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Lettere di Santa Caterina da Siena da 153 a 231 (3)

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    Caterina63
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    00 1/7/2020 8:55 AM

       LETTERE di Santa Caterina da Siena dalla 1 alla 71 (1)


     CLICCA QUI PER: Libro Secondo  -  numerate da 72 a 152


     


    Libro Terzo



                                                                                                                                     
    CCXVIII

    A Gregorio XI
                             
     
     
     

    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 1/7/2020 8:57 AM

    CLIII  (153)- A monna Caterina, a monna Orsola, e altre donne in Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissime figliuole in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnate e annegate nel sangue dello svenato Agnello, considerando me, che nel sangue abbiamo la vita. E però io voglio, dilettissime figliuole, che apriate l'occhio dello intellettoa ragguardare nel vasello del cognoscimento di voi. Nel quale cognoscimento trovate voi, essere uno vasello dove si riceve questo glorioso e prezioso sangue, perocché nel sangue è unita la natura divina intrisa col fuoco dellacarità. E però l'anima che ragguarda nel vasello del cognoscimento di sé, trova questo sangue, il quale Dio ha dato per mezzo del Figliuolo suo. E perché il sangue fu sparto solo per lo peccato, però vi trova il cognoscimento di sé; a vedendosi difettuosa, vede ancora nel sangue la divina giustizia; perocché per fare giustizia del peccato commesso, sparse il sangue suo. E cognosce allora l'anima che l'eterna volontà di Dio non cerca né vuole altro che la sua santificazione; perocché, se egli avesse voluto altro che il nostro bene, non avrebbe dato la vita. Adunque specchiatevi nel sangue che trovate nel vasello di voi medesime.


    Aprite, aprite l'occhio dello intelletto nella potenzia del Padre eterno, il quale trovate in questo sangue per l'unione della natura divina nella natura umana. Troveretevi ancora la sapienzia del Figliuolo, nella quale sapienzia cognoscerete la somma ed eterna sua bontà, e la miseria nostra; trovando la clemenzia dello Spirito Santo il quale fu quello legame, che unì Dio nell'uomo, a l'uomo in Dio; a tenne confitto e chiavellato questo Verbo in sul legno della santissima croce. E così s'empirà a distenderà la volontà vostra ad amare; e per siffatto modo vi legherete con Cristo crocifisso, che né dimonio né creatura non ve ne potranno mai separare; ma ogni contrario che vi venisse, vi fortificherà in amore e in unionecon Dio a col prossimo vostro. Perocché nei contrari si prova la virtù; a tanto quanto più è provata nell'anima, tanto è più perfetta questa unione fatta col suo Creatore.


    E parendovi forse alcuna volta che le tribolazioni siano cagione di separarvi dall'unione di Dio a dalla virtù, non è però così: anco, sono accrescimento di virtù a d'unione: perocché l'anima savia, del sangue di Cristo crocifisso vestita, quanto più si vede perseguitare a scalcheggiare dal mondo, tanto più leva l'affetto dal mondo. E se elle sono battaglie che elle procedono dal dimonio; elle ci fanno umiliare a levare dal sonno della negligenzia, a fannoci venire a perfetta sollicitudine. Torranvi, sesarete savie a prudenti, ogni ignoranzia: a concepirete uno lume e uno cognoscimento; e per siffatto modo riceverete grazia che non tanto che renda lume in voi, ma renderallo di fuore nell'altre creature per esempioe specchio di virtù. E così adempirete la parola del nostro Salvatore, cioè che noi dobbiamo essere lucerna ardente, che renda lume, a non tenebre.


    Orsù dunque, dilettissime figliuole, fate che io non vi senta più dormire, né vi vegga tenebrose per amore proprio, ma con amore ineffabile, nel quale amore cerchiate voi per Dio, il prossimo per Dio, a Dio per Dio, in quanto egli è somma ed eterna Bontà, degno d'essere amato, a non offeso da noi. Altro non dico. Amatevi, amatevi, dilettissime a carissime figliuole, insieme; e legatevi nellegame della vera a ardentissima carità. Permanete nella santa e dolcedilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


     


    CLIV - A frate Francesco Tebaldi di Fiorenza, essendo nell'Isola di Gorgona


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissimo a dolcissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voinel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi abitare nella casa del cognoscimento di voi, nel quale cognoscimento acquisterete ogni virtù; a senza questo vivereste in ogni male e senza veruna ragione. Ma potreste dire a me: «In che modo ci posso entrare? e come mi ci posso conservare dentro?». Rispondovi. Voi sapete che senza il lume in neuno luogo potremo andare se non in tenebre; dalla qual tenebra saremooffesi: e in questa tenebra non potreste cognoscere la vostra necessità di quello che vi bisogna tra via. Noi siamo tutti viandanti e peregrini, posti nella strada della dottrina di Cristo crocifisso. Chiva con comandamenti nella carità comune; e chi va per gli consigli, per la carità perfetta, non scordandosi però dei comandamenti. Per questa via neuno può andare senza il lume; perocché non avendo lume, non potrebbe vedere il luogo dove gli conviene riposare, nel quale luogo può discernere chi l'offende e chi 'l sovviene.


    Questo luogo è la casa del cognoscimento santo di sé; la quale casa l'anima vede col lume della santissima fede che sta nella strada della dottrina di Cristo crocifisso. Cioè, che colui che vuole seguitare, subito entra in sé medesimo. In questa casa truova il principale nemico suo, che' l vuole offendere, cioè la propria sensualità, ricoperto col manto dell'amore proprio. Il quale nemico ha due principali compagni, con molti altri vassalli d'intorno. L'uno è il mondo con le vanità a delizie sue, il quale s'è fatto amico dell'appetito sensitivo che disordinatamente desidera; l'altro è il dimonio co' suoi inganni a con false a diverse cogitazioni a molestie, alle quali lavolontà sensitiva è inchinevole, che volontariamente si diletta in esse cogitazioni per qualunque modo il dimonio gli le ponesse innanzi. Questi principali nemici hanno molti servitori, che tutti stanno per offendere l'anima, se per lo lume non è discreta a ponerci rimedio. E però la ragione trae fuora il lume della santissima fede, eintra in casa, e signoreggia la propria sensualità; perché ha veduto ch'ella non cerca né vuole altro che la morte sua; a però s'è accompagnata co' falsi suoi nemici. Questo ha cognosciuto col lume:e però con impeto si leva; e trae fuora il coltello dell'odio d'essa sensualità, a dell'amore delle vere a reali virtù, e con esso l'uccide.


    Morto questo, tutti gli altri rimangono sconfitti: ché neuno il può offendere se egli non vuole. Con questo lume vede chi è quello che l'ha sovvenuto e campato dalla morte e ridottolo a vita: vede ch'è il fuoco della divina carità; perocché Dio per amore diè la virtù a potenzia all'anima, che con la forza della ragione salisse in su la sedia della coscienzia, e con la sapienzia del Verbo, che egli le fece participare, desse la sentenzia che la sensualità fosse morta. La volontà che participa la clemenzia dello Spirito Santo, a le dolcevolontà di Dio, col coltellosopraddetto a con la mano del libero arbitrio l'uccida. Vedendo che Dio è il suo rimedio, sovvenitore ed aitatore, cresce l'anima, in questa casa del cognoscimento di sé, in uno lume della verità a in uno fuoco inestimabile ineffabile e incomprensibile, che arde e consuma ciò che fusse nella casa contra la ragione; consumando nella fornace della carità di Dio e del prossimo l'acqua dell'amore proprio spirituale e temporale. In tanto che veruna cosa cerca l'affetto dell'anime, se non Cristo crocifisso; volendolo seguitare per la via delle pene, a modo di Dio, e non a modo suo; libero libero si lassa guidare alle dolcevolontà di Dio.


    Allora i nemici nol possono offendere. égli bene data licenzia dal giusto Signore, che percuotano alla porta: e questo permette egli, perché più sia sollicita la guardia anon dormire nel letto della negligenzia, ma prudentemente vegghi; e anco per provare se questa casa è forte o no, acciocché, non trovandosi forte, abbia materia di fortificarsi, e col lume vedere chi la fa forte e perseverante; e poiché l'ha veduto, con grande sollicitudine la stringa a sé. Quale è quella cosa che ci fai forti a perseveranti? é l'orazione umile e continua, fatta nella casa del cognoscimento di sé e della bontà di Dio in sé. Facendola fuore di questa casa, l'anima n'averebbe poco frutto.


    Questa orazione ha per suo fondamento l'umilità; la quale umilità s'acquista in questa casa sopraddetta; e è vestita del fuoco della divina carità; la quale si trova nelcognoscimento che aviamo di Dio, quando col lume l'anima ragguarda sé essere amata inestimabilmente da lui. Il quale amore prova ed ènne certificata nella propria creazione, vedendosi creata per amore alla imagine e similitudine di Dio; e nella seconda si vide ricreato a grazia nel sangue dello immacolato Agnello. Queste sono due principali grazie che rinchiudono in sé ogni altra grazia spirituale e temporale, particolare e generale. E così con questo lume si veste di fuoco. A mano a mano séguita la lagrima; perché l'occhio, quando sente il dolore del cuore, gli vuole satisfare, e geme, siccome il legnoverde quando è messo nel fuoco, che per lo grande calore gitta l'acqua. Così l'anima che sente il fuoco della divina carità, il desiderio e l'affetto suo stanno nel fuoco, el'occhio piange, mostrando di fuore quella particella che gli è possibile di quello che è dentro. Questa procede da diversi sentimenti dentro, secondo che le è porto dall'affetto dell'anima: siccome voi sapete che si contiene nel Trattato delle Lagrime; e però in questo non mi stendo più.


    Ritorno breve breve all'orazione: breve ve ne dico, perché distesamente l'avete. In tre modi potiamo intendere, orare. L'uomo è orazione continua, alla quale ogni creatura che ha in sé ragione è obbligata. Questo è il fuoco a vero desiderio fondato nella carità di Dio e del prossimo; facendo per onore di Dio tutte le sue operazioni in sé e nel prossimo suo. Questo desiderio sempre òra; cioè òra l'affetto della carità dinanzi al suo Creatorecontinuamente, in ogni luogo e in ogni tempo che l'uomo è, in ciò che egli fa. Che frutto riceve di questo? riceve una tranquillità serena dentro nell'anima, d'una volontà accordata a sottoposta alla ragione; che in neuna cosa si scandalizza. Non gli è dura a portare il giogo della vera obedienzia, quando gli sono posti i pesi e gli esercizi manuali, o a servire il fratello suo, secondo i casi etempi che occorrono: per questo già non viene a tedio né in afflizione di mente, e non si lassa ingannare al desiderio dell'anima, che appetisce la cella, la consolazione epace sua. né quando egli vuole orare attualmente, ed egli gli conviene far altro; dico che non si lassa ingannare a questo desiderio, pigliandone pena tediosa a affliggitiva, iria trae fuore l'odore con vera umilità, e il fuocodella carità del prossimo suo. A questa orazione c'invita il glorioso apostolo Paolo, quando dice che noi doviamo orare senza intermissione. E chi non ha questa, neuna ne può avere che gli dia vita. E chi volesse lassare questo per avere la pace sua, perde la pace.


    Ed un'altra orazione, cioè orazione vocale, quando vocalmente l'uomo dice il divino Officio, o altre orazioni che voglia dire. Questa è ordinata per giugnere alla mentale; e questo è il frutto che ne riceve, se ella è fondata in su la prima, e con esercizio vi perseveri, sforzando sempre la mente sua a pensare, porgere e ricevere in sé più l'affetto della carità di Dio, che il suono delle parole. E con prudenzia vada: che quando si sente essere visitato nella mente sua, ponga termine alle parole; eccetto l'Officio divino, il quale egli fusse obbligato di dire. E così giunge alla terza, cioè alla mentale, levando lamente e il desiderio suo sopra di sé a una considerazione dell'affetto della carità di Dio e di sé medesimo; dove cognosce la dottrina della verità, gustando il latte della divina dolcezza, il quale latte esce delle mammelle della carità per lo mezzo di Cristo cruciato a passionato. Cioè, che non si diletta di stare altrove che in croce con lui. Da questo giunge e riceve il frutto dell'unitivo stato; dove l'anima viene a tanta unione, che ella non vede più sé per sé, ma sé per Dio, il prossimo per Dio, e Dio per la sua infinita bontà. II quale vede che è degno d'essere amato e servito da noi: e però l'ama senza modo, ma come spasimata corre morta ad ogni volontà perversa; dilettasi di stare nel talamo e cubicolo dello sposo suo, dove Dio manifesta sé medesimo a lei, a dove vede le diverse mansioni che sono nella casa del Re eterno. E però gode e ha in reverenzia ogni modo differente che vedesse nelle sue creature; giudicando in ogni cosa la volontà di Dio, e non la volontà degli uomini. Così è liberata da falso giudicio: che non giudica né si scandalizza nell'operazioni di Dio, né in quelle del prossimo suo.


    Il diletto è vita eterna che gusta quest'anima. Dio vel faccia provare per sua infinita misericordia, perocché con lingua né con inchiostro none 'l voglio né posso narrare.


    Sicché avete che ci fa perseverare fermi nella casa del cognoscimento di noi; a chi vi ci conduce, a dove lo troviamo.


    Detto è che il lume ci guida; trovianla nella dottrina di Cristo crocifisso, come detto è; e l'orazione vi ci serrae conserva dentro. E così è la verità. Adunque voglio, carissimo e dolcissimo figliuolo, che, acciocché potiate compire il voto della santa obedienzia, alla quale novellamente sete intrato, sempre stiate nella casa del cognoscimento di voi; perché in altro rnodo non potreste osservare. E però dissi ch'io desideravo di vedervi in questa casa del cognoscimento. Questa casa, poiché i nemici ne sono cacciati, e morto il principale nemico della volontà sensitiva, ella si riempie e s'adorna dell'adornamento delle virtù. A questo voglio che studiate; perocché non basterebbe se la casa fusse vota a non si riempisse. Io voglio che sempre stiate in questo cognoscimento di voi, e in voi cognoscere il fuoco e la bontà della carità di Dio. Questa è quella cella la quale io voglio che per l'isola e in ogni luogo la portiate con voi in ciò che avete a fare; e non l'abbandoniate mai nel coro, nel refettorio, nella congregazione, negli esercizi; ein ciò che avete a fare vi strigniate in essa. E voglio chenell'orazione attuale sempre si drizzi l'intelletto vostro alla considerazione dell'affetto della carità di Dio più ehe nel dono che vi paresse ricevere da lui, acciocché l'amore sia puro e non mercennaio. E voglio che la cella attuale sia visitata da voi quanto vi permette l'obedienzia; a piuttosto vi dilettiate di stare in cella con guerra, che fuora di cella in pace. Perocché 'l dimonio usa questa arte co' solitari per fargli venire a tedio la cella, didargli più tenebre, battaglie e rnolestie dentro, che di fuore; acciocché ella lor venga in terrore, quasi come la cella fusse cagione delle loro cogitazioni. Sicché per questo non voglio che voltiate il capo a dietro, ma siate costante e perseverante; non stando mai ozioso, ma esercitando il tempo con l'orazione, con la lezione santa, o con esercizio manuale; stando sempre con la memoria piena di Dio, acciocché l'anima non sia presa dall'ozio. E voglio che in ogni cosa giudichiate la volontà di Dio, come di sopra è detto, acciocché dispiacimento né mormorazione non cadesse in voi verso i vostri fratelli. Anco, voglio che l'obedienzia pronta tutta riluca in voi, non in parte né a mezza, ma compitamente; che in neuna cosa ricalcitriate alla volontà dell'Ordine né del prelato vostro; facendovi specchio dell'osservanzia e de' costumi dell'Ordine, studiandovi d'osservarli infino alla morte; dispregiando a tenendo a vile voi medesimo, uccidendo la propria volontà, a mortificando il corpo con quella mortificazione che ha posto l'Ordine. Anco voglio che caritativamente vi sforziate di portare i costumi e le parole, le quali alcuna volta o per illusione del dimonio o per la propria fragilità, o che siano pur così, paiono incomportabili. In tutto si vuole resistere in questo e in ogni altra cosa; a così osservare la parola di Cristo chedice che' l reame del cielo è di coloro che fanno forza a loro medesimi con violenzia.


    La memoria voglio che s'empia e stia piena del sangue di Cristo crocifisso, de' beneficii di Dio, e del ricordamento della morte; acciocché cresciate in amore, in timore santo, e in fame del tempo; ragguardandoli con l'occhio dell'intelletto, col lume della santissima fede, acciocché la volontà corra prontamente senza veruno legame di disordinato amore che aveste a veruna cosa fuore di Dio. Anco voglio che quando il dimonio invisibile o visibile o la fragile carne dessero battaglie o ribellioneallo spirito, di qualunque cosa si sia o fusse, voi il manifestiate, aprendo il cuore vostro al priore, se egli v'è, e se non v'è, a un altro al quale ve ne sentiate più disposta lamente di manifestarlo, e che vediate che sia più atto a darvi rimedio. Anco voglio che guardiate che 'l movimento dell'ira non si porga alla lingua, gittando parole rimproccevoli che abbiano a dare scandalo o turbazione; ma la reprensione e l'odio si rivoltino verso voi medesimo.


    Queste sono quelle cose le quali Dio e la perfezione che avete eletta, vi richieggono. E io indegna a miserabile vostra madre, cagione di male a non cagione di veruno bene, desidero di vederle nell'anima vostra. Pregovi dunque e stringo per parte di Cristo crocifisso, dolce e buono Gesù, che vi studiate d'osservarle infino alla morte, acciocché siate la gloria mia, e voi riceviate la corona della beatitudine per la lunga perseveranzia, la quale è sola quella che è coronata. Altro non vi dico. Fate sì che io non abbia a piangere e che io non mi richiami di voi a Dio. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


     


     


    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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    Caterina63
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    00 1/7/2020 11:29 AM

    CLV - A madonna Niera di Gherardo Gambacorti in Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi, nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vestita del vestimento della divina carità, vero e perfetto amore, sì eper siffatto modo, che ogni altro amore v'esca del cuore e dell'affetto: perché l'anima insiememente di due amori non può esser vestita. Sicché, se ella è vestita del mondo,non può esser vestita di Dio, perché è molto contrario l'uno all'altro. L'amore e l'affetto che è posto nel mondo, ama sé d'amore sensitivo, cerca sempre onore, stato, e ricchezze, delizie, piaceri, consolazioni sensitive; li quali diletti conducono l'anima nella morte eternale. Perocché colui che ama disordinatamente il mondo e e' diletti suoi, sempre è radicato in superbia: e dalla superbianascono tutti e' vizii.


    Oh a quanta miseria si reca quel cuore! Tutto s'annega nelle sollicitudini perverse del mondo: egli n'acquista la morte, e perdene la vita della Grazia; viene in tenebre,e perdene il lame; cade nella perversa servitudine del peccato, e così diventa servo a schiavo di quella cosa che non è; e peggio non può avere. Drittamente quest'anima piglia sé medesima, e mettesi in mano de' nemici suoi. Or non voglio così, dilettissima figliuola e figliuolo Gherardo; ma voglio che con una vera a santa sollicitudine spogliate il cuore e l'affetto di questo perverso amore, e vestitelo dell'amore di Cristo crocifisso con perfetta e ardentissima carità, stando sempre in dilezione e in amore col prossimo vostro. Questo amore pieno di letizia, di gaudio e d'ogni soavità, egli ingrassa, ed empie l'anima di virtù; ed apre l'occhio dell'intelletto, e fàlloragguardare, e ponere per obietto Cristo crocifisso, e l'amore ineffabile che egli ci ha. Così con amore s'empie d'amore; e séguita subito le vestigia di quello ch'egli ama; e perché ama Cristo, séguita le vestigie di Cristo, sempre dilettandosi delle virtù. E nelle fadighe si conforma con lui con pazienzia: nella prosperità, e diletti del mondo, stati e grandezze si conforma in dispiacimento; cioè che come Cristo spregiò e' diletti del mondo, così essa anima vestita d'amore li spregia con ogni santa a vera sollicitudine.


    Questo fa il divino e santo amore; questo è il vestimento nuziale, il quale ci conviene avere perché siamo invitati alle nozze della vita durabile. E però vi dissi cheio desideravo vedervi vestiti di vero e perfetto amore, acciocché pienamente possiate adempire la volontà di Dio, e 'l desiderio mio, che non cerca né vuole altro che la vostra santificazione.


    Bagnatevi del sangue di Cristo crocifisso. Nel sangue troverete il fuoco dell'amore; nel sangue si lavano le nostre iniquità. Questo fa il vicario di Cristo, quando assolve l'anima nostra, confessandoci noi: non fa altro, se non che getta il sangue di Cristo sopra il capo nostro. Dite a Gerardo, ché ora ch'è tempo accettabile, mentre che egli vive, che non dispregi questo sangue; però che non è sicuro quando debba morire, né quanta debba vivere. Rechisi a vomitare il fracidume de' peccati suoi per la bocca, confessandosi bene a diligentemente; ché in altro modo non potrebbe participare la divina Grazia.


    Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, figliuola e figliuolo miei, che non sia né amore di figliuoli, né amore proprio di voi, né diletto del mondo, che vi ritragga da questo, che per debito doverete fare. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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    CLVI - A Giovanni Perotti cuoiaio in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissimo a dilettissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù: Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel preziosa sangue suo; con desiderio di vedervi vero padre a nutricare, reggere e governare la famiglia vostra con Santo timore di Dio; che voi siate quell'arbolo fruttifero, che' l frutto che è uscito di voi,sia buono e virtuoso. Sapete, figliuolo mio, che prima che l'arbolo renda il frutto, egli debbe esser buono, e bene ordinato: così dico che l'anima vostra si debbe ordinare col Santo e vero timore ed amore di Dio.


    E se dicessimo: «io non mi so ordinare»; ecco il Verbo del Figliuolo di Dio, che s'è fatto a noi guida. E così disse egli: «Io sono Via, Verità, e Vita». Chi terrà per questa via, non potrà errare; ma egli producerà frutto di vita. Questo frutto si notricherà il figliuolo dell'anima vostra; e eziandio e' figliuoli naturali riceveranno dell'odore e della sustanzia di questo frutto. Che via ha fatto questo dolce maestro, Agnello immacolato? Ha fatto la via della profonda e vera umiltà: ché, essendo Dio, s'è umiliato agli uomini. La via sua sono obbrobrii, strazi a rimprovèrii, pene a fadighe, fino all'obbrobriosa morte della croce. Spregiando ogni diletto a delizie, sempre volle tenere per la via più umile e dispetta che trovasse. E che frutto produsse poich'ebbe fatta la via a noi? Che chiunque vuole, la può seguitare. Udistilo in sul legno della santissima croce, se fu mai un frutto di pazienzia simile al suo; ché, gridando e' Giudei crucifige, egli grida: «Padre, perdona a loro, che non sanno che si fare». O smisurata bontà di Dio! che non tanto che perdoni, ma egli gli scusa dinanzi al Padre. Egli è uno Agnello mansueto, che non è udito il grido suo per veruna mormorazione. Egli ha prodotto a noi il frutto della carità; perocché l'amore ineffabile che Dio ebbe all'uomo, il tenne confitto e chiavellato in croce. Non sarebbero stati né chiovi né croce che l'avessero tenuto se non fosse il legame della carità. Egli fu obediente al Padre suo; non ragguardando a sé, ma solo all'onore del Padre, e alla salute nostra.


    Or questa è la via, figliuolo mio dolce, ch'io voglio che teniate, acciò che siate vero padre, a nutricare l'anima vostra, e' figlioli che Dio v'ha dati, crescendo sempre di virtù in virtù. E sappiate che per neuno modo possiamo avere per noi medlesimi questi frutti delle virtù, perocché siamo arboli salvatichi, se noi non facessimo uno innesto, per amore a desiderio di Dio, in su questo dolce arbolo, Cristo crocifisso. Però che, vedendoci tanto amare da lui, che ha data la vita per noi, non ci potremo tenere che noi non siamo fatti una cosa con lui. Allora l'anima inebriata d'amore non vuole tenere per altra via che' l maestro suo; ogni diletto e consolazione del mondo fugge, perché esso le fuggì; e ama ciò che Dio ama, e odia ciò che Dio odia: ama la virtù, e odia il vizio; e innanzi elegge la morte che offendere il suo Creatore. E non sosterrà, che e' suoi figliuoli, e la famiglia sua l'offenda; anco, li correggerà, come vero padre; e giusta il suo potere vorrà che tengano le vestigia sue. Or di questo vi prego che siate sollecito. Confortate e benedicete tutta la famiglia, e molto mi raccomandate alla madre e alla donna vostra; e singolarmente benedicete la mia figliuola, quella che io desidero, che sia sposa di Cristo, econsecrata a lui. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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    CLVII - A' Vanni ed a Francesco, figliuoli di Niccolo de' Buonconti da Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissimi e carissimi fratelli in Cristo Gesù, ioCatarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo e confortovi nel prezioso sangue del figliuolo suo; con desiderio di vedervi veri figli, e che sempre viviate nel veroe santo timore di Dio, sì e per siffatto modo, che voi none spreziate il sangue di Cristo; anco, vi venga in tedio ein abominazione il fracidume del peccato mortale, il quale fu cagione della morte del Figliuolo di Dio. Bene è dunque degno di reprensione colui che dà il corpo suo a tanta iniquità ed immondizia. E considerando la perfetta unione che Dio fece nell'uomo! Non voglio dunque, fratelli miei carissimi, che questo sia in voi.


    E specialmente tu, Vanni, voglio che tu tenga un altro modo di vivere, che tu non hai fatto per lo tempo passato; recandoti dinanzi agli occhi l'anima tua, e la brevità del tempo; pensando che dèi morire, e non sai quando. Oh quanto sarebbe cosa oscura, che la morte ti trovasse in peccato mortale; e per una trista dilettazione perdessimo tanto bene e diletto, quanto egli è aver Dio per grazia nell'anima sua, e poi nell'ultimo avere la vita durabile, la quale non debbe mai avere fine! E vedete che io v'invito tutti e tre a fare sacrificio de' corpi vostri, e a disponervi a morire per Cristo crocifisso, se bisogno sarà. E in questo mezzo, prima che venga il tempo, voglio che siate con una virtù santa, e con la confessione spessendo; dilettandovi sempre d'udire la parola di Dio. Perocché, come il corpo non può stare senza 'l cibo, così l'anima non può stare senza 'l cibo della parola di Dio, cioè senza la confessione. Guardatevi dalle perverse compagnie: perocché molto impedirebbero il santo proponimento. Non dico più. Carissimi a dolcissimi fratelli in Cristo Gesù, permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù. Gesù. Gesù.


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    CLVIII - A prete Nino da Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissimo padre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnato e annegato nel sangue di Cristo crocifisso, e nascosto nel costato suo. Però che nel sangue troverete il fuoco (perocché per amore fu sparto) e nel costato troverete l'amore corale: però che tutte l'operazioni che Cristo adopera in noi, le mostra fatte con tanto corale amore. Allora l'anima vostra s'accenderà a un fuoco di santo desiderio. II quale desiderio è un affetto d'amore: non ne invecchia mai, ma sempre ringiovenisce, l'anima che se ne veste, e rinfrescala in virtù, e fortificala e illuminala, e uniscela col suo Creatore. Perocché in questo oggetto di Cristo crocifisso trova il Padre, e participa dellapotenzia sua; trova la sapienzia dell'unigenito Figliuolo di Dio, il quale gl'illumina lo intelletto; gusta e vede laclemenzia dello Spirito Santo trovando l'affetto e l'amore con che Cristo ha donato a noi il beneficio della sua passione, facendoci bagno di sangue, dove sono lavate le nostre iniquitadi; del costato suo ci ha fatto abitazione erecettacolo, dove l'anima si riposa, e trova e gusta Dio-ed-Uomo.


    Or questo voglio che noi facciamo, carissimo padre; sicché l'occhio dell'intelletto nostro non si serri mai, masempre vegga e ragguardi quanto egli è amato da Dio; il quale amore ci ha manifestato per mezzo del Figliuolo suo. La volontà sempre ami e non cessi mai, né allenti l'amore verso del suo Creatore, né per diletto né per pena né per veruna altra cosa che ci fusse fatta o detta: ma se tutte le altre operazioni ed esercizi corporali venisseromeno, questo non debbe mancare. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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    CLIX - A frate Ranieri, in Cristo, di Santa Catarina de' frati predicatori in Pisa


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, reverendo padre in Cristo Gesù, per reverenzia di quello dolcissimo sacramento, io Catarina serva e schiava de' servi di Dio, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero cavaliere e combattitore contra ogni vizio e tentazione, per Cristo crocifisso, con una santa e vera perseveranzia. Perocché la perseveranzia è quella che è coronata. Sapete che con la perseveranzia e con la battaglia si riceve vittoria. Noi siamo in questa vita posti come in uno cameo di battaglia, e dobbiamo combattere virilmente, e non schifare i colpi, né vollere il capo addietro; ma ragguardare il nostro capitano Cristo crocifisso, che sempre perseverò, e non lassò per detto de' Giudei, quando dicevano: «discendi della croce»; né per dimonio, né per nostra ingratitudine. Ma persevera, e non lassa però di compiere l'obedienzia del Padre, e la salute nostra, infino all'ultimo, che torna al Padre eterno con la vittoria, ch'egli ha avuta, d'aver tratta l'umana generazione dalla tenebra, e rendutagli la luce della Grazia, vincendo il dimonio e il mondo con tutte le delizie sue. E n'è rimaso morto. Questo Agnello ha dato la morte a sé per rendere la vita a noi: colla morte sua distrusse la morte nostra. Il sangue e la perseveranzia di questo capitano ci debbe fare inanimare a ogni battaglia, portando gene, strazio, rimprovèrio, e villania per lo suo amore: avere povertà volontaria, umiliazione di cuore, obedienzia compiuta e perfetta. A questo modo, quando sarà distrutta la nuvila del corpo suo, tornerà colla vittoria alla città di vita eterna: arà sconfitto ildimonio, il mondo e la carne, che sono tre perversi nemici.


    E singolarmente la carne, che sempre ci stimola, e impugna contro lo spirito, conviencela domare e macerare col digiuno, vigilie e orazioni; e le cogitazioni che vengono, cacciarle colle continue e sante imaginazioni, imaginando e cogitando quanto è il fuoco dell'ardentissima carità; quanto è il fuoco dell'ardentissima carità: quanto egli ha fatto per noi per grazia e non per debito. Ché il Padre ci ha dato il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo; e il Figliuolo ha dato la vita: che per amore ha svenato ed aperto il corpo suo, che da ogni parte versa sangue. Egli ha lavate le macchie delle nostre iniquità, di sangue. Quando l'anima ragguarda tanto amore, consumasi per amore; e non gli pare poter fare tanto, né potrebbe, se desse il corpo suo ad ogni pena e tormento. Non gli pare potere, né può, satisfare a tanto amore e a tanti benefizi, quanto riceve dal suo Creatore. Egli è il dolce Dio nostro, che ci amò senza essere amato. Or con questo modo caccerete le cogitazioni del dimonio.


    Ma voi mi potreste dire: «poiché tu vuoi ch'io sia cavaliere virile; e io sono nel campo della battaglia, combattuto da molti nemici; arme mi conviene avere. Dimmi che arme io prenda». Rispondovi ch'io non voglio che siate disarmato; ma voglio che abbiate farme di Pauluccio, che fu uomo come voi; cioè la corazza della vera a profonda umiltà la sopraveste della ardentissima sua carità. Che, come la corazza è unita colla sopraveste, e lasopraveste colla corazza; così l'umiltà è balia e nutrice della carità e la carità nutrica l'umiltà. Questa è l'arme che io vi do: perocché ella riceve i colpi, che assai può gittare il dimonio, il mondo, e la carne (saette tanto avvelenate) che ce ne coglia neuna; perocché l'anima innamorata di Cristo crocifisso non riceve in sé saetta di peccato mortale, cioè per consentimento di volontà. Egli è di tanta fortezza, che né dimonio né creatura il può costringere più che si voglia. Anco vi conviene avere in mano il coltello per difendervi da' nemici vostri: e abbia due tagli; un taglio di odio dispiacimento di voi medesimi, e del tempo passato spesso speso con poca sollicitudine di virtù, e con molta miseria e iniquità, e ofese del nostro Salvatore. Dobbiamo odiare questa ofesa, e noi medesimi che abbiamo offeso; perocché la persona che ha conceputo uno odio, vuole fare vendetta della vita passata, e sostenere ogni pena per amore di Cristo a scontamento de' peccati suoi vendicando la superbia coll'umiltà, la cupidità e avarizia con la larghezza e carità, la libertà delle proprie sue volontà coll'obedienzia.Queste sono le sante vendette che noi dobbiamo fare quando portiamo questo coltello dell'odio e dell'amore.


    Ma io godo ed esulto delle gloriose novelle ch'io ho udite di voi; che mi pare che abbiate fatta la vendetta della libertà, essendo andato al giogo dell'obedienzia santa. Non potevate fare meglio, Che d'avere renunziato al mondo e a' diletti a delizie sue, e alla propria volontà. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso, che virilmente con una santa perseveranza siate in questo campo della battaglia, e non volliate mai il capo addietro a schifare niuno colpo di molestia e tentazione; ma fermo armato, dell'arme detta: coll'arme sostenete e riparate a' colpi che vengono: col coltello di due tagli di odio e d'amore e vi difenderete da' vostri nemici.


    L'arbore della croce voglio che sia piantato nel cuore e nell'anima vostra. Conformatevi con Cristo crocifisso: nascondetevi nelle piaghe di Cristo crocifisso; bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; inebriatevi e vestitevi di Cristo crocifisso; come dice Paolo, gloriatevi nella croce di Cristo crocifisso satollatevi d'obbrobri, di vergogne e di vituperii, sostenendo per amore di Cristo crocifisso. Conficcatevi il cuore e l'affetto in croce con Cristo; perocché la croce n'è fatta nave, e porto, che vi conduce a porto di salute: i chiovi vi sono fatti chiave per aprire ilreame del cielo. Orsù, padre a fratello carissimo, non dormite più nel letto della negligenzia; ma come cavaliere virile e non timoroso, combattete contra ogni avversario: ché Dio vi darà la plenitudine della Grazia; sicché, consumata la vita vostra, dopo le fadighe giugnerete al riposo, e a vedere la somma eterna bellezza e visione di Dio, dove l'anima si quieta e riposa, finita ogni pena e male; riceve ogni bene, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Finite la vita vostra in croce. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


     


     


    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 1/7/2020 11:33 AM

    CLX  (160)- A Giovanni Perotti cuoiaio da Lucca, e a monna Lippa sua donna


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Dilettissimo e carissimo figliuolo in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedere in voi adempiuta quella parola del dolce Apostolo Paolo quando diceva: Induimini Dominum nostrum Jesum Christum. Cioè spogliatevi dell'uomo vecchio e vestitevi dell'uomo nuovo, cioè di Cristo crocifisso, il quale è quello vero vestimento che ricuopre la nudità dell'uomo, e vestelo di virtù. Oh inestimabile e diletta Carità, che s'è fatto nostro vestimento, poiché per lo peccato perdemmo la vita della Grazia! Venne come innamorato, costretto dal fuoco della divina carità. Avendo noi perduto il detto vestimento della Grazia, il caldo della divina carità; esso, come fuoco, ci tolsela freddezza, vestendosi della nostra umanità. Allora riavemmo il vestimento della Grazia, la quale non ci può essere tolta né per dimonia né per creature, se noi medesimi non vogliamo. Adunque vi prego fratello, e suoro mia carissimi, che siate solleciti di prendere questo santoe dolce vestimento; non commettendo negligenzia, acciò che non vi sia detta quella parola di rimprovèrio: «Maledetto sia to che ti lasciasti morir di freddo a di fame!». Poiché Cristo è tuo vestimento ed èttisi dato in cibo. oimé! or quale sarebbe quel cuore tanto indurato e ostinato che non si levasse a spogliarsi d'ogni ignoranzia e negligenzia, e vestirsi di questo dolce vestimento, il quale dà vita a coloro che sono morti? O quanto sarà dolce e beata l'anima nostra quando verrà il tempo nostro, che saremo richiesti dalla prime dolceVerità nel tempo dolce della morte, dove l'anima gode ed esulta quando si vede vestita del vestimento della divina Grazia! Il quale è uno vestimento, che le dimonia non posson contro di lui: perocché la Grazia fortifica e tolle ogni debilezza; solo il peccato è quella cosa che indebilisce l'anima. O quanto è pericoloso e perverso il vestimento del peccato! Ben è da fuggirlo con odio e dispiacimento: poiché tanto c'è nocivo, e spiacevole e abominevole a Dio.


    Con ardore e infiammato desiderio vi levate a stringere e vestirvi di questo dolce vestimento nuziale della divina carità; il quale l'anima si mette per non esser cacciata dalle nozze della vita durabile, alle quali Dio c'invitò einvita in sul legno della santissima croce. Prego la somma eterna Verità che vi faccia sì andare virilmente che giugniate al termine e fine per lo quale voi foste creati. Esiccome per carità e per amore vestiste il bambino di drappo; così vesta egli voi di sé medesimo, uomo nuovo, Cristo crocifisso. Ringraziovi molto. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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    CLXI - A monna Nella, donna che fu di Niccolò de' Buonconti da Pisa; e a monna Catarina, donna di Gherardo di Niccolò predetto


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissima madre monna Nella, e carissima figliuola Catarina in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, vi conforto e benedico nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi unite e legate col vincolo della carità, il quale tenne confitto e chiavellatoil Figliuolo di Dio in croce. Oh inestimabile e dolcissima carità, quanto è forte questo legame che tiene Dio-e-Uomo piagato e lacerato in sul legno della croce! Ine portò egli e' pesi delle nostre iniquitadi; ine si fabricarono come ancudine sotto il martello; e così è fabricata l'anima nelle pene di Cristo per mezzo del fuoco della sua carità. O unione dolce e perfetta, la quale tu, Dio, hai fatto con l'uomo!


    Voglio dunque, che vi leviate con perfetta sollecitudine; e fate una unione, che non sia né dimonio né creatura che vi possa separare. Perocché questa è quell'unione e quello comandamento il quale Iddio ci lassò, perché non aveva più cara cosa che dare. Or ècci più cara cosa che avere Dio, e stare in questa perfetta unione della carità di Dio? Perocché Dio è carità; e chi sta in carità, stain Dio, e Dio in lui. Così dice la prima Verità: «Chi osserverà la mia parola, io starò in lui, e egli in me; e manifesterò me medesimo a lui». O dolcissimo amore, or che siamo noi, che tu manifesterai te medesimo all'uomo? Che manifestazione è questa che tu fai all'anima? non è altro se non un ineffabile amore; il quale è una madre, che concepe l'odore della Virtù. E siccome la madre nutrica al petto e' figliuoli suoi, così la madre della Caritànutrica e' figliuoli suoi delle virtù; e riporta el frutto nella vita durabile.


    Adunque con perfettissima sollecitudine vi levate suso, dolcissima madre e figliuola, a seguitare le virtù; e riposatevi a questo glorioso petto della carità. E se mi diceste: «in che modo posso trovare questa gloriosa madre?» dicovelo: in su l'arbore della venerabile e santissima croce, dove fu innestato il Verbo incarnato del Figliuolo di Dio, sparto con tanto fuoco d'amore. E vollendo l'occhio dello intendimento vostro inverso la divina Carità, che continuamente si riposa verso di voi; non si potrà tenere il cuore che non ami, quando si vedrà tanto amare. Onde, amando, séguita un odio e dispiacimento di voi medesima, e dispiacimento del mondo; e per quale spregerete le delizie e gli onori, e abbracceretele ingiurie e le vergogne; e agevolissimamente porterete, ragguardando le ingiurie, e li scherni del vostro Creatore. Oh quanto è ignorante e villano quello cuore che vuole tenere per altra via che tenesse il Maestro suo! Conciosiacosaché, chi vuole la vita durabile, gli conviene seguitare le vestigie sue. Così disse egli: «lo son via,verità, e vita. Chi va per me, non va per le tenebre, ma giugne alla luce». E in uno altro luogo dice: «Neuno può andare al Padre, se non per me».


    Adunque, poiché noi vediamo tanto amore fondato nell'anima nostra, e la necessità ci stringe a levare l'affetto e il desiderio nostro dal secolo, il quale è pieno di tenebre e d'amaritudine, e senza alcuna fermezza e stabilità, e neuna conformità ha con Cristo crocifisso (poiché Cristo è vita, e egli è morte); virilmente ci leviamo, carissima madre e figliuola; e abbandonate la pompa e la vanità del secolo, sì che in questo punto del tempo, dolendoci del tempo perduto, il vogliate restituire nel tempo presente che avete. E pensate che' l tempo ci sarà richiesto nell'ultima estremità della morte. Oh quanta confusione sarà a colui che negligentemente e iniquamente avrà speso il tempo suo! Non voglio dunque che aspettiamo questa confusione; ma che viviamo con tanta virtù, che, consumata la vita, noi ci troviamo col fuoco della virtù, con la madre dolce della Carità, in quella città vera di Jerusalem, e ine ci riposiamo in quella visione della pace, dove è vita senza morte, luce senza tenebre, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Oh quanto è benigno e dolce to Dio nostro, che, per lassare le cose finite, ci dona le cose infinite! Non più dunque negligenzia né ingratitudine; ma seguitiamo le vestigie di Cristo crocifisso. Amatevi, amatevi insieme, dilettissima madre e suoro. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Laudato sia Gesù Cristo. Gesù dolce, Gesù amore.


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    CLXII - A monna Franceschina, e a monna Caterina, e a due altre compagne spirituali in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissime e carissime figliuole e suoro mie in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo e confortovi tutte nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vere figliuole e spose consecrate allo Sposo eterno, il quale con tanto fuoco di carità ha dato la vita per noi. Così dunque fate: e virilmente e con ardentissimo desiderio seguitate il gonfalone della santissima croce; cioè seguitate le vestigie sue per via di pene, e di cruciati e amorosi desiderii. Però che il figliuolo si debbe sempre dilettare di seguitare il padre, e la sposa lo sposo suo: onde se egli ha pena,egli si conforma con lui in pena: e se egli ha diletto, eglisi conforma in diletto. Siccome disse lo apostolo innamorato di Paolo, di sé medesimo: «Io godo con coloro che godono, e piango con coloro che piangono». Questo fa l'anima che sta in perfetta carità: e facendo così, s'adempie in lei la parola d'esso apostolo Paolo: cioè chi participa la tribulazione (cioè la croce di Cristo) si participerà le consolazioni, cioè sarà in gloria con Cristo. Ragionevolmente Dio darà loro la eredità sua, perché per amore hanno lassata la eredità e la sollecitudine del mondo, lassato il diletto e le consolazioni mondane; e seguitando la croce di Cristo crocifisso, hanno abbracciate pene e obbrobrii e vituperii per l'amore suo.


    Or questo dunque è quello fuoco, carissime mie figliuole, a cui l'anima debbe andare per infiammati e amorosi desiderii; ed in altro non si debbe dilettare: perocché ogni altra via è oscura e tenebrosa a noi, e conduce l'anima in morte eternale. Non siate dunque negligenti, ma sollecite, in queste dolcee dritta via, Cristo Gesù. Così diss'egli «Io son via, verità e vita. Chi va perme, va per la luce e non per la tenebra; e perviene alla vera vita; la quale non gli sarà tolta in eterno». Non caggia ignoranzia né amore proprio in voi, perocché egli è quella cagione che non lassa correre l'anima; ma rimane legata tra via, e sempre si volle indietro a mirare l'arato.Ma la vera sposa e figliuola ch'è sollicita, non si volle mai indietro, ma sempre corre innanzi, coll'olio della vera umiltà e col fuoco dell'ardentissima carità. Questo è sempre il suo studio; e con questo si rappresenta e sempre serve il suo dolcissimo Salvatore.


    Pregovi dunque per l'amore di Cristo crocifisso che, poi che' l nostro dolce e buono Gesù è tanto cortese e largo, noi non c'indugiamo più, ma rechianci per le mani la brevità del tempo nostro, e ricoveriamo con dolore e amaritudine santa il tempo perduto e speso con poca sollecitudine; e in questo modo acquisteremo il tempo passato.


    Non dico più. Prego la prima Verità che vi cresca di virtù in virtù, infino che giugniate a quello termine dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia senza tristizia; dov'è ogni bene senza alcuno male. La pace di Dio sia sempre nell'anime vostre. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Gesù.


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    CLXIII - A monna Franceschina in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A Voi, dilettissima e carissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e confortovi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vera serva e figliuola del dolce e buono Gesù, bagnata e vestita del sangue del Figliuolo di Dio, acciò che ogni vestimento d'amore proprio sia partito da voi e ogni negligenzia e ignoranza. Onde io voglio che seguitiate quella dolce e innamorata di Maddalena, la quale non si staccò mai dall'arbore della croce santissima; ma con perseveranzia ella s'inebriava e bagnava del sangue del Figliuolo di Dio; e tanto s'empi la memoria e' l cuore a lo intendimento, che mai non si potè vollere ad amare altra cosa che Cristo Gesù. Così voglio che facciate voi, infino all'ultimo della vita vostra crescendo di virtù in virtù, e non restandosi in perseverare le giornate, come vero pellegrino non vollendosi a dietro per neuna stanchezza. E non vi ponete a sedere per negligenzia; ma voglio che pigliate il bastone della santissima croce dove sono piantate e fondate tutte le virtù; ragguardando l'Agnello svenato per noi con tanto ardentissimo fuoco che doverebbe ardere e consumare ogni freddezza e durezza di cuore o amore di sé medesimo, il quale fusse nell'anima.


    Oh come potrà fare la sposa che non séguiti le vestigie dello sposo suo, cioè con amore sostenere, e andare per la via delle pene, per qualunque modo Dio ce le concede? Or vi levate su con una pazienzia e vera umiltà, a seguitare l'Agnello mansueto, col cuore liberale largo e caritativo: e abbandonare voi per lui, imparando da esso Gesù che per darci la vita della Grazia, perdé l'amore del corpo suo. E in segno di larghezza egli aperse tutto sé medesimo; e poi che fu morto in segno d'amore, del costato suo fece bagno. Volete stare sicura? Or vi nascondete dentro da questo costato. E guardate che da questo cuore partito voi non siate trovata di fuori: benché se voi v'entraste, vi trovereste tanto dilettoe dolcezza, che non vi vorreste mai partire. Perocché ell'è una bottiga aperta, piena di spezieria, con abbondanza di misericordia; la quale misericordia dà Grazia; e conduce alla vita durabile, dove è vita senza morte, sazietà senza fastidio, fame senza pena, letizia perfetta e compiuta senza neuna amaritudine. Ine è saziato il gusto e l'appetito della creatura. O inestimabile e ineffabile carità, chi ti costrinse a darci questo vero bene? solo lo smisurato tuo amore, col quale tu creasti la tua creatura, non per debito che tu avessi, però che noi siamo obligati a te, non tu a noi.


    Ma pensate, dilettissima suoro in Cristo dolce Gesù, che l'anima non può venire a tanto bene di vedere Dio se prima in questa vita non s'ingegna di gustarlo per ardentissimo ed affocato amore, il quale amore inchiude e trae a sé tutte le virtù. Non manca virtù all'anima. che è ferita della saetta dlella divina carità; la quale carità s'acquista alla mensa della santissima croce, dove è l'Agnello immacolato che è mensa, cibo e servitore.


    Or come si potrebbe tenere l'anima che non amasse il dolce suo Salvatore, vedendosi tanto amare da lui? Usanza e consuetudine è dell'amore che sempre rende amore per amore; ed è trasformata la cosa che ama nell'amato. Così l'anima sposa di Cristo, che si vede amare da lui, dimostri ehe gli voglia rendere cambio, rendendogli amore; cioè che per amore voglia portare pene e obbrobri per lui: e così si trasforma e diventa una cosa con lui per amore e per desiderio: e ama ciò che Dio ama, e odia ciò che Dio odia, perché vede che il dolce Gesù sommamente si dilettò di portare la croce delle molte fadighe per amore dell'onore del Padre e della nostra salute, come mangiatore e gustatore delle anime. E a questo modo cel conviene gustare a noi, e conformarci con lui.


    Or corriamo, e non dormiamo più nel letto della negligenzia, ad andare a questo vero bene. Altro non dico. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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    CLXIV - A monna Mellina, donna di Bartolomeo Balbani in Lucca


    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A te, figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo e conforto nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti unita e trasformata nel fuoco della divina carità, sì e per siffatto modo, che non sia creatura né neuna altra cosa che da essa carità ti parta. Sai, diletta e cara figliuola mia, che avolere unire due cose insieme, non conviene che vi sia mezzo: che se mezzo v'è, non può essere perfetta unione. Or così ti pensa che Dio vuole l'anima senza mezzo d'amore proprio di sé, o di creatura; perocché Dio ama noi senza veruno mezzo, largo e liberale per grazia, e non per debito, amando senz'essere amato. Di questo amore non può amare l'uomo; però ch'egli è sempre tenuto d'amare di debito, participando 3 ricevendo sempre e' beneficii di Dio e la bontà sua in lui. Doviamolo amare dunque del secondo amore; e questo sia sì netto e libero, che neuna cosa ami fuore di Dio, né creatura né cosa creata, né spiritualmente né temporalmente.


    E se mi dici: «Come posso avere questo amore?» dicoti, figliuola, che noi nol possiamo avere né trarre altroche dalla fonte della prima Verità. A questa fonte troverai la dignità e bellezza dell'anima tua; vedrai il Verbo, Agnello svenato, che ti s'è dato in cibo e in prezzo, mosso solo dal fuoco della sua carità, non per servizio che avesse ricevuto dall'uomo; ché non aveva avuto altro che offesa. Dico dunque che l'anima, ragguardando in questa fonte, assetata e affamata della virtù, bee subito, nonvedendo né amando sé per sé, né neuna cosa per sé: ma ogni cosa vede nella fonte della bontà di Dio, e per lui ama ciò che ama, e senza lui nulla.


    Or come potrebbe allora l'anima che ha veduta tanta smisurata bontà di Dio, tenersi che non amasse? A questo parve che le dolceprima Verità c'invitasse, quando gridò nel tempio con ardore di cuore, dicendo: «Chi ha sete, venga a me, e beia; ché son fonte d'acqua viva». Vedi dunque, figliuola, che gli assetati sono invitati. Non dice: chi non ha sete, ma, chi ha sete. Richiede dunque Dio, che noi portiamo il vasello del libero arbitrio con sete, e volontà d'amare. Andiamo dunque alla fonte delle dolcebontà di Dio, come detto è. In questa fonte troveremo cognoscimento di noi e di Dio; nel quale attuffando l'uomo il vasello suo, ne trarrà l'acqua della divina Grazia, la quale è sufficiente a dargli la vita durabile.


    Ma pensa che per la via non potremmo andare col mezzo del peso. E però non voglio, che tu ti vesta d'amore di me né di neuna creatura se non di Dio. Questo ti dico, perché ho udito, secondo che mi scrivi, della pena che sostenesti della mia partita. Onde io voglio che impari dalla prima dolce Verità, che non lasciò, per tenerezza di madre né per neuno de' discepoli suoi, che non corresse come innamorato alla obbrobriosa morte della croce, lasciando Maria e' discepoli suoi. E nondimeno gli amava smisuratamente; ma per più onore di Dio e salute della creatura si partivano l'una dall'altro, perché non attendevano a loro medesimi; rifiutavano le consolazioni proprie per lode e gloria di Dio, sì come mangiatori e gustatori dell'anime. Debbi credere, che al tempo ch'egli erano tanto tribolati, sarebbono stati volentieri con Maria, ché sommamente l'amavano; e nondimeno tutti si partono. perché non amano loro per loro, né il prossimo per loro, né Dio per loro; ma amavanlo perché era degno d'amore, sommamente buono; e ogni cosa, e' l prossimo loro, amavano in Dio.


    Or a questo modo tu e l'altre voglio che amiate: ragguardate solo in dare l'onore a Dio, e dare la fadiga al prossimo vostro. ché, perch'egli vi paia alcuna malagevolezza di vedere partite quella cosa che altri ama, non dimeno ella si piglia senza tedio s'egli è vero amore, fondato solo nell'onore di Dio, e ragguarda più alla salute dell'anima che a sé medesimo. Fate, fate che io non vi vegga più in pena; però che questo sarebbe un mezzo che non vi lascerebbe vivere né conformare con Cristo crocifisso: considerando me, che Dio, come egli s'è dato libero, così richiede noi.


    E però ti dissi che io volevo che tu e l'altre figliuole mie fuste unite e trasformate in Dio per amore, traendone ogni mezzo che l'avesse a impedire, ma solo col mezzo della divina carità; però che è quello dolce e glorioso mezzo, che non divide mai, ma unisce. E veramente pare che faccia come il maestro che edifica il muro, che rauna molte pietre e combaciale insieme, e insiememente è chiamato pietra e muro: e questo ha fatto col mezzo della calcina; però che se non avesse posto il mezzo, sarebbero cadute, partite, e rotte più che mai. Or così ti pensa che l'anima nostra debba raunare tutte le creature, ed unirsi con loro per amore e desiderio della salute loro, sì che sieno partecipi del sangue dell'Agnello. Allora si conserva questo muro, perché sono molte creature e sono una. A questo parbe che c'invitasse Santo Paolo, quando disse che molti corrono al patio, e uno è quello che l'ha, cioè colui che ha preso questo mezzo della divina carità.


    Ma tu potresti dire a me, come dissero e' discepoli a Cristo, quando disse: «Un poco starete, e non mi vederete; e uno poco, e voi mi vederete». Onde essi dicevano allora fra loro: «Che farà costui? che dice egli? un poco, e voi mi vederete; e un poco, e voi non mi vederete». Così potreste dire voi: «Tu ci dici che Dio non vuol mezzo; e ora dici che noi poniamo il mezzo». Rispondoti, e così ti dico, che tu vada col mezzo del fuoco della divina Carità, il quale è quello mezzo che non è mezzo, ma fassi una cosa con lui, sì come il legno che si mette nel fuoco. Dirai tu allora, che il legno sia legno ? no: anco, è fatto una cosa col fuoco. Ma se mettessi il mezzo dell'amore proprio di voi medesimi, questo sarebbe quello mezzo che vi tollerebbe Dio: e nondimeno è non cavelle però che' l peccato è nulla, e in altro non sono fondati e' peccati, se non nell'amore proprio e' piaceri e'diletti fuora di Dio. Ché, come dalla Carità procede e dà vita ogni virtù; così da questo procede ogni vizio, e dà morte, e consuma ogni virtù nell'anima. E però ti dissi, che Dio non vuole mezzo: e ogni amore che non è fondato nel vero mezzo, non dura.


    Correte, dilette figliuole mie; e non dormiamo più. Ho avuta compassione alle vostre pene; e però vi do questo rimedio, che voi amiate Dio senza mezzo. E se volete il mezzo di me misera miserabile, vogliovi insegnare dove voi mi troviate. Acciocché non vi partiate da questo vero amore, andatevene a quella dolcissima e venerabile croce con quella dolce innamorata Maddalena: ine troverete l'Agnello e me, dove si potranno pascere e notricare e adempiere e' vostri desiderii. Ora a questo modo voglio che voi cerchiate me e ogni cosa creata: questo sia il gonfalone e refrigerio vostro. E non pensate, perché il corpo sia dilungi da voi, che sia dilungato l'affetto e la sollecitudine della salute vostra: anco, è piùfuora della presenzia corporale che nella presenzia. Non sapete che e' Discepoli santi ebbero più dopo la partita del Maestro, cognoscimento e sentimento a di lui, che prima? Perocché tanto si dilettavano dell'umanità, che non cercavano più oltre. Ma poi che la presenzia fu partita, essi si diero a cognoscere e intendere la bontà sua. Però disse la prima Verità: «Egli è bisogno ch'io vada: altrimenti, il Paraclito non verrebbe a voi». Così dico io:egli era bisogno ch'io mi partissi da voi, acciò che vi deste a cercare Dio in verità e non con mezzo. Dicovi che n'averete meglio poi, che prima, entrando dentro di voi a pensare le parole e la dottrina che vi fu data: e a questomodo riceverete la plenitudine della Grazia, per essa grazia di Dio. Non scrivo più, perché non ho più tempo da scrivere.


    Mandola principalmente a te, Mellina, e poi a Catarina e a monna Chiara e a monna Bartolomea e a monna Lagina e a monna Colomba. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


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    [Edited by Caterina63 1/7/2020 11:35 AM]
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    00 5/3/2020 12:14 PM

    CLXV - A monna Bartolomea, donna di Salvatico da Lucca



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissima e carissima suoro in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi sempre pascere e nutricare al petto delle dolcemadre Carità: considerando me, che senza questo latte che ci dà questa gloriosa madre, neuno può avere vita. Ella è tanto dolce e tanto soave all'anima che la gusta, che ogni cosa amara in lei diventa dolce, e ogni grande peso leggero. Non me ne maraviglio se così è; perocché stando in questa carità e amore, si sta in Dio. Così dice Santo Giovanni; che Dio è carità; e chi sta in carità, sta in Dio, e Dioin lui. Dunque, avendo Dio, non può avere alcuna amaritudine; però che egli è sommo diletto, somma dolcezza e letizia.


    E questa è la ragione perché sempre e' servi di Dio godono: onde, se essi sono infermi, godono; o in fame o in sete, o poveri, o afflitti, o tribolati o perseguitati dallecreature; che se tutte le lingue loro tagliassero sopra il servo di Dio, non se ne cura, ma d'ogni cosa gode e esulta: perocché egli ha Dio che è ogni suo riposo; e ha gustato il latte della divina carità. E siccome il fanciullo trae a sé il latte per mezzo del petto della madre, così l'anima innamorata di Dio trae a sé per mezzo di Cristo crocifisso: seguitando sempre le vestigie sue, volendolo seguitare per la via degli obbrobrii, delle pene e delle ingiurie; e in altro non si vuole dilettare se non in Cristo crocifisso, e fugge di gloriarsi in altro che nella croce. Questi cotali dicono con santo Paolo: «a Io mi glorio nelle tribulazioni per amore del mio signore Gesù Cristo, per cui il mondo m'è crocifisso, e io a lui». Allora l'anima s'abbraccia al legno della santissima croce e volle in su il volto del santo desiderio, e ragguarda al consumato ardentissimo amore, il quale gli ha portato il corpo suo che da ogni parte versa sangue per amore. Adunque non mi maraviglio se l'anima allora è paziente nelle tribolazioni; perocché per amore e con libera volontà ha rifiutate le consolazioni del mondo, e ha fatta grande amistà con le fadighe e con le persecuzioni: però che ha veduto che questo fu il vestimento del Figliuolo di Dio, il quale egli elesse per lo più prezioso e glorioso vestimento che trovare si potesse. Questa è quelle dolcemargarita che dice il nostro dolce Salvatore che l'uomo poiché l'ha trovata, vende ciò ch'egli ha per comprarla.


    Quale è questa cosa che è nostra, che c'è data da Dio, che né demonio né creatura ce la può tollere? é la volontà. A cui venderemo questo tesoro di questa volontà? a Cristo crocifisso. Cioè, che volontariamente a con buona pazienzia renunceremo alla nostra perversa volontà; la quale quando è posta in Dio, è uno tesoro. E con questo tesoro compriamo la margarita delle tribolazioni, traendone il frutto con la virtù della pazienzia, ilquale mangiamo alla mensa della vita durabile.


    Ora a questo cibo, mensa e latte v'invito figliuola mia dolcissima; e pregovi che ne siate sollicita di prenderlo. Levatevi dal sonno della negligenzia, poiché non voglio che siate trovata a dormire quando sarete richiesta dalla prima Verità. O dolce e soave richiedimento, il quale tolli la gravezza del corpo nostro che è quello mezzo perverso che sempre ha ribellato al suo Creatore con diletti e piacimenti disordinati, facendosene per disordinato amore uno nostro Dio! Era tanto abbondante la cecità nostra, che non ragguardavamo, non essere; ma come superbi credevamo passare per la porta stretta col peso dell'affettuoso perverso amore del mondo; il quale è la morte dell'anima nostra.


    Voglio dunque che ci leviamo il carico d'ogni vanità del mondo e amore proprio di sé medesima. Sai tu, perché dice che la porta è stretta, onde dobbiamo passare? perché dobbiamo ristringere l'amore e' desiderii nostri in ogni diletto e consolazione del mondo e trasformare sé medesimo nella dolce madre della Carità, come detto è. Dico che debbe chinare il capo, perché la porta è bassa; perocché portandolo alto, cel romperemmo. Vuolsi chinare per santa e vera umiltà, ragguardando che Dio è umiliato a noi. Debbiti tenere e voglio che ti tenga la piùvile di tutte l'altre. E guarda che tu non volla il capo indietro per neuna cosa che sia, né per illusione di demonio, né per parole che io udissi o dallo sposo tuo o da neuna altra creatura.


    Persevera virilmente nel santo proponimento cominciato. ché sai che dice Cristo: «Non vi vollete in dietro amirare l'arato». Perocché la perseveranzia è quella cosa che è coronata. Volliti con affettuoso amore, con quelle dolceinnamorata di Maddalena, abbracciando quella venerabile e dolce croce: ed ine troverai le dolci e reali virtù; perocché ine troviamo e Dio e uomo. Pensati che 'l fuoco della carità ha premuto quello venerabile e dolce corpo in tanto che d'ogni parte versa sangue con tanto amore e pazienzia santa, che il grido di questo Agnello non è udito per mormorazione. é umile e despetto e saziato d'obbrobri. Féndati il cuore e l'anima tua per caldo d'amore ... a questo petto della carità col mezzo della carne di Cristo crocifisso. In altro modo non potresti gustare né avere virtù; perché egli è la via ed è verità; e chi tiene per essa, non può essere ingannato.


    Fàtti ragione che tutto el mondo ti fusse contra; e tu con uno cuore virile e non vollere il capo in dietro; ma pàrati innanzi con lo scudo in mano a ricevere e' colpi. Sai che lo scudo ha tre canti: così ti conviene avere in tetre virtù. Odio e dispiacimento dell'offesa che hai fatta al tuo Creatore, singolarmente nel tempo passato, quando tu eri uno demonio; perocché seguitavi le vestigie sue. Dico che poi ti conviene avere l'amore ragguardando nella bontà di Dio che tanto t'ha amata non per debito ma per sola grazia, mosso solamente dall'amore ineffabile suo: e non ti trasse l'anima del corpo nel tempo che tu eri ribella a lui; ma hatti il dolce Gesù tratta dallemani del demonio e portata a Grazia. E dicoti che, subito che averai questo perfetto amore e odio, ti nascerà la terza, cioè una pazienzia: che non tanto che tu ti doglia di parole o d'ingiurie che ti fussero dette o fatte, o per veruna pena che sostenessi tu non ti muoverai per impazienzia, ma con letizia sosterrai, avendole in riverenzia, reputandoti indegna di tanta grazia. Non sarà veruno colpo né di demonio né di creatura, che, avendo questo scudo dell'odio e dell'amore e della vera pazienzia, che ti possa nuocere; perocché elle sono quelle tre colonne forti che conservano, e tolgono la debilezza dell'anima.


    Questo prese quelle dolce Maddalena per siffatto modo che ella non vedeva sé, ma con uno cuore reale si vestì di Cristo crocifisso; non si volle più né a stati né a grandezze né alle vanità sue: perduto ha ogni piacere e diletto del mondo. In lei non si trova altra sollecitudine né pensiero se non in che modo ella possa seguitare Cristo. E subito ch'ella ha posto l'affetto in lui, e cognosciuta sé medesima; ella l'abbraccia e prende la via della viltà, dispregia sé per Dio, perché vede che per altra via nol può seguitare né piacergli. Ella si fa ragione d'esserela più vile creatura che si truovi. Costei, come ebra, non si vede più sola che accompagnata: che se ella si fosse veduta, non sarebbe stata tra quella gente di soldati di Pilato; ma né andata e rimasa sola al monumento. L'amore non le faceva pensare: «Che parrà egli? sarà egli detto male di me, perché io son bella e di grande affare?» Non pensa qui; ma pure in che modo possa trovare e seguitare il maestro suo. Or questa è quella compagna la quale io ti do, e che io voglio che tu seguiti; perché ella seppe sì bene la via, ch'ella è fatta a noi maestra. Corri, figliuola e figliuole mie: non mi state più a dormire, ché'l tempo corre e non aspetta punto.


    Non voglio dire più. Confortate madonna Colomba; che io mando a lei come a voi e anco a monna Giovanna d'Azzolino. Benedimmi monna Mellina e Caterina e monna Lagina, e tutte l'altre figliuole in Cristo Gesù. Non si maraviglino e non piglino pena, perché io non abbia scritto a loro. Hone fatto uno corpo di tutte quante. Ho fatto questo perché piante novelle hanno bisogno di maggiore aiuto. Confortatevi in Cristo Gesù da parte di tutte. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXVI - A monna Colomba in Lucca

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, dilettissima suoro e figliuola in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedere che voi fuste uno campo fruttifero che faceste frutto, ricevendo il seme della parola di Dio, per voi e per altrui; essendo specchio di virtù voi vecchia oggi mai nel mondo, sciolta del legame del secolo, alle giovane, che anco sono legate nel mondo per li legami degli sposi loro.

    Oimé, oimé, io m'avveggio che noi siamo terra infruttifera, che lasciamo affogare il seme della parola di Dio dalle spine e pruni de' disordinati affetti a desiderii delmondo, andando per la via de' diletti e delizie sue, studiandoci di piacere più tosto alle creature che al Creatore. E anco è maggiore miseria, che non ci basta assai il nostro male; ché colà dove noi dobbiamo essere esempio di virtù e di onestà, noi ci poniamo in esempio di peccato e di vanità. E pare che, come il dimonio non volle cadere solo, ma volle la molta compagnia; così noi a quelle medesime vanità e diletti e piacimenti che sono in noi, a essi stessi invitiamo altrui. Dovete ritrarre voi(che nol richiede lo stato vostro) delle vane letizie e nozze del mondo, ed ingegnarvi di ritrarne coloro che vi volessero essere, per amore della virtù e salute vostra. E voi ne dite male, e invitate le giovane che per amore della virtù se ne vogliono ritrarre, a non andarvi, perché veggono che è offesa di Dio. Non mi maraviglio dunque se 'l frutto non apparisce, perocché 'l seme è affocato, come detto è.

    Forse che pigliereste alcuna scusa in dire: «Mi conviene pure condescendere a' parenti e agli amici, a fare questo; se non che si turberebbono a scandalizzerebbono contro di me». E così il timore e piacimento perverso ci tolle la vita, e spesse volte ci dà la morte; tolleci la perfezione alla quale Dio ci elegge e chiama. Non è accettata a Dio questa scusa; perocché non dobbiamo condescendere agli uomini in cosa che offenda Dio e l'anima nostra; né amarli né servirli dobbiamo se non in quelle cose che sono di Dio e secondo lo stato nostro.

    Oimé misera miserabile me! Sono stati o parenti o amici o neuna creatura che ci abbia ricomperate? No: solo Cristo crocifisso fu quello Agnello che coll'amore ineffabile svenò e aperse il corpo suo, dandoci sé in bagno e in medicina, e in cibo, e in vestimento, e in letto dove ci possiamo riposare. Non ragguardando ad amore proprio di sé né a diletto sensitivo, ma con pena, sostenendo obbrobrii e vituperii, avvilì sé medesimo, cercando l'onore del Padre e la salute nostra. Non si conviene che noi miseri miserabili teniamo per altra via che tenesse la prime dolceVerità.

    Sapete che nelle delizie e nei diletti non si trova Dio. Vediamo, che quando il nostro Salvatore si smarrì nel Tempio andando alla festa, Maria non lo potè trovare né tra gli amici né tra' parenti, ma trovollo nel Tempio che disputava con dottori: e questo fece per dare esempio a noi; perocché egli è nostra regola e via, la quale noi dobbiamo seguitare. Odi, che dice che si smarrì andando alla festa. Sappiate, dilettissima suoro: come detto è, Dio non si trova alle feste, né a balli o giuochi o nozze o delizie. Anco, andandovi, è strumento e cagione di perderlo, cadendo in molti peccati e difetti, e in molti piacimenti di disordinati detti . Poiché questa è la cagione che ci ha fatto smarrire Dio per Grazia; ècci modo a ritrovarlo? Sì: accompagnarci con Maria. E cerchianlo con lei, cioè coll'amaritudine, dolore e dispiacimento della colpa commessa contro 'l nostro Creatore per condescendere alla volontà delle creature. Convienci dunque andare al Tempio; ed ine si trova. Levisi il cuore, l'affetto 'l desiderio nostro con questa compagnia dell'amaritudine, e vada al tempio dell'anima sua, ed ine cognosca sé medesima. Allora cognoscendo, sé medesima non essere, cognoscerà la bontà di Dio in sé, ch'è colui ch'è. Allora si leverà la volontà con sollicitudine, ed amerà quello che Dio ama, e odierà ciò ch'egli odia. Allora riprenderà, stando a disputare in sé medesima, la memoria che ha ricevuto in sé, e' diletti, e' piaceri del mondo,e non ha ricevuto né riservato in sé le grazie e' doni ed e'grandi benefici di Dio, che ha dato sé medesimo a noi con tanto fuoco d'amore. Riprenderà l'intelletto, che s'è dato più tosto a intendere la volontà delle creature, a osservare e' pareri del mondo, che la volontà del suo Creatore; e però la volontà e l'amore sensitivo s'è vòlto ad amare e desiderare queste cose grosse sensitive, che passano come il vento. Non debbe fare così; ma debbe intendere e cognoscere la volontà di Dio, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione, e però ci ha datola vita.

    Non v'ha Dio sciolta dal mondo, perché voi siate affogata e annegata nel mondo coll'affetto e col disordinato desiderio. Or avete voi altro che un'anima? no. Che se ne aveste due, potreste l'una dare a Dio, e l'altra al mondo. né altro che uno corpo non avete; e questo d'ogni leggera cosa si stanca. Siatemi dispensatrice a' poveri delle vostre sostanzie temporali. Soggiogatevi al giogo della santa a vera obedienzia. Uccidete, uccidete la vostra volontà, acciò che non sia tanto legata ne' parenti, e mortificate il corpo vostro e nol vogliate tenere in tante delicatezze. Dispregiate voi medesima: non ragguardate né a gentilezza né a ricchezza; però che solo la virtù è quella cosa che ci fa gentili, e le ricchezze di questa vita sono pessima povertà, quando sono possedute con disordinato amore fuore di Dio. Recatevi alla memoria quello che ne dice il glorioso Jeronimo (che non pare che se ne possa saziare) vietando che le vedove non abbondino in delizie, e non portino la faccia pulita né e' gentili e delicati vestimenti. né le conversazioni loro debbono essere con giovane vane né dissolute, ma la loro conversazione debba essere in cella: e debbe fare come la tortora, che, poi ch'è morto il compagno suo, sempre piange, e stringesi in sé medesima, e non vuole altra compagnia. Restringetevi, carissima e dilettissima suora, con Cristo crocifisso; ine ponete l'affetto e 'l desiderio vostro, in seguitarlo per la via degli obbrobrii e della vera umiltà; e con mansuetudine, legandovi coll'Agnello col legame della carità.

    Questo desidera l'anima mia; si che voi siate vera figliuola e sposa consacrata a Cristo, e campo fruttifero e non sterile, pieno di dolci frutti delle reali virtù. Correte, correte; ché 'l tempo è breve, e il cammino è lungo. E se voi deste tutto l'avere del mondo, non v'aspetterebbe 'l tempo che non facesse il corso suo. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Perdonatemi se io ho dette troppe parole; ché l'amore e la sollecitudine ch'io ho della salute vostra me l'ha fatte dire. Sappiate che più tosto 'l farei, ch'io nol dico. Dio vi riempia della sua dolcissima grazia. Gesù dolce, Gesù amore.



    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    00 5/3/2020 12:17 PM

    CLXVII - A monna Nella, donna che fu di Niccolo Buonconti da Pisa



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    Carissima madre in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi bagnata per Santo desiderio nel sangue di Cristo crocifisso, nel qual sangue l'anima si purifica da ogni colpa di peccato, e trovavi il caldo della divina carità, vedendo che per amore fu sparto. Onde l'anima s'inebria d'amore, e sente l'odore della pazienzia: e per l'amore che ha trovato nel sangue si spoglia d'ogni amor pruprio di sé a porta con mansuetudine ogni avversità e tribulazione del mondo, trapassandole con vera pazienzia. E le prosperità e le delizie del mondo e gli stati e l'amore de' figliuoli, sì trapassa, con uno vero e Santo timore amandole come cosa prestata, e non come cosa sua. E così debbe fare ogni persona che ha in sé ragione.


    Facendo così, non offende Dio; e gusta l'arra di vita eterna in questa vita, con una carità fraterna col prossimo suo. E tutto questo trova l'anima nella memoria del sangue. E veramente così è: perocché, mentre che noi terremo a mente con ansietato desiderio il benefizio del sangue, saremo grati e cognoscenti a rendergli il debito dell'affetto della carità e delle vere a reali virtù. Ché peraltro non offende tanto la creatura, se non perché non ha la memoria del sangue e degli altri benefizi: e però non è grato; non si cura delle virtù.


    Adunque, carissima madre, poiché c'è di tanta necessità la memoria di questo sangue, stringetevi coll'umile e immacolato Agnello, bagnandovi nel sangue dolcissimo suo. Altro non vi dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXVIII - Agli anziani della città di Lucca

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, dilettissimi e carissimi fratelli in Cristo dolce Gesù. lo Catarina serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi pieni della divina Grazia e lume di Spirito Santo; considerando me, che senza questo lume non possiamo andare. Sapete, fratelli carissimi, che noi siamo in via peregrini e viandanti in questa tenebrosa vita. Noi siamo ciechi per noi medesimi: come dunque potrà andare il cieco per la via che è molto dubbiosa, senza guida, che egli non caggia? Adunque c'è bisogno, di avere il lume e la guida che c'insegni. Ma confortatevi, fratelli carissimiche non ci bisogna dubitare, perché Dio per la sua infinita bontà ci ha dato il lume del cognoscimento, onde l'uomo cognosce che la virtù e il servire al suo Creatore gli dà vita: e 'l vizio e peccato e l'amore proprio di sé medesimo. e la superbia in cercare e tenere e possedere le cose del mondo e gli Stati suoi ingiustamente cioè con poco timore e onore di Dio vede che questo gli dà la morte e fallo degno dell'eterna dannazione. Dico che c'è data la guida, cioè l'Unigenito Verbo incarnato Figliuolo di Dio, che c'insegna per che modo dobbiamo andare per questa via cotanto lucida. Sapete che egli dice: «Io sono via, verità e vita. Chi va per me, non va per le tenebre, ma va per la luce». Elli è verità che non ha in sé bugia. E che via ha fatta questo dolcissimo maestro? Ha fatta una via d'odio e d'amore. Odio ha avuto e dispiacimento del peccato, sì e per siffatto modo che ne fete vendetta sopra il corpo suo con molte pene, scherni, strazii e rimproverii, morte e passione; non per sé, ché insé non era veleno di peccato, ma solo in servizio della creatura per satisfare alla colpa commessa; rendégli il lume della Grazia, e tolsegli la tenebra, che per lo peccato era entrata nell'anima. Insegnaci dunque la via d'andare, per odio e dispiacimento del vizio e del peccato, e dell'amore proprio, il quale è quella tenebra onde viene ogni tenebra spiritualmente a temporalmente. Colui che ama sé per sé, non si cura del danno del fratello suo né del vituperio e offesa di Dio, però che non ragguarda altro che a sé medesimo d'amore sensitivo e non ragionevole. E questa è la cagione che gli Stati del mondo non bastano; perché non s'attende all'onore di Dio e alla giustizia santa, altro che a sé medesimo.

    Venne dunque questo dolce Gesù, e hacci insegnata la via d'avere in odio e dispiacimento questo amore proprio tanto pericoloso. Hacci dato il lume dell'amore della sua verità: però che l'amore di Dio e della virtù santa è un lume che tolle ogni tenebra d'ignoranzia; donaci vita, e tolleci la morte; dacci una forza sicura e fortezza contra ogni avversario e nemico nostro. perché, come dice san Paolo: «Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi?». Non dimonio né creatura ci potrà tollere questo bene e vero lume che ci ha a conservare la Grazia nell'anima, e anco lo stato e la signoria sua. Egli è potente, lo Dio nostro dolce, a volerci e poterci conservare e trarre dalle mani de' nemici nostri, purché voi attendiate all'onor suo ed all'esaltazione nostra, perché in altro non riceve l'anima vita, se non in essa chiesa.

    Questo dolce Gesù, il quale s'è fatto a noi via e insegnatore e nostro conducitore, non guardò mai altro se non all'onore del Padre e alla salute nostra; e prese per sposa la santa madre Chiesa. Ine messe il frutto e il caldo del sangue suo, quasi per medicina delle nostre infirmitadi. Ciò sono i sacramenti della Chiesa, che hanno ricevuta vita nel sangue del Figliuolo di Dio, il quale fu sparto con tanto fuoco d'amore. E pensate che nel fuoco della sua carità egli ha sì fermata questa sposa in sé, e tutti coloro che a essa stanno appoggiati e fannosi suoi figli legittimi, che eleggono innanzi cento migliaia di volte la morte, prima che mutare il passo senza lei; che non sarà dimonio né creatura che le possa tollere che ella non sia eternalmente, che ella non sia durabile questa venerabile e dolcissima sposa.

    E se voi mi diceste: «pare che ella vengasi meno, e non pare che possa aiutare sé, non tanto che i figliuoli suoi»; dicovi che non è così; ma e' pare bene all'aspetto di fuori. Oh ragguarda dentro, e ritruoveravi quella fortezza, della quale il nemico suo è privato.

    Voi sapete bene che Dio è colui che è forte, e ogni fortezza e virtù procede da lui. Questa fortezza non è tolta alla sposa. né questo adiutorio forte a fermo, che non l'abbi. Ma i nemici suoi che fanno contro a lei, hanno perduto questa fortezza e adiutorio; perocché, come membri putridi, tagliati sono dal corpo loro; onde subito che 'l membro è tagliato, si è indebolito. Stolto dunque e matto è colui il quale è uno piccolo membro, e vuol fare contro un gran capo. E specialinente quando vede che prima verrebbe meno il cielo e la terra che venisse meno la virtù sua di questo capo. E se diceste: «io non so! io veggo pure le membra che prosperano e vanno innanzi», E aspetta un poco: ché non debbe andare né può andare così. Perocché dice lo Spirito Santo nella scrittura santa: «In vano s'affadiga colui che guarda la città che non venga meno, se Dio non la guarda». Adunque non può durare che ella non venga meno, e non sia destrutta l'anima e' l corpo; però che sono privati di Dio, per grazia che la guarda, perché hanno fatto contra la sposa sua, dove si riposa Dio che è somma fortezza. Non c'inganni dunque verun timore servile: perocché il timore servile fu quello che ebbe Pilato, il quale per paura di non perdere la signoria uccise Cristo: e per la sua ignoranzia perdé lo stato dell'anima e del corpo. Ma se avesse mandato innanzi il timore di Dio, non cadeva in tanto inconveniente.

    Adunque io vi prego per l'amore di Cristo crocifisso, fratelli carissimi a figliuoli della santa Chiesa, che sempre stiate fermi e perseveranti in quello che avete cominciato. E non vi muova né dimonio, né creatura, che sono peggio che dimoni. Li quali drittamente hanno preso l'ufficio loro; che non basta il male loro, ma vanno invitando e ritraendo coloro che non vogliono essere e sono stati figliuoli. Non vi muovete per veruno timore di perder la pace e lo stato vostro né per minacce che questi dimoni facessino a voi; però che non vi bisogna: ma confortatevi con un dolce e santo ringraziamento, che Dio v'ha fatto grazia e misericordia: perocché non sete sciolti dal capo e da colui che è forte e non sete legati nelmembro debile e putrido tagliato dalla sue fortezza. Guardate, guardate che questo legame voi non faceste. Prima eleggete ogni pena: e vada camera innanzi il timore dell'offesa di Dio, oltr'a ogni pena; e non vi bisogneràpoi temere. Ma io godo ed esulto in me della buona fortezza che infin'a qui avete avuta, d'essere stati forti e perseveranti e obbedienti alla santa Chiesa. Ora udendo il contrario, mi contristai fortemente: e però ci venni da parte di Cristo crocifisso per dire a voi che questo non dovete fare per veruna cosa che sia. E sappiate che se questo faceste per conservarvi e aver pace, voi cadereste nella maggior guerre a ruina che avesse mai l'anima e il corpo. Or non cadete dunque in tanta ignoranzia; ma siate figliuoli veri e perseveranti. Voi sapete bane: se ilpadre ha molti figliuoli e solo l'uno rimanga fedele a lui,a colui darà la eredità. Questo dico che se solo vi rimanesse, fermi state in questo campo, a non vollete il capo addietro: ché, per la grazia di Dio, ancor ce n'è rimasto un altro. Ciò sono e' Pisani vostri vicini; che, colà dove voi vogliate star fermi e perseveranti, mai non vi verranno meno, ma sempre vi aiuteranno e difenderanno da chi vi volesse fare ingiuria, infino alla morte. oimé, dolcissimi fratelli, quale sarà quello dimonio che possa impedire questi due membri che sono legati per non offendere Iddio nel legame della carità, appoggiati e stretti nel corpo suo ? Non veruno.

    Abbiamo dunque a cercare il lume, dal quale io prego la somma ed eterna Bontà e Verità che n'adempia e vesta l'anima vostra. Perocché, se questo sarà in voi, non temo che facciate il contrario di quello che io vi prego e dico da parte di Cristo, cioè di fare altro per lo avvenire, che abbiate fatto per lo tempo passato. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    CLXIX - A frate Matteo Tolomei da Siena dell'ordine de' predicatori in Roma, ed a don Niccolo di Francia monaco di Certosa e Belriguardo

    Proemio, di Niccolò Tommaseo:
    Forza e diletto delle battaglie interiori contro le illusioni del pensiero e le fiacche delizie del mondo. L'impazienza e il consenso al male sono i colpi che atterrano; ma la libertà può, se vuole, fra la tempesta de' più laidi pensieri tenersi alta e pura. Lodi eloquenti delle ben combattute battaglie. Destano l'anima, le fanno sentire i propri difetti, e umiliando, la sollevano a riconoscenza amorosa di Dio.

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi vero combattitore in questo campo della battaglia, sicché mai non volliate il capo indietro per veruna cosa che sia; ma, come cavaliere virile, stiate a ricevere i colpi senza timore servile: perocché, essendo voi armato, i colpi non vi potranno nuocere. Convienci armare coll'arme della fortezza, unite coll'ardentissima carità; perocché, per amore dal sommo e eterno Bene, ci doviamo disponere a portar volontariamente ogni pena e fadiga. Questa è un'arme di tanto diletto e fortezza, che né dimonia con diverse e molte tentazioni, né le creature con scherni e ingiurie che ci facessero, non ci possono tollere la fortezza né il diletto che riceve l'anima nella dolcezza dellacarità. Anco, l'anima che così dolcemente è armata, percuote loro: perocché le dimonia, trovando l'arme della fortezza nell'anima, nelle battaglie che egli le dà, vede che con allegrezza le riceve per odio santo che ha di sé medesima, e per desiderio che ha di conformarsi con Cristo crocifisso e portare pene e fadighe per lo suo amore. E vede che con dilezione d'amore del suo Creatore le spregia, cioè che con la volontà non consente a veruna illusione sua. Onde di questa fortezza che' l dimonio trova e vede in quell'anima, n'ha pena, e vedesene rimanere sconfitto: e l'anima si rimane piena della divina Grazia, tutta affocata d'amore, a inanimata alla battaglia a combattere per Cristo crocifisso. Sicché vedete, carissimo figliuolo, che con la fortezza percuoterete loro. E dico che percuoterete il mondo, con tutte le sue delizie, e le creature che vi volessero perseguitare inqualunque modo si fusse; sostenendo con la dilezione della carità, con vera e santa pazienzia. E con la pazienzia a con la carità lor gitterete carboni accesi d'amore sopra i capi loro; ché per forza d'amore si placherà l'ira e la persecuzione loro. Molto ci è dunque necessaria quest'arme, perocché senz'essa non potremo resistere. La battaglia non potiamo noi fuggire, mentre che siamo nel corpo mortale, in qualunque stato la persona si sia; e ciascuno le porta in diversi modi, secondo che piace alla bontà di Dio di darle. Onde se la persona non è armata, riceve il colpo della impazienzia, e riceve il colpo del diletto di consentire volontariamente: e non ripara a colpi delle molte battaglie che' l dimonio gli dà. E così ne rimane morto, rimanendo nella colpa del peccato mortale. Ma s'egli è armato, neuno colpo gli può nuocere, come detto è.

    E se voi mi diceste: «Io non posso avere quest'arme» o «che modo posso tenere per averla?» io vi rispondo che non è alcuna creature che abbia in sé ragione, che non la possa avere, se egli la vuole mediante la divina Grazia. Perocché la colpa e la virtù si fanno con la volontà: ché, tanto quanto la volontà dell'uomo consente al peccato o adopera una virtù tanto è peccato o virtù. Però che senza la volontà né il peccato sarebbe peccato, né la virtù sarebbe virtù; però che l'anima non riceverebbe colpa, né dall'atto del peccato né d'alcuna ria cogitazione né l'atto della virtù darebbero vita di Grazia all'anima, se la volontà non consentisse a riceverle con aff'etto d'amore. E questa volontà dell'uomo è si forte, che né dimonio, né creature, né veruna cosa creata la può muovere, ne fare consentire né a peccato né a virtù più che voglia. Questo ci mostra Paolo, quando disse: «Né fame né sete né persecuzione né fuoco né coltello, né cose presenti né future, né angeli né dimonia mi partiranno dalla carità di Dio, se io non vorrò». In queste parole il glorioso Apostolo ci dimostra quanta è la fortezza della volontà che Dio ci ha data per sua misericordia. sicché neuno può dire: «Io non posso», né avere veruna scusa di peccato. Possono bene venire i molti e laidi pensieri nel cuore, a' quali neuno può resistere che non vengano: ma il venire non è peccato; ma il riceverli con la volontà è peccato, e a questo si può resistere di non consentire.

    Poi, dunque, che sì grande tesoro aviamo, che neuno può essere vinto se egli non vuole; non è da schifare i colpi, ma è da dilettarsi di star sempre in battaglia, mentre che viviamo. Chi vedesse quanto è il frutto della battaglia, non sarebbe neuno che con desiderio non l'aspettasse. Chi non ha battaglia non ha vittoria; e chi non ha vittoria, si è confuso. Sapete quanto bene ne viene per la battaglia? l'uomo ha materia, nel tempo delle grandi battaglie, di levarsi dalla negligenzia e d'essere più sollicito ad esercitare il tempo suo, e di non stare ozioso; e singolarmente all'esercizio dell'orazione santa, nella quale orazione umilmente ricorre a Dio, il quale vede che è sua fortezza, e dimandagli l'adiutorio suo. Ed anco ha materia di cognoscere la debilezza o fragilità della passione sua sensitiva: onde per questo concepe uno odio verso il proprio amore, e con vera umilità dispregia sé medesimo e fassi degno delle pene e indegno del frutto che séguita dopo le pene. E anco cognosce la bontà di Dio in sé, vedendo che la buona volontà, la quale egli ha che non consente, l'ha da Dio; e però concepe amore nella bontà sua con uno santo ringraziamento perché da lui si cognosce e sente conservato nella buona volontà. Nelle battaglie veramente s'acquistano le grandi virtù, perocché ogni virtù riceve vita dalla carità, e la carità è nutricata dall'umilità: e come già abbiamo detto che nel tempo delle battaglie, l'anima ha materia di cognoscere più sé medesimo e la bontà di Dio in sé, dico che in sé cognosce la sua fragilità, e però s'umilia; e nella buona volontà, la quale si trova conservata, cognosce in sé la bontà di Dio, onde viene ad amore e carità.

    Adunque bene è da godere nel tempo delle battaglie, e non venire mai a confusione. perocché non potendoci alcuna volta il dimonio ingannare coll'amo del diletto d'esse, ci vuole pigliare con l'amo della confusione, volendoci far vedere che nel tempo delle battaglie siamo riprovati da Dio, e che l'orazione e li altri santi eserciziinon ci vogliano; dicendo nella mente nostra: «Questo che tu fai, non ti vale. Tu debbi fare la tua orazione e l'altre cose col cuore schietto e con mente quieta e non con tanti disonesti e variati pensieri. Meglio t'è dunque di lassare stare». E tutto questo fa il dimonio acciocché noi gittiamo a terra i santi esercizii e l'umile orazione, la quale è l'arme con che noi ci difendiamo, o vogliamo dire uno legame che lega e fortifica la volontà nostra in Dio e cresce la fortezza coll'ardentissima carità, con la quale l'anima resiste a i colpi come detto è. E però il dimonio s'ingegna con questo amo, di fare che noi la gittiamo a terra: perocché, perduto questo a mano a mano potrebbe avere di noi quello che vuole. Adunque mai per veruna battaglia doviamo venire a confusione, né lassare alcuno esercizio. Eziandio se avessimo peccato attualmente, a confusione di mente non si debbe venire, perocché doviamo credere che subito che l'uomo si ricognosce e ha dolore e dispiacimento della colpa commessa, Dio li riceve a misericordia. Ma con speranza e fede viva si debba credere in verità che Dio non vi porrà maggiore peso che voi potiate portare; perocché tanto ci molestano le dimonia quanto Dio lo permette, e più no. E noi dobbiamo esser certi che Dio sa, può e vuole liberarci, quando vederà che sia el tempo che faccia per la salute nostra di tollerci le tentazioni e ogni altra fadiga;perocché ciò che ci dà e permette, il fa per nostra salute e per accrescimento di perfezione.

    Or con questo lume della fede e vera speranza passerete questo e ogni altro inganno del dimonio: con profonda umilità, inchinando il capo a passare per la porta stretta: seguitando la dottrina di Cristo crocifisso,acquisterete il dono della fortezza e della carità, della quale abbiamo detto ch'è l'arme con che noi ci difendiamo. Con che s'acquista quest'arme? col lume della santissima fede, come detto è. Sicché la fede con ferma speranza e con la carità (che altrimenti, non sarebbe fede viva) ci darà lume in cognoscere la nostra fortezza, Cristo dolce Gesù e la debilezza de' nemici. E la speranza ci farà certi ch'ell'è così aspettando che ogni colpa sarà punita e ogni fadiga remunerata. E la carità ci fortifica contra ogni avversario. Dunque su a combattere, carissimo figliuolo; ponendoci dinanzi il sangue dell'umile e immacolato Agnello, che ci farà essere forti e inanimati alla battaglia. In altro modo non torneremo alla città nostra di Gerusalemme, cioè vita eterna, con la vittoria. E però vi dissi ch'io desideravo di vedervi vero combattitore, mentre che siamo nel campo della battaglia, siccome cavaliere virile; e così vi prego che facciate. E sempre con la verga della vera obedienzia.

    O carissimo figliuolo, parmi che lo Sposo eterno voglia che voi vi gloriate insieme col glorioso Paolo, il quale si gloria nelle molte tribolazioni: e fra l'altre, del grande stimolo, che egli ebbe, poiché fu preso e battuto cotante volte da' Giudei. E voi con lui insieme, figliuolo carissimo, vi gloriate, e abbiatele in debita reverenzia; reputandovi indegno del frutto e degno della pena. Ora è il tempo nostro di sostenere per gloria e loda del nome di Dio. Non dubitate: né voglio che veniate meno sotto la discipline dolcedi Dio. Confortatevi; che tosto verrà l'aurora. Voi chiamerete, e saravvi risposto in verità. Annegatevi, annegatevi nel sangue dolce di Cristo crocifisso, dove ogni cosa amara diventa dolce, e ogni grande peso leggiero. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.

    Gridate in cella, e la Verità eterna udirà il grido vostro. Ed io, ignorante e misera vostra madre, farò il simile: e così sarà sovvenuto a' vostri bisogni. Non mancate in speranza: ché a voi non mancherà la divina Provvidenza.



    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 5/3/2020 12:23 PM

    CLXX - A Pietro marchese del Monte, Podestà di Siena



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, carissimo padre in Cristo dolce Gesù, io Catarina, serva, e schiava de' servi di Gesù Cristo, mi vi raccomando nel prezioso sangue del Figliuolo di Dio; con desiderio di vedervi vero servo e cavaliere di Cristo, combattendo sempre virilmente contra i vizii e peccati, non con negligenzia, ma con vera e Santa sollecitudine; sicché venendo quel punto dolce della morte, torniamo con la vittoria nella città vera di Gerusalem, visione di pace, dove noi non troveremo la carne che voglia ribellare allo spirito.


    Ma attendete, padre, che, a volere la vita durabile, ci è bisogno di lasciare la carne, prima che venga la morte, e che la carne abbandoni noi; cioè lassare gli appetiti e i desiderii, e i sentimenti carnali. oimé non ve ne fate invitare a lasciarli; perocché non ci è tempo. E non è niuna cosa che faccia l'uomo bestiale, quanto questo perverso vizio. E grande stoltizia è della creatura, che si tolle tanta dignità, e per tanto trista cosa diventa animale bruto.


    Adunque stirpiamo, a combattiamo contra questo vizio, e contra ad ogni altro, con l'odore della Santa continenza e onestà; con lo scudo della santissima croce riparare ai colpi.


    Sì che siate vero giudice e signore nello stato che Dio v'ha posto; e drittamente rendiate il debito al povero, e al ricco secondo che richiede la santa Giustizia, la quale sempre sia condita con misericordia. Non dico più qui.


    Manifestovi un caso ch'è intervenuto al monasterio di Santo Michele Angelo da Vico. Però che un giovane, il cui nome vi dirà la lettera che l'abbadessa del detto monasterio vi manda, il quale, già è buon tempo, le ha stimolate, e a tanto è venuto, che egli vi s'entra ad ogni orache gli piace, avendo smurata una finestra del monasterio, minacciando quelle che non vogliono il male, di metter fuoco nel monasterio e ardevele dentro, secondo che esse hanno detto a me. Per la qual cosa vi prego e costringo che voi ci poniate quel rimedio che vi pare, e più convenevole; sì che si ponga rimedio a tanta abominazione. Non vorrei, però, che egli perdesse la vita: ma d'ogni altra pena io sarei molto consolata. Non dico più sopra questa materia. Lo Spirito Santo v'illurnini di questo e d'ogni ultra cosa. Laudato sia Gesù.



    CLXXI - A Niccolo Soderini di Firenze

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, dilettissimo e carissimo figliuolo e fratello in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi membro legato, e unito nel legame della vera Carità, sì e per siffatto modo che participiate di questo vero amore: ché poi che sete fatto capo e posto in signoria, voi siate quel mezzo che aiutiate a legare tutti i membri de' vostri cittadini, sì che non stiano tanto a pericoloe dannazione dell'anima e del corpo. Sapete che il membro che è tagliato dal capo suo, non può avere in sé vita, perché non è legato con quello ond'egli aveva la vita; così vi dico che fa l'anima che è partita dall'amore a dalla carità di Dio; cioè di quelli, i quali, non seguitano il loroCreatore, ma più tosto li perseguitano con molte ingiurie e peccati mortali, i quali manifestamente si veggono per segni e modi, che noi vediamo apparire e fare tutto dì; e voi mi potete intendere. Or chi siamo noi miserabili, miseri miserabili, iniqui, superbi, che noi facciamo contra il capo nostro? oimé, oimé! La superbia e la grandezza nostra, con veder cieco, ci mostra il fiore dello Stato e delle signorie; e non vediamo il vermine che è entrato sotto a questa pianta che ci dà il Fiore, che rode;e tosto verrebbe meno, se egli non si argumenta. Conviensi dunque argumentare col lume della ragione, della vera umilità; la quale virtù, coloro che la posseggono, sempre sono esaltati: e così per lo contrario, come disse Gesù Cristo, sempre i superbi sono umiliati. Questi tali non possono aver vita, però che sono membri tagliati dal dolce legame della Carità.

    Or che peggio potiamo avere che esser privati di Dio? Bene potremo avere assai legame; e, fatta lega, legati con molte città e creature; che se non c'è il legame e l'adiutorio di Dio, non ci varrà nulla. Sapete che in vano s'afadiga colui che guarda la città se Dio non la guarda. Che faremo, disavventurati a noi ciechi e ostinati ne' difetti nostri; poiché Dio è colui che guarda e conserva la città e tutto l'universo, e io mi sono ribellato da lui, ch'è Colui che è? E se io dicessi: «Io non fo contra lui»; E dico che tu fai contra lui quando fai contra il Vicario suo, la cui vece tiene. Vedi che tu sei tanto indebilito per questaribellione fatta, che quasi non ci hai forza veruna, perché siamo privati della nostra fortezza. oimé fratello e figliuolo carissimo, aprite l'occhio a ragguardare tanto pericolo, e tanta dannazione d'anima a di corpo. Pregovi che non aspettiate la rovina del vizio del divino giudicio. Perocché il vermine potrebbe tanto crescere, che il fiore darebbe a terra. L'odore di questo fiore già è mortificato, perché siamo stati ribelli a Cristo. Sapete che l'odoredella grazia non può stare in colui che sta contra al suo Creatore.

    Ma il rimedio ci è, se il vorremo pigliare: e di questo vi prego quanto so e posso in Cristo dolce Gesù, che il pigliate e gli altri cittadini. E fatene ciò che potete dallaparte vostra. Umiliatevi e pacificate i cuori e le menti vostre: perocché per la porta bassa non si può tenere col capo alto, però che noi ce lo romperemmo. Egli ci conviene passare per la porta di Cristo crocifisso, che si umiliò a noi stolti e con poco cognoscimento. E se voi vi umilierete, domanderete con pace e mansuetudine la pace al vostro capo Cristo in terra. Vogliate dimostrare che siate figliuoli, membri legati e non tagliati: troveretemisericordia e benignità, e esaltazione nell'anima e nel corpo. Sapete che la necessità ci debbe strignere a farlo, se non ci strignesse l'amore. Non può stare il fanciullo senza l'adiutorio del padre; però che non ha in sé virtù, né potenzia veruna per sé; ma ciò ch'egli ha, ha da Dio. Conviengli, dunque, stare in amore del padre: ché se egli sta in odio e in rancore l'adiutorio suo gli verrà meno; e venendogli meno l'adiutorio conviene che venga meno egli. Adunque con sollicitudine d'andare a dimandare l'adiutorio del Padre, cioè di Dio, conviencelo addimandare; ed avere dal Vicario suo; però che Dio gli ha dato nelle mani le sue chiavi del cielo, e a questo portinaio ci conviene far capo. Perocché quello che egli fa è fatto; e quello che non fa non è fatto; sì come disse Cristo a santo Pietro: Cui to legherai in terra, sarà legato incielo; e cui to scioglierai in terra, sarà sciolto in cielo. Poi, dunque, che gli è tanto forte questo Vicario, e di tanta virtù e potenzia, che serra ed apre la porta di vita eterna: noi membri putridi, figliuoli ribelli al padre, saremo sì stolti che facciamo contra a lui? Ben vediamo che senza lui non potiamo fare. Se tu se' contra alla Chiesa santa, come potrai partecipare il sangue del figliuolo di Dio? che la Chiesa non è altro, che esso Cristo? Egli è colui che ci dona e ministra i sacramenti, i quali sacramenti ci dànno vita, per la vita che hanno ricevuta dal sangue ci fussi dato, né virtù né altro erano sufficienti a darci vita eterna. Come adunque siamo tanto arditi che noi spregiamo questo sangue?

    E se dicessi: «Io non spregio il sangue»,- dico che non è vero. Ché chi spregia questo dolce Vicario, spregia il sangue; ché chi fa contra l'uno, fa contra l'altro, però ch'essi sono legati insieme. Come mi dirai tu che se tu offendi uno corpo, che tu non offenda il sangue che è nel corpo? Non sai tu che tiene in sé il sangue di Cristo? Intendi che avviene come del figliuolo e del padre; che se offendesse il padre il figliuolo che, il figliuolo abbiamai ragione sopra di lui? O non può mai offenderlo (né debbe offendere) che non sia in pericolo di morte, e in stato di dannazione. Egli è sempre debitore a lui, per l'essere che gli ha dato: e non pregò mai il figliuolo il padre, che gli desse della sustanzia della carne sua; nondimeno il padre, mosso per l'amore ch'egli ha al figliuolo prima ch'egli abbia l'essere, gliel dà. Oh quanto maggiormente noi ignoranti ingrati sconoscenti figliuoli possiamo patire di offendere il nostro vero Padre! Conciossiacosaché ci abbia amati senza essere amato; perocché per amore ci creò e anco ci ricreò a Grazia nel sangue suo, dando la vita con tanto fuoco d'amore, che, ripensandolo, la creatura patirebbe innanzi fame e sete e ogni necessità insino alla morte, prima che ribellasse e facessecontra al Vicario suo; per lo quale ci portò il frutto del sangue di Cristo; e tutto ci ha dato per grazia, e non per debito.

    Oh non più, fratelli miei! Non più dormite in tanto poco lume e cognoscimento. Traiamo il vermine della superbia e dell'amore proprio di noi medesimi, e uccidiamlo col coltello dell'odio e dell'amore, coll'amore di Dio e riverenzia della santa Chiesa, con odio e dispiacimento del peccato e del difetto commesso contra Dio e contra lei. Allora arete fatto uno innesto, piantati e innestati nell'alboro della vita: torravvi la morte, e renderavvi la vita. Privati sarete della debilezza; ché già abbiamodetto che sete fatti debili, perché siamo privati di Dio, che è nostra fortezza, per la ingiuria che facciamo alla sposa sua. Adunque facendo questa unione, con odio e dispiacimento della divisione avuta, sarete fatti forti nelle grazie spirituali, le quali doviamo partecipare, volendo la vita della grazia; e nelle temporali, sì e per sifattomodo, che neuno v'offenderà.

    Meglio vi è dunque di stare in pace e in unione, eziandio non tanto col capo vostro, ma con tutte le creature. Però che noi non siamo Giudei né Saracini, ma Cristiani, bagnati e ricomperati nel sangue di Cristo. Stolti noi, che ci andiamo ravvollendo per appetito di grandezza; e per timore di non perdere stato pigliamo e facciamo l'officio delle dimonia, andando invitando l'altre creature a fare quello male medesimo che fate voi. Così fecero le dimonia; che quand'essi erano angioli, quelli che caddero, si legaro insieme, e ribellaro a Dio e volendo essere alti, diventarono bassi. Non voglio, e così vi prego, che voi non facciate il simile; volendo fare contra la sposa di Cristo, v'andiate legando insieme. Facendo così, quando credeste d'esser legati e inalzati, e voi sareste più sciolti e abbassati che mai. Non più così, fratelli carissimi. Ma legatevi nel legame dell'ardentissima carità; e dimandate di tornare a pace ed unione col capo vostro, acciò che non siate membri tagliati. Voi avete un padre tanto benigno che volendo tornare all'ammenda non tanto che egli vi perdoni, ma egli v'invita a pace, nonostante la ingiuria che ha ricevuta da voi; benché forse non vi pare aver fatta ingiuria, ma ricevuta. Se questo è, è per poco lume ch'è in voi. E questo è il gran pericolo, e la cagione che l'uomo non si corregge né torna all'ammenda, perché non vede la colpa sua; non vedendola, non la grava per odio e dispiacimento. Adunque ci conviene vedere, acciocché cognosciamo i difetti nostri, sì che, cognoscendoli, li correggiamo. Noi non dobbiamo amare i vizii che noi vedessimo nelle creature; ma dobbiamo amare ed avere in reverenzia la creatura, e l'autorità che Dio ha posta ne' ministri suoi; e de' peccati loro,lassargli punire e gastigare a Dio; però che egli è quello sommo giudice che drittamente dà e' giudici suoi, e a ognuno rende il debito suo giustamente, secondo che ha meritato, e con drittura. Troppo sarebbe sconvenevole, che volessimo giudicare noi, che siam caduti in quello medesimo bando. Pregovi dunque, che non vi lassiate più guidare a tanta simplicità; ma con cuore virile e virtuoso vi legate col vostro capo: sicché, venendo il punto della morte, dove l'uomo non si può scusare, rioi possiamo participare e ricevere il frutto del sangue di Cristo.

    Pregovi, Niccolò, per quello amore ineffabile col quale Dio v'ha creato e ricomperato sìi dolcemente, che voi vi studiate giusta al vostro potere (ché senza misterio grande Dio v'ha posto costì), di fare che la pace e l'unione tra voi e la Santa Chiesa si faccia, acciò che non siatepericolati voi, e tutta la Toscana. Non mi pare che la guerra sia sì dolce cosa, che tanto la dovessimo seguitare, potendola levare. Or ècci più dolce cosa che la pace? Certo no. Questo fu quel dolce testamento e lezione che Gesù Cristo lassò a' discepoli suoi. Così disse egli: «Voi non sarete cognosciuti che siate miei discepoli per fare miracoli, né per sapere le cose future, né per mostrare grande santità in atti di fuore; ma se averete carità e paceed amore insieme». Voglio adunque che pigliate l'officio degli angeli, che sono mezzo, ingegnandosi di pacificarci con Dio. Fatene ciò che potete: e non mirate per veruna cosa né per piacere né per dispiacere; attendete solo all'onore di Dio e alla salute vostra. Eziandio se la vita non dovesse andare, non vi ritragga mai di dire la verità, senza veruno timore che il dimonio o le creature vi volessino fare, o mettere. Ma ponetevi per scudo, e difesa il timore di Dio, vedendo che l'occhio suo è sopra di noi, e ragguarda sempre la intenzione e la volontà dell'uomo, come ell'è drizzata a lui Facendo così, adempirete il desiderio mio in voi; siccome io vi dissi che io desideravo che fuste membro unito a legato nel legame della carità; e non tanto in voi, ma cagione di legar tuttigli altri. Fate lor vedere, quanto potete, nel pericolo e malo stato che sono: ché io vi prometto che, se voi non vi argomentate in ricevere la pace, e dimandarla benignamente, voi caderete nella maggior ruina che cadeste mai. Temo che non si potesse quella parola dire, che Cristo disse quando andava all'obrobriosa morte della croce per voi miserabili cognoscenti di tanto beneficio, quando si volse dicendo: «Figliuole di Gerusalemme, non piangete sopra me, ma sopra voi, e sopra gli figliuoli vostri». E lo dì della domenica dell'oliva, quando scendeva dal monte, disse: «Gerusalem, Gerusalem, tu godi, però ch'egli è oggi il dì tuo; ma tempo verrà che tu piangerai». Or non vogliate, per amore di Dio, aspettare questo tempo; ma ponete in voi la vera letizia, cioè della pace e della unione. A questo modo sarete veri figliuoli, participerete ed avrete la eredità del Padre eterno.

    Non dico più. Però che tanta è la pena e il duolo che io ne porto per lo danno dell'anime e dei corpi vostri, che, acciò che questo non fosse, io sosterrei con grande desiderio di dare mille volte la vita, se tanto potessi. Prego la divina Provvidenzia che a voi, figliuolo, e a tutti glialtri, dia lume e cognoscimento, e timore ed amore santo di Dio; e che vi tolla ogni tenebra e amor proprio, e timore servile, che è quella cagione onde viene e procede ogni male.

    Mando a voi il portatore di questa lettera, predicatore unguanno costà dell'Ordine de' Minori, vero e buono servo di Dio, il quale v'aitarà a consigliare e dirizzare nella via della verità, e in tutte quelle cose che avete a fare per voi medesimi in particolare, e per tutta la città incomune. Pregovi che pigliate e atteniate a' consigli suoi; e non sia veruna cosa si segreta né occulta nella mente vostra, che voi non la partecipiate e manifestiate a lui. Spero per la divina grazia, che per amore e per affetto ch'egli ha alla salute vostra e d'ogni creatura, che riceverà lume da Dio, sì che drittamente vi consiglierà. Di costui fate ragione che sia un altro io. Benedicete e confortate Monna Costanza, e e tutta la famiglia. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXXII - A frate Niccolo de' frati di Monteoliveto nel monasterio di Fiorenza

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, reverendissimo e carissimo padre in Cristo Gesù, io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo, eraccomandomivi nel prezioso sangue del Figliuolo suo; con desiderio di vedervi levato il cuore, l'affetto e il desiderio vostro a questo dolce capo, Cristo Gesù, con quella brigata tratti dal Limbo, che lungo tempo in grandissima tenebra avevano aspettata la redenzione loro. Leviamo su dunque i cuori a lui, e ragguardiamo l'affettuoso e consumato amore, il quale Dio ha dimostrato in tutte le sue operazioni all'uomo; poi ragguardiamo il dolce desiderio che ebbero quelli santi e venerabili Padri, solamente aspettando l'avvenimento del Figliuolo di Dio. Confondasi dunque, e spengasi in noi la nostra ignoranzia e freddezza e negligenzia; noi, dico, che abbiamo gustato e veduto e sentito il fuoco della divina Carità. Oh che ammirabile cosa è questa! Che solo del pensiero godevamo; e ora vediamo Dio innestato nella carne nostra, e fatto una cosa coll'uomo; e non ci risentiamo. Oh dolce e vero innesto! perocché l'uomo infruttifero, che non participava l'acqua della grazia, hai fattofruttifero, purché elli distenda l'ale del santo desiderio,e appongasi in su l'arbore della santissima croce, dove egli troverà questo santo e dolce innesto del Verbo incarnato del Figliuolo di Dio. Ine troveremo i frutti delle virtù maturati sopra il corpo dell'Agnello svenato e consumato per noi. Adunque levinsi i cuori e i desiderii nostri, e con perfetta e vera sollicitudine riceviamo questi graziosi frutti; e perché noi non aspettiamo con quelli desiderii de' nostri Padri antichi, confondasi la nostra negligenzia.

    Che frutti dolci sono questi, i quali ci conviene cogliere? dico, che conviene per necessità l'uomo abbia il frutto della vera pazienzia; perocché fu tanto maturo in lui questo frutto, che mai non si mosse per impazienzia né per ingratitudine né per ignoranzia nostra; ma, come innamorato, sostenne e portò le nostre iniquitadi in sul legno della santissima croce. Ine dunque troverete questo frutto, che dà vita a coloro che sono morti, lume a coloro che fussero ciechi, e sanità a coloro che sono infermi. Questo è il frutto della santissima Carità, che fu quello legame che tenne Dio in croce; perocché né chiodi né croce sarebbero stati sufficienti a tenerlo confitto in croce, ma solo il legame della Carità il tenne. Adunque ben sono maturi questi frutti. Non si tengano più i cuori vostri, ma con sollecitudine si levino a ragguardare questo ineffabile amore che Dio ha avuto all'uomo. E dicovi, che se noi il faremo, che non sarà né dimonia né creatura che ci possa impedire il vero e santo desiderio; perocché le dimonia fuggono dal cuore e desiderio arso nel fuoco della divina Carità; siccome la mosca fugge, e non s'appone in sul pignatto che bolle, perocché vede apparecchiata la morte sua per lo caldo e il calore del fuoco. Ma quando il pignatto è tiepido, elle vi corrono dentro come in casa loro; e ine si pascono. Non tiepidezza, per l'amore di Dio ! ma corriamo verso il calore della divina Carità, seguitando le vestigie di Cristo crocifisso; ed entriamo nelle piaghe sue, acciocché siamo animati a portare ogni cosa per lui e fare sacrificio de' corpi nostri. Non dico più. Fornite la navicella vostra, perocché il tempo è breve. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    CLXXIII - A un frate che usci dell'ordine

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi alluminato della verità, acciocché, cognoscendola, la potiate amare. perocché, amandola, ve ne vestirete; a odierete quello che è contra la verità, e che ribella a essa; e amerete quello che è nella verità e che la verità ama. O carissimo figliuolo, quanto c'è necessario questo lume! perocché in esso si contiene la salute nostra. O carissimo figliuolo io non veggo che noi potiamo avere il detto lume dell'intelletto senza la pupilla della santissima Fede, la quale sta dentro nell'occhio. E se questo lume è offuscato, o intenebrito dall'amore proprio di noi medesimi l'occhio non ha lume e però non vede: onde, non vedendo, non cognosce la verità. Convienci dunque levare questa nebula, acciocché 'l vedere rimanga chiaro. Ma con che si dissolve, e leva questa nebula? con l'odio santo di noi medesimi, cognoscendo le colpe nostre, e cognoscendo la larghezza della divina Bontà, come adopera verso di noi.

    In questo cognoscimento s'acquista la virtù della pazienzia. Perocché colui che cognosce il suo difetto, e la legge sensitiva che impugna contra allo spirito, s'odia; ed è contento che non tanto le creature che hanno in loro ragione, ma gli animali ne facciano vendetta. Questi dell'ingiurie, scherni, villanie e rimproverii ingrassa, e delle molte persecuzioni e pene si diletta, e tienlo per suo refrigerio. Questo cognoscimento che l'uomo ha di sé, germina umilità profonda. E non leva il capo per superbia, ma sempre più s'umilia. E per lo cognoscimento della bontà di Dio in sé, si notrica e cresce nell'affettuosa carità; la quale carità notricata dalla umilità, ha il figliuolo della vera discrezione. Onde discretamente rende il debito suo a Dio, rendendo, laude e gloria al nome suo; e a sé rende odio e dispiacimento della propria sensualità e al prossimo rende la benivolenzia, amandolo come si debbe amare, con carità fraterna, libera, ed ordinata, e non finta né senza ordine. Perocché la virtù della discrezione ha la radice sua nella carità; e non è altro che un vero cognoscimento che l'anima ha di sé a di Dio. Onde a mano a mano rende a ciascuno il debito suo. Ma non senza il lume: perocché, se non avesse il lume, ogni suo principio e operazione sarebbe imperfetta. E il lume non può avere senza 'l vero cognoscimento di sé onde trae l'odio; e della bontà di Dio in sé onde trae l'amore. Ma quando la si trova allora è servo fedele al suo Creatore. E stando nella notte di questa tenebrosa vita, va col lume; ed essendo nel mare tempestoso gusta e riceve in sé pace. E sempre corre alla perfezione con costanzia e perseveranzia infino alla morte; e con fortezza passa l'assedio delle dimonia; e non viene meno nella battaglia, in qualunque stato sia. Onde s'egli è secolare, egli è buono secolare; e s'egli è religioso, è perfetto religioso, e navica nella navicella della vera obedienzia, e non se ne stolle mai. Il suo specchio, dove si specchia, è l'Ordine, e i costumi e le osservanzie sue, le quali sempre s'ingegna di compirle in sé. E non dà luogo al dimonio, quando col timore servile gli volesse dare battaglie, dicendogli: «Tu non potrai portare le pene dell'Ordine, e le persecuzioni de' tuoi fratelli, né le penitenzie che tisaranno imposte, e le obedienzie gravi». Ma questi, che ha il lume, di tutte si fa beffe, rispondendo, come morto alla propria volontà, e come alluminato dal lume della Santissima Fede: «ogni cosa potrò per Cristo Crocifisso; perocché so veramente, ch'Egli non pone maggiore peso alle sue creature, che possono portare. Onde io le voglio lassar misurare a lui, e vogliole portare con vera pazienzia; perocché in verità conosco la verità, e che, ciò che mi permette e dà, Egli 'l fa per mio bene, acciocché io sia santificato in Lui».

    O quanto è beata quest'anima, che per lo dolce cognoscirnento della verità è venuta a tanto lume e perfezione, che vede a si dà a cognoscere, che ciò che Dio permette, Egli 'l fa per singolare amore. Perocché Colui che è esso Amore, non può fare che non ami la sua Creatura, che ha in sé ragione. Il quale ci amò prima che noi fussimo, perché voleva che partecipassimo del sommo ed Eterno Bene. E però ciò che Egli ci dà, cel dà per questo fine. Ma i miseri che sono privati di questo lume della fede santa, non cognoscono la Verità. E perché non la cognosce il misero questa verità? perché non ha levata la nuvila dell'amor proprio: onde non cognosce sé, e però non s'odia; e non cognosce la divina bontà, e però non l'ama. E s'egli ama alcuna cosa, l'amor suo è imperfetto; perocché tanto ama quanto si vede trarre diletto o consolazione da Dio, e utilità dal prossimo. E però non è forte né perseverante nel bene ch'egli ha cominciato; perocché a mano a mano che il latte della grande consolazione se gli leva di bocca, egli viene meno, e volle il capo indietro a mirare l'arato. Ma se in verità avesse cognosciuta la Verità, non gli addiverrebbe così.

    Ma, essendo imperfetto, se pur gli addivenisse di voltarsi indietro, quello che non ha fatto, cioè d'avere ordinato sé col lume della fede, egli ha materia di farlo dopo 'l cadimento. E debbelo fare; perocché più è spiacevole a Dio, e danno a lui la lunga perseveranzia nel peccato, che 'l proprio peccato. Perocché umana cosa è il peccare; ma la perseveranzia nel peccato è cosa di dimonio. Onde non si debbe gittare tra' morti, mentre che egli ha il tempo; né sostenere lo stimolo della coscienzia che' l chiama, rodendolo continuamente. né debbe dire: «Io aspetto. Forse, che non è anco matura questa pera acerba». Oh quanto è matto e stolto colui che aspetta 'l tempo che egli non ha, e non risponde in quello ch'egli ha; e fa né più né meno come s'egli fusse sicuro d'avere' l tempo! Oh quanta pena e ghiado è, quando e' sono veduti così matti a' servi di Dio! O quanto male fa costui! Egli offende Dio, che è somma ed eterna Verità; e offende l'anima sua facendosi male di colpa; e contrista i servidi Dio, i quali stanno come affamati dell'onore del loro Creatore e della salute dell'anime.

    O figliuolo carissimo, tornivi un poco la memoria in capo: e aprite l'occhio dell'intelletto a cognoscere le colpe vostre, con speranza di misericordia. Vediate, vediate questa verità: e tornate al vostro Ovile; perocché in altromodo non la potreste cognoscere: ché verità, con colpa, cognoscere non potreste. Onde perché di fuore dall'Ovile non state senza colpa di peccato mortale, e con la gravezza della scomunicazione; non potreste cognoscere questa verità; ma ritornando voi all'Ovile la cognoscerete, perocché sarete privato della colpa. Distendete dunque la volontà vostra ad amare e desiderare 'l vostro Creatore, e l'arca vostra della santa religione. E non considerate voi, che tra gli altri che si debbono più dolere, a cui è intervenuto questo caso, sì sete voi? Perocché nell'aspetto mostravate d'aver grande sentimento e cognoscimento di Dio, e pareva che sommamente vi dilettasse di gustare 'l latte dell'orazione, e offerire dolcie amorosi desiderii: ma in effetto e in verità, non pare che foste fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù, cioè, d'amare lui senza rispetto della propria vostra consolazione, né netto di piacere e parere umano. Perocché se in verità fusse stato fatto il fondamento in Cristo crocifisso e nel cognoscimento di voi, come detto è; non sareste mai caduto, né venuto in tanta inconvenienza. Solamente cadiamo quando il fondamento non è bene cavato nella valle dell'umiltà, e fondato sopra la viva pietra Cristo dolce Gesù, volendo seguitare le vestigie sue, non eleggendo né tempo né luogo a suo modo, ma solo come piace alla Verità eterna.

    O Figliuolo carissimo, quello che non è fatto, io voglio che si faccia senza alcuna confusione di mente, e senza disperazione; ma con vera speranza, e con lume della santissima fede. Col quale lume in verità cognoscerete la sua misericordia, e con questa misericordia mitigherete la grande confusione, la quale vi pare ricevere, vedendovi caduto dall'altezza del cielo nella profonda e somma miseria. Levatevi dunque con uno odio santo, reputandovi degno della vergogna e del vituperio, e indegno del frutto e della grazia: nascondetevi sotto l'ale della misericordia di Dio, perocché, Egli è più atto a perdonare, che voi a peccare. Annegatevi nel sangue di Cristo, dove ingrasserà l'anima vostra per speranza. E non aspetterete poi il tempo, perocché il tempo non aspetta voi. Ma fate forza e violenzia a voi medesimo, e dite: «Anima mia, ricognosci il tuo Creatore, e la grande misericordia sua; il quale t'ha conservato e prestato il tempo, aspettandoti per misericordia che tu ritorni al tuo Ovile». Oh dolcissimo amore, quanto t'è propria questa misericordia! Perocché, se voi ragguardate bene, chi l'ha tenuto che nel primo nostro cadere egli non comandò alla terra che c'inghiottisse, e agli animali che ci divorasseno? Anco, ci ha prestato il tempo, e ha aspettato con pazienzia. Chi n'è cagione d'avere ricevuto tanto di grazia? le nostre virtù, che non ci sono? No: ma solo la sua infinita rnisericordia. Poi, dunque, che nel tempo che noi giaciamo nella tenebra del peccato mortale, egli ci fa tanta misericordia; molto maggiormente dobbiamo sperare con fede viva, che ce la farà, ricognoscendo le colpe nostre, e tornando nell'arca al giogo dell'obedienzia. E ine uccidere e conculcare la nostra propria volontà; e non dormire più.

    Oimé, oimé, io credo che li miei peccati siano cagione delle colpe. Non vogliate, pregovi, più stare, né fare danno a voi e vituperio a Dio, né più contristare i fratelli vostri; ma ripigliate il giogo dell'obedienzia, e la chiavedel sangue di Cristo, la quale chiave gittaste nel profondo pozzo; e non la potete avere né usare senza colpa, perché vi partiste dal Giardino della Santa religione, nella quale fuste piantato per essere fiore odorifero, forte, e con vera perseveranzia infino alla morte. Or le ripigliate con la contrizione del cuore, e con dispiacimento della colpa commessa, e con odio della sensualità, e con viva fede, speculandovi nella somma ed eterna Verità, e pigliando ferma speranza che Dio e l'ordine vi riceverà a misericordia, e perdoneravvi la colpa commessa; e faravvisi a rincontra il Padre eterno con la plenitudine e abondanzia della grazia sua. Or questa sia quella vera Gerusalern la quale voi seguitiate e vogliate andare, cioè nella religione santa; e troverete Gerusalem visione di pace, perocché ine si pacificherà la coscienzia vostra. Ed entrate nel sepolcro del cognoscimento di voi, e con Maddalena dimanderete: «Chi mi rivolgerebbe la pietra del monumento? perocché la gravezza della pietra (cioè, la colpa del peccato) è sì grave, che io non la posso muovere». E subito allora confesserà e vederà la nostra imperfezione e gravezza. Vedrete due angeli, che rivolgeranno questa pietra; cioè, l'auditorio divino, il quale vi manderà l'angelo del Santo amore e timore di Dio (il quale amore non è solo, ma accompagna l'anima della carità del prossimo); e l'angelo dell'odio, che Dio manda per rivoltare questa pietra, ha seco la vera umilità e pazienzia. Onde con vera speranza, e viva fede, non si parte dal sepolcro del cognoscimento di sé; ma con perseveranzia sta, infino a tanto che trova Cristo resuscitato nell'anima sua per grazia. E poiché l'ha trovato, egli il vaad annunciare a' fratelli suoi; e i suoi fratelli sono le vere, reali e dolci virtù, con le quali vuole fare e fa mansione insieme con loro. Allora apparendo Cristo nell'anima per sentimento, si lassa toccare con umile e continua orazione. Or questa è la via; altra via non ci è.

    Son certa, se averete il lume della santissima fede, e che in verità cognosciate la verità per lo modo che detto è, voi terrete queste vie senza negligenzia, e senza mettere intervallo di tempo, ma con sollecitudine piglierete il punto del tempo che voi avete. Per altro modo stareste sempre in tenebre, perocché sete dilungato dalla luce; e stareste in tristizia, perché il gaudio della grazia non sarebbe in voi; ma sareste membro tagliato dal corpo mistico della santa Chiesa. E però vi dissi, poiché altra vianon ci era, che io desideravo di vedervi alluminato dalla verità col lume della santissima fede, la quale è la pupilladell'occhio dell'intelletto, con che si cognosce la verità. Onde io vi prego per amore di Cristo crocifisso, e per salute vostra, che adempiate il desiderio mio.

    Altro non vi dico. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Se io vi fusse appresso, saprei qual dimonio ha involata la mia pecorella, e quale è quello legame che la tiene legata, che ella non torna alla greggia con l'altre. Ma ingegnerommi di vederlo con la continua orazione, e con questo coltello tagliare il legame che la tiene; e allora sarà beata anima mia. Gesù dolce, Gesù amore.



    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 5/3/2020 12:28 PM

    CLXXIV (174)- A monna Agnesa di Francesco sarto da Firenze



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce


    Carissima figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti vestita di vera e perfetta umiltà; però ch'ella è quella virtù piccolache ci fa grandi nel cospetto dolce di Dio. Ella è quella virtù che costrinse e inchinò Dio a fare incarnare il Figliuolo dolcissimo suo nel ventre di Maria. Ella è esaltata, siccome e' superbi sono umiliati; ella riluce nel cospetto di Dio e degli uomini; ella lega le mani dello iniquo; ella unisce l'anima in Dio: ella purga e lava le macchie delle colpe nostre, e chiama Dio a farci misericordia. Adunque voglio, figliuola dolcissima, che tu t'ingegni di abbracciare questa gloriosa virtù, acciò che tu passi questo mare tempestoso di questo mondo, senza tempesta o pericolo neuno.


    Or ti conforta con queste dolce e reale virtù; e bàgnati nel sangue di Cristo crocifisso. E quando puoi vacare il tempo tuo all'orazione, ti prego che 'l faccia. E caritativamente amare ogni creatura che ha in sé ragione. Poi ti prego e comando che tu non digiuni, eccetto e' di comandati dalla santa Chiesa, quando tu puoi. E quando non ti senti da poterli digiunare, non li digiunare. E altro tempo non digiunare altro che 'l sabato, quando ti senti da potere. Quando questo caldo è passato, e tu digiuna le Sante Marie, se tu puoi; e più no. E non bere solamente acqua veruno dì. E sforzati di crescere il santo desiderio tuo: e queste altre cose làssale ormai stare. Non ti dare pensiero né malinconia di noi: ché noi stiamo tutti bene. Quando piacerà alla divina Bontà, ci rivedremo insieme. Altro non ti dico. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Confortatemi le mie dolci figliuole Orsola e Ginevra. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXXV - A certo monasterio di donne

    Al nome di Gesù Cristo che per noi fu crocifisso e di Maria dolce.

    A voi dilettissime e carissime figliuole e suore mie in Cristo Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Dio, scrivo, e confortovi nel prezioso sangue del Figlio suo: con desiderio di vedervi spogliate del vestimento vecchio, e vestite del nuovo, siccome dice l'Apostolo dolce, quando dice: «Induimini Dominum nostrum Jesum Christum»; e del vecchio vestimento siate spogliate, cioè del peccato, e del disordinato timore che era nella legge vecchia, la quale era solamente fondata in timore di pena. Non vuole così Dio, cioè che la sposa sua sia fondata sopra il timore, ma sopra la legge santa e nuova dell'amore; perocché questo è il vestimento nuovo. Or così dunque vi prego che sia fondato il cuore e l'anima vostra: perocché l'anima che è fondata in amore, adopera grandi cose, e non schifa fadiga; né cerca le cose sue, ma sempre cerca in che modo ella si possa unire con la cosa che ell'ama. Onde questo è quello che fanno i servi di Dio. La prima cosa che essi fanno per essere bene uniti con Cristo, si è, che essi levano via quello mezzo perverso che ci tolle il lume, e dacci la tenebra; tolleci laconversazione di Dio, e dacci quella del dimonio; tolleci la vita, e dacci la morte. Non fa così la vera carità e il puro amore di Dio e del prossimo; anco, dà lume, vita, e unione perfetta con Dio; in tanto che, per desiderio e amore diventa un altro lui, e non può volere né amare veruna cosa la quale sia fuore di Dio. Ma ciò che è in lui,ama; e ciò che è fuore di lui, odia, cioè il vizio e il peccato; e ama le virtù in tanto che dice col dolce innamorato di Paolo:

    «Quelle cose che prima mi recavo a guadagno, ora per Cristo mi reco a danno, e il danno mi reco a guadagno». Cioè, dice Paolo, cioè, quando l'uomo è nell'amore proprio di sé medesimo, e ha disordinati gli appetiti dell'anima; i diletti allora, le consolazioni e i piaceri delmondo gli paiono buoni; onde egli gli ama e dilettasene: ma subito che l'anima si spoglia di questo uomo vecchio e vuole seguitare Cristo crocifisso, subito vede il danno suo nel quale è stato, e però odia lo stato quo di prima; onde subito si trova innamorata di Dio, e non vuole darsi ad altro se non ad amare la virtù in sé e nel prossimo suo. E in due cose più singolarmente si diletta che in verun'altra, perché le trova più singolari in Cristo Gesù: cioè la virtù dell'umilità e della carità. perocché vede Dio umiliato a sé uomo, e per stirpare la nostra superbia, fugge l'onore e la gloria umana, e abbraccia le vergogne e le ingiurie, scherni e vituperii, pena, fame, e sete, e persecuzioni.

    Così la sposa consacrata a Cristo, la quale è tutta dritta e libera, s'è data a lui, in questo modo il vuole seguitare, e non per diletto; e così manifesta d'avere in sé la virtù dell'umilità. Anco diceva che tale sposa si diletta nella carità, manifestandola in amore del prossimo suo, intanto, che volentieri darebbe la vita corporale per rendergli la vita dell'anima. questo desiderio riceve ragguardando lo sposo, confitto, svenato, chiavellato in croce, versare l'abbondanza del sangue suo, non per forza di chiodi né di croce, ma per forza di dilezione e amore ch'egli ebbe all'onore del padre, e alla salute nostra. Onde l'amore fu quello forte legame che tenne Dio-e-Uomo confitto e chiavellato in croce. Levatevi dunque e non dormite più in negligenzia, voi spose consecrate a Cristo: ma come il corpo è rinchiuso dentro alle mura, così gli affetti e desiderii vostri siano rinchiusi e serratinel cuore, consumato e aperto per noi, di Cristo crocifisso. Ine ingrasserà ed empirassi l'anima delle virtù; e di subito si troverà queste due ale, che la faranno volare a vita eterna, cioè umiltà e carità, dimostrando d'averle per lo modo detto di sopra.

    Pregovi dunque, madonna figliuola mia, e tutte le nostre figliole, che siate sollecita d'adoperare la salute lorosenza timore o tristizia, ma con sicurtà pensando per Cristo crocifisso potere ogni cosa. Pensate che Dio v'abbia fatta uno ortolano a stirpare il vizio e piantare la virtù. E così vi prego che facciate e non ci siate negligente a farlo. E così prego loro, che esse siano suddite a ricevere la correzione, sapendo ch'egli è meglio di darla, e a noi di riceverla, in questa vita e nell'altra. Pregovi tutte, carissime suore in Cristo Gesù, che siate tutte unite etrasformate nella bontà di Dio: e ognuna conosca sé medesima e i difetti suoi. E così conservare la pace e unioneinsieme; perocché per altro modo non nascono le divisioni, se non per vedere i difetti altrui, e non i suoi. e non sapere ne volere portare l'uno i difetti dell'altro. Non facciamo dunque così ma legatevi nel vincolo della carità, amando e sopportando l'una l'altra, piangendo con le imperfette, e godendo con le perfette. E con vestire del vestimento nuziale, perverremo con lo sposo alle nozze di vita eterna. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. La pace, di Dio sia nell'anime vostre.


    CLXXVI - A Francesco di Pipino sarto da Firenze

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di veder crescere in voi il fuoco del santo desiderio; perocché, non crescendo, tornereste addietro; sareste degno di maggior giudicio che se mai non vi fuste mosso. Perocché più è richiesto a chi ha più ricevuto. Voglio, dunque, che virilmente vi leviate dal sonno della negligenzia; e con ogni studio brigate di crescere in voi il lume: però che, crescendo il lume, crescerà l'amore; e crescendo l'amore, cresceranno le virtù e l'opere infino alla morte. E allora renderetequello che v'è richiesto, cioè d'amare Dio sopra tutte le cose, e 'l prossimo come voi medesimo.

    E così dico a te, Agnesa. Fa' che io ti senta crescere infame dell'onore di Dio e della salute dell'anime e spandere fiumi di lagrime con umile e continua orazione dinanzi a Dio per salute di tutto quanto il mondo, a specialmente per la riformazione delle dolceSposa di Cristo, la quale vediamo venire in tanta tenebra, e in tanta ruina. Non dico più. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù Amore.




    CLXXVII - A Pietro Cardinale portuense

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso E di Maria dolce.

    A voi, dilettissimo E reverendissimo padre E fratello in Cristo Gesù, io Catarina, serva E schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi un agnello umile e mansueto, imparando dall'Agnello immacolato, che fu umile e mansueto in tanto che non fu udito il grido suo per veruna mormorazione; ma come agnello che non si difende, si lassò menare al macello della santissima e dura croce. O inestimabile fuoco d'amore! la carne ci ha data in cibo, e 'l sangue in beveraggio. Tu se' quello agnello che fusti arrostito al fuoco dell'ardentissima carità. Non veggo altro modo, padre, a potere avere virtù, se non ponendoci questo Agnello per obietto alli occhi della mente nostra; perocché in lui troviamo la vera e profonda umiltà, con grande mansuetudine e pazienzia. E poniamoché sia figliuolo di Dio, egli non viene né sta come re, perocché la superbia e l'amore proprio di sé non è in lui; e però viene come servo vile; e non cerca sé per sé, ma attende solo a rendere onore e gloria al padre, e a rendere a noi la vita, la quale per lo peccato perdemmo. E questo fa solo per amore, e per adempire la volontà del padre in noi. Che, avendo Dio creato l'uomo alla imagine a similitudine sua solo perché godesse a gustasse lui nella vita durabile, per la ribellione che l'uomo fece a Dio, li fu rotta lavia; sicché le dolcevolontà di Dio; con la quale creò l'uomo, non s'adempiva, cioè d'avere vita eterna; ché non fu creato per altro fine.

    Mosso dunque da quella pura e smisurata carità con la quale ci creò, per adempire la sua volontà in noi, ci diè il Verbo dell'unigenito suo Figliuolo. sicché dunque il Figliuolo di Dio non ragguarda a sé, ma solo d'adempire questa dolce volontà. é fatto dunque tramezzatore tra Dio e l'uomo; e della grande guerra ha fatto pace, perocché con l'umiltà ha vinta la superbia del mondo. Però disse egli: «Rallegratevi ché io ho vinto il mondo» E cioè la superbia dell'uomo. ché non è veruno tanto enfiato, superbo, e sì impaziente, che non diventi umile e mansueto quando considererà e vedrà tanta profondità e grandezza d'amore, vedere Dio umiliato a noi uomini. E però li santi e veri servi di Dio, volendogli rendere cambio, sempre si umiliano; tutta la gloria e la loda dànno a Dio: ricognoscono, loro, e ciò che eglino hanno, solo avere da Dio. Veggono, loro non essere. E ciò ch'eglino amano, amano in Dio, siano in stato o in grandezza quanto si vuole. ché quanto è più grande, più si debbe umiliare, e cognoscere sé non essere: ché nel cognoscimento di sé egli s'umilia e non leva 'l capo o enfia per superbia: ma china 'l capo, e ricognosce, la bontà di Dio adoperare in sé. E così acquista la virtù dell'amore e dell'umiltà: ché l'una è balia e nutrice dell'altra; e senzaesse non potremmo avere la vita. oimé, oimé, chi sarà quello stolto bestiale, che, vedendosi amare, non ami, e che al tutto non levi e toglia da sé l'amore proprio perverso, che è principio e radice d'ogni nostro male? E non so vedere che sia veruno sì indurato, che non ami, vedendosi amare; purché egli non si toglia il lume coll'amore detto. Che segno dà colui che ama? Questo è il segno che appare di fuore. Dimandianne; e vedrete Jeronimo, che fu nello stato vostro: mortificava la carne sua con digiuni, vigilie a orazione, con abito sempre despetto; uccideva in sé la superbia, e con grande sollicitudine, non cercava, ma fuggiva ogni onore e stato del mondo. E pur Dio, coloro che sé umiliano, li esalta; ... avendo lp stato, non perde però la virtù sua, ma raffina, come l'oro nel fuoco, aggiugendovi la virtù della carità. Diventa mangiatore e gustatore dell'anime; non teme di perdere la vita del corpo suo, perocché egli ha presa la forma e il vestimento dello Agnello dolce, Gesù. Perocché non ama sé per sé, né il prossimo per sé, né Dio per sé ma ogni cosa ama in Dio. Non si cura né di vita né di morte né di persecuzione, né di veruna pena che sostenesse; ma attende solo all'onore della somma ed eterna Verità. Or questi sono li segni de' veri servi di Dio. Di questi cotali vi prego e voglio che siate voi, padre. Portatemi il segno della vera umilità non curioso nello stato vostro, ma despetto. Non impaziente per veruna pena o ingiuria che sostenessi, ma con ferma virtù di pazienzia sostenete nel corpo della santa Chiesa infine alla morte, annunziando e dicendo la verità, o consigliando, o per qualunque modo l'avete a dire, senza veruno timore; attendendo solo all'onore di Dio, e alla salute delle anime, e alla esaltazione della Santa Chiesa, siccome figliuolo vero suo, notricato da sì dolce madre. Or in questo dimostrerete la divine dolcecarità insiememente con la pazienzia. Siatemi largo, caritativo spiritualmente, come detto è, e temporalmente. Pensate, che le mani de' poveri v'aiutino a porgere e recare la divina Grazia. Voglio che cominciate una vita e uno vivere nuovo. Non più dormite nel sonno della negligenzia e ignoranzia.

    Siatemi, siatemi campione vero. Io v'ho detto che io desidero che siate uno agnello a seguitare il vero Agnello. Ora vi dico, che voglio che siate uno leone, forte a gittare il mugghio vostro nella santa Chiesa; e siate si grande in voce, e in virtù, che voi aitiate a resuscitare lifigliuoli morti, che dentro ci giaciono. E se diceste: doveaverò questo grido e voce forte dell'Agnello? che secondo l'umanità non grida, ma sta mansueto, e secondo la divinità dà potenzia al grido del Figliuolo con la voce della smisurata sua carità; sicché, per la forza e potenziadella divina essenzia e dell'amore che ha unito Dio con l'uomo, con questa virtù è fatto l'agnello uno leone; e stando in su la cattedra della croce, ha fatto sì fatto grido sopra del figliuolo morto dell'umana generazione, che li ha tolta la morte, e data la vita. Orda costui riceveremo la forza: perocché l'amore che trarremo dell'obietto del dolce Gesù, ci farà participare della potenzia del Padre. Bene vedete che egli è così: che né dimonio né creatura ci può costringere a uno peccato mortale; perocché ha fatto l'uomo libero e potente sopra di sé. Nell'amore participiamo il lume e la forza dello Spirito Santo, 'l quale è uno mezzo che lega l'anima col suo creatore, e allumina l'intelletto e il cognoscimento, nel quale lume participa la sapientia del Figliuolo di Dio. O carissimo padre, scoppino e divellansi li cuori nostri a vedere in che stato e dignità la infinita Bontà ciha posti sì per la creazione dandoci la imagine sua, sì perla ricomperazione e unione che ha fatta la Natura Divina nell'umana. Più non poteva dare, che dare sé medesimo a coloro che per lo peccato erano fatti inimici di Dio. Oh ineffabile consumato amore, bene se' innamorato della fattura tua; perocché non potendo tu, Dio, sostenere pena, e volendo fare pace con l'uomo, e la colpa commessa si voleva pur vendicare, non essendo sufficiente puro uomo a satisfare alla grande ingiuria che fatta era a te, Padre eterno; tu ora coll'amore che hai a noi hai trovato il modo, vestendo il Verbo della carne nostra, sicché insiememente t'ha renduto l'onore, e hai placata l'ira tua, sostenendo la pena nella propria carne, cioè della massa d'Adamo, che commise la colpa. Or come dunque, uomo, ti puoi tenere che tu non abbandoni te medesimo ? Tu vedi che egli ha giocato in su la croce, e si ha lassato vincere, avendo vinto. Perocché la morte vinse la morte: fecero uno torniello insieme; al tutto la morte fu sconfitta, e la vita resuscitò nell'uomo. Or oltredunque correte, e non si tenga più il cuore vostro. Arrendasi la città dell'anima vostra: e se non s'arrende per altro, si debbe arrendere perché egli ha messo il fuoco da ogni pane; voi non vi potete voltare né spiritualmente né temporalmente, che non troviate fuoco d'amore.

    Pregovi, dunque, e voglio che amiate Cristo in terra. E pregatelo dell'avvenimento suo; e che tosto drizzi il gonfalone della santissima croce sopra gl'Infedeli. E non mirate né voi né gli altri perché li Cristiani si levino e sieno levati, come membri putridi e ribelli al loro dolce capo, perché questo sarà il modo a placarli e farli tornare figliuoli. Pregatenelo, e fatenelo pregare che tosto si faccia. Perdonate alla mia ignoranzia, che tanto presumo di favellare; scusimi l'amore e il desiderio che io ho della salute vostra e della renovazione ed esaltazione della Santa Chiesa, ch'è tanto impallidita, che il cuore della carità pare che sia motto venuto meno. Perocché ognuno le ruba, li tolle il colore a lei, e pollo a sé, cioè, peramore proprio di sé medesimo, dovendo solo attenderere al bene e alla esaltazione sua. Questo è il segno de' superbi, che per essere bene grandi e enfiati, non si curano che la Chiesa sia destrutta, e il Dimonio divori l'anime. Molto è contrario il segno loro, che sono lupi rapaci, a servi di Dio. che sono agnelli e seguitano 'l segno dell'Agnello. E così desidera l'anima mia di vedervi agnello.

    Non dico più: ché se io andasse alla volontà, anco non mi ristarei. Raccomandatemi strettamente in Cristo Gesù al nostro Cristo in terra, e confortatelo che non tema per veruna cosa che avvenga. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    CLXXVIII - A Neri di Landoccio

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimo figliuolo in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a te nel prezioso sangue suo; con desiderio di vederti con vero lume, acciocché col lume cognosca la verità del tuo Creatore. La verità sua è questa: che egli ci creò per darci vita eterna; ma per la ribellione che fece l'uomo a Dio,non si compiva questa verità; e però discese alla maggior bassezza che discendere potesse, cioè quando vestì la deità della nostra umanità. E così vediamo con questo glorioso lume, Dio esser fatto uomo; e questo ha fatto per compiere la verità sua in noi: e col sangue dell'amoroso Verbo ci l'ha bene manifestato, in tanto che quello che per fede tenevamo, ci è certificato col prezzo d'esso sangue. E non può la creatura che ha in sé ragione, negare che quello non sia così.

    Adunque io voglio che la tua confusione si consumi e venga meno nella speranza del sangue e nel fuoco della inestimabile Carità di Dio, e rimanga solo il vero cognoscimento di te; col quale cognoscimento ti umilierai, e crescerai, e notricherai il lume. E non è egli più atto a perdonare che non a peccare? E non è egli nostro medico, e noi gl'infermi? Portatore delle iniquità? E non ha egli per peggio la confusione della mente, che tutti gli altri difetti? Sì bene. Adunque carissimo figliuolo, apri l'occhio dell'intelletto tuo col lume della santissima fedee ragguarda quanto tu sei amato da Dio. E per ragguardare l'amor suo, e la ignoranzia e freddezza del cuore tuo, non entrare in confusione; ma cresca il fuoco del santo desiderio con vero cognoscimento, e umiltà, come detto è. E quanto più vedi te non corrispondere a tanti beneficii, quanti n'ha fatti e fa il Creatore, più ti umilia,e di' con un proponimento santo: «quello che io non ho fatto oggi, e io il farò ora». Sai che la confusione si scorda in tutto della dottrina che sempre t'è stata data. Ella èuna lebbra che dissecca l'anima e 'l corpo e tienla in continua aflizione, e lega la braccia del santo desiderio, e non lassa adoperare quello che vorrebbe; e fa l'anima incomportabile a sé medesima con la mente disposta a battaglie, e diverse fantasie; tollete il lume sopranaturale, e offuscale il lume naturale. E così giugne a molta infedelità, perché non cognosce la verità di Dio, con la quale egli l'ha creata: cioè in verità la creò per darle vitaeterna. Adunque con fede viva, col desiderio santo, e con speranza ferma nel sangue, sia sconfitto il dimonio della confusione.

    Altro non dico. Permani nella Santa e dolce dilezione di Dio. Prego lui che ti doni la sue dolce benedizione. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXXIX - A Francesco di Pipino sarto da Firenze e a monna Agnesa sua donna

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimi figliuolo e figliuola in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi amatori della virtù; perocché in altro modo non potreste avere la vita della grazia, né partecipare il sangue del Figliuolo di Dio. Poi, dunque, che ella c'è tanto necessaria, e convienci in tutto estirpare da noi li vizii e piantarela virtù e far forza alle nostre passioni sensitive e dire noimedesimi: «innanzi voglio morire che offendere il mio Creatore, e tollermi la bellezza dell'anima mia»; così voglio, carissimi figliuoli, che facciate. Siatemi specchio divirtù; e mettetevi il mondo con tutte le sue delizie sotto ipiedi, e voi seguite Cristo crocifisso. Altro non dico. Permanete nella Santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXXX (180) - A Pietro marchese del Monte a S. Maria, quando era senatore di Siena

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi, reverendissimo e carissimo padre mio in Cristo Gesù, Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo raccomandomivi; con desiderio di vedervi sempre osservatore de' santi comandamenti di Dio, senza i quali niuna creatura può avere in sé la vita della Grazia. E non è neuno che per gentilezza né per ricchezza né per signoria, né prosperità né grandezza si possa ritrarre né iscusare che non sia servo atto a servire a ad osservare questi dolci e santi comandamenti; e' quali sono dati a noi dalla prima e dolce Verità, il quale fu regola e via e vita nostra. E così disse egli: «lo son, Via, Verità e Vita». O reverendo Padre ragguardate al nostro dolce Salvatore, che fu datore della legge, che perfettamente la volle osservare in sé. Bene è adunque grande confusione, e deesi vergognare l'uomo che vede Dio umiliato a sé uomo. Onde se la Ragione si dà a considerarlo, giammai non leverà il capo contra Dio per superbia, né per neuno stato che abbia.

    Oh dolce e inestimabile diletta Carità! che se' fatto servo per fare l'uomo libero, e hai dato a te la morte per dare a noi la vita; e se schernito alla obrobriosa morte della Croce per rendere a noi l'onore, il quale noi perdemmo per lo peccato della disobedienzia. oimé trovammo la morte per la ribellione che facemmo a' comandamenti di Dio; a ogni dì cadiamo in questa morte eternale, trapassando le dolcevolontà di Dio. Venne l'Agnello immacolato, svenato, in sul legno della santissima croce, arso al fuoco della divina Carità; e hacci renduta e restituita la grazia con la obedienzia santa sua. Adunque io vi prego dolcemente in Cristo dolce Gesù che noi seguitiamo questa via e regola de' veri e santi comandamenti, osservandoli in fino alla morte con la memoria del sangue del Figliuolo di Dio, acciò che siamo più animati ad osservarli. O quanto è dolce questa servitudine, che fa l'uomo libero dalla servitudine del peccato!

    Ora restringiamo questi comandamenti in due parti: cioè nell'amore e dilezione di Dio e del prossimo. E questo amore fonderemo in uno timore santo di riverenzia; ed eleggeremo innanzi la morte, che offendere a quella cosa che noi amiamo non per timore di pena, ma perch'egli è degno d'essere amato, però che è somma ed eterna Bontà. E quanto più amerete Dio, tanto più si distenderà l'amore al prossimo vostro; sovnendolo spiritualmente e temporalmente, secondo che vengono e' casi, e il tempo che bisogna servire al prossimo suo. E così sarà adempiuta la volontà di Dio, che non vuole altro che la nostra santificazione.

    Non dico più. Raccomandovi quanto l'anima mia due piati, de' quali vi parlerà ser Francesco portatore di questa lettera. L'uno si è del monastero di Santa Marta, che sono perfettissime serve di Dio; l'altro si è di Monna Tommasa grande serva di Dio, e a me carissima madre. So veramente, che se non fusse di ragione, nol dimanderebbero. Pregovi caramente che le spacciate 'l più tosto che potete, sì che non abbiano lunghezza di tempo. Non dico più. Innamoratevi e bagnatevi nel sangue del Figliuolo di Dio. Benedicetemi il mio singolare figliuolo e tutti gli altri. Gesù dolce, Gesù amore.




    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 6/11/2020 5:30 PM

    CLXXXI (181) - A Niccolo da Osimo



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, dilettissimo e carissimo padre in Cristo dolce Gesù io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi una pietra ferma, fondata sopra le dolcepietra ferma, Cristo Gesù. Sapete che la pietra e lo edificio che fosse posto a fatto sopra la terra, ogni piccolo vento o piova che venga, il dà a terra. Così l'anima che è fondata sopra le cose transitorie di questa tenebrosa e caduca vita, che passano tosto come il vento come polvere che si pone al vento, ogni piccolo contrario la dà a terra. E così quando fussimo fondati in amore propri, di noi medesimi, il quale è la più perversa lebbra e piaga che possiamo avere. Egli è quella lebbra che tutte le virtù fa guastare; e non hanno in loro vita, perocchè sono private della madre della carità; onde non vivono perché non sono accostate con la vita. Desidera dunque l'anima mia di vedervi fondati nella viva pietra. O carissimo padre, ècci migliore, più dilettevole cosa, che dovere edificare lo edificio dell'anima nostra? Dolce cosa è, che abbiamo trovata pietra, maestro e servitore uno manuale che bisogna a questo edificio. Oh come è dolce maestro il Padre Eterno, dove si riposa tutta la sapienzia e scenzia e bontà infinita! Egli è lo Dio nostro, che è colui che è. Tutte le cose che participano essere, è secondo di lui. Egli è uno maestro che fa quello che abbisogna; e non vuole altro che la nostra santificazione. E ciò che dà e permette, per nostro bene, cioè per purgazione de' peccati nostri, o per accrescimento di perfezione e di grazia. Bene è adunque dolce questo nostro maestro: si ben sa edificare, e porre quello che bisogna a noi. E ha fatto più: che, vedendo che l'acqua non era boons a intridere la calcina per porre la pietra, cioè, delle dolci e reali virtù, donocci il sangue dell'Unigenito, suo Figliuolo. Sapete che, innanzi al decreto dell'avvenimento del Figliuolo di Dio, niuna virtù aveva valore di poter dare all'uomo la vita, la quale per lo peccato aveva perduta. O padre, ragguardiamo la inestimabile carità di questo maestro, che, vedendo che l'acqua dei santi Profeti non era viva, che ci desse vita, ha tratto di sé e pôrto a noi ilVerbo Incarnato unigenito suo Figliuolo, e hagli data la potenzia e virtù in mano, e halo posto nello edificio nostro per pietra; senza la quale pietra noi non possiamo vivere. Ed è sì dolce (perché gli è unito questo Figliuolo ed è una cosa col Padre), che ogni cosa amara, per la dolcezza sua, vi diventa dolce. In lui è dunque calcina viva, e non terra né rena. O fuoco dolce di amore, tu ci hai dato per servitore e manoale l'abbondantissimo e clementissimo Spirito Santo, ch'è esso amore; il quale è quella mano forte che tenne confitto e chiavellato in croce il Verbo. Egli ha premuto questo dolcissimo corpo, e fattogli versare sangue, il quale è sufficiente a darci la vita, e edificare ogni pietra. Ogni virtù ci vale e dà vita quando è fondata sopra Cristo, ed intrisa nel sangue suo.


    Spezzinsi dunque li cuori nostri d'amore, a ragguardare, che quello che non fece l'acqua, ha fatto il sangue. Or chi vorrebbe meglio? chi sarà colui che si vada oggimai avvolgendo per li fossati, cercando veruna trista o disordinata dilettazione del mondo? Dissolvansi per caldo queste pietre degli indurati cuori nostri.


    Dunque il Padre (che è a vederlo!) con la sapienzia sua e potenzia e bontà ci s'è fatto maestro (perocché il maestro è quello che lavora, cioè con la virtù che ha dentro da sé; però con la memoria dove sta quello che bisogna fare, e con lo intelletto col quale ha cognosciuto, e con la mano della volontà ha adoperato) creando e edificando l'anima nostra ad imagine e similitudine sua. Perdemmo poi la Grazia per lo peccato commesso: ed egli venne, e unissi e innestossi nella natura nostra; e hadato tutto a noi, perocché la sua virtù la dè nel Figliuolo. E fecelo insiememente maestro, come è detto, dandogli la potenzia; e fecelo pietra (così dice santo Paolo) cioè, che la pietra nostra è Cristo: fecelo servitore, e lavoratore di questo edificio cioè, che la sua inestimabile Carità eamore col quale ha data la vita, col sangue suo ha intrisa questa calcina, sicché non ci manca nulla.


    Godiamo, dunque, e esultiamo, poiché abbiamo sì dolce maestro, e pietra, e lavoratore; e hacci murati col sangue suo, e ha fatto sì forte questo nostro muro, che né dimonia né creature, né grandine né tempesta né vento potrà muovere questo edificio se noi non vorremo. Levisi dunque la memoria, e ritenga in sé tanto beneficio. Levisi lo intelletto e il cognoscimento a vedere l'Amore e la sua bontà, che non cerca né vuole altro che la nostra santificazione; e non vede sé per amore proprio di sé, ma per l'onore del Padre e salute nostra. Allora, quando la memoria ritenerà, lo intendimento ha inteso e cognosciuto; non si debbe tenere, e non so che si possa tenere, la volontà, che non corra, con uno ardore riscaldato dal caldo della Carità, ad amare quello che Dio ama, e odiare quello ch'egli odia. Di niuna cosa si potrà turbare; né impedirà mai il santo proponimento. Ma sarà in vera pazienzia, perché sarà fondato sopra la viva pietra, Cristo.


    E però vi dissi che io desideravo che voi fuste pietra fondata sopra la pietra detta; e così vi prego per, l'amoredi Cristo crocifisso, che sempre cresciate e perseveriate nel santo proponimento. Non vi movete mai, né allentiate per veruno contrario che addivenisse. Siatemi una pietra, ferma, fondata nel corpo della santa Chiesa; cercando sempre l'onore di Dio, e la esaltazione ea rinnovazione della santa Chiesa.


    Pregovi che non allenti il desiderio vostro, né la sollicitudine di pregare il Padre santo che tosto ne venga, e che non indugi più a rizzare l'arme de' fedeli Cristiani, la santissima croce. Non guardate per lo scandalo che ora sia addivenuto. Non tema, ma virilmente perseveri, e tosto mandi ad effetto il santo suo e buono proponimento. Perché sentisse delle percosse che vi fussero date, o per le dimonia o per le creature, statemi pietra vivafondata nella sposa di Cristo; annunciando sempre la verità, se ne dovesse andare la vita. Non vedete voi per voi, ma sempre attenderete di vedere l'onore di Dio. Tanto tempo abbiamo veduto il vituperio del nome suo, che ora ci dobbiamo disporre di dare la vita per la loda e gloria del nome suo. Or sollicitamente, padre! Non negligenzia. Ora, mentre che abbiamo il tempo, e 'l tempo è nostro; diamo la fadiga al Prossimo nostro, e la loda a Dio. Spero, per la bontà sua, che voi 'l farete: perdonate però alla mia presunzione, perocché l'amore e l'affetto me n'ha colpa.


    Ho avuta grande letizia del buono desiderio e proponimento del santo Padre, sì della venuta sua, e sì del santo e glorioso passaggio, il quale è aspettato con grande desiderio da' servi di Dio. Non dico più.


    Ho inteso che 'l Maestro dell'Ordine nostro, il Padre santo lo vuol promuovere e dargli altro benefizio. Pregovi che, se così è vero, che voi preghiate Cristo in terrache procuri all'Ordine d'uno buono Vicario, ché n'abbiamo grande bisogno. Pregovi che gli ragioniate, se vi pare, di maestro Stefano, che fu Procuratore dell'Ordine quando frate Raimondo era in corte. Credo che sappiate ch'egli è uomo buono e virile. Spero che, se noi l'avessimo, che per la grazia di Dio e per lui l'Ordine si racconcerebbe. Honne scritto al Padre santo; non però detto cui egli ci dà, ma hollo pregato che cel dia buono, e ragionine con voi e con l'arcivescovo d'Otranto. Se bisognasse, che per questo o per veruna altra cosa in utilità della santa Chiesa, che frate Raimondo venisse a voi, Padre: scrivetelo: egli sarà sempre obediente a voi. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.



    CLXXXII - A suor Bartolomea della Seta, monaca del monasterio di Santo Stefano di Pisa

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Dico che consuma... il freddo, cioè la freddezza dell'amore proprio di sé medesima; to quale amor proprio accieca l'anima, e non le lassa cognoscere né sé né Dio, e tollele la vita della Grazia, e ingenera impazienzia. E la radice della superbia mette allora fuore i rami suoi. Onde offende Dio, e offende il prossimo con disordinato affetto; ed è incomportabile a sé medesimo; e sempre ribella all'obedienzia sua. E tutto questo fa l'amor proprio di sé. Ma il vero vestimento, detto, tutti gli consuma e tolle via. E rimane nel lume della divina Grazia, e non va per la tenebra; ma in verità va per la via del consumato e immacolato Agnello, e per la porta di Cristo crocifisso entra alle nozze del Padre eterno. Ine è fermata e stabilita in Dio, e non ha paura che 'l mondo né 'l dimonio né la carne la possa separare; e truova vita senza morte, sazietà senza fastidio, e fame senza pena. Or non più! porta, porta, e fà spalle di portatore, e non rifiutare peso, se vuoli ben guadagnare insino all'ultimo. Perocché troppo sarebbe sconvenevole, che la Sposa andasse per altra via che lo sposo suo. Altro modo non c'è a voler portare, se non essere vestita, come è detto. E però vi dissi io che desideravo di vederti vestita del vestimento reale, cioè, dell'abisso della carità del Re eterno. Altro non dico. Nasconditi nel costato di Cristo crocifisso, e bàgnati e annégati nel sangue dolcissimo suo. Permani nella santa e dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore.


    CLXXXIII - All'Arcivescovo d'Otranto

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    A voi dilettissimo e reverendo padre in Cristo Gesù, io vostra indegna Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con desiderio di vedervi pastore buono e fedele a Cristo Gesù, col lume e cognoscimento della sua bontà. Sapete che colui che va col lume di notte, non ofende: così l'anima che è alluminata di Dio, non può offendere; perocché apre l'occhio del cognoscimento e della ragione, e ragguarda che via tenne quello dolce Maestro suo. E come l'ha veduta, per volontà e desiderio ch'egli ha di seguitare il maestro subito corre con sollicitudine e senza negligenzia; non sta a voltare il capo in dreto, cioè a vedere sé medesimo. Vede bene sé col cognoscimento de' peccati e difetti suoi; e confessa, sé per sé non essere:e cognosce in sé la smisurata bontà di Dio, che gli ha dato ogni essere. E a questo cognoscimento si debbe sempre rivoltare e stare; ma dico che non si volti né si debbavoltare a vedere sé per amore proprio e delettazione, né per piacimento di veruna creatura. Dico che l'anima che è illuminata dal vero lume, a questo non si volge; ma poi che ha veduto sé, e trovata la bontà di Dio, allora si da per la via, cioè per tutte quelle vie e modi che tenne il dolce Gesù, e li Santi che 'l seguirono. Ponsi Gesù per obietto suo; ed è tanto il desiderio e l'amore che ha di tenere la via dritta per giugnere al suo obietto, fine dolcesuo, che, perché trovi spine e triboli a ladri che 'l volessero robbare, non cura né teme di cavelle; né per veruna cosa che trovi, vuole tornare indreto. Perocché l'amore gli ha tolto il timore servile di paura; e va dietro alle pedate di coloro che seguitano Cristo: e vede e cognosce che essi furono uomini nati come egli, pasciuti e nutricati come esso; e quella benignità e larghezza di Dio trova ora, che era allora.

    Or di questo vero lume o cognoscimento desidera l'anima mia che voi, pastore e Padre mio, siate ripieno con abbondantissimo fuoco d'amore; sicché né diletti né piacimenti né stato né onore del mondo vi possano offuscare questo lume; né spine né triboli né ladro veruno vi possa impedire il corso di queste dolcevia; ma sempre ci specchiamo nel Verbo Incarnato, unigenito Figliuolo di Dio, il quale fu a noi via e regola, che osservandola, sempre ci dà vita. Oimé, Padre, non voglio che sia tentazione o illusione di dimonio che c'impedisca; che sono posti come spine per impedire il nostro andare. Non sia il tribolo della carne nostra che sempre impugna e ribella allo spirito, che è suo nemico perverso, che mai non lo lassiamo indietro; ma sempre viene con esso noi: non sieno ladri e demonii inchinati delle creature, che spesse volte ci vogliono tollere l'amore e la pazienzia con molte ingiurie e persecuzioni che ci fanno. Anco, alcuna volta pigliano l'offizio delle dimonia, volendo impedire li santi e buoni proponimenti che l'uomo averà e adopererà secondo l'onore di Dio. A costoro non basta il loro male che fanno in loro medesimi: ché ancora vogliono fare in altrui. Virilmente dunque perseveriamo nella via nostra, e confortianci, perocché per Cristo crocifisso ogni cosa potremo.

    Io godo ed esulto, considerando me dell'arme forte che Dio ci ha data, e della debilezza de' nemici. Ben sapete che né dimonio né creatura può costringere la volontà ad uno minimo peccato. Questa è una mano sì forte, che tenendo el coltello con due tagli, cioè d'odio e d'amore, non sarà veruno nemico sì forte, che si possa difendere, che non sia percosso o gittato a terra. Oh inestimabile ardentissima e dolcissima Carità, che, acciò che li cavalieri che tu hai posti in questo campo della battaglia possano virilmente combattere e specialmente li pastori tuoi che hanno più percosse e più che fare che gli altri, gli hai dato una corazza si forte, cioè la volontà, che niuno colpo, perché percuota, la può nocere; perocché egli ha con che ripararsi da' colpi, e con che difendersi. Guardi pure che il coltello, che Dio gli ha dato, dell'odio e dell'amore, egli nol ponga nelle mani del nemico suo: la corazza allora poco ci varrebbe, ché, colà, dov'ella è forte, diverrebbe molle. Ché io m'avvedo che né dimonio né creatura m'uccide mai se non col mio coltello stesso; con quello che io uccido lui, dandogli, egli uccide me. Chi uccide il vizio, il peccato? solamente l'odio e l'amore: e il dispiacimento ch'io ho conceputo in esso all'amore che io ho conceputo alla virtù per Dio. Se il dimonio e la sensualità vuole voltare questo odio e questo amore, cioè che tu odii quelle cose che sono in Dio, e ami la tua sensualità che sempre ribella a lui perché il dimonio voglia fare questo, non potrà, se la mano forte della volontà non gli 'l porge. Ma se gli 'l desse, colsuo medesimo l'ucciderebbe. Dunque è da vedere quanto sarebbe spiacevole a Dio, e danno a noi; ché (sapete) padre, perché voi sete pastore, non sarebbe pur danno a voi, ma a tutti li sudditi vostri; ed ogni operazione che aveste a fare per voi, e per la Sposa di Cristo, la santa Chiesa, questo sarebbe impedimento.

    Su dunque! non più dormite; rizzisi el gonfalone della santissima croce. Ragguardiamo l'Agnello aperto per noi, che da ogni parte del corpo suo versa sangue. O Gesù dolce, chi t'ha premuto, che in tanta abondanzia ne versi? Rispondi: l'amore di noi, e l'odio del peccato. Egli ci ha dato sangue intriso col fuoco della sua carità. Or a questo arbore ci appoggiamo, e con esso andiamo per la via sua detta. Bene aviamo materia di godere, però che ogni nostro nemico diventato debile e infermo, per questo dolce Figliuolo di Maria, unigenito Figliuolo di Dio. Il dimonio è indebilito, che non può tenere più la signoria dell'uomo, perduta l'ha. La carne nostra, che 'l Figliuolo di Dio prese di noi, è flagellata con obbrobri,strazi, scherni e improperii; onde l'anima, quando riguarda la carne sua, debbe subito perdere, e allentare la sua ribellione. Le lode degli uomini, o loro ingiurie che ci facessero, ogni cosa verrà meno, ponendosi innanzi il dolce Gesù, che non lassù né per ingiuria che gli fusse fatta, né per nostra ingratitudine, né per lusinghe, che non compisse l'obedienzia per onore del Padre, e per salute nostra; sicché l'onore del mondo s'atterrà col desiderio e con l'amore dell'onore di Dio.

    Or correte dunque per questa via. Siate, siate gustatore e mangiatore dell'anime, imparando dalla prima e dolce Verità e Pastore buono, che ha data la vita per le pecorelle sue. Siate, siate sollicito d'adoperare per onoreed esaltazione della santa Chiesa; e non temete per alcuna cosa che sia avvenuta, o che vedeste avvenire; perocché ogni cosa è illusione di dimonio, che 'l fa per impedire li santi e buoni proponimenti, che, perché non si faccia quello che è cominciato, pare che s'avvegga del male suo. Ma confortatevi, e confortate il nostro Padre santo; e non temete di cavelle; e confortatevi virilmente, non vi restate. Fate che io senta e veda che mi siate così una colonna ferma, che per veruno vento moviate mai, Arditamente e senza veruno timore annunciate e dite la verità di quello che vi pare che sia secondo l'onore di Dio e renovazione della santa Chiesa. Or abbiamo noi altro che uno capo? E questo si dia a cento migliaia di morti se bisogna, e ogni pena e flagello, per amore di Cristo, che con tanto fuoco d'amore non vide sé per sé, ma per onore del Padre, e per salute nostra. Non dico più, Padre; ché io non mi resterei mai. Ebbi grande letizia delle buone novelle che ci mandaste dell'avvenimento di Cristo in terra, e del cominciamento del santo Passaggio. Non caggia tepidezza né sgomento in voi né nel santo Padre per le cose che sono poi avvenute; che con questo, che ci pare contrario, si farà ogni cosa. Io ho inteso che il Maestro dell'Ordin nostro 'l santo Padre 'l vuole promuovere. Pregovi per l'amore di Cristo crocifisso che vi sia raccomandato l'Ordine, e che ne preghiate Cristo in terra, che ci dia uno buono vicario. Vorrei che lo informasse di Maestro Stefano della Cumba, che fu procuratore dell'Ordine della Provincia di Tolosa. Credo che se egli cel darà, sarà grand'onore di Dio e racconciamento dell'Ordine; perocché mi pare ch'el sia uomo virile e virtuoso, e senza timore. écci ora bisogno di medico che non abbia timore, e usi il ferro della santa e dritta giustizia; perocché tanto unguento s'è usato infino a qui, che li membri sono quasi tutti 'imputriditi. Io n'ho scritto al Padre santo: non ho detto però cui egli ci dia; ma ho pregato che cel dia buono, e che ne ragioni con voi e con messer Niccola da Osmo.

    Se vedeste, per questo o per altro, fusse utilità o bisogno che frate Raimondo vi venisse; scrivetelo, ed egli sarà subito alla vostra obedienzia. Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio.

    Ser Gerardo Buonconti vi si manda molto raccomandando; e la madre mia come a caro padre, ed esso come indegno servo vostro. Gesù dolce, Gesù amore.


    CLXXXIV - Al priore a fratelli della compagnia della Vergine Maria

    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.

    Carissimi e dolci figliuoli in Cristo dolce Gesù. Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi legati nel legame dolce della carità, il quale fu quello legame che tenne confitto inchiavellato Dio-ed-uomo in sul legno della santissima croce. Sapete che né chiodi né croce era sufficiente a tenerlo se la carità non l'avesse tenuto. Ella è quello dolce e soave legame, che legò la natura divina nella natura umana. Chi ne fu cagione? Solo l'amore. L'amore fu quello che trasse noi di Dio, creandoci alla imagine e similitudine sua. E per amore, avendo noi perduta la Grazia, e volendoci restituire e rendere quello che avevamo perduto per lo peccato e difetto nostro, ci mandò Iddio 'l Verbo dell'unigenito suo Figliuolo, e volse che col sangue suo riavessimo la Grazia; ed egli, Figliuolo obediente, corse all'obbrobriosa morte della croce, siccome innamorato della salute nostra. Sicché ogni cosa che Dio ha fatta e fa a noi, è fatta per amore; e però l'anima, che ragguarda questo smisurato e ineffabile amore, vi apre l'occhio dell'intelletto e del cognoscimento nel suo obietto del sangue di Cristo crocifisso, nel quale sangue se gli rappresenta più la larghezzadell'ineffabile carità, che in veruna altra cosa. E così disse Egli, che maggiore amore non può mostrare l'uomo, che dare la vita per l'amico suo. Oh inestimabile amore, se tu commendi che maggiore amore non può essere, che dare la vita per l'amico suo, quanto maggiormente è degno di commendazione l'amore tuo verso di noi, che, essendo fatti nemici, tu hai data la vita, e pagato il prezzo del sangue tuo per noi! Questo eccede ogni amore. O dolce e amoroso Verbo Figliuolo di Dio, tu se' fatto tramezzatore; hai pacificato con la morte tua l'uomo con Dio: ché i chiodi ci sono fatti chiave che ha disserrata vita eterna; ed è aperta per siffatto modo, che a veruno può essere chiusa se egli non vuole; perocché l'uomo non può esser costretto a veruno peccato, se egli non vuole. Il peccato è quello che ci chiude la porta, e tolleciil fine per lo quale fummo creati: il peccato ci tolle la vita, e dacci la morte; tolleci la luce, e dacci la tenebra, perché offusca l'occhio dello intelletto, e non gli lassa vedere il sole né la tenebra, la tenebra dico del cognosciniiento di sé, dove vede e truova la tenebrosa sensualità, che sempre ribella e impugna contra il suo Creatore; e perché non vede la tenebra sua, però non può cognoscere l'amore e il lume della divina bontà. Dissi, che l'animache ragguarda questo smisurato amore, ha conceputo amore ineffabile; ha fatta e confermata la sua volontà con quella di Dio ! Giudica e vede bene, che Dio non vuole altro che la nostra santificazione; e ciò ch'egli ci dàe permette, o tribolazioni, o consolazioni, o persecuzioni o strazi o scherni o villanie, ogni cosa ci è data perchésiamo santificati in lui. Perché la santificazione non si può avere senza le virtù, e le virtù non si possono avere, se non per lo suo contrario. E però l'anima che cognosce questo amore, non si può turbare né contristare di veruna cosa che avvenga, di qualunque cosa si sia; perché sarebbe dolersi del suo bene, e della bontà di Dio che il permette a noi. é vero che la sensualità si vuole sentire quando la cosa che gli dispiaccia: ma la ragione la vince, e fàlla stare suggetta siccome debbe. E con che faremo stare suggetta questa sensualità, che non ribelli al suo Creatore? dicovelo. I diletti e le tribolazioni si raffrenano con le dolcee santa memoria di Dio, cioè con la continua considerazione della morte, la quale trarremo per lo cognoscimento di noi medesimi. Noi vediamo, carissimi figliuoli e fratelli in Cristo dolce Gesù, che noi siamo tutti mortali; che, subitoché siamo creati nel ventre della madre nostra, siamo condannati alla morte, e dobbiamo morire, e non sappiamo quando né come. E chi sarà colui che, se egli considera in sé che la vita sua ètanto breve che aspetta di dì in dì la morte (perocché la vita nostra è quanto una punta d'ago), che non raffreni e tagli ogni disordinata letizia la quale pigliasi dalle stoltee vane letizie del mondo ? Dico che si raffrenerà, e non cercherà né onori né stati né grandezza; né ricchezza possederà con avarizia: anco, se egli averà la ricchezza, sarà fatto dispensatore di Cristo a' poveri, e non le vorràpossedere né tenere con superbia; anco con vera e profonda umiltà, vedendo e cognoscendo che veruna cosa ci è stabile né ferma in questa tenebrosa vita; ma ogni cosa passa via come il vento. Se ella è tribolazione, egli la porta pazientemente, perché vede che è piccola ogni tribolazione che in questa vita potiamo sostenere. E perché è piccola? perché è piccolo il tempo nostro. perocché la fadiga che è passata, tu non l'hai; e quelle che sono a venire, non se' sicuro d'avere, perché non sai se la morte ti verrà e sarai privato d'ogni fadiga. Hai dunque solo questo punto del tempo che t'è presente, sicché la memoria della morte tolle la impazienzia nelle tribolazioni e la disordinata letizia nelle consolazioni.

    É vero che non vuole essere pura la memoria della morte, perché caderebbe in confusione; volsegli adunque dare compagnia, e la compagnia si è l'amore ordinato col Santo timore di Dio, cioè di astenersi da' vizii e dapeccati per non offendere il suo Creatore. Il peccato non è in Dio: e però non è degno d'essere amato né desiderato da noi che siamo figliuoli suoi, creature create alla imagine e similitudine sua. Dobbiamo amare quello ch'egli ama, e odiare quello ch'egli odia. Allora si apre l'occhio dello intelletto, e vede quanto è utile il dispregiare i vizii e amare le virtù e quanto gli è danno il contrario: ché il dormire ne' vizii e nelli peccati, venendoglila morte di subito (che non è sicuro), gli dà l'eterna dannazione, dove non ha poi rimedio veruno; e vivere virtuosamente gli dà sempre letizia, pace con Dio e pace col prossimo. Levatosi da ogni rancore sentesi una carità fraterna d'amare il prossimo suo come sé medesimo ama. E così dobbiamo amare amici e inimici in quanto creature ragionevoli, e desiderare la salute loro; e ingegnarci, giusta il nostro potere, di portare e sopportare i difetti loro, odiando il vizio che fusse in loro, ma non loro. Piagnete con coloro che piangono e godete con coloro che godono. Cioè, con coloro che sono nel peccato mortale, che si può dire che sieno nel tempo del pianto e della tenebra; piagnere con loro per compassione e offrirgli per Santo desiderio dinanzi a Dio: e allegrare con loro che vivono in virtù, e allegrarci con loro, non con invidia del loro bene, ma in uno santo ringraziamento della tenebra e ridotti alla luce della Grazia. E a questo modo vive in unità, e osserva il comandamento di Dio; che per l'amore suo ama il prossimo. Questo è il segno che c'è dato da Cristo per essere cognosciuti d'esser figliuoli e discepoli suoi, e così diss'egli a' discepoli: «Amatevi, amatevi, insieme; ché a questo sarà cognosciuto che voi siate discepoli miei!». Passando per queste dolcee soave via, vive in Grazia; e poi si trova nell'ultimo nell'eterna visione di Dio !

    Ma sopra tutte l'altre cose, figliuoli miei, di che io viprego e costringo, si è che voi v'amiate insieme: perocché noi ci dobbiamo innestare il cuore e l'affetto nell'amore di Cristo crocifisso. E perché noi vediamo che sommamente egli ha amato l'uomo, così noi dobbiamo trarre questo amore, e legarci stretti col prossimo nostro sì e per siffatto modo, che né dimonio, né ingiuria che ci fusse fatta da esso prossimo nostro, né amore proprio di noi medesimi, ci possa mai sciogliere né rimuovere da questo legame dell'amore. Considerando me, che, in altro modo, l'anima sta in stato di dannazione; e però dissi, che io desideravo di vedervi legati nel legame della carità: ché per ogni ragione dovete essere uniti, sì perché sete tutti creati da Dio, e ricomperati d'uno medesimo sangue; e poi per la santa e dolce congregazione la quale avete fatta nel dolce nome di Maria, la quale è nostra avvocata, madre di grazia e di misericordia. Ella non è ingrata a chi la serve; anco è grata e cognoscente. Ella è quello mezzo che drittamente è uno carro di fuoco, che, concependo in sé il Verbo dell'unigenito Figliuolo di Dio, recò e donò il fuoco dell'amore: perocch'egli è esso amore. Adunque servitela con tutto il cuore e con tutto l'affetto, perocché ella è madre dolcissima vostra.

    Anco vi prego che abbiate in odio e in dispiacimento il peccato della immondizia, e ogni altro difetto: ché non sarebbe cosa convenevole che con immondizia serviste a Maria che è somma purità. Non dormite più, padri, fratelli e figliuoli carissimi: levatevi con amore della virtù eodio e dispiacimento del peccato. Vedete che è tanto abbominevole dinanzi a Dio il peccato, che permise che il Figliuolo ne sostenesse morte e passione; ed egli con tanto amore sostenne pena, strazii, scherni e villania, e nell'ultimo l'obbrobriosa morte della croce. Bagnatevi nel sangue di Cristo crocifisso; nascondetevi nelle piaghe sue per affetto d'amore. Maggiore amore non può mostrare l'amico, che dare la vita per l'amico suo; ed egli v'ha dato la vita, avendo svenato ed aperto il corpo suo. Ammollinsi i cuori vostri ora in questo santo tempo, il quale ci rappresenta questo Agnello immacolato, arrostito in su la croce al fuoco dell'ardentissima carità;e nella Pasqua dolcemente vi si dà in cibo. E però vi prego che tutti vi disponiate alla santa comunione; se non ne avesse già legame, che non si potesse sciogliere senza andare a Roma.

    Altro non dico. Amatevi, amatevi insieme. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. lo, indegna serva vostra, mi raccomando alle vostre orazioni; benché io son certa che il fate. E pregovi, e stringovi da parte di Cristocrocifisso, che in tutte le vostre orazioni e sante operazioni che Dio vi concede di fare, voi l'offeriate e facciatene sacrifizio a Dio per la reformazione delle dolcesposa di Cristo, della santa Chiesa, per pace ed unità di tuttii Cristiani; e singolarmente per la nostra città che Dio cimandi vera e perfetta unione, e ch'egli escano d'ogni offesa che fatta avessero contra al nostro Salvatore e alla Chiesa santa. E pregate strettamente che la ruina che ci è venuta della guerra de' Fiorentini col santo Padre per li nostri peccati, che Dio, per la sua pietà, la converta invera pace. Ché io vi dico, che se noi non ci aitiamo con le molte e continue orazioni a chiamare la divina misericordia, noi siamo nel peggiore stato, l'anima e il corpo, che noi fussimo mai. Bussiamo alla misericordia sua con l'orazione e desiderio di pace: ed egli è benigno, che none spregierà la voce del popolo che griderà a lui. Udite ildolce e buono Gesù che ce lo insegna, che noi dobbiamo bussare e chiamare a lui col lume della fede che noi crediamo essere esauditi da lui: altrimenti, l'orazione non varrebbe niente. Dice le dolceprima Verità: «Bussate, e saravvi aperto: chiedete, e saravvi dato: chiamate, esaravvi risposto». Poiché egli e' insegna il modo pigliamolo con buona e santa sollicitudine, con lunga e perfetta perseveranzia; che, come dice egli stesso, se non veldesse per altro, per l'importunità della perseveranzia cel darà. Altro non dico. Gesù dolce, Gesù Amore. Maria.




    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 6/11/2020 5:33 PM

    CLXXXV - A Gregorio XI



    Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.


    A voi, reverendissimo e dilettissimo padre in Cristo Gesù, la vostra indegna, misera, miserabile figliuola Catarina, serva' e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrive nel prezioso sangue suo; con desiderio di vedervi uno arbore fruttifero, pieno di dolci e soavi frutti, e piantatoin terra fruttifera (perocché se fusse fuora della terra, siseccherebbe, e non farebbe frutto); cioè nella terra del vero cognoscimento di voi. Perocché l'anima che cognosce sé medesima, s'umilia perocché non vede di che insuperbire; e nutrica in sé il frutto dolce dell'ardentissimacarità, cognoscendo in sé la smisurata bontà di Dio; e cognoscendo sé non essere, ogni essere che ha, retribuisce poi a Colui che è. Onde allora pare che l'anima sia costretta ad amare quello che Dio ama, e odiare quello ch'egli odia.


    Oh dolce e vero cognoscimento, il quale porti teco il coltello dell'odio e con esso odio distendi la mano del santo desiderio a trarre e uccidere il vermine dell'amore proprio di sé medesimo, il quale è uno vermine che guasta e rode la radice dell'arbore nostro, sì e per siffatto modo che niuno frutto di vita può producere, ma seccasi, e non dura la verdura sua; perocché colui che ama sé, vive in lui la perversa superbia (la quale è capo e principio d'ogni male) in ogni stato ch'egli è, o prelato o suddito. Che se egli è solo amatore di sé medesimo, cioè che ami sé per sé, e non sé per Dio; non può far altro che male, e ogni virtù è morta in lui. Costui fa come la donna che partorisce i figliuoli morti. E così è veramente: perché in sé non ha avuta la vita della carità, e attendettesolo alla loda e alla gloria propria, e non del nome di Dio. Dico dunque: se egli è prelato, fa male, perocché per l'amore proprio di sé medesimo (cioè, per non cadere in dispiacimento delle creature) nel quale egli è legatoper piacimento e amore proprio di sé muore in lui la giustizia santa. Perocché vede commettere i difetti e' peccati a' sudditi suoi, e pare che facci vista di non vedere, o non gli correggere; o se pure li corregge, li correggecon tanta freddezza e tiepidità di cuore, che non fa cavelle, ma è uno rampiastrare il vizio: e sempre teme di non dispiacere e di non venire in guerra. Tutto questo è perché egli ama sé. E alcuna volta è che essi vorrebbero fare pur con pace; io dico che questa è la più pessima crudelità che si possa usare. Se la piaga, quando bisogna, non s'incende col fuoco, e non si taglia col ferro, ma ponesi solo l'unguento; non tanto ch'egli abbi sanità, ma imputridisce tutto, e spesse volte ne riceve la morte.


    Oimé, oimé, dolcissimo Babbo mio! questa è la cagione che li sudditi sono tutti corrotti di immondizia e di iniquità. oimé, piangendo il dico: quanto è pericoloso questo vermine detto! che non tanto che dia la morte al pastore, ma tutti gli altri ne vengono in infermità e in morte. perché séguita costui tanto unguento? perché non ne gli viene pena; perocché dell'unguento che pongono sopra gl'infermi, non ne gli cade dispiacere neuno, né neuno malevolere; però che non ha fatto contra la sua volontà; perocch'egli voleva unguento, e unguento gli ha dato. Oh miseria umana! Cieco è lo infermo che non cognosce il suo bisogno; e cieco è il pastore che è medico, che non vede né riguarda se non al piacere, e alla sua propria utilità; perocché, per non perderlo, non ci usa coltello di giustizia, né fuoco dell'ardentissima carità. Ma costoro fanno come dice Cristo: che se uno cieco guida l'altro, ambidue ne vanno nella fossa. E l'infermo e il medico ne vanno all'inferno. Costui è dritto pastore mercenaio, perocché non tanto che esso tragga le pecorelle sue di mano del lupo, egli è divoratore d'esse pecorelle. E di tutto questo è cagione, perché egli ama sé senza Dio: onde non séguita il dolce Gesù, pastore vero, che ha dato la vita per le pecorelle sue. Bene è dunque pericoloso in sé e in altrui questo perverso amore, e bene è da fuggirlo, poiché ad ogni generazione di gente fa tanto male. Spero per la bontà di Dio, venerabile Padre mio, che questo spegnerete in voi; e non amerete voi per voi, né il prossimo per voi, né Dio; ma ameretelo perché egli è somma e eterna Bontà, e degno d'essere amato; e voi e il prossimo amerete a onore e gloria del dolce nome di Gesù. Voglio dunque che siate quello vero e buono pastore che se aveste cento migliaia di vite, vi disponiate tutte a darle per onore di Dio, e persalute delle creature. O Babbo mio, dolce Cristo in terra, seguitate quello dolce Gregorio; perocché così sarà possibile a voi come a lui; però che egli non fu d'altra carne che voi; e quello Dio è ora, che era allora: non ci manca se non virtù, e fame della salute dell'anime. Ma a questo c'è il rimedio, Padre; cioè che noi leviamo l'amore detto di sopra, da noi a da ogni creatura fuora di Dio. Non s'attenda più né ad amici né a parenti, né a sua necessità temporale; ma solo alla virtù, e alla esaltazione delle cose spirituali. Ché per altro non vi vengono meno le temporali, se non per abbandonare la cura delle spirituali.


    Or vogliamo noi dunque aver quella gloriosa fame che hanno avuta quelli santi e veri pastori passati, e spegnere in noi questo fuoco, cioè dell'amore di sé? Facciamo come eglino, che col fuoco spegnevano il fuoco; perocché tanto era il fuoco della inestimabile e ardentissima carità che ardeva nelli cuori e nell'anime loro, che erano affamati, e fatti gustatori e mangiatori dell'anime. Oh dolce e glorioso fuoco, che è di tanta virtù, che spegne il fuoco, a ogni disordinato diletto a piacere, e amore di sé medesimo; e fa come la gocciola dell'acqua, che tosto si consuma nella fornace. E chi mi dimandasse come ci vennero a questo dolce fuoco e fame (conciosiacosaché noi siamo pur arbori infruttiferi per noi); dico che essi s'innestaro nell'arbore fruttifero della santissima e dolcissima croce, dove essi trovaro l'Agnello svenato con tanto fuoco d'amore della nostra salute, che non pare che si possa saziare. Anco grida che ha sete; quasi dica: io ho maggior ardore e sete e desiderio della salute vostra, che io non vi mostro con la passione finita. Oh dolce e buono Gesù! Vergognisi li pontefici e li pastori, e ogni creatura, dell'ig