00 10/29/2009 7:03 PM
vescovi hanno preparato una lettera pastorale da discutere nell'assemblea di novembre a Baltimora

Negli Stati Uniti
il matrimonio è in pericolo


di Marco Bellizi

Mentre continua il dibattito e il confronto sul tema della riforma sanitaria, i vescovi degli Stati Uniti si preparano all'assemblea autunnale di Baltimora fissando l'attenzione sulla difesa del matrimonio. I dati statistici sullo stato di salute della famiglia non sono confortanti, anche se qualche segnale indica un cambiamento di tendenza, almeno negli ultimi dieci anni. L'Institute for American Values e il National Center on African-American Marriages and Parenting della Hampton University in Virginia hanno reso noto il risultato di uno studio aggiornato al 2008 che mira a misurare lo stato dell'istituto matrimoniale sulla base di cinque indicatori:  la percentuale di persone sposate fra i 20 e i 54 anni; la percentuale degli sposati che si definiscono come "molto felici" del loro matrimonio; la percentuale dei matrimoni rimasti integri fra le persone tra i 20 e i 59 anni; la percentuale di nascite da genitori sposati; la percentuale di bambini che vivono con i genitori sposati.

Questi indicatori sono stati combinati in modo da produrre un indice unico della salute del matrimonio, che è calato dal 76.2% del 1970 al 60.3% del 2008. Tuttavia, fra i cinque indicatori citati, a partire dal 2000, si sta registrando, come si accennava, un'inversione di tendenza:  aumentano infatti i matrimoni rimasti integri (dal 59.9% del 2000 al 61.2% del 2008) e la percentuale dei bambini che vivono con i loro genitori regolarmente sposati (dal 60.5% al 61%).

L'allarme però rimane. Tanto che la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, nella riunione autunnale di Baltimora, che si terrà dal 14 al 16 novembre, sarà chiamata a votare l'approvazione di un'apposita lettera pastorale intitolata Marriage:  Love and Life in Divine Plan ("Matrimonio:  amore e vita nel progetto divino"). La lettera è rivolta a un uditorio esteso e variegato, che va dai giovani non sposati alle coppie sposate, dagli operatori pastorali a chi si occupa di informazione. Scrivono i vescovi:  "Indirizziamo questa lettera in primo luogo e soprattutto ai fedeli cattolici degli Stati Uniti. In uno spirito di testimonianza e servizio, offriamo inoltre il nostro messaggio a tutti gli uomini e le donne nella speranza di spingerli a seguire questo insegnamento".

Nel documento sono ricordati i punti essenziali del magistero cattolico sul matrimonio. "La nostra lettera pastorale - scrivono ancora i vescovi - è un invito a scoprire, o forse a riscoprire, la benedizione ricevuta quando Dio ha stabilito il matrimonio come istituto naturale e quando Cristo lo ha elevato a segno sacramentale di salvezza". Oggi, più che mai, "le persone si chiedono se e come sia possibile assumere e mantenere un impegno matrimoniale che duri tutta la vita", spiega l'arcivescovo di Louisville, Joseph Edward Kurtz, presidente della sottocommissione episcopale sul matrimonio e la famiglia, che ha lavorato sulla stesura della lettera pastorale. "La Chiesa cattolica - aggiunge - ha una visione del matrimonio tale da sostenere gli sposi nei momenti felici come in quelli di difficoltà, una visione che porta gioia e santità nella loro relazione. Il messaggio è basato sia sulla ragione che sulla fede; è il progetto di Dio per il bene degli sposi, dei loro figli e della loro famiglia, e della società intera".

A conclusione della lettera pastorale i vescovi "sollecitano un rinnovato impegno da parte dell'intera comunità cattolica per aiutare chi è stato chiamato alla vocazione del matrimonio a viverlo nella fede, fruttuosamente e gioiosamente". Per i prossimi anni i vescovi hanno indicato il rafforzamento del matrimonio come una delle cinque priorità nazionali. Questa lettera - spiega Richard McCord, direttore esecutivo del segretariato episcopale per i laici, il matrimonio, la vita familiare e i giovani - va considerata come una presentazione dei diversi nuovi progetti che la Chiesa negli Stati Unti intende lanciare nei prossimi mesi "per le coppie sposate o in attesa di sposarsi".

L'intento dei vescovi è anche invertire quella che è stata definita un'"inquietante tendenza" a vedere il matrimonio come una questione fondamentalmente privata che ha come unico obbiettivo il soddisfacimento di un'esigenza personale. La lettera infatti cita quattro fondamentali sfide alla natura e allo scopo del matrimonio:  la contraccezione, le unioni omosessuali, il divorzio facile e la convivenza. La convivenza e la contraccezione sono definiti un male "intrinseco". Sebbene le coppie che utilizzano mezzi contraccettivi - precisano i vescovi - possono pensare "di non fare nulla che danneggi il matrimonio", in realtà le loro scelte provocano diverse conseguenze negative sia personali che alla comunità:  "L'unione di un uomo e di una donna - scrivono i presuli - è ridotto a mezzo di gratificazione di ogni proprio desiderio e in tal modo l'amore coniugale ne è diminuito".

La capacità procreativa dell'uomo e della donna "è disumanizzata, ridotta a tecnologia biologica che si può padroneggiare e controllare come qualsiasi altra tecnologia". Il documento incoraggia perciò l'uso della pianificazione familiare naturale, che secondo i vescovi promuove "un atteggiamento di rispetto e sviluppa la vera intimità che solo tale rispetto può condurre". I vescovi, che sono chiamati a esaminare anche un documento sulle tecnologie riproduttive - come si può leggere nell'articolo qui sotto - affermano che le tecniche moderne quali quelle usate per la fertilizzazione e la clonazione possono "degradare la vita umana producendola e manipolandola in vario modo". In tal modo "i figli sono sempre meno considerati come dono e sempre più come espressione di uno stile di vita, un bene che deve essere accessibile ai consumatori".

Analogamente, i bambini sono danneggiati dalla convivenza e dal divorzio, spiegano i vescovi, che citano "gli studi delle scienze sociali secondo i quali il migliore ambiente per allevare i bambini è la dimora stabile che si realizza con il matrimonio dei loro genitori". Il matrimonio non è un istituto "meramente privato", aggiunge la lettera:  "È la fondazione della famiglia, dove i bambini apprendono i valori e le virtù che servono a diventare buoni cristiani e buoni cittadini".

I vescovi riconoscono che il divorzio possa essere a volte l'unica soluzione per "situazioni moralmente inaccettabili" come quelle nelle quali "la sicurezza della donna e dei figli è a rischio" e offrono il loro sostegno e la loro assistenza a quanti possono trovarsi in tali situazioni. Ma allo stesso tempo, a chi crede che il divorzio sia l'unica soluzione alla quale si possa ricorrere suggeriscono di fare "frequente ricorso ai sacramenti, specialmente la penitenza e l'eucaristia".
Anche i cattolici che hanno divorziato e si sono risposati civilmente, affermano i vescovi, dovrebbero "partecipare alla vita parrocchiale e alla messa domenicale, anche se non possono ordinariamente ricevere la santa Comunione".


(©L'Osservatore Romano - 30 ottobre 2009)

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)