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Il cardinale Sandri presiede le celebrazioni per i 1600 anni della morte di san Marone

La Chiesa in Libano chiamata al dialogo ecumenico


In questo Anno sacerdotale il sedicesimo centenario della morte di san Marone "possa essere, per clero, religiosi e laici, motivo di rinnovata adesione a Cristo buon Pastore, nella plurisecolare fedeltà al Romano Pontefice".

Lo ha auspicato Benedetto XVI in un telegramma - a firma del cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato - letto in occasione della divina liturgia presieduta domenica pomeriggio, 14 febbraio, dal cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, nella basilica papale di Santa Maria Maggiore in Roma. Con questo rito si è aperto ufficialmente a Roma il giubileo indetto dalla Chiesa maronita per i 1600 anni dalla morte di san Marone.

Nell'omelia il cardinale Sandri ha sottolineato come "lungo i secoli i maroniti hanno cercato il loro vanto nel proclamarsi figli della Chiesa cattolica, grazie al vincolo di unità nella verità e nell'amore col Sommo Pontefice romano". Nell'indire il giubileo, il Patriarca maronita cardinale Nasrallah Butros Sfeir lo aveva definito "un anno di giustizia, di riconciliazione e di pentimento".

A partire da queste parole, anche il cardinale Sandri ha richiamato i fedeli alla necessità di compiere un esame di coscienza per chiedersi dove sia veramente ancorato il proprio cuore. "La domanda - ha detto - si impone soprattutto a noi sacerdoti davanti al luminoso esempio sacerdotale di san Marone. È la domanda che dovrà risuonare nel prossimo Sinodo per il Medio Oriente:  i cristiani, chiamati con questo nome proprio ad Antiochia, con i loro pastori, dovranno fissare lo sguardo su Gesù, il vero tesoro, per ritrovare l'essenziale della fede e crescere nella comunione. È questo del resto il carisma autentico del monachesimo:  essenzialità e comunione in Cristo".

Rivolgendosi poi ai maroniti, il porporato li ha invitati a considerare la loro responsabilità "verso la Chiesa e la nazione. Sarebbe triste che voi deludeste le aspettative di Dio, della Chiesa e del Libano. Testimoniate la fede dei padri cooperando tra Chiese Orientali cattoliche e Chiesa latina, e come comunità cattolica confermando un convinto dialogo ecumenico perché sia costruttivo il confronto interreligioso. Solo così, il mosaico splendido di religioni e culture che è il Libano potrà favorire la stabilità della pace nella reciprocità del rispetto e della solidarietà". Il prefetto ha infine ricordato le parole con cui Benedetto XVI definì il Libano "un messaggio e un simbolo di cooperazione e convivenza".


(©L'Osservatore Romano - 15-16 febbraio 2010)

Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)