ve ne dico, perché distesamente l'avete. In tre modi potiamo intendere, orare. L'uomo è orazione continua, alla quale ogni creatura che ha in sé ragione è obbligata. Questo è il fuoco a vero desiderio fondato nella carità di Dio e del prossimo; facendo per onore di Dio tutte le sue operazioni in sé e nel prossimo suo. Questo desiderio sempre òra; cioè òra l'affetto della carità dinanzi al suo Creatorecontinuamente, in ogni luogo e in ogni tempo che l'uomo è, in ciò che egli fa. Che frutto riceve di questo? riceve una tranquillità serena dentro nell'anima, d'una volontà accordata a sottoposta alla ragione; che in neuna cosa si scandalizza. Non gli è dura a portare il giogo della vera obedienzia, quando gli sono posti i pesi e gli esercizi manuali, o a servire il fratello suo, secondo i casi etempi che occorrono: per questo già non viene a tedio né in afflizione di mente, e non si lassa ingannare al desiderio dell'anima, che appetisce la cella, la consolazione epace sua. né quando egli vuole orare attualmente, ed egli gli conviene far altro; dico che non si lassa ingannare a questo desiderio, pigliandone pena tediosa a affliggitiva, iria trae fuore l'odore con vera umilità, e il fuocodella carità del prossimo suo. A questa orazione c'invita il glorioso apostolo Paolo, quando dice che noi doviamo orare senza intermissione. E chi non ha questa, neuna ne può avere che gli dia vita. E chi volesse lassare questo per avere la pace sua, perde la pace.


    Ed un'altra orazione, cioè orazione vocale, quando vocalmente l'uomo dice il divino Officio, o altre orazioni che voglia dire. Questa è ordinata per giugnere alla mentale; e questo è il frutto che ne riceve, se ella è fondata in su la prima, e con esercizio vi perseveri, sforzando sempre la mente sua a pensare, porgere e ricevere in sé più l'affetto della carità di Dio, che il suono delle parole. E con prudenzia vada: che quando si sente essere visitato nella mente sua, ponga termine alle parole; eccetto l'Officio divino, il quale egli fusse obbligato di dire. E così giunge alla terza, cioè alla mentale, levando lamente e il desiderio suo sopra di sé a una considerazione dell'affetto della carità di Dio e di sé medesimo; dove cognosce la dottrina della verità, gustando il latte della divina dolcezza, il quale latte esce delle mammelle della carità per lo mezzo di Cristo cruciato a passionato. Cioè, che non si diletta di stare altrove che in croce con lui. Da questo giunge e riceve il frutto dell'unitivo stato; dove l'anima viene a tanta unione, che ella non vede più sé per sé, ma sé per Dio, il prossimo per Dio, e Dio per la sua infinita bontà. II quale vede che è degno d'essere amato e servito da noi: e però l'ama senza modo, ma come spasimata corre morta ad ogni volontà perversa; dilettasi di stare nel talamo e cubicolo dello sposo suo, dove Dio manifesta sé medesimo a lei, a dove vede le diverse mansioni che sono nella casa del Re eterno. E però gode e ha in reverenzia ogni modo differente che vedesse nelle sue creature; giudicando in ogni cosa la volontà di Dio, e non la volontà degli uomini. Così è liberata da falso giudicio: che non giudica né si scandalizza nell'operazioni di Dio, né in quelle del prossimo suo.


    Il diletto è vita eterna che gusta quest'anima. Dio vel faccia provare per sua infinita misericordia, perocché con lingua né con inchiostro none 'l voglio né posso narrare.


    Sicché avete che ci fa perseverare fermi nella casa del cognoscimento di noi; a chi vi ci conduce, a dove lo troviamo.


    Detto è che il lume ci guida; trovianla nella dottrina di Cristo crocifisso, come detto è; e l'orazione vi ci serrae conserva dentro. E così è la verità. Adunque voglio, carissimo e dolcissimo figliuolo, che, acciocché potiate compire il voto della santa obedienzia, alla quale novellamente sete intrato, sempre stiate nella casa del cognoscimento di voi; perché in altro rnodo non potreste osservare. E però dissi ch'io desideravo di vedervi in questa casa del cognoscimento. Questa casa, poiché i nemici ne sono cacciati, e morto il principale nemico della volontà sensitiva, ella si riempie e s'adorna dell'adornamento delle virtù. A questo voglio che studiate; perocché non basterebbe se la casa fusse vota a non si riempisse. Io voglio che sempre stiate in questo cognoscimento di voi, e in voi cognoscere il fuoco e la bontà della carità di Dio. Questa è quella cella la quale io voglio che per l'isola e in ogni luogo la portiate con voi in ciò che avete a fare; e non l'abbandoniate mai nel coro, nel refettorio, nella congregazione, negli esercizi; ein ciò che avete a fare vi strigniate in essa. E voglio chenell'orazione attuale sempre si drizzi l'intelletto vostro alla considerazione dell'affetto della carità di Dio più ehe nel dono che vi paresse ricevere da lui, acciocché l'amore sia puro e non mercennaio. E voglio che la cella attuale sia visitata da voi quanto vi permette l'obedienzia; a piuttosto vi dilettiate di stare in cella con guerra, che fuora di cella in pace. Perocché 'l dimonio usa questa arte co' solitari per fargli venire a tedio la cella, didargli più tenebre, battaglie e rnolestie dentro, che di fuore; acciocché ella lor venga in terrore, quasi come la cella fusse cagione delle loro cogitazioni. Sicché per questo non voglio che voltiate il capo a dietro, ma siate costante e perseverante; non stando mai ozioso, ma esercitando il tempo con l'orazione, con la lezione santa, o con esercizio manuale; stando sempre con la memoria piena di Dio, acciocché l'anima non sia presa dall'ozio. E voglio che in ogni cosa giudichiate la volontà di Dio, come di sopra è detto, acciocché dispiacimento né mormorazione non cadesse in voi verso i vostri fratelli. Anco, voglio che l'obedienzia pronta tutta riluca in voi, non in parte né a mezza, ma compitamente; che in neuna cosa ricalcitriate alla volontà dell'Ordine né del prelato vostro; facendovi specchio dell'osservanzia e de' costumi dell'Ordine, studiandovi d'osservarli infino alla morte; dispregiando a tenendo a vile voi medesimo, uccidendo la propria volontà, a mortificando il corpo con quella mortificazione che ha posto l'Ordine. Anco voglio che caritativamente vi sforziate di portare i costumi e le parole, le quali alcuna volta o per illusione del dimonio o per la propria fragilità, o che siano pur così, paiono incomportabili. In tutto si vuole resistere in questo e in ogni altra cosa; a così osservare la parola di Cristo chedice che' l reame del cielo è di coloro che fanno forza a loro medesimi con violenzia.


    La memoria voglio che s'empia e stia piena del sangue di Cristo crocifisso, de' beneficii di Dio, e del ricordamento della morte; acciocché cresciate in amore, in timore santo, e in fame del tempo; ragguardandoli con l'occhio dell'intelletto, col lume della santissima fede, acciocché la volontà corra prontamente senza veruno legame di disordinato amore che aveste a veruna cosa fuore di Dio. Anco voglio che quando il dimonio invisibile o visibile o la fragile carne dessero battaglie o ribellioneallo spirito, di qualunque cosa si sia o fusse, voi il manifestiate, aprendo il cuore vostro al priore, se egli v'è, e se non v'è, a un altro al quale ve ne sentiate più disposta lamente di manifestarlo, e che vediate che sia più atto a darvi rimedio. Anco voglio che guardiate che 'l movimento dell'ira non si porga alla lingua, gittando parole rimproccevoli che abbiano a dare scandalo o turbazione; ma la reprensione e l'odio si rivoltino verso voi medesimo.


    Queste sono quelle cose le quali Dio e la perfezione che avete eletta, vi richieggono. E io indegna a miserabile vostra madre, cagione di male a non cagione di veruno bene, desidero di vederle nell'anima vostra. Pregovi dunque e stringo per parte di Cristo crocifisso, dolce e buono Gesù, che vi studiate d'osservarle infino alla morte, acciocché siate la gloria mia, e voi riceviate la corona della beatitudine per la lunga perseveranzia, la quale è sola quella che è coronata. Altro non vi dico. Fate sì che io non abbia a piangere e che io non mi richiami di voi a Dio. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


     


     


    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
  • OFFLINE
    Caterina63
    Post: 39,864
    Gender: Female
    00 1/7/2020 11:29 AM

    CLV - A madonna Niera di Gherardo Gambacorti in Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi, nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestita del vestimento della divina carità, vero e perfetto amore, sì eper siffatto modo, che ogni altro amore v'esca del cuore e dell'affetto: perché l'anima insiememente di due amori non può esser vestita. Sicché, se ella è vestita del mondo,non può esser vestita di Dio, perché è molto contrario l'uno all'altro. L'amore e l'affetto che è posto nel mondo, ama sé d'amore sensitivo, cerca sempre onore, stato, e ricchezze, delizie, piaceri, consolazioni sensitive; li quali diletti conducono l'anima nella morte eternale. Perocché colui che ama disordinatamente il mondo e e' diletti suoi, sempre è radicato in superbia: e dalla superbianascono tutti e' vizii.


    Oh a quanta miseria si reca quel cuore! Tutto s'annega nelle sollicitudini perverse del mondo: egli n'acquista la morte, e perdene la vita della Grazia; viene in tenebre,e perdene il lame; cade nella perversa servitudine del peccato, e così diventa servo a schiavo di quella cosa che non è; e peggio non può avere. Drittamente quest'anima piglia sé medesima, e mettesi in mano de' nemici suoi. Or non voglio così, dilettissima figliuola e figliuolo Gherardo; ma voglio che con una vera a santa sollicitudine spogliate il cuore e l'affetto di questo perverso amore, e vestitelo dell'amore di Cristo crocifisso con perfetta e ardentissima carità, stando sempre in dilezione e in amore col prossimo vostro. Questo amore pieno di letizia, di gaudio e d'ogni soavità, egli ingrassa, ed empie l'anima di virtù; ed apre l'occhio dell'intelletto, e fàlloragguardare, e ponere per obietto Cristo crocifisso, e l'amore ineffabile che egli ci ha. Così con amore s'empie d'amore; e séguita subito le vestigia di quello ch'egli ama; e perché ama Cristo, séguita le vestigie di Cristo, sempre dilettandosi delle virtù. E nelle fadighe si conforma con lui con pazienzia: nella prosperità, e diletti del mondo, stati e grandezze si conforma in dispiacimento; cioè che come Cristo spregiò e' diletti del mondo, così essa anima vestita d'amore li spregia con ogni santa a vera sollicitudine.


    Questo fa il divino e santo amore; questo è il vestimento nuziale, il quale ci conviene avere perché siamo invitati alle nozze della vita durabile. E però vi dissi cheio desideravo vedervi vestiti di vero e perfetto amore, acciocché pienamente possiate adempire la volontà di Dio, e 'l desiderio mio, che non cerca né vuole altro che la vostra santificazione.


    Bagnatevi del sangue di Cristo crocifisso. Nel sangue troverete il fuoco dell'amore; nel sangue si lavano le nostre iniquità. Questo fa il vicario di Cristo, quando assolve l'anima nostra, confessandoci noi: non fa altro, se non che getta il sangue di Cristo sopra il capo nostro. Dite a Gerardo, ché ora ch'è tempo accettabile, mentre che egli vive, che non dispregi questo sangue; però che non è sicuro quando debba morire, né quanta debba vivere. Rechisi a vomitare il fracidume de' peccati suoi per la bocca, confessandosi bene a diligentemente; ché in altro modo non potrebbe participare la divina Grazia.


    Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, figliuola e figliuolo miei, che non sia né amore di figliuoli, né amore proprio di voi, né diletto del mondo, che vi ritragga da questo, che per debito doverete fare. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    ----------------------------


    CLVI - A Giovanni Perotti cuoiaio in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissimo a dilettissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù: Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel preziosa sangue suo; con desiderio di vedervi vero padre a nutricare, reggere e governare la famiglia vostra con Santo timore di Dio; che voi siate quell'arbolo fruttifero, che' l frutto che è uscito di voi,sia buono e virtuoso. Sapete, figliuolo mio, che prima che l'arbolo renda il frutto, egli debbe esser buono, e bene ordinato: così dico che l'anima vostra si debbe ordinare col Santo e vero timore ed amore di Dio.


    E se dicessimo: «io non mi so ordinare»; ecco il Verbo del Figliuolo di Dio, che s'è fatto a noi guida. E così disse egli: «Io sono Via, Verità, e Vita». Chi terrà per questa via, non potrà errare; ma egli producerà frutto di vita. Questo frutto si notricherà il figliuolo dell'anima vostra; e eziandio e' figliuoli naturali riceveranno dell'odore e della sustanzia di questo frutto. Che via ha fatto questo dolce maestro, Agnello immacolato? Ha fatto la via della profonda e vera umiltà: ché, essendo Dio, s'è umiliato agli uomini. La via sua sono obbrobrii, strazi a rimprovèrii, pene a fadighe, fino all'obbrobriosa morte della croce. Spregiando ogni diletto a delizie, sempre volle tenere per la via più umile e dispetta che trovasse. E che frutto produsse poich'ebbe fatta la via a noi? Che chiunque vuole, la può seguitare. Udistilo in sul legno della santissima croce, se fu mai un frutto di pazienzia simile al suo; ché, gridando e' Giudei crucifige, egli grida: «Padre, perdona a loro, che non sanno che si fare». O smisurata bontà di Dio! che non tanto che perdoni, ma egli gli scusa dinanzi al Padre. Egli è uno Agnello mansueto, che non è udito il grido suo per veruna mormorazione. Egli ha prodotto a noi il frutto della carità; perocché l'amore ineffabile che Dio ebbe all'uomo, il tenne confitto e chiavellato in croce. Non sarebbero stati né chiovi né croce che l'avessero tenuto se non fosse il legame della carità. Egli fu obediente al Padre suo; non ragguardando a sé, ma solo all'onore del Padre, e alla salute nostra.


    Or questa è la via, figliuolo mio dolce, ch'io voglio che teniate, acciò che siate vero padre, a nutricare l'anima vostra, e' figlioli che Dio v'ha dati, crescendo sempre di virtù in virtù. E sappiate che per neuno modo possiamo avere per noi medlesimi questi frutti delle virtù, perocché siamo arboli salvatichi, se noi non facessimo uno innesto, per amore a desiderio di Dio, in su questo dolce arbolo, Cristo crocifisso. Però che, vedendoci tanto amare da lui, che ha data la vita per noi, non ci potremo tenere che noi non siamo fatti una cosa con lui. Allora l'anima inebriata d'amore non vuole tenere per altra via che' l maestro suo; ogni diletto e consolazione del mondo fugge, perché esso le fuggì; e ama ciò che Dio ama, e odia ciò che Dio odia: ama la virtù, e odia il vizio; e innanzi elegge la morte che offendere il suo Creatore. E non sosterrà, che e' suoi figliuoli, e la famiglia sua l'offenda; anco, li correggerà, come vero padre; e giusta il suo potere vorrà che tengano le vestigia sue. Or di questo vi prego che siate sollecito. Confortate e benedicete tutta la famiglia, e molto mi raccomandate alla madre e alla donna vostra; e singolarmente benedicete la mia figliuola, quella che io desidero, che sia sposa di Cristo, econsecrata a lui. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    ------------------------


    CLVII - A' Vanni ed a Francesco, figliuoli di Niccolo de' Buonconti da Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissimi e carissimi fratelli in Cristo Gesù, ioCatarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo e confortovi nel prezioso sangue del figliuolo suo; con desiderio di vedervi veri figli, e che sempre viviate nel veroe santo timore di Dio, sì e per siffatto modo, che voi none spreziate il sangue di Cristo; anco, vi venga in tedio ein abominazione il fracidume del peccato mortale, il quale fu cagione della morte del Figliuolo di Dio. Bene è dunque degno di reprensione colui che dà il corpo suo a tanta iniquità ed immondizia. E considerando la perfetta unione che Dio fece nell'uomo! Non voglio dunque, fratelli miei carissimi, che questo sia in voi.


    E specialmente tu, Vanni, voglio che tu tenga un altro modo di vivere, che tu non hai fatto per lo tempo passato; recandoti dinanzi agli occhi l'anima tua, e la brevità del tempo; pensando che dèi morire, e non sai quando. Oh quanto sarebbe cosa oscura, che la morte ti trovasse in peccato mortale; e per una trista dilettazione perdessimo tanto bene e diletto, quanto egli è aver Dio per grazia nell'anima sua, e poi nell'ultimo avere la vita durabile, la quale non debbe mai avere fine! E vedete che io v'invito tutti e tre a fare sacrificio de' corpi vostri, e a disponervi a morire per Cristo crocifisso, se bisogno sarà. E in questo mezzo, prima che venga il tempo, voglio che siate con una virtù santa, e con la confessione spessendo; dilettandovi sempre d'udire la parola di Dio. Perocché, come il corpo non può stare senza 'l cibo, così l'anima non può stare senza 'l cibo della parola di Dio, cioè senza la confessione. Guardatevi dalle perverse compagnie: perocché molto impedirebbero il santo proponimento. Non dico più. Carissimi a dolcissimi fratelli in Cristo Gesù, permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù. Gesù. Gesù.


    ----------------------------


    CLVIII - A prete Nino da Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso, e nascosto nel costato suo. Però che nel sangue troverete il fuoco (perocché per amore fu sparto) e nel costato troverete l'amore corale: però che tutte l'operazioni che Cristo adopera in noi, le mostra fatte con tanto corale amore. Allora l'anima vostra s'accenderà a un fuoco di santo desiderio. II quale desiderio è un affetto d'amore: non ne invecchia mai, ma sempre ringiovenisce, l'anima che se ne veste, e rinfrescala in virtù, e fortificala e illuminala, e uniscela col suo Creatore. Perocché in questo oggetto di Cristo crocifisso trova il Padre, e participa dellapotenzia sua; trova la sapienzia dell'unigenito Figliuolo di Dio, il quale gl'illumina lo intelletto; gusta e vede laclemenzia dello Spirito Santo trovando l'affetto e l'amore con che Cristo ha donato a noi il beneficio della sua passione, facendoci bagno di sangue, dove sono lavate le nostre iniquitadi; del costato suo ci ha fatto abitazione erecettacolo, dove l'anima si riposa, e trova e gusta Dio-ed-Uomo.


    Or questo voglio che noi facciamo, carissimo padre; sicché l'occhio dell'intelletto nostro non si serri mai, masempre vegga e ragguardi quanto egli è amato da Dio; il quale amore ci ha manifestato per mezzo del Figliuolo suo. La volontà sempre ami e non cessi mai, né allenti l'amore verso del suo Creatore, né per diletto né per pena né per veruna altra cosa che ci fusse fatta o detta: ma se tutte le altre operazioni ed esercizi corporali venisseromeno, questo non debbe mancare. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    ------------------------


    CLIX - A frate Ranieri, in Cristo, di Santa Catarina de' frati predicatori in Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, reverendo padre in Cristo Gesù, per reverenzia di quello dolcissimo sacramento, io Catarina serva e schiava de' servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero cavaliere e combattitore contra ogni vizio e tentazione, per Cristo crocifisso, con una santa e vera perseveranzia. Perocché la perseveranzia è quella che è coronata. Sapete che con la perseveranzia e con la battaglia si riceve vittoria. Noi siamo in questa vita posti come in uno cameo di battaglia, e dobbiamo combattere virilmente, e non schifare i colpi, né vollere il capo addietro; ma ragguardare il nostro capitano Cristo crocifisso, che sempre perseverò, e non lassò per detto de' Giudei, quando dicevano: «discendi della croce»; né per dimonio, né per nostra ingratitudine. Ma persevera, e non lassa però di compiere l'obedienzia del Padre, e la salute nostra, infino all'ultimo, che torna al Padre eterno con la vittoria, ch'egli ha avuta, d'aver tratta l'umana generazione dalla tenebra, e rendutagli la luce della Grazia, vincendo il dimonio e il mondo con tutte le delizie sue. E n'è rimaso morto. Questo Agnello ha dato la morte a sé per rendere la vita a noi: colla morte sua distrusse la morte nostra. Il sangue e la perseveranzia di questo capitano ci debbe fare inanimare a ogni battaglia, portando gene, strazio, rimprovèrio, e villania per lo suo amore: avere povertà volontaria, umiliazione di cuore, obedienzia compiuta e perfetta. A questo modo, quando sarà distrutta la nuvila del corpo suo, tornerà colla vittoria alla città di vita eterna: arà sconfitto ildimonio, il mondo e la carne, che sono tre perversi nemici.


    E singolarmente la carne, che sempre ci stimola, e impugna contro lo spirito, conviencela domare e macerare col digiuno, vigilie e orazioni; e le cogitazioni che vengono, cacciarle colle continue e sante imaginazioni, imaginando e cogitando quanto è il fuoco dell'ardentissima carità; quanto è il fuoco dell'ardentissima carità: quanto egli ha fatto per noi per grazia e non per debito. Ché il Padre ci ha dato il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ha dato la vita: che per amore ha svenato ed aperto il corpo suo, che da ogni parte versa sangue. Egli ha lavate le macchie delle nostre iniquità, di sangue. Quando l'anima ragguarda tanto amore, consumasi per amore; e non gli pare poter fare tanto, né potrebbe, se desse il corpo suo ad ogni pena e tormento. Non gli pare potere, né può, satisfare a tanto amore e a tanti benefizi, quanto riceve dal suo Creatore. Egli è il dolce Dio nostro, che ci amò senza essere amato. Or con questo modo caccerete le cogitazioni del dimonio.


    Ma voi mi potreste dire: «poiché tu vuoi ch'io sia cavaliere virile; e io sono nel campo della battaglia, combattuto da molti nemici; arme mi conviene avere. Dimmi che arme io prenda». Rispondovi ch'io non voglio che siate disarmato; ma voglio che abbiate farme di Pauluccio, che fu uomo come voi; cioè la corazza della vera a profonda umiltà la sopraveste della ardentissima sua carità. Che, come la corazza è unita colla sopraveste, e lasopraveste colla corazza; così l'umiltà è balia e nutrice della carità e la carità nutrica l'umiltà. Questa è l'arme che io vi do: perocché ella riceve i colpi, che assai può gittare il dimonio, il mondo, e la carne (saette tanto avvelenate) che ce ne coglia neuna; perocché l'anima innamorata di Cristo crocifisso non riceve in sé saetta di peccato mortale, cioè per consentimento di volontà. Egli è di tanta fortezza, che né dimonio né creatura il può costringere più che si voglia. Anco vi conviene avere in mano il coltello per difendervi da' nemici vostri: e abbia due tagli; un taglio di odio dispiacimento di voi medesimi, e del tempo passato spesso speso con poca sollicitudine di virtù, e con molta miseria e iniquità, e ofese del nostro Salvatore. Dobbiamo odiare questa ofesa, e noi medesimi che abbiamo offeso; perocché la persona che ha conceputo uno odio, vuole fare vendetta della vita passata, e sostenere ogni pena per amore di Cristo a scontamento de' peccati suoi vendicando la superbia coll'umiltà, la cupidità e avarizia con la larghezza e carità, la libertà delle proprie sue volontà coll'obedienzia.Queste sono le sante vendette che noi dobbiamo fare quando portiamo questo coltello dell'odio e dell'amore.


    Ma io godo ed esulto delle gloriose novelle ch'io ho udite di voi; che mi pare che abbiate fatta la vendetta della libertà, essendo andato al giogo dell'obedienzia santa. Non potevate fare meglio, Che d'avere renunziato al mondo e a' diletti a delizie sue, e alla propria volontà. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, che virilmente con una santa perseveranza siate in questo campo della battaglia, e non volliate mai il capo addietro a schifare niuno colpo di molestia e tentazione; ma fermo armato, dell'arme detta: coll'arme sostenete e riparate a' colpi che vengono: col coltello di due tagli di odio e d'amore e vi difenderete da' vostri nemici.


    L'arbore della croce voglio che sia piantato nel cuore e nell'anima vostra. Conformatevi con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso; bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; inebriatevi e vestitevi di Cristo crocifisso; come dice Paolo, gloriatevi nella croce di Cristo crocifisso satollatevi d'obbrobri, di vergogne e di vituperii, sostenendo per amore di Cristo crocifisso. Conficcatevi il cuore e l'affetto in croce con Cristo; perocché la croce n'è fatta nave, e porto, che vi conduce a porto di salute: i chiovi vi sono fatti chiave per aprire ilreame del cielo. Orsù, padre a fratello carissimo, non dormite più nel letto della negligenzia; ma come cavaliere virile e non timoroso, combattete contra ogni avversario: ché Dio vi darà la plenitudine della Grazia; sicché, consumata la vita vostra, dopo le fadighe giugnerete al riposo, e a vedere la somma eterna bellezza e visione di Dio, dove l'anima si quieta e riposa, finita ogni pena e male; riceve ogni bene, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Finite la vita vostra in croce. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


     


     


    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
  • OFFLINE
    Caterina63
    Post: 39,864
    Gender: Female
    00 1/7/2020 11:33 AM

    CLX  (160)- A Giovanni Perotti cuoiaio da Lucca, e a monna Lippa sua donna


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Dilettissimo e carissimo figliuolo in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedere in voi adempiuta quella parola del dolce Apostolo Paolo quando diceva: Induimini Dominum nostrum Jesum Christum. Cioè spogliatevi dell'uomo vecchio e vestitevi dell'uomo nuovo, cioè di Cristo crocifisso, il quale è quello vero vestimento che ricuopre la nudità dell'uomo, e vestelo di virtù. Oh inestimabile e diletta Carità, che s'è fatto nostro vestimento, poiché per lo peccato perdemmo la vita della Grazia! Venne come innamorato, costretto dal fuoco della divina carità. Avendo noi perduto il detto vestimento della Grazia, il caldo della divina carità; esso, come fuoco, ci tolsela freddezza, vestendosi della nostra umanità. Allora riavemmo il vestimento della Grazia, la quale non ci può essere tolta né per dimonia né per creature, se noi medesimi non vogliamo. Adunque vi prego fratello, e suoro mia carissimi, che siate solleciti di prendere questo santoe dolce vestimento; non commettendo negligenzia, acciò che non vi sia detta quella parola di rimprovèrio: «Maledetto sia to che ti lasciasti morir di freddo a di fame!». Poiché Cristo è tuo vestimento ed èttisi dato in cibo. oimé! or quale sarebbe quel cuore tanto indurato e ostinato che non si levasse a spogliarsi d'ogni ignoranzia e negligenzia, e vestirsi di questo dolce vestimento, il quale dà vita a coloro che sono morti? O quanto sarà dolce e beata l'anima nostra quando verrà il tempo nostro, che saremo richiesti dalla prime dolceVerità nel tempo dolce della morte, dove l'anima gode ed esulta quando si vede vestita del vestimento della divina Grazia! Il quale è uno vestimento, che le dimonia non posson contro di lui: perocché la Grazia fortifica e tolle ogni debilezza; solo il peccato è quella cosa che indebilisce l'anima. O quanto è pericoloso e perverso il vestimento del peccato! Ben è da fuggirlo con odio e dispiacimento: poiché tanto c'è nocivo, e spiacevole e abominevole a Dio.


    Con ardore e infiammato desiderio vi levate a stringere e vestirvi di questo dolce vestimento nuziale della divina carità; il quale l'anima si mette per non esser cacciata dalle nozze della vita durabile, alle quali Dio c'invitò einvita in sul legno della santissima croce. Prego la somma eterna Verità che vi faccia sì andare virilmente che giugniate al termine e fine per lo quale voi foste creati. Esiccome per carità e per amore vestiste il bambino di drappo; così vesta egli voi di sé medesimo, uomo nuovo, Cristo crocifisso. Ringraziovi molto. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    ---------------


    CLXI - A monna Nella, donna che fu di Niccolò de' Buonconti da Pisa; e a monna Catarina, donna di Gherardo di Niccolò predetto


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissima madre monna Nella, e carissima figliuola Catarina in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, vi conforto e benedico nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi unite e legate col vincolo della carità, il quale tenne confitto e chiavellatoil Figliuolo di Dio in croce. Oh inestimabile e dolcissima carità, quanto è forte questo legame che tiene Dio-e-Uomo piagato e lacerato in sul legno della croce! Ine portò egli e' pesi delle nostre iniquitadi; ine si fabricarono come ancudine sotto il martello; e così è fabricata l'anima nelle pene di Cristo per mezzo del fuoco della sua carità. O unione dolce e perfetta, la quale tu, Dio, hai fatto con l'uomo!


    Voglio dunque, che vi leviate con perfetta sollecitudine; e fate una unione, che non sia né dimonio né creatura che vi possa separare. Perocché questa è quell'unione e quello comandamento il quale Iddio ci lassò, perché non aveva più cara cosa che dare. Or ècci più cara cosa che avere Dio, e stare in questa perfetta unione della carità di Dio? Perocché Dio è carità; e chi sta in carità, stain Dio, e Dio in lui. Così dice la prima Verità: «Chi osserverà la mia parola, io starò in lui, e egli in me; e manifesterò me medesimo a lui». O dolcissimo amore, or che siamo noi, che tu manifesterai te medesimo all'uomo? Che manifestazione è questa che tu fai all'anima? non è altro se non un ineffabile amore; il quale è una madre, che concepe l'odore della Virtù. E siccome la madre nutrica al petto e' figliuoli suoi, così la madre della Caritànutrica e' figliuoli suoi delle virtù; e riporta el frutto nella vita durabile.


    Adunque con perfettissima sollecitudine vi levate suso, dolcissima madre e figliuola, a seguitare le virtù; e riposatevi a questo glorioso petto della carità. E se mi diceste: «in che modo posso trovare questa gloriosa madre?» dicovelo: in su l'arbore della venerabile e santissima croce, dove fu innestato il Verbo incarnato del Figliuolo di Dio, sparto con tanto fuoco d'amore. E vollendo l'occhio dello intendimento vostro inverso la divina Carità, che continuamente si riposa verso di voi; non si potrà tenere il cuore che non ami, quando si vedrà tanto amare. Onde, amando, séguita un odio e dispiacimento di voi medesima, e dispiacimento del mondo; e per quale spregerete le delizie e gli onori, e abbracceretele ingiurie e le vergogne; e agevolissimamente porterete, ragguardando le ingiurie, e li scherni del vostro Creatore. Oh quanto è ignorante e villano quello cuore che vuole tenere per altra via che tenesse il Maestro suo! Conciosiacosaché, chi vuole la vita durabile, gli conviene seguitare le vestigie sue. Così disse egli: «lo son via,verità, e vita. Chi va per me, non va per le tenebre, ma giugne alla luce». E in uno altro luogo dice: «Neuno può andare al Padre, se non per me».


    Adunque, poiché noi vediamo tanto amore fondato nell'anima nostra, e la necessità ci stringe a levare l'affetto e il desiderio nostro dal secolo, il quale è pieno di tenebre e d'amaritudine, e senza alcuna fermezza e stabilità, e neuna conformità ha con Cristo crocifisso (poiché Cristo è vita, e egli è morte); virilmente ci leviamo, carissima madre e figliuola; e abbandonate la pompa e la vanità del secolo, sì che in questo punto del tempo, dolendoci del tempo perduto, il vogliate restituire nel tempo presente che avete. E pensate che' l tempo ci sarà richiesto nell'ultima estremità della morte. Oh quanta confusione sarà a colui che negligentemente e iniquamente avrà speso il tempo suo! Non voglio dunque che aspettiamo questa confusione; ma che viviamo con tanta virtù, che, consumata la vita, noi ci troviamo col fuoco della virtù, con la madre dolce della Carità, in quella città vera di Jerusalem, e ine ci riposiamo in quella visione della pace, dove è vita senza morte, luce senza tenebre, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Oh quanto è benigno e dolce to Dio nostro, che, per lassare le cose finite, ci dona le cose infinite! Non più dunque negligenzia né ingratitudine; ma seguitiamo le vestigie di Cristo crocifisso. Amatevi, amatevi insieme, dilettissima madre e suoro. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Laudato sia Gesù Cristo. Gesù dolce, Gesù amore.


    -------------------------


    CLXII - A monna Franceschina, e a monna Caterina, e a due altre compagne spirituali in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissime e carissime figliuole e suoro mie in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo e confortovi tutte nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vere figliuole e spose consecrate allo Sposo eterno, il quale con tanto fuoco di carità ha dato la vita per noi. Così dunque fate: e virilmente e con ardentissimo desiderio seguitate il gonfalone della santissima croce; cioè seguitate le vestigie sue per via di pene, e di cruciati e amorosi desiderii. Però che il figliuolo si debbe sempre dilettare di seguitare il padre, e la sposa lo sposo suo: onde se egli ha pena,egli si conforma con lui in pena: e se egli ha diletto, eglisi conforma in diletto. Siccome disse lo apostolo innamorato di Paolo, di sé medesimo: «Io godo con coloro che godono, e piango con coloro che piangono». Questo fa l'anima che sta in perfetta carità: e facendo così, s'adempie in lei la parola d'esso apostolo Paolo: cioè chi participa la tribulazione (cioè la croce di Cristo) si participerà le consolazioni, cioè sarà in gloria con Cristo. Ragionevolmente Dio darà loro la eredità sua, perché per amore hanno lassata la eredità e la sollecitudine del mondo, lassato il diletto e le consolazioni mondane; e seguitando la croce di Cristo crocifisso, hanno abbracciate pene e obbrobrii e vituperii per l'amore suo.


    Or questo dunque è quello fuoco, carissime mie figliuole, a cui l'anima debbe andare per infiammati e amorosi desiderii; ed in altro non si debbe dilettare: perocché ogni altra via è oscura e tenebrosa a noi, e conduce l'anima in morte eternale. Non siate dunque negligenti, ma sollecite, in queste dolcee dritta via, Cristo Gesù. Così diss'egli «Io son via, verità e vita. Chi va perme, va per la luce e non per la tenebra; e perviene alla vera vita; la quale non gli sarà tolta in eterno». Non caggia ignoranzia né amore proprio in voi, perocché egli è quella cagione che non lassa correre l'anima; ma rimane legata tra via, e sempre si volle indietro a mirare l'arato.Ma la vera sposa e figliuola ch'è sollicita, non si volle mai indietro, ma sempre corre innanzi, coll'olio della vera umiltà e col fuoco dell'ardentissima carità. Questo è sempre il suo studio; e con questo si rappresenta e sempre serve il suo dolcissimo Salvatore.


    Pregovi dunque per l'amore di Cristo crocifisso che, poi che' l nostro dolce e buono Gesù è tanto cortese e largo, noi non c'indugiamo più, ma rechianci per le mani la brevità del tempo nostro, e ricoveriamo con dolore e amaritudine santa il tempo perduto e speso con poca sollecitudine; e in questo modo acquisteremo il tempo passato.


    Non dico più. Prego la prima Verità che vi cresca di virtù in virtù, infino che giugniate a quello termine dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia senza tristizia; dov'è ogni bene senza alcuno male. La pace di Dio sia sempre nell'anime vostre. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Gesù.


    -------------


    CLXIII - A monna Franceschina in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A Voi, dilettissima e carissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e confortovi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vera serva e figliuola del dolce e buono Gesù, bagnata e vestita del sangue del Figliuolo di Dio, acciò che ogni vestimento d'amore proprio sia partito da voi e ogni negligenzia e ignoranza. Onde io voglio che seguitiate quella dolce e innamorata di Maddalena, la quale non si staccò mai dall'arbore della croce santissima; ma con perseveranzia ella s'inebriava e bagnava del sangue del Figliuolo di Dio; e tanto s'empi la memoria e' l cuore a lo intendimento, che mai non si potè vollere ad amare altra cosa che Cristo Gesù. Così voglio che facciate voi, infino all'ultimo della vita vostra crescendo di virtù in virtù, e non restandosi in perseverare le giornate, come vero pellegrino non vollendosi a dietro per neuna stanchezza. E non vi ponete a sedere per negligenzia; ma voglio che pigliate il bastone della santissima croce dove sono piantate e fondate tutte le virtù; ragguardando l'Agnello svenato per noi con tanto ardentissimo fuoco che doverebbe ardere e consumare ogni freddezza e durezza di cuore o amore di sé medesimo, il quale fusse nell'anima.


    Oh come potrà fare la sposa che non séguiti le vestigie dello sposo suo, cioè con amore sostenere, e andare per la via delle pene, per qualunque modo Dio ce le concede? Or vi levate su con una pazienzia e vera umiltà, a seguitare l'Agnello mansueto, col cuore liberale largo e caritativo: e abbandonare voi per lui, imparando da esso Gesù che per darci la vita della Grazia, perdé l'amore del corpo suo. E in segno di larghezza egli aperse tutto sé medesimo; e poi che fu morto in segno d'amore, del costato suo fece bagno. Volete stare sicura? Or vi nascondete dentro da questo costato. E guardate che da questo cuore partito voi non siate trovata di fuori: benché se voi v'entraste, vi trovereste tanto dilettoe dolcezza, che non vi vorreste mai partire. Perocché ell'è una bottiga aperta, piena di spezieria, con abbondanza di misericordia; la quale misericordia dà Grazia; e conduce alla vita durabile, dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia perfetta e compiuta senza neuna amaritudine. Ine è saziato il gusto e l'appetito della creatura. O inestimabile e ineffabile carità, chi ti costrinse a darci questo vero bene? solo lo smisurato tuo amore, col quale tu creasti la tua creatura, non per debito che tu avessi, però che noi siamo obligati a te, non tu a noi.


    Ma pensate, dilettissima suoro in Cristo dolce Gesù, che l'anima non può venire a tanto bene di vedere Dio se prima in questa vita non s'ingegna di gustarlo per ardentissimo ed affocato amore, il quale amore inchiude e trae a sé tutte le virtù. Non manca virtù all'anima. che è ferita della saetta dlella divina carità; la quale carità s'acquista alla mensa della santissima croce, dove è l'Agnello immacolato che è mensa, cibo e servitore.


    Or come si potrebbe tenere l'anima che non amasse il dolce suo Salvatore, vedendosi tanto amare da lui? Usanza e consuetudine è dell'amore che sempre rende amore per amore; ed è trasformata la cosa che ama nell'amato. Così l'anima sposa di Cristo, che si vede amare da lui, dimostri ehe gli voglia rendere cambio, rendendogli amore; cioè che per amore voglia portare pene e obbrobri per lui: e così si trasforma e diventa una cosa con lui per amore e per desiderio: e ama ciò che Dio ama, e odia ciò che Dio odia, perché vede che il dolce Gesù sommamente si dilettò di portare la croce delle molte fadighe per amore dell'onore del Padre e della nostra salute, come mangiatore e gustatore delle anime. E a questo modo cel conviene gustare a noi, e conformarci con lui.


    Or corriamo, e non dormiamo più nel letto della negligenzia, ad andare a questo vero bene. Altro non dico. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    -------------


    CLXIV - A monna Mellina, donna di Bartolomeo Balbani in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A te, figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e conforto nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti unita e trasformata nel fuoco della divina carità, sì e per siffatto modo, che non sia creatura né neuna altra cosa che da essa carità ti parta. Sai, diletta e cara figliuola mia, che avolere unire due cose insieme, non conviene che vi sia mezzo: che se mezzo v'è, non può essere perfetta unione. Or così ti pensa che Dio vuole l'anima senza mezzo d'amore proprio di sé, o di creatura; perocché Dio ama noi senza veruno mezzo, largo e liberale per grazia, e non per debito, amando senz'essere amato. Di questo amore non può amare l'uomo; però ch'egli è sempre tenuto d'amare di debito, participando 3 ricevendo sempre e' beneficii di Dio e la bontà sua in lui. Doviamolo amare dunque del secondo amore; e questo sia sì netto e libero, che neuna cosa ami fuore di Dio, né creatura né cosa creata, né spiritualmente né temporalmente.


    E se mi dici: «Come posso avere questo amore?» dicoti, figliuola, che noi nol possiamo avere né trarre altroche dalla fonte della prima Verità. A questa fonte troverai la dignità e bellezza dell'anima tua; vedrai il Verbo, Agnello svenato, che ti s'è dato in cibo e in prezzo, mosso solo dal fuoco della sua carità, non per servizio che avesse ricevuto dall'uomo; ché non aveva avuto altro che offesa. Dico dunque che l'anima, ragguardando in questa fonte, assetata e affamata della virtù, bee subito, nonvedendo né amando sé per sé, né neuna cosa per sé: ma ogni cosa vede nella fonte della bontà di Dio, e per lui ama ciò che ama, e senza lui nulla.


    Or come potrebbe allora l'anima che ha veduta tanta smisurata bontà di Dio, tenersi che non amasse? A questo parve che le dolceprima Verità c'invitasse, quando gridò nel tempio con ardore di cuore, dicendo: «Chi ha sete, venga a me, e beia; ché son fonte d'acqua viva». Vedi dunque, figliuola, che gli assetati sono invitati. Non dice: chi non ha sete, ma, chi ha sete. Richiede dunque Dio, che noi portiamo il vasello del libero arbitrio con sete, e volontà d'amare. Andiamo dunque alla fonte delle dolcebontà di Dio, come detto è. In questa fonte troveremo cognoscimento di noi e di Dio; nel quale attuffando l'uomo il vasello suo, ne trarrà l'acqua della divina Grazia, la quale è sufficiente a dargli la vita durabile.


    Ma pensa che per la via non potremmo andare col mezzo del peso. E però non voglio, che tu ti vesta d'amore di me né di neuna creatura se non di Dio. Questo ti dico, perché ho udito, secondo che mi scrivi, della pena che sostenesti della mia partita. Onde io voglio che impari dalla prima dolce Verità, che non lasciò, per tenerezza di madre né per neuno de' discepoli suoi, che non corresse come innamorato alla obbrobriosa morte della croce, lasciando Maria e' discepoli suoi. E nondimeno gli amava smisuratamente; ma per più onore di Dio e salute della creatura si partivano l'una dall'altro, perché non attendevano a loro medesimi; rifiutavano le consolazioni proprie per lode e gloria di Dio, sì come mangiatori e gustatori dell'anime. Debbi credere, che al tempo ch'egli erano tanto tribolati, sarebbono stati volentieri con Maria, ché sommamente l'amavano; e nondimeno tutti si partono. perché non amano loro per loro, né il prossimo per loro, né Dio per loro; ma amavanlo perché era degno d'amore, sommamente buono; e ogni cosa, e' l prossimo loro, amavano in Dio.


    Or a questo modo tu e l'altre voglio che amiate: ragguardate solo in dare l'onore a Dio, e dare la fadiga al prossimo vostro. ché, perch'egli vi paia alcuna malagevolezza di vedere partite quella cosa che altri ama, non dimeno ella si piglia senza tedio s'egli è vero amore, fondato solo nell'onore di Dio, e ragguarda più alla salute dell'anima che a sé medesimo. Fate, fate che io non vi vegga più in pena; però che questo sarebbe un mezzo che non vi lascerebbe vivere né conformare con Cristo crocifisso: considerando me, che Dio, come egli s'è dato libero, così richiede noi.


    E però ti dissi che io volevo che tu e l'altre figliuole mie fuste unite e trasformate in Dio per amore, traendone ogni mezzo che l'avesse a impedire, ma solo col mezzo della divina carità; però che è quello dolce e glorioso mezzo, che non divide mai, ma unisce. E veramente pare che faccia come il maestro che edifica il muro, che rauna molte pietre e combaciale insieme, e insiememente è chiamato pietra e muro: e questo ha fatto col mezzo della calcina; però che se non avesse posto il mezzo, sarebbero cadute, partite, e rotte più che mai. Or così ti pensa che l'anima nostra debba raunare tutte le creature, ed unirsi con loro per amore e desiderio della salute loro, sì che sieno partecipi del sangue dell'Agnello. Allora si conserva questo muro, perché sono molte creature e sono una. A questo parbe che c'invitasse Santo Paolo, quando disse che molti corrono al patio, e uno è quello che l'ha, cioè colui che ha preso questo mezzo della divina carità.


    Ma tu potresti dire a me, come dissero e' discepoli a Cristo, quando disse: «Un poco starete, e non mi vederete; e uno poco, e voi mi vederete». Onde essi dicevano allora fra loro: «Che farà costui? che dice egli? un poco, e voi mi vederete; e un poco, e voi non mi vederete». Così potreste dire voi: «Tu ci dici che Dio non vuol mezzo; e ora dici che noi poniamo il mezzo». Rispondoti, e così ti dico, che tu vada col mezzo del fuoco della divina Carità, il quale è quello mezzo che non è mezzo, ma fassi una cosa con lui, sì come il legno che si mette nel fuoco. Dirai tu allora, che il legno sia legno ? no: anco, è fatto una cosa col fuoco. Ma se mettessi il mezzo dell'amore proprio di voi medesimi, questo sarebbe quello mezzo che vi tollerebbe Dio: e nondimeno è non cavelle però che' l peccato è nulla, e in altro non sono fondati e' peccati, se non nell'amore proprio e' piaceri e'diletti fuora di Dio. Ché, come dalla Carità procede e dà vita ogni virtù; così da questo procede ogni vizio, e dà morte, e consuma ogni virtù nell'anima. E però ti dissi, che Dio non vuole mezzo: e ogni amore che non è fondato nel vero mezzo, non dura.


    Correte, dilette figliuole mie; e non dormiamo più. Ho avuta compassione alle vostre pene; e però vi do questo rimedio, che voi amiate Dio senza mezzo. E se volete il mezzo di me misera miserabile, vogliovi insegnare dove voi mi troviate. Acciocché non vi partiate da questo vero amore, andatevene a quella dolcissima e venerabile croce con quella dolce innamorata Maddalena: ine troverete l'Agnello e me, dove si potranno pascere e notricare e adempiere e' vostri desiderii. Ora a questo modo voglio che voi cerchiate me e ogni cosa creata: questo sia il gonfalone e refrigerio vostro. E non pensate, perché il corpo sia dilungi da voi, che sia dilungato l'affetto e la sollecitudine della salute vostra: anco, è piùfuora della presenzia corporale che nella presenzia. Non sapete che e' Discepoli santi ebbero più dopo la partita del Maestro, cognoscimento e sentimento a di lui, che prima? Perocché tanto si dilettavano dell'umanità, che non cercavano più oltre. Ma poi che la presenzia fu partita, essi si diero a cognoscere e intendere la bontà sua. Però disse la prima Verità: «Egli è bisogno ch'io vada: altrimenti, il Paraclito non verrebbe a voi». Così dico io:egli era bisogno ch'io mi partissi da voi, acciò che vi deste a cercare Dio in verità e non con mezzo. Dicovi che n'averete meglio poi, che prima, entrando dentro di voi a pensare le parole e la dottrina che vi fu data: e a questomodo riceverete la plenitudine della Grazia, per essa grazia di Dio. Non scrivo più, perché non ho più tempo da scrivere.


    Mandola principalmente a te, Mellina, e poi a Catarina e a monna Chiara e a monna Bartolomea e a monna Lagina e a monna Colomba. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    -------------


     


     


    [Edited by Caterina63 1/7/2020 11:35 AM]
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
  • OFFLINE
    Caterina63
    Post: 39,864
    Gender: Female
    00 5/3/2020 12:14 PM

    CLXV - A monna Bartolomea, donna di Salvatico da Lucca



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissima e carissima suoro in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sempre pascere e nutricare al petto delle dolcemadre Carità: considerando me, che senza questo latte che ci dà questa gloriosa madre, neuno può avere vita. Ella è tanto dolce e tanto soave all'anima che la gusta, che ogni cosa amara in lei diventa dolce, e ogni grande peso leggero. Non me ne maraviglio se così è; perocché stando in questa carità e amore, si sta in Dio. Così dice Santo Giovanni; che Dio è carità; e chi sta in carità, sta in Dio, e Dioin lui. Dunque, avendo Dio, non può avere alcuna amaritudine; però che egli è sommo diletto, somma dolcezza e letizia.


    E questa è la ragione perché sempre e' servi di Dio godono: onde, se essi sono infermi, godono; o in fame o in sete, o poveri, o afflitti, o tribolati o perseguitati dallecreature; che se tutte le lingue loro tagliassero sopra il servo di Dio, non se ne cura, ma d'ogni cosa gode e esulta: perocché egli ha Dio che è ogni suo riposo; e ha gustato il latte della divina carità. E siccome il fanciullo trae a sé il latte per mezzo del petto della madre, così l'anima innamorata di Dio trae a sé per mezzo di Cristo crocifisso: seguitando sempre le vestigie sue, volendolo seguitare per la via degli obbrobrii, delle pene e delle ingiurie; e in altro non si vuole dilettare se non in Cristo crocifisso, e fugge di gloriarsi in altro che nella croce. Questi cotali dicono con santo Paolo: «a Io mi glorio nelle tribulazioni per amore del mio signore Gesù Cristo, per cui il mondo m'è crocifisso, e io a lui». Allora l'anima s'abbraccia al legno della santissima croce e volle in su il volto del santo desiderio, e ragguarda al consumato ardentissimo amore, il quale gli ha portato il corpo suo che da ogni parte versa sangue per amore. Adunque non mi maraviglio se l'anima allora è paziente nelle tribolazioni; perocché per amore e con libera volontà ha rifiutate le consolazioni del mondo, e ha fatta grande amistà con le fadighe e con le persecuzioni: però che ha veduto che questo fu il vestimento del Figliuolo di Dio, il quale egli elesse per lo più prezioso e glorioso vestimento che trovare si potesse. Questa è quelle dolcemargarita che dice il nostro dolce Salvatore che l'uomo poiché l'ha trovata, vende ciò ch'egli ha per comprarla.


    Quale è questa cosa che è nostra, che c'è data da Dio, che né demonio né creatura ce la può tollere? é la volontà. A cui venderemo questo tesoro di questa volontà? a Cristo crocifisso. Cioè, che volontariamente a con buona pazienzia renunceremo alla nostra perversa volontà; la quale quando è posta in Dio, è uno tesoro. E con questo tesoro compriamo la margarita delle tribolazioni, traendone il frutto con la virtù della pazienzia, ilquale mangiamo alla mensa della vita durabile.


    Ora a questo cibo, mensa e latte v'invito figliuola mia dolcissima; e pregovi che ne siate sollicita di prenderlo. Levatevi dal sonno della negligenzia, poiché non voglio che siate trovata a dormire quando sarete richiesta dalla prima Verità. O dolce e soave richiedimento, il quale tolli la gravezza del corpo nostro che è quello mezzo perverso che sempre ha ribellato al suo Creatore con diletti e piacimenti disordinati, facendosene per disordinato amore uno nostro Dio! Era tanto abbondante la cecità nostra, che non ragguardavamo, non essere; ma come superbi credevamo passare per la porta stretta col peso dell'affettuoso perverso amore del mondo; il quale è la morte dell'anima nostra.


    Voglio dunque che ci leviamo il carico d'ogni vanità del mondo e amore proprio di sé medesima. Sai tu, perché dice che la porta è stretta, onde dobbiamo passare? perché dobbiamo ristringere l'amore e' desiderii nostri in ogni diletto e consolazione del mondo e trasformare sé medesimo nella dolce madre della Carità, come detto è. Dico che debbe chinare il capo, perché la porta è bassa; perocché portandolo alto, cel romperemmo. Vuolsi chinare per santa e vera umiltà, ragguardando che Dio è umiliato a noi. Debbiti tenere e voglio che ti tenga la piùvile di tutte l'altre. E guarda che tu non volla il capo indietro per neuna cosa che sia, né per illusione di demonio, né per parole che io udissi o dallo sposo tuo o da neuna altra creatura.


    Persevera virilmente nel santo proponimento cominciato. ché sai che dice Cristo: «Non vi vollete in dietro amirare l'arato». Perocché la perseveranzia è quella cosa che è coronata. Volliti con affettuoso amore, con quelle dolceinnamorata di Maddalena, abbracciando quella venerabile e dolce croce: ed ine troverai le dolci e reali virtù; perocché ine troviamo e Dio e uomo. Pensati che 'l fuoco della carità ha premuto quello venerabile e dolce corpo in tanto che d'ogni parte versa sangue con tanto amore e pazienzia santa, che il grido di questo Agnello non è udito per mormorazione. é umile e despetto e saziato d'obbrobri. Féndati il cuore e l'anima tua per caldo d'amore ... a questo petto della carità col mezzo della carne di Cristo crocifisso. In altro modo non potresti gustare né avere virtù; perché egli è la via ed è verità; e chi tiene per essa, non può essere ingannato.


    Fàtti ragione che tutto el mondo ti fusse contra; e tu con uno cuore virile e non vollere il capo in dietro; ma pàrati innanzi con lo scudo in mano a ricevere e' colpi. Sai che lo scudo ha tre canti: così ti conviene avere in tetre virtù. Odio e dispiacimento dell'offesa che hai fatta al tuo Creatore, singolarmente nel tempo passato, quando tu eri uno demonio; perocché seguitavi le vestigie sue. Dico che poi ti conviene avere l'amore ragguardando nella bontà di Dio che tanto t'ha amata non per debito ma per sola grazia, mosso solamente dall'amore ineffabile suo: e non ti trasse l'anima del corpo nel tempo che tu eri ribella a lui; ma hatti il dolce Gesù tratta dallemani del demonio e portata a Grazia. E dicoti che, subito che averai questo perfetto amore e odio, ti nascerà la terza, cioè una pazienzia: che non tanto che tu ti doglia di parole o d'ingiurie che ti fussero dette o fatte, o per veruna pena che sostenessi tu non ti muoverai per impazienzia, ma con letizia sosterrai, avendole in riverenzia, reputandoti indegna di tanta grazia. Non sarà veruno colpo né di demonio né di creatura, che, avendo questo scudo dell'odio e dell'amore e della vera pazienzia, che ti possa nuocere; perocché elle sono quelle tre colonne forti che conservano, e tolgono la debilezza dell'anima.


    Questo prese quelle dolce Maddalena per siffatto modo che ella non vedeva sé, ma con uno cuore reale si vestì di Cristo crocifisso; non si volle più né a stati né a grandezze né alle vanità sue: perduto ha ogni piacere e diletto del mondo. In lei non si trova altra sollecitudine né pensiero se non in che modo ella possa seguitare Cristo. E subito ch'ella ha posto l'affetto in lui, e cognosciuta sé medesima; ella l'abbraccia e prende la via della viltà, dispregia sé per Dio, perché vede che per altra via nol può seguitare né piacergli. Ella si fa ragione d'esserela più vile creatura che si truovi. Costei, come ebra, non si vede più sola che accompagnata: che se ella si fosse veduta, non sarebbe stata tra quella gente di soldati di Pilato; ma né andata e rimasa sola al monumento. L'amore non le faceva pensare: «Che parrà egli? sarà egli detto male di me, perché io son bella e di grande affare?» Non pensa qui; ma pure in che modo possa trovare e seguitare il maestro suo. Or questa è quella compagna la quale io ti do, e che io voglio che tu seguiti; perché ella seppe sì bene la via, ch'ella è fatta a noi maestra. Corri, figliuola e figliuole mie: non mi state più a dormire, ché'l tempo corre e non aspetta punto.


    Non voglio dire più. Confortate madonna Colomba; che io mando a lei come a voi e anco a monna Giovanna d'Azzolino. Benedimmi monna Mellina e Caterina e monna Lagina, e tutte l'altre figliuole in Cristo Gesù. Non si maraviglino e non piglino pena, perché io non abbia scritto a loro. Hone fatto uno corpo di tutte quante. Ho fatto questo perché piante novelle hanno bisogno di maggiore aiuto. Confortatevi in Cristo Gesù da parte di tutte. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXVI - A monna Colomba in Lucca

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, dilettissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere che voi fuste uno campo fruttifero che faceste frutto, ricevendo il seme della parola di Dio, per voi e per altrui; essendo specchio di virtù voi vecchia oggi mai nel mondo, sciolta del legame del secolo, alle giovane, che anco sono legate nel mondo per li legami degli sposi loro.

    Oimé, oimé, io m'avveggio che noi siamo terra infruttifera, che lasciamo affogare il seme della parola di Dio dalle spine e pruni de' disordinati affetti a desiderii delmondo, andando per la via de' diletti e delizie sue, studiandoci di piacere più tosto alle creature che al Creatore. E anco è maggiore miseria, che non ci basta assai il nostro male; ché colà dove noi dobbiamo essere esempio di virtù e di onestà, noi ci poniamo in esempio di peccato e di vanità. E pare che, come il dimonio non volle cadere solo, ma volle la molta compagnia; così noi a quelle medesime vanità e diletti e piacimenti che sono in noi, a essi stessi invitiamo altrui. Dovete ritrarre voi(che nol richiede lo stato vostro) delle vane letizie e nozze del mondo, ed ingegnarvi di ritrarne coloro che vi volessero essere, per amore della virtù e salute vostra. E voi ne dite male, e invitate le giovane che per amore della virtù se ne vogliono ritrarre, a non andarvi, perché veggono che è offesa di Dio. Non mi maraviglio dunque se 'l frutto non apparisce, perocché 'l seme è affocato, come detto è.

    Forse che pigliereste alcuna scusa in dire: «Mi conviene pure condescendere a' parenti e agli amici, a fare questo; se non che si turberebbono a scandalizzerebbono contro di me». E così il timore e piacimento perverso ci tolle la vita, e spesse volte ci dà la morte; tolleci la perfezione alla quale Dio ci elegge e chiama. Non è accettata a Dio questa scusa; perocché non dobbiamo condescendere agli uomini in cosa che offenda Dio e l'anima nostra; né amarli né servirli dobbiamo se non in quelle cose che sono di Dio e secondo lo stato nostro.

    Oimé misera miserabile me! Sono stati o parenti o amici o neuna creatura che ci abbia ricomperate? No: solo Cristo crocifisso fu quello Agnello che coll'amore ineffabile svenò e aperse il corpo suo, dandoci sé in bagno e in medicina, e in cibo, e in vestimento, e in letto dove ci possiamo riposare. Non ragguardando ad amore proprio di sé né a diletto sensitivo, ma con pena, sostenendo obbrobrii e vituperii, avvilì sé medesimo, cercando l'onore del Padre e la salute nostra. Non si conviene che noi miseri miserabili teniamo per altra via che tenesse la prime dolceVerità.

    Sapete che nelle delizie e nei diletti non si trova Dio. Vediamo, che quando il nostro Salvatore si smarrì nel Tempio andando alla festa, Maria non lo potè trovare né tra gli amici né tra' parenti, ma trovollo nel Tempio che disputava con dottori: e questo fece per dare esempio a noi; perocché egli è nostra regola e via, la quale noi dobbiamo seguitare. Odi, che dice che si smarrì andando alla festa. Sappiate, dilettissima suoro: come detto è, Dio non si trova alle feste, né a balli o giuochi o nozze o delizie. Anco, andandovi, è strumento e cagione di perderlo, cadendo in molti peccati e difetti, e in molti piacimenti di disordinati detti . Poiché questa è la cagione che ci ha fatto smarrire Dio per Grazia; ècci modo a ritrovarlo? Sì: accompagnarci con Maria. E cerchianlo con lei, cioè coll'amaritudine, dolore e dispiacimento della colpa commessa contro 'l nostro Creatore per condescendere alla volontà delle creature. Convienci dunque andare al Tempio; ed ine si trova. Levisi il cuore, l'affetto 'l desiderio nostro con questa compagnia dell'amaritudine, e vada al tempio dell'anima sua, ed ine cognosca sé medesima. Allora cognoscendo, sé medesima non essere, cognoscerà la bontà di Dio in sé, ch'è colui ch'è. Allora si leverà la volontà con sollicitudine, ed amerà quello che Dio ama, e odierà ciò ch'egli odia. Allora riprenderà, stando a disputare in sé medesima, la memoria che ha ricevuto in sé, e' diletti, e' piaceri del mondo,e non ha ricevuto né riservato in sé le grazie e' doni ed e'grandi benefici di Dio, che ha dato sé medesimo a noi con tanto fuoco d'amore. Riprenderà l'intelletto, che s'è dato più tosto a intendere la volontà delle creature, a osservare e' pareri del mondo, che la volontà del suo Creatore; e però la volontà e l'amore sensitivo s'è vòlto ad amare e desiderare queste cose grosse sensitive, che passano come il vento. Non debbe fare così; ma debbe intendere e cognoscere la volontà di Dio, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione, e però ci ha datola vita.

    Non v'ha Dio sciolta dal mondo, perché voi siate affogata e annegata nel mondo coll'affetto e col disordinato desiderio. Or avete voi altro che un'anima? no. Che se ne aveste due, potreste l'una dare a Dio, e l'altra al mondo. né altro che uno corpo non avete; e questo d'ogni leggera cosa si stanca. Siatemi dispensatrice a' poveri delle vostre sostanzie temporali. Soggiogatevi al giogo della santa a vera obedienzia. Uccidete, uccidete la vostra volontà, acciò che non sia tanto legata ne' parenti, e mortificate il corpo vostro e nol vogliate tenere in tante delicatezze. Dispregiate voi medesima: non ragguardate né a gentilezza né a ricchezza; però che solo la virtù è quella cosa che ci fa gentili, e le ricchezze di questa vita sono pessima povertà, quando sono possedute con disordinato amore fuore di Dio. Recatevi alla memoria quello che ne dice il glorioso Jeronimo (che non pare che se ne possa saziare) vietando che le vedove non abbondino in delizie, e non portino la faccia pulita né e' gentili e delicati vestimenti. né le conversazioni loro debbono essere con giovane vane né dissolute, ma la loro conversazione debba essere in cella: e debbe fare come la tortora, che, poi ch'è morto il compagno suo, sempre piange, e stringesi in sé medesima, e non vuole altra compagnia. Restringetevi, carissima e dilettissima suora, con Cristo crocifisso; ine ponete l'affetto e 'l desiderio vostro, in seguitarlo per la via degli obbrobrii e della vera umiltà; e con mansuetudine, legandovi coll'Agnello col legame della carità.

    Questo desidera l'anima mia; si che voi siate vera figliuola e sposa consacrata a Cristo, e campo fruttifero e non sterile, pieno di dolci frutti delle reali virtù. Correte, correte; ché 'l tempo è breve, e il cammino è lungo. E se voi deste tutto l'avere del mondo, non v'aspetterebbe 'l tempo che non facesse il corso suo. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonatemi se io ho dette troppe parole; ché l'amore e la sollecitudine ch'io ho della salute vostra me l'ha fatte dire. Sappiate che più tosto 'l farei, ch'io nol dico. Dio vi riempia della sua dolcissima grazia. Gesù dolce, Gesù amore.



    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
  • OFFLINE
    Caterina63
    Post: 39,864
    Gender: Female
    00 5/3/2020 12:17 PM

    CLXVII - A monna Nella, donna che fu di Niccolo Buonconti da Pisa



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnata per Santo desiderio nel sangue di Cristo crocifisso, nel qual sangue l'anima si purifica da ogni colpa di peccato, e trovavi il caldo della divina carità, vedendo che per amore fu sparto. Onde l'anima s'inebria d'amore, e sente l'odore della pazienzia: e per l'amore che ha trovato nel sangue si spoglia d'ogni amor pruprio di sé a porta con mansuetudine ogni avversità e tribulazione del mondo, trapassandole con vera pazienzia. E le prosperità e le delizie del mondo e gli stati e l'amore de' figliuoli, sì trapassa, con uno vero e Santo timore amandole come cosa prestata, e non come cosa sua. E così debbe fare ogni persona che ha in sé ragione.


    Facendo così, non offende Dio; e gusta l'arra di vita eterna in questa vita, con una carità fraterna col prossimo suo. E tutto questo trova l'anima nella memoria del sangue. E veramente così è: perocché, mentre che noi terremo a mente con ansietato desiderio il benefizio del sangue, saremo grati e cognoscenti a rendergli il debito dell'affetto della carità e delle vere a reali virtù. Ché peraltro non offende tanto la creatura, se non perché non ha la memoria del sangue e degli altri benefizi: e però non è grato; non si cura delle virtù.


    Adunque, carissima madre, poiché c'è di tanta necessità la memoria di questo sangue, stringetevi coll'umile e immacolato Agnello, bagnandovi nel sangue dolcissimo suo. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXVIII - Agli anziani della città di Lucca

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, dilettissimi e carissimi fratelli in Cristo dolce Gesù. lo Catarina serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi pieni della divina Grazia e lume di Spirito Santo; considerando me, che senza questo lume non possiamo andare. Sapete, fratelli carissimi, che noi siamo in via peregrini e viandanti in questa tenebrosa vita. Noi siamo ciechi per noi medesimi: come dunque potrà andare il cieco per la via che è molto dubbiosa, senza guida, che egli non caggia? Adunque c'è bisogno, di avere il lume e la guida che c'insegni. Ma confortatevi, fratelli carissimiche non ci bisogna dubitare, perché Dio per la sua infinita bontà ci ha dato il lume del cognoscimento, onde l'uomo cognosce che la virtù e il servire al suo Creatore gli dà vita: e 'l vizio e peccato e l'amore proprio di sé medesimo. e la superbia in cercare e tenere e possedere le cose del mondo e gli Stati suoi ingiustamente cioè con poco timore e onore di Dio vede che questo gli dà la morte e fallo degno dell'eterna dannazione. Dico che c'è data la guida, cioè l'Unigenito Verbo incarnato Figliuolo di Dio, che c'insegna per che modo dobbiamo andare per questa via cotanto lucida. Sapete che egli dice: «Io sono via, verità e vita. Chi va per me, non va per le tenebre, ma va per la luce». Elli è verità che non ha in sé bugia. E che via ha fatta questo dolcissimo maestro? Ha fatta una via d'odio e d'amore. Odio ha avuto e dispiacimento del peccato, sì e per siffatto modo che ne fete vendetta sopra il corpo suo con molte pene, scherni, strazii e rimproverii, morte e passione; non per sé, ché insé non era veleno di peccato, ma solo in servizio della creatura per satisfare alla colpa commessa; rendégli il lume della Grazia, e tolsegli la tenebra, che per lo peccato era entrata nell'anima. Insegnaci dunque la via d'andare, per odio e dispiacimento del vizio e del peccato, e dell'amore proprio, il quale è quella tenebra onde viene ogni tenebra spiritualmente a temporalmente. Colui che ama sé per sé, non si cura del danno del fratello suo né del vituperio e offesa di Dio, però che non ragguarda altro che a sé medesimo d'amore sensitivo e non ragionevole. E questa è la cagione che gli Stati del mondo non bastano; perché non s'attende all'onore di Dio e alla giustizia santa, altro che a sé medesimo.

    Venne dunque questo dolce Gesù, e hacci insegnata la via d'avere in odio e dispiacimento questo amore proprio tanto pericoloso. Hacci dato il lume dell'amore della sua verità: però che l'amore di Dio e della virtù santa è un lume che tolle ogni tenebra d'ignoranzia; donaci vita, e tolleci la morte; dacci una forza sicura e fortezza contra ogni avversario e nemico nostro. perché, come dice san Paolo: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?». Non dimonio né creatura ci potrà tollere questo bene e vero lume che ci ha a conservare la Grazia nell'anima, e anco lo stato e la signoria sua. Egli è potente, lo Dio nostro dolce, a volerci e poterci conservare e trarre dalle mani de' nemici nostri, purché voi attendiate all'onor suo ed all'esaltazione nostra, perché in altro non riceve l'anima vita, se non in essa chiesa.

    Questo dolce Gesù, il quale s'è fatto a noi via e insegnatore e nostro conducitore, non guardò mai altro se non all'onore del Padre e alla salute nostra; e prese per sposa la santa madre Chiesa. Ine messe il frutto e il caldo del sangue suo, quasi per medicina delle nostre infirmitadi. Ciò sono i sacramenti della Chiesa, che hanno ricevuta vita nel sangue del Figliuolo di Dio, il quale fu sparto con tanto fuoco d'amore. E pensate che nel fuoco della sua carità egli ha sì fermata questa sposa in sé, e tutti coloro che a essa stanno appoggiati e fannosi suoi figli legittimi, che eleggono innanzi cento migliaia di volte la morte, prima che mutare il passo senza lei; che non sarà dimonio né creatura che le possa tollere che ella non sia eternalmente, che ella non sia durabile questa venerabile e dolcissima sposa.

    E se voi mi diceste: «pare che ella vengasi meno, e non pare che possa aiutare sé, non tanto che i figliuoli suoi»; dicovi che non è così; ma e' pare bene all'aspetto di fuori. Oh ragguarda dentro, e ritruoveravi quella fortezza, della quale il nemico suo è privato.

    Voi sapete bene che Dio è colui che è forte, e ogni fortezza e virtù procede da lui. Questa fortezza non è tolta alla sposa. né questo adiutorio forte a fermo, che non l'abbi. Ma i nemici suoi che fanno contro a lei, hanno perduto questa fortezza e adiutorio; perocché, come membri putridi, tagliati sono dal corpo loro; onde subito che 'l membro è tagliato, si è indebolito. Stolto dunque e matto è colui il quale è uno piccolo membro, e vuol fare contro un gran capo. E specialinente quando vede che prima verrebbe meno il cielo e la terra che venisse meno la virtù sua di questo capo. E se diceste: «io non so! io veggo pure le membra che prosperano e vanno innanzi», E aspetta un poco: ché non debbe andare né può andare così. Perocché dice lo Spirito Santo nella scrittura santa: «In vano s'affadiga colui che guarda la città che non venga meno, se Dio non la guarda». Adunque non può durare che ella non venga meno, e non sia destrutta l'anima e' l corpo; però che sono privati di Dio, per grazia che la guarda, perché hanno fatto contra la sposa sua, dove si riposa Dio che è somma fortezza. Non c'inganni dunque verun timore servile: perocché il timore servile fu quello che ebbe Pilato, il quale per paura di non perdere la signoria uccise Cristo: e per la sua ignoranzia perdé lo stato dell'anima e del corpo. Ma se avesse mandato innanzi il timore di Dio, non cadeva in tanto inconveniente.

    Adunque io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, fratelli carissimi a figliuoli della santa Chiesa, che sempre stiate fermi e perseveranti in quello che avete cominciato. E non vi muova né dimonio, né creatura, che sono peggio che dimoni. Li quali drittamente hanno preso l'ufficio loro; che non basta il male loro, ma vanno invitando e ritraendo coloro che non vogliono essere e sono stati figliuoli. Non vi muovete per veruno timore di perder la pace e lo stato vostro né per minacce che questi dimoni facessino a voi; però che non vi bisogna: ma confortatevi con un dolce e santo ringraziamento, che Dio v'ha fatto grazia e misericordia: perocché non sete sciolti dal capo e da colui che è forte e non sete legati nelmembro debile e putrido tagliato dalla sue fortezza. Guardate, guardate che questo legame voi non faceste. Prima eleggete ogni pena: e vada camera innanzi il timore dell'offesa di Dio, oltr'a ogni pena; e non vi bisogneràpoi temere. Ma io godo ed esulto in me della buona fortezza che infin'a qui avete avuta, d'essere stati forti e perseveranti e obbedienti alla santa Chiesa. Ora udendo il contrario, mi contristai fortemente: e però ci venni da parte di Cristo crocifisso per dire a voi che questo non dovete fare per veruna cosa che sia. E sappiate che se questo faceste per conservarvi e aver pace, voi cadereste nella maggior guerre a ruina che avesse mai l'anima e il corpo. Or non cadete dunque in tanta ignoranzia; ma siate figliuoli veri e perseveranti. Voi sapete bane: se ilpadre ha molti figliuoli e solo l'uno rimanga fedele a lui,a colui darà la eredità. Questo dico che se solo vi rimanesse, fermi state in questo campo, a non vollete il capo addietro: ché, per la grazia di Dio, ancor ce n'è rimasto un altro. Ciò sono e' Pisani vostri vicini; che, colà dove voi vogliate star fermi e perseveranti, mai non vi verranno meno, ma sempre vi aiuteranno e difenderanno da chi vi volesse fare ingiuria, infino alla morte. oimé, dolcissimi fratelli, quale sarà quello dimonio che possa impedire questi due membri che sono legati per non offendere Iddio nel legame della carità, appoggiati e stretti nel corpo suo ? Non veruno.

    Abbiamo dunque a cercare il lume, dal quale io prego la somma ed eterna Bontà e Verità che n'adempia e vesta l'anima vostra. Perocché, se questo sarà in voi, non temo che facciate il contrario di quello che io vi prego e dico da parte di Cristo, cioè di fare altro per lo avvenire, che abbiate fatto per lo tempo passato. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    CLXIX - A frate Matteo Tolomei da Siena dell'ordine de' predicatori in Roma, ed a don Niccolo di Francia monaco di Certosa e Belriguardo

    Proemio, di Niccolò Tommaseo:
    Forza e diletto delle battaglie interiori contro le illusioni del pensiero e le fiacche delizie del mondo. L'impazienza e il consenso al male sono i colpi che atterrano; ma la libertà può, se vuole, fra la tempesta de' più laidi pensieri tenersi alta e pura. Lodi eloquenti delle ben combattute battaglie. Destano l'anima, le fanno sentire i propri difetti, e umiliando, la sollevano a riconoscenza amorosa di Dio.

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero combattitore in questo campo della battaglia, sicché mai non volliate il capo indietro per veruna cosa che sia; ma, come cavaliere virile, stiate a ricevere i colpi senza timore servile: perocché, essendo voi armato, i colpi non vi potranno nuocere. Convienci armare coll'arme della fortezza, unite coll'ardentissima carità; perocché, per amore dal sommo e eterno Bene, ci doviamo disponere a portar volontariamente ogni pena e fadiga. Questa è un'arme di tanto diletto e fortezza, che né dimonia con diverse e molte tentazioni, né le creature con scherni e ingiurie che ci facessero, non ci possono tollere la fortezza né il diletto che riceve l'anima nella dolcezza dellacarità. Anco, l'anima che così dolcemente è armata, percuote loro: perocché le dimonia, trovando l'arme della fortezza nell'anima, nelle battaglie che egli le dà, vede che con allegrezza le riceve per odio santo che ha di sé medesima, e per desiderio che ha di conformarsi con Cristo crocifisso e portare pene e fadighe per lo suo amore. E vede che con dilezione d'amore del suo Creatore le spregia, cioè che con la volontà non consente a veruna illusione sua. Onde di questa fortezza che' l dimonio trova e vede in quell'anima, n'ha pena, e vedesene rimanere sconfitto: e l'anima si rimane piena della divina Grazia, tutta affocata d'amore, a inanimata alla battaglia a combattere per Cristo crocifisso. Sicché vedete, carissimo figliuolo, che con la fortezza percuoterete loro. E dico che percuoterete il mondo, con tutte le sue delizie, e le creature che vi volessero perseguitare inqualunque modo si fusse; sostenendo con la dilezione della carità, con vera e santa pazienzia. E con la pazienzia a con la carità lor gitterete carboni accesi d'amore sopra i capi loro; ché per forza d'amore si placherà l'ira e la persecuzione loro. Molto ci è dunque necessaria quest'arme, perocché senz'essa non potremo resistere. La battaglia non potiamo noi fuggire, mentre che siamo nel corpo mortale, in qualunque stato la persona si sia; e ciascuno le porta in diversi modi, secondo che piace alla bontà di Dio di darle. Onde se la persona non è armata, riceve il colpo della impazienzia, e riceve il colpo del diletto di consentire volontariamente: e non ripara a colpi delle molte battaglie che' l dimonio gli dà. E così ne rimane morto, rimanendo nella colpa del peccato mortale. Ma s'egli è armato, neuno colpo gli può nuocere, come detto è.

    E se voi mi diceste: «I