00 8/24/2012 11:04 PM

La dolce vittoria di Maria


È considerato il più bell’inno mariano di tutti i tempi. Da quindici secoli i cristiani delle Chiese di tradizione bizantina lo ripetono per ringraziare la Vergine e chiedere di essere custoditi nella fede degli Apostoli. 30Giorni ha chiesto di commentare l’Akathistos a Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli. Intervista gennaio 2004


di Gianni Valente


Nelle immagini che seguono, i mosaici della chiesa di Cristo Salvatore in Chora, 1320 circa, Museo di Kariye Camii, Istanbul, Turchia. Qui sopra, l’Annunciazione, particolare

Nelle immagini che seguono, i mosaici della chiesa di Cristo Salvatore in Chora, 1320 circa, Museo di Kariye Camii, Istanbul, Turchia. Qui sopra, l’Annunciazione, particolare

A te, qual Generale invincibile, innalzo canti di vittoria,
io che sono la tua Città,
o Madre di Dio.
E come tu possiedi la potenza irresistibile, liberami dai pericoli di ogni sorta, affinché ti proclami: Ave, Vergine e Sposa!
Non cesseremo mai di inneggiare come si deve a te,
o Madre di Dio,
e di dire: Ave, Vergine e Sposa!
L’Incorporeo, conosciuto l’ordine impartitogli,
si recò con sollecitudine alla dimora di Giuseppe e disse a colei che non conosceva matrimonio: «Colui che nella sua discesa inchina i cieli
viene tutto e senza mutamento racchiuso nel tuo seno.
Io, contemplandolo fatto schiavo nel tuo grembo, rimango estatico ed esclamo: Ave, Vergine e Sposa!».


Bartolomeo I

Bartolomeo I




Maria con Gesù bambino

Maria con Gesù bambino



Quando i barbari assediavano Costantinopoli, i suoi cittadini invocavano l’aiuto di Maria, alla quale la città era consacrata. E dopo averne sperimentato la protezione, la ringraziavano con canti e veglie in suo nome. Il popolo, per tutta la notte, cantava in piedi l’Akathistos, il grande inno alla madre di Dio, d’autore sconosciuto. Quando infine l’Impero bizantino cadde, il patriarca Giorgio Scholarios si rivolse a Maria dicendo che i fedeli non l’avrebbero più importunata per salvare la città, ma avrebbero continuato a invocarla affinché li custodisse sempre nella fede dei Padri.

Anche oggi i cristiani delle Chiese d’Oriente appartenenti alla tradizione bizantina rivolgono le proprie suppliche e i propri ringraziamenti a Maria attraverso l’Akathistos. Per quindici secoli, la recita individuale e comunitaria dell’inno ha funzionato come strumento prezioso per custodirli nella semplice fede degli apostoli. L’unico tesoro che vale, anche oggi che non ci sono imperi cristiani.
Nell’intervista che segue, 30Giorni ha chiesto a Barto­lomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, di commentare quello che molti considerano il più bell’inno mariano di tutti i tempi. Nel quale sono contemplati anche tutti i misteri che la liturgia ripropone nel tempo di Natale.

Santità, cosa è per lei l’Akathistos?
BARTOLOMEO I: È uno degli inni più belli e più usati della Chiesa ortodossa, che commuove profondamente l’anima di ogni fedele. Nei santi monasteri lo si legge ogni giorno durante l’ufficio della compieta, e la maggior parte dei monaci e molti laici devoti lo conoscono a memoria e lo recitano in cuor loro, nelle circostanze liete o dolorose della vita. È soprattutto una preghiera di lode ed esprime con forza i sentimenti di stupore, devozione, speranza, fiducia e carità di ogni anima verso la Tuttasanta Madre di Dio.
Ciò che l’inno Akathistos è per ogni fedele ortodosso, lo è anche per noi personalmente. Non ha carattere limitato nel tempo. È vero che, secondo la tradizione, fu composto e cantato per la prima volta in un concreto momento storico, durante una veglia, dal popolo di Costantinopoli ritto in piedi (akathistos significa proprio “non seduto”), come atto di ringraziamento perché la città – allora regnante – era stata salvata dall’invasione dei nemici. Ma il cuore devoto di ogni fedele avverte che questa preghiera vale in ogni vicenda felice o triste, sia personale che comunitaria. E viene recitato ogni giorno con un sentimento di avvertita attualità. Per l’anima del fedele, che pone tutta la sua fiducia nel soccorso della Tuttasanta Madre di Dio, non ha importanza la congiuntura storica per la quale fu scritto l’inno, ma solo la fede nell’aiuto che viene dalla Semprevergine Maria e la certa speranza che, come avvenne allora, così anche adesso il medesimo aiuto viene concesso a quanti la invocano. Addirittura, nell’ultimo tropario dell’Akathistos, i fedeli pregano con forza la Tuttasanta di liberarli tutti da ogni male. Così si esprime chiaramente la fiducia nella sua efficacia per i fedeli di ogni tempo.

Da dove prende le mosse l’inno Akathistos?
BARTOLOMEO I: L’Akathistos appartiene alla categoria di inni chiamati “Kontakia”. È composto, come è noto, da ventiquattro unità che si chiamano “Oikoi” (stanze), con acrostico alfabetico. Metà di esse – quelle dispari secondo la numerazione – cominciano con una esposizione poetica, che descrive un avvenimento, ed è seguita da sei rendimenti di grazie alla Tuttasanta Madre di Dio, pieni di meraviglia e di lode verso di lei, che si concludono con l’esclamazione dossologica: «Ave, Vergine e Sposa!».
L’altra metà delle stanze – quelle pari secondo la numerazione – sono composte da un tropario che finisce con l’esclamazione di lode «Alleluia!».
Ogni stanza prende le mosse da un avvenimento della vita della Tuttasanta Madre di Dio o anche, qualche volta, dai fatti della vita di Gesù Cristo, da lei generato, o di altri personaggi a loro legati, per esaltare la partecipazione di lei o quella di Gesù Cristo in tale episodio e la sua importanza per la salvezza degli uomini.
Tutto inizia con l’Annunciazione alla Madre di Dio da parte dell’Arcangelo. Viene poi descritto lo stupore della Tuttasanta e il suo dialogo con lui. Si annuncia il concepimento dell’embrione nel suo ventre per opera dello Spirito Santo. Poi si racconta la visita di Maria a Elisabetta, il dubbio di Giuseppe, l’adorazione dei pastori, la visita dei Magi, l’offerta dei doni e la lode da parte dei Magi alla Vergine Madre, la loro fuga da Erode...


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[Edited by Caterina63 8/24/2012 11:05 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)