00 7/15/2011 8:19 PM

La Madonna del Carmelo, il santo profeta Elia e San Pio X. - I parte

di don Alfredo M. Morselli

I parte




Totus Marianus est Carmelus.[1]

Isaia ce lo affermato: la Vergine dalla quale nascerà Cristo avrà nello stesso tempo la bellezza del Carmelo: «Datus est ei decor Carmeli» (Is 35, 2). La bellezza del Carmelo le è stata data…
Nel suo Cantico che la Chiesa applica a Maria, Salomone canta: «Caput tuum ut Carmelus»: il tuo capo è simile al Carmelo! (Cant. 7, 5). Lo si vede nella Scrittura: il Carmelo serve ad onorare e a lodare Maria[2].
Elia arse d’amore per Maria […] Tutto quello che Elia possiede, tutto ciò che gli si riconosce in proprio viene da Maria, ed è per Maria che egli lo ritiene.[3]

***

Nella storia del santo profeta Elia - così some essa è narrata nel I libro dei Re - si parla di una misteriosa nuvoletta che sale dal mare, e che diventa pioggia abbondante, tale da porre fine alla siccità in Israele.
Tanti buoni autori cristiani hanno visto, in questa nuvoletta, una figura della Beata sempre Vergine Maria[4].
San Pio X ha reso questa interpretazione propria del supremo magistero ecclesiastico, e così leggiamo, nell’Enciclica Ad diem illum laetissimum:

“Noi vediamo nelle sante scritture, che ogni volta che ci è profetizzata la grazia che ci deve giungere, quasi sempre il Salvatore degli uomini vi appare insieme alla sua santissima Madre […] Maria è oggetto del pensiero […] di Elia, che vede la piccola nube che sale dal mare. E senza aggiungere altro, noi troviamo sempre Maria dopo Cristo nella legge, nella verità delle immagini e delle profezie”[5].
Molti moderni biblisti scuoterebbero il capo di fronte a questo tipo di interpretazione; noi invece, con l’aiuto di Dio e della SS. Vergine Maria, cercheremo di mostrare che quanto scrive S. Pio X è verissimo e fondatissimo.
Per provare a capire il grande mistero di quella piccola nube che sale dal mare, bisogna considerare tutta la storia del santo profeta Elia, partendo dall’inizio.

1. La terribile situazione di peccato

Subito prima di presentare la figura di Elia, l’autore del I libro dei Re ci tratteggia la terribile situazione di peccato in cui si trovava, in quei giorni, sia il regno di Israele, sia il mondo pagano.

“Acab figlio di Omri divenne re su Israele nell'anno trentottesimo di Asa re di Giuda. Acab figlio di Omri regnò su Israele in Samaria ventidue anni. Acab figlio di Omri fece ciò che è male agli occhi del Signore, peggio di tutti i suoi predecessori. Non gli bastò imitare il peccato di Geroboamo figlio di Nebàt; ma prese anche in moglie Gezabele figlia di Et-Bàal, re di quelli di Sidone, e si mise a servire Baal e a prostrarsi davanti a lui. Eresse un altare a Baal nel tempio di Baal, che egli aveva costruito in Samaria. Acab eresse anche un palo sacro e compì ancora altre cose irritando il Signore Dio di Israele, più di tutti i re di Israele suoi predecessori. Nei suoi giorni Chiel di Betel ricostruì Gerico; gettò le fondamenta sopra Abiram suo primogenito e ne innalzò le porte sopra Segub suo ultimogenito, secondo la parola pronunziata dal Signore per mezzo di Giosuè, figlio di Nun”[6].
Acab rappresenta il massimo tradimento dei buoni: si era dato all’idolatria e aveva preso per moglie una donna pagana, ricapitolando, con questi due peccati, ogni disobbedienza del popolo eletto contro legge di Dio.
Gerico, ricostruita dai pagani, indica che i peccati degli uomini sembravano aver reso vane persino le grandi opere del Signore: la stessa Gerico, la città del male, era stata distrutta da Giosuè, con l’intervento prodigioso di Dio, che ne aveva fatto crollare le mura. Ora invece essa viene ricostruita, e la sua ricostruzione inizia e termina con un sacrificio umano. L’inferno sembra riprendersi, con gli interessi, ciò che gli era stato tolto.
Questo sommario descrive dunque il gravissimo stato del mondo di quell’epoca, ed è, nel contempo, figura di ogni stato di avanzamento del progresso del male, man mano che si avvicinano la fine del mondo e l’avvento dell’anticristo.
In quel tempo sorse il profeta Elia; anche in quella situazione disperatissima, Dio non omise il suo intervento salvifico. Dio intervenne chiedendo la collaborazione ad un uomo: un uomo terribilmente solo, il quale, superando ogni sorta di prove, interne ed esterne, sarebbe stato strumento della vittoria di Dio e della Vergine Santissima.



2. La verità innanzi tutto

Elia significa “Il Signore è Dio”; non la ragione umana divinizzata, non l'uomo che è Dio all'uomo, non le creature, ma il Signore è Dio!
Se Dio è Dio, e c’è una Verità, le opposizioni a questo Dio e a questa Verità portano il nome di errore e di peccato.
Giusto salario del peccato è il castigo, misericordiosa pena medicinale per riportare l’uomo sulla buona strada:

“Elia, il Tisbita, uno degli abitanti di Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del Signore, Dio di Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo dirò io"[7].
Elia era stato dotato di grande potere: aveva inflitto la pena del contrappasso agli Israeliti che volevano chiudere con il cielo: “Non volete la grazia dal cielo, niente pioggia dal cielo!”
Oggi siamo noi i chiamati a gridare a questo mondo, contro l’inferno e contro la morte: “Il Signore è Dio!!!”



3. La somma povertà spirituale e la vita di fede

Il Signore ama troppo il suo servo, e, prima di conseguire la vittoria per sé, vuole che a vincere sia il suo strumento: questi deve vincere prima di tutto se stesso, deve sconfiggere l’uomo iniquo e doloso che ciascuno di noi si porta dentro, e da cui il sacerdote supplica di essere liberato all’inizio di ogni Santa Messa.
Dio si preoccupa allora di formare Elia traendolo prima di tutto a grande povertà spirituale: “Non preoccuparti di come vivrai, di che mangerai... ci penso io”

“A lui fu rivolta questa parola del Signore: "Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nascónditi presso il torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. Ivi berrai al torrente e i corvi per mio comando ti porteranno il tuo cibo". Egli eseguì l'ordine del Signore; andò a stabilirsi sul torrente Cherit, che è a oriente del Giordano. I corvi gli portavano pane al mattino e carne alla sera; egli beveva al torrente”[8].
Elia, guidato da Dio a vivere di fede, comincia ad educare la vedova di Zarepta, ovvero (in senso allegorico) la natura umana ferita dal peccato, privata dello Sposo (vedova[9]) e recalcitrante a questa stessa vita di fede: “Prima da’ da mangiare a me e poi ce ne sarà anche per te”.
Se educheremo la nostra anima alla vita di fede, le potremo ridare lo Sposo e porre fine al suo stato di vedovanza[10].La vedova (la natura ribelle domata), alla fine, pratica l’obbedienza della fede, e dopo aver dato a Elia (la mens, la parte alta dell’anima) il dovuto (la perfetta sottomissione delle passioni all’intelletto e alla volontà), mangia ella stessa, assieme al figlio: egli mangia e non muore; se muore, viene resuscitato.
“Il Signore ascoltò la voce di Elia; la vita del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia prese il bambino, lo portò giù nella casa dalla stanza superiore e lo consegnò alla madre. Elia disse: "Guarda! Tuo figlio vive". La donna disse a Elia: "Ora so veramente che tu sei uomo di Dio e che la parola del Signore nella tua bocca è verità”[11].



4. La prima vittoria sui nemici esterni

Elia è ormai giunto a un certo grado di carità e Dio può usarlo per conseguire le sue vittorie.

“Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. Elia si accostò a tutto il popolo e disse: "Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguítelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!". Il popolo non gli rispose nulla. Elia aggiunse al popolo: "Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!". Tutto il popolo rispose: "La proposta è buona!"”. […]
“Al momento dell'offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: "Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. Rispóndimi, Signore, rispóndimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!". Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: "Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!”[12].

Ecco la vittoria di Dio nei suoi santi!



5. La nuvoletta che sale dal mare

Ed eccoci giunti al passo che più ci interessa, quello che descrive la piccola nuvola, che diventerà poi pioggia abbondante:

“Elia disse ad Acab: "Su, mangia e bevi, perché sento un rumore di pioggia torrenziale". Acab andò a mangiare e a bere. Elia si recò alla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la faccia tra le proprie ginocchia. Quindi disse al suo ragazzo: "Vieni qui, guarda verso il mare". Quegli andò, guardò e disse. "Non c'è nulla!". Elia disse: "Tornaci ancora per sette volte". La settima volta riferì: "Ecco, una nuvoletta, come una mano d'uomo, sale dal mare". Elia gli disse: "Và a dire ad Acab: Attacca i cavalli al carro e scendi perché non ti sorprenda la pioggia!". Subito il cielo si oscurò per le nubi e per il vento; la pioggia cadde a dirotto”[13].
Come abbiamo detto in precedenza, alcuni Padri, in un’interpretazione fatta propria da San Pio X, hanno visto in questa nuvoletta la figura della Beata Vergine Maria.
Che cos’è che rende possibile questo collegamento? La nuvoletta è simile alla Vergine Santissima, perché il suo esordio, nella storia della salvezza, è stato umile e nascosto.
Lascio spiegare questi concetti al Montfort:

“Maria condusse una vita assai nascosta; per questo è chiamata dallo Spirito Santo e dalla Chiesa Alma Mater: Madre nascosta e segreta. La sua umiltà fu così profonda che ella non ebbe sulla terra attrattiva più potente e continua che quella di celarsi a se stessa e ad ogni creatura, per non essere conosciuta che da Dio solo.
Dio, per esaudirla nelle richieste ch'ella gli fece di tenerla nascosta, povera e umile, si compiacque di nasconderla nella sua concezione, nella sua nascita, nella sua vita, nei suoi misteri, nella sua risurrezione e assunzione, a quasi ogni creatura umana. I suoi genitori stessi non la conoscevano; e gli angeli si domandavano spesso l'un l'altro: «Chi è costei?» (Ct 8,5). Perché l'Altissimo la nascondeva loro; o se ne svelava loro qualcosa, ne nascondeva loro infinitamente di più.
Dio Padre acconsentì che ella non facesse miracoli nella sua vita, almeno di strepitosi, nonostante gliene avesse dato il potere. Dio Figlio acconsentì ch'ella non parlasse quasi mai, benché le avesse comunicato la sua sapienza. Dio Spirito Santo acconsentì che i suoi Apostoli ed Evangelisti ne parlassero pochissimo e soltanto quanto era necessario per far conoscere Gesù Cristo, sebbene fosse la sua Sposa fedele”[14].

Ecco dunque perché Maria SS. è degnamente raffigurata in una piccola nuvola. Però, se la nuvoletta, di cui si narra nella storia di Elia, non fosse divenuta pioggia abbondante, il paragone zoppicherebbe.
La vergine è pioggia abbondante perché, siccome “ella si nascose in questo mondo e si pose al di sotto della polvere con la sua profonda umiltà… Dio vuole … rivelare e manifestare Maria, il capolavoro delle sue mani, in questi ultimi tempi”[15].
In altre parole, l’azione salvifica di Maria è destinata a crescere sempre di più, man mano che si avvicina la fine del mondo; e quanto ella è stata umile e nascosta in principio, tanto più il suo influsso sarà grande e riconosciuto tale alla fine.

Come avverrà tutto questo? È sempre il Montfort che ce lo dice:

“Maria deve risplendere, più che mai, in misericordia, in forza e in grazia in questi ultimi tempi: in misericordia, per ricondurre e ricevere amorosamente i poveri peccatori e gli sviati che si convertiranno e ritorneranno alla Chiesa cattolica; in forza contro i nemici di Dio, gli idolatri, gli scismatici, i maomettani, gli ebrei e gli empi induriti, che si ribelleranno terribilmente per sedurre e far cadere, con promesse e minacce, tutti quelli che saranno loro contrari; infine ella dovrà risplendere in grazia, per animare e sostenere i valorosi soldati e fedeli servi di Gesù Cristo che combatteranno per i suoi interessi”[16].



6. La persecuzione esterna e le notti purificatrici

Ma per l’uomo di Dio i guai - così direbbe il mondo - o le grazie della Croce - così dicono i buoni cristiani - non sono ancora finiti. L’uomo di Dio ha sì collaborato con le vittorie di Dio, ma è ancora solo, è ancora l’ultimo profeta del Signore.
Bisogna che l’uomo di Dio abbia una discendenza spirituale (Eliseo e settemila uomini che non sono scesi a compromesso con Baal); egli non sarà più, come dice il salmista, il pellicano della solitudine o un gufo tra le rovine[17]. Il mondo ha bisogno di tanti santi, non di uno solo, e allora bisogna che l’uomo di Dio partorisca nel dolore[18] nuovi figli.
Per poter fare questo, è necessario un altissimo grado di santità e così il profeta Elia deve compiere ancora un lungo itinerario spirituale: il crogiolo, che lo renderà oro puro, consisterà in un doppia fornace.
Dapprima sarà inseguito da Gezabele (figura del demonio) e dai suoi satelliti (tutti gli empi della terra), e poi dovrà superare terribili prove interiori.
Così spiega il Monfort questo mistero:

“Dio non soltanto pose inimicizia, ma inimicizie, non solo tra Maria e il demonio, ma tra la stirpe della santa Vergine e la stirpe del demonio; cioè Dio pose inimicizie, antipatie e odi segreti tra i veri figli e servi della santa Vergine e i figli e schiavi del diavolo; essi non si amano scambievolmente, né hanno corrispondenza interiore gli uni con gli altri. I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo (perché è la stessa cosa), hanno sempre perseguitato finora e perseguiteranno più che mai quelli che appartengono alla santissima Vergine, come già Caino perseguitò suo fratello Abele, ed Esaù suo fratello Giacobbe, che sono le figure dei reprobi e dei predestinati. Ma l'umile Maria avrà sempre vittoria sopra questo superbo, e così grande da giungere fino a schiacciargli la testa ove risiede la sua superbia; scoprirà sempre la sua malizia di serpente; sventerà i suoi piani infernali, dissiperà i suoi consigli diabolici e difenderà fino alla fine del mondo i suoi servi fedeli dai suoi crudeli artigli”[19]
“Dio non soltanto pose inimicizia, ma inimicizie, non solo tra Maria e il demonio, ma tra la stirpe della santa Vergine e la stirpe del demonio; cioè Dio pose inimicizie, antipatie e odi segreti tra i veri figli e servi della santa Vergine e i figli e schiavi del diavolo; essi non si amano scambievolmente, né hanno corrispondenza interiore gli uni con gli altri. I figli di Belial, gli schiavi di Satana, gli amici del mondo (perché è la stessa cosa), hanno sempre perseguitato finora e perseguiteranno più che mai quelli che appartengono alla santissima Vergine, come già Caino perseguitò suo fratello Abele, ed Esaù suo fratello Giacobbe, che sono le figure dei reprobi e dei predestinati. Ma l'umile Maria avrà sempre vittoria sopra questo superbo, e così grande da giungere fino a schiacciargli la testa ove risiede la sua superbia; scoprirà sempre la sua malizia di serpente; sventerà i suoi piani infernali, dissiperà i suoi consigli diabolici e difenderà fino alla fine del mondo i suoi servi fedeli dai suoi crudeli artigli”[19].
Dunque l’uomo di Dio, inseguito più dal demonio che da Gezabele e più da tutti gli empi della terra che dai suoi scagnozzi, trova nella SS. Eucaristia - simboleggiata dalla focaccia cotta su pietre roventi - la forza per non lasciarsi morire e per affrontare la grande prova sul monte Oreb:

“Acab riferì a Gezabele tutto quello che Elia aveva fatto e che aveva ucciso di spada tutti i profeti. Gezabele inviò un messaggero a Elia per dirgli: "Gli dèi mi facciano questo e anche di peggio, se domani a quest'ora non avrò reso la tua vita come la vita di uno di loro". Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi. Giunse a Bersabea di Giuda. Lasciò là il suo servo. Egli s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: "Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri". Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia!". Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: "Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino". Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb”[20].



1 - continua


NOTE
[1] Antico motto carmelitano.
[2] John Baconthorp (carmelitano inglese del XIV sec.), Dell’istituzione dell’Ordine del Carmelo per mezzo della Beata Vergine Maria, cit. in P. Gabriele di S. Maria Maddalena O.C.D., La vita mariana del Carmelo, trad. dal francese di Fr. Benedetto di S. Teresa di G.B., Milano: S. Lega Eucaristica, 1934, pp. 64-65.
[3] P. Daniele della Vergine Maria O.C.D., Speculum Carmelitanum, dedica, cit. in La vita mariana, p. 127.
[4] “Ed è innegabile che parecchi tra i SS. Padri hanno in quella nube veduta un’immagine di Maria, che avrebbe un giorno procurate, per mezzo del Figliuol suo Gesù Cristo, copiose al mondo le acque della grazia”, Sac. Emilio Campana, Maria nel culto cattolico, Vol. I, Il culto di Maria in sé e nella sue manifestazioni liturgiche, Torino-Roma: Marietti, 1933, p. 383. Interessante quanto afferma S. Giovanni di Gerusalemme: “agnoscit B. Virginem et ex nubis proprietate, quae ascendens ex mari amaro, nihil tamen trahit amaritudinis, sine ulla macula ortam esse dicit, B. Virginem conceptam, credo, intelligit, quia sicut nubes nihil habet amarum, cum oritur e mari, sic etiam e mari nihil concipit amaritudinem.”, cit in J.-P. Migne, Scripturae Sacrae Cursus Completus, t. X, Parisiis 1841, col. 1147.
[5] San Pio X, Lett. Enc. Ad diem illum laetissimum, 2 febbraio 1904.
[6] 1Re 16, 29-34.
[7] 1Re 17,1.
[8] 1Re 17, 2-6.
[9] Questa interpretazione è mia, estendendo un po’ le interpretazioni patristiche che vedono in questa donna la Chiesa dei Gentili; cf. Bible de Sacy, ad loc.; ho consultato un’edizione italiana del 1774.
[10] San Paolo avrebbe parlato, diversi secoli più tardi, di quelli che sono di Cristo, i quali crocifiggono la carne con i suoi vizi e le sue cupidigie: Qui sunt Christi, carnem suam crucifixerunt cum vitiis et concupiscentiis" (Gal 5, 24): un altro modo per dire più o meno la stessa cosa.
[11] 1Re 17, 22-24.
[12] 1Re 18, 20-24, 36-39.
[13] 1Re 18, 41-45.
[14] San Luigi M. Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria, §§ 2-4.
[15] Trattato, § 50.
[16] Trattato, § 50.6.
[17] Sal 101, 7.
[18] Gal 4, 6: “…figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore finché non sia formato Cristo in voi!”
[19] Trattato, § 54.
[20] 1Re 19, 1-8.


Fraternamente CaterinaLD

"Siamo mendicanti e chiediamo agli altri anche le loro idee, come la staffetta della posta che riceve il documento dalle mani di uno e poi corre per darlo ad un altro. Faccio una timida parafrasi delle parole di chi ci ha preceduto nel cammino della fede, per annunciarle ad altri."
(fr. Carlos Alfonso Azpiroz Costa OP
Maestro dell’Ordine)