DIFENDERE LA VERA FEDE

Ecclesia de Eucharistia; oltre la sterile polemica...

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    00 12/13/2009 6:01 PM
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    Da: Soprannome MSNIreneo81  (Messaggio originale)Inviato: 14/05/2003 20.11
    La Chiesa vive dell'Eucarestia
    La Pace di Cristo!
    In comunità ieri è arrivato l'ultimo numero di Testimoni, la rivista dei Dehoniani sulla vita consacrata. A firma di Riccardo Barile è stato pubblicato l'articolo che vi allego che dà una bella sintesi del documento e aiuta a leggerla con occhio più attento.
    Spero che possa essere letta sia dai cattolici che dai fratelli protestanti senza precomprensioni, e, come uso sempre dire, oltre ogni sterile polemica, accogliamo il pensiero di un teologo, religioso, sacerdote, con alle spalle un vissuto liturgico ed ecumenico, come un punto di vista che ci aiuti a leggere in profondità...
    Buona Lettura!
    Ireneo

    13ª ENCICLICA DEL PAPA

    ECCLESIA

    DE EUCHARISTIA

     

    Presentiamo una lettura per punti chiave dell’enciclica,

    sottolineandone gli aspetti più rilevanti e le

    <DIR>

    affermazioni più salienti. Seguono alcuni rilievi critici su alcuni aspetti particolari che possono suscitare interrogativi.


    </DIR>

    Sebbene l’enciclica di Giovanni Paolo II Ecclesia de Eucaristia (17.4.2003) presenti chiavi i di lettura alte (59). Forse Ciò che rende ragione del documento è il n. IO. lvi infatti. dopo una positiva valutazione del cammino della riforma liturgica, si elencano delle «ombre» che sono: il venire meno del culto di adorazione eucaristica in alcuni luoghi, la riduzione dell’ Eucaristia a convito fraterno, alcuni equivoci sulla presidenza del presbitero nonché nella prassi ecumenica. Questi sono «abusi che contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica» e circa i quali l’enciclica vuole apporre delle puntualizzazioni.

    Qui offriamo due strumenti per una lettura proficua del testo: anzitutto una sintesi che ne ponga in luce le linee di architettura e le affermazioni più salienti: poi alcuni rilievi critici.

    COMPRENSIONE

    DEL TESTO

    Premesso che la Chiesa vive dell’Eucaristia poiché in essa è racchiuso tutto il suo bene spirituale (1). l’Introduzione situa l’‘Eucaristia in rapporto al Cenacolo, «il luogo dell‘istituzione, dove forse i discepoli non compresero le parole di Cristo, in quanto esse «si sarebbero chiarite pienamente soltanto al termine del triduum sacrum» (2). Da allora ogni Eucaristia raduna la Chiesa e la mette in comunicazione, attraverso la Cena di Cristo, con gli eventi salvifici del triduo pasquale.

    Mistero della fede (cap. I)

    È il capitolo dogmaticamente più impegnativo. Si inizia richiamando il rapporto dell’Eucaristia con la morte e la risurrezione del Signore, evento di cui l’Eucaristia è memoriale e che da essa «e reso realmente presente» in vista di consentire a tutti la partecipazione al sacrificio della croce «come se vi fossimo stati presenti» (11). Però l‘Eucaristia «sacrificio in senso proprio» (13) non si aggiunge al sacrificio della Croce né lo moltiplica (12).

    Poiché la Pasqua di Cristo comprende la risurrezione. anch’essa e resa presente nel sacrificio eucaristico per la nostra salvezza (14) e alla presenza del Risorto viene ricondotta la presenza "reale" come fatto oggettivo indipendentemente dal nostro spirito (15).

    Dall’Eucaristia così intesa derivano alcuni frutti e maturano precisi impegni: «l’unione intima di noi fedeli con Cristo attraverso la comunione» (16): l’accrescimento del dono dello Spirito (17): il fervore della tensione escatologica e la garanzia della risurrezione corporea alla fine del mondo» (18): la comunione con la chiesa celeste (19): l’impulso al cammino storico. poiché annunciare la morte del Signore fino a che egli venga (ICor 11.26) «comporta. per quanti partecipano all‘Eucaristia, l’impegno di trasformare la vita» (20).

    L’Eucaristia edifica la Chiesa (cap. II)

    La edifica nel senso che la Chiesa "cresce" e viene costituita in unità a partire da un’esperienza che fu anzitutto degli apostoli. un particolare di notevole rilevanza» (21). Precisato che «non soltanto ciascuno di noi riceve Cristo, ma anche Cristo riceve ciascuno di noi. l’unione a Cristo non chiude in credenti in se stessi, ma li invia nel mondo costituendoli come un sacramento per il mondo stesso (22) e dà un senso più elevato alle varie forme di fraternità. Anzi. «ai germi di disgregazione tra gli uomini, si contrappone la forza generatrice di unità del corpo di Cristo» (24).

    A questa tematica si lega il discorso devoto sul culto eucaristico fuori della Messa, precisando che la presenta di Cristo nelle specie conservate «deriva dal la celebrazione del sacrificio e tende alla comunione. sacramentale e spirituale, ma anche spettando una lancia a favore di un «rinnovato bisogno di trattenersi a lungo in spirituale conversazione» e citando s. Alfonso Maria de’ Liguori per il quale l’adorazione eucaristica «fra tutte le devozioni è la prima dopo i sacramenti, la più cara a Dio e la più utile a noi» (25).

    L’apostolicità dell’Eucaristia e della Chiesa (cap. III)

    La Chiesa è apostolica perché fondata sugli apostoli come testimoni, perché ne custodisce il deposito. perché fino al ritorno di Cristo è istruita, santificata e governata da quanti hanno il carattere della successione apostolica attraverso una ininterrotta serie di ordinazioni episcopali valide. Tutto ciò riguarda l’Eucaristia (26-28). L’assemblea «necessita assolutamente di un sacerdote ordinato che la presieda» (29) e ciò non diminuisce la dignità del popolo di Dio poiché è «nella comunione dell’unico corpo di Cristo, che questo dono ridonda a vantaggio di tutti» (30). Ne seguono due conseguenze. Per la Chiesa cattolica non può essere ritenuta ‘normale’ e dunque è "provvisoria" una comunità cristiana senza un presbitero ordinato (32-33). Nella prassi ecumenica i cattolici devono astenersi dal partecipare alla comunione di comunità cristiane prive di un autentico sacerdozio ministeriale ordinato; nè le celebrazioni della Parola di queste ultime sostituiscono l’Eucaristia domenicale (30).

    A questa tematica si lega il discorso devoto sul rapporto presbitero/Eucaristia come antidoto alla dispersione pastorale e con la «raccomandazione»-dunque non si tratta di un "ordine"-della celebrazione quotidiana «anche quando non è possibile che vi assistano i fedeli» (31; citazione letterale di PO 14).

    L‘Eucaristia e la comunione ecclesiale (cap. IV)

    Premesso che c’è una comunione invisibile con le Persone divine e una visibile nella dottrina degli apostoli, nei sacramenti e nell’ordine gerarchico. l’Eucaristia «non può essere il punto di avvio della comunione» (35).

    Se la comunione invisibile (stato di grazia) è compromessa dal peccato grave, va ristabilita con il sacramento della Penitenza (36-37). Quanto alla sfera visibile, la Chiesa può interdire l’accesso all’Eucaristia a chi manifesta un comportamento esterno gravemente e stabilmente contrario alla normativa morale (37), ma soprattutto l’Eucaristia «esige di essere celebrata in un contesto di integrità dei legami anche esterni di comunione» (38) con il vescovo e il romano pontefice. Positivamente l’Eucaristia crea la comunione ed educa ad essa soprattutto nella celebrazione domenicale (40-41); negativamente «non è possibile dare la comunione alla persona che non sia battezzata o che rifiuti l’integra verità di fede sul mistero eucaristico» (38). Dal punto di vista ecumenico non è possibile celebrare un’unica Eucaristia sino a che non siano ristabiliti integralmente i vincoli della comunione visibile; gli accordi sull’ammissione alla mensa eucaristica intercorsi con gli Orientali non sono una intercomunione, ma solo hanno «l’obiettivo di provvedere a un grave bisogno spirituale per l’eterna salvezza di singoli fedeli» (45).

    A tale tematica si lega il discorso devoto della comunione spirituale come «costante desiderio del sacramento eucaristico», sostenuto da una citazione di santa Teresa d’Avila (34).

    Il decoro della celebrazione eucaristica (cap. V)

    Si ricorda il patrimonio artistico fiorito attorno alla celebrazione e alla custodia dell’Eucaristia e l’analogo patrimonio che sta fiorendo nelle giovani chiese/culture (47-51). Riguardo al decoro non sono mancati abusi, ma su questi si rinvia a un documento in preparazione (52).

    Alla scuola di Maria, donna "eucaristica" (cap. VI)

    I Vangeli tacciono sulla presenza di Maria nel Cenacolo, ma si può supporre una sua presenza tra i fedeli che dopo la Pentecoste erano assidui nella frazione del pane. Resta inteso che «Maria è donna eucaristica con l’intera sua vita» (53).

    L’abbandono all’azione di Dio che supera il nostro intelletto è favorita dal collegamento del "Fate questo in memoria di me" al "Fate quello che vi dirà" interpretato come parola di Maria che assicurerebbe: fidatevi della parola del mio Figlio, che, come a Cana cambiò l’acqua in vino, così opererà la mutazione eucaristica (54). C’è un rapporto tra la risposta di fede di Maria nell’incarnazione e «l’amen che ogni fedele pronuncia quando riceve il corpo del Signore» (55). Nella presentazione al tempio e sul Calvario Maria vive la dimensione sacrificale dell’Eucaristia (56). Nel «Fate questo in memoria di me» (Le 22,19) c’è anche una consegna di Maria alla Chiesa da parte di Cristo (57). Il Magnificat infine è eucaristico per la capacità di memoria, la lode, l’esaltazione dei poveri e degli umili alla mensa del Signore ecc. (58).

    La Conclusione riprende vari motivi: lo stupore di fronte all’Eucaristia e la centralità pastorale della sua celebrazione; l’esigenza di vivere integralmente tutte le dimensioni del mistero; l’ansia ecumenica di arrivare a una sola Eucaristia; la raccomandazione di metterci alla scuola dei santi e in ascolto di Maria (59-62).

    ALCUNI

    RILIEVI

    Alcuni elementi come lo Spirito Santo, la tensione escatologica, il rapporto con la vita ecc. sono espressi in modo positivo e originale (una sintesi al n. 60).

    Certamente il documento, rispetto ad altri dello stesso pontefice - ad esempio Dominicae Cene (1C (24.2.1980) o Vicesmus quintus annus (4. 12.1 988) - è più riduttivo ed anche più pessimista.

    Ci sarebbero dei rilievi sull’aspetto mariano, così come evitiamo di sottolineare forse un eccesso di autoreferenzialità.

    Come vocabolario si continua nel tradizionale abbondante uso di "santo" e "santissimo" applicato alle realtà eucaristiche, mentre il NT, com’è noto, riserva la terminologia liturgica alla vita dei fedeli e usa il linguaggio delle azioni profane quando parla dei riti e in particolare dell’Eucaristia: mai "santa messa", ma «cena» del Signore, il cui altare è la «tavola» del Signore (ICor 11,20; 10,21). Inoltre, mentre le preci eucaristiche parlano di "santificazione", il documento continua a usare il termine "consacrazione".

    Nell’impianto generale, a parte alcuni cenni, manca un’attenzione proporzionata ad alcune realtà: l’assemblea e gli altri ministeri oltre il presbitero (cf. il vocabolario del n. 4 dove il presbitero "celebra" e la comunità "partecipa", attenuando così l’assemblea soggetto della celebrazione); la liturgia della Parola (che è un unico atto di culto con la liturgia eucaristica); il rendimento di grazie; l’intera preghiera eucaristica. Ora la comprensione dell’Eucaristia astraendo da tutto questo è pericolosa e rischia di costruire una Chiesa che non è quella scaturita dal Vaticano II e dalla riforma liturgica.

    In conseguenza di quanto sopra, c’è una identificazione delle parole di Cristo e del "Fate questo in memoria di me" con "Questo è il mio corpo/sangue" (2.5 ecc.) e non con tutta la preghiera eucaristica, anzi con tutta la celebrazione. Ciò ripropone l’obiezione a che cosa servono le restanti parole della preghiera eucaristica, domanda alla quale anche san Tommaso d’Aquino non seppe rispondere. Va notato che la Santa Sede (cf. L’Osservatore Romano 26 ottobre 2001, p. 7) ha ritenuto valida la preghiera eucaristica di Addai e Mari usata dalla Chiesa assira d’Oriente, nella quale non figurano chiaramente le parole "Questo è il mio corpo/sangue". Ora, se non si vuole ritrattare tale accordo ecumenico, la strada obbligata è di partire dal "Fate questo in memoria di me" e da "tutta" la preghiera eucaristica, evitando di centrare l’attenzione quasi unicamente su "Questo è il mio corpo/sangue". Ovviamente senza rinunciare alla presenza "reale", che però, stando a Trento è «vera, reale, sostanziale» e forse la saggezza sta nel tenere insieme i tre aggettivi evitando di concentrarsi su di uno solo.

    Va da sé che "Eucaristia" dal punto di vista terminologico è limitata alle specie eucaristiche (cf. nn. 49 e 59, ma bisognerebbe citare tutto il documento) e ciò impoverisce alquanto il discorso.

    Gli aspetti devozionali e il culto eucaristico fuori della Messa sono ribaditi senza precisare che si tratta di prassi della Chiesa latina. Il che può aprire la strada a qualche disagio ecumenico. Ad esempio quando si dice che l’Eucaristia va presa integralmente come celebrazione, colloquio e adorazione (61): ciò vale per la Chiesa latina o per tutti i cristiani’? Se vale per la Chiesa latina, tutto bene. Ma se vale per tutti, anche i protestanti e gli ortodossi, dopo una auspicata piena unione, dovranno praticare il culto eucaristico al di fuori della Messa. E se non sono d’accordo, che senso ha continuare a partecipare a incontri ecumenici?

    Questi rilievi possono aiutare a leggere l’enciclica in modo nuovo. Dovrebbero anche indurre a una moderazione di linguaggio verso chi li formula, evitando di subito sentenziare che «è uno che non crede alla presenza reale e non obbedisce al papa». Piuttosto è vero che siamo in un momento di travaglio e di assestamento.

    Riccardo Barile

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    00 12/13/2009 6:03 PM
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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 14/05/2003 22.45
    Confesso che sono rimasta un tantino attonita......perchè nella parte iniziale....mi sono anche commossa per il riassunto fatto.....ma sulle conclusioni, pur condividendone alcuni aspetti...(pochi per la verità, ma non per polemizzare, quanto perchè non li riscontro nell'Enciclica..... ) ci sono degli aspetti che comprenderei da un laico....ma non da un sacerdote che alla fin fine...."gestisce" il Mistero Eucaristico......e che mi sembrano un tantino contraddittori.......
    Si sofferma sui termini.......non si sarà lasciato forse influenzare?.........mi spiego.....ad un tratto, nella parte delle critiche....parla sul termine "santo, santissimo" e dice:
    Come vocabolario si continua nel tradizionale abbondante uso di "santo" e "santissimo" applicato alle realtà eucaristiche, mentre il NT, com’è noto, riserva la terminologia liturgica alla vita dei fedeli e usa il linguaggio delle azioni profane quando parla dei riti e in particolare dell’Eucaristia: mai "santa messa", ma «cena» del Signore, il cui altare è la «tavola» del Signore (ICor 11,20; 10,21)...
    ........
    e allora? dove sta il problema? sbaglio o la stessa PAROLA TRINITA' NON è contemplata nei Vangeli e nel linguaggio apostolico?......... Caro Ireneo se hai la possibilità di contattare codesto sacerdote, potresti fargli osservare questo particolare?.......Vogliamo anche parlare dell'uso della Croce? Sbaglio o già qualche Padre della Chiesa parla di "Santa Cenza"?
    Poi leggo "consacrazione.......e non santificazione".....ma scusami Ireneo....la consacrazione non porta (almeno come intenti) alla santificazione? (sempre parlando di Eucarestia....)
    Poi dice delle inesattezze o che forse le ignora quando scrive:
    manca un’attenzione proporzionata ad alcune realtà: l’assemblea e gli altri ministeri oltre il presbitero (cf. il vocabolario del n. 4 dove il presbitero "celebra" e la comunità "partecipa", attenuando così l’assemblea soggetto della celebrazione); la liturgia della Parola (che è un unico atto di culto con la liturgia eucaristica); il rendimento di grazie; l’intera preghiera eucaristica...
    ........
    ho preso l'Enciclica e leggo al punto 4:
    < A quel luogo e a quell'ora si riporta spiritualmente ogni presbitero che celebra la Santa Messa, INSIEME CON LA COMUNITà CRISTIANA CHE VI PARTECIPA...>....questo sarebbe un "attenuare l'assemblea quale soggetto"??.....e ancora all'inizio del punto 5 si legge:
    < Mistero della fede! Quando il sacerdote pronuncia o canta queste parole, I PRESENTI ACCLAMANO: " Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell'attesa della tua venuta...">
    Caro Ireneo.....forse questo sacerdote ha sempre celebrato la Messa da solo?.......Il Papa parla di CHIESA.....è in questa "CHIESA" che identifica TUTTI i membri che vi partecipano....perchè senza Assemblea quale SOGGETTO DELLE CELEBRAZIONI...NON esisterebbe la Chiesa.....nè avrebbe senso la Comunione......
    Sull'aspetto seguente....confesso che non conosco certi aspetti...quindi mi astengo dal commentarli.....promettendomi di meditarli e di approfondirli.......
    Poi leggo:
    Ovviamente senza rinunciare alla presenza "reale", che però, stando a Trento è «vera, reale, sostanziale» e forse la saggezza sta nel tenere insieme i tre aggettivi evitando di concentrarsi su di uno solo....
    ......
    Ireneo.....conosciamo vero il detto: "si vuole la botte piena e la moglie ubriaca.....!"??.....
    "VERA, REALE, SOSTANZIALE".......
    sbaglio o è proprio la motivazione di tutta l'Enciclica che vuole ribadire questi tre aggettivi evitando di concentrarsi su "altri" FALSE chimere??
    Naturalmente l'Enciclica è fatta apposta per FAR MEDITARE.......ben vengano dunque le osservazioni....che ci aiuteranno ad approfondire gli argomenti......
    Ma veniamo al nocciolo della questione, il reclamo dice:
    Il che può aprire la strada a qualche disagio ecumenico. Ad esempio quando si dice che l’Eucaristia va presa integralmente come celebrazione, colloquio e adorazione (61): ciò vale per la Chiesa latina o per tutti i cristiani’? Se vale per la Chiesa latina, tutto bene. Ma se vale per tutti, anche i protestanti e gli ortodossi, dopo una auspicata piena unione, dovranno praticare il culto eucaristico al di fuori della Messa. E se non sono d’accordo, che senso ha continuare a partecipare a incontri ecumenici?..........
    .........
    Sulla domanda finale mi viene da chiedere: ma perchè lui faceva gli incontri ecumenici per farli entrare nella Chiesa pur senza riconoscere l'Eucarestia (ai Protestanti)..oppure per fare un unico calderone ognuno con i propri riti? e al chissenefrega se Cristo è presente ,reale...o altro?.......
    Ma veniamo al punto 61 citato.....e leggiamo:
    < Il Mistero Eucaristico - sacrificio, presenza, banchetto- NON CONSENTE RIDUZIONI NE' STRUMENTALIZZAZIONI; va vissuto nella sua integrità, sia nell'evento celebrativo, sia nell'intimo colloquio con Gesù appena ricevuto nella comunione, sia nel momento orante dell'adorazione eucaristica FUORI della Messa.....>
    rileggendo la critica pensavo: ma se un protestante NON crede alla presenza reale del Cristo nell'Eucarestia.......perchè io, cattolica....che per grazia credo....devo RINUNCIARE.....a qualcosa inerente all'Eucarestia o dimezzarla.....o "assecondarla"?.......celebrazione, colloqui e adorazione....benissimo......è l'ultimo che è dibattuto.....ed è proprio quello inerente al cuore del Mistero stesso.....se si vuole far parte della Chiesa....NON SI POSSONO FARE SCONTI su questa verità rivelata.......
    Ireneo....quando i discepoli dissero che il linguaggio era troppo duro.......e che molti se ne andavano...Gesù non li trattiene, ma non fa sconti, nè cede su questo Mistero e dice "VOLETE ANDARVENE ANCHE VOI"?........
    I Protestanti NON credono....
    fare sconti forse li farebbe ricredere?
    E che cosa avremmo?
    una Chiesa che avrà rinnegato la Verità......per non offendere coloro che non credono......
    Infine dice:
    Questi rilievi possono aiutare a leggere l’enciclica in modo nuovo. Dovrebbero anche indurre a una moderazione di linguaggio verso chi li formula, evitando di subito sentenziare che «è uno che non crede alla presenza reale e non obbedisce al papa». Piuttosto è vero che siamo in un momento di travaglio e di assestamento...
    .......
    Concordo...specie su quello del "non sentenziare"....tuttavia il Riccardo l'ha fatto...............Tuttavia si spera che il "leggerla in modo nuovo" non intenda ribaltare il senso serio dell'Enciclica.......certo che siamo in un momento di travaglio....e siamo solo agli inizi...ma non è facendo sconti sull'Eucarestia che  si risolveranno questi problemi.....ha ragione il Papa quando dice al punto 10:
    < L'Eucarestia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuizioni....Confido che questa mia lettera enciclica possa CONTRIBUIRE efficacemente a che vengano DISSIPATE LE OMBRE DI DOTTRINE E PRATICHE NON ACCETTABILI, AFFINCHE' L'EUCARESTIA CONTINUI A RISPLENDERE IN TUTTO IL FULGORE DEL SUO MISTERO.......>
    Insomma....le motivazioni del mittente del testo..mi sembrano un tantino esigue...e prive di riscontri oggettivi......se altri hanno trovato questi aspetti, parliamone perchè l'argomento si fa interessante......
    Fraternamente C.

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    Da: Soprannome MSNIyvan5Inviato: 15/05/2003 0.20
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    Da: Soprannome MSNIreneo81Inviato: 15/05/2003 1.30
    La Pace di Cristo!
    Cara Caterina,
    a volte mi sembra che davvero io viva su un altro pianeta! Francamente, il problema resta una "cocciutaggine" nel pensare che un documento non vada letto tenendo presente il contesto e tutti gli altri, nonchè gli sviluppi della scienza liturgica e senza attenzione ai vocaboli usati nel testo stesso.
    Nel tuo commento all'articolo di Barile francamente percepisco una netta confusione tra Prassi e Fede, una netta confusione tra l'importanza dei vocaboli, una assoluta mancanza di differenza tra Chiesa Latina e Chiesa Orientale (mi chiedo se tu abbia compreso questa parte del testo ed il significato delle due espressioni).
    Non tutti i testi possono essere presentati in tutti gli ambienti... e a volte penso che questo gruppo non sia pronto a confrontarsi senza entrare nella confusione, nella disputa, nell'apologetica, con il pensiero teologico contemporaneo.
    Prima di continuare nella parte teologica voglio condividere con te, e con voi tutti che leggerete una mia paura; sto imparando tante cose, approfondento tanti argomenti, sto apprendendo la fede e sto facendo passare ciò che imparo nella mia vita personale, nelle mie azioni quotidiane, eppure mi ritrovo a non poter esprimere ciò che vado scoprendo, perchè mi ritrovo davanti ad incomprensioni come quelle di Caterina... è come se non avessi nessuno con cui riuscire a comunicare a pieno le mie scoperte. Non sapete quanto questo mi faccia soffrire nel profondo del cuore. Mi ritornano in mente le parole del Qoelet "Chi aumenta il sapere aumenta la sofferenza". In questo momento scrivo eppure non so come riuscire a superare il muro dell'incomprensione, la logica di doversi difedere a tutti i costi, di non riuscire a vedere che le cose possono essere viste in maniera critica senza che questo vuol dire deprezzare la fede o non essere sottomessi al "romano pontefice".
    Scusate questo sfogo ma ne avevo bisogno. Ora passo a chiarire ciò che Caterina ha frainteso del testo di Riccardo Barile, che io non conosco personalmente e non posso contattare.
    1. Conosci la rivista da cui è tratto l'articolo, Testimoni? Se no mi dispiace, ma non ti posso dire in breve righe la sua pura posizione davanti a svariati argomenti, il suo equilibrio, la sua fedeltà, l'aiuto che dà alla vita consacrata in tutti i suoi articoli...
    2. Ma perchè ti rivolgi a me come se l'articolo l'avessi scritto io o che sia andato a cercarlo in chissà quale rivista vicina ad ambienti protestanti che potesse avallare il mio pensiero? Testimoni è una delle riviste più diffuse nelle case religiose... una rivista cattolica di alto rilievo.
    3. Caterina, ma possibile che non sai leggere le cose se non catalogandole come pro-protestanti e contro-protestanti? Pensi che tutto il mondo sappia i problemi che si trattano in questo forum e che quindi abbiano tutti sempre di mira di dare ragione ad una parte o all'altra? L'Articolo non vuole essere nè a favore nè contro nessuno, non parla di errori dottrinali, ma anzi introduce il documento nel contesto del magistero pontificio sull'argomento.
    4. Il fatto che tu non conosca la problematica intorno all'Anafora dei santi Addai e Mari è in effetti qualcosa che poi ti rende difficile capire il proseguio dell'articolo, infatti, se non si fa riferimento più ad essa, l'atteggiamento di quella circostanza è implicitamente richiamato quando si parla della distinzione tra Chiesa Latina e resto della Cristianità.
    5. Da qui seguo più pedissequamente ciò che tu scrivi.
    Santo e santissimo. L'articolo vuole sottolineare come il documento usi solo questi termini quando le prospettive in cui si può dire il mistero eucaristico sono molte, non ultime quelle bibliche.
    6. Consacrazione e santificazione. Mi dispiace davvero Caterina che tu non abbia fatto studi liturgici, ma non puoi chiedere ad un teologo che invece li ha fatti di ritenere i due termini equivalenti, come sembra che tu faccia.
    Quello che l'autore fa notare è come si parli del mistero eucaristico con parole che non sono parte della sua celebrazione (perchè nelle preghiere eucaristiche troverai la parola e l'azione di santificazione e non di consacrazione).
    Il fatto che tu non percepisca la differenza, non vuol dire che essa non ci sia.
    7. Tu citi il paragrafo quattro. E non fai che confermare l'autore. Il Presbitero in effetti celebra, mentre la comunità partecipa, come dice l'Autore. Tu non noti la differenza? Chiunque ha studiato liturgia invece la conosce bene. Non si tratta di celebrare da solo o insieme. Il problema è che si utilizzano dei termini in un modo non adatto e che non tiene conto nè degli intenti della riforma liturgica, nè dello sviluppo della scienza liturgica e delle sue ultime ricerche e scoperte (faccio notare che l'unico ateneo al mondo di scienza liturgica è di diritto pontificio e si chiama Sant'Anselmo. Forse chi ha redatto l'Encilcica, poteva consultare qualche esperto sul tema... ma questa è un mio pensiero cattivo, cattivo cattivo).
    Il rischi insito in questo uso non attento di certi termini è tra l'altro ben chiaro all'autore (e francamente lo era anche a me dal momento in cui ho letto l'enciclica):
    Ora la comprensione dell’Eucaristia astraendo da tutto questo è pericolosa e rischia di costruire una Chiesa che non è quella scaturita dal Vaticano II e dalla riforma liturgica.
    Vera, reale e sostanziale, potrebbero sembrare vocaboli equivalenti, ma non lo sono, davvero caterina pensi che essi siano stati mantenuti insieme nell'Enciclica? per favore rileggila e poi rispondi alla semplice domanda su quale di qeusti vocaboli si insiste maggiormente... Non c'è bisogno di dire altro, l'Enciclica è in mano a tutti.
    8. Riconoscere la presenza reale nell'eucarestia ed praticare il culto ecuaristico fuori dalla messa ti sembrano la stessa cosa? Forse questa è una delle altre cose su cui fai confusione, e ti inviterei a leggere i Prenotanda al Rito della Comunione e Culto Eucaristico fuori dalla Messa, magari ti chiarisce un po' le idee.
    9. "Ma se un protestante, ma se un protestante..." ma non sai guardare ad altro, il tuo discorso deve essere sempre finalizzato ai protestanti? E le chiese ortodosse? E le chiese orientali già in piena comunione con la sede Romana? E i gruppi quali i neocatecumenali che non praticano il culto eucaristico fuori dalla messa? Combatti per o combatti contro, Caterina? Poniti in maniera seria questa domanda. Non devi rispondere a me, ma al tuo cuore.
    10. Ora facciamo una corretta ermeneutica del passo che tu hai così personalmente interpretato (e deformato nelle sue intenzioni).
    Prima di tutto, come è corretto, lo cito.
    Il che può aprire la strada a qualche disagio ecumenico. Ad esempio quando si dice che l’Eucaristia va presa integralmente come celebrazione, colloquio e adorazione: ciò vale per la Chiesa latina o per tutti i cristiani’? Se vale per la Chiesa latina, tutto bene. Ma se vale per tutti, anche i protestanti e gli ortodossi, dopo una auspicata piena unione, dovranno praticare il culto eucaristico al di fuori della Messa. E se non sono d’accordo, che senso ha continuare a partecipare a incontri ecumenici?
    Prima domanda da porci per capire il brano: cosa è che può aprire la strada a qualche disagio ecumenico? Ci risponde la frase che precede il testo citato:Gli aspetti devozionali e il culto eucaristico fuori della Messa sono ribaditi senza precisare che si tratta di prassi della Chiesa latina.
    Dunque, non il culto eucaristico fuori dalla messa crea disagio ecumenico, ma il fatto che non si sia precisato che esso è prassi della Chiesa latina. Ti sembra assurdo? In realtà è un dato di fatto. Il culto eucaristico fuori dalla messa è una caratteristica non del mondo cattolico, ma della Chiesa Latina, infatti è assente in oriente, anche nelle chiese orientali in comunione con la Chiesa Latina, la riserva eucaristica si trova conservata in sacrestia e non viene mai esposta o portata in processione, ma è conservata "per il viatico", come era prassi universale durante il primo millennio cristiano.
    Da conoscitore della liturgia e dei suoi vari riti, l'Autore fa notare che qui il testo presenta un'ambiguità. Il papa si rivolge, per quanto riguarda l'adorazione eucaristica, a tutti i cristiani o alla Chiesa latina, che è l'unica dove in effetti questo culto è praticato?
    Si fa sufficientemente chiarezza tra la dottrina sulla presenza reale e le forme di devozione verso l'eucarestia?
    Ed è proprio in riferimento a questo che prima ti dicevo che non fai sufficientemente distinzione tra fede e prassi. Di certo nè tu nè io dubitiamo che la chiesa antica credesse nella presenza reale. Eppure, pur credendo ad essa per più di mille anni la Chiesa non ha rivolto nessun culto al pane eucaristico fuori dalla messa.
    Ecco che su un tale sfondo la domanda dell'autore diviene pertinente:
    ciò vale per la Chiesa latina o per tutti i cristiani’? Se vale per la Chiesa latina, tutto bene. Ma se vale per tutti, anche i protestanti e gli ortodossi, dopo una auspicata piena unione, dovranno praticare il culto eucaristico al di fuori della Messa.
    Infatti, la stessa fede presuppone anche prassi identiche o ci possono essere diverse prassi nell'ambito della stessa fede?
    L'esistenza nell'ambito della stessa Chiesa cattolica di diverse prassi ecclesiali, rituali e liturgiche risponde da sè alla questione.
    Eppure questo documento su tale punto non è chiaro... è come se dimenticasse una "porzione di chiesa cattolica", cioè tutte le chiese cattoliche orientali, e le sminuisse, come se non fossero cristiani perfetti perchè non possiedono il culto eucaristico fuori dalla messa. Sappiamo bene invece il massimo onore con cui esse vennero considerate e definite dal Concilio Vaticano II e dallo stesso Giovanni Paolo II nell'Enciclica Orientalis Lumen, nonchè anche lo stesso Catechismo della Chiesa Cattolica parla senza scandalo del fatto che in esse non si pratichi culto eucaristico...
    11. Motivazioni esigue e senza riscontri oggettivi? Ma hai letto l'Enciclica con gli occhi o ci hai messo due belle bende sopra? I dubbi sollevati dall'autore sono invece di una pertinenza spaventosa, ed il fatto che per contro egli stesso inizi le considerazioni parlando in maniera lusinghiera degli altri due testi di Giovanni Paolo II sull'argomento, fa inoltre capire che non è tra i tanti che si mettono nella mischia ed ogni occasione è buona per parlar male del papa. Da studioso non può esimersi dal confrontarsi.
    Io continuo a farlo, a confrontarmi sempre con La Parola di Dio, con il Magistero pontificio, con questa Enciclica, con i miei studi, con la mia vita qui in convento... Caterina, tu sei pronta ad abbandonare le precomprensioni che non trovano riscontro nella realtà e aprire la porta a nuove possibilità?
    Per farlo devi abbandonare la logica dell'attacco/difesa; io solo 5 anni fa ero come te, oggi ho capito quanto mi sbagliavo. Forse tu hai ancora bisogno di tempo.
    Con affetto e assicurandoti la mia preghiera,
    Ireneo
    Per quanto i toni possono essere sembrati accesi, ho voluto con questo non esporre il mio pensiero, ma permettere a coloro che leggeranno l'articolo di leggerlo nella giusta ottica e con la dovuta considerazione, nonchè prendendo spunto dagli errori di comprensioni in cui è incorsa Caterina, ho potuto anche fare una carrellata di quali erano gli errori di giudizio sull'articolo ai quali si può andare incontro.
    Proprio per ciò che ho appena detto, Caterina, ti prego di non far si che questa mia lettera inizi una delle nostre battaglie del "tu dici, ed invece io dico"; infatti, sè è vero che condivido l'articolo, ciò che ho scritto non è un mio lavoro, ma lavoro dell'Autore. Ti dico sin d'ora che  se mi chiederai dei chiarimenti su alcuni punti dell'articolo che non ti sono chiari ti risponderò, ma se invece si tratterà di attacchi a cui contrattacare, i tuoi post rimarranno senza risposta. patti chiari... amicizia lunga. Ancora un bacione a tutti.
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    00 12/13/2009 6:04 PM
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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/05/2003 12.50
    Alex....( e a tutti) quando date l'invio ad un messaggio...per favore..CANCELLATE LA RIGA DI FONDO CON LA PUBBLICITA'....perchè allarga la pagina........
    reinserisco integro il tuo messaggio senza la riga......
    C.
    Da: AlexInviato: 15/05/2003 12.36

    Credo che il papa abbia fatto un grossolano errore:
    la presenza reale di Gesù Cristo c'è anche nella Cema
    del Signore nelle chiese evangeliche....purtroppo è
    trascurata :-(

    Ci sono casi di persone che sono guarite da malattie
    mentre facevano la comunione non solo tra i cattolici
    ma anche tra i pentecostali....

    Non è il prete che consacra il pane, ma è Cristo, e
    Cristo è dove due o tre sono riuniti nel suo
    nome..quindi chiunque abbia Gesù nel cuore come suo
    Signore puòà presiedere la Cena eucaristica.

    Dico eucaristia non nel senso cattolico, ma nel senso
    del testo greco: rendimento di grazie
    Noi rendiamo grazie a Dio perchè ci ha salvati! :-)



    Mio caro Alex.......l'errore di NON credere alla presenza reale di Cristo nell'Eucarestia....è sorto con il Protestantesimo....e nemmeno agli inizi......poichè Lutero ci credeva........vuoi dunque dire che per 1500 anni i cristiani sono stati idolatri? e perchè non asserite mai che anche gli Ortodossi "sbagliano" dal momento che anche loro credono alla presenza reale?

    L'Eucarestia è anche legata STRETTAMENTE.....al sacerdozio....AL MANDATO......chi non l'ha ricevuto da un vescovo che è in successione apostolica...NON può rendere autentica tale Comunione perchè di fatto è l'altra parte che si ritiene "fuori".....non si può avere "la botte piena e la moglie ubriaca....." Nulla da dire sulla Cena che professate.......ma NON è l'Eucarestia......dal momento che voi stessi negate la reale presenza.....


    Cristo si serve del prete perchè ha dato il mandato....."Fate questo in memoria di me".........perchè "questo E'.....il mio copro/sangue...."...e non ha detto questo "simboleggia spiritualmente"......

    Fraternamente C.


    Rispondi
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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/05/2003 13.24
    Condivido punto per punto, caro Ireneo.....le tue perplessità nel NON riuscire a farmi capire la tua esperienza....perchè se pur evidentemente diversamente...è quanto sperimento io con te......
    Veniamo alle risposte, senza riportare il testo rispondo con il numero di riferimento......
    1) ....non conosco la Rivista......ma questo non vuol dire che io non abbia STIMATO l'articolo.....se il Barile ha fatto le sue osservazioni, va da se che leggendole, altri avrebbero approfondito l'argomento...non cerco altro Ireneo.....
    2) Chi inserisce un articolo è perchè lo fa suo...altrimenti lo dice...di non essere d'accordo con l'argomento che sta inserendo.........e poi che vuoi....me sto affezionando a te.....!!
    3) concordo....hai ragione...spesse volte mi lascio andare......proverò ad essere più imparziale..... avevo infatti premesso che la presentazione mi ha anche commossa....
    4) Se apri un forum a parte su questo argomento te ne sarò grata...forse mi aiuterà a comprendere di più......
    5) santo santissimo...infatti ciò che fa confondere della rivisitazione del Barile è che il Papa ha scritto questa Enciclica proprio per difendere a spada tratta l'Eucarestia.....per me era necessario esternare al massimo certi termini per far comprendere di che cosa stiamo parlando....di un DONO appunto...che non è affatto diminuibile....nè deve essere frainteso...per me dunque i termini usati sono perfetti per far comprendere questa realtà....le frasi bibliche già si usano Ireneo....è proprio quel senso del "santissimo" che andava offuscandosi....questa è la preoccupazione che emerge dall'Enciclica....
    6) consacrazione e santificazione.....ok....ci sto alla correzione.....anche se la vedo e percepisco diversamente...se apri un forum per aiutarmi a comprendere ed approfondire..te ne sarò grata.....
    7) paragrafo 4.....leggi bene Ireneo...il Papa dice "il presbitero INSIEME, CON ".......e non una semplice "partecipazione"..per questo ho riportato la frase..per far notare che era stato estrapolato soltanto una parola...."partecipare"......ma noi tutti sappiamo che nella Messa noi fedeli non partecipiamo come fossimo al teatro, ma che INSIEME al sacerdote......partecipiamo al Sacrificio della salvezza......forse sarà bravo il nostro parroco che continua a dirci (alla Messa) che..."non siamo a teatro, ma che sull'altare con lui siamo anche noi"...........sulla Riforma Liturgica sai bene che SI SONO COMMESSI MOLTI ABUSI..denunciati a suo tempo dallo stesso Paolo VI.......tanto è vero che il Papa ha richiesto, dopo questa Enciclica....di fare un documento che metta in dettaglio certi aspetti propri della Liturgia......
    Poi dici "vera reale e sostanziale".........spiegami allora tu dove starebbe l'inghippo dell'Enciclica......sul serio non sto scherzando, parliamone!
    8) Riconoscere la presenza reale nell'eucarestia ed praticare il culto ecuaristico fuori dalla messa ti sembrano la stessa cosa? ....
    ....a questo punto spiega tu la differenza ed approfondisci a cosa si riferisce.........cosa intenda tu per "culto fuori dalla Messa"......stiamo parlando dell'Adorazione Eucaristica?
    9) Questa non l'ho capita...non è che dai una spiegazione, ma esponi un tuo punto di vista come ho fatto anch'io....sbaglio?....se ti pongo domande è perchè desidero approfondire l'argomento......che commetto sbagli l'ho fatto presente all'inizio di questo messaggio.....E' ovvio che io mi devo CONFRONTARE...scusami ma il Barile non l'ha fatto anche lui? Non ha accusato l'Enciclica di "qualcosa" che metterebbe in difficoltà l'ecumenismo? E allora? perchè lui può dire le sue dimostranze e passarle come parola di Dio.... e le mie sono errate?...anzi, la parola del papa sarebbe da correggere? E non dire che non è questo lo scopo del Barile.....poniti tu una domanda......il Magistero è una via che lo Spirito Santo usa per istruire la Chiesa?
    10) Grazie per la spiegazione.......mi ha chiarito meglio le idee....ma a questo punto mi sorge una damanda....dovremmo dunque rinunciare noi al culto Eucarstico FUORI della Messa?
    11)....da studioso....benissimo.....il Barile si è posto da studioso....non c'è altro da aggiungere....
    Amicizia ancor più lunga Ireneo..fraternamente C. 

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    Consiglia Elimina    Messaggio 8 di 19 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/05/2003 15.22
    P.S.
    "Riccardo Barile"......era un nome che mi diceva qualcosa.....e l'ho trovato..........lo conosco...non personalmente...ma guarda tu il caso....ricevo a casa una sua rivista in abbonamento............è un frate Domenicano ......e .....è conosciuto nel nostro ambiente come una persona che "ama sguazzare in queste discussioni magisteriali....".....
    Ho il suo recapito e provvederò a contattarlo immediatamente.......se la posta avrà seguito la pubblicherò......
    C.

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/05/2003 16.56
    Tettamanzi: "L'eucarestia, memoriale dell'amore"
    F.R.
    L'eucarestia come memoriale dell'amore. È l'invito che ha rivolto, nel corso della sua omelia, il cardinale Dionigi Tettamanzi, alle migliaia di fedeli ambrosiani accorsi in Duomo per la celebrazione in "Coena Domini".  Il porporato è ripartito, nel corso dell'omelia, dalla ultima enciclica di Giovanni Paolo II sull'eucarestia. E ha affermato:
    "Con questa enciclica il Papa invita ad avere uno sguardo pieno di stupore e di riconoscenza per rinnovare la nostra fede". "L'enciclica ci aiuti veramente a contemplare - ha detto infine Tettamanzi - il "volto eucaristico" di Cristo per vivere di lui e del suo amore e per essere membri sempre più attivi della Chiesa e della sua missione "per la via del mondo"".

    ECCLESIA DE EUCHARISTIA
    "L'Eucaristia deve stimolare il nostro senso di responsabilità verso la pace, la solidarietà, la salvaguardia del Creato"
    "Parole che ridestano lo stupore del mistero"
    L'arcivescovo Cacucci: dono provvidenziale in vista del Congresso Eucaristico previsto per il 2005 a Bari
    Da Roma Mimmo Muolo
    La nuova enciclica di Giovanni Paolo II è "un dono provvidenziale" per il Congresso eucaristico nazionale che si svolgerà a Bari dal 21 al 29 maggio 2005 e che ha come tema Senza la domenica non possiamo vivere. All'appuntamento mancano più di due anni, ma l'arcivescovo del capoluogo pugliese, monsignor Francesco Cacucci, non ha dubbi: "Questo documento - afferma, infatti, il presule che dal 1999 siede sulla Cattedra della città adriatica - dovrà necessariamente illuminare il cammino di preparazione e la stessa celebrazione del Congresso eucaristico".
    Anche in relazione a questa tappa del cammino della Chiesa italiana, qual è l'importanza della "Ecclesia de Eucharistia"?
    Il Congresso eucaristico chiede, come l'enciclica, che si riscopra con nuova forza la centralità dell'Eucaristia. In quest'ottica anche l'impegno di comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, cui sono chiamate le nostre comunità ecclesiali in questo decennio, non è possibile se non a partire dell'Eucaristia. E dunque questa è una indicazione magisteriale di grande rilievo, che non possiamo disattendere. Il Papa afferma, inoltre, di voler ridestare lo stupore eucaristico nella vita delle nostre comunità. Quasi ci prende per mano e, partendo dalle preghiere e dai riti della celebrazione eucaristica, illuminati dalla Scrittura, dall'interpretazione che ne danno i Padri della Chiesa e dalla ricchezza liturgica dell'Oriente, ci introduce nella comprensione sempre più profonda del mistero della fede. Questo è proprio il metodo proposto dal Concilio. E dovrebbe diventare anche il nostro metodo.
    Ma come far sì che questa ricchezza dell'Eucaristia sia compresa anche dal mondo?
    Il Papa ricorda che la celebrazione eucaristica, lungi dal favorire il ripiegamento delle comunità su se stesse, deve stimolare il nostro senso di responsabilità verso la pace, la solidarietà, la salvaguardia del creato. Il cristiano che non si impegna nella costruzione della città terrena, sottolinea infatti il docu mento, mett e a repentaglio anche la sua salvezza eterna. Dunque l'Eucaristia è fermento di novità anche nella storia, grazie al fatto che l'impegno nella vita culturale, sociale, politica, per il cristiano scaturisce proprio da questo dono di Dio.
    Quanto bisogno c'è oggi di ritornare a sottolineare questi aspetti nella pastorale ordinaria?
    Siamo in un periodo di mobilità culturale e di innovazioni nell'espressioni della propria fede. E dunque è fondamentale che noi ci educhiamo a fare sintesi tra il biblicismo esasperato di alcuni, il panliturgismo di altri e la tensione di chi, immergendosi nei conflitti storici, non tiene conto che ogni azione a favore della città dell'uomo deve scaturire dalla grazia santificante dei sacramenti. Altrimenti si rischia di perdere il Vangelo come propria fonte di ispirazione nella vita quotidiana.
    Il Papa parla anche di luci e ombre nel culto e nella liturgia. Qual è, a suo avviso, la situazione in Italia?
    Il Papa ha presente la Chiesa universale e alcune zone dove i processi di inculturazione litur gica hanno creato qualche problema
    . In Italia credo non si possa parlare di creatività selvaggia, anzi ritengo che nelle nostre comunità c'è talvolta un atteggiamento eccessivamente ripetitivo, dove l'espressività si lega a un certo barocchismo formale. Di qui la necessità, per noi, di saper veramente incarnare la celebrazione eucaristica nel territorio parrocchiale e nel cammino che si sta percorrendo.


    L'enciclica tocca anche il tasto ecumenico. E qualcuno ha già detto che si tratta di un nuovo ostacolo sul cammino verso l'unità. Qual è il suo parere?
    In una materia tanto fondamentale non è possibile percorrere scorciatoie, perché non sarebbe rispettoso. Non tutte le Chiese cristiane riconoscono la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia. Ma quello che scrive il Papa non è un ostacolo nel processo ecumenico, perché il dialogo della carità non può essere disgiunto da quello nella verità.



    Rilievi diversi......rilievi di due vescovi.....



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    Consiglia Elimina    Messaggio 10 di 19 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/05/2003 17.22
    Dunque.....un altro vescovo dice:

    "Dono per vivere l'intimità di Dio"
    Il vescovo Fisichella: mistero che è il centro della fede perché ci rende Cristo contemporaneo, ci dà forza e trasforma la storia in un tempo di salvezza
    Da Roma Cristiana Caricato


    "Ecclesia de Eucaristia, già il titolo dell'enciclica dice la relazione che il Papa vuole esprimere, un nesso che non era stato trattato né dal Concilio né dal magistero di Paolo VI: la relazione che esiste tra la Chiesa e l'Eucarestia". Questa per il vescovo Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense, la giusta prospettiva in cui leggere l'ultima Enciclica di Giovanni Paolo II.

    "Nel documento il Papa ribadisce più volte che la Chiesa vive dell'Eucarestia e l'Eucarestia è ciò che permette alla Chiesa di essere tale. Sono quasi due realtà sinonime. Del resto fino al Medioevo, fino 1150, si usava un'unica definizione per entrambe: il Corpo Vero. Solo dopo si incominciò a distinguere tra il Corpo Vero, reale, sull'altare e quello mistico che è la Chiesa". Il corpo e il sangue di Cristo sotto le specie del pane e del vino sono la possibilità donata agli uomini di vivere l'intimità con Dio. "Ma attenzione - spiega Fisichella - se questa intimità è il fascino del mistero eucaristico è anche vero che non ammette sentimentalismi. L'Eucarestia è il centro della vita di fede, perché rende Cristo contemporaneo, Dio vicino al suo popolo. Non è un caso che il Papa abbia voluto firmare l'enciclica nel Giovedì Santo, il giorno in cui si fa memoria dell'istituzione del'Eucarestia, dell'Essere che si consegna nelle mani della Chiesa, anticipando il mistero pasquale, la passione, la morte e la resurrezione del Signore. La Chiesa - osserva ancora il vescovo-teologo - vive di questa intimità. Per riprendere un'espressione del Cantico dei Cantici, tiene stretto al suo petto un dono prezioso". Un dono che dà forza ai cristiani e rende la storia un tempo di salvezza. Per questo bisogna averne rispetto e cura. La desacralizzazione dell'Eucarestia denunciata da Giovanni Paolo II nell'enciclica, per il rettore della Lateranense, è il risultato dell'abitudine allo straordinario. "Accade quando non si tiene ferma la meraviglia di fronte al Mistero. Bisogna conservare lo stupore della prima volta a cui ci siamo accostati all'Eucarestia. Quando ci si abitua allo starordinario, quando si dà tutto per ovvio, aumenta il rischio di banalizzare il tesoro preziosissimo che ci è stato consegnato".

    Come fare allora? "Innanzitutto evitare di appropriarsi dell'Eucarestia - spiega Fisichella - dobbiamo sentire con più profondità l'appartenenza alla Chiesa nella distinzione dei ministeri".




    il vescovo Jurgen Astfalk, decano della chiesa evangelica luterana in Italia

    Qualche difficoltà in più nel dialogo ecumenico?


    No, la mia impressione è che il Papa abbia confermato una posizione già nota. Nulla di nuovo o di impressionate.

    Il Papa sottolinea due divergenze radicali: dogma della transustanzazione e "successione apostolica" del clero cattolico.
    Innanzi tutto, anche noi luterani siamo nella successione apostolica, non secondo il concetto romano-cattolico ma secondo la nostra teologia. E questo ci è riconosciuto anche dal popolo cattolico là dove, come in Germania, convive con noi. Quanto al fatto che il Papa ribadisca l'adorazione del corpo di Cristo, questo può anche comportare aspetti positivi: pure noi protestanti dobbiamo riflettere sul valore della Santa Cena e rivalutarla, che è il dono di Dio a tutte le chiese.



    La mediazione di Lehmann: "Non rassegnamoci"

    BERLINO - La nuova enciclica "Ecclesia de Eucharistia" di Papa Giovanni Paolo II non è un ostacolo dialogo ecumenico: lo ha affermato il cardinale Karl Lehmann , presidente della Conferenza episcopale tedesca in una conferenza stampa a Magonza. Il Papa, ha spiegato il cardinale, rifiuta "con decisa chiarezza" una Comunione in comune tra cattolici e protestanti. Tuttavia, ha aggiunto, questo rifiuto nella comunanza del rito eucaristico non va visto come una chiusura, ma piuttosto lascia aperture a futuri sviluppi. "Di conseguenza - ha ribadito il presule tedesco - non bisogna essere rassegnati, ma occorre fare di tutto perché il dialogo ecumenico diventi sempre più intenso. Il Papa ha ricordato, in questo caso, anche il valore della Comunione spirtuale che se ben intesa e valorizzata potrà portare in futuro il santo desiderio di porsi con fede di fronte all'EucarestiaStessa fiducia rispetto al dialogo ecumenico è stata manifestata a Bonn dalla Zdk, il Comitato centrale dei cattolici tedeschi, per la quale la nuova enciclica è senz'altro "un passo in avanti verso l'ecumenismo".

    Infine:

    "un momento di gioia, un piccolo catechismo della dottrina della fede" è il commento all'Enciclica per la Conferenza episcopale olandese;

    "un atteggiamento personale ed altamente spirituale, che porterà i suoi buoni frutti" per i vescovi svizzeri.

    "Un perfezionamento e, al tempo stesso, un seme per l'avvenire" ha commentato l'arcivescovo di Bruxelles, Godfried Danneels.



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    Consiglia Elimina    Messaggio 11 di 19 nella discussione 
    Da: Soprannome MSNIreneo81Inviato: 15/05/2003 17.54
    Cara Caterina,        La Pace di Cristo!
    Rispondo ad alcuni punti del tuo messaggio numero 7. Su altri non c'è bisogno di dir nulla per la loro chiarezza, mentre per i forum che mi chiedi di aprire... ormai gli esami si avvicinano e davvero penso sia difficile farlo.
    Ma se trovo sul sito vaticano qualcosa sul riconoscimento dell'Anafora di Addai e Mari, allora magari lo aggiungo...
    Risp al n. 7. Tu qui ribatti il problema degli abusi, ma quello che io penso, e che l'autore dice, è che il modo con cui si è voluto porre freno agli abusi, riscia di far collassare tutta la riforma liturgica, anche in ciò che di più genuino contiene. Nel messale, in altri documenti pontifici si dice chiaramente che anche l'assemblea celebra insieme al sacerdote, anche se mai senza... Il problema sottolineato dall'articolo è invece che l'enciclica limita il termine di celebrazione solo al sacerdote, denotando una visione dell'assemblea liturgica che non è quella voluta dalla Sacrosantum Concilium.
    Risp al n. 8. Penso che il chiarimento lo avrai in modo molto semplice guardando alla situazione della Chiesa del primo millennio cristiano e alle CHiese orientali (ortodosse e cattoliche) attuali.
    Infatti la presenza vera, reale, sostanziale di Cristo nelle specie eucaristiche è patrimonio comune di tutte queste chiese, ma solo a partire dall'XI secolo e solo nella Chiesa di rito latino ad un tale riconoscimento è seguito un culto eucaristico fuori dalla messa, che sono appunto l'adorazione eucaristica, l'esposizione solenne, le processioni eucaristiche.
    Questi usi sono un modo di esprimere la fede, ma non l'unico. Ed è un uso proprio della Chiesa Latina.  La perplessità dell'autore allora è che in quel punto il papa non è chiaro e sembra rivolgersi ai cattolici di tutti i riti mentre le Chiese di disciplina orientale non possono praticare culto all'eucarstia fuori dalla messa, perchè un tale culto in esse non si è mai sviluppato. Ma nessuno certo negherebbe che le chiese orientali in comunione con Roma, ma anche le altre, non credano nella presenza reale.
    Risp al n. 9. Il magistero è una via che lo spirito santo usa per istruire la Chiesa?
    Senza dubbio si. Ma c'è una distinzione, comune a chi ha a che fare con la teologia e con i documenti magisteriali, tra indefettibilità e infallibilità.
    La prima riguarda la certezza che la Chiesa possiede che nulla di ciò da lei insegnato può condurre alla perdizione un credente. Possono essere insegnamenti utili in un dato periodo, ma che possono essere abbandonati, modificati, senza che per questo venga meno la fede della Chiesa. Si veda su questo la radicale modifica operata dal Vaticano II riguardo alla Libertà religiosa;
    Infallibilità è invece un termine che tutti conosciamo e quindi non spiego.
    Allora, visto che tale documento non è una Costituzione Dogmatica, esso fa parte dei documeniti indefettibili e non infallibili. Ciò vuol dire che non contiene nessuna eresia, non che esprima tutta la verità... non si tratta di correggere il papa, ma si tratta della possibilità che la stessa Chiesa concede ai suoi fedeli di poter avere una riserva mentale su alcuni documenti e verità non espresse in modo infallibile, sempre che questo venga fatto mantenendo un atteggiamento di ossequio verso il Magistero.
    Allora il documento è sbagliato? La mia risposta è no!
    Poteva essere migliore? La mia risposta è si!
    Risp. al n. 10. Per quale motivo dobbiamo rinunciare al culto ecuaristico fuori dalla Messa? E' una prassi della CHiesa Latina, una prassi antica è consolidata. Ma non dobbiamo imporre nostri usi a persone di una tradizione liturgica e confessionale differente. L'importante sarà il raggiungimento di un accordo sulla fede nell'eucaristia, il modo in cui poi ad essa si terrà culto, dipenderà dalla tradizione e dalla ricchezza dei doni che lo Spirito ha effuso su ciascuna Chiesa.
    Per conoscenza, butto qui di sfuggita una chicca su Lutero, che come precisava Caterina, credeva nella presenza reale di Gesù.
    Egli scrisse un breve trattato sull'adorazione eucaristica. Ed in questo trattato diceva che il fatto che i cattolici adoravano l'eucarestia non era un problema, perchè in effetti essa rende presente il Signore Gesù, e al contempo riteneva non essere eresia invece non adorarla fuori dalla messa, perchè il fine principale per cui il Signore ci ha donato questo sacramento non era il vederlo, ma il mangiarlo.
    Lutero dunque arriva a dire che ambedue i comportamenti sono possibili, anzi che sono complementari e di aiuto a tutti i cristiani. I cattolici infatti ricordano così ai protestanti l'importanza e la grandezza del dono del Sacramento, e i protestanti ricordano ai cattolici il suo fine (la comunione materiale) per il quale è istituito, essendo di stimolo a nutrirsi spesso di questo salutare farmaco di salvezza.
    Forse è un lato della dottrina di lutero poco conosciuto... io neanche lo conoscevo. ho incontrato questo breve testo in appendice ad un libro sull'Adorazione eucaristica che il mio padre formatore mi ha dato da leggere. Ma non è di un equilibrio spaventoso? Non ci fa capire cosa vuol dire essere rispoettosi della diversità?
    Amicizia ancor più lunga, Caterina, fraternamente,
    Ireneo
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    00 12/13/2009 6:06 PM
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    Consiglia Elimina    Messaggio 12 di 19 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 15/05/2003 18.50
    mmmmmmmmm.....incredibile Ireneo...mi hai quasi convinta............va bene...concordo e ammetto che a questo punto ho interpretato io male...alcuni punti...comunque ho scritto a padre Riccardo Barile..attenderò anche la sua risposta dal momento che gli ho scritto quale laica domenicana citandogli la nostra Regola di Professione....
    quindi....al punto della tua risposta:
    7) concordo sul rischio....i lefebvriani sono per noi un triste esempio........comunque non credo che il Papa volesse andare "contro" il Concilio...sappiamo entrambi quanto lui l'abbia sempre sostenuto oltre ad averci partecipato attivamento già come vescovo.....
    8) ....giusto...attenderò di approfondire questi particolari...parlare di qualcosa di cui non si conosce nulla non ha senso.....Io penso che il Papa si riferisse proprio ai cattolici......infatti l'Enciclica è indirizzata ai sacerdoti e da loro a tutto il popolo di Dio....credo che egli abbia voluto richiamare proprio i cattolici su questo tema.....NON credo che nell'enciclica il papa volesse obbligare gli Orientali al culto fuori della Messa, ma richiamare NOI.....a che NON ci lasciassimo influenzare da una forma di Ecumenismo.....abbandonando il culto fuori della Messa.....visto da questo aspetto cosa ne pensi? dice anche Enzo Bianchi: la circolarità tra eucaristia e Chiesa, per cui mentre la Chiesa celebra l’eucaristia è l’eucaristia che edifica e plasma la Chiesa. La Chiesa non esiste senza l’eucaristia e il mondo, l’umanità non cristiana, senza eucaristia, non riceve l’energia di trasfigurazione e di salvezza che si sprigionano da questo mistero.
    (il resto è nel forum sulla Liturgia che ho appena aperto...)
    9) concordo sulla differenza dell'infallibilità...ne prenderò atto..........
    Allora il documento è sbagliato? La mia risposta è no!
    Poteva essere migliore? La mia risposta è si!
    .........
    se non si considera che il Papa ha scritto ai cattolici....non credo che poteva fare di meglio..se l'Enciclica avesse avuto valore ecumenico (e non è così) allora avresti ragione....giusto?
    10) giustissimo....NON imporre.....ma il punto che vuole sottolineare il papa è che NON dobbiamo rinunciarci noi.........se è vero che NON dobbiamo imporre i nostri "usi e costumi"...si presume che la stessa carità avvenga dal lato opposto..cioè..che non ci si chieda di rinunicare all'Eucarestia con il culto che conosciamo...per favorire un dialogo che arriverebbe ad impoverire l'Unità stessa.....
    Carina la chicca di Lutero.....la riporterò........
    bè...la si può agganciare alla riflessione del vescovo Jurgen Astfalk, decano della chiesa evangelica luterana in Italia........che ha detto sull'enciclica:
    Quanto al fatto che il Papa ribadisca l'adorazione del corpo di Cristo, questo può anche comportare aspetti positivi: pure noi protestanti dobbiamo riflettere sul valore della Santa Cena e rivalutarla, che è il dono di Dio a tutte le chiese.....
    Credo che questi due ultumi aspetti ci facciano comprendere anche il desiderio dell'unità......nelle diversità......
    In bocca al lupo per gli esami...e sempre a disposizione per un confronto...............
    Fraternamente C.

    Rispondi
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    Da: AlexInviato: 15/05/2003 19.14
    Quanti paroloni....
    con tutto il rispetto, non credo che nessuno possa accrescere la propria fede discutendo di queste cose....c'è un mondo che muore senza Gesù e noi dobbiamo lasciare l'altare (cattolici) e il pulpito (evangelici) e testimoniare la veracità del Figlio di Dio con forza, potenza e gioia nella nostra vita!
    caterina mi dice:

    Mio caro Alex.......l'errore di NON credere alla presenza reale di Cristo nell'Eucarestia....è sorto con il Protestantesimo....e nemmeno agli inizi......poichè Lutero ci credeva........vuoi dunque dire che per 1500 anni i cristiani sono stati idolatri? e perchè non asserite mai che anche gli Ortodossi "sbagliano" dal momento che anche loro credono alla presenza reale?

    Infatti hai ragione: dire che il pane e il vino nella Santa Cena sono solo simboli è un errore, io penso che Cristo invece sia presente nella Comunione di tutte le chiese...ma non c'è solo nell'ostia cattolica!

    Come spiegare le guarigioni durante la Santa Cena che avvengono spesso tra gli anglicani carismatici?

    Lutero aveva ragione: consustanzazione è più biblico di transustanzazione.

    L'Eucarestia è anche legata STRETTAMENTE.....al sacerdozio....AL MANDATO......chi non l'ha ricevuto da un vescovo che è in successione apostolica...NON può rendere autentica tale Comunione perchè di fatto è l'altra parte che si ritiene "fuori".....non si può avere "la botte piena e la moglie ubriaca

    Non ho mai visto nella Bibbia queste cose....ci sono solo 3 tipi di sacerdozio:

    1-quello di Aronne (oggi inesistente)

    2-quello di Melkisedek (esclusivo di Cristo)

    3-quello di ogni credente battezzato (personalmente ritengo il battesimo cattolico-romano valido a tutti gli effeti, infatti non mi sono ribattezzato)

    Il mandato è per chiunque crede in Cristo (cfr Mr16,16 con Mt 28,20) questo discorso che solo chi ha la successione può celebrare la Cena non l'ho mai visto nella Bibbia, fu probabilmente il risultato di un processo di accentramento del potere ecclesiastico negli episcopi a scapito dei presbiteri.....piaccia o meno nel NT NON E' ESPLICITATA CHIARAMENTE  la struttura gerarchica 

    episcopi-presbiteri-diaconi

    che c'oggi tra i cattolici, con ciò non voglio dire che preti e vescovi non siano credenti, anzi ne conosce di eccezionali, ma che questa concezione non è ricavata dalla sola Bibbia.

    Rigaurdo a quello che dice il papa sul NON FARE la comunione tra i cattolici e i protestanti è inacettabile perchè DIVIDE e le divisioni non vengono da Dio!

    Io non ho problemi a prendere la Comunione cattolica, come prendo pure quella evangelica..c'è un solo Signore e una sola fede...(Ef 4,5) sono gli uomini che con i loro peccati hanno spaccato la verità cristiana in due tronconi nella Riforma e nella controriforma

    Alex

                                                  GESU'CRISTO E'IL SIGNORE!


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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 17/05/2003 10.32
    Alex...non mi scrivere in corsivo che sò cecata.......
    Mi spiace Alex...NON possiamo lasciare l'Altare nel senso che vuoi dare......perchè è dall'Altare che noi prendiamo quel nutrimento che ci renderà poi capaci di testimoniare il "Cristo che è in noi".......Cristo non sarebbe dunque nei Pentecostali? NO!....non generalizziamo....certo che Cristo è anche nei Pentecostali...ma nella Comunione NON è in modo completo...perchè manca il sacerdote ..il quale ha il mandato e il potere di rendere COMPLETO l'ordine lasciato dal Cristo "Questo è il mio corpo/ sangue; fate questo in memoria di me!"......
    Alex....Gesù non lo disse a TUTTI i discepoli, ma prese a parte solo i DODICI.....gli Apostoli.....dando loro questo mandato che a loro volta dovevano TRAMANDARE.....NON tutti possono occuparsi di questo compito "NON voi avete scelto me, ma io ho scelto voi".....
    Quindi Gesù VIVO E VERO....è soltanto nella Comunione Cattolica di rito Latino (Rona) e Cattolica di rito Orientale.....perchè hanno mantenuto la successione apostolica ininterrottamente....mantenedo la formula evangelica.......attraverso il Sacramento dell'Ordine......il quale rende effettivo il Mistero.....
    Se tu vuoi continuare a credere come fai...non posso non avvisarti che la tua è una ILLUSIONE.....ed è un appagamento alla tua coscienza......ed io non posso mentirti!
    Le guarigioni sono altra cosa....perchè forse Dio non può operare FUORI della Messa?.....certamente che tali riti DIVERSI.....possono portare AD ENTRAMBI giovamento.....tuttavia non si può mentire la verità, almeno quella già rivelata.....
    Lutero aveva pensiero sul nome.....MA CREDEVA NELLA REALE PRESENZA.........mentre oggi i Pentecostali la negano....Se si comprendesse cosa vuol dire Transustanziazione......ci comprenderebbe che altro non è che ribadire la reale presenza......attaccarsi ad un termine...vuol dire soltanto voler escogitare un espediente per negare l'Eucarestia in termini di presenza reale.....
    Il sacerdozio...appunto....uno solo " Cristo al modo di MelkisedeK",......ma attenzione...Cristo ha riversato AI SUOI questo potere....che è un servizio.......Paolo è chiaro in proprosito.....TUTTI SIAMO SACERDOTI ....Alex....TUTTI i Battezzati......infatti noi alla Messa...non stiamo seduti in poltrona come a teatro....MA PARTECIPIAMO......attivamente al Sacrificio perenne.....Tuttavia NOI non abbiamo IL MANDATO per esercitare il sacerdozio regale di Cristo.....perchè, come spiaga Paolo....NON tutti possono essere predicatori, dottori, vescovi, ...ecc.......evangelizzatori si...perchè ognuno di noi ha il dovere di testimoniare Cristo......
    Alex....Cristo ha IMPOSTO DELLE REGOLE.....gli Apostoli sono stati chiari e precisi.......prendere o lasciare!
    Fraternamente C.

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 17/05/2003 10.45
    Quindi Gesù VIVO E VERO....è soltanto nella Comunione Cattolica di rito Latino (Rona) e Cattolica di rito Orientale.....perchè hanno mantenuto la successione apostolica ininterrottamente....mantenedo la formula evangelica.......attraverso il Sacramento dell'Ordine......il quale rende effettivo il Mistero.....
    Ops......e aggiungo per onestà......che tale comunione se pur in forma diversa....è presente là dove alcune Chiese storiche della Riforma, hanno mantenuto mediante i vescovi tale successione...è il caso della Chiesa Anglicana (ma non tutta) e il caso della Chiesa Luterana (ma non tutta)......
    Inserisco ora un documento che mi ha inviato un teologo.....
    il quale leggendo questo forum mi ha scritto quanto segue:
    "...e fai presente che l'Enciclica del Papa sull'Eucarestia, se è vero che non dice nulla di nuovo, ciò che dice ha in sè una enorme carità dal momento che il Diritto Canonico si esprime in forma molto più severa sull'uso dell'Eucarestia. Inserisci se puoi questo testo...."
    Eccolo:
     

    Pontificium Consilium de Legum Textibus Interpretandis

    (Aus L'Osservatore Romano vom 9. Juli 1999)

    Tutela della Santissima Eucaristia

    In merito all’interpretazione autentica circa i canoni 1367 del C.I.C. e 1442 del C.C.E.O., che si pubblica oggi su "L’Osservatore Romano", si fa presente che:

    1. Con una espressione tanto lapidaria come ricca e pregnante il Concilio Vaticano II ha affermato: "In Sanctissima Eucharistia totum bonum spirituale Ecclesiae continetur" (Decreto "Presbyterorum Ordinis", n. 5). E il Codice di Diritto Canonico, sintetizzando l’abbondante insegnamento conciliare in merito e il perenne ammaestramento della Chiesa, sancisce: "Augustissimo Sacramento e la Sanctissima Eucaristia nella quale lo stesso Cristo Signore è presente, viene offerto ed è assunto, e mediante la quale continuamento vive e cresce la Chiesa" (can. 897); pertanto "i fedeli abbiano in sommo onore la Santissima Eucaristia (...) ricevendo con frequenza e massima devozione questo sacramento e venerandolo con somma adorazione" (can. 898).

    Si comprende perciò la cura e l’impegno dei Pastori della Chiesa perché questo inestimabile Dono sia profondamente e religiosamente amato, tutelato e circondato di quel culto che esprima nel miglior modo possibile alla limitatezza umana la fede nella reale Presenza di Cristo – corpo, sangue, anima e divinità – sotto le Specie eucaristiche, anche dopo la celebrazione del Santo Sacrificio.

    2. Come i credenti sono sollecitati ad esprimere tale fede con geste, preghiere e oggetti nobilmente decorosi, cosi è raccomandato che qualsiasi sciatteria o trascuratezza, segno di diminuita consapevolezza della divina Presenza eucaristica, sia bandita accuratamente dal coportamento dei sacri ministri e dei fedeli. Anzi, appare necessario che nella nostra epoca, caratterizzata dalla fretta anche nel rapporto personale con Dio, la catechesi riconduca il popolo cristiano al completo culto eucharistico, che non si riduce alla partecipazione alla Santa Messa comunicando con le dovute disposizioni, ma comprende anche la frequente adorazione – personale e comunitaria – del Santissimo Sacramento, e la cura amorosa perché il tabernacolo – in cui si conserva l’Eucaristia – sia collocato in un altare o luogo della chiesa ben visibile, davvero nobile e debitamente ornato, in modo da costituire il centro di attrazione d’ogni cuore innamorato di Cristo.

    3. In contrapposizione a così profonda venerazione verso il Pane vivo disceso dal cielo possono capitare, e qualche volta sono capitati e capitano, non solo deplorevoli abusi disciplinari, ma perfino atti di disprezzo e di profanazione da parte di persone che, quasi diabolicamente ispirate, presumono di combattere in tal modo quanto di più sacro la Chiesa e il popolo fedele custodiscono, adorano, amano.

    Allo scopo di dissuadere chi da siffatti sentimenti si lasciasse fuorviare, la Chiesa, insiema con l’esortazione ai credenti perché evitino ogni forma di deprecabile noncuranza e trascuratezza, contempla anche il caso spiacevolissimo di atti che deliberamente siano compiuti in odio e ad oltraggio del Santissimo Sacramento. Questi gesti costituiscono senza dubbio – a ragione della materia – gravissima colpa morale di sacrilegio. Ricorda, infatti, il Catechismo della Chiesa Cattolica che il sacrilegio "è un peccato grave soprattutto quando commesso contro l’Eucaristia, poiché in questo sacramento ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo" (n. 2120).

    4. Anzi, in determinati casi questi sacrilegi costituiscono veri e propri delitti, secondo i canoni della legislazione ecclesiastica, sia latina che orientale, ai quali pertanto è annessa una pena. E quanto stabilisce il can. 1367 del Codice di Diritto Canonico, cui corrisponde, con i mutamenti propri di quella legislazione, il can. 1442 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

    Il testo del can. 1367 è il seguente: "Qui species consecratas abicit aut in sacrilegum finem abducit vel retinet, in excommunicationem latae sententiae Sedi Apostolicae reservatam incurrit; clericus praeterea alia poena, non exclusa dimissione e statu clericali, puniri potest."

    5. Attese le varie traduzioni che sono state eseguite del Codice di Diritto Canonico, con le conseguenti sfumature diverse che le parole proprie di ciascun idioma presentano, a questo Pontificio Consiglio è stato posto il dubbio se la parola "abicit" debba intendersi unicamente nel senso proprio – ma riddutivo – di "gettar via" le Specie Eucaristiche, o nel senso troppo generico di "profanare". Ferme restando, quindi, le due fattispecie di delitto consistenti nell’asportazione (abducit) e nella conservazione (retinet) delle Sacre Specie – in ambedue i casi "a scopo sacrilegio" –, è stata chiesta un’interpretazione autentica della prima fattispecie, espressa con il verbo abicit. Questo Pontificio Consiglio, dopo attento studio, ha dato la seguento interpretazione autentica, confermata dal Santo Padre che ne ha ordinato la promulgazione (cfr. C.I.C., can. 16, § 2; C.C.E.O., can. 1498, § 2).

    Il verbo abicit va inteso non solo nel senso stretto di gettar via e nemmeno genericamente nel senso di profanare, ma nel significato più ampio di disprezzare, spregiare, umiliare. Pertanto commette grave delitto di sacrilegio contro il Corpo e il Sangue di Cristo chi asporta e/o conserva le sacre Specie con fine sacrilego (osceno, superstizioso, empio) e chi, anche senza sottrarle dal tabernacolo, dall’ostensorio o dall’altare, ne fa oggetto di un qualsiasi atto esterno, volontario e grave di disprezzo. A colui che si fa colpevole di questo delitto è comminata, nella Chiesa latina, la pena della scomunica latae sententiae (cioè automatica) la cui assoluzione è riservata alla Santa Sede; nelle Chiese orientali cattoliche la scomunica maggiore ferendae sententiae (cioè inflitta).

    6. Non sarà inutile ricordare, come del resto si è già accennato sopra, che non va confuso il peccato di sacrilegio con il delitto di sacrilegio; infatti, non tutti i peccati commessi in materia si configurano come delitti. La dottrina canonistica insegna che il delitto è una violazione esterna e imputabile di una legge ecclesiastica, cui è ordinariamente annessa una sanzione penale. Valgono, quindi, tutte le norme e le circostanze attenuanti o scusanti, riportate nei rispettivi Codici latino e orientale. In particolare, va notato che il delitto di sacrilegio, di cui stiamo trattando, deve contemplare un atto esterno, ma non necessariamente pubblico.

    7. La Chiesa, anche quando è, per così dire, costretta a comminare delle pene, è mossa sempre dalla necessità di salvaguardare l’integrità morale della comunità ecclesiastica e procurare il bene spirituale e la correzione dei delinquenti, ma in questo caso lo fa anche, e primariamente, per tutelare il Bene più grande che ha ricevuto dalla divina misericordia, cioè lo stesso Cristo Signore, fatto "pane di vita eterna" (cfr. Gv 6, 27) nella Santissima Eucaristia.

    + JULIÁN HERRANZ
    Arcivescovo titolare di Vertara, Presidente

    Patres Pontificii Consilii de Legum Textibus Interpretandis, in plenaria coetu diei 4 iunii 1999, dubio, quod sequitur, respondendum esse censuerunt ut infra:

    D. Utrum in can. 1367 CIC et 1442 CCEO verbum "abicere" intelligatur tantum ut actus proiciendi necne.

    R. Negative et ad mentem.

    Mens est quamlibet actionem Sacras Species voluntarie et graviter despicientem censendam esse inclusam in verbo "abicere".

    Summus Pontifex Ioannes Paulus II in Audientia diei 3 iulii 1999 infrascripto Praesidi impertita, de supradicta decisione certior factus, eam confirmavit et promulgari iussit.

    + IULIANUS HERRANZ
    Archiepiscopus titularis Vertarensis, Praeses

    + BRUNO BERTAGNA
    Episcopus titularis Drivastensis, a Secretis

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    00 12/13/2009 6:08 PM
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    Da: Soprannome MSNIreneo81Inviato: 18/05/2003 16.09
    La Pace di Cristo!
    Per precisione vorrei far notare che la successione apostolica  nel senso cattolico del termine è presente anche nelle chiese orientali separate da roma, come le chiese ortodosse e le Antiche Chiese orientali (Copta, Assira, Caldea, Etiopica, Armena, Georgia).
    Ciao a tutti,
    Ireneo

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    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 18/05/2003 22.00
    Giusta la precisazione Ireneo....anzi....appena puoi....potresti sottolineare, appunto, la questione del termine "Chiese" e di "Chiese sorelle".......
    Da quel poco che so.....i Pentecostali Evangelici...si lamentano ( e qui onestamente leggo fra le righe un senso di umiliazione che essi provono quando lo scrivono)....che la Chiesa Cattolica.....non li chiama "Chiesa"......termine che anche la Chiesa Cattolica Ortodossa......è d'accordo con Roma....perchè NON si possa attribuire a molte realtà ecclesiali Protestanti come i Pentecostali....
    Puoi aiutarci a chiarire il significato che da quel che ne so è legato appunto alla successione apostolica...e che infatti sia per i Luterani che per gli Anglicani tale termine è invece è usato?
    Grazie per il contributo, C.

    Rispondi
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    Da: Soprannome MSNIreneo81Inviato: 19/05/2003 17.53
    La Pace di Cristo!
    Intervengo brevemente per chiarire i termini "Chiese" e "Comunità Ecclesiali", così come il suo uso è attestato nel Concilio Vaticano II, tenendo presente come la Chiesa cattolica non si sia ancora distanziata dall'uso che proprio il Concilio ne faceva.
    La differenza sta nella concezione ecclesiologica delle varie comunità cristiane.
    Nella comprensione cattolica, che in questo segue il pensiero che fu già di sant'Ignazio e poi divenne pensiero generale nell'epoca patristica, si può parlare di chiesa solo dove c'è un popolo di battezzati che guidati da diaconi e presbiteri, fanno capo ad un vescovo, reso tale da un rito di ordinazione di natura sacramentale mediante l'imposizione delle mani e che lo innesta nell'ininterrotta successione dell'incarico di vigilanza ed insegnamento che fu dapprima degli apostoli.
    Tutte quelle confessioni cristiane che si riconoscono in una tale ecclesiologia sono chiamate a buon diritto Chiese dal Concilio, mentre laddove il ministero dell'episcopato storico è scomparso o laddove si è rifiutato il rito di ordinazione come segno sacramentale, il concilio ha conianto il termine comunità ecclesiali, e cioè comunità cristiane in cui veramente opera la vita di grazia ma in cui non si ritrova la stessa struttura ecclesiale presente in lei.
    Se questo può sembrare un deprezzamento, può in realtà nascondere anche un vantaggio.
    Dopo la pubblicazione da parte della Congregazione per la dottrina della fede di un documento in cui era precisato in che modo usare il termine "Chiese sorelle", Walter Kasper tenne il suo discorso di inizio anno al Pontificio consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani.
    In esso fece notare che la distinzione tra chiese e comunioni ecclesiali voleva denotare una distinzione tra quella che era l'organizzazione "Chiesa" in ambito cattolico e in ambito protestante. I protestani, faceva notare, non autocomprendono la Chiesa nello stesso modo dei cattolici, e dunque una distinzione era anche rispettosa di una diversità ecclesiologica (sia nella struttura che nella teologia) realmente esistente.
    Finchè non si giungerà ad una visione comune su sacramenti, ministeri e autorità nella Chiesa, mi sembra difficile che da parte cattolica la distinzione tra Chiese sorelle e Comunità ecclesiali possa cambiare...
    Una piccola nota/correzione al post precedente di Caterina: per quanto riguarda la Chiesa Luterana, essa è a pieno titolo una comunità ecclesiale, e così è presentata in tutti i documenti ufficiali e nei dialoghi bilaterali (basta notare come alla Dichiarazione Congiunta sulla dottrina della giustificazione, in appendice le due parti hanno dovuto precisare che, nonostante le differenze sul concetto di chiesa, esse riconsocevano come validi i reciproci organi per il riconoscimento e ricezione del documento stesso). Infatti il rifiuto dell'ordinazione come sacramento e la scomparsa in molti luoghi dell'episcopato storico rendono la struttra di queste comunità ben diversa da quella cattolica.
    Di tutte le comunità occidentali separate da Roma, le uniche due che possono vantare il titolo di Chiese (nella concezione cattolica del termine) sono quella Anglicana e quella Vetero-cattolica, che non hanno mai rinunciato alle ordinazioni e al servizio episcopale. Ma la questione sulla validità o invalidità delle ordinazioni, e l'apertura del presbiterato alle donne, creano attualmente non pochi problemi in campo ecumenico.
    Naturalmente questa è la Chiave cattolica, in realtà che ha molte possibilità se viene sfruttata a pieno e non ci si sente quasi "attaccati" dalle parole ma si cerca di capire il perchè delle distinzioni effettuate.
    Con affetto,
    Ireneo

    Rispondi
    Consiglia Elimina    Messaggio 19 di 19 nella discussione 
    Da: Soprannome MSN7978PergamenaInviato: 05/07/2003 22.44
    Inviato(dal sito Totus Tuus) : Dom Mag 25, 2003 9:21 am    Oggetto: Card. C. Ruini: L'Eucaristia è sacrificio in senso proprio.
    Inserirò alcuni passi, il resto lo potrete leggere integralmente qui:
    .......
    Ruini: l'Eucaristia è un sacrificio in senso proprio
    Eucaristia, iniziazione cristiana, "missio ad gentes" in Italia.
    Conferenza Episcopale Italiana

    51a ASSEMBLEA GENERALE

    Roma, 19-23 maggio 2003
    Venerati e cari Confratelli,

    ci ritroviamo per questa nostra 51ª Assemblea Generale, a sei mesi di distanza da quella del novembre scorso a Collevalenza, per rafforzare i vincoli della nostra comunione, per sostenerci reciprocamente nell’esercizio del ministero pastorale e per riflettere e deliberare insieme sulle tematiche, alcune delle quali di grande rilievo, contenute nel nostro ordine del giorno.

    Chiediamo al Padre ricco di misericordia, attraverso il Figlio che si è dato per noi, il dono dello Spirito che illumini le nostre menti e consolidi i nostri propositi di bene, al servizio delle nostre Chiese e di tutto il popolo italiano.


    1. Il nostro pensiero, colmo di affetto, gratitudine e ammirazione, va anzitutto al Santo Padre, che ha festeggiato ieri il suo ottantatreesimo genetliaco, in questo venticinquesimo anno del suo Pontificato, e che ha ricevuto due giorni fa la laurea honoris causa dall’Università di Roma "La Sapienza", nel settimo centenario della sua fondazione. Ci felicitiamo con lui e lo ringraziamo di tutto cuore, in particolare per il Magistero, la testimonianza e l’impegno personale che egli ha dedicato in questi mesi alla causa della pace.

    Nel recentissimo viaggio in Spagna il Papa ha pronunciato parole che toccano profondamente anche noi italiani, ricordandoci come un popolo di antica e grande tradizione cristiana non debba smarrire la propria identità nel rapido mutare dei tempi e delle situazioni, ma al contrario rinvigorirla e rilanciarla con fiducia in Dio e attraverso l’impegno della nuova evangelizzazione. Ancora una volta Giovanni Paolo II ha rivolto questo messaggio specialmente ai giovani e ha trovato grande e gioiosa risposta nei loro cuori.

    Nella Messa in Cena Domini del Giovedì Santo il Papa ha firmato l’Enciclica Ecclesia de Eucharistia con la quale ripropone e approfondisce, anche alla luce della sua personale esperienza spirituale, il Mistero, la dottrina e la pietà eucaristica. Al cuore dell’Enciclica sta l’affermazione che fondamento e scaturigine della Chiesa è l’intero Triduo pasquale, "ma questo è come raccolto, anticipato e ‘concentrato’ per sempre nel dono eucaristico" (n. 5): perciò "La Chiesa vive dell’Eucaristia" (n. 1). Alle dimensioni cristologico-trinitaria ed ecclesiologica si accompagna spontaneamente quella mariana: "Maria è presente, con la Chiesa e come Madre della Chiesa, in ciascuna delle nostre Celebrazioni eucaristiche" (n. 57).

    La riproposizione integrale della verità del "Mistero della fede", per cui l’Eucaristia è "sacrificio in senso proprio" (n. 13), "ripresentazione sacramentale … del sacrificio di Cristo coronato dalla sua risurrezione" (n. 15), e inseparabilmente "vero banchetto, in cui Cristo si offre come nutrimento" (n. 16), ha una ben precisa caratterizzazione realistica, ripresa dalla Professione di fede di Paolo VI (30 giugno 1968): "Ogni spiegazione teologica… per essere in accordo con la fede cattolica deve mantenere fermo che nella realtà obiettiva, indipendentemente dal nostro spirito, il pane e il vino han cessato di esistere dopo la consacrazione, sicché da quel momento sono il corpo e il sangue adorabili del Signore Gesù ad essere realmente dinanzi a noi sotto le speci sacramentali del pane e del vino" (n. 15). Contestualmente è ribadita la necessità assoluta di un sacerdote validamente ordinato per presiedere la Celebrazione eucaristica, "in persona Christi", cioè "nella specifica, sacramentale identificazione col sommo ed eterno Sacerdote, che è l’autore e il principale soggetto di questo suo proprio sacrificio, nel quale in verità non può essere sostituito da nessuno" (n. 29: cfr la Lettera apostolica Dominicae Cenae).
    Su queste basi l’Enciclica sottolinea il grandissimo valore del culto reso all’Eucaristia anche fuori della Messa, che rimane sempre strettamente congiunto con la celebrazione del Sacrificio eucaristico (cfr n. 25), e propone con chiarezza le condizioni interiori ed esteriori per la Comunione eucaristica, richiamando inoltre la necessità e l’importanza del decoro della Celebrazione e della fedele osservanza delle norme liturgiche. Ciò anche al fine di contrastare ed eliminare gli abusi che contribuiscono ad oscurare l’autentica fede nell’Eucaristia ed hanno a che fare con una comprensione assai riduttiva di questo grande e vivificante Mistero.

    Per le nostre Chiese, e a titolo speciale per noi Vescovi e per i nostri sacerdoti, questa Enciclica rappresenta un autentico dono e un aiuto prezioso, affinché viviamo del Mistero che quotidianamente celebriamo e lo rendiamo a nostra volta presente con la nostra vita