DIFENDERE LA VERA FEDE

EUCARESTIA

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    00 10/7/2009 5:50 PM
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    Da: Soprannome MSN7978Pergamena  (Messaggio originale)Inviato: 23/12/2001 23.59
     

    San Pietro Giuliano Eymard

    DIRETTORIO PER L'ADORAZIONE IN SPIRITO E VERITÀ

    Pater tales quaerit, qui adorent eum (Jo 4, 23).

    1. ORIENTAMENTO GENERALE.

    L'adorazione eucaristica ha per oggetto la Persona Divina di N. S. Gesù Cristo, presente nel SS.mo Sacramento. Egli c'è, vivente e vuole che noi gli parliamo; a sua volta Egli parlerà a noi.

    Tutti Possono parlare a Nostro Signore; non è forse là per tutti? Non disse egli: "Venite a me, voi tutti"?

    Questo colloquio che s'intreccia tra l'anima e Nostro Signore è appunto la vera meditazione eucaristica, è l'adorazione.

    L'adorazione è una grazia per tutti. Ma per non sprecarla e non cadere nella disgrazia di farla per abitudine, e per evitare l'aridità dello spirito e del cuore, gli adoratori devono ispirarsi all'attrattiva particolare della grazia, ai misteri della vita di Nostro Signore, della SS.ma Vergine, o alle virtù dei Santi, con lo scopo di onorare il Dio dell'Eucaristia per tutte le virtù della sua vita mortale, e per le virtù di tutti i Santi, dei quali egli fu un tempo la grazia e il fine, ed è ora la corona di gloria.

    Calcolate quell'ora di adorazione che vi è toccata, come un'ora di Paradiso; andateci come si va al cielo, come si va al banchetto divino, ed essa sarà desiderata, e salutata con trasporto. Alimentatene soavemente il desiderio nel vostro cuore. Dite a voi stesso: "Per quattr'ore, per due, per un'ora io starò ad un'udienza di grazia e di amore, presso Nostro Signore; è stato lui ad invitarmi, ora mi attende, mi desidera".

    Quando vi capitasse un'ora che costa fatica alla natura, rallegratevi, il vostro amore sarà più grande perché sarà più sofferente: è un'ora privilegiata, la quale sarà contata per due.

    Quando per infermità, per malattia o per impossibilità non vi è possibile fare la vostra ora di adorazione, lasciate che per un momento il vostro cuore si rattristi, poi mettetevi in adorazione spirituale, in unione con quelli che in quel frattempo si dedicano all'adorazione. Allora nel letto del vostro dolore, in viaggio, o durante l'occupazione che avete tra mano, state in più concentrato raccoglimento; e riceverete il medesimo frutto che se aveste potuto adorare ai piedi del Buon Maestro: quest'ora sarà computata a vostro favore, e forse sarà anche raddoppiata.

    Andate da N. Signore così come siete; la vostra meditazione sia naturale. Attingete dal vostro patrimonio individuale di pietà e di amore, prima di pensare a servirvi dei libri; amate il libro inesauribile dell'umiltà amorosa. E' certo buona cosa che un buon libro vi accompagni , per rimettervi in carreggiata quando lo spirito volesse sviarsi e i sensi assopirsi; ma tenete bene a mente che il nostro Buon Maestro preferisce la povertà del nostro cuore anche ai più sublimi pensieri ed affetti presi in prestito da altri.

    Sappiate che Nostro Signore vuole il vostro cuore, non quello degli altri; vuole il pensiero e la preghiera di questo cuore, come espressione naturale del nostro amore per Lui.

    Il non voler andare da Nostro Signore colla propria miseria o povertà umiliata, spesso è frutto di un sottile amor proprio, d'impazienza e di pigrizia; eppure è proprio quello che nostro Signore preferisce, ama e benedice più di ogni altra cosa.

    Attraversate giornate di aridità? Glorificate la grazia di Dio, senza la quale voi non potete nulla. Rivolgete allora la vostra anima al cielo, come il fiore allo spuntar del sole apre il suo calice, per accogliervi la rugiada benefica.

    Vi trovate in uno stato d'impotenza assoluta? Lo spirito è nell'oscurità, il cuore sotto il peso del proprio nulla, il corpo è sofferente? Fate allora l'adorazione del povero; uscite dalla vostra povertà e andate a posarvi in Nostro Signore. Offritegli la vostra povertà affinché egli l'arricchisca: è questo un capolavoro degno della sua gloria.

    La tentazione, la tristezza vi travaglia? Tutto vi disgusta, tutto vi porta a tralasciare l'adorazione, sotto il pretesto che offendereste Dio, che lo disonorereste anziché servirlo? Non ascoltate questa speciosa tentazione. In tal caso voi farete l'adorazione del combattimento e della fedeltà a Gesù, contro voi stesso. No, no, che voi non gli fate dispiacere; anzi lo rallegrate, il vostro Buon Maestro che vi guarda, lui che ha permesso a Satana di turbarvi. Egli vuole da voi l'omaggio della perseveranza, fino all'ultimo minuto del tempo che noi dobbiamo consacrargli.

    La confidenza, dunque, la semplicità e l'amore vi accompagnino sempre nell'adorazione.

    (continua)



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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 24/12/2001 0.00

    2. L'AMORE SIA LA VOSTRA BUSSOLA.

    Volete essere fortunato in amore? - Vivete continuamente nella bontà di Gesù Cristo, che è sempre nuova per voi; seguite in Gesù il dramma del suo amore, contemplate la bellezza delle sue virtù, la luce del suo amore, piuttosto che i suoi ardori: in noi il fuoco dell'amore passa presto ma la verità di esso rimane.

    Cominciate tutte le vostre adorazioni con un atto di amore, e aprite deliziosamente la vostra anima alla sua azione divina. Sovente nell'adorazione vi fermate a mezza strada il motivo è che voi avete cominciato da voi stesso; e anche se cominciate da qualche altra virtù che non sia l'amore, voi sbagliate strada. Forse che il bambino non abbraccia la mamma, prima di obbedirle? - L'amore è la sola porta del cuore.

    Volete essere nobile in amore? - Parlate all'Amore di lui stesso. Parlate a Gesù del suo Padre Celeste, che egli ama tanto, parlategli delle fatiche da lui intraprese per la gloria del Padre: rallegrerete tanto il suo cuore, ed egli vi ripagherà con altrettanto amore.

    Parlate a Gesù del suo amore per tutti gli uomini: si dilaterà il suo cuore, si dilaterà il vostro cuore di felicità e di amore.

    Parlate a Gesù della sua santa Madre da lui amata così intensamente; gli rinnoverete la felicità di sentirsi un buon figliolo; parlategli dei suoi santi, per glorificare la sua grazia in loro.

    Il vero segreto dell'amore è questo: obliare se stesso, come S. Giovanni Battista, per esaltare e glorificare il Signore Gesù.

    Il vero amore non guarda a ciò che dà, ma a quello che l'Amato merita.

    Allora Gesù, contento di voi, vi parlerà di voi stessi. Vi dirà l'amore che sente per voi e il vostro cuore si dilaterà ai raggi di questo sole, come il fiore, umido e infreddolito dalla notte, che si schiude ai raggi dell'astro del giorno. La sua dolce voce penetrerà l'anima vostra, come il fuoco penetra un corpo infiammabile. E voi direte, con la Sposa del Cantico: - "La mia anima si è liquefatta di felicità alla voce del mio diletto", Allora voi lo ascolterete in silenzio, o meglio, voi passerete all'azione più forte e soave dell'amore: voi vivrete in lui.

    Ciò che più tristemente impedisce lo sviluppo dell'amore e della grazia in noi è questo, che non appena noi arriviamo ai piedi del Buon Maestro, incominciamo senz'altro a parlargli di noi, dei nostri peccati, dei nostri difetti, della nostra povertà spirituale; ci affatichiamo insomma lo spirito alla vista delle nostre miserie e ci attristiamo il cuore alla vista della nostra ingratitudine e della nostra infedeltà. La tristezza conduce al dolore, il dolore allo scoraggiamento, e occorrerà poi molta umiltà e parecchio sforzo per districarsi da questo labirinto e ritrovarsi liberi in Dio.

    Non fate più così. Siccome il primo movimento dell'anima influisce ordinariamente su tutta l'azione, dirigetevi subito verso Dio e ditegli: - "O buon Gesù, quanto sono contento e felice di venire a trovarti; di venire a passare quest'ora con te, per dirti il mio affetto! Quanto sei buono per avermi chiamato! Quanto sei amabile, tu che ami una creatura così povera come me! Oh, sì, io ti voglio tanto bene!"

    L'amore allora vi ha già aperta la porta del cuore di Gesù: entrate, amate, adorate!


    3. L'EUCARISTIA COMPENDIO DEL CRISTIANESIMO.

    Per adorare con frutto bisogna ricordarsi che Gesù Cristo è presente nel l'Eucaristia, in essa glorifica e continua tutti i misteri e tutte le virtù della sua vita mortale.

    Bisogna pensare che l'Eucaristia è Gesù Cristo passato, presente e futuro; che l'Eucaristia è l'ultimo stadio dello svolgimento dell'Incarnazione e della vita mortale del Salvatore; che Gesù Cristo ci dà in essa tutte le grazie; che tutte le verità fanno capo all'Eucaristia, poiché essa è Gesù Cristo stesso.

    La SS.ma Eucaristia sia dunque il punto di partenza per meditare i misteri, le virtù e le verità della religione. Essa è il fuoco, le altre virtù sono soltanto dei raggi. Partiamo dal fuoco e noi stessi irraggeremo.

    Che cosa c'è di più semplice che il vedere le analogie tra la nascita di Gesù nella stalla e la sua nascita sacramentale sull'altare e nei nostri cuori?

    Chi non vede che la vita nascosta di Nazaret continua nella Divina Ostia del Tabernacolo e che la Passione dell'Uomo-Dio del Calvario si rinnova nel Santo Sacrificio, in ogni istante della sua durata e in tutti i luoghi del mondo?

    Nostro Signore non è dolce ed umile di cuore nel Sacramento, come già lo fu durante la sua vita mortale? Non è continuamente il Buon Pastore, il Consolatore, l'Amico del cuore?

    Beata l'anima che sa trovare Gesù nell'Eucaristia e nell'Eucaristia tutte le Cose!

    Fraternamente, C.

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    00 10/7/2009 5:52 PM
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    Da: TeofiloInviato: 24/12/2001 20.45
    Carissima Caterina,
    ti ringrazio per questo lavoro che hai voluto allegare su un tema tanto IMPORTANTE, qual'è quello della EUCARESTIA.
    Il nostro caro Sgrillo, in uno dei suoi interventi, ci ha ricordato che purtroppo, spesso anche noi cattolici, distogliamo il nostro sguardo e il nostro cuore dal Signore, presente in mezzo a noi, nel Pane eucaristico.
    Il suo, mi è parso un grido di allarme che ci deve far riflettere.
    Certo non possiamo mai giudicare cosa vi è nel cuore dei nostri fratelli, ma almeno, sforziamoci per quanto sta in noi di amare di più questo nostro Dio che è così vicino al suo popolo.
    In questo giorno speciale, di attesa vigilante, memoria della sua nascita, fermiamo il nostro affetto in Lui che è venuto per noi.
    Ricordiamo quella espressione sconsolata con cui il Signore si lamentava per bocca del profeta Isaia:
    "L'asino riconosce il suo padrone e il bue la sua Mangiatoia, ma il mio popolo non mi conosce" (cap.1)
    Ma noi non lasciamoci distrarre da tanti gingilli tintinnanti, e la gioia del Signore sia la nostra forza.
    Con affetto.

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    Da: TeofiloInviato: 29/12/2001 15.30

    Carissimi, ho trovato questo interessante testo sull'eucarestia che voglio condividere con voi.

    Da un testo comune approvato nel 1972 da teologi cattolici e protestanti appartenenti al gruppo di Dombes:

    L'azione eucaristica è dono della Persona di Cristo. In effetti il Signore ha detto: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo dato per voi". " Bevetene tutti, perchè questo è il mio sangue, il sangue dell'alleanza versato per la moltitudine in remissione dei peccati."

    Noi confessiamo quindi unanimemente la presenza reale di Cristo, vivo ed operante in questo sacramento.

    Il discernimento del corpo e del sangue di Cristo esige la fede. Tuttavia, la presenza di Cristo alla sua Chiesa nell'eucarestia non dipende dalla fede dei singoli, perchè è Cristo stesso che, con le sue parole e nel Suo Spirito, si lega all'evento sacramentale, segno della sua presenza offerta.

    Essendo, l'atto di Cristo dono del suo corpo e del suo sangue, cioè di se stesso, la realtà offerta sotto i segni del pane e del vino è il suo corpo e il suo sangue.

    In virtù della parola creatrice di Cristo e per la potenza dello Spirito Santo, il pane e il vino sono fatti sacramenti e quindi "comunione del corpo e del sangue" di Cristo (1 Cor 10,16).

    Essi sono d'ora in poi, nella loro verità ultima, sotto il segno esteriore, la realtà offerta e tale restano per essere comunicati.

    Ciò che è dato come corpo e sangue di Cristo rimane dato come corpo e sangue di Cristo e come tale dev'essere trattato.


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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 29/12/2001 16.08
    Caspita Teofilo....importante questo documento...direi quasi che trattasi della ciliegina sulla torta....riconoscersi tutti in questo Sacramento...sarebbe una sicura "oasi" dove poter sostare e riflettere....Grazie per questa notizia stupenda, non ne sapevo nulla...Ne riparleremo di certo...ciao C.

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    Da: Soprannome MSN°63CaterinaInviato: 13/11/2003 18.21
    Questo forum giace sul fondo dal 2001........ora vorrei riportarlo alla vostra attenzione non soltanto con il testo d'apertura che è una fonte di meditazione, ma anche per una domanda che ricorre spesso non solo fra i cattolici più ignari, o i cristiani...ma anche fra gli Ortodossi che NON lo usano...che cos'è?....
    Il tabernacolo
    Perché il tabernacolo si chiama così? Quale dev’essere la sua forma? 

    Tabernacolo è una parola latina italianizzata; tabernaculum vuol dire tenda. Perciò anche nel nome il tabernacolo è richiamo alla tenda della Presenza, la Dimora del Signore che era eretta accanto all’accampamento d’Israele e camminava al centro delle sue schiere quando Israele si muoveva, poiché Dio è un Dio che abita in mezzo al popolo, si accampa con lui e cammina con lui (cf Es 33,7-11; Nm 10,11-36).

    Il richiamo alla tenda era più evidente quando i nostri tabernacoli erano ricoperti dal conopeo, che, appunto, non era altro che una tenda di stoffa preziosa e ricamata.

    Pensiamo utile riportare qui le disposizioni contenute nelle Premesse al libro liturgico Rito della Comunione fuori della Messa e culto eucaristico, nn 9-10-11:
    Il luogo per la conservazione dell’Eucaristia si distingua davvero per nobiltà e decoro. Si raccomanda caldamente che sia anche adatto all’adorazione e alla preghiera personale, in modo che i fedeli possano con facilità e con frutto venerare, anche con culto privato, il Signore presente nel Sacramento. E’ più facile raggiungere questo scopo, se si prepara una cappella separata dal corpo centrale della chiesa, specialmente nelle chiese in cui si svolgono frequenti celebrazioni di matrimoni e di funerali o che sono meta di pellegrinaggi o di visite per i loro tesori di arte e di storia”.

    La santissima Eucaristia si custodisca in un tabernacolo solido, non trasparente e inviolabile. Di norma ci sia in ogni chiesa un solo tabernacolo o posto sopra un altare o collocato, a giudizio dell’Ordinario del luogo, fuori di un altare, ma in una parte della chiesa che sia davvero nobile e debitamente ornata. La chiave del tabernacolo in cui è conservata l’Eucaristia deve essere custodita con la massima cura dal sacerdote o dal diacono responsabile della chiesa o dell’oratorio o dall’accolito o dal ministro straordinario a cui è stata concessa la facoltà di distribuire la santa Comunione”.
    “La presenza della santissima Eucaristia nel tabernacolo venga indicata dal conopeo o da altro mezzo idoneo, stabilito dall’autorità competente. Secondo la tradizione, arda sempre davanti all’altare una lampada ad olio o un cero, segno di onore reso al Signore”.

    Come si può constatare nulla di specifico è detto sulla forma del tabernacolo; esso in realtà è una custodia, una teca, per così dire, può assumere qualsiasi forma, essere lavorata artisticamente e preziosa. C’è però una tradizione nelle nostre chiese, che cioè il tabernacolo abbia la forma di un piccolo tempio, una chiesa in miniatura, spesso anzi è la miniatura dell’edificio-chiesa che lo contiene. Per la verità è questa la forma che sembra preferire l’epoca post-tridentina sulla scia delle indicazioni date da san Carlo Borromeo, il quale si prestò anche a dettare le decorazioni adatte.

    (Si confronti il libro di recente pubblicazione: Instructionum fabricae et supellectilis ecclesiasticae, Libri II, Caroli Borromei (1577), Collana Monumenta Studia Instrumenta Liturgica, (a cura di) Manlio Sodi e Achille Maria Triacca, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2000, pp 37-38)..

    Noi di gran lunga ameremmo che i tabernacoli fossero proprio così: la miniatura della chiesa cui appartengono, proprio perché il messaggio è più eloquente: Dio abita in mezzo, nel suo popolo. Il popolo di Dio è l’edificio e il tempio di Dio, costruito e fondato sulla pietra angolare, scartata dai costruttori, che è Cristo Maestro risorto, vero Tempio
    Se non è possibile realizzare questa forma si possono adattare quelle forme che rimandano all’ottagono, al quadrato, al tondo…
    Normalmente il conopeo sta ad indicare la Presenza eucaristica, a meno che il tabernacolo sia monumentale o di particolare valore artistico. Accanto ad esso è prescritta una lampada che onora e indica la Presenza eucaristica. 
    Considerazioni come qui da noi si ritrovano nelle due Note pastorali della Commissione episcopale per la liturgia della CEI La progettazione di nuove chiese del 1993 al n 13 e L’adeguamento delle chiese secondo la riforma liturgica del 1996 al n 20. Sono previsti aggiornamenti a queste due Note ma sul nostro argomento non si prevedono grosse novità.



    Ma abbiamo fonti antiche sull'uso del Tabernacolo? Sembra di si....., anche se è d'obbligo dirlo, è entrato in uso dopo i primi secoli proprio per la conservazione delle particole Consacrate....ma approfondiremo anche questi aspetti, per ora fraternamente Caterina


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    Da: Soprannome MSN°63CaterinaInviato: 13/11/2003 18.36
    Dunque.....per ora approfondiamo il significato Eucaristico....e vi lascio con questa bella spiegazione in occasione della Festa del Corpus Domini....dove con la Bibbia davanti ci viene offerta una meditazione mirata a questo tema......

    di Emmanuela VivianO

    "Il Signore ha nutrito il suo popolo con fior di frumento, 
    lo ha saziato di miele dalla roccia".

    Queste parole tratte dal salmo 80 costituiscono l’antifona d’ingresso dell’odierna solennità. Davvero il Signore ha nutrito il suo popolo per quarant’ anni nel deserto e continua a nutrire la Chiesa con il pane degli angeli e l’acqua scaturita dalla roccia. "Quel cibo e quella bevanda provengono dalla roccia divina che seguiva il popolo, Cristo, che in essi donava lo Spirito Santo". 
    La Chiesa non si accontenta di commemorare l’istituzione dell’Eucaristia il giovedì santo ma festeggia nuovamente questo mirabile Mistero della fede oggi, con la festa del Corpus Domini, per poter meglio cogliere la grandezza del dono che le è stato fatto. Essa si comporta come colui che avendo ricevuto un tesoro, e avendolo portato con sè, si rimette a guardarlo per beneficiare meglio di quello che possiede, per goderne maggiormente
    Oggi il Buon Pastore delle anime nostre, l’Emmanuele sempre con noi fino alla fine del mondo, passa in mezzo a noi, sulle nostre strade, accanto alle nostre case come il buon Samaritano. Come incenso odoroso Egli passa... ogni ginocchio si pieghi al suo passaggio, ogni lingua gli renda la lode pura. 
    Pane e vino sono i due segni principali da cui parte la celebrazione eucaristica e le letture bibliche ci svelano il senso profondo del cibo e della bevanda che Dio offre all’umanità tutta.

    La manna della vita eterna
    (Vangelo: Gv 6,51-58)

    Il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni è una grande catechesi eucaristica. Siamo nella sinagoga di Cafarnao dove Gesù pronunzia il suo discorso sul pane di vita offrendo se stesso come unico pane che veramente da la vita, quella eterna, nuova manna che non perisce, quella che va cercata per non andare incontro alla morte. "Cafarnao - dice G. Ravasi - resta inscritta nella geografia dell’anima come la terra della suprema presenza sotto i segni del pane e del vino ... ma è anche il luogo dello scandalo nei confronti di un Dio che offre se stesso fino a donare carne e sangue". 
    Il segno massimo del dono di Dio è l’Eucaristia, sacramento della fede, fonte di vita e salvezza. La vita eterna è la vita di Dio in noi, la comunione con il Padre per mezzo di Cristo, nello Spirito. Per noi pellegrini sulla terra è possibile entrare nella vita divina mangiando la carne gloriosa del Figlio di Dio e bevendo il suo sangue sparso per la salvezza del mondo, "inapprezzabile e meraviglioso convito, che dona ai commensali salvezza e gioia senza fine".

    "Ricordati.... non dimenticare"
    (Prima lettura: Dt 8,2-3.14b-16a)

    Israele è in una situazione di grande benessere ma non può, non deve dimenticare il cammino che il Signore Dio gli ha fatto percorrere per quaranta anni nel deserto, nutrendolo di manna e di acqua, segni della Parola che esce dalla bocca di Dio. Ecco che questo testo del Deuteronomio viene definito come "comandamento per un tempo di benessere". Israele ha imparato, nel suo lungo peregrinare sotto la guida divina, che l’uomo non vive solo di pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Nel pericolo dell’autosufficienza risuona l’invito a "ricordarsi", a "non dimenticare" per vivere ancora nell’oggi l’evento salvifico che ha Dio per autore. Cibo e bevanda per Israele e per la Chiesa è sempre la Parola di Dio che nutre per la vita eterna.

    Siamo un corpo solo
    (Seconda lettura: 1 Cor 10,16-17)

    "Poichè c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo". Così san Paolo scrive alla comunità di Corinto divisa in molte fazioni. L’apostolo ci aiuta a divenire consapevoli delle esigenze concrete che derivano dal celebrare l’Eucaristia in cui diveniamo un solo Corpo con Cristo e tra di noi. Gli fa eco il bellissimo testo della Didachè che rivela mirabilmente il senso dell’essere e del fare Eucaristia:

    "Come i grani di frumento che sono germinati sparsi sulle colline, raccolti e fusi insieme, hanno fatto un solo pane, così, o Signore, fà di tutta la tua Chiesa, che è sparsa su tutta la terra, una cosa sola; e come questo vino risulta dagli acini dell’uva che erano molti ed erano diffusi per le vigne coltivate di questa terra e hanno fatto un solo prodotto, così, o Signore, fa che nel tuo sangue la tua Chiesa si senta unita e nutrita di uno stesso alimento".

    L’Eucaristia realizza l’unità della Chiesa nel perenne memoriale di ciò che il Signore ha fatto in quella Cena del dolore e dell’amore.

    Signore Gesù, il tuo Corpo ed il tuo
    Sangue sono il mistero che ci sostiene.
    Molto più del cibo di questa mensa tu sei
    il nostro nutrimento. Noi siamo poveri di
    risorse interiori, ma confidiamo
    nell'abbondanza nascosta nel tuo
    Sacramento. Abbiamo fame e sete di te,
    "pane vivo disceso dal cielo". Amen.

    Continua.......


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    Da: Soprannome MSN°63CaterinaInviato: 13/11/2003 18.49
    ......riportiamo le indicazioni del Direttorio su Pietà popolare e liturgia, Principi e orientamenti (cf pp 135-139) per la solennità del Corpo e Sangue del Signore. Oltre alle origini e al significato di questa festa vi sono indicazioni per la processione e l’Adorazione Eucaristica.....così da conoscere a da comprendere come si muove la Chiesa....

    La solennità del Corpo e Sangue del Signore

    160. Il giovedì che segue la solennità della santissima Trinità la Chiesa celebra la solennità del sacratissimo Corpo e Sangue del Signore. La festa, estesa nel 1264 da papa Urbano IV a tutta la Chiesa latina, da una parte costituì una risposta di fede e di culto a dottrine ereticali sul mistero della presenza reale di Cristo nell'Eucaristia, dall'altra fu il coronamento di un movimento di ardente devozione verso l'augusto Sacramento dell'altare. La pietà popolare, dunque, favorì il processo istitutivo della festa del Corpus Domini; a sua volta, questa fu causa e motivo del sorgere di nuove forme di pietà eucaristica nel popolo di Dio. Per secoli, la celebrazione del Corpus Domini è stata il principale punto di convergenza della pietà popolare verso l'Eucaristia. Nei secoli XVI-XVII, la fede, ravvivata dal bisogno di reagire alle negazioni del movimento protestante, e la cultura - arte, letteratura, folklore - hanno concorso a rendere vive e significative molte espressioni della pietà popolare verso il mistero dell'Eucaristia.

    161. La devozione eucaristica, così radicata nel popolo cristiano deve tuttavia essere educata a cogliere due realtà di fondo: - che supremo punto di riferimento della pietà eucaristica è la Pasqua del Signore; la Pasqua infatti, secondo la visione dei Padri, è la festa dell'Eucaristia, come, d'altra parte, l'Eucaristia è anzitutto celebrazione della Pasqua, ossia della Passione, Morte e Risurrezione di Gesù; - che ogni forma di devozione eucaristica ha un intrinseco riferimento al Sacrifico eucaristico o perché dispone alla sua celebrazione o perché prolunga gli orientamenti cultuali ed esistenziali da essa suscitati. Perciò il Rituale Romano ammonisce: "I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale".61

    162. La processione nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è, per così dire, la "forma tipo" delle processioni eucaristiche. Essa infatti prolunga la celebrazione dell'Eucaristia: subito dopo la Messa, l'Ostia, che in essa è stata consacrata, viene portata fuori dall'aula ecclesiale perché il popolo cristiano "renda pubblica testimonianza di fede e di venerazione verso il santissimo Sacramento".62 
    I fedeli comprendono e amano i valori insiti nella processione del Corpus Domini: essi si sentono "popolo di Dio" che cammina con il suo Signore proclamando la fede in lui, divenuto veramente il "Dio-con-noi". E’ necessario tuttavia che nelle processioni eucaristiche siano osservate le norme che ne regolano lo svolgimento,63 in particolare quelle che ne garantiscono la dignità e la riverenza dovuta al santissimo Sacramento;64 ed è pure necessario che gli elementi tipici della pietà popolare, come l'addobbo delle vie e delle finestre, l'omaggio dei fiori, gli altari dove verrà collocato il Santissimo nelle soste del percorso, i canti e le preghiere, "portino tutti a manifestare la loro fede in Cristo, unicamente intenti alla lode del Signore",65 e alieni da forme di competizione.

    163. Le processioni eucaristiche si concludono ordinariamente con la benedizione del santissimo Sacramento. Nel caso specifico della processione del Corpus Domini, la benedizione costituisce la conclusione solenne dell'intera celebrazione: al posto della consueta benedizione sacerdotale viene impartita la benedizione con il santissimo Sacramento. E' importante che i fedeli comprendano che la benedizione con il santissimo Sacramento non è un forma di pietà eucaristica a sé stante, ma è il momento conclusivo di un incontro cultuale sufficientemente prolungato. Perciò la norma liturgica vieta "l'esposizione fatta unicamente per impartire la benedizione".66

    L'adorazione eucaristica

    164. L'adorazione del santissimo Sacramento è una espressione particolarmente diffusa di culto all'Eucaristia, a cui la Chiesa vivamente esorta i Pastori e i fedeli. La sua forma primigenia si può far risalire all'adorazione che, il Giovedì Santo, segue la celebrazione della Messa nella Cena del Signore e la reposizione delle sacre Specie. Essa è altamente espressiva del legame esistente tra la celebrazione del memoriale del sacrificio del Signore e la sua presenza permanente nelle Specie consacrate. La conservazione delle sacre Specie, motivata soprattutto dalla necessità di poter disporre di esse in ogni momento per amministrare il Viatico agli infermi, fece sorgere nei fedeli la lodevole consuetudine di raccogliersi davanti al tabernacolo per adorare Cristo presente nel Sacramento.67 Infatti, "la fede nella presenza reale del Signore conduce naturalmente alla manifestazione esterna e pubblica di quella fede medesima (...). La pietà, dunque, che spinge i fedeli a prostrarsi presso la santa Eucaristia, li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di colui che con la sua umanità infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo Corpo. Trattenendosi presso Cristo Signore, essi godono della sua intima familiarità e dinanzi a lui aprono il loro cuore per loro stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da quel mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. Alimentano quindi così le giuste disposizioni per celebrare, con la devozione conveniente, il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel Pane che ci è dato dal Padre ".68

    165. L'adorazione al santissimo Sacramento, in cui convergono forme liturgiche ed espressioni di pietà popolare di cui non è facile distinguere nettamente i confini, può rivestire diverse modalità:69 
    - la semplice visita al santissimo Sacramento riposto nel tabernacolo: breve incontro con Cristo suggerito dalla fede nella sua presenza e caratterizzato dall'orazione silenziosa;
    - l'adorazione dinanzi al santissimo Sacramento esposto, secondo le norme liturgiche, nell'ostensorio o nella pisside, in forma prolungata o breve;70
    - la cosiddetta Adorazione perpetua e quella delle Quaranta Ore, che investono un'intera comunità religiosa, o un'associazione eucaristica, o una comunità parrocchiale, e forniscono l'occasione per numerose espressioni di pietà eucaristica. Per questi momenti di adorazione i fedeli dovranno essere aiutati a servirsi della Sacra Scrittura quale impareggiabile libro di preghiera, a utilizzare canti e preci idonee, a familiarizzarsi con alcune strutture semplici della Liturgia delle Ore, a seguire il ritmo dell'Anno liturgico, a sostare in preghiera silenziosa. In tal modo essi comprenderanno progressivamente che durante l'adorazione del Santissimo Sacramento non si devono compiere altre pratiche devozionali in onore della Vergine Maria e dei Santi.72 Tuttavia, per lo stretto vincolo che unisce Maria a Cristo, la recita del Rosario potrebbe aiutare a dare alla preghiera un profondo orientamento cristologico, meditando in esso i misteri dell'Incarnazione e della Redenzione.73

    Note

    61 RITUALE ROMANUM, De sacra communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, Editio Typica, Typis Polyglottis Vaticanis 1973, 80.
    62 Ibid, 101; cf CIC, can 994.
    63 Cf RITUALE ROMANUM, De sacra communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, cit, 101-108.
    64 Cf Ibid, 101-102.
    65 Ibid, 104.
    66 Ibid, 81.
    67 Cf PIO XII, Lettera enciclica Mediator Dei, in AAS 39 (1947) 568-572; PAOLO VI, Lettera enciclica Mysterium Fidei, in AAS 57 (1965) 769-772; S. Congregazione dei riti, Istruzione Eucharisticum mysterium, nn 49-50, in AAS 59 (1967) 566-567; RITUALE ROMANUM, De sacra communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, cit, 5.
    68 S. CONGREGAZIONE DEI RITI, Istruzione Eucharisticum mysterium, nn 49-50.
    69 Sulle indulgenze concesse all’adorazione e processione eucaristica, cf EI, Aliae concessiones, 7, pp 54-55.
    70 Cf RITUALE ROMANUM, De sacra communione et de cultu mysterii eucharistici extra Missam, cit, 82-90: CIC, can 941
    71 Cf CIC, can 942.
    72 Cf Risposta al dubium sul n 62 dell’Istruzione Eucharisticum mysterium, in Notitiae 4 (1968) pp 133-134; circa il Rosario vedi la nota seguente.
    73 Cf PAOLO VI , Esortazione apostolica Marialis Cultus, 46; Lettera della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti (15.1.1997), in Notitiae 34 (1998) 506-510; si veda anche il rescritto della Penitenzieria Apostolica dell’8 marzo 1996, in Notitiae 34 (1998) 511

    ......... 

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    (Teofilo)
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    00 10/7/2009 5:53 PM
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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/11/2003 11.12
    L'EUCARESTIA:
    luogo di abitazione
    e di insegnamento di Gesù, il Maestro, Via e Verità e Vita
    Don Alberione fu sempre molto chiaro sul bisogno di essere fedeli alla visita eucaristica: “I modi di fare la Visita al Santissimo sono tanti, ma il primo modo è di farla, e il secondo modo è di farla; il terzo è ancora di farla, perché, dice san Francesco di Sales, se mi chiedete il modo di camminare, bisogna che vi dica: muovi prima un piede, poi l’altro, poi di nuovo il primo, eccetera.
    Alberione spiega bene il senso della visita raccontando il passo biblico dei due discepoli di Giovanni Battista che cominciano a seguire Gesù:
     “Rabbi (che vuol dire Maestro), dove abiti?”.
    Egli rispose loro: “Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove abitava; e rimasero presso di lui quel giorno. I due divennero discepoli ed apostoli, uno fu Giovanni Evangelista, l’altro (Andrea) per prima cosa condusse a Gesù il fratello, Pietro. Ecco la prima visita a Gesù ...li trasformò. Fu il primo modello di Visita. Indica i preziosissimi frutti che la Visita a Gesù produce in un’anima...così il Paolino, l’apostolo... con belle Visite avranno luce, conforto, grazia, gaudio, perseveranza, santità..."
    Il Tabernacolo dentro il quale è racchiuso il Mistero della totale donazione di Dio; del "Dio-con-noi", diventa così la fonte, una delle fonti che racchiude in sè il Mistero ma anche la realtà dell'incontro IMMEDIATO  con Dio!
    1) Rabbi (che vuol dire Maestro), dove abiti?”.
    2) Egli rispose loro: “Venite e vedrete”.
    3) Andarono dunque e videro dove abitava
    Il "Maestro" per eccellenza e che il Cristo Signore, abita un pò ovunque: nelle mense dei poveri, nelle case disagiate, fra i barboni, accanto ai letti degli ammalati, fra i popoli oppressi....e questo perchè NESSUNO possa dire "che il Cristo appartiene a qualcuno" in particolare. Egli è la dove "due o più persone si riuniscono nel suo Nome", Egli ci ha insegnato che "si adora Dio in spirito e verità". Nel Tabernacolo c'è tutto questo: un Dio-con-noi che si è fatto Cibo e bevanda di salvezza, che nonostante la preziosità del luogo in cui viene "Conservato" Egli si presta ALL'ATTESA che qualcuno lo vada "a cercare", ad adorare,  A SAZIARSI in tutti i sensi. Nel Tabernacolo si adora Dio in "spirito e verità".
    La vera e più fruttuosa adorazione davanti al Tabernacolo non è solo fatta di preghiera vocale, ma si prediliga LA LETTURA DEI TESTI SACRI, si scelga un tema, lo si legga e si resti poi in silenzio affinchè Dio possa istruire colui "che ha fame e sete della verità".
    Diceva don Alberione:
    " L’adorazione eucaristica o Visita assomiglia a una scuola, ma una scuola speciale, con Gesù Maestro come divino insegnante, che ci riempie di gioia e di saggezza: “L’ora di Visita, l’adorazione, non si deve mai tralasciare...Il privilegio, il gran dono della Congregazione è proprio l’ora di adorazione. La Visita ci porta ad un progresso abituale, continuato, quotidiano... la pace tra gli uomini e negli uomini si realizza a misura che l’umanità entra nella scuola di Gesù Maestro, Via, Verità e Vita. Il Maestro divino questa scuola l’ha aperta nella grotta di Betlemme quando, - deposto nella Mangiatoia - i Pastori e Re dell'Oriente vanno - per adorarlo -; l’ha continuata a Nazareth, nella vita pubblica, nella vita dolorosa, nella vita gloriosa; la continua nel Tabernacolo a vantaggio di ogni generazione che non ha avuto il privilegio di vederLo e di sentirLo, tuttavia Egli ha promesso "Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" e Lui solo che ha parole di vita autentica e che è la Verità assoluta, non può mentirci, allora il quadro generale che si delinea è il seguente:
    1) Rabbi (che vuol dire Maestro), dove abiti?”.
    2) Egli rispose loro: “Venite e vedrete”.
    3) Andarono dunque e videro dove abitava
    e ci aggiungiamo, perchè:
    4) Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo
    L’adorazione eucaristica è come andare da una persona cara: “La Visita anzitutto non è un complesso di preghiere, è proprio “la Visita”, come se si andasse a trovare una persona cara, per esempio la mamma, e allora si fa uno scambio di saluti, uno scambio di notizie, uno scambio di doni, di promesse, eccetera. La Visita ha lo scopo di stabilire la nostra vita in Cristo Gesù, e cioè vivere in Gesù, per Gesù, con Gesù.."
    Quando passiamo per la strada e ci capita magari di passare davanti la casa di un amico non ci viene forse il desiderio di provare a vedere se c'è? Forse non lo vediamo da molto tempo, ecco che suscita in noi magari il desiderio di sapere come sta, se forse ha bisogno di qualcosa, e così si attiva un meccanismo stupendo: il desiderio dell'incontro!
    Così deve essere per noi quando passiamo davanti una Chiesa, questo passare davanti deve suscitare in noi il DESIDERIO DELL'INCONTRO con Gesù. Forse non siamo andati per molto tempo a trovarLo, forse stiamo in un periodo critico, forse siamo anche inquietati dalle cose della vita, ecco che deve scattare in me il desiderio dell'incontro con un Amico un pò speciale, ma pur sempre Onnipotente "DIO".....Entrate, anche se non lo fate da molto tempo e sedetevi!
    Non fate altro, lasciate che sia Lui a parlarvi se non sapete cosa dire, se non vi siete preparati all'incontro....Non vi aspettate tutto al primo impatto, Egli non vuole shoccarvi, vuole solo AMARVI.....vuole infondervi innanzitutto PACE, la Sua di Pace!
    I primi cristiani, dopo l'Eucarestia che ancora non veniva conservata nel Tabernacolo, ne avvertivano l'esigenza, non se ne andavano subito, ma restavano li fermi a cantare, perchè convinti che Cristo fosse ancora li dopo essersi dato in Cibo di salvezza. Quando si rifugiavano durante le persecuzioni, restavano attorno all'Altare dove si era consumato il Sacrificio perfetto, perchè da li traevano la forza e il coraggio, s'inginocchiavano davanti all'Altare e restavano in attesa degli eventi, abbracciati l'uno all'altro.
    Don Alberione dà una lunga lista di paragoni che aiutano a capire cos’è l’adorazione eucaristica del Divin Maestro: “La visita è un incontro dell’anima e di tutto il nostro essere con Gesù. E’ la creatura che s’incontra con il Creatore. E’ il discepolo presso il divin Maestro. E’ l’infermo con il Medico delle anime. E’ il povero che ricorre al Ricco. E’ l’assetato che beve alla Fonte. E’ il debole che si presenta all’Onnipotente. E’ il tentato che cerca il Rifugio sicuro. E’ il cieco che cerca la Luce. E’ l’amico che va dal vero Amico. E’ la pecorella smarrita cercata dal divino Pastore. E’ il cuore disorientato che trova la Via. E’ lo stolto che trova la Saggezza. E’ la sposa che trova lo Sposo dell’anima. E’ il nulla che trova il Tutto. E’ l’afflitto che trova il Consolatore. E’ il giovane che trova orientamento per la vita. E’ il segreto per la trasformazione nostra in Cristo: “vive in me Cristo” (Gal 2,20). La Visita vera è un’anima che pervade tutte le ore, le occupazioni, i pensieri, le relazioni, eccetera. E’ una linfa di corrente vitale, che su tutto influisce, comunica lo spirito anche alle cose più comuni. La vita si trasforma in preghiera, la preghiera dà la vita..."

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    Consiglia Elimina    Messaggio 10 di 18 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/11/2003 11.42
    Ancora don Alberione insegna: nella relazione col Maestro Divino non conta pensare cose sublimi o fare chissà quali pensieri: “Quanto giova alle volte stare in contemplazione davanti al tabernacolo, senza sforzarsi di pensare a cose alte! Dire a Gesù semplicemente: Tu sei il mio Maestro, mi hai dato l’esempio, io voglio fare come hai fatto tu.’ L’incontro col Maestro nell’Eucaristia è utile nelle difficoltà: " Il mezzo più efficace per trovare vie d’uscita nelle nostre difficoltà è sempre la preghiera. Può darsi che si cerchi per mesi e mesi una soluzione e non si riesca a trovarla: si vada allora davanti al Tabernacolo, si abbia questo coraggio nell'osare ciò che per altri è bigottismo, idolatria, sciocchezza, si provi prima di parlare e di negare la verità di questo grande mistero". La relazione personale con Gesù Maestro nella visita eucaristica prende tutta la persona: ‘La devozione al Maestro divino non è una devozione accessoria, non è bigottismo giacchè il Maestro ci dice "Chi si vergognerà di Me, anch'io mi vergognerò di lui!": dal Tabernacolo veniamo investiti in tutta la nostra vita spirituale, in tutti i nostri studi, in tutto il nostro apostolato, in tutta l’attività esterna: tutto, e quando dico TUTTO, intendo quell'affermare l'insegnamento di Gesù "Adorare Dio in spirito e Verità":
    1) Nel Tabernacolo Dio è presente mediante la potenza del Suo santo Spirito;
    2) Nel Tabernacolo Dio è presente in tutta Verità!
    Non vi è altro da dire, nè altro da aggiungere, se non arrivi a capire questo chiediti tu stesso se forse non stai tralasciando qualcosa, se forse non sei distratto da qualcos'altro, se forse la tua ricerca di Dio non abbia secondi fini, se forse sei così superbo da pensare che il tuo grande peccato possa essere una barriera, certo è superbia pensare che Gesù non si riveli a causa dei peccati. Ci sono anime convinte di essere persone umili limitando il loro incontro con il Tabernacolo perchè non si ritengono degni: non è umiltà, è superbia, è istigazione demoniaca che fa apparire buono ciò che buono non è, la vera umiltà consiste nell'andare davanti a Dio anche nella situazione indegna di peccatori perchè è li che avremmo i maggiori risultati: quando la vera umiltà ci farà depositare ai piedi del Tabernacolo ogni nostra miseria quale dono della nostra fragilità umana. Tuttavia questo è un esercio costante che mai deve mancare nella nostra giornata, una visita anche di dieci minuti, poi sarà di quindici, poi di venti, fino a quando passata un'ora diremo con i discepoli "Signore come è bello, non andiamo via, faremo delle tende e dormiremo qua...." Ecco che se cominci a sentire nostalgia nonostante i tuoi peccati, allora un primo incontro è avvenuto, e gli altri saranno più ricorrenti perchè non siamo noi ad istruirci, ma il Maestro che è li presente, vivo e vero, "in spirito e verità"!
    Se tu, anima benedetta, interrompi una medicina che il medico ti ha dato e la tua malattia peggiora, non potrai ritenere il tuo medico responsabile del tuo peggioramento, così è davanti al Tabernacolo, il Medico è Gesù, se interrompi la tua visita giornaliera, non prendertela con Lui se la tua situazione spirituale precipita!
    Ci sono anime benedette che non trascurano di comprarsi il giornale quotidiano (o massaie che comprano il latte ogni mattina),  e che s'impongono con solerzia di leggerlo ogni giorno, poi dimenticano che al Padre Nostro chiediamo "il Pane quotidiano", cosa vuol dire quel "quotidiano" se non che ogni giorno abbiamo la necessità di nutrirci di Lui per la crescita e la sanità del nostro spirito?
    Se allora il Tabernacolo non ci dice proprio nulla, proviamo prima ad eliminare ogni ostacolo che anche inconsapevolmente abbiamo posto  fra noi e Lui e ritentiamo, ogni giorno, ogni giorno ".

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    Consiglia Elimina    Messaggio 11 di 18 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/11/2003 12.10
    Infine per oggi...sennò poi è troppo......, vi lascio una Omelia di Mons. Tadini, morto in odore di santità.....proclamato Beato il 3 ottobre 1999 leggetela perchè è stupenda.....
    L'EUCARESTIA

    Omelia 

    L'EUCARESTIA

    Benché il sole sia sempre ammirabile in cielo per la sua gran luce e per i suoi benefici influssi, non mai però è più mirato e più ammirato dal mondo come quando si eclissa, e si oscura.... Or benché Iddio, Sole unico e trino della Divinità, si sia mostrato sempre ammirabile in tutti i suoi attributi ed in tutti i benefici più rilevanti che ha fatto al mondo, tanto più deve ammirarsi da noi quando istituì la SS.ma Eucarestia ed in essa in certa maniera, si eclissò e si nascose sotto i sacri accidenti.

    Oh che gran meraviglia fu questa, con cui parve che Iddio mettesse l’ultimo confine alla carità sua infinita verso l’uomo! Parve che Ei si occultasse sotto gli Azzimi sacri, ma allora appunto svelò meglio tutte le sue divine perfezioni! Svela la sua onnipotenza, per i miracoli che l’Eucarestia contiene. Svela la sua sapienza per il modo ammirabile con cui si comunica all’uomo, svela la provvidenza, con cui soccorre ai nostri bisogni, ma sopra ogni altro svela la sua carità per gli eccessi di benignità che il Signore ci dimostra in questo Sacramento....

    Ora a me succede come a Mosè sul monte Oreb, quando egli voleva accostarsi al misterioso roveto che andava tutto in fiamme, senza abbruciarsi, e sentì di colà la voce di Dio che disse: fermati, non ti accostare, levati i calzari dai piedi che questa terra è santa. Mosè allora si prostrò a terra, si coprì con ambe le mani il volto e non ardiva alzare un occhio a mirare Iddio in quel roveto nascosto. E potrò io apprestarmi a Dio velato sotto sì gran mistero? Oserò io parlarne, e parlandone che ne potrò mai dire, quando Crisostomo lo chiama Sacramento ineffabile, S. Cirillo incomprensibile, S. Tommaso inesplicabile? Con tutto ciò siccome Gesù Cristo è qui tutto amabilità e dolcezza e si contenta, anzi vuole che conosciamo la finezza dell’amor suo infinito verso di noi, pieni di riverenza e di fede, mettiamoci pure ad esaminare le immense grandezze che in sè contiene questo gran Sacramento …

    …A Salomone dopo aver fabbricato il Tempio gli pareva impossibile potesse abitarvi Dio. Or che direbbe vederlo adesso non solo abitare, ma stare dentro l’uomo? E a quali uomini dispensa egli questo incomparabile favore? Forse solo ai Papi? ai re, ai Santi? Tutti, poveri e miserabili.., va a trovarli negli ospedali, nelle carceri, nei tuguri e perché ognuno goda sceglie materia più ovvia e dà a tutti i Sacerdoti la potestà. Di più si contenta di star chiuso... perché vadano in ogni ora a trovarlo. Qual re farebbe, non dirò altrettanto, ma la metà per i suoi vassalli? E poi... comunicarsi anche alle anime tiepide, indisposte, peccatrici, sacrileghe, poiché povertà e miseria non spiacciono a Dio
    ma tiepidezza e malvagità gli sono abominevoli -. Ed è giunto a pascere con le sue carni divine e a dissetare col suo sangue anche i peccatori più ingrati …

    Dio per dar se stesso a noi adopera e unisce insieme tanti e sì stupendi miracoli, che può ben dirsi come lo chiamò in spirito il santo profeta Davide, un memoriale, un compendio di tutte le opere più meravigliose che abbia mai fatto...

    .....E’ certo che la liberalità nel donare è contrassegno di amore di chi dona verso chi riceve il dono, e quanto più è grande e prezioso il dono altrettanto è più sicuro l’amore. Questa verità però che può fallire nell’uomo, che tante volte è diretta da fini interessati, ambiziosi e perversi, non può mancare in Gesù Cristo che è la stessa verità per essenza. Or bene chi sarà capace di misurare l’amore di Gesù Cristo mostratoci nella santa Eucarestia?

    Che cosa ci dona? Forse pane che nutrì 5000 nel deserto, forse vesti che santificò col suo tatto? Sarebbero doni preziosissimi
    qual pregio il sudano dove è impresso volto’…. Ma ben altro.

    Gesù Cristo sotto le speci del pane e del vino ci dà tutto se stesso, corpo, sangue e anima….

    E che può mai l’uomo desiderare più di questo! Sorte invidiabile per Maddalena, lavare i piedi di Gesù. Maggior per Tommaso che con un dito toccò le piaghe. Più ancora per Giovanni che poté adagiare il capo sul petto di Gesù. Ma che è mai questo in confronto al ricevere Gesù Cristo mentre possiamo dire: Tutto Dio è fatto mio, tutto Dio sta dentro di me.

    E notate o miei cari il tempo in cui ci fece questo dono.

    Non quando il popolo gli correva dietro.... Non quando il popolo lo acclamava... Non quando entrò in Gerusalemme…

    Ma quando si tramava alla sua morte…

    E non solo la grandezza del dono, e la circostanza del tempo ci provano l’eccesso dell’amore di Gesù nella santa Eucarestia, ma pure il modo da Lui pensato nell’istituzione di questo Sacramento. Chi non vede che per istituirlo gli convenne sorpassare con un cumulo di prodigi tutte le leggi della natura, impiccolendo la sua sovrana grandezza, eclissando la sua infinita maestà, e nascondendo la sua gloria sotto il velo di pochi oscuri accidenti?

    MOLTIPLICAZIONE DEI PANI

    Gesù riempita tutta la Galilea della fama dei suoi prodigi, aveva ispirato ai popoli una grande fiducia nell’efficacia del suo potere e nella tenerezza della sua bontà, che non poteva più in nessun luogo mostrarsi senza che quei popoli non accorressero a Lui in gran folla da tutte le parti. Per cui non ci dobbiamo meravigliare se, come racconta san Giovanni nel suo Evangelo al capitolo 6, appena ebbe il Signore valicato il mare di Tiberiade, noi lo vediamo tosto, attorniato da una moltitudine immensa di popolo. Questa gente sapeva per prova i grandi miracoli che il Salvatore aveva operato a pro di tanti infermi, ed era sempre certa di ottenerne dei nuovi. Invano perciò Egli si ritira sul prossimo monte: non si era ancor posto un istante a sedere in compagnia dei discepoli, che alzando gli occhi si vide attorniato da un gran popolo. Erano circa 5.000 uomini; il sole declinava e si faceva sera. L’occasione parve propizia a Gesù che per mezzo d’un miracolo voleva prepararci a crederne a un altro ancor più strepitoso. Onde si rivolse a Filippo dicendo:
    - Come faremo a comperare il pane per satollare tanta gente?- In verità - o Signore - risponde Filippo - duecento denari non basterebbero per dame un pochino a ciascuno. – Eppure - riprende Gesù - questa gente bisogna che mangi.-Allora Andrea si fece avanti a dire: - E’ qui un fanciullo che ha seco cinque pani e due pesci; ma questo che cosa è mai per tanta gente?- Bene - soggiunse Gesù - portate a me quei pani e quei pesci e fate sedere tutto questo popolo.

    Come tutti ebbero preso posto G. Cristo prese quei pani, alzando gli occhi al cielo e rendendo grazie al suo Divin Padre lo benedice, lo spezza e comincia a passarlo agli Apostoli, perché gli Apostoli lo distribuiscano al popolo. E, oh ammirabile portento! Questo pane benedetto ed infranto dal Signore si moltiplica nelle sue mani divine. Sempre egli ne porge agli Apostoli, e gli Apostoli ne danno sempre al popolo, e le mani del Signore e degli Apostoli ne sono sempre colme.

    Lo stesso fa pure dei pesci; li prende in mano, li benedice, li divide, li moltiplica e dagli Apostoli li fa distribuire al popolo, sicché tutta quella gran turba non solo mangiò del pane e del pesce prodigioso ma ne rimase mirabilmente confortata e satolla. Allora riprese a dire il Signore ai discepoli:
    - Via raccogliete tutto ciò che è avanzato perché non vada a male.- E si riempirono dodici cesti fino al colmo; eppure non erano stati che cinque pani e si era di già saziato un gran popolo. Attonita ne resta la moltitudine davanti a sì grande prodigio. Ella è fuori di sé dalla meraviglia. E questo deve succedere anche a noi. Portentoso è il miracolo. Ma non dobbiamo fermarci alle meraviglie, dobbiamo penetrare più dentro e vedervi il fine per il quale fu operato. Gesù Cristo volle disporre la nostra fede a credere a un altro portento ancor più meraviglioso qual’è quello della santa Eucarestia.

    Narra san Giovanni che il giorno dopo in cui il Signore con cinque pani satollò quasi dodicimila persone, mentre i Giudei erano ancora sotto l’impressione di questo portento e avevano, dirò così, in bocca il sapore del pane miracoloso, Gesù Cristo vedendoseli ancora intorno, disse: - In verità io conosco donde venga questo vostro trasporto per me; è tutto interessato e terreno. Voi mi cercate non già perché i miracoli che mi avete veduto fare vi hanno fatto credere in me; ma perché avete mangiato il mio pane e ne siete stati soddisfatti e satolli. Vi avverto però a procurarvi prima che il cibo del corpo il cibo dell’anima, prima che il cibo materiale onde vivere nel tempo, l’alimento spirituale che vi farà vivere per l’eternità, ed io ve lo darò questo cibo misterioso; poiché colla moltiplicazione dei pani il Padre mio ha voluto darvi come il suggello ed il pegno del pane spirituale e divino che io vi prometto.

    Notate quanto magnifica e preziosa è questa espressione del Salvatore per farvi conoscere che il miracolo della moltiplicazione dei pani è la figura del miracolo ancor più grande della moltiplicazione del suo SS.mo Corpo nell’Eucarestia. Il Padre celeste mise il sigillo. Il sigillo serve e a darci l’impronta, e ad autenticarci le carte sopra cui s’imprime. Dunque col mettervi il sigillo ce ne diede la figura, l’immagine e insieme la prova della verità. Ha voluto che il pane materiale gratuitamente dispensato ad un popolo intero nel deserto, fosse la somiglianza di un pane incorruttibile, eterno, immortale che Egli darebbe agli uomini nel deserto di questa vita. Ed infatti questo pane che conservando la sua unità sazia dodicimila persone rimane intero; un pane dico che, dopo essere stato mangiato da una sì grande moltitudine, non si consuma ma resta, sussiste ancora.

    Quale immagine più fedele, quale figura più espressiva dell’Eucarestia nella quale il Corpo SS.mo di Gesù pane spirituale, celeste e divino, restando incorruttibile né soffrendo diminuzione e spartimento di sorta alcuna conserva la sua unità, la sua integrità e serve a saziare tutto il popolo cristiano. Oh bella figura che ci rende sì chiaro ed evidente il miracolo della moltiplicazione del suo Corpo. Inoltre non creò dal nulla un nuovo pane, ma moltiplicò lo stesso e medesimo pane che dagli Apostoli aveva ricevuto. E così nell’Eucarestia, non aveva già Egli nuovi Corpi uguali al suo, ma moltiplica il suo medesimo corpo in tutte le ostie. Come le dodicimila persone saziate col pane miracoloso non si cibarono d’un pane fantastico e immaginario, ma di quel pane medesimo che il fanciullo portava seco apprestato dagli Apostoli e moltiplicato da Gesù, così i fedeli nell’Eucarestia non prendono un corpo ideale somigliante, ma lo stesso identico Corpo del Signore moltiplicato dalla stessa potenza Divina che moltiplicò il pane. E perciò questa moltiplicazione fu ancora una prova autentica della verità dell’Eucarestia....

    ...Un Dio prigioniero nel Tabernacolo è tale prodigio che tiene sospesi i Cherubini con le ali.

    Gesù che discende obbediente si immola. Noi Io vediamo tutti i giorni nella 5. Messa.... E quell’uscire dal Tabernacolo per entrare nel nostro petto è cosa sì stranamente nuova che al primo udirlo gli Apostoli rimasero atterriti
    Maestro noi mangiare vostre carni?...…Chi è là in quell’ostia? Un principe abbandona la reggia e sta in carcere. Un Dio lascia il trono e si fa prigioniero e dai cancelli invita: devo parlarvi di me - abbiate fiducia - venite soli, - a piene mani parlatemi di voi – esponete - querelatevi - sono Padre, insistete - battete - non cessate neanche quando intimerò di perdere gli empi - Cederò.

    La madre pensa al bambino, lo sposo alla sposa; ma Gesù li sorpassa nel voler star con noi. E così muore, vuoi stare insieme perché madre, perché fratello. Rompiamo il velo, perché vuoi star con noi, ma noi non siamo buoni. Oh mistero!

    Può la mente fissarsi un istante e non perdersi? Può il cuore sentire questo amore e non fremere? Là è Gesù che ripete come alla Samaritana
    - se tu sapessi il dono di Dio - Parliamo di Lui, ci sente, ci vede, e quella certa commozione che proviamo è Gesù che ci parla. I discepoli di Emmaus dicevano che a parlar con questo pellegrino si ha gioia - non volevano staccarsi, non sapevano di parlare con Gesù, non io conobbero.

    Gesù ci vede, ci sente, ma che dico, noi formiamo l’unico suo pensiero e premura, il nostro amore lo trattiene La nostra vicinanza lo incatena

    Non stanchiamoci di contemplare il mistero che non è solo d’amore ma d’umiliazione, Ieri ammirammo la sua umiliazione nel nascondersi sotto le sembianze di un bambino, ma lì c’era qualche cosa:  si scorgeva la vita. Là nell’ostia gli batte il cuore, la mente pensa sia ben quello che si mostrò tante volte sotto le sembianze di un tenero bambinello; tanti santi ebbero la gioia di vederlo.

    Si, Gesù vive glorioso, ma fa un miracolo perché al di fuori non compaia nessun segno di vita e qui consuma il maggior dei prodigi per nascondersi.

    Sapete trovare dove Dio si nasconde in terra più che nell’Eucarestia? in nessun luogo è così nascosto come nell’Eucarestia. Perché altrove è un Dio che intima legge, qui è un Padre che sfoga il suo amore, altrove vuoi far dei credenti, qui siede per aver degli amanti; altrove è vita di potenza e di gloria, qui d’amore e d’umiliazione.


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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/11/2003 15.08
    E' vero...non mantengo le promesse......, avevo detto che era l'ultimo per oggi, ma sto riordinando alcuni testi e questo credo che in fondo possa completare il quadro di quanto è stato inserito....leggete cosa scrive Padre Amorth (preso dal Libro "Dialogo con un esorcista")....due battute durante UN ESORCISMO, ma eloquenti le risposte......

    “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse: “In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. (Gv. 6,51) “Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede ai discepoli dicendo: “Prendete e mangiate; questo è il mio corpo”. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”. (Mt. 26,2)

    Esorcista: "Perché è importante adorare l'Eucarestia?

    Demonio: "Tutto!"

    Esorcista: "E' importante quindi perché si ottiene tutto? Perché Gesù è vero che è presente come 2000 anni fa? Rispondi in nome di Dio Onnipotente e della Madre della Verità!".

    Demonio: "Sìì!"

    Padre Amorth spiega le risposte: "Uno dei segni più forti che il Signore ha dato ai nostri tempi della sua presenza reale nell'Eucarestia è quello della mistica francese, Marthe Robin, che visse per 50 anni nutrendosi esclusivamente dell'Eucarestia e posta sotto severi controlli medici dei quali abbiamo vasta documentazione. Il Signore ha dato questo segno alla Chiesa del nostro tempo: dal mese di ottobre del 1930 fino al mese di febbraio del 1981, proprio in questi anni in cui l'Eucarestia ha subito un declino a causa di quanti insegnano l'errore, Marthe Robin non mangiò niente, non si nutrì eccetto che della comunione settimanale…" E qui bisogna fare un' osservazione, e cioè come tante volte i cristiani non capiscano il valore enorme dell'Eucarestia sorridendo con sufficienza e presa in giro a chi recita il Santo Rosario o legge quotidianamente la Bibbia. Eppure tutta la Bibbia insegna ad amare il prossimo, il Santo Rosario è la massima espressione della misericordia di Dio in un compendio evangelico e l'Eucarestia fa abitare dentro di te Dio, che è Amore. Se anche i demoni la temono, vuol dire che abbiamo del materiale su cui riflettere!

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    00 10/7/2009 5:54 PM
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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/11/2003 10.12
    Premetto quanto segue:
    ben 11 Padri della Chiesa......parlano a favore dell'Eucarestia così come ci tramanda la Chiesa......mi chiedo quali prove possono portare gli evangelici Pentecostali a favore della loro negazione......
    La Didascè.....che è se vogliamo il primo Documento (se pur anonimo) della giovane Chiesa...ed è una sorta di CATECHESI al di fuori della Bibbia la quale non era ancora stata raccolta in un Canone.....è molto citata e ritenuta un opera valida da parte di alcuni Evangelici...essa è appunto una preziosità per noi perchè è del primo secolo dopo la morte degli Apostoli.....sull'Eucarestia dice quanto segue, la numererò per facilitarvi le citazioni, in blu le mie riflessioni:

    Didachè, 14.9-10

    1) Il giorno del Signore, riunitevi; spezzate il pane e rendete grazie: però dopo aver confessato i vostri peccati, affinché il vostro sacrificio sia puro.

    Sacrificio PURO, quindi accenna al fatto che tale sacrificio possa essere IMPURO, già da qui si elimina il concetto dell'Eucarestia quale SIMBOLO perchè decadrebbe il concetto di puro e impuro...Dice nel "giorno del Signore", non dice quindi "quando vi sarete messi d'accordo" come avviene fra molti evangelici i quali non tutte le domeniche fanno l'Eucarestia! 

    2) Chiunque ha qualche dissenso con il suo vicino, non si unisca a voi, prima che essi non si siano riconciliati, altrimenti il vostro sacrificio sarebbe profanato.

    Un sacrificio che rischia LA PROFANAZIONE.....vi è implicita dunque LA SACRALITA', se l'Eucarestia fosse solo significativa e non contenesse Gesù Vero, parlare di profanazione SAREBBE ILLOGICO, altrimenti si corre il rischio DI FARE DI QUEL PANE, NON contenente veramente Gesù.... UNA IDOLATRIA.....

    3) Infatti di questo sacrificio il Signore ha detto: In ogni luogo e in ogni tempo mi viene offerto un sacrificio puro, perché io sono un grande re - dice il Signore - e il mio nome è ammirabile tra le genti (Ml 1,11.14).

    E' quanto ha fatto e continua a fare  la Chiesa da 2000 anni, qualche evangelico può contestarlo? Può in coscienza dire che dal tempo della prima Chiesa in cui è stata scritta questa Didascè e fino all'arrivo degli Evangelici la Chiesa ha offerto al mondo un sacrificio FALSO?

    4) Riguardo poi all'eucaristia farete il ringraziamento in questo modo.
    Anzitutto sopra il calice:
    "Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la santa vite di Davide tuo servo [secondo alcuni significa Gesù, secondo altri la Chiesa, e secondo altri, ancora, il vino consacrato], che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo tuo servo. A te sia gloria nei secoli. Amen".
    Poi sopra il pane spezzato:
    "Ti ringraziamo, o Padre nostro, per la vita e per la conoscenza che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo tuo servo. A te sia gloria nei secoli. Amen. / Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto è diventato una cosa sola, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno: perché tua è la gloria e la potenza per mezzo di Gesù Cristo nei secoli. Amen".

    L'autore ignoto della Didascè parla di PREGHIERE DA RIVOLGERE, mentre questo modo di imparare preghiere ci viene puntualmente rimproverato.....Attenzione anche all'aspetto DELL'UNITA': Così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra! Ed è l'Eucarestia il punto di raccolta, il centro attorno al quale si muove tutta la Chiesa....

    5) Nessuno mangi o beva della vostra eucaristia, se non i soli battezzati nel nome del Signore, poiché egli ha detto: Non date le cose sacre ai cani (Mt 7,6).

    Interessante......NON DATE LE COSE SACRE AI CANI.....una volta ho sentito di alcuni evangelici che quando il loro pane usato per la Santa Cena avanza in eccesso.......VIENE DATO ANCHE AI CANI O ALLE GALLINE...... Appare chiarissimo che NON stiamo parlando della medesima Eucarestia altrimenti due sono le cose: a) o gli evangelici stanno commettendo un SACRILEGIO, ma non è così dal momento che NON credono nella presenza di Cristo; b) oppure, come da risposta a) essi HANNO INVENTATO UNA SECONDA EUCARESTIA....che però non è questa descritta nella Didascè......qualche evangelico può smentire queste spiegazioni?

    6) Dopo esservi saziati ringraziate così: "Ti ringraziamo, o Padre santo, per il tuo santo nome, che hai fatto abitare nei nostri cuori, e per la sapienza, la fede, l'immortalità che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo tuo servo. A te sia gloria nei secoli. Amen. / Tu, Signore onnipotente, hai creato tutte le cose a gloria del tuo nome e hai dato ai figli degli uomini cibo e bevanda perché ti lodino; ma a noi hai fatto la grazia di un cibo e di una bevanda spirituale e della vita eterna per opera di Gesù il servo tuo. / Anzitutto ti ringraziamo perché sei potente. A te sia gloria nei secoli. Amen. / Ricordati, o Signore, della tua Chiesa, liberala da tutti i mali, rendila perfetta nel tuo amore, riuniscila dai quattro venti santificata, nel tuo regno che per lei hai preparato. Perché tuo è il potere e la gloria nei secoli. Amen. / Venga la grazia e passi questo mondo! Osanna al Dio di Davide! Chi è santo si avvicini, chi non lo è si converta. Maranathà [espressione aramaica che significa: Il Signore nostro viene, oppure: Il Signore nostro è venuto]".

    Questa serie di preghiere formano, se pur in espressione diverse e più approfondite, la così detta "Preghiera Eucaristica" che si dice dopo la Consacrazione del pane e del vino.....la metodologia è la medesima da ben 2000 anni......si dissociano veramente gli Evangelici Pentecosatli da questo? Nella preghiera si legge di DUE MODI di nutrirsi: il cibo e il CIBO SPIRITUALE....Ora gli evangelici quando citano la Didascè.....citano solo questo verso: ma a noi hai fatto la grazia di un cibo e di una bevanda spirituale e della vita eterna per opera di Gesù il servo tuo.....ignorando completamente tutto il paragrafo che parla appunto di sacralità, di puro e impuro, di profanazione......Certamente che l'Eucarestia E' UN CIBO SPIRITUALE......, ma non nel senso che s'intende cioè PRIVO DEL CRISTO.....Gesù si fa realmente presente in questo cibo, ecco perchè non deve essere "gettato ai porci".....se fosse solo un simbolo e venisse attorniato da sacralità ALLORA SAREBBE IDOLATRIA.......

    Bene, come vedete ho usato, per spiegare dell'Eucarestia del primo secolo, con un testo che anche gli Evangelici adoperano......è possibile ora sapere in questi 2000 anni se la Santa Cena veniva distribuita con la dottrina che in questo secolo essi insegnano? e da dove gli viene la loro dottrina?

    Fraternamente Caterina


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    Da: francesco2Inviato: 15/11/2003 11.33
    Pace in Gesù per tutti noi.
    Io credo che come per l'atro forum sul primato del Papa e sui movimenti protestanti, non ci saranno risposte, semplicemente perchè non le hanno!
    Preghiamo affinchè avvenga in molti la virtù dell'umiltà e possano riconoscere che quando non si hanno risposte da dare, diventa un peccato di ostinazione porsi a dispetto contro l'insegnamento della Chiesa.
    Come dicevamo nel forum sui morti, preghiamo perchè ci dice l'apostolo Giovanni che alcuni peccano non in modo grave e così hanno bisogno delle preghiere e la Chiesa offre l'Eucarestia proprio per queste situazioni di grave confusione che genera l'apostasia.
    Sia lodato Gesù Cristo

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    Da: francesco2Inviato: 15/11/2003 11.39
    Divido con un serio proposito i due interventi perchè ci tenevo a dire il mio pensiero. Qui vi passo la lettera che il Papa ha scritto sull'adorazione eucaristica, non so se l'avete, ma io non l'ho trovata, scusatemi se sarà un doppione. A me questa lettera ha aiutato tanto, ero un cattolico da poco tempo, da 5 anni e ancora in rodaggio come oggi, spero che possa suscitare anche a voi i medesimi sentimenti che ci uniscono in Gesù nostro Salvatore.
    Sia lodato Gesù Cristo e sempre sia lodato

    Lettera sull'adorazione eucaristica 28.5.1996
    [Lettera inviata dal Santo Padre al Vescovo di Liegi in occasione del 750° anniversario della festa del SS. Corpo e Sangue di Cristo]
    1. Gesù non è più presente in mezzo agli uomini allo stesso modo in cui lo fu lungo le vie della Palestina. Dopo la Risurrezione, nel suo corpo glorioso, apparve alle donne e ai suoi discepoli. Quindi condusse gli Apostoli "fuori verso Betania e, alzate le mani, li benedisse..., si staccò da loro e fu portato verso il cielo" (Lc 24, 50-51). Tuttavia, ascendendo al Padre, Cristo non si è allontanato dagli uomini. Egli resta sempre in mezzo ai suoi fratelli e, come ha promesso, li accompagna e li guida mediante il suo Spirito.
    La sua presenza è ora di un altro ordine. In effetti "nell'ultima cena, dopo aver celebrato la Pasqua con i suoi discepoli, mentre passava da questo mondo a suo Padre, Cristo istituì questo sacramento come memoria perpetua della sua passione..., il più grande di tutti i miracoli; a coloro che la sua assenza avrebbe riempito di tristezza, lasciò questo sacramento come incomparabile conforto" (Tommaso d'Aquino, Ufficio del Corpus Domini, 57,4).
    Ogni volta che nella Chiesa celebriamo l'Eucaristia, noi ricordiamo la morte del Salvatore, annunciamo la sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta. Nessun sacramento è dunque più prezioso e più grande di quello dell'Eucaristia; ricevendo la comunione veniamo incorporati a Cristo. La nostra vita è trasformata e assunta dal Signore.

    2. Al di fuori della celebrazione eucaristica, la Chiesa si prende cura di venerare l'Eucaristia che deve essere "conservata come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale" (Paolo VI, Mysterium fidei, n. 68).
    La contemplazione prolunga la comunione e permette di incontrare durevolmente Cristo, vero Dio e vero uomo, di lasciarsi guardare da lui e di fare esperienza della sua presenza. Quando lo contempliamo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, Cristo si avvicina a noi e diventa intimo con noi più di quanto lo siamo noi stessi; ci rende partecipi della sua vita divina in un'unione che trasforma e, mediante lo Spirito, ci apre la porta che conduce al Padre, come egli stesso disse a Filippo: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,9).
    La contemplazione, che è anche una comunione di desiderio, ci associa intimamente a Cristo e associa in modo particolare coloro che sono impossibilitati a riceverlo.
    Rimanendo in silenzio dinanzi al Santissimo Sacramento, è Cristo, totalmente e realmente presente, che noi scopriamo, che noi adoriamo e con il quale stiamo in rapporto .
    Non è quindi attraverso i sensi che lo percepiamo e gli siamo vicini. Sotto le specie del pane e del vino, è la fede e l'amore che ci portano a riconoscere il Signore, Lui ci comunica pienamente "i benefici di questa redenzione che ha compiuto, Lui, il Maestro, il Buon Pastore, il Mediatore più gradito al Padre" (Leone XIII, Mirae caritatis).
    Come ricorda il Libro della fede dei Vescovi del Belgio, la preghiera d'adorazione in presenza del Santissimo Sacramento unisce i fedeli "al mistero pasquale; essa li rende partecipi del sacrificio di Cristo di cui l'Eucaristia è il "sacramento permanente"".

    3. Onorando il Santissimo Sacramento, noi compiamo anche una profonda azione di rendimento di grazie che eleviamo al Padre, poiché attraverso suo Figlio egli ha visitato e redento il suo popolo. Mediante il sacrificio della Croce, Gesù ha dato la vita al mondo e ha fatto di noi i suoi figli adottivi a sua immagine, instaurando rapporti particolarmente intimi, che ci permettono di chiamare Dio con nome di Padre.
    Come ci ricorda la Scrittura, Gesù passava intere notti a pregare, in particolare nei momenti in cui aveva scelte importanti da fare. Nella preghiera, mediante un gesto di fiducia filiale, imitando il suo Maestro e Signore, il cristiano apre il proprio cuore e le proprie mani per ricevere il dono di Dio e per ringraziarlo dei suoi favori, offerti gratuitamente.

    4. E' bello intrattenersi con Cristo e, chinati sul petto di Gesù come il discepolo prediletto, possiamo essere toccati dall'amore infinito del suo Cuore. Impariamo a conoscere più a fondo colui che si è donato totalmente, nei diversi misteri della sua vita divina e umana, per diventare discepoli e per entrare, a nostra volta, in quel grande slancio di dono, per la gloria di Dio e la salvezza del mondo. "Seguire Cristo non è un'imitazione esteriore, perché tocca l'uomo nella sua profonda intimità" (Veritatis splendor, n. 21).Noi siamo invitati a seguire il suo insegnamento, per essere poco a poco configurati a lui, per permettere allo Spirito di agire in noi e per realizzare la missione che ci è stata affidata. In particolare, l'amore di Cristo ci spinge a operare incessantemente per l'unità della sua Chiesa, per l'annuncio del Vangelo fino ai confini della terra e per il servizio degli uomini: "noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo; tutti infatti partecipiamo dell'unico pane" (l Cor 10,17): è questa la Buona Notizia che fa gioire il cuore dell'uomo e gli mostra che è chiamato a prendere parte alla vita beata con Dio.
    Il mistero eucaristico è la fonte, il centro e il culmine dell'attività spirituale e caritativa della Chiesa (cfr. Presbyterorum ordinis, n. 6).
    L'intimità divina con Cristo, nel silenzio della contemplazione, non ci allontana dai nostri contemporanei, ma, al contrario, ci rende attenti e aperti alle gioie e agli affanni degli uomini e allarga il cuore alle dimensioni del mondo. Essa ci rende solidali verso i nostri fratelli in umanità, in particolare verso i più piccoli, che sono i prediletti del Signore.
    Attraverso l'adorazione, il cristiano contribuisce misteriosamente alla trasformazione radicale del mondo e alla diffusione del Vangelo. Ogni persona che prega il Salvatore trascina dietro di sé il mondo intero e lo eleva a Dio.
    Coloro che s'incontrano con il Signore svolgono dunque un eminente servizio; essi presentano a Cristo tutti coloro che non lo conoscono o che sono lontani da lui; essi vegliano dinanzi a lui, in loro nome.

    5. In occasione di questo giubileo, incoraggio i sacerdoti a ravvivare il ricordo della loro ordinazione sacerdotale, mediante la quale Cristo li ha chiamati a partecipare in modo particolare al suo unico sacerdozio, soprattutto nella celebrazione del sacrificio eucaristico e nell'edificazione del suo corpo mistico che è la Chiesa.
    Che essi ricordino le parole pronunciate dal Vescovo nel corso della liturgia della loro ordinazione: " Prendete coscienza di ciò che farete, vivete ciò che compirete, e conformatevi al mistero della Croce del Signore "!
    Attingendo alla fonte dei santi misteri mediante tempi di contemplazione fedeli e regolari, essi ricaveranno frutti spirituali per la loro vita personale e per il loro ministero e potranno, a loro volta, rendere il popolo cristiano a loro affidato atto a cogliere la grandezza " della loro partecipazione peculiare al sacerdozio di Cristo " (Lettera ai sacerdoti per il Giovedì Santo, 1996).

    6. "I fedeli, quando adorano Cristo presente nel Santissimo Sacramento, devono ricordarsi che questa presenza deriva dal Sacrificio e tende alla comunione sia sacramentale che spirituale" (Congregazione dei Riti, Istruzione sul culto dell' Eucaristia, n. 50).
    Esorto dunque i cristiani a fare regolarmente visita a Cristo presente nel Santissimo Sacramento dell'altare, poiché noi siamo tutti chiamati a rimanere in modo permanente in presenza di Dio, grazie a Colui che resterà con noi fino alla fine dei tempi.
    Nella contemplazione i cristiani percepiscono con maggiore profondità che il mistero pasquale è al centro di tutta la vita cristiana. Questo cammino li porta a unirsi più intensamente al mistero pasquale e a fare del sacrificio eucaristico, dono perfetto, il centro della loro vita, secondo la loro vocazione specifica, in quanto esso conferisce al popolo cristiano una dignità incomparabile (cfr. Paolo VI, Mysterium fidei, n. 67).
    In effetti, con il dono dell'Eucaristia, noi siamo accolti da Cristo, riceviamo il suo perdono, ci nutriamo della sue parole e del suo pane e siamo quindi inviati in missione nel mondo; ognuno è così chiamato a rendere testimonianza di ciò che ha ricevuto e a fare lo stesso con i suoi fratelli.
    I fedeli rafforzano la loro speranza scoprendo che, con Cristo, la sofferenza e la disperazione possono essere trasfigurate, poiché, con Lui, noi siamo già passati dalla morte alla vita. Pertanto, quando essi offrono al Maestro della Storia la loro vita, il loro lavoro e tutta la creazione, allora le loro giornate vengono illuminate.

    7. Raccomando ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, così come ai laici, di proseguire e di intensificare i loro sforzi per insegnare alle giovani generazioni il senso e il valore dell'adorazione e della devozione eucaristiche.
    Come potranno i giovani conoscere il Signore se non vengono introdotti al mistero della sue presenza? Come il giovane Samuele, imparando le parole della preghiera del cuore, essi saranno più vicini al Signore che li accompagnerà nella loro crescita spirituale e umana e nella testimonianza missionaria che dovranno rendere per tutta la loro esistenza.
    Il mistero eucaristico è in effetti il " culmine di tutta l'evangelizzazione " (Lumen gentium, n. 28), poiché è la testimonianza più eminente della Risurrezione di Cristo. Tutta la vita interiore ha bisogno di silenzio e d'intimità con Cristo per crescere. Questa familiarità progressive con il Signore permetterà ad alcuni giovani d'impegnarsi nel servizio dell'accolitato e di partecipare più attivamente alla Messa; stare presso l'altare è per i giovani anche un'occasione privilegiata per ascoltare la chiamata di Cristo e seguirlo più radicalmente nel ministero sacerdotale.


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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 23/11/2003 18.17

    Non chiedere ai sogni di vivere,
    ma alla vita di sognare.

     "...prese il Pane, lo spezzò e dopo averlo benedeto, disse: PRENDETE E MANGIATENE TUTTI, questo E' il mio corpo, offerto in sacrificio per voi.."

    "Io sono la verità, le mie parole sono VERITA'......."



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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 28/11/2003 12.11
    Il piu` antico miracolo eucaristico e` quello di Lanciano, in provincia di Chieti. Verso l'anno 750, un monaco che dubitava se nell'ostia e nel vino consacrati vi fosse veramente il Corpo e il Sangue di Cristo, mentre celebrava la Messa nel Monastero di san Legonziano (oggi di san Francesco), vide il pane e il vino trasformarsi in carne e sangue. Le preziose reliquie eucaristiche sono state conservate fino ai nostri giorni. Nel 1970, furono analizzate da Odoardo Linoli, primario degli ospedali riuniti d'Arezzo, docente di Anatomia, Istologia patologica e Microscopia clinica. Il risultato strabiliante: la carne e il sangue sono vivi, presentano le stesse caratteristiche di una carne e di un sangue prelevati da un vivente! Per dodici secoli quella carne e quel sangue sono stati conservati allo stato naturale, esposti all'azione di agenti fisici, atmosferici e biologici. Eppure, e` come se fossero ancora vivi. Ancora una volta, la scienza si inchina di fronte al mistero della Onnipotenza di Dio.

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 28/11/2003 13.24

    L' ateo e la liturgia. Il fondatore e alfiere del decadentismo letterario francese, l'ateo Joris Cari Huysmans (1848-1907), la cui vita privata era colma di dissolutezze, si converti al cattolicesimo grazie alla liturgia eucaristica.Pur non credente, andava ad ascoltare il canto gregoriano nella chiesa di un convento di carmelitane scalze a Parigi dove, secondo lui, si cantava perfettamente. Scrive Rino Cammilleri, che ci ricorda questa episodio: "Ma la liturgia è preghiera, la liturgia ben fatta è preghiera ben detta. Non solo, ma poiché la /ex credenti riverbera nella lex orandi, lo scrittore finì col trovarsi spiritualmente coinvolto e andò a terminare i suoi giorni in un convento trappista" (Rino Cainmilleri, Ufficiale e sacerdote. Il servo di Dio Felice Frinetti omv, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994, pp. 55-56) Amici preti: quando si dice l'importanza della Messa...

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    (Teofilo)
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    00 11/10/2009 11:55 AM
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    Da: Soprannome MSN7978Pergamena  (Messaggio originale)Inviato: 14/02/2002 11.15
    Amici, da solare/Rom, copio questa serie di meditazioni sull'Eucarestia dei Padri della Chiesa....in questo primo pezzo, possiamo notare come già agli inizi della Chiesa, c'era fermento in certi periodi dell'anno, come il celebrare la Pasqua oggi....si parla anche di "chiesa e di folla imponente....".....si accenna AGLI ADDOBBI NELLA CHIESA....come vedete, nulla di nuovo con i fratelli cristiani dell'origine.....si parla anche di COMMEMORAZIONE DEI MARTIRI....

    15. - ll tempo opportuno per accostarsi alla mensa del Signore

    Il grave è che tu misuri la tua dignità di accedere al sacramento non dalla tua purezza interiore, ma dal distanziamento nel tempo e ritieni che sia manifestazione di pietà non accedervi più spesso. Non sai che accostarvisi indegnamente, anche se avviene una volta sola, macchia l`anima, farlo invece degnamente, anche se spesso, la salva? Non è temerarietà accedere spesso, ma farlo indegnamente, anche se lo si fa una volta sola all`anno. Ma noi siamo tanto sciocchi e miseri, che, macchiandoci di mille colpe ogni anno, non ci preoccupiamo affatto di smettere, ma crediamo che basti non osare troppo spesso impossessarci oltraggiosamente del corpo del Cristo. Non pensiamo che i crocifissori del Cristo lo crocifissero una volta sola. Ora, poiché avvenne una volta sola, fu forse una colpa più lieve? Anche Giuda tradì una volta sola, e con ciò? Questo lo strappò forse alla condanna? Perché prendiamo come misura il tempo? Il tempo opportuno per accostarci al sacramento è la purezza di coscienza. Questo mistero celebrato a Pasqua non ha nulla di più di quello che ora celebriamo: è uno e identico; identica è la grazia dello Spirito: è sempre Pasqua! Sapete quello che dico, perché siete iniziati: il venerdì, il sabato, la domenica e nel giorno dei martiri, sempre lo stesso sacrificio viene offerto: Ogni volta che mangiate questo pane - è detto - e bevete questo calice annunciate la morte del Signore (1Cor 11,26). L`Apostolo non ha circoscritto il sacrificio a un tempo determinato. «Ma perché dunque si parla di Pasqua?» dice qualcuno. Perché in quel tempo Cristo patì per noi. Dunque nessuno si accosti al sacramento allora in modo diverso da ora. Unica è la potenza, unica la dignità e la grazia, unico e identico il Corpo: quello non è più santo di questo né questo è minore di quello. Lo sapete bene anche voi: nulla di nuovo vedete a Pasqua, se non l`ornamento esteriore della chiesa e una folla più imponente. Invero quei giorni hanno qualcosa di più in quanto rappresentano la vita d`inizio della nostra salvezza, il momento nel quale Cristo si è immolato; ma in rapporto ai sacri misteri non hanno nessuna prerogativa speciale.

            Giovanni Crisostomo, Omelie sulla prima lettera a Timoteo, 5,3



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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/02/2002 11.28
    In questa seconda parte, ci sono suggerimenti per il "dopo-comunione"...notare che si parla di "AVER RICEVUTO LO SPOSO", quindi una Eucarestia vera, come è insegnato dalla Chiesa.....e non un simbolo....infatti i consigli si suggueno sul concetto paolino "siamo Tempio di Dio" e lo siamo in virtù dell'Eucarestia perchè ciò che ci viene dato è vero Corpo e vero Sangue.....tanto è vero che si accenna alla condanna se dopo aver ricevuto l'Eucarestia, se ci si lascia ai bagordi della carne.....lo stesso Gesù dice che questo Cibo è salvezza, ma che può diventare anche condanna! Forte l'espressione usata: "IL CRISTO SI è DEGNATO DI FARTI TOCCARE LA LINGUA DALLE SUE CARNI"... e ancora: "LE TUE LABBRA SONO VESTIBOLO DELL'INGRESSO DEL CRISTO"...........meditiamo.....qui siamo agli inizi della Chiesa e non nel 2000.....

    16. - Come comportarsi dopo la comunione

    Se a pranzo hai mangiato qualcosa di buono, tu badi che un altro sapore cattivo non ti rovini la bocca; eppure, mangiato lo Spirito, ammetti il piacere satanico. Pensa cosa fecero gli apostoli dopo aver partecipato a quella sacra cena: non si diedero alla preghiera e al canto di inni? Non sostennero una sacra veglia? Non ascoltarono quegli insegnamenti lunghi e colmi di sapienza? Cose grandi e mirabili infatti diceva loro Gesù, mentre Giuda se ne andava a chiamare coloro che lo avrebbero crocifisso (cf. Gv 13-17). Non hai udito che anche quei tremila uomini che godevano della comunione (cf. At 2,41-47) erano assidui alla preghiera e all`istruzione, non si davano all`ubriachezza e ai bagordi? Tu invece prima di prendervi parte digiuni, per sembrare in qualche modo degno della comunione; dopo che vi hai preso parte, quando dovresti crescere in temperanza, rovini tutto. Eppure non è lo stesso digiunare prima e dopo: in ogni caso bisogna essere temperanti, ma soprattutto dopo che hai ricevuto lo Sposo; prima, per essere degno di accoglierlo; dopo, per non mostrarti indegno di averlo avuto. Che dunque? Bisogna digiunare anche dopo? Non dico questo, né lo impongo, ma è bello anche questo: tuttavia, non è a questo che voglio costringervi, ma vi esorto a non darvi al piacere insaziabile. Infatti, se mai ci si deve abbandonare al piacere - e lo ha detto chiaramente Paolo asserendo: La donna che si dà al piacere, è morta pur vivendo (1Tm 5,6) -, tanto più in questo caso morirebbe. Se per la donna il piacere è morte, molto di più per l`uomo: se poi in altre circostanze il piacere uccide, molto di più dopo aver partecipato ai misteri. Dopo aver ricevuto il pane della vita compi opere di morte, e non inorridisci? Non sai quanti mali provengono dal piacere? Risate inopportune, discorsi scurrili, scherzi rovinosi, chiacchiere inutili e altre cose che è bene tacere. E fai questo dopo essere stato accolto alla mensa di Cristo, nel giorno in cui si è degnato di farti toccare con la lingua le sue carni! Perché ciò non avvenga, purifica in ogni modo la tua destra, la tua lingua, le tue labbra che sono state vestibolo all`ingresso del Cristo; e quando è pronta la mensa materiale, eleva la mente a quella mensa, alla cena del Signore, alla veglia dei discepoli in quella notte sacra: o meglio, se qualcuno riflette attentamente, ora siamo in piena notte! Vigiliamo dunque con il Signore, compungiamoci con i discepoli. E` tempo di preghiera, non di ubriachezza; sempre, ma soprattutto nei giorni festivi. Le feste ci sono per questo: non perché ci diportiamo vergognosamente, o accumuliamo peccati su peccati, ma perché togliamo di mezzo anche quelli che abbiamo commesso.

             Giovanni Crisostomo, Omelie sulla prima lettera ai Corinti, 27,5


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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/02/2002 11.42
    Per far comprendere come altri Padri della Chiesa concordano fra loro, sempre da Solare/Rom, copio quest'altra meditazione sull'Eucarestia...Qui troviamo una esortazione a prendere l'Eucarestia accostandone la meditazione sui fatti biblici.....si parla di prendere la "Carne e il Sangue del Cristo" per rimediare la "putridume delle nostre membra umane" (terminologia ripresa da S.Caterina da Siena nel Dialogo), sottolineando come il cibarsi di Cristo è la chiarezza di Paolo quando parla dell'UOMO NUOVO....

    9. - Esortazione alla comunione eucaristica

    Un altro [non quello delle celebrazioni misteriche pagane] è il cibo che elargisce la salvezza e la vita, un altro è il cibo che sommamente raccomanda a Dio l`uomo e a lui lo riconcilia; un altro è il cibo che ristora i languenti, richiama gli erranti, solleva i caduti, che dona ai moribondi le insegne dell`eterna immortalità. Cerca il pane di Cristo, brama il calice di Cristo, perché, disprezzando la fragilità terrena, l`essenza dell`uomo si sazi del cibo immortale. Qual è il pane, qual è il calice che, nei libri di Salomone, la sapienza solennemente annuncia a gran voce? Dice infatti: Venite e mangiate dei miei pani e bevete il vino che per voi ho preparato (Pr 9,5). E Melchisedek, re di Salem e sacerdote del sommo Dio, con pane e vino offrì ad Abramo che tornava la grazia della benedizione (Gen 14,18)...

             Ma perché fosse più apertamente proclamato qual è il pane per cui si vince la rovina della morte miseranda, lo stesso Signore lo contrassegnò, affinché la speranza degli uomini non venisse ingannata e tratta in direzioni diverse da false interpretazioni. Egli dice infatti nel Vangelo di Giovanni: Io sono il pane della vita; chi verrà da me, non avrà fame, e chi crederà in me non avrà mai sete (Gv 6,35). Anche in seguito ribadisce ciò nello stesso modo, dicendo: Se qualcuno ha sete, venga da me e beva, colui che crede in me (Gv 7,37). E ancora, per comunicare ai credenti l`essenza della sua maestà, dice: Se non mangerete la carne del Figlio dell`uomo e non berrete il suo sangue, non avrete la vita in voi (Gv 6,53).

    Non abbiate perciò parte alcuna con i timpani e con il cibo odioso, o miseri mortali; cercate la grazia del cibo di salvezza e bevete il calice immortale. Col suo banchetto, Cristo vi richiama alla luce e vivifica gli arti putridi e le membra intorpidite per il grave veleno. Rinnovate col cibo celeste l`uomo perduto, affinché tutto ciò che in voi è morto, rinasca per i benefici divini! Sapete quel che vi conviene fare, scegliete quel che volete: là nasce la morte, qui viene donata la vita immortale.

             Firmico Materno, L`errore delle religioni profane, 18


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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/02/2002 11.57
    In quest'altra meditazione, si parla del Cibo salutare QUALE ANTIDOTO AI NOSTRI MALI.....perciò non UN SIMBOLO L'EUCARESTIA, MA UN VERO E PROPRIO FARMACO DI SALVEZZA......Parla del "Corpo" entrato nel NOSTRO CORPO....CHE VIENE COSI' TRASFORMATO...Qui vine sottolineato adirittura che "NON è POSSIBILE ENTRARE IN UN CORPO SE NON UNENDOSI ALLE SUE VISCERE ATTRAVERSO UN CIBO E UNA BEVANDA....CHE GRAZIE ALLO SPIRITO TUTTO VIVICA...." leggiamolo questo passo, è molto interessante ed è testamento dei primi anni del cristianesimo....in esso sono le nostre RADICI!
    - Cibo e bevanda di vita eterna

    Quelli che, cadendo nelle insidie loro tese, hanno preso il veleno, ne estinguono il potere mortifero con un altro farmaco. Allo stesso modo, come è entrato nelle viscere dell`uomo il principio esiziale, deve entrarvi anche il principio salutare, affinché si distribuisca in tutte le parti del suo corpo la virtù salvifica. Avendo noi gustato il cibo dissolvitore della nostra natura, ci fu necessario un altro cibo, che riunisce ciò che è dissolto, perché, entrato in noi, questo medicamento di salvezza agisse da antidoto contro la forza distruggitrice presente nel nostro corpo. E cos`è questo cibo? Null`altro che quel Corpo che si rivelò più possente della morte e fu l`inizio della nostra vita. Come un po` di lievito, secondo quanto dice l`Apostolo (cf. 1Cor 5,5), rende simile a sé tutto l`impasto, così quel Corpo, dotato da Dio dell`immortalità, entrato nel nostro, lo trasforma e lo tramuta tutto in sé. Come, infatti, il principio salutare mescolato al principio mortifero toglie il potere esiziale al miscuglio, così il Corpo immortale una volta dentro colui che lo ha ricevuto, lo tramuta tutto nella propria natura.

            Ma non è possibile entrare in un altro corpo, se non unendosi alle sue viscere, se non cioè, come alimento e bevanda: dunque è necessario ricevere la forza vivificante dello Spirito nel modo possibile alla natura. Ora, solo il Corpo, ricettacolo di Dio, ricevette la grazia dell`immortalità, ed è dimostrato che non è possibile per il nostro corpo vivere nell`immortalità, se non partecipandovi per la comunione a quel Corpo. E` necessario considerare come mai sia possibile che quel Corpo, continuamente distribuito in tutto il mondo a tante migliaia di fedeli, rimanga sempre unico e identico in tutto se stesso, affinché la fede, riguardando ciò che è conseguente non abbia dubbi circa le nozioni proposte, è bene fermare un poco il nostro ragionamento sulla fisiologia del corpo.

             Chi non sa che il nostro corpo, per natura sua, ha una vita che non è in sé sussistente, ma, per l`energia che in esso affluisce, si mantiene e resta nell`essere attirando con moto incessante a sé ciò che è estraneo ed espellendo ciò che è superfluo? Un otre pieno di un liquido, se il contenuto esce dal fondo, non può mantenere inalterata la forma e il volume, se dall`alto non entra altro liquido al posto di quello che se ne è andato: perciò chi vede la massa a forma d`otre di questo recipiente, sa che non è propria dell`oggetto che vede, ma che è il liquido che in lui affluisce a dare forma e volume al recipiente. Così anche il nostro corpo, per sua struttura, non ha nulla di proprio, a quanto ci consta, per la propria sussistenza, ma resta nell`essere per una forza che introduce in sé. Questa forza è e si chiama cibo. Essa poi non è identica per tutti i vari corpi che si nutrono, ma per ciascuno è stato stabilito il cibo conveniente da colui che governa la natura. Alcuni animali scavano radici e se ne nutrono, per altri nutrimento è l`erba e per altri ancora, invece, la carne. Per l`uomo, l`alimento principale è il pane, mentre la bevanda, necessaria per mantenere e conservare l`umidità, non è solo la semplice acqua, ma spesso unita al vino, che è di giovamento al nostro calore animale. Chi dunque guarda questi cibi, vede in potenza la massa del nostro corpo. Quando infatti sono in me diventano rispettivamente carne e sangue, perché il potere assimilante muta l`alimento nella forma del nostro corpo.

             Esaminato così dettagliatamente tutto ciò, riportiamo il pensiero al nostro argomento. Ci si chiedeva dunque come il corpo di Cristo, che è in lui, possa vivificare la natura di tutti gli uomini che hanno fede, venendo a tutti distribuito e non diminuendo in se stesso. Forse non siamo lontani da una ragione plausibile. Infatti, se la realtà di ogni corpo deriva dall`alimentazione, che consta di cibo e bevanda, e il cibo è pane, la bevanda acqua unita al vino; se poi, come abbiamo detto sopra, il Logos di Dio, che è Dio e Logos, si unì alla natura umana, e venendo nel nostro corpo, non innovò la realtà di tale natura umana, ma diede al suo corpo la possibilità di permanere in vita per mezzo di ciò che è consueto e adatto, dominandone cioè la sussistenza, per mezzo del cibo e della bevanda; se quel cibo era pane; se come in noi - l`abbiamo già detto ripetutamente - chi vede il pane vede in un certo senso il corpo umano, perché il pane in esso entrato in esso si trasforma; così anche nel nostro caso: il corpo ricettacolo di Dio, preso il pane in nutrimento, era in un certo senso lo stesso che il pane, perché il nutrimento, come abbiamo detto, si tramuta nella natura del corpo.

             Ciò che è proprio di tutti i corpi umani si verificava anche in quella carne: quel Corpo cioè veniva sostentato dal pane; ma quel Corpo, per l`inabitazione del Logos di Dio, si era trasmutato in dignità divina: giustamente credo, dunque, che anche ora il pane santificato dal Logos (Parola) di Dio si tramuta nel Logos di Dio; anche quel Corpo, infatti, era in potenza pane; fu santificato dall`abitazione del Logos che si attendò nella carne. Come il pane, trasformato in quel Corpo, si mutò in potenza divina, così anche ora diventa la stessa realtà. Allora la grazia del Logos rese santo il corpo la cui sussistenza dipendeva dal pane e in un certo senso era anch`esso pane; allo stesso modo ora il pane, come dice l`Apostolo (cf. 1Tm 4,5), santificato dal Logos di Dio e dalla preghiera, diviene corpo del Logos, non lentamente, come fanno cibo e bevanda, ma immediatamente come disse il Logos stesso: Questo è il mio corpo (Mt 26,26).

             Ogni corpo si ciba anche di liquido: senza il suo apporto, infatti, l`elemento terrestre che è in noi, non resterebbe in vita. Come sostentiamo la parte solida del nostro corpo con il cibo solido e duro, così all`elemento liquido del nostro corpo aggiungiamo qualcosa della sua stessa natura. Quando questo liquido è in noi, per la funzione assimilatrice, si tramuta in sangue, soprattutto se dal vino ha ricevuto la forza di mutarsi in calore. Dunque, anche questo elemento accolse nella sua struttura quella carne ricettacolo di Dio, ed è chiaro che il Logos unì se stesso alla caduca natura degli uomini affinché per la partecipazione alla divinità ciò che è umano fosse anch`esso divinizzato; per questo motivo egli, per disegno della sua grazia, per mezzo della carne la cui sussistenza proviene dal pane e dal vino, quasi seminò se stesso in tutti i credenti, unendosi ai loro corpi, affinché per l`unione con ciò che è immortale anche l`uomo diventasse partecipe dell`incorruttibilità. Questo egli dona per la potenza della benedizione che tramuta in ciò la natura degli elementi visibili.

             Gregorio di Nissa, Grande Catechesi, 37


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    Da: ° rom °Inviato: 16/02/2002 0.29
    Sto trascrivendo le 4 preghiere eucaristiche per una ricerca e vi voglio offrire la IV perché la trovo bellissima.
    Peccato che i nostri sacerdoti, per favorire i 'fedeli frettolosi', non la usino quasi mai.
    Io l'ho scoperta oggi:
    E' veramente giusto renderti grazie, è bello cantare la tua gloria, Padre santo, unico Dio vivo e vero: prima del tempo e in eterno tu sei, nel tuo regno di luce infinita.
    Tu solo sei buono e fonte della vita, e hai dato origine all'universo, per effondere il tuo amore su tutte le creature e allietarle con gli splendori della tua luce.
    Schiere innumerevoli di angeli stanno davanti a te per servirti, contemplano la tua lode. Insieme con loro anche noi, fatti voce di ogni creatura, esultanti cantiamo: Santo, Santo, Santo...
    Noi ti lodiamo, Padre santo, per la tua grandezza:
    tu hai fatto ogni cosa con sapienza e amore.
    A tua immagine hai formato l'uomo,
    alle sue mani operose hai affidato l'universo perché nell'obbedienza a te, suo creatore, esercitasse il dominio su tutto il creato.
    E quando, per la sua disobbedienza, l'uomo perse la tua amicizia, tu non l'hai abbandonato in potere della morte, ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro, perché coloro che ti cercano ti possano trovare.
    Molte volte hai offerto agli uomini la tua alleanza, hai insegnato a sperare nella salvezza.
    Padre santo, hai tanto amato il mondo da mandare a noi, nella pienezza dei tempi, il tuo unico Figlio come salvatore.
    Egli si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo ed è nato dalla Vergine Maria; ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana.
    Ai poveri annunziò il vangelo di salvezza, la libertà ai prigionieri, agli afflitti la gioia.
    Per attuare il tuo disegno di redenzione si consegnò volontariamente alla morte, e risorgendo distrusse la morte e rinnovò la vita.
    E perché non viviamo più per noi stessi ma per lui che è morto e risorto per noi, ha mandato, o Padre, lo Spirito Santo, primo dono ai credenti, a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione.
    Ora ti preghiamo, Padre:
    lo Spirito Santo santifichi questi doni perché diventino il corpo e il sangue di Gesù Cristo, nostro Signore, ...