00 7/3/2010 3:19 PM
[SM=g1740733] Amici Genitori, ed anche a VOI cari giovani... perchè non approfittare dell'estate per imparare, divertendosi, a cucinare?
Naturalmente tutto si può fare anche l'inverno quando le giornate da passare in casa potrebbero sembrare "noiose".....

Un grazie al Bollettino salesiano giugno 2010 per i saggi consigli che andremo a leggere... [SM=g1740721]


INSEGNATE A CUCINARE
Sicuri che insegnare ai figli l’arte della cucina non sia utile ed educativo?


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Il rapporto con il cibo ha perso la bussola. Abbiamo imparato parole un tempo quasi sconosciute come anoressia e bulimia, le mamme sono preoccupate dell’obesità infantile, gli adolescenti sono assillati dal peso forma, i cibi vengono accuratamente divisi in ideali e pericolosi.

Stiamo imparando anche la parola junkfood, una parola che richiama la spazzatura e le droghe, dunque prodotti scadenti che provocano dipendenza. Salvare i nostri figli significa reagire al junkfood, come ai cattivi libri, ai film scadenti, agli spinelli, alle pillole da discoteca e alla pornografia su internet e in televisione. Molti bambini non sanno quello che mangiano.

Da dove vengono le patatine? E gli hamburger di manzo? Su mille bambini intervistati, più della metà non ha saputo rispondere. Quando gli è stato chiesto da dove provenissero gli hamburger di manzo solo uno su quattro ha capito che in qualche modo c'entrano le mucche. Moltissimi hanno risposto che vengono prodotti direttamente da McDonald’s o da Burger King.

Per molti, oggi, mangiare è semplicemente ingurgitare o consumare del cibo, mentre l’attenzione ossessiva al corpo veicolata dai media ci fa concentrare sulle diete, il peso, la paura di ingrassare. Così mangiare diventa un’operazione matematica e perfino sbocconcellare con gusto una pagnotta di pane appena sfornato, caldo e profumato, è un peccato dietetico. Invece il nutrimento è un gesto che coinvolge la persona, le sue relazioni, la sua cultura.

E anche la sua spiritualità. È un piacere fisico e spirituale, intenso, potente e fatto per essere condiviso. Il cibo parla della nostra identità, delle nostre origini, delle nostre radici. I ricordi legati a un piatto rivelano tutto un lembo della memoria familiare. Ciascuno di noi ha qualche “piatto” particolare che veicola atmosfere e persone del passato. La nostra storia affettiva s’iscrive nei gesti, negli sguardi, ma anche nei sapori e nei profumi trasmessi dalla nostra famiglia. La prima cucina di cui siamo stati nutriti segna la nostra appartenenza a un clan, a una cultura, a una regione, a un paese, a una religione.

Oltre al valore nutritivo e alla soddisfazione del gusto, il cibo viene vissuto come simbolo dell'impegno, dell'amore e della cura dei genitori. Per questo è vitale che tutti in famiglia esprimano un forte sentimento di riconoscenza verso chi cucina. Il modo in cui viene preparato il cibo influenza l'at­mosfera che si respira in famiglia, indipendentemen­te dal fatto che il livello della cucina sia alto, medio o basso. E il bambino, nutrendosi della cucina familiare, si nutre anche degli affetti, dei messaggi inconsci, dei ricordi mescolati agli ingredienti. La cucina è il "cuore" della casa. Se vi vengono preparati e cucinati regolarmente i pa­sti, diventa uno degli ambienti centrali, in cui adulti e bambini si trattengono volentieri, dove c'è un conti­nuo via vai. Con il nutrimento, i genitori trasmettono ai figli un modo di fare (la loro tecnica culinaria), ma anche una condotta alimentare. Donano quello che hanno ricevuto: attenzione, frustrazione, controllo, golosità, colpevolezza, sensualità. Una vera “cultura” del cibo può evitare molti problemi successivi e far crescere persone di buon gusto.



L’identità dei bambini si plasma anche con l’educazione alimentare. La loro costruzione affettiva si nutre di ciò che mangiano e del modo in cui i piatti sono preparati. Una cucina abborracciata o fatta malvolentieri, anche se gli ingredienti sono di prima qualità ha molto meno sapore di un piatto surgelato, condiviso nella gaiezza e nella complicità. Naturalmente è meglio mangiare sano, ma è opportuno evitare l’ortoressia galoppante, che demonizza certi alimenti e fabbrica turbamenti alimentari che esploderanno nella adolescenza. Cucinare può essere uno splendido esercizio di creatività che coinvolge ed educa tutti e cinque i sensi. Educa qualità essenziali come la concentrazione, la pazienza, la dedizione.

Per questo è importante coinvolgere il più presto possibile i bambini nella preparazione dei pasti. Si può proporre lo­ro un giorno fisso per cucinare con i genitori. Probabilmente non molti bambini saranno attratti in modo serio e continuativo dall'arte culinaria. Ma per loro è molto significativo stare con i genitori e avere al tempo stesso l'opportunità di sentirsi utili alla famiglia. Spesso ci preoccupiamo tanto di capire di cosa hanno bisogno i nostri figli che dimentichiamo la loro esigenza principale, ossia quella di sentirsi importanti per noi e per la comunità di cui fanno parte.

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L'essenziale è evitare che la cucina diventi un dovere. Se tagliare le verdure, impastare, selezionare i “profumi” sono realizzati con cura e attenzione cessano di essere gesti abitudinari e noiosi per diventare una gioiosa celebrazione della vita. Fare il pane con i bambini può essere un’esperienza stupenda. Acqua, lievito farina,sale: ingredienti e gesti per fabbricare il simbolo stesso della vita. Si può fare di questi simboli millenari una celebrazione di gratitudine. Durante la cottura, respirate l’aria che si carica del suo profumo. Al momento di gustarlo, è impossibile fare a meno di ringraziare il Creatore dell’universo per i suoi doni.


[Edited by Caterina63 10/12/2012 10:54 PM]
Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)