00 9/6/2010 11:58 AM

Dal Blog amico Messainlatino, nell'approfondire il magistero sociale della Chiesa nell'Enciclica di Leone XIII, un blogghista giustamente chiedeva:


Sarebbe interessante se si facesse un articolo sulla Rerum Novarum, la prima grande enciclica sociale, per ricordare questo grande Pontefice. Purtroppo io non ho passato l'esame su Leone XIII, e dovrò ripeterlo, per cui non sarei in grado di fare una sintesi degna. Qualcuno è in grado di proporcela?


 rispondo a questa domanda con questo modesto contributo....


La Rerum Novarum possiamo dire che è diventata un simbolo della Dottrina Sociale della Chiesa perchè è il primo Documento, sociale appunto, che affronta il problema  non semplicemente da un punto affaristico, monetario, o semplicemente economico, ma inserendolo all'interno del contesto DELLA DIGNITA' UMANA  nel rapporto fra  l'operaio e il datore di lavoro, il padrone...
In sostanza, con l'avanzare della questione Sociale che fino a quel momento era stato affrontato COME UNA LOTTA nella quale Carlo Marx da origine al "proletariato" CONTRO I PADRONI visti solo come sfruttatori, e dall'altra le risposte che venivano imponevano ai padroni sempre più un profilo di superiorità attraverso la quale difendere il diritto dello sfruttamento... ecco che Papa Leone XIII viene letteralmente a stravolgere I CONTENZIOSI....

Vale la pena di ricordare, leggendo la Rerum Novarum che è del 1891, che non era la prima volta che la Chiesa DIFENDEVA il diritto dell'operaio, tuttavia è la prima volta che il Papa compone una Enciclica esclusivamente per affrontare il problema...
L'epoca in questione era già avviata verso il trionfo dell'industrializzazione ed era l'epoca, la prima, nella quale si vedevano intere MASSE DI PERSONE muoversi verso questo NUOVO modo di vivere lavorando...
 alla Chiesa interessano LE PERSONE, e per questo interviene il Papa a difenderne I DIRITTI ma attenzione, ricordando che la questione sociale NON si risolve muovendo guerra al padrone il quale per altro garantisce l'industria e paga i salari... bensì, ENTRANDO IN DIALOGO CON IL PADRONE, per comprendere non tanto le imposizioni quanto LE ESIGENZE DEI LAVORATORI e, attenzione, anche il lavoratore deve saper comprendere le esigenze del padrone...

Ma c'è anche un altro aspetto importante di questo Documento, è il primo Documento Ufficiale che parlando della questione sociale non si rivolge solo agli "italiani" o solo ai "cattolici" o solo agli "Stati Pontifici"....
infatti era già passata la breccia di Porta Pia e nonostante le ferite ancora aperte, la Chiesa scrive un testo che riguarda IL MONDO INTERO...RIGUARDA TUTTI GLI UOMINI E LE DONNE....

Questa è dunque la chiave di lettura della Rerum Novarum: APERTURA AL DIALOGO...un dialogo non fine a se stesso, ma che promuova LA DIGNITA' DELLA PERSONA, scrive infatti:

2. Comunque sia, è chiaro, ed in ciò si accordano tutti, come sia di estrema necessità venir in aiuto senza indugio e con opportuni provvedimenti ai proletari, che per la maggior parte si trovano in assai misere condizioni, indegne dell'uomo.

non ci dimentichiamo che Leone XIII era stato Nunzio in Belgio quando le MINIERE DI CARBONE  erano il sostentamento degli operai come dei padroni.... egli aveva ben conosciuto la nuova situazione lavorativa che si andava delineando non solo alla fine dell'800 ma anche all'inizio del nuovo Secolo, il Novecento...conobbe le "misere condizioni" degli operai....

Un altra considerazione che dobbiamo fare è che, soprattutto agli inizi, l'era industriale, detta per certi versi la "nuova età dell'oro", aveva però dato origine anche a moltissimi problemi e non soltanto nel rapporto fra operai e padroni, ma anche problemi edilizi, abitativi, di SPOSTAMENTI, qui cominciano infatti i primi esodi di massa di migranti per cercare lavoro.... buttare tutte le responsabilità sui padroni, non era giusto, così come era giusto il salvaguardare l'operaio dai padroni profittatori di quelli più deboli e non difesi da nessuno... l'era industriale aveva infatti generato anche molto DEGRADO umano e  perfino ambientale....  tutto questo spinge la Chiesa a dare delle indichiazioni chiarissime...

Alla Chiesa, nella Persona del Sommo Pontefice Vicario di Cristo interessava innanzi tutto chiarire il pericolo dello SFRUTTAMENTO SPIRITUALE DEGLI OPERAI....cosa significa?
Che la "febbre" del lavoro spingeva gli Uomini a non curare più se stessi, ne la propria spiritualità intesa anche come TALENTO E DOTI CREATIVE
... l'operaio, denuncia il Pontefice, rischia di diventare un mezzo per la riproduzione...negli ingranaggi di una industria, ANNIENTANDOLO NELLE SUE QUALITA' DI UOMO PENSANTE....dalle fabbriche infatti ERA ESCLUSA ogni iniziativa personale...ed estromessa ogni esperienza personale...insomma, l'uomo rischiava di diventare UNA MACCHINA PER LA MACCHINA...e questo la Chiesa NON lo poteva accettare...

Così Papa Leone XIII spiega che se per il marxismo la soluzione doveva essere radicale con l'annientamento del padrone e del "privato" e l'operaio doveva diventare semplicemente uno strumento per lo Stato, per la Chiesa tra l'operaio e il padrone DOVEVA INNESCARSI invece UNA COLLABORAZIONE, UN DIALOGO ONESTO nel quale l'operaio poteva salvaguardare sia il suo stipendio quanto la sua CAPACITA' CREATRICE ED IL PERSONALE TALENTO....

Nell'enciclica il Papa rammenta che se è vero che l'operaio è anche strumento di produzione, non va tuttavia dimenticato che egli porta con se un bagaglio spirituale, VIVE DI EMOZIONI E DI SENSIBILITA', forma una famiglia....e di conseguenza il salario non doveva tenere conto esclusivamente dell'operaio, MA ANCHE DELLA FAMIGLIA per consentirle di vivere dignitosamente...
Insomma, il tema, per Leone XIII non poteva avanzare solo da un punto di vista, quello sociale e per giunta marxista, ma doveva gioco forza allargarsi a tutto ciò che l'Uomo è....

Se per il marxismo il salario doveva essere uguale per tutti, non così la pensava la Chiesa....e puntando sul più evangelico motto che "l'operaio ha diritto alla sua mercede" Essa difenderà proprio il diritto CONTRATTUALE... per spiegarla in un termine che comprendiamo tutti, possiamo dire che la Chiesa difendeva: "tanto mi dai, tanto ti do"....ma giustamente regolarizzato DA UN CONTRATTO che potesse salvaguardare non soltanto l'operaio nel suo dare e avere, ma anche tenendo conto della sua Famiglia, dei suoi Figli....

dice infatti nell'Enciclica:

3. A rimedio di questi disordini, i socialisti, attizzando nei poveri l'odio ai ricchi, pretendono si debba abolire la proprietà, e far di tutti i particolari patrimoni un patrimonio comune, da amministrarsi per mezzo del municipio e dello stato. Con questa trasformazione della proprietà da personale in collettiva, e con l'eguale distribuzione degli utili e degli agi tra i cittadini, credono che il male sia radicalmente riparato. Ma questa via, non che risolvere le contese, non fa che danneggiare gli stessi operai, ed è inoltre ingiusta per molti motivi, giacché manomette i diritti dei legittimi proprietari, altera le competenze degli uffici dello Stato, e scompiglia tutto l'ordine sociale.



Questa denuncia e presa di posizione chiara, fu la vera grande rivoluzione della Rerum Novarum e sulla quale si regge, ancora oggi, ogni discussione sul salario sui diritti certo, ma anche sui doveri...

Sarà La Chiesa stessa a spingere gli operai verso le prime forme di AGGREGAZIONI LAVORATIVE per affrontare appunto le dinamiche e le discussioni con il "padrone"...nascono le aggregazioni BIANCHE per i cattolici che forse molti conoscono di più con il termine del "MUTUO SOCCORSO"....e naturalmente quelle ROSSE per i socialisti e comunisti....

Il primo frutto di questa rivoluzione lanciata dalla Rerum Novarum sono le CASSE RURALI.... le "banche cooperative" (più conosciute oggi in campo comunista), furono di fatto un frutto della Rerum Novarum...

Un dato statistico riporta che nel 1922 le Casse Rurali sono circa 3000 e circa l'80% sono Cattoliche... MOLTE DELLE QUALI FONDATE DA SACERDOTI CHE APPLICARONO ALLA LETTERA GLI INSEGNAMENTI DEL PONTEFICE.... ma non solo Casse Rurali....alla fine dell'800 e primi del Novecento, vista la forte migrazione DI RAGAZZE spesso sole e indefese....accanto alle fabriche molti sacerdoti avevano dato il via a dei veri e propri villagi e CASE di accoglienza, meglio conosciute come CONVITTI... qui moltissime ragazze poterono essere accolte, ricevere cibi e perfino vestiti e liberarsi dal rischio di essere sfruttate o peggio restare sole per le strade...e spesso qui nei Convitti STUDIAVANO, ricevevano l'istruzione....

La Rerum Novarum ha il privilegio (da qui il concetto della sua unicità) di non avere la pretesa di risolvere i problemi in modo tecnico o burocratico o sindacale...no, la genialità dell'Enciclica sta NEL METODO....
Leone XIII, ben conoscitore dei problemi del suo tempo, da saggio intuisce subito che ciò mancano NON sono le idee, MA IL METODO APPLICATIVO di tante idee da mettere in ordine, insieme, DIALOGANDO, PARLANDOSI e non trattare l'argomento come se dall'altra parte ci fossero dei nemici da abbattere...piuttosto egli fa comprendere che il dialogare e il trovare soluzioni adatte, fa crescere il prestigio sia dei lavoratori quanto dei padroni e dell'azienda stessa che in un clima favorevole produce di più e meglio...

dice il Papa:

- Certamente la soluzione di si arduo problema richiede il concorso e l'efficace cooperazione anche degli altri: vogliamo dire dei governanti, dei padroni e dei ricchi, come pure degli stessi proletari che vi sono direttamente interessati: ma senza esitazione alcuna affermiamo che, se si prescinde dall'azione della Chiesa, tutti gli sforzi riusciranno vani.
Difatti la Chiesa è quella che trae dal Vangelo dottrine atte a comporre, o certamente a rendere assai meno aspro il conflitto: essa procura con gli insegnamenti suoi, non solo d'illuminare la mente, ma d'informare la vita e i costumi di ognuno: con un gran numero di benefiche istituzioni migliora le condizioni medesime del proletario; vuole e brama che i consigli e le forze di tutte le classi sociali si colleghino e vengano convogliate insieme al fine di provvedere meglio che sia possibile agli interessi degli operai; e crede che, entro i debiti termini, debbano volgersi a questo scopo le stesse leggi e l'autorità dello Stato.


Non a pochi oggi, che stanno riscoprendo la Rerum Novarum, vien da dire se la Chiesa non si fosse svegliata un pò troppo tardi.... può sembrare ma non è così... il marxismo che aveva affrontato prima della Chiesa la questione operaia, lo aveva fatto però come una LOTTA ARMATA....armata di forconi, ma pur sempre belligerante...e di fatto esasperò gli animi sia degli operai quanto dei padroni... si era finiti in una sorta di vicolo cieco dove per uscirne occorreva sfondare un muro...con molte perdite...
La Chiesa invece, in qualità proprio di MADRE E MAESTRA, si prese come è solta fare il suo tempo per vagliare la situazione... e potè rispondere al problema solo quando ebbe sottomano tutti gli elementi per farlo... questa è saggezza, non ritardo sui tempi!

Chi spiega ancor meglio l'interpretazione della Rerum Novarum è il successore di Leone XIII, Papa Pio XI che scrisse la "Quadragesimo anno" ossia, a 40 anni dalla Rerum Novarum, Pio XI ne scrive un altra per spiegarne l'importanza e l'attualità...

scrisse qui il Papa Pio XI (vale la pena di leggere attentamente per avere la chiave di lettura autentica sulla Rerum Novarum):

5. Né altrimenti pensavano quei molti cattolici, e sacerdoti e laici, i quali, mossi da un sentimento di una carità certamente ammirabile, si sentivano già da lungo tempo sospinti a lenire l’immeritata indigenza dei proletari, né riuscivano in alcun modo a persuadersi come un così forte e ingiusto divario nella distribuzione dei beni temporali potesse davvero corrispondere ai disegni del sapientissimo Creatore.

6. In tale disordine lacrimevole della società essi cercavano bensì con sincerità un pronto rimedio e una salda difesa contro i pericoli peggiori: ma per la fiacchezza della mente umana anche nei migliori, vedendosi respinti da una parte quasi perniciosi novatori, dall’altra intralciati dagli stessi compagni di opere buone ma seguaci di altre idee, esitando tra le varie opinioni, non sapevano dove rivolgersi.

7. In così grande urto e dissenso di animi, mentre dall’una parte e dall’altra si dibatteva, e non sempre pacificamente, la controversia, gli occhi di tutti, come in tante altre occasioni, si volgevano alla Cattedra di Pietro, deposito sacro di ogni verità, da cui si diffondono le parole di salute in tutto il mondo; e accorrendo, con insolita frequenza, ai piedi del Vicario di Cristo in terra, sì gli studiosi di cose sociali, come i datori di lavoro e gli stessi operai, andavano supplicando unanimi perché fosse loro finalmente additata una via sicura.

8. Tutto ciò il prudentissimo Pontefice ponderò a lungo tra sé al cospetto di Dio, richiese consiglio ai più esperti, vagliò attentamente gli argomenti che si portavano da una parte e dall’altra, e in ultimo, ascoltando "la voce della coscienza dell’ufficio Apostolico", (Enc. Rerum Novarum n. 1). per non sembrare, tacendo, di mancare al proprio dovere, (cf. RN n. 13) deliberò in virtù del divino magistero, a lui affidato, di rivolgere la parola a tutta la Chiesa, anzi a tutta l’umana società.

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Nel sottolineare alcuni punti fondamentali dell'Enciclica, Pio XI sottolinea:


 - ....con animo invitto prende a tutelare egli stesso in persona la causa degli operai che "le circostanze hanno consegnati soli e indifesi alla inumanità dei padroni e alla sfrenata cupidigia della concorrenza", (RN n. 2) senza chiedere aiuto alcuno né al liberalismo né al socialismo, dei quali l’uno si era mostrato affatto incapace di dare soluzione legittima alla questione sociale, l’altro proponeva un rimedio che, di gran lunga peggiore del male, avrebbe gettato in maggiori pericoli la società umana.

-  indicò e proclamò "i diritti e i doveri dai quali conviene che vicendevolmente si sentano vincolati e ricchi e proletari, e capitalisti e prestatori d’opera", (RN n. 1). come pure le parti rispettive della Chiesa, dei poteri pubblici e anche di coloro che più vi si trovano interessati.

(faccio notare che non solo i diritti, ma che tutti abbiamo anche dei DOVERI....)

- accolsero con giubilo quell’enciclica gli operai cristiani, i quali si sentirono patrocinati e difesi dalla più alta Autorità della terra, e tutti quei generosi, i quali già da lungo tempo sollecitati di recare sollievo alla condizione degli operai, sino allora non avevano trovato quasi altro che la noncuranza degli uni e persino gli odiosi sospetti, per non dire l’aperta ostilità di molti altri. Meritatamente dunque tutti costoro d’allora in poi tennero sempre in tanto onore quell’enciclica che è venuto in uso di commemorarla ogni anno nei vari paesi con varie manifestazioni di gratitudine.

- Tuttavia la dottrina di Leone XIII, così nobile, così profonda e così inaudita al mondo, non poteva non produrre anche in alcuni cattolici una certa impressione di sgomento, anzi di molestia e per taluni anche di scandalo. Essa infatti affrontava coraggiosamente gli idoli del liberalismo e li rovesciava, non teneva in nessun conto pregiudizi inveterati, preveniva i tempi oltre ogni aspettazione; ond’è che i troppo tenaci dell’antico disdegnavano questa nuova filosofia sociale, i pusillanimi paventavano di ascendere a tanta altezza; taluno anche vi fu, che pure ammirando questa luce, la riputava come un ideale chimerico di perfezione più desiderabile che attuabile.



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Vorrei concludere queste riflessioni con un passo assai eloquente della Rerum Novarum, dice così Leone XIII:


- Le cose del tempo non è possibile intenderle e valutarle a dovere, se l'animo non si eleva ad un'altra vita, ossia a quella eterna, senza la quale la vera nozione del bene morale necessariamente si dilegua, anzi l'intera creazione diventa un mistero inspiegabile. Quello pertanto che la natura stessa ci detta, nel cristianesimo è un dogma su cui come principale fondamento poggia tutto l'edificio della religione: cioè che la vera vita dell'uomo è quella del mondo avvenire.
Poiché Iddio non ci ha creati per questi beni fragili e caduchi, ma per quelli celesti ed eterni; e la terra ci fu data da Lui come luogo di esilio, non come patria. Che tu abbia in abbondanza ricchezze ed altri beni terreni o che ne sia privo, ciò all'eterna felicità non importa nulla; ma il buono o cattivo uso di quei beni, questo è ciò che sommamente importa. Le varie tribolazioni di cui è intessuta la vita di quaggiù, Gesù Cristo, che pur ci ha redenti con redenzione copiosa, non le ha tolte; le ha convertite in stimolo di virtù e in maniera di merito, tanto che nessun figlio di Adamo può giungere al cielo se non segue le orme sanguinose di Lui.
Se persevereremo, regneremo insieme (7). Accettando volontariamente sopra di sé travagli e dolori, egli ne ha mitigato l'acerbità in modo meraviglioso, e non solo con l'esempio ma con la sua grazia e con la speranza del premio proposto, ci ha reso più facile il patire. Poichè quella che attualmente è una momentanea e leggera tribolazione nostra, opera in noi un eterno e sopra ogni misura smisurato peso di gloria (8).
I fortunati del secolo sono dunque avvertiti che le ricchezze non li liberano dal dolore e che esse per la felicità avvenire, non che giovare, nuocciono (9); che i ricchi debbono tremare, pensando alle minacce straordinariamente severe di Gesù Cristo (10); che dell'uso dei loro beni avranno un giorno da rendere rigorosissimo conto al Dio giudice.



 grazie per l'attenzione...





[Edited by Caterina63 9/6/2010 5:54 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)