DIFENDERE LA VERA FEDE

16 luglio Devozione alla Beata Vergine del Santo Carmelo e l'uso dello Scapolare

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    Caterina63
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    00 7/16/2010 9:13 AM

    venerdì 16 luglio 2010

    Lo scapolare della Madonna del Carmelo e la sua benedizione

    FORMULA BREVE DI BENEDIZIONE E IMPOSIZIONE DELLO SCAPOLARE DELLA BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

    (Dal Rituale Romanum 1953)

    Persona recipienda ad habitum genuflexa, Sacerdos, superpelliceo et stola albi coloris, aut saltem stola, indutus dicat :

    V- Dóminus vobiscum.
    R- Et cum spiritu tuo.
    V- Osténde, nobis, Dómine, misericórdiam tuam.
    R- Et salutáre tuum da nobis.
    V- Dómine, exáudi oratiónem meam.
    R. Et clámor meus ad te véniat.

    Oremus.
    Domine Iesu Christe, humani generis Salvátor, hunc habitum, quem propter tuum tuaeque Genitrícis Vírginis Mariae de Monte Carmelo amórem servus tuus (ancilla tua) devóte est delatúrus (-a) déxtera tua sanctí+fica, ut eumdem Genitríce tua intercedénte, ab hoste malígno defénsus (-a) in tua grátia usque ad mortem persevéret: Qui vivis et regnas in saécula saeculórum.
    R. Amen.
    (Signore Gesú Cristo, Salvatore del genere umano, bene+dici (lett: santifica con la tua mano destra) questo abito che il tuo servo (la tua ancella) si appresta a indossare devotamente per amor tuo e della tua Madre, la beata Vergine Maria del Monte Carmelo; fa' che, per intercessione della stessa tua Madre, difeso (-a) dal potere del Nemico Magligno, egli (ella) perseveri nella tua grazia fino alla morte. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.)

    Deinde aspergatur habitum aqua benedicta, et postea illum imponat personae vel personis (cuilibet separatim) dicens :

    Accipe hunc habitum benedíctum precans sanctíssimam Vírginem, ut eius méritis illum pérferas sine mácula, et te ab omni adversitáte deféndat, atque ad vitam perdúcat aetérnam.
    R. Amen.
    (Prendi questo àbito benedetto e prega la Vergine Santissima perché, per i suoi meriti, ti conceda di portarlo senza macchia, ti difenda da ogni avversità e ti conduca alla vita eterna)

    Confrontate questa benedizione, sintetica e agonistica (nel senso che richiama il dramma della lotta contro il male), che benedice propriamente l'oggetto che viene poi consegnato, con le benedizioni attuali, reperibili nel Benedizionale (la trovate qui), o quella adattata secondo l'uso attuale dei Carmelitani (la trovate qui). Come potete notare, quelle nuove sono benedizioni che non risultano benedire lo scapolare e quindi di fatto non rendono l'abitino stesso un sacramentale. C'è all'opera una teologia della benedizione parecchio differente e in discontinuità rispetto al passato.


    Testo presto da: http://www.cantualeantonianum.com/#ixzz0tpLIEWx4



    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
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    00 7/15/2011 8:19 PM

    La Madonna del Carmelo, il santo profeta Elia e San Pio X. - I parte

    di don Alfredo M. Morselli

    I parte




    Totus Marianus est Carmelus.[1]

    Isaia ce lo affermato: la Vergine dalla quale nascerà Cristo avrà nello stesso tempo la bellezza del Carmelo: «Datus est ei decor Carmeli» (Is 35, 2). La bellezza del Carmelo le è stata data…
    Nel suo Cantico che la Chiesa applica a Maria, Salomone canta: «Caput tuum ut Carmelus»: il tuo capo è simile al Carmelo! (Cant. 7, 5). Lo si vede nella Scrittura: il Carmelo serve ad onorare e a lodare Maria[2].
    Elia arse d’amore per Maria […] Tutto quello che Elia possiede, tutto ciò che gli si riconosce in proprio viene da Maria, ed è per Maria che egli lo ritiene.[3]

    ***

    Nella storia del santo profeta Elia - così some essa è narrata nel I libro dei Re - si parla di una misteriosa nuvoletta che sale dal mare, e che diventa pioggia abbondante, tale da porre fine alla siccità in Israele.
    Tanti buoni autori cristiani hanno visto, in questa nuvoletta, una figura della Beata sempre Vergine Maria[4].
    San Pio X ha reso questa interpretazione propria del supremo magistero ecclesiastico, e così leggiamo, nell’Enciclica Ad diem illum laetissimum:

    “Noi vediamo nelle sante scritture, che ogni volta che ci è profetizzata la grazia che ci deve giungere, quasi sempre il Salvatore degli uomini vi appare insieme alla sua santissima Madre […] Maria è oggetto del pensiero […] di Elia, che vede la piccola nube che sale dal mare. E senza aggiungere altro, noi troviamo sempre Maria dopo Cristo nella legge, nella verità delle immagini e delle profezie”[5].
    Molti moderni biblisti scuoterebbero il capo di fronte a questo tipo di interpretazione; noi invece, con l’aiuto di Dio e della SS. Vergine Maria, cercheremo di mostrare che quanto scrive S. Pio X è verissimo e fondatissimo.
    Per provare a capire il grande mistero di quella piccola nube che sale dal mare, bisogna considerare tutta la storia del santo profeta Elia, partendo dall’inizio.

    1. La terribile situazione di peccato

    Subito prima di presentare la figura di Elia, l’autore del I libro dei Re ci tratteggia la terribile situazione di peccato in cui si trovava, in quei giorni, sia il regno di Israele, sia il mondo pagano.

    “Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regnò su Israele in Samaria ventidue anni. Acab figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori. Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun”[6].
    Acab rappresenta il massimo tradimento dei buoni: si era dato all’idolatria e aveva preso per moglie una donna pagana, ricapitolando, con questi due peccati, ogni disobbedienza del popolo eletto contro legge di Dio.
    Gerico, ricostruita dai pagani, indica che i peccati degli uomini sembravano aver reso vane persino le grandi opere del Signore: la stessa Gerico, la città del male, era stata distrutta da Giosuè, con l’intervento prodigioso di Dio, che ne aveva fatto crollare le mura. Ora invece essa viene ricostruita, e la sua ricostruzione inizia e termina con un sacrificio umano. L’inferno sembra riprendersi, con gli interessi, ciò che gli era stato tolto.
    Questo sommario descrive dunque il gravissimo stato del mondo di quell’epoca, ed è, nel contempo, figura di ogni stato di avanzamento del progresso del male, man mano che si avvicinano la fine del mondo e l’avvento dell’anticristo.
    In quel tempo sorse il profeta Elia; anche in quella situazione disperatissima, Dio non omise il suo intervento salvifico. Dio intervenne chiedendo la collaborazione ad un uomo: un uomo terribilmente solo, il quale, superando ogni sorta di prove, interne ed esterne, sarebbe stato strumento della vittoria di Dio e della Vergine Santissima.



    2. La verità innanzi tutto

    Elia significa “Il Signore è Dio”; non la ragione umana divinizzata, non l'uomo che è Dio all'uomo, non le creature, ma il Signore è Dio!
    Se Dio è Dio, e c’è una Verità, le opposizioni a questo Dio e a questa Verità portano il nome di errore e di peccato.
    Giusto salario del peccato è il castigo, misericordiosa pena medicinale per riportare l’uomo sulla buona strada:

    “Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io"[7].
    Elia era stato dotato di grande potere: aveva inflitto la pena del contrappasso agli Israeliti che volevano chiudere con il cielo: “Non volete la grazia dal cielo, niente pioggia dal cielo!”
    Oggi siamo noi i chiamati a gridare a questo mondo, contro l’inferno e contro la morte: “Il Signore è Dio!!!”



    3. La somma povertà spirituale e la vita di fede

    Il Signore ama troppo il suo servo, e, prima di conseguire la vittoria per sé, vuole che a vincere sia il suo strumento: questi deve vincere prima di tutto se stesso, deve sconfiggere l’uomo iniquo e doloso che ciascuno di noi si porta dentro, e da cui il sacerdote supplica di essere liberato all’inizio di ogni Santa Messa.
    Dio si preoccupa allora di formare Elia traendolo prima di tutto a grande povertà spirituale: “Non preoccuparti di come vivrai, di che mangerai... ci penso io”

    “A lui fu rivolta questa parola del Signore: "Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nascónditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo". Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente”[8].
    Elia, guidato da Dio a vivere di fede, comincia ad educare la vedova di Zarepta, ovvero (in senso allegorico) la natura umana ferita dal peccato, privata dello Sposo (vedova[9]) e recalcitrante a questa stessa vita di fede: “Prima da’ da mangiare a me e poi ce ne sarà anche per te”.
    Se educheremo la nostra anima alla vita di fede, le potremo ridare lo Sposo e porre fine al suo stato di vedovanza[10].La vedova (la natura ribelle domata), alla fine, pratica l’obbedienza della fede, e dopo aver dato a Elia (la mens, la parte alta dell’anima) il dovuto (la perfetta sottomissione delle passioni all’intelletto e alla volontà), mangia ella stessa, assieme al figlio: egli mangia e non muore; se muore, viene resuscitato.
    “Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: "Guarda! Tuo figlio vive". La donna disse a Elia: "Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”[11].



    4. La prima vittoria sui nemici esterni

    Elia è ormai giunto a un certo grado di carità e Dio può usarlo per conseguire le sue vittorie.

    “Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si accostò a tutto il popolo e disse: "Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguítelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!". Il popolo non gli rispose nulla. Elia aggiunse al popolo: "Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!". Tutto il popolo rispose: "La proposta è buona!"”. […]
    “Al momento dell'offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: "Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispóndimi, Signore, rispóndimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!". Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: "Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”[12].

    Ecco la vittoria di Dio nei suoi santi!



    5. La nuvoletta che sale dal mare

    Ed eccoci giunti al passo che più ci interessa, quello che descrive la piccola nuvola, che diventerà poi pioggia abbondante:

    “Elia disse ad Acab: "Su, mangia e bevi, perché sento un rumore di pioggia torrenziale". Acab andò a mangiare e a bere. Elia si recò alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia. Quindi disse al suo ragazzo: "Vieni qui, guarda verso il mare". Quegli andò, guardò e disse. "Non c'è nulla!". Elia disse: "Tornaci ancora per sette volte". La settima volta riferì: "Ecco, una nuvoletta, come una mano d'uomo, sale dal mare". Elia gli disse: "Và a dire ad Acab: Attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la pioggia!". Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto”[13].
    Come abbiamo detto in precedenza, alcuni Padri, in un’interpretazione fatta propria da San Pio X, hanno visto in questa nuvoletta la figura della Beata Vergine Maria.
    Che cos’è che rende possibile questo collegamento? La nuvoletta è simile alla Vergine Santissima, perché il suo esordio, nella storia della salvezza, è stato umile e nascosto.
    Lascio spiegare questi concetti al Montfort:

    “Maria condusse una vita assai nascosta; per questo è chiamata dallo Spirito Santo e dalla Chiesa Alma Mater: Madre nascosta e segreta. La sua umiltà fu così profonda che ella non ebbe sulla terra attrattiva più potente e continua che quella di celarsi a se stessa e ad ogni creatura, per non essere conosciuta che da Dio solo.
    Dio, per esaudirla nelle richieste ch'ella gli fece di tenerla nascosta, povera e umile, si compiacque di nasconderla nella sua concezione, nella sua nascita, nella sua vita, nei suoi misteri, nella sua risurrezione e assunzione, a quasi ogni creatura umana. I suoi genitori stessi non la conoscevano; e gli angeli si domandavano spesso l'un l'altro: «Chi è costei?» (Ct 8,5). Perché l'Altissimo la nascondeva loro; o se ne svelava loro qualcosa, ne nascondeva loro infinitamente di più.
    Dio Padre acconsentì che ella non facesse miracoli nella sua vita, almeno di strepitosi, nonostante gliene avesse dato il potere. Dio Figlio acconsentì ch'ella non parlasse quasi mai, benché le avesse comunicato la sua sapienza. Dio Spirito Santo acconsentì che i suoi Apostoli ed Evangelisti ne parlassero pochissimo e soltanto quanto era necessario per far conoscere Gesù Cristo, sebbene fosse la sua Sposa fedele”[14].

    Ecco dunque perché Maria SS. è degnamente raffigurata in una piccola nuvola. Però, se la nuvoletta, di cui si narra nella storia di Elia, non fosse divenuta pioggia abbondante, il paragone zoppicherebbe.
    La vergine è pioggia abbondante perché, siccome “ella si nascose in questo mondo e si pose al di sotto della polvere con la sua profonda umiltà… Dio vuole … rivelare e manifestare Maria, il capolavoro delle sue mani, in questi ultimi tempi”[15].
    In altre parole, l’azione salvifica di Maria è destinata a crescere sempre di più, man mano che si avvicina la fine del mondo; e quanto ella è stata umile e nascosta in principio, tanto più il suo influsso sarà grande e riconosciuto tale alla fine.

    Come avverrà tutto questo? È sempre il Montfort che ce lo dice:

    “Maria deve risplendere, più che mai, in misericordia, in forza e in grazia in questi ultimi tempi: in misericordia, per ricondurre e ricevere amorosamente i poveri peccatori e gli sviati che si convertiranno e ritorneranno alla Chiesa cattolica; in forza contro i nemici di Dio, gli idolatri, gli scismatici, i maomettani, gli ebrei e gli empi induriti, che si ribelleranno terribilmente per sedurre e far cadere, con promesse e minacce, tutti quelli che saranno loro contrari; infine ella dovrà risplendere in grazia, per animare e sostenere i valorosi soldati e fedeli servi di Gesù Cristo che combatteranno per i suoi interessi”[16].



    6. La persecuzione esterna e le notti purificatrici

    Ma per l’uomo di Dio i guai - così direbbe il mondo - o le grazie della Croce - così dicono i buoni cristiani - non sono ancora finiti. L’uomo di Dio ha sì collaborato con le vittorie di Dio, ma è ancora solo, è ancora l’ultimo profeta del Signore.
    Bisogna che l’uomo di Dio abbia una discendenza spirituale (Eliseo e settemila uomini che non sono scesi a compromesso con Baal); egli non sarà più, come dice il salmista, il pellicano della solitudine o un gufo tra le rovine[17]. Il mondo ha bisogno di tanti santi, non di uno solo, e allora bisogna che l’uomo di Dio partorisca nel dolore[18] nuovi figli.
    Per poter fare questo, è necessario un altissimo grado di santità e così il profeta Elia deve compiere ancora un lungo itinerario spirituale: il crogiolo, che lo renderà oro puro, consisterà in un doppia fornace.
    Dapprima sarà inseguito da Gezabele (figura del demonio) e dai suoi satelliti (tutti gli empi della terra), e poi dovrà superare terribili prove interiori.
    Così spiega il Monfort questo mistero:

    “Dio non soltanto pose inimicizia, ma inimicizie, non solo tra Maria e il demonio, ma tra la stirpe della santa Vergine e la stirpe del demonio; cioè Dio pose inimicizie, antipatie e odi segreti tra i veri figli e servi della santa Vergine e i figli e schiavi del diavolo; essi non si amano scambievolmente, né hanno corrispondenza interiore gli uni con gli altri. I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo (perché è la stessa cosa), hanno sempre perseguitato finora e perseguiteranno più che mai quelli che appartengono alla santissima Vergine, come già Caino perseguitò suo fratello Abele, ed Esaù suo fratello Giacobbe, che sono le figure dei reprobi e dei predestinati. Ma l'umile Maria avrà sempre vittoria sopra questo superbo, e così grande da giungere fino a schiacciargli la testa ove risiede la sua superbia; scoprirà sempre la sua malizia di serpente; sventerà i suoi piani infernali, dissiperà i suoi consigli diabolici e difenderà fino alla fine del mondo i suoi servi fedeli dai suoi crudeli artigli”[19]
    “Dio non soltanto pose inimicizia, ma inimicizie, non solo tra Maria e il demonio, ma tra la stirpe della santa Vergine e la stirpe del demonio; cioè Dio pose inimicizie, antipatie e odi segreti tra i veri figli e servi della santa Vergine e i figli e schiavi del diavolo; essi non si amano scambievolmente, né hanno corrispondenza interiore gli uni con gli altri. I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo (perché è la stessa cosa), hanno sempre perseguitato finora e perseguiteranno più che mai quelli che appartengono alla santissima Vergine, come già Caino perseguitò suo fratello Abele, ed Esaù suo fratello Giacobbe, che sono le figure dei reprobi e dei predestinati. Ma l'umile Maria avrà sempre vittoria sopra questo superbo, e così grande da giungere fino a schiacciargli la testa ove risiede la sua superbia; scoprirà sempre la sua malizia di serpente; sventerà i suoi piani infernali, dissiperà i suoi consigli diabolici e difenderà fino alla fine del mondo i suoi servi fedeli dai suoi crudeli artigli”[19].
    Dunque l’uomo di Dio, inseguito più dal demonio che da Gezabele e più da tutti gli empi della terra che dai suoi scagnozzi, trova nella SS. Eucaristia - simboleggiata dalla focaccia cotta su pietre roventi - la forza per non lasciarsi morire e per affrontare la grande prova sul monte Oreb:

    “Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: "Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro". Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia!". Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb”[20].



    1 - continua


    NOTE
    [1] Antico motto carmelitano.
    [2] John Baconthorp (carmelitano inglese del XIV sec.), Dell’istituzione dell’Ordine del Carmelo per mezzo della Beata Vergine Maria, cit. in P. Gabriele di S. Maria Maddalena O.C.D., La vita mariana del Carmelo, trad. dal francese di Fr. Benedetto di S. Teresa di G.B., Milano: S. Lega Eucaristica, 1934, pp. 64-65.
    [3] P. Daniele della Vergine Maria O.C.D., Speculum Carmelitanum, dedica, cit. in La vita mariana, p. 127.
    [4] “Ed è innegabile che parecchi tra i SS. Padri hanno in quella nube veduta un’immagine di Maria, che avrebbe un giorno procurate, per mezzo del Figliuol suo Gesù Cristo, copiose al mondo le acque della grazia”, Sac. Emilio Campana, Maria nel culto cattolico, Vol. I, Il culto di Maria in sé e nella sue manifestazioni liturgiche, Torino-Roma: Marietti, 1933, p. 383. Interessante quanto afferma S. Giovanni di Gerusalemme: “agnoscit B. Virginem et ex nubis proprietate, quae ascendens ex mari amaro, nihil tamen trahit amaritudinis, sine ulla macula ortam esse dicit, B. Virginem conceptam, credo, intelligit, quia sicut nubes nihil habet amarum, cum oritur e mari, sic etiam e mari nihil concipit amaritudinem.”, cit in J.-P. Migne, Scripturae Sacrae Cursus Completus, t. X, Parisiis 1841, col. 1147.
    [5] San Pio X, Lett. Enc. Ad diem illum laetissimum, 2 febbraio 1904.
    [6] 1Re 16, 29-34.
    [7] 1Re 17,1.
    [8] 1Re 17, 2-6.
    [9] Questa interpretazione è mia, estendendo un po’ le interpretazioni patristiche che vedono in questa donna la Chiesa dei Gentili; cf. Bible de Sacy, ad loc.; ho consultato un’edizione italiana del 1774.
    [10] San Paolo avrebbe parlato, diversi secoli più tardi, di quelli che sono di Cristo, i quali crocifiggono la carne con i suoi vizi e le sue cupidigie: Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis" (Gal 5, 24): un altro modo per dire più o meno la stessa cosa.
    [11] 1Re 17, 22-24.
    [12] 1Re 18, 20-24, 36-39.
    [13] 1Re 18, 41-45.
    [14] San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, §§ 2-4.
    [15] Trattato, § 50.
    [16] Trattato, § 50.6.
    [17] Sal 101, 7.
    [18] Gal 4, 6: “…figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!”
    [19] Trattato, § 54.
    [20] 1Re 19, 1-8.


    Fraternamente CaterinaLD

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    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    00 7/16/2011 3:58 PM
    [SM=g1740733] Beata Vergine del Carmelo 16/07
    La devozione spontanea alla Vergine Maria, sempre diffusa nella cristianità sin dai primi tempi apostolici, è stata man mano nei secoli, diciamo ufficializzata sotto tantissimi titoli, legati alle sue virtù (vedasi le Litanie Lauretane), ai luoghi dove sono sorti Santuari e chiese che ormai sono innumerevoli, alle apparizioni della stessa Vergine in vari luoghi lungo i secoli, al culto instaurato e diffuso da Ordini Religiosi e Confraternite, fino ad arrivare ai dogmi promulgati dalla Chiesa.

    Maria racchiude in sé tante di quelle virtù e titoli, nei secoli approfonditi nelle Chiese di Oriente ed Occidente con Concili famosi e studi specifici, tanto da far sorgere una terminologia ed una scienza “Mariologica”, e che oltre i grandi cantori di Maria nell’ambito della Chiesa, ha ispirato elevata poesia anche nei laici, cito per tutti il sommo Dante che nella sua “preghiera di s. Bernardo alla Vergine” nel XXXIII canto del Paradiso della ‘Divina Commedia’, esprime poeticamente i più alti concetti dell’esistenza di Maria, concepita da Dio nel disegno della salvezza dell’umanità, sin dall’inizio del mondo.

    “Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura,
    termine fisso d’eterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura
    nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura……”
    Ma il culto mariano affonda le sue radici, unico caso dell’umanità, nei secoli precedenti la sua stessa nascita; perché il primo profeta d’Israele, Elia (IX sec. a.C.) dimorando sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando una provvidenziale pioggia, salvando così Israele da una devastante siccità.

    In quella nube piccola “come una mano d’uomo” tutti i mistici cristiani e gli esegeti, hanno sempre visto una profetica immagine della Vergine Maria, che portando in sé il Verbo divino, ha dato la vita e la fecondità al mondo.

    La Tradizione racconta che già prima del Cristianesimo, sul Monte Carmelo (Karmel = giardino-paradiso di Dio) si ritiravano degli eremiti, vicino alla fontana del profeta Elia, poi gli eremiti proseguirono ad abitarvi anche dopo l’avvento del cristianesimo e verso il 93 un gruppo di essi che si chiamarono poi ”Fratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo”, costruirono una cappella dedicata alla Vergine, sempre vicino alla fontana di Elia.
    Si iniziò così un culto verso Maria, il più bel fiore di quel giardino di Dio, che divenne la ‘Stella Polare, la Stella Maris’ del popolo cristiano.

    E sul Carmelo che è una catena montuosa che si estende dal golfo di Haifa sul Mediterraneo, fino alla pianura di Esdrelon, richiamato più volte nella Sacra Scrittura per la sua vegetazione, bellezza e fecondità, continuarono a vivere gli eremiti, finché nella seconda metà del sec. XII, giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo; proseguendo il secolare culto mariano esistente, si unirono in un Ordine religioso fondato in onore della Vergine, alla quale i suddetti religiosi si professavano particolarmente legati.
    L’Ordine non ebbe quindi un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia come suo patriarca e modello; il patriarca di Gerusalemme s. Alberto Avogadro (1206-1214), originario dell’Italia, dettò una ‘Regola di vita’, approvata nel 1226 da papa Onorio III.

    Costretti a lasciare la Palestina a causa dell’invasione saracena, i monaci Carmelitani, come ormai si chiamavano, fuggirono in Occidente, dove fondarono diversi monasteri: Messina e Marsiglia nel 1238; Kent in Inghilterra nel 1242; Pisa nel 1249; Parigi nel 1254, diffondendo il culto di Colei che: “le è stata data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,2).
    Il 16 luglio del 1251 la Vergine circondata da angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell’Ordine, beato Simone Stock, al quale diede lo ‘scapolare’ col ‘privilegio sabatino’, che consiste nella promessa della salvezza dall’inferno, per coloro che lo indossano e la sollecita liberazione dalle pene del Purgatorio il sabato seguente alla loro morte.

    Lo ‘scapolare’ detto anche ‘abitino’ non rappresenta una semplice devozione, ma una forma simbolica di ‘rivestimento’ che richiama la veste dei carmelitani e anche un affidamento alla Vergine, per vivere sotto la sua protezione ed è infine un’alleanza e una comunione tra Maria ed i fedeli.
    Papa Pio XII affermò che “chi lo indossa viene associato in modo più o meno stretto, all’Ordine Carmelitano”, aggiungendo “quante anime buone hanno dovuto, anche in circostanze umanamente disperate, la loro suprema conversione e la loro salvezza eterna allo Scapolare che indossavano! Quanti, inoltre, nei pericoli del corpo e dell’anima, hanno sentito, grazie ad esso, la protezione materna di Maria! La devozione allo Scapolare ha fatto riversare su tutto il mondo, fiumi di grazie spirituali e temporali”.

    Altri papi ne hanno approvato e raccomandato il culto, lo stesso beato Giovanni XXIII lo indossava, esso consiste di due pezzi di stoffa di saio uniti da una cordicella, che si appoggia sulle scapole e sui due pezzi vi è l’immagine della Madonna.
    Nel secolo d’oro delle fondazioni dei principali Ordini religiosi cioè il XIII, il culto per la Vergine Maria ebbe dei validissimi devoti propagatori: i Francescani (1209), i Domenicani (1216), i Carmelitani (1226), gli Agostiniani (1256), i Mercedari (1218) ed i Servi di Maria (1233), a cui nei secoli successivi si aggiunsero altri Ordini e Congregazioni, costituendo una lode perenne alla comune Madre e Regina.

    L’Ordine Carmelitano partito dal Monte Carmelo in Palestina, dove è attualmente ubicato il grande monastero carmelitano “Stella Maris”, si propagò in tutta l’Europa, conoscendo nel sec. XVI l’opera riformatrice dei due grandi mistici spagnoli Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, per cui oggi i Carmelitani si distinguono in due Famiglie: “scalzi” o “teresiani” (frutto della riforma dei due santi) e quelli senza aggettivi o “dell’antica osservanza”.

    Nell’Ordine Carmelitano sono fiorite figure eccezionali di santità, misticismo, spiritualità claustrale e di martirio; ne ricordiamo alcuni: S. Teresa d’Avila (1582) Dottore della Chiesa; S. Giovanni della Croce (1591) Dottore della Chiesa; Santa Maria Maddalena dei Pazzi (1607); S. Teresa del Bambino Gesù (1897), Dottore della Chiesa; beato Simone Stock (1265); S. Angelo martire in Sicilia (1225); Beata Elisabetta della Trinità Catez (1906); S. Raffaele Kalinowski (1907); Beato Tito Brandsma (1942); S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, 1942); suor Lucia, la veggente di Fatima, ecc.

    Alla Madonna del Carmine, come è anche chiamata, sono dedicate chiese e santuari un po’ dappertutto, essa per la promessa fatta con lo scapolare, è onorata anche come “Madonna del Suffragio” e a volte è raffigurata che trae, dalle fiamme dell’espiazione del Purgatorio le anime purificate.

    Particolarmente a Napoli è venerata come S. Maria La Bruna, perché la sua icona, veneratissima specie dagli uomini nel Santuario del Carmine Maggiore, tanto legato alle vicende seicentesche di Masaniello, cresciuto alla sua ombra, è di colore scuro e forse è la più antica immagine conosciuta come ‘Madonna del Carmine’.
    Durante tutti i secoli trascorsi nella sua devozione, Ella è stata sempre rappresentata con Gesù Bambino in braccio o in grembo che porge lo ‘scapolare’ (tutto porta a Gesù), e con la stella sul manto (consueta nelle icone orientali per affermare la sua verginità).
    La sua ricorrenza liturgica è il 16 luglio, giorno in cui nel 1251, apparve al beato Simone Stock, porgendogli l’ “abitino”.


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    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    00 7/16/2011 4:19 PM

    La Madonna del Carmelo, il santo profeta Elia e San Pio X. - II parte

    di don Alfredo M. Morselli




    7. Elia nella caverna


    La seconda fornace è quella delle prove interiori: il fuoco delle lunghe notti dei sensi e dello spirito, in cui l’anima, immersa in una sorta di vero purgatorio, si libera da tutte quelle scorie che impediscono – come direbbe sempre il Montfort – che il puro amor di Dio regni nei nostri cuori.


    “Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Che cosa fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita". Gli disse: "Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore". Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l'udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all'ingresso della caverna.

    Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: "Che cosa fai qui, Elia?". Egli rispose: "Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita".
    Il Signore gli disse: "Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. Se uno scamperà alla spada di Cazaèl, lo farà morire Ieu; se uno scamperà alla spada di Ieu, lo farà morire Eliseo. Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato"”[1].

    Innanzi tutto osserviamo lo stato d’animo del santo profeta, prima e dopo l’esperienza della caverna. Alla voce divina egli risponde due volte con l’identica frase:

    “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”[2].

    Che cos’era c’era di diverso tra l’inizio e la fine dell’esperienza della grotta? Che cosa aveva reso Elia ormai pronto per essere la guida spirituale di settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal e tutte le bocche che non l'hanno baciato?

    C’era stato il crogiolo delle notti oscure: ogni sorta di prova interiore, sostenuta nella paziente attesa del sussurro di una brezza leggera, ovvero della divina consolazione che gli avrebbe attestato la fine della prova, e il raggiungimento di quella santità necessaria per essere uno strumento ancora più efficace nelle mani del Signore.
    Ma vediamo ora, nello specifico, i gradi della prova della caverna.




    8. Il vento impetuoso



    La prima prova è costituita da un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore: nella Sacra Scrittura i monti sono talvolta, in senso spirituale, i santi. La tempesta anticristica può trascinare via persino anime un tempo elette, già favorite da grazie speciali, persone che nel passato erano state le montagne e le vette di riferimento del popolo di Dio. Oggi vediamo Vescovi ribelli al magistero, teologi che cadono nell’eresia, religiosi e consacrati che tradiscono i voti, etc.

    L’uomo di Dio deve resistere in questa tempesta senza inorgoglirsi, pur essendo quanto mai affranto nel vedere i buoni che cadono a destra e a sinistra; deve coltivare il dono del santo timor di Dio: si deve cioè imprimere nel cuore le parole dell’apostolo: Chi sta in piedi cerchi di non cadere… Con timore e tremore operate la vostra salvezza… Castigo il mio corpo e lo riduco in servitù, affinché dopo aver predicato agli altri non abbia a diventare reprobo io stesso[3]. E soprattutto deve coltivare in modo specialissimo una grande devozione a Maria SS.

    Sentiamo ancora una volta cosa dice il santo di Montfort:

    “Con questa devozione si mettono al sicuro le proprie grazie, i propri meriti e le proprie virtù, facendone depositaria Maria e dicendole: "Ecco, mia cara Signora, ciò che, per grazia di tuo Figlio, ho potuto fare di bene; tienitelo, perché purtroppo, a causa della mia debolezza ed incostanza, a causa del numero stragrande e della malizia dei miei nemici, insorgenti contro di me giorno e notte, io non mi sento capace di conservarlo. Si vedono, ahimè! tutti i giorni cadere nel fango cedri del Libano, e diventare uccelli notturni aquile che si innalzavano fino al sole; io vedo altresì mille giusti cadere alla mia sinistra e diecimila alla mia destra. Ma Tu, o mia potente e grandissima Principessa, sorreggimi, perché non cada; custodisci ogni mio bene, perché non mi sia rubato. a Te affido in deposito tutto quanto posseggo. so bene chi sei, perciò tutto mi abbandono a te. Tu sei fedele a Dio ed agli uomini, non lascerai quindi perire nulla di quanto ti ho affidato; Tu sei potente, e nulla può nuocerti, né rapirti ciò che tieni nella tua mano".

    "Se la segui non ti smarrisci, se la preghi non disperi, se pensi a lei non sbagli. Sostenuto da lei non cadi, protetto da lei non temi, guidato da lei non ti stanchi, con la sua benevolenza giungerai ... " (San Bernardo, inter flores, cap. 135; De Maria Virgine, pag. 2150)
    Ed altrove aggiunge: "Maria trattiene il Figlio perché non colpisca, il diavolo perché non nuoccia, le virtù perché non fuggano, i meriti perché non spariscano, le grazie perché non vengano meno"”[4].


    9. Il terremoto



    Il terremoto può rappresentare lo sconvolgimento generale di tutti i valori morali, un terremoto che scuote le fondamenta. Tale sconvolgimento fa sentire l’uomo di Dio assolutamente incapace di agire efficacemente: la realtà gli appare come un bosco incantato. L’uomo di Dio è rimasto talmente da solo a credere nella verità, che talvolta gli sembra di essere impazzito, o di essere quasi l’ultimo dei Mohicani.

    La scrittura descrive questo stato d’animo con queste parole: quando sono scosse le fondamenta, il giusto che cosa può fare?[5]
    La storia dell’umanità può comprendere periodi terribili, di cui sono tipo tanti passi della Sacra Scrittura; ne cito alcuni: Tutta la testa è malata, tutto il cuore langue. Dalla pianta dei piedi alla testa non c'è nulla di sano, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite né fasciate né curate con olio[6], oppure L'avversario ha steso la mano su tutte le sue cose più preziose; ha visto penetrare nel suo santuario i pagani, mentre tu, Signore, avevi loro proibito di entrare nella tua assemblea[7], oppure ancora gli empi che dicono: Venite e tramiamo insidie contro Geremia, perché la legge non verrà meno ai sacerdoti, né il consiglio ai saggi, né l'oracolo ai profeti. Venite, colpiamolo per la sua lingua e non badiamo a tutte le sue parole[8].
    Pur circondato da questa atmosfera diabolica, l’uomo di Dio deve stare saldo, lasciandosi segnare, dalle mani della stessa Vergine Maria, il tau sulla fronte di cui parla il santo profeta Ezechiele: La gloria del Dio d'Israele, dal cherubino sul quale si posava, si alzò verso la soglia del tempio e chiamò l'uomo vestito di lino che aveva al fianco la borsa da scriba. Il Signore gli disse: "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono per tutti gli abomini che vi si compiono"[9].
    È il tau dell’amore alla croce, è il tau del pensiero di Cristo[10].




    10. Il fuoco


    Il fuoco potrebbe rappresentare la tempesta di sensualità, il fertile terreno di tutti gli errori, i quali sono sempre - in ultima analisi - giustificazioni raffinate per poter continuare a peccare, zittendo la coscienza morale.

    L’uomo di Dio non deve mai ritenere concluso il combattimento per la purezza, memore delle cadute di grandi personaggi, come ad esempio Salomone, di cui non si sa se si sia salvato o meno; questo re è stato agiografo e tipo della sapienza di Nostro Signore… ma adesso dove si trova?
    Il fuoco rappresenta anche il grande desiderio di seguire il Signore, l’impazienza del santo finché non sia compiuta l’opera di Dio.
    In altre parole, l’uomo di Dio non può non condividere i sentimenti di Gesù Cristo, quando diceva: sono venuto a portare il fuoco sulla terra, e come vorrei che fosse già acceso! [11]
    Il cuore di ogni uomo di Dio non è in pace, anzi è come in un purgatorio di fuoco, finché vede una sola anima in pericolo, finché il sacrificio della sua vita non è compiuto, finche non è giunta l’ora dell’offerta suprema.
    Sono i sentimenti di Sant’Ignazio di Antiochia, che supplicava i suoi che non pregassero perché egli fosse preservato dal martirio.
    Sono i sentimenti del Montfort e della sua preghiera infuocata. Il cuore del santo bruciava perché vedeva tutto intorno a lui il fuoco dell’incendio del male, e perché bramava una nuova discesa sulla terra del fuoco dello Spirito Santo; un fuoco per accendere di amor di Dio i cuori dei peccatori più incalliti, prima che per loro non restasse altro che il fuoco dell’inferno:

    “E quanto a te, gran Dio? Non ci sarà quasi nessuno che prenda a cuore la tua causa anche se nel servirti c'è tanta gloria, utilità e dolcezza? Perché così pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno griderà in mezzo ai suoi fratelli per lo zelo della tua gloria come san Michele: Chi è come Dio?

    Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!... Aiuto! aiuto! aiuto!... C'è fuoco nella casa di Dio! C'è fuoco nelle anime! C'è fuoco perfino nel santuario... Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!... Aiuto! stanno uccidendo i nostri figli!... Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon padre!....[12]
    “Altrimenti fammi morire! Mio Dio, non è meglio per me morire piuttosto che vederti ogni giorno così crudelmente e impunemente offeso e trovarmi sempre più nel pericolo di venire travolto dai torrenti di iniquità che ingrossano? Preferirei mille volte la morte!
    Mandami un aiuto dal cielo, o toglimi la vita!
    Se non avessi la speranza che presto o tardi finirai con esaudire questo povero peccatore nell'interesse della tua gloria, come hai esaudito tanti altri, ti pregherei senza esitare con un profeta: Prendi la mia vita! Ma la fiducia nella tua misericordia mi spinge a dichiarare con un altro profeta: Non morirò, resterò in vita e annuncerò le opere del Signore, fino a quando potrò esclamare con Simeone: Ora lascia, o Signore che il tuo servo vada in pace… perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza”[13].
    “Quando verrà questo diluvio di fuoco del puro amore, che devi accendere su tutta la terra in modo così dolce e veemente da infiammare e convertire perfino i musulmani, i pagani e gli ebrei? Nulla si sottrae al suo calore. Si accenda dunque questo divino fuoco, che Gesù Cristo è venuto a portare sulla terra, prima che divampi quello della tua ira che ridurrà in cenere tutta la terra”[14].




    11. Maria SS, luce delle notti oscure.


    La piccola nube che avrebbe posto fine alla siccità sulla terra, non avrebbe forse riservato qualche goccia anche per la più arida delle terre, l’anima di Elia durante la prova della caverna?


    È ragionevole pensare di sì: il Cuore Immacolato di Maria SS, stella dei mari più tempestosi, è il rifugio di tutte le anime che, pur nell’oscurità di terribili purificazioni passive, rimangono vigoreggianti nella fede, zelanti e gioiose.
    Il Montfort descrive da par suo anche questo mistero:
    “Come mai dunque, mi dirà qualche fedele servo di Maria, i servi fedeli di questa buona Madre hanno tante occasioni di soffrire, e più degli altri che non le sono così devoti? Li si contraddice, li si perseguita, li si calunnia, non li si può soffrire; oppure camminano nelle tenebre interiori e per deserti dove non c'è la minima goccia di rugiada del cielo. Se questa devozione alla santa Vergine rende la via per trovare Gesù Cristo più facile, come mai sono i più crocifissi?

    Rispondo che è vero che i più fedeli servi della santa Vergine, essendo i suoi più grandi favoriti, ricevono da lei le più grandi grazie e favori del cielo, che sono le croci; ma sostengo anche che sono questi servi di Maria che portano queste croci con più facilità, merito e gloria; e che ciò che arresterebbe mille volte un altro o lo farebbe cadere, non li arresta una volta e li fa avanzare, perché questa buona Madre, tutta piena di grazia e dell'unzione dello Spirito Santo, candisce tutte queste croci che prepara loro nello zucchero della sua dolcezza materna e nell'unzione del puro amore: di modo che le inghiottono gioiosamente come noci candite, sebbene siano di per sé amarissime. E credo che una persona che vuole essere devota e vivere devotamente in Gesù Cristo, e di conseguenza soffrire persecuzioni e portare ogni giorno la sua croce, non porterà mai grandi croci, o non le porterà gioiosamente né fino alla fine senza una tenera devozione alla santa Vergine, che è la confettura delle croci: allo stesso modo che una persona non può mangiare senza una grande violenza, che non sarà duratura, noci acerbe non candite nello zucchero”[15].



    12. La pioggia di grandi santi


    Abbiamo visto come è ragionevole vedere nella piccola nuvoletta che sale dal mare, figura della B.V. del Monte Carmelo, la chiave di volta della vita di Elia, e, assieme a lui, della vita dei grandi santi che il Signore suscita nei tempi di crisi.

    La Vergine Santissima, piccola nube, irrora l’anima dei santi con le sue grazie materne, e irrora poi la terra con gli stessi santi da lei formati. Questa pioggia di santi è prefigurata dalla pioggia concessa al profeta Elia, e con immagini analoghe, presenti in altri brani della Sacra Scrittura:
    Pioggia abbondante riversavi, o Dio,
 rinvigorivi la tua eredità esausta.
 E il tuo popolo abitò il paese
 che nel tuo amore, o Dio, preparasti al misero.[16]
    Così spiega il Montfort:
    “Che cos'è, Signore, questa pioggia abbondante che hai separata e scelta per rinvigorire la tua eredità esausta? Non sono forse questi santi missionari, figli di Maria tua sposa, che tu devi scegliere e radunare per il bene della tua Chiesa così indebolita e macchiata dai peccati dei suoi figli?
    Chi sono questi animali e questi poveri, che abiteranno nella tua terra e saranno nutriti dai cibi dolci che hai loro preparato? Non sono forse questi missionari poveri, abbandonati alla Provvidenza e saziati dall'abbondanza delle tue delizie? […]
    Saranno arricchiti della rugiada del cielo e dell'abbondanza della terra, di ogni benedizione temporale ed eterna di cui Maria è ricolma.
    Dall'alto di questa montagna, come Mosè, con le loro ardenti preghiere scaglieranno frecce contro i nemici per abbatterli o convertirli. Su questa montagna impareranno dalla bocca stessa di Gesù Cristo, che sempre vi dimora, il significato delle otto beatitudini. Su questa montagna di Dio saranno trasfigurati con Cristo come sul Tabor, moriranno con lui come sul Calvario, ascenderanno al cielo con lui come sul monte degli ulivi”[17].

    Lo stesso Montfort ci dice anche come saranno i santi degli ultimi tempi, formati da Maria:

    “…saranno veri discepoli di Gesù Cristo, che camminando sulle tracce della sua povertà, umiltà, disprezzo del mondo e carità, insegneranno la via stretta di Dio nella pura verità, secondo il santo Vangelo, e non secondo le massime del mondo, senza darsi pensiero né fare accettazione di persona, senza risparmiare, ascoltare né temere alcun mortale, per quanto potente. Avranno nella loro bocca la spada a doppio taglio della parola di Dio; porteranno sulle loro spalle lo stendardo insanguinato della Croce, il crocifisso nella mano destra, la corona del Rosario nella sinistra, i sacri nomi di Gesù e di Maria sul loro cuore, e la modestia e la mortificazione di Gesù Cristo in tutta la loro condotta.

    Ecco i grandi uomini che verranno, ma che Maria formerà per ordine dell'Altissimo, per estendere il suo impero su quello degli empi, degli idolatri e dei maomettani. Ma quando e come ciò avverrà?... Dio solo lo sa: noi dobbiamo tacere, pregare, sospirare e attendere: Exspectans exspectavi (Sal 40,2)”[18].



    13. Conclusione


    Al termine di queste riflessioni, è quasi superfluo ricordare che adesso noi dobbiamo chiedere alla Madonna Santa la grazia di essere dei nuovi Elia, e di ottenere, per questo povero mondo, un’abbondante pioggia di misericordia divina.

    Rifiutare questo compito non è umiltà, ma solo vile pusillanimità e tiepidezza, poiché ben sappiamo che la santità non è opera nostra, ma di Dio.
    Non possiamo che offrirci alla Madonna del Carmelo e metterci nella Sue mani perché ci possa usare come una buona maestra usa un gessetto per scrivere alla lavagna: un gessetto sì che, mentre scrive, si sgretola, ma un gessetto con cui Maria tratteggia il suo materno intervento nella storia.
    Concludo ancora con un’ultima citazione del Montfort:
    "Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano! Svegliati, perché dormi, Signore? Déstati! Signore, alzati! Perché fingi di dormire? Alzati con tutta la tua onnipotenza, misericordia e giustizia. Formati una compagnia scelta di guardie del corpo, per proteggere la tua casa, difendere la tua gloria e salvare le anime, affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore e tutti possano glorificarti nel tuo tempio. Amen"[19].


    2 - fine


    NOTE

    [1] 1Re 19, 9-18.
    [2] 1Re 19, 10. 14.
    [3] 1Cor 10,12; Fil 2, 12; 1Cor 9, 27.
    [4] San Luigi M. Grignion de Montfort, Il segreto di Maria, § 40.
    [5] Sal 11, 3.
    [6] Is 1, 5b-6.
    [7] Lam 1, 10.
    [8] Ger 18, 18
    [9] Ez 9, 3-4.
    [10] 1Cor 2, 16b.
    [11] Lc 12, 49.
    [12] San Luigi M. Grignion de Montfort, Preghiera infuocata, § 28.
    [13] Preghiera infuocata, § 14.
    [14] Preghiera infuocata, § 17.
    [15] Trattato, §§ 153-154.
    [16] Sal 67, 10-11.
    [17] Preghiera infuocata, §§ 20, 21, 25 passim.
    [18] Trattato, § 59.
    [19] Preghiera infuocata, § 30.


    Grazie a Don Alfredo Morselli




    Fraternamente CaterinaLD

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    00 7/16/2012 1:53 PM

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    La Chiesa celebra la Beata Vergine del Carmelo. Il Papa: modello di preghiera e dedizione a Dio


    “Un modello di preghiera, di contemplazione e di dedizione a Dio”: così Benedetto XVI ha definito più volte la Beata Vergine del Monte Carmelo, che la Chiesa celebra oggi. Il 16 luglio del 1251, infatti, la Madonna apparve al Beato Simone Stock, primo priore generale dei Carmelitani, un Ordine che si ispira al profeta Elia. Al microfono di Isabella Piro, ascoltiamo il padre carmelitano Giuseppe Midili, direttore dell’Ufficio liturgico del Vicariato di Roma:


    R. – Il profeta Elia è un modello di vita contemplativa e una figura molto attuale proprio perché riesce a coniugare una dimensione contemplativa di comunione con Dio, costruita nel silenzio, costruita nella solitudine, e una grande forza d’animo e un grande coraggio nel denunciare le ingiustizie e nell’essere vicino alle realtà di miseria, di povertà, di sofferenza.


    D. – Cosa possiamo dire dello scapolare che l’Ordine dei carmelitani indossa come simbolo?


    R. – Lo scapolare è un segno di consacrazione a Maria, imitazione del suo stile di vita, della sua fede. Per noi oggi, però, lo scapolare è un promemoria del Battesimo: così come nel Battesimo abbiamo ricevuto la veste bianca, allo stesso modo la Chiesa – attraverso il segno dello scapolare – ci offre un mezzo per ricordare che siamo stati consacrati a Cristo, che siamo diventati creature nuove attraverso il Battesimo. Prova ne sia il fatto che sullo scapolare troviamo da una parte l’immagine della Madonna, ma dall’altra troviamo l’immagine del Cristo.


    D. – Nel corso della storia della Chiesa sono stati tanti i santi carmelitani: li vogliamo ricordare e vogliamo anche evidenziare cosa dicono al mondo di oggi?


    R. – La spiritualità carmelitana racchiude grandi figure di santi, molto diverse fra loro. Pensiamo, per esempio, al beato Tito Brandsma, giornalista e martire nei campi di concentramento; pensiamo a Teresa d’Avila; a Giovanni della Croce: grandi figure di contemplativi. I santi del Carmelo hanno caratterizzato la loro vita attraverso un ascolto della Parola. La dimensione contemplativa di Lectio Divina sui testi biblici è sicuramente una caratteristica fondamentale dei santi del Carmelo.


    D. – Oggi l’Ordine del Carmelo quale missione porta nel mondo?


    R. – Dopo aver ascoltato la Parola e dopo aver compreso che cosa dicono le Scritture in sé, il carisma carmelitano propone una visione profetica e cioè vivere nell’ossequio di Gesù Cristo: quindi una dimensione contemplativa, ma in mezzo al popolo; non una forma di vita eremitica, ma piuttosto una vita contemplativa a stretto contatto con la realtà sociale e ecclesiale.


    D. – L’ascesa sul Monte Carmelo simboleggia l’ascesa verso Dio: oggi è facile far comprendere questo all’uomo contemporaneo?


    R. – L’uomo contemporaneo ha un anelito profondo verso Dio, ma non riesce a trovare le modalità per esprimerlo. La grande molteplicità di proposte rischia, talvolta, di confondere. Penso che la modalità contemplativa possa essere quella che porta la persona, giorno dopo giorno, a vivere la sua quotidianità alla luce della Parola. Quindi un anelito di Dio che trova risposta in Cristo Gesù e nell’esperienza della comunità ecclesiale.


     Radio Vaticana

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    00 7/16/2015 2:52 PM

    Devozione alla Madonna del Carmine.


     


    Oggi ricorre la festa della Beata Vergine del Carmelo, che abbiamo ricordato anche qui. Chiediamo la sua intercessione per noi, per la Chiesa tutta e per il mondo intero, attraversato da tanta ribellione e inquietudini.




    Che cosa significa - che cosa comporta;

    La devozione a Maria nel Carmelo - legata alla storia e ai valori spirituale dell'Ordine dei "frati della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo" (Carmelitani) - è espressa mediante lo "Scapolare del Carmine" - o "abitino" (indicato anche con altri nomi secondo i diversi luoghi) - ed è una delle devozioni più amate tra il popolo di Dio. 

     

    La grande diffusione sembra doversi ricondurre alla tradizione di una visione della Madonna, documentata almeno alla fine del secolo XIV. È una devozione antica, che, tuttavia, conserva tutta la sua validità, se compresa e vissuta nei suoi valori autentici. 

     

    Lo Scapolare del Carmine

    La decisione di consacrarsi a Maria deriva da una scelta della volontà, mossa dalla fede e dall'amore. È quindi un atto intimo, personale, che impegna le facoltà dell'anima. Può tuttavia manifestarsi esternamente per mezzo di un rito o di segni, che cadono sotto l'esperienza dei sensi e possono essere percepiti dagli altri.


    L'uso di espressioni sensibili è pienamente conforme alla natura dell'uomo, che solo attraverso i sensi comunica con il mondo esterno. Viviamo in un mondo fatto di realtà materiali piene si simbolismo: la luce, il fuoco, l'acqua. 

     

    Nella vita di ogni giorno, esistono anche esperienze di relazioni tra gli esseri umani, che esprimono e simboleggiano cose più profonde, come il condividere il pasto (segno di amicizia), partecipare ad una manifestazione di massa (segno di solidarietà), celebrare insieme un anniversario nazionale (simbolo di identità). Gesù è il grande dono e il segno dell'amore del Padre. Egli stabilì la Chiesa come segno e strumento del suo amore. Nella vita cristiana ci sono anche dei segni. Gesù li utilizzò: il pane, il vino, l'acqua... per farci comprendere realtà superiori che non vediamo e non tocchiamo.Nella celebrazione della Santa Messa e dei sacramenti (battesimo, confermazione, riconciliazione, matrimonio, ordine , unzione degli infermi) i simboli (acqua, olio, imposizione delle mani, anelli...) esprimono il loro significato e ci introducono in una comunicazione con Dio, presente attraverso loro. 

     

    Oltre ai segni liturgici, esistono nella Chiesa altri segni, legati ad un avvenimento, ad una tradizione, ad una persona. Uno di essi è lo Scapolare del Carmine. 

    La consacrazione alla Madonna, mediante lo Scapolare, si traduce anzitutto nello sforzo generoso di imitarla. 

    Esso è un richiamo a penetrare il mistero della sua vita interiore, del suo servizio amoroso e della sua unione continua con Cristo Gesù. 

     

    La vera imitazione della Madonna investe tutta la vita, le disposizioni interiori e le relazioni con gli altri, portandoci a fare ogni cosa come Lei l'avrebbe compiuta. 

     

    Rettamente intesa, tale consacrazione, non porta né ad una devozione "intimistica", che pretende farsi "bella" agli occhi di Dio trascurando i fratelli, dimenticandosi che "ci si salva insieme"; né può dar adito all'accusa di "mettere in second'ordine Gesù Cristo". 

     

    Che cosa sta più a cuore, infatti, a Maria se non che nei nostri cuori regni suo Figlio? Ben conscia di tale verità, la Chiesa stessa continua a proporci l'imitazione di Maria, proclamata la "prima cristiana", l'ideale di ogni uomo che voglia vivere nel modo più pieno il rapporto di amicizia e di amore con Dio. 

     

    "Maria è riconosciuta eccellentissimo modello della Chiesa, nell'ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo, cioè di quella disposizione interiore, con cui la Chiesa, sposa amatissima, strettamente associata al suo Signore, lo invoca, e per mezzo di Lui, rende culto all'eterno Padre" 

    La consacrazione alla Madonna richiede anche di operare in suo onore. 

     

    Come figli affezionati, i suoi fedeli cercano di farla conoscere ed amare anche dagli altri, e cooperano, con i mezzi suggeriti dalle circostanze, alla diffusione del suo culto. 

    È quindi una devozione da viversi in profondità; una devozione che si inserisce nel tessuto della vita cristiana, come motivo di speranza e come stimolo ad una maggior fedeltà nel servizio di Dio e della Chiesa. 

     

    Colui che riveste lo Scapolare si impegnerà nell' ossequio di Cristo e di Maria, come è inteso e vissuto secondo il carisma dell'Ordine carmelitano. 

     

    I membri della Famiglia carmelitana vivono tale loro impegno in diversi modi: nell'intimità de loro rapporto con Dio, nella vita fraterna, nell'apostolato, nella vita sociale. Tale "ossequio" si concretizzerà nel * vivere da "fratelli" o "sorelle" di Maria in comunione con il Carmelo. Ciò comporta un' impegno per approfondirne lo spirito, viverne gli ideali e la storia, pregare e collaborare con esso, perché nella fedeltà al proprio carisma e alla propria vocazione, esso rifletta nel mondo Maria che dona a tutti Gesù. 

     

    E infine un vera devozione non può che dare a Maria sempre più spazio nella propria vita, 

    - cercando di vivere nel proprio ambiente la fedeltà al Signore con lo spirito della Madonna: 

    - imitando la "Vergine orante" che "custodiva la parola di Dio nel suo cuore" (cf Lc 2, \9.51), e dedicando qualche tempo all'incontro con Dio nella preghiera, partecipando con fede al culto della Chiesa, specialmente nell'Eucaristia, recitando ogni giorno qualche Ora Liturgica o alcuni salmi o il santo rosario. Fare in modo che, nell'attenzione alla presenza del Dio vivo, ogni aspetto della vita diventi una preghiera, pur nella realtà degli impegni e del lavoro. 

     

    Lo Scapolare è segno dell'amore di Maria, specchio della bontà e della misericordia della SS.ma Trinità. L'impegno di vita è risposta a quell'amore, ed è frutto delle ricchezze ed energie spirituali riversate nel cuore dei devoti.

     





    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)
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    Caterina63
    Post: 39,847
    Gender: Female
    00 6/16/2016 5:21 PM
    [SM=g1740720] Cari Amici, dopo avervi offerto la riflessione sulla Medaglia Miracolosa


    gloria.tv/video/SFx2oeZDPenp4dTfaccVFLjek

    l'unico oggetto benedetto ad avere ricevuto l'onore di una memoria liturgica, veniamo ora al famoso Scapolare della Madonna del Carmelo ed alla memoria che si celebra il 16 luglio in tutto il mondo.
    Ricordiamo che questi "oggetti", come la corona del Rosario, sono offerti dal Cielo, e riconosciuti dalla Chiesa, per esserci di aiuto in questo pellegrinaggio terreno,e approfondire queste storie ci è utile per non trasformarli in oggetti di superstizione. Tutte le promesse che la Vergine ha fatto in tante apparizioni approvate dalla Chiesa, sono uno stimolo ad aderire più fedelmente e coerentemente al Vangelo del Suo Divin Figlio, diversamente, ogni promessa, sarà invalidata non dal Cielo, ma a per colpa nostra.

    gloria.tv/video/zQBLMGS1fvhY39Gs1T6of5Wjz

    La storia della Madonna del Monte Carmelo, si perde davvero nel tempo fin dalle origini del cristianesimo. E' questa una delle prime devozioni alla Vergine Santa e che si propagherà nel mondo per due fatti che narreremo e, naturalmente, per l'Ordine religioso - dei Carmelitani - ad esso indissolubilmente associato. Così spiegava Benedetto XVI:

    "Per una felice coincidenza, l'odierna domenica cade il 16 luglio, giorno in cui la liturgia ricorda la Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo, alto promontorio che si erge lungo la costa orientale del Mar Mediterraneo, proprio all'altezza della Galilea, ha sulle sue pendici numerose grotte naturali, predilette dagli eremiti. Il più celebre di questi uomini di Dio fu il grande profeta Elia, che nel IX secolo avanti Cristo difese strenuamente dalla contaminazione dei culti idolatrici la purezza della fede nel Dio unico e vero." (Angelus 16.7.2006)

    Proprio ispirandosi alla figura di Elia, è sorto l'Ordine contemplativo dei "Carmelitani", famiglia religiosa. I Carmelitani sono nati verso la fine del XII secolo, da un gruppo indefinito di laici, pellegrini crociati, che stanchi della guerra o desiderosi di attendere l’ultima venuta del Signore che, secondo alcuni di quel tempo, doveva avvenire a Gerusalemme, si sono ritirati sulla montagna del Carmelo dove adottarono uno stile di vita eremitico.

    Ma il monte Carmelo divenne insufficiente a contenere tutti quelli che si raccoglievano intorno ai primi Carmelitani e si ebbero così molti eremiti devoti alla Vergine sparsi in Palestina prima, e poi in Egitto ed in tutto l’Oriente. Verso il 1150 finalmente si organizzarono a vita comune e si ebbero dei monasteri carmelitani che, col ritorno dei Crociati, si moltiplicarono anche in occidente e precisamente in Sicilia ed in Inghilterra ed oggi in tutto il mondo, specialmente nelle terre di lingua spagnola, grazie a tanti illustri dell'Ordine carmelitano.

    L’approvazione dell’Ordine Carmelitano fu concessa dal Papa Onorio III nel 1226 ed una conferma più solenne veniva data nel 1273 al Concilio di Lione che aboliva tutte le nuove Congregazioni, facendo però rimanere in vita solo Domenicani, Francescani, Carmelitani e Agostiniani. Ora possiamo ricordare i due fatti prodigiosi che sono la caratteristica di questa devozione riuscitissima e che non ha mai conosciuto periodi di decadenza.

    Il 16 Luglio 1251 appariva la Vergine Santa a san Simone Stock d’origine inglese, che da qualche anno reggeva le sorti dell’Ordine inglese e, porgendogli il famoso Scapolare, gli diceva: “Prendi, o figlio dilettissimo, questo Scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita. Ecco un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza e di pace con voi in sempiterno. Chi morrà vestito di questo abito, non soffrirà il fuoco eterno.”

    Naturalmente, queste parole della Vergine Santa non ci dispensano dal vivere secondo la legge di Dio, esse ci promettono l’intercessione della Vergine per una santa morte se, però, vivremo in terra da veri suoi figli obbedienti, coerenti al Vangelo di Gesù Cristo.

    Un secolo dopo questa apparizione riconosciuta dalla Chiesa, la Vergine Santa del Carmine appariva al Pontefice Giovanni XXII e, dopo avergli raccomandato l’Ordine del Carmelo, gli prometteva di liberare i suoi confratelli dalle fiamme del Purgatorio il sabato successivo alla loro morte. La Chiesa non disdegnò l'apparizione mariana e chiamò questa seconda promessa "Privilegio Sabatino", nome anche della Bolla pontificia firmata dallo stesso Pontefice il 3 marzo 1322 che avvalorava il fatto.

    San Pio X, con decreto della Congregazione del Sant'Ufficio del 16 dicembre 1910, concesse che lo Scapolare si potesse sostituire con una medaglia che portasse da una parte la effige del Sacro Cuore e dall’altra quella della Madonna (preferibilmente del Carmine). Chi porta l'Abitino, o Scapolare, pur non essendo obbligato, è bene che reciti spesso la giaculatoria: «O Maria Santissima del Carmelo pregate per noi». Baciando lo Scapolare con devozione (non fatene oggetto di superstizione, mi raccomando) o la medaglia propria o quello di altra persona si lucra l'indulgenza parziale.

    Per usufruire della Grande Promessa ed anche del Privilegio Sabatino, bisogna ricevere lo Scapolare (o la medaglia) da un sacerdote autorizzato, portarlo sempre addosso devotamente e iscriversi nei registri della Confraternita. Ed inoltre, per il Privilegio, osservare la castità del proprio stato e recitare alcune preghiere che il sacerdote determina nell’atto di consegnare lo Scapolare. Lo stesso san Giovanni Paolo II fu un suo devoto tanto da portare, fino alla morte, lo scapolare sotto gli indumenti personali.

    Preghiera per le Anime del Purgatorio, da recitarsi ogni giorno

    Ricordati, o pietosissima Vergine Maria, gloria del Libano, onore del Carmelo, della consolante promessa che saresTi discesa a liberare dalle pene del Purgatorio le Anime dei Tuoi devoti. Incoraggiati da questa Tua promessa, Ti supplichiamo, Vergine Consolatrice, di aiutare le care Anime, del Purgatorio, e specialmente...(nome). O Madre dolce e pietosa, rivolgiTi al Dio di amore e di misericordia, con tutta la potenza della Tua mediazione; offri per noi il Sangue prezioso del Tuo Santissimo Figlio insieme ai Tuoi meriti ed alle Tue sofferenze; avvalora le nostre preghiere e quelle della Chiesa tutta, e libera le Anime del Purgatorio. Amen.
    3 Ave, 3 Gloria.

    La Festa della Madonna del Carmine, o del Monte Carmelo, non ha mai conosciuto tempi di crisi. In tutto il mondo, ancora oggi, il 16 luglio si anima di devozione popolare, di suggestive sagre e di forti richiami alla conversione, al ricordo dei propri Defunti, alla vera pietà popolare. Senza dubbio si assiste anche alla laicizzazione e ad un impoverimento del significato di questa festa, la crisi della fede che attanaglia il mondo di oggi, non risparmia nulla, ma laddove la promessa della Madre di Dio ha messo radici, non esiste crisi che tenga, e sempre si ritorna in qualche modo a credere.

    "Accogliendone pienamente la Parola, Maria è "giunta felicemente alla santa montagna" (cfr Oraz. colletta della Memoria), e vive per sempre, in anima e corpo, con il Signore. Alla Regina del Monte Carmelo desidero quest'oggi affidare tutte le comunità di vita contemplativa sparse nel mondo. Maria aiuti ogni cristiano a incontrare Dio nel silenzio della preghiera. Pregate per me e per la Chiesa. Vi affido tutti alla Vergine." (Benedetto XVI, Angelus 16.7.2006)

    Una delle preghiere più importanti e famose, dedicate alla Madonna del Monte del Carmelo, è il "Flos Carmeli"

    Versione in latino

    Flos Carmeli, vitis florigera, splendor coeli, Virgo puerpera, singularis.
    Mater mitis, sed viri nescia, carmelitis esto propitia, stella maris.
    Radix Iesse, germinans flosculum, hic adesse me tibi servulum patiaris.
    Inter spinas quae crescis lilium, serva puras mentes fragilium, tutelaris!
    Armatura fortis pugnantium, furunt bella tende praesidium scapularislo
    Per incerta prudens consilium, per adversa iuge solatium largiaris.
    Mater dulcis, Carmeli domina, plebem tuam reple laetitia qua bearis.
    Paradisi clavis et ianua, fac nos duci quo, Mater, coronaris. Amen

    Traduzione in Italiano:

    Fior del Carmelo, vite fiorita, splendore del cielo, tu solamente sei vergine e madre.
    Madre mite, pura nel cuore, ai figli tuoi sii propizia, stella del mare.
    Ceppo di Jesse, che produce il fiore, a noi concedi di rimanere con te per sempre.
    Giglio cresciuto tra alte spine, conserva pure le menti fragili e dona aiuto.
    Forte armatura dei combattenti, la guerra infuria, poni a difesa lo scapolare.
    Nell'incertezza dacci consiglio, nella sventura, dal cielo impetra consolazione.
    Madre e Signora del tuo Carmelo, di quella gioia che ti rapisce sazia i cuori.
    O chiave e porta del Paradiso, fa' che giungiamo dove di gloria sei coronata. Amen.

    Movimento Domenicano del Rosario
    www.sulrosario.org
    info@sulrosario.org





    [SM=g1740738] [SM=g1740750] [SM=g1740752]

    [Edited by Caterina63 6/16/2016 5:22 PM]
    Fraternamente CaterinaLD

    "Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
    (fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
    Maestro dell’Ordine)