00 2/4/2010 7:33 PM
Dal cardinale Francis George analisi e prospettive della cultura americana

Per una rinnovata
immaginazione cattolica


di Robert P. Imbelli

Il cardinale Francis George, con i suoi dottorati in filosofia (Tulane) e in teologia (Urbaniana) è una presenza intellettuale formidabile nella Chiesa negli Stati Uniti. Inoltre, aggiunge alle proprie riflessioni la significativa esperienza missionaria e pastorale come vicario generale della sua congregazione religiosa, gli Oblati di Maria Immacolata, di vescovo di Yakima, di arcivescovo di Portland, e, dal 1997, di arcivescovo di Chicago, sua città natale. È attualmente presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti
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Il libro The Difference God Makes:  a Catholic Vision of Faith, Communion and Culture (Chesnut Ridge Road, NY, Crossroad Publishing Company, pagine 384, dollari 26,95) è una raccolta di scritti che non delude. Il cardinale articola in modo straordinariamente chiaro, concreto e stimolante questioni centrali relative alla peculiare identità cattolica, al discernimento delle possibilità e dei pericoli della società e della cultura americana contemporanea, a un rinnovato appello all'evangelizzazione, alla condivisione gioiosa della buona novella di Gesù Cristo.

Sebbene i saggi siano tratti da discorsi tenuti in differenti occasioni, il cardinale George li struttura in modo sistematico in tre sezioni principali:  la missione della Chiesa, la vita della Chiesa e lo scopo della Chiesa. La comunione serve come realtà fondamentale, che integra queste tre parti in una visione teologica completa. George celebra la fonte di comunione  nella vita stessa del Dio Uno e Trino e la sua realizzazione terrena nella Chiesa che, come Corpo di Cristo, è chiamata a essere sacramento di comunione e, quindi, di salvezza per il mondo.

Il libro contiene analisi accurate sulla globalizzazione e sul dialogo della Chiesa con l'ebraismo e con l'islam. Pur insistendo sull'importanza cruciale di quest'ultimo, George dà alcuni avvertimenti. Ad esempio scrive:  "Nel dialogo con l'islam, i cattolici, nel tentativo di individuare una base comune, non sono riusciti sempre a evitare il pericolo di "cattolicizzare" i concetti e i termini musulmani e di vedere in essi un senso cattolico che non possiedono". Il cardinale insiste poi con parole applicabili a tutto il dialogo interreligioso:  "Essenzialmente il dialogo è un servizio alla verità. Le parti spiegano le rispettive fedi e comunità, sperando con ciò di accrescere la comprensione reciproca e l'obbedienza alla verità rivelata".

A proposito di un dialogo interecclesiale dolorosamente necessario, i due saggi più stimolanti, e potenzialmente più fecondi, sono:  "Seminare il Vangelo nel terreno americano:  il contributo della teologia" e "La crisi del cattolicesimo liberale". In essi emerge esplicitamente la preoccupazione di evidenziare la novità peculiare dell'annuncio del Vangelo e di comprendere in che modo la cultura americana contemporanea offra a tale annuncio un terreno al tempo stesso "roccioso e fertile".
George insiste sul fatto che il Vangelo deve essere inculturato per essere fedele alle proprie radici incarnazionali. Allo stesso tempo, bisogna rileggere la cultura alla luce della rivelazione di Dio, che chiede ai credenti di operare per la trasformazione del loro ambiente.

A questo proposito la cultura contemporanea americana non è diversa dalla cultura classica antica. Inoltre, la cultura, lungi dall'essere una realtà esterna neutrale, entra nel nostro essere, formandoci e anche deformandoci per mezzo dei significati e dei valori che diffonde in molti modi. Prima che noi plasmiamo la cultura, essa ha già plasmato noi.
 
Per George la cultura americana è, nel complesso, il prodotto di una modernità che spingendo alla secolarizzazione confina la religione in una sfera privata, separata dalla vita pubblica della società. Uno dei meriti del cardinale George è l'abilità di tracciare, in modo lineare, la genealogia intellettuale di questo sviluppo:  da Cartesio a Hobbes, attraverso Jefferson ed Emerson, fino al trionfo attuale dell'individualismo terapeutico.

Quello che George definisce "cattolicesimo liberale" è stato il lodevole tentativo, a cominciare dal xix secolo, di utilizzare in modo creativo questa cultura emergente. L'attributo "liberale" va inteso principalmente nel suo senso teologico, non politico. Naturalmente ciò che interessa George è il fatto che in America questo tentativo corre il rischio di permettere progressivamente ai valori della cultura di prevalere su quelli del Vangelo. Quindi l'aggiornamento scade in adeguamento e assimilazione con il risultato che il sale del Vangelo perde il suo sapore caratteristico e diviene insipido.

Quali principi teologici, cruciali per l'identità cattolica, sono, dunque, in pericolo? Fra gli altri, ne spiccano in particolare tre. Il primo:  l'oggettiva rivelazione divina viene limitata ai confini dell'esperienza e della propensione religiosa soggettiva. Il secondo:  la cristologia passa dall'essere confessione del Figlio di Dio Incarnato ad ammirazione per il proclamatore fin troppo umano del regno. Da Gesù, Salvatore dell'umanità, a Gesù profeta galileo. Terzo:  la mediazione sacramentale-ecclesiale cede alla celebrazione consumistica della preferenza individuale e all'insieme di quanti la pensano tutti allo stesso modo.

Ciò che in questa esposizione troppo succinta occorre sottolineare è che la visione teologica del cardinale George non sostiene un ingenuo ritorno a un passato permeato di fantasia né incoraggia una mera invettiva "contro-culturale". Piuttosto, cerca di fornire indicazioni per una rinnovata immaginazione cattolica, che sia ricca e, nello stesso tempo, esigente. La visione e l'impegno di George sono profondamente relazionali, radicati nel terreno donatore di vita dell'Eucaristia e della presenza ecclesiale di Colui che è veramente Dio e veramente umano:  il regno di Dio in persona.

Per alcuni versi il nuovo volume del cardinale intraprende un colloquio, a volte esplicito, con il libro provocatorio di Peter Steinfels A People Adrift, pubblicato nel 2003, nel quale l'autore sostiene che "la narrativa sulle diagnosi contrastanti sulla salute del cattolicesimo è obsoleta e inadeguata". The Difference God Makes di George si può leggere come uno sforzo importante di fornire una diagnosi più accurata e indicare la direzione per una narrativa più promettente.


(©L'Osservatore Romano - 5 febbraio 2010)

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)