00 1/8/2009 9:49 PM
San Paolo si deve battere sia contro la chiusura dei giudei, ai quali vuole dimostrare che c'è bisogno NON di una nuova religione , bensì ACCOGLIERE LA RIVELAZIONE quale quella cristiana presenta appunto, per comprendere l'universalità di Dio mediante il Messia Rivelato, sia contro i pagani, che difficilmente potevano comprendere i nuovi valori del cristianesimo, specialmente il monoteismo. [SM=g7831] In particolare la sua visione del cristianesimo era universale (cattolica appunto), quindi egli superò l'antiproselitismo ebraico ammettendo nella comunità cristiana anche i pagani.

Di conseguenza non era più necessario che un cristiano fosse stato prima ebreo, come era stato fino ad allora, visto che i pagani non avrebbero avuto questa possibilità, in quanto si nasce ebrei, non lo si può divenire.....
Paolo stesso finirà per riconoscere che in definitiva era più facile per i pagani abbracciare e accogliere la verità anzichè...fra gli ebrei chiusi come erano nelle loro certezze.
Il perno fondamentale della teologia paolina si basa sul fatto che la conoscenza avviene per fede, PER ACCOGLIENZA DI UNA PERSONA:CRISTO GESU', quindi Paolo si presenta già come un teologo e non come un filosofo. Egli infatti ritiene che la filosofia senza la fede è follia agli occhi di Dio, perché alla fine non permette di capire un altro fondamento della religione cristiana, cioè la croce, essendo impossibile dal punto di vista solamente razionale che il figlio di Dio si sia incarnato e sia morto sulla croce.
Paolo la chiama "stultitia crucis" (stoltezza della croce), perché è difficile alla luce dei valori tradizionali pagani e giudei spiegarsi la morte in croce, che l'apostolo definisce scandalo per i giudei, perché quello che si proclamava il messia, figlio di Dio, il Dio onnipotente biblico, finiva la sua vita in un atto di somma impotenza quale la morte in croce, e scandalo per i pagani, che non potevano certo concepire un dio - uomo che va a morire come il peggiore dei criminali.[SM=g1740720] 
Allora come possiamo accettare e comprendere la croce? Paolo indica la strada sicura: per fede, accompagnata NON DA RACCONTI O RESECONTI FILOSOFICI, MA DELLE CATECHESI..[SM=g1740717] ... infatti i cristiani non ricercano al modo dei Greci, che usavano spiegare con la ragione, perché sanno già per fede la verità, ovvero che Gesù Cristo è figlio di Dio.

Per spiegare la morte in croce Paolo introduce la categoria teologica della kenosis, ovvero dell'abbassamento che Dio ha operato di sé stesso, spogliandosi delle sue prerogative, incarnandosi in forma umana fino al supplizio in croce, con l'unico scopo di riscattare le sue creature a seguito del peccato originale.
 
Da qui deriva che la legge fondamentale del cristianesimo è l'amore[SM=g7799] , perché è lo stesso sentimento che ha spinto Dio a sacrificarsi per le sue creature, fino ad arrivare alla morte in croce, quella più umiliante, ma così facendo ha vinto la morte e le ha salvate.

Quindi fra le tre virtù teologali, fede, speranza e carità (amore), l'amore è di gran lunga la più importante. E non capiamo l'amore di Dio (immenso e senza confini, perfetto, a differenza di quello umano) se non attraverso la fede, non con la filosofia, perché razionalmente non ci spiegheremmo perché dobbiamo amare chi ci delude o chi ci odia o chi non ci considera per niente. Ma una volta compreso l'amore per fede, bisogna anche metterlo in pratica, perché la carità è vera se si fa: "Veritatem in caritate facere". [SM=g7574]

 
Paolo quindi rinnega la possibilità di arrivare alla verità con la filosofia, anche se afferma la possibilità di conoscere Dio anche attraverso il suo creato, nel quale c'è una Sua impronta, ma il cristiano sa soprattutto per fede, a differenza dei Greci. Una dimostrazione la danno i primi martiri della Chiesa che andavano a morire non in nome di una filosofia e non seguendo dei ragionamenti, ma per amore del Cristo, per non rinnegarlo.[SM=g7831]


Paolo è il primo che introduce nella religione cristiana l'idea del dogma, della verità alla quale si crede per fede e non si discute. Dopo di lui pulluleranno le eresie (dal greco, significa scelta), cioè delle correnti di interpretazione diversa del cristianesimo, come ad esempio l'arianesimo, la gnosi, il manicheismo, che verranno poi messe a tacere con il concilio di Nicea del 325, nel quale venne affermato, da tutta la Chiesa, il principio del Dio uno e trino, negato ad esempio dall'arianesimo, che affermava che Gesù era creato e non generato dal Padre, e pertanto era di diversa natura. Il Credo cristiano, approvato a Nicea, mette ben in chiaro questa cosa: "...Generato e non creato, della stessa sostanza del Padre".[SM=g1740722]

 
Paolo di Tarso fu uno dei veri fondatori della Chiesa intesa in termini di gerarchia e Magistero, perché per primo effettuò una riflessione teologica sulla religione stessa trasmettendola come catechesi alle quali i cristiani delle comunità dovevano scrupolosamente attenersi. Chiarì i ruoli nella comunità, ristabilì l'equità dei servizi e chiarì la posizione superiore solo magisterialmente degli Apostoli e di coloro che inviati da loro, avevano il mandato per predicare "la vera dottrina".
 
La sua riflessione teologica venne poi presa in termini fondamentalisti da Lutero, infatti il principio "Sola fides, sola gratia, sola scriptura" tanto caro a Lutero è attinente alla visione teologica di San Paolo ma priva di tutto il contesto delle altre Lettere che compongono l'epistolario (o Magistero) del N.T. tanto che per difendere il fondamentalismo teologico di Paolo, Lutero voleva dichiarare la Lettera di Giacomo un apocrifo essendovi in essa riferimenti apparentemente (se si usasse la Sola Scriptura) contrastanti.

Tale situazione fu anche il primo  dibattito ancora oggi senza soluzione del rapporto fede/ragione.....cioè: non vi può sussistere una fede priva della ragione, ma non può resistere una ragione ragionata senza il supporto della fede. Decade in questo modo la dottrina luterana del "Solo Fidei".
La fede, per  Paolo è come un motore che innesca la ragione e conduce l'uomo ad operare in nome del Cristo.
Tuttavia la sola fede può sussistere se l'uomo è incapace di usare la ragione o ne è demotivato per diversi motivi.[SM=g7574]
In tutto questo Paolo fa comprendere che vi è un PRINCIPIO dal quale partire: la morale.
Consapevole dell'immoralità del suo tempo, Paolo non vuole diventare un moralista, ma alla luce della Fede vuole far emergere LA DIGNITA' DELLA PERSONA  la quale inizia con il rispetto del proprio corpo: se non si rispetta il proprio corpo alla luce del Vangelo,non si potrà amare dignitosamente il prossimo.
La morale cristiana si ristringe a pochi moniti, non vi è filosofia nè altro, ma un solo principio: SIAMO TEMPIO DI DIO e come tale occorre vivere.[SM=g1740717]

Dalle «Omelie» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om. 2, Panegirico di san Paolo, apostolo; PG 50, 477-480)


Paolo sopportò ogni cosa per amore di Cristo

Che cosa sia l'uomo e quanta la nobiltà della nostra natura, di quanta forza sia capace questo essere pensante, lo mostra in un modo del tutto particolare Paolo. Ogni giorno saliva più in alto, ogni giorno sorgeva più ardente e combatteva con sempre maggior coraggio contro le difficoltà che incontrava. Alludendo a questo diceva: Dimentico il passato e sono proteso verso il futuro (cfr. Fil 3, 13). Vedendo che la morte era ormai imminente, invita tutti alla comunione di quella sua gioia dicendo: «Gioite e rallegratevi con me» (Fil 2, 18).
 
Esulta ugualmente anche di fronte ai pericoli incombenti, alle offese e a qualsiasi ingiuria e, scrivendo ai Corinzi, dice: Sono contento delle mie infermità, degli affronti e delle persecuzioni (cfr. 2 Cor 12, 10). Aggiunge che queste sono le armi della giustizia e mostra come proprio di qui gli venga il maggior frutto, e sia vittorioso dei nemici. Battuto ovunque con verghe, colpito da ingiurie e insulti, si comporta come se celebrasse trionfi gloriosi o elevasse in alto trofei. Si vanta e ringrazia Dio, dicendo: Siano rese grazie a Dio che trionfa sempre in noi (cfr. 2 Cor 2, 14).

Per questo, animato dal suo zelo di apostolo, gradiva di più l'altrui freddezza e le ingiurie che l'onore, di cui invece noi siamo così avidi. Preferiva la morte alla vita, la povertà alla ricchezza e desiderava assai di più la fatica che non il riposo. Una cosa detestava e rigettava: l'offesa a Dio, al quale per parte sua voleva piacere in ogni cosa.

Godere dell'amore di Cristo era il culmine delle sue aspirazioni e, godendo di questo suo tesoro, si sentiva più felice di tutti. Senza di esso al contrario nulla per lui significava l'amicizia dei potenti e dei principi. Preferiva essere l'ultimo di tutti, anzi un condannato, però con l'amore di Cristo, piuttosto che trovarsi fra i più grandi e i più potenti del mondo, ma privo di quel tesoro.

Il più grande ed unico tormento per lui sarebbe stato perdere questo amore. Ciò sarebbe stato per lui la geenna, l'unica sola pena, il più grande e il più insopportabile dei supplizi.

Il godere dell'amore di Cristo era per lui tutto: vita, mondo, condizione angelica, presente, futuro, e ogni altro bene. All'infuori di questo, niente reputava bello, niente gioioso. Ecco perché guardava alle cose sensibili come ad erba avvizzita. Gli stessi tiranni e le rivoluzioni di popoli perdevano ogni mordente. Pensava infine che la morte, la sofferenza e mille supplizi diventassero come giochi da bambini quando si trattava di sopportarli per Cristo.



[SM=g1740722]

Nelle Lettere Apostoliche  inserite nel Canone dopo gli Atti esiste anche una Lettera poco o per nulla citata quella scritta da Paolo a Tito, a lui attribuita dalla Tradizione della Chiesa[SM=g7574]

possiamo comprendere la strada percorsa da Paolo E SUGGERITA INSEGNATA così POI A TITO E TIMOTEO e sulla quale siamo invitati più che a confrontarci...AD IMITARLI...dice Paolo ai suoi: FATEVI MIEI IMITATORI COME IO LO SONO DI CRISTO.....CHE IL VOSTRO PENSARE E PARLARE SIA UNANIME.....
Timoteo viene dall’ebraismo e Tito dal mondo pagano. Lavorano con san Paolo, che li pilota ma non li oscura. E dà loro "la gloria di un perenne ricordo": così dice Eusebio di Cesarea nella sua Storia ecclesiastica, del IV secolo; e sarà ancora così nel XXI: tutta la Chiesa li onora insieme. 

Dice così Paolo a Tito: "15 Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità. Nessuno osi disprezzarti! ". [SM=g1740721]

Cosa doveva insegnare?
Basta leggere sopra:

10 Vi sono infatti, soprattutto fra quelli che provengono dalla circoncisione, molti spiriti insubordinati, chiacchieroni e ingannatori della gente. 11 A questi tali bisogna chiudere la bocca, perché mettono in scompiglio intere famiglie, insegnando per amore di un guadagno disonesto cose che non si devono insegnare.
12 Uno dei loro, proprio un loro profeta, già aveva detto: «I Cretesi son sempre bugiardi, male bestie, ventri pigri».
13 Questa testimonianza è vera. Perciò correggili con fermezza, perché rimangano nella sana dottrina
14 e non diano più retta a favole giudaiche e a precetti di uomini che rifiutano la verità.
15 Tutto è puro per i puri; ma per i contaminati e gli infedeli nulla è puro; sono contaminate la loro mente e la loro coscienza.
16 Dichiarano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, abominevoli come sono, ribelli e incapaci di qualsiasi opera buona.
 

2,1 Tu però insegna ciò che è secondo la sana dottrina

(e qui segue con altri consigli)[SM=g1740722] 


Tito... grande evangelizzatore al fianco dell’Apostolo.
Tito è greco, un pagano convertito (forse da Paolo stesso). "Mio compagno e collaboratore", come scrive l’Apostolo nella seconda lettera ai Corinzi. Compagno di momenti importanti: come la famosa riunione nota come concilio di Gerusalemme, con lo scontro tra nostalgici delle consuetudini rituali ebraiche e le necessità nuove e diverse dell’evangelizzazione nel mondo pagano.

Tito, poi, è anche mediatore persuasivo, ed entusiasma Paolo risolvendo una grave crisi tra lui e i Corinzi. E lo vediamo efficiente manager, quando dirige e porta a termine la prima grande iniziativa di solidarietà fra le Chiese
: la famosa colletta per i poveri di Gerusalemme.

Quando è morto Tito? Non lo sappiamo. L’ultima notizia di lui ce l’ha data Paolo alla vigilia del martirio. "Tito è in Dalmazia". Poi, più nulla, la Tradizione ci dice che probabilmente è morto martire a Creta.
 

Paolo “arruola” Timoteo a Listra (Asia Minore) nel suo secondo viaggio missionario. Ma lo conosceva da prima con sua madre e sua nonna, ebree, che si fanno cristiane con lui. Timoteo resta poi sempre con Paolo, salvo quando lui lo manda in missione nelle chiese che ha fondato, per correggere errori e mettere pace. Come fa a Tessalonica, con la sua aria di ragazzo fragile. Ma "nessuno disprezzi la tua giovane età", gli scrive Paolo nella prima delle due lettere personali.

E ai cristiani di Corinto lo presenta così: "Vi ho mandato Timoteo, mio figlio diletto e fedele nel Signore: vi richiamerà alla memoria le vie che vi ho insegnato".

Dopo la prima carcerazione di Paolo a Roma, Timoteo prende la guida dei disorientati cristiani di Efeso, ai quali l’Apostolo aveva già scritto dalla prigione: "Scompaia da voi ogni maldicenza, ira, clamore, asprezza".

Non sono compiti facili: Paolo lo butta tra ogni sorta di problemi, errori, conflitti, aggravati da avventurieri, falsi profeti, pii confusionari. Lo manda a lottare; ma si dà pena anche della sua salute: "Smetti di bere soltanto acqua, ma fa’ uso di un po’ di vino, a causa dello stomaco e delle tue frequenti indisposizioni". [SM=g7831]

Paolo scrive la seconda lettera a Timoteo stando di nuovo in carcere, in attesa della morte: "Cerca di venire presso di me". Molti infatti lo hanno abbandonato; il fedele Tito si trova in Dalmazia; il freddo lo fa soffrire, e lui raccomanda a Timoteo: "Portami il mantello che ho lasciato a Troade".

Dopo il martirio di Paolo, Timoteo continua a guidare la chiesa di Efeso fino alla morte, che una tradizione colloca nell’anno 97.  Poi, più nulla.

Papa Paolo VI, disse che "la rottura fra Vangelo e cultura è senza dubbio il dramma del nostro tempo" è evidente oggi come "crisi di significato" (cfr Fides et ratio, n. 81).
Posizioni morali ambigue, la distorsione della ragione da parte di particolari gruppi di interesse e l'assolutizzazione della dimensione soggettiva, sono solo alcuni esempi di una prospettiva di vita che non ricerca la verità e abbandona la ricerca del fine ultimo e del significato dell'esistenza umana (cfr Ibidem, n. 47). Contro l'oscurità di questa confusione, la luce della verità che proclamate apertamente (2 Cor 4, 2) risplenderà come diakonia di speranza, guidando gli uomini e le donne a comprendere il mistero della propria vita in modo coerente (cfr Ibidem, n. 15).
( GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DEGLI STATI UNITI D’AMERICA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
4 giugno 2004 )
 

Un sostenitore dell'omosessualità,  mi scrisse:
Mettendo da parte le nostre divergenti scrivere "la Chiesa presta particolare cura ed attenzione alla persone omosessuali....evitando ogni discriminazione"

Ma sinceramente cosa ha mai fatto per queste persone? Anche sottointendendo la condanna dell'omosessualità praticata come scritto da Paolo, cosa è mai stato fatto dalla chiesa ufficiale per lenire la croce delle persone omosessuali?
Finora mi sembra niente o quasi! Tranne l'invito ad andare in manicomio non mi pare sia stato fatto molto, .....bhe insomma che mi dite? Quando vi ho detto che l'unica cosa che fa la Chiesa è gravare ulteriormente il peso della croce siete insorti...ma la prova dei fatti?

In Fede ****


                 

Veniamo  alle tue domande :

-Anche sottointendendo la condanna dell'omosessualità praticata, cosa è mai stato fatto dalla chiesa ufficiale per lenire la croce delle persone omosessuali?

***
non è vero che non ha fatto nulla o non faccia nulla.....ha innanzitutto ribadito  l'importanza di una partecipazione assidua degli omosessuali alla vita della Chiesa....... LO FANNO GLI OMOSESSUALI DI PARTECIPARE? NO! perchè? Perchè molti sanno che ci sono delle condizioni da rispettare e NON vogliono rispettarle
Le condizioni che la Chiesa pone sono semplici:
RISPETTARE, ASCOLTARE E PERSEGUIRE L'INSEGNAMENTO DELLA CHIESA SU QUESTO TEMA.....indubbiamente con pazienza, con carità e fraternità ma MAI giustificando un atto disordinato...
e invece a cosa assistiamo?
A delle partecipazioni si, ma sempre di CONTESTAZIONE......
Inoltre CI SONO non pochi FALSI MAESTRI CHE SEPPUR SACERDOTI, MA CONTRARIAMENTE AL MAGISTERO, STANNO DA TEMPO INGANNANDO QUESTE PERSONE giustificando la loro condotta di vita[SM=g7556] ......
A questo punto perchè si da colpa alla Chiesa e non la colpa a chi, invece, FOMENTA LE MENZOGNE E INGANNA QUESTE PERSONE?

Amico....aiutati che il ciel ti aiuta[SM=g7831] : non si può pretendere che la Chiesa faccia quello che gli altri vogliono in materia di carità cristiana se c'è dall'altra parte IL RIFIUTO AD ACCOGLIERE LA CHIESA QUALE MADRE...MATER ET MAGISTRA, come diceva Giovanni XXIII

Riguardo al fatto che la Chiesa tace, non è vero...dipende da cosa intendiamo per PARLARE  e che cosa vogliamo sentirci dire[SM=g7574] ..vedi siamo stati abituati ad una società CHE URLA per far valere i suoi diritti... e anche per diritti che NON ha come l'aborto.....scende nelle piazze...ROMPE E DISTRUGGE QUELLO CHE INCONTRA SULLA STRADA, FA CHIASSO.......per spaventare, per seminare l'avvertimento che "lui" è il più forte ed otterrà quello che vuole...così come fu la sfida del gay-pride nell'Anno del Giubileo[SM=g1740730] ...
Ma la Chiesa in realtà PARLA solo che lo fa attraverso i SUOI CANALI: IL MAGISTERO; LE UDIENZE DEL PAPA....GLI ANGELUS.....attraverso LA C.E.I....attraverso la Pastorale dei Vescovi reperibile in tutti i siti Diocesani, attraverso degli incontri con gente preparata ad aiutare attraverso la propria Diocesi...

C'è solo l'imbarazzo della scelta...tuttavia è necessario che l'altro se ha le idee confuse lo dica serenamente e si AFFIDI, SI FIDI DELLA CHIESA seguendo il giusto percorso, se non si sente confuso e sa quello che vuole, lo dica chiaramente senza nascondersi dietro il fiammifero, però poi non pretenda che la Chiesa modifichi la Dottrina naturale per farlo contento[SM=g7574] ....


Altro problema è la discriminazione da parte della gente che frequenta una parrocchia...indubbiamente oggi anche loro HANNO PAURA DI VENIRE COINVOLTI IN TERMINI COSì VIOLENTI VERBALMENTE CHE MOLTI PREFERISCONO EVITARLI..te lo dico per esperienza vissuta in ben 5 parrocchie italiane diverse...[SM=g7831]  

Un suggerimento? I VERI OMOSESSUALI, quelli non contaminati dalla moda del tempo...e che riconoscono di avere questa PATOLOGIA rifiutata invece come tale dagli omosessualisti, dovrebbero sciogliersi dalle associazioni di ORGOGLIO GAY...[SM=g1740730] ..non dovrebbero rendersi strumento di PROPAGANDA PROGRESSISTA SULLE LEGGI DI DIO....e dovrebbero avere l'umiltà di ammettere di avere COME NOI ETERO...bisogno di aiuto...[SM=g7831]
TUTTI IN QUALCHE MODO abbiamo bisogno di aiuto...[SM=g1740717] ..ma se ho un male all'orecchio, non vado dal veterinario a farmi curare[SM=g7560] 

NON ESISTONO GRUPPI DI PERSONE CHE....che deve essere diviso dagli altri ....san Paolo parla di cacciare via SOLO quelli che di PROPOSITO RESTANO NELLA COMUNITA' PER TRAVIARE LE ANIME SEMPLICI...ma sempre invita ad usare la Carità, la pazienza, ma non ci siete solo voi in una parrocchia ci sono anche persone da TUTELARE DAGLI INGANNI DEL MONDO...[SM=g7831]  siate voi stessi a togliervi l'eticchetta che vi hanno imposto per USARVI...[SM=g7831] usate la RAGIONE non soltanto il sentimento, se non c'è RECIPROCITA' in questo percorso, difficile comprendersi, difficile GUARIRE...se NON si partecipa agli INCONTRI DI PREGHIERA è difficile ottenere la serenità che si sta cercando...

Non abbiamo ricette...ma la Preghiera E' FONDAMENTALE, se manca questa si parte già con il piede sbagliato perchè la medicina che usa la Chiesa principalmente è la Preghiera[SM=g1740717] non abbiamo altre armi, nè altri strumenti che la FEDE, LA SPERANZA E LA CARITA'=AMORE e si ottengono a partire dalla Preghiera, poi a qualche RINUNCIA[SM=g7831] occorre che l'altro si LASCI AIUTARE e non il cercare appagamenti o confermazione al proprio disordine e questo vale per TUTTI non solo per gli omosessuali, vale anche per le Famiglie, per i singol, per i religiosi, pr i consacrati...qui sta il concetto di UGUGLIANZA e non in altro...[SM=g7574] siamo UGUALI perchè TUTTI abbiamo bisogno di GUARIRE da qualche malanno, ma siamo DIVERSI in quanto PERSONE poste da Dio nel mondo PER IL SUO PROGETTO e non il nostro motivato dalle mode dei tempi...

Questo è l'aiuto che la Chiesa può dare e dà in tantissime forme e in molti modi, basta solo voler cercare nel posto giusto e basta voler desiderare LA VERITA'...

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Suggerisco per l'argomento questo testo dell'allora card. Ratzinger oggi Benedetto XVI[SM=g1740721]

«Noi fungiamo [...] da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio» (2Cor 5,20-21).


LETTERA Al VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA SULLA CURA PASTORALE 

DELLE PERSONE OMOSESSUALI 


Congregazione per la dottrina della fede


10 ottobre 1986

[SM=g1740720]
[SM=g1740750] [SM=g7182]





[Edited by Caterina63 11/30/2009 10:46 AM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)