DIFENDERE LA VERA FEDE

Notizie dalla Chiesa in Argentina e dal Brasile

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    Caterina63
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    00 8/23/2009 11:22 AM
    Un documento pastorale chiude la riunione dell'episcopato

    In Argentina
    Chiesa in stato di missione
    per rispondere alle molte povertà


    Buenos Aires, 22. Dalla Chiesa in Argentina un richiamo convinto a rinnovare lo stile evangelizzatore e missionario per "rispondere con urgenza e coerenza" alle sfide delle molte povertà. La Conferenza episcopale, presieduta dall'arcivescovo di Buenos Aires, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, ha diffuso un documento pastorale con orientamenti rivolti a sacerdoti, religiosi, religiose e laici, per "mettere in pratica la Missione continentale" proposta dai vescovi ad Aparecida, in Brasile.

    I presuli invitano al rinnovamento personale e comunitario a partire da una "conversione pastorale che porti a uno stato di missione permanente, iniziando dalla pastorale ordinaria" e da "missioni organizzate che incarnino e rendano visibile questo rinnovato stile missionario".

    Dopo una sorta di autocritica che sottolinea gli ostacoli che i sacerdoti hanno affrontato nelle proprie relazioni con i fedeli, riconoscono, citando Giovanni Paolo II, che vi sono errori, infedeltà, incoerenze e lentezze pastorali che bisogna abbandonare. Stimolano anche a lasciare da parte "strutture caduche" o atteggiamenti che li allontanano dal vero spirito evangelizzatore.

    I vescovi auspicano inoltre, prendendo come riferimento il documento pastorale "Navega mar adentro", una serie di azioni rilevanti per "questo tempo di rinnovamento missionario". Propongono in questo senso di incoraggiare lo stile missionario nella pastorale organica e diocesana, specialmente a partire dalla parrocchia; dare la priorità a una pastorale missionaria a partire dalla catechesi di iniziazione; promuovere l'impegno missionario, che deve poter divenire "permanente", per una società giusta e responsabile, ponendo particolare attenzione alla pastorale familiare ed educativa e lavorando alla luce dei principi della dottrina sociale della Chiesa.

    In relazione alla "questione sociale", i presuli sostengono che essa "comprende tanto le situazioni di esclusione economica come le vite umane che non trovano senso e non possono più riconoscere la bellezza dell'esistenza", quanto "la crescita dell'individualismo e l'indebolimento dei vincoli personali e comunitari". Oltre a sottolineare la necessità di "aiutare a pianificare la vita, ad avere una vita più degna", precisano che nella cultura nazionale la dignità della vita si gioca sull'asse "inclusione-esclusione, comunione-isolamento".

    Sul problema delle molte e gravi povertà nel Paese, in particolare sulla esclusione sociale, si riflette e si lavora da molto tempo. I vescovi hanno continuato ad approfondire la questione e soprattutto hanno studiato nuove iniziative per collaborare nella lotta contro la povertà. Di fronte a quanto sostenuto dall'Istituto nazionale di statistica - che parla di un 15 per cento di poveri nel Paese - ribadiscono invece che ben il 40 per cento della popolazione argentina si può definire povera secondo le cifre fornite dall'Osservatorio del debito sociale dell'Università cattolica della capitale. "Si tratta di un lavoro scientifico disponibile a tutti e pubblicato tempestivamente - ha precisato il portavoce - dunque, non di apprezzamenti soggettivi".

    Padre Jorge Oesterheld, portavoce dell'episcopato, ha ribadito quanto già detto in diversi documenti. "La Chiesa ricorda a tutti che in primo luogo la cosa più importante da fare è evitare, a ogni costo, che i giovani siano avvicinati alle droghe. I vescovi sono contrari a qualsiasi tipo di depenalizzazione, ma ciò non vuol dire che il tossicodipendente vada criminalizzato:  è invece una vittima. Il narcotraffico è un crimine".


    (©L'Osservatore Romano - 23 agosto 2009)
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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    00 5/6/2010 8:01 PM
    I vescovi dopo il voto favorevole del parlamento argentino

    Grave la norma
    sul matrimonio omosessuale


    Buenos Aires, 6. La Chiesa considera "molto grave" l'esito del passaggio parlamentare compiuto dalla norma sul "matrimonio omosessuale" che ieri è stata approvata dalla Camera dei deputati argentina. E particolarmente negativo è il giudizio sul fatto che queste coppie possano adottare dei bambini. È quanto ha detto il vescovo ausiliare di La Plata, Antonio Marino, responsabile dell'episcopato argentino per l'attività legislativa.

    Il progetto di legge relativo al matrimonio "fra persone dello stesso sesso - ha rilevato il presule - non costituisce nessun progresso e invece va a modificare in modo rivoluzionario il concetto di società e di famiglia". Si tratta, infatti - ha aggiunto - "di una rivoluzione concettuale e culturale con la quale la Chiesa è in disaccordo". E, appunto, "la cosa più grave è che queste coppie gay possano adottare figli".

    Il vescovo ha sottolineato, inoltre, che la Chiesa continuerà a dialogare con le istituzioni "offrendo i propri argomenti" anche in vista del passaggio al Senato che ora sarà chiamato a fornire un voto definitivo sul provvedimento. Argomentazioni in cui si mette in guardia anche circa l'incostituzionalità di un tale progetto e i danni che deriverebbero dall'adozione di minori da parte di coppie omosessuali. "Il bambino - viene ricordato - ha il diritto di crescere e di svilupparsi nella sua dimensione psicosessuale attraverso la complementarità tra l'uomo e la donna".

    Se si avrà l'approvazione definitiva, l'Argentina sarà il primo Paese latinoamericano a riconoscere e a equiparare il matrimonio tra persone delle stesso sesso a quello eterosessuale. Anche se in alcune realtà statali all'interno di nazioni federali - come il distretto di Città del Messico - o in Paesi come l'Uruguay, i diritti delle unioni omosessuali sono già stati riconosciuti.
    Il voto della Camera dei deputati di Buenos Aires è arrivato dopo una lunghissima discussione parlamentare. Il provvedimento è passato con 129 voti a favore contro 109, oltre a sei astenuti. E al riguardo monsignor Marino ha lamentato il fatto che alcuni parlamentari avrebbero ceduto rispetto ai propri convincimenti di fronte "alle pressioni di alcuni gruppi minoritari".
     
    Già nei mesi scorsi vi erano stati alcuni tentativi da parte di coppie omosessuali di far passare il principio del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso ricorrendo ai tribunali civili di singoli Stati, a cominciare da quello di Buenos Aires che aveva dato un primo parere favorevole aprendo così anche una querelle giudiziaria. Tuttavia, da mesi diverse proposte di legge attendevano di essere discusse nel Parlamento argentino. Adesso, però, è arrivata la prima approvazione resa possibile anche da una maggioranza trasversale ai due schieramenti. La legge dovrà comunque superare lo scoglio del Senato, dove i numeri per l'approvazione sembrano più incerti e in quella sede riprenderà anche la battaglia politica e giuridica.

    Il provvedimento è costituito da 43 articoli che modificano in diverse parti il codice civile e rivedono il concetto di coniuge nel matrimonio, parlando di "contraenti" invece che di uomo e donna. "Il matrimonio - si legge infatti nel testo in esame - avrà gli stessi requisiti ed effetti, indipendentemente dal fatto che i contraenti siano dello stesso sesso o di sesso differente".

    La Conferenza episcopale argentina, che non ha mai risparmiato le critiche al progetto, segue con molta preoccupazione l'iter della legge. Lo scorso 20 aprile, nel corso della 99ª assemblea plenaria, i presuli avevano diffuso un documento in cui si fa appello alla coscienza dei legislatori perché nel decidere su una "questione di tale gravità", tengano in considerazione alcune "verità fondamentali" per il bene del Paese e delle sue generazioni future.

    Si sottolinea, pertanto, come "l'unione fra persone dello stesso sesso non presenta gli elementi biologici e antropologici propri del matrimonio e della famiglia". In particolare, i vescovi argentini richiamano il dovere delle istituzioni a tutelare a livello legislativo il matrimonio tra un uomo e una donna "per assicurare e promuovere il suo insostituibile ruolo e contribuire al bene comune della società". Poiché "una volta concesso il riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso", o equiparando tali unioni al matrimonio, "lo Stato agirebbe in contraddizione con i suoi doveri, alterando i principi dell'ordine naturale e pubblico della società". Per i presuli l'attuale codice civile "non discrimina", bensì "riconosce solo una realtà naturale" quando richiede la diversità dei sessi per contrarre matrimonio. Al contrario "le situazioni giuridiche di reciproco interesse tra persone dello stesso sesso possono essere sufficientemente protette dal diritto comune".


    (©L'Osservatore Romano - 7 maggio 2010)
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    00 8/23/2010 10:13 PM
    Messaggio del cardinale Bergoglio ai catechisti argentini

    Il Vangelo radicato nella storia


    Buenos Aires, 23. Un invito a continuare a operare con fede e impegno all'interno della Chiesa è stato rivolto domenica scorsa a tutti i catechisti argentini dall'arcivescovo di Buenos Aires, cardinale Jorge Mario Bergoglio, in preparazione del Congresso nazionale di catechesi che avrà luogo a Morón el Iller nel 2013 con lo slogan:  "Anticipare l'aurora, costruire la speranza".

    "La catechesi in Argentina sta vivendo un momento molto particolare - ha spiegato il porporato in un messaggio - sempre di più la Chiesa è chiamata a ripensare profondamente e a rilanciare con fedeltà e coraggio la sua missione soprattutto nelle nuove circostanze. Non si può arrendere a tutte le forze sociali che creano confusione e che vogliono trasformare la realtà e piegarla alle visioni ideologiche. Si tratta - ha aggiunto - di confermare, rinnovare e rivitalizzare sempre di più la novità del Vangelo radicata nella nostra storia da un incontro personale e comunitario con Gesù Cristo che susciti discepoli e missionari".

    Il cardinale ha raccomandato ai catechisti di avere molta audacia per andare contro la corrente della cultura di morte marcata dal relativismo e li ha esortati a non vergognarsi di proporre certezze, perché "non tutto sta per cambiare, non tutto è instabile, non tutto è frutto della cultura o del consenso".

    L'arcivescovo di Buenos Aires nel ringraziare tutti per il lavoro di catechesi fino a oggi svolto nel Paese ha auspicato che il rinnovamento pastorale e di catechesi non dipenda soltanto da lunghi programmi o da grandi strutture, ma per lo più da uomini e donne  nuovi  che  incarnano  la  tradizione e  la  novità come veri discepoli di Gesù Cristo e missionari del suo regno.

    "Nel nostro compito di evangelizzazione - ha aggiunto il cardinale Bergoglio - Dio ci chiede di accompagnare un popolo che cammina nella fede. Il Signore dimora nei cuori di tutti e ci precede nel suo cammino. È la nostra guida. Il nostro compito, quindi, è abbastanza semplice:  spiegare e rivelare la presenza di Colui che ha già il potere di rendere bella e piena tutta la vita. La nostra è una bella missione, il mistero della Parola di Dio è stato trasmesso dai catechisti in modo continuo da duemila anni. Per questo motivo mi sento di dover ringraziare tutti per l'immenso lavoro fin qui svolto".

    Nel suo messaggio il cardinale, inoltre, si è soffermato sull'importanza di essere cristiani oggi in Argentina e a Buenos Aires. "Gli argentini sono persone dalla fede profonda - ha detto - e ciò si avverte e si sente durante una passeggiata per le vie della città ricca di chiese, santuari e piccoli altari dislocati nei quartieri, dove la gente del luogo si sofferma a pregare. Non si tratta di altari che fanno solo coreografia o abbelliscono le strade. Un popolo del quale voi e io facciamo parte e con il quale, grazie al battesimo, ci riconosciamo famiglia e ci scopriamo fratelli in Gesù, un popolo e una città che hanno bisogno di vicinanza, perché i grandi fatti e l'anonimato non nascondono la storia minima che, per essere umana e cristiana, si fa storia e terra sacra. Un popolo e una città - ha proseguito il cardinale Bergoglio - in pericolo più che mai, minacciati quotidianamente da una cultura sempre più pagana che si poggia sulla sua amnesia e che cerca di imporci un Dio distillato, trascendente ma a portata di mano solo per essere usato come uno strumento di consumismo che ci opprime".

    Infine l'arcivescovo di Buenos Aires ha ribadito il ruolo fondamentale svolto dal catechista nella società di oggi:  "Vero e proprio maestro Gesù - ha concluso il porporato - questo tuo popolo e la tua città hanno più che mai bisogno di un catechista. Fa' che tutti i catechisti ci accompagnino nella cura della fede. Gesù li benedica e possa la Santa Vergine vegliare su di loro".

    Intanto, il vescovo di Goya e membro della Commissione episcopale per l'assistenza alle regioni più bisognose, monsignor Ricardo Oscar Faifer, ha ringraziato domenica scorsa tutti gli argentini per la grande solidarietà dimostrata in occasione della Colletta nazionale che si ripete ogni anno nel Paese sudamericano.

    "A pochi giorni dalla sua conclusione (il prossimo 12 settembre) possiamo dire con soddisfazione di aver ottenuto risultati ben oltre le previsioni, ciò dimostra che il tema della povertà ha toccato ancora una volta il cuore degli argentini. Rispetto agli anni passati - ha sottolineato il vescovo - abbiamo registrato un incremento del trentacinque per cento, grazie soprattutto al coinvolgimento e all'interessamento di tutti".

    "Construyamos una historia sin excluidos" è lo slogan della Colletta iniziata nel settembre del 2009 e che sta per volgere al termine.
    "Sappiamo benissimo che eliminare la povertà non è una cosa facile - ha spiegato monsignor Faifer - e la Colletta "Más por Menos" non è certamente la soluzione per questo difficile e preoccupante problema, ma sicuramente è un buon modo per avvicinarsi ai bisognosi e allontanarli dalla soglia di povertà".

    I soldi raccolti tra settembre 2009 e settembre 2010 saranno distribuiti nei prossimi mesi tra le venticinque diocesi del Paese più bisognose suddivise in cinque livelli di priorità. "La distribuzione - ha precisato il presule - avverrà nella maniera più trasparente possibile".

    In particolare, i fondi serviranno per la costruzione di abitazioni popolari con mutuo credito, contributi per la nascita  e  la gestione di micro imprese, realizzazione  di cucine destinate alle comunità di accoglienza per i poveri, corsi di formazione professionale nel settore dell'agricoltura e dell'artigianato.
    Le donazioni, oltre che nelle parrocchie della propria diocesi, si possono ancora effettuare anche attraverso bonifico bancario.


    (©L'Osservatore Romano - 23-24 agosto 2010)

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    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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    00 10/3/2010 9:22 AM
    A colloquio con il presidente della Conferenza episcopale regionale Noroeste del Brasile

    Punta sui laici l'annuncio del Vangelo in Amazzonia


    di Nicola Gori

    La vastità dei territori dell'Amazzonia non spaventa certo le comunità cattoliche, impegnate a far giungere a tutti il messaggio del Vangelo. Di fronte alla mancanza di sacerdoti, i laici svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nel portare avanti l'evangelizzazione delle popolazioni sparse in una miriade di piccoli villaggi. Anche se le risorse umane sono limitate, le diocesi si affidano ai mezzi di comunicazione sociale, in particolare alla radio, per far sentire la voce della Chiesa. Ne abbiamo parlato con il vescovo di Humaitá, monsignor Franz Josef Meinrad Merkel, presidente della Conferenza episcopale regionale Noroeste, in occasione della visita ad limina Apostolorum.

    Nella regione dell'Amazzonia, dove le distanze tra piccoli centri abitati sono enormi, il ruolo del laici nell'evangelizzazione diventa essenziale. In che modo vengono valorizzati?

    Nell'Amazzonia i laici hanno un ruolo molto importante. Mi riferisco all'attività dei laici sia dentro la Chiesa, sia all'interno delle comunità, sia nell'ambito sociale e politico. Nella mia diocesi di Humaitá, situata nel sud dell'Amazzonia, i laici partecipano attivamente alla vita ecclesiale. Sono essi che portano avanti il cammino di fede. E la situazione della mia diocesi è la stessa nelle prelature e nelle altre diocesi dell'Amazzonia.

    Il proselitismo delle sette è una sfida per la Chiesa. Come l'affrontate?

    Notiamo che attualmente c'è una stagnazione nella diffusione delle sette. D'altro canto, registriamo anche una crescita delle comunità pentecostali, fenomeno che stiamo affrontando con una certa sobrietà. È bene ricordare che l'evoluzione di queste comunità cristiane cominciò nel 1910 con l'arrivo e l'espansione delle Assemblee di Dio. Esse operano in luoghi dove la Chiesa cattolica non è presente. In ogni caso l'evangelizzazione - che noi realizziamo attraverso incontri, formazione, presenza, valorizzazione della Parola di Dio - sta già dando dei risultati. Nella nostra regione la Chiesa cattolica è riuscita a contenere il fenomeno, ma nelle grandi città la situazione  è  ancora  difficile. Questo  perché nelle metropoli che crescono troppo in fretta, le periferie non sono ben strutturate e le sette trovano terreno fertile.

    È possibile portare avanti con queste comunità protestanti il dialogo ecumenico?

    Ci proviamo. Ci sono differenze significative tra le varie comunità protestanti e molto dipende dalla mentalità del pastore che le guida. C'è già una certa collaborazione in alcuni ambiti:  per esempio, nell'aiuto ai portatori di handicap e nella lotta alla droga. Quando, invece, si tratta di dialogo dottrinale, il rapporto diventa difficilissimo.

    La presenza di grandi industrie che danneggiano l'ambiente e sfruttano le risorse dell'Amazzonia per reinvestire i profitti in altri Paesi è una sfida anche per la Chiesa. Quali iniziative avete in corso?

    L'Amazzonia si estende per più di 5 milioni di chilometri quadrati e in alcune parti vi è una forte presenza di industrie multinazionali. Nella regione dove vivo, la loro attività non è molto significativa. Nella parte sud dello Stato di Rondônia la presenza di multinazionali è discreta; ci sono invece molte imprese brasiliane che abbattono le foreste al fine di creare spazio per il bestiame da allevamento e per la coltivazione di soia. D'altronde, è bene considerare che c'è una grande differenza tra lo Stato dell'Amazzonia e lo Stato di Rondônia, anche perché la nostra legislazione in materia è più restrittiva. Anche nello Stato dell'Acre la situazione è un po' diversa. Nel nord, invece, nella diocesi di São Gabriel da Cachoeira - dove il 95 per cento della popolazione è indigena - il fenomeno ha un impatto maggiore.

    La pastorale per gli indios è coordinata a livello nazionale da un vescovo. Come è portata avanti nella vostra regione?

    Esiste la Commissione missionaria per gli indios (Cimi), creata nel 1972, che svolge attività a livello federale. Inoltre esistono specifiche pastorali per gli indigeni nelle varie diocesi. Il Cimi si concentra più sulla preservazione dell'identità culturale, sulla difesa delle terre riservate alle tribù autoctone e sui diritti umani. Nelle nostre diocesi abbiamo piccoli gruppi che si mantengono in contatto continuo con la miriade di villaggi sparsi per l'Amazzonia. Purtroppo, un'evangelizzazione sistematica non è molto frequente. A fianco di molti indios cattolici, infatti, esiste una parte di famiglie autoctone che frequenta le comunità pentecostali.

    La risposta alla mancanza del clero è la promozione della pastorale vocazione. Come accolgono i giovani la proposta di servire Dio e la Chiesa più da vicino?

    Le vocazioni sacerdotali e religiose purtroppo sono poche rispetto ai bisogni pastorali. La cultura amazzonica valorizza molto la famiglia, il ruolo di padre e figlio. Il legame familiare è forte e la sensibilità nei confronti delle vocazioni è molto debole. Dobbiamo riconoscere che le vocazioni sorgono in maniera molto lenta, mentre le sfide crescono in modo molto più rapido.

    Di fronte alla vastità del territorio, la Chiesa fa uso dei mezzi di comunicazione sociale?

    Le diocesi dispongono molte volte di stazioni radio. Purtroppo, in mancanza di risorse umane e di mezzi finanziari, non riescono a mantenerle in vita. La diocesi di Humaitá, per esempio, possedeva un canale televisivo locale, ma abbiamo dovuto chiuderlo per mancanza di fondi. C'è da dire che la politica attuale del Governo è rivolta a incentivare la nascita di radio locali, chiamate radio comunitarie, e in esse la diocesi è presente in orari prestabiliti. Una diocesi grande come Porto Velho possiede un'emittente propria che trasmette in un'area di centinaia di chilometri e raggiunge le popolazioni disseminate all'interno delle foreste. Le diocesi sono presenti anche su internet attraverso pagine web. Le riviste non sono molte:  utilizziamo piuttosto dei foglietti od opuscoli mensili per tenerci in contatto con i nostri fedeli.



    (©L'Osservatore Romano - 3 ottobre 2010)
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    00 5/13/2011 9:10 PM
    Conclusa la 49ª assemblea generale dei vescovi del Brasile

    La famiglia si fonda
    sul diritto naturale



    APARECIDA, 13. "Ci rivolgiamo a tutti i credenti e gli uomini di buona volontà per riaffermare il principio dell'istituto della famiglia cellula primaria della società. La differenza sessuale è innata e non un semplice prodotto di scelta culturale, un'elaborazione posteriore da parte delle culture umane.

    Il matrimonio naturale tra uomo e donna, la famiglia monogamica sono un principio fondamentale del diritto naturale". A conclusione della 49ª assemblea generale della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) - svoltasi presso il santuario mariano di Aparecida - è stata ribadita la posizione della Chiesa circa il significato della famiglia nel contesto di un radicale cambiamento introdotto in questi giorni nel Paese: il Supremo Tribunale Federale (Stf) del Brasile ha approvato, infatti, l'unione stabile tra persone dello stesso sesso, chiamata unione "omoaffettiva".

    Una decisione, secondo i presuli, che si connota come "un'alterazione nella storia che è multimillenaria e non è esclusività della Chiesa e del cristianesimo", un atto che può "compromettere l'etica in politica". Non si tratta - puntualizzano i presuli nel rifiutare "ogni forma di discriminazione che danneggia l'inviolabile dignità della persona umana" - di "fare una crociata sulla questione", ma di approfondire sempre più la visione, la proposta della Chiesa, che è quella di "rimanere fedeli a ciò che è riconosciuto come un disegno di Dio sulla persona e sulla famiglia". La comunità ecclesiale - affermano i vescovi - rispetta la decisione degli organi del Governo brasiliano, ma al tempo stesso evidenzia che la definizione "famiglia" per le unioni "omoaffettive" altera il vero significato della famiglia. "Le unioni stabili tra persone dello stesso sesso, che ora hanno ricevuto il riconoscimento dello Stato, non possono essere equiparate alla famiglia, che si basa sul consenso coniugale, sulla complementarità e reciprocità fra un uomo e una donna, aperta alla procreazione e all'educazione dei figli".

    "Le Sacre Scritture - si legge nella nota - rivelano che Dio creò l'uomo e la donna a sua immagine e somiglianza e destinate a essere una sola carne. Così la famiglia è il contesto adeguato per il pieno sviluppo umano, lo sviluppo di diverse generazioni ed è il più grande bene del popolo, una risorsa unica per la società che ha il diritto di essere considerata e protetta dallo Stato".

    Tra i temi di riflessione dibattuti durante l'assemblea, oltre alla preoccupazione per il lacerante fenomeno del traffico di esseri umani connesso con la violenza, anche "la sfida della cultura e della formazione è una delle priorità della missione della Chiesa in Brasile". Come in qualsiasi altra parte del mondo, è impensabile, infatti il cammino di evangelizzazione fuori dal contesto culturale, perché ciò condurrebbe a un impoverimento delle culture, ma anche a uno smarrimento della missione stessa della comunità ecclesiale". Durante l'assemblea, l'arcivescovo di Aparecida, il cardinale Raymundo Damasceno Assis, è stato nominato nuovo presidente della Cnbb.



    (©L'Osservatore Romano 14 maggio 2011)

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    00 12/2/2011 3:27 PM
    [SM=g1740733]

    Vescovi del Brasile ai fedeli: evitare la communicatio in sacris con gli pseudo-cattolici.

    L'immagine a lato riprende i vescovi del Brasile in visita ad limina in Vaticano.

    Pubblico una notizia apparsa su alcuni blog cattolici esteri, che riguarda un importante e significativo intervento della Conferenza Episcopale del Brasile, resa necessaria per l'imperversare delle sette in quel Paese: cosa che accade purtroppo in tutta l'America Latina e, purtroppo, sia pure in misura meno problematica anche nel resto del mondo. Il fenomeno è conseguenziale non solo in riferimento alla progressiva secolarizzazione, ma anche al ripiegamento della Chiesa nei confronti della Dottrina e quindi della Verità, a favore di un 'pastorale' inclusiva e di conio spesso modernista.
    "Una nota molto sorprendente e incoraggiante della Conferenza Episcopale del Brasile, la più grande conferenza del mondo, in una nazione dove la Chiesa è da decenni sotto l'assedio delle sette evangeliche e di strani gruppi pseudo-cattolici. (fonte Fratres in unum )." By Rorate Caeli - Pubblicato da New Catholic 30/11/2011
    La Conferenza Episcopale Brasiliana si riferisce alle sette conclamate. Tuttavia non posso passare sotto silenzio quanto ci siamo battuti, e continuiamo a farlo, per denunciare analoga confusione nella "communicatio in sacris" con un movimento di matrice settaria autoproclamatosi cattolico, che malgrado tutto ha invece ricevuto anomale approvazioni curiali...

    Nota Pastorale della Presidenza della CNBB [Conferenza Episcopale Nazionale Brasiliana] su alcune questioni relative all'uso improprio delle parole "cattolico", "Chiesa cattolica", "Clero", ed altre.

    La Conferenza episcopale Nazionale del Brasile, nella difesa della verità e della libertà, ha ritenuto opportuno rendere pubblica questa Nota pastorale, destinata ai membri dell'Episcopato, del clero, ai religiosi e a tutti i fedeli laici.

    L'uso di nomi, titoli, i simboli e le istituzioni propri della Chiesa Cattolica Apostolica Romana per altre confessioni religiose diverse da essa, può creare errori e confusione tra i fedeli cattolici. In questi casi, l'uso delle parole "cattolico", "vescovo diocesano", "vicario episcopale", "diocesi", "clero" "cattedrale", "parrocchia", "Prete" ["Padre"], "diacono", "Frate" ["Fratello"] può Indurre in inganno ed errore. Persone di buona volontà possono essere portate a frequentare questi templi, ritenendo che si tratti di comunità della Chiesa Cattolica Apostolica Romana, quando, in realtà, non lo sono. Per questo motivo, la Chiesa ha il dovere di chiarire e allertare il popolo di Dio al fine di evitare probabili danni di natura spirituale e pastorale. [SM=g1740722]

    Pertanto, abbiamo il dovere di avvisare i fedeli cattolici circa l'esistenza di alcuni gruppi religiosi, come l'auto-proclamata "chiesa cattolica carismatica di Belém", e altre denominazioni simili, che, nonostante la definizione di se stessi come "cattolici", non sono in comunione con il Santo Padre, Papa Benedetto XVI, e non sono parte della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Per questo motivo, tutti i riti e le cerimonie religiose celebrate da loro sono illeciti per i fedeli cattolici. Così stando le cose, si raccomanda vivamente ai fedeli di non frequentare gli edifici in cui si riuniscono, né per collaborare o partecipare a qualsiasi celebrazione promossa da questi gruppi. Preghiamo che l'unità voluta da Gesù Cristo si realizzi completamente.

    Brasilia, DF, 30 Nov 2011
    Card. Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida - Presidente della CNBB
    José Belisario da Silva, Arcivescovo di São Luis - Vice-Presidente della CNBB
    Leonardo Ulrich Steiner, Vescovo ausiliare di Brasilia - Segretario Generale della CNBB


    [SM=g1740733]


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    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
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