00 5/26/2009 12:28 AM

E' il caso del prete che non sa se il sacramento è valido, ma celebra ugualmente volendo fare ciò che tutti fanno, e dunque questa intenzione generale della Chiesa, supplisce alla scarsità della sua intenzione individuale (supplet ecclesia) rendendo comunque valido il sacramento, in virtù dell'azione di Cristo.

Tutto ciò diventa chiaro che si leggesse la formula che i sacerdoti sarebbero tenuti a recitare prima della Santa Messa.

“Ego volo celebrare Missam, et conficere Corpus et Sanguinem Domini nostri Jesu Christi, juxta ritum sanctæ Romanæ Ecclesiæ, ad laudem omnipotentis Dei totiusque Curiæ triumphantis, ad utlitatem meam totiusque Curiæ militantis, pro omnibus, qui se commendaverunt orationibus meis in genere et in specie, et pro felici statu sanctæ Romanæ Ecclesiæ”.

“Intendo celebrare questa Eucaristia e consacrare il Corpo e il Sangue di nostro Signore Gesù Cristo, secondo il rito di Santa Romana Chiesa, a lode di Dio Onnipotente e di tutta la sua corte celeste per il mio bene e quello di tutta la Santa Chiesa militante e per tutti coloro che si sono raccomandati alle mie preghiere, in modo generale e in modo particolare, come anche per il felice stato della Santa Chiesa Romana”.

Occorre però quindi, almeno l'intenzione generica di fare un sacramento, secondo la fede comune della Chiesa, che per ignoranza o incapacità, non si condivide o si conosce.

Per questo motivo se dei sacerdoti professassero in cuor loro senza alcun dubbio le affermazioni sopra esposte dello Zollitsch e dell’ Arguello che dichiarano di non credere nel Sacrificio di Cristo, di non credere che la santa Messa sia un Sacrificio con una reale effusione di Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo per il perdono dei peccati, si potrebbe seriamente dubitare che le Messe possano rendere presente nostro Signore Gesù Cristo.

Anche perché costoro eventualmente sposando le sovrascritte dichiarazioni  non si adeguerebbero nemmeno all’ Intenzione di fare quello che fa la Chiesa, perché al contrario affermerebbero pugnacemente che la Chiesa è retrograda e ignorante, perché afferma ancora, a dir di loro, che l'Eucaristia è sacrificale mentre loro hanno capito, in base a presunti studi e approfondimenti, che sacrificale non lo è per niente.

Le dichiarazioni dello Zollitsch sono di una gravità sconcertante non solo perché professate spavaldamente ma anche perché professate da un Arcivescovo che è stato eletto democraticamente come Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca.

Certo è, che se si arriva ad una così “chiara” dichiarazione – sia pur seguita da un tardiva ritrattazione per mezzo di un articolo che ha tutta l’aria di essere un espediente formale – senza una sola voce fuori dal coro dell’Episcopato Tedesco, questo ci fa supporre che questo tipo di credo eucaristico  se non è professato almeno è tollerato. Ma questo credo è palesemente contrario al Credo Eucaristico professato dalla Chiesa Cattolica.

Le dichiarazioni di Arguello sono anch’esse di una gravità sconcertante ma fatte da un fondatore di un movimento che non è né Vescovo, né sacerdote.  Ma non per questo sono memo gravi.

L’Arguello con alcuni sacerdoti e catechisti in questi 30 anni avrebbe “interpretato” o forse è meglio dire “riscoperto” un nuovo è più “autentico” modo di proporre l’eucaristia. Così come un artista ha interpretato a suo modo, la realtà dipingendo e imponendo un suo modo di fare eucarestia.

Non intendiamo analizzare la sua interpretazione eucaristica (composta da un modo particolare, per esempio, di realizzare l’arredo dello spazio sacro e di imporre un tipo preciso di postura del corpo durante il rito, o di proporre un solo ed unico stile musica sacra, che sempre accompagna il rito, ecc), ci limiteremo solo a sottolineare il suo credo eucaristico costruito sul rifiuto categorico di considerare la sua eucaristia come incruento spargimento del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore per il perdono dei peccati.

Tutto ciò sarebbe comprovato almeno per quel che riguarda alcune prassi non scritte dei sacerdoti del Cammino, di eliminare dalla Messe celebrate la preghiera che il Sacerdote rivolge a Dio prima della preghiera detta “Sulle Offerte”: VPregate fratelli  perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre Onnipotente. R/ Il Signore riceva dalle tue questo Sacrificio a Lode e gloria del tuo nome per il bene nostro e per tutta la tua Santa Chiesa”.  

O di spiegare in opportune catechesi che l’eucaristia non sarebbe altro che una “presenza-passaggio del Cristo che, ovviamente, dopo il passaggio, non rimane più dentro il pane”. Quindi per le interpretazioni Kikiane non avrebbe alcun senso un tabernacolo nella chiesa!

[La chiesa realizzata sull’ispirazione artistica di Kiko a Roma intitolata a San Massimiliano Kolbe voluta dal Cardinal Ruini, realizzata dal Vescovo Mandara e benedetta e consacrata dal Card. Vallini il 26 aprile 2009, NON ha il tabernacolo! Il tabernacolo sarebbe presente solo nella cosiddetta cappellina feriale e il fedele per adorare il Santissimo Sacramento, deve uscire fisicamente dalla Chiesa, e dal sagrato,  entrare nella cappellina feriale].

Ma secondo sempre alcune presunte catechesi (perché Kiko ha riproposto per il suo Cammino un percorso “misterico” per i suoi seguaci, preti e laici, che è caratterizzato dall'obbligo di non profanare i segreti: le catechesi, che devono con il loro contenuto, rimanere coperte dall’arcano) l’eucaristia ha anche un ulteriore valenza.

La messa è Banchetto, così come è descritto in Luca “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui poveri, storpi, ciechi e zoppi. Il servo disse: Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c'è ancora posto. Il padrone allora disse al servo: Esci per le strade e lungo le siepi, spingili a entrare, perché la mia casa si riempia. Perché vi dico: Nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena»”. Cfr. Luca 14,16-24. Cristo stesso per l’interpretazione pittorica (non certo teologica o liturgica) passerà e li servirà.

Dall’intervista rilasciata il 16 giugno 2008

“Noi l’abbiamo finora sempre fatta da seduti, e non per disprezzo – ha affermato - ma perché per noi è sempre stato molto importante comunicarsi anche con il Sangue. Nelle comunità portiamo avanti infatti una catechesi basata sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa”. [E qui, aprendo una lunga parentesi, l’iniziatore ha riassunto la sua catechesi sull’ultima cena, sul pane e sul vino:] “Quando nelle cena della Pasqua ebraica si scopre il pane si parla di schiavitù, quando si parla della Terra promessa scoprono il calice, la quarta coppa. In mezzo a questi due momenti c’è una cena, quella nel corso della quale Gesù disse “Questo è il mio Corpo” (a significare la rottura della schiavitù dell’uomo all’egoismo e al demonio) e “Questo è il mio Sangue” (a significare la realizzazione di un nuovo esodo per tutta l’umanità)”. Più tardi – ha continuato Kiko – “I cristiani toglieranno la cena e metteranno insieme il pane e il vino. Ora, nel Cammino abbiamo molta gente lontana dalla Chiesa, non catechizzata, e nei segni del pane azzimo (la frazione del pane) e del vino noi diamo visibilità a quei significati”. “Abbiamo scelto di fare la comunione seduti – ha affermato Kiko avvicinandosi al cuore della questione – soprattutto per evitare che si versasse per terra il Sangue di Cristo. ... Il fedele seduto, questi ha il tempo – ha spiegato Kiko – di “accogliere il Calice con tutta calma e senza movimenti bruschi, di portarlo alla bocca, di comunicarsi con tranquillità e in modo solenne”. “Seduti come seduto era anche Gesù”, ha specificato Carmen alla sua destra. Dal canto suo padre Mario Pezzi rilevava che la decisione originaria di comunicarsi seduti era stata presa di comune accordo con la Congregazione per il Culto Divino e con il cardinal Mayer, prefetto fra il 1984 e il 1988.

Il rito che viene identificato come Messa per le Comunità Neocatecumenali è incentrato sulla Pasqua ebrea, con il pane azzimo a significare la schiavitù e l’uscita dall’Egitto e la coppa del vino a significare la Terra promessa. Prendono poi il Sangue di Cristo seduti per non versarlo e perché Gesù lo ha bevuto seduto.

E ancora per Kiko secondo altre sue “pittorico-poetiche” interpretazione il pane della sua eucaristia non sarebbe altro che il-pane-del-fare-la-volontà-del-Padre il pane sarebbe solo il cibo che rappresenta la sottomissione a Dio nel fare la sua volontà (obbedienza-sottomissione) [mentre prima avrebbe significato la schiavitù e l’uscita dall’Egitto], mentre il vino sarebbe il simbolo dell'alleanza [mentre prima avrebbe significato Terra promessa], per cui la comunione sotto le due specie, sarebbe indispensabile affinché l'alleanza data dalla mia obbedienza-sottomissione sia efficace.

L’obbedienza e la sottomissione senza mormorazione (peccato grave secondo l’uso Neocatecumenale) sono temi molto cari al Cammino. Il neocatecumenale non deve mormorare, deve obbedire al Cammino (dio), in quanto tale, rappresentato ora dal catechista rappresentante della propria Comunità di appartenenza ora dal sacerdote del Cammino, senza discutere, perché, se mormorasse o disobbedisse si porrebbe come colui che accusa (il diavolo) e non come Cristo (a loro modo strumentalizzato) che “obbedirebbe” quasi senza capire.

Cristo non sarebbe ricordato, nella loro idea di celebrazione, come Colui che ha profuso e profonde ancora, il suo reale e Preziosissimo Sangue per il perdono dei peccati, ma come Colui-che-fa-la-volontà-del-Padre senza se e senza ma, ed il neocatecumenale rende-grazie (eucharisto) con tutte le forze con “cembali e danze”.

Il Cammino Neocatecumenale quindi non celebrerebbe, ma “fa eucaristia”: rende-grazie.

Quindi la presenza reale di Gesù non ha importanza, ciò che conta è l’obbedienza e la sottomissione elevata a “originale sacramento” non di salvezza ma di perseveranza nel Cammino fino alla tanto sospirata Tappa Finale con la sua Elezione (III scrutinio e bagno nel Giordano). Una salvezza del tutto immanentizzata.

Ora, il fatto che neghino apertamente quello che fa (e proclama) la Chiesa,

[che in venti secoli di storia non ha, non solo mai detto che il pane azzimo è simbolo della schiavitù e dell’uscita dall’Egitto e il vino: la terra promessa, ma soprattutto ha condannato la teoria secondo la quale Cristo, non riattualizzerebbe il Sacrificio della Croce in ogni Santa Messa o che la sua Presenza Reale sarebbe assicurata solo durante le azioni sacre, ma terminate le stesse, Cristo non ci sarebbe più]

escluderebbe l'intenzione remota e dunque renderebbe il sacramento direttamente invalido, al di là della privata eresia.

L’intenzione di fare quello che fa la Chiesa quando celebra il sacramento è necessaria affinché il Sacerdote con la preghiera consacratoria detta correttamente, abbia tra le mani nostro Signore Gesù Cristo.

Ora quanto detto porterebbe ad una doverosa considerazione.

Ø Tutti i sacerdoti della Diocesi di Friburgo così come tutti i preti e fedeli tedeschi professano il credo eucaristico proclamato dallo Zollitsch?

Ø Tutti i sacerdoti e i fedeli laici appartenenti al Cammino Neocatecumenale condividono le idee del sig. Arguello?

Ø Tutti i sacerdoti sparsi per il mondo, si accostano a celebrare i divini misteri, non disprezzando, ma magari solo negando il Sacrificio Incruento di Gesù Cristo sull’altare?

Ci piace sperare che non sia sempre così!

Ma come fare a sopportare tutto questo male da una parte della Chiesa (che di fatto non è più in comunione con la Chiesa) che nega risolutamente il Sacrificio di Cristo? Come fare a tollerare questo tipo di credo eucaristico palesemente contro la Verità, la Giustizia, la Misericordia di Dio?

Come fare a rispettare chi (facendosi complice) permette che queste forze oscure, che vanno a vanificare il Sacrificio della Croce (riperpetuato nel Divin-Sacrificio), continuino a proliferare senza freno?

Ma Gesù ci conforta, sì, ci conforta di fronte a questo scandalo e con queste parole, rassicura e rafforza il nostro cuore inquieto.

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». 

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!». Cfr. Mt 13,24-43.

Ci permettiamo di deporre, sotto lo sguardo e l'intercessione della Beata Vergine Maria, l'intero lavoro svolto per la Maggior Gloria di Dio. Alla Madre della Chiesa rifugio dei peccatori e Madre della Misericordia affidiamo opere ed intenzioni perché le orienti e le sostenga e perché l'uomo nella riscoperta della Verità possa incontrare la Salvezza.

 

“...Se, turbato dall'enormità dei peccati, confuso dall'indegnità della coscienza, impaurito dall'orrore del giudizio, tu cominci ad essere inghiottito nel baratro della tristezza, nell'abisso della disperazione ... guarda la stella, invoca Maria. Nei pericoli, nelle angustie, nelle incertezze, pensa a Maria, invoca Maria. Non si allontani dalla tua bocca, non si allontani dal tuo cuore”.


 
maranatha.it Pio IX Messa
 
 

Qui immaculátam Vírginem Maríam, Fílii tui Genétricem, Matrem et Salútem pópuli Románi constituísti, ut, ipsa protegénte, fídei certámen certet intrépitus, in Apostolórum doctrína firmus consístant et inter mundi procéllas incédat secúrus, donec ad cæléstem civitátem lætus pervéniat. 

(dal Prefazio della Salus Populi Romani)

 
 

Lo Spirito e la Sposa dicono: ‘Vieni!’. (Ap 22,17).

Maranathà:

Vieni Signore Gesù!




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Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)