DIFENDERE LA VERA FEDE

Gli Angeli: la corretta Dottrina

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    Caterina63
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    00 12/27/2008 6:18 PM
    ...diffidiamo delle IMITAZIONI
    Amici...è da un pò di anni che assistiamo ad un cresciente interessamento verso gli ANGELI, questi "esseri" spirituali che sono alla presenza di Dio......[SM=g1740742]
    Questo risveglio non ha interessato solo la conoscenza verso lo Spirito Santo, ma anche verso appunto gli Angeli.....
    Tuttavia assistiamo spesso a delle DEFORMAZIONI...che non oseremo chiamare blasfemia, non spetta a noi dirlo o meno..... ma appunto deformazione di questa dottrina come del resto tutto ciò che si contrappone alla Chiesa è a causa  delle deformazioni che danno poi origine alle divisioni ed alle dottrine errate......

    Galati 1

     8 Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! 9 L'abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema! 10 Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!

    [SM=g1740744] [SM=g1740744] [SM=g1740744] [SM=g1740744] [SM=g1740744] [SM=g1740744]
    Ci fa piacere comprendere che comunque sia l'interessamento verso la conoscenza degli Angeli, pone l'interlocutore ad un approfondimento anche di quanto insegna la Chiesa....la quale ci garantisce una corretta interpretazione...non certamente di una chiusura in questa conoscenza, ma perlomeno LA CORRETTA esegesi biblica......perciò questo forum NON vuole assolutamente nè criticare e neppure considerare blasfemia quelle religioni in cui gli Angeli sono i protagonisti di una azione spirituale fortemente sentita, ma bensì OFFRIRVI il corretto Magistero della Chiesa bimillenario e sempre innovativo alla luce degli approfondimenti......
    Iniziamo dal Catechismo....e dunque dalla Creazione.....

    L'esistenza degli angeli - una verità di fede


    328
    L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione.


    Chi sono?


    329
    Sant'Agostino
    dice a loro riguardo: « "Angelus" officii nomen est, [...] non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus – La parola "angelo" designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo ». (411) In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che « vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli » (Mt 18,10), essi sono « potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola » (Sal 103,20).


    330
    In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali (412) e immortali. (413) Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria. (414)


    Cristo «con tutti i suoi angeli»


    331
    Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono i suoi angeli: « Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli [...] » (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui: « Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni, dominazioni, principati e potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui » (Col 1,16). Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: « Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza? » (Eb 1,14).


    332
    Essi, fin dalla creazione (415) e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio: chiudono il paradiso terrestre, (416) proteggono Lot, (417) salvano Agar e il suo bambino, (418) trattengono la mano di Abramo; (419) la Legge viene comunicata mediante il ministero degli angeli, (420) essi guidano il popolo di Dio, (421) annunziano nascite (422) e vocazioni, (423) assistono i profeti, (424) per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello stesso Gesù. (425)


    333
    Dall'incarnazione all'ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio « introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio » (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: « Gloria a Dio... » (Lc 2,14). Essi proteggono l'infanzia di Gesù, (426) servono Gesù nel deserto, (427) lo confortano durante l'agonia, (428) quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici (429) come un tempo Israele. (430) Sono ancora gli angeli che evangelizzano (431) la Buona Novella dell'incarnazione (432) e della risurrezione (433) di Cristo. Al ritorno di Cristo, che essi annunziano, (434) saranno là, al servizio del suo giudizio. (435)


    Gli angeli nella vita della Chiesa


    334
    Allo stesso modo tutta
    la vita della Chiesa beneficia dell'aiuto misterioso e potente degli angeli. (436)


    335
    Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; (437) invoca la loro assistenza (così nell'In paradisum deducant te angeli... In paradiso ti accompagnino gli angeli – nella liturgia dei defunti, (438) o ancora nell'« Inno dei cherubini » della liturgia bizantina (439)), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi).


    336
    Dal suo inizio (440) fino all'ora della morte (441) la vita umana è circondata dalla loro protezione (442) e dalla loro intercessione. (443) « Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita ». (444) Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio.


    II. Il mondo visibile


    337
    È Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura presenta simbolicamente l'opera del Creatore come un susseguirsi di sei giorni di «lavoro» divino, che terminano nel « riposo » del settimo giorno. (445) Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra salvezza, (446) che consentono di « riconoscere la natura intima di tutta la creazione, il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio ». (447)


    338
    Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell'inizio del tempo. (448)


    339
    Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propria perfezione. Per ognuna delle opere dei « sei giorni » è detto: « E Dio vide che ciò era buono ». « È dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine ». (449) Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l'uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente.


    340
    L'interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l'aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre.


    341
    La bellezza dell'universo. L'ordine e l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti tra loro. L'uomo li scopre progressivamente come leggi della natura. Essi sono oggetto dell'ammirazione degli scienziati. La bellezza della creazione riflette la bellezza infinita del Creatore. Deve ispirare il rispetto e la sottomissione dell'intelligenza e della volontà dell'uomo.


    342
    La gerarchia delle creature è espressa dall'ordine dei « sei giorni », che va dal meno perfetto al più perfetto. Dio ama tutte le sue creature, (450) si prende cura di ognuna, perfino dei passeri. Tuttavia, Gesù dice: « Voi valete più di molti passeri » (Lc 12,7), o ancora: « Quanto è più prezioso un uomo di una pecora! » (Mt 12,12).


    343
    L'uomo è il vertice dell'opera della creazione. Il racconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la creazione dell'uomo da quella delle altre creature. (451)


    344
    Esiste una solidarietà fra tutte le creature per il fatto che tutte hanno il medesimo Creatore e tutte sono ordinate alla sua gloria:

    « Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,
    spetialmente messer lo frate sole,
    lo
    qual è iorno; et allumini noi per lui.
    Et
    ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
    de te, Altissimo, porta significatione...

    Laudato si', mi' Signore, per sora acqua,
    la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta...

    Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
    la quale ne sustenta et governa,
    et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba...

    Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
    et servitelo cum grande humilitate ». (452)

    345 Il Sabato – fine dell'opera dei « sei giorni ». Il testo sacro dice che « Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto » e così « furono portati a compimento il cielo e la terra »; Dio « cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro », « benedisse il settimo giorno e lo consacrò » (Gn 2,1-3). Queste parole ispirate sono ricche di insegnamenti salutari.


    346
    Nella creazione Dio ha posto un fondamento e leggi che restano stabili, (453) sulle quali il credente potrà appoggiarsi con fiducia, e che saranno per lui il segno e il pegno della incrollabile fedeltà dell'alleanza di Dio. (454) Da parte sua, l'uomo dovrà rimanere fedele a questo fondamento e rispettare le leggi che il Creatore vi ha inscritte.


    347
    La creazione è fatta in vista del sabato e quindi del culto e dell'adorazione di Dio. Il culto è inscritto nell'ordine della creazione. (455) « Operi Dei nihil praeponatur » – « Nulla si anteponga all'opera di Dio », dice la Regola di san Benedetto, (456) indicando in tal modo il giusto ordine delle preoccupazioni umane.


    348
    Il sabato è nel cuore della Legge di Israele. Osservare i comandamenti equivale a corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione.


    349
    L'ottavo giorno. Per noi, però, è sorto un giorno nuovo: quello della risurrezione di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la prima creazione. L'ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione. Così, l'opera della creazione culmina nell'opera più grande della redenzione. La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima. (457)


    In sintesi


    350
    Gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature: « Ad omnia bona nostra cooperantur angeli – Gli angeli cooperano ad ogni nostro bene ». (458)

    351 Gli angeli circondano Cristo, loro Signore. Lo servono soprattutto nel compimento della sua missione di salvezza per tutti gli uomini.

    352 La Chiesa venera gli angeli che l'aiutano nel suo pellegrinaggio terreno e che proteggono ogni essere umano.

    353 Dio ha voluto la diversità delle sue creature e la loro bontà propria, la loro interdipendenza, il loro ordine. Ha destinato tutte le creature materiali al bene del genere umano. L'uomo, e attraverso lui l'intera creazione, sono destinati alla gloria di Dio.

    354 Rispettare le leggi inscritte nella creazione e i rapporti derivanti dalla natura delle cose, è un principio di saggezza e un fondamento della morale.

    [SM=g1740750] [SM=g7182]



    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 12/27/2008 6:20 PM
    Usiamo due parole per fare un accenno agli....ANGELI DECADUTI...ossia, Satana e coloro che da saranno conosciuti nella Bibbia come DEMONI......

    II. La caduta degli angeli


    391
    Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, (509) la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. (510) La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. (511) La Chiesa insegna che all'inizio era un angelo buono, creato da Dio. « Diabolus enim et alii dæmones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali – Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi ». (512)


    392
    La Scrittura parla di un peccato di questi angeli. (513) Tale « caduta » consiste nell'avere, questi spiriti creati, con libera scelta, radicalmente ed irrevocabilmente rifiutato Dio e il suo Regno. Troviamo un riflesso di questa ribellione nelle parole rivolte dal tentatore ai nostri progenitori: « Diventerete come Dio » (Gn 3,5). « Il diavolo è peccatore fin dal principio » (1 Gv 3,8), « padre della menzogna » (Gv 8,44).


    393
    A far sì che il peccato degli angeli non possa essere perdonato è il carattere irrevocabile della loro scelta, e non un difetto dell'infinita misericordia divina. « Non c'è possibilità di pentimento per loro dopo la caduta, come non c'è possibilità di pentimento per gli uomini dopo la morte ». (514)


    394
    La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama « omicida fin dal principio » (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre. (515) « Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio.


    395
    La potenza di Satana però non è infinita. Egli non è che una creatura, potente per il fatto di essere puro spirito, ma pur sempre una creatura: non può impedire l'edificazione del regno di Dio. Sebbene Satana agisca nel mondo per odio contro Dio e il suo regno in Cristo Gesù, e sebbene la sua azione causi gravi danni – di natura spirituale e indirettamente anche di natura fisica – per ogni uomo e per la società, questa azione è permessa dalla divina provvidenza, la quale guida la storia dell'uomo e del mondo con forza e dolcezza. La permissione divina dell'attività diabolica è un grande mistero, ma « noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio » (Rm 8,28).



    III. Il peccato originale


    La prova della libertà


    396
    Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomo di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, « perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti » (Gn 2,17). « L'albero della conoscenza del bene e del male » (Gn 2,17) evoca simbolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l'uso della libertà.


    Il primo peccato dell'uomo


    397
    L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore (516) e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo. (517) In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà.


    398
    Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, perciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, contro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare « come Dio » (Gn 3,5), ma « senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio ». (518)


    399
    La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale. (519) Hanno paura di quel Dio (520) di cui si sono fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative. (521)


    400
    L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta; (522) l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni; (523) i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento. (524) L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo. (525) A causa dell'uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione. (526) Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza (527) si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. (528) La morte entra nella storia dell'umanità. (529)


    401
    Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera « invasione » del peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele; (530) la corruzione universale quale conseguenza del peccato; (531) nella storia d'Israele, il peccato si manifesta frequentemente soprattutto come infedeltà al Dio dell'Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anche dopo la redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manifesta in svariati modi. (532) La Scrittura e la Tradizione della Chiesa richiamano continuamente la presenza e l'universalità del peccato nella storia dell'uomo:

    « Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l'uomo guarda dentro al suo cuore, si scopre anche inclinato al male e immerso in tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. Spesso, rifiutando di riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create ». (533)


    Conseguenze del peccato di Adamo per l'umanità


    402
    Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: « Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori » (Rm 5,19); « Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... » (Rm 5,12). All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: « Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita » (Rm 5,18).


    403
    Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l'immensa miseria che opprime gli uomini, la loro inclinazione al male e l'ineluttabilità della morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che è « morte dell'anima ». (534) Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali. (535)


    404
    In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? Tutto il genere umano è in Adamo « sicut unum corpus unius hominis – come un unico corpo di un unico uomo ». (536) Per questa « unità del genere umano » tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cristo. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta. (537) Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia originali. Per questo il peccato originale è chiamato « peccato » in modo analogico: è un peccato « contratto » e non « commesso », uno stato e non un atto.


    405
    Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, (538) in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata « concupiscenza »). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale.


    406
    La dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originale è andata precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spinta della riflessione di sant'Agostino contro il pelagianesimo, e nel XVI secolo, in opposizione alla Riforma protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forza naturale della sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia di Dio, potesse condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceva l'influenza della colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, i primi riformatori protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertito e la sua libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccato ereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male (« concupiscentia »), che sarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del dato rivelato concernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio di Orange nel 529 (539) e nel Concilio di Trento nel 1546. (540)


    Un duro combattimento


    407
    La dottrina sul peccato originale – connessa strettamente con quella della redenzione operata da Cristo – offre uno sguardo di lucido discernimento sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato originale comporta « la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo ». (541) Ignorare che l'uomo ha una natura ferita, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale (542) e dei costumi.


    408
    Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: « il peccato del mondo » (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche significata l'influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini. (543)


    409
    La drammatica condizione del mondo che « giace » tutto « sotto il potere del maligno » (1 Gv 5,19) (544) fa della vita dell'uomo una lotta:

    « Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inserito in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio ». (545)


    IV. «Tu non l'hai abbandonato in potere della morte»


    410
    Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, (546) e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta. (547) Questo passo della Genesi è stato chiamato « protovangelo », poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei.


    411
    La Tradizione cristiana vede in questo passo un annunzio del « nuovo Adamo », (548) che, con la sua obbedienza « fino alla morte di croce » (Fil 2,8), ripara sovrabbondantemente la disobbedienza di Adamo. (549) Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono nella Donna annunziata nel « protovangelo » la Madre di Cristo, Maria, come « nuova Eva ». Ella è stata colei che, per prima e in una maniera unica, ha beneficiato della vittoria sul peccato riportata da Cristo: è stata preservata da ogni macchia di peccato originale (550) e, durante tutta la sua vita terrena, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso alcun peccato. (551)


    412
    Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? San Leone Magno risponde: « L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati ». (552) E san Tommaso d'Aquino: « Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infatti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia" (Rm 5,20). Perciò nella benedizione del cero pasquale si dice: "O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!" ». (553)


    In sintesi


    413
    « Dio non ha creato la morte e non gode per la rovina dei viventi [...]. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo » (Sap 1,13; 2,24).


    414
    Satana o il diavolo e gli altri demoni sono angeli decaduti per avere liberamente rifiutato di servire Dio e il suo disegno. La loro scelta contro Dio è definitiva. Essi tentano di associare l'uomo alla loro ribellione contro Dio.


    415
    « Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, tentato dal maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio ». (554)


    416
    Per il suo peccato, Adamo, in quanto primo uomo, ha perso la santità e la giustizia originali che aveva ricevuto da Dio non soltanto per sé, ma per tutti gli esseri umani.


    417
    Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata, quindi, della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata « peccato originale ».


    418
    In conseguenza del peccato originale, la natura umana è indebolita nelle sue forze, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte, e inclinata al peccato (inclinazione che è chiamata « concupiscenza »).


    419
    « Noi dunque riteniamo, con il Concilio di Trento, che il peccato originale viene trasmesso insieme con la natura umana, "non per imitazione ma per propagazione", e che perciò è "proprio a ciascuno" ». (555)


    420
    La vittoria sul peccato riportata da Cristo ci ha donato beni migliori di quelli che il peccato ci aveva tolto: « Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia » (Rm 5,20).


    421
    Secondo la fede dei cristiani, questo mondo è stato « creato » ed è « conservato nell'esistenza dall'amore del Creatore »; questo mondo è « certamente posto sotto la schiavitù del peccato, ma liberato da Cristo crocifisso e risorto, con la sconfitta del maligno... ». (556)


                                   [SM=g1740744] [SM=g1740742] [SM=g1740744]



    Ricordiamo dunque che la nostra condizione umana, con tutto quel che ne comporta come le malattie, il dolore, la sofferenza ed anche la morte, sono origine del peccato.....Una condizione che Dio però ha prontamente RISANATO per mezzo del Figlio suo Cristo Gesù......
    Gli Angeli buoni sono coloro che rimasti fedeli al Creatore, sono posti alla nostra tutela.....per sostenerci e per partecipare della Comunione dei Santi alla quale siamo legati per mezzo della Gerusalemme Celeste e la stessa vittoria del Cristo già avvenuta con la morte e risurrezione....A noi non rimane che venire a conoscenza di queste verità, e di accettarle o..rifiutarle....[SM=g1740717]
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 12/27/2008 6:27 PM
    Facciamo chiarezza anche su un altro aspetto....[SM=g1740717]


    Da diversi anni è di moda far circolare la conoscenza degli Angeli mediante UN NOME PROPRIO..[SM=g1740729] ...attraverso il quale è identificato anche il nostro essere, cioè, ognuno di noi avrebbe un Angelo custode (e questo è verissimo) ma con tanto di nome che funge come una base per L'ESOTERISMO E LA CABALA......
    Ora attenzione, come ogni forma eretica che si rispetti ANCHE QUESTA E' NATA NEL SENO DELLA CHIESA......cioè, come accadeva nei primi secoli e come è sempre accaduto, sono delle persone dentro la Chiesa che maturano DELLE NOVITA'.......ma che molte volte si dissociano dalla fonte della Verità....è il caso di questo Gruppo Cattolico: Engelwerk........fra l'Austra e la Germania che, per mezzo di alcune visioni della sig.ra Gabriele Bitterlich......aveva appunto diramato delle novità dottrinali che la Chiesa però, dopo un attento esame, HA RITENUTE EXTRABIBLICHE e dunque non affidabili.....[SM=g1740730]

    Segue il Documento:
    Decreto Litteris diei


    L'"Opus angelorum", particolarmente diffusa in Austria e Germania nell'ala più conservatrice del cattolicesimo, si compone di molte diramazioni, fra cui un'associazione per i preti (diffusa in oltre 50 diocesi), una congregazione maschile ("Ordine dei canonici regolari della Santa Croce") e una femminile ("Fraternità femminile della Santa Croce"), Altri centri importanti dello "Opus angelurum" sono a Roma, in Portogallo, Brasile e India. Nel Manuale dell'Opus angelorum, che raccoglie parte degli 80.000 fogli di diario della veggente G. Bitterlich, sono recensiti i nomi di 400 angeli e 200 demoni.


    ******

    Con lettera inviata alla sede apostolica in data 1 dicembre 1977, il cardinale Joseph Höfner, arcivescovo di Colonia e presidente della Conferenza episcopale tedesca, chiedeva che si procedesse a un esame circa l'associazione Opus angelorum (Engelwerk) e le sue dottrine e pratiche particolari traenti origine da presunte rivelazioni private ricevute dalla signora Gabriele Bitterlich.


    Compiuto tale esame, specie circa scritti contenenti le suddette dottrine, la Congregazione per la dottrina della fede comunicò all'em.mo presule, con lettera del 24 settembre 1983, le seguenti decisioni, approvate in precedenza dal santo padre nell'udienza del 1° luglio (cf. AAS(1984), 175-176):


    1. L'Opera degli angeli nella promozione della devozione verso i santi angeli deve obbedire alla dottrina della chiesa e dei santi padri e dottori.
    In particolare non diffonderà tra i suoi membri e tra i fedeli un culto degli angeli che si serva di "nomi" conosciuti da presunta rivelazione privata (attribuita alla signora Gabriele Bitterlich). Non sarà lecito usare quegli stessi nomi in nessuna preghiera da parte della comunità.


    2. L'Opera degli angeli non richiederà dai suoi membri e non proporrà loro la cosiddetta "promessa del silenzio" ("Schweige-Versprechen"), anche se è legittimo custodire una giusta discrezione circa le cose interne dell'Opera degli angeli, che conviene ai membri di istituti della chiesa.


    3. L'Opera degli angeli e i suoi membri osserveranno con rigore tutte le norme liturgiche; specialmente quelle riguardanti l'eucaristia. Questo vale particolarmente per la cosiddetta "comunione riparatrice".
    In seguito la Congregazione per la dottrina della fede ha potuto esaminare altri scritti provenienti dalla medesima fonte e anche accertarsi che le sue precedenti decisioni non sono state interpretate ed eseguite correttamente.
    L'esame di questi altri scritti ha confermato il giudizio che stava a fondamento delle precedenti decisioni, cioè che l'angeologia propria dell'Opus angelorum e certe pratiche da essa derivanti sono estranee alla S. Scrittura e alla tradizione (Cf. BENEDETTO XIV, Dottrina de beatificatione servorum Dei et de canonizatione beatorum, lib. IV. Pars II, c. XXX. De angeli et eorum cultu, Venetiis, 1777) e perciò non possono servire da base alla spiritualità e all'attività di associazioni approvate dalla chiesa.


    Pertanto la Congregazione per la dottrina della fede ha avvertito la necessità di riproporre tali decisioni completandole con le norme seguenti:


    I. Le teorie provenienti dalle presunte rivelazioni ricevute dalla signora Gabriele Bitterlich circa il mondo degli angeli, i loro nomi personali, i loro gruppi e funzioni, non possono essere né insegnate né in alcun modo utilizzate, esplicitamente o implicitamente, nell'organizzazione e nella struttura operativa ("Baugerüst") dell'Opus angelorum, così come nel culto, nelle preghiere, nella formazione spirituale, nella spiritualità pubblica e privata, nel ministero o apostolato. La stessa disposizione vale per qualsiasi altro istituto o associazione, riconosciuti dalla chiesa.
    L'uso e la diffusione, all'interno o all'esterno dell'associazione, dei libri o di altri scritti contenenti le suddette teorie sono vietati.


    II. Le diverse forme di consacrazione agli angeli ("Engelweihen") praticate nell'Opus angelorum sono proibite.


    III. Inoltre, sono proibiti la cosiddetta amministrazione a distanza ("Fernspendun") dei sacramenti, nonché l'inserimento nella liturgia eucaristica e nella Liturgia delle ore di testi, preghiere o riti che direttamente o indirettamente si riferiscono alle suddette teorie.


    IV. Gli esorcismi possono essere praticati esclusivamente secondo le norme e la disciplina della chiesa in materia e con l'uso delle formule da essa approvate.


    V. Un delegato con speciali facoltà, nominato dalla Santa Sede, verificherà e urgerà, in contatto con i vescovi, l'applicazione delle norme sopra stabilite. Egli si adopererà per chiarire e regolarizzare i rapporti tra l'Opus angelorum dei Canonici regolari della santa croce.


    Il sommo pontefice Giovanni Paolo II, nel corso dell'udienza accordata al sottoscritto prefetto, ha approvato il presente decreto, deciso nella riunione ordinaria di questa congregazione, e ne ha ordinato la pubblicazione.


    Roma, dalla sede della Congregazione per la dottrina della fede, 6 giugno 1992.


    + JOSEPH card. RATZINGER, prefetto
    + ALBERTO BOVONE arciv. tit. di Cesarea di Numidia, segretario


    http://www.ratzinger.it/documenti/engelwerk92.htm



    [SM=g1740744]  Attenzione, il gruppo in questione ha poi obbedito alla Santa Chiesa....ergo evitate di trasmettere i suoi errori e NON andate alla ricerca di un nome da dare agli Angeli....[SM=g7581]

    Riprendiamo l'aspetto degli Angeli e LA CHIESA......
    Gesù aveva promesso lo Spirito Santo ai SUOI, affinchè potessero comprendere quanto Egli aveva insegnato...e potesse rivelare loro a tempo opportuno le varie situazioni...In Atti, dopo i fatti della Pentecoste, abbiamo subito questo riconoscimento, nella prima Lettera MAGISTERIALE  a carettere ufficiale (Att.15) gli apostoli scrivono: "Lo Spirito Santo e NOI ABBIAMO DECISO CHE....".....dunque lo Spirito Santo è a guida della Chiesa, la istruisce ma anche COLLABORA GIACCHE' non viene intaccato il libero arbitrio dell'uomo...infatti le più grande eresie nate all'interno della Chiesa hanno fatto emergere invece LA POTENZA DELLA CHIESA COME MAESTRA, capace di dire NO...a delle false dottrine.....
    E gli Angeli?
    Gli Angeli sono MESSAGGERI DI DIO...[SM=g1740742] ..e posti a servizio dell'uomo e dunque  A SERVIZIO DELLA CHIESA....Paolo VI ha proclamato ufficialmente una antica Tradizione della Chiesa: S.Michele Arcangelo PROTETTORE DELLA CHIESA.....


    Anche il nostro senso della Chiesa si approfondisce alla luce se ne contempliamo il mistero nella centralità del Cristo, senza trascurare la presenza degli Angeli e il loro provvidenziale supporto. Non a caso, negli Atti degli Apostoli, gli Angeli concorrono all'edificazione della Chiesa primitiva, liberando gli Apostoli dalla prigione con un'indicazione molto precisa circa quello che essi devono fare: "Andate - dice l'angelo spalancando le porte della prigione - mettetevi a predicare al popolo e nel tempio tutte queste parole di vita". E non solo libera dalle catene Pietro, capo della chiesa, e lo conduce fuori dalla prigione, ma lo precede fin dentro le vie della città. 


     Paolo, l'Apostolo delle Genti, appellatosi a Cesare circa la colpa che ingiustamente gl'imputavano, s'imbarca per l'Italia. Una tremenda tempesta s'abbatte sulla nave e l'equipaggio, stremato di forze, è sul filo della disperazione. Ma Paolo dice: "Vi esorto a non perdervi di coraggio perché non ci sarà alcuna perdita di vite in mezzo a voi, ma solo della nave. Mi è apparso, infatti, questa notte un Angelo del Dio al quale appartengo e che servo, dicendomi: non temere...".


    Nella vita di san Pacomio, leggiamo ch'egli in una visione
    osservò che tutta la Chiesa è colma di Angeli.


    Nella sua Esposizione della fede ortodossa, san Giovanni Damasceno non esita a parlare degli Angeli dentro il progetto di Dio in cui s'inserisce il mistero della Chiesa del quale noi siamo parte: "Alcuni [Angeli] custodiscono le varie parti della terra, presiedono a nazioni e regioni secondo l'ordine del sommo Creatore, governano le nostre cose e ci recano aiuto (...) anche se stanno sempre attorno a Dio". 

    La tentazione è di citare tanti altri testi, bevendo a larghi sorsi l'onda sorgiva della verità ecclesiale.

    Ma basti la voce autorevole di Ippolito di Roma (III secolo), che, paragonando la Chiesa a una nave, asserisce: "La Chiesa ha anch'essa i suoi nocchieri, a babordo e a tribordo, vale a dire gli Angeli assistenti. Essa non ha mai cessato di essere governata e protetta da loro". 


    ......


    Come vediamo...è inutile andare a cercare FUORI DELLA CHIESA la conoscenza degli Angeli...la Chiesa ne è pregna.....basta solo documentarsi un pò.....


    Dopo Maria Santissima, gli Angeli sono le creature più nobili uscite dalla mente di Dio. Essi, prima ancora dei Santi, meritano il nostro culto.
    Sono purissimi spiriti, sono cioè Esseri forniti di intelligenza e di volontà, ma non hanno l'impaccio del corpo materiale e tuttavia possono prendere sembianza sensibile. Sono bellissimi:
    San Giovanni Evangelista, rapito in estasi, come egli stesso scrisse nell'Apocalisse, vide davanti a sé un Angelo, a di tanta maestà e bellezza che egli lo credette Dio e si prostrò ad adorarlo. Ma l'angelo, prontamente gli disse: "Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli i profeti e come quelli che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare!".
    Ma se tale è la bellezza di un solo angelo, chi può mai esprimere la bellezza complessiva dei miliardi di queste nobilissime creature che attraversano l'Universo. Sappiamo che con un semplice atto di volontà, Dio creò prima degli esseri sensibili una immensa varietà, sfolgorante per la bellezza, di angeli che, come fiori su questa terra si somigliano per la loro natura comune, ma uno si differenzia dall'altro per il colore, forma, profumo..., così questi esseri sublimi, pur avendo la stessa natura spirituale, differiscono per bellezza e per potenza; e tuttavia, l'ultimo degli Angeli è superiore a qualsiasi creatura umana.
    Essi sono distribuiti in nove categorie o "cori" e prendono il nome dal vario ufficio che compiono davanti alla Divinità. Per rivelazione divina conosciamo il nome dei nove cori: Angeli, Arcangeli, Principati, Potestà, Virtù, Dominazioni, Troni, Cherubini, Serafini. Essi furono dunque creati per essere esecutori fedeli degli ordini di Dio; una parte di essi prevaricò ribellandosi a Dio e diventarono demoni: "Salirò fino al cielo... sarò simile all'Altissimo". Dotato da Dio di grande bellezza, intelligenza, sapienza, Lucifero alla generosità con l'auto-compiacimento e con l'egoismo che provocarono uno scadimento iniziale con un raffreddamento nei confronti di Dio e con la convinzione di poter fare superbamente da solo.
    Ed è ciò che accade anche agli uomini, come dice S.Giovanni della Croce: "Quanto danno portò agli angeli il godere ed il compiacersi della propria bellezza e dei propri beni naturali...; come pure quanti mali ogni giorno vengono agli uomini per la stessa vanità!". San Tommaso dice che Lucifero egli voleva essere l'oggetto di quell'adorazione che lui creatura negava al Creatore.
    La nostra debole immaginazione non può concepire ciò che allora accadde. Sappiamo che tra le celesti creature più elette ve n'era uno che la Scrittura chiama Michele. Postosi a capo della immensa moltitudine che aveva rifiutato le suggestioni di Lucifero, insorse contro costui e contro i suoi seguaci, gli rinfacciò la sua follia, lo investì con l'urto di argomentazioni ed enunciati incontrovertibile, espressi nella Scrittura con la breve proposizione interrogativa, da cui il suo nome: "Mi-cha-el", ossia "chi è come Dio".
    Le volontà contrapposte si misurarono in un conflitto tanto rapido, quanto crudo e violento. I ribelli, privati della grazia, mutarono anche nell'aspetto e "il figlio dell'aurora, lucente, come la stella del mattino" (Is 14,13) divenne orrido e "precipitò dal cielo come folgore" (Lc 10,18).
    Dio affidò agli angeli buoni la custodia della Chiesa, delle nazioni, delle città, ed anche di ogni anima. "Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi. Sulle loro mani ti porteranno perché non inciampi nella pietra il tuo piede" (Sal 91,11-12) Inoltre queste splendide creature riconoscono Cristo per loro Re, e Maria Santissima per loro Regina, felici di essere gli esecutori fedeli e solleciti dei loro ordini e di prodigarsi alla difesa ed al soccorso dei loro servi e devoti.

    Noi, da parte nostra, abbiamo dei doveri ben precisi nei loro confronti: dobbiamo VENERARE gli angeli come nostri fratelli maggiori e come nostri futuri compagni in cielo; IMITARE la loro obbedienza e purezza e amor di Dio. In particolare dobbiamo RISPETTARE LA LORO PRESENZA. Oggi si ride quando si parla di MORALITA', si accusa la Chiesa di essere stata troppo castigante nei costumi, ma non sappiamo condannarci abbastanza per comprendere come ci siamo ridotti nei costumi. Quando eravamo piccoli ci insegnavano:

     < Attento a non fare cose che poi fanno scappare l'angioletto che ti è posto alla tua custodia!> Oggi si ride per questa frase, eppure quanto essa è vera non ce ne rendiamo conto! Non ci preoccupiamo quanto offendiamo il prossimo, come facciamo a capire quando offendiamo un Angelo?

    Dobbiamo considerare che anche tra quattro mura, da soli, soli non siamo: abbiamo sempre al nostro fianco un sublime principe celeste e pertanto dobbiamo evitare atti sconvenienti che lo mortificherebbero. Dobbiamo AMORE e GRATITUDINE per la sua benevolenza, confidenza, per cura sapiente, potente, paziente ed amorosa che ha di noi.

    Nella parola di Dio emergono tre figure di angeli con nomi e funzioni caratteristiche: Michele, Gabriele e Raffaele (la loro festa è il 29 settembre). Nei Libri Apocrifi, poi, si fa anche il nome di Uriel, Raguel, Sariel, Geremiel e Fanuel. Ma a noi basta soffermarci sui tre Grandi Arcangeli che sono ricordati nei testi riconosciuti dalla Chiesa come ispirati. Inoltre proponiamo la figura dell'Angelo Custode, degli Angeli nella vita di Gesù e una raccolta di brevi testi sulle celesti creature.
    (continua).....
    ringraziamo il sito:
    ........

    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 3/1/2009 2:45 PM
    Stupenda catechesi del Papa oggi, 1.3.2009, I* di Quaresima...
    parlando delle tentazioni che Gesù dovette subire, il Papa mette in risalto la tentazione ma anche il sostegno degli Angeli per combatterle....


    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi è la prima domenica di Quaresima, e il Vangelo, con lo stile sobrio e conciso di san Marco, ci introduce nel clima di questo tempo liturgico: "Lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana" (Mc 1,12). In Terra Santa, ad ovest del fiume Giordano e dell’oasi di Gerico, si trova il deserto di Giuda, che per valli pietrose, superando un dislivello di circa mille metri, sale fino a Gerusalemme. Dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, Gesù si addentrò in quella solitudine condotto dallo stesso Spirito Santo, che si era posato su di Lui consacrandolo e rivelandolo quale Figlio di Dio. Nel deserto, luogo della prova, come mostra l’esperienza del popolo d’Israele, appare con viva drammaticità la realtà della kenosi, dello svuotamento di Cristo, che si è spogliato della forma di Dio (cfr Fil 2,6-7). Lui, che non ha peccato e non può peccare, si sottomette alla prova e perciò può compatire la nostra infermità (cfr Eb 4,15). Si lascia tentare da Satana, l’avversario, che fin dal principio si è opposto al disegno salvifico di Dio in favore degli uomini.

    Quasi di sfuggita, nella brevità del racconto, di fronte a questa figura oscura e tenebrosa che osa tentare il Signore, appaiono gli angeli, figure luminose e misteriose. Gli angeli, dice il Vangelo, "servivano" Gesù (Mc 1,13); essi sono il contrappunto di Satana. "Angelo" vuol dire "inviato". In tutto l’Antico Testamento troviamo queste figure, che nel nome di Dio aiutano e guidano gli uomini. Basta ricordare il Libro di Tobia, in cui compare la figura dell’angelo Raffaele, che assiste il protagonista in tante vicissitudini. La presenza rassicurante dell’angelo del Signore accompagna il popolo d’Israele in tutte le sue vicende buone e cattive.

    Alle soglie del Nuovo Testamento, Gabriele è inviato ad annunciare a Zaccaria e a Maria i lieti eventi che sono all’inizio della nostra salvezza; e un angelo, del quale non si dice il nome, avverte Giuseppe, orientandolo in quel momento di incertezza. Un coro di angeli reca ai pastori la buona notizia della nascita del Salvatore; come pure saranno degli angeli ad annunciare alle donne la notizia gioiosa della sua risurrezione. Alla fine dei tempi, gli angeli accompagneranno Gesù nella sua venuta nella gloria (cfr Mt 25,31).
    Gli angeli servono Gesù, che è certamente superiore ad essi, e questa sua dignità viene qui, nel Vangelo, proclamata in modo chiaro, seppure discreto. Infatti anche nella situazione di estrema povertà e umiltà, quando è tentato da Satana, Egli rimane il Figlio di Dio, il Messia, il Signore.

    Cari fratelli e sorelle, toglieremmo una parte notevole del Vangelo, se lasciassimo da parte questi esseri inviati da Dio, i quali annunciano la sua presenza fra di noi e ne sono un segno. Invochiamoli spesso, perché ci sostengano nell’impegno di seguire Gesù fino a identificarci con Lui. Domandiamo loro, in particolare quest’oggi, di vegliare su di me e sui collaboratori della Curia Romana che questo pomeriggio, come ogni anno, inizieremo la settimana di Esercizi spirituali. Maria, Regina degli Angeli, prega per noi!








    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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    Caterina63
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    00 7/30/2012 10:00 AM
    AVE MARIA a cura di don Luciano Alimandi -
    [SM=g1740733] C’è un Angelo che ti cammina accanto!

    Città del Vaticano (Agenzia Fides) - Gli Angeli, creature meravigliose, che Dio ha posto al nostro fianco per accompagnarci verso il Cielo, per aiutarci a salire i gradini della scala della perfezione, della sempre più intima comunione con la Santissima Trinità! Essi “salgono” e “scendono” su questa scala per ricondurre l’uomo all’Amore infinito, all’Oceano sconfinato della sua origine dove tutto è pienezza di grazia. Gli Angeli vengono da lì e non hanno altro interesse che quello di amare Dio e farLo riamare dagli uomini per portarli tutti a far Festa con Lui.

    Il Santo Padre Benedetto XVI, proprio nella festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, ci ha spiegato “la vera natura” degli Angeli, che è “l’esistenza in vista di Lui e per Lui”. Inoltre, il Papa ci ha detto che gli Angeli “proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio” (Benedetto XVI, Omelia del 29 settembre 2007).

    Gli Angeli, potremmo dire con un’espressione umana, si avvicinano a noi “in punta di piedi”, ci incoraggiano e attendono pazientemente che ci decidiamo per il Signore; essi non operano nei nostri confronti nessuna “ingerenza”, non interferiscono in alcun modo con la nostra libertà che, in tutto e per tutto, rispettano. Se vogliamo restare chiusi alla loro presenza essi si metteranno da parte, ma se invece invocheremo il loro aiuto, allora non tarderanno a soccorrerci perché questa è la loro gioia: aiutarci a trovare sempre più Gesù in noi stessi e nei fratelli, per servirLo ed amarLo come loro: con tutto l’essere!

    L’esistenza degli Angeli ci è rivelata da Dio stesso e si manifesta in tutta la Sacra Scrittura. Fin da piccoli, la Santa Madre Chiesa ci ha insegnato la bella preghiera da rivolgere al nostro Angelo custode, nella quale chiediamo ogni giorno al nostro compagno celeste di “illuminarci, custodirci, reggerci e governarci” riconoscendo che tale azione è dono della “pietà celeste”, della misericordia divina! San Bernardo, a proposito di questa protezione angelica, afferma: “ ‘Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi’. Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Riverenza per la presenza, devozione per la benevolenza, fiducia per la custodia. Sono presenti, dunque, e sono presenti a te, non solo con te, ma anche per te. Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti” (S. Bernardo Abate).

    Perché allora si parla poco degli Angeli tra i battezzati e sembra che si ricorra di rado al loro aiuto per vincere le passioni e avanzare sulla strada della santità? Perché ci si dimentica così spesso di parlarne nei nostri scritti, nelle nostre conferenze, nelle omelie o nelle catechesi? Perché agli Angeli viene riservata così poca attenzione?

    I Santi ci insegnano, a partire dalla loro vita, un grande amore verso i santi Angeli. Che pagine meravigliose ha scritto su di loro, ad esempio, il grande “Dottore Angelico”, San Tommaso d’Aquino! Ma, in realtà, per alimentare la devozione verso gli Angeli basta aprire la Sacra Scrittura, in particolare il Nuovo Testamento, e riscoprire che proprio ad un Angelo, a San Gabriele, è stata affidata la missione di portare l’Annuncio che ha salvato tutti noi, perché la Vergine Maria ha risposto di sì!

    Come è bello contemplare tutto ciò nella recita della famosa preghiera dell’Angelus: “Angelus Domini nuntiavit Mariae…”! Non si può immaginare quanta gratitudine c’è stata nel cuore della giovane Maria di Nazaret, quando un Angelo è venuto per accompagnarLa a scoprire il Mistero più grande dell’Amore Dio: l’Incarnazione del Verbo!

    Solamente chi è umile comprende gli Angeli, creature umilissime di Dio. Gli Angeli, con a capo San Michele Arcangelo - il cui nome significa “chi è come Dio?” -, ci ricordano che senza Dio non siamo nulla, che la nostra grandezza è unicamente Dio e che Dio si fa trovare dai piccoli, da chi diventa come i bambini, i soli capaci di entrare nel Suo Regno (cfr. Mt. 18, 3)!

    Sono proprio loro i più grandi alleati degli Angeli e fin dai primissimi anni della loro esistenza dovrebbero sentir parlare di queste celesti creature, imparando a invocarli. Sono infatti i bambini i più docili collaboratori degli Angeli. Le loro menti, infatti, sono ancora pure e aperte al mistero, sensibili al “tocco” degli Angeli; le loro menti sono semplici e non complicate come quelle dei “grandi”, che hanno avuto vergogna di restare “bambini” nel cuore e che perciò hanno perso il tesoro più grande, quello della loro innocenza.
    Gli Angeli vogliono aiutarci a riconquistarla ed è per questo che nella vita ci fanno incontrare tanti “bambini”, non solo i piccoli a causa dell’età ma anche i “piccoli” a causa dell’umiltà, per ridestare in noi la nostalgia di Dio, che ama rivelare il Suo Volto proprio attraverso di loro!

    (Agenzia Fides 3/10/2007)

    Canto Karaoke Inno Angelo Santo e Pio nostro fedel Custode
    www.gloria.tv/?media=244276

    Canto-Karaoke Angelus Pacis Michael
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    [SM=g1740733]

    [SM=g1740733]

    [SM=g1740757]





    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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    Caterina63
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    00 8/2/2012 9:39 AM

    La Regina degli Angeli nei testi di Sant'Antonio

     
     

    Correggio, La Vergine con angeli, Francesco e Antonio - 1514


    Antonio di Padova, da buon figlio di san Francesco e vero francescano, spesso e volentieri ricorda la Vergine Maria sotto il titolo di Regina degli Angeli, tanto caro al Poverello di Assisi. Francesco amava in modo particolare la chiesetta della Porziuncola, dedicata alla Vergine degli Angeli, e per essa chiese ed ottenne la famosa indulgenza, oggi estesa a tutte le chiese parrocchiali, mariane e francescane (leggere qui il riferimento e le indicazioni storiche).

    Nella ricorrenza del 2 agosto, festa di Santa Maria degli Angeli, vi posto alcuni brani tratti dai Sermoni del Santo di Padova, dove si può vedere bene la sua predilezione per la stessa terminologia cara al fondatore dell'Ordine dei Minori. Possono essere utili ai frati per la predicazione di questi giorni, ma anche tenuti in serbo per la festa dell'Assunta. Non dimentichiamo, infatti, che la festa di Santa Maria degli Angeli è una specie di "prolessi" (anticipazione, un vero e proprio "antipasto") rispetto alla solennità ferragostana, di cui, poi, la festività di Maria regina del cielo e della terra, nell'ottava dell'Assunta, rappresenta la degna conclusione (un "dessert" mariano). Così tutto il mese di agosto risulta avvolto dall'attenzione liturgica a Maria innalzata in cielo, al di sopra di tutti gli angeli, e incoronata Regina accanto al suo Figlio.
     
    Dai Sermoni di Sant'Antonio di Padova, sacerdote e dottore della Chiesa

    Mentre la luna nel suo ciclo è talvolta imperfetta, quando è a metà e quando è a forma di falce, invece la gloriosa Vergine Maria mai ebbe delle imperfezioni: né nella sua nascita, perché fu santificata ancora nel grembo materno e custodita dagli angeli; né durante i giorni della sua vita, perché mai peccò di superbia: sempre rifulse di pienezza di perfezione. (Nat. B.V.M §4)
     
    La Vergine Maria fu aspra e ruvida in questo mondo per la corteccia della povertà, ma è bella e gloriosa in cielo perché è Regina degli angeli; e ha meritato il frutto centuplicato che viene dato ai vergini, perché è la Vergine delle vergini (Dom III Quad. §5)
     
    All’annunciazione: «La Vergine Maria si fece piccola, diminuì se stessa: la Regina degli angeli si dichiarò serva, ma il Signore guardò all'umiltà della sua serva (cf. Lc 1,48).  (Annun. [II] §17).
     
    La Vergine Maria fu il soglio della gloria, cioè di Gesù Cristo che è la gloria dell'altezza, vale a dire degli angeli...Il luogo dei piedi del Signore fu la Vergine Maria, dalla quale egli ricevette l'umanità; e oggi ha glorificato quel "luogo" perché ha esaltato Maria al di sopra dei cori degli angeli. (Assun. §1-2)
     
    Nella sua Assunzione al cielo Maria è: "Simile a cipresso svettante verso l'alto" (Sir 50,11). La beata Vergine Maria, come un cipresso si spinge oggi più in alto di tutti gli angeli... al di sopra degli angeli il trono, cioè la beata Vergine; e sopra il trono il Figlio dell'uomo, Gesù Cristo. (Assun. §5)
     
    Ti preghiamo, o nostra Signora, inclita Madre di Dio, esaltata al di sopra dei cori degli angeli, di riempire il vaso del nostro cuore con la grazia celeste; di farci splendere dell'oro della sapienza; di sostenerci con la potenza della tua intercessione; di ornarci con le pietre preziose delle tue virtù; di effondere su di noi, o oliva benedetta, l'olio della tua misericordia, con il quale coprire la moltitudine dei nostri peccati, ed essere così trovati degni di venir innalzati alle altezze della gloria celeste e vivere felici in eterno con i beati comprensori.
    Ce lo conceda Gesù Cristo, tuo Figlio, che ti ha esaltata al di sopra dei cori degli angeli, ti ha incoronata con il diadema del regno, e ti ha posta sul trono dell'eterno splendore. A lui sia onore e gloria per i secoli eterni.
    E tutta la chiesa risponda: Amen. Alleluia!
    (Assun. §5)

    Testo preso da: La Regina degli Angeli nei testi di Sant'Antonio http://www.cantualeantonianum.com/2012/08/la-regina-degli-angeli-nei-testi-di.html#ixzz22N9QWbEA
    http://www.cantualeantonianum.com

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    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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    La devozione agli angeli, antidoto contro i poteri forti

    Di fronte alla dittatura del relativismo e allo strapotere dei “poteri forti”, un senso di sgomento e di impotenza assale talvolta i cattolici e gli uomini di buona volontà. Eppure la storia non è irreversibile

    di Roberto De Mattei

     

     

    Di fronte alla dittatura del relativismo e allo strapotere dei “poteri forti”, un senso di sgomento e di impotenza assale talvolta i cattolici e gli uomini di buona volontà. Eppure la storia non è irreversibile e chi combatte in difesa dell’ordine naturale e cristiano può ottenere vittorie inaspettate, confidando nell’aiuto della Divina Provvidenza.

    La caratteristica principale dei cosiddetti “poteri forti” non è solo la potenza, ma anche la poca trasparenza con cui essi operano nella società. Si chiamino Gruppo Bilderberg o Commissione Trilaterale, questi potentati promuovono in maniera discreta ma efficace l’avvento di governi di “eccezione” affidati a una casta dirigente tecnocratica.

    La tecnocrazia è il potere esercitato da un ristretto gruppo di uomini, di formazione scientifica, che si presentano come “esperti” e rivendicano a sé le decisioni ultime in materia di organizzazione della società. Uno dei classici slogan tecnocratici è quello del superamento delle ideologie, in nome dell’efficienza e del pragmatismo.

    In realtà la tecnocrazia è essa stessa un’ideologia, fondata sul primato della scienza e dell’economia. Lo studioso spagnolo Juan Vallet de Goytisolo indica come dogmi della tecnocrazia il relativismo, che permette al tecnocrate di usare, senza remore morali, i mezzi più efficaci per raggiungere il suo scopo, l’evoluzionismo, che offre al relativismo un sostegno pseudo-mistico e il naturalismo che permette ai due primi dogmi di rimanere sul piano della pura “prassi”, per evitare che possano essere smentiti sul piano dei principi (Ideologia, praxis y mito de la tecnocrazia, Madrid 1971).

    I regimi tecnocratici sono preceduti da campagne di discredito della politica considerata come regno dell’incompetenza e della corruzione. Il fine è quello di sostituire la democrazia con governi dittatoriali o “forti”, col pretesto dell’emergenza economica.

    La tecnocrazia, però, non è solo un forte potere esecutivo e una ferrea organizzazione burocratica: essa si presenta innanzitutto come una forma di conoscenza “scientifica”, superiore a quella comune, a cui si accede attraverso particolari scuole, università, associazioni visibili od occulte che ne “illuminano” i percorsi. Quando questa conoscenza iniziatica passa dal campo economico a quello religioso e morale, assume il carattere di una “gnosi”, nel senso proprio del termine.

    Lo scrittore francese Lous Damènie ha messo in luce le relazioni della tecnocrazia con le correnti massoniche ed esoteriche che mirano al capovolgimento dell’ordine naturale delle cose e auspicano una Chiesa Universale dell’Uomo realizzata attraverso l’egemonia degli apparati tecnici e scientifici (La tecnocrazia, tr. it., Milano 1985).

    La “Madre” dei poteri forti scientisti e tecnocratici, secondo il Magistero della Chiesa, è la Massoneria. Tra le quasi seicento condanne dal 1738 ad oggi, ricordiamo quelle di Papa Leone XIII nelle encicliche Humanum genus del 20 aprile 1884 e Inimica vis dell’8 dicembre 1892.

    Oggi la Massoneria è una galassia ramificata tra logge e “obbedienze” di vario genere, ma tutte accomunate dal rifiuto della Verità salvifica della Chiesa. Il sogno della Massoneria è sempre stato quello di una repubblica universale in cui la Verità cattolica, messa al bando, non conosca possibilità di esilio, ma solo l’alternativa tra il martirio e l’adorazione del Vitello d’oro.

    L’equiparazione delle religioni, secondo Leone XIII, è un criterio «adottato con lo scopo di annientare tutte le religioni e, segnatamente quella cattolica che, essendo tra tutte l’unica vera, non può, se non con somma ingiustizia, essere posta su di un piano di parità rispetto alle altre» (Humanum Genus).

    Massonerie e poteri forti, per le risorse politiche, economiche e finanziarie di cui godono, possono sembrare invincibili. Si dimentica però che anche i cattolici hanno i loro “poteri forti”, a cominciare dalla stessa Chiesa, che è forte non per l’influenza politica ed economica che esercita, ma per la capacità che ha, Essa sola, di condurre le anime alla loro patria celeste.

    Leone XIII nell’enciclica Humanum Genus ricorda che il genere umano, dopo la ribellione di Lucifero, «si divise come in due campi diversi e nemici tra loro: l’uno dei quali combatte senza posa per il trionfo della verità e del bene, l’altro per il trionfo del male e dell’errore». Tutto ebbe origine da quegli atti di fedeltà e di ribellione all’inizio del tempo.

    Da allora Dio, causa prima di tutto ciò che esiste, si serve degli angeli quali cause seconde per reggere l’universo da Lui creato. San Tommaso afferma che «tutte le cose fisiche sono governate dagli angeli» (Summa theologica, I, q. 110, a. 1). Dio, spiega il Dottore Angelico, governa gli esseri inferiori attraverso quelli superiori perché vuole comunicare generosamente anche alle creature la dignità della causalità. Ciò significa che gli Angeli governano tutto ciò che si muove nell’universo, dall’immenso e maestoso mondo degli astri agli esseri umani, creati a immagine e somiglianza di Dio. Attraverso gli Angeli, ad ogni istante e in ogni circostanza della nostra esistenza, Dio esercita su di noi un’azione profonda e invisibile, per condurci al nostro fine soprannaturale.

    L’universo è governato dagli angeli, presenti in ogni attimo e in ogni luogo come strumenti della Divina Provvidenza, messaggeri di grazie, protagonisti e testimoni dei piani divini. È per questo che noi preghiamo l’Angelo custode di “reggerci” e di “governarci”.

    Sotto questo aspetto, la devozione agli Angeli è più importante di quella ai santi. I santi infatti sono modelli di virtù che dobbiamo imitare e pregare perché intercedano per noi. Essi non hanno però, se non in casi straordinari, quel potere sulle creature che gli angeli hanno in maniera ordinaria per decreto divino.
    Nulla può opporsi alla forza della “potestà” e dei “principati” che reggono l’universo. La Madonna, associata da Gesù Cristo, Signore del Cielo e della Terra, a regnare con Lui su di ogni cosa è venerata perciò come “Regina degli Angeli” e guida lo schieramento delle milizie celesti. [SM=g1740721]

    Gli Angeli, dal primo momento della creazione, si sono schierati pro o contro Dio, per l’eternità. Questa scelta noi dobbiamo farla nel tempo storico in cui viviamo e il culto degli angeli ci aiuta a servire Dio e a combattere con efficacia i suoi avversari. Per questo la devozione agli angeli, poco praticata dai cristiani, è il migliore antidoto contro i poteri forti, naturali e preternaturali, che ci minacciano.

     

    da: Radici Cristiane.it, n. 71 - Gennaio 2012
    http://www.radicicristiane.it/fondo.php/id/1501/ref/1/Editoriale/La-devozione-agli-angeli-antidoto-contro-i-poteri-forti

     

    (26/06/2012)



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    00 12/3/2012 8:53 PM

    - Annus Fidei Gli Angeli nel Compendio e nel Magistero

    Continua con gli Angeli la nostra serie di schede per aiutarci nell'apprendimento della Dottrina Cattolica trattata nel Compendio del Catechismo della Chiesa e nel suo ricco Magistero Petrino.
    www.gloria.tv/?media=366858


    Vi ricordiamo che abbiamo inserito una serie sul contenuto del Catechismo e che troverete in questi collegamenti:

    1. www.gloria.tv/?media=342663 insegnamento
    2. www.gloria.tv/?media=343572 tradizione
    3. www.gloria.tv/?media=344261 la fede
    4. www.gloria.tv/?media=344798 Maria Santissima
    5. www.gloria.tv/?media=345708 Formule della Fede
    6. www.gloria.tv/?media=346526 Inferno
    7. www.gloria.tv/?media=347752 Purgatorio Paradiso
    8. www.gloria.tv/?media=348890 Pater Noster
    9. www.gloria.tv/?media=357546 Breve storia del Catechismo
    10. www.gloria.tv/?media=362646 Marta e Maria - attivismo e ascolto la Preghiera



    Movimento Domenicano del Rosario
    www.sulrosario.org
    info@sulrosario.org



    [SM=g1740733]

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    00 9/29/2014 12:13 PM



    29/09/2014

    Satana presenta le cose come se fossero buone, ma la sua intenzione è distruggere l'uomo, magari con motivazioni "umanistiche". Gli angeli lottano contro il diavolo e ci difendono. Questo, in sintesi, quanto ha detto il Papa nell'omelia mattutina a Casa Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. Ce ne parla Sergio Centofanti:

    Le letture del giorno ci presentano immagini molto forti: la visione della gloria di Dio raccontata dal profeta Daniele con il Figlio dell’Uomo, Gesù Cristo, davanti al Padre; la lotta dell’arcangelo Michele e i suoi angeli contro “il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo” e “seduce tutta la terra abitata” ma viene sconfitto, come afferma l’Apocalisse; e il Vangelo in cui Gesù  dice a Natanaèle: “Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. Papa Francesco parla della “lotta fra il demonio e Dio”:

    “Ma questa lotta avviene dopo che Satana cerca di distruggere la donna che sta per partorire il figlio. Satana sempre cerca di distruggere l’uomo: quell’uomo che Daniele vedeva lì, in gloria, e che Gesù diceva a Natanaèle che sarebbe venuto in gloria. Dall’inizio la Bibbia ci parla di questo: di questa seduzione per distruggere, di Satana. Magari per invidia. Noi leggiamo nel Salmo 8: ‘Tu hai fatto l’uomo superiore agli angeli’, e quell’intelligenza tanto grande dell’angelo non poteva portare sulle spalle questa umiliazione, che una creatura inferiore fosse fatta superiore; e cercava di distruggerlo”.

    Satana, dunque, cerca di distruggere l’umanità, tutti noi:

    “Tanti progetti, tranne i peccati propri, ma tanti, tanti progetti di disumanizzazione dell’uomo, sono opera di lui, semplicemente perché odia l’uomo. E’ astuto: lo dice la prima pagina della Genesi; è astuto. Presenta le cose come se fossero buone. Ma la sua intenzione è la distruzione. E gli angeli ci difendono. Difendono l’uomo e difendono l’Uomo-Dio, l’Uomo superiore, Gesù Cristo che è la perfezione dell’umanità, il più perfetto. Per questo la Chiesa onora gli angeli, perché sono quelli che saranno nella gloria di Dio – sono nella gloria di Dio – perché difendono il gran mistero nascosto di Dio, cioè che il Verbo è venuto in carne”.

    “Il compito del popolo di Dio – ha affermato il Papa - è custodire in sé l’uomo: l’uomo Gesù” perché “è l’uomo che dà vita a tutti gli uomini”. Invece, nei suoi progetti di distruzione, Satana inventa “spiegazioni umanistiche che vanno propriamente contro l’uomo, contro l’umanità e contro Dio”:

    “La lotta è una realtà quotidiana, nella vita cristiana: nel nostro cuore, nella nostra vita, nella nostra famiglia, nel nostro popolo, nelle nostre chiese … Se non si lotta, saremo sconfitti. Ma il Signore ha dato questo mestiere principalmente agli angeli: di lottare e vincere. E il canto finale dell’Apocalisse, dopo questa lotta, è tanto bello: ‘Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il Regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo, perché è stato precipitato l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e notte’”.

    Il Papa, infine, invita a pregare gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele e a “recitare quella preghiera antica ma tanto bella, all’arcangelo Michele, perché continui a lottare per difendere il mistero più grande dell’umanità: che il Verbo si è fatto Uomo, è morto e è risorto. Questo è il nostro tesoro. Che lui continui a lottare per custodirlo”.


     








    CAPPELLA PAPALE PER L’ORDINAZIONE EPISCOPALE DI SEI ECC.MI PRESULI

    OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

    Basilica Vaticana
    Sabato, 29 settembre 2007

     

    Cari fratelli e sorelle,

    siamo raccolti intorno all’altare del Signore per una circostanza solenne e lieta ad un tempo: l’Ordinazione episcopale di sei nuovi Vescovi, chiamati a svolgere mansioni diverse a servizio dell’unica Chiesa di Cristo. Essi sono Mons. Mieczysław Mokrzycki, Mons. Francesco Brugnaro, Mons. Gianfranco Ravasi, Mons. Tommaso Caputo, Mons. Sergio Pagano, Mons. Vincenzo Di Mauro. A tutti rivolgo il mio saluto cordiale con un fraterno abbraccio. Un saluto particolare va a Mons. Mokrzycki che, insieme a all’attuale Cardinale Stanisław Dziwisz, per molti anni ha servito come segretario il Santo Padre Giovanni Paolo II e poi, dopo la mia elezione a Successore di Pietro, ha fatto anche a me da segretario con grande umiltà, competenza e dedizione. Con lui saluto l’amico di Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Marian Jaworski, a cui Mons. Mokrzycki recherà il proprio aiuto come Coadiutore. Saluto inoltre i Vescovi latini dell’Ucraina, che sono qui a Roma per la loro visita "ad limina Apostolorum". Il mio pensiero va anche ai Vescovi greco-cattolici, alcuni dei quali ho incontrato lunedì scorso, e la Chiesa ortodossa dell’Ucraina. A tutti auguro le benedizioni del Cielo per le loro fatiche miranti a mantenere operante nella loro Terra e a trasmettere alle future generazioni la forza risanatrice e corroborante del Vangelo di Cristo.

    Celebriamo questa Ordinazione episcopale nella festa dei tre Arcangeli che nella Scrittura sono menzionati per nome: Michele, Gabriele e Raffaele. Questo ci richiama alla mente che nell’antica Chiesa – già nell’Apocalisse – i Vescovi venivano qualificati "angeli" della loro Chiesa, esprimendo in questo modo un’intima corrispondenza tra il ministero del Vescovo e la missione dell’Angelo. A partire dal compito dell’Angelo si può comprendere il servizio del Vescovo. Ma che cosa è un Angelo? La Sacra Scrittura e la tradizione della Chiesa ci lasciano scorgere due aspetti. Da una parte, l’Angelo è una creatura che sta davanti a Dio, orientata con l’intero suo essere verso Dio. Tutti e tre i nomi degli Arcangeli finiscono con la parola "El", che significa "Dio". Dio è iscritto nei loro nomi, nella loro natura. La loro vera natura è l’esistenza in vista di Lui e per Lui. Proprio così si spiega anche il secondo aspetto che caratterizza gli Angeli: essi sono messaggeri di Dio. Portano Dio agli uomini, aprono il cielo e così aprono la terra. Proprio perché sono presso Dio, possono essere anche molto vicini all’uomo. Dio, infatti, è più intimo a ciascuno di noi di quanto non lo siamo noi stessi. Gli Angeli parlano all’uomo di ciò che costituisce il suo vero essere, di ciò che nella sua vita tanto spesso è coperto e sepolto. Essi lo chiamano a rientrare in se stesso, toccandolo da parte di Dio. In questo senso anche noi esseri umani dovremmo sempre di nuovo diventare angeli gli uni per gli altri – angeli che ci distolgono da vie sbagliate e ci orientano sempre di nuovo verso Dio. Se la Chiesa antica chiama i Vescovi "angeli" della loro Chiesa, intende dire proprio questo: i Vescovi stessi devono essere uomini di Dio, devono vivere orientati verso Dio. "Multum orat pro populo" – "Prega molto per il popolo", dice il Breviario della Chiesa a proposito dei santi Vescovi. Il Vescovo deve essere un orante, uno che intercede per gli uomini presso Dio. Più lo fa, più comprende anche le persone che gli sono affidate e può diventare per loro un angelo – un messaggero di Dio, che le aiuta a trovare la loro vera natura, se stesse, e a vivere l’idea che Dio ha di loro.

    Tutto ciò diventa ancora più chiaro se ora guardiamo le figure dei tre Arcangeli la cui festa la Chiesa celebra oggi. C’è innanzitutto Michele. Lo incontriamo nella Sacra Scrittura soprattutto nel Libro di Daniele, nella Lettera dell’Apostolo san Giuda Taddeo e nell’Apocalisse. Di questo Arcangelo si rendono evidenti in questi testi due funzioni. Egli difende la causa dell’unicità di Dio contro la presunzione del drago, del "serpente antico", come dice Giovanni. È il continuo tentativo del serpente di far credere agli uomini che Dio deve scomparire, affinché essi possano diventare grandi; che Dio ci ostacola nella nostra libertà e che perciò noi dobbiamo sbarazzarci di Lui. Ma il drago non accusa solo Dio. L’Apocalisse lo chiama anche "l’accusatore dei nostri fratelli, colui che li accusa davanti a Dio giorno e notte" (12, 10). Chi accantona Dio, non rende grande l’uomo, ma gli toglie la sua dignità. Allora l’uomo diventa un prodotto mal riuscito dell’evoluzione. Chi accusa Dio, accusa anche l’uomo. La fede in Dio difende l’uomo in tutte le sue debolezze ed insufficienze: il fulgore di Dio risplende su ogni singolo. È compito del Vescovo, in quanto uomo di Dio, di far spazio a Dio nel mondo contro le negazioni e di difendere così la grandezza dell’uomo. E che cosa si potrebbe dire e pensare di più grande sull’uomo del fatto che Dio stesso si è fatto uomo? L’altra funzione di Michele, secondo la Scrittura, è quella di protettore del Popolo di Dio (cfr Dn 10, 21; 12, 1). Cari amici, siate veramente "angeli custodi" delle Chiese che vi saranno affidate! Aiutate il Popolo di Dio, che dovete precedere nel suo pellegrinaggio, a trovare la gioia nella fede e ad imparare il discernimento degli spiriti: ad accogliere il bene e rifiutare il male, a rimanere e diventare sempre di più, in virtù della speranza della fede, persone che amano in comunione col Dio-Amore.

    Incontriamo l’Arcangelo Gabriele soprattutto nel prezioso racconto dell’annuncio a Maria dell’incarnazione di Dio, come ce lo riferisce san Luca (1, 26 – 38). Gabriele è il messaggero dell’incarnazione di Dio. Egli bussa alla porta di Maria e, per suo tramite, Dio stesso chiede a Maria il suo "sì" alla proposta di diventare la Madre del Redentore: di dare la sua carne umana al Verbo eterno di Dio, al Figlio di Dio. Ripetutamente il Signore bussa alle porte del cuore umano. Nell’Apocalisse dice all’"angelo" della Chiesa di Laodicea e, attraverso di lui, agli uomini di tutti i tempi: "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (3, 20). Il Signore sta alla porta – alla porta del mondo e alla porta di ogni singolo cuore. Egli bussa per essere fatto entrare: l’incarnazione di Dio, il suo farsi carne deve continuare sino alla fine dei tempi. Tutti devono essere riuniti in Cristo in un solo corpo: questo ci dicono i grandi inni su Cristo nella Lettera agli Efesini e in quella ai Colossesi. Cristo bussa. Anche oggi Egli ha bisogno di persone che, per così dire, gli mettono a disposizione la propria carne, che gli donano la materia del mondo e della loro vita, servendo così all’unificazione tra Dio e il mondo, alla riconciliazione dell’universo. Cari amici, è vostro compito bussare in nome di Cristo ai cuori degli uomini. Entrando voi stessi in unione con Cristo, potrete anche assumere la funzione di Gabriele: portare la chiamata di Cristo agli uomini.

    San Raffaele ci viene presentato soprattutto nel Libro di Tobia come l’Angelo a cui è affidata la mansione di guarire. Quando Gesù invia i suoi discepoli in missione, al compito dell’annuncio del Vangelo vien sempre collegato anche quello di guarire. Il buon Samaritano, accogliendo e guarendo la persona ferita giacente al margine della strada, diventa senza parole un testimone dell’amore di Dio. Quest’uomo ferito, bisognoso di essere guarito, siamo tutti noi. Annunciare il Vangelo, significa già di per sé guarire, perché l’uomo necessita soprattutto della verità e dell’amore. Dell’Arcangelo Raffaele si riferiscono nel Libro di Tobia due compiti emblematici di guarigione. Egli guarisce la comunione disturbata tra uomo e donna. Guarisce il loro amore. Scaccia i demoni che, sempre di nuovo, stracciano e distruggono il loro amore. Purifica l’atmosfera tra i due e dona loro la capacità di accogliersi a vicenda per sempre. Nel racconto di Tobia questa guarigione viene riferita con immagini leggendarie. Nel Nuovo Testamento, l’ordine del matrimonio, stabilito nella creazione e minacciato in modo molteplice dal peccato, viene guarito dal fatto che Cristo lo accoglie nel suo amore redentore. Egli fa del matrimonio un sacramento: il suo amore, salito per noi sulla croce, è la forza risanatrice che, in tutte le confusioni, dona la capacità della riconciliazione, purifica l’atmosfera e guarisce le ferite. Al sacerdote è affidato il compito di condurre gli uomini sempre di nuovo incontro alla forza riconciliatrice dell’amore di Cristo. Deve essere "l’angelo" risanatore che li aiuta ad ancorare il loro amore al sacramento e a viverlo con impegno sempre rinnovato a partire da esso. In secondo luogo, il Libro di Tobia parla della guarigione degli occhi ciechi. Sappiamo tutti quanto oggi siamo minacciati dalla cecità per Dio. Quanto grande è il pericolo che, di fronte a tutto ciò che sulle cose materiali sappiamo e con esse siamo in grado di fare, diventiamo ciechi per la luce di Dio. Guarire questa cecità mediante il messaggio della fede e la testimonianza dell’amore, è il servizio di Raffaele affidato giorno per giorno al sacerdote e in modo speciale al Vescovo. Così, spontaneamente siamo portati a pensare anche al sacramento della Riconciliazione, al sacramento della Penitenza che, nel senso più profondo della parola, è un sacramento di guarigione. La vera ferita dell’anima, infatti, il motivo di tutte le altre nostre ferite, è il peccato. E solo se esiste un perdono in virtù della potenza di Dio, in virtù della potenza dell’amore di Cristo, possiamo essere guariti, possiamo essere redenti.

    "Rimanete nel mio amore", ci dice oggi il Signore nel Vangelo (Gv 15, 9). Nell’ora dell’Ordinazione episcopale lo dice in modo particolare a voi, cari amici. Rimanete nel suo amore! Rimanete in quell’amicizia con Lui piena di amore che Egli in quest’ora vi dona di nuovo! Allora la vostra vita porterà frutto – un frutto che rimane (Gv 15, 16). Affinché questo vi sia donato, preghiamo tutti in quest’ora per voi, cari fratelli. Amen.












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    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
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    00 1/1/2018 3:48 PM

    GLI ANGELI ESISTONO, ECCO LE PROVE

    05/02/2013  Molti lettori hanno chiesto spiegazioni. Il Catechismo della Chiesa cattolica dice che «l’esistenza degli esseri spirituali, che la Sacra Scrittura chiama angeli, è una verità di fede».

    Così l'arte ha rappresentato gli angeli. Dipinto di Hans Memling, pittore tedesco del 1400.. Foto Corbis. In copertina: l'angelo porta l'annuncio a Maria, Beato Angelico. Agenzia Corbis.
    Così l'arte ha rappresentato gli angeli. Dipinto di Hans Memling, pittore tedesco del 1400.. Foto Corbis. In copertina: l'angelo porta l'annuncio a Maria, Beato Angelico. Agenzia Corbis.

    Il Catechismo della Cei per gli adulti afferma esplicitamente che «nella nostra cultura dubbi e negazioni riguardo agli angeli e ai demoni coesistono con il fascino dell’occulto». Perciò «occorre chiarire e chiedersi: ci sono davvero queste presenze nella storia? quale incidenza hanno?». La risposta è netta: «La rivelazione attesta la creazione dei puri spiriti e la loro chiamata alla comunione con Cristo. Creati liberi, possono liberamente accogliere o rifiutare il disegno di Dio». Quelli che hanno accolto il progetto divino «sono gli angeli santi», che «stanno davanti a Dio per servirlo, contemplano la gloria del suo volto e giorno e notte cantano la sua lode» e «accompagnano e aiutano la Chiesa nel suo cammino».

    Nel Catechismo della Chiesa cattolica viene con chiarezza spiegato che «l’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione» (n. 328). «In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio» (n. 329) e «in quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili» (n. 330).

    Precisando i loro compiti, il nuovo Catechismo scrive: «Essi, fin dalla creazione e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio» (n. 332); «Dall’incarnazione all’ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall’adorazione e dal servizio degli angeli» (n. 333); «Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa beneficia dell’aiuto misterioso e potente degli angeli» (n. 334); «Dal suo inizio fino all’ora della morte la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (n. 336).

    Dipinto di Leonardo da Vinci. Foto dell'agenzia Scala.
    Dipinto di Leonardo da Vinci. Foto dell'agenzia Scala.

     

    Nell’intera Bibbia per 221 volte ricorre la parola «angelo» e 96 vole la parola «angeli». Per l’esattezza, nell’Antico Testamento, in 119 versetti, ci sono 122 ricorrenze del singolare «angelo», mentre in altri 12 versetti ci sono altrettante ricorrenze del plurale «angeli». Nel Nuovo Testamento, in 97 versetti, si trovano 99 ricorrenze di «angelo», mentre in altri 82 versetti ci sono 84 ricorrenze di «angeli». In ebraico l’angelo si chiamava mal’ak (che il greco tradurrà con aggelos e il latino con angelus). Originata dal cananeo laaka (inviare), questa parola designava l’ambasciatore o il corriere che il re utilizzava per far conoscere i propri desideri e ordini. 

    Nella Sacra Scrittura l’angelo è inviato da Dio per manifestare la sua concreta presenza nel mondo e il suo intervento nella storia umana. Addirittura, in numerosi testi il soggetto dell’azione o della parola riportata è indifferentemente Dio o l’angelo di Dio. Per esempio nella Genesi: «La [Agar] trovò l’angelo del Signore presso una sorgente d’acqua nel deserto» (16,7ss.) e «Poi il Signore apparve a lui [Abramo] alle querce di Mamre» (18,1ss.); oppure nell’Esodo: «L’angelo del Signore gli apparve [Mosè] in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto» (3,2).

    Nell’Antico Testamento si evidenzia la progressiva consapevolezza del monoteismo ebraico, successivamente condivisa dal cristianesimo e dall’islamismo, riguardo all’esistenza di creature puramente spirituali e appartenenti al mondo celeste, mediatrici fra il Dio unico, trascendente e inaccessibile, e gli uomini. Il numero complessivo degli angeli non è indicato in alcun luogo della Sacra Scrittura, ma comunque viene considerato molto grande: «Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano» (Daniele 7,10).

    Nel Nuovo Testamento, i brani che parlano degli angeli si possono classificare in due ambiti: il primo narra gli interventi angelici nella storia di Gesù o della Chiesa primitiva, l’altro sottolinea il posto che la credenza negli angeli riveste all’interno della fede cristiana.
    In particolare, Luca parla di un angelo che rivela a Zaccaria la nascita di Giovanni (1,11-20) e dell’arcangelo Gabriele che comunica a Maria l’incarnazione di Gesù (1,26-38), per poi descrivere gli angeli che proclamano la nascita del Bambino (1,26-38). Gli angeli tornano in forze nel giorno di Pasqua per annunciare la risurrezione di Gesù (Matteo 28,1-8), e in seguito sono testimoni privilegiati dell’ascensione di Gesù al cielo (Atti 1,10).

    Dipinto di Angelo da Camerino. Foto Corbis.
    Dipinto di Angelo da Camerino. Foto Corbis.

     

    Sono trascorsi soltanto quattro secoli da quando, nel 1608, la devozione verso gli angeli custodi è stata ufficializzata nella liturgia della Chiesa cattolica, con l’istituzione della festa fissata da papa Clemente X per il 2 ottobre. Erano gli anni in cui venne anche definitivamente precisato il testo della preghiera più conosciuta dai bambini, condensato di una quartina con la quale iniziava il lungo poema di un monaco inglese della fine dell’XI secolo: «Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen».

    Ma in realtà affonda nella notte dei tempi la consapevolezza dell’esistenza di un angelo custode posto da Dio a fianco di ogni essere umano. Sin dal libro dell’Esodo, redatto intorno al sesto secolo avanti Cristo fondandosi su precedenti tradizioni orali e scritte, troviamo infatti che Dio dice: «Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato» (Esodo 23,20).Pur senza mai formulare una definizione dogmatica a tale riguardo, il magistero ecclesiale ha affermato, in particolare nel concilio di Trento a metà Cinquecento, che ciascun essere umano ha un proprio angelo, come sostenuto fra gli altri da Tertulliano, Agostino, Ambrogio, Giovanni Crisostomo, Girolamo e Gregorio da Nissa.

    Nel Catechismo della Chiesa cattolica viene affermato che «dal suo inizio fino all’ora della morte, la vita umana è circondata dalla loro protezione e dalla loro intercessione» (n. 336) e si cita la significativa frase di Basilio di Cesarea: «Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita».
    Molti fedeli conservano il ricordo del Catechismo di san Pio X che precisava: «Si dicono custodi gli angeli che Dio ha destinato per custodirci e guidarci nella strada della salute» (n. 170) e l’angelo custode «ci assiste con buone ispirazioni, e, col ricordarci i nostri doveri, ci guida nel cammino del bene; offre a Dio le nostre preghiere e ci ottiene le sue grazie» (n. 172).

    Una delle più note raffigurazioni iconografiche è la tela di Pietro da Cortona L’angelo custode (Palazzo Barberini, Roma). Nella scheda dell’opera viene spiegato che il pittore ha immaginato lo spazio «attraversato dall’incedere fluido dell’angelo dalle vesti candide, mentre si volge teneramente verso il giovanetto che tiene per mano», mentre «in secondo piano si scorge il dettaglio dell’angelo che accompagna l’uomo nell’intero percorso della sua vita».

    Dipinto i Caravaggio. Foto dell'agenzia Scala.
    Dipinto i Caravaggio. Foto dell'agenzia Scala.

     

    Michele (in ebraico «Chi come Dio?»), Gabriele («Dio è la mia forza») e Raffaele («Dio salva») sono gli unici tre arcangeli citati per nome nella Bibbia.

    Michele è considerato il comandante dell’esercito celeste e la tradizione iconografica lo raffigura con una corazza e una lancia, oppure con uno scudo e una spada, mentre combatte vittoriosamente contro Lucifero. Un’altra rappresentazione lo vede con la bilancia in mano, simbolo della pesatura, al momento del giudizio finale, del bene e del male compiuto dalle anime. Da Pio XII è stato proclamato patrono dei radiologi e dei poliziotti. L’Antico Testamento lo presenta come «il gran principe» (Daniele 12,1) e il difensore del popolo di Israele: «Michele, uno dei principi supremi, mi è venuto in aiuto» (Daniele 10,13). Nel Nuovo Testamento è il capo delle schiere angeliche, che contrastano gli angeli ribelli: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Apocalisse 12,7).

    Gabriele viene considerato l’ambasciatore per eccellenza di Dio
    . La tradizione iconografica lo rappresenta generalmente con un giglio in mano, ma in qualche caso viene raffigurato anche con una lanterna e uno specchio di diaspro. Pio XII lo proclamò patrono delle telecomunicazioni e dei comunicatori, mentre Paolo VI ha aggiunto la protezione delle poste e dei filatelici. Nell’Antico Testamento dà al profeta Daniele degli avvertimenti su ciò che accadrà al popolo di Israele. Nel Nuovo Testamento appare in due circostanze. Dapprima nel Tempio di Gerusalemme, al sacerdote Zaccaria: «La tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni» (Luca 1,13.19). Quindi, sei mesi più tardi, alla vergine Maria: «L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret» (Luca 1,26-27).


    Raffaele è ritenuto dalla tradizione l’angelo che guarisce le infermità fisiche e spirituali.
    L’iconografia lo vede raffigurato nell’atto di portare un pesce e un bastone, oppure con in mano un calice contenente una bevanda medicamentosa. La tradizione popolare gli attribuisce la protezione di viaggiatori, marinai, farmacisti, fidanzati e giovani sposi. Il suo nome è segnalato unicamente nell’Antico Testamento, dove il Libro di Tobia ne racconta il costante intervento in favore di Tobi e dei suoi cari. Raffaele è inoltre considerato l’avversario di Asmodeo, il demone che nell’apocrifo Testamento di Salomone si presenta come il nemico dell’unione coniugale.

    Dipinto di Beato Angelico, Museo diocesano di Cortona. Foto dell'agenzia Scala.
    Dipinto di Beato Angelico, Museo diocesano di Cortona. Foto dell'agenzia Scala.

     

    C’è un desaparecido, nelle sacre schiere angeliche, del quale si è conservato unicamente il nome: Uriele. L’ultimo avvistamento ufficiale risale al 745, quando papa Zaccaria, al termine del secondo Sinodo provinciale di Roma, decise di stroncare l’abuso del sedicente vescovo Adalberto, che invocava «i sette arcangeli che stanno davanti a Dio» con pratiche superstiziose e formule magiche. Decretò così l’interdetto a ogni devozione in suo onore, nonostante la Liturgia romana ne celebrasse ufficialmente la festa il 15 luglio: «È opportuno astenersi nelle preghiere pubbliche dal nominare tutti gli altri angeli, eccetto quei tre ammessi», fu la perentoria indicazione. 

    Negli atti del Sinodo si evidenziava che in effetti la Sacra Scrittura cita soltanto gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, e dunque gli altri nomi invocati nella preghiera di Adalberto – fra i quali spiccava Uriele – sarebbero potuti essere angeli decaduti, demoni che nessuno doveva onorare con un atto di culto. Nel contempo si intendeva impedire che gli iconoclasti trovassero ulteriori giustificazioni per il loro impeto distruttivo delle icone raffiguranti immagini divine: «È illecito presentare gli angeli col corpo umano, essendo incorporei», scriveva per esempio il presbitero Xeniaias nel 754. In realtà, dell’eletta compagnia dei sette principi angelici si trova riscontro in diversi testi ebraici, fra cui spicca un antico codice rinvenuto nel XVI secolo nella Biblioteca vaticana che, accanto alla triade Michele-Gabriele-Raffaele, cita Uriele e i meno conosciuti Barachiele, Gaudiele e Sealtiele.

    Tutti questi nomi si potevano leggere, ancora agli inizi del Settecento, sotto altrettanti arcangeli raffigurati in un quadro della chiesa romana di Santa Maria della Pietà in piazza Colonna. Quelle fonti attribuirebbero a Uriele un’importanza tale da inserirlo addirittura nella compagnia dei primi quattro spiriti che stanno sempre intorno al trono di Dio. Una preghiera del Talmud recitava infatti: «Nel nome del Signore, Dio d’Israele, sia Michele alla mia destra, Gabriele alla mia sinistra, dinanzi a me Uriele, dietro a me Raffaele, e sopra la mia testa la divina presenza di Dio». Il suo nome in ebraico deriva da hur (luce, fuoco) ed Elohim (Dio), a significare «luce di Dio» o «fuoco di Dio»: egli dunque sarebbe incaricato di portare all’umanità la conoscenza e la comprensione del Divino e perciò veniva anche definito angelo «della presenza» o «della salvezza».






    L'Angelo custode  

    Scritto da Silvia SCARANARI   

    Altro che devozione infantile. Gli angeli custodi hanno un ruolo fondamentale per la nostra santificazione. Ma spesso è sottovalutato o censurato anche dai cattolici

    «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). Non vi è attestazione più certa di questa: Gesù stesso afferma l’esistenza degli angeli custodi e ne spiega la natura di esseri spirituali, eternamente al cospetto di Dio ma anche deputati alla guida degli uomini.

    Nella tradizione ecclesiale
    La devozione all’angelo custode è sempre stata presente nella tradizione della Chiesa. Per me ha un’importanza particolare, giacché vivo nella parrocchia torinese dedicata agli angeli custodi. La breve preghiera all’angelo custode è una delle prime che mi ha insegnato mia madre e che a mia volta ho insegnato ai miei figli: una preghiera semplice, breve, che i bambini imparano a balbettare facilmente anche quando non sanno ancora parlare per davvero. È una preghiera importante, perché insegna ai piccoli una verità profonda, che per la loro giovane età non sono ancora capaci di comprendere razionalmente: Dio si occupa di ognuno di noi in modo individuale e ci dona una compagnia protettrice.
    Per Dio non esiste l’umanità in astratto ma solo il singolo uomo concreto, che è straordinariamente importante ai suoi occhi: per questo lo affida alla cura e alla guida attenta di un angelo. L’uomo quindi non è mai solo, perché l’azione degli angeli lo accompagna durante l’intera vita. L’angelo custode è una difesa costante dalle insidie del demonio, ma anche un istruttore, un ispiratore di buone intenzioni e idee.


    Suggeritore e protettore
    Il fine dell’uomo è amare, lodare e servire Dio. Ma nella vita terrena sono tante le tentazioni che ci allontanano da questo scopo fondamentale, tanti i rischi di deviare verso fini solo umani.L’angelo svolge il compito di risvegliare in noi il desiderio dell’unione con l’amore infinito del Padre e ci accompagna durante l’ascesa spirituale. L’angelo custode protegge l’anima da pericoli interni ed esterni, la riprende e la richiama quando si allontana dalla giusta via, ci assiste nella preghiera, ispira buone idee alla nostra mente e ci sprona a compiere buone azioni.
    Quando l’uomo pecca, l’angelo induce l’anima al pentimento per i propri errori e le proprie colpe, insinua in noi il senso di tristezza e di inquietudine per la perdita della grazia divina e favorisce il ravvedimento per permetterci di ottenere il perdono di Dio attraverso il sacramento della penitenza. Ma il ruolo dell’angelo non si ferma qui. La penitenza, l’offerta personale di qualche sacrificio, fortifica l’uomo di fronte alle tentazioni e lo rende più attento alle vere priorità della sua esistenza. Lo stesso Gesù ricorda che certe tentazioni si vincono solo con la preghiera e il digiuno (cfr. Mt 17,21). È quindi compito dell’angelo custode suggerirci il desiderio di compiere qualche “fioretto”, come si diceva un tempo, per renderci più attenti di fronte alle tentazioni quotidiane. Contro le manovre del demonio l’angelo custode intraprende continuamente un’azione di sorveglianza e difesa. Infatti, a causa della nostra debolezza, spesso non potremmo resistere da soli alle tentazioni e alle avversità che il demonio ci prepara per impedirci di raggiungere la salvezza eterna.
    Già nella Lettera agli Ebrei gli angeli vengono indicati come coloro che sono «inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza» (Eb 1,14).

    L’angelo e la preghiera
    Ma l’uomo ha bisogno anche di vivere una profonda dimensione di unione al suo Creatore, e questo stato si può vivere prima di tutto con la preghiera.
    Il nostro angelo custode ci aiuta nella preghiera, stimola in noi il desiderio di silenzio interiore, il bisogno di trovare qualche minuto nella frenetica vita quotidiana per rivolgere mente e cuore al Padre. L’angelo custode è vicino nel momento in cui ci poniamo alla presenza di Dio, quando lodiamo, ringraziamo e chiediamo l’aiuto di cui sentiamo un disperato bisogno. È vicino a noi, prega con noi e offre la nostra preghiera a Dio. L’angelo procura la pace interiore, la serenità, la vera gioia che nasce dalla grazia di Dio. Anche sant’Ignazio di Loyola nelle Regole per il discernimento degli spiriti afferma: «È proprio di Dio e di qualunque angelo buono infondere nell’anima una vera letizia spirituale mediante delle mozioni, togliendo ogni tristezza e turbamento introdotte dal demonio».

    Nella Bibbia e nell’arte
    L’insegnamento della Chiesa sull’esistenza degli angeli è costante nel tempo perché affonda le sue radici in tantissimi brani del Vecchio e del Nuovo Testamento. E di questa certezza sono espressione anche tante opere artistiche, da dipinti a poesie, da sculture a mosaici per duemila anni di storia cristiana. Solo in tempi molto recenti, un erroneo razionalismo e un esasperato scientismo hanno messo in discussione l’esistenza degli angeli e la loro natura di creature di Dio. Se una cosa non si vede non esiste, si dice: ciò di cui non posso dimostrare la natura è solo frutto della mia fantasia. È la logica perversa che riduce la ragione umana a puro strumento di conferma di realtà empiriche, che limita la potenzialità dell’intelletto a mezzo per ratificare quanto i sensi già provano. Allo stesso tempo si esaltano le passioni, le emozioni forti, e si procede secondo la logica del “secondo me”. E in base ai propri sentimenti si decide quel che è giusto e quel che è sbagliato.

    Proprio in un’epoca di grande confusione sulla dignità dell’uomo, di grande incertezza sul ruolo della fede e sul suo rapporto con la ragione, c’è bisogno dell’aiuto forte dell’angelo custode, soprattutto nella sua funzione di consigliere attento. Tutti abbiamo bisogno di discernimento per cercare e conoscere la Verità. A questo proposito mi pare molto bella la preghiera prevista dalla Novena per la Festa degli Angeli Custodi (che cade il 2 ottobre) per il sesto giorno. Si recita infatti: «Angelo, mio custode, consigliere ineffabile che nei modi più vivi mi fai sempre conoscere la volontà di Dio e i mezzi più opportuni per realizzarla, ti saluto e ti ringrazio, insieme a tutto il coro delle Dominazioni elette da Dio a comunicare i suoi decreti e a darci la forza di dominare le nostre passioni. Ti prego di liberare la mia mente da tutti i dubbi importuni e da tutte le pericolose perplessità, affinché, libero da ogni timore, assecondi sempre i tuoi consigli, che sono consigli di pace, di giustizia e di santità».

    L’angelo custode e i bambini
    Nella tradizione della Chiesa l’angelo custode è sempre stato presente, raffigurato spesso accanto ai bambini. Questa iconografia non deve far pensare che sia una devozione solo infantile. Tanti santi hanno vissuto una profonda devozione verso il proprio angelo custode e l’hanno diffusa come instancabili apostoli presso i fedeli. L’uomo per raffigurare quel che non è umano deve pur sempre usare forme umane, e l’immagine dei piccoli serve ad evocare la purezza, la semplicità, la dolcezza, tutti elementi che costituiscono forme essenziali degli angeli. Gli artisti hanno dato loro forme umane perché gli angeli sono sempre vicini agli uomini: ma non sono umani, e quindi pittori e scultori hanno spesso aggiunto le ali per indicare la loro natura di esseri spirituali. Altre volte l’arte ha conferito loro l’aspetto di guerrieri forti e coraggiosi per indicarne la natura di combattenti contro il demonio e di difensori dell’uomo nel suo cammino terreno verso la vita eterna. O ancora vengono poste nelle loro mani palme, ramoscelli di ulivo, lampade accese, simboli che indicano il ruolo di pace e di illuminazione che ogni angelo custode svolge.

    Uno splendido riassunto di tutta la riflessione teologica sugli angeli è contenuto nella preghiera conclusiva della Novena agli Angeli Custodi, che ognuno dovrebbe imparare e recitare ogni giorno: «Angelo benigno, mio custode e maestro, guida e difesa, sapiente consigliere ed amico fedele, a te sono stato raccomandato, per la bontà del Signore, dal giorno in cui nacqui all’ultima ora della mia vita. Ti ringrazio per l’amore che nutri per me, per l’essermi sempre e dovunque vicino come assistente e difensore. Angelo santo, insegnami, correggimi, proteggimi, custodiscimi e guidami per il diritto e sicuro cammino verso il Paradiso. Non permettere che faccia cose che offendano la tua santità e la tua purezza. Presenta i miei desideri al Signore, offrigli le mie preghiere, mostragli le mie miserie ottienimi la purificazione della mia anima per la sua infinita bontà e per la materna intercessione di Maria Santissima, tua Regina. Vigila quando dormo, sostienimi quando sono stanco, sorreggimi quando sto per cadere, alzami quando sono caduto, indicami la via quando sono smarrito, rincuorami quando mi perdo d’animo, illuminami quando non vedo, difendimi quando sono combattuto, sii mio scudo contro il demonio, specialmente nell’ultimo giorno della mia vita. Con la tua difesa e la tua guida, ottienimi di entrare nella tua radiosa dimora, dove per tutta l’eternità io possa esprimerti la mia gratitudine e glorificare insieme a Te il Signore e la Vergine Maria, tua e mia Regina. Amen».

    Dossier: Gli Angeli buoni

    IL TIMONE  N. 90 - ANNO X II - Febbraio 2010 - pag. 44 - 45. 
    Esempi di casi reali: Angeli custodi in soccorso dei fedeli


    ● La Beata Giovanna della Croce (NOTA: Don Bosco fa riferimento a Santa Giovanna della Croce, al tempo in cui scriveva ancora non era stata dichiarata Santa), ancora fanciullina, fu degnata della visibile presenza dell’Angelo suo custode, che le fu Maestro durante tutta la sua infanzia.
    Fatta poi grandicella guid ata sempre da tal Maestro abbracciò lo stato religioso, e divenuta, superiore del Monastero, amministrò maravi gliosamente ogni più difficile affare. Qualora poi insorgeva qualche inconveniente nella comunità l’Angelo suo custode era colui, che le suggeriva le maniere, onde correggere i difetti altrui; e in simil guisa divenne gran santa.
    Dal suo Angelo riseppe pure il tempo della sua morte; quando appunto apparsole in un aspetto giocondissimo la condusse in sua compagnia al possesso dei beni celesti.

    ● Il 31 agosto 1844, all’occasione che una persona si doveva recar in una città per assestare alcuni suoi affari, le fu suggerito di raccomandarsi al suo santo Custode pel buon viaggio.
    La qual cosa fece molto volontieri unitavi la gente di servizio, riponendo così tutta la causa dello viaggio nelle mani dell’Angelo Tutelare. Montati in vettura, dopo lungo tratto di strada, d’improvviso i cavalli tentano disordinato corso: vuolsi frenarli, ma essi non sentono più il morso, corrono sbrigliati, e mentre si mandano alte grida di spavento, la vettura urtando in un mucchio di ghiaja, sbalza e rinversa ruinosa quanti erano entro racchiusi.
    Rotto intanto il piccolo sportello, correvano il più grave pericolo di rimaner tutti schiacciati. Nullameno i cavalli continuando a correre precipitosamente, non sperando più altro soccorso che quello dell’Angelo Custode, uno di essi gridò con quanto aveva di voce: “Angele Dei, custodi…. illumina“.
    Bastò questo per salvar tutti. Subito si calmano gli smaniosi cavalli, ciascheduno subito si raccoglie nella persona alla meglio che può. Pieno di stupore, uno mira l’altro, e vede con grande
    maraviglia che niuno aveva sofferto il menomo male.
    Il che li fece unanimi rompere in queste voci: Viva Iddio e l’Angelo Custode che ci ha salvati.

    ● Santa Margarita da Cortona, dopo la maravigliosa sua conversione, ebbe frequenti colloquii col suo Angelo Custode, il quale le insegnò il modo di pregare, di evitare gl’inganni del demonio, staccar il suo cuore dal mondo e consecrarlo tutto al suo celeste sposo Gesù.
    Ella pure dal canto suo studiava ogni modo per mostrarsi grata all’Angelo suo benefattore, guardandosi dalla più piccola ombra di mancamento, che disgustar lo potesse, offrendogli mattina e sera qualche ossequio, e specialmente recitando ogni giorno con gran fervore cento Pater noster.
    Il demonio intanto fremeva di rabbia, e s’adoprava con ogni arte per inquietarla, rimproverandole ora la moltitudine de’ suoi peccati, ora che Iddio non la perdonava più, insomma faceva ogni sforzo per indurla alla diffidenza e disperazione.
    Ma sempre il buon Angelo accorreva a rincorar Margarita, facendole vedere che queste erano tutte insidie del nemico infernale, indicandole nel tempo stesso il modo onde uscirne vittoriosa, in simil guisa visse e morì da santa.

    ● Un giovanetto avvicinandosi per grave infermità al fine de’ suoi giorni, si confessò, ma per rossore lasciò qualche colpa da confessare. La seguente notte il suo Angelo custode oltremodo dolente dello stato infelice in cui si trovava l’anima di lui, con una terribile visione gli fece conoscere, che se egli non confessava quel peccato, che aveva tacciuto in confessione, il paradiso non era più per lui, e se ne andrebbe eternamente perduto.
    L’infermo ritornato in sè, confuso e compunto chiamò in fretta il confessore, e con effusione di lagrime gli dichiarò tutto quello che aveva tacciuto prima per vergogna, e ricevuto divotamente il SS. Viatico e l’estrema unzione, rendendo incessanti grazie al suo Angelo tutelare, morì placidamente tra segni apertissimi d’ eterna salvezza.

       L’angelo custode ha un corpo umano, fulgido e bellissimo, provvisto di ali e capelli biondi lunghi ed inanellati, poichè Dio gli concede d’assumere questo aspetto per essere riconoscibile agli umani. L’angelo ha un vestito aureo o azzuro e bianco. Ha il compito di seguirci per tutta la vita ed aiutarci a vincere le tentazioni per accompagnarci in Paradiso o lasciarci ed essere affidato ad altri in caso di dannazione. L’angelo custode di ciascun sacerdote lo vedo a sinistra e sta a sinistra perchè, essendo i sacerdoti ministri di Dio, vengono considerati superiori agli angeli come ministri, pur essendo come uomini, imperfetti o perfetti, inferiori.


    Così la mistica italiana Natuzza Evolo era solita descrivere l’angelo custode che spesso le era vicino, pronto a confortarla nei momenti di bisogno e di maggiore difficoltà.
    Ella aveva un rapporto speciale con questi spiriti celesti: nella sua biografia troviamo più volte riferimenti ad essi con relativi dialoghi, anche in situazioni giocose (la Evolo racconta di come ad una sua semplice battutta l’angelo abbia sorriso divertito), regalandoci degli estratti inediti raramente riscontrabili in altri scritti d’epoca cristiana.
    Troviamo inoltre scritto che “l’angelo non rinnega mai il suo protetto, nemmeno quando è in stato di peccato, pure il più grave peccato. Piuttosto prega e cerca d’intercedere per lui presso Dio poichè, anche se affievolito e contaminato dalle colpe, nell’uomo esiste sempre il soffio divino”.
    Quest’ultima affermazione desta particolare interesse essendo completamente in linea con le Sacre Scritture dove, nello specifico, l’Arcangelo Michele in una disputa con Satana non pronuncia giudizi contro di quest’ultimo, pur essendo il male assoluto.
    Le descrizioni di Natuzza Evolo sono in verità molte di più ma, come possiamo ben immaginare, le testimonianze che nel corso dei secoli sono state donate all’umanità riguardo gli angeli custodi (e gli angeli in generale) da santi, teologi, visionari e persone comuni sono estremamente variegate, colme d’interessanti particolari ed in alcuni casi molto particolari, e proprio per questo vogliamo intraprendere un profondo viaggio nella storia per avere un quadro meglio definito di uno dei doni più grandi fatti da Dio all’uomo: l’angelo custode.

    Ogni persona ha un angelo custode?

    A questa domanda risponde uno dei dottori della Chiesa, S. Tommaso D’Aquino (1225-1274), confermandoci quanto la dottrina cristiana afferma: nel tortuoso percorso della vita ad ogni uomo viene assegnata una guida, un sostegno direttamente dal Creatore stesso. Trattasi dell’angelo custode.
    Esso, stando sempre a quanto afferma S. Tommaso, sarebbe donato al bambino nel momento della nascita dato che dal concepimento sino al parto sarebbe direttamente sotto la protezione dell’angelo della madre.
    Esiste qui tuttavia una divergenza di pensiero con altri teologi, secondo i quali sarebbe invece affidato sin dall’istante del concepimento.

    Che caratteristiche ha l’angelo custode?

    Abbiamo già accennato in parte alle caratteristiche dell’angelo custode citando Natuzza Evolo, sottolineando l’assoluta sottomissione agli ordini di Dio. Interessante sarà dunque citare testimonianze di alcuni santi e mistici per comprendere a fondo il modus operandi e l’essenza di questi spiriti celesti.
    Padre Pio da Pietralcina, anche conosciuto come S.Pio, era solito dialogare con il proprio angelo con la stessa frequenza della Evolo, ricevendo allo stesso tempo gli angeli custodi delle persone a lui vicine per ricevere le preghiere e le suppliche di quest’ultime:


    Un tizio disse a Padre Pio: – Io non posso venire sempre da voi. Il mio stipendio non mi permette spese per viaggi così lunghi – Padre Pio rispose: “E chi ti ha detto di venire qui? Non hai il tuo Angelo Custode? Gli dici cosa vuoi, lo mandi qua, ed avrai subito la risposta”.


    Questo estratto ci spiega molto bene la funzione di messaggero (non a caso il termine “angelo” deriva dal greco ἄγγελος, “messaggero”), intercessore non solo presso Dio ma anche presso i Santi del cielo e della terra.
    I “viaggiatori” celesti, sia a Padre Pio che a Natuzza Evolo, portavano non solo le richieste dei fedeli italiani, ma anche di quelli stranieri: traducevano quindi per i santi o suggerivano loro cosa dire. Nella teologia è difatti universalmente riconosciuto che gli angeli conoscono tutte le lingue del mondo passate e presenti.


    L’Angelo Custode spiegava a padre Pio la lingua francese che Padre Pio non aveva studiato: «Levami, se è possibile, una curiosità. Chi ti ha insegnato il francese? Come mai, mentre prima non ti piaceva, ora ti piace» (Padre Agostino nella lettera del 20-04-1912).


    Arrivano da tutto il mondo. Io non conosco le lingue straniere, non sono io che parlo. È l’angelo che mi suggerisce cosa dire. (Natuzza Evolo in un intervista)


    La testimonianza di Don Giovanni Bosco (1815 -1888) ci riporta un aggiuntivo evento misterioso e collegabile – si crede – all’intervento del custode celeste.
    Una sera del 1852 egli stava rientrando a casa sua abbastanza tardi e, mentre camminava sul corso Regina Margherita un individuo, imboscato dietro un albero, gli scaricò a bruciapelo due colpi di pistola.
    Fortunatamente partì solo la capsula. Allora l’uomo si gettò su Don Bosco nel tentativo di ucciderlo ma, in quell’istante, un molosso di grosse dimensioni si lanciò sul dorso dell’aggressore. Il miserabile non ebbe che il tempo di fuggire mentre il Santo, rientrato dalla sua emozione, accarezzava con gratitudine quella bestia apparsa all’improvviso.


    Don Bosco era spesso vittima d’attentati a causa di alcune inimicizie violente, tant’è che episodi di questo genere accaddero più volte: stranamente in tutte le occasioni il cane si precipitava per salvargli la vita, per poi scomparire nel nulla. Il fatto si ripetè per 32 anni: Don Bosco visibilmente invecchiava, il fido protettore mai (cosa insolita per un cane vivere 32 anni senza mostrare segni di cedimenti).
    In questo racconto possiamo dunque sicuramente notare la funzione di soccorritore e protettore, tipica di molti angeli (basti pensare all’Arcangelo Michele).


    Il “travestimento” utilizzato nell’episodio appena citato, ovvero le sembianze d’animale, venne riproposto anche nei casi di Anna Ebele (1917-1985) e di Marie Du Christ (1907-1973) rispettivamente nei panni di un passerotto e di un aquila, per poter assistere e proteggere da alcuni pericoli le mistiche (“[...] prendo questa forma alò fine di poter conversare con te senza attrarre l’attenzione“).
    Come la teologia c’insegna queste manifestazioni sotto diverse spoglie non ci dovrebbero soprenderci, gli angeli – esattamente come Dio, la Madonna, Gesù e gli stessi demoni - per entrare in contatto con questo mondo e rendersi visibili devono assumere un corpo fittizio (animale o umano).
    Non a caso troviamo anche alcune testimonianze  di “angeli bambini”: parliamo di Marina De Escobar (1554-1633), Teresa Musco (1943-1976, già citata nell’articolo sull’Arcangelo Gabriele) e di Camilla Zagnoni (1586-1662).

    Gli angeli hanno un nome?

    Nei secoli sono state avanzate infinite ipotesi sulla denominazione effettiva degli angeli, esclusi naturalmente i tre grandi Arcangeli citati nelle Sacre Scritture: in epoca paleocristiana era molto diffusa la venerazione a Geudiele, Uriele, Sealtiele e Barachiele (ampiamente descritti nell’articolo sugli Arcangeli dimenticati) poi caduta in disuso, altri riprendendo il libro di Enoch proponevano la venerazione di Metatron, Fanuele e Sandalphon (o Sandalfon) , diverse correnti del giudaismo e della letteratura rabbinica citavano Aniel, Kazfiel e così via.
    Non mancano casi alquanto “strampalati” come quello di Benedetta Carlini (1590-1661), presunta stigmatizzata, la quale assicurava di frequentare degli angeli dai nomi sconosciuti e stravaganti: Splenditello, Tesauriello e Radicello.
    Inutile sarebbe citare le numerosissime interpretazioni e proposte new age confusionare come quelle dei siti angelologia.it o oroscopi.com.
    Ovviamente la Chiesa si è sempre dichiarata contraria a questo tipo di speculazioni sui nomi angelici che molto spesso scadono nell’occultismo, nella magia o nello gnosticismo.
    In effetti non vi è una reale necessità di conoscere gli appellattivi – piú che nomi propri – degli angeli, considerando soprattutto il fatto che non ne possiedono uno come lo intendiamo noi ma gli viene attribuito a seconda della loro attività.
    Doveroso dunque citare l’apparizione di alcuni Serafini (angeli appartenenti all’ordine piú alto, apparizione piú unica che rara) alla mistica Margherita da Cortona (1247-1297), ammonendo gli uomini a riguardo:


    Noi siamo dell’ordine dei Serafini (…). Non cercare di conoscere i nostri nomi, poiché i nomi degli angeli sono raramente espressi sulla terra.


    Di cosa parla l’angelo custode?

    Naturalmente alle apparizioni fanno seguito discorsi, ammonizioni, lodi o preghiere.
    Forse la citazione più rinomata è quella di Padre Pio, ove a seguito delle lamentele del Santo per i continui attacchi del demonio l’angelo risponde:


    Ringrazia Gesú che ti tratta da eletto a seguire lui da vicino per l’erta del Calvario; io vedo, anima affidata alla mia cura da Gesú, con gioia e commozione del mio interno questa condotta di Gesú verso di te. Credi tu forse che sarei così contento, se non ti vedessi così abbattuto? Io che nella carità santa molto desidero il tuo vantaggio, godo sempre più nel vederti in codesto stato. Gesú permette questi assalti al demonio, perché la sua pietà ti rende a sé caro e vuole che tu lo rassomigli nelle angosce del deserto, dell’orto e della croce.

    Tu difenditi, allontana sempre e disprezza le maligne insinuazioni e dove le tue forze non potranno arrivare non ti affliggere, diletto del mio cuore, io sono vicino a te.


    Il forte sostenimento delle parole angeliche dimostra ancora una volta il grande attaccamento del custode al suo protetto, senza scendere in giudizi o ammonimenti troppo sconsiderati.
    Interessante ammonimento venne anche dall’Arcangelo Raffaele contro i falsi profeti, quotato ampiamente nel nostro articolo su di esso (link): l’esortazione ferma e decisa dona al messaggero celeste un’aura di maestosità.
    Altra testimonianza la abbiamo risalente al XV secolo, a seguito di una apparizione ad una fanciulla di Narni:


       Bambina mia, disse l’angelo, questa grande gioia (il Paradiso) non ti sarà data  a meno che  tu ami veramente e con tutto il cuore il nostro Padre del cielo. Tutte le creature cantano la sua gloria, e quello che dicono gli uccelli, quello che si può leggere sui fiori, è:  Amate Dio, poiché egli ha tratto dal nulla tutte le cose per ottenere il vostro amore.


    Emerge un forte invito alla preghiera, alla contemplazione ed a spingersi di più verso Dio.
    Non sono inoltre rare le occasioni in cui l’angelo custode s’impegna per istruire il protetto riguardo la teologia, la spiritualità e la storia: sono questi i casi di Maria Valtorta e l’angelo Azaria (il quale donerà numerosi dettati ancora oggi accessibili) e Gonzalez Puig, suora missionaria del XIX secolo spesso visitata dai propri spiriti protettori per essere istruita “riguardo al modo con cui dovevo condurmi nel cammino della virtù“.


    [Edited by Caterina63 1/1/2018 3:51 PM]
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    Gender: Female
    00 1/17/2018 10:18 AM

      L'angelo, il pensiero di Dio che arriva a noi
    ECCLESIA 16-01-2018


    “Quello che viene detto sugli angeli in tanti bestseller di oggi è in contraddizione con la parola di Dio. Sono convinto che molti degli ‘angeli’ che sono così popolari tra i fanatici New age degli angeli oggi non sono niente meno che spiriti demoniaci che impersonano angeli”.

    Con questa lucida analisi don Marcello Stanzione, uno dei massimi esperti di angelologia e parroco dell’Abbazia di S. Maria La Nova a Campagna (SA), introduce il volume contenente gli atti del XIII Convegno Nazionale di Angelologia, svoltosi a Roma (Basilica San Giuseppe al Trionfale, 30 settembre - 1 ottobre 2017) sul tema: Gli angeli custoditra devozione e confusione (Ed. Segno, pp. 196, € 20), che raccoglie sia i contributi dei diversi studiosi che un cospicuo numero di testimonianze.

    In relazione agli spiriti celesti, già “nei testi sumerici e assiro-babilonesi si parla spesso di messaggeri degli dèi o di dèi messaggeri. Inoltre, i babilonesi credevano che ogni uomo fosse accompagnato da uno spirito custode ilu, e che esistessero i geni protettori delle case, dei templi, dei palazzi e dell’intero paese, raffigurati come animali alati”. Nella mitologia greca è nota la figura di Ermes, presentato “come messaggero degli dei e come araldo, per comunicare gli ordini dell’autorità”. Nella filosofia di matrice platonica tali spiriti vengono concepiti come “potenze mediatrici tra Dio e l’uomo”, laddove per Aristotele essi hanno anche il compito di sovrintendere al movimento delle sfere celesti.

    Ripercorrendo le pagine bibliche emerge la preziosità della loro missione al servizio del popolo di Dio, in specie nelle figure dei tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. “A ciascuno dei fedeli sta accanto un angelo come protettore e come pastore per condurlo alla vita”, scriveva san Basilio, in quanto “un angelo è in certo qual modo un pensiero personale con il quale Dio si è rivolto a me”, per dirla con le parole di Joseph Ratzinger.

    L’iconografia tradizionale raffigura tali spiriti celesti con le ali. Ciò non è evidentemente senza significato: “le ali simboleggiano il fatto che gli angeli sono liberi da impedimenti fisici. A questo proposito Dionigi l’Areopagita afferma: “L’Ala simboleggia la prontezza ad elevarsi, la leggerezza delle ali indica che essi non hanno alcuna inclinazione terrestre, ma si levano in completa purezza e senza pesi verso le altezze sublimi”.

    Sulla possibilità di consacrarsi agli angeli custodi, sulla scia della Madre Gabriella Bitterlich fondatrice dell’Opus Angelorum, riflette invece il contributo di padre Ignazio Maria Suarez: “Il senso della Consacrazione all’Angelo è il legame al proprio santo Angelo Custode, affinché il suo aiuto diventi molto più efficace in noi e noi progrediamo più velocemente nel cammino verso Dio. Il suo Angelo Custode intende usare tutte le sue forze per impedire che mai ci distacchiamo da Dio. Vuole parlarci più chiaramente mediante ammonimenti interiori, spronarci più a fare il bene (cfr. Dio CCC 350), richiamare la nostra attenzione sui pericoli, illuminare la nostra mente, affinché ci addentriamo più profondamente nella conoscenza di Dio, nel timore di Dio e nell’amore di Dio, nella grandezza ed importanza della parola di Dio” (Statuto dell’Opus Sanctorum Angelorum, n. 17).

    Tra le testimonianze relative ai provvidenziali interventi angelici nella vita quotidiana delle persone risulta particolarmente interessante il racconto di un episodio accaduto al padre del giornalista Federico Pini: “Babbo doveva allentare un cavo d’acciaio sul ponte di una nave, dall’altra parte un collega doveva assicurarsi che l’operazione venisse compiuta con attenzione. In quel momento sentì una voce dentro di lui, imperiosa, forte che non lasciava spazio a repliche: “Fuggi, vai via!”, ripeteva insistente quella voce. Mio padre lasciò immediatamente il cavo, e meno male, perché proprio in quell’istante questi si sganciò, portandosi dietro un grosso pezzo di ferro che lo avrebbe praticamente diviso in due. Questo è un esempio di come i nostri Angeli Custodi agiscano sui nostri sensi interiori, spronandoci, senza mai però imporsi, perché comunque l’uomo é sempre lasciato libero di agire”.

    Questo volume curato da don Marcello Stanzione presenta infine anche un’ampia raccolta delle più belle preghiere cristiane agli angeli custodi.


    [Edited by Caterina63 1/17/2018 10:20 AM]
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)