00 1/12/2010 10:28 AM
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Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 17.06
La nave e la gru
C’era una volta una nave. Era grande, era bella, era piena di passeggeri. Scivolava sulle onde. Non faceva avvertire alcun sussulto. Un giorno arrivò nei pressi del porto.
Ad un certo punto, si udì come un boato. La nave aveva urtato contro il fondo. Le macchine andavano "avanti tutta", ma la nave non si spostava.
Si lanciò l’appello. Vennero allora due navi. Una si pose davanti ed una si pose dietro. Si sentì un brusco scossone. La nave si muoveva. Andò in avanti, adagio. Si accostò alla spiaggia. Poi si incagliò di nuovo. Non si riuscì a farla muovere.
Qualcuno ebbe una luminosa idea: "utilizziamo una gru; la facciamo accostare da riva". Si fece così. Arrivò una gru, gigantesca, forte. La nave venne imbracata. Si cominciò a sollevarla. Poi, all’improvviso, ecco uno schianto: la gru si era abbattuta sulla nave. C’erano tanti curiosi sulla riva. Per anni, anche i turisti videro la nave e la gru che formavano un unico groviglio di rottami.
Mi viene in mente questa storia pensando alla Confessione. Il problema, in tutti e due i casi, è "aggrapparsi", "essere risollevati". Non basta una forza di pari livello (un’altra nave, una gru) per disincagliare il peccatore.
Per guarirci dalle malattie basta il medico.
Per risollevarci dalle turbe è sufficiente lo psicologo.
Per rimettere i peccati ci vuole Dio.
Solo lui ci cambia dal di dentro. Solo Gesù può regalarci il suo Spirito e creare in noi un cuore nuovo. Psicologi e psicanalisti ci guariscono; solo Dio ci salva.
Non esiste una salvezza self-service del tipo: io mi pento, mi riconcilio, offro anche una eventuale soddisfazione. In questo caso è il super-io che funziona da gru. Però ricade pesantemente su di noi. La Riconciliazione viene dall’alto. Dio la vuole; il Cristo la realizza. Ce la porge dentro e mediante una comunità. In quel "luogo" noi andiamo, manifestiamo la nostra malattia, incontriamo il medico. Ci aggrappiamo a lui. Egli ci risolleva, ci fa rinascere, ci fa risorgere.
Il peccato infatti non è una macchia esteriore.
Non è pura trasgressione di una legge.
Non si espia con riti umani o sensi di colpa.
Il peccato si identifica con noi. È la condizione storica di divisione interiore, di durezza di cuore, di opacità della vista (cf. Rm 7). La sola unica, radicale terapia è la croce. Riconosciamo che Gesù ha preso su di sé il nostro peccato.
La riconciliazione non è il puro ritorno in sé. È l’aggrapparsi a qualcuno (Cristo) che è esterno, è Figlio di Dio, viene dal cielo.
La liberazione dal peccato non è pura pacificazione con noi stessi. È regalo sicuro, è salvezza storica, comunitaria, visibile. Non è una questione morale ma teologica. Abbiamo smarrito Dio. Tutta la nostra vita è salvata anche in una "modesta confessione".
Al centro del rito non stanno i nostri sbagli o errori o neanche i nostri peccati. Se questo orizzonte svanisse, non resterebbe più nulla. Al centro sta l’amore inesauribile, potente, eterno, fedele di Dio, che si è espresso nella Pasqua di Gesù (cf. Rm 8,37-38).
Tutto ha l’andamento di una festa per un ritorno (cf. Lc 15,11-32). Abbiamo smarrito la nostra famiglia, la Chiesa. Essa ci riammette. Avevamo ricevuto dalla comunità la vita, con il Battesimo. Essa, invocando lo Spirito, ce la restituisce. La nostra esistenza è tutta dentro il suo ambito. È lei che ci battezza, imbandisce per noi la mensa della Parola e del Pane. Da lei riceviamo il perdono di Dio.

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Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 17.10
Simone e Giuda
Questa storia è narrata nei Vangeli (Mc 14,66-72; Mt 26,69-75; Lc 22,55-56). Due personaggi sono posti a confronto all’interno della passione di Gesù.
Simone tradisce Gesù: lo rinnega. Afferma con giuramento di non averlo mai conosciuto.
Giuda vende il Signore. Lo fa forse per denaro o forse per motivi politici.
È difficile dire chi dei due (Simone o Giuda) abbia peccato di più.
La differenza sta nel "dopo".
Giuda è tutto preso dal senso di colpa. Pensa che il suo peccato sia più grande dell’amore di Gesù. Il senso di colpa lo conduce a togliersi la vita. Tutta la sua attenzione è rivolta a se stesso, al suo peccato.
Simone incrocia lo sguardo di Gesù. Allora fugge e piange amaramente. Pietro è la figura del senso del peccato. Percepisce di avere tradito un amore. Sente che Gesù gli resta fedele. Riconosce la sua meschinità. Capisce che Dio può tutto. L’amore di Gesù è ben più grande del suo peccato. Sente che il Signore gli tende la mano. Egli è all’inizio di una vita nuova e divina.

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Da: Soprannome MSN°GinoInviato: 25/07/2003 17.15
Una festa o una improvvisata?
C’erano due famiglie mafiose. Si erano sempre odiate cordialmente. Ognuna di loro rispondeva, colpo su colpo, ogni volta che qualcuno dei "suoi" veniva ucciso.
Ma, un bel giorno, un ragazzo di una delle due famiglie incontra una ragazza dell’altra famiglia. Nasce subito un affetto profondo. Continuano a frequentarsi, nonostante l’opposizione dei genitori e nonni. Alla fine decidono di sposarsi. Dicono ai loro parenti: "La guerra è inutile; lascia sul terreno solo morti e feriti; non possiamo in eterno contrapporci". Il discorso piace: tutti sembrano convinti e persuasi.
Arriva il giorno delle nozze. È una festa solenne. Tantissimi sono gli invitati, spropositati i regali. I capi si scambiano i brindisi e gli auguri.
Ma capita un incidente. Un uomo fa un "complimento" non proprio educato ad una donna dell’altra fazione. Ella va a riferire tutto a suo marito. Egli si presenta, estrae la pistola. "Risolve" così, a modo suo, la faccenda. Nasce una colluttazione generale. I tavoli vengono rovesciati. Tutto finisce con una strage.
Mi viene in mente questa storia pensando alla Confessione. Talvolta si pretende che ci sia "la festa" e non si sono riconciliati gli animi. Si presume di chiedere perdono a Dio, ma non si pone prima alcun gesto concreto di scusa ai fratelli. Si va dal prete per non andare dalla moglie o dai figli o dai colleghi. C’è la Confessione, ma non esiste alcun segnale di conversione. Si vuole il Sacramento, ma non si vuole la Parola. Si carica tutta l’efficacia sul rito; non si perde tempo per sentire il Dio misericordioso che "si rivolge a noi" e parla nel cuore. Si sono infrante tante relazioni (con se stessi, con Dio, con il prossimo): si rimettono insieme le cose quasi si trattasse di cocci infranti.
Lc 15,11-32 narra il percorso verso la festa. Essa è grande, vera, autentica perché prima c’è tutto il percorso: l’andare via, lo smarrire il Padre, il provare il sapore della morte, il rientrare in se stessi, l’incamminarsi in direzione opposta, il sentire il visibile abbraccio di Dio, il vedere i fratelli nella gioia.
Pace e bene a tutti, °Gino